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        <title type="main" level="a">Oltre all’utilitarismo. La critica di Keynes dell’uomo economico benthamiano</title>
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            <forename>Anna Maria</forename>
            <surname>Carabelli</surname>
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          <resp>This is a section of <title>Idee di lavoro e di ozio per la nostra civiltà</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0319-7</idno>) by </resp>
          <name>Giovanni Mari, Francesco Ammannati, Brogi Stefano, Tiziana Faitini, Arianna Fermani, Francesco Seghezzi, Annalisa Tonarelli</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.95</idno>
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        <p>Keynes’s ethics is an ethics of virtues in the way ancient Greeks understood it. It emphasises the importance of friendship, moral emotions and pays precise attention to the contextual relativity of right action and conduct. A good life is a life worth being lived, that is a moral life: to be good is more important than to do good. Keynes accepts the Aristotelian notion of the good and happy life. Keynes’s notion of happiness also recalls Aristotle’s happiness (eudaimonia). In line with Aristotle, Keynes believes that a good life has necessary material and institutional conditions. A good life requires material prerequisites for human flourishing. For Keynes, the tasks of political economy as a moral science and of economic policy, are precisely to supply these material conditions for good and happy life: they are its necessary material preconditions. Employment is one of those.</p>
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            <item>Keynes</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.95<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.95" /></p>
      
      <p rend="h1_chapter">Oltre all’utilitarismo. La critica di Keynes dell’uomo economico benthamiano</p><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Anna Maria Carabelli </hi></p><p rend="h2" ><hi>1. Introduzione</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Cominciamo dal Keynes più noto. </hi><hi rend="CharOverride-1">Keynes è un’economista che scrive </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La Teoria Generale</hi><hi rend="CharOverride-1"> nel </hi><hi rend="CharOverride-1">1936 (Keynes, CW VII; Keynes 2019); è un teorico della </hi><hi rend="CharOverride-1">spesa pubblica, ma non solo. È uno studioso della moneta e </hi><hi rend="CharOverride-1">del capitalismo finanziario, in particolare delle crisi finanziarie e della </hi><hi rend="CharOverride-1">domanda effettiva. È critico della teoria economica classica e della visione </hi><hi rend="CharOverride-1">della moneta monetarista. Il suo maggior contributo è da ritrovarsi </hi><hi rend="CharOverride-1">nella sua teoria della preferenza per la liquidità. Si occupa </hi><hi rend="CharOverride-1">a lungo anche del sistema monetario internazionale. Prima come critico </hi><hi rend="CharOverride-1">del </hi><hi rend="italic CharOverride-1">gold standard</hi><hi rend="CharOverride-1">, poi proponendo il Piano Keynes a Bretton</hi><hi rend="CharOverride-1"> Woods, piano che non verrà accettato: verrà adottato il piano</hi><hi rend="CharOverride-1"> di riforma monetaria americano di Harry White con il dollaro</hi><hi rend="CharOverride-1"> come moneta sovrana internazionale. Keynes è critico dell’individualismo metodologico</hi><hi rend="CharOverride-1"> e dell’uomo economico ottimizzante benthamita che vedremo in dettaglio.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Dal punto di vista politico possiamo definire Keynes un liberal-socialista.</hi><hi rend="CharOverride-1"> È anche noto presso il grande pubblico soprattutto per essere stato</hi><hi rend="CharOverride-1"> contrario alle riparazioni di guerra tedesche alla Conferenza di Pace</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Versailles in </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Le conseguenze economiche della pace</hi><hi rend="CharOverride-1"> del 1919</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Keynes CW II).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il Keynes meno noto è il Keynes </hi><hi rend="CharOverride-1">studioso di etica; da questi suoi studi giovanili nasce il </hi><hi rend="CharOverride-1">suo anti-utilitarismo. Sostiene un’etica delle virtù con al centro </hi><hi rend="CharOverride-1">il bene e la felicità. È anche uno studioso di estetica: </hi><hi rend="CharOverride-1">si occupa del bello e del sublime. Ricordiamo che per </hi><hi rend="CharOverride-1">Keynes l’economia è una scienza morale e non una </hi><hi rend="CharOverride-1">scienza naturale o una matematica. Egli è infatti critico della </hi><hi rend="CharOverride-1">matematica applicata alla macroeconomia senza che siano esplicitate le condizioni </hi><hi rend="CharOverride-1">logiche per la sua applicabilità. Si interessa a lungo, a </hi><hi rend="CharOverride-1">partire dagli scritti giovanili sulla probabilità del 1904, al ragionamento </hi><hi rend="CharOverride-1">non-dimostrativo (quindi non alla verità e alla certezza). Difende una </hi><hi rend="CharOverride-1">visione della probabilità logica contro la probabilità come frequenza e </hi><hi rend="CharOverride-1">contro la probabilità soggettiva Bayesiana di Ramsey e De Finetti. </hi><hi rend="CharOverride-1">In questo campo la sua opera più importante è il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Trattato della probabilità </hi><hi rend="CharOverride-1">1921 in cui si occupa di conoscenza </hi><hi rend="CharOverride-1">limitata e di teoria della decisione e della condotta umana. </hi><hi rend="CharOverride-1">Da questo studio deriva la sua idea sull’impossibilità di </hi><hi rend="CharOverride-1">misurare o comparare la probabilità e anche l’utilità (Keynes </hi><hi rend="CharOverride-1">CW VIII). È uno studioso delle fallacie e dei paradossi del </hi><hi rend="CharOverride-1">ragionamento umano. Ad esempio, il paradosso del risparmio: più gli </hi><hi rend="CharOverride-1">individui consumano, più la collettività risparmia; il paradosso dei salari: </hi><hi rend="CharOverride-1">i salari sono contemporaneamente un costo e una spesa; per </hi><hi rend="CharOverride-1">gli imprenditori i salari sono un costo da ridurre ma </hi><hi rend="CharOverride-1">per il sistema macroeconomico i salari sono una componente fondamentale </hi><hi rend="CharOverride-1">della spesa aggregata e quindi della domanda effettiva; il paradosso </hi><hi rend="CharOverride-1">della liquidità: esiste la liquidità per il singolo investitore, risparmiatore </hi><hi rend="CharOverride-1">o speculatore dal momento che nel capitalismo finanziario vi sono </hi><hi rend="CharOverride-1">mercati secondari dei titoli in cui è possibile rendere liquidi </hi><hi rend="CharOverride-1">i titoli vecchi ma non esiste la liquidità del mercato </hi><hi rend="CharOverride-1">come un tutto. Quando tutti gli agenti desiderano la liquidità </hi><hi rend="CharOverride-1">questo origina le crisi finanziarie. Da qui la centralità nella </hi><hi rend="CharOverride-1">teoria macroeconomica di Keynes della fallacia della composizione: per Keynes, </hi><hi rend="CharOverride-1">il tutto non è la somma delle parti. Quindi nella </hi><hi rend="CharOverride-1">macroeconomia di Keynes non si può parlare della distinzione tra </hi><hi rend="CharOverride-1">microeconomia e macroeconomia.</hi></p><p rend="h2" ><hi>2. Keynes contro l’utilitarismo</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Keynes è critico </hi><hi rend="CharOverride-1">di Bentham sia riguardo all’utilità individuale sia alla felicità </hi><hi rend="CharOverride-1">sociale come somma della felicità degli individui. L’utilitarismo è </hi><hi rend="CharOverride-1">una dottrina etica per la quale il bene (o il </hi><hi rend="CharOverride-1">giusto) è ciò che aumenta la felicità degli individui. L’</hi><hi rend="CharOverride-1">utilità è la misura della felicità di un individuo. L’</hi><hi rend="CharOverride-1">utilitarismo trova una formulazione compiuta a opera di Jeremy Bentham </hi><hi rend="CharOverride-1">(1748-1832), il quale definisce l’utilità come ciò che produce</hi><hi rend="CharOverride-1"> vantaggio e che rende minimo il dolore e massimo il</hi><hi rend="CharOverride-1"> piacere. L’etica per Bentham è una scienza quantificabile: un</hi><hi rend="CharOverride-1">’algebra morale o un calcolo felicifico. L’utilità è numerica</hi><hi rend="CharOverride-1"> ed additiva. In economia, l’uomo economico massimizza l’utilità</hi><hi rend="CharOverride-1"> o minimizza la disutilità. Vi è quindi la possibilità del</hi><hi rend="CharOverride-1"> calcolo ottimizzante. Nella società, l’utilità sociale è la somma</hi><hi rend="CharOverride-1"> delle utilità individuali: la maggiore felicità possibile per il maggiore</hi><hi rend="CharOverride-1"> numero di individui.</hi></p><p rend="h2" ><hi>3. Keynes: l’etica speculativa e l’</hi><hi>etica pratica</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per capire la critica di Keynes all’utilitarismo bisogna</hi><hi rend="CharOverride-1"> comprendere la sua posizione etica. In etica, Keynes distingue tra</hi><hi rend="CharOverride-1"> etica speculativa ed etica pratica (da lui chiamata anche morale).</hi><hi rend="CharOverride-1"> L’etica speculativa riguarda i valori, i fini ultimi, i</hi><hi rend="CharOverride-1"> desideri e le urgenze morali. Tra questi valori non c</hi><hi rend="CharOverride-1">’è l’utilità e, comunque, l’utilità non è, per</hi><hi rend="CharOverride-1"> Keynes, misurabile o comparabile, né tra gli individui né a</hi><hi rend="CharOverride-1"> livello intrapsichico. L’etica speculativa per Keynes è anche il</hi><hi rend="CharOverride-1"> dominio delle scelte tragiche e del dilemma morale, in cui</hi><hi rend="CharOverride-1"> vi è conflitto tra valori o fini che sono, per</hi><hi rend="CharOverride-1"> lui, eterogenei. L’etica pratica si occupa, invece, della </hi><hi rend="CharOverride-1">ragionevolezza contingente contro la razionalità ottimizzante dell’uomo economico benthamita </hi><hi rend="CharOverride-1">(per Keynes, non c’è la massimizzazione dell’utilità). Anche </hi><hi rend="CharOverride-1">la probabilità come l’utilità, secondo Keynes, non è numerica </hi><hi rend="CharOverride-1">e questo porta all’incertezza nell’azione umana, sia in </hi><hi rend="CharOverride-1">economia sia in politica. La giusta condotta avviene in condizioni </hi><hi rend="CharOverride-1">di conoscenza limitata o di incertezza.</hi></p><p rend="h2" ><hi>4. Etica speculativa. Keynes sul</hi><hi> conflitto, sul dilemma morale e l’incertezza</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Secondo Keynes, l’</hi><hi rend="CharOverride-1">etica speculativa riguarda i fini e i valori che sono </hi><hi rend="CharOverride-1">intrinsecamente buoni: quello che nel suo saggio del 1938 </hi><hi rend="italic CharOverride-1">My </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Early Beliefs</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Le mie credenze giovanili; Keynes CW X; Keynes </hi><hi rend="CharOverride-1">2012) chiama la sua religione, una religione che eredita dal </hi><hi rend="CharOverride-1">filosofo etico E.G. Moore. I fini ultimi sono la conoscenza, </hi><hi rend="CharOverride-1">il bene, il bello, la felicità, l’amore, l’amicizia. </hi><hi rend="CharOverride-1">Notate come tra questi fini ultimi non c’è l’</hi><hi rend="CharOverride-1">utilità o il piacere. Per Keynes l’etica speculativa risponde </hi><hi rend="CharOverride-1">alla domanda: come dobbiamo vivere? In contrasto all’etica moderna </hi><hi rend="CharOverride-1">utilitarista o a quella Kantiana, l’etica di Keynes non </hi><hi rend="CharOverride-1">ha solo come oggetto principale i doveri e gli obblighi </hi><hi rend="CharOverride-1">morali, ma l’intera condotta nella vita umana. Questa domanda </hi><hi rend="CharOverride-1">è strettamente connessa a un’altra domanda: bisogna essere buoni,</hi><hi rend="CharOverride-1"> virtuosi e felici oppure fare il bene? La risposta di</hi><hi rend="CharOverride-1"> Keynes a questa domanda è la seguente: bisogna essere </hi><hi rend="CharOverride-1">buoni, virtuosi e felici (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">to be good</hi><hi rend="CharOverride-1">). L’etica </hi><hi rend="CharOverride-1">di Keynes segue l’etica greca, non è utilitarista, cioè, </hi><hi rend="CharOverride-1">a suo parere, non si deve seguire la propria utilità </hi><hi rend="CharOverride-1">egoistica; non seguire Bentham e l’utile. Mentre fare il </hi><hi rend="CharOverride-1">bene (to do good) rappresenta il comportamento verso gli altri. </hi><hi rend="CharOverride-1">Nel suo saggio MSS del 1905 su </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Virtue and Happiness,</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Keynes identifica tre fini ultimi della vita umana: il piacere, </hi><hi rend="CharOverride-1">il bene e la felicità. Per Keynes, il bene è </hi><hi rend="CharOverride-1">diverso dal piacere. Keynes è contro l’edonismo, l’epicureanesimo </hi><hi rend="CharOverride-1">e l’utilitarismo. Per lui, è difficile distinguere tra </hi><hi rend="CharOverride-1">piacere e bene nell’esperienza umana reale ed effettiva; ma </hi><hi rend="CharOverride-1">i due fini sono molto differenti</hi><hi rend="italic CharOverride-1">. </hi><hi rend="CharOverride-1">Questa posizione etica è</hi><hi rend="CharOverride-1"> in linea con quella del filosofo E.G. Moore nei </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Principia</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> Ethica </hi><hi rend="CharOverride-1">(Moore 1903). Ma per Keynes, in particolare, mentre il</hi><hi rend="CharOverride-1"> piacere e il bene comportano l’assenza del dolore, la</hi><hi rend="CharOverride-1"> felicità no. La felicità può coesistere con il dolore. Qualche</hi><hi rend="CharOverride-1"> volta può essere difficile distinguere il piacere dalla felicità; ma,</hi><hi rend="CharOverride-1"> mentre la felicità può essere associata al dolore, il piacere</hi><hi rend="CharOverride-1"> è sempre assenza di dolore. La nozione di felicità di</hi><hi rend="CharOverride-1"> Keynes richiama quella della felicità di Aristotele (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">eudaimonia</hi><hi rend="CharOverride-1">). Keynes</hi><hi rend="CharOverride-1"> stesso sottolinea il legame con la nozione di felicità di</hi><hi rend="CharOverride-1"> Aristotele nel suo saggio manoscritto del 1905 </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Virtue and Happiness</hi><hi rend="CharOverride-1">. Una vita buona e felice è una vita che </hi><hi rend="CharOverride-1">vale la pena di essere vissuta. Ma c’è un </hi><hi rend="CharOverride-1">ulteriore problema da affrontare. Nella sua etica speculativa vi è </hi><hi rend="CharOverride-1">il pluralismo dei fini e dei valori. In etica, Keynes </hi><hi rend="CharOverride-1">crede nell’esistenza di una pluralità di fini e valori </hi><hi rend="CharOverride-1">eterogenei. Keynes sottolinea l’irriducibilità dei fini e dei valori</hi><hi rend="CharOverride-1"> che sono eterogenei e plurali. Sul pluralismo Keynes segue Aristotele</hi><hi rend="CharOverride-1"> invece che Platone. Aristotele sottolinea la pluralità e varietà del</hi><hi rend="CharOverride-1"> bene e il fatto che il bene non è riducibile</hi><hi rend="CharOverride-1"> a una scala univoca. Al contrario, la tradizione Platonica –</hi><hi rend="CharOverride-1"> come fa l’utilitarismo – accetta l’idea di una</hi><hi rend="CharOverride-1"> univocità dei fini e dei valori: riduce il bene a</hi><hi rend="CharOverride-1"> una sola dimensione. Per Keynes, i fini eterogenei non possono</hi><hi rend="CharOverride-1"> essere ordinati su una scala comune perché non esiste un</hi><hi rend="CharOverride-1">’unità di misura comune. Keynes considera il desiderio per il</hi><hi rend="CharOverride-1"> piacere e il desiderio per il bene come non riconciliabili</hi><hi rend="CharOverride-1"> e in conflitto. Perché non possono essere riconciliati? Perché le</hi><hi rend="CharOverride-1"> due unità di misura sono incommensurabili una con l’altra.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Keynes analizza anche i conflitti morali e i conflitti razionali:</hi><hi rend="CharOverride-1"> il conflitto tra l’egoismo razionale e la benevolenza razionale</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Keynes MSS </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Modern Civilisation</hi><hi rend="CharOverride-1">,1905; </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Egoism</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1906); tra l’essere</hi><hi rend="CharOverride-1"> buono e fare il bene</hi><hi rend="italic CharOverride-1">; </hi><hi rend="CharOverride-1">tra la vita pubblica </hi><hi rend="CharOverride-1">e la vita privata; tra i doveri morali: tra il </hi><hi rend="CharOverride-1">bene particolare e il bene generale; tra l’interesse dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">individuo e l’interesse della comunità. Per Keynes, la vita </hi><hi rend="CharOverride-1">umana è caratterizzata da scelte difficili e da dilemmi tragici </hi><hi rend="CharOverride-1">perché le circostanze della vita non permettono la realizzazione contemporanea </hi><hi rend="CharOverride-1">e armoniosa di tutti i nostri fini, che sono eterogenei. </hi><hi rend="CharOverride-1">Il Covid del 2020 (prima dell’utilizzo dei vaccini) ci </hi><hi rend="CharOverride-1">ha presentato un tipico dilemma tragico: salute/lavoro; salute/economia; vita/morte. La </hi><hi rend="CharOverride-1">vita buona e virtuosa è associata alla tragedia poiché i </hi><hi rend="CharOverride-1">nostri fini sono eterogenei. In queste situazioni, qualunque cosa facciamo </hi><hi rend="CharOverride-1">causiamo dolore a qualcun altro. Questo porta al </hi><hi rend="italic CharOverride-1">rimorso</hi><hi rend="CharOverride-1"> per </hi><hi rend="CharOverride-1">quello che abbiamo fatto. Questo porta anche all’indecisione, all’</hi><hi rend="CharOverride-1">incertezza nel giudizio, nell’azione e nella scelta. </hi></p><p rend="h2" ><hi>5. L’</hi><hi>etica di Keynes e lo scopo dell’economia e della </hi><hi>politica economica</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Come abbiamo visto, l’etica speculativa, per Keynes, riguarda</hi><hi rend="CharOverride-1"> i fini ultimi, mentre l’etica pratica riguarda la condotta:</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’etica pratica riguarda il comportamento umano; si occupa </hi><hi rend="CharOverride-1">delle difficili questioni dei fondamenti probabili del comportamento e della</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">connessione tra il probabile e il dovere; e analizza le </hi><hi rend="CharOverride-1">indicazioni generali, tenendo però conto della loro relatività alle circostanze </hi><hi rend="CharOverride-1">particolari, che mutano continuamente. L’economia appartiene all’etica pratica. </hi><hi rend="CharOverride-1">L’economia per Keynes è la precondizione materiale Aristotelica per </hi><hi rend="CharOverride-1">l’etica speculativa, per il raggiungimento dei fini ultimi. Keynes </hi><hi rend="CharOverride-1">è critico dell’uomo economico, della razionalità ottimizzante e del </hi><hi rend="CharOverride-1">calcolo utilitarista di Bentham.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nella sua etica, Keynes distingue tra buono</hi><hi rend="CharOverride-1"> in sé (etica speculativa) e buono come mezzo, cioè come</hi><hi rend="CharOverride-1"> strumento. L’economia per Keynes è solo un mezzo, mai</hi><hi rend="CharOverride-1"> un fine in sé. L’economia e la politica si</hi><hi rend="CharOverride-1"> occupano del buono come mezzo: l’economista, per Keynes, è</hi><hi rend="CharOverride-1"> come un dentista. L’economia crea le condizioni materiali per</hi><hi rend="CharOverride-1"> una vita buona e felice: risolve il problema economico. La</hi><hi rend="CharOverride-1"> soluzione del problema economico (per Keynes, la disoccupazione </hi><hi rend="italic CharOverride-1">in primis</hi><hi rend="CharOverride-1">) è solo una precondizione per affrontare i veri problemi </hi><hi rend="CharOverride-1">reali, cioè l’etica speculativa, i fini ultimi della vita </hi><hi rend="CharOverride-1">umana. Nel risolvere il problema economico, il mercato non è </hi><hi rend="CharOverride-1">sufficiente a salvaguardare i valori etici ultimi. L’economia è </hi><hi rend="CharOverride-1">solo un mezzo, una tecnica (come quella dei dentisti) per </hi><hi rend="CharOverride-1">soddisfare i bisogni materiali. </hi></p><p rend="h2" ><hi>6. Lavoro. Antropologia del lavoro, religione </hi><hi>e capitalismo</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per Keynes, la moneta (il denaro) è contro il</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro, contro l’occupazione. Nell’economicismo (cioè nell’economia vista</hi><hi rend="CharOverride-1"> come fine in sé) e nel capitalismo finanziario la moneta</hi><hi rend="CharOverride-1"> è un fine in sé stessa: accumulare denaro come fine</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Keynes ricorda il Re Mida); risparmiare per accumulare attività.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Keynes </hi><hi rend="CharOverride-1">ha un’antropologia del lavoro che è molto diversa da </hi><hi rend="CharOverride-1">quella di Adam Smith che rimanda alla costrizione al lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">ed è basata sulla divisione del lavoro (la famosa fabbrica </hi><hi rend="CharOverride-1">degli spilli); ed è diversa, ovviamente, dall’antropologia di Marx, </hi><hi rend="CharOverride-1">fondata sullo sfruttamento del lavoro da parte dei capitalisti. Per </hi><hi rend="CharOverride-1">Adam Smith (1776) il principio della prestazione lavorativa è dovuto </hi><hi rend="CharOverride-1">alla penuria, scarsità, alla lotta per la necessità, a causa </hi><hi rend="CharOverride-1">della cacciata dal Paradiso e del Peccato originale. Per Smith, </hi><hi rend="CharOverride-1">il risparmio, il non consumo, è una virtù individuale e </hi><hi rend="CharOverride-1">utile per la società. Keynes segue invece la posizione di </hi><hi rend="CharOverride-1">Mandeville. Mandeville nella </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Favola delle api </hi><hi rend="CharOverride-1">(1714) afferma che i </hi><hi rend="CharOverride-1">vizi privati (il lusso, ad esempio) sono pubbliche virtù. </hi><hi rend="CharOverride-1">Keynes, come Mandeville, appartiene alla tradizione libertina che sottolinea l’</hi><hi rend="CharOverride-1">utilità del lusso contro la morale ascetica, rinunciataria e contro </hi><hi rend="CharOverride-1">la parsimoniosa dei puritani.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nella religione cristiana la cacciata dal Paradiso</hi><hi rend="CharOverride-1"> terrestre di Adamo ed Eva è legata all’obbligo al</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro. Il peccato originale consiste nella ricerca della conoscenza (rappresentata</hi><hi rend="CharOverride-1"> dalla mela). Vi è una rinuncia all’oggi, un’astensione</hi><hi rend="CharOverride-1"> al consumo, al piacere immediato per la ricerca dell’immortalità</hi><hi rend="CharOverride-1"> dopo la morte, nell’aldilà. Quindi vi è la necessità</hi><hi rend="CharOverride-1"> del risparmio, di posporre il consumo per favorire gli investimenti.</hi><hi rend="CharOverride-1"> La parsimonia è una virtù, il risparmio una precondizione per</hi><hi rend="CharOverride-1"> gli investimenti. Bisogna prima risparmiare per poter investire e accumulare.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Il lavoro stesso è legato al principio di scarsità e</hi><hi rend="CharOverride-1"> alla teoria economica della scarsità. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per Keynes, non vale il</hi><hi rend="CharOverride-1"> principio di scarsità. Per lui, il capitalismo è caratterizzato da</hi><hi rend="CharOverride-1"> una condizione paradossale di scarsità: abbiamo scarsità nell’abbondanza. Vi</hi><hi rend="CharOverride-1"> è una sotto-utilizzazione delle risorse già disponibili, un sotto-utilizzo del</hi><hi rend="CharOverride-1"> capitale e del lavoro, un sotto-utilizzo della capacità produttiva e</hi><hi rend="CharOverride-1"> una disoccupazione involontaria. </hi></p><p rend="h2" ><hi>7. Conclusioni</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nelle </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Prospettive economiche per i </hi><hi rend="italic CharOverride-1">nostri pronipoti</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1930) (CW IX), Keynes auspica una liberazione dal </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro, non del lavoro, tramite il progresso tecnologico e la </hi><hi rend="CharOverride-1">produttività totale dei fattori, lavoro e capitale. Auspica una riduzione </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’orario di lavoro e delle ore di lavoro a </hi><hi rend="CharOverride-1">parità di salario, favorendo l’ozio attivo e la ricerca </hi><hi rend="CharOverride-1">della felicità, cioè il tempo per occuparsi dei fini spirituali:</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ammettiamo, a titolo di ipotesi, che di qui a cent’</hi><hi rend="CharOverride-1">anni la situazione economica di tutti noi sia in media </hi><hi rend="CharOverride-1">di otto volte superiore a quella odierna. Cosa di cui, </hi><hi rend="CharOverride-1">in verità, non dovremmo affatto stupirci. È ben vero che </hi><hi rend="CharOverride-1">i bisogni degli esseri umani possono apparire inesauribili. Essi, tuttavia, </hi><hi rend="CharOverride-1">rientrano in due categorie: i bisogni assoluti, nel senso che </hi><hi rend="CharOverride-1">li sentiamo quali che siano le condizioni degli esseri umani </hi><hi rend="CharOverride-1">nostri simili, e quelli relativi, nel senso che esistono solo </hi><hi rend="CharOverride-1">in quanto la soddisfazione di essi ci eleva, ci fa </hi><hi rend="CharOverride-1">sentire superiori ai nostri simili. I bisogni della seconda categoria, </hi><hi rend="CharOverride-1">quelli che soddisfano il desiderio di superiorità, possono davvero essere </hi><hi rend="CharOverride-1">inesauribili poiché quanto più alto è il livello generale, tanto </hi><hi rend="CharOverride-1">maggiori diventano. Il che non è altrettanto vero dei bisogni </hi><hi rend="CharOverride-1">assoluti: qui potremmo raggiungere presto, forse molto più presto di </hi><hi rend="CharOverride-1">quanto crediamo, il momento in cui questi bisogni risultano soddisfatti </hi><hi rend="CharOverride-1">nel senso che preferiamo dedicare le restanti energie a scopi </hi><hi rend="CharOverride-1">non economici. Veniamo ora alla mia conclusione che credo riterrete </hi><hi rend="CharOverride-1">sconcertante, anzi quanto più ci ripenserete, tanto più la troverete </hi><hi rend="CharOverride-1">sconcertante. Giungo alla conclusione che, scartando l’eventualità di guerra </hi><hi rend="CharOverride-1">e di incrementi demografici eccezionali, il problema economico può essere </hi><hi rend="CharOverride-1">risolto, o per lo meno giungere in vista di soluzione, </hi><hi rend="CharOverride-1">nel giro di un secolo… Tre ore di lavoro al</hi><hi rend="CharOverride-1"> giorno, infatti, sono più che sufficienti per soddisfare il vecchio</hi><hi rend="CharOverride-1"> Adamo che è in ciascuno di noi. Dovremo attenderci cambiamenti</hi><hi rend="CharOverride-1"> anche in altri campi. Quando l’accumulazione di ricchezza non</hi><hi rend="CharOverride-1"> rivestirà più un significato sociale importante, interverranno profondi mutamenti nel</hi><hi rend="CharOverride-1"> codice morale. Dovremo saperci liberare di molti dei principi pseudomorali</hi><hi rend="CharOverride-1"> che ci hanno superstiziosamente angosciati per due secoli, e per</hi><hi rend="CharOverride-1"> i quali abbiamo esaltato come massime virtù le qualità umane</hi><hi rend="CharOverride-1"> più spiacevoli. Dovremo avere il coraggio di assegnare alla motivazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> denaro il suo vero valore. L’amore per il denaro</hi><hi rend="CharOverride-1"> come possesso, e distinto dall’amore per il denaro come</hi><hi rend="CharOverride-1"> mezzo per godere i piaceri della vita sarà riconosciuto per</hi><hi rend="CharOverride-1"> quello che è: una passione morbosa, un po’ ripugnante, </hi><hi rend="CharOverride-1">una di quelle propensioni a metà criminali e a metà </hi><hi rend="CharOverride-1">patologiche che di solito si consegnano con un brivido allo </hi><hi rend="CharOverride-1">specialista di malattie mentali (“Economic Possibilities for our Grandchildren”,</hi><hi rend="CharOverride-1"> conferenza tenuta da Keynes a Madrid nel giugno del </hi><hi rend="CharOverride-1">1930, ora nel volume IX dei suoi </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Collected Writings</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Potremmo</hi><hi rend="CharOverride-1"> porci una domanda finale. È stato Keynes troppo ottimista sulle prospettive</hi><hi rend="CharOverride-1"> economiche future? Egli ha formulato una serie di previsioni sui</hi><hi rend="CharOverride-1"> tenori di vita e sulle abitudini lavorative da lì a</hi><hi rend="CharOverride-1"> cento anni (cioè, nel 2030) e ha avanzato alcune congetture</hi><hi rend="CharOverride-1"> sui futuri stili di vita degli individui, basate sulla sua</hi><hi rend="CharOverride-1"> filosofia morale e visione estetica. Molto precise sono state le</hi><hi rend="CharOverride-1"> sue previsioni riguardo ai livelli di reddito; ha invece sbagliato</hi><hi rend="CharOverride-1"> con le sue ipotesi relative agli orari di lavoro e</hi><hi rend="CharOverride-1"> agli stili di vita futuri. Keynes aveva predetto che, entro</hi><hi rend="CharOverride-1"> il 2030, i nipoti della sua generazione sarebbero vissuti in</hi><hi rend="CharOverride-1"> uno stato di abbondanza, appagati e finalmente liberi di dedicarsi</hi><hi rend="CharOverride-1"> ai fini spirituali, essendosi affrancati da attività economiche come il</hi><hi rend="CharOverride-1"> risparmio, l’accumulazione di capitale e il lavoro. Fatti salvo</hi><hi rend="CharOverride-1"> lo sviluppo economico registrato tra il 1930 e oggi, per</hi><hi rend="CharOverride-1"> non parlare degli eccezionali risultati ottenuti nella tecnologia, attualmente non</hi><hi rend="CharOverride-1"> c’è niente che risulti più lontano dal mondo auspicato</hi><hi rend="CharOverride-1"> da Keynes. I nipoti di Keynes sono ricchi e ancora</hi><hi rend="CharOverride-1"> più ricchi di quanto egli avesse previsto, eppure devono ancora</hi><hi rend="CharOverride-1"> risparmiare, accumulare capitale, lavorare per molte ore e non danno</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’impressione di aver raggiunto la sazietà nei consumi. Quindi,</hi><hi rend="CharOverride-1"> come è possibile che Keynes, profondo conoscitore dell’economia e</hi><hi rend="CharOverride-1"> della società, abbia saputo predire così precisamente il futuro dello</hi><hi rend="CharOverride-1"> sviluppo economico e del miglioramento del tenore di vita e</hi><hi rend="CharOverride-1"> sbagliare nel capire le tendenze future del lavoro e del</hi><hi rend="CharOverride-1"> tempo libero, dei consumi e del risparmio? Ma sorge anche</hi><hi rend="CharOverride-1"> un’altra domanda: come lavorare di meno, lavorare meglio e</hi><hi rend="CharOverride-1"> occupare il tempo libero? Come noto, vi sono bisogni assoluti</hi><hi rend="CharOverride-1"> che possono essere soddisfatti e bisogni relativi che sono invece</hi><hi rend="CharOverride-1"> insaziabili, anzi il marketing e la pubblicità ne creano continuamente</hi><hi rend="CharOverride-1"> di nuovi. È il consumo indotto che spinge a lavorare sempre</hi><hi rend="CharOverride-1"> di più. Alcuni accumulano, risparmiando, senza vivere; altri lavorano per</hi><hi rend="CharOverride-1"> consumare i consumi indotti (i consumisti). Teoricamente, attraverso il progresso</hi><hi rend="CharOverride-1"> tecnologico, potremmo liberarci dal lavoro come Keynes auspicava: i robot,</hi><hi rend="CharOverride-1"> le macchine, il digitale, i computer, l’internet … ma</hi><hi rend="CharOverride-1"> di fatto lavoriamo sempre di più, lavoriamo male senza felicità</hi><hi rend="CharOverride-1"> e siamo sempre più alienati dalla tecnologia. La tecnologia ci</hi><hi rend="CharOverride-1"> rende schiavi e i nuovi lavori sono anche sempre più</hi><hi rend="CharOverride-1"> dipendenti dagli algoritmi (Google Economics insegna) che ci comandano.</hi></p><p rend="h2" ><hi>Riferimenti </hi><hi>bibliografici</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Carabelli, Anna Maria. 1988. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">On Keynes’s Method</hi><hi rend="CharOverride-1">. London: Macmillan.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Carabelli, Anna Maria. 2021. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Keynes on Uncertainty and Tragic Happiness. Complexity and Expectations</hi><hi rend="CharOverride-1">. London: Palgrave Macmillan.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Keynes, John Maynard. MSS 1904a.</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> Ethics in Relation to Conduct</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Keynes, John Maynard. 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Milano: Adelphi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Keynes, John Maynard. 2019. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">teoria</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">generale</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">dell’occupazione,</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">dell’interesse</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">e</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">della</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">moneta</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">e</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">altri</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">scritti</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Giorgio La Malfa, e Giovanni Farese. Milano: Mondadori. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Keynes, John Maynard. 1931. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Essays in Persuasion</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">CW vol. IX (trad. it.: </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La fine del laissez-faire ed altri scritti</hi><hi rend="CharOverride-1">. Torino: Bollati Boringhieri, 1991).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Keynes, John Maynard. 1933. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Essays on Biography</hi><hi rend="CharOverride-1">, CW vol. X.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Keynes, John Maynard. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">MSS,</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">King’s</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">College</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Archive</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Centre</hi><hi rend="CharOverride-1">. Cambridge: The Papers of John Maynard Keynes. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Moore, George Edward. 1903. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Principia Ethica.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Cambridge: Cambridge University Press.</hi></p>  
      
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  </text>
</TEI>