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      <titleStmt>
        <title type="main" level="a">John Stuart Mill</title>
        <author>
          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0002-7715-2526" type="ORCID">
            <forename>Piergiorgio</forename>
            <surname>Donatelli</surname>
            <placeName type="affiliation">Sapienza University of Rome, Italy</placeName>
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          <resp>This is a section of <title>Idee di lavoro e di ozio per la nostra civiltà</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0319-7</idno>) by </resp>
          <name>Giovanni Mari, Francesco Ammannati, Brogi Stefano, Tiziana Faitini, Arianna Fermani, Francesco Seghezzi, Annalisa Tonarelli</name>
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      <publicationStmt>
        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.76</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
          <licence source="text" target="https://creativecommons.org/licenses/by/4.0/legalcode">
            <p>Content licence CC BY 4.0</p>
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            <p>Metadata licence CC0 1.0</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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          <desc>Digital edition XML powered by Booksflow</desc>
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      <abstract xml:lang="en">
        <p>The entry offers a brief examination of J.S. Mill’s views on work by attending especially to the Principles of Political Economy. Mill was greatly concerned with improving the conditions of the working classes yet his aim is to defend a conception of society where work is not the final goal. The culture of work is crucial for the progress of society yet its value is mainly instrumental. Once the stationary state is reached, the interest for wealth would diminish and all sorts of intellectual cultures would prevail allowing people to experiment and progress in the art of life concerning the most desirable ends of humanity.</p>
      </abstract>
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            <item>John Stuart Mill</item>
            <item>Work</item>
            <item>Political Economy</item>
            <item>Art of life</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.76<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.76" /></p>
      
      <p rend="h1_chapter">John Stuart Mill</p><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Piergiorgio Donatelli</hi></p><p rend="h2" ><hi>1. Cenni biografici: una biografia intellettuale</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">John Stuart Mill (1806-1873) ha contrassegnato la filosofia britannica dell’Ottocento, estendendo il suo influsso all’economia e alla teoria politica, alla storia e all’amministrazione nonché al più ampio dibattito pubblico nel Regno Unito e nelle altre nazioni. Alcuni testi sono diventati dei classici, a partire dalle due opere monumentali pubblicate negli anni Quaranta, il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Sistema di</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> Logica</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1843) e i </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Principi di economia politica</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1848), sino ai saggi </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La libertà</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1859), </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Utilitarismo</hi><hi rend="CharOverride-1"> e </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Le considerazioni</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> sul governo rappresentativo</hi><hi rend="CharOverride-1"> (entrambi del 1861), e </hi><hi rend="italic CharOverride-1">L’asservimento delle donne</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1869). Usciranno postumi l’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Autobiografia</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1873) e i </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Saggi sulla</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> religione</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1874). Mill sviluppa una visione filosofica molto articolata alla luce della quale esamina i problemi di epistemologia, etica e politica, nonché le più importanti questioni sociali ed economiche del suo tempo. Mill fu educato in casa dal padre James in un cenacolo che includeva Jeremy Bentham e David Ricardo. Non fu mai un professore universitario e si guadagnò da vivere presso la Compagnia delle Indie. Fu eletto per un mandato al Parlamento. Appena ventenne sperimentò una forte depressione da cui si originò una svolta negli interessi intellettuali, dapprima con la critica del quadro utilitarista a cui era stato educato fin da fanciullo e quindi con l’integrazione dell’utilitarismo con i temi che gli provenivano dalla cultura romantica britannica. In questo contesto incontrò Harriet Taylor a cui rimase legato tutta la vita e che sposò alla morte del marito, la quale esercitò un’influenza profonda in particolare nelle questioni sociali. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il risultato a cui pervenne è una struttura di pensiero che si fonda su tre assi: l’utilitarismo, reinterpretato, che pone la felicità come criterio di valore ultimo; il liberalismo che mette al centro la difesa della libertà, funzionale allo sviluppo di una propria personalità individuale contro il conformismo esercitato dalla maggioranza; il perfezionismo che considera gli individui umani come esseri progressivi, capaci di perfezionamento in tutte le sfere della vita. La trattazione delle questioni economiche, politiche e sociali va collocata entro questa complessa concezione. In tale prospettiva possiamo considerare anche il tema del lavoro, attenendoci ai </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Principi di economia politica</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="h2" ><hi>2. L’economia politica</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Mill considera l’economia politica come un’astrazione: </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Essa</hi><hi rend="CharOverride-1"> non tratta il complesso della natura dell’uomo in quanto</hi><hi rend="CharOverride-1"> modificata dallo stato sociale, né l’intera condotta dell’uomo</hi><hi rend="CharOverride-1"> nella società. Essa si occupa di lui solo in quanto</hi><hi rend="CharOverride-1"> soggetto che desidera possedere ricchezza, e che è capace di</hi><hi rend="CharOverride-1"> giudicare l’efficacia comparata dei mezzi per ottenere questo fine</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Mill 1976, 115).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’astrazione su cui si fonda la scienza economica funziona, tuttavia, assumendo delle condizioni più vaste che rendono comprensibile la motivazione economica. Esse richiedono innanzitutto la preoccupazione verso interessi duraturi che vanno al di là della propria stessa esistenza (Mill 1983, 290). Inoltre l’attività produttiva è plasmata, oltre che dai fattori naturali, come la terra e la costituzione fisica degli esseri umani, dalle condizioni sociali e psicologiche: dalle leggi e dal governo, dal grado di progresso delle tecniche, dal desiderio di arricchimento diffuso in una società, dal livello di istruzione nonché da qualità morali quali la capacità di nutrire fiducia reciproca (Mill 1983, libro I, capp. 7, 13). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il lavoro va considerato pertanto alla luce di questi diversi aspetti. Mill lo definisce come lo sforzo, che include la fatica fisica e mentale, connesso con l’applicazione del pensiero o dei muscoli o di entrambi a un’occupazione in vista della produzione (Mill 1983, 113). Per comprendere cosa significa lavorare, perciò, bisogna svelare l’interesse che hanno le persone a produrre nei diversi ambiti della vita, il che dipende da conoscenza, tecnologia, qualità morali e dal ruolo che in una società riveste l’abitudine all’attività lavorativa: se essa è rivolta al soddisfacimento dei bisogni del momento o se è abituata a realizzare scopi lontani nel tempo che trascendono la vita della stessa persona. </hi></p><p rend="h2" ><hi>3. La condizione delle classi lavoratrici</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Mill sostiene che il lavoro in cui sono occupate le classi lavoratrici va riorganizzato. La discussione del tema rientra nella questione della distribuzione: mentre la produzione riguarda leggi fisiche che sono solo modificate dalle condizioni psicologiche e sociali, la distribuzione è una questione che concerne esclusivamente le istituzioni umane. In questa sede Mill si inoltra nel dibattitto sul socialismo intorno al quale muta posizione, e le diverse fasi sono illustrate nelle edizioni che si susseguono dei </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Principi</hi><hi rend="CharOverride-1"> (sette in tutto fino al 1871), con un interesse verso il cooperativismo socialista che nelle ultime edizioni rimette al centro il principio della concorrenza e della divisione del lavoro e perviene a delle critiche severe verso l’organizzazione centralista dei mezzi di produzione (in cui Mill identifica il comunismo, senza mai riferirsi a Marx tuttavia). Il banco di prova è fornito da tre questioni: l’efficienza della produzione, la giustizia distributiva e la libertà degli individui. Un sistema economico in cui la proprietà sia comune sembra peccare sul piano dell’efficienza, perché disincentiva il lavoro individuale, e su quello della giustizia, perché non tiene conto di un’equa distribuzione del lavoro. Tali problemi tuttavia sono superabili se si immagina una diversa organizzazione basata sullo sviluppo di un sentimento sociale molto maggiore di quello che si può riscontrare nello stato presente delle cose. D’altronde, neppure il sistema fondato sulla proprietà privata e sulla libera concorrenza andrebbe considerato nello stato presente ma per come potrebbe diventare nelle sue condizioni migliori, vale a dire perfezionando l’istruzione e i sentimenti sociali assieme alla limitazione della popolazione. Il banco di prova determinante è però quello della libertà: nella condizione presente la maggior parte dei lavoratori ha scelte limitate di occupazione, ben poca libertà nelle altre sfere della vita, oltre alla questione dell’asservimento domestico delle donne. Le tesi comuniste vanno confrontate tuttavia con le migliori condizioni che il sistema presente può realizzare, e che Mill difende con grande passione nel celebre saggio </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La Libertà</hi><hi rend="CharOverride-1">. Pertanto, a suo avviso:</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">La questione è […] di stabilire se </hi><hi rend="CharOverride-1">in un regime comunistico l’individualità del carattere potrebbe ancora </hi><hi rend="CharOverride-1">avere uno spazio; se la pubblica opinione non diventerebbe un </hi><hi rend="CharOverride-1">giogo tirannico; se l’assoluta dipendenza di ciascuno da tutti, </hi><hi rend="CharOverride-1">e la sorveglianza di tutti su ciascuno, non finirebbe per</hi><hi rend="CharOverride-1"> ridurre tutti gli uomini ad una tetra uniformità di pensieri,</hi><hi rend="CharOverride-1"> di sentimenti e di azioni. Questo è già uno dei</hi><hi rend="CharOverride-1"> mali evidenti dello stato attuale della società; malgrado in esso</hi><hi rend="CharOverride-1"> vi siano una molto maggiore disparità di educazione e di</hi><hi rend="CharOverride-1"> fini ed anche una molto minore dipendenza dell’individuo dalla</hi><hi rend="CharOverride-1"> massa, di quanto non si avrebbe in una società comunistica</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Mill 1983, 347).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’ipotesi di una società comunista è pertanto respinta. I sistemi socialisti considerati, il sansimonismo e il fourierismo, si espongono meno a queste obiezioni. Mill difende gli esperimenti socialisti fondati sull’associazione tra lavoratori i quali possiedono collettivamente il capitale sotto la direzione di dirigenti eletti e destituibili dagli operai stessi (Mill 1983, libro IV, capitolo VII). Si tratterebbe tuttavia di non estirpare il principio della concorrenza che, fatta eccezione per la concorrenza tra i lavoratori, in ogni altra forma va a loro vantaggio, incrementando i salari e diminuendo il costo degli articoli di consumo. Questo sistema incrementa la produttività ma Mill ne vede soprattutto i grandi meriti morali, poiché esso favorisce il superamento dello scontro degli interessi, in particolare tra capitalista e lavoratore, e lo sviluppo dello spirito pubblico, dei sentimenti altruistici e del senso di giustizia. </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Alla fine, e forse in un futuro</hi><hi rend="CharOverride-1"> meno remoto di quanto si possa supporre, potremo vedere realizzato,</hi><hi rend="CharOverride-1"> grazie al principio cooperativo, un mutamento della società che unirebbe</hi><hi rend="CharOverride-1"> la libertà e l’indipendenza dell’individuo con i vantaggi</hi><hi rend="CharOverride-1"> intellettuali, morali ed economici della produzione associata (Mill 1983, 1044).</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In conclusione, per Mill nella condizione presente è auspicabile migliorare il sistema fondato sulla proprietà privata, con l’obiettivo di consentire la piena partecipazione di ogni membro della collettività ai benefici che esso può offrire, piuttosto che progettarne un rovesciamento radicale.</hi></p><p rend="h2" ><hi>4. Oltre il lavoro</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per Mill il lavoro non esaurisce, tuttavia, lo spettro delle attività che rendono significativa l’esistenza e che promuovono il miglioramento delle condizioni di vita individuali e collettive. Innanzitutto, il concetto di lavoro può essere esteso ad attività che normalmente non sono fatte rientrare tra gli interessi dell’economia. Esso indica strettamente la fatica impiegata per dedicarsi a un’occupazione produttiva ma molte attività sono indirettamente legate alla produzione in quanto ne costituiscono i presupposti. Il lavoro intellettuale, ad esempio, è considerato produttivo alla luce dei libri o degli oggetti d’uso creati direttamente da esso, ma se considerassimo i risultati nazionali e universali a cui conduce il pensiero speculativo nel lungo periodo, e che non fecero parte delle motivazioni dell’attività speculativa degli studiosi, allora esso andrebbe annoverato come una parte di massina importanza della produzione (Mill 1983, 136). L’educazione dei bambini, inoltre, è un’attività che non è svolta sulla base di motivazioni economiche e che costituisce però un requisito del sistema economico: «il lavoro e i costi necessari ad allevare le nuove generazioni sono parte di una spesa che è una condizione della produzione» (Mill 1983, 134). Poi anche attività come quelle svolte dai medici sono ricercate da noi per motivi che non sono economici, però esse costituiscono le basi di una vita in salute che è uno dei presupposti dell’attività produttiva. Mill introduce qui, tra gli altri, il tema del lavoro di cura che ha quindi queste due dimensioni: non è svolto per motivi economici ma dovremmo considerarlo anche dal punto di vista economico per non assumerlo in modo silenzioso e non problematico.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nonostante la revisione del concetto di lavoro, che consente di includervi attività che normalmente non vi sono annesse, Mill sostiene che il lavoro non dovrebbe esaurire il novero delle attività importanti nella vita. In società in cui l’abitudine a un’attività lavorativa volontaria è presente solo in modo limitato essa va certamente promossa. Invece in società, come quella britannica, in cui il desiderio della ricchezza è dominante esso va moderato, offrendo alle persone occasioni di educazione al perseguimento di fini più elevati di quelli che sono loro familiari, fermo rimanendo che l’attaccamento al lavoro è una qualità che va conservata. Mill tratta la questione nell’ambito della discussione dello stato stazionario, che definisce come la condizione in cui non vi è più accumulazione di capitale né crescita della popolazione (Mill 1983, libro IV, cap. 6). Mill considera questa condizione in termini decisamente favorevoli. La lotta per la ricchezza è un modo per mantenere attive le energie delle persone così come lo erano un tempo le imprese di guerra, ma non è certamente l’ideale dell’umanità. Sopra una certa soglia di ricchezza personale, è auspicabile una giusta distribuzione che favorisca l’uguaglianza delle fortune, a cui si può giungere con una diversa organizzazione del lavoro, con la limitazione del diritto di lasciare in eredità i propri beni e con il freno posto all’aumento della popolazione: </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">la condizione migliore per la natura</hi><hi rend="CharOverride-1"> umana è quella per cui, mentre nessuno è povero, nessuno</hi><hi rend="CharOverride-1"> desidera diventare più ricco, né deve temere di essere respinto</hi><hi rend="CharOverride-1"> indietro dagli sforzi compiuti dagli altri per avanzare (Mill 1983,</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1000). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In questa condizione vi sarebbe tempo e disponibilità per ogni specie di cultura intellettuale e per il progresso morale e sociale, e potrebbe progredire inoltre quella che Mill chiama arte della vita, vale a dire la riflessione su quali siano gli scopi desiderabili per l’umanità – i quali non possono essere semplicemente ereditati dalla tradizione, appresi dalle autorità religiose o individuati in presunte leggi naturali.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Realisticamente Mill immagina una società così composta:</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">una classe di lavoratori ben pagata e numerosa; </hi><hi rend="CharOverride-1">non fortune enormi, se non quelle guadagnate e accumulate nel </hi><hi rend="CharOverride-1">corso di una sola vita; e una categoria, molto più </hi><hi rend="CharOverride-1">numerosa di quella attuale, di persone, non soltanto esenti dalle </hi><hi rend="CharOverride-1">fatiche più pesanti, ma con un tempo libero sufficiente a </hi><hi rend="CharOverride-1">potersi dedicare alle cose amene della vita, e a darne </hi><hi rend="CharOverride-1">esempio alle classi in condizioni meno favorevoli […] (Mill 1983, </hi><hi rend="CharOverride-1">1001).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nelle opere che dedica all’etica e alla politica, Mill chiarisce che gli scopi della vita sono molteplici e ricadono in diverse sfere: l’economia concerne ciò che è conveniente, rappresentato nella sfera individuale dalla prudenza che ci vincola a tenere in considerazione il maggior interesse futuro rispetto a quello presente. Le altre sfere sono quelle dei sentimenti morali, delle relazioni simpatetiche (dell’amicizia, dell’amore e dei rapporti umani) e quella degli scopi che elevano lo spirito, dalla ricerca della verità con la conoscenza alla dimensione della bellezza e ai fini spirituali. </hi></p><p rend="h2" ><hi>5. Conclusioni</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In conclusione, come abbiamo visto, da una parte la ricerca della ricchezza realizzata attraverso il lavoro può essere studiata scientificamente solo assumendo una più ampia trama di motivazioni sul piano individuale e sociale. In alcune società questo interesse è quasi assente e il lavoro ha una ruolo minoritario: Mill considera in questo modo le società primitive. In altre società, come quella britannica, la ricerca della ricchezza è un motivo prevalente e andrebbe limitato. In questo caso, il compito è da una parte quello di rivedere il concetto di lavoro, considerando tutte le attività che offrono le condizioni affinché si sviluppi il lavoro produttivo, e dall’altra quello di valorizzare le attività propriamente non lavorative da coltivare nel tempo libero. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il progresso morale e sociale si realizza certamente mediante il lavoro, che costituisce un motore fondamentale della crescita della ricchezza, della tecnologia, delle condizioni civili della vita nonché delle qualità morali e personali legate alla laboriosità, alla previdenza e alla fiducia reciproca. Esso è realizzato anche attraverso occupazioni non lavorative che tuttavia possono essere considerate dal punto di vista produttivo, come il lavoro di cura e la speculazione intellettuale, che in quanto tali non sono rivolte ai fini economici, nonché attraverso attività propriamente non lavorative il cui fine è la ricerca della bellezza, dell’amicizia e del significato della vita. La società che Mill prospetta è quella in cui il desiderio di ricchezza è significativamente limitato dagli interessi morali, estetici e spirituali; in cui il lavoro produttivo è contenuto nel numero di ore e rispetto alle persone che vi si dedicano; in cui le fortune personali sono distribuite in modo sufficientemente egualitario. Immagina una società che promuova le condizioni civili dell’esistenza (utilitarismo), che difenda la libertà di condotta (liberalismo), e che stimoli il perfezionamento individuale verso i fini più alti (perfezionismo). Alcune di queste condizioni sono quelle che aveva descritto Tocqueville nel suo viaggio in America; altre sono state realizzate dai paesi scandinavi, ma esso descrive più generalmente alcune linee di fondo delle politiche socialdemocratiche che hanno guidato la ricostruzione delle grandi nazioni europee nel secondo dopoguerra e che hanno ispirato l’unificazione dell’Europa. </hi></p><p rend="h2" ><hi>Riferimenti bibliografici</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Mill, John Stuart. 1976. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Saggi su alcuni problemi insoluti dell’economia politica</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Sergio Parrinello. Milano: ISEDI.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Mill, John Stuart. 1983. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">I principi di economia politica</hi><hi rend="CharOverride-1">, voll. I-II, a cura di Biancamaria Fontana. Torino: UTET.</hi></p><p rend="bib_indx_bib_tit" ><hi>Altri riferimenti bibliografici</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Donatelli, Piergiorgio. 2007. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Introduzione </hi><hi rend="italic CharOverride-1">a John Stuart Mill</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma-Bari: Laterza.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Hollander, Samuel. 1985. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">The Economics of John Stuart Mill</hi><hi rend="CharOverride-1">, voll. I-II. Oxford: Basil Blackwell.</hi></p>  
      
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          <head>References</head>
          <bibl n="145638">Mill, John Stuart. 1976. Saggi su alcuni problemi insoluti dell’economia politica, a cura di Sergio Parrinello. Milano: ISEDI.</bibl>
          <bibl n="145985">Mill, John Stuart. 1983. I principi di economia politica, voll. I-II, a cura di Biancamaria Fontana. Torino: UTET.</bibl>
          <bibl n="147012">Donatelli, Piergiorgio. 2007. Introduzione a John Stuart Mill. Roma-Bari: Laterza.</bibl>
          <bibl n="146585">Hollander, Samuel. 1985. The Economics of John Stuart Mill, voll. I-II. Oxford: Basil Blackwell.</bibl>
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