<?xml version="1.0" encoding="utf-8" standalone="yes"?>
<TEI xmlns="http://www.tei-c.org/ns/1.0">
  <teiHeader>
    <fileDesc>
      <titleStmt>
        <title type="main" level="a">Il lavoro come arte: William Morris e la riscoperta del lavoro artigiano</title>
        <author>
          <persName n="1">
            <forename>Matteo</forename>
            <surname>Colombo</surname>
            <placeName type="affiliation">ADAPT-Association for International and Comparative Studies in Labour and Industrial Relations, Italy</placeName>
          </persName>
        </author>
        <respStmt>
          <resp>This is a section of <title>Idee di lavoro e di ozio per la nostra civiltà</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0319-7</idno>) by </resp>
          <name>Giovanni Mari, Francesco Ammannati, Brogi Stefano, Tiziana Faitini, Arianna Fermani, Francesco Seghezzi, Annalisa Tonarelli</name>
        </respStmt>
      </titleStmt>
      <publicationStmt>
        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.78</idno>
        <availability>
          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
          <licence source="text" target="https://creativecommons.org/licenses/by/4.0/legalcode">
            <p>Content licence CC BY 4.0</p>
          </licence>
          <licence source="metadata" target="https://creativecommons.org/publicdomain/zero/1.0/legalcode">
            <p>Metadata licence CC0 1.0</p>
          </licence>
        </availability>
      </publicationStmt>
      <sourceDesc>
        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
      </sourceDesc>
    </fileDesc>
    <encodingDesc>
      <appInfo>
        <application version="2.2" ident="Booksflow">
          <desc>Digital edition XML powered by Booksflow</desc>
        </application>
      </appInfo>
    </encodingDesc>
    <profileDesc>
      <abstract xml:lang="en">
        <p>Work plays a central role in the reflections of William Morris. According to Morris, industrial society is based on an organization of labor that debases the human being, reduced to a machine among machines, while art and beauty are destined for a select few. This was not the case in the Middle Ages, where every craftsman was also an artist. Morris then proposes a return to the pre-industrial organizational model, based on an idea of work practical and theoretical, collaborative, creative, in order to restore dignity to workers and allow everyone to experience the beauty of art, even in the humblest of jobs and products made. The paper highlights the main theoretical nodes of the author's thought, highlighting in the conclusion its main critical issues and insights for today.</p>
      </abstract>
      <textClass>
        <keywords>
          <list>
            <item>Morris</item>
            <item>Arts and Crafts</item>
            <item>Utopian socialism</item>
            <item>Industrial society</item>
            <item>Work and leisure</item>
          </list>
        </keywords>
      </textClass>
    </profileDesc>
  </teiHeader>
  <text>
    <body>
      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.78<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.78" /></p>
      
      <p rend="h1_chapter">Il lavoro <hi rend="italic">come</hi> arte: William Morris e la riscoperta <lb/>del lavoro artigiano</p><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Matteo Colombo</hi></p><p rend="h2" ><hi>1. Cenni biografici</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">William Morris nasce nel 1834 a</hi><hi rend="CharOverride-1"> Walthamstow, Essex, vicino a Londra, terzo di nove figli. Frequenta</hi><hi rend="CharOverride-1"> la facoltà di teologia all’Università di Oxford dove conosce</hi><hi rend="CharOverride-1"> Edward Burne-Jones, a cui si legherà per tutta la</hi><hi rend="CharOverride-1"> vita e che diventerà uno dei più importanti pittori del</hi><hi rend="CharOverride-1"> gruppo dei Pre-Raffaeliti. Abbandonati gli studi di teologia, Morris svolge</hi><hi rend="CharOverride-1"> un apprendistato presso lo studio dell’architetto George Edmund </hi><hi rend="CharOverride-1">Street a Londra, ma lo interrompe prima della conclusione, per </hi><hi rend="CharOverride-1">dedicarsi ad altri progetti, stringendo amicizia col pittore italiano Dante </hi><hi rend="CharOverride-1">Gabriel Rossetti. Fonda nel 1861, insieme ad un gruppo </hi><hi rend="CharOverride-1">di amici, la </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Morris, Marshall, Faulkner &amp; Co</hi><hi rend="CharOverride-1">, azienda </hi><hi rend="CharOverride-1">specializzata in decorazioni e nella produzione di oggetti di mobilio, </hi><hi rend="CharOverride-1">caratterizzata da uno stile essenziale e curato, dall’utilizzo di </hi><hi rend="CharOverride-1">tecniche preindustriali e dall’immaginario medievaleggiante e naturale, elementi approfonditi</hi><hi rend="CharOverride-1"> anche nell’opera </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Hopes and Fears For Art</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Paure </hi><hi rend="CharOverride-1">e speranze sul futuro dell’arte) del 1882. A </hi><hi rend="CharOverride-1">partire dagli anni ’80 del ’900, sposa la causa socialista, </hi><hi rend="CharOverride-1">contribuendovi finanziariamente ma anche in prima persona. La sua riflessione</hi><hi rend="CharOverride-1"> politica e sociale prende corpo in due romanzi, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">A Dream</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> of John Ball</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Il sogno di John Ball) del </hi><hi rend="CharOverride-1">1886, e soprattutto con la celebre opera utopica </hi><hi rend="italic CharOverride-1">News from </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Nowhere</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Notizie da nessun luogo) del 1890, dove immagina una </hi><hi rend="CharOverride-1">(futura) società organizzata secondo i principi del socialismo e del </hi><hi rend="CharOverride-1">marxismo. Muore di tubercolosi nel 1896.</hi></p><p rend="h2" ><hi>2. La critica alla </hi><hi>società industriale e la riscoperta del valore del lavoro artigiano</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">L</hi><hi rend="CharOverride-1">’uomo conosceva il suo lavoro dal principio alla fine, e</hi><hi rend="CharOverride-1"> si sentiva responsabile di ogni fase del suo progredire. Tale</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro era naturalmente lento a farsi e costoso a comperarsi</hi><hi rend="CharOverride-1"> e neppure molto ben rifinito; ma era un lavoro intelligente;</hi><hi rend="CharOverride-1"> in esso era sempre evidente il talento dell’uomo e</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’espressione delle sue speranze e dei suoi timori, l</hi><hi rend="CharOverride-1">’insieme dei quali costituisce in definitiva la nostra vita (Morris</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1963, 52).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il pensiero di Morris è fortemente influenzato </hi><hi rend="CharOverride-1">dalle trasformazioni in atto nella società inglese del tempo: tra </hi><hi rend="CharOverride-1">tutte, l’affermazione definitiva della rivoluzione industriale, i cui effetti </hi><hi rend="CharOverride-1">negativi sull’ambiente, sulle città e sul lavoro umano erano </hi><hi rend="CharOverride-1">ormai evidenti. La società industriale è, secondo Morris, caratterizzata da </hi><hi rend="CharOverride-1">una profonda degradazione del lavoro umano, ridotto a semplice appendice </hi><hi rend="CharOverride-1">a quello delle macchine, mentre la povertà dilaga e i </hi><hi rend="CharOverride-1">mercati sono invasi di prodotti, realizzati in serie, di scarso </hi><hi rend="CharOverride-1">o scarsissimo valore: Morris arriverà allora a dire che «</hi><hi rend="CharOverride-1">oltre al desiderio di produrre cose belle, la passione principale </hi><hi rend="CharOverride-1">della mia vita è stata ed è l’odio per </hi><hi rend="CharOverride-1">la civiltà moderna» (Morris 1894). Alla società industriale Morris </hi><hi rend="CharOverride-1">oppone l’ideale medievale, influenzato dall’opera di Ruskin. Il</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro dell’artigiano di questo periodo, secondo Morris, era </hi><hi rend="CharOverride-1">svolto in armonia con la natura che lo circondava ed</hi><hi rend="CharOverride-1"> era caratterizzato da una cura per l’opera svolta, </hi><hi rend="CharOverride-1">poi venuta meno. Tale cura era resa possibile da una </hi><hi rend="CharOverride-1">specifica organizzazione del lavoro, e dal sapere che l’artigiano </hi><hi rend="CharOverride-1">possedeva.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per quanto riguarda il primo aspetto, il modello a cui</hi><hi rend="CharOverride-1"> Morris si rifà esplicitamente è quello delle gilde, o corporazioni,</hi><hi rend="CharOverride-1"> medievali. Il lavoro in queste associazioni di mestieri organizzate </hi><hi rend="CharOverride-1">su scala urbana era realizzato prevalentemente in piccole botteghe, dove </hi><hi rend="CharOverride-1">l’artigiano collaborava con altri per la realizzazione della sua </hi><hi rend="CharOverride-1">opera (Epstein 1998). Le gilde avevano poi un importante ruolo</hi><hi rend="CharOverride-1"> regolatorio, limitando la concorrenza ed esercitando un controllo sociale ed</hi><hi rend="CharOverride-1"> economico sui mercati che arrivava a ridurre il numero di</hi><hi rend="CharOverride-1"> botteghe che un singolo artigiano poteva possedere, le materie prime</hi><hi rend="CharOverride-1"> che poteva utilizzare, i lavoratori che poteva assumere (Ogilve 20</hi><hi rend="CharOverride-1">19). Un modello, secondo Morris, ‘sostenibile’, e che oppone</hi><hi rend="CharOverride-1"> allo sregolato sviluppo delle prime, grandi fabbriche, ai suoi impatti</hi><hi rend="CharOverride-1"> sull’ambiente e, soprattutto, sul lavoro e sulla sua organizzazione.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il secondo aspetto riguarda la natura epistemologica del sapere artigiano: </hi><hi rend="CharOverride-1">prima della frattura determinata dalla modernità (Gauvin 2006), secondo Morris</hi><hi rend="CharOverride-1"> conoscenza e azione erano tra loro legate e indistinguibili. Recenti</hi><hi rend="CharOverride-1"> studi dedicati al lavoro preindustriale hanno infatti evidenziato come l</hi><hi rend="CharOverride-1">’artigiano fosse, in quel periodo, un vero e proprio «lavoratore</hi><hi rend="CharOverride-1"> della conoscenza» (De Munck 2020). Possedeva un sapere ‘totale’</hi><hi rend="CharOverride-1">, unione di teoria e pratica, un sapere tacito (Polany </hi><hi rend="CharOverride-1">2009; Sennett 2008) trasmissibile non solo a parole ma </hi><hi rend="CharOverride-1">grazie alla paziente imitazione dei gesti degli artigiani più esperti, </hi><hi rend="CharOverride-1">lavorando con loro, e spesso vivendo con loro.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Principale bersaglio critico</hi><hi rend="CharOverride-1"> delle analisi di Morris è la divisione del lavoro, auspicata</hi><hi rend="CharOverride-1"> da Smith (1975) ma foriera di un impoverimento </hi><hi rend="CharOverride-1">del lavoro umano. Non più artigiano, non più ‘lavoratore della </hi><hi rend="CharOverride-1">conoscenza’, l’operaio è chiamato a ripetere meccanicamente lo </hi><hi rend="CharOverride-1">stesso gesto, perdendo quello sguardo totalizzante che contraddistingueva l’esperienza </hi><hi rend="CharOverride-1">medievale. Viene meno la dimensione collaborativa della bottega, viene meno</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’autonomia creativa dell’artigiano, il sapere si spezza nell</hi><hi rend="CharOverride-1">’approfondirsi della separazione tra conoscenza teorica e sapere pratico.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il </hi><hi rend="CharOverride-1">bersaglio delle analisi di Morris non è mai stato invece,</hi><hi rend="CharOverride-1"> come pure ci si potrebbe aspettare, la tecnica e, più</hi><hi rend="CharOverride-1"> precisamente, la tecnologia e le macchine che hanno caratterizzato la</hi><hi rend="CharOverride-1"> società industriale. Ricorda infatti Morris che «come condizione di</hi><hi rend="CharOverride-1"> vita, la produzione attraverso le macchine è un male assoluto;</hi><hi rend="CharOverride-1"> come strumento per costringerci a condizioni di vita migliori, è</hi><hi rend="CharOverride-1"> stata e sarà ancora per un po’ di tempo indispensabile</hi><hi rend="CharOverride-1">» (Morris 1888). Le macchine possono allievare il lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">umano, migliorarlo, eliminare le fatiche più gravose: decisivo è piuttosto </hi><hi rend="CharOverride-1">come vengono utilizzate. Morris sostiene infatti che là dove sono </hi><hi rend="CharOverride-1">utilizzate dal sapiente lavoratore come ausilio e mezzo per realizzare </hi><hi rend="CharOverride-1">la propria opera, preservando la sua autonomia e creatività – </hi><hi rend="CharOverride-1">e quindi la sua stessa individualità – sono un bene, </hi><hi rend="CharOverride-1">là dove invece vengono piegate ai desideri di accumulo e </hi><hi rend="CharOverride-1">di profitto, generando un ribaltamento del rapporto per il quale </hi><hi rend="CharOverride-1">il lavoratore umano diventa appendice della macchina e ridotto a </hi><hi rend="CharOverride-1">mero strumento, esse sono il segno più chiaro del decadimento </hi><hi rend="CharOverride-1">e della pericolosità di un determinato ordine sociale ed economico.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L</hi><hi rend="CharOverride-1">’obiettivo di Morris, però, non è semplicemente auspicare il ritorno</hi><hi rend="CharOverride-1"> ad un lavoro </hi><hi rend="italic CharOverride-1">buono</hi><hi rend="CharOverride-1">, ma ad una vita </hi><hi rend="italic CharOverride-1">buona</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Le sue analisi sono sempre basate su una precisa idea</hi><hi rend="CharOverride-1"> antropologica: il lavoro libero, collaborativo, creativo permette lo sviluppo della</hi><hi rend="CharOverride-1"> spiritualità umana, in accordo con la natura e col mondo,</hi><hi rend="CharOverride-1"> dando corpo al desiderio di conoscere – e creare –</hi><hi rend="CharOverride-1"> la bellezza. In questo senso, il lavoro buono aiuta l</hi><hi rend="CharOverride-1">’uomo a sviluppare sé stesso, ad accrescere la propria umanità,</hi><hi rend="CharOverride-1"> a scoprire la bellezza del mondo e a sentirsi parte</hi><hi rend="CharOverride-1"> di esso. E quindi ancora più grave è la ‘colpa</hi><hi rend="CharOverride-1">’ dell’industrializzazione: la degradazione del lavoro porta alla degradazione dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’uomo, incapace di vivere – e in ultima analisi, anche</hi><hi rend="CharOverride-1"> di riconoscere – la bellezza.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In questo senso, la riflessione </hi><hi rend="CharOverride-1">di Morris non si limita ad auspicare un generico ritorno </hi><hi rend="CharOverride-1">al passato: individuati i limiti della società industriale nei </hi><hi rend="CharOverride-1">mutamenti intercorsi nell’organizzazione del lavoro a causa di uno </hi><hi rend="CharOverride-1">sregolato desidero di ricchezza, che ha generato (anche) un impoverimento </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’esperienza umana allontanandola dalla stessa capacità di riconoscere il </hi><hi rend="CharOverride-1">bello e di sviluppare la propria spiritualità, Morris guarda al </hi><hi rend="CharOverride-1">contesto medievale per (ri)scoprire come ‘salvare’ l’uomo dal</hi><hi rend="CharOverride-1"> decadimento industriale.</hi></p><p rend="h2" ><hi>3. Il lavoro </hi><hi rend="italic">come</hi><hi> arte: l’</hi><hi rend="italic">Arts</hi><hi rend="italic"> and Crafts movement</hi></p><p rend="quotations_quotation_b3" ><hi rend="CharOverride-1">Per prima cosa devo chiedervi di estendere </hi><hi rend="CharOverride-1">la parola “arte” al di là di quegli oggetti che </hi><hi rend="CharOverride-1">sono ritenuti opere d’arte, per considerare non solo la </hi><hi rend="CharOverride-1">scultura, la pittura e l’architettura, ma le forme ed </hi><hi rend="CharOverride-1">i colori di tutti gli oggetti casalinghi, anzi le stesse </hi><hi rend="CharOverride-1">sistemazioni dei campi per la coltivazione ed il pascolo, l’</hi><hi rend="CharOverride-1">amministrazione delle città e della nostra rete stradale; in una </hi><hi rend="CharOverride-1">parola di estenderla all’aspetto di tutto ciò che ci </hi><hi rend="CharOverride-1">circonda nella vita (Morris 1963, 68).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La frattura moderna tra </hi><hi rend="CharOverride-1">pensiero e azione ha anche spezzato il legame sussistente tra </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro e arte. Secondo Morris, nel Medioevo «ogni lavoratore era </hi><hi rend="CharOverride-1">un artista» (Morris 1884). Il XVI secolo ha visto </hi><hi rend="CharOverride-1">il sorgere della divisione tra artigianato e arte (Krugh 2014), </hi><hi rend="CharOverride-1">confinando quest’ultima in una dimensione diversa da quella del </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro, appannaggio di pochi eletti e comprensibile solo a chi </hi><hi rend="CharOverride-1">era dotato di raffinati – ed educati – gusti estetici. </hi><hi rend="CharOverride-1">Questa divisione – tanto epistemologica quanto sociale – favorisce la </hi><hi rend="CharOverride-1">degradazione del lavoro artigiano, alimentando la frattura di cui già </hi><hi rend="CharOverride-1">si è detto, ed è frutto di quella trasformazione dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’organizzazione del lavoro che ha caratterizzato la nascita della società</hi><hi rend="CharOverride-1"> industriale. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">A proposito della collocazione temporale di tale processo </hi><hi rend="CharOverride-1">di ‘degradazione’ si può quantomeno problematizzare la riflessione di Morris. </hi><hi rend="CharOverride-1">Almeno per due motivi: Morris ha come riferimento (unico) l’</hi><hi rend="CharOverride-1">Inghilterra. Le traiettorie evolutive dell’artigianato nei Paesi dell’Europa </hi><hi rend="CharOverride-1">continentale sono state molto diverse, e di certo non è </hi><hi rend="CharOverride-1">possibile individuare nel XVI secolo l’origine di tale processo </hi><hi rend="CharOverride-1">di ‘degradazione’ anche in contesti come l’Italia o la </hi><hi rend="CharOverride-1">Francia, ad esempio. La seconda ragione riguarda i criteri alla </hi><hi rend="CharOverride-1">base della scelta del XVI secolo quale momento in cui </hi><hi rend="CharOverride-1">inizia tale processo di impoverimento del lavoro artigiano. Morris cita, </hi><hi rend="CharOverride-1">quale sua prima manifestazione, il fenomeno delle </hi><hi rend="italic CharOverride-1">enclosures</hi><hi rend="CharOverride-1"> inglesi, con </hi><hi rend="CharOverride-1">il conseguente aumento della disponibilità di uomini alla ricerca di </hi><hi rend="CharOverride-1">un lavoro e che vennero poi impegnati nelle prime proto-fabbriche,</hi><hi rend="CharOverride-1"> alimentando la divisione del lavoro che vedrà poi la sua</hi><hi rend="CharOverride-1"> massima diffusione con la rivoluzione industriale. Ma l’organizzazione </hi><hi rend="CharOverride-1">del lavoro industriale che qui vede – in Inghilterra – </hi><hi rend="CharOverride-1">le sue prime manifestazioni è cosa altra dalla separazione tra </hi><hi rend="CharOverride-1">arte e artigianato, che storicamente è stata piuttosto determinata da </hi><hi rend="CharOverride-1">fattori culturali, sociali ed economici non riducibili al sorgere del </hi><hi rend="CharOverride-1">mercato del lavoro salariato.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’arte, secondo Morris, è uno </hi><hi rend="CharOverride-1">strumento fondamentale per la piena realizzazione della persona umana, in </hi><hi rend="CharOverride-1">quanto espressione e rappresentazione libera e creativa della bellezza incontrata </hi><hi rend="CharOverride-1">nel reale, capace allo stesso tempo di risvegliare in chi </hi><hi rend="CharOverride-1">la guarda le stesse sensazioni e la stessa bellezza sperimentate </hi><hi rend="CharOverride-1">dall’artista. Morris critica aspramente l’arte elitaria e inaccessibile </hi><hi rend="CharOverride-1">già denunciata da Marx, e lavora per renderla accessibile a </hi><hi rend="CharOverride-1">tutti. Il suo intento è quindi quello di ‘democratizzare’ l’</hi><hi rend="CharOverride-1">arte, in quanto solo la bellezza che attraverso di essa </hi><hi rend="CharOverride-1">viene incontrata porta a compimento l’umanità dell’uomo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È possibile</hi><hi rend="CharOverride-1"> ricollegare, a questo punto, il discorso già svolto a proposito</hi><hi rend="CharOverride-1"> della critica della società industriale con quello sull’arte, </hi><hi rend="CharOverride-1">evidenziando l’orizzonte antropologico e sociale delle riflessioni di Morris: </hi><hi rend="CharOverride-1">i prodotti realizzati in serie nelle grandi fabbriche sono di </hi><hi rend="CharOverride-1">qualità scadente, uniformi, non ricercati. Essi non ridestano il desiderio </hi><hi rend="CharOverride-1">del bello nello spirito umano, ma anzi abbruttiscono chi li </hi><hi rend="CharOverride-1">utilizza, quasi a ridurre quest’ultimo a strumento tra strumenti. </hi><hi rend="CharOverride-1">Oggetti senza qualità sono frutto di un lavoro senza qualità: </hi><hi rend="CharOverride-1">l’assenza del bello dipende (anche) dall’organizzazione del lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">industriale. Al contrario, tornare ad un modello collaborativo e</hi><hi rend="CharOverride-1"> creativo come quello del lavoro medievale controllato dalle gilde permette</hi><hi rend="CharOverride-1"> al lavoratore di sperimentare, in prima persona, la gioia e</hi><hi rend="CharOverride-1"> la bellezza del lavoro, e a sua volta di produrre</hi><hi rend="CharOverride-1"> beni capaci di rispondere al desiderio di bellezza di ognuno</hi><hi rend="CharOverride-1">, unendo sapienza artigiana e arte.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ed è così che nasce</hi><hi rend="CharOverride-1"> il movimento </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Arts and Crafts</hi><hi rend="CharOverride-1">. Non (solo) un movimento </hi><hi rend="CharOverride-1">artistico, ma anche sociale: ricomporre la frattura tra arte e </hi><hi rend="CharOverride-1">artigianato voleva dire proporre un modello di lavoro alternativo a </hi><hi rend="CharOverride-1">quello industriale, e produrre beni e oggetti secondo una logica </hi><hi rend="CharOverride-1">che non fosse quella della standardizzazione estrema, da una parte, </hi><hi rend="CharOverride-1">o dell’arte elitaria e inaccessibile, dall’altra.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Secondo Crawford (1997),</hi><hi rend="CharOverride-1"> sono tre le idee alla base del movimento </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Arts and</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> Crafts</hi><hi rend="CharOverride-1">. La prima è quella dell’unità delle arti. </hi><hi rend="CharOverride-1">Morris critica con forza la gerarchizzazione delle arti tipica del </hi><hi rend="CharOverride-1">periodo vittoriano, dopo la pittura e la scultura erano ritenute </hi><hi rend="CharOverride-1">superiori all’architettura e, soprattutto, alle arti decorative. Tale gerarchia </hi><hi rend="CharOverride-1">non esisteva nel periodo medievale, dove invece l’arte era</hi><hi rend="CharOverride-1"> parte integrante del lavoro artigiano, senza che vi fossero arti</hi><hi rend="CharOverride-1"> superiori e slegate dall’esperienza del lavoro, e arti inferiori.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La seconda idea è quella della gioia del lavoro. L’</hi><hi rend="CharOverride-1">esperienza lavorativa può diventare un’esperienza di piacere, se realizzata </hi><hi rend="CharOverride-1">nel rispetto di quel modello organizzativo di cui già si </hi><hi rend="CharOverride-1">è detto.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La terza e ultima idea che contraddistingue il movimento</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Arts and Crafts</hi><hi rend="CharOverride-1">, secondo Crawford, è la necessità di </hi><hi rend="CharOverride-1">un ripensamento del design degli oggetti utilizzati quotidianamente. È nota </hi><hi rend="CharOverride-1">la citazione di Morris nella quale afferma: «non abbiate </hi><hi rend="CharOverride-1">nulla nelle vostre case che non sappiate essere utile o </hi><hi rend="CharOverride-1">non crediate che sia bello» (Gnugnoli 2014, 25). L</hi><hi rend="CharOverride-1">’arte ‘nasce’ dall’artigianato che a sua volta risponde ai</hi><hi rend="CharOverride-1"> bisogni della vita. Utilità (tipica del lavoro artigiano) sempre</hi><hi rend="CharOverride-1"> unita a bellezza (tipica del lavoro dell’artista): è qui</hi><hi rend="CharOverride-1"> che emerge con forza l’originalità del movimento </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Arts and</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> Craft</hi><hi rend="CharOverride-1">, dove un lavoro ben fatto, artigiano e ispirato </hi><hi rend="CharOverride-1">dalla bellezza può far sorgere lo stesso desiderio e così </hi><hi rend="CharOverride-1">migliorare la vita di chi, quotidianamente, si trova ad utilizzare </hi><hi rend="CharOverride-1">gli oggetti così prodotti (Petts 2008). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Elemento che accomuna queste</hi><hi rend="CharOverride-1"> tre idee è, secondo Crawford, la convinzione che la creatività</hi><hi rend="CharOverride-1"> può essere un’esperienza quotidiana nel lavoro di ognuno, e</hi><hi rend="CharOverride-1"> non limitata ad una élite di artisti. E quindi «</hi><hi rend="CharOverride-1">la speranza del movimento </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Arts and Crafts</hi><hi rend="CharOverride-1"> era che questa </hi><hi rend="CharOverride-1">esperienza potesse diventare comune» (Crawford 1997, 20).</hi></p><p rend="h2" ><hi>4. L’impegno</hi><hi> e la riflessione politica: il socialismo </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dopo un’esperienza</hi><hi rend="CharOverride-1"> liberale, Morris sposa la causa socialista. La sua adesione è</hi><hi rend="CharOverride-1"> frutto, in particolare, dalle sue riflessioni sul lavoro. Morris matura</hi><hi rend="CharOverride-1"> infatti l’idea, grazia alla lettura di Marx, che per</hi><hi rend="CharOverride-1"> cambiare l’organizzazione del lavoro industriale è necessario abolire la</hi><hi rend="CharOverride-1"> divisione in classi sociali, grazie alla rivoluzione comunista. Il suo</hi><hi rend="CharOverride-1"> pensiero arriva quindi a collegare la democratizzazione dell’arte con</hi><hi rend="CharOverride-1"> la democratizzazione dei luoghi di lavoro, e la scarsa qualità</hi><hi rend="CharOverride-1"> dei prodotti realizzati in serie nelle fabbriche capitaliste con l</hi><hi rend="CharOverride-1">’imperialismo inglese (King 2008). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Particolarmente interessante è, in quest’</hi><hi rend="CharOverride-1">orizzonte, la riflessione riguardante il rapporto tra lavoro e tempo </hi><hi rend="CharOverride-1">libero. Il pensiero di Morris sembra infatti condurre ad un </hi><hi rend="CharOverride-1">paradosso. Secondo l’autore inglese andrebbe infatti aumentato il tempo </hi><hi rend="CharOverride-1">libero, dato che il lavoro industriale, fatto di lunghi turni </hi><hi rend="CharOverride-1">di lavoro e di pesante sforzo fisico prolungato, svilisce le </hi><hi rend="CharOverride-1">stesse capacità riflessive, e quindi spirituali, umane: per farlo, l’</hi><hi rend="CharOverride-1">unica soluzione possibile è quella della maggior produttività garantita dalla </hi><hi rend="CharOverride-1">divisione del lavoro. Ma è proprio l’organizzazione del lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">industriale ad essere il principale obiettivo critico del pensiero di </hi><hi rend="CharOverride-1">Morris (Kinna 2000). A questo punto sorge un altro paradosso:</hi><hi rend="CharOverride-1"> aumentare il tempo libero vorrebbe in fondo riconoscere, implicitamente, che</hi><hi rend="CharOverride-1"> il lavoro è un male da limitare, una fatica da</hi><hi rend="CharOverride-1"> evitare, andando quindi contro ai principi del movimento </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Arts and</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> Crafts</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Morris non affronta direttamente questi paradossi, anche se </hi><hi rend="CharOverride-1">alcune, possibili, interpretazioni sono desumibili dalle sue riflessioni inerenti all’</hi><hi rend="CharOverride-1">organizzazione della società socialista. Per prima cosa, va ricordato come </hi><hi rend="CharOverride-1">per Morris il lavoro sia reso necessario dalla natura stessa </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’essere umano, bisognoso di produrre strumenti per il proprio </hi><hi rend="CharOverride-1">sostentamento ma anche abitato da quel desiderio di bellezza e </hi><hi rend="CharOverride-1">da quello spirito creativo di cui si è già detto. </hi><hi rend="CharOverride-1">Altra cosa è lo sfruttamento tipico della società industriale: è </hi><hi rend="CharOverride-1">quest’ultimo che va combattuto, e non il lavoro in </hi><hi rend="CharOverride-1">quanto tale, che oltre ad una necessità è anche una </hi><hi rend="CharOverride-1">dimensione fondamentale per l’autorealizzarsi dell’uomo nel mondo (e </hi><hi rend="CharOverride-1">col mondo). Secondo Morris, il primo passo comunque necessario è </hi><hi rend="CharOverride-1">la riduzione dell’orario di lavoro, resa possibile non tanto </hi><hi rend="CharOverride-1">dalla divisone del lavoro quanto piuttosto dall’automazione. Grazie a </hi><hi rend="CharOverride-1">questa riduzione, i lavoratori avranno più tempo a disposizione per </hi><hi rend="CharOverride-1">dotarsi degli strumenti necessari per cogliere la bellezza insita nell’</hi><hi rend="CharOverride-1">esperienza lavorativa. Successivamente, la stessa organizzazione del lavoro andrà mutata, </hi><hi rend="CharOverride-1">secondo quella logica collaborativa e basata sulla creatività individuale che </hi><hi rend="CharOverride-1">caratterizza l’ideale medievale, che rimane un riferimento costante nella</hi><hi rend="CharOverride-1"> riflessione di Morris. È comunque interessante rimarcare, grazie alle parole</hi><hi rend="CharOverride-1"> dello stesso Morris, il suo pensiero sul rapporto tra lavoro,</hi><hi rend="CharOverride-1"> fatica e tempo libero. Se il primo è inteso solamente</hi><hi rend="CharOverride-1"> come un peso da evitare, anche il tempo libero perde</hi><hi rend="CharOverride-1"> il suo senso: </hi></p><p rend="quotations_quotation_b1" ><hi rend="CharOverride-1">[Il lavoro] è una fatica necessaria, ma</hi><hi rend="CharOverride-1"> deve essere solo fatica? Non possiamo fare altro che accorciare</hi><hi rend="CharOverride-1"> al massimo le ore di fatica, affinché le ore di</hi><hi rend="CharOverride-1"> svago siano più lunghe di quanto gli uomini sperassero? E</hi><hi rend="CharOverride-1"> cosa ne facciamo del tempo libero, se diciamo che ogni</hi><hi rend="CharOverride-1"> fatica è fastidiosa? Dormiremo? - Sì, e non ci sveglieremo</hi><hi rend="CharOverride-1"> mai più, spero, in questo caso (Morris 1882, 33</hi><hi rend="CharOverride-1">).</hi></p><p rend="h2" ><hi>5. Conclusioni</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il lavoro è al centro di tutta la </hi><hi rend="CharOverride-1">riflessione di Morris. Esso è l’elemento nel quale si </hi><hi rend="CharOverride-1">rende sperimentabile il collegamento tra valore morale ed estetico, che </hi><hi rend="CharOverride-1">ricompone l’unità dell’uomo spezzata dalla modernità e che </hi><hi rend="CharOverride-1">lo ricongiunge all’ambiente e alla natura.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La sua adesione al</hi><hi rend="CharOverride-1"> socialismo non è da pensare come una ‘seconda’ fase della</hi><hi rend="CharOverride-1"> sua elaborazione teoretica, ma come il suo completamento, quale metodo</hi><hi rend="CharOverride-1"> per la realizzazione concreto di una società paritaria, libera, </hi><hi rend="CharOverride-1">fondata sul lavoro artigiano, e quindi artistico, creativo e collaborativo, </hi><hi rend="CharOverride-1">capace di promuovere lo sviluppo umano integrale e quindi quello </hi><hi rend="CharOverride-1">della stessa società. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La società da lui immaginata contiene, </hi><hi rend="CharOverride-1">in ultima analisi, diversi elementi utopistici. Morris non vuole tornare </hi><hi rend="CharOverride-1">al periodo medievale, ma trarne ispirazione che trasformare la società</hi><hi rend="CharOverride-1"> industriale. Ma come la sua stessa esperienza imprenditoriale gli aveva</hi><hi rend="CharOverride-1"> dimostrato, far del lavoro – di ogni lavoro – </hi><hi rend="CharOverride-1">un’esperienza capace di ‘tenere assieme’ artigianato e arte, utilità </hi><hi rend="CharOverride-1">e bellezza, in un orizzonte libero e collaborativo è un </hi><hi rend="CharOverride-1">obiettivo di difficile realizzazione. In fondo, non tutti i lavori </hi><hi rend="CharOverride-1">possono essere ricondotti all’ideale dell’artigiano medievale (si pensi </hi><hi rend="CharOverride-1">ad esempi a quelli più umili e faticosi, ma pur </hi><hi rend="CharOverride-1">tuttavia necessari), mentre la divisione del lavoro e la produttività</hi><hi rend="CharOverride-1"> che garantisce non può essere uno strumento da ignorare, data</hi><hi rend="CharOverride-1"> la sua capacità di generare ricchezza. Lavoro e tempo libero</hi><hi rend="CharOverride-1"> possono diventare indistinguibili solo in alcuni, limitati, casi, e </hi><hi rend="CharOverride-1">la ‘democratizzazione dell’arte’ richiede, allo stesso tempo, un’educazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> di tutti i lavoratori affinché possano riconoscere e apprezzare la</hi><hi rend="CharOverride-1"> bellezza. Queste aporie sembrano non trovare una soluzione compiuta ed</hi><hi rend="CharOverride-1"> esauriente nel pensiero di Morris.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Allo stesso tempo, è possibile </hi><hi rend="CharOverride-1">pensare alle riflessioni dell’autore inglese, soprattutto nella sua ultima </hi><hi rend="CharOverride-1">fase socialista, come ad un’ideale a cui tendere, a </hi><hi rend="CharOverride-1">partire dall’analisi antropologica che propone. Se il buon lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">è parte integrante di una buona vita e di una </hi><hi rend="CharOverride-1">buona società, allora diventa decisivo capire come intervenire, soprattutto sull’</hi><hi rend="CharOverride-1">organizzazione del lavoro, per far sì che l’esperienza lavorativa </hi><hi rend="CharOverride-1">diventi un’opportunità di conoscenza e di crescita personale, di </hi><hi rend="CharOverride-1">espressione personale. Morris parla, esplicitamente, del fatto che ogni lavoratore </hi><hi rend="CharOverride-1">deve avere una sua «voce» (Morris 1882, 115-16), </hi><hi rend="CharOverride-1">auspicando quindi il sorgere di modelli organizzativi basati sulla partecipazione </hi><hi rend="CharOverride-1">dei lavoratori, sulla collaborazione, sulla possibilità di contribuire attivamente all’</hi><hi rend="CharOverride-1">esperienza lavorativa. Così concepito, il suo pensiero ha una portata </hi><hi rend="CharOverride-1">storica che travalica i confini del movimento </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Arts and Crafts</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">o del socialismo utopistico, ma offre, a partire da una </hi><hi rend="CharOverride-1">precisa antropologia, possibili spunti di riflessione e di azione per </hi><hi rend="CharOverride-1">ripensare al lavoro come esperienza di libertà e di conoscenza </hi><hi rend="CharOverride-1">anche per la società contemporanea.</hi></p><p rend="h2" ><hi>Riferimenti bibliografici</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Crawford, Alan. 1997. “Ideas </hi><hi rend="CharOverride-1">and Objects: The Arts and Crafts Movement in Britain.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Design </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Issues</hi><hi rend="CharOverride-1"> 13, 1: 15-26.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">De Munck, Bert. 2019. “Artisans as knowledge</hi><hi rend="CharOverride-1"> workers: Craft and creativity in a long term perspective.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Geoforum</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1: 227-37.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Epstein, Stephan R. 1998. “Craft Guilds, Apprenticeship, and </hi><hi rend="CharOverride-1">Technological Change in Preindustrial Europe.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">The Journal of Economic History</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">3: 684-713.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Gauvin, Jean-Francois. 2006. “Artisans, machines, and Descartes’s Organon</hi><hi rend="CharOverride-1">.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">History of Science</hi><hi rend="CharOverride-1"> 44, 2: 187-216.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Gnugnoli, Alberta. 2014. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">William Morris</hi><hi rend="CharOverride-1">. Art e Dossier. Firenze: Giunti.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">King, Andrew. 2008. “William Morris Arts &amp; Crafts Aesthetic Rhetoric.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">American Communication Journal</hi><hi rend="CharOverride-1"> 10 (S): 1-10.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Kinna, Ruth. 2000. “William Morris:</hi><hi rend="CharOverride-1"> Art, Work, and Leisure.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Journal of the History of Ideas</hi><hi rend="CharOverride-1"> 61, 3: 493-512.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Krugh, Michele. 2014. “Joy in Labour: The </hi><hi rend="CharOverride-1">Politicization of Craft from the Arts and Crafts Movement to </hi><hi rend="CharOverride-1">Etsy.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Canadian Review of American Studies/Revue canadienne d’études américaines</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">44, 2: 281-301.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Morris, William. 1888. “The Revival of Handicraft.”</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Fortnightly Review</hi><hi rend="CharOverride-1">, Novembre, 1888.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Morris, William. 1894. “How I Became</hi><hi rend="CharOverride-1"> a Socialist.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Justice</hi><hi rend="CharOverride-1">, 16 Giugno, 1894.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Morris, William. 1963 (1883). </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Architettura e Socialismo</hi><hi rend="CharOverride-1">. Bari: Laterza.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Morris, William. 1969</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1884). “Art and Labour.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Unpublished Lectures of</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> William Morris</hi><hi rend="CharOverride-1">, edited by Eugene LeMire, 94-115. Detroit: Wayne State University Press. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Morris, William. 2012 (1882</hi><hi rend="CharOverride-1">). </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Paure e speranze sul futuro dell’arte</hi><hi rend="CharOverride-1">, traduzione di</hi><hi rend="CharOverride-1"> Cristina Colla. Parma: Nuova Editrice Berti.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Morris, William. 2012 (1888)</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il sogno di John Ball</hi><hi rend="CharOverride-1">, traduzione di Vanni de </hi><hi rend="CharOverride-1">Simone. Milano: Bevivino Editore.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Morris, William. 2021 (1890). </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Notizie da nessun luogo</hi><hi rend="CharOverride-1">, traduzione </hi><hi rend="CharOverride-1">di Elisa Frassinelli. Massa: Edizioni Clandestine.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Ogilvie, Sheilagh. 2019. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">The European Guilds. An economic Analysis</hi><hi rend="CharOverride-1">. Princeton: Princeton University Press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Polanyi, Michael. 2009 (</hi><hi rend="CharOverride-1">1966). </hi><hi rend="italic CharOverride-1">The Tacit Dimension</hi><hi rend="CharOverride-1">. Chicago: University of Chicago Press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Sennett, Richard. 2008 (1997). </hi><hi rend="italic CharOverride-1">L’uomo artigiano</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Feltrinelli. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Smith, Adam. 1975 (1776). </hi><hi rend="italic CharOverride-1">An Inquiry into the Nature and Causes of the</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> Wealth of the Nations</hi><hi rend="CharOverride-1">. Oxford: Oxford University Press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib_tit" ><hi>Altri riferimenti bibliografici</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Faulkner, Peter. 1980. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Against the</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> Age: an Introduction to William Morris</hi><hi rend="CharOverride-1">. Londra: George Allen &amp;</hi><hi rend="CharOverride-1"> Unwin.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">MacCarthy, Fiona. 1994. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">William Morris: A Life for Our </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Time</hi><hi rend="CharOverride-1">. Londra: Faber &amp; Faber.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Morris, William. 2009 (1894). </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Lavoro utile, fatica inutile. Bisogni e piaceri della vita, oltre </hi><hi rend="italic CharOverride-1">il capitalismo</hi><hi rend="CharOverride-1">. Traduzione di David Scaffei. Roma: Donzelli Editore. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Thompson,</hi><hi rend="CharOverride-1"> Edward Palmer. 1955. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">William Morris: Romantic to Revolutionary</hi><hi rend="CharOverride-1">. Londra: Lawrence &amp; Wishart.</hi></p>  
      
      
      <div>
        <listBibl>
          <head>References</head>
          <bibl n="146071">Crawford, Alan. 1997. “Ideas and Objects: The Arts and Crafts Movement in Britain.” Design Issues 13, 1: 15-26.</bibl>
          <bibl n="145715">De Munck, Bert. 2019. “Artisans as knowledge workers: Craft and creativity in a long term perspective.” Geoforum 1: 227-37.</bibl>
          <bibl n="145057">Epstein, Stephan R. 1998. “Craft Guilds, Apprenticeship, and Technological Change in Preindustrial Europe.” The Journal of Economic History 3: 684-713.</bibl>
          <bibl n="146113">Gauvin, Jean-Francois. 2006. “Artisans, machines, and Descartes’s Organon.” History of Science 44, 2: 187-216.</bibl>
          <bibl n="147292">Gnugnoli, Alberta. 2014. William Morris. Art e Dossier. Firenze: Giunti.</bibl>
          <bibl n="145957">King, Andrew. 2008. “William Morris Arts &amp;amp; Crafts Aesthetic Rhetoric.” American Communication Journal 10 (S): 1-10.</bibl>
          <bibl n="146184">Kinna, Ruth. 2000. “William Morris: Art, Work, and Leisure.” Journal of the History of Ideas 61, 3: 493-512.</bibl>
          <bibl n="144434">Krugh, Michele. 2014. “Joy in Labour: The Politicization of Craft from the Arts and Crafts Movement to Etsy.” Canadian Review of American Studies/Revue canadienne d’&amp;#233;tudes am&amp;#233;ricaines 44, 2: 281-301.</bibl>
          <bibl n="146881">Morris, William. 1888. “The Revival of Handicraft.” Fortnightly Review, Novembre, 1888.</bibl>
          <bibl n="147187">Morris, William. 1894. “How I Became a Socialist.” Justice, 16 Giugno, 1894.</bibl>
          <bibl n="147320">Morris, William. 1963 (1883). Architettura e Socialismo. Bari: Laterza.</bibl>
          <bibl n="144838">Morris, William. 1969 (1884). “Art and Labour.” In Unpublished Lectures of William Morris, edited by Eugene LeMire, 94-115. Detroit: Wayne State University Press.</bibl>
          <bibl n="145611">Morris, William. 2012 (1882). Paure e speranze sul futuro dell’arte, traduzione di Cristina Colla. Parma: Nuova Editrice Berti.</bibl>
          <bibl n="146149">Morris, William. 2012 (1888). Il sogno di John Ball, traduzione di Vanni de Simone. Milano: Bevivino Editore.</bibl>
          <bibl n="145918">Morris, William. 2021 (1890). Notizie da nessun luogo, traduzione di Elisa Frassinelli. Massa: Edizioni Clandestine.</bibl>
          <bibl n="146254">Ogilvie, Sheilagh. 2019. The European Guilds. An economic Analysis. Princeton: Princeton University Press.</bibl>
          <bibl n="146806">Polanyi, Michael. 2009 (1966). The Tacit Dimension. Chicago: University of Chicago Press.</bibl>
          <bibl n="147366">Sennett, Richard. 2008 (1997). L’uomo artigiano. Milano: Feltrinelli.</bibl>
          <bibl n="145639">Smith, Adam. 1975 (1776). An Inquiry into the Nature and Causes of the Wealth of the Nations. Oxford: Oxford University Press.</bibl>
          <bibl n="146314">Faulkner, Peter. 1980. Against the Age: an Introduction to William Morris. Londra: George Allen &amp;amp; Unwin.</bibl>
          <bibl n="146987">MacCarthy, Fiona. 1994. William Morris: A Life for Our Time. Londra: Faber &amp;amp; Faber.</bibl>
          <bibl n="144805">Morris, William. 2009 (1894). Lavoro utile, fatica inutile. Bisogni e piaceri della vita, oltre il capitalismo. Traduzione di David Scaffei. Roma: Donzelli Editore.</bibl>
          <bibl n="146421">Thompson, Edward Palmer. 1955. William Morris: Romantic to Revolutionary. Londra: Lawrence &amp;amp; Wishart.</bibl>
        </listBibl>
      </div>
    </body>
  </text>
</TEI>