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        <title type="main" level="a">Il lavoro in Lukács</title>
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            <forename>Antonino</forename>
            <surname>Infranca</surname>
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          <resp>This is a section of <title>Idee di lavoro e di ozio per la nostra civiltà</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0319-7</idno>) by </resp>
          <name>Giovanni Mari, Francesco Ammannati, Brogi Stefano, Tiziana Faitini, Arianna Fermani, Francesco Seghezzi, Annalisa Tonarelli</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.97</idno>
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          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>The essay deals with the category of work in Lukács. Lukács has been interested in work since his earliest works. The work where he directly addresses the problem of work is History and Class Consciousness. In this work he analyzes and describes the phenomenon of reification. Work is transformed into a thing and thus can be fragmented and manipulated to increase production. After reading Marx's economic-philosophical manuscripts, Lukács discovers the ontological character of the work. He defines an ontological conception of work, that expressed in the Ontology of Social Being. Work is the moment that distinguishes man from animal. Work is the model of every form of human practice, through the position of the purpose, the investigation of the natural means to achieve it and its realization.</p>
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            <item>Work</item>
            <item>Lukács</item>
            <item>Reification</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.97<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.97" /></p>
      
      <p rend="h1_chapter">Il lavoro in Lukács</p><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Antonino Infranca</hi></p><p rend="text_top" ><hi rend="CharOverride-1">1. Lukács è nato a Budapest nel 1885 in una famiglia dell’alta borghesia. In gioventù si sentì estraneo alla cultura ungherese. Nel 1910 </hi><hi rend="italic CharOverride-1">L’Anima e le forme</hi><hi rend="CharOverride-1"> e nel 1916 la </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Teoria del romanzo</hi><hi rend="CharOverride-1">. Nel 1918 aderì al Partito Comunista ungherese e pubblicò saggi di teoria politica. Nel 1919 partecipò alla Rivoluzione Ungherese dei Consigli. Nel 1923 pubblicò </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Storia e coscienza di classe</hi><hi rend="CharOverride-1">, un’opera fondamentale del marxismo del Novecento. Nel 1930 per un anno visse a Mosca, per poi passare a Berlino. Nel 1933 ritornò a vivere a Mosca, pubblicando saggi di critica letteraria marxista. Nel 1938 pubblicò </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il giovane</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> Hegel</hi><hi rend="CharOverride-1">. Nel 1945 ritornò a Budapest e nel 1954 pubblicò </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La distruzione della ragione</hi><hi rend="CharOverride-1">. Nel 1956 fu ministro del governo rivoluzionario Nagy. Le sue ultime opere furono </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Estetica</hi><hi rend="CharOverride-1"> e </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Ontologia dell’essere sociale</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text_top" ><hi rend="CharOverride-1">2. La riflessione di Lukács sul lavoro ha assunto varie forme nel corso della sua lunga produzione filosofica</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_139_851-856.html#footnote-001">1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Nel periodo giovanile Lukács si interessa del risultato della produzione lavorativa, cioè dell’opera – </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Werk</hi><hi rend="CharOverride-1"> in tedesco, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">munka </hi><hi rend="CharOverride-1">in ungherese, che significa sia «lavoro» che «opera» e, infatti, li userà spesso in forma interscambiabile; poi, dopo la sua adesione al marxismo, alle conseguenze del lavoro, come la reificazione, l’oggettivazione, l’estraniazione; infine nel periodo della maturità passa alla riflessione sul concetto stesso di lavoro – </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Arbeit </hi><hi rend="CharOverride-1">in tedesco. Si può, quindi, affermare che il lavoro è stato sempre al centro della riflessione lukácsiana, anzi è stato il concetto sul quale si è costituita la continuità nella produzione filosofica di Lukács, nonostante che una qualche forma di continuità nel suo pensiero sia spesso negata dai suoi interpreti. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel periodo giovanile, Lukács riteneva arretrato l’ambiente culturale ungherese e tentò di modernizzarlo, introducendovi nuove </hi><hi rend="italic CharOverride-1">opere</hi><hi rend="CharOverride-1"> teatrali, soprattutto di Henrik Ibsen. Nell’opera giovanile, che lo rese famoso in tutta Europa, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">L’anima </hi><hi rend="italic CharOverride-1">e le forme</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1910), – un’opera in cui i saggi che la compongono hanno un movimento, simile a un’orchestra, che si concentrano su un tema unico, la centralità del lavoro/opera: «Nei tipi puri lavoro e vita coincidono, </hi><hi rend="CharOverride-1">o più precisamente: nella loro vita vale, lo si consideri </hi><hi rend="CharOverride-1">attentamente, soltanto ciò che può avere riferimento con il lavoro. </hi><hi rend="CharOverride-1">La vita è nulla, l’opera è tutto, la vita </hi><hi rend="CharOverride-1">è casualità, l’opera è necessità» (Lukács 1991, 44). Quindi il</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro/opera è un momento dominante sulla vita, è un</hi><hi rend="CharOverride-1"> principio e un fondamento dell’essere umano autentico. L’opera, inoltre, era la costruzione di un’alternativa spirituale, seppure soggettiva, che mostrasse anche agli altri amici, affini spiritualmente a Lukács, che una alternativa esisteva e il loro consenso alla sua opera rendeva oggettiva questa alternativa, dunque, l’opera svolgeva il ruolo di punto d’incontro tra l’autore e il fruitore di essa. L’opera era, quindi, il mezzo per sfuggire all’estraneazione che Lukács avvertiva fortemente nei confronti dell’ambiente sociale al quale apparteneva, l’alta borghesia ebraica budapestina. La scelta per la vita avrebbe significato un’accettazione di quell’ambiente.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ne</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">L’anima e le forme</hi><hi rend="CharOverride-1"> sono presenti anche aspetti del</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro che nelle opere successive diventeranno caratteristici del concetto lukácsiano</hi><hi rend="CharOverride-1"> del lavoro, come il valore comunitario del lavoro/opera, l’</hi><hi rend="CharOverride-1">autodisciplina per avere un’opera/lavoro ben fatta, perfetta. Vi è</hi><hi rend="CharOverride-1">, quindi, una esaltazione del lavoro artigianale, e, invece, la </hi><hi rend="CharOverride-1">condanna del lavoro come fondamento dell’etica borghese, che estranea </hi><hi rend="CharOverride-1">dalla vita autentica. L’opera/lavoro è concepita come una vita </hi><hi rend="CharOverride-1">dotata di forma, dove l’autore dell’opera ricrea nella</hi><hi rend="CharOverride-1"> forma un mondo scomparso, pieno di valori ancora attualizzabili, ma</hi><hi rend="CharOverride-1"> non nelle condizioni sociali del momento in cui Lukács viveva.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Sono questi i temi che si ritrovano anche nell’altra</hi><hi rend="CharOverride-1"> opera giovanile che diede a Lukács fama internazionale, la </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Teoria</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> del romanzo</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’aspetto esistenziale, autobiografico, della concezione lukácsiana </hi><hi rend="CharOverride-1">del lavoro risulta ancora più accentuato da questo passo di </hi><hi rend="CharOverride-1">una lettera all’amico Leo Popper: </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Il lavoro fatto non</hi><hi rend="CharOverride-1"> ha valore in quanto lavoro […] ma in quanto</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">atto</hi><hi rend="CharOverride-1">, in quanto mio </hi><hi rend="italic CharOverride-1">atto</hi><hi rend="CharOverride-1">. E – come Fichte</hi><hi rend="CharOverride-1"> ha visto molto bene – io = atto, solo attraverso</hi><hi rend="CharOverride-1"> il mio atto io divengo ‘io’. Questo oggi significa</hi><hi rend="CharOverride-1"> per me il lavoro. Il suo valore: conoscere me stesso,</hi><hi rend="CharOverride-1"> pervenire a me; io </hi><hi rend="italic CharOverride-1">sono</hi><hi rend="CharOverride-1"> quello che mi è dato</hi><hi rend="CharOverride-1"> fare, non posso saperlo, posso solo cercarlo, ma io: sono</hi><hi rend="CharOverride-1"> appunto il cercare</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_139_851-856.html#footnote-000">2</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Come si nota ogni momento concettuale, in Lukács assume sempre un aspetto autobiografico, viene vissuto oltre che pensato. Per questo, dopo il suicidio di Irma Seidler, la donna amata e respinta proprio per dedicarsi all’opera, profondamente scosso da questa notizia arriva a meditare a sua volta il suicidio, si ritiene, cioè, «non idoneo al lavoro» (Lukács 1982, 64). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nella successiva </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Filosofia dell’arte </hi><hi rend="CharOverride-1">(1912) compare un altro tema, allo stesso tempo teorico e autobiografico, l’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">harmonia praestabilita</hi><hi rend="CharOverride-1"> dell’opera, che non solo è programmata teleologicamente dall’artista, ma è il risultato dell’incontro tra la soggettività dell’artista e del fruitore dell’opera d’arte. Il fruitore coglie nell’opera l’esperienza vissuta (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Erlebniss</hi><hi rend="CharOverride-1">) dell’artista e crea una mediazione armonica con quello. L’opera/lavoro è quindi anche il risultato di una cooperazione.</hi></p><p rend="text_top" ><hi rend="CharOverride-1">3. Lukács rivede totalmente la sua concezione </hi><hi rend="CharOverride-1">del lavoro con l’adesione al movimento comunista e l’</hi><hi rend="CharOverride-1">approfondimento dello studio del marxismo (1918). La sua attiva partecipazione </hi><hi rend="CharOverride-1">all’esperienza rivoluzionaria della Repubblica dei Consigli (1919) lo induce </hi><hi rend="CharOverride-1">a una riflessione pratica, sia sulle questioni della divisione tecnica</hi><hi rend="CharOverride-1">, della produttività e dell’organizzazione del lavoro, sia sullo </hi><hi rend="CharOverride-1">sfruttamento del lavoro. Cominciano a sorgere i temi quali l’</hi><hi rend="CharOverride-1">alienazione del lavoro, la distruzione della cultura precapitalistica, la disarmonia </hi><hi rend="CharOverride-1">tra uomo e lavoro (Lukács 1975a, 161 sgg.), che saranno tipici </hi><hi rend="CharOverride-1">di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Storia e coscienza di classe</hi><hi rend="CharOverride-1">. Peraltro, la divisione </hi><hi rend="CharOverride-1">del lavoro e l’alienazione del lavoro erano già stat</hi><hi rend="CharOverride-1">e criticate ne </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il dramma moderno</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1911). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="italic CharOverride-1">Storia e coscienza</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> di classe</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">opera che ha dato a Lukács una</hi><hi rend="CharOverride-1"> fama universale, fu pubblicata nel 1923 ed è una </hi><hi rend="CharOverride-1">silloge di saggi che vanno dal 1919 all’anno della </hi><hi rend="CharOverride-1">pubblicazione, nonché il risultato di quattro anni di intenso studio </hi><hi rend="CharOverride-1">delle opere di Marx allora disponibili. Lukács analizza i fenomeni</hi><hi rend="CharOverride-1"> del feticismo, della reificazione, della parcellizzazione dell’attività lavorativa nel</hi><hi rend="CharOverride-1"> modo di produzione capitalistico dominato dalla calcolabilità tayloristica dentro </hi><hi rend="CharOverride-1">la fabbrica e dalla organizzazione fordista della società civile. Lukács </hi><hi rend="CharOverride-1">per reificazione (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Verdinglichung</hi><hi rend="CharOverride-1">, da leggere come «trasformazione in cosa</hi><hi rend="CharOverride-1">»)</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">intende, come preciserà in un testo del 1978, </hi><hi rend="CharOverride-1">la categoria che interpreta il fenomeno dominante nella società capitalistica.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Il concetto lukácsiano deriva dal marxiano feticismo </hi><hi rend="CharOverride-1">delle merci che riguarda ogni rapporto umano all’interno di </hi><hi rend="CharOverride-1">questa società (cfr. Lukács 1978, 108-44). Il feticismo inizia dalla trasformazione in </hi><hi rend="CharOverride-1">merce della forza/lavoro nel processo di lavorazione capitalistico, e da </hi><hi rend="CharOverride-1">qui, per Lukács, si estende all’intera società civile,</hi><hi rend="CharOverride-1"> portando all’atomizzazione dei singoli individui, perché questi hanno rapporti</hi><hi rend="CharOverride-1"> necessari con il capitale per ottenere, in quanto forza/lavoro, </hi><hi rend="CharOverride-1">i mezzi per il soddisfacimento dei loro bisogni.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’espressione </hi><hi rend="CharOverride-1">più immediata della reificazione è la divisione del lavoro e, </hi><hi rend="CharOverride-1">quindi, la quantificazione e la specializzazione del lavoro. Per ottenere </hi><hi rend="CharOverride-1">un lavoro sempre più specializzato, Frederick W. Taylor introduce l’</hi><hi rend="CharOverride-1">«organizzazione scientifica» del lavoro, cioè la divisione dell’attività</hi><hi rend="CharOverride-1"> produttiva in singoli atti, di cui si poteva calcolare con</hi><hi rend="CharOverride-1"> precisione la velocità di esecuzione. Taylor è consapevole che il</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro umano è manipolabile: se l’atto lavorativo viene </hi><hi rend="CharOverride-1">scisso dal controllo del lavoratore, come accade col nastro trasportatore </hi><hi rend="CharOverride-1">che porta davanti al lavoratore l’oggetto da lavorare, si </hi><hi rend="CharOverride-1">può controllare la velocità di effettuazione di ogni atto lavorativo.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Se si aumenta la velocità del nastro, anche di pochi</hi><hi rend="CharOverride-1"> secondi, il lavoratore, dopo un periodo di abitudine alla nuova</hi><hi rend="CharOverride-1"> velocità, aumenta la velocità del suo atto lavorativo e così</hi><hi rend="CharOverride-1"> incrementa la produzione di merci. Anche fuori dalla fabbrica </hi><hi rend="CharOverride-1">il lavoratore perde il controllo della propria esistenza perché i </hi><hi rend="CharOverride-1">suoi bisogni vengono calcolati in modo da programmare la produzione </hi><hi rend="CharOverride-1">industriale sulla base dei consumi. Il feticismo delle merci, espressione</hi><hi rend="CharOverride-1"> di questo dominio della merce, controlla la vita quotidiana dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’essere sociale in ogni suo singolo aspetto. La parcellizzazione dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’attività lavorativa diventa la parcellizzazione dell’intera vita sociale di</hi><hi rend="CharOverride-1"> ciascun essere sociale. Lukács, sulle orme di Marx, svela </hi><hi rend="CharOverride-1">la nuova struttura sociale, che ha origine nella fabbrica e </hi><hi rend="CharOverride-1">nell’attività lavorativa dominata dalla reificazione. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="italic CharOverride-1">Storia e coscienza </hi><hi rend="italic CharOverride-1">di classe</hi><hi rend="CharOverride-1"> fu negativamente accolta dai dirigenti politici della III </hi><hi rend="CharOverride-1">Internazionale per il rifiuto della concezione dialettica della natura e</hi><hi rend="CharOverride-1"> per la concezione del lavoro considerata ‘idealista’. Trasferitosi </hi><hi rend="CharOverride-1">a Mosca, Lukács poté leggere i </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Manoscritti economico-filosofici del 1844 </hi><hi rend="CharOverride-1">di Marx, allora ancora inediti. Scoprì che la sua lettura </hi><hi rend="CharOverride-1">del fenomeno dell’alienazione era stata troppo hegeliana e che </hi><hi rend="CharOverride-1">una corretta lettura marxiana del fenomeno induceva a considerare l</hi><hi rend="CharOverride-1">’oggettivazione (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Objetkivierung</hi><hi rend="CharOverride-1">)</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">come la realizzazione di uno scopo ideale</hi><hi rend="CharOverride-1"> in un oggetto materiale. Hegel, invece, considerava l’oggettivazione come</hi><hi rend="CharOverride-1"> una forma di alienazione (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Entäusserung</hi><hi rend="CharOverride-1">) dello spirito. «</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Storia </hi><hi rend="italic CharOverride-1">e coscienza di classe – </hi><hi rend="CharOverride-1">scrive Lukács – segue Hegel nella misura in cui anche in questo libro l’estraniazione viene posta sullo stesso piano dell’oggettivazione» (Lukács 1978, xxv), </hi><hi rend="CharOverride-1">e, quindi, appare al suo autore un libro </hi><hi rend="italic CharOverride-1">sbagliato</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text_top" ><hi rend="CharOverride-1">4.</hi><hi rend="CharOverride-1"> La conoscenza dei </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Manoscritti </hi><hi rend="CharOverride-1">di Marx indusse Lukács a cambiare</hi><hi rend="CharOverride-1"> la concezione del lavoro e a elaborare un’interpretazione </hi><hi rend="CharOverride-1">di Hegel in senso più materialistico che si concretizzò ne </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il giovane Hegel </hi><hi rend="CharOverride-1">(Lukács 1975a). La concezione del lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">svolge un ruolo importante in tutto il libro, ma soprattutto </hi><hi rend="CharOverride-1">nel capitolo finale, dedicato alla concezione dell’alienazione della </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Fenomenologia dello spirito</hi><hi rend="CharOverride-1">. Nel ragionamento svolto da Lukács sono </hi><hi rend="CharOverride-1">ancora presenti alcuni concetti di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Storia e coscienza di classe</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="CharOverride-1"> come, ad esempio, il lavoro che fonda la totalità sociale</hi><hi rend="CharOverride-1"> oppure il lavoro come elemento di trasformazione progressiva dell’essere</hi><hi rend="CharOverride-1"> umano. L’attività lavorativa è la mediazione che l’uomo</hi><hi rend="CharOverride-1"> mette in atto per trasformare la natura al fine di</hi><hi rend="CharOverride-1"> soddisfare i propri bisogni e che, al contempo, crea </hi><hi rend="CharOverride-1">rapporti sociali con altri esseri umani. In questo modo il soggetto </hi><hi rend="CharOverride-1">si appropria dell’oggetto naturale in un processo che non </hi><hi rend="CharOverride-1">è individualistico. Il lavoro, per questa doppia funzione individuale </hi><hi rend="CharOverride-1">e sociale è il fondamento dello stesso processo storico. N</hi><hi rend="CharOverride-1">el lavoro il rapporto Soggetto-Oggetto avviene attraverso mediazioni astratto-concrete che </hi><hi rend="CharOverride-1">risolvono la contraddizione tra i due momenti opposti. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Delle </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Lezioni</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> di Jena</hi><hi rend="CharOverride-1"> del giovane Hegel, Lukács approfondisce l’analisi della</hi><hi rend="CharOverride-1"> divisione del lavoro e dell’alienazione del lavoratore causate </hi><hi rend="CharOverride-1">dall’introduzione delle macchine. Sono i temi di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Storia e</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> coscienza di classe</hi><hi rend="CharOverride-1">, ma trattati da un’ottica materialistica, </hi><hi rend="CharOverride-1">che gli permette di rovesciare il suo giudizio su oggettivazione </hi><hi rend="CharOverride-1">ed alienazione: adesso l’oggettivazione è alienazione del momento ideale</hi><hi rend="CharOverride-1"> nel processo produttivo di oggetti, mentre l’alienazione è intesa</hi><hi rend="CharOverride-1"> come estraniazione (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Entfremdung</hi><hi rend="CharOverride-1">) dell’essenza umana – la forza/lavoro –</hi><hi rend="CharOverride-1"> causata dal processo lavorativo capitalistico. La conclusione di Lukács </hi><hi rend="CharOverride-1">è proiettata verso la concezione ontologica del lavoro: «L’uomo</hi><hi rend="CharOverride-1"> che lavora è infatti […] il “fenomeno originario” del</hi><hi rend="CharOverride-1"> soggetto-oggetto identico, della sostanza che diviene oggetto, dell’“alienazione”</hi><hi rend="CharOverride-1"> e della tendenza al suo recupero nel soggetto. È nel</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro, nella soddisfazione dei bisogni mediante il lavoro, che la</hi><hi rend="CharOverride-1"> socialità in sé di ogni prassi umana è oggettivamente più</hi><hi rend="CharOverride-1"> vicina al rovesciamento nell’essere-per-sé» (Lukács 1975b, </hi><hi rend="CharOverride-1" >666-67</hi><hi rend="CharOverride-1">). «Fenomeno </hi><hi rend="CharOverride-1">originario» è un termine che Lukács riprende da Goethe e</hi><hi rend="CharOverride-1"> che userà nella sua </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Ontologia dell’essere sociale</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Contemporanea </hi><hi rend="CharOverride-1">alla stesura de </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il giovane Hegel</hi><hi rend="CharOverride-1"> è la stesura di </hi><hi rend="CharOverride-1">numerosi saggi di critica letteraria e di estetica marxista. In</hi><hi rend="CharOverride-1"> questi saggi Lukács denuncia la divisione capitalistica del lavoro e</hi><hi rend="CharOverride-1"> delle classi sociali. Queste riflessioni di estetica marxista confluiscono nella</hi><hi rend="CharOverride-1"> sua monumentale </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Estetica</hi><hi rend="CharOverride-1">, dove l’oggettivazione viene intesa specificamente </hi><hi rend="CharOverride-1">come produzione dell’opera d’arte. Tornano i temi giovanili </hi><hi rend="CharOverride-1">del lavoro/opera, ma adesso l’opera è l’oggettivazione in </hi><hi rend="CharOverride-1">cui si incontrano la soggettività dell’artista e la soggettività </hi><hi rend="CharOverride-1">del fruitore, unite dall’oggettività dell’opera in una </hi><hi rend="italic CharOverride-1">harmonia </hi><hi rend="italic CharOverride-1">praestabilita</hi><hi rend="CharOverride-1">. Questo rapporto ‘lavorativo’ è a fondamento dell’essenza</hi><hi rend="CharOverride-1"> generica dell’essere umano, cioè della consapevolezza di ciascun </hi><hi rend="CharOverride-1">individuo dell’appartenenza al genere (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Gattungsmässigkeit</hi><hi rend="CharOverride-1">) umano. </hi></p><p rend="text_top" ><hi rend="CharOverride-1">5.</hi><hi rend="CharOverride-1"> La più completa e definitiva elaborazione della concezione lukácsiana del</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro si trova nell’ultima sua grande opera, l’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Ontologia</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> dell’essere sociale</hi><hi rend="CharOverride-1">. «Il lavoro, quindi, può essere considerato </hi><hi rend="CharOverride-1">il fenomeno originario [</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Urphänomen</hi><hi rend="CharOverride-1">], il modello [</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Modell</hi><hi rend="CharOverride-1">] dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">essere sociale» (Lukács 1981, 13), quindi una sorta di momento soverchiante</hi><hi rend="CharOverride-1"> [</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Übergreifendes Moment</hi><hi rend="CharOverride-1">] di tutte le altre forme di prassi</hi><hi rend="CharOverride-1">. La struttura teorica del lavoro è quella già indicata </hi><hi rend="CharOverride-1">da Hegel nella </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Logica</hi><hi rend="CharOverride-1"> e da Marx ne </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il capitale</hi><hi rend="CharOverride-1">:</hi><hi rend="CharOverride-1"> a partire da un bisogno da soddisfare si pone uno</hi><hi rend="CharOverride-1"> scopo o un’idea (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">teleologia</hi><hi rend="CharOverride-1">), si indaga sui </hi><hi rend="CharOverride-1">mezzi per realizzare quello scopo e si realizza lo scopo,</hi><hi rend="CharOverride-1"> producendo un oggetto o arrivando a un risultato. Una </hi><hi rend="CharOverride-1">volta che lo scopo è realizzato si conservano i mezzi </hi><hi rend="CharOverride-1">per ripetere la realizzazione dello scopo, mezzi che, essendosi dimostrati</hi><hi rend="CharOverride-1"> utili, hanno un valore. I mezzi sono forniti dalla </hi><hi rend="CharOverride-1">natura, perciò Lukács, usando un lessico hegeliano, sostiene che l’</hi><hi rend="CharOverride-1">uomo, con la sua ‘astuzia della ragione’, mette la</hi><hi rend="CharOverride-1"> natura contro se stessa. Per mettere in moto questa azione,</hi><hi rend="CharOverride-1"> che rappresenta una ‘posizione teleologica’, l’uomo deve </hi><hi rend="CharOverride-1">essere consapevole di quale sia il proprio bisogno e deve </hi><hi rend="CharOverride-1">conoscere le leggi e i nessi causali naturali, compiere quindi</hi><hi rend="CharOverride-1"> scelte tra alternative possibili, innescando con la sua scelta e</hi><hi rend="CharOverride-1"> la sua prassi catene di connessioni causali. Conseguenze di </hi><hi rend="CharOverride-1">questa concezione del lavoro sono l’autocoscienza dell’individuo, la</hi><hi rend="CharOverride-1"> conoscenza dell’oggetto e il nesso valore d’uso/valore di</hi><hi rend="CharOverride-1"> scambio, cioè la conoscenza di ciò che è utile a</hi><hi rend="CharOverride-1"> sé e di ciò che vale l’oggetto per l</hi><hi rend="CharOverride-1">’altro. Lukács può, così, concludere che il lavoro è il</hi><hi rend="CharOverride-1"> modello di ogni forma di prassi umana, anche nel </hi><hi rend="CharOverride-1">controllo dell’attività pratica. Nel suo </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Testamento politico</hi><hi rend="CharOverride-1">, parlerà infine</hi><hi rend="CharOverride-1"> del concetto di lavoro </hi><hi rend="italic CharOverride-1">ben fatto</hi><hi rend="CharOverride-1">, per indicare la </hi><hi rend="CharOverride-1">facoltà di giudizio che un lavoratore possiede e che utilizza </hi><hi rend="CharOverride-1">nel valutare il prodotto della propria attività lavorativa (cfr. Lukács 2015, 128). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il lavoro, quindi, influenza il soggetto che lavora sotto molteplici </hi><hi rend="CharOverride-1">aspetti. L’uomo costruisce se stesso e mette in moto </hi><hi rend="CharOverride-1">un processo storico perché a partire dal lavoro si viene </hi><hi rend="CharOverride-1">a formare l’essere umano in quanto essere sociale. Il </hi><hi rend="CharOverride-1">rapporto tra soggetto e oggetto nel lavoro forma una unione </hi><hi rend="CharOverride-1">inscindibile, un vero e proprio </hi><hi rend="italic CharOverride-1">in-dividuum</hi><hi rend="CharOverride-1">, un essere indivisibile tra</hi><hi rend="CharOverride-1"> particolarità personale e socialità comune con altri esseri umani. Infatti</hi><hi rend="CharOverride-1"> il risultato dell’attività lavorativa viene condiviso con gli altri</hi><hi rend="CharOverride-1"> membri della società umana, prima nella famiglia mediante scambi amichevoli,</hi><hi rend="CharOverride-1"> nel gruppo mediante scambi più o meno alla pari, nella</hi><hi rend="CharOverride-1"> tribù mediante forme di baratto. Quindi il lavoro diventa</hi><hi rend="CharOverride-1"> il fenomeno fondatore dell’economia sociale e della divisione</hi><hi rend="CharOverride-1"> sociale tra i sessi. Man mano che la società umana</hi><hi rend="CharOverride-1"> si sviluppa, in conseguenza dello sviluppo tecnologico e organizzativo del</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro, dalla caccia-raccolta all’agricoltura, i rapporti sociali diventano </hi><hi rend="CharOverride-1">sempre più complessi e sorgono le istituzioni della società civile, </hi><hi rend="CharOverride-1">quali lo Stato, la religione, la scienza, l’arte. Il </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro è quindi l’elemento che differenzia l’essere umano </hi><hi rend="CharOverride-1">dall’animale e fonda l’appartenenza al genere umano.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La concezione</hi><hi rend="CharOverride-1"> ontologica del lavoro è la conclusione di un processo di</hi><hi rend="CharOverride-1"> riflessione che è stato presente in Lukács fin dalla giovinezza.</hi><hi rend="CharOverride-1"> È uno degli elementi probanti della continuità della sua produzione</hi><hi rend="CharOverride-1"> intellettuale, indipendentemente dai momenti dialettici della sua costante riflessione sul</hi><hi rend="CharOverride-1"> problema della prassi umana. </hi></p><p rend="h2" ><hi>Riferimenti bibliografici</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Infranca, Antonino. 2010. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">I filosofi e le donne. Abelardo e Eloisa, Lukács e Irma Seidler, Heidegger e Arendt, Sartre e de Beauvoir</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: Il Manifestolibri.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Infranca, Antonino. 2011. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Individuo, lavoro, storia. Il concetto di lavoro in Lukács</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Udine-Milano: Mimesis.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Lukács, György. 1975a. “La vecchia </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Kultur</hi><hi rend="CharOverride-1">, nuova </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Kultur</hi><hi rend="CharOverride-1">.” In Id., </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Cultura e rivoluzione</hi><hi rend="CharOverride-1">, tr. it. G. Spagnoletti, 157-71. Roma: Newton Compton.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Lukács, György. 1975b. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il giovane Hegel e i problemi della società capitalistica</hi><hi rend="CharOverride-1">, tr. it. R. Solmi. Torino: Einaudi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Lukács, György. 1978. “Introduzione del 1967.”, VII-LII e “La reificazione e la coscienza del proletariato.” In Id., </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Storia e coscienza di classe</hi><hi rend="CharOverride-1">, tr. it. G. Piana, 107-276. Milano: Sugar.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Lukács, György. 1981. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Ontologia dell’essere sociale</hi><hi rend="CharOverride-1">, tr. it. A. Scarponi. Roma: Editori Riuniti.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Lukács, György. 1983. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Diario 1910-1911</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di G. Caramore. Milano: Adelphi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Lukács, György. 1984. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Epistolario</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di E. Karádi e E. Fekete, traduzione di A. Scarponi, Roma, Editori Riuniti.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Lukács, György. 1991. “Platonismo, poesia e le forme: Rudolf Kassner.” In Id.,</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> L’anima e le forme</hi><hi rend="CharOverride-1">, traduzione di S. Bologna, 39-52. Milano: SE.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Lukács, György. 2015. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Testamento politico</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di A. Infranca, e M. Vedda, 99-139. Milano: Punto Rosso.</hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_139_851-856.html#footnote-001-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Ho trattato ampiamente questo tema in Infranca 2011.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_139_851-856.html#footnote-000-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Lukács 1984, 184, lettera del 10 dicembre 1910. Ho trattato più ampiamenti il rapporto in Infranca 2010. </hi></p></item>
				</list>  
      
      <div>
        <listBibl>
          <head>References</head>
          <bibl n="144929">Infranca, Antonino. 2010. I filosofi e le donne. Abelardo e Eloisa, Luk&amp;#225;cs e Irma Seidler, Heidegger e Arendt, Sartre e de Beauvoir. Roma: Il Manifestolibri.</bibl>
          <bibl n="146186">Infranca, Antonino. 2011. Individuo, lavoro, storia. Il concetto di lavoro in Luk&amp;#225;cs. Udine-Milano: Mimesis.</bibl>
          <bibl n="145237">Luk&amp;#225;cs, Gy&amp;#246;rgy. 1975a. “La vecchia Kultur, nuova Kultur.” In Id., Cultura e rivoluzione, tr. it. G. Spagnoletti, 157-71. Roma: Newton Compton.</bibl>
          <bibl n="145921">Luk&amp;#225;cs, Gy&amp;#246;rgy. 1975b. Il giovane Hegel e i problemi della societ&amp;#224; capitalistica, tr. it. R. Solmi. Torino: Einaudi.</bibl>
          <bibl n="144521">Luk&amp;#225;cs, Gy&amp;#246;rgy. 1978. “Introduzione del 1967.”, VII-LII e “La reificazione e la coscienza del proletariato.” In Id., Storia e coscienza di classe, tr. it. G. Piana, 107-276. Milano: Sugar.</bibl>
          <bibl n="146587">Luk&amp;#225;cs, Gy&amp;#246;rgy. 1981. Ontologia dell’essere sociale, tr. it. A. Scarponi. Roma: Editori Riuniti.</bibl>
          <bibl n="147106">Luk&amp;#225;cs, Gy&amp;#246;rgy. 1983. Diario 1910-1911, a cura di G. Caramore. Milano: Adelphi.</bibl>
          <bibl n="145889">Luk&amp;#225;cs, Gy&amp;#246;rgy. 1984. Epistolario, a cura di E. Kar&amp;#225;di e E. Fekete, traduzione di A. Scarponi, Roma, Editori Riuniti.</bibl>
          <bibl n="145214">Luk&amp;#225;cs, Gy&amp;#246;rgy. 1991. “Platonismo, poesia e le forme: Rudolf Kassner.” In Id., L’anima e le forme, traduzione di S. Bologna, 39-52. Milano: SE.</bibl>
          <bibl n="146256">Luk&amp;#225;cs, Gy&amp;#246;rgy. 2015. Testamento politico, a cura di A. Infranca, e M. Vedda, 99-139. Milano: Punto Rosso.</bibl>
        </listBibl>
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