<?xml version="1.0" encoding="utf-8" standalone="yes"?>
<TEI xmlns="http://www.tei-c.org/ns/1.0">
  <teiHeader>
    <fileDesc>
      <titleStmt>
        <title type="main" level="a">La concezione del lavoro in Fichte</title>
        <author>
          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0002-2575-5907" type="ORCID">
            <forename>Gaetano</forename>
            <surname>Rametta</surname>
            <placeName type="affiliation">University of Padua, Italy</placeName>
          </persName>
        </author>
        <respStmt>
          <resp>This is a section of <title>Idee di lavoro e di ozio per la nostra civiltà</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0319-7</idno>) by </resp>
          <name>Giovanni Mari, Francesco Ammannati, Brogi Stefano, Tiziana Faitini, Arianna Fermani, Francesco Seghezzi, Annalisa Tonarelli</name>
        </respStmt>
      </titleStmt>
      <publicationStmt>
        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.71</idno>
        <availability>
          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
          <licence source="text" target="https://creativecommons.org/licenses/by/4.0/legalcode">
            <p>Content licence CC BY 4.0</p>
          </licence>
          <licence source="metadata" target="https://creativecommons.org/publicdomain/zero/1.0/legalcode">
            <p>Metadata licence CC0 1.0</p>
          </licence>
        </availability>
      </publicationStmt>
      <sourceDesc>
        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
      </sourceDesc>
    </fileDesc>
    <encodingDesc>
      <appInfo>
        <application version="2.2" ident="Booksflow">
          <desc>Digital edition XML powered by Booksflow</desc>
        </application>
      </appInfo>
    </encodingDesc>
    <profileDesc>
      <abstract xml:lang="en">
        <p>The following paper tries to show the different aspects of Fichte’s conception of labour. First of all, labour means the activity of appropriation through which man makes the world his own property. It is also a fundamental right of man as a free subject and as a citizen of the State. Finally it is necessary for man’s self-development and education. In this sense, Fichte stresses the importance of multiplying labour’s productivity, in order to free a large amount of time to be dedicated to the intellectual and creative activities of man’s spirit. That implies that all the members of society have to give their contribution to the well-being of their community and that the social wealth has to be equally distributed among all members of the State.</p>
      </abstract>
      <textClass>
        <keywords>
          <list>
            <item>Appropriation</item>
            <item>body</item>
            <item>rights</item>
            <item>education</item>
            <item>free time</item>
          </list>
        </keywords>
      </textClass>
    </profileDesc>
  </teiHeader>
  <text>
    <body>
      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.71<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.71" /></p>
      
      <p rend="h1_chapter">La concezione del lavoro in Fichte</p><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Gaetano Rametta </hi></p><p rend="h2" ><hi>1. Cenni biografici</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Johann </hi><hi rend="CharOverride-1">Gottlieb Fichte nasce a Rammenau (Lusazia) da famiglia di umili </hi><hi rend="CharOverride-1">condizioni il 19 maggio 1762. Inizia gli studi al ginnasio </hi><hi rend="CharOverride-1">di Pforta (dove compirà i suoi studi anche Nietzsche) nel </hi><hi rend="CharOverride-1">1774, grazie al finanziamento di un nobile mecenate. Tra il </hi><hi rend="CharOverride-1">1780 e il 1784 compie gli studi universitari, senza mai </hi><hi rend="CharOverride-1">pervenire alla laurea, a Jena, Lipsia e Wittenberg. Al 1790 </hi><hi rend="CharOverride-1">risale la scoperta e lo studio delle </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Critiche </hi><hi rend="CharOverride-1">di Kant, </hi><hi rend="CharOverride-1">che gli svelano il ‘nuovo mondo’ della filosofia trascendentale. </hi><hi rend="CharOverride-1">Nel 1791 scrive il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Saggio di una critica di ogni </hi><hi rend="italic CharOverride-1">rivelazione</hi><hi rend="CharOverride-1">, pubblicato l’anno successivo; tra il 1793 e il</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1794 pubblica due scritti a sostegno della Rivoluzione francese (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Rivendicazione della libertà di pensiero dai principi dell’Europa che </hi><hi rend="italic CharOverride-1">l’hanno calpestata </hi><hi rend="CharOverride-1">e </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Contributo per rettificare i giudizi del </hi><hi rend="italic CharOverride-1">pubblico sulla Rivoluzione francese</hi><hi rend="CharOverride-1">). Scopre quindi nell’Io che pone</hi><hi rend="CharOverride-1"> se stesso il principio su cui fondare scientificamente la filosofia</hi><hi rend="CharOverride-1"> trascendentale, a cui dà il nome di ‘dottrina della </hi><hi rend="CharOverride-1">scienza’. All’approfondimento e all’elaborazione sistematica di quest’</hi><hi rend="CharOverride-1">ultima dedicherà tutto il resto della sua esistenza. Fichte muore </hi><hi rend="CharOverride-1">a Berlino il 29 gennaio 1814.</hi></p><p rend="h2" ><hi>1. L’essere umano come</hi><hi> soggetto</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’idea di lavoro in Fichte non può prescindere </hi><hi rend="CharOverride-1">dalla sua concezione della soggettività. Due sono le due idee </hi><hi rend="CharOverride-1">portanti di questa teoria: quella della libertà e quella dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">attività. Entrambe si riassumono nella formula del primo principio della </hi><hi rend="CharOverride-1">dottrina della scienza: «L’io pone assolutamente se stesso»</hi><hi rend="CharOverride-1">. Tale formula, così apparentemente astratta, esprime invece in modo </hi><hi rend="CharOverride-1">concettualmente pregnante la dimensione concreta che per Fichte è </hi><hi rend="CharOverride-1">inseparabile dall’idea di soggetto. Quest’ultimo infatti, per</hi><hi rend="CharOverride-1"> porsi come tale, deve agire in un contesto costituito</hi><hi rend="CharOverride-1"> da due dimensione principali: quello della natura diversa</hi><hi rend="CharOverride-1"> dal soggetto, da una parte; quella costituita dalle relazioni </hi><hi rend="CharOverride-1">tra l’io e gli altri soggetti, dall’altra. Il </hi><hi rend="CharOverride-1">soggetto non può agire sulla natura senza instaurare delle relazioni </hi><hi rend="CharOverride-1">con altri soggetti; viceversa, tali relazioni assumono come loro base </hi><hi rend="CharOverride-1">e condizione di fondo la capacità di subordinare la natura </hi><hi rend="CharOverride-1">al soddisfacimento delle esigenze e dei bisogni del soggetto. A </hi><hi rend="CharOverride-1">questo punto, è evidente come la dimensione teoretico-trascendentale della soggettività </hi><hi rend="CharOverride-1">(«Io che pone se stesso») non possa prescindere</hi><hi rend="CharOverride-1"> dalla sua concretizzazione in termini antropologici. L’io che </hi><hi rend="CharOverride-1">opera sulla natura all’interno di relazioni socialmente costituite, </hi><hi rend="CharOverride-1">infatti, altri non è che l’uomo. Quest’ultimo, però,</hi><hi rend="CharOverride-1"> viene considerato dalla dottrina della scienza non quanto specie naturale,</hi><hi rend="CharOverride-1"> ma in quanto supporto della libertà e dell’attività che</hi><hi rend="CharOverride-1"> permette al soggetto di porsi in quanto tale</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_103_617-625.html#footnote-008">1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Ecco perché la filosofia di Fichte non può prescindere dalla</hi><hi rend="CharOverride-1"> dimensione antropologica, ma anche perché non può essere rido</hi><hi rend="CharOverride-1">tta ad antropologia. L’uomo, lo ripetiamo, per Fichte è </hi><hi rend="CharOverride-1">funzione della realizzazione della soggettività nel mondo dell’esperienza; anche</hi><hi rend="CharOverride-1"> se, come appena detto, quest’ultima, in quanto complesso di</hi><hi rend="CharOverride-1"> capacità che rendono possibile l’attuazione della libertà e </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’attività nella concretezza empirica di un mondo, non </hi><hi rend="CharOverride-1">può prescindere dall’uomo, in cui trova il veicolo </hi><hi rend="CharOverride-1">per l’attuazione di se stessa</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_103_617-625.html#footnote-007">2</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="h2" ><hi>2. Il corpo</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È</hi><hi rend="CharOverride-1"> all’interno di questa cornice sommariamente abbozzata che si colloca</hi><hi rend="CharOverride-1"> la concezione fichtiana del lavoro. Riprendiamo il ragionamento: abbiamo detto</hi><hi rend="CharOverride-1"> che il soggetto è attività e libertà. Più precisamente: non</hi><hi rend="CharOverride-1"> può essere attivo senza liberamente realizzarsi nella realtà, e </hi><hi rend="CharOverride-1">viceversa: questa realizzazione, per essere tale, deve dipendere dalla capacità </hi><hi rend="CharOverride-1">di porsi autonomamente scopi e obiettivi, non può andare disgiunta </hi><hi rend="CharOverride-1">insomma da una dimensione di autonomia e indipendenza radicali, che </hi><hi rend="CharOverride-1">trovano la loro prima espressione concreta nel fatto che, in </hi><hi rend="CharOverride-1">quanto uomo, il soggetto è dotato di un </hi><hi rend="italic CharOverride-1">corpo</hi><hi rend="CharOverride-1">. Il</hi><hi rend="CharOverride-1"> corpo dell’uomo costituisce per Fichte un intero organizzato di</hi><hi rend="CharOverride-1"> membra coordinate in relazione reciproca. Tale relazione è tale perché</hi><hi rend="CharOverride-1"> riproduce dinamicamente se stessa, e in questo senso il corpo</hi><hi rend="CharOverride-1"> è un corpo </hi><hi rend="italic CharOverride-1">vivente </hi><hi rend="CharOverride-1">(sul tema, cfr. Bisol 2011). L’immagine dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">auto-posizione, che apre l’esposizione della dottrina della scienza 1794/95, </hi><hi rend="CharOverride-1">trova dunque nel corpo in quanto organismo vivente la sua </hi><hi rend="CharOverride-1">realizzazione naturale. Al tempo stesso, il soggetto trova nel proprio </hi><hi rend="CharOverride-1">corpo lo strumento duttile e malleabile per realizzare i propri </hi><hi rend="CharOverride-1">obiettivi nel mondo. La dimensione teleologica, propria dell’agire umano, </hi><hi rend="CharOverride-1">resterebbe pura finzione se non potesse contare sul corpo inteso </hi><hi rend="CharOverride-1">come organismo, capace di formazione e suscettibile di addestramento. L’</hi><hi rend="CharOverride-1">idealismo non può dunque instaurarsi senza una ben precisa filosofia </hi><hi rend="CharOverride-1">della corporeità, e viceversa la corporeità dell’uomo riceve senso </hi><hi rend="CharOverride-1">e valore non come fine a stessa, ma in quanto </hi><hi rend="CharOverride-1">condizione effettiva di attuazione della libertà nel mondo. Di qui </hi><hi rend="CharOverride-1">l’inviolabilità del corpo e il diritto alla vita come </hi><hi rend="CharOverride-1">espressioni basilari della dignità umana. La violazione del corpo e</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’impedimento alla vita rendono infatti impossibili l’esercizio della</hi><hi rend="CharOverride-1"> libertà come capacità di azione sul mondo esterno e di</hi><hi rend="CharOverride-1"> interazione con gli altri, violando dunque i principi fondamentali della</hi><hi rend="CharOverride-1"> filosofia trascendentale.</hi></p><p rend="h2" ><hi>3. Appropriazione e proprietà</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">A questa concezione della corporeità,</hi><hi rend="CharOverride-1"> si accompagna in Fichte una ben determinata teoria della proprietà.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Fin dai testi che precedono la </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Grundlage</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">1794/95</hi><hi rend="CharOverride-1">, Fichte </hi><hi rend="CharOverride-1">pone in correlazione la teoria della proprietà con l’idea </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’attività, dando luogo a una concezione della proprietà in </hi><hi rend="CharOverride-1">termini di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">appropriazione</hi><hi rend="CharOverride-1">, che alcuni interpreti hanno posto in relazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> alla teoria di Locke</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_103_617-625.html#footnote-006">3</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Prima che essere un diritto</hi><hi rend="CharOverride-1"> su </hi><hi rend="italic CharOverride-1">cose</hi><hi rend="CharOverride-1">, la proprietà è un diritto a disporre </hi><hi rend="CharOverride-1">liberamente della propria </hi><hi rend="italic CharOverride-1">attività </hi><hi rend="CharOverride-1">in relazione alle cose. Come dunque </hi><hi rend="CharOverride-1">l’uomo trova nel corpo la prima forma di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">proprietà </hi><hi rend="CharOverride-1">che gli spetta; come anche nel caso del corpo si </hi><hi rend="CharOverride-1">tratta di una relazione dinamica di disciplinamento e formazione costanti, </hi><hi rend="CharOverride-1">dunque di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">auto-appropriazione </hi><hi rend="CharOverride-1">del soggetto a se stesso; così la </hi><hi rend="CharOverride-1">proprietà sulle cose </hi><hi rend="CharOverride-1">dipende dall’attività mediante la quale egli, trasformandole </hi><hi rend="CharOverride-1">in rapporto ai propri obiettivi e ai propri bisogni, se </hi><hi rend="CharOverride-1">le appropria. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il lavoro è l’attività fondamentale di questa </hi><hi rend="italic CharOverride-1">appropriazione</hi><hi rend="CharOverride-1">. In termini filosofici, Fichte riesce così a dimostrare </hi><hi rend="CharOverride-1">in modo rigoroso il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">diritto al lavoro come diritto fondamentale </hi><hi rend="italic CharOverride-1">dell’uomo in quanto soggettività libera</hi><hi rend="CharOverride-1">. In quanto l’uomo</hi><hi rend="CharOverride-1"> è soggetto, deve essere posto nelle condizioni di poter esercitare</hi><hi rend="CharOverride-1"> liberamente la propria attività di appropriazione del mondo; di conseguenza,</hi><hi rend="CharOverride-1"> questa attività si esercita come lavoro. L’uomo non può</hi><hi rend="CharOverride-1"> porsi come soggetto senza avere la possibilità di lavorare, in</hi><hi rend="CharOverride-1"> quanto appunto il lavoro è la forma di base (ma</hi><hi rend="CharOverride-1"> si badi bene, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">non la forma più alta</hi><hi rend="CharOverride-1">) senza </hi><hi rend="CharOverride-1">di cui l’uomo non potrebbe affermarsi come principio attivo,</hi><hi rend="CharOverride-1"> e senza la quale nessuna attività superiore avrebbe la possibilità</hi><hi rend="CharOverride-1"> di esercitarsi. </hi></p><p rend="h2" ><hi>4. Il lavoro</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Riassumiamo i passaggi che abbiamo </hi><hi rend="CharOverride-1">svolto fino ad ora. Siamo partiti dalla concezione trascendentale del </hi><hi rend="CharOverride-1">soggetto come «Io che pone assolutamente se stesso». Abbiamo</hi><hi rend="CharOverride-1"> visto che in questa formula si riassumono i due aspetti</hi><hi rend="CharOverride-1"> fondamentali del soggetto: libertà e attività, e come questi due</hi><hi rend="CharOverride-1"> aspetti siano inseparabilmente intrecciati l’uno all’altro. Da qui,</hi><hi rend="CharOverride-1"> la necessità di concretizzare in modo efficace rispetto alla realtà</hi><hi rend="CharOverride-1"> empirica queste due dimensioni fondamentali. Il corpo in quanto organismo</hi><hi rend="CharOverride-1"> vivente realizza questa necessaria concretizzazione, e rende possibile formulare una</hi><hi rend="CharOverride-1"> concezione della proprietà rivolta in prima istanza non agli oggetti,</hi><hi rend="CharOverride-1"> ma all’attività che il soggetto esercita su di essi.</hi><hi rend="CharOverride-1"> La teoria della proprietà è così in primo luogo una</hi><hi rend="CharOverride-1"> teoria dell’appropriazione, prima di tutto del soggetto in</hi><hi rend="CharOverride-1"> rapporto a se stesso, alla propria corporeità ed</hi><hi rend="CharOverride-1"> alle attività da questa rese possibili; in secondo luogo, in</hi><hi rend="CharOverride-1"> rapporto agli oggetti che l’uomo si appropria trasformandoli in</hi><hi rend="CharOverride-1"> rapporto ai propri obiettivi e ai propri bisogni.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Quest’ultimo </hi><hi rend="CharOverride-1">punto è particolarmente importante. I bisogni dell’uomo sono legati </hi><hi rend="CharOverride-1">al fatto che l’uomo è un organismo vivente; l’</hi><hi rend="CharOverride-1">appropriazione della natura ha come suo scopo primario quello di </hi><hi rend="CharOverride-1">procurare i mezzi fondamentali per la sussistenza del corpo. Ora, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">il lavoro è l’attività mediante la quale tale appropriazione</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> si realizza</hi><hi rend="CharOverride-1">; di conseguenza, esso è anche la condizione </hi><hi rend="CharOverride-1">indispensabile perché il soggetto possa soddisfare i suoi bisogni primari</hi><hi rend="CharOverride-1"> e mantenersi in vita. Diritto alla vita e diritto al</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro vengono così strettamente a intrecciarsi, e in questo senso</hi><hi rend="CharOverride-1"> il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">diritto al lavoro è un diritto fondamentale dell’uomo</hi><hi rend="CharOverride-1">:</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Il supremo ed universale fine di ogni libera attività è</hi><hi rend="CharOverride-1"> dunque quello di potere vivere […] Senza il raggiungimento di questo</hi><hi rend="CharOverride-1"> fine non sarebbero affatto possibili né la libertà né la</hi><hi rend="CharOverride-1"> continuità della persona […] Poter vivere è l’assoluta, inalienabile proprietà</hi><hi rend="CharOverride-1"> di tutti gli uomini […] Il principio di ogni ordinamento statale</hi><hi rend="CharOverride-1"> razionale è: ognuno deve poter vivere del proprio lavoro (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Diritto naturale</hi><hi rend="CharOverride-1">, 187)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_103_617-625.html#footnote-005">4</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ma qui dobbiamo compiere un passaggio </hi><hi rend="CharOverride-1">ulteriore. L’uomo infatti non lavora come individuo isolato, ma </hi><hi rend="CharOverride-1">in quanto membro di una comunità di altri uomini. Di </hi><hi rend="CharOverride-1">conseguenza, una concezione adeguata del lavoro comporta l’elaborazione di </hi><hi rend="CharOverride-1">una ben precisa filosofia del diritto e dello Stato, visto </hi><hi rend="CharOverride-1">che per Fichte quello che la tradizione giusnaturalistica ha identificato </hi><hi rend="CharOverride-1">come ‘diritto naturale’ trova la sua effettiva attuazione nella </hi><hi rend="CharOverride-1">realtà solo come ‘diritto positivo’, cioè in quanto complesso</hi><hi rend="CharOverride-1"> di leggi emanate e garantite da quell’apparo di sovranità</hi><hi rend="CharOverride-1"> e monopolio della decisione che va sotto il nome di</hi><hi rend="CharOverride-1"> Stato. Lo Stato avrà allora il compito non soltanto di</hi><hi rend="CharOverride-1"> garantire a ciascuno il diritto di lavorare, ma viceversa ciascuno,</hi><hi rend="CharOverride-1"> in quanto cittadino di uno Stato, potrà far valere i</hi><hi rend="CharOverride-1"> propri diritti di cittadino solo in quanto in pari tempo</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">lavoratore</hi><hi rend="CharOverride-1">. Nessuno può sottrarsi al dovere di contribuire al</hi><hi rend="CharOverride-1"> benessere complessivo della società di cui fa parte, e tale</hi><hi rend="CharOverride-1"> contributo è dato appunto dallo svolgimento dell’attività lavorativa </hi><hi rend="CharOverride-1">che a ciascun singolo spetta in rapporto al mantenimento e allo</hi><hi rend="CharOverride-1"> sviluppo della comunità politica di cui fa parte. </hi></p><p rend="h2" ><hi>5. Ruolo</hi><hi> dello Stato e divisione cetuale del lavoro</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il ruolo dello </hi><hi rend="CharOverride-1">Stato si accentua notevolmente nel passaggio da Jena a Berlino. </hi><hi rend="CharOverride-1">Nel </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Diritto naturale 1796/97</hi><hi rend="CharOverride-1">, lo Stato ha il compito di</hi><hi rend="CharOverride-1"> ripartire le diverse attività sociali in una molteplicità di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">ceti</hi><hi rend="CharOverride-1">, a ciascuno dei quali è demandato lo svolgimento di </hi><hi rend="CharOverride-1">una ben determinata attività (sul tema, cfr. Fonnesu 2010, 145-73). Il ceto degli </hi><hi rend="italic CharOverride-1">agricoltori</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">per Fichte è quello autenticamente produttivo, proprio perché le risorse fondamentali </hi><hi rend="CharOverride-1">per la sopravvivenza dell’uomo sono ricavate dalla </hi><hi rend="italic CharOverride-1">terra</hi><hi rend="CharOverride-1">. Gli</hi><hi rend="CharOverride-1"> interpreti hanno messo in rilievo l’influsso esercitato su Fichte,</hi><hi rend="CharOverride-1"> al riguardo, dalle teorie fisiocratiche. Al ceto degli agricoltori è</hi><hi rend="CharOverride-1"> affiancato quello degli </hi><hi rend="italic CharOverride-1">artigiani</hi><hi rend="CharOverride-1"> in quanto trasformatori delle materie prime</hi><hi rend="CharOverride-1"> ricavate dalla terra. Abbiamo quindi il ceto dei </hi><hi rend="italic CharOverride-1">commercianti</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="CharOverride-1">cui è affidato lo scambio dei prodotti sul mercato. Qui </hi><hi rend="CharOverride-1">si conclude la ripartizione cetuale per quanto attiene da dimensione </hi><hi rend="CharOverride-1">strettamente </hi><hi rend="italic CharOverride-1">economica</hi><hi rend="CharOverride-1"> della vita sociale, legata alle esigenze della riproduzione </hi><hi rend="italic CharOverride-1">materiale </hi><hi rend="CharOverride-1">delle condizioni di vita di una determinata comunità politica. </hi><hi rend="CharOverride-1">Nel </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Sistema di etica </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’anno successivo (1798), alle attività</hi><hi rend="CharOverride-1"> della riproduzione materiale si sovrappongono le attività superiori, di tipo</hi><hi rend="CharOverride-1"> intellettuale, che si ripartiscono nei ceti degli impiegati e funzionari</hi><hi rend="CharOverride-1"> statali, degli scienziati e dei dotti, dei governanti. A differenza</hi><hi rend="CharOverride-1"> di quanto avverrà in Hegel, per Fichte la ripartizione delle</hi><hi rend="CharOverride-1"> attività lavorative per ceti non ha una valenza politica, ma</hi><hi rend="CharOverride-1"> esclusivamente economica.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ciò non toglie, come mostra ancora il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Sistema </hi><hi rend="italic CharOverride-1">di etica</hi><hi rend="CharOverride-1">, che l’appartenenza a un determinato ceto non</hi><hi rend="CharOverride-1"> si accompagni anche al rispetto di determinati doveri, integrando la</hi><hi rend="CharOverride-1"> dimensione economica con quella morale. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che</hi><hi rend="CharOverride-1"> il lavoro riceve il suo significato superiore non solo e</hi><hi rend="CharOverride-1"> non tanto in quanto richiesto per la sopravvivenza della specie,</hi><hi rend="CharOverride-1"> ma soprattutto nella misura in cui contribuisce alla costruzione di</hi><hi rend="CharOverride-1"> un mondo che rende possibile lo sviluppo della libertà e</hi><hi rend="CharOverride-1"> delle attività superiori a questa legate in termini di creazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> e sviluppo intellettuale dell’umanità.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">D’altra parte, se già </hi><hi rend="CharOverride-1">nel </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Diritto naturale </hi><hi rend="CharOverride-1">jenese</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">allo Stato veniva attribuito il compito </hi><hi rend="CharOverride-1">di regolare l’ordinamento cetuale, in rapporto ai bisogni complessivi </hi><hi rend="CharOverride-1">del corpo sociale ed alla conseguente ripartizione dei singoli nelle </hi><hi rend="CharOverride-1">diverse branche dell’attività economica, in quest’opera Fichte – </hi><hi rend="CharOverride-1">non senza qualche ambiguità – afferma il diritto del singolo </hi><hi rend="CharOverride-1">alla scelta del proprio mestiere o professione:</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Tutti comunicano a tutti,</hi><hi rend="CharOverride-1"> e per garanzia all’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">intero </hi><hi rend="CharOverride-1">come comunità, di cosa intendono</hi><hi rend="CharOverride-1"> vivere […] Tutti, e la comunità come garante, permettono a ciascuno</hi><hi rend="CharOverride-1"> questa occupazione esclusivamente per un certo rispetto: nessuna professione, nello</hi><hi rend="CharOverride-1"> Stato, senza che per essa sia stata data la concessione</hi><hi rend="CharOverride-1"> […] nessuno diventa quindi cittadino dello Stato </hi><hi rend="italic CharOverride-1">in generale </hi><hi rend="CharOverride-1">ma, entrando</hi><hi rend="CharOverride-1"> nello Stato, entra nello stesso tempo in una certa classe</hi><hi rend="CharOverride-1"> di cittadini (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Diritto naturale</hi><hi rend="CharOverride-1">, 189).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Questo diritto sembra venir </hi><hi rend="CharOverride-1">meno nello </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Stato commerciale chiuso </hi><hi rend="CharOverride-1">pubblicato a Berlino nel 1800, </hi><hi rend="CharOverride-1">assieme a un rafforzamento delle funzioni regolative dello Stato nei </hi><hi rend="CharOverride-1">confronti delle attività economiche</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_103_617-625.html#footnote-004">5</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="h2" ><hi>6. Lavoro, educazione, tempo libero. Conclusioni</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Che il lavoro non riduca il suo significato alla sfera</hi><hi rend="CharOverride-1"> puramente economica e funzionale, è confermato dai </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Discorsi alla nazione</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> tedesca</hi><hi rend="CharOverride-1">, laddove Fichte delinea i lineamenti delle istituzioni educative </hi><hi rend="CharOverride-1">che dovrebbero essere i veicoli della nuova educazione nazionale da </hi><hi rend="CharOverride-1">lui proposta. Esse riproducono in piccolo il modello autosufficiente della </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Stato commerciale chiuso </hi><hi rend="CharOverride-1">precedentemente teorizzato, e assumono la forma di </hi><hi rend="CharOverride-1">comunità produttive che si creano i propri mezzi materiali di </hi><hi rend="CharOverride-1">sussistenza. In questo modo, il giovane si abitua sin dai </hi><hi rend="CharOverride-1">primi anni della sua formazione al senso della propria autonomia </hi><hi rend="CharOverride-1">e dignità, non in quanto singolo individuo atomizzato, ma in </hi><hi rend="CharOverride-1">quanto membro di una comunità concreta:</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">la fondata fiducia di potersela</hi><hi rend="CharOverride-1"> cavare nel mondo grazie alle proprie forze, e di non</hi><hi rend="CharOverride-1"> avere bisogno per il proprio sostentamento di alcuna benevolenza estranea,</hi><hi rend="CharOverride-1"> fa parte dell’indipendenza personale dell’uomo, e condiziona l</hi><hi rend="CharOverride-1">’indipendenza etica molto più di quanto si sia creduto finora</hi><hi rend="CharOverride-1"> […] l’allievo della nostra educazione deve essere abituato alla laboriosità</hi><hi rend="CharOverride-1"> […] e come primissimo principio dell’onore deve essergli impresso nell</hi><hi rend="CharOverride-1">’animo il fatto che è vergognoso voler essere debitore del</hi><hi rend="CharOverride-1"> proprio sostentamento ad altro che non sia il proprio lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Fichte 2005², 151-52).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Coerente con questa impostazione è l’attenzione </hi><hi rend="CharOverride-1">crescente dedicata al tema del ‘tempo libero’</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_103_617-625.html#footnote-003">6</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, che</hi><hi rend="CharOverride-1"> Fichte non intende come momento di distrazione e divertimento, ma</hi><hi rend="CharOverride-1"> come possibilità di auto-formazione e di creatività intellettuale. Condizione </hi><hi rend="CharOverride-1">indispensabile per il suo accrescimento è l’aumento della produttività </hi><hi rend="CharOverride-1">del lavoro, da conseguire attraverso l’impiego della scienza e </hi><hi rend="CharOverride-1">della tecnica. Ciò spiega perché anche un testo come lo </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Stato commerciale chiuso </hi><hi rend="CharOverride-1">invochi il mantenimento dello scambio e della </hi><hi rend="CharOverride-1">circolazione intellettuale con l’estero. Fichte suggerisce perfino di attrarre </hi><hi rend="CharOverride-1">i più importanti dotti e scienziati stranieri mediante alti stipendi </hi><hi rend="CharOverride-1">e condizioni di vita favorevoli.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Se lo scopo del lavoro,</hi><hi rend="CharOverride-1"> dunque, non è fine a stesso, ma ha come </hi><hi rend="CharOverride-1">obiettivo quello di ridurre progressivamente il tempo necessario al soddisfacimento </hi><hi rend="CharOverride-1">dei bisogni vitali, per ampliare esponenzialmente quello da dedicare al </hi><hi rend="CharOverride-1">libero sviluppo della personalità, non stupisce che a un destino </hi><hi rend="CharOverride-1">parallelo vada incontro anche lo Stato, di cui abbiamo visto </hi><hi rend="CharOverride-1">l’importanza per il mantenimento di una razionale divisione del </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro e un’equa distribuzione dei beni prodotti. Per quanto </hi><hi rend="CharOverride-1">possa definirsi razionale, infatti, lo Stato rimane un’istituzione coattiva. </hi><hi rend="CharOverride-1">Fichte sembra immaginare un progresso tendenziale verso una società in </hi><hi rend="CharOverride-1">cui, con l’aumento della produttività del lavoro dovuta all’</hi><hi rend="CharOverride-1">applicazione delle scoperte tecnico-scientifiche, l’espansione del tempo libero e </hi><hi rend="CharOverride-1">la maturazione etica dell’umanità, col diminuire del tempo di </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro diminuirà progressivamente anche la necessità che l’ordine sociale </hi><hi rend="CharOverride-1">sia mantenuto mediante un’istituzione di tipo coattivo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_103_617-625.html#footnote-002">7</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In questo</hi><hi rend="CharOverride-1"> senso il discorso di Fichte, nonostante i rapporti evidenti </hi><hi rend="CharOverride-1">con la società del suo tempo e con alcune rigidità </hi><hi rend="CharOverride-1">tipiche del filosofo, appare di grande attualità, non nel senso</hi><hi rend="CharOverride-1"> di fornire soluzioni pratiche ai problemi del nostro tempo, ma</hi><hi rend="CharOverride-1"> di mettere a nostra disposizione strumenti critici per un loro</hi><hi rend="CharOverride-1"> adeguato inquadramento concettuale. Attraverso la tematica del lavoro, infatti, Fichte</hi><hi rend="CharOverride-1"> mostra l’impossibilità di separare economia e politica. Se appare</hi><hi rend="CharOverride-1"> poco accettabile, anche soltanto per la sua palese impraticabilità, l</hi><hi rend="CharOverride-1">’idea di una chiusura sistematica dei confini statali, salvo </hi><hi rend="CharOverride-1">l’adozione di politiche repressive e illiberali (cioè proprio di </hi><hi rend="CharOverride-1">quegli istituti coattivi di cui Fichte auspicava la progressiva ‘estinzione</hi><hi rend="CharOverride-1">’), la liberazione di quote sempre più ampie di tempo</hi><hi rend="CharOverride-1"> di vita dalla coazione al lavoro rende paradossale la commisurazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> dei beni e la distribuzione delle ricchezze alla definizione quantitativa</hi><hi rend="CharOverride-1"> del tempo di lavoro per le mansioni inferiori e meno</hi><hi rend="CharOverride-1"> retribuite, a fronte della crescita esponenziale di quote di reddito</hi><hi rend="CharOverride-1"> legate a speculazioni di carattere finanziario e posizioni di privilegio</hi><hi rend="CharOverride-1"> sociale puramente parassitarie (in termini fichtiani, svincolate da ogni prestazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> di tipo lavorativo). Al tempo stesso, il diritto alla </hi><hi rend="CharOverride-1">vita come diritto fondamentale senza di cui ogni altro diritto </hi><hi rend="CharOverride-1">è perciò stresso vanificato, rende sempre più urgente affrontare il </hi><hi rend="CharOverride-1">tema, anch’esso così caro a Fichte, di una redistribuzione </hi><hi rend="CharOverride-1">delle ricchezze su base egualitaria e in pari tempo su </hi><hi rend="CharOverride-1">scala globale: non nel senso dell’appiattimento indiscriminato dei livelli</hi><hi rend="CharOverride-1"> e stili di vita (ciò verso cui Fichte era sempre</hi><hi rend="CharOverride-1"> stato contrario), ma di una differenziazione che sia compatibile con</hi><hi rend="CharOverride-1"> i più elementari criteri di giustizia distributiva e sostenibilità sociale</hi><hi rend="CharOverride-1"> ed ambientale. </hi></p><p rend="h2" ><hi>Riferimenti bibliografici</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Batscha, Zwi. 1981. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Studien zur politischen Theorie des deutschen Frühliberalismus</hi><hi rend="CharOverride-1">. Frankfurt a. M.: Suhrkamp.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Bisol,</hi><hi rend="CharOverride-1"> Benedetta. 2011. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Körper, Freiheit und Wille. Die transzendentalphilosophische Leiblehre J. G. Fichtes</hi><hi rend="CharOverride-1">. Würzburg: Ergon Verlag.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">De Pascale, Carla. 1995. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Etica e diritto. La filosofia di Fichte e le sue ascendenze kantiane</hi><hi rend="CharOverride-1">. Bologna</hi><hi rend="CharOverride-1">: il Mulino.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">De Pascale, Carla. 2001. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Vivere in società, agire nella storia. Libertà, diritto, storia in Fichte</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Guerini.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Fichte, J. G. 1962-2012. </hi><hi rend="CharOverride-1">“Rechtslehre 1812”; “Sittenlehre 1812.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Gesamtausgabe der Bayerischen Akademie der Wissenschaften</hi><hi rend="CharOverride-1">, vol. II.13, hrsg. von R. Lauth, H. Jacob, H. Gliwitzky et al., Stuttgart-Bad Cannstatt: Frommann-Holzboog</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_103_617-625.html#footnote-001">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> (nuova edizione a cura di H. G. von Manz et al. Stuttgart-Bad Cannstatt: Frommann-Holzboog, 2012).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Fichte, J. G. 1989. “L’iniziazione alla vita beata ovvero la dottrina della religione.”</hi><hi rend="CharOverride-1"> In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La dottrina della religione</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">a cura di G. Moretto, 241-406. Napoli: Guida.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Fichte, J. G. 1994a. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Fondamento del diritto naturale secondo i principi della dottrina della scienza</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di L. Fonnesu. Roma-Bari: Laterza.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Fichte, J. G. 1994b. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il Sistema di etica secondo i principi della dottrina della scienza</hi><hi rend="CharOverride-1">, trad. it. di R. Cantoni, a cura di C. De Pascale.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Roma-Bari: Laterza.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Fichte, J. G. 1998. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La destinazione dell’uomo</hi><hi rend="CharOverride-1">, trad. it. di R. Cantoni, a cura di C. Cesa Roma-Bari: Laterza.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Fichte, J. G. 1999</hi><hi rend="CharOverride-1">a. “Sul concetto della dottrina della scienza ovvero sulla cosiddetta filosofia come scritto introduttivo alle lezioni su questa scienza”; “Fondamento dell’intera dottrina della scienza come manoscritto per i suoi ascoltatori.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Scritti sulla dottrina della scienza 1794-1804</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di M. Sacchetto, 75-139; 141-346; Torino: </hi><hi rend="CharOverride-1">UTET</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_103_617-625.html#footnote-000">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Fichte, J. G. 1999b. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">I tratti fondamentali dell’epoca presente</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di A. Carrano. Milano: Guerini.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Fichte, J. G. 1999c. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Prima e Seconda Introduzione alla dottrina della scienza con i </hi><hi rend="CharOverride-1">«</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Dictate</hi><hi rend="CharOverride-1">»</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> 1798-1799</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di C. Cesa. Roma-Bari: Laterza.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Fichte, J. G. 2005². </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Discorsi alla nazione tedesca</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di G. Rametta. Roma-Bari: Laterza</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Fichte, J. G. 2013. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La dottrina dello Stato ovvero Sulla relazione dello Stato originario con il Regno della ragione</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di A. Carrano. Napoli</hi><hi rend="CharOverride-1">: Edizioni Accademia </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Vivarium Novum</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Fichte, J. G. 2020. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Lo Stato commerciale chiuso</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di C. Sabatini. Napoli: Edizioni Accademia </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Vivarium Novum</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Fonnesu, Luca. 1997. “Die Aufhebung des Staates bei Fichte.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Fichte-Studien</hi><hi rend="CharOverride-1"> 11: 85-97.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Fonnesu, Luca. 2010. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Per una moralità concreta. Studi sulla filosofia classica tedesca</hi><hi rend="CharOverride-1">. Bologna: il Mulino.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Hahn, Karl. 1994. “Fichtes</hi><hi rend="CharOverride-1"> und Proudhons Begriff des Eigentums als Recht auf Arbeit.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Das geistige Erbe Europas</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="CharOverride-1">hrsg. von Manfred Buhr, 548-57. Napoli: Vivarium. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">James, David. 2011. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Fichte’s Social and Political Philosophy: Property and Virtue</hi><hi rend="CharOverride-1">. Cambridge: Cambridge University Press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">James, David. </hi><hi rend="CharOverride-1">2013. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Fichte’s Social and Political Philosophy: Property and Virtue</hi><hi rend="CharOverride-1">. Cambridge: CUP.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Klenner, Hermann. 1957. “Das Recht auf Arbeit bei Johann Gottlieb Fichte.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Festschrift für Erwin Jacobi</hi><hi rend="CharOverride-1">, 149-63. Berlin: VEB Deutscher Zentralverlag.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Merle, Jean-Christophe.</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1997. “Notrecht und Eigentumstheorie im Naturrecht, bei Kant und bei Fichte.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Fichte-Studien</hi><hi rend="CharOverride-1"> 11: 41-61.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Nakhimovsky, Isaac. 2011. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">The Closed Commercial State: Perpetual Peace and Commercial Society from Rousseau to Fichte</hi><hi rend="CharOverride-1">. Princeton</hi><hi rend="CharOverride-1">: Princeton University Press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Nomer, Nedim. 2010. “Fichte and the Relationship between Self-Positing and Rights.”</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> Journal</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">of</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">the</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">history</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">of</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">philosophy</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">48, 3: 469-90.</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Perrinjaquet, Alain. 1997. “Fichte, Proudhon et la propriété.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Fichte et la France</hi><hi rend="CharOverride-1">, édité par Ives Radrizzani, 141-81</hi><hi rend="CharOverride-1">. Paris: Beauchesne.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Rametta, Gaetano. 2021. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Take five. Cinque contributi su Fichte e la filosofia trascendentale</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Mimesis.</hi></p><p rend="bib_indx_bib_tit" ><hi>Altri riferi</hi><hi>menti bibliografici</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Alessiato, Elena. 2018. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Lo spirito e la maschera. La ricezione politica di Fichte in Germania nel tempo della Prima Guerra Mondiale</hi><hi rend="CharOverride-1">. Bologna: il Mulino.</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Gambaro, Giacomo. </hi><hi rend="CharOverride-1">2020b. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Filosofia trascendentale e orizzonte pratico nell’ultimo Fichte</hi><hi rend="CharOverride-1">. Padova: CLEUP.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Leibholz, Gerhard. 1921. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Fichte und der demokratische Gedanke</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Ein Beitrag zur Staatslehre</hi><hi rend="CharOverride-1">. Freiburg i. B.: Boltze.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Léon, Xavier.</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1914. “Le socialisme de Fichte d’après l’État Commercial Fermé.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Revue</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">de</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Métaphysique</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">et</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">de</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Morale</hi><hi rend="CharOverride-1"> 22, 1:</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">27-71.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Lindau, </hi><hi rend="CharOverride-1">Hans. 1900. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Johann Gottlieb Fichte und der neuere Sozialismus</hi><hi rend="CharOverride-1">. Berlin: Fontane (rist. in </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Schriften zu J. G. Fichtes Sozialphilosophie</hi><hi rend="CharOverride-1">. Hildesheim-Zürich-New York: </hi><hi rend="CharOverride-1">Olms, 1987).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Rametta, Gaetano. 2017</hi><hi rend="superscript CharOverride-2">2</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Fichte</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: Carocci. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Rampazzo Bazzan,</hi><hi rend="CharOverride-1"> Marco. 2017. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il prisma “Rousseau”. Lo sguardo di Fichte sulla politica tra Staatsrecht e Rivoluzione francese</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: FrancoAngeli.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Rickert, Heinrich. 1923. “Die Philosophischen Grundlagen von Fichtes Sozialismus</hi><hi rend="CharOverride-1">.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Logos</hi><hi rend="CharOverride-1"> 11: 149-80.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Rickert, Heinrich. 1938. “Die allgemeinen Grundlagen der Politik Fichtes.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Zeitschrift</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">für</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Deutsche</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Kulturphilosophie</hi><hi rend="CharOverride-1"> 4: 1-24.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Trautwein, Karl. 1913. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Über Ferdinand Lassalle und sein Verhältnis zur Fichteschen Sozialphilosophie</hi><hi rend="CharOverride-1">. Jena: Fischer.</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Weber, Marianne. 1900</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Fichte’s Sozialismus und sein Verhältnis zur Marx’schen Doktrin</hi><hi rend="CharOverride-1">. Tübingen: Mohr (rist. in </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Schriften zu J. G. Fichtes Sozialphilosophie</hi><hi rend="CharOverride-1">. Hildesheim-Zürich-New York: Olms, 1987).</hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_103_617-625.html#footnote-008-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Qui sta il fondamento della concezione fichtiana dei ‘diritti</hi><hi rend="CharOverride-1">’, nella loro tripartizione di diritti civili, diritti sociali e</hi><hi rend="CharOverride-1"> diritti umani, su cui cfr. De Pascale 2001, 283-311, e</hi><hi rend="CharOverride-1"> il più recente Nomer 2010.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_103_617-625.html#footnote-007-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Oltre a quelle sopra menzionate, le opere principali di Fichte, citate secondo le traduzioni italiane, sono citate nella bibliografia finale di questo saggio.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_103_617-625.html#footnote-006-backlink">3</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Molta come </hi><hi rend="CharOverride-1">si può immaginare la letteratura sul tema. Qui si consigliano </hi><hi rend="CharOverride-1">James 2011; Merle 1997; Perrinjaquet 1997.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_103_617-625.html#footnote-005-backlink">4</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Particolarmente attuali ci sembrano</hi><hi rend="CharOverride-1"> le conseguenze che Fichte trae da questo principio: «Non </hi><hi rend="CharOverride-1">appena, dunque, qualcuno non può vivere del suo lavoro […] il </hi><hi rend="CharOverride-1">contratto è del tutto annullato, per quanto lo riguarda, e </hi><hi rend="CharOverride-1">da questo momento in poi egli non è più legalmente </hi><hi rend="CharOverride-1">obbligato a riconoscere la proprietà di qualsivoglia uomo. Perché ora </hi><hi rend="CharOverride-1">non intervenga, a causa sua, quest’insicurezza della proprietà, tutti </hi><hi rend="CharOverride-1">devono di diritto, e per il contratto sociale, dare del </hi><hi rend="CharOverride-1">proprio, tanto che egli sia in grado di vivere […] il </hi><hi rend="CharOverride-1">povero […] ha un assoluto diritto di coazione all’assistenza» (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Diritto naturale</hi><hi rend="CharOverride-1">, 187-88). Su questi temi, cfr. De Pascale 2001,</hi><hi rend="CharOverride-1"> 257-82; Hahn 1994; Klenner 1957; e il già menzionato James</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2011, 34-5. Quest’ultimo confronta le posizioni di Fichte con</hi><hi rend="CharOverride-1"> la Costituzione giacobina del 1793 e quelle successive di Babeuf,</hi><hi rend="CharOverride-1"> in James 2011, 56-86. </hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_103_617-625.html#footnote-004-backlink">5</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. Batscha 1970, 281. Sul testo fichtiano, cfr. l’innovativo contributo di Nakhimovsky 2011.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_103_617-625.html#footnote-003-backlink">6</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Ciò avviene soprattutto nel testo della </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Rechtslehre 1812</hi><hi rend="CharOverride-1">, purtroppo </hi><hi rend="CharOverride-1">non ancora tradotto in italiano. Cfr. indicativamente </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Rechtslehre 1812</hi><hi rend="CharOverride-1">, 131: «</hi><hi rend="CharOverride-1">L’assoluto diritto di proprietà di tutti è tempo libero </hi><hi rend="CharOverride-1">[</hi><hi rend="italic CharOverride-1">freie Muße</hi><hi rend="CharOverride-1">] per scopi a piacere, dopo avere svolto </hi><hi rend="CharOverride-1">il lavoro richiesto dal mantenimento di se stessi e dello </hi><hi rend="CharOverride-1">Stato». Il rapporto tra tempo di lavoro necessario e </hi><hi rend="CharOverride-1">tempo libero determina la misura della ricchezza di una comunità: </hi><hi rend="CharOverride-1">«Quanto meno tempo libero rimane dal lavoro richiesto ai fini</hi><hi rend="CharOverride-1"> dello Stato, tanto più povero è l’intero; quanto più</hi><hi rend="CharOverride-1"> tempo libero rimane, tanto più esso è facoltoso» (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Rechtslehre 1812</hi><hi rend="CharOverride-1">, 133). Lo Stato ha dunque il compito di incrementare </hi><hi rend="CharOverride-1">la produttività del lavoro necessario per aumentare la quota sociale </hi><hi rend="CharOverride-1">di tempo libero, e ciò può essere fatto promuovendo la </hi><hi rend="CharOverride-1">specializzazione mediante una sempre più accentuata e razionale divisione del </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Rechtslehre 1812</hi><hi rend="CharOverride-1">, 133), che a sua volta comporta sviluppo tecnologico</hi><hi rend="CharOverride-1"> e scientifico. In questo senso, Fichte sembra preludere alla nozione</hi><hi rend="CharOverride-1"> marxiana di «intelletto generale»: cfr. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Rechtslehre 1812</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="CharOverride-1">153: «Da dove dunque questa eccedenza? È appunto la </hi><hi rend="CharOverride-1">conquista della </hi><hi rend="italic CharOverride-1">pura vita razionale</hi><hi rend="CharOverride-1">, dell’intelletto, in applicazione vantaggiosa</hi><hi rend="CharOverride-1"> del lavoro […] L’intelletto prevale. In che modo? Per il</hi><hi rend="CharOverride-1"> fatto di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">assoggettarsi </hi><hi rend="CharOverride-1">altre forze». Vale la pena di</hi><hi rend="CharOverride-1"> ricordare che posizioni analoghe sono presenti anche in testi precedenti.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Fra tutti, cfr. il celebre passo dello </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Stato commerciale chiuso</hi><hi rend="CharOverride-1">, 111: «Che l’uomo viva sulla terra con</hi><hi rend="CharOverride-1"> tutta la facilità, la libertà, il dominio sulla natura e</hi><hi rend="CharOverride-1"> la pienezza della propria </hi><hi rend="italic CharOverride-1">umanità </hi><hi rend="CharOverride-1">che gli sono accordati dalla</hi><hi rend="CharOverride-1"> natura stessa: tutto ciò non è solo un pio desiderio,</hi><hi rend="CharOverride-1"> ma è un’insopprimibile istanza che nasce dal suo diritto</hi><hi rend="CharOverride-1"> e dalla sua destinazione. L’uomo deve lavorare, ma non</hi><hi rend="CharOverride-1"> come una bestia da soma […] L’uomo deve lavorare senza</hi><hi rend="CharOverride-1"> paura, con piacere e gioia e deve conservare abbastanza tempo</hi><hi rend="CharOverride-1"> per innalzare lo spirito e gli occhi al cielo, che</hi><hi rend="CharOverride-1"> egli è stato concepito per contemplare».</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Sul tema, cfr.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Batscha 1970, 314-20 (con i dovuti riferimenti a Marx), e</hi><hi rend="CharOverride-1"> De Pascale 1995, 317-23.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_103_617-625.html#footnote-002-backlink">7</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Al riguardo, cfr. Fonnesu 1997,</hi><hi rend="CharOverride-1"> e più in generale sull’idea di politica, Rametta 2021</hi><hi rend="CharOverride-1">, 99-122.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_103_617-625.html#footnote-001-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	L’edizione è suddivisa in quattro serie: I, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Opere</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">pubblicate</hi><hi rend="CharOverride-1">; II, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Scritti postumi</hi><hi rend="CharOverride-1">; III, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Lettere</hi><hi rend="CharOverride-1">; IV, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Copie di lezioni.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_103_617-625.html#footnote-000-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Di cui segnaliamo l’eccellente </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Nota bibliografica</hi><hi rend="CharOverride-1">, ivi, 53-71, e la ristampa </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Fichte</hi><hi rend="CharOverride-1">, vol. I. Milano: Mondadori, 2009 (I classici del pensiero).</hi></p></item>
				</list>  
      
      <div>
        <listBibl>
          <head>References</head>
          <bibl n="146110">Batscha, Zwi. 1981. Studien zur politischen Theorie des deutschen Fr&amp;#252;hliberalismus. Frankfurt a. M.: Suhrkamp.</bibl>
          <bibl n="145426">Bisol, Benedetta. 2011. K&amp;#246;rper, Freiheit und Wille. Die transzendentalphilosophische Leiblehre J. G. Fichtes. W&amp;#252;rzburg: Ergon Verlag.</bibl>
          <bibl n="145982">De Pascale, Carla. 1995. Etica e diritto. La filosofia di Fichte e le sue ascendenze kantiane. Bologna: il Mulino.</bibl>
          <bibl n="145914">De Pascale, Carla. 2001. Vivere in societ&amp;#224;, agire nella storia. Libert&amp;#224;, diritto, storia in Fichte. Milano: Guerini.</bibl>
          <bibl n="143955">Fichte, J. G. 1962-2012. “Rechtslehre 1812”; “Sittenlehre 1812.” In Gesamtausgabe der Bayerischen Akademie der Wissenschaften, vol. II.13, hrsg. von R. Lauth, H. Jacob, H. Gliwitzky et al., Stuttgart-Bad Cannstatt: Frommann-Holzboog8 (nuova edizione a cura di H. G. von Manz et al. Stuttgart-Bad Cannstatt: Frommann-Holzboog, 2012).</bibl>
          <bibl n="144786">Fichte, J. G. 1989. “L’iniziazione alla vita beata ovvero la dottrina della religione.” In La dottrina della religione, a cura di G. Moretto, 241-406. Napoli: Guida.</bibl>
          <bibl n="145208">Fichte, J. G. 1994a. Fondamento del diritto naturale secondo i principi della dottrina della scienza, a cura di L. Fonnesu. Roma-Bari: Laterza.</bibl>
          <bibl n="144889">Fichte, J. G. 1994b. Il Sistema di etica secondo i principi della dottrina della scienza, trad. it. di R. Cantoni, a cura di C. De Pascale. Roma-Bari: Laterza.</bibl>
          <bibl n="146147">Fichte, J. G. 1998. La destinazione dell’uomo, trad. it. di R. Cantoni, a cura di C. Cesa Roma-Bari: Laterza.</bibl>
          <bibl n="143941">Fichte, J. G. 1999a. “Sul concetto della dottrina della scienza ovvero sulla cosiddetta filosofia come scritto introduttivo alle lezioni su questa scienza”; “Fondamento dell’intera dottrina della scienza come manoscritto per i suoi ascoltatori.” In Scritti sulla dottrina della scienza 1794-1804, a cura di M. Sacchetto, 75-139; 141-346; Torino: UTET9.</bibl>
          <bibl n="146377">Fichte, J. G. 1999b. I tratti fondamentali dell’epoca presente, a cura di A. Carrano. Milano: Guerini.</bibl>
          <bibl n="145209">Fichte, J. G. 1999c. Prima e Seconda Introduzione alla dottrina della scienza con i &amp;#171;Dictate&amp;#187; 1798-1799, a cura di C. Cesa. Roma-Bari: Laterza.</bibl>
          <bibl n="146680">Fichte, J. G. 2005&amp;#178;. Discorsi alla nazione tedesca, a cura di G. Rametta. Roma-Bari: Laterza.</bibl>
          <bibl n="144578">Fichte, J. G. 2013. La dottrina dello Stato ovvero Sulla relazione dello Stato originario con il Regno della ragione, a cura di A. Carrano. Napoli: Edizioni Accademia Vivarium Novum.</bibl>
          <bibl n="145983">Fichte, J. G. 2020. Lo Stato commerciale chiuso, a cura di C. Sabatini. Napoli: Edizioni Accademia Vivarium Novum.</bibl>
          <bibl n="146908">Fonnesu, Luca. 1997. “Die Aufhebung des Staates bei Fichte.” Fichte-Studien 11: 85-97.</bibl>
          <bibl n="146215">Fonnesu, Luca. 2010. Per una moralit&amp;#224; concreta. Studi sulla filosofia classica tedesca. Bologna: il Mulino.</bibl>
          <bibl n="144787">Hahn, Karl. 1994. “Fichtes und Proudhons Begriff des Eigentums als Recht auf Arbeit.” In Das geistige Erbe Europas, hrsg. von Manfred Buhr, 548-57. Napoli: Vivarium.</bibl>
          <bibl n="145769">James, David. 2011. Fichte’s Social and Political Philosophy: Property and Virtue. Cambridge: Cambridge University Press.</bibl>
          <bibl n="146518">James, David. 2013. Fichte’s Social and Political Philosophy: Property and Virtue. Cambridge: CUP.</bibl>
          <bibl n="145032">Klenner, Hermann. 1957. “Das Recht auf Arbeit bei Johann Gottlieb Fichte.” In Festschrift f&amp;#252;r Erwin Jacobi, 149-63. Berlin: VEB Deutscher Zentralverlag.</bibl>
          <bibl n="145609">Merle, Jean-Christophe. 1997. “Notrecht und Eigentumstheorie im Naturrecht, bei Kant und bei Fichte.” Fichte-Studien 11: 41-61.</bibl>
          <bibl n="144923">Nakhimovsky, Isaac. 2011. The Closed Commercial State: Perpetual Peace and Commercial Society from Rousseau to Fichte. Princeton: Princeton University Press.</bibl>
          <bibl n="145373">Nomer, Nedim. 2010. “Fichte and the Relationship between Self-Positing and Rights.” Journal of the history of philosophy 48, 3: 469-90.</bibl>
          <bibl n="145269">Perrinjaquet, Alain. 1997. “Fichte, Proudhon et la propri&amp;#233;t&amp;#233;.” In Fichte et la France, &amp;#233;dit&amp;#233; par Ives Radrizzani, 141-81. Paris: Beauchesne.</bibl>
          <bibl n="146111">Rametta, Gaetano. 2021. Take five. Cinque contributi su Fichte e la filosofia trascendentale. Milano: Mimesis.</bibl>
          <bibl n="145033">Alessiato, Elena. 2018. Lo spirito e la maschera. La ricezione politica di Fichte in Germania nel tempo della Prima Guerra Mondiale. Bologna: il Mulino.</bibl>
          <bibl n="146312">Gambaro, Giacomo. 2020b. Filosofia trascendentale e orizzonte pratico nell’ultimo Fichte. Padova: CLEUP.</bibl>
          <bibl n="145956">Leibholz, Gerhard. 1921. Fichte und der demokratische Gedanke. Ein Beitrag zur Staatslehre. Freiburg i. B.: Boltze.</bibl>
          <bibl n="145610">L&amp;#233;on, Xavier. 1914. “Le socialisme de Fichte d’apr&amp;#232;s l’&amp;#201;tat Commercial Ferm&amp;#233;.” Revue de M&amp;#233;taphysique et de Morale 22, 1: 27-71.</bibl>
          <bibl n="144566">Lindau, Hans. 1900. Johann Gottlieb Fichte und der neuere Sozialismus. Berlin: Fontane (rist. in Schriften zu J. G. Fichtes Sozialphilosophie. Hildesheim-Z&amp;#252;rich-New York: Olms, 1987).</bibl>
          <bibl n="147714">Rametta, Gaetano. 20172. Fichte. Roma: Carocci.</bibl>
          <bibl n="145088">Rampazzo Bazzan, Marco. 2017. Il prisma “Rousseau”. Lo sguardo di Fichte sulla politica tra Staatsrecht e Rivoluzione francese. Milano: FrancoAngeli.</bibl>
          <bibl n="146455">Rickert, Heinrich. 1923. “Die Philosophischen Grundlagen von Fichtes Sozialismus.” Logos 11: 149-80.</bibl>
          <bibl n="145636">Rickert, Heinrich. 1938. “Die allgemeinen Grundlagen der Politik Fichtes.” Zeitschrift f&amp;#252;r Deutsche Kulturphilosophie 4: 1-24.</bibl>
          <bibl n="145915">Trautwein, Karl. 1913. &amp;#220;ber Ferdinand Lassalle und sein Verh&amp;#228;ltnis zur Fichteschen Sozialphilosophie. Jena: Fischer.</bibl>
          <bibl n="144433">Weber, Marianne. 1900. Fichte’s Sozialismus und sein Verh&amp;#228;ltnis zur Marx’schen Doktrin. T&amp;#252;bingen: Mohr (rist. in Schriften zu J. G. Fichtes Sozialphilosophie. Hildesheim-Z&amp;#252;rich-New York: Olms, 1987).</bibl>
        </listBibl>
      </div>
    </body>
  </text>
</TEI>