<?xml version="1.0" encoding="utf-8" standalone="yes"?>
<TEI xmlns="http://www.tei-c.org/ns/1.0">
  <teiHeader>
    <fileDesc>
      <titleStmt>
        <title type="main" level="a">Tra la routine dell’automa e l’innovazione del genio: l’idea di lavoro nella psicologia economica di Gabriel Tarde</title>
        <author>
          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0002-9565-6453" type="ORCID">
            <forename>Annalisa</forename>
            <surname>Tonarelli</surname>
            <placeName type="affiliation">University of Florence, Italy</placeName>
          </persName>
        </author>
        <respStmt>
          <resp>This is a section of <title>Idee di lavoro e di ozio per la nostra civiltà</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0319-7</idno>) by </resp>
          <name>Giovanni Mari, Francesco Ammannati, Brogi Stefano, Tiziana Faitini, Arianna Fermani, Francesco Seghezzi, Annalisa Tonarelli</name>
        </respStmt>
      </titleStmt>
      <publicationStmt>
        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.81</idno>
        <availability>
          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
          <licence source="text" target="https://creativecommons.org/licenses/by/4.0/legalcode">
            <p>Content licence CC BY 4.0</p>
          </licence>
          <licence source="metadata" target="https://creativecommons.org/publicdomain/zero/1.0/legalcode">
            <p>Metadata licence CC0 1.0</p>
          </licence>
        </availability>
      </publicationStmt>
      <sourceDesc>
        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
      </sourceDesc>
    </fileDesc>
    <encodingDesc>
      <appInfo>
        <application version="2.2" ident="Booksflow">
          <desc>Digital edition XML powered by Booksflow</desc>
        </application>
      </appInfo>
    </encodingDesc>
    <profileDesc>
      <abstract xml:lang="en">
        <p>The purpose of the chapter is to offer a quick manor on how Tarde in his monumental Psychologie economique, treats the theme of work. At the heart of his definition of the value of work is no longer time or physical effort but rather the amount of boredom or, conversely, creative invention and social consideration. In that sense Tarde's reflection offers interesting ideas for expanding the tools (and perspectives) for studying the transformations affecting work and contributes to building a critical space for new fields of investigation and to enrich the panorama of the theoretical proposals that animated the industrializing society in which Tarde wrote.</p>
      </abstract>
      <textClass>
        <keywords>
          <list>
            <item>invention</item>
            <item>tediousness</item>
            <item>social consideration</item>
            <item>significance</item>
          </list>
        </keywords>
      </textClass>
    </profileDesc>
  </teiHeader>
  <text>
    <body>
      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.81<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.81" /></p>
      
      <p rend="h1_chapter">Tra la routine dell’automa e l’innovazione del genio: l’idea di lavoro nella psicologia economica <lb/>di Gabriel Tarde</p><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Annalisa Tonarelli</hi></p><p rend="h2" ><hi>1. Introduzione</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Magistrato, capo del dipartimento di statistica</hi><hi rend="CharOverride-1"> del Ministero della Giustizia, professore al Collège de France, membro</hi><hi rend="CharOverride-1"> dell’Académie des Sciences Morales et Politiques, Gabriel </hi><hi rend="CharOverride-1">Tarde, nato a Sarlat nel 1843 e morto a</hi><hi rend="CharOverride-1"> Parigi nel 1904, è considerato uno dei protagonisti delle </hi><hi rend="CharOverride-1">scienze sociali di fine Ottocento per il suo contributo alla</hi><hi rend="CharOverride-1"> definizione di una teoria dell’imitazione, oltre che per </hi><hi rend="CharOverride-1">la dialettica che in vita lo ha contrapposto a Durkheim</hi><hi rend="CharOverride-1"> e alla sua scuola. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La produzione di Tarde – che</hi><hi rend="CharOverride-1"> spazia tra sociologia, psicologia, diritto, filosofia, criminologia - è stata</hi><hi rend="CharOverride-1"> imponente, per quanto poco sistematica: tra il 1979 </hi><hi rend="CharOverride-1">e il 1902 pubblica ben quindici monografie e numerosissimi articoli </hi><hi rend="CharOverride-1">sulle principali riviste scientifiche del suo tempo senza tuttavia giungere </hi><hi rend="CharOverride-1">mai a formulare una teoria generale della società. Eclettico </hi><hi rend="CharOverride-1">e originale ‘ad ogni costo’ (Espinas 1909), Tarde fatica </hi><hi rend="CharOverride-1">ancora oggi ad essere ricondotto all’interno dei confini di </hi><hi rend="CharOverride-1">una scuola o lungo un preciso crinale disciplinare. È forse</hi><hi rend="CharOverride-1"> questa la causa prima delle periodiche ‘riscoperte’ cui </hi><hi rend="CharOverride-1">è stato soggetto in nostro Autore, verso il quale </hi><hi rend="CharOverride-1">si è passati da un’ammirazione un po’ agiografica e </hi><hi rend="CharOverride-1">molto erudita (Milet 1973) a un interesse frammentario, fino a</hi><hi rend="CharOverride-1">d un’appropriazione incondizionata da parte di correnti e scuole </hi><hi rend="CharOverride-1">di diversa ispirazione. Tra i più noti riscopritori di Tarde</hi><hi rend="CharOverride-1"> ricordiamo Raymond Boudon (1979) che parla di Tarde </hi><hi rend="CharOverride-1">come di uno degli autori che hanno definito con maggiore</hi><hi rend="CharOverride-1"> chiarezza i fondamenti di una sociologia individualista mentre, di </hi><hi rend="CharOverride-1">lì a poco, sarà Deleuze a vedere in Tarde </hi><hi rend="CharOverride-1">il pensatore di una ‘micro sociologia’ e il teorico </hi><hi rend="CharOverride-1">degli scambi interindividuali di flussi di credenze e desideri (Deleuze</hi><hi rend="CharOverride-1"> e Guettari 1980; Domenicali 2016). Il più entusiasta tra gli</hi><hi rend="CharOverride-1"> estimatori dei nostri giorni, è stato senz’altro Bruno </hi><hi rend="CharOverride-1">Latour che a più riprese ha attribuito a Tarde, in </hi><hi rend="CharOverride-1">modo che molti hanno considerato eccessivo e opinabile (Mucchielli 2000),</hi><hi rend="CharOverride-1"> la capacità di essere in perfetta sintonia con tutti i</hi><hi rend="CharOverride-1"> nuovi fenomeni di cui sociologi, economisti e psicologi cercano oggi</hi><hi rend="CharOverride-1"> di tener conto (Latour 1999; Latour e Lépinay 2008). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Tenendosi </hi><hi rend="CharOverride-1">al riparo dalla tentazione diffusa di vedere in Tarde un </hi><hi rend="CharOverride-1">precursore della contemporaneità, così come da quella di tirarlo per </hi><hi rend="CharOverride-1">la giacchetta verso un approccio o una corrente, in queste </hi><hi rend="CharOverride-1">pagine ci soffermeremo su alcune delle sue intuizioni attorno all’</hi><hi rend="CharOverride-1">idea di lavoro contenute nel primo dei due volumi del</hi><hi rend="CharOverride-1"> suo </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Psycologie économique</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">pubblicato nel 1902 e</hi><hi rend="CharOverride-1"> tutt’ora non tradotto. All’interno di questo ‘</hi><hi rend="CharOverride-1">classico sconosciuto’, come ebbe a definirlo il sociologo della </hi><hi rend="CharOverride-1">Scuola di Chicago Everett Hughes (un altro dei suoi ‘</hi><hi rend="CharOverride-1">riscopritori’) in un articolo pubblicato nel 1961 sull’American </hi><hi rend="CharOverride-1">Journal of Sociology, Tarde si pone l’obiettivo di applicare </hi><hi rend="CharOverride-1">al campo economico la sua visione della società, considerata, in</hi><hi rend="CharOverride-1"> ultima istanza, come il risultato delle azioni di ogni mente</hi><hi rend="CharOverride-1"> sulle altre. Al centro di quest’opera monumentale non</hi><hi rend="CharOverride-1"> sono dunque gli effetti psicologici derivanti dalle azioni di natura</hi><hi rend="CharOverride-1"> economica o dall’organizzazione di un sistema produttivo, tema questo</hi><hi rend="CharOverride-1"> ampiamente frequentato sia da psicologi che da sociologi a partire</hi><hi rend="CharOverride-1"> dagli anni ’20 del ’900, ma il modo in </hi><hi rend="CharOverride-1">cui le forze inter-piscologiche che stanno alla base della </hi><hi rend="CharOverride-1">società, ed in particolare i desideri, i bisogni e le</hi><hi rend="CharOverride-1"> credenze, influiscano nella definizione della sfera economica: «molti </hi><hi rend="CharOverride-1">sentimenti e convinzioni, a prima vista estranei alla scienza economica, </hi><hi rend="CharOverride-1">si mostrano a noi come i principali fattori di produzione, </hi><hi rend="CharOverride-1">di cui essa non può fare a meno di parlare»</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1902, 88).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È in questa prospettiva che nella </hi><hi rend="CharOverride-1">sua </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Psycologie économique</hi><hi rend="CharOverride-1">, in evidente, implicito, dialogo, sia </hi><hi rend="CharOverride-1">con Marx che con i neoclassici, Tarde si propone di </hi><hi rend="CharOverride-1">formulare una teoria del valore alternativa a quella dell’economia </hi><hi rend="CharOverride-1">politica. Dopo un’ampia parte introduttiva, dove riprende i temi</hi><hi rend="CharOverride-1"> centrali della teoria dell’imitazione e della psicologia interindividuale, e</hi><hi rend="CharOverride-1"> prima di passare a considerare i prezzi, gli scambi e</hi><hi rend="CharOverride-1"> la proprietà, i cicli economici (cui è dedicata larga parte</hi><hi rend="CharOverride-1"> del secondo volume), Tarde propone la sua personale rilettura </hi><hi rend="CharOverride-1">dei concetti di capitale, di moneta e, appunto, di</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro, cui dedica l’intero capitolo VI del primo </hi><hi rend="CharOverride-1">tomo. </hi></p><p rend="h2" ><hi>2. Il valore del lavoro</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per Tarde, è lavoro qualsiasi</hi><hi rend="CharOverride-1"> sforzo umano orientato a un obiettivo, sia esso la produzione</hi><hi rend="CharOverride-1"> o l’acquisizione di ricchezza, di potere, di conoscenza, di</hi><hi rend="CharOverride-1"> fama, o di bellezza. Per essere considerata lavoro, ogni attività</hi><hi rend="CharOverride-1"> umana deve presuppone un fine, dei mezzi per realizzarla e</hi><hi rend="CharOverride-1"> degli ostacoli che è necessario superare per portarla a termine.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Sulla base di tale caratterizzazione il lavoro sarebbe del tutto</hi><hi rend="CharOverride-1"> simile al gioco se non fosse per due aspetti fondamentali</hi><hi rend="CharOverride-1"> sui quali Tarde si sofferma a lungo. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il primo riguarda</hi><hi rend="CharOverride-1"> i fini; mentre nel gioco si è spinti dal desiderio</hi><hi rend="CharOverride-1"> del divertimento legato all’atto di giocare in sé, nel</hi><hi rend="CharOverride-1"> caso del lavoro la finalità è la produzione di una</hi><hi rend="CharOverride-1"> ricchezza capace di soddisfare un desiderio proprio o altrui, un</hi><hi rend="CharOverride-1"> desiderio, comunque, non direttamente riferibile a ciò che il lavoratore</hi><hi rend="CharOverride-1"> sta facendo. Il secondo riguarda gli ostacoli; il giocatore </hi><hi rend="CharOverride-1">si sottomette volontariamente ad essi, spesso creandone di nuovi, per </hi><hi rend="CharOverride-1">il semplice piacere che gli provoca il risolverli. Gli </hi><hi rend="CharOverride-1">ostacoli che si oppongono al lavoratore lo fanno, invece, contro</hi><hi rend="CharOverride-1"> la sua volontà. Tuttavia, è proprio la presenza di ostacoli</hi><hi rend="CharOverride-1"> e la necessità di trovare delle soluzioni per superarli, quella</hi><hi rend="CharOverride-1"> che Tarde chiama «una piccola aria d’invenzione» (</hi><hi rend="CharOverride-1">1902, 158), a rendere interessanti attività che altrimenti, come </hi><hi rend="CharOverride-1">accade nel lavoro meccanico, non sarebbero che imitazione e riproduzione: </hi><hi rend="CharOverride-1">«Il lavoro interessa e piace nella misura in cui è</hi><hi rend="CharOverride-1"> difficile e ingegnoso o inventivo» (1902, 158). Q</hi><hi rend="CharOverride-1">uando questi elementi fanno difetto, il lavoro diventa altamente fastidioso</hi><hi rend="CharOverride-1"> e ripugnante. L’esempio portato da Tarde è quello del</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro artigiano dove, a fronte di una grande parte </hi><hi rend="CharOverride-1">di riproduzione imitativa, esiste una componente d’ingegnosità che serve</hi><hi rend="CharOverride-1"> «da fermento e di condimento alla prima conferendole il</hi><hi rend="CharOverride-1"> suo sapore speciale» (1902, 158). Questa riflessione si</hi><hi rend="CharOverride-1"> lega all’altro tema centrale affrontato nel capitolo, quello della</hi><hi rend="CharOverride-1"> noia. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Fatica e noia, rappresentano per Tarde due fenomeni psicologici</hi><hi rend="CharOverride-1"> o fiso-psicologici provocati dal lavoro. La prima viene distinta </hi><hi rend="CharOverride-1">dall’Autore nella sua componente fisica e nervosa rilevando come, </hi><hi rend="CharOverride-1">nel considerare gli effetti delle macchine sul lavoro umano, </hi><hi rend="CharOverride-1">non sia stata considerata che la prima con riferimento al</hi><hi rend="CharOverride-1"> ruolo giocato dall’automazione nel ridurla. Non lo stesso</hi><hi rend="CharOverride-1"> può dirsi per la fatica nervosa, suscitata dalla necessità di</hi><hi rend="CharOverride-1"> sorvegliare le machine, considerata da Tarde ben più pericolosa per</hi><hi rend="CharOverride-1"> la salute dell’uomo. La fatica dell’attenzione è per</hi><hi rend="CharOverride-1"> lui </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">un supplizio nuovo e più sottile, sconosciuto a tutti</hi><hi rend="CharOverride-1"> gli inferni rozzi del passato, e che la manifattura meccanica</hi><hi rend="CharOverride-1"> ha introdotto nel mondo moderno. L’aumento delle malattie mentali,</hi><hi rend="CharOverride-1"> dei suicidi, dell’alcolismo, derivano parzialmente da ciò (1902, </hi><hi rend="CharOverride-1">162).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Se gli economisti hanno considerato la fatica, per quanto </hi><hi rend="CharOverride-1">solo in funzione della durata del lavoro, non hanno, invece, </hi><hi rend="CharOverride-1">mai preso in considerazione la noia, un aspetto che, invece,</hi><hi rend="CharOverride-1"> risulta centrale nell’analisi di Tarde. Questa deriverebbe dalla </hi><hi rend="CharOverride-1">natura del lavoro e dalla sua ripetitività, poco appropriata alla </hi><hi rend="CharOverride-1">natura del lavoratore. Ad uguale dispendio di forze, il lavoratore </hi><hi rend="CharOverride-1">si affatica più velocemente se il suo lavoro è noioso; </hi><hi rend="CharOverride-1">è per questo che, secondo Tarde, il calcolo delle ore </hi><hi rend="CharOverride-1">di lavoro dovrebbe variare a seconda che si tratti di </hi><hi rend="CharOverride-1">un compito più o meno interessante o ripugnante. Come raggiungere </hi><hi rend="CharOverride-1">l’obiettivo della massima produttività dal lavoro rendendolo il meno </hi><hi rend="CharOverride-1">noioso possibile? Contrariamente a ciò che pensava Fourier, per Tarde</hi><hi rend="CharOverride-1"> non si tratterebbe tanto di variare lavoro, quanto piuttosto di</hi><hi rend="CharOverride-1"> fare un lavoro vario e interessante (e dunque capace di</hi><hi rend="CharOverride-1"> proporre rischi e sfide) e di restituire ad esso la</hi><hi rend="CharOverride-1"> sua natura sociale, ovvero la possibilità di essere svolto insieme</hi><hi rend="CharOverride-1">. In questo l’industrializzazione avrebbe contribuito ad aumentare la </hi><hi rend="CharOverride-1">noia: </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">le macchine non tengono compagnia all’uomo come fanno </hi><hi rend="CharOverride-1">invece gli altri uomini, gli animali e le piante […] </hi><hi rend="CharOverride-1">un vantaggio da un punto di vista oggettivo ma grande </hi><hi rend="CharOverride-1">inferiorità da quello soggettivo perché non c’è alcun piacere </hi><hi rend="CharOverride-1">a vederla funzionare ma solo una specie di stordimento (1902,</hi><hi rend="CharOverride-1"> 168-69).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il lavoro si colloca, per Tarde, in una</hi><hi rend="CharOverride-1"> posizione intermedia tra «tra la routine dell’automa e </hi><hi rend="CharOverride-1">l’innovazione del genio» (1902, 158), ovvero tra l’</hi><hi rend="CharOverride-1">attività del soggetto addetto a una macchina che si limita </hi><hi rend="CharOverride-1">a riprodurre ciò che altri hanno già prodotto perdendo coscienze </hi><hi rend="CharOverride-1">delle finalità di ciò che fa e delle modalità con </hi><hi rend="CharOverride-1">cui lo sta facendo, e quello dell’inventore che procede </hi><hi rend="CharOverride-1">a tastoni perseguendo un fine senza sapere attraverso quali mezzi </hi><hi rend="CharOverride-1">si riuscirà a conseguirlo. Nel primo caso si ha funzione</hi><hi rend="CharOverride-1"> vitale ma non lavoro nel senso psicologico e sociologico del</hi><hi rend="CharOverride-1"> termine, ma nemmeno nel secondo caso, poiché cercare qualcosa </hi><hi rend="CharOverride-1">di nuovo, attraverso uno sforzo che va verso l’ignoto, </hi><hi rend="CharOverride-1">non significa per Tarde lavorare, ma inventare. La prima diventa </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro nella misura in cui è in grado di ricomprendere, </hi><hi rend="CharOverride-1">grazie alla necessità di trovare la soluzione per superare degli </hi><hi rend="CharOverride-1">ostacoli, anche solo una scintilla d’invenzione.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È sottolineando questa distinzione</hi><hi rend="CharOverride-1"> tra lavoro meccanico, come attività orientato alla mera riproduzione, </hi><hi rend="CharOverride-1">e invenzione, un concetto centrale, cui si riprometteva di dedicare</hi><hi rend="CharOverride-1"> il terzo volume dell’opera, e che gli è valso</hi><hi rend="CharOverride-1"> un giusto accostamento con Schumpeter (Lazaratto 2002; Michialides </hi><hi rend="CharOverride-1">e Theologou 2009), che l’Autore si pone, ancora una</hi><hi rend="CharOverride-1"> volta, in aperta polemica con gli economisti. Questi vengono accusati</hi><hi rend="CharOverride-1"> di non distinguere, nel valutare l’importanza del lavoro, tra</hi><hi rend="CharOverride-1"> la creazione di un nuovo tipo di ricchezza (o di</hi><hi rend="CharOverride-1"> un nuovo miglioramento di una vecchia ricchezza), e produzione, che</hi><hi rend="CharOverride-1"> è, in realtà, solo la riproduzione di quella ricchezza sull</hi><hi rend="CharOverride-1">’esempio contagioso del primo creatore: «Gli economisti hanno decapitato </hi><hi rend="CharOverride-1">la loro scienza, l’hanno creata acefala confondendo con ogni </hi><hi rend="CharOverride-1">genere di lavoro la ricerca inventiva ingegnosa o geniale» (</hi><hi rend="CharOverride-1">1902, 160).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per l’economia è la divisione del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> a rappresentare il fattore primo dello sviluppo, mentre l’invenzione</hi><hi rend="CharOverride-1"> resterebbe relegata a un ruolo secondario quale risposta alla crescente</hi><hi rend="CharOverride-1"> specializzazione dei bisogni; per Tarde, al contrario, l’invenzione è</hi><hi rend="CharOverride-1"> la precondizione del lavoro e della sua divisione, una precondizione</hi><hi rend="CharOverride-1"> che origina dal tempo libero e dalla libertà di spirito</hi><hi rend="CharOverride-1"> e non dal lavoro e dai vincoli di uno spirito</hi><hi rend="CharOverride-1"> assoggettato a una sola e unica occupazione: </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">La riduzione della</hi><hi rend="CharOverride-1"> durata del lavoro professionale produce nella vita di un uomo</hi><hi rend="CharOverride-1"> lo stesso effetto che la riduzione del raccolto produce su</hi><hi rend="CharOverride-1"> un terreno fino ad allora coltivato […] L’aumento</hi><hi rend="CharOverride-1"> del tempo libero, come un terreno incolto più esteso, si</hi><hi rend="CharOverride-1"> riempie presto di vegetazione libera e selvaggia […] come è</hi><hi rend="CharOverride-1"> la flora selvatica a fornire la materia prima per le</hi><hi rend="CharOverride-1"> piante coltivate, sia per utilità che per piacere, così è</hi><hi rend="CharOverride-1"> di solito la libera fantasia della mente, non occupata, a</hi><hi rend="CharOverride-1"> fornire il primo germe di idee scientifiche, industriali ed estetiche,</hi><hi rend="CharOverride-1"> attraverso le quali le scienze, le industrie e le arti</hi><hi rend="CharOverride-1"> si rinnovano (1902, 90).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il tempo libero viene dunque </hi><hi rend="CharOverride-1">visto da Tarde come una componente essenziale della vita economica </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’uomo, per certi versi più importante rispetto al lavoro, </hi><hi rend="CharOverride-1">poiché è grazie ad esso che è possibile quell’invenzione </hi><hi rend="CharOverride-1">che il lavoro avrebbe il solo scopo di riprodurre, a </hi><hi rend="CharOverride-1">cui, tuttavia gli economisti resterebbero quasi del tutto indifferenti. Grazie </hi><hi rend="CharOverride-1">al «meraviglioso aiuto delle macchine e ai miracoli dell’associazione</hi><hi rend="CharOverride-1">» (1902, 89), sostiene l’Autore, si è assistito</hi><hi rend="CharOverride-1"> a un incremento della produttività a fronte del quale si</hi><hi rend="CharOverride-1"> dovrebbe porre con urgenza il problema, che Tarde prova </hi><hi rend="CharOverride-1">qui ad abbozzare, della ridefinizione della proporzione di tempo libero </hi><hi rend="CharOverride-1">e della sua redistribuzione sociale a vantaggio di tutti o </hi><hi rend="CharOverride-1">solo di alcuni. </hi></p><p rend="h2" ><hi>3. La classificazione del lavoro</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Fini, mezzi e</hi><hi rend="CharOverride-1"> ostacoli, oltre a rappresentare elementi costitutivi del lavoro, diventano </hi><hi rend="CharOverride-1">per Tarde, anche criteri a partire di quali classificarlo. Partendo </hi><hi rend="CharOverride-1">dai bisogni, l’Autore ne distingue tra organici e sociali </hi><hi rend="CharOverride-1">precisando, tuttavia, che ogni bisogno che ha il proprio fondamento </hi><hi rend="CharOverride-1">nel corpo si traduce in misura maggiore o minore in </hi><hi rend="CharOverride-1">un bisogno sociale: così il bisogno di alimentarsi si traduce </hi><hi rend="CharOverride-1">nel desiderio di essere nutrito, vestirsi in quello di essere </hi><hi rend="CharOverride-1">vestito, e così via. Quanto ai bisogni sociali, essi sono</hi><hi rend="CharOverride-1"> quelli rispetto ai quali si esprime, con grande varietà, un</hi><hi rend="CharOverride-1"> istinto di simpatia naturale, tutta psicologica, tra simili; così, ad</hi><hi rend="CharOverride-1"> esempio, l’impulso a estendere, complicare, raffinare le proprie comunicazioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> mentali con gli altri essere umani genera il bisogno di</hi><hi rend="CharOverride-1"> istruzione, di apprendimento delle lingue. Lo stesso vale per il</hi><hi rend="CharOverride-1"> bisogno di farsi rispettare e considerare dagli altri, di farsi</hi><hi rend="CharOverride-1"> amare, accudire.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Guardando, invece, ai mezzi, partendo da una </hi><hi rend="CharOverride-1">distinzione tra quelli che richiedono un dispendio di energia fisica </hi><hi rend="CharOverride-1">o di energia nervosa, Tarde torna sul concetto di noia,</hi><hi rend="CharOverride-1"> contrapposto a quello di fatica, come condizione soggettiva capace di</hi><hi rend="CharOverride-1"> rendere penoso anche il lavoro intellettuale teoricamente più stimolante: «</hi><hi rend="CharOverride-1">Scrivete con sforzo» ammonisce così i lettori «ma mai </hi><hi rend="CharOverride-1">con noia!» (1902, 178)</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Quanto agli ostacoli che attraverso </hi><hi rend="CharOverride-1">il lavoro si è costretti a superare, essi possono avere </hi><hi rend="CharOverride-1">tanto natura organica - andando a ricomprendere aspetti così vari </hi><hi rend="CharOverride-1">quanto le affinità chimiche dei materiali nell’industria di trasformazione </hi><hi rend="CharOverride-1">che l’inerzia della vecchiaia per l’esercizio della professione </hi><hi rend="CharOverride-1">medica, o il peso e il volume per le attività </hi><hi rend="CharOverride-1">di trasporto – che le idee, i sentimenti, i desideri </hi><hi rend="CharOverride-1">altrui per quanto riguarda i lavori legati ad azioni inter</hi><hi rend="CharOverride-1">-spirituali.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">I lavori possono essere distinti ancora, secondo Tarde, per </hi><hi rend="CharOverride-1">«la maniera in cui sono utilizzati» (1902, 179).</hi><hi rend="CharOverride-1"> Vengono così individuati i lavori di servizio in cui la</hi><hi rend="CharOverride-1"> prestazione viene fruita direttamente da quello che, potremmo definire,</hi><hi rend="CharOverride-1"> il consumatore finale, e altri che non vengono fruiti che</hi><hi rend="CharOverride-1"> indirettamente attraverso i prodotti in cui il lavoro si materializza</hi><hi rend="CharOverride-1"> e s’incarna. Questi, che chiama lavori-prodotto, si distinguono</hi><hi rend="CharOverride-1"> ulteriormente tra il lavoro ordinario e quello originale, imprevisto, ‘</hi><hi rend="CharOverride-1">pittoresco’ che fa appello costante all’ingegnosità del lavoratore. Lo</hi><hi rend="CharOverride-1"> sviluppo economico, visto dalla prospettiva della società in rapida industrializzazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> in cui viveva Tarde, sarebbe legato, diversamente da quanto </hi><hi rend="CharOverride-1">si affermerà nella fase post-fordista, alla progressiva diminuzione dei </hi><hi rend="CharOverride-1">lavori-servizio a vantaggio dei lavori-prodotto e, tra di essi, da </hi><hi rend="CharOverride-1">quelli originali a quelli ordinari.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nella prospettiva della psicologia intersoggettiva da</hi><hi rend="CharOverride-1"> cui muove Tarde, diventa fondamentale per l’attribuzione di valore</hi><hi rend="CharOverride-1"> al lavoro, guardare anche al grado di considerazione sociale attributo</hi><hi rend="CharOverride-1"> alle diverse attività umane, non in ultimo perché si </hi><hi rend="CharOverride-1">sopporterebbe più facilmente una professione, sentendo meno la fatica o </hi><hi rend="CharOverride-1">la noia, se questa viene positivamente considerata dal punto di </hi><hi rend="CharOverride-1">vista sociale. Si apre agli occhi di Tarde un campo</hi><hi rend="CharOverride-1"> d’indagine, non esplorato a inizio ’900 (e a </hi><hi rend="CharOverride-1">dire il vero poco frequentato ancora oggi) che aiuterebbe a </hi><hi rend="CharOverride-1">spiegare come mai un lavoro molto ricercato sia considerato infame </hi><hi rend="CharOverride-1">e un altro senza alcuna utilità pratica sia al contrario </hi><hi rend="CharOverride-1">altamente rispettato. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ma cosa alimenta la considerazione sociale se, come </hi><hi rend="CharOverride-1">fa recisamente Tarde, si esclude che essa aumenti in funzione </hi><hi rend="CharOverride-1">della sua sola utilità economica? Qui l’analisi si sposta </hi><hi rend="CharOverride-1">su un ambito occupazionale che non è più, come nei </hi><hi rend="CharOverride-1">paragrafi precedenti, quello del lavoro industriale meccanizzato ma quello delle </hi><hi rend="CharOverride-1">attività di servizio cui Tarde dedica un’attenzione inusuale per</hi><hi rend="CharOverride-1"> il dibattito del suo tempo. In linea generale la considerazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> per un lavoro sarebbe tanto maggiore quanto più elevato è</hi><hi rend="CharOverride-1"> il rango delle persone che lo esercitano, ma anche</hi><hi rend="CharOverride-1"> di quello delle persone nei confronti delle quali viene esercitato</hi><hi rend="CharOverride-1">. Oltre della posizione sociale in sé è la distanza </hi><hi rend="CharOverride-1">che lega prestatore e beneficiario del servizio a fare la </hi><hi rend="CharOverride-1">differenza nella misura in cui, come afferma Tarde, non c</hi><hi rend="CharOverride-1">’è niente di umiliante a ‘servire sé stessi’ né</hi><hi rend="CharOverride-1"> a servire le persone della propria famiglia così come, allo</hi><hi rend="CharOverride-1"> stesso tempo, non c’è niente di umiliante a lavorare</hi><hi rend="CharOverride-1"> ‘al pubblico’, vale a dire per un gran </hi><hi rend="CharOverride-1">numero di persone che non si conoscono, per una folla </hi><hi rend="CharOverride-1">dispersa e impersonale a cui non si è legati personalmente.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Anche</hi><hi rend="CharOverride-1"> la finalità perseguita diventa un criterio che entra in gioco</hi><hi rend="CharOverride-1"> per classificare l’onorabilità e la considerazione sociale del lavoro:</hi><hi rend="CharOverride-1"> secondo Tarde le occupazioni volte a preservare dal doloro fisico,</hi><hi rend="CharOverride-1"> e più in generale quelle che ci proteggono contro i</hi><hi rend="CharOverride-1"> rischi di perdere la vita o i propri beni (medici,</hi><hi rend="CharOverride-1"> avvocati, giudici) sono più considerate di quelle che ci procurano</hi><hi rend="CharOverride-1"> un piacere fisico, o più in generale che sono legate</hi><hi rend="CharOverride-1"> a una prospettiva di miglioramento della nostra esistenza, (cuochi, profumieri,</hi><hi rend="CharOverride-1"> danzatori) anche se «il progresso epicureo della civilizzazione tende </hi><hi rend="CharOverride-1">a far scomparire questa singolarità financo a invertire quest’ordine»</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1902, 173).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’influenza sull’onorabilità dei lavori deriva</hi><hi rend="CharOverride-1"> anche dalla natura dei mezzi impiegati per svolgerli. Così </hi><hi rend="CharOverride-1">i mestieri nei quali i fini sono raggiunti attraverso un’</hi><hi rend="CharOverride-1">azione materiale esercitata sulle cose sono classificati come inferiori rispetto </hi><hi rend="CharOverride-1">a quelli nei quali si agisce attraverso forze vegetali e </hi><hi rend="CharOverride-1">animali che, a loro volta, sono stimati ben al disotto </hi><hi rend="CharOverride-1">di quelli nei quali si giunge ai propri fini esercitando </hi><hi rend="CharOverride-1">un’azione inter-mentale. Tuttavia, anche i mestieri che non </hi><hi rend="CharOverride-1">comportano alcuna attività inter-mentale hanno la possibilità di elevarsi </hi><hi rend="CharOverride-1">in termini di considerazione sociale organizzandosi collettivamente in corporazione, come </hi><hi rend="CharOverride-1">avveniva nel Medioevo, o in sindacati. In questo modo </hi><hi rend="CharOverride-1">oltre all’azione inter-mentale che si esercita reciprocamente tra i </hi><hi rend="CharOverride-1">suoi membri, il gruppo così formato possiede ed esercita un</hi><hi rend="CharOverride-1"> potere a livello statale, impressiona e suggestiona il pubblico. A</hi><hi rend="CharOverride-1"> parità di condizioni un mestiere in cui si vive raggruppati</hi><hi rend="CharOverride-1"> e caratterizzato da una vita sociale intensa sarebbe superiore in</hi><hi rend="CharOverride-1"> termini di considerazione a uno in cui si lavora isolati.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il fatto che costituendosi in organismi collettivi i mestieri possano </hi><hi rend="CharOverride-1">ricavarne benefici e salari più elevati, diventerebbe, per Tarde,</hi><hi rend="CharOverride-1"> secondario rispetto alla possibilità di aumentare la considerazione sociale</hi><hi rend="CharOverride-1">; ne sarebbe dimostrazione il fatto che queste associazioni sono </hi><hi rend="CharOverride-1">riuscite ad ampliare la loro onorabilità e il loro potere </hi><hi rend="CharOverride-1">molto più di quanto non siano riusciti a fare per </hi><hi rend="CharOverride-1">la ricchezza. </hi></p><p rend="h2" ><hi>4. Note conclusive</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per quanto si tratti spesso più</hi><hi rend="CharOverride-1"> di suggestive evocazioni, formulate in un costante confronto con un</hi><hi rend="CharOverride-1"> idealizzato mondo naturale, che non il frutto di un’analisi</hi><hi rend="CharOverride-1"> robustamente argomentata, le considerazioni dell’Autore sul tema del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">, meritano di entrare in questo volume non solo perché </hi><hi rend="CharOverride-1">arricchiscono il panorama delle proposte teoriche che animavano la società </hi><hi rend="CharOverride-1">in via di industrializzazione in cui Tarde scriveva, ma anche </hi><hi rend="CharOverride-1">perché, senza volergli per questo attribuire la patente di ‘contemporaneo</hi><hi rend="CharOverride-1">’, offrono interessanti spunti per ampliare gli strumenti (e le</hi><hi rend="CharOverride-1"> prospettive) che abbiamo a disposizione per studiare le trasformazioni che</hi><hi rend="CharOverride-1"> interessano oggi il mondo del lavoro, contribuendo a costruire uno</hi><hi rend="CharOverride-1"> spazio critico per nuovi campi di indagine. Basti pensare, </hi><hi rend="CharOverride-1">giusto per fare un esempio, alla centralità che la noia </hi><hi rend="CharOverride-1">assume nella connotazione dei così detti </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Bullshit jobs</hi><hi rend="CharOverride-1"> studiati </hi><hi rend="CharOverride-1">dall’antropologo David Graeber (2018) o alla questione dei criteri </hi><hi rend="CharOverride-1">di assegnazione di quei ‘lavori sporchi’ (faticosi, noiosi e </hi><hi rend="CharOverride-1">socialmente stigmatizzati) indispensabili alla riproduzione sociale, ma che nessuno sceglierebbe </hi><hi rend="CharOverride-1">liberamente di fare. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’attenzione di dettaglio rispetto alla natura </hi><hi rend="CharOverride-1">del lavoro e alla sua ‘prodigiosa eterogeneità’, per molti</hi><hi rend="CharOverride-1"> aspetti unico nel panorama sociologico in cui scriveva Tarde, </hi><hi rend="CharOverride-1">non risponde solo a una passione tassonomica dell’Autore, quanto piuttosto</hi><hi rend="CharOverride-1"> alla necessità di trovare soluzioni ad un problema centrale </hi><hi rend="CharOverride-1">affrontato dalla </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Psycologie économique </hi><hi rend="CharOverride-1">e che resta a tutt’oggi</hi><hi rend="CharOverride-1"> largamente irrisolto</hi><hi rend="italic CharOverride-1">, </hi><hi rend="CharOverride-1">vale a dire che</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">il valore del </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro non può essere ridotto né al prezzo a cui </hi><hi rend="CharOverride-1">sono venduti i prodotti o i servizi realizzati, né al </hi><hi rend="CharOverride-1">tempo e all’intensità di lavoro necessari per realizzarli. Per </hi><hi rend="CharOverride-1">l’Autore: </hi></p><p rend="quotations_quotation_b1" ><hi rend="CharOverride-1">Si tratta di rispondere a un’istanza di </hi><hi rend="CharOverride-1">giustizia che diventa ogni giorno più urgente, di trovare una </hi><hi rend="CharOverride-1">misura comune a questi lavori così eterogenei: una vera e </hi><hi rend="CharOverride-1">propria quadratura del cerchio che non può essere risolta che </hi><hi rend="CharOverride-1">ribaltando il problema. Non è né la durata né l’</hi><hi rend="CharOverride-1">intensità del lavoro che può bastare a fornire il metro </hi><hi rend="CharOverride-1">comune che si cerca. Forse il grado d’insipidità, di </hi><hi rend="CharOverride-1">noia, non dovrebbe rientrare nel conto? Sì, assolutamente, e così </hi><hi rend="CharOverride-1">anche il grado di considerazione e di onorabilità […] Il </hi><hi rend="CharOverride-1">livello d’insalubrità, di pericolosità, se mi è permesso questo </hi><hi rend="CharOverride-1">neologismo, meritano anch’essi di essere presi in considerazione (1902</hi><hi rend="CharOverride-1">, 182).</hi></p><p rend="h2" ><hi>Riferimenti bibliografici</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Boudon, R. 1971. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La crise de la sociologie. Questions d’épistémologie sociologique</hi><hi rend="CharOverride-1">. Genève- Paris: </hi><hi rend="CharOverride-1">Droz.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Boudon, R. 1979. Présentation a </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Les lois de l’imitation</hi><hi rend="CharOverride-1"> di G. Tarde. Paris-Genève: Slatkine.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Deleuze, G., et F. </hi><hi rend="CharOverride-1">Guettari. 1980. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Mille plateau</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Paris: Editions de Minuit.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Domenicali, F. 2015. “Gabriel </hi><hi rend="CharOverride-1">Tarde, un sociologo individualista?” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">società</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">degli</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">individui</hi><hi rend="CharOverride-1"> 53, 18: 2.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Everett, C. Hughes</hi><hi rend="CharOverride-1">. 1961. “Tarde’s Psychologie Économique: An Unknown Classic by </hi><hi rend="CharOverride-1">a Forgotten Sociologist.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">American Journal of Sociology</hi><hi rend="CharOverride-1"> 66, 6: 553-59.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Latour, B., et</hi><hi rend="CharOverride-1"> V. A. Lépinay. 2008. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">L’économie, science des intérêts passionnés. Introduction à l’anthropologie économique de Gabriel Tarde</hi><hi rend="CharOverride-1">. Paris: La Découverte.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Lazaratto, </hi><hi rend="CharOverride-1">M.</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">2001.</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">“La psychologie économique contre l’economie politique.”</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> Multitudes </hi><hi rend="CharOverride-1">4, 7: 193-2022.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Michialides, P. G., and K. Theologou</hi><hi rend="CharOverride-1">. 2009. “Tarde’s influence on Schumpeter: Technology and social evolution</hi><hi rend="CharOverride-1">.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">International Journal of Social Economics </hi><hi rend="CharOverride-1">37, 5: 361-72.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Milet, J. 1970. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Gabriel Tarde et la philosophie de l’histoire</hi><hi rend="CharOverride-1">. Paris: Vrin.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Mucchielli, L. 2000.</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">“</hi><hi rend="CharOverride-1">Tardomania? Réflexions sur les usages contemporains de Tarde.”</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> Revue d’Histoire des Sciences Humaines</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2, 3: 161-84.</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Schérer, R. 2001. “Tarde, puissance de l’invention.”</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> Multitudes</hi><hi rend="CharOverride-1"> 4, 7: 177-85.</hi></p>  
      
      
      <div>
        <listBibl>
          <head>References</head>
          <bibl n="146315">Boudon, R. 1971. La crise de la sociologie. Questions d’&amp;#233;pist&amp;#233;mologie sociologique. Gen&amp;#232;ve- Paris: Droz.</bibl>
          <bibl n="146708">Boudon, R. 1979. Pr&amp;#233;sentation a Les lois de l’imitation di G. Tarde. Paris-Gen&amp;#232;ve: Slatkine.</bibl>
          <bibl n="147188">Deleuze, G., et F. Guettari. 1980. Mille plateau. Paris: Editions de Minuit.</bibl>
          <bibl n="146316">Domenicali, F. 2015. “Gabriel Tarde, un sociologo individualista?” La societ&amp;#224; degli individui 53, 18: 2.</bibl>
          <bibl n="145058">Everett, C. Hughes. 1961. “Tarde’s Psychologie &amp;#201;conomique: An Unknown Classic by a Forgotten Sociologist.” American Journal of Sociology 66, 6: 553-59.</bibl>
          <bibl n="144840">Latour, B., et V. A. L&amp;#233;pinay. 2008. L’&amp;#233;conomie, science des int&amp;#233;r&amp;#234;ts passionn&amp;#233;s. Introduction &amp;#224; l’anthropologie &amp;#233;conomique de Gabriel Tarde. Paris: La D&amp;#233;couverte.</bibl>
          <bibl n="146341">Lazaratto, M. 2001. “La psychologie &amp;#233;conomique contre l’economie politique.” Multitudes 4, 7: 193-2022.</bibl>
          <bibl n="144745">Michialides, P. G., and K. Theologou. 2009. “Tarde’s influence on Schumpeter: Technology and social evolution.” International Journal of Social Economics 37, 5: 361-72.</bibl>
          <bibl n="147211">Milet, J. 1970. Gabriel Tarde et la philosophie de l’histoire. Paris: Vrin.</bibl>
          <bibl n="145332">Mucchielli, L. 2000. “Tardomania? R&amp;#233;flexions sur les usages contemporains de Tarde.” Revue d’Histoire des Sciences Humaines 2, 3: 161-84.</bibl>
          <bibl n="147168">Sch&amp;#233;rer, R. 2001. “Tarde, puissance de l’invention.” Multitudes 4, 7: 177-85.</bibl>
        </listBibl>
      </div>
    </body>
  </text>
</TEI>