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        <title type="main" level="a">Lavoro e senso della vita in Max Weber</title>
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            <forename>Dimitri</forename>
            <surname>D'Andrea</surname>
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          <resp>This is a section of <title>Idee di lavoro e di ozio per la nostra civiltà</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0319-7</idno>) by </resp>
          <name>Giovanni Mari, Francesco Ammannati, Brogi Stefano, Tiziana Faitini, Arianna Fermani, Francesco Seghezzi, Annalisa Tonarelli</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.84</idno>
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          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>Work as vocation is the typical phenomenon of the modern West, whose conditions of possibility, phenomenology and decline Weber reconstructs as part of an overall reflection on the way in which the question of the meaning (Sinn) of life is posed in waning modernity. The prognosis on the future of the work ethic and on the possibility of identifying in work a source of meaning for life once its religious motivations have disappeared is inauspicious: work (of the entrepreneur as well as the worker) has ceased - in different forms and for different reasons - to be a vocation, to constitute an ethical duty and thus a possible source of meaning for life. Weber's reconstruction of modernity arrives at a Zeidiagnose in which work has become an improbable vocation for the entrepreneur and, instead, for the worker an entirely residual ethical posture of which Weber does not categorically exclude a re-proposition starting from the image of the world (Weltbild) of socialism.</p>
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            <item>Work</item>
            <item>Work ethic</item>
            <item>Modernity</item>
            <item>Vocation</item>
            <item>Meaning of Life</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.84<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.84" /></p>
      
      <p rend="h1_chapter">Lavoro e senso della vita in Max Weber</p><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Dimitri D’Andrea</hi></p><p rend="h2" ><hi>1. Introduzione</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il lavoro come vocazione è il fenomeno tipico dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’Occidente moderno di cui Weber ricostruisce le condizioni di </hi><hi rend="CharOverride-1">possibilità, la fenomenologia e il declino nel quadro di una </hi><hi rend="CharOverride-1">riflessione complessiva sul modo in cui si pone la questione</hi><hi rend="CharOverride-1"> del senso della vita nella modernità al tramonto. L’etica</hi><hi rend="CharOverride-1"> del lavoro del Protestantesimo ascetico ha contribuito – in </hi><hi rend="CharOverride-1">modo paradossale – all’edificazione del «possente cosmo dell’ordinamento </hi><hi rend="CharOverride-1">economico moderno» che domina con «strapotente forza coercitiva» le nostre </hi><hi rend="CharOverride-1">vite. La prognosi sul futuro dell’etica del lavoro e </hi><hi rend="CharOverride-1">sulla possibilità di individuare nel lavoro una fonte di senso </hi><hi rend="CharOverride-1">per la vita una volta venute meno le sue motivazioni </hi><hi rend="CharOverride-1">religiose è infausta: il lavoro (dell’imprenditore come dell’operaio) </hi><hi rend="CharOverride-1">ha cessato – in forme e per ragioni diverse – </hi><hi rend="CharOverride-1">di essere una vocazione, di costituire dovere etico e con </hi><hi rend="CharOverride-1">ciò una possibile fonte di senso per la vita. La </hi><hi rend="CharOverride-1">ricostruzione weberiana della modernità approda ad una </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Zeitdiagnose</hi><hi rend="CharOverride-1"> in cui </hi><hi rend="CharOverride-1">il lavoro è divenuto una vocazione </hi><hi rend="italic CharOverride-1">improbabile</hi><hi rend="CharOverride-1"> per l’imprenditore </hi><hi rend="CharOverride-1">e, invece, per l’operaio una postura etica del tutto </hi><hi rend="italic CharOverride-1">residuale</hi><hi rend="CharOverride-1"> della quale Weber non esclude categoricamente una riproposizione a </hi><hi rend="CharOverride-1">partire dall’immagine del mondo (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Weltbild</hi><hi rend="CharOverride-1">) socialista.</hi></p><p rend="h2" ><hi>2. Lavoro e</hi><hi> lavori</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il lavoro è per Weber la forma generale e </hi><hi rend="CharOverride-1">generica dell’agire economico, e coincide sostanzialmente con lo sforzo</hi><hi rend="CharOverride-1"> [</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Anstrengung</hi><hi rend="CharOverride-1">] – un qualunque dispendio di energia – orientat</hi><hi rend="CharOverride-1">o in base al proprio senso a procurarsi, attraverso l’</hi><hi rend="CharOverride-1">uso pacifico di un potere di disposizione e in condizioni </hi><hi rend="CharOverride-1">di scarsità, l’acquisizione di prestazioni di utilità [</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Nutzleistungen</hi><hi rend="CharOverride-1">] </hi><hi rend="CharOverride-1">desiderate, sia di tipo materiale (beni), sia di tipo personale </hi><hi rend="CharOverride-1">(servizi) proprie e altrui (Weber 1980, 57</hi><hi rend="CharOverride-1">)</hi><hi rend="CharOverride-1">. Il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">principium individuationis</hi><hi rend="CharOverride-1"> del lavoro è costituito, quindi, in prima battuta </hi><hi rend="CharOverride-1">dalla sua produttività di prestazioni di utilità appetite. Se un’</hi><hi rend="CharOverride-1">attività è inutile, cioè se non produce un incremento della </hi><hi rend="CharOverride-1">disponibilità di prestazioni di utilità, se non produce effetti di </hi><hi rend="CharOverride-1">ampliamento del proprio potere di disposizione su cose utili, non</hi><hi rend="CharOverride-1"> può essere un lavoro. Tuttavia, non ogni specie di </hi><hi rend="CharOverride-1">agire che produce mezzi utili è un lavoro. Decisivo è</hi><hi rend="CharOverride-1"> – in linea con l’impostazione complessiva della </hi><hi rend="italic CharOverride-1">sociologia comprendente</hi><hi rend="CharOverride-1"> weberiana – il tipo di senso intenzionato dall’attore nell</hi><hi rend="CharOverride-1">’esercizio di tale attività: il lavoro è un’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">attività strumentale</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">finalizzata ad ampliare la propria </hi><hi rend="italic CharOverride-1">disponibilità di mezzi</hi><hi rend="CharOverride-1">, è </hi><hi rend="CharOverride-1">un mezzo per ottenere più mezzi, indipendentemente da quale sia </hi><hi rend="CharOverride-1">lo scopo finale e diversamente da ogni agire che realizzi</hi><hi rend="CharOverride-1"> direttamente un tale scopo finale. La risposta alla domanda se</hi><hi rend="CharOverride-1"> una certa attività costituisca un lavoro non può, dunque, avere</hi><hi rend="CharOverride-1"> una univoca risposta a partire esclusivamente dalla individuazione di alcune</hi><hi rend="CharOverride-1"> caratteristiche oggettive, ma deve fare riferimento al senso che l</hi><hi rend="CharOverride-1">’attore attribuisce all’azione che sta compiendo. La configurazione </hi><hi rend="CharOverride-1">esteriore dell’azione può naturalmente fornire indicazioni utili alla ricostruzione</hi><hi rend="CharOverride-1"> del senso intenzionato dall’attore. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’altro del lavoro è,</hi><hi rend="CharOverride-1"> quindi, ogni attività alla quale – malgrado l’eventuale produttività</hi><hi rend="CharOverride-1"> di prestazioni di utilità – il soggetto agente non associa</hi><hi rend="CharOverride-1"> un senso intenzionato utilitaristico-strumentale: dal gioco a tutte quelle attività</hi><hi rend="CharOverride-1"> a cui attribuisce un valore in sé o che vengono</hi><hi rend="CharOverride-1"> praticate per la loro intrinseca piacevolezza. Un agire che produce</hi><hi rend="CharOverride-1"> utilità, ma che è sprovvisto di un senso strumentale, </hi><hi rend="CharOverride-1">non è un lavoro e si sviluppa con logiche e </hi><hi rend="CharOverride-1">dinamiche differenti da quelle di un agire economico. Il confine </hi><hi rend="CharOverride-1">fra lavoro e non lavoro è, inoltre, un confine mobile </hi><hi rend="CharOverride-1">e temporalmente mutevole: un gioco o un’attività intrapresa con </hi><hi rend="CharOverride-1">una motivazione indifferente alle sue ricadute in termini di utilità </hi><hi rend="CharOverride-1">può trasformarsi in un lavoro, ma anche viceversa. Un elemento </hi><hi rend="CharOverride-1">particolarmente rilevante per questa riscrittura del </hi><hi rend="italic CharOverride-1">senso</hi><hi rend="CharOverride-1"> è la diversa </hi><hi rend="CharOverride-1">interpretazione del </hi><hi rend="italic CharOverride-1">significato</hi><hi rend="CharOverride-1"> dell’azione</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_121_733-746.html#footnote-004">1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">: il modo – suscettibile </hi><hi rend="CharOverride-1">di variazione – in cui il soggetto agente descrive le </hi><hi rend="CharOverride-1">caratteristiche e la rilevanza di un determinato tipo di azione, </hi><hi rend="CharOverride-1">inserendolo in una rete di significati di complessità crescente che </hi><hi rend="CharOverride-1">può spingersi fino all’orizzonte ultimo delle immagini del mondo </hi><hi rend="CharOverride-1">(</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Weltbilder</hi><hi rend="CharOverride-1">). Ma, soprattutto, il senso intenzionato strumentale rispetto all’</hi><hi rend="CharOverride-1">acquisizione di prestazioni di utilità che definisce il lavoro non </hi><hi rend="CharOverride-1">deve essere pensato come </hi><hi rend="italic CharOverride-1">esclusivo</hi><hi rend="CharOverride-1"> o </hi><hi rend="italic CharOverride-1">esaustivo</hi><hi rend="CharOverride-1">. Il lavoro può</hi><hi rend="CharOverride-1"> essere interpretato anche in modo da ricevere dotazioni di senso</hi><hi rend="CharOverride-1"> ulteriori rispetto alla semplice strumentalità che lo definisce. Raramente il</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro è soltanto ed esclusivamente un’attività meramente funzionale all</hi><hi rend="CharOverride-1">’acquisizione di prestazioni di utilità: più complesso diviene il suo</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">significato</hi><hi rend="CharOverride-1"> – il contesto di relazioni nel quale viene inserito</hi><hi rend="CharOverride-1"> –, più articolato può divenire il suo </hi><hi rend="italic CharOverride-1">senso</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Di </hi><hi rend="CharOverride-1">più: il lavoro proprio in quanto </hi><hi rend="italic CharOverride-1">mezzo</hi><hi rend="CharOverride-1"> (azione individuale) per </hi><hi rend="CharOverride-1">ottenere </hi><hi rend="italic CharOverride-1">mezzi</hi><hi rend="CharOverride-1"> (prestazioni di utilità) sembra avere un costitutivo problema </hi><hi rend="CharOverride-1">di senso se collocato in una prospettiva che non è </hi><hi rend="CharOverride-1">quella della singola azione. In relazione al senso della vita,</hi><hi rend="CharOverride-1"> la strumentalità non sembra costituire una risorsa. Il senso di</hi><hi rend="CharOverride-1"> un agire razionale rispetto a scopi a loro volta strumentali</hi><hi rend="CharOverride-1"> dipende, nella prospettiva dell’esistenza nella sua interezza,</hi><hi rend="CharOverride-1"> dalla presenza di uno scopo finale, di qualcosa di </hi><hi rend="CharOverride-1">dotato di un valore in sé. Il senso strumentale che </hi><hi rend="CharOverride-1">definisce il lavoro sembra quindi programmaticamente richiedere un’integrazione, una </hi><hi rend="CharOverride-1">stratificazione di senso ulteriore che risponda alla domanda sul suo </hi><hi rend="CharOverride-1">senso complessivo e sul suo posto nella vita individuale. L’</hi><hi rend="CharOverride-1">analisi weberiana della traiettoria dell’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">ethos</hi><hi rend="CharOverride-1"> del lavoro in epoca </hi><hi rend="CharOverride-1">moderna è l’esempio migliore del rapporto complesso e problematico </hi><hi rend="CharOverride-1">che esiste fra il senso dell’agire economico e quello</hi><hi rend="CharOverride-1"> della vita: della costitutiva insensatezza di una vita spesa in</hi><hi rend="CharOverride-1"> un’attività lavorativa che abbia soltanto un senso strumentale.</hi></p><p rend="h2" ><hi>3. </hi><hi>La professione come attività continuativa e specializzata</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Concettualmente distinta rispetto al</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro è la nozione di professione. Nella sua accezione </hi><hi rend="italic CharOverride-1">descrittivo-esteriore</hi><hi rend="CharOverride-1"> il concetto di professione (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Beruf</hi><hi rend="CharOverride-1">) denota un’attività –</hi><hi rend="CharOverride-1"> necessariamente inserita in un contesto sociale – definita da tre</hi><hi rend="CharOverride-1"> criteri: </hi><hi rend="italic CharOverride-1">specializzazione</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> continuatività</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">interdipendenza</hi><hi rend="CharOverride-1">. La professione in quanto</hi><hi rend="CharOverride-1"> dedizione intensiva ed esclusiva ad un’attività specifica e specializzata</hi><hi rend="CharOverride-1"> richiede un </hi><hi rend="italic CharOverride-1">contesto sociale</hi><hi rend="CharOverride-1">, presuppone l’esistenza di altri </hi><hi rend="CharOverride-1">individui che facciano altre cose.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="italic CharOverride-1">Lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">e </hi><hi rend="italic CharOverride-1">professione</hi><hi rend="CharOverride-1"> non sono concetti</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">coestensivi</hi><hi rend="CharOverride-1">. La professione </hi><hi rend="italic CharOverride-1">può</hi><hi rend="CharOverride-1"> essere un lavoro – il </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro può essere la forma di una professione –, e</hi><hi rend="CharOverride-1"> il lavoro </hi><hi rend="italic CharOverride-1">può</hi><hi rend="CharOverride-1"> essere una professione. Il lavoro di un</hi><hi rend="CharOverride-1"> individuo può, infatti, configurarsi anche come un’aggregazione di multiformi,</hi><hi rend="CharOverride-1"> variegate e incostanti attività lavorative (lavori). Con la sua </hi><hi rend="CharOverride-1">declinazione professionale il lavoro di ciascuno passa a significare la </hi><hi rend="CharOverride-1">sua specifica occupazione, l’attività economica dalla quale l’individuo </hi><hi rend="CharOverride-1">trae in modo stabile e prevalente – tendenzialmente esclusivo – </hi><hi rend="CharOverride-1">(per tempo e quantità) i propri mezzi di sostentamento o </hi><hi rend="CharOverride-1">le proprie </hi><hi rend="italic CharOverride-1">chances</hi><hi rend="CharOverride-1"> di acquisizione. Il lavoro professionale di qualcuno </hi><hi rend="CharOverride-1">non indica, quindi, la generica quantità complessiva delle attività lavorative</hi><hi rend="CharOverride-1"> svolte da un determinato individuo, ma la specifica prestazione, il</hi><hi rend="CharOverride-1"> particolare tipo di lavoro che quella persona svolge in prevalenza</hi><hi rend="CharOverride-1"> e con la quale si procura la maggior parte delle</hi><hi rend="CharOverride-1"> prestazioni di utilità ricercate.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="italic CharOverride-1">Normalmente</hi><hi rend="CharOverride-1"> la professione di un individuo </hi><hi rend="CharOverride-1">coincide con il suo lavoro, con l’attività con cui </hi><hi rend="CharOverride-1">tale individuo si procura l’accesso alle prestazioni di </hi><hi rend="CharOverride-1">utilità che appetisce in funzione del proprio approvvigionamento o delle </hi><hi rend="CharOverride-1">proprie strategie acquisitive. La ragione della coincidenza ordinaria fra </hi><hi rend="CharOverride-1">professione e lavoro è duplice. Da una parte, soltanto la</hi><hi rend="CharOverride-1"> redditività economica di una certa attività ne consente solitamente quell</hi><hi rend="CharOverride-1">’esercizio continuativo ed intensivo che è </hi><hi rend="italic CharOverride-1">conditio sine qua</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">non</hi><hi rend="CharOverride-1"> del suo carattere professionale. Dall’altra, il tempo occupato </hi><hi rend="CharOverride-1">dal proprio lavoro possiede generalmente un’estensione tale da farne </hi><hi rend="CharOverride-1">la propria professione e da impedire l’esercizio di una </hi><hi rend="CharOverride-1">professione diversa o ulteriore. A partire da un certo sviluppo </hi><hi rend="CharOverride-1">della divisione del lavoro, il lavoro assume prevalentemente la fisionomia </hi><hi rend="CharOverride-1">di una professione.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Tuttavia, la </hi><hi rend="italic CharOverride-1">professione</hi><hi rend="CharOverride-1"> può anche </hi><hi rend="italic CharOverride-1">non</hi><hi rend="CharOverride-1"> consistere in</hi><hi rend="CharOverride-1"> un </hi><hi rend="italic CharOverride-1">lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">, può essere l’esercizio specializzato e continuativo </hi><hi rend="CharOverride-1">di un’attività particolare che non produce e che non </hi><hi rend="CharOverride-1">è orientata alla acquisizione di mezzi, di prestazioni di utilità: </hi><hi rend="CharOverride-1">in-utile ad incrementare il potere di disposizione su qualcosa che </hi><hi rend="CharOverride-1">è semplicemente un mezzo. Si </hi><hi rend="italic CharOverride-1">può</hi><hi rend="CharOverride-1"> svolgere un lavoro come </hi><hi rend="CharOverride-1">una professione, così come si </hi><hi rend="italic CharOverride-1">può</hi><hi rend="CharOverride-1"> svolgere una professione senza </hi><hi rend="CharOverride-1">che questa costituisca un lavoro, come nel caso di un </hi><hi rend="CharOverride-1">politico che viva soltanto ‘per’ la politica (Weber 2004, </hi><hi rend="CharOverride-1">58). Una determinata attività può costituire una professione anche senza</hi><hi rend="CharOverride-1"> essere un lavoro, senza essere remunerativa o comunque produttiva di</hi><hi rend="CharOverride-1"> utilità. La condizione perché ciò possa avvenire consiste nella libertà</hi><hi rend="CharOverride-1"> dal lavoro: nella forma parziale di un lavoro che occupi</hi><hi rend="CharOverride-1"> soltanto una porzione marginale del tempo di vita o in</hi><hi rend="CharOverride-1"> quella radicale della rendita, dell’accesso a prestazioni di utilità</hi><hi rend="CharOverride-1"> indipendentemente da qualunque attività lavorativa. Il lavoro è il paradigma</hi><hi rend="CharOverride-1"> dell’intensità e della durevolezza dell’impegno, non una condizione</hi><hi rend="CharOverride-1"> di possibilità della professione. La professione è, così, un modo</hi><hi rend="CharOverride-1"> di essere del lavoro, esattamente come il lavoro è un</hi><hi rend="CharOverride-1"> modo di essere della professione.</hi></p><p rend="h2" ><hi>4. Il lavoro come dovere </hi><hi>religioso: il </hi><hi rend="italic">Beruf</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ma il concetto di professione in Weber non</hi><hi rend="CharOverride-1"> descrive semplicemente una condizione materiale. Contiene anche un riferimento implicito</hi><hi rend="CharOverride-1"> ad una determinata interpretazione del significato e del senso della</hi><hi rend="CharOverride-1"> professione. Nel concetto di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Beruf</hi><hi rend="CharOverride-1"> si esprime anche quella concezione</hi><hi rend="CharOverride-1"> – tipica della modernità occidentale – del lavoro professionale come</hi><hi rend="CharOverride-1"> vocazione, come dovere etico la cui origine risale per </hi><hi rend="CharOverride-1">Weber alla Riforma: </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Incondizionatamente nuovo era in ogni caso un</hi><hi rend="CharOverride-1"> elemento: la valutazione dell’adempimento del proprio dovere nell’ambito</hi><hi rend="CharOverride-1"> delle professioni mondane come il contenuto più elevato che l</hi><hi rend="CharOverride-1">’attività etica può assumere. Questo fu l’elemento che ebbe</hi><hi rend="CharOverride-1"> come conseguenza inevitabile la rappresentazione del significato religioso del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> quotidiano mondano, e che produsse per la prima volta il</hi><hi rend="CharOverride-1"> concetto di professione in questo senso. Nel concetto di “professione”</hi><hi rend="CharOverride-1"> si esprime quindi quel dogma centrale di tutte le denominazioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> protestanti che […] conosce come unico mezzo per vivere in</hi><hi rend="CharOverride-1"> maniera grata a Dio non già un superamento dell’eticità</hi><hi rend="CharOverride-1"> intra-mondana da parte dell’ascesi monastica, ma esclusivamente l’adempimento</hi><hi rend="CharOverride-1"> dei doveri intra-mondani quali risultano dalla posizione di ciascuno nella</hi><hi rend="CharOverride-1"> vita, che con ciò diviene appunto la sua “professione” (Weber</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2002, vol. I, 67).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È Lutero ad aprire questa strada, con una</hi><hi rend="CharOverride-1"> rivalutazione etica della professione mondana coerente con l’impronta eminentemente</hi><hi rend="CharOverride-1"> ascetica del Cristianesimo: con l’idea, cioè, che il cristiano</hi><hi rend="CharOverride-1"> si riconosce in virtù di uno specifico modo di agire,</hi><hi rend="CharOverride-1"> dell’adozione di una condotta pratica difforme da quella dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">homo naturalis</hi><hi rend="CharOverride-1">. Tuttavia, quella di Lutero è una rivoluzione </hi><hi rend="CharOverride-1">in qualche misura incompiuta, una innovazione che non dispiega nella </hi><hi rend="CharOverride-1">interpretazione del frate agostiniano tutte le sue potenzialità. Nel pensiero </hi><hi rend="CharOverride-1">di Lutero l’etica religiosa del lavoro assume, infatti, una </hi><hi rend="CharOverride-1">specifica curvatura di tipo tradizionalistico-adattivo profondamente distante da un’etica </hi><hi rend="CharOverride-1">del lavoro in senso autenticamente e coerentemente ascetico: </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Così in </hi><hi rend="CharOverride-1">Lutero il concetto di professione rimase vincolato a un senso </hi><hi rend="CharOverride-1">tradizionalistico. La professione è ciò che l’uomo deve </hi><hi rend="italic CharOverride-1">accettare</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">come disposizione divina, ciò a cui deve “adattarsi” […]. </hi><hi rend="CharOverride-1">L’unico risultato etico fu qui dunque dapprima qualcosa di </hi><hi rend="CharOverride-1">negativo: la caduta della superiorità dei doveri ascetici rispetto a </hi><hi rend="CharOverride-1">quelli mondani, congiunta però con la predicazione dell’obbedienza verso </hi><hi rend="CharOverride-1">l’autorità e con l’adattamento alla situazione data nella </hi><hi rend="CharOverride-1">vita (Weber 2002, vol. I, 74-5). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il lavoro è qui più </hi><hi rend="CharOverride-1">un destino che un compito, indica una posizione in cui </hi><hi rend="CharOverride-1">rimanere (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">bleiben</hi><hi rend="CharOverride-1">) piuttosto che un campo in cui mettersi </hi><hi rend="CharOverride-1">alla prova per la gloria di Dio. Manca a questa </hi><hi rend="CharOverride-1">concezione la capacità di produrre lo scatenamento virtuosistico della dedizione </hi><hi rend="CharOverride-1">al lavoro, una spinta alla mobilità sociale e, soprattutto, quell’</hi><hi rend="CharOverride-1">orientamento al miglioramento illimitato delle prestazioni lavorative, anche attraverso una</hi><hi rend="CharOverride-1"> innovazione delle forme e dell’organizzazione del lavoro, che </hi><hi rend="CharOverride-1">caratterizzerà la galassia di movimenti religiosi che Weber definisce </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Protestantesimo </hi><hi rend="italic CharOverride-1">ascetico</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Calvinismo, Pietismo, Metodismo e le sette sorte dal movimento </hi><hi rend="CharOverride-1">battista) e che svolgerà un ruolo cruciale nel decollo e </hi><hi rend="CharOverride-1">nella diffusione del capitalismo moderno (Weber 2017, 170).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In </hi><hi rend="CharOverride-1">questo quadro, il Calvinismo è stata la confessione che ha</hi><hi rend="CharOverride-1"> contribuito con più coerenza e intensità alla sublimazione dell’etica</hi><hi rend="CharOverride-1"> cristiana in direzione di un sovrainvestimento religioso di senso e</hi><hi rend="CharOverride-1"> di significato sul lavoro. Il potenziamento estremo dell’impulso </hi><hi rend="CharOverride-1">sistematico all’autocontrollo ascetico della condotta di vita si presenta </hi><hi rend="CharOverride-1">come la conseguenza diretta e indiretta del cuore teologico </hi><hi rend="CharOverride-1">del Calvinismo, ovvero l’elezione per grazia (predestinazione) e l’</hi><hi rend="CharOverride-1">assoluta imperscrutabilità e trascendenza di Dio: «i decreti di Dio </hi><hi rend="CharOverride-1">sono immutabili» e «la sua grazia, come non può essere </hi><hi rend="CharOverride-1">perduta da coloro ai quali egli si rivolge, così è </hi><hi rend="CharOverride-1">irraggiungibile da coloro ai quali la nega» (Weber 2002, vol. I,</hi><hi rend="CharOverride-1"> 89-90). Le principali conseguenze di questa dottrina dal punto di</hi><hi rend="CharOverride-1"> vista pratico si manifestano in tre direzioni. In primo luogo,</hi><hi rend="CharOverride-1"> una interpretazione drammaticamente unitaria della personalità in base alla quale</hi><hi rend="CharOverride-1"> ogni singola azione diviene </hi><hi rend="italic CharOverride-1">segno</hi><hi rend="CharOverride-1"> della sua qualità. La qualificazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> religiosa dell’individuo non è l’esito di una contabilità</hi><hi rend="CharOverride-1"> dei meriti e dei demeriti, ma una proprietà della personalità</hi><hi rend="CharOverride-1"> nella sua interezza: ciò che conta non è l’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">intentio</hi><hi rend="CharOverride-1"> che accompagna la singola azione, ma la qualità unitaria della</hi><hi rend="CharOverride-1"> personalità che in essa si manifesta (Weber 2017, 137).</hi><hi rend="CharOverride-1"> L’inadeguatezza etica di una singola azione non può essere</hi><hi rend="CharOverride-1"> riscattata perché ciò che conta non è ciò che è</hi><hi rend="CharOverride-1"> stato fatto, ma ciò che l’atto ha rivelato su</hi><hi rend="CharOverride-1"> chi l’ha compiuto.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dal dogma dell’elezione per grazia </hi><hi rend="CharOverride-1">discende, in secondo luogo, un radicale disincantamento religioso del mondo </hi><hi rend="CharOverride-1">(Weber 2002, vol. I, 144). Se il destino ultraterreno è già stabilito </hi><hi rend="italic CharOverride-1">ab </hi><hi rend="italic CharOverride-1">aeterno</hi><hi rend="CharOverride-1"> da un decreto immodificabile e umanamente incomprensibile in base</hi><hi rend="CharOverride-1"> al suo senso, niente e nessuno può aiutare il singolo</hi><hi rend="CharOverride-1"> individuo. Non esistono pratiche, istituzioni o persone che possano intervenire</hi><hi rend="CharOverride-1"> per mutare o migliorare la qualificazione religiosa del singolo. Né</hi><hi rend="CharOverride-1"> la magia sublimata dei sacramenti, né la chiesa come comunità</hi><hi rend="CharOverride-1"> possono contribuire in alcun modo alla salvezza individuale. Il</hi><hi rend="CharOverride-1"> Calvinismo produce così una forma di individualismo «scevro di </hi><hi rend="CharOverride-1">illusioni e di tono pessimistico» (Weber 2002, vol. I, 91) che condanna</hi><hi rend="CharOverride-1"> il singolo fedele a vivere in una condizione di profondo</hi><hi rend="CharOverride-1"> isolamento interiore e di desiderio insopprimibile di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">conoscere</hi><hi rend="CharOverride-1"> il proprio</hi><hi rend="CharOverride-1"> destino.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dall’esclusione in linea di principio della redenzione «come </hi><hi rend="CharOverride-1">fine raggiungibile da parte di uomini e per ogni uomo, </hi><hi rend="CharOverride-1">in favore della grazia immotivata, ma sempre esclusivamente particolare» (Weber </hi><hi rend="CharOverride-1">2002, vol. II, 326) dipende, in terzo luogo, l’enfasi estrema </hi><hi rend="CharOverride-1">e la specifica declinazione del tema della conferma: </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">anche il </hi><hi rend="CharOverride-1">Riformato voleva salvarsi </hi><hi rend="italic CharOverride-1">sola fide</hi><hi rend="CharOverride-1">. Ma siccome, già secondo l</hi><hi rend="CharOverride-1">’opinione di Calvino, tutti i puri sentimenti e stati d</hi><hi rend="CharOverride-1">’animo, per quanto sublimi possano apparire, sono ingannevoli, la fede</hi><hi rend="CharOverride-1"> deve trovare conferma nei suoi </hi><hi rend="italic CharOverride-1">effetti</hi><hi rend="CharOverride-1"> oggettivi per poter servire</hi><hi rend="CharOverride-1"> come base sicura della </hi><hi rend="italic CharOverride-1">certitudo salutis</hi><hi rend="CharOverride-1">: dev’essere una </hi><hi rend="italic CharOverride-1">fides efficax</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Weber 2002, vol. I, 103). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La risposta alla domanda </hi><hi rend="CharOverride-1">intorno alla propria salvezza non può risiedere in un sentire, </hi><hi rend="CharOverride-1">ma in un fare, non può rimanere invischiata nelle nebbie </hi><hi rend="CharOverride-1">e nelle ambiguità dell’interiorità, ma deve scaturire dall’oggettività </hi><hi rend="CharOverride-1">di una prestazione, manifestarsi nell’esteriorità di un agire. La </hi><hi rend="italic CharOverride-1">certitudo salutis</hi><hi rend="CharOverride-1"> non può essere una certezza puramente interiore, ma </hi><hi rend="CharOverride-1">il risultato di un mettersi alla prova, di una conferma </hi><hi rend="CharOverride-1">(</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Bewährung</hi><hi rend="CharOverride-1">). Deve possedere i tratti di una realtà oggettiv</hi><hi rend="CharOverride-1">a.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’agire effettivo, la condotta esteriore, non fornisce alcun</hi><hi rend="CharOverride-1"> contributo reale alla salvezza, possiede un significato esclusivamente conoscitivo (Weber</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2002, vol. I, 305, 313). L’agire ascetico intramondano è </hi><hi rend="CharOverride-1">rilevante non per la sua influenza effettiva sul destino dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">anima, ma soltanto per ciò che significa, per ciò che </hi><hi rend="CharOverride-1">consente di conoscere: non contribuisce ad accedere alla redenzione, ma</hi><hi rend="CharOverride-1"> certifica che tale accesso ci è stato concesso per grazia</hi><hi rend="CharOverride-1"> da sempre. Una condotta di vita irreprensibile costituisce il frutto</hi><hi rend="CharOverride-1"> esteriore dal quale si riconosce la qualificazione etica della personalità</hi><hi rend="CharOverride-1"> nel suo complesso e quindi l’appartenenza al novero degli</hi><hi rend="CharOverride-1"> eletti.</hi></p><p rend="h2" ><hi>5. Vocazione operaia e vocazione imprenditoriale</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’interpretazione ascetica </hi><hi rend="CharOverride-1">del lavoro come forma impersonale di amore del prossimo, come </hi><hi rend="CharOverride-1">servizio per la gloria di Dio, produce, innanzitutto, lavoratori «sobri,</hi><hi rend="CharOverride-1"> coscienziosi, di straordinaria capacità lavorativa e attaccati al lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">come allo scopo di vita voluto da Dio» (Weber 2002, vol. I,</hi><hi rend="CharOverride-1"> 180). Gli effetti del Protestantesimo ascetico sull’interpretazione e </hi><hi rend="CharOverride-1">sull’esercizio del lavoro operaio si specificano sostanzialmente in quattro </hi><hi rend="CharOverride-1">direzioni: l’enfatizzazione del carattere continuativo, metodico, unitario – in</hi><hi rend="CharOverride-1"> una parola </hi><hi rend="italic CharOverride-1">professionale</hi><hi rend="CharOverride-1"> – dell’attività lavorativa (Weber 2002, vol. I, </hi><hi rend="CharOverride-1">159-60); l’assenza di interesse al guadagno e di pretese</hi><hi rend="CharOverride-1"> in relazione al salario; l’aperta ostilità nei confronti </hi><hi rend="CharOverride-1">delle forme di sindacalizzazione, della solidarietà di classe e della </hi><hi rend="CharOverride-1">costruzione di forme collettive di difesa degli interessi (Weber 1983,</hi><hi rend="CharOverride-1"> 211); l’adozione di una condotta di vita improntata </hi><hi rend="CharOverride-1">ad un’assoluta morigeratezza dei costumi, al disprezzo dei luoghi </hi><hi rend="CharOverride-1">di svago (osterie, teatri, sale da ballo), alla più radicale</hi><hi rend="CharOverride-1"> estraneità ai piaceri dei sensi (Weber 2002, vol. I, 167-68). </hi><hi rend="CharOverride-1">Il Protestantesimo ascetico forma individui che interpretano il lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">subordinato come un compito assegnato da Dio da svolgere non </hi><hi rend="CharOverride-1">soltanto con la più rigorosa dedizione e senza risparmio di </hi><hi rend="CharOverride-1">energie, ma anche senza alcuna declinazione rivendicativa o conseguenza solidaristica. </hi><hi rend="CharOverride-1">Nell’ascetismo protestante il lavoro possiede per l’operaio un </hi><hi rend="CharOverride-1">valore religioso incondizionato e assoluto che lo rende il centro </hi><hi rend="CharOverride-1">della vita terrena e l’attività intorno alla quale si </hi><hi rend="CharOverride-1">costruisce il senso della vita.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È tuttavia sul versante della interpretazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> e della conduzione del lavoro imprenditoriale che l’ascesi produce</hi><hi rend="CharOverride-1"> gli effetti più significativi e dirompenti. Al Protestantesimo ascetico </hi><hi rend="CharOverride-1">si deve, infatti, la nascita e l’affermazione di quell’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">ethos</hi><hi rend="CharOverride-1"> del lavoro dell’imprenditore, quella interpretazione del profitto monetario </hi><hi rend="CharOverride-1">come professione (Weber 2002, vol. I, 182) che ha consentito «lo scatenamento</hi><hi rend="CharOverride-1"> dell’energia economico-privata dell’acquisizione» (Weber 2002, vol. I, 148) e </hi><hi rend="CharOverride-1">lo sfruttamento di quella specifica laboriosità che derivava dalla corrispondente </hi><hi rend="CharOverride-1">concezione del lavoro subordinato come professione.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nell’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">ethos</hi><hi rend="CharOverride-1"> imprenditoriale del </hi><hi rend="CharOverride-1">Protestantesimo ascetico il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">summum bonum</hi><hi rend="CharOverride-1"> non è costituito dall’aumento</hi><hi rend="CharOverride-1"> della ricchezza, ma dalla ricerca indefessa dell’incremento dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’utilità sociale dei propri beni e del proprio lavoro, </hi><hi rend="CharOverride-1">nel più scrupoloso rispetto della legalità, senza riguardo alle persone </hi><hi rend="CharOverride-1">e attraverso la costante innovazione dei metodi di produzione, dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">efficienza degli impianti e dell’impiego della manodopera. L’ascesi </hi><hi rend="CharOverride-1">protestante si configura, così, come la forza antitradizionalista che sottrae </hi><hi rend="CharOverride-1">l’agire economico ai vincoli religiosi di fratellanza. Oggetto del </hi><hi rend="CharOverride-1">dovere religioso non è, dunque, il profitto, ma la migliore </hi><hi rend="CharOverride-1">– più efficiente – amministrazione, per la sua gloria, </hi><hi rend="CharOverride-1">delle risorse che Dio ci ha affidato. L’etica del </hi><hi rend="CharOverride-1">Protestantesimo ascetico è un’etica dell’intenzione (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Gesinnungsethik</hi><hi rend="CharOverride-1">) rigorosa:</hi><hi rend="CharOverride-1"> un’etica che non conosce propriamente scopi (tantomeno il profitto),</hi><hi rend="CharOverride-1"> ma soltanto doveri, azioni e condotte razionali rispetto al valore</hi><hi rend="CharOverride-1"> senza interesse per i loro effetti sul mondo. Il profitto</hi><hi rend="CharOverride-1"> è il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">segno</hi><hi rend="CharOverride-1"> del successo in quello sfruttamento sempre più</hi><hi rend="CharOverride-1"> intensivo delle proprie risorse economiche che costituisce il vero dovere</hi><hi rend="CharOverride-1"> religioso: «Nel Puritano il profitto era la conseguenza involontaria, </hi><hi rend="CharOverride-1">ma un sintomo importante della propria virtù» (Weber 2002, vol. II, 309</hi><hi rend="CharOverride-1">). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In questa etica, se le virtù rimandano alla produttività</hi><hi rend="CharOverride-1"> di utilità sociale – onestà, laboriosità, diligenza, temperanza, efficienza, parsimonia</hi><hi rend="CharOverride-1"> –, i vizi capitali si riassumono nello spreco (di tempo,</hi><hi rend="CharOverride-1"> di risorse, di opportunità di efficienza) e nel godimento: nella</hi><hi rend="CharOverride-1"> sottrazione di energie individuali e di beni allo scopo della</hi><hi rend="CharOverride-1"> produzione, nella loro immobilizzazione patrimoniale o nella destinazione a finalità</hi><hi rend="CharOverride-1"> di consumo personale (Weber 2002, vol. I, 215). In una parola, </hi><hi rend="CharOverride-1">in un impiego della ricchezza per fini personali che si </hi><hi rend="CharOverride-1">configura come una forma di «dedizione al mondo» e di </hi><hi rend="CharOverride-1">divinizzazione della creatura (Weber 2002, vol. II, 309). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Con il P</hi><hi rend="CharOverride-1">rotestantesimo ascetico fa il suo ingresso sulla scena una figura </hi><hi rend="CharOverride-1">di imprenditore che sulla base di motivazioni puramente religiose ha </hi><hi rend="CharOverride-1">fatto dell’agire economico, in conformità alle virtù dell’onestà,</hi><hi rend="CharOverride-1"> della legalità, della incessante massimizzazione dell’efficienza del proprio lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> e del proprio contributo all’utilità sociale, il centro </hi><hi rend="CharOverride-1">della propria esistenza, il luogo in cui trovare la risposta </hi><hi rend="CharOverride-1">alla domanda sul destino della propria anima. Un imprenditore disinteressato </hi><hi rend="CharOverride-1">alla ricchezza, ma motivato alla insaziabile ricerca del profitto soltanto </hi><hi rend="CharOverride-1">come segno di elezione (Weber 2002, vol. I, 133; Weber 2002, vol. I, </hi><hi rend="CharOverride-1">315).</hi></p><p rend="h2" ><hi>6. Desublimazione e secolarizzazione </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’etica del lavoro (operaio e</hi><hi rend="CharOverride-1"> imprenditoriale) come risorsa per il senso della vita assume nel</hi><hi rend="CharOverride-1"> Protestantesimo ascetico la sua conformazione più unitaria e,</hi><hi rend="CharOverride-1"> al tempo stesso, più intensa e virtuosistica. L’ascetismo protestante</hi><hi rend="CharOverride-1"> e la sua etica del lavoro costituiscono per Weber un</hi><hi rend="CharOverride-1"> fenomeno temporalmente circoscritto sostanzialmente al XVII secolo. A partire </hi><hi rend="CharOverride-1">da questa configurazione religiosa agli albori della modernità, l’atteggiamento </hi><hi rend="CharOverride-1">etico nei confronti del lavoro subisce per Weber un processo </hi><hi rend="CharOverride-1">complessivo di depotenziamento dell’impronta rigoristica e ascetica (desublimazione) </hi><hi rend="CharOverride-1">e una progressiva contrazione del significato e del contenuto </hi><hi rend="CharOverride-1">di senso (secolarizzazione). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’esito di questo processo è, sul</hi><hi rend="CharOverride-1"> versante dell’etica del lavoro imprenditoriale, la nascita dello </hi><hi rend="italic CharOverride-1">spirito</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> del capitalismo</hi><hi rend="CharOverride-1">. Con lo spirito del capitalismo l’etica </hi><hi rend="CharOverride-1">del lavoro del Protestantesimo ascetico va incontro ad un processo</hi><hi rend="CharOverride-1"> di desublimazione e di secolarizzazione che procede in tre direzioni.</hi><hi rend="CharOverride-1"> In primo luogo, la riduzione del carattere ascetico a tutto</hi><hi rend="CharOverride-1"> tondo della condotta di vita e un guadagno di spazio</hi><hi rend="CharOverride-1"> dei piaceri e dei beni del mondo, un incremento di</hi><hi rend="CharOverride-1"> disponibilità alle gioie della vita al di là e al</hi><hi rend="CharOverride-1"> di fuori del lavoro. La seconda direzione è quella di</hi><hi rend="CharOverride-1"> una perdita di rigore etico e di intensità della dedizione</hi><hi rend="CharOverride-1"> al lavoro: da una parte, l’apparenza della virtù tende</hi><hi rend="CharOverride-1"> a soppiantare la virtù reale nella conduzione dell’attività economica</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_121_733-746.html#footnote-003">2</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">; dall’altra, si riduce la quantità di tempo dedicato</hi><hi rend="CharOverride-1"> al lavoro e l’intensità dello sforzo lavorativo. Infine, un</hi><hi rend="CharOverride-1"> ridimensionamento dell’architettura di significati e dello spessore di </hi><hi rend="CharOverride-1">senso che sostiene l’esercizio del lavoro come professione: la </hi><hi rend="CharOverride-1">rimozione del significato religioso non trova surrogati equipotenti nelle teorie </hi><hi rend="CharOverride-1">utilitaristiche e questo si traduce nell’indebolimento e nella perdita </hi><hi rend="CharOverride-1">di universalità delle motivazioni all’esercizio ascetico del lavoro. L’</hi><hi rend="CharOverride-1">approdo finale è la nascita di uno stile di vita </hi><hi rend="CharOverride-1">borghese con tutte le sue luci, ma anche le sue </hi><hi rend="CharOverride-1">ombre. Che poi, in definitiva, si chiamano: ipocrisia e farisaismo</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Weber 2002, vol. I, 179-80).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Lo spirito del capitalismo e l’</hi><hi rend="CharOverride-1">etica del lavoro imprenditoriale vedono la luce all’interno di </hi><hi rend="CharOverride-1">un processo di desublimazione e secolarizzazione dell’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">ethos</hi><hi rend="CharOverride-1"> del lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’ascetismo protestante che si svolge nell’ambito dell’Illuminismo </hi><hi rend="CharOverride-1">settecentesco. La prima e più celebre stazione di questo </hi><hi rend="CharOverride-1">processo è Benjamin Franklin, la figura esemplare dello spirito del</hi><hi rend="CharOverride-1"> capitalismo che testimonia per Weber l’avvenuta trasformazione dell’etica</hi><hi rend="CharOverride-1"> dell’intenzione del Protestantesimo ascetico in un’etica del </hi><hi rend="CharOverride-1">risultato (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Erfolgsethik</hi><hi rend="CharOverride-1">). Con Franklin </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Dio si allontana</hi><hi rend="CharOverride-1">, la </hi><hi rend="CharOverride-1">virtù diviene un mezzo per il profitto e questo si </hi><hi rend="CharOverride-1">trasforma da segno di una condotta virtuosa a scopo consapevolmente</hi><hi rend="CharOverride-1"> perseguito. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ma la configurazione definitiva dello spirito del capitalismo </hi><hi rend="CharOverride-1">si produce quando entrano in scena l’utilitarismo di Bentham </hi><hi rend="CharOverride-1">e la teoria dell’armonia degli interessi di Adam Smith. </hi><hi rend="CharOverride-1">L’utilitarismo è per Weber essenzialmente un’etica della pura </hi><hi rend="CharOverride-1">immanenza, un’etica senza Dio che identifica il bene con </hi><hi rend="CharOverride-1">l’utilità generale, il dovere con ciò che è strumentalmente </hi><hi rend="CharOverride-1">efficace nella produzione della felicità del maggior numero. Una forma </hi><hi rend="CharOverride-1">di eudaimonismo in cui il dovere viene identificato con ciò </hi><hi rend="CharOverride-1">che è razionale rispetto allo scopo di massimizzare la felicità </hi><hi rend="CharOverride-1">come presenza di piacere e assenza di dolore. L’armonia </hi><hi rend="CharOverride-1">degli interessi è, invece, la teoria che garantisce che </hi><hi rend="CharOverride-1">qualunque interesse privato – qualunque comportamento privato anche vizioso – </hi><hi rend="CharOverride-1">produca inintenzionalmente il bene della generalità. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La teoria dell’armonia </hi><hi rend="CharOverride-1">degli interessi e l’utilitarismo riscrivono in profondità l’interpretazione </hi><hi rend="CharOverride-1">e il senso del lavoro imprenditoriale. La prima opera chiaramente </hi><hi rend="CharOverride-1">in una direzione antiascetica. L’armonia degli interessi produce, infatti, </hi><hi rend="CharOverride-1">una radicale neutralizzazione della rilevanza economica dell’etica: dove con </hi><hi rend="CharOverride-1">il Protestantesimo ascetico dominavano senso, significati etico-religiosi, adesso domina</hi><hi rend="CharOverride-1"> una specie di assicurazione sugli effetti eticamente qualificati di azioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> e condotte che però non hanno più niente di intrinsecamente</hi><hi rend="CharOverride-1"> etico. Con l’armonia degli interessi si produce – anche</hi><hi rend="CharOverride-1"> rispetto a Franklin – una ulteriore radicale perdita di ragioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> per una conduzione ascetica dell’agire economico e per una</hi><hi rend="CharOverride-1"> dedizione intensiva al lavoro: adesso anche </hi><hi rend="italic CharOverride-1">consumo</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">godimento</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">tempo</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> libero</hi><hi rend="CharOverride-1"> producono utilità sociale, costituiscono condotte individuali capaci di produrre</hi><hi rend="CharOverride-1"> pubblici benefici.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’utilitarismo produce, d’altro canto, un drastico</hi><hi rend="CharOverride-1"> assottigliamento delle risorse di senso dell’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">ethos</hi><hi rend="CharOverride-1"> del capitalismo. La giustificazione del lavoro imprenditoriale a partire dal suo contributo all’utilità sociale mantiene la sua validità, ma, per così dire, si scolora, smarrisce l’originaria ampiezza di significati e di senso: </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">L’ottimismo consueto a partire dall’Illuminismo, </hi><hi rend="CharOverride-1">che culminò in seguito nel “liberalismo”, fu infatti soltanto un </hi><hi rend="CharOverride-1">surrogato sul versante </hi><hi rend="italic CharOverride-1">sociale</hi><hi rend="CharOverride-1">; esso sostituì il principio </hi><hi rend="italic CharOverride-1">in ma</hi><hi rend="italic CharOverride-1">jorem Dei gloriam</hi><hi rend="CharOverride-1">, non però il significato personale della </hi><hi rend="CharOverride-1">“conferma” che, applicata solamente all’aldiquà, palesa piuttosto la tendenza </hi><hi rend="CharOverride-1">a rovesciarsi completamente nel momento “agonale” oppure a iscriversi tra </hi><hi rend="CharOverride-1">le varie componenti di un auto-soddisfacimento banalmente borghese (Weber 2002, </hi><hi rend="CharOverride-1">vol. I, 295). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La secolarizzazione dell’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">ethos</hi><hi rend="CharOverride-1"> economico imprenditoriale (l’eclissi del suo significato religioso) comporta una riduzione del suo senso e una perdita di profondità della motivazione. Il lavoro smarrisce la sua relazione con la salvezza e la vita eterna: conserva una sua razionalità rispetto al valore dell’utilità sociale, ma perde significato e rilevanza. Rispetto all’etica del Protestantesimo ascetico, l’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">ethos</hi><hi rend="CharOverride-1"> imprenditoriale liberale che prende forma nell’Illuminismo è un pallido surrogato (esclusivamente intramondano), basato sull’assunto cognitivo che il capitalismo sia «il mezzo in qualche modo </hi><hi rend="italic CharOverride-1">relativamente</hi><hi rend="CharOverride-1"> ottimale per fare di quello che è relativamente il migliore dei mondi (nel senso della teodicea di Leibniz) la cosa </hi><hi rend="italic CharOverride-1">relativamente</hi><hi rend="CharOverride-1"> migliore» (Weber 2002, vol. I, 296). Tuttavia, in questa configurazione, l’etica del lavoro imprenditoriale risulta priva, secondo Weber, della capacità di fornire un «</hi><hi rend="italic CharOverride-1">fondamento</hi><hi rend="CharOverride-1"> decisivo nella vita </hi><hi rend="italic CharOverride-1">personale</hi><hi rend="CharOverride-1">» (Weber 2002, vol. I, 295), di conferire alla personalità un</hi><hi rend="CharOverride-1">’unità ultima e compiuta (Weber 2002, vol. I, 296). Detto altrimenti: di fornire alla vita un senso unitario e complessivo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ma è sul versante dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’interpretazione e del senso del lavoro operaio che gli effetti</hi><hi rend="CharOverride-1"> della secolarizzazione sono più radicali. A partire dalla rescissione del</hi><hi rend="CharOverride-1"> legame fra etica del lavoro e dimensione religiosa, il </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro operaio perde non tanto la sua doverosità – il </hi><hi rend="CharOverride-1">suo fondamento etico -, quanto piuttosto la cornice di significato</hi><hi rend="CharOverride-1"> che rendeva razionalmente comprensibile e accettabile la divaricazione estrema del</hi><hi rend="CharOverride-1"> destino materiale fra le due interpretazioni dell’etica del lavoro:</hi><hi rend="CharOverride-1"> quella operaia e quella dell’imprenditore. A venir meno non</hi><hi rend="CharOverride-1"> sono tanto le ragioni della doverosità, quanto piuttosto la cornice</hi><hi rend="CharOverride-1"> di significati (immagini del mondo) che rende accettabile la diversità</hi><hi rend="CharOverride-1"> dei costi che operai e imprenditori pagano per l’interpretazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> del lavoro come dovere. Su questo Weber è esplicito e</hi><hi rend="CharOverride-1"> netto: </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">L’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">ethos</hi><hi rend="CharOverride-1"> economico era sorto sul terreno dell’ideale</hi><hi rend="CharOverride-1"> ascetico; ora veniva spogliato del suo significato religioso. Ciò doveva</hi><hi rend="CharOverride-1"> avere gravi conseguenze. Era possibile che la classe operaia, fino</hi><hi rend="CharOverride-1"> a che le si poteva promettere la beatitudine eterna, si</hi><hi rend="CharOverride-1"> accontentasse della sua sorte. Se questa consolazione veniva a mancare,</hi><hi rend="CharOverride-1"> dovevano determinarsi, all’interno della società, le tensioni che da</hi><hi rend="CharOverride-1"> allora, sono continuamente in aumento. Tocchiamo il momento in cui</hi><hi rend="CharOverride-1"> il primo capitalismo ha termine; e principia, nel XIX secolo</hi><hi rend="CharOverride-1">, l’età del ferro (Weber 2007, 271).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Vale la</hi><hi rend="CharOverride-1"> pena rilevare come per Weber il problema della diversità di</hi><hi rend="CharOverride-1"> destino materiale intramondano fra operai e imprenditori non sia soltanto</hi><hi rend="CharOverride-1"> un problema che si apre con il venir meno della</hi><hi rend="CharOverride-1"> cornice religiosa, ma sia anche un fattore attivo per l</hi><hi rend="CharOverride-1">’abbandono da parte operaia di quell’immagine religiosa del mondo:</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Ancora nel 1906, alla domanda sul motivo della loro miscredenza,</hi><hi rend="CharOverride-1"> soltanto una minoranza di un certo numero (considerevole) di proletari</hi><hi rend="CharOverride-1"> rispondeva con argomentazioni che si richiamavano alle moderne teorie scientifiche;</hi><hi rend="CharOverride-1"> la maggioranza rinviava invece alla “ingiustizia” dell’ordine di</hi><hi rend="CharOverride-1"> questo mondo – certo perché credeva </hi><hi rend="italic CharOverride-1">ancora</hi><hi rend="CharOverride-1"> in un compenso</hi><hi rend="CharOverride-1"> rivoluzionario intra-mondano (Weber 2002, vol. II, 15). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">E come sempre </hi><hi rend="CharOverride-1">nella prospettiva weberiana il dato materiale in sé non è </hi><hi rend="CharOverride-1">mai decisivo. A rendere possibile l’esodo dalla prospettiva religiosa </hi><hi rend="CharOverride-1">non è la semplice iniquità del destino materiale, ma la </hi><hi rend="CharOverride-1">sua interpretazione alla luce dell’annuncio profetico di una redenzione </hi><hi rend="CharOverride-1">intramondana. In altre parole, è l’esistenza di un’immagine </hi><hi rend="CharOverride-1">del mondo concorrente</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_121_733-746.html#footnote-002">3</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> (il socialismo) che spinge tanti proletari ad</hi><hi rend="CharOverride-1"> abbandonare un </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Weltbild</hi><hi rend="CharOverride-1"> religioso e a far percepire come inaccettabile</hi><hi rend="CharOverride-1"> la presente condizione materiale del proletariato. La modernità occidentale è</hi><hi rend="CharOverride-1"> attraversata da una tendenza alla secolarizzazione proprio perché l’immagine</hi><hi rend="CharOverride-1"> religiosa del mondo del Cristianesimo è insidiata da immagini </hi><hi rend="CharOverride-1">del mondo concorrenti – la scienza moderna e il socialismo,</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">in primis</hi><hi rend="CharOverride-1"> – che la sfidano nel suo insieme o</hi><hi rend="CharOverride-1"> su dimensioni specifiche della sua interpretazione del mondo. </hi></p><p rend="h2 ParaOverride-2" ><hi>7. Gabbia</hi><hi> d’acciaio e agonismo sportivo. Il lavoro e gli ultimi</hi><hi> uomini</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La rimozione del significato religioso del lavoro ha dunque </hi><hi rend="CharOverride-1">sfibrato a tal punto le sue risorse di significato e </hi><hi rend="CharOverride-1">di senso da rendere un’etica del lavoro operaio del</hi><hi rend="CharOverride-1"> tutto improponibile già nell’età del ferro del capitalismo (l</hi><hi rend="CharOverride-1">’Ottocento) e da esporla alla concorrenza, per Weber di </hi><hi rend="CharOverride-1">fatto insuperabile, del socialismo in nome di una speranza di </hi><hi rend="CharOverride-1">emancipazione intramondana. Nel passaggio fra Otto e Novecento sembra, </hi><hi rend="CharOverride-1">tuttavia, prodursi per Weber la consunzione anche delle </hi><hi rend="italic CharOverride-1">chances</hi><hi rend="CharOverride-1"> di</hi><hi rend="CharOverride-1"> una interpretazione del lavoro imprenditoriale come vocazione. La sua prognosi</hi><hi rend="CharOverride-1"> per il secolo appena iniziato è netta e inequivocabile: </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Anche</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’ottimistico stato d’animo del suo ridente erede, l</hi><hi rend="CharOverride-1">’Illuminismo, sembra stia sfumando per sempre, e il principio del</hi><hi rend="CharOverride-1"> ‘dovere professionale’ si aggira nella nostra vita come un</hi><hi rend="CharOverride-1"> fantasma dei contenuti della vita religiosa del passato. Dove l</hi><hi rend="CharOverride-1">’‘adempimento della professione’ non può essere posto direttamente in</hi><hi rend="CharOverride-1"> relazione con valori culturali supremi – o dove, inversamente, esso</hi><hi rend="CharOverride-1"> deve essere sentito anche soggettivamente come pura e semplice coercizione</hi><hi rend="CharOverride-1"> economica – l’individuo rinuncia per lo più del tutto</hi><hi rend="CharOverride-1"> alla sua interpretazione (Weber 2002, vol. I, 192)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_121_733-746.html#footnote-001">4</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Le ragioni di questo </hi><hi rend="italic CharOverride-1">de profundis</hi><hi rend="CharOverride-1"> stanno in due elementi</hi><hi rend="CharOverride-1"> che si aggiungono alla contrazione vistosa dei contenuti di significato</hi><hi rend="CharOverride-1"> e di senso (utilitarismo) e del profilo ascetico (armonia degli</hi><hi rend="CharOverride-1"> interessi) dell’etica del lavoro imprenditoriale già consumatasi nell’Ottocento</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Da una parte, il politeismo dei valori mette in discussione la felicità del maggior numero come criterio unico e univoco di legittimità etica, facendo collassare l’intera struttura su cui riposava l’obbligazione al profitto. La massimizzazione dell’utilità è solo una concezione del bene accanto alle altre e </hi><hi rend="CharOverride-1">il dovere del lavoro imprenditoriale si trova a competere con </hi><hi rend="CharOverride-1">la dedizione ad altri valori e ad altre professioni con </hi><hi rend="CharOverride-1">ben altri contenuti di senso. Se la felicità non è </hi><hi rend="CharOverride-1">necessariamente il valore supremo, la professione dell’imprenditore come produttore </hi><hi rend="CharOverride-1">della felicità del maggior numero perde la propria indiscussa primazia. </hi><hi rend="CharOverride-1">Dall’altra, il tardo-capitalismo non consente più di nutrire illusioni </hi><hi rend="CharOverride-1">sulla armonia degli interessi (Weber 1981, 41-2). Che </hi><hi rend="CharOverride-1">esista un’armonia fra profitto privato e interesse generale, che </hi><hi rend="CharOverride-1">il mercato sia in grado di trasformare qualunque desiderio privato </hi><hi rend="CharOverride-1">in fattore e occasione di un bene collettivo, che dall’</hi><hi rend="CharOverride-1">incontro-scontro degli interessi individuali scaturisca il «miglior mondo relativo» (Weber </hi><hi rend="CharOverride-1">2018, 483) è un’immagine della società e dell’economia </hi><hi rend="CharOverride-1">– una fede – che trovava un suo sostegno nel </hi><hi rend="CharOverride-1">funzionamento e negli effetti del primo capitalismo, ma che secondo </hi><hi rend="CharOverride-1">Weber non trova più alcuna </hi><hi rend="italic CharOverride-1">chance</hi><hi rend="CharOverride-1"> nel tardo capitalismo. Il </hi><hi rend="CharOverride-1">tardo capitalismo è l’età del ferro, l’epoca in </hi><hi rend="CharOverride-1">cui il capitalismo produce lotta e conflitto di classe, «tensioni </hi><hi rend="CharOverride-1">che da allora sono continuamente in aumento» (Weber 2007, </hi><hi rend="CharOverride-1">271).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Contestato dal punto di vista cognitivo e relativizzato da quello</hi><hi rend="CharOverride-1"> assiologico, lo spirito del capitalismo sembra configurarsi come un </hi><hi rend="CharOverride-1">appello destinato ad essere disertato. Al suo posto, come sostegno </hi><hi rend="CharOverride-1">della dedizione al lavoro imprenditoriale, compare una motivazione inedita – </hi><hi rend="CharOverride-1">anche se intuibile nelle pieghe sia dell’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">ethos</hi><hi rend="CharOverride-1"> puritano, sia </hi><hi rend="CharOverride-1">dello spirito del capitalismo –, del tutto anetica e spoglia</hi><hi rend="CharOverride-1"> per Weber di qualsiasi dimensione di senso, ovvero il piacere</hi><hi rend="CharOverride-1"> dell’autoaffermazione legato al successo nella competizione capitalistica: </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Sul </hi><hi rend="CharOverride-1">terreno del suo massimo scatenamento, negli Stati Uniti, l’aspirazione </hi><hi rend="CharOverride-1">al profitto – spogliata del suo senso etico-religioso – tende </hi><hi rend="CharOverride-1">oggi ad associarsi con passioni puramente agonistiche, che non di </hi><hi rend="CharOverride-1">rado imprimono ad essa addirittura il carattere di uno sport </hi><hi rend="CharOverride-1">(Weber 2002, vol. I, 185). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’agire acquisitivo capitalistico sopravvive per il</hi><hi rend="CharOverride-1"> significato autoaffermativo del successo economico, per la conferma (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Bewährung</hi><hi rend="CharOverride-1">)</hi><hi rend="CharOverride-1"> del proprio valore connessa al trionfo nella competizione economica come</hi><hi rend="CharOverride-1"> in qualsiasi altra competizione. Nessun significato etico sembra essere collegabile</hi><hi rend="CharOverride-1"> in modo evidente, credibile e generalizzato ad una dedizione al</hi><hi rend="CharOverride-1"> profitto economico. Troppo incerta ormai la sua capacità di produrre</hi><hi rend="CharOverride-1"> benessere generalizzato, troppo relativo il valore di tale benessere nell</hi><hi rend="CharOverride-1">’epoca del politeismo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Paradossalmente, meno occlusa sembra la prospettiva</hi><hi rend="CharOverride-1"> di un’etica del lavoro operaio. Certo, dove sono </hi><hi rend="CharOverride-1">venute meno le specifiche motivazioni religiose che lo hanno trasfigurato </hi><hi rend="CharOverride-1">in compito per la gloria di Dio, il lavoro operaio </hi><hi rend="CharOverride-1">viene adesso normalmente percepito dal singolo come privo di senso </hi><hi rend="CharOverride-1">e povero di gioie (Weber 2002, vol. I, 182): qualcosa che</hi><hi rend="CharOverride-1"> si dispone interamente sotto il segno della necessità, funzionale al</hi><hi rend="CharOverride-1"> soddisfacimento delle prestazioni di utilità indispensabili alla sopravvivenza, ma incapace</hi><hi rend="CharOverride-1"> di conferire un senso alla vita come un tutto. Il</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro diviene semplicemente una fatica da cui proteggersi con pratiche</hi><hi rend="CharOverride-1"> individuali e soprattutto collettive di rallentamento del ritmo produttivo, di</hi><hi rend="CharOverride-1"> resistenza alla disciplina imposta dal lavoro di fabbrica attraverso il</hi><hi rend="CharOverride-1"> ‘frenaggio’ dei tempi di esecuzione delle prestazioni lavorative richieste:</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">il “frenare”, non solo quello involontario, conforme allo stato d</hi><hi rend="CharOverride-1">’animo, bensì quello consapevole e intenzionale, si riscontra anche in</hi><hi rend="CharOverride-1"> assenza di qualsiasi forma di organizzazione sindacale, ovunque si stabilisca</hi><hi rend="CharOverride-1"> una certa solidarietà tra i lavoratori o tra una parte</hi><hi rend="CharOverride-1"> significativa di essi. Parlando in termini molto generali, questa è,</hi><hi rend="CharOverride-1"> molto spesso, la forma con cui i lavoratori – coscienti</hi><hi rend="CharOverride-1"> e tenaci, ma muti – mercanteggiano e lottano per ottenere</hi><hi rend="CharOverride-1"> un prezzo di vendita più alto per la propria prestazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Weber 1983, 20).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">D’altro canto, per un’etica del </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro operaio non è neppure possibile puntare sulla diffusione di </hi><hi rend="CharOverride-1">forme di soggettività che conservino un profilo religioso adeguato a </hi><hi rend="CharOverride-1">sostenere un’obbligazione etica al lavoro di fabbrica. Nella prospettiva </hi><hi rend="CharOverride-1">di Weber, infatti, le tessitrici pietiste con la loro dedizione </hi><hi rend="CharOverride-1">al lavoro e le loro prestazioni produttive (Weber 2002, </hi><hi rend="CharOverride-1">vol. I, 48) costituiscono un residuo del passato, qualcosa che sopravvive in</hi><hi rend="CharOverride-1"> un contesto in cui sono venute meno o stanno venendo</hi><hi rend="CharOverride-1"> meno le sue condizioni di possibilità. E, diversamente da </hi><hi rend="CharOverride-1">quanto accade al lavoro dell’imprenditore, qui non ci sono</hi><hi rend="CharOverride-1"> per Weber surrogati autoaffermativi che possano compensare e riprodurre su</hi><hi rend="CharOverride-1"> una base diversa forme di dedizione intensiva al lavoro da</hi><hi rend="CharOverride-1"> parte delle operaie e degli operai.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Proprio dalla fabbrica di</hi><hi rend="CharOverride-1"> famiglia di Oerlinghausen, analizzata in prima persona nel 1907,</hi><hi rend="CharOverride-1"> emerge, tuttavia, un dato interessante: nel calcolo delle prestazioni lavorative</hi><hi rend="CharOverride-1"> spiccano, infatti, non soltanto le operaie provenienti da ambienti pietisti,</hi><hi rend="CharOverride-1"> ma anche gli operai più sindacalizzati (Weber 1983, 210). Nonostante</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’evidente analogia, in questo secondo caso Weber esclude in</hi><hi rend="CharOverride-1"> prima battuta che si possa individuare l’influenza della visione</hi><hi rend="CharOverride-1"> del mondo socialista sul rapporto con il lavoro di fabbrica.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Anzi, sembra voler spiegare la sindacalizzazione a partire da una</hi><hi rend="CharOverride-1"> particolare capacità lavorativa piuttosto che il contrario. Nondimeno, proprio in</hi><hi rend="CharOverride-1"> conclusione del ragionamento, Weber adombra una possibilità ancora tutta </hi><hi rend="CharOverride-1">e solo teorica: </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Occorrerebbe invece svolgere un’indagine molto accurata </hi><hi rend="CharOverride-1">per appurare se un’educazione socialista o l’introduzione successiva </hi><hi rend="CharOverride-1">nell’ambito di pensiero socialista (che vuol essere un surrogato </hi><hi rend="CharOverride-1">religioso [</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Religionssurrogat</hi><hi rend="CharOverride-1">], anche se sulla base di una concezione </hi><hi rend="CharOverride-1">totalmente opposta) siano altrettanto atte a suscitare delle qualità nascoste, </hi><hi rend="CharOverride-1">positive ai fini della prestazione lavorativa (Weber 1983, 212). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Insomma, </hi><hi rend="CharOverride-1">al momento l’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">ethos</hi><hi rend="CharOverride-1"> del lavoro, oltre che superfluo al</hi><hi rend="CharOverride-1"> funzionamento del cosmo capitalistico, è anche marginale e residuale come</hi><hi rend="CharOverride-1"> disposizione interiore degli operai nei confronti del lavoro di fabbrica.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Ma, nonostante la sua propensione ad attribuire ad altri fattori</hi><hi rend="CharOverride-1"> – non ideali – l’alta produttività dei lavoratori più</hi><hi rend="CharOverride-1"> politicizzati, Weber non chiude definitivamente la porta all’ipotesi che</hi><hi rend="CharOverride-1"> dietro queste prestazioni si possa intravedere un ruolo del socialismo</hi><hi rend="CharOverride-1"> come sistema di credenze capace di motivare un’etica del</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro sia pure su basi diverse da quelle del P</hi><hi rend="CharOverride-1">rotestantesimo ascetico. Weber non esclude, quindi, del tutto che il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Weltbild</hi><hi rend="CharOverride-1"> socialista possa essere un surrogato, oltre che dell’immagine </hi><hi rend="CharOverride-1">del mondo religiosa, anche della sua etica del lavoro.</hi></p><p rend="h2" ><hi>8. Conclusioni</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La</hi><hi rend="CharOverride-1"> riflessione weberiana sul lavoro si caratterizza per la centralità definitoria</hi><hi rend="CharOverride-1"> del senso intenzionato dall’attore: perché un’attività costituisca un</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro è necessario che il soggetto agente vi associ –</hi><hi rend="CharOverride-1"> in tutto o in parte – un senso soggettivo di</hi><hi rend="CharOverride-1"> tipo strumentale, che gli conferisca la qualità di mezzo per</hi><hi rend="CharOverride-1"> il conseguimento di prestazioni di utilità. Questa scelta definitoria riposa</hi><hi rend="CharOverride-1"> sull’idea che non soltanto la concreta attività lavorativa –</hi><hi rend="CharOverride-1"> la modalità del suo svolgimento –, ma anche le </hi><hi rend="CharOverride-1">relazioni sociali che ruotano intorno ad essa assumano una </hi><hi rend="CharOverride-1">diversa configurazione in funzione della diversità del senso intenzionato dal </hi><hi rend="CharOverride-1">soggetto agente.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’ineliminabile presenza di una dimensione strumentale non </hi><hi rend="CharOverride-1">significa, tuttavia, che il senso del lavoro si riduca </hi><hi rend="CharOverride-1">alla sua funzione di mezzo. Il senso che un attore</hi><hi rend="CharOverride-1"> attribuisce al proprio lavoro è per lo più un mix</hi><hi rend="CharOverride-1"> a composizione variabile di una pluralità di tipi di senso.</hi><hi rend="CharOverride-1"> È qui che la definizione astratta di lavoro si aggancia</hi><hi rend="CharOverride-1"> alla ricognizione storica della traiettoria del senso del lavoro nell</hi><hi rend="CharOverride-1">’età moderna. Il Protestantesimo ascetico costituisce l’immagine religiosa </hi><hi rend="CharOverride-1">del mondo all’interno della quale prende vita il concetto</hi><hi rend="CharOverride-1"> del lavoro (dell’imprenditore e dell’operaio) come dovere etico</hi><hi rend="CharOverride-1"> e come fonte di senso della vita. Agli albori </hi><hi rend="CharOverride-1">della modernità il lavoro diviene il luogo privilegiato della conferma </hi><hi rend="CharOverride-1">della propria condizione di elezione.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La traiettoria moderna dell’etica del</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro si dipana all’insegna di una progressiva perdita di</hi><hi rend="CharOverride-1"> rigore, di significato e di senso. Una volta scomparse </hi><hi rend="CharOverride-1">le motivazioni religiose, la prognosi sul futuro del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> come fonte di senso per la vita è infausta. </hi><hi rend="CharOverride-1">Le condizioni di possibilità di un’etica del lavoro sono </hi><hi rend="CharOverride-1">venute meno, innanzitutto, per l’imprenditore. Al suo posto </hi><hi rend="CharOverride-1">Weber vede subentrare motivazioni puramente autoaffermative capaci di sostenere una</hi><hi rend="CharOverride-1"> dedizione intensiva al lavoro, senza per questo conferirgli un senso</hi><hi rend="CharOverride-1"> trascendente: la competizione economica diviene così uno sport come altri</hi><hi rend="CharOverride-1"> che si pratica per il piacere del successo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ma l</hi><hi rend="CharOverride-1">’interpretazione del lavoro come dovere etico e come fonte di</hi><hi rend="CharOverride-1"> senso della vita diviene improbabile anche per l’operaio. </hi><hi rend="CharOverride-1">Se nel caso delle tessitrici pietiste l’etica del lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">operaio costituisce un residuo di un’epoca in cui dominava </hi><hi rend="CharOverride-1">la regolazione religiosa della vita, le prestazioni lavorative degli operai</hi><hi rend="CharOverride-1"> sindacalizzati impongono soltanto di non escludere categoricamente che un </hi><hi rend="italic CharOverride-1">ethos</hi><hi rend="CharOverride-1"> del lavoro operaio possa risorgere sulla base dell’immagine</hi><hi rend="CharOverride-1"> socialista del mondo. Sempre, comunque, nel contesto di una </hi><hi rend="CharOverride-1">interpretazione delle condizioni materiali del lavoro (di fabbrica) moderno che </hi><hi rend="CharOverride-1">rende impraticabile agli occhi di Weber una sua rivalorizzazione come</hi><hi rend="CharOverride-1"> occasione di creatività e di autorealizzazione</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_121_733-746.html#footnote-000">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="h2" ><hi>Riferimenti bibliografici</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Casalini, Brunella. 2002.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Nei limiti del compasso</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Mimesis.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">D’Andrea, Dimitri. 2013. “Bontà assoluta come incapacità di mondo. Acosmismo dell’amore e ordine sociale in Max Weber.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Politica &amp; Società </hi><hi rend="CharOverride-1">1</hi><hi rend="CharOverride-1">: 53-71.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">D’Andrea, Dimitri. 2021. “Politica, senso della vita e immagini del mondo in Max Weber.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La filosofia politica di Weber</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di G. M. Chiodi, R. Gatti, e V. Sorrentino, 7-32. Milano: FrancoAngeli.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Erizi, Andrea. </hi><hi rend="CharOverride-1">2012. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La notte di Edom. Modernità e religione in Max Weber</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: AlboVersorio.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Weber, Max. 1980. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Economia e società. Volume primo. Teoria delle categorie sociologiche</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Edizioni di</hi><hi rend="CharOverride-1"> Comunità.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Weber, Max. 1981. “La situazione della democrazia borghese in Russia.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Sulla Russia</hi><hi rend="CharOverride-1">, 27-79. Bologna: il Mulino.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Weber, Max. 1983. “Sulla psicofisica del lavoro industriale.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Metodo e ricerca nella grande industria</hi><hi rend="CharOverride-1">, 121-291.Milano: FrancoAngeli.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Weber, Max. 2001. “Roscher e Knies e i problemi logici dell’economia politica di indirizzo storico.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Saggi sul metodo delle scienze storico-sociali</hi><hi rend="CharOverride-1">, 7-136. Torino: Edizioni di Comunità.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Weber, Max. 2002. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Sociologia della religione</hi><hi rend="CharOverride-1">, voll. I-IV. Torino: Edizioni di Comunità.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Weber, Max. 2004. “</hi><hi rend="CharOverride-1">La politica come professione.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La scienza come professione. La politica come professione</hi><hi rend="CharOverride-1">, 47-121. Torino: Einaudi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Weber, Max.2007. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Storia economica</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: Donzelli.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Weber, Max. 2017. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Economia e società. Comunità religiose</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: Donzelli.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Weber, Max. 2018. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Economia e società. Dominio</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: Donzelli.</hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_121_733-746.html#footnote-004-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Sulla relazione fra senso e significato in Weber cfr. D’Andrea 2021, 7-14. </hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_121_733-746.html#footnote-003-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Su questo aspetto del Franklin weberiano cfr. Casalini 2002, 148-53. </hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_121_733-746.html#footnote-002-backlink">3</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Sulla nozione di immagine del mondo concorrente cfr. Erizi 2012, 111-19.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_121_733-746.html#footnote-001-backlink">4</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Weber 2007, 270.</hi></p></item>
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					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_121_733-746.html#footnote-000-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Il capitolo è frutto del progetto “Beyond Workism and the Work-Centered Society. A Gendered-Oriented Theoretical and Historical Inquiry into the Vocabulary of Social-Political Inclusion” (PRIN 2022 PNRR - P2022N8YKE, CUP B53D23031140001), finanziato dall’Unione europea – NextGenerationEU.</hi></p></item>
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        <listBibl>
          <head>References</head>
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          <bibl n="144408">D’Andrea, Dimitri. 2021. “Politica, senso della vita e immagini del mondo in Max Weber.” In La filosofia politica di Weber, a cura di G. M. Chiodi, R. Gatti, e V. Sorrentino, 7-32. Milano: FrancoAngeli.</bibl>
          <bibl n="146586">Erizi, Andrea. 2012. La notte di Edom. Modernit&amp;#224; e religione in Max Weber. Milano: AlboVersorio.</bibl>
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          <bibl n="145988">Weber, Max. 1981. “La situazione della democrazia borghese in Russia.” In Sulla Russia, 27-79. Bologna: il Mulino.</bibl>
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          <bibl n="146883">Weber, Max. 2002. Sociologia della religione, voll. I-IV. Torino: Edizioni di Comunit&amp;#224;.</bibl>
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          <bibl n="147697">Weber, Max.2007. Storia economica. Roma: Donzelli.</bibl>
          <bibl n="147267">Weber, Max. 2017. Economia e societ&amp;#224;. Comunit&amp;#224; religiose. Roma: Donzelli.</bibl>
          <bibl n="147531">Weber, Max. 2018. Economia e societ&amp;#224;. Dominio. Roma: Donzelli.</bibl>
        </listBibl>
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