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        <title type="main" level="a">Il legame tra libertà politica e lavoro dalla Rivoluzione francese al 1848</title>
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            <forename>Pablo</forename>
            <surname>Scotto</surname>
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          <resp>This is a section of <title>Idee di lavoro e di ozio per la nostra civiltà</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0319-7</idno>) by </resp>
          <name>Giovanni Mari, Francesco Ammannati, Brogi Stefano, Tiziana Faitini, Arianna Fermani, Francesco Seghezzi, Annalisa Tonarelli</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.70</idno>
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        <p>In the French Revolution, the extension of the ideal of a political community of free and equal citizens goes hand in hand with a new conception of work. Work becomes the main means of social integration, whether through individual effort leading to property or through assistance to the poor. This transition from a feudal society to one based on freedom of occupation and social protection lays the foundation for the emergence of the notion of the right to work. In 1848, this right is considered a prerequisite for the enjoyment of all other rights and many agree that the nascent Republic should take charge of social issues. But, in the course of the Revolution, the right to work acquires a more radical meaning: it serves to express the idea that the social sphere should be governed by the same egalitarian principles as the political sphere.</p>
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            <item>right to work</item>
            <item>freedom to choose an occupation</item>
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            <item>history of socialism</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.70<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.70" /></p>
      
      <p rend="h1_chapter">Il legame tra libertà politica e lavoro <lb/>dalla Rivoluzione francese al 1848</p><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Pablo Scotto</hi></p><p rend="epigraph_inscription_epigraph_2 ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-1">La vera questione è questa:</hi></p><p rend="epigraph_inscription_epigraph_2 ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-1">il lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">non può essere una legge</hi></p><p rend="epigraph_inscription_epigraph_2 ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-1">senza essere un diritto.</hi></p><p rend="epigraph_inscription_epigraph_2 ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-1">Victor </hi><hi rend="CharOverride-1">Hugo, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">I miserabili</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1862).</hi></p><p rend="h2" ><hi>1. Introduzione</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In pochi luoghi il legame</hi><hi rend="CharOverride-1"> tra libertà politica e lavoro è espresso così chiaramente come</hi><hi rend="CharOverride-1"> nei primi articoli della Costituzione italiana del 1948. «L’</hi><hi rend="CharOverride-1">Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro», recita </hi><hi rend="CharOverride-1">l’articolo 1. «La Repubblica riconosce a tutti i cittadini</hi><hi rend="CharOverride-1"> il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano</hi><hi rend="CharOverride-1"> effettivo questo diritto», afferma l’articolo 4. Il lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> è, da un lato, la base su cui si regge</hi><hi rend="CharOverride-1"> la comunità politica e, in tal senso, è il dovere</hi><hi rend="CharOverride-1"> di ogni individuo apportare il proprio contributo alla prosperità comune.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Ma allo stesso tempo questa comunità politica è una R</hi><hi rend="CharOverride-1">epubblica democratica, una comunità di cittadini liberi e uguali, e </hi><hi rend="CharOverride-1">quindi il lavoro su cui si fonda la Repubblica </hi><hi rend="CharOverride-1">non può essere un mero onere. Deve essere un </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro svolto in condizioni dignitose, uno strumento per dare attuazione </hi><hi rend="CharOverride-1">a tutti gli altri diritti. Come dice Calamandrei nel suo </hi><hi rend="CharOverride-1">famoso discorso, il lavoro, o più precisamente il lavoro che </hi><hi rend="CharOverride-1">permette di ottenere con certezza i mezzi per vivere da </hi><hi rend="CharOverride-1">uomo, è un criterio con cui misurare l’uguaglianza di </hi><hi rend="CharOverride-1">fatto dei cittadini, quindi la democrazia o l’assenza di</hi><hi rend="CharOverride-1"> democrazia nella Repubblica. Ciò significa che la mancanza di lavoro,</hi><hi rend="CharOverride-1"> ma anche l’esistenza di lavori sfruttanti e precari, che</hi><hi rend="CharOverride-1"> esauriscono le forze di chi li svolge, sono segni di</hi><hi rend="CharOverride-1"> una mancanza di libertà politica. Significa che è il dovere</hi><hi rend="CharOverride-1"> della Repubblica rimuovere questi ostacoli, che impediscono il pieno sviluppo</hi><hi rend="CharOverride-1"> della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti all</hi><hi rend="CharOverride-1">’organizzazione politica, economica e sociale del paese.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’obiettivo di </hi><hi rend="CharOverride-1">questo capitolo è spiegare le origini di questo diritto-dovere al </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro, che consente a tutti i cittadini di partecipare attivamente </hi><hi rend="CharOverride-1">alla propria comunità politica. Per farlo, faremo un breve percorso </hi><hi rend="CharOverride-1">dalla Rivoluzione francese, quando emerge la figura del cittadino-lavoratore, alla </hi><hi rend="CharOverride-1">Rivoluzione del 1848, quando la lotta per la democrazia si </hi><hi rend="CharOverride-1">estende alla sfera economica e l’operaio aspira a essere </hi><hi rend="CharOverride-1">trattato come un cittadino anche in fabbrica.</hi></p><p rend="h2" ><hi>2. Sieyès: la</hi><hi> nazione fondata sul lavoro utile</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il clima di effervescenza politica </hi><hi rend="CharOverride-1">alla vigilia della Rivoluzione francese favorisce la pubblicazione di numerosi </hi><hi rend="CharOverride-1">pamphlets. Il più diffuso e influente è </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Qu’est-ce que </hi><hi rend="italic CharOverride-1">le Tiers-État?</hi><hi rend="CharOverride-1">, scritto da Emmanuel Joseph Sieyès (1748-1836). Egli </hi><hi rend="CharOverride-1">afferma che i lavori privati (agricoltura, manifattura, commercio e servizi) </hi><hi rend="CharOverride-1">e le funzioni pubbliche (esercito, magistratura, chiesa e amministrazione) sono </hi><hi rend="CharOverride-1">tutto ciò che serve a una nazione per sussistere e </hi><hi rend="CharOverride-1">prosperare (Sieyès 1970, 121-22). Questi lavori, che sostengono la società,</hi><hi rend="CharOverride-1"> ricadono in grandissima parte sul terzo stato, che tuttavia </hi><hi rend="CharOverride-1">non ha alcuna capacità di influenza sull’ordine politico. Allo </hi><hi rend="CharOverride-1">stesso tempo, gli oziosi privilegiati, senza contribuire in alcun modo </hi><hi rend="CharOverride-1">alla prosperità comune, occupano le migliori posizioni nella funzione pubblica. </hi><hi rend="CharOverride-1">Non sono altro che delle catene che opprimono un uomo </hi><hi rend="CharOverride-1">forte e robusto, dice Sieyès (1970, 124). Secondo l’abate, </hi><hi rend="CharOverride-1">è giunto il momento di porre fine a questo scollamento </hi><hi rend="CharOverride-1">tra economia e politica. Nella misura in cui la gente </hi><hi rend="CharOverride-1">comune svolge tutti i lavori veramente utili, mentre i nobili </hi><hi rend="CharOverride-1">non sono altro che un peso per la società, il </hi><hi rend="CharOverride-1">terzo stato è legittimato a costituirsi in una nuova nazione </hi><hi rend="CharOverride-1">e a escludere da essa i privilegiati (Sieyès 1970, 218).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Accanto a questa critica radicale del privilegio dei nobili, il </hi><hi rend="CharOverride-1">pamphlet contiene un’altra critica, più velata, relativa ai privilegi </hi><hi rend="CharOverride-1">all’interno del terzo stato, e in particolare ai privilegi </hi><hi rend="CharOverride-1">delle corporazioni delle arti e mestieri. Per Sieyès, le corporazioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> rafforzano gli interessi particolari e dividono pericolosamente il terzo stato</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Sieyès 1970, 207-8). Di fronte a queste divisioni, il </hi><hi rend="CharOverride-1">suo ideale politico è una società divisa su due piani </hi><hi rend="CharOverride-1">chiaramente distinti. Da un lato, uno spazio in cui regna </hi><hi rend="CharOverride-1">la libera concorrenza, dove individui isolati, guidati unicamente dal proprio </hi><hi rend="CharOverride-1">interesse personale, cercano di progredire grazie al proprio lavoro. Dall’</hi><hi rend="CharOverride-1">altro, la sfera della rappresentanza politica, dove solo devono essere </hi><hi rend="CharOverride-1">trattate le cose che sono condivise da tutti i cittadini, </hi><hi rend="CharOverride-1">in modo da garantire l’interesse generale della società (Sieyès</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1970, 208-9), e alla quale devono avere accesso solo </hi><hi rend="CharOverride-1">le «classi disponibili» del terzo stato, cioè coloro che con </hi><hi rend="CharOverride-1">i loro sforzi sono diventati proprietari (Sieyès 1970, 143-44).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In </hi><hi rend="CharOverride-1">breve: Sieyès esclude i privilegiati dalla nuova comunità politica perché </hi><hi rend="CharOverride-1">non partecipano al lavoro utile svolto dalla gente comune, ma </hi><hi rend="CharOverride-1">l’esclusione riguarda anche qualsiasi organizzazione del lavoro che favorisca </hi><hi rend="CharOverride-1">l’emergere di interessi intermedi tra il semplice interesse individuale </hi><hi rend="CharOverride-1">e il grande interesse della nazione. Infatti, la sua idea </hi><hi rend="CharOverride-1">di lavoro utile è inseparabile da un progetto sociale in </hi><hi rend="CharOverride-1">cui, con l’eliminazione delle corporazioni dei mestieri, tutti hanno </hi><hi rend="CharOverride-1">la possibilità di impegnarsi, prosperare e diventare, infine, cittadini politicamente</hi><hi rend="CharOverride-1"> attivi.</hi></p><p rend="h2" ><hi>3. Diritto di lavorare e diritto all’assistenza</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La </hi><hi rend="CharOverride-1">critica di Sieyès alle corporazioni delle arti e mestieri si </hi><hi rend="CharOverride-1">ispira ai fisiocratici e a Anne Robert Jacques Turgot (1727-1781),</hi><hi rend="CharOverride-1"> che avevano sostenuto una lunga battaglia contro di esse nei</hi><hi rend="CharOverride-1"> decenni precedenti. Come è noto, quest’ultimo abolisce le corporazioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> nel 1776 in nome del diritto di lavorare (Turgot 1923,</hi><hi rend="CharOverride-1"> 242-43), una decisione molto contestata che viene presto ribaltata e</hi><hi rend="CharOverride-1"> porta alla sua destituzione. In ogni caso, questo fallimento apre</hi><hi rend="CharOverride-1"> la strada alla soppressione delle corporazioni durante la Rivoluzione francese.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Essa avviene nel marzo 1791, attraverso il decreto di Allarde</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Duvergier 1834, 231-32), di nuovo in nome del </hi><hi rend="italic CharOverride-1">droit de</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> travailler</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Allarde 1791, 339).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Di fronte all’aumento della disoccupazione, </hi><hi rend="CharOverride-1">i rivoluzionari discutono anche sul modo di assistere i poveri </hi><hi rend="CharOverride-1">senza lavoro. Il diritto all’assistenza attraverso il lavoro viene </hi><hi rend="CharOverride-1">sancito sia nella Costituzione del 1791 che in quella del </hi><hi rend="CharOverride-1">1793. Questo </hi><hi rend="italic CharOverride-1">droit aux secours</hi><hi rend="CharOverride-1"> è inseparabile dalla nuova importanza </hi><hi rend="CharOverride-1">data all’epoca al </hi><hi rend="italic CharOverride-1">droit de travailler</hi><hi rend="CharOverride-1">. Innanzitutto, gli individui</hi><hi rend="CharOverride-1"> hanno il diritto e il dovere di guadagnarsi da vivere</hi><hi rend="CharOverride-1"> attraverso il lavoro. Possono farlo, dal momento in cui vengono</hi><hi rend="CharOverride-1"> abolite le corporazioni dei mestieri, su un piano di parità</hi><hi rend="CharOverride-1"> con qualsiasi altro cittadino. Solo in caso di necessità hanno</hi><hi rend="CharOverride-1"> diritto all’assistenza pubblica, accompagnata, ancora una volta, dal dovere</hi><hi rend="CharOverride-1"> di lavorare. Quest’ultimo non è semplicemente un dovere morale:</hi><hi rend="CharOverride-1"> nella Rivoluzione, l’assistenza ai poveri è legata alla repressione</hi><hi rend="CharOverride-1"> della mendicità. Il diritto universale alla sussistenza si concretizza quindi</hi><hi rend="CharOverride-1"> in due diritti distinti: in primo luogo, la libertà professionale,</hi><hi rend="CharOverride-1"> il diritto di lavorare, allora concepito come il più potente</hi><hi rend="CharOverride-1"> strumento di integrazione sociale; in secondo luogo, il diritto all</hi><hi rend="CharOverride-1">’assistenza attraverso il lavoro.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il lavoro libero sostituisce il lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">privilegiato dell’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Ancien Régime</hi><hi rend="CharOverride-1">, mentre il lavoro assistenziale sostituisce l</hi><hi rend="CharOverride-1">’elemosina. Queste due trasformazioni sono la conseguenza di un cambiamento</hi><hi rend="CharOverride-1"> più generale, di cui abbiamo già parlato a proposito del</hi><hi rend="CharOverride-1"> pamphlet di Sieyès: il lavoro utile sostituisce lo status </hi><hi rend="CharOverride-1">sociale come principio ordinatore della comunità, diventando l’origine, il</hi><hi rend="CharOverride-1"> cemento e l’obiettivo del patto sociale. Secondo questa nuova</hi><hi rend="CharOverride-1"> ontologia sociale, la società si basa sul lavoro, il lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> porta alla proprietà ed è la proprietà basata sul lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> che autorizza gli uomini a partecipare agli affari pubblici.</hi></p><p rend="h2" ><hi>4.</hi><hi> Robespierre e Babeuf: il diritto di tutti all’esistenza</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La </hi><hi rend="CharOverride-1">maggior parte dei rivoluzionari concepisce il diritto alla assistenza </hi><hi rend="CharOverride-1">attraverso il lavoro come un aiuto mirato ai più poveri,</hi><hi rend="CharOverride-1"> non come un diritto universale: è il modo di garantire</hi><hi rend="CharOverride-1"> la sussistenza a coloro che non sono in grado di</hi><hi rend="CharOverride-1"> realizzare da soli il diritto-dovere di integrarsi nella società attraverso</hi><hi rend="CharOverride-1"> il proprio sforzo individuale. Esistono tuttavia alcune eccezioni a questo</hi><hi rend="CharOverride-1"> schema. La più nota è quella di Maximilien Robespierre (1758-1794)</hi><hi rend="CharOverride-1">. Nell’articolo 10 del suo progetto di Dichiarazione dei </hi><hi rend="CharOverride-1">diritti, l’assistenza non è più intesa come un mezzo </hi><hi rend="CharOverride-1">per soccorrere i poveri, ma come un modo di assicurare </hi><hi rend="CharOverride-1">la sussistenza a tutti i membri della società:</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">La società </hi><hi rend="CharOverride-1">è tenuta a provvedere alla sussistenza di tutti i suoi </hi><hi rend="CharOverride-1">membri, sia fornendo loro un lavoro, sia assicurando i mezzi </hi><hi rend="CharOverride-1">di esistenza a coloro che non sono in grado di </hi><hi rend="CharOverride-1">lavorare (Robespierre 1958, 465). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per lui, questo dovere di assistenza </hi><hi rend="CharOverride-1">è una conseguenza del diritto naturale di ogni uomo all’</hi><hi rend="CharOverride-1">esistenza, il quale ha prevalenza sul diritto di proprietà:</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Qual</hi><hi rend="CharOverride-1"> è il primo obiettivo della società? È mantenere i diritti</hi><hi rend="CharOverride-1"> imprescrittibili dell’uomo. Qual è il primo di questi diritti?</hi><hi rend="CharOverride-1"> Il diritto di esistere.</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">La prima legge sociale è quindi </hi><hi rend="CharOverride-1">quella che garantisce a tutti i membri della società i </hi><hi rend="CharOverride-1">mezzi di esistenza. Tutte le altre sono subordinate a questa. </hi><hi rend="CharOverride-1">La proprietà è stata istituita o garantita solo per cementarla. </hi><hi rend="CharOverride-1">È per vivere che si hanno le proprietà. Non è</hi><hi rend="CharOverride-1"> vero che la proprietà possa mai essere in opposizione alla</hi><hi rend="CharOverride-1"> sussistenza degli uomini (Robespierre 1958, 112).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un’idea molto simile </hi><hi rend="CharOverride-1">è espressa da François Babeuf (1760-1797) con la formula «droit </hi><hi rend="CharOverride-1">incontestable au travail», in un manoscritto intitolato </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Lueurs philosophiques </hi><hi rend="italic CharOverride-1">sur ce qui’il y a de réel dans ce </hi><hi rend="italic CharOverride-1">qu’on nomme Droit naturel, Droit des Gens, Droit civil</hi><hi rend="CharOverride-1">:</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">È chiaro che la proprietà è il mezzo più solido </hi><hi rend="CharOverride-1">per assicurarsi la sussistenza. Ma è molto importante non perdere </hi><hi rend="CharOverride-1">mai di vista il fatto che gli individui senza proprietà </hi><hi rend="CharOverride-1">terriera sono innumerevoli rispetto a quelli che ne hanno. Questi </hi><hi rend="CharOverride-1">individui privi di proprietà hanno, tuttavia, un diritto imprescrittibile a </hi><hi rend="CharOverride-1">qualsiasi mezzo necessario per garantire la propria conservazione. L’occupazione </hi><hi rend="CharOverride-1">legata al lavoro lo assicura ai proprietari. Il lavoro senza </hi><hi rend="CharOverride-1">occupazione può garantirlo anche a coloro che non lo sono. </hi><hi rend="CharOverride-1">Questi hanno quindi un diritto indiscutibile al lavoro, ed è </hi><hi rend="CharOverride-1">un dovere di umanità e prudenza da parte dei proprietari </hi><hi rend="CharOverride-1">fare in modo che ne godano, perché coloro per i </hi><hi rend="CharOverride-1">quali il lavoro è l’unica risorsa sono i più </hi><hi rend="CharOverride-1">numerosi e, di conseguenza, i più capaci di far valere </hi><hi rend="CharOverride-1">i loro diritti naturali (Babeuf 2016, 246).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Come Robespierre, Babeuf non</hi><hi rend="CharOverride-1"> intende il diritto all’assistenza attraverso il lavoro in senso</hi><hi rend="CharOverride-1"> caritatevole, né come complemento coercitivo all’estensione della libertà professionale.</hi><hi rend="CharOverride-1"> La intende invece come l’adempimento di un dovere dei</hi><hi rend="CharOverride-1"> proprietari nei confronti di coloro che, pur contribuendo con il</hi><hi rend="CharOverride-1"> loro lavoro alla società, non ottengono da essa i frutti</hi><hi rend="CharOverride-1"> a loro dovuti. In ogni caso, l’espressione </hi><hi rend="italic CharOverride-1">droit au</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> travail</hi><hi rend="CharOverride-1"> non appare legata, per il momento, all’idea di</hi><hi rend="CharOverride-1"> una trasformazione del mondo del lavoro. Questo passo avanti lo</hi><hi rend="CharOverride-1"> darà Fourier.</hi></p><p rend="h2" ><hi>5. Il diritto al lavoro da Fourier al</hi><hi> 1848</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il diritto al lavoro occupa un posto di rilievo </hi><hi rend="CharOverride-1">nell’opera del teorico socialista Charles Fourier (1772-1837). Compare in</hi><hi rend="CharOverride-1"> diversi manoscritti datati tra il 1803 e il 1820, in</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Théorie des quatre mouvements</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1808) e in </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Traité de l</hi><hi rend="italic CharOverride-1">’association domestique-agricole</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1822). Fourier lo presenta sempre in opposizione </hi><hi rend="CharOverride-1">ai diritti naturali della Rivoluzione francese o, più precisamente, alla </hi><hi rend="CharOverride-1">dimensione politica ed economico-politica che essi acquisirono durante il processo </hi><hi rend="CharOverride-1">rivoluzionario. Afferma inoltre che il diritto al lavoro non è</hi><hi rend="CharOverride-1"> ammissibile nello stato di «civiltà» (termine che usa in </hi><hi rend="CharOverride-1">senso peggiorativo). La realizzazione di questo diritto implica una </hi><hi rend="CharOverride-1">modifica radicale delle attività produttive e distributive, la transizione verso </hi><hi rend="CharOverride-1">una nuova società, ordinata e razionale, capace di abbracciare questo </hi><hi rend="CharOverride-1">principio di giustizia universale (Fourier 1966, 15; 179-80).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Inizialmente </hi><hi rend="CharOverride-1">inserito nella fitta rete di idee e parole tracciata da</hi><hi rend="CharOverride-1"> Fourier, il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">droit au travail</hi><hi rend="CharOverride-1"> inizia a distinguersi a pieno</hi><hi rend="CharOverride-1"> titolo solo nella seconda metà degli anni Trenta dell’Ottocento,</hi><hi rend="CharOverride-1"> grazie agli scritti dei suoi discepoli. Da quel momento in</hi><hi rend="CharOverride-1"> poi, il «diritto al lavoro» diviene uno dei tanti </hi><hi rend="CharOverride-1">slogan – come «organizzazione del lavoro» o «associazione» – che</hi><hi rend="CharOverride-1"> vengono proposti nella letteratura socialista dell’epoca come alternativa </hi><hi rend="CharOverride-1">ai problemi causati dallo sviluppo della società industriale.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel 1848, il</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">droit au travail</hi><hi rend="CharOverride-1"> diviene il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">mot d’ordre</hi><hi rend="CharOverride-1"> della Rivoluzione</hi><hi rend="CharOverride-1"> francese di quell’anno. A febbraio, un gruppo di lavoratori</hi><hi rend="CharOverride-1"> legati al fourierismo riesce a ottenere che il governo provvisorio</hi><hi rend="CharOverride-1"> si comprometta «a garantire l’esistenza dell’operaio attraverso </hi><hi rend="CharOverride-1">il lavoro» (Duvergier 1848, 59). Mesi dopo, il diritto al</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro viene riconosciuto nell’articolo 7 del primo progetto di</hi><hi rend="CharOverride-1"> Costituzione, definito come il diritto di ogni uomo a vivere</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavorando (Garnier 1848, 2).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dopo le cruente giornate di giugno,</hi><hi rend="CharOverride-1"> la Rivoluzione inizia una fase discendente e il diritto al</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro scompare dal secondo progetto di Costituzione. A settembre si</hi><hi rend="CharOverride-1"> svolge un intenso dibattito parlamentare sulla possibilità di reintrodurlo nel</hi><hi rend="CharOverride-1"> testo costituzionale. Economisti liberali come Léon Faucher (1803-1854) o Louis</hi><hi rend="CharOverride-1"> Wolowski (1810-1876) si oppongono fermamente a qualsiasi forma di assistenza</hi><hi rend="CharOverride-1"> statale attraverso il lavoro. Conservatori come Adolphe Thiers (1797-1877) o</hi><hi rend="CharOverride-1"> Alexis de Tocqueville (1805-1859) rifiutano il diritto al lavoro, ma</hi><hi rend="CharOverride-1"> vedono la necessità di riconoscere un diritto all’assistenza inteso</hi><hi rend="CharOverride-1"> come carità pubblica. Repubblicani democratici come Alexandre Ledru-Rollin (1807-1874) o</hi><hi rend="CharOverride-1"> Mathieu de la Drôme (1808-1865) difendono il diritto al lavoro,</hi><hi rend="CharOverride-1"> ma cercano di conciliarlo con la conservazione dei diritti di</hi><hi rend="CharOverride-1"> proprietà dell’epoca. Socialisti repubblicani come Louis Blanc (1811-1882) o</hi><hi rend="CharOverride-1"> Martin Bernard (1808-1883), e anche il polemista Pierre Joseph </hi><hi rend="CharOverride-1">Proudhon (1809-1865), sostengono invece che la garanzia del diritto al</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro solamente è possibile attraverso una profonda trasformazione dell’organizzazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> della produzione, la quale implica un cambiamento nei rapporti </hi><hi rend="CharOverride-1">di proprietà esistenti.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per questi ultimi, il lavoro non è semplicemente</hi><hi rend="CharOverride-1"> uno sforzo che uno apporta alla società per ottenere da</hi><hi rend="CharOverride-1"> essa determinati benefici. In questo caso, non avrebbe veramente senso</hi><hi rend="CharOverride-1"> parlare di diritto al lavoro. Il lavoro non farebbe parte</hi><hi rend="CharOverride-1"> del diritto, ma del dovere che lo accompagna: sarebbe quello</hi><hi rend="CharOverride-1"> che gli individui danno in cambio dei benefici che ricevono</hi><hi rend="CharOverride-1"> dalla società. Ma se il lavoro non è un semplice</hi><hi rend="CharOverride-1"> onere, ma il modo in cui ognuno può sviluppare le</hi><hi rend="CharOverride-1"> proprie facoltà, allora sì che ha senso parlare di un</hi><hi rend="CharOverride-1"> diritto al lavoro. Questo diritto consiste nel poter prendere </hi><hi rend="CharOverride-1">dalla società gli strumenti di lavoro di cui si ha </hi><hi rend="CharOverride-1">bisogno in ogni momento, per potersi sviluppare come individui e, </hi><hi rend="CharOverride-1">soprattutto, per poter adempiere al dovere – non imposto da </hi><hi rend="CharOverride-1">altri, ma liberamente scelto – di contribuire alla società con </hi><hi rend="CharOverride-1">il lavoro di cui si è capaci.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per il socialismo repubblicano</hi><hi rend="CharOverride-1"> del 1848, guidato da Blanc, il diritto al lavoro è</hi><hi rend="CharOverride-1"> prima di tutto un diritto alla partecipazione. Non è un</hi><hi rend="CharOverride-1"> diritto alle prestazioni statali. Non si tratta del diritto a</hi><hi rend="CharOverride-1"> un lavoro salariato, del diritto dei disoccupati a essere integrati</hi><hi rend="CharOverride-1"> nel modo capitalistico di organizzare il lavoro, ma del diritto</hi><hi rend="CharOverride-1"> di tutti a un lavoro associato, del diritto a partecipare</hi><hi rend="CharOverride-1"> da pari a pari allo svolgimento delle attività produttive. Il</hi><hi rend="CharOverride-1"> riconoscimento giuridico del diritto al lavoro fa parte di un</hi><hi rend="CharOverride-1"> progetto sociale che, attraverso lo sviluppo del movimento cooperativo –</hi><hi rend="CharOverride-1"> sostenuto dallo Stato –, punta a estendere la Repubblica </hi><hi rend="CharOverride-1">al mondo del lavoro.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Infine, il diritto al lavoro rimane escluso</hi><hi rend="CharOverride-1"> dalla Costituzione adottata nel novembre 1848. Come spesso accade nella</hi><hi rend="CharOverride-1"> storia, il fallimento nella lotta per i diritti non è</hi><hi rend="CharOverride-1"> che un’anticipazione di future vittorie. Il diritto al </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro, mai riconosciuto giuridicamente nel XIX secolo, è oggi presente </hi><hi rend="CharOverride-1">nei principali trattati internazionali sui diritti umani e nei testi </hi><hi rend="CharOverride-1">costituzionali di molti paesi del mondo.</hi></p><p rend="h2" ><hi>6. Conclusione</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il lavoro, in</hi><hi rend="CharOverride-1"> quanto mezzo indispensabile per soddisfare i bisogni umani, è sempre</hi><hi rend="CharOverride-1"> stato un dovere per gli individui, ed è difficile immaginare</hi><hi rend="CharOverride-1"> una società in cui questo obbligo possa scomparire. Dalla Rivoluzione</hi><hi rend="CharOverride-1"> francese in poi, nasce la consapevolezza che il lavoro non</hi><hi rend="CharOverride-1"> può essere solo un dovere, che se il lavoro è</hi><hi rend="CharOverride-1"> inevitabilmente una legge bisogna sforzarsi per renderlo anche un diritto.</hi><hi rend="CharOverride-1"> In effetti, l’estensione dell’ideale di una comunità politica</hi><hi rend="CharOverride-1"> di cittadini liberi e uguali va di pari passo con</hi><hi rend="CharOverride-1"> una nuova concezione del lavoro. Il lavoro diviene il principale</hi><hi rend="CharOverride-1"> mezzo di integrazione sociale, sia attraverso lo sforzo individuale che</hi><hi rend="CharOverride-1"> porta alla proprietà, sia attraverso l’assistenza ai poveri. Questa</hi><hi rend="CharOverride-1"> transizione da una società feudale a una basata sulla libertà</hi><hi rend="CharOverride-1"> di lavoro e lo Stato assistenziale pone le basi per</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’emergere della nozione di diritto al lavoro. Nel 1848,</hi><hi rend="CharOverride-1"> questo diritto viene considerato un prerequisito per il godimento di</hi><hi rend="CharOverride-1"> tutti gli altri diritti e molti concordano sul fatto che</hi><hi rend="CharOverride-1"> la nascente Repubblica debba farsi carico delle questioni sociali. Ma</hi><hi rend="CharOverride-1"> nel corso della Rivoluzione il diritto al lavoro assume, a</hi><hi rend="CharOverride-1"> un certo punto, un significato più radicale, diventando l’antitesi</hi><hi rend="CharOverride-1"> del diritto di proprietà. Serve a esprimere l’idea che</hi><hi rend="CharOverride-1"> la sfera sociale debba essere governata dagli stessi principi egualitari</hi><hi rend="CharOverride-1"> della sfera politica, che la libertà politica debba esistere </hi><hi rend="CharOverride-1">anche sul posto di lavoro.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Questa connessione più radicale tra diritto</hi><hi rend="CharOverride-1"> al lavoro e democrazia economica si è oggi persa, </hi><hi rend="CharOverride-1">ma non il profondo legame stabilito alle origini del nostro </hi><hi rend="CharOverride-1">tempo tra lavoro e libertà politica, presente nella Costituzione della</hi><hi rend="CharOverride-1"> Repubblica Italiana e, più in generale, nel diritto costituzionale </hi><hi rend="CharOverride-1">contemporaneo: in una società che si possa definire democratica, il </hi><hi rend="CharOverride-1">dovere di lavorare è necessariamente legato al diritto al lavoro. </hi><hi rend="CharOverride-1">Se la società richiede che i suoi membri contribuiscano con </hi><hi rend="CharOverride-1">la loro attività al progresso comune, allora deve garantire che </hi><hi rend="CharOverride-1">tutti siano in grado di dare questo contributo e che </hi><hi rend="CharOverride-1">possano farlo, se non in condizioni di uguale libertà – </hi><hi rend="CharOverride-1">questo sicuramente significherebbe superare gli attuali rapporti di produzione –,</hi><hi rend="CharOverride-1"> sì almeno in condizioni dignitose, che facciano del lavoro uno</hi><hi rend="CharOverride-1"> strumento per rendere effettiva la condizione di cittadino.</hi></p><p rend="h2" ><hi>Riferimenti bibliografici</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Allarde,</hi><hi rend="CharOverride-1"> Pierre d’. 1791. “Rapport au nom du Comité des</hi><hi rend="CharOverride-1"> Finances.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Journal des États généraux convoqués par Louis XVI</hi><hi rend="CharOverride-1"> 21, 29: 338-43.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Babeuf, Gracchus. 2016 (1790-1791). </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Œuvres</hi><hi rend="CharOverride-1">, vol. </hi><hi rend="CharOverride-1">I. Parigi: L’Harmattan.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Duvergier, Jean Baptiste. 1834. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Collection complète des</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> Lois, Décrets, Ordonnances, Réglemens et Avis du Conseil-d’État</hi><hi rend="CharOverride-1">, vol</hi><hi rend="CharOverride-1">. II. Parigi: A. Guyot et Scribe.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Duvergier, Jean Baptiste. 1848. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Collection complète des Lois, Décrets, Ordonnances, Réglemens et Avis du </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Conseil-d’État</hi><hi rend="CharOverride-1">, vol. XLVIII. Parigi: A. Guyot et Scribe.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Fourier, Charles.</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1966 (1822). </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Œuvres complètes de Charles Fourier</hi><hi rend="CharOverride-1">, vol. III.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Parigi: Anthropos.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Garnier, Joseph. 1848. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Le droit au travail à </hi><hi rend="italic CharOverride-1">l’Assemblée nationale, recueil complet de tous les discours prononcés </hi><hi rend="italic CharOverride-1">dans cette mémorable discussion</hi><hi rend="CharOverride-1">. Parigi: Guillaumin et Compagnie.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Robespierre, Maximilien. </hi><hi rend="CharOverride-1">1958 (1792-1793).</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> Œuvres de Maximilien Robespierre</hi><hi rend="CharOverride-1">, vol. IX. Parigi: </hi><hi rend="CharOverride-1">Presses Universitaires de France.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Sieyès, Emmanuel Joseph. 1970 (1789). </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Qu</hi><hi rend="italic CharOverride-1">’est-ce que le Tiers état?</hi><hi rend="CharOverride-1"> Ginevra: Librairie Droz.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Turgot, Anne </hi><hi rend="CharOverride-1">Robert Jacques. 1923 (1776). </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Œuvres de Turgot et documents </hi><hi rend="italic CharOverride-1">le concernant</hi><hi rend="CharOverride-1">., vol. V. Parigi: Librairie Félix Alcan.</hi></p><p rend="bib_indx_bib_tit" ><hi>Altri riferimenti bibliografici</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Antonetti,</hi><hi rend="CharOverride-1"> Elena. 2004. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il lavoro tra necessità e diritto. Il dibattito</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> sociale nella Francia tra due rivoluzioni: 1830-1848</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: FrancoAngeli.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Scotto, Pablo. 2021. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Los orígenes</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> del derecho al trabajo en Francia (1789-1848)</hi><hi rend="CharOverride-1">. Madrid: Centro de Estudios Políticos y Constitucionales.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Sewell, William H., Jr. 1980. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Work and Revolution</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> in France. The Language of Labor from the Old Regime</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> to 1848</hi><hi rend="CharOverride-1">. Cambridge: Cambridge University Press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Tanghe, Fernand. 1989. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Le</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> droit au travail entre histoire et utopie. 1789-1848- 1989: de</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> la répression de la mendicité à l’allocation universelle</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="CharOverride-1">Bruxelles: Facultés universitaires Saint-Louis.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Tomasello, Federico. 2018. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">L’inizio del lavoro.</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> Teoria politica e questione sociale nella Francia di prima metà Ottocento</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: Carocci.</hi></p>  
      
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          <head>References</head>
          <bibl n="145425">Allarde, Pierre d’. 1791. “Rapport au nom du Comit&amp;#233; des Finances.” Journal des &amp;#201;tats g&amp;#233;n&amp;#233;raux convoqu&amp;#233;s par Louis XVI 21, 29: 338-43.</bibl>
          <bibl n="147290">Babeuf, Gracchus. 2016 (1790-1791). Œuvres, vol. I. Parigi: L’Harmattan.</bibl>
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          <bibl n="144855">Duvergier, Jean Baptiste. 1848. Collection compl&amp;#232;te des Lois, D&amp;#233;crets, Ordonnances, R&amp;#233;glemens et Avis du Conseil-d’&amp;#201;tat, vol. XLVIII. Parigi: A. Guyot et Scribe.</bibl>
          <bibl n="146584">Fourier, Charles. 1966 (1822). Œuvres compl&amp;#232;tes de Charles Fourier, vol. III. Parigi: Anthropos.</bibl>
          <bibl n="144600">Garnier, Joseph. 1848. Le droit au travail &amp;#224; l’Assembl&amp;#233;e nationale, recueil complet de tous les discours prononc&amp;#233;s dans cette m&amp;#233;morable discussion. Parigi: Guillaumin et Compagnie.</bibl>
          <bibl n="145608">Robespierre, Maximilien. 1958 (1792-1793). Œuvres de Maximilien Robespierre, vol. IX. Parigi: Presses Universitaires de France.</bibl>
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          <bibl n="145331">Tomasello, Federico. 2018. L’inizio del lavoro. Teoria politica e questione sociale nella Francia di prima met&amp;#224; Ottocento. Roma: Carocci.</bibl>
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