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        <title type="main" level="a">Il lavoro ‘educato’ in Robert Owen</title>
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            <forename>Lidia</forename>
            <surname>Bellina</surname>
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            <forename>Sauro</forename>
            <surname>Garzi</surname>
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          <resp>This is a section of <title>Idee di lavoro e di ozio per la nostra civiltà</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0319-7</idno>) by </resp>
          <name>Giovanni Mari, Francesco Ammannati, Brogi Stefano, Tiziana Faitini, Arianna Fermani, Francesco Seghezzi, Annalisa Tonarelli</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.74</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
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          <p>Copyright Author(s)</p>
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            <p>Content licence CC BY 4.0</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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      <abstract xml:lang="en">
        <p>Work is at the heart of Owen's universal model of society. Community heritage and measurement of the value of goods. Owen considers manual work as a barrier to the effects of the uncontrolled production of machines. He defines "circumstances" significant for the formation of character, made competent and rewarding by education, alternating with "rational recreation", the antithesis of idleness related to intemperance and uselessness.</p>
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            <item>circumstances</item>
            <item>education</item>
            <item>advantage</item>
            <item>living machinery</item>
            <item>idleness</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.74<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.74" /></p>
      
      <p rend="h1_chapter">Il lavoro ‘educato’ in Robert Owen</p><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Lidia Bellina, Sauro Garzi</hi></p><p rend="h2" ><hi>1.</hi><hi> Cenni biografici</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Robert Owen (Newtown, Galles 1771-1858). Apprendista in negozi di tessuti e in officina, poi imprenditore, pedagogista, negli ultimi anni della sua vita, carismatico pioniere del sistema cooperativo, dirigente sindacale.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nei suoi scritti, contenuti in numerose opere,</hi><hi rend="CharOverride-1"> tra cui le principali </hi><hi rend="italic CharOverride-1">A New View of Society, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Or, Essays on the Formation of Human Character, and the </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Application of the Principle to Practice</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1813)</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">e</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> A </hi><hi rend="italic CharOverride-1">book of the new moral world</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1826-44), propone a </hi><hi rend="CharOverride-1">imprenditori, lavoratori e potenti della terra un modello universale di </hi><hi rend="CharOverride-1">società, che prende avvio dal villaggio operaio di New Lanark,</hi><hi rend="CharOverride-1"> fondato con un gruppo di soci in Scozia nel 1800</hi><hi rend="CharOverride-1">, dove sviluppa, in senso comunitario, un preesistente insediamento </hi><hi rend="CharOverride-1">tessile. L’esperienza è caratterizzata da importanti miglioramenti nelle </hi><hi rend="CharOverride-1">condizioni di lavoro che non impediscono il successo economico, anzi,</hi><hi rend="CharOverride-1"> e consentono a Owen di sperimentare un nuovo</hi><hi rend="CharOverride-1"> modello di convivenza per l’intera comunità centrato sulla solidarietà,</hi><hi rend="CharOverride-1"> la cooperazione e una particolare attenzione all’educazione degli abitanti.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Seguiranno altre esperienze cooperative, fra cui New Harmony, fondata </hi><hi rend="CharOverride-1">con meno successo nel 1825 negli Stati Uniti.</hi></p><p rend="h2" ><hi>2. Premessa</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Le idee fondamentali nella riflessione di Owen si caratterizzano, oltreché</hi><hi rend="CharOverride-1"> per l’originalità di rispondere ai problemi della nuova società</hi><hi rend="CharOverride-1"> industriale, per la determinazione con cui egli le porta avanti.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Negli ultimi anni della sua vita, infatti, gli verrà </hi><hi rend="CharOverride-1">riconosciuto un ruolo di leader dal movimento operaio per il </hi><hi rend="CharOverride-1">prestigio, la generosità e l’impegno, nonché per i successi</hi><hi rend="CharOverride-1"> conseguiti.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il lavoro è un terreno in cui istintivamente Owen si trova a suo agio. La disponibilità finanziaria, ma anche l’interesse per i temi politici e culturali, gli aprono le porte dei club frequentati da politici, intellettuali e religiosi.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un contesto culturale dinamico in cui Owen consolida le relazioni personali. Attraverso William Godwin conosce l’opera di Claude-Adrien Helvétius, entrando in contatto con il razionalismo settecentesco che orienterà il suo progetto di società secondo il quale «‘l’uomo è la creatura delle circostanze’, </hi><hi rend="CharOverride-1">[…] è, in ogni momento della sua esistenza, precisamente ciò che</hi><hi rend="CharOverride-1"> lo rendono le circostanze in cui egli è situato, combinate</hi><hi rend="CharOverride-1"> con le sue qualità naturali» (Owen 1979, 190).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La </hi><hi rend="CharOverride-1">lettura di Owen non può prescindere dalle sue caratteristiche personali: </hi><hi rend="CharOverride-1">innanzitutto il suo essere imprenditore, da cui il pragmatismo, la</hi><hi rend="CharOverride-1"> sensibilità nei confronti degli emarginati, la sua tensione ugualitaria, che</hi><hi rend="CharOverride-1"> lo portano a prefigurare «colonie comuniste» (Engels 1979, 1016). Da </hi><hi rend="CharOverride-1">abile comunicatore si fa forte della sua esperienza di successo, </hi><hi rend="CharOverride-1">è spregiudicato nel modulare le sue argomentazioni in relazione ai </hi><hi rend="CharOverride-1">destinatari, imprenditori, lavoratori e potenti della terra. Senza remore di sorta presenta le sue proposte anche ai governanti </hi><hi rend="CharOverride-1">riuniti a Aix an Chapelle nel 1818 per discutere il </hi><hi rend="CharOverride-1">nuovo assetto geopolitico all’indomani della parentesi napoleonica.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Motivato dal desiderio</hi><hi rend="CharOverride-1"> di promuovere il suo modello di società, Owen raccoglie</hi><hi rend="CharOverride-1"> e ripropone nelle principali pubblicazioni contributi di varia natura riferiti</hi><hi rend="CharOverride-1"> a tematiche, contesti e periodi diversi della sua vita. </hi><hi rend="CharOverride-1">Nella maggior parte hanno un carattere descrittivo e riguardano esperienze </hi><hi rend="CharOverride-1">a sostegno delle sue proposte e della sua visione. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nell</hi><hi rend="CharOverride-1">’arco della sua lunga esistenza rimane centrale e costante l</hi><hi rend="CharOverride-1">’attenzione alle tematiche del lavoro, che analizza secondo categorie economiche</hi><hi rend="CharOverride-1"> e sociali.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È sulla sua concezione del lavoro che </hi><hi rend="CharOverride-1">si focalizza il presente saggio, con particolare riguardo alle formulazioni </hi><hi rend="CharOverride-1">ricorrenti che possiamo reperire nelle sue opere principali.</hi></p><p rend="h2 ParaOverride-2" ><hi>3. Lavoro </hi><hi>e società</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Da imprenditore, Owen ha verificato le potenzialità produttive dell’innovazione tecnologica, ma la sua storia personale lo porta a coglierne gli effetti perversi sulla classe lavoratrice. Aspetti su cui hanno avuto importanza le relazioni sulle condizioni igieniche nei laboratori tessili e nelle abitazioni dei lavoratori condotte dal medico Thomas Percival</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_108_647-653.html#footnote-003">1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, presidente della Società letteraria e Filosofica di Manchester, di cui lo stesso Owen è membro. Alla base di questo suo giudizio non sono le invenzioni, che Owen riconosce realizzate da uomini «celebri e geniali»</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">come James Watt e Richard Arkwright, ma le nuove «circostanze» a cui le macchine hanno dato vita, decretando la fine dell’armonia attribuita al mondo contadino.</hi></p><p rend="h3" ><hi>3.1 «Le macchine devono</hi><hi> essere rese serventi»</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il suo pragmatismo e la consapevolezza dell’urgenza di porre rimedi alle sofferenze della parte più povera della società e dell’opportunità di non sperperare i vantaggi che possono derivare da un razionale impiego della tecnologia, lo spingono a rilevare la profonda e diffusa irrazionalità indotta dalle caratteristiche del sistema, basato su competizione, ignoranza e avidità.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Lontano da posizioni luddiste e consapevole dell’impossibilità di eliminare l’uso delle macchine da parte di un solo paese, sostiene che «bisogna trovare un’occupazione vantaggiosa ai poveri e ai disoccupati, al cui lavoro le macchine devono essere rese serventi, invece di essere utilizzate, come accade ora, per sostituirlo» (Owen 1979, 141).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il giudizio critico di Owen è riferito prioritariamente alla sovrapproduzione correlata all’impiego delle macchine, ma anche alla qualità delle merci, che dovrebbero soddisfare i bisogni primari. Esprime sdegno per il prezzo pagato in termini di miseria, malattie e morti premature richiesto per fabbricare beni privi di qualsiasi valore intrinseco, come «per le nostre dame […] pizzi e mussola di pregio» (Owen 1979, 129).</hi></p><p rend="h3" ><hi>3.2</hi><hi rend="italic"> </hi><hi>«Il lavoro è </hi><hi>il fondamento di ogni valore»</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Owen ha fiducia nell’uomo e nella sua capacità di migliorarsi in presenza di circostanze favorevoli.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Come premessa al </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Piano per il miglioramento delle</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> condizioni di vita della popolazione</hi><hi rend="CharOverride-1">, presentato all’Assemblea della Contea di Lanark il 1° maggio del 1820, sostiene che il lavoro, se correttamente diretto </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">è la fonte di</hi><hi rend="CharOverride-1"> ogni ricchezza e della prosperità nazionale, […] ha </hi><hi rend="CharOverride-1">molto più valore per la comunità delle spese necessarie per </hi><hi rend="CharOverride-1">mantenere decorosamente il lavoratore, […] può avere questo valore</hi><hi rend="CharOverride-1"> in tutte le parti del mondo (Owen 1979, 155).</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In questo modo Owen si inserisce nella line dell’economia classica di Adam Smith, David Ricardo e Karl Marx, per cui il lavoro è la misura del valore dei beni prodotti. Nobilita, infine, il lavoro umano, identificato con quello manuale, perché può diventare piacevole e gratificante, soprattutto se non esente dall’impegno mentale, variato, salubre e leggero, potendo delegare alla macchina le operazioni nocive e faticose (Owen 1979, 26), retribuito con un salario in grado di garantire una vita dignitosa a fronte di orari di lavoro ragionevoli.</hi></p><p rend="h3" ><hi>3.3 «Creare un mutuo interesse tra le parti»</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’interclassismo di Owen si coglie fino dai suoi primi scritti, che, indirizzati agli imprenditori e ai lavoratori, costituiscono il primo nucleo della sua riflessione teorica.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per rendersi credibile con i colleghi imprenditori, Owen adotta un linguaggio complice assimilando i lavoratori a «macchine viventi» (Owen 1971, 11), che, in base all’esperienza di New Lanark, trattate con cura, garantiscono ampi margini di remunerazione del capitale investito, oltre ad assicurare fedeltà al datore di lavoro. È «vantaggio» la parola chiave su cui fa leva Owen. Peraltro, come ricorda ripetutamente, gli operai sono anche consumatori e i prodotti industriali sono accessibili solo se sono soddisfatti i loro bisogni primari.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nell’unico appello specificatamente rivolto alle classi lavoratrici reperibile nelle sue opere principali (Owen 1971, 173-82), Owen ammonisce che il cambiamento non passa attraverso il ribaltamento violento dei rapporti sociali, che genererebbe identico squilibrio, seppure rovesciato. Viceversa, richiede la cessazione di ogni rivalità</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">inutile e irrazionale</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">nei confronti di quelli che definisce sì «crudeli oppressori», ma nel contempo loro «simili»</hi><hi rend="italic CharOverride-1">, </hi><hi rend="CharOverride-1">ugualmente vittime delle rispettive condizioni sociali.</hi></p><p rend="h3 ParaOverride-3" ><hi>3.4 «Dare sollievo </hi><hi>alla miseria pubblica»</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nella relazione </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Sull’impiego dei fanciulli nelle fabbriche</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Owen 1979, 121-30), Owen prefigura uno Stato che interviene come soggetto riparatore degli eccessi e delle distorsioni prodotti dall’espandersi delle industrie abbandonate al loro naturale sviluppo. In particolare, attribuisce allo Stato il compito di normare con imparzialità il lavoro minorile e l’orario di lavoro (temi su cui Owen si impegna in prima persona nell’orientare le decisioni dei legislatori), e di sostenere l’istruzione. In altre sue opere richiama lo Stato a farsi carico della gestione della disoccupazione, che la rivoluzione industriale ha gravato sulla società in termini economici ma anche di criminalità, superando le antieconomiche, e quindi irrazionali, forme di assistenzialismo, la «degradante</hi><hi rend="CharOverride-1"> carità delle parrocchie» (Owen 1971, 127). Fino a diventare, esso stesso Stato, imprenditore, attivando «lavori socialmente utili» (Owen 1971, 112).</hi></p><p rend="h2 ParaOverride-4" ><hi>4. Lavoro e educazione nell’utopia</hi></p><p rend="h3 ParaOverride-5" ><hi>4</hi><hi>.1 «Le comunità del nuovo mondo»</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dall’esperienza del villaggio operaio di New Lanark, Owen concepisce un’idea di società centrata su criteri di uguaglianza e solidarietà, che, proposta inizialmente come valvola di sfogo per la disoccupazione, ritiene possa assurgere a modello sociale esportabile ovunque, anche oltre i confini nazionali, indipendentemente da ogni specificità e vincolo geografico, storico e politico.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nella visione di Owen le comunità saranno il luogo di integrazione degli interessi dei diversi settori economici e del governo in un interesse superiore capace di garantire a tutti i più ampi vantaggi in un clima di libertà e felicità individuale (Owen 1972, 147).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel «nuovo mondo» la divisione della società industriale sarà sostituita e fondata su criteri naturali, quali età e capacità personali, e tutti, nello stesso periodo della vita, impiegati in occupazioni di supporto alla collettività e attività nelle quali «tutti, con un’istruzione e un’educazione superiori, saranno resi più competenti; e tutti avranno una larga porzione del giorno da impiegare in conformità con le capacità di ciascuno e le inclinazioni individuali, senza interferire nella felicità altrui»</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">(Owen 1979, 33-4)</hi><hi rend="italic CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Comunità, quelle immaginate da Owen, autosufficienti e totalizzanti, che governano e omogeneizzano la vita dei residenti, prevedono forme di previdenza assicurate da un fondo comunitario, non trascurano nemmeno le attività extralavorative.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’agricoltura è l’attività prevalente. Il richiamo è a un passato che Owen idealizza, ritenendo che la condizione agricola, anche servile, non sia fondata sul denaro e sull’individualismo, ma su regole morali; propone il recupero della</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">«relativa semplice felicità</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">del contadino» (Owen 1979, 112), quando i rapporti con il padrone erano amichevoli e si instaurava una proficua sinergia.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Emblematica la proposta di Owen di sostituire l’aratro con la vanga, adducendo vantaggi, nel breve termine, di contrasto alla disoccupazione, nel lungo periodo di incremento della quantità e della qualità dei prodotti, allineando la produzione con il consumo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Capace di rivelare la prospettiva nella quale si muove l’utopia concreta di Owen è l’indicazione «di introdurre quei mutamenti che la coltivazione per mezzo della vanga richiede al fine di renderla facile e profittevole per gli individui e utile al paese» (Owen 1979, 163).</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Il «mutamento» è correlato alla possibilità di accesso dei contadini a conoscenze che vadano oltre la loro esperienza sensibile, spazino dalle arti alle scienze e acquisiscano competenze di gestione nei diversi settori produttivi. Si deduce che è il processo di acculturazione dei lavoratori a rappresentare la strategia vincente, che, operando sulle «circostanze», porta a un progresso verso la civiltà e il miglioramento generale</hi><hi rend="italic CharOverride-1">.</hi></p><p rend="h3" ><hi>4.2 «Educazione e istruzione intimamente connessi</hi><hi> con le occupazioni»</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Agli albori della società industriale, Owen coglie la correlazione tra istruzione e produttività. Ma, se nell’ambito del villaggio cooperativo, la scuola assume una posizione centrale, la ragione non è tanto il vantaggio economico, quanto la funzione di laboratorio che può esercitare, entro cui le «circostanze» possono essere controllate, coltivate e modellate.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È appunto sull’istruzione che Owen concentra il suo impegno teorico, avvalendosi di ricerche sul piano educativo, arrivando ad auspicare requisiti pedagogici universali, sotto la regia di un «piano nazionale», fino a sostenere che lo stato meglio governato sarà quello dotato del migliore sistema nazionale di educazione (Owen 1971, 105).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Se per far fronte alle urgenze educative fa riferimento a Thomas Bell</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_108_647-653.html#footnote-002">2</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> e Joseph Lancaster</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_108_647-653.html#footnote-001">3</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, sui cui metodi Owen nutre tuttavia forti dubbi per la presenza di aspetti autoritari e meritocratici, per la sua utopia ricorre al modello pedagogico di Johann Pestalozzi</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_108_647-653.html#footnote-000">4</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, che mira alla formazione completa dell’individuo, e che, superando la barriera tra manualità e intellettualità, valorizza la funzione educativa del lavoro.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Con analoga visione, Owen sostiene la compenetrazione tra istruzione e occupazioni svolte dalla comunità (Owen 1979, 192).</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">L’istruzione</hi><hi rend="CharOverride-1"> si rivolge prioritariamente ai bambini di ambo i sessi, ma,</hi><hi rend="CharOverride-1"> concepita anche come agente di armonia della comunità, coinvolge anche</hi><hi rend="CharOverride-1"> gli adulti, abbozzando un’idea di educazione permanente (Owen 1972, 156-59).</hi></p><p rend="h2" ><hi>5. Conclusioni</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Lavoro e istruzione: un binomio imprescindibile per Owen, in cui i due fattori si potenziano a vicenda. L’istruzione è risolutiva nel far emergere le inclinazioni individuali, far acquisire le competenze per partecipare alla gestione della comunità, rendere il lavoro gradevole. Dall’altra il lavoro qualifica l’istruzione e contribuisce all’educazione dell’individuo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Lavoro ideale quello prefigurato e auspicato da Owen, ricomposto nella comunità, che lo riconosce suo patrimonio, lo tutela e ne assicura una gestione condivisa; lavoro che contiene in sé quei requisiti, come l’«associazione fra le forze mentali e manuali degli individui e delle classi lavoratrici»(Owen 1979, 184), e un rapporto dialettico tra scuola e lavoro, che saranno oggetto nei secoli successivi di rivendicazioni sindacali, nonché di sperimentazioni di imprenditori illuminati.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Risulta innovativa l’attenzione alla sostenibilità di Owen che riguarda non solo il processo di lavoro, ma anche i prodotti. Egli critica gli sprechi e ritiene un errore separare il lavoratore dal suo cibo (Owen 1979, 176); sostiene l’unione degli uomini per «</hi><hi rend="italic CharOverride-1">creare e </hi><hi rend="italic CharOverride-1">conservare</hi><hi rend="CharOverride-1"> per potere […] preservare la loro vita nella pace» (Owen 1979, 180).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Condanna l’ozio perché improduttivo, associato a «inutilità» e «intemperanza», a cui sostituisce lo «svago razionale», che non concepisce come modalità per ‘ricaricarsi’ in funzione del lavoro, ma parte del programma educativo e socializzante.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Alla dimensione utopica del pensiero di Owen non sono mancati accostamenti e riconoscimenti autorevoli. «Imprenditore ‘illuminato’» lo definisce Bruno Trentin, che, richiamando anche il rispetto mostrato dallo stesso Marx nei confronti delle esperienze comunitarie del ‘700 e ‘800, lo assimila a quegli «utopisti pragmatici che hanno tentato di […] pervenire […], non soltanto ad una nuova distribuzione delle risorse, ma ad un nuovo modo di lavorare insieme, di decidere, di creare e di comunicare» (Trentin 1994, 256).</hi></p><p rend="h2" ><hi>Riferimenti bibliografici</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Engels, Friederich. 1979. “Antidühring.” In Marx, Engels</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Le opere</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: Editori Riuniti.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Owen, Robert. 1971. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Per una nuova concezione della società</hi><hi rend="CharOverride-1">. Bari:</hi><hi rend="CharOverride-1"> Laterza.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Owen, Robert. 1972. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">L’educazione nella nuova società</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: La Nuova Italia.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Owen,</hi><hi rend="CharOverride-1"> Robert. 1979. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il nuovo mondo morale</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: FrancoAngeli.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Pancera, Carlo, a cura </hi><hi rend="CharOverride-1">di. 1994. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Robert Owen, L’armonia sociale Saggi sull’educazione</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: La Nuova Italia.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Trentin, Bruno. 1994. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il coraggio dell’utopia. La sinistra e il sindacato dopo il taylorismo</hi><hi rend="CharOverride-1">. Un’intervista di Bruno Ugolini. Milano: Rizzoli.</hi></p><p rend="bib_indx_bib_tit" ><hi>Altri riferimenti bibliografici</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Cole, George Douglas Howard. 1967. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Storia del pensiero socialista, I precursori</hi><hi rend="CharOverride-1">. Bari: Laterza.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">De Masi, Domenico. 2015. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Mappa Mundi</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Rizzoli.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">De Masi, Domenico. 2018. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: Editori Riuniti.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Gramolati, Alessio, e Giovanni Mari, a cura di. 2016. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il lavoro dopo il ‘900</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La città del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">di Bruno Trentin per un’altra sinistra</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: Firenze University Press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Gray, Daniel. 2017. “People’</hi><hi rend="CharOverride-1">s Historian: Robert Owen and New Lanark.” YouTube video &lt;</hi><ref target="0"><hi rend="CharOverride-1">https://www.youtube.com/watch?v=-ZU2I2nOymg</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">&gt; 3 maggio 2017 (2022-08-11).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Hobsbawn, Eric. 2011. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Come cambiare il mondo Perché riscoprire l’eredità del marxismo</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Rizzoli.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Unesco. 2018. New Lanark. &lt;</hi><ref target="0"><hi rend="CharOverride-1">https://vhc.unesco.org/en/list/429/</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">&gt; (2022-08-11).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Valentini, Francesco. 1995. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il pensiero politico contemporaneo</hi><hi rend="CharOverride-1">. Bari: Laterza.</hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_108_647-653.html#footnote-003-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Thomas Percival, esponente</hi><hi rend="CharOverride-1"> dell’ala conservatrice dell’illuminismo in medicina. Le sue indagini</hi><hi rend="CharOverride-1"> ebbero un peso sull’introduzione nel 1802 del Health and</hi><hi rend="CharOverride-1"> Morals of Apprentices Act.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_108_647-653.html#footnote-002-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Andrew Bell (1753-1832), pastore </hi><hi rend="CharOverride-1">anglicano missionario nelle Indie, creò un metodo didattico centrato sui </hi><hi rend="CharOverride-1">mutuo insegnamento in cui gli studenti più grandi o più </hi><hi rend="CharOverride-1">competenti insegnavano quanto appreso agli altri. Il metodo si rivelò </hi><hi rend="CharOverride-1">particolarmente efficiente in contesti degradati e di povertà; ne pubblicò </hi><hi rend="CharOverride-1">un resoconto per la Compagnia delle Indie.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_108_647-653.html#footnote-001-backlink">3</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Il quacchero Joseph</hi><hi rend="CharOverride-1"> Lancaster (1778-1838) fondò un modello pedagogico che richiama quello</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Andrew Bell, apprezzato nella cultura illuminista e ancora seguito</hi><hi rend="CharOverride-1"> in alcune scuole. Il fondamento del ‘mutuo insegnamento’ o metodo</hi><hi rend="CharOverride-1"> monitorale o ‘lancasteriano’ prevede che l’insegnante individui i ‘monitori</hi><hi rend="CharOverride-1">’ fra i migliori allievi ai quali affida le squadre di</hi><hi rend="CharOverride-1"> allievi in base al loro grado di conoscenze.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_108_647-653.html#footnote-000-backlink">4</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Johann </hi><hi rend="CharOverride-1">Heinrich Pestalozzi (1746-1827) è stato un educatore e pedagogista svizzero. </hi><hi rend="CharOverride-1">In accordo con Claude-Adrien Helvétius, non considerava l’uomo buono </hi><hi rend="CharOverride-1">di natura perché nello stadio iniziale è condizionato dai suoi </hi><hi rend="CharOverride-1">istinti egocentrici. Affidava all’educazione la funzione di far evolvere </hi><hi rend="CharOverride-1">bambini e ragazzi dall’iniziale stadio naturale, verso lo stadio </hi><hi rend="CharOverride-1">sociale e soprattutto quello morale. In questo delicato momento di </hi><hi rend="CharOverride-1">transizione Pestalozzi rivalutava il ruolo di quella che chiamava l’’</hi><hi rend="CharOverride-1">educazione del cuore’, ritenuta più necessaria dell’educazione della mente.</hi></p></item>
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        <listBibl>
          <head>References</head>
          <bibl n="146779">Engels, Friederich. 1979. “Antid&amp;#252;hring.” In Marx, Engels, Le opere. Roma: Editori Riuniti.</bibl>
          <bibl n="147240">Owen, Robert. 1971. Per una nuova concezione della societ&amp;#224;. Bari: Laterza.</bibl>
          <bibl n="147099">Owen, Robert. 1972. L’educazione nella nuova societ&amp;#224;. Firenze: La Nuova Italia.</bibl>
          <bibl n="147483">Owen, Robert. 1979. Il nuovo mondo morale. Milano: FrancoAngeli.</bibl>
          <bibl n="146028">Pancera, Carlo, a cura di. 1994. Robert Owen, L’armonia sociale Saggi sull’educazione. Firenze: La Nuova Italia.</bibl>
          <bibl n="145235">Trentin, Bruno. 1994. Il coraggio dell’utopia. La sinistra e il sindacato dopo il taylorismo. Un’intervista di Bruno Ugolini. Milano: Rizzoli.</bibl>
          <bibl n="146623">Cole, George Douglas Howard. 1967. Storia del pensiero socialista, I precursori. Bari: Laterza.</bibl>
          <bibl n="147664">De Masi, Domenico. 2015. Mappa Mundi. Milano: Rizzoli.</bibl>
          <bibl n="147602">De Masi, Domenico. 2018. Il lavoro. Roma: Editori Riuniti.</bibl>
          <bibl n="144691">Gramolati, Alessio, e Giovanni Mari, a cura di. 2016. Il lavoro dopo il ‘900, La citt&amp;#224; del lavoro di Bruno Trentin per un’altra sinistra. Firenze: Firenze University Press.</bibl>
          <bibl n="144925">Gray, Daniel. 2017. “People’s Historian: Robert Owen and New Lanark.” YouTube video &amp;lt;https://www.youtube.com/watch?v=-ZU2I2nOymg&amp;gt; 3 maggio 2017 (2022-08-11).</bibl>
          <bibl n="146339">Hobsbawn, Eric. 2011. Come cambiare il mondo Perch&amp;#233; riscoprire l’eredit&amp;#224; del marxismo. Milano: Rizzoli.</bibl>
          <bibl n="147165">Unesco. 2018. New Lanark. &amp;lt;https://vhc.unesco.org/en/list/429/&amp;gt; (2022-08-11).</bibl>
          <bibl n="147137">Valentini, Francesco. 1995. Il pensiero politico contemporaneo. Bari: Laterza.</bibl>
        </listBibl>
      </div>
    </body>
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