<?xml version="1.0" encoding="utf-8" standalone="yes"?>
<TEI xmlns="http://www.tei-c.org/ns/1.0">
  <teiHeader>
    <fileDesc>
      <titleStmt>
        <title type="main" level="a">Non solo per profitto. L’idea del lavoro in Benjamin Franklin</title>
        <author>
          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0001-8902-9122" type="ORCID">
            <forename>Salvatore</forename>
            <surname>Cingari</surname>
            <placeName type="affiliation">University for Foreigners of Perugia, Italy</placeName>
          </persName>
        </author>
        <respStmt>
          <resp>This is a section of <title>Idee di lavoro e di ozio per la nostra civiltà</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0319-7</idno>) by </resp>
          <name>Giovanni Mari, Francesco Ammannati, Brogi Stefano, Tiziana Faitini, Arianna Fermani, Francesco Seghezzi, Annalisa Tonarelli</name>
        </respStmt>
      </titleStmt>
      <publicationStmt>
        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.68</idno>
        <availability>
          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
          <licence source="text" target="https://creativecommons.org/licenses/by/4.0/legalcode">
            <p>Content licence CC BY 4.0</p>
          </licence>
          <licence source="metadata" target="https://creativecommons.org/publicdomain/zero/1.0/legalcode">
            <p>Metadata licence CC0 1.0</p>
          </licence>
        </availability>
      </publicationStmt>
      <sourceDesc>
        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
      </sourceDesc>
    </fileDesc>
    <encodingDesc>
      <appInfo>
        <application version="2.2" ident="Booksflow">
          <desc>Digital edition XML powered by Booksflow</desc>
        </application>
      </appInfo>
    </encodingDesc>
    <profileDesc>
      <abstract xml:lang="en">
        <p>This essay underlines how the idea of Franklin's work does not correspond to the interpretation developed by Max Weber: on the one hand it was combined with the enhancement of free time and, on the other, as Sombart had pointed out, it was not an end to itself from an ascetic point of view, but rationalistically linked to the idea of personal virtue and the republican common good.
  Franklin is however at the origins of a modern bourgeois idea of private work as a factor of autonomy and civilization. On this basis he developed independentist ideas, identifying parasitic rent in the English aristocratic culture; but also his colonialist civilizing vision of Native Americans, despite his anti-slavery stance.</p>
      </abstract>
      <textClass>
        <keywords>
          <list>
            <item>work</item>
            <item>thrift</item>
            <item>indipendence</item>
            <item>Weber</item>
            <item>Sombart</item>
          </list>
        </keywords>
      </textClass>
    </profileDesc>
  </teiHeader>
  <text>
    <body>
      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.68<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.68" /></p>
      
      <p rend="h1_chapter">Non solo per profitto. L’idea del lavoro <lb/>in Benjamin Franklin </p><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Salvatore Cingari</hi></p><p rend="h2" ><hi>1. Cenni biografici</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Benjamin Franklin, uno dei ‘padri fondatori</hi><hi rend="CharOverride-1">’ degli Stati Uniti, è nato a Boston il 17 </hi><hi rend="CharOverride-1">Gennaio del 1706 ed è morto a Filadelfia il 17 </hi><hi rend="CharOverride-1">aprile 1790. Inizialmente fedele alla madre patria, si convinse nel </hi><hi rend="CharOverride-1">tempo di quanto fosse impossibile agli stati americani potersi sviluppare </hi><hi rend="CharOverride-1">economicamente senza liberarsi dal dominio coloniale della corona britannica, divenendo </hi><hi rend="CharOverride-1">uno dei principali leader della lotta per l’indipendenza. Svolse </hi><hi rend="CharOverride-1">per anni l’attività di imprenditore stampatore, per poi ritirarsi </hi><hi rend="CharOverride-1">e dedicarsi con maggiore assiduità agli studi scientifici e umanistici. </hi><hi rend="CharOverride-1">Noto per le sue scoperte nel campo dell’elettricità e </hi><hi rend="CharOverride-1">per le invenzioni come quella del parafulmine o delle lenti </hi><hi rend="CharOverride-1">bifocali, Franklin fu anche un appassionato pubblicista morale e politico, </hi><hi rend="CharOverride-1">ispirato dal pensiero illuministico, che stemperò la sua matrice puritana </hi><hi rend="CharOverride-1">in un deismo aperto alla tolleranza interreligiosa e, impegnandosi in</hi><hi rend="CharOverride-1"> attività volte alla creazione di istituzioni e </hi><hi rend="CharOverride-1">servizi pubblici come le biblioteche, i vigili del fuoco ecc.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Le sue opere più importanti sono l’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Autobiografia</hi><hi rend="CharOverride-1"> – pubblicata</hi><hi rend="CharOverride-1"> postuma nel 1868 – e </hi><hi rend="italic CharOverride-1">L’Almanacco del povero Richard</hi><hi rend="CharOverride-1">. Quest’ultimo, pubblicato annualmente dal 1732 al 1758 in </hi><hi rend="CharOverride-1">migliaia di copie, con una breve prefazione per ogni fascicolo, </hi><hi rend="CharOverride-1">era anche costituito da sentenze proverbiali volte ad ispirare l’</hi><hi rend="CharOverride-1">amore per il lavoro e l’economia al fine di </hi><hi rend="CharOverride-1">rafforzare la virtù,. La più celebre di queste uscì nell’</hi><hi rend="CharOverride-1">ultimo numero</hi><hi rend="italic CharOverride-1">, </hi><hi rend="CharOverride-1">poi rimasta nota e spesso pubblicata a sé</hi><hi rend="CharOverride-1"> con il titolo </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Consigli per diventare ricchi</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Franklin 1987, 1294-303).</hi></p><p rend="h2" ><hi>2. Le interpretazioni di Weber e di Sombart</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nei testi sopra</hi><hi rend="CharOverride-1"> citati il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> inteso come </hi><hi rend="italic CharOverride-1">industriosità</hi><hi rend="CharOverride-1"> è considerato una delle</hi><hi rend="CharOverride-1"> virtù basilari dei soggetti. Esso infatti, accompagnato dalla</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> virtù</hi><hi rend="CharOverride-1"> sorella</hi><hi rend="CharOverride-1"> della </hi><hi rend="italic CharOverride-1">parsimonia</hi><hi rend="CharOverride-1">, è necessario da un lato per ottenere </hi><hi rend="CharOverride-1">reputazione e quindi </hi><hi rend="italic CharOverride-1">credito</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Franklin 1987, 321, 1363, 1368-369), in </hi><hi rend="CharOverride-1">senso sia sociale che economico e, dall’altro, per poter </hi><hi rend="CharOverride-1">accumulare danaro. Il tempo – secondo la foucaultiana «utilizzazione esaustiv</hi><hi rend="CharOverride-1">a» (Foucault 1997, 167-68) – è considerato una risorsa economica </hi><hi rend="CharOverride-1">(Franklin 1987, 1296): ma più ancora che per la sua </hi><hi rend="CharOverride-1">pur preziosa monetizzazione, per l’opportunità che offre, valorizzandolo con </hi><hi rend="CharOverride-1">il lavoro, di migliorare il carattere, rendendolo anche allegro e </hi><hi rend="CharOverride-1">socievole (Franklin 1987, 1447-448). La ricchezza non è quindi vista </hi><hi rend="CharOverride-1">come fine a se stessa, bensì come base per sviluppare </hi><hi rend="CharOverride-1">virtù, autonomia e – evitando l’indebitamento (Franklin 1987, 1301) – </hi><hi rend="CharOverride-1">indipendenza. Il lavoro è cioè la base per ottenere riconoscimento </hi><hi rend="CharOverride-1">e dignità individuale e per poter godere di diritti e </hi><hi rend="CharOverride-1">svolgere i doveri all’interno di una comunità composta da </hi><hi rend="CharOverride-1">altri soggetti lavoratori, in una dimensione di tipo </hi><hi rend="italic CharOverride-1">repubblicano</hi><hi rend="CharOverride-1"> basata </hi><hi rend="CharOverride-1">sul </hi><hi rend="italic CharOverride-1">self-government</hi><hi rend="CharOverride-1">. Questi valori vengono poi proiettati dalla sfera meramente</hi><hi rend="CharOverride-1"> individuale a quella collettiva: il soggetto lavoratore prospero e autonomo,</hi><hi rend="CharOverride-1"> che anche nell’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Autobiografia</hi><hi rend="CharOverride-1"> rompe con l’autorità lavorativa patriarcale,</hi><hi rend="CharOverride-1"> paterna e fraterna, si proietta sulla nuova confederazione contro il</hi><hi rend="CharOverride-1"> giogo coloniale (Portelli 1979, 15).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Come è stato variamente segnalato</hi><hi rend="CharOverride-1"> anche da altri studiosi (Ludovici 1982, 1993, 8-12; Pangle 1988,</hi><hi rend="CharOverride-1"> 17-22; Scacchi 1993, 310-11; Pangle 2007, 39-40; Borgognone 2020, 41), questo</hi><hi rend="CharOverride-1"> quadro mette in crisi l’interpretazione fornita da Max Weber</hi><hi rend="CharOverride-1"> del pensiero frankliniano nell’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Etica protestante e lo spirito del capitalismo</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1991, 73-80, 94-101, 239). In</hi><hi rend="CharOverride-1"> quest’ultima opera, infatti, il sociologo tedesco assume Franklin a</hi><hi rend="CharOverride-1"> prototipo del capitalista primitivo, volto ad accrescere continuamente un profitto</hi><hi rend="CharOverride-1"> fine a se stesso, irrazionalisticamente accumulato sulla scia della ricerca</hi><hi rend="CharOverride-1"> puritana della grazia. In realtà Weber non considerava le robuste</hi><hi rend="CharOverride-1"> matrici lockeane e utilitaristiche di Franklin e la prospettiva comunitario-repubblicana</hi><hi rend="CharOverride-1"> in cui si inseriva la sua morale lavoristico-imprenditoriale. Da questo</hi><hi rend="CharOverride-1"> punto di vista maggiore chiarezza faceva Werner Sombart, che poneva</hi><hi rend="CharOverride-1"> sì Franklin alle origini dello spirito del moderno capitalismo ma</hi><hi rend="CharOverride-1"> non all’insegna dell’irrazionalismo puritano, bensì associandolo strettamente al</hi><hi rend="CharOverride-1"> razionalismo rinascimentale di Leon Battista Alberti e del suo </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Libro </hi><hi rend="italic CharOverride-1">della famiglia</hi><hi rend="CharOverride-1"> in cui si possono rilevare varie analogie per quanto </hi><hi rend="CharOverride-1">riguarda l’utilizzo produttivo del tempo e l’idea di </hi><hi rend="CharOverride-1">una ricchezza non fine a se stessa, bensì come base </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’indipendenza e onore personale (Sombart 2017, 170, 179, 219-22, </hi><hi rend="CharOverride-1">290, 295; Sombart 2020, 202). Da altri Franklin è stato </hi><hi rend="CharOverride-1">invece ricondotto alla lezione machiavelliana per la connessione fra virtù </hi><hi rend="CharOverride-1">e fortuna e fra la prima e il benessere della </hi><hi rend="CharOverride-1">comunità (Jehlen 1993). Anche in ciò era diversa la posizione </hi><hi rend="CharOverride-1">di Weber, che contrapponeva il protocapitalismo della Pennsylvania al rifiuto </hi><hi rend="CharOverride-1">per il mercato dei capitali della Firenze del XIV secolo </hi><hi rend="CharOverride-1">e alla precettistica dell’Alberti a suo avviso priva dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">afflato etico frankliniano e da questo per molti versi lontana </hi><hi rend="CharOverride-1">(Weber 1991, 97-8, 121-28).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ma l’interpretazione di Weber sembra </hi><hi rend="CharOverride-1">non cogliere nel segno anche per quanto riguarda le caratteristiche </hi><hi rend="CharOverride-1">‘ascetiche’ da lui attribuite all’idea frankliniana di vita </hi><hi rend="CharOverride-1">segnata dal lavoro (Weber 1991, 312-13). In realtà quando Franklin </hi><hi rend="CharOverride-1">si produce in una dettagliata divisione della giornata scandendo la </hi><hi rend="CharOverride-1">condotta dell’uomo virtuoso, limita l’impegno produttivo quotidiano a </hi><hi rend="CharOverride-1">sei ore (Sombart 2020, 222). Del resto la scrittura ironica, </hi><hi rend="CharOverride-1">spesso anche satirica, documenta una vita caratterizzata da un uso </hi><hi rend="CharOverride-1">dei piaceri equilibrato ma non certo represso dal rigorismo morale </hi><hi rend="CharOverride-1">e religioso. Il lavoro era dunque un’attività cardinale su </hi><hi rend="CharOverride-1">cui i soggetti dovevano costruirsi la propria libertà anche dalla </hi><hi rend="CharOverride-1">produttività stessa, guadagnando tempo per i piaceri e le attività </hi><hi rend="CharOverride-1">contemplative e di studio, senza alcuna chiusura in una gabbia </hi><hi rend="CharOverride-1">d’acciaio (Pangle 2007, 40-8). </hi></p><p rend="h2" ><hi>3. Franklin e l’ideologia</hi><hi> borghese</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Che l’interpretazione di Weber fosse più che problematica </hi><hi rend="CharOverride-1">non significa certo, però, che la morale frankliniana non incarnasse </hi><hi rend="CharOverride-1">lo spirito della modernità borghese. Sebbene nutrito della visione fisiocratica </hi><hi rend="CharOverride-1">del valore, ancorata quindi al ruolo della terra e dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">agricoltura, Franklin comprese l’importanza della manifattura, sulla cui possibilità </hi><hi rend="CharOverride-1">di sviluppo nelle colonie si giocò la sua svolta indipendentista. </hi><hi rend="CharOverride-1">Il lavoro è alla base della libertà e indipendenza dei </hi><hi rend="CharOverride-1">soggetti in diretta contrapposizione alla concezione aristocratica della rendita. Il </hi><hi rend="CharOverride-1">lusso – all’insegna di una frugalità di tipo repubblicano – </hi><hi rend="CharOverride-1">è tendenzialmente considerato la conseguenza di un sistema sociale basato </hi><hi rend="CharOverride-1">sulla rendita e una possibile minaccia per il risparmio. E tuttavia </hi><hi rend="CharOverride-1">Franklin, molto pragmaticamente, lo vede anche come fonte a sua </hi><hi rend="CharOverride-1">volta di mobilitazione di attività produttive di tipo manifatturiero che </hi><hi rend="CharOverride-1">vanno a compensare l’inutile sperpero. Molto indicativo il testo </hi><hi rend="CharOverride-1">in cui definisce il profilo di chi può emigrare in </hi><hi rend="CharOverride-1">America: e cioè non chi ritiene che il proprio titolo </hi><hi rend="CharOverride-1">dia di per sé diritto ad una posizione economica, bensì </hi><hi rend="CharOverride-1">chi ha voglia di lavorare e costruire su questo la </hi><hi rend="CharOverride-1">propria sicurezza, senza doversi preoccupare di essere meno riconosciuto se </hi><hi rend="CharOverride-1">il proprio lavoro è di tipo manuale (Franklin 1987, 975-83). </hi><hi rend="CharOverride-1">Negli Stati Uniti il lavoro è più remunerato perché c’</hi><hi rend="CharOverride-1">è un’ampia possibilità di acquisire terre, appunto lavorandole e, </hi><hi rend="CharOverride-1">allo stesso tempo, anche il lavoro dipendente ha un maggior </hi><hi rend="CharOverride-1">costo, essendoci una domanda superiore all’offerta, al contrario che </hi><hi rend="CharOverride-1">in Inghilterra (Franklin 1987, 368-70). Anche per questo il nuovo </hi><hi rend="CharOverride-1">mondo non presenta quelle diseguaglianze e miserie che abbrutivano il </hi><hi rend="CharOverride-1">paesaggio sociale britannico, specie in Scozia e in Irlanda. Lorraine </hi><hi rend="CharOverride-1">Smith Pangle, ha sottolineato come l’idea frankliniana del valore </hi><hi rend="CharOverride-1">basato sul lavoro anticipasse quella di Marx – che infatti vi </hi><hi rend="CharOverride-1">si richiama in </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Per la critica dell’economia politica</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1969, </hi><hi rend="CharOverride-1">42-4)</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">e nel </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Capitale</hi><hi rend="CharOverride-1"> (2009, 125-26) – con la conseguente denuncia </hi><hi rend="CharOverride-1">dello sfruttamento della fatica altrui e della possibilità di possedere </hi><hi rend="CharOverride-1">– come invece era possibile per Locke – una proprietà </hi><hi rend="CharOverride-1">illimitata (2007, 27-8, 35-6). A ben vedere anche il lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">proiettato a liberare il tempo libero ha qualcosa di familiare </hi><hi rend="CharOverride-1">con Marx, che però pensava ad un’organizzazione collettiva di </hi><hi rend="CharOverride-1">ciò che Franklin inquadrava sempre su un piano rigorosamente individuale.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Franklin enfatizza l’elemento del lavoro più che quello del </hi><hi rend="italic CharOverride-1">talento</hi><hi rend="CharOverride-1"> o </hi><hi rend="italic CharOverride-1">ingegno</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Franklin 1987, 1297), non solo nel quadro </hi><hi rend="CharOverride-1">di una visione schiettamente protestante (non capovolta cioè nella prassi </hi><hi rend="CharOverride-1">calvinista enucleata da Weber alle origini del capitalismo) secondo cui </hi><hi rend="CharOverride-1">più che le nostre opere è Dio che costruisce la </hi><hi rend="CharOverride-1">nostra fortuna; ma anche alla luce di una visione democratica </hi><hi rend="CharOverride-1">tipica dell’America delle origini, secondo cui in ogni soggetto </hi><hi rend="CharOverride-1">esiste una potenzialità che può essere sviluppata con la virtù </hi><hi rend="CharOverride-1">e il lavoro: per cui le indicazioni morali sono dirette </hi><hi rend="CharOverride-1">non a un’élite di persone eccezionali, bensì ai soggetti </hi><hi rend="CharOverride-1">ordinari, allo stesso tempo irripetibili e uguali agli altri (Ziff </hi><hi rend="CharOverride-1">1993; Jehlen 1993, 63-4). Se la vanità e l’ambizione </hi><hi rend="CharOverride-1">possono essere stimoli all’azione, essi vanno congiunti con l’</hi><hi rend="CharOverride-1">umiltà (Jehlen 1993, 66). Nel profilo da lui disegnato di </hi><hi rend="CharOverride-1">un’Accademia da istituire, parlava di un ‘vero’ merito </hi><hi rend="CharOverride-1">contrapposto a quello harvardiano basato sulla ricchezza (Ludovici 1982, 17; </hi><hi rend="CharOverride-1">Franklin 1987, 342) e cioè ascendente dai figli ai genitori </hi><hi rend="CharOverride-1">e non l’inverso.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’ozio, come la tendenza allo </hi><hi rend="CharOverride-1">sperpero nel lusso, diventa quindi un vizio aristocratico. Quando iniziarono </hi><hi rend="CharOverride-1">a rullare i tamburi della guerra d’indipendenza, esso finisce </hi><hi rend="CharOverride-1">per essere attribuito agli inglesi in generale</hi><hi rend="italic CharOverride-1">, </hi><hi rend="CharOverride-1">e non ai </hi><hi rend="CharOverride-1">laboriosi e fieri americani. Ma se l’ozio è un </hi><hi rend="CharOverride-1">vizio delle classi falsamente superiori, per Franklin esso lo è </hi><hi rend="CharOverride-1">anche, tendenzialmente, dei ceti meno abbienti. Sebbene spesso empatico con </hi><hi rend="CharOverride-1">le condizioni degli operai inglesi, provocatoriamente assimilati agli schiavi (Franklin </hi><hi rend="CharOverride-1">1987, 646-53), e attivo in patria in iniziative filantropiche, egli </hi><hi rend="CharOverride-1">tende poi a vedere negli alti salari una condizione di </hi><hi rend="CharOverride-1">possibile riduzione del lavoro stesso da parte dei lavoratori oppure </hi><hi rend="CharOverride-1">di sperpero perpetrato dal classico fantasma dell’osteria (Izzo 1967, 109): </hi><hi rend="CharOverride-1">egli finisce, cioè, per </hi><hi rend="italic CharOverride-1">spiegare </hi><hi rend="CharOverride-1">e </hi><hi rend="italic CharOverride-1">giustificare</hi><hi rend="CharOverride-1"> la povertà con l</hi><hi rend="CharOverride-1">’idea dell’ozio. Per Franklin i dispositivi di assistenza ai</hi><hi rend="CharOverride-1"> poveri in Inghilterra sono eccessivamente generosi e contribuiscono ad una</hi><hi rend="CharOverride-1"> disaffezione dal lavoro, come dimostrerebbe, a suo avviso, il fatto</hi><hi rend="CharOverride-1"> che mentre gli inglesi in America, con più alti salari,</hi><hi rend="CharOverride-1"> approfittano per lavorare di meno, gli emigranti tedeschi mantengono un</hi><hi rend="CharOverride-1"> intatto volume di produzione (Franklin 1987, 468-64).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Anche nei confronti</hi><hi rend="CharOverride-1"> delle popolazioni indigene, Franklin, da un lato mostra talvolta una</hi><hi rend="CharOverride-1"> profonda consapevolezza della relatività dei valori e una raffinata conoscenza</hi><hi rend="CharOverride-1"> e anche apprezzamento della civiltà indoamericana e del suo rifiuto</hi><hi rend="CharOverride-1"> di ridurre le relazioni umane – come facevano i bianchi</hi><hi rend="CharOverride-1"> – ai valori di scambio (Franklin 1987, 969-74); ma dall’altro,</hi><hi rend="CharOverride-1"> con toni di cinica durezza, considerava un bene che la</hi><hi rend="CharOverride-1"> terra venisse conquistata dalle popolazioni di origine europea proprio per</hi><hi rend="CharOverride-1"> la loro capacità di valorizzarle con il lavoro (Franklin 1987,</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1421-422), a fronte di una cultura – quella pellerossa –</hi><hi rend="CharOverride-1"> basata su una concezione non produttivistica della vita e della</hi><hi rend="CharOverride-1"> società. Seppure in una declinazione laica, viene qui ripresentata la</hi><hi rend="CharOverride-1"> dialettica puritana fra contenimento del male interno e del male</hi><hi rend="CharOverride-1"> esterno: il lavoro e le altre virtù devono governare le</hi><hi rend="CharOverride-1"> passioni e gli istinti allo stesso modo in cui va</hi><hi rend="CharOverride-1"> portato avanti il processo di civilizzazione, in una dinamica che</hi><hi rend="CharOverride-1"> muovendo dalla sfera morale in un’ottica utilitaristica, rischia di</hi><hi rend="CharOverride-1"> giustificare l’opportunismo (Corona 2009, 166-68), disancorandosi dai fini sociali</hi><hi rend="CharOverride-1"> e riconvertendosi nell’idea del profitto fine a se stesso</hi><hi rend="CharOverride-1"> di cui parlava Weber. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Franklin può essere in effetti </hi><hi rend="CharOverride-1">considerato una sorta di anti-Thoreau, il cui razionalismo già Melville </hi><hi rend="CharOverride-1">(nel racconto </hi><hi rend="italic CharOverride-1">L’uomo del parafulmine</hi><hi rend="CharOverride-1"> del 1850) e poi David Herbert </hi><hi rend="CharOverride-1">Lawrence, avrebbero criticato per il suo ottimismo e utilitarismo. Per </hi><hi rend="CharOverride-1">Lawrence – siamo nel 1924 – Franklin e l’americanismo rinchiudono </hi><hi rend="CharOverride-1">gli uomini nel «filo spinato della libertà» per «farli</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavorare». Il suo Dio che premia la virtù e</hi><hi rend="CharOverride-1"> punisce il vizio, era perfetto per giustificare i milionari come</hi><hi rend="CharOverride-1"> Andrew Carnagie e rappresentava un modello democratico arido e utilitaristico</hi><hi rend="CharOverride-1"> da cui l’Europa si sarebbe dovuta tener lontana ancor</hi><hi rend="CharOverride-1"> più che dai nichilisti russi (Lawrence 1964, 9-21).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’archetipica</hi><hi rend="CharOverride-1"> visione frankliniana liberal-borghese, assieme antiaristocratica ed anti-assistenzialistica, si riverberava anche</hi><hi rend="CharOverride-1"> sull’idea di quello che oggi si direbbe lavoro pubblico.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Il lavoro virtuoso e produttivo è tendenzialmente il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">lavoro privato</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="CharOverride-1">Come in Saint Simon (in cui la moderna burocrazia riproduce </hi><hi rend="CharOverride-1">la passività dell’antico regime), il lavoro pubblico tende a </hi><hi rend="CharOverride-1">diventare una rendita e non deve essere troppo remunerato per </hi><hi rend="CharOverride-1">evitare ch’esso diventi un facile obiettivo per chi abbia </hi><hi rend="CharOverride-1">meno spirito imprenditoriale oppure accenda troppe ambizioni acquisitive e divisive </hi><hi rend="CharOverride-1">per compiti che potrebbero essere eseguiti gratuitamente per spirito di </hi><hi rend="CharOverride-1">servizio (Franklin 1987, 977, 1098-102). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ma come la pensava Franklin </hi><hi rend="CharOverride-1">del lavoro schiavile? La sua era una posizione marcatamente antischiavista </hi><hi rend="CharOverride-1">che aveva una venatura di tipo utilitaristico legata all’idea </hi><hi rend="CharOverride-1">che il lavoro servile scoraggiasse quello autonomo e produttivo, alimentando </hi><hi rend="CharOverride-1">nei giovani delle famiglie possidenti costumi oziosi e atteggiamenti orgogliosi </hi><hi rend="CharOverride-1">(Franklin 1987, 371); ma anche commista ad una denuncia esplicita </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’istituto in nome dei diritti della persona e dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">uguaglianza delle capacità della popolazione afroamericana (Franklin 1987, 677-78, 799-800, </hi><hi rend="CharOverride-1">1154-160; D’Agostini 2011). </hi></p><p rend="h2" ><hi>4. Conclusione</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Benjamin Franklin se non</hi><hi rend="CharOverride-1"> può quindi considerarsi il prototipo del capitalista puritano a cui</hi><hi rend="CharOverride-1"> pensava Weber, è certo alle origini di un’idea borghese</hi><hi rend="CharOverride-1"> del lavoro privato come dimensione liberatoria dei soggetti e delle</hi><hi rend="CharOverride-1"> comunità. Essa ha esercitato una forte suggestione anche di là</hi><hi rend="CharOverride-1"> dall’Oceano. In Italia, per pensare solo a un caso</hi><hi rend="CharOverride-1"> studio, Franklin, già pubblicato nella fremente Venezia del 1797 (Ludovici</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1982, 8), ha un posto nel </hi><hi rend="italic CharOverride-1">pantheon</hi><hi rend="CharOverride-1"> della cultura risorgimentale:</hi><hi rend="CharOverride-1"> Cesare Cantù, ad esempio, lo considera un fautore dell’idea</hi><hi rend="CharOverride-1"> che il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">merito </hi><hi rend="CharOverride-1">debba contare più delle rendite di posizione </hi><hi rend="CharOverride-1">(Pace 1958, 231-32). Nella fase post-unitaria è un riferimento del </hi><hi rend="CharOverride-1">filone del ‘self-helpismo’ («aiutati che Dio t’aiuta»</hi><hi rend="CharOverride-1"> è una massima del «povero Richard»), assieme a </hi><hi rend="CharOverride-1">Samuel Smiles, nel quadro delle esigenze di consolidamento di un </hi><hi rend="CharOverride-1">tessuto produttivo nel paese, ma anche in risposta alla crescente </hi><hi rend="CharOverride-1">cultura popolare di tipo socialista e anarchico, tendente a proiettare </hi><hi rend="CharOverride-1">l’attivismo non sul piano della comunità nazionale ma su </hi><hi rend="CharOverride-1">quello del conflitto di classe, spostando la dimensione del lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">dall’individuo alla collettività.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il pensiero borghese di tipo frankliniano </hi><hi rend="CharOverride-1">sorse come ideologia progressista nel quadro di un paese con </hi><hi rend="CharOverride-1">abbondanza di terra e di lavoro, con un tessuto manifatturiero </hi><hi rend="CharOverride-1">ancora lontano dal selvaggio laissez-faire maturato nel corso del diciannovesimo </hi><hi rend="CharOverride-1">secolo (Bairati 1979, 122) e dal gigantismo plutocratico. Segnato da </hi><hi rend="CharOverride-1">una forte contrapposizione con l’autoritarismo coloniale e la rendita </hi><hi rend="CharOverride-1">aristocratica, nei decenni successivi esso tende quindi ad assumere una </hi><hi rend="CharOverride-1">funzione anche conservatrice. Sempre in Italia Piero Gobetti ne rilanciava </hi><hi rend="CharOverride-1">l’eredità, vedendone lo spirito rinascere nella cultura operaia del </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro comunista: ma difficilmente in Europa nel corso del Novecento </hi><hi rend="CharOverride-1">e del nuovo millennio si presenteranno condizioni (a dispetto degli </hi><hi rend="italic CharOverride-1">storytelling</hi><hi rend="CharOverride-1"> degli anni Novanta del secolo scorso) tali da far </hi><hi rend="CharOverride-1">pensare ad un’automatica funzione liberatoria, sia individuale che comunitaria, </hi><hi rend="CharOverride-1">del lavoro privato privo di solidi contrappesi pubblici: ad una </hi><hi rend="CharOverride-1">trasformazione, cioè, della competizione del mercato in una civile rappresentazione </hi><hi rend="CharOverride-1">del progresso comune, della specie e della terra, per la </hi><hi rend="CharOverride-1">quale era anche necessaria una fede non solo nella mano </hi><hi rend="CharOverride-1">invisibile, che il bostoniano aveva desunto da Smith, ma anche </hi><hi rend="CharOverride-1">nella scienza e nella tecnica che sopravvisse meno di un </hi><hi rend="CharOverride-1">secolo alla sua morte.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Semmai in estrema conclusione va detto </hi><hi rend="CharOverride-1">che il sogno lavoristico di Franklin e la sua idea </hi><hi rend="CharOverride-1">repubblicana, ha in qualche modo rispecchiato molto della storia degli </hi><hi rend="CharOverride-1">Stati Uniti fin dopo la seconda guerra mondiale: e cioè </hi><hi rend="CharOverride-1">un paese ad elevata mobilità sociale in cui la disparità </hi><hi rend="CharOverride-1">di ricchezze non metteva del tutto in discussione l’eguale </hi><hi rend="CharOverride-1">riconoscimento dei soggetti e il loro senso di autonomia e </hi><hi rend="CharOverride-1">dignità. Si tratta cioè non solo dello scenario narrato da </hi><hi rend="CharOverride-1">Tocqueville in</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> La democrazia in America</hi><hi rend="CharOverride-1">, ma anche di quel modello che il comunitarismo </hi><hi rend="CharOverride-1">democratico di Cristopher Lasch, nella </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Rivolta delle élite</hi><hi rend="CharOverride-1"> del 1995, ha contrapposto </hi><hi rend="CharOverride-1">all’avvento del neocapitalismo postfordista con la conseguente apertura a </hi><hi rend="CharOverride-1">forbice delle diseguaglianze sociali, l’irrigidimento e la separazione delle </hi><hi rend="CharOverride-1">classi giustificata da una cristallizzazione del </hi><hi rend="italic CharOverride-1">merito</hi><hi rend="CharOverride-1">, la legittimazione dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’illimitatezza della proprietà, la dipendenza psicologica dal lavoro nei soggetti</hi><hi rend="CharOverride-1"> performativi (Pangle 2007, 47) e infine la degradazione esistenziale ed</hi><hi rend="CharOverride-1"> economica del ceto medio e della </hi><hi rend="italic CharOverride-1">working class</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="h2" ><hi>Riferimenti bibliografici</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Bairati,</hi><hi rend="CharOverride-1"> Piero. 1979. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Benjamin Franklin e il Dio operaio. Alle origini del pensiero industriale americano</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: FrancoAngeli.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Borgognone, Giovanni.</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2020.</hi><hi rend="CharOverride-1" > </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >We the people?</hi><hi rend="CharOverride-1" > </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Le idee politiche degli Stati Uniti dalle origini nell’era Trump</hi><hi rend="CharOverride-1">, 39-44. Firenze: Le Monnier Università</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Corona, Mario. 1983 (2009). “Coscienza di sé, autocontrollo e controllo sociale: note sull’evoluzione della coscienza borghese in America dal Puritanesimo alla metà dell’Ottocento.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">I puritani d’America</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura </hi><hi rend="CharOverride-1">di Mario Corona, e Davide Di Bello, 163-87. Roma: Aracne.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">D’Agostini</hi><hi rend="CharOverride-1">, Monica. 2011. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Gaetano Filangieri and Benjamin Franklin: between the italian enlightment and the U.S. constitution</hi><hi rend="CharOverride-1">. Washington: Embassy of Italy.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Foucault, Michel. 1997. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Sorvegliare e punire</hi><hi rend="CharOverride-1">. Torino: Einaudi (ed. orig. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Surveiller et punir. Naissance de la prison</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Paris: Gallimard, 1975).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Franklin, Benjamin. 1987. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Writings. Essays, Articles, Bagatelles, and Letters Poor Richard’s Almanack</hi><hi rend="CharOverride-1">. New York: The library of America. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Izzo, Carlo. </hi><hi rend="CharOverride-1">1967. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La letteratura nord-americana</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: Sansoni.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Jehlen, Myra. 1993. “Benjamin Franklin: or, Machiavelli in Philadelphia.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Benjamin Franklin. An american genius</hi><hi rend="CharOverride-1">, edited by Gianfranca</hi><hi rend="CharOverride-1"> Balestra, and Luigi Sampietro, 61-74. Roma: Bulzoni.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Lawrence, David Herbert. 1964. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Studies in Classic American Literature</hi><hi rend="CharOverride-1">. London: Heineman</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Ludovici, Paola. 1982. “Benjamin Franklin, stampatore.” In Benjamin Franklin, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Autobiografia</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="CharOverride-1"> 7-18. Roma: Savelli.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Marx, Karl. 1969. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Per la critica dell’economia politica</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: Editori riuniti,</hi><hi rend="CharOverride-1"> (ed. orig.</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> Zur Kritik der politischen Ökonomie</hi><hi rend="CharOverride-1">. Berlin: Verlag, 1859).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Marx, Karl. 2009. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il capitale</hi><hi rend="CharOverride-1">, vol. I, Milano: Mondadori (ed. orig. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Das</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Kapital.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Kritik</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">der</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">politischen</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Oekonomie</hi><hi rend="CharOverride-1">. Hamburg: Meissner, </hi><hi rend="CharOverride-1">1867).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Pace, Antonio. 1958. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Benjamin Franklin and Italy</hi><hi rend="CharOverride-1">. Philadelphia: The American philosophical society.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Pangle, Thomas</hi><hi rend="CharOverride-1"> L. 1988. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">The spirit of modern republicanism. The moral vision of American founders and the philosophy of Lock</hi><hi rend="CharOverride-1">. Chicago: The university of Chicago press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Portelli, Alessandro. 1979. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il Re nascosto, saggio su Washington Irving</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma</hi><hi rend="CharOverride-1">: Bulzoni editore.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Scacchi, Anna. 1993. “Benjamin Franklin.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La letteratura americana dell’età coloniale</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="CharOverride-1"> a cura di Paola Cabibbo, 305-32. Roma: La Nuova Italia Scientifica.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Sombart, Werner. 2017</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il borghese: contributo alla storia intellettuale e morale dell’uomo economico moderno</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: Aracne (ed. orig. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Der borgeois. </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >Zur Geistesgeschichte des modernen Wirtschaftsmenschen</hi><hi rend="CharOverride-1" >. München-Leipzig: Dunker &amp; Humblot, 1913).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Sombart</hi><hi rend="CharOverride-1">, Werner. 2020. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il capitalismo moderno</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Ledizioni (ed. orig. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Der modern </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Kapitalismus</hi><hi rend="CharOverride-1">. Leipzig: Von Dunker &amp; Humblot, 1902).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Weber, Max. 1991. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">L’etica protestante e lo spirito del capitalism</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Rizzoli (ed. orig. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Die protestantische Ethik und der geist</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> des Kapitalismus</hi><hi rend="CharOverride-1">. Tubingen: Mohr, 1905).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Ziff,</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Larzer. 1993. “Autobiography and the corruption of history:” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Benjamin Franklin. An american genius</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="CharOverride-1">edited by Gianfranca Balestra, and Luigi Sampietro, 49-60. Roma: Bulzoni.</hi></p><p rend="bib_indx_bib_tit" ><hi>Altri riferimenti bibliografici</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Becker, Carl. 1946. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Benjamin Franklin: a Biographical Sketch</hi><hi rend="CharOverride-1">. Ithaca: Cornell </hi><hi rend="CharOverride-1">University Press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Carey, Lewis J. 1928. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Franklin’s economics views</hi><hi rend="CharOverride-1">. New York: Garden </hi><hi rend="CharOverride-1">city. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Conner, Paul W. 1965. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Poor Richard’s Politicks: Franklin and His New American Order</hi><hi rend="CharOverride-1">. New York: Oxford University </hi><hi rend="CharOverride-1">Press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Koch, Adrienne. 1961. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Power, Morals, and the Founding Fathers: essays in the interpretation of the American Enlightenment</hi><hi rend="CharOverride-1">. Ithaca: Cornell University Press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Lemay, </hi><hi rend="CharOverride-1">J. A. J. 1993. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Reappraising Benjamin Franklin</hi><hi rend="CharOverride-1">. Newark: University of Delaware press. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">McCoy, Drew. 1978. “Benjamin Franklin’s vision of a Republican Political Economy for America.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">William</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">and</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Mary</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Quarterly</hi><hi rend="CharOverride-1"> 35: 605-28.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Spiller, Robert.</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1956. “Franklin on the art to be human.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Proceeding of the American Philosophical Society</hi><hi rend="CharOverride-1"> 100: 307.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Wood, Gordon. 2004. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">The americanisation of Benjamin Franklin</hi><hi rend="CharOverride-1">. New York: Penguins books.</hi></p>  
      
      <div>
        <listBibl>
          <head>References</head>
          <bibl n="145573">Bairati, Piero. 1979. Benjamin Franklin e il Dio operaio. Alle origini del pensiero industriale americano. Milano: FrancoAngeli.</bibl>
          <bibl n="145133">Borgognone, Giovanni. 2020. We the people? Le idee politiche degli Stati Uniti dalle origini nell’era Trump, 39-44. Firenze: Le Monnier Universit&amp;#224;.</bibl>
          <bibl n="144070">Corona, Mario. 1983 (2009). “Coscienza di s&amp;#233;, autocontrollo e controllo sociale: note sull’evoluzione della coscienza borghese in America dal Puritanesimo alla met&amp;#224; dell’Ottocento.” In I puritani d’America, a cura di Mario Corona, e Davide Di Bello, 163-87. Roma: Aracne.</bibl>
          <bibl n="144952">D’Agostini, Monica. 2011. Gaetano Filangieri and Benjamin Franklin: between the italian enlightment and the U.S. constitution. Washington: Embassy of Italy.</bibl>
          <bibl n="145233">Foucault, Michel. 1997. Sorvegliare e punire. Torino: Einaudi (ed. orig. Surveiller et punir. Naissance de la prison. Paris: Gallimard, 1975).</bibl>
          <bibl n="145355">Franklin, Benjamin. 1987. Writings. Essays, Articles, Bagatelles, and Letters Poor Richard’s Almanack. New York: The library of America.</bibl>
          <bibl n="147412">Izzo, Carlo. 1967. La letteratura nord-americana. Firenze: Sansoni.</bibl>
          <bibl n="144508">Jehlen, Myra. 1993. “Benjamin Franklin: or, Machiavelli in Philadelphia.” In Benjamin Franklin. An american genius, edited by Gianfranca Balestra, and Luigi Sampietro, 61-74. Roma: Bulzoni.</bibl>
          <bibl n="146847">Lawrence, David Herbert. 1964. Studies in Classic American Literature. London: Heineman.</bibl>
          <bibl n="146013">Ludovici, Paola. 1982. “Benjamin Franklin, stampatore.” In Benjamin Franklin, Autobiografia, 7-18. Roma: Savelli.</bibl>
          <bibl n="145073">Marx, Karl. 1969. Per la critica dell’economia politica. Roma: Editori riuniti, (ed. orig. Zur Kritik der politischen &amp;#214;konomie. Berlin: Verlag, 1859).</bibl>
          <bibl n="145268">Marx, Karl. 2009. Il capitale, vol. I, Milano: Mondadori (ed. orig. Das Kapital. Kritik der politischen Oekonomie. Hamburg: Meissner, 1867).</bibl>
          <bibl n="146487">Pace, Antonio. 1958. Benjamin Franklin and Italy. Philadelphia: The American philosophical society.</bibl>
          <bibl n="144761">Pangle, Thomas L. 1988. The spirit of modern republicanism. The moral vision of American founders and the philosophy of Lock. Chicago: The university of Chicago press.</bibl>
          <bibl n="146621">Portelli, Alessandro. 1979. Il Re nascosto, saggio su Washington Irving. Roma: Bulzoni editore.</bibl>
          <bibl n="144920">Scacchi, Anna. 1993. “Benjamin Franklin.” In La letteratura americana dell’et&amp;#224; coloniale, a cura di Paola Cabibbo, 305-32. Roma: La Nuova Italia Scientifica.</bibl>
          <bibl n="144148">Sombart, Werner. 2017. Il borghese: contributo alla storia intellettuale e morale dell’uomo economico moderno. Roma: Aracne (ed. orig. Der borgeois. Zur Geistesgeschichte des modernen Wirtschaftsmenschen. M&amp;#252;nchen-Leipzig: Dunker &amp;amp; Humblot, 1913).</bibl>
          <bibl n="145306">Sombart, Werner. 2020. Il capitalismo moderno. Milano: Ledizioni (ed. orig. Der modern Kapitalismus. Leipzig: Von Dunker &amp;amp; Humblot, 1902).</bibl>
          <bibl n="144663">Weber, Max. 1991. L’etica protestante e lo spirito del capitalism. Milano: Rizzoli (ed. orig. Die protestantische Ethik und der geist des Kapitalismus. Tubingen: Mohr, 1905).</bibl>
          <bibl n="144577">Ziff, Larzer. 1993. “Autobiography and the corruption of history:” In Benjamin Franklin. An american genius, edited by Gianfranca Balestra, and Luigi Sampietro, 49-60. Roma: Bulzoni.</bibl>
          <bibl n="146622">Becker, Carl. 1946. Benjamin Franklin: a Biographical Sketch. Ithaca: Cornell University Press.</bibl>
          <bibl n="147289">Carey, Lewis J. 1928. Franklin’s economics views. New York: Garden city.</bibl>
          <bibl n="145822">Conner, Paul W. 1965. Poor Richard’s Politicks: Franklin and His New American Order. New York: Oxford University Press.</bibl>
          <bibl n="144953">Koch, Adrienne. 1961. Power, Morals, and the Founding Fathers: essays in the interpretation of the American Enlightenment. Ithaca: Cornell University Press.</bibl>
          <bibl n="146741">Lemay, J. A. J. 1993. Reappraising Benjamin Franklin. Newark: University of Delaware press.</bibl>
          <bibl n="145424">McCoy, Drew. 1978. “Benjamin Franklin’s vision of a Republican Political Economy for America.” William and Mary Quarterly 35: 605-28.</bibl>
          <bibl n="145913">Spiller, Robert. 1956. “Franklin on the art to be human.” Proceeding of the American Philosophical Society 100: 307.</bibl>
          <bibl n="146879">Wood, Gordon. 2004. The americanisation of Benjamin Franklin. New York: Penguins books.</bibl>
        </listBibl>
      </div>
    </body>
  </text>
</TEI>