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        <title type="main" level="a">Karl Korsch</title>
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            <forename>Giorgio</forename>
            <surname>Cesarale</surname>
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          <resp>This is a section of <title>Idee di lavoro e di ozio per la nostra civiltà</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0319-7</idno>) by </resp>
          <name>Giovanni Mari, Francesco Ammannati, Brogi Stefano, Tiziana Faitini, Arianna Fermani, Francesco Seghezzi, Annalisa Tonarelli</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.96</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
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          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>This essay is concerned with Karl Korsch’s account of labour, developed throughout his whole political and intellectual trajectory. Since his texts from 1912, Korsch tackled the topic of labour as crucial for the concrete elaboration of what the ‘socialisation of the means of production’ could mean. Answering this question requires facing the crossroad between direct and indirect forms of socialisation and workers’ political power. In Korsch, the notion of socialisation is thoroughly explored via that of labour, which is understood as the condition of possibility of any production. Moreover, his progressive understanding of this concept sheds lights onto the complexification of the joint problems of ownership and socialisation, even within the working class.</p>
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            <item>Karl Korsch</item>
            <item>labour</item>
            <item>socialisation</item>
            <item>Western Marxism</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.96<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.96" /></p>
      
      <p rend="h1_chapter">Karl Korsch</p><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Giorgio Cesarale</hi></p><p rend="h2" ><hi>1. Cenni biografici</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Karl Korsch è nato a</hi><hi rend="CharOverride-1"> Tostedt nel 1886. Dopo aver studiato giurisprudenza, economia e filosofia</hi><hi rend="CharOverride-1"> a Monaco, Berlino, Ginevra e Jena, tra il 1912 e</hi><hi rend="CharOverride-1"> il 1914 è a Londra, dove prende contatto con la</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Fabian Society</hi><hi rend="CharOverride-1">. Lo scoppio della Prima guerra mondiale lo </hi><hi rend="CharOverride-1">riconduce in Germania, per l’esercito della quale diventa ufficiale, </hi><hi rend="CharOverride-1">poi degradato a causa delle sue opinioni politiche. Nel dopoguerra, </hi><hi rend="CharOverride-1">insegna all’Università di Jena e intensifica la sua militanza, </hi><hi rend="CharOverride-1">nel quadro del movimento consiliare e delle organizzazioni della sinistra </hi><hi rend="CharOverride-1">marxista, entrando prima nella USPD di Kautsky e Hilferding e </hi><hi rend="CharOverride-1">poi nella VKPD, il Partito comunista unificato tedesco. Nel 1922 </hi><hi rend="CharOverride-1">pubblica </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Legislazione del lavoro per i consigli di fabbrica</hi><hi rend="CharOverride-1"> e </hi><hi rend="CharOverride-1">nel 1923, anno durante il quale partecipa al fallito tentativo </hi><hi rend="CharOverride-1">rivoluzionario tedesco, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Marxismo e filosofia. </hi><hi rend="CharOverride-1">Direttore dell’organo teorico della </hi><hi rend="CharOverride-1">KPD “Die Internationale” fra il 1924 e il 1925 e </hi><hi rend="CharOverride-1">deputato del partito al </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Reichstag</hi><hi rend="CharOverride-1"> fra il 1924 e il </hi><hi rend="CharOverride-1">1928, viene escluso dallo stesso nel 1926. Tra il 1926 </hi><hi rend="CharOverride-1">e il 1928 organizza l’attività dei suoi compagni attorno </hi><hi rend="CharOverride-1">alla rivista </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Kommunistische Politik</hi><hi rend="CharOverride-1">. Nel 1933, con l’avvento del</hi><hi rend="CharOverride-1"> nazismo, lascia la Germania e soggiorna in Inghilterra e Danimarca</hi><hi rend="CharOverride-1"> fino a quando, nel 1936, emigra negli Stati Uniti. Nel</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1938 pubblica il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Karl Marx</hi><hi rend="CharOverride-1">. Muore nel 1961 a </hi><hi rend="CharOverride-1">Cambridge, nel Massachussetts. </hi></p><p rend="h2" ><hi>2. Dalla crisi della socialdemocrazia alla rivoluzione</hi><hi> tedesca (1912-1919)</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’incunabolo della riflessione di Karl Korsch sul </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro può essere rilevato in “La formula socialista per l’</hi><hi rend="CharOverride-1">organizzazione dell’economia”, articolo pubblicato nel 1912 sulla rivista </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Die </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Tat</hi><hi rend="CharOverride-1">, in quell’anno rilevata dall’editore Eugen Diederichs per</hi><hi rend="CharOverride-1"> ricurvarla alla rigenerazione mistica e antiliberale della nazione tedesca. Korsch,</hi><hi rend="CharOverride-1"> che in quel momento risiedeva a Londra, per allargarvi i</hi><hi rend="CharOverride-1"> propri lavori giuridici – terminati nella loro prima fase a</hi><hi rend="CharOverride-1"> Jena, dove fioriva il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Freirechtsbewegung</hi><hi rend="CharOverride-1">, il giusliberismo tedesco, con </hi><hi rend="CharOverride-1">una tesi di laurea sull’applicazione delle regole della prova </hi><hi rend="CharOverride-1">nel processo civile –, vi esprime per un verso la</hi><hi rend="CharOverride-1"> sua vicinanza alla </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Fabian Society</hi><hi rend="CharOverride-1">, con i suoi progetti </hi><hi rend="CharOverride-1">di più dettagliata organizzazione razionale della società; per altro verso </hi><hi rend="CharOverride-1">le sue simpatie per il sindacalismo rivoluzionario, le cui rivendicazioni </hi><hi rend="CharOverride-1">sono «tanto più semplici e vicine all’operaio di fabbrica» </hi><hi rend="CharOverride-1">da «scuotere fortemente i dogmi dominanti del marxismo» (Korsch 1975, </hi><hi rend="CharOverride-1">9). Questo infatti non era riuscito a conferire un contenuto </hi><hi rend="CharOverride-1">concreto, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">specifico</hi><hi rend="CharOverride-1">, alla formula della ʻsocializzazione dei mezzi di produzione</hi><hi rend="CharOverride-1">’</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="CharOverride-1"> come espressione dell’autogoverno operaio. Ne è risultata una indeterminatezza</hi><hi rend="CharOverride-1"> teorica, che non ha giovato alla chiarezza ed efficacia delle</hi><hi rend="CharOverride-1"> prospettive operative del movimento socialista in Germania. Korsch ritorna sul</hi><hi rend="CharOverride-1"> problema nell’articolo su “Socializzazione e movimento operaio” apparso nel</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1919 sulla rivista </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Freies Deutschland</hi><hi rend="CharOverride-1">, dove l’ambiguità dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">espressione ʻsocializzazione dei mezzi di produzione’ è sciolta attraverso due </hi><hi rend="CharOverride-1">sue possibili estensioni concettuali: essa può significare tanto ʻpartecipazione all’</hi><hi rend="CharOverride-1">utile della produzione’ da parte dei lavoratori, quanto ʻpartecipazione alla </hi><hi rend="CharOverride-1">gestione della produzione’, la vera e propria democrazia industriale, nella </hi><hi rend="CharOverride-1">quale la decisione circa il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">che cosa</hi><hi rend="CharOverride-1">, il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">come</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="CharOverride-1">il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">quanto</hi><hi rend="CharOverride-1"> produrre spetta all’insieme dei lavoratori associati. Riguardo </hi><hi rend="CharOverride-1">al primo caso, occorre distinguere poi fra socializzazione ʻindiretta’, per </hi><hi rend="CharOverride-1">la quale la proprietà dei mezzi di produzione viene semplicemente </hi><hi rend="CharOverride-1">trasferita o allo Stato (la nazionalizzazione) o al comune (la </hi><hi rend="CharOverride-1">municipalizzazione) o alla cooperativa di consumo senza che il rapporto </hi><hi rend="CharOverride-1">salariale venga al contempo mutato, e socializzazione ʻdiretta’, per la </hi><hi rend="CharOverride-1">quale tutta la proprietà dei mezzi di produzione passa ai </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoratori salariati, i quali smettono così di essere tali, potendo </hi><hi rend="CharOverride-1">accampare ora una pretesa alla ricchezza sociale pienamente corrispondente alla </hi><hi rend="CharOverride-1">loro prestazione lavorativa. Con la socializzazione indiretta viene tuttavia alla </hi><hi rend="CharOverride-1">luce una difficoltà che non è superata neanche in quella </hi><hi rend="CharOverride-1">diretta, nella democrazia industriale: alla contrapposizione di classe fra capitalisti </hi><hi rend="CharOverride-1">e lavoratori salariati, tipica del capitalismo, subentra quella fra </hi><hi rend="italic CharOverride-1">produttori</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">immediati, capaci o meno di dirigere la produzione, e la </hi><hi rend="CharOverride-1">totalità dei </hi><hi rend="italic CharOverride-1">consumatori</hi><hi rend="CharOverride-1">, membri della società nel suo complesso (Korsch</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1975, 10-7)</hi><hi rend="italic CharOverride-1">. </hi><hi rend="CharOverride-1">È attorno a questa difficoltà del processo </hi><hi rend="CharOverride-1">di socializzazione che Korsch dipanerà il suo sforzo teorico-politico.</hi></p><p rend="h2" ><hi>3.</hi><hi rend="italic"> </hi><hi>Consigli di fabbrica e socializzazione (1919-1922)</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Gli anni della Prima guerra</hi><hi rend="CharOverride-1"> mondiale, così per Korsch come per il suo </hi><hi rend="italic CharOverride-1">compagnon de</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> route</hi><hi rend="CharOverride-1">, György Lukács, sono quelli della svolta verso il </hi><hi rend="CharOverride-1">partito operaio: Korsch trascorre gli ultimi mesi del conflitto in </hi><hi rend="CharOverride-1">un reparto militare che è per la conclusione delle operazioni </hi><hi rend="CharOverride-1">belliche e l’apertura di un processo rivoluzionario in Germania, </hi><hi rend="CharOverride-1">la quale in quel momento, fra il novembre del 1918 </hi><hi rend="CharOverride-1">e i primi mesi del 1919, è punteggiata da una </hi><hi rend="CharOverride-1">fitta rete di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Arbeiter</hi><hi rend="CharOverride-1">- </hi><hi rend="italic CharOverride-1">und Soldatenräte</hi><hi rend="CharOverride-1">, di consigli operai </hi><hi rend="CharOverride-1">e di soldati. Entusiasmato dal movimento, ma anche preoccupato di </hi><hi rend="CharOverride-1">definirne gli obiettivi, Korsch diventa assistente di Robert Wilbrandt nella </hi><hi rend="CharOverride-1">sua attività di membro della Commissione per la socializzazione dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">industria, organo istituito dal governo socialdemocratico per verificare la perseguibilità </hi><hi rend="CharOverride-1">del progetto di superamento della proprietà privata dei mezzi di </hi><hi rend="CharOverride-1">produzione (Rusconi 1973, 1199-200). Ma la Commissione non andò molto </hi><hi rend="CharOverride-1">avanti, limitandosi a sostenere l’urgenza della socializzazione solo là </hi><hi rend="CharOverride-1">dove ne esistessero concretamente le condizioni, come nella industria mineraria. </hi><hi rend="CharOverride-1">La legge sulla socializzazione del 3 marzo 1919 e poi, </hi><hi rend="CharOverride-1">più decisivamente ancora, gli articoli 155 e 165 della Costituzione </hi><hi rend="CharOverride-1">di Weimar, che autorizzavano il governo a prendere possesso rispettivamente </hi><hi rend="CharOverride-1">della terra e delle più importanti industrie della nazione, se </hi><hi rend="CharOverride-1">ciò fosse risultato funzionale allo sviluppo delle forze produttive, resero </hi><hi rend="CharOverride-1">in ogni caso superflua l’esistenza stessa della Commissione. Il </hi><hi rend="CharOverride-1">fallimento di quest’ultima coincise, tuttavia, con un salto di </hi><hi rend="CharOverride-1">qualità nella riflessione di Korsch sulla questione, documentato da </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Che </hi><hi rend="italic CharOverride-1">cosa è la socializzazione? Un programma di socialismo pratico</hi><hi rend="CharOverride-1">, opuscolo</hi><hi rend="CharOverride-1"> pubblicato nel marzo 1919 dalle edizioni Freies Deutschland, allora associate</hi><hi rend="CharOverride-1"> alla sinistra della socialdemocrazia tedesca.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In questo testo, Korsch dà </hi><hi rend="CharOverride-1">anzitutto mostra di aver raggiunto una comprensione più matura della </hi><hi rend="CharOverride-1">critica marxiana dell’economia politica, tant’è che dopo aver </hi><hi rend="CharOverride-1">rapidamente sostenuto che la socializzazione richiesta dal socialismo si articola </hi><hi rend="CharOverride-1">in due fasi, la prima delle quali consiste nella socializzazione </hi><hi rend="CharOverride-1">dei mezzi di produzione e nella «emancipazione del lavoro che </hi><hi rend="CharOverride-1">ciò comporta» e la seconda «nella socializzazione del lavoro» (Korsch </hi><hi rend="CharOverride-1">1970, 1), egli avverte il bisogno di risalire ai fondamenti, </hi><hi rend="CharOverride-1">spiegando, in diretto riferimento a Marx, che cosa sono la </hi><hi rend="CharOverride-1">produzione, i mezzi di produzione, il capitale, l’ordinamento sociale </hi><hi rend="CharOverride-1">capitalistico, il rapporto fra potere economico e potere politico (Korsch </hi><hi rend="CharOverride-1">1970, 2-9). Il lavoro, come «uso di mezzi di produzione </hi><hi rend="CharOverride-1">[che] dà luogo a una prestazione produttiva di qualunque tipo», </hi><hi rend="CharOverride-1">ne è comunque al centro, consentendogli di precisare, in senso </hi><hi rend="CharOverride-1">anti-feticistico, che esso non è un «singolo mezzo di produzione </hi><hi rend="CharOverride-1">accanto ad altri mezzi di produzione»; esso è invece la </hi><hi rend="CharOverride-1">«condizione generale e necessaria di ogni uso produttivo dei mezzi </hi><hi rend="CharOverride-1">di produzione, dunque di ogni produzione in generale» (Korsch 1970, </hi><hi rend="CharOverride-1">3). Per riattingere la natura sociale del lavoro, pervenendo </hi><hi rend="CharOverride-1">alla socializzazione dei mezzi di produzione, la prima delle vie </hi><hi rend="CharOverride-1">sperimentate dal socialismo è la ʻpolitica sociale’, la limitazione delle </hi><hi rend="CharOverride-1">prerogative del capitalista privato effettuata da organismi di diritto pubblico </hi><hi rend="CharOverride-1">(comunità e camere del lavoro, associazioni territoriali etc.), che tuttavia </hi><hi rend="CharOverride-1">non può essere giudicata sufficiente: essa, come confermato dai suoi </hi><hi rend="CharOverride-1">principali sostenitori nelle fila della socialdemocrazia tedesca, fra i quali </hi><hi rend="CharOverride-1">il leader del revisionismo, Eduard Bernstein, non procura alcun </hi><hi rend="italic CharOverride-1">salto</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">rivoluzionario (Korsch 1970, 9-11). Anche la seconda via praticata dal </hi><hi rend="CharOverride-1">movimento operaio per la socializzazione dei mezzi di produzione, vale </hi><hi rend="CharOverride-1">a dire la totale estromissione dei capitalisti dal governo della </hi><hi rend="CharOverride-1">produzione, conseguentemente nazionalizzata, municipalizzata o propriamente socializzata (attraverso le cooperative </hi><hi rend="CharOverride-1">di produzione), rischia di ricostituire una proprietà </hi><hi rend="italic CharOverride-1">particolare</hi><hi rend="CharOverride-1">, contrapponendo gli</hi><hi rend="CharOverride-1"> interessi dell’«operaio che produce in ogni singolo ramo della</hi><hi rend="CharOverride-1"> produzione» a quelli «della totalità dei restanti produttori e consumatori»</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Korsch 1970, 14). Nella prima fase della socializzazione dei mezzi</hi><hi rend="CharOverride-1"> di produzione, dunque, il lavoro è senz’altro emancipato, in</hi><hi rend="CharOverride-1"> quanto ottiene il diritto a una «quota del provento della</hi><hi rend="CharOverride-1"> produzione sociale </hi><hi rend="italic CharOverride-1">corrispondente</hi><hi rend="CharOverride-1"> alla durata e alla qualità del suo</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro» (Korsch 1970, 33) e quello al controllo della stessa</hi><hi rend="CharOverride-1"> produzione sociale, ma in essa l’industria è ancora caratterizzata</hi><hi rend="CharOverride-1"> dalla partecipazione </hi><hi rend="italic CharOverride-1">differenziata</hi><hi rend="CharOverride-1"> all’utile complessivo, distribuito secondo i diversi</hi><hi rend="CharOverride-1"> gruppi lavorativi</hi><hi rend="italic CharOverride-1">.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Solo progressivamente sorgerà «all’interno della produzione </hi><hi rend="CharOverride-1">autonoma […] quel </hi><hi rend="italic CharOverride-1">senso di solidarietà</hi><hi rend="CharOverride-1"> che costituisce il presupposto </hi><hi rend="CharOverride-1">della realizzazione della seconda e più elevata fase dell’economia </hi><hi rend="CharOverride-1">collettivista» (Korsch 1970, 35).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Negli altri articoli pubblicati fra il 1919</hi><hi rend="CharOverride-1"> e il 1920 intorno alla questione della socializzazione, per esempio</hi><hi rend="CharOverride-1"> “La questione della socializzazione prima e dopo la rivoluzione”, “Il</hi><hi rend="CharOverride-1"> programma di socializzazione socialista e quello sindacalista”, “La divisione del</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro tra lavoro manuale e lavoro intellettuale e il socialismo”,</hi><hi rend="CharOverride-1"> “Questioni fondamentali connesse con la socializzazione”, “Socialismo e riforma sociale”,</hi><hi rend="CharOverride-1"> poi raccolti in </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Consigli di fabbrica e socializzazione</hi><hi rend="CharOverride-1">, ciò </hi><hi rend="CharOverride-1">che si articola è una visione più organica del sistema </hi><hi rend="CharOverride-1">consiliare, chiamato a contemperare la pressione dal basso all’autogoverno </hi><hi rend="CharOverride-1">dei lavoratori con quella dall’alto al controllo delle variabili </hi><hi rend="CharOverride-1">macroeconomiche. L’esempio è ormai quello della Russia bolscevica e </hi><hi rend="CharOverride-1">del Lenin di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">I compiti immediati del potere sovietico</hi><hi rend="CharOverride-1">, che</hi><hi rend="CharOverride-1"> ammette la differenziazione salariale nell’industria per includervi i tecnici</hi><hi rend="CharOverride-1"> qualificati, promuovendo la crescita della produttività. Ma la diagnosi del</hi><hi rend="CharOverride-1"> fallimento della rivoluzione dei consigli in Germania rimane profondamente ancorata</hi><hi rend="CharOverride-1"> ai suoi presupposti originari, insieme fabiani e sindacalistico-rivoluzionari:</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">la grande </hi><hi rend="CharOverride-1">ora [è] trascorsa senza che si cogliesse l’occasione; mancavano </hi><hi rend="CharOverride-1">infatti […] le premesse </hi><hi rend="italic CharOverride-1">psicologico-sociali</hi><hi rend="CharOverride-1"> che avrebbero permesso di coglierla: </hi><hi rend="CharOverride-1">nessuno nutriva una </hi><hi rend="italic CharOverride-1">fiducia</hi><hi rend="CharOverride-1"> decisa, capace di trascinare le masse, </hi><hi rend="CharOverride-1">nella realizzabilità immediata del sistema economico socialista, congiunta con la </hi><hi rend="CharOverride-1">chiara comprensione dei passi preliminari da compiere (Korsch 1970, 84).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il</hi><hi rend="CharOverride-1"> capolavoro di Korsch sulla questione della socializzazione e della democratizzazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> della produzione è tuttavia </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Legislazione del lavoro per i consigli</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> di fabbrica</hi><hi rend="CharOverride-1">, pubblicato nel 1922 a Berlino, nel pieno </hi><hi rend="CharOverride-1">della fase ‘leninista’ da egli attraversata nella KPD, che più </hi><hi rend="CharOverride-1">avanti, nell’ottobre-novembre 1923, lo condurrà ad assumere l’incarico </hi><hi rend="CharOverride-1">di Ministro della giustizia nel ‘governo operaio’ della Turingia, rapidamente </hi><hi rend="CharOverride-1">sciolto dal governo centrale diretto dal socialdemocratico Stresemann.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il libro è</hi><hi rend="CharOverride-1"> diviso in due parti, di cui la prima, più teorica,</hi><hi rend="CharOverride-1"> riassume i risultati della seconda, che commenta analiticamente la legge</hi><hi rend="CharOverride-1"> del </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Reich</hi><hi rend="CharOverride-1"> sui consigli di fabbrica del 4 febbraio 1920.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Ciò che tuttavia non cambia tra l’una e l</hi><hi rend="CharOverride-1">’altra parte è l’impostazione argomentativa, ispirata alla tesi leniniana</hi><hi rend="CharOverride-1"> per la quale quella presente è una epoca di guerre</hi><hi rend="CharOverride-1"> e rivoluzioni, di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">transizione</hi><hi rend="CharOverride-1"> al socialismo (Goode 1979, 50). Questo</hi><hi rend="CharOverride-1"> si rifletterebbe immediatamente nel campo del diritto del lavoro, che</hi><hi rend="CharOverride-1"> è sottoposto a due spinte contrapposte: mentre la classe borghese</hi><hi rend="CharOverride-1"> lo considera dal punto di vista del «contratto di lavoro»,</hi><hi rend="CharOverride-1"> e della libertà ed eguaglianza che spettano formalmente ai suoi</hi><hi rend="CharOverride-1"> contraenti, la classe proletaria lo considera dal punto di vista</hi><hi rend="CharOverride-1"> della «organizzazione del lavoro», della </hi><hi rend="italic CharOverride-1">cooperazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> organizzata fra gli uomini</hi><hi rend="CharOverride-1"> volta alla produzione dei valori d’uso (Korsch 1970, 109).</hi><hi rend="CharOverride-1"> Più specificamente, la lotta di classe fra borghesia e proletariato</hi><hi rend="CharOverride-1"> nasce allorché per volgere la cooperazione organizzata fra i lavoratori</hi><hi rend="CharOverride-1"> allo scopo della valorizzazione del valore il capitalista è costretto</hi><hi rend="CharOverride-1"> a imporre un rapporto di potere brutalmente verticale, che lacera</hi><hi rend="CharOverride-1"> la simmetria delle parti contraenti. Quel che allora si tratta</hi><hi rend="CharOverride-1"> di perseguire è l’approfondimento dell’impulso alla liberazione dal</hi><hi rend="CharOverride-1"> dominio, spostandolo dal terreno intellettuale e politico, dove le rivoluzioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> borghesi lo hanno originariamente posto, a quello produttivo, nel quale</hi><hi rend="CharOverride-1"> si deve svolgere come liberazione del lavoro (Korsch 1970, 112-25).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Tra il campo ‘sovrastrutturale’ e ‘strutturale’ esiste uno stretto parallelismo: </hi><hi rend="CharOverride-1">mentre la linea di sviluppo della comunità politica procede nella </hi><hi rend="CharOverride-1">modernità dallo Stato feudale alla repubblica democratica passando per la </hi><hi rend="CharOverride-1">monarchia assoluta, costituzionale e parlamentare, la linea di sviluppo della </hi><hi rend="CharOverride-1">organizzazione del lavoro procede dalla formazione patriarcale e medievale del </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro, nella quale l’illibertà dell’operaio è limitata da </hi><hi rend="CharOverride-1">una serie di vincoli sociali, al ʻcostituzionalismo’ industriale passando per </hi><hi rend="CharOverride-1">il dispotismo capitalistico in fabbrica (Korsch 1970, 130-31). Il costituzionalismo </hi><hi rend="CharOverride-1">industriale è stato conquistato in tre modi:</hi></p><p rend="text_list" ><hi rend="CharOverride-1">a) 	con la </hi><hi rend="italic CharOverride-1">legislazione</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> sociale</hi><hi rend="CharOverride-1">, ovvero «la limitazione del dominio assoluto del “datore </hi><hi rend="CharOverride-1">di lavoro” capitalistico sulle condizioni di lavoro dei “suoi operai” </hi><hi rend="CharOverride-1">e sull’intero processo di produzione […] avvenuta attraverso “interventi” </hi><hi rend="CharOverride-1">dello stato nella “libertà” borghese dell’industria e del contratto </hi><hi rend="CharOverride-1">di lavoro» (Korsch 1970, 131-32);</hi></p><p rend="text_list" ><hi rend="CharOverride-1">b) 	con le </hi><hi rend="italic CharOverride-1">coalizioni sindacali</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="CharOverride-1">finalizzate a negoziare con i capitalisti condizioni e prezzo dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">utilizzo della forza-lavoro (il salario) (Korsch 1970, 132-33);</hi></p><p rend="text_list" ><hi rend="CharOverride-1">c) 	con le</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">rappresentanze operaie elettive</hi><hi rend="CharOverride-1">, che esprimono il diritto «di compartecipazione </hi><hi rend="CharOverride-1">per l’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">operaio in quanto tale</hi><hi rend="CharOverride-1">, per l’operaio in</hi><hi rend="CharOverride-1"> quanto membro attivo nella comunità di lavoro, per l’operaio</hi><hi rend="CharOverride-1"> in quanto </hi><hi rend="italic CharOverride-1">attinente alla fabbrica</hi><hi rend="CharOverride-1">» (Korsch 1970, 133).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La transizione</hi><hi rend="CharOverride-1"> al socialismo deve essere interamente occupata dal compito di passare</hi><hi rend="CharOverride-1"> dal costituzionalismo industriale alla democrazia industriale, che è un altro</hi><hi rend="CharOverride-1"> nome per la dittatura del proletariato in quanto combinazione dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’espropriazione dei capitalisti all’erompere dell’autonomia operaia. Ma questo</hi><hi rend="CharOverride-1"> compito non potrà mai essere realizzato finché il consiglio di</hi><hi rend="CharOverride-1"> fabbrica è concepito come </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Betriebsrat</hi><hi rend="CharOverride-1">, rappresentanza dei lavoratori incorporata </hi><hi rend="CharOverride-1">alla </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Mitbestimmung</hi><hi rend="CharOverride-1"> (la co-decisione), prevista dalla legge del </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Reich</hi><hi rend="CharOverride-1"> del </hi><hi rend="CharOverride-1">1920 come polo delle trattative con i capitalisti, e non </hi><hi rend="CharOverride-1">come </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Arbeitsrat</hi><hi rend="CharOverride-1">, organo che esprime la determinazione rivoluzionaria dei lavoratori</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Korsch 1970, 206-7).</hi></p><p rend="h2" ><hi>4. Da </hi><hi rend="italic">Marxismo e filosofia</hi><hi> al </hi><hi rend="italic">Karl</hi><hi rend="italic"> Marx</hi><hi> (1923-1938)</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’obiettivo di ridare slancio rivoluzionario </hi><hi rend="CharOverride-1">alla strategia del movimento operaio ricompare in </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Marxismo e filosofia</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">(1923), l’opera che, accanto a </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Storia e coscienza di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">classe</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Lukács, ha fondato il campo marxista occidentale. Qui </hi><hi rend="CharOverride-1">l’asse del ragionamento passa dalla dimensione </hi><hi rend="italic CharOverride-1">produttiva</hi><hi rend="CharOverride-1"> a quella </hi><hi rend="italic CharOverride-1">ideologica</hi><hi rend="CharOverride-1">, attraverso la tesi per cui occorre sciogliere </hi><hi rend="italic CharOverride-1">dialetticamente</hi><hi rend="CharOverride-1"> e</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">praticamente</hi><hi rend="CharOverride-1"> la rigidità del nesso secondo-internazionalistico fra coscienza e realtà.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Ma se coscienza e realtà devono essere riunite, in quanto</hi><hi rend="CharOverride-1"> ricollocate nell’alveo della </hi><hi rend="italic CharOverride-1">praxis</hi><hi rend="CharOverride-1">, lo stesso marxismo dovrà </hi><hi rend="CharOverride-1">essere ripensato, nei termini di una teoria che non si </hi><hi rend="CharOverride-1">limiti a rispecchiare la società presente nel suo carattere parcellizzato, </hi><hi rend="CharOverride-1">ma miri a esservi coinvolto secondo un progetto di trasformazione </hi><hi rend="CharOverride-1">che fissa la totalità del sistema.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il tentativo di rifondare il</hi><hi rend="CharOverride-1"> marxismo, facendolo derivare da una più originaria istanza attivistica e</hi><hi rend="CharOverride-1"> dialettica, è, insieme ai dissensi rispetto alla linea dell’Internazionale</hi><hi rend="CharOverride-1"> comunista, maturati negli anni 1924-1927, alla radice del progressivo sganciamento</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Korsch dal bolscevismo. È una rottura che ha numerose</hi><hi rend="CharOverride-1"> implicazioni non solo sul terreno filosofico, dove essa comanda la</hi><hi rend="CharOverride-1"> definitiva resa dei conti tanto con l’evoluzionismo meccanicistico della</hi><hi rend="CharOverride-1"> tradizione socialdemocratica, eseguita nell’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Anti-Kautsky </hi><hi rend="CharOverride-1">del 1929, quanto con la</hi><hi rend="CharOverride-1"> filosofia del Lenin di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Materialismo ed empiriocriticismo</hi><hi rend="CharOverride-1">, accusata nella</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Introduzione </hi><hi rend="CharOverride-1">alla seconda edizione di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Marxismo e filosofia</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1930) di </hi><hi rend="CharOverride-1">non aver compreso in quale direzione trasformare materialisticamente la dialettica </hi><hi rend="CharOverride-1">hegeliana, limitandosi a sostituire il soggetto della dialettica idealistica, lo </hi><hi rend="CharOverride-1">spirito o l’assoluto, con un altro, la materia; ma </hi><hi rend="CharOverride-1">anche sul terreno più ampiamente sindacale, dove essa stimola sia </hi><hi rend="CharOverride-1">la critica, in “Sul diritto di contrattazione delle unioni sindacali </hi><hi rend="CharOverride-1">rivoluzionarie” (1928), al monopolio della rappresentanza rivendicato dalle organizzazioni sindacali </hi><hi rend="CharOverride-1">ufficiali in Germania (socialdemocratica, cristiana, Hirsch-Duncker) (Korsch 1975, 201-41), sia </hi><hi rend="CharOverride-1">la valorizzazione dell’esperienza rivoluzionaria in Spagna, con la ripresa </hi><hi rend="CharOverride-1">dei progetti di socializzazione integrale dell’economia (Korsch 1975, 282-302).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È</hi><hi rend="CharOverride-1"> tuttavia nel </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Karl Marx</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1938), libro che presenta i tratti</hi><hi rend="CharOverride-1"> complessivi dell’itinerario teorico-pratico di Marx, che Korsch porta al</hi><hi rend="CharOverride-1"> suo vertice la ricerca intorno alle condizioni di un nuovo</hi><hi rend="CharOverride-1"> criticismo rivoluzionario, capace di riunificare la teoria alla </hi><hi rend="italic CharOverride-1">praxis</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="CharOverride-1">È per questo che, dopo aver separato il marxismo dalla </hi><hi rend="CharOverride-1">sociologia e analizzato le nozioni marxiane di ʻevoluzione’, ʻmutamento’, ʻdialettica’, </hi><hi rend="CharOverride-1">ʻprassi’, egli giunge alla enucleazione delle peculiarità della critica marxiana </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’economia politica, intesa non più come scienza della </hi><hi rend="italic CharOverride-1">merce</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="CharOverride-1"> ma come </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">scienza diretta del lavoro sociale, e del suo</hi><hi rend="CharOverride-1"> incatenamento nei rapporti sociali di produzione della presente epoca borghese</hi><hi rend="CharOverride-1"> e della rottura rivoluzionaria di questi ultimi mediante la lotta</hi><hi rend="CharOverride-1"> di classe del proletariato. […] Soltanto nominalmente “il capitale” forma</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’oggetto della nuova teoria economica di Marx […]. Il</hi><hi rend="CharOverride-1"> suo vero oggetto è “il lavoro” nella sua presente forma</hi><hi rend="CharOverride-1"> economica di soggiogamento al capitale e nel suo sviluppo verso</hi><hi rend="CharOverride-1"> una nuova forma, liberata grazie alla lotta rivoluzionaria del proletariato,</hi><hi rend="CharOverride-1"> una forma direttamente sociale e socialista (Korsch 1969, 116-17).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È </hi><hi rend="CharOverride-1">grazie a questa comprensione del lavoro sociale, quale unità del </hi><hi rend="CharOverride-1">processo lavorativo, che produce valori d’uso, e del processo </hi><hi rend="CharOverride-1">di valorizzazione, che produce valori, che si può oltrepassare la </hi><hi rend="CharOverride-1">divaricazione, emersa nel corpo del pensiero marxista, fra la contraddizione </hi><hi rend="CharOverride-1">delle forze produttive rispetto ai rapporti di produzione, espressione </hi><hi rend="italic CharOverride-1">oggettiva</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">del materialismo storico formulata nella </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Prefazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> a </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Per la critica </hi><hi rend="italic CharOverride-1">dell’economia politica</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1859), e la lotta e il contrasto </hi><hi rend="CharOverride-1">fra le classi, l’espressione </hi><hi rend="italic CharOverride-1">soggettiva</hi><hi rend="CharOverride-1"> dello stesso enunciata nel </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Manifesto del partito comunista </hi><hi rend="CharOverride-1">(1848) (Korsch 1969, 215). L’attestazione </hi><hi rend="CharOverride-1">negli scritti successivi del permanere della eterogeneità fra espressione oggettiva </hi><hi rend="CharOverride-1">e soggettiva del materialismo storico ne rivela lo stato di </hi><hi rend="CharOverride-1">crisi, di cui si dà qualche cenno risolutivo nel contesto </hi><hi rend="CharOverride-1">delle lotte di liberazione anticoloniale (Korsch 2023, 345-47).</hi></p><p rend="h2" ><hi>Riferimenti bibliografici</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Buckmiller, </hi><hi rend="CharOverride-1">Michael. 1973. “Marxismus als Realität. Zur Rekonstruktion der theoretischen und politischen Entwicklung Karl Korschs.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Über Karl Korsch</hi><hi rend="CharOverride-1">, hrsg. von Klaus Kamberger, und Claudio Pozzoli, 15-85. Frankfurt am Main: Taschenbuch. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Carrino, Agostino. 1981. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Stato e filosofia nel marxismo occidentale. Saggio su Karl Korsch</hi><hi rend="CharOverride-1">. Napoli: Jovene.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Ceppa, Leonardo. 1973. “La concezione del marxismo in Karl Korsch.” I</hi><hi rend="CharOverride-1">n </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Annali.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Storia del marxismo contemporaneo</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Aldo Zanardo, 1231-259, Milano:</hi><hi rend="CharOverride-1"> Feltrinelli.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Goode, Patrick. 1979. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Karl Korsch. A Study in Western Marxism</hi><hi rend="CharOverride-1">. London: MacMillan.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Korsch, Hedda. 1972. “Memories</hi><hi rend="CharOverride-1"> of Karl Korsch.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">New Left Review</hi><hi rend="CharOverride-1"> 76: 34-45.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Korsch, Karl. 1966.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Marxismo e filosofia</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">traduzione di Giorgio Backhaus. Milano: SugarCo.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Korsch, Karl. 1969.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Karl Marx</hi><hi rend="CharOverride-1">, traduzione di Augusto Illuminati. Bari: Laterza.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Korsch, Karl. 1970.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Consigli di fabbrica e socializzazione</hi><hi rend="CharOverride-1">, traduzione di Giorgio Backhaus. Bari: Laterza.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Korsch, Karl. 1971.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il materialismo storico. Anti-Kautsky</hi><hi rend="CharOverride-1">, traduzione di Enzo Tota. Bari: Laterza.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Korsch, Karl. 1974.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Dialettica e scienza nel marxismo</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Gian Enrico Rusconi. Roma-Bari: Laterza.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Korsch,</hi><hi rend="CharOverride-1"> Karl. 1975. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Scritti politici</hi><hi rend="CharOverride-1">, 2 voll., a cura di Gian </hi><hi rend="CharOverride-1">Enrico Rusconi. Roma-Bari: Laterza. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Korsch, Karl. 2023. “Marxism, State and Counterrevolution.” In Karl Korsch, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Gesamtausgabe,</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Aufsätze und nachgelassene</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> Schriften 1938-1956</hi><hi rend="CharOverride-1">, Band 7, hrsg. von Michael Buckmiller, und Michel Prat. Hannover: IISG/Offizin.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Marramao, Giacomo. 1975. </hi><hi rend="CharOverride-1">“Teoria della crisi e ‘problematica della costituzione.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Critica Marxista</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2-3: 115-45</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Negt, Oskar. 1973. “Theorie, Empirie und Klassenkampf. Zur Konstitutionsproblematik bei Karl Korsch.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Über Karl Korsch</hi><hi rend="CharOverride-1">, hrsg. </hi><hi rend="CharOverride-1">von Klaus Kamberger, und Claudio Pozzoli, 107-37. Frankfurt am Main: </hi><hi rend="CharOverride-1">Taschenbuch.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Rusconi, Gian Enrico. 1973. “La problematica dei consigli in Karl Korsch.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Annali. Storia del marxismo contemporaneo</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura </hi><hi rend="CharOverride-1">di Aldo Zanardo, 1197-230. Milano: Feltrinelli.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Trentin, Bruno. 2014. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La città del lavoro. Sinistra e crisi del fordismo</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="CharOverride-1">a cura di Iginio Ariemma. Firenze: Firenze University Press. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Vacca, </hi><hi rend="CharOverride-1">Giuseppe. 1969. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Lukács o Korsch?</hi><hi rend="CharOverride-1">. Bari: De Donato.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Vacca, Giuseppe. 1978. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Criticità e trasformazione. Korsch teorico e politico, 1923-1938</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Bari: Dedalo.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Wolff, Michael. 1973. “Karl Korsch und die Widersprüche des Sozialrechts. Undogmatische Standpunkte eines wiederentdeckten Naturrechtslehrers des Arbeiterklasse.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Über Karl Korsch</hi><hi rend="CharOverride-1">, hrsg.</hi><hi rend="CharOverride-1"> von Klaus Kamberger, und Claudio Pozzoli, 158-176. Frankfurt am Main: Taschenbuch.</hi></p>  
      
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        <listBibl>
          <head>References</head>
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          <bibl n="146077">Marramao, Giacomo. 1975. “Teoria della crisi e ‘problematica della costituzione.” Critica Marxista 2-3: 115-45.</bibl>
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        </listBibl>
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