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        <title type="main" level="a">Il lavoro come progetto educativo nel pensiero di John Dewey</title>
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            <forename>Maura</forename>
            <surname>Striano</surname>
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          <resp>This is a section of <title>Idee di lavoro e di ozio per la nostra civiltà</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0319-7</idno>) by </resp>
          <name>Giovanni Mari, Francesco Ammannati, Brogi Stefano, Tiziana Faitini, Arianna Fermani, Francesco Seghezzi, Annalisa Tonarelli</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.93</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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            <p>Content licence CC BY 4.0</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>The chapter explores the theme of work in John Dewey's pedagogical thought within a cultural, economic and social framework in reference to the historical context of the time and in relation to his idea of emocracy, understood as an ethical project.</p>
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            <item>democracy</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.93<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.93" /></p>
      
      <p rend="h1_chapter">Il lavoro come progetto educativo <lb/>nel pensiero di John Dewey</p><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Maura</hi><hi rend="CharOverride-1"> Striano</hi></p><p rend="h2" ><hi>1. Società industriale e formazione professionale</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il tema del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> nel pensiero pedagogico di John Dewey non può essere esplorato</hi><hi rend="CharOverride-1"> se non si inquadra all’interno di una cornice cu</hi><hi rend="CharOverride-1">lturale, economica e sociale in riferimento al contesto storico del </hi><hi rend="CharOverride-1">tempo e in relazione alla sua idea di democrazia, intesa</hi><hi rend="CharOverride-1"> come progetto etico, prima che politico.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per quanto riguarda il</hi><hi rend="CharOverride-1"> contesto storico tra la fine dell’Ottocento e gli inizi</hi><hi rend="CharOverride-1"> del Novecento gli Stati Uniti, superato non senza strascichi c</hi><hi rend="CharOverride-1">ulturali, economici, politici e sociali il guado della guerra civile</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1861-1865), videro una forte accelerazione dei processi di industrializzazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> e di urbanizzazione il che determinò la trasformazione della stessa</hi><hi rend="CharOverride-1"> struttura sociale del Paese: da struttura comunitaria e rurale </hi><hi rend="CharOverride-1">a struttura individualistica e metropolitana; questa trasformazione portò in</hi><hi rend="CharOverride-1"> sé una serie di contraddizioni e tensioni con un</hi><hi rend="CharOverride-1"> profondo impatto sia sulla tenuta della coesione sociale sia sulle</hi><hi rend="CharOverride-1"> prospettive di crescita e di sviluppo economico, politico e </hi><hi rend="CharOverride-1">societario.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dewey si trovò ad assistere a questa trasformazione riconoscendo</hi><hi rend="CharOverride-1"> i rischi che essa implicava sul piano dell’organizzazione </hi><hi rend="CharOverride-1">politica e sociale: la sua maggiore preoccupazione era che </hi><hi rend="CharOverride-1">la spinta allo sviluppo fosse determinata primariamente da motivi economici </hi><hi rend="CharOverride-1">senza correlati civili, politici e sociali, traducendosi nella perdita</hi><hi rend="CharOverride-1"> di vista della funzione etica ed auto-regolativa degli assetti democratici</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Egli affrontò esplicitamente la questione in uno scritto del</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1888 </hi><hi rend="italic CharOverride-1">The Ethics of Democracy </hi><hi rend="CharOverride-1">in cui sostenne che</hi><hi rend="CharOverride-1"> la crescita di un Paese potesse pienamente realizzarsi</hi><hi rend="CharOverride-1"> solo attraverso una impresa collettiva insieme «industriale, civile e </hi><hi rend="CharOverride-1">politica» sostenuta dal principio etico che «tutte le relazioni </hi><hi rend="CharOverride-1">industriali devono essere subordinate alle relazioni umane» (Dewey, EW1: </hi><hi rend="CharOverride-1">247) ed orientata alla costruzione di una democrazia come formula</hi><hi rend="CharOverride-1"> di aggregazione di una comunità di persone sempre più ampia</hi><hi rend="CharOverride-1"> e diffusamente impegnata nella realizzazione del bene comune. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Non è</hi><hi rend="CharOverride-1"> un caso che Dewey richiamasse il concetto di ‘comunità</hi><hi rend="CharOverride-1">’ come elemento cardine su cui costruire una società industriale </hi><hi rend="CharOverride-1">autenticamente democratica: questa scelta era, infatti, strettamente connessa da </hi><hi rend="CharOverride-1">un lato alla visione cooperativista dell’economista Henry Carter Adams </hi><hi rend="CharOverride-1">che egli aveva avuto modo di conoscere all’ Università </hi><hi rend="CharOverride-1">del Michigan ed alla quale inspirò la sua idea di</hi><hi rend="CharOverride-1"> sviluppo economico, dall’altro ad una forte diffidenza nei </hi><hi rend="CharOverride-1">confronti del liberalismo classico, identificato come visione del mondo secondo</hi><hi rend="CharOverride-1"> la quale l’individuo è una realtà preesistente alla </hi><hi rend="CharOverride-1">società e le istituzioni che governano la vita associata sono </hi><hi rend="CharOverride-1">meri strumenti di coordinamento degli interessi individuali.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">The School </hi><hi rend="italic CharOverride-1">and Society</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1899) Dewey continuò la sua analisi a partire</hi><hi rend="CharOverride-1"> da due importanti problemi speculativi: come può una società essere</hi><hi rend="CharOverride-1"> disciplinata, organizzata, governata in modo che tutti i suoi membri</hi><hi rend="CharOverride-1"> siano protetti, soddisfatti e sostenuti e partecipino attivamente e responsabilmente</hi><hi rend="CharOverride-1"> al suo sviluppo? Come può una società svilupparsi e crescere</hi><hi rend="CharOverride-1"> in base al suo intrinseco potenziale?</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per dare una risposta </hi><hi rend="CharOverride-1">agli interrogativi che scaturiscono da tali problemi egli si soffermò</hi><hi rend="CharOverride-1"> sul ruolo delle istituzioni educative nella realizzazione di un ordine</hi><hi rend="CharOverride-1"> sociale che egli prefigurava come non basato su regole </hi><hi rend="CharOverride-1">generali imposte dall’esterno o dall’alto, ma piuttosto sulla</hi><hi rend="CharOverride-1"> capacità che individui e gruppi hanno di confrontarsi con i</hi><hi rend="CharOverride-1"> problemi sociali e di risolverli, utilizzando forme di intelligenza </hi><hi rend="CharOverride-1">sempre più consolidate e diffuse.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dewey considerava primario compito delle istituzioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> educative il consolidamento e la diffusione dell’intelligenza e la</hi><hi rend="CharOverride-1"> liberazione del potenziale intellettuale degli individui, e sosteneva la </hi><hi rend="CharOverride-1">necessità di un sistema scolastico pubblico e nazionale; atto a</hi><hi rend="CharOverride-1"> fornire a tutti e a ciascuno uguali opportunità educative; </hi><hi rend="CharOverride-1">per questo motivo era estremamente critico nei confronti dei movimenti</hi><hi rend="CharOverride-1"> orientati alla creazione e ed alla implementazione di scuole industriali</hi><hi rend="CharOverride-1"> per la formazione professionale.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Era consapevole, infatti, del rischio che</hi><hi rend="CharOverride-1"> la formazione professionale potesse diventare un percorso finalizzato unicamente </hi><hi rend="CharOverride-1">all’occupazione specializzata per l’industria, trasformandosi in uno </hi><hi rend="CharOverride-1">strumento funzionale a sancire la separazione culturale e sociale tra </hi><hi rend="CharOverride-1">le classi sociali, consolidando l’ordine industriale esistente nella società</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">The Schools of Tomorrow</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1915) Dewey precisò con </hi><hi rend="CharOverride-1">chiarezza che le scuole non possono e non devono essere </hi><hi rend="CharOverride-1">considerate «come strumenti per il sistema industriale» (MW 8: </hi><hi rend="CharOverride-1">402) ed è per questo motivo che bisogna capovolgere la </hi><hi rend="CharOverride-1">prospettiva, usando piuttosto l’industria per la riorganizzazione delle scuole</hi><hi rend="CharOverride-1"> nella misura in cui il ruolo dell’industria in educazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> «non è quello di spingere per la preparazione dei </hi><hi rend="CharOverride-1">giovani individui al lavoro» ma di offrire forme di conoscenza</hi><hi rend="CharOverride-1"> utili a «dare valore pratico alla conoscenza teorica che </hi><hi rend="CharOverride-1">ogni alunno deve avere, e fornirgli comprensione delle condizioni e </hi><hi rend="CharOverride-1">delle istituzioni del suo ambiente di vita» (Dewey, MW8: </hi><hi rend="CharOverride-1">403).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dewey era particolarmente preoccupato dell’eventualità che </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">una divisione</hi><hi rend="CharOverride-1"> del sistema delle scuole pubbliche in una parte che utilizza</hi><hi rend="CharOverride-1"> i metodi tradizionali con miglioramenti incidentali ed un’altra che</hi><hi rend="CharOverride-1"> si occupa di coloro destinati al lavoro manuale possa finire</hi><hi rend="CharOverride-1"> per sostenere un piano di predestinazione sociale totalmente estraneo allo</hi><hi rend="CharOverride-1"> spirito della democrazia (Dewey, MW 8: 404).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">anche perché </hi><hi rend="CharOverride-1">questa prospettiva rendeva il lavoro (in particolare quello manuale e </hi><hi rend="CharOverride-1">tecnico) non una opportunità di auto realizzazione personale, ma uno </hi><hi rend="CharOverride-1">strumento funzionale allo sviluppo economico basato sull’industria. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un </hi><hi rend="CharOverride-1">ordine sociale autenticamente democratico basato sul valore dell’uguaglianza delle </hi><hi rend="CharOverride-1">opportunità richiedeva di contro, un sistema educativo in cui «</hi><hi rend="CharOverride-1">l’apprendimento e l’applicazione sociale, le idee e la </hi><hi rend="CharOverride-1">pratica, il lavoro ed il riconoscimento del significato di ciò </hi><hi rend="CharOverride-1">che si fa» fossero «uniti dall’inizio alla fine»</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Dewey, MW 8: 405); in questa affermazione è già</hi><hi rend="CharOverride-1"> visibile la concezione deweyana del lavoro come esperienza che </hi><hi rend="CharOverride-1">ha valore sociale nella misura in cui è portatrice di </hi><hi rend="CharOverride-1">senso e di significato. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ciò implica un capovolgimento della relazione </hi><hi rend="CharOverride-1">tra mondo del lavoro dell’industria e sistema educativo nella </hi><hi rend="CharOverride-1">misura in cui, come Dewey spiega in </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Democracy and Education </hi><hi rend="CharOverride-1">(1916):</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">il problema non è quello di rendere le scuole </hi><hi rend="CharOverride-1">un’appendice della manifattura e del commercio, ma quello di </hi><hi rend="CharOverride-1">utilizzare i fattori dell’industria per rendere la vita della </hi><hi rend="CharOverride-1">scuola più attiva, più ricca di significato immediato, più connessa </hi><hi rend="CharOverride-1">all’esperienza extrascolastica (Dewey, DMW9: 326). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel saggio </hi><hi rend="italic CharOverride-1">The </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Need of an Industrial Education in an Industrial Democracy</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1916) </hi><hi rend="CharOverride-1">il pensatore americano approfondisce ulteriormente la questione, specificando come per</hi><hi rend="CharOverride-1"> riformare i curricola scolastici fosse necessario </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">studiare i processi più</hi><hi rend="CharOverride-1"> importanti nella coltivazione, nella manifattura, nel trasporto allo scopo di</hi><hi rend="CharOverride-1"> scoprire quali sono gli elementi fondamentali e generali che li</hi><hi rend="CharOverride-1"> compongono, e quindi sviluppare nuovi tipi di educazione generale in</hi><hi rend="CharOverride-1"> base ai quali fornire una formazione specializzata e tecnica per</hi><hi rend="CharOverride-1"> diversi sbocchi occupazionali (Dewey, MW10: 141). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È quindi determinante </hi><hi rend="CharOverride-1">inquadrare ogni forma di attività produttiva ed operativa in una </hi><hi rend="CharOverride-1">cornice storica e sociale, che ne rende visibile l’origine,</hi><hi rend="CharOverride-1"> i motivi, i processi di sviluppo e in questo modo</hi><hi rend="CharOverride-1"> consente di coglierne il senso e la funzione nel conte</hi><hi rend="CharOverride-1">sto della crescita complessiva della società tutta. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La critica deweyana</hi><hi rend="CharOverride-1"> alla società industriale si inscrive in una più ampia </hi><hi rend="CharOverride-1">critica alla logica di uno sviluppo economico privo di dispositivi</hi><hi rend="CharOverride-1"> di regolazione sociale (che avrebbe portato alla crisi del </hi><hi rend="CharOverride-1">1929), nonché ai principi del liberalismo classico in quanto cornice</hi><hi rend="CharOverride-1"> culturale e politica in cui tale sviluppo era inscritto.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nella</hi><hi rend="CharOverride-1"> riflessione deweyana centrale è la visione dell’individuo, che </hi><hi rend="CharOverride-1">non può essere considerato come una realtà fissa e determinata, </hi><hi rend="CharOverride-1">ma frutto di un processo di progressive acquisizioni realizzato con </hi><hi rend="CharOverride-1">il supporto di specifiche condizioni culturali, includendo nel culturale anche </hi><hi rend="CharOverride-1">le istituzioni economiche, legali e politiche così come la scienza </hi><hi rend="CharOverride-1">e l’arte.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dewey riteneva che le istituzioni avessero un</hi><hi rend="CharOverride-1"> ruolo fondamentale nella formazione degli individui in quanto attori sociali</hi><hi rend="CharOverride-1"> e parte attiva di quella che in </hi><hi rend="italic CharOverride-1">The Public and</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> its Problems </hi><hi rend="CharOverride-1">(1927) chiama «grande comunità», presentata come </hi><hi rend="CharOverride-1">alternativa al modello di società industrializzata definitosi nella prospettiva del </hi><hi rend="CharOverride-1">liberalismo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il liberalismo classico è oggetto di una approfondita analisi </hi><hi rend="CharOverride-1">che Dewey consegna al saggio </hi><hi rend="italic CharOverride-1">The Future of Liberalism </hi><hi rend="CharOverride-1">(1935) </hi><hi rend="CharOverride-1">e al volume </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Liberalism and Social Action</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1935), dove il</hi><hi rend="CharOverride-1"> pensatore americano esplora in modo lucido ed essenziale la relazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> tra industria e società ed il ruolo che le istituzioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> vengono a giocare in questa relazione. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In particolare in </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Liberalism</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> and Social Action</hi><hi rend="CharOverride-1"> Dewey specifica che le istituzioni «forniscono </hi><hi rend="CharOverride-1">la base materiale per la liberazione culturale e la crescita </hi><hi rend="CharOverride-1">degli individui» e che l’industria e la finanza devono</hi><hi rend="CharOverride-1"> operare ‘per conto’ delle istituzioni per realizzare lo sviluppo</hi><hi rend="CharOverride-1"> sociale attraverso una pianificazione organizzata, che costituisce l’unico valido</hi><hi rend="CharOverride-1"> metodo per l’azione sociale; l’obiettivo è quello di</hi><hi rend="CharOverride-1"> creare una forma di organizzazione sociale che includa le attività</hi><hi rend="CharOverride-1"> economiche mettendole ‘a servizio’ dello sviluppo delle più alte</hi><hi rend="CharOverride-1"> capacità degli individui, obiettivo che il liberalismo classico non ha</hi><hi rend="CharOverride-1"> perseguito né raggiunto. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Motivo di questo fallimento è il fatto</hi><hi rend="CharOverride-1"> che i valori ispiratori del liberalismo – la libertà, lo </hi><hi rend="CharOverride-1">sviluppo delle capacità individuali, la liberazione dell’intelligenza in gioco </hi><hi rend="CharOverride-1">in tutte le forme di indagine, di discussione, di espressione –</hi><hi rend="CharOverride-1"> sono stati distorti da una serie di elementi che li</hi><hi rend="CharOverride-1"> hanno resi sterili e ne hanno pervertito il senso, primo</hi><hi rend="CharOverride-1"> dei quali è la mancanza di una prospettiva storica a</hi><hi rend="CharOverride-1"> supporto delle dinamiche economiche e sociali. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Secondo Dewey un reale</hi><hi rend="CharOverride-1"> progresso si realizza solo attraverso la rivisitazione storica di tali</hi><hi rend="CharOverride-1"> dinamiche, mettendo in evidenza i fattori che hanno portato alle</hi><hi rend="CharOverride-1"> contraddizioni ed alle tensioni del presente e riconoscendo che un</hi><hi rend="CharOverride-1"> nuovo ordine sociale. quello di una «società senza classi</hi><hi rend="CharOverride-1">», si può realizzare solo favorendo la «liberazione dall</hi><hi rend="CharOverride-1">’insicurezza materiale e dalle coercizioni e repressioni» che impediscono </hi><hi rend="CharOverride-1">alle masse di partecipare alla condivisione delle vaste risorse culturali </hi><hi rend="CharOverride-1">disponibili ed alla distribuzione di poteri esistente nella società contemporanea </hi><hi rend="CharOverride-1">(Dewey, LW11: 36).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per questo motivo è necessario in </hi><hi rend="CharOverride-1">prima istanza promuovere l’uso socializzato delle risorse culturali e </hi><hi rend="CharOverride-1">spirituali che appartengono a tutti e a ciascuno attraverso «l</hi><hi rend="CharOverride-1">’estensione socializzata dell’intelligenza» (Dewey, LW11: 39) per </hi><hi rend="CharOverride-1">mezzo della quale ognuno può dare il proprio contributo allo </hi><hi rend="CharOverride-1">progresso economico e sociale attraverso le attività e le occupazioni </hi><hi rend="CharOverride-1">che realizzano pienamente il potenziale individuale nel contesto di articolato </hi><hi rend="CharOverride-1">un tessuto di relazioni. </hi></p><p rend="h2" ><hi>2. Il lavoro come funzione di</hi><hi> crescita individuale e sociale</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">The School and Society</hi><hi rend="CharOverride-1"> Dewey </hi><hi rend="CharOverride-1">evidenzia la necessità di inserire nel curricolo scolastico delle ‘occupazioni</hi><hi rend="CharOverride-1">’ intese come forme di attività che riproducono o ris</hi><hi rend="CharOverride-1">pecchiano in parallelo modalità di lavoro presenti nella vita sociale</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nella scuola laboratorio da lui fondata presso l’Università </hi><hi rend="CharOverride-1">di Chicago queste occupazioni erano rappresentate dal lavoro nella bottega </hi><hi rend="CharOverride-1">scolastica, nella falegnameria, nella cucina, nel laboratorio di cucito, nel</hi><hi rend="CharOverride-1"> laboratorio tessile. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dewey spiega come da un punto di</hi><hi rend="CharOverride-1"> vista psicologico l’‘occupazione’ si differenzi da altre forme</hi><hi rend="CharOverride-1"> di attività in quanto essa «mantiene un bilanciamento tra </hi><hi rend="CharOverride-1">la dimensione intellettuale e quella pratica dell’esperienza» nella misura</hi><hi rend="CharOverride-1"> in cui si realizza attraverso organi e strutture fisiche ma</hi><hi rend="CharOverride-1"> implica osservazione, pianificazione, riflessione; inoltre l’occupazione non ha </hi><hi rend="CharOverride-1">una utilità estrinseca ma si completa in se stessa, e </hi><hi rend="CharOverride-1">si realizza nella crescita che deriva dal continuo gioco di </hi><hi rend="CharOverride-1">idee e di azioni che la costituisce.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’occupazione ha,</hi><hi rend="CharOverride-1"> quindi, un valore ed una funzione educativa e auto-educativa, </hi><hi rend="CharOverride-1">funzione che viene meno laddove il focus viene posto unicamente</hi><hi rend="CharOverride-1"> sulla dimensione manuale o fisica del lavoro che, perdendo</hi><hi rend="CharOverride-1"> la sua connotazione originaria in quanto occupazione, finisce per ridu</hi><hi rend="CharOverride-1">rsi a mera routine ed abitudine e non offre nessun </hi><hi rend="CharOverride-1">contributo all’auto-realizzazione della persona. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">A questo proposito Dewey fa</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’esempio di quei percorsi di formazione professionalizzante in </hi><hi rend="CharOverride-1">cui non si fornisce a chi apprende la responsabilità intellettuale </hi><hi rend="CharOverride-1">di scegliere i materiali e gli strumenti più adatti a</hi><hi rend="CharOverride-1"> realizzare un prodotto, non gli si offre l’opportunità di</hi><hi rend="CharOverride-1"> pensare al proprio modello e al proprio piano di lavoro,</hi><hi rend="CharOverride-1"> non gli si permette di percepire i propri errori</hi><hi rend="CharOverride-1"> e di scoprire come correggerli (Dewey, MW 1: 93) </hi><hi rend="CharOverride-1">ma gli si offrono solo modelli procedurali da seguire.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Questa distinzione</hi><hi rend="CharOverride-1"> tra ‘occupazione’ e lavoro come routine e le implicazioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> educative che ne derivano sono emblematiche nell’aiutarci a </hi><hi rend="CharOverride-1">comprendere la concezione che Dewey ha del lavoro e della </hi><hi rend="CharOverride-1">sua funzione sociale e politica ed il motivo per cui </hi><hi rend="CharOverride-1">il lavoro – in quanto occupazione – abbia un posto così </hi><hi rend="CharOverride-1">rilevante nel suo progetto educativo, a partire dall’infanzia.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dewey </hi><hi rend="CharOverride-1">è consapevole che i processi di industrializzazione e la tendenza </hi><hi rend="CharOverride-1">ad una formazione professionalizzante, focalizzata essenzialmente sulla dimensione tecnica</hi><hi rend="CharOverride-1"> e riproduttiva del lavoro inteso come funzione strumentale al progresso</hi><hi rend="CharOverride-1"> industriale – a lungo andare portano ad una perdita del </hi><hi rend="CharOverride-1">suo valore umano, storico e sociale e ad una rarefazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> del potere dell’intelligenza che rappresenta il supporto essenziale ad</hi><hi rend="CharOverride-1"> ogni forma di occupazione.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per questo motivo nel curricolo educativo</hi><hi rend="CharOverride-1"> le ‘occupazioni’ sono sempre proposte attraverso un processo di</hi><hi rend="CharOverride-1"> ricostruzione storica, che conduce gli allievi a ripercorrerne l’</hi><hi rend="CharOverride-1">evoluzione e le trasformazioni nel tempo ed a comprenderne la </hi><hi rend="CharOverride-1">funzione sociale e l’impatto nel mondo in cui </hi><hi rend="CharOverride-1">vivono.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ciò che conta, come Dewey spiega in </hi><hi rend="italic CharOverride-1">The Child </hi><hi rend="italic CharOverride-1">and the Curriculum</hi><hi rend="CharOverride-1">, è che tutto ciò che fa</hi><hi rend="CharOverride-1"> parte del curricolo sia proposto ed organizzato come «il riflesso</hi><hi rend="CharOverride-1"> delle forze che operano nella vita del bambino e come</hi><hi rend="CharOverride-1"> il disvelamento dei passaggi che intercorrono tra la sua </hi><hi rend="CharOverride-1">esperienza attuale e la sua piena maturità» (Dewey, MW</hi><hi rend="CharOverride-1">.2.278). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In questa prospettiva le ‘occupazioni’ proposte nel curricolo </hi><hi rend="CharOverride-1">sono il riflesso del lavoro inteso come forza viva che </hi><hi rend="CharOverride-1">alimenta il progresso sociale.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In questa prospettiva, come sottolinea Emmanuel </hi><hi rend="CharOverride-1">Renault il lavoro viene ad assumere una funzione insieme «estensiva</hi><hi rend="CharOverride-1"> e normativa» (Renault 2012, 137) nella misura in</hi><hi rend="CharOverride-1"> cui attraverso di esso si può rendere visibile il </hi><hi rend="CharOverride-1">tessuto che interconnette le esperienze individuali e collettive e il </hi><hi rend="CharOverride-1">senso che queste esperienze hanno nel processo di sviluppo sociale.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Questa</hi><hi rend="CharOverride-1"> visibilità diventa possibile laddove il lavoro è esso stesso parte</hi><hi rend="CharOverride-1"> integrante dell’esperienza educativa e si traduce in occupazioni inscritte</hi><hi rend="CharOverride-1"> nel curricolo educativo offerto dalla scuola. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel saggio </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Culture and</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> Industry in Education Dewey </hi><hi rend="CharOverride-1">spiega che il ruolo della scuola</hi><hi rend="CharOverride-1"> nei confronti dell’industria sia quello di consolidarne gli </hi><hi rend="CharOverride-1">aspetti positivi e di limitare i danni che la sua </hi><hi rend="CharOverride-1">supremazia produce «selezionando e mantenendo ciò che è significativo e</hi><hi rend="CharOverride-1"> degno di valore e rigettando ed espellendo ciò </hi><hi rend="CharOverride-1">che è degradante e schiavizzante» il che implica, di fatto,</hi><hi rend="CharOverride-1"> il superamento di una falsa dicotomia tra educazione ed industria</hi><hi rend="CharOverride-1">lizzazione e il riempimento del solco tradizionalmente scavato tra la </hi><hi rend="CharOverride-1">dimensione culturale e quella vocazionale della formazione; tutto questo</hi><hi rend="CharOverride-1"> si può realizzare rendendo le attività industriali proposte nelle </hi><hi rend="CharOverride-1">scuole attività ‘artistiche’, laddove l’«arte» funziona come</hi><hi rend="CharOverride-1"> termine medio tra le due dimensioni dell’esperienza educativa e</hi><hi rend="CharOverride-1"> di quella sociale e come connettore, che tiene insieme gioco</hi><hi rend="CharOverride-1"> e lavoro, tempo libero e industria (Dewey, MW.3.286).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ciò</hi><hi rend="CharOverride-1"> implica in prima istanza una focalizzazione sulla persona e sulle</hi><hi rend="CharOverride-1"> sue capacità che si esprimono e si espandono attraverso </hi><hi rend="CharOverride-1">il lavoro inteso come dimensione esperienziale nel cui contesto è </hi><hi rend="CharOverride-1">possibile esercitare la propria intelligenza, realizzare le proprie aspirazioni ed</hi><hi rend="CharOverride-1"> attitudini, valorizzare i propri talenti e in questo modo contribuire</hi><hi rend="CharOverride-1"> al progresso culturale ed economico; in seconda istanza una </hi><hi rend="CharOverride-1">analisi delle condizioni in cui si esercitano le attività produttive </hi><hi rend="CharOverride-1">e professionali ed una rivisitazione delle pratiche professionali e professionalizzanti </hi><hi rend="CharOverride-1">in chiave riflessiva, affinché tali pratiche possano accogliere e valorizzare</hi><hi rend="CharOverride-1"> elementi di crescita e di cambiamento.</hi></p><p rend="h2" ><hi>3. Il lavoro come</hi><hi> vocazione ed espressione di sé </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel saggio </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Some Dangers in</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> the Presente Movement for Industrial Education</hi><hi rend="CharOverride-1"> Dewey spiega come il</hi><hi rend="CharOverride-1"> termine «vocazionale» per indicare le scuole orientate a fornire</hi><hi rend="CharOverride-1"> in modo spinto una formazione professionalizzante avesse assunto progressivamente una</hi><hi rend="CharOverride-1"> funzione segregativa, limitando di fatto il campo di esperienze </hi><hi rend="CharOverride-1">a cui gli studenti avevano accesso, con conseguenze disastrose e</hi><hi rend="CharOverride-1"> durature nel tempo (Dewey, MW 7: 98). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Questa segregazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> implicava anche una segregazione dell’individuo in for</hi><hi rend="CharOverride-1">mazione dalla società</hi><hi rend="CharOverride-1"> nel suo insieme impedendogli di mettere a fuoco il ruolo</hi><hi rend="CharOverride-1"> e la funzione storica e sociale della professione verso cui</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’individuo veniva orientato attraverso il percorso scolastico e la</hi><hi rend="CharOverride-1"> sua interconnessione con le altre esperienze che ne costituivano </hi><hi rend="CharOverride-1">l’humus culturale.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">A questo proposito Dewey cita Kerschensteiner e </hi><hi rend="CharOverride-1">la sua idea che tutte le attività professionali debbano essere </hi><hi rend="CharOverride-1">proposte mettendo in evidenza le loro implicazioni sul piano scientifico </hi><hi rend="CharOverride-1">e sociale; ciò implica che sebbene il lavoro sia di </hi><hi rend="CharOverride-1">fatto basato su una distinzione tra classi sociali (da </hi><hi rend="CharOverride-1">cui deriva l’organizzazione in classi riproposta dal sistema scolastico) </hi><hi rend="CharOverride-1">esso debba essere preso in considerazione come esperienza che va </hi><hi rend="CharOverride-1">al di là di tale distinzione e che, seguendo ancora</hi><hi rend="CharOverride-1"> una volta il pensiero di Kerschensteiner, deve essere proposta</hi><hi rend="CharOverride-1"> in funzione essenzialmente educativa, non nell’interesse dell’industria, ma</hi><hi rend="CharOverride-1"> dello sviluppo di forme di cittadinanza attiva e responsabile.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per </hi><hi rend="CharOverride-1">poter diventare un lavoratore capace ed efficiente bisogna in prima </hi><hi rend="CharOverride-1">istanza comprendere il valore ed il senso del proprio lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">nelle sue relazioni con la scienza, le arti e la </hi><hi rend="CharOverride-1">società in generale; questa comprensione porta ad avere una concezione</hi><hi rend="CharOverride-1"> alta del lavoro (di qualsiasi tipo) nelle sue implicazioni civiche,</hi><hi rend="CharOverride-1"> culturali, economiche e storiche, e delle sue potenzialità di </hi><hi rend="CharOverride-1">sviluppo sociale il che significa guardare al lavoro da una </hi><hi rend="CharOverride-1">prospettiva essenzialmente educativa anziché produttiva (Dewey, MW7: 102). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La critica</hi><hi rend="CharOverride-1"> deweyana, tuttavia, non si focalizza solo sulle scuole professionalizzanti </hi><hi rend="CharOverride-1">e vocazionali ma sull’intero sistema educativo nella misura in </hi><hi rend="CharOverride-1">cui esso non riesce a trattenere i giovani al suo </hi><hi rend="CharOverride-1">interno e lascia che essi abbandonino il percorso scolastico </hi><hi rend="CharOverride-1">molto precocemente per orientarsi verso prospettive occupazionali immediate ma sottoqualificate</hi><hi rend="CharOverride-1">, alimentate da un tessuto industriale che richiede mano d’</hi><hi rend="CharOverride-1">opera a basso costo da impiegare in attività routinarie inscritte </hi><hi rend="CharOverride-1">in ingranaggi produttivi che determinano non solo una perdita del</hi><hi rend="CharOverride-1"> senso del lavoro, ma rendono di fatto molto difficile se</hi><hi rend="CharOverride-1"> non impossibile l’eventualità che gli stessi giovani investano in</hi><hi rend="CharOverride-1"> ulteriori percorsi formativi orientati allo sviluppo di capacità di iniziativa,</hi><hi rend="CharOverride-1"> riflessione, forza attraverso i quali possano realizzare appieno le </hi><hi rend="CharOverride-1">proprie capacità (Dewey, MW 3: 289).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Perdere una grande</hi><hi rend="CharOverride-1"> quantità di giovani che saranno destinati a partecipare in modo</hi><hi rend="CharOverride-1"> passivo ed irriflessivo ad attività lavorative che hanno perso </hi><hi rend="CharOverride-1">ogni attrattiva e forma possibile di idealizzazione, ha un enorme</hi><hi rend="CharOverride-1"> costo sociale di cui è necessario farsi carico se si</hi><hi rend="CharOverride-1"> intende promuovere una autentico progresso economico e sociale.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per Dewey</hi><hi rend="CharOverride-1"> esiste una relazione insolubile tra lavoro e formazione laddove la</hi><hi rend="CharOverride-1"> formazione deve contribuire a sviluppare la consapevolezza storico-sociale del </hi><hi rend="CharOverride-1">valore del lavoro inteso come ‘occupazione’, dimensione attraverso</hi><hi rend="CharOverride-1"> la quale ciascuno scopre le proprie capacità ed i propri</hi><hi rend="CharOverride-1"> talenti e li esercita e li consolida in funzione della</hi><hi rend="CharOverride-1"> loro spendibilità sociale in un contesto occupazionale che accoglie e</hi><hi rend="CharOverride-1"> valorizza tutti e ciascuno.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Da questo punto di vista, come </hi><hi rend="CharOverride-1">evidenzia Stefano Oliverio «l’allaccio strutturale di educazione e lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> diviene anche un meta-criterio per giudicare i progetti di trasformazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> sociale» (Oliverio 2017, 28) e le linee di </hi><hi rend="CharOverride-1">sviluppo che ne derivano. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Vale a dire che il modo </hi><hi rend="CharOverride-1">in cui all’interno di un contesto sociale si declina </hi><hi rend="CharOverride-1">la relazione tra lavoro ed educazione la dice lunga sul </hi><hi rend="CharOverride-1">ciò che si intende perseguire in termini di crescita economica </hi><hi rend="CharOverride-1">e sociale; pertanto una società che intende il lavoro come </hi><hi rend="CharOverride-1">esperienza individuale e collettiva non finalizzata all’autorealizzazione personale e </hi><hi rend="CharOverride-1">alla implementazione di multiformi attività produttive che alimentano in modo</hi><hi rend="CharOverride-1"> articolato e differenziato il progresso economico e sociale ma subordinat</hi><hi rend="CharOverride-1">a ad un unica traiettoria di sviluppo, tenderà a subordinare</hi><hi rend="CharOverride-1"> a quest’ultima anche le opportunità educative che si offrono</hi><hi rend="CharOverride-1"> ai membri della società. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">A questo proposito Luciana Bellatalla </hi><hi rend="CharOverride-1">aggiunge in modo molto pertinente che «la riflessione sul rapporto</hi><hi rend="CharOverride-1"> tra educazione, lavoro e società è l’occasione per Dewey</hi><hi rend="CharOverride-1"> per mettere in luce almeno tre categorie dell’educazione: l</hi><hi rend="CharOverride-1">’unitarietà, l’integralità e la continuità» (Bellatalla 2020, 47)</hi><hi rend="CharOverride-1"> il che implica la necessità di elaborare progetti educativi che</hi><hi rend="CharOverride-1"> comprendano in modo unitario esperienze di varia natura, le propongano</hi><hi rend="CharOverride-1"> nella loro completezza e in modo integrale e non attraverso</hi><hi rend="CharOverride-1"> formule sintetiche o surrogate, le mettano in relazione secondo una</hi><hi rend="CharOverride-1"> logica di continuità temporale ma anche esperienziale, superando ogni forma</hi><hi rend="CharOverride-1"> di separazione tra ambiti formali, non formali ed informali. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro è parte integrante e costitutiva dell’esperienza umana e</hi><hi rend="CharOverride-1"> quindi deve far parte dei curricoli formativi tenendo anche conto</hi><hi rend="CharOverride-1"> che in esso è profondamente implicata una matrice educativa ed</hi><hi rend="CharOverride-1"> autoeducativa. Se l’educazione è, come Dewey scrive in </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Democracy</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> and Education </hi><hi rend="CharOverride-1">(1916) un processo di costante ricostruzione e riorganizzazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> dell’esperienza umana, esso deve includere il lavoro in </hi><hi rend="CharOverride-1">quanto dimensione attraverso la quale l’individuo costruisce e perfeziona </hi><hi rend="CharOverride-1">capacità, sviluppa abilità e talenti, orienta la fatica e lo </hi><hi rend="CharOverride-1">sforzo verso obiettivi e prodotti della cui compiutezza si può </hi><hi rend="CharOverride-1">godere anche in termini estetici (laddove Dewey, in</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> Art as </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Experience </hi><hi rend="CharOverride-1">definisce ogni esperienza «consumatoria» come esperienza estetica).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Questa</hi><hi rend="CharOverride-1"> focalizzazione sulla valenza estetica del lavoro è stata analizzata e</hi><hi rend="CharOverride-1"> sviluppata da Emmanuel Renault il quale ha evidenziato come nel</hi><hi rend="CharOverride-1"> pensiero di Dewey il riconoscimento di tale valenza implica il</hi><hi rend="CharOverride-1"> superamento del dualismo tra le belle arti e le </hi><hi rend="CharOverride-1">arti utili (o tra arte e lavoro) da cui dipendono</hi><hi rend="CharOverride-1"> di fatto anche le separazioni sociali che rappresentano un ostacolo</hi><hi rend="CharOverride-1"> ad una effettiva realizzazione di una società autenticamente democratica in</hi><hi rend="CharOverride-1"> cui il lavoro non sia concepito come una esperienza diversa</hi><hi rend="CharOverride-1"> o alternativa allo svago ma vi sia invece una sostanziale</hi><hi rend="CharOverride-1"> continuità tra esperienze ludiche e divertenti ed esperienze lavorative (Renault</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2012, cit.).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dewey immagina una società in cui il </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro non sia una esperienza mortificante o routinaria ma si </hi><hi rend="CharOverride-1">configuri invece come una dimensione esperienziale in cui l’individuo </hi><hi rend="CharOverride-1">può divertirsi, esercitare forme di pensiero riflessivo sempre più raffinate </hi><hi rend="CharOverride-1">e progredite, sperimentare ipotesi e invenzioni, trovare soluzioni a problemi </hi><hi rend="CharOverride-1">complessi, creare ed immaginare. confrontandosi con gli altri.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Secondo Jim </hi><hi rend="CharOverride-1">Garrison Dewey celebrava l’idea greca dell’esperienza del lavoro, </hi><hi rend="CharOverride-1">concependo l’esperienza come «accumulo di saggezza pratica» e </hi><hi rend="CharOverride-1">«fondo di intuizioni» utili nella gestione degli affari della </hi><hi rend="CharOverride-1">vita quotidiana» di cui sono una esemplificativa rappresentazione il buon</hi><hi rend="CharOverride-1"> carpentiere, il pilota, il medico, il capitano dell’esercito; in</hi><hi rend="CharOverride-1"> questa prospettiva l’esperienza è equivalente all’arte (Garrison 1995)</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Attraverso il lavoro l’individuo può quindi non solo riconosce</hi><hi rend="CharOverride-1">re in se stesso capacità e talenti ma anche renderle </hi><hi rend="CharOverride-1">visibili sul piano sociale, il che consente alla società di</hi><hi rend="CharOverride-1"> accoglierle e valorizzarle in quanto risorse funzionali alla propria crescita</hi><hi rend="CharOverride-1"> e al proprio sviluppo. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In questi termini il lavoro diventa</hi><hi rend="CharOverride-1"> termine medio tra individuo e società e costituisce, quindi,</hi><hi rend="CharOverride-1"> un dispositivo essenziale per il mantenimento dell’ordine sociale.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dewey</hi><hi rend="CharOverride-1"> è infatti profondamente consapevole del fatto che alla radice dei</hi><hi rend="CharOverride-1"> conflitti e delle tensioni sociali esistono condizioni di ordine </hi><hi rend="CharOverride-1">socio-economico che non consentano all’individuo di crescere e di </hi><hi rend="CharOverride-1">realizzare appieno le proprie potenzialità ed i propri talenti ma </hi><hi rend="CharOverride-1">soprattutto di partecipare appieno ai processi di sviluppo economico e</hi><hi rend="CharOverride-1"> sociale.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La ridefinizione di tali condizioni richiede di tessere </hi><hi rend="CharOverride-1">attraverso nuove trame la relazione formazione-lavoro-società, superando false dicotomie </hi><hi rend="CharOverride-1">e separazioni e soprattutto restituendo al lavoro dignità e moralità</hi><hi rend="CharOverride-1"> in quanto dimensione essenziale e costitutiva dell’esperienza individuale</hi><hi rend="CharOverride-1"> e collettiva.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Questa declinazione del pensiero deweyano ci sembra estremamente </hi><hi rend="CharOverride-1">attuale ed utile ad interpretare le sfide che siamo chiamati </hi><hi rend="CharOverride-1">ad affrontare oggi sul piano formativo e politico nel nostro </hi><hi rend="CharOverride-1">Paese.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Oggi, infatti, più che mai una riflessione sul ruolo </hi><hi rend="CharOverride-1">e sulla funzione sociale del lavoro è necessaria allo scopo </hi><hi rend="CharOverride-1">di mettere a fuoco le contraddizioni di un contesto in </hi><hi rend="CharOverride-1">cui -soprattutto per i giovani-il lavoro si configura sempre pi</hi><hi rend="CharOverride-1">ù come fragile opportunità e strumento di sopravvivenza sostanzialmente sganciata</hi><hi rend="CharOverride-1"> dai percorsi formativi. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In questi termini è necessario delineare</hi><hi rend="CharOverride-1"> una traiettoria attraverso la quale, proponendo una rivisitazione delle </hi><hi rend="CharOverride-1">condizioni attuali, diventa possibile muoversi alla ricerca di un nuovo </hi><hi rend="CharOverride-1">nesso formazione e lavoro e restituire al lavoro dignità e</hi><hi rend="CharOverride-1"> significato nel contesto di un complessivo progetto di sviluppo umano</hi><hi rend="CharOverride-1"> e sociale. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La introduzione dell’esperienza del lavoro nel curricolo</hi><hi rend="CharOverride-1"> della scuola secondaria di secondo grado (attraverso l’alternanza scuola-lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> poi trasformata in PCTO), la riforma degli Istituti</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Istruzione Tecnica Superiore trasformati in consorzi con la funzione</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Academies rappresentano una opportunità di reinterpretare la funzione formativa</hi><hi rend="CharOverride-1"> del lavoro ma affinché ciò accada bisogna partire dalle caratteristiche,</hi><hi rend="CharOverride-1"> dalle capacità, dai progetti e dai talenti delle persone costruendo</hi><hi rend="CharOverride-1"> su di esse percorsi dotati di senso e di significato</hi><hi rend="CharOverride-1"> da inscrivere all’interno di un complessivo progetto di </hi><hi rend="CharOverride-1">rinnovamento economico e sociale.</hi></p><p rend="h2" ><hi>Riferimenti bibliografici</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_134_817-826.html#footnote-000">-1</ref></hi></hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Bellatalla, L. 2020. “Il </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro nel modello educativo deweyano.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">SPES</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">–</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Rivista</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">di</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Politica,</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Educazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">e</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Storia</hi><hi rend="CharOverride-1"> 12, 11, (gennaio-</hi><hi rend="CharOverride-1">giugno): 35-52.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Dewey, J. 1882-1953. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">The Collected Works of John Dewey</hi><hi rend="CharOverride-1">. The Electronic Edition, edited by L. Hickman</hi><hi rend="CharOverride-1">. Charlottesville: Intel Lex Corp.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Garrison, J. 1995. “Dewey’s Philosophy </hi><hi rend="CharOverride-1">and the Experience of Working: Labor, Tools and Language.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Synthese</hi><hi rend="CharOverride-1"> 105, 1 (oct.): 87-114.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Oliverio, S. 2017. “Educazione, lavoro e le fonti </hi><hi rend="CharOverride-1">del pragmatismo pedagogico.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Metis</hi><hi rend="CharOverride-1"> 7, 1: 19-28.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Renault, E. 2012. </hi><hi rend="CharOverride-1">“Dewey et la centralité du travail.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Travailler</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2, 28: </hi><hi rend="CharOverride-1">125-48. </hi><ref target="0"><hi rend="CharOverride-1">https://doi.org/10.3917/trav.028.0125</hi></ref></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08885_int_online_chapter_134_817-826.html#footnote-000-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	I riferimenti alle opere di Dewey sono relative all’edizione critica in trentasei volumi pubblicata dalla Southern Illinois University Press a cura di Jo Ann Boydston. Abbreviazioni per </hi><hi rend="italic CharOverride-1">The Collected Works</hi><hi rend="CharOverride-1">: EW </hi><hi rend="italic CharOverride-1">The Early Works</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1882-1898); MW </hi><hi rend="italic CharOverride-1">The Middle Works</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1899-1924); LW </hi><hi rend="italic CharOverride-1">The Later Works</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1925-1953).</hi></p></item>
				</list>  
      
      <div>
        <listBibl>
          <head>References</head>
          <bibl n="145172">Bellatalla, L. 2020. “Il lavoro nel modello educativo deweyano.” SPES – Rivista di Politica, Educazione e Storia 12, 11, (gennaio-giugno): 35-52.</bibl>
          <bibl n="145401">Dewey, J. 1882-1953. The Collected Works of John Dewey. The Electronic Edition, edited by L. Hickman. Charlottesville: Intel Lex Corp.</bibl>
          <bibl n="145542">Garrison, J. 1995. “Dewey’s Philosophy and the Experience of Working: Labor, Tools and Language.” Synthese 105, 1 (oct.): 87-114.</bibl>
          <bibl n="146560">Oliverio, S. 2017. “Educazione, lavoro e le fonti del pragmatismo pedagogico.” Metis 7, 1: 19-28.</bibl>
          <bibl n="147033">
            <bibl>Renault, E. 2012. “Dewey et la centralit&amp;#233; du travail.” Travailler 2, 28: 125-48.</bibl>
            <idno type="DOI">10.3917/trav.028.0125</idno>
          </bibl>
        </listBibl>
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