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        <title type="main" level="a">Ernst Jünger: la Mobilitazione totale e il lavoro</title>
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            <forename>Maurizio</forename>
            <surname>Guerri</surname>
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          <resp>This is a section of <title>Idee di lavoro e di ozio per la nostra civiltà</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0319-7</idno>) by </resp>
          <name>Giovanni Mari, Francesco Ammannati, Brogi Stefano, Tiziana Faitini, Arianna Fermani, Francesco Seghezzi, Annalisa Tonarelli</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.99</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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            <p>Content licence CC BY 4.0</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>The essay offers an analysis of the issues surrounding the notion of work and Total Mobilisation in Ernst Jünger. The First World War constitutes a historical event that through its call for Total Mobilisation leads all forms of life into the era of absolute work. Jünger's morphological interpretation of history conceives a response to the condition of oppression and exploitation centred on the individual's capacity for revolt.</p>
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            <item>Ernst Jünger</item>
            <item>Work</item>
            <item>War</item>
            <item>Total Mobilisation</item>
            <item>Biopolitics</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.99<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.99" /></p>
      
      <p rend="h1_chapter">Ernst Jünger: la Mobilitazione totale e il lavoro </p><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Maurizio Guerri</hi></p><p rend="h2" ><hi>1.</hi><hi> Metafisica del lavoro</hi></p><p rend="quotations_quotation_b2" ><hi rend="CharOverride-1">Per vedere la parola “lavoro” nel suo </hi><hi rend="CharOverride-1">significato mutato, occorre procurarsi nuovi occhi. Questa parola non ha </hi><hi rend="CharOverride-1">nulla a che fare con un significato morale, come quello </hi><hi rend="CharOverride-1">presente nell’espressione che parla di sudore della fronte. Certo, </hi><hi rend="CharOverride-1">è possibile sviluppare un’etica del lavoro; in questo caso, </hi><hi rend="CharOverride-1">concetti propri del lavoro vengono usati come concetti morali, non </hi><hi rend="CharOverride-1">viceversa. Il lavoro non è affatto quel lavoro </hi><hi rend="italic CharOverride-1">sans phrase</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">che nei sistemi del secolo XIX è preso come fondamentale </hi><hi rend="CharOverride-1">unità di misura del mondo economico. Che le valutazioni meramente </hi><hi rend="CharOverride-1">economiche possano essere estese in misura molto ampia ed anzi </hi><hi rend="CharOverride-1">apparentemente in modo assoluto, si spiega con il fatto che </hi><hi rend="CharOverride-1">il lavoro può essere interpretato anche in modo economico, ma </hi><hi rend="CharOverride-1">non con l’idea che il lavoro sia equivalente all’</hi><hi rend="CharOverride-1">economia. Il lavoro emerge potente e sovrasta tutte le questioni </hi><hi rend="CharOverride-1">economiche, della quale esso può disporre e decidere non una </hi><hi rend="CharOverride-1">ma mille volte, e nel cui ambito si deve rinunciare </hi><hi rend="CharOverride-1">ad ottenere risultati che non siano parziali.</hi></p><p rend="quotations_quotation_b3" ><hi rend="CharOverride-1">Infine, il lavoro non</hi><hi rend="CharOverride-1"> è un’attività tecnica. È inconfutabile che proprio la nostra</hi><hi rend="CharOverride-1"> tecnica fornisca gli strumenti decisivi, ma non sono essi a</hi><hi rend="CharOverride-1"> mutare la faccia del mondo: è la volontà particolare che</hi><hi rend="CharOverride-1"> è alle loro spalle, e senza la quale essi non</hi><hi rend="CharOverride-1"> sono altro che giocattoli. Mediante la tecnica nulla viene risparmiato,</hi><hi rend="CharOverride-1"> nulla semplificato e nulla risolto. Essa è lo strumentario, la</hi><hi rend="CharOverride-1"> proiezione di uno specifico modo di vivere, per definire il</hi><hi rend="CharOverride-1"> quale il termine più semplice è </hi><hi rend="italic CharOverride-1">lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">. […] Il </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro non è dunque attività in senso lato, ma espressione </hi><hi rend="CharOverride-1">di un essere particolare che tenta di appropriarsi del suo </hi><hi rend="CharOverride-1">spazio, del suo tempo, della sua legittimità. Perciò, esso non </hi><hi rend="CharOverride-1">conosce alcuna forza che gli si opponga dall’esterno; somiglia </hi><hi rend="CharOverride-1">al fuoco che divora e distrugge tutta la materia infiammabile [</hi><hi rend="CharOverride-1">…] Lo spazio proprio del lavoro è sconfinato, così come </hi><hi rend="CharOverride-1">la giornata di lavoro comprende ventiquattro ore. Il contrario del </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro non è affatto il riposo o l’ozio, ed </hi><hi rend="CharOverride-1">anzi sotto questo punto di vista non esiste alcuna condizione </hi><hi rend="CharOverride-1">che non possa essere concepita come lavoro (Jünger 1991, 82-3, </hi><hi rend="CharOverride-1">tr. it. mod.).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In questi passaggi de </hi><hi rend="italic CharOverride-1">L’operaio. Dominio </hi><hi rend="italic CharOverride-1">e forma </hi><hi rend="CharOverride-1">(1932) Ernst Jünger cerca di fissare alcuni dei </hi><hi rend="CharOverride-1">caratteri principali che il lavoro ha assunto nel XX secolo. </hi><hi rend="CharOverride-1">Il primo carattere che emerge con chiarezza è che il </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro così come si afferma nel mondo contemporaneo non ha </hi><hi rend="CharOverride-1">nulla a che vedere con il lavoro del passato. Con </hi><hi rend="CharOverride-1">modalità differenti, il lavoro nelle civiltà passate ha sempre costituito </hi><hi rend="CharOverride-1">una sfera limitata all’interno di una </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Kultur</hi><hi rend="CharOverride-1">, cui si</hi><hi rend="CharOverride-1"> contrapponevano le diverse altre attività umane, prime fra tutte quella</hi><hi rend="CharOverride-1"> che nella cultura classica è definita dalle parole </hi><hi rend="italic CharOverride-1">scholé </hi><hi rend="CharOverride-1">e </hi><hi rend="italic CharOverride-1">otium</hi><hi rend="CharOverride-1">. Il lavoro che prende forma nel XX secolo</hi><hi rend="CharOverride-1"> è invece un modo di intendere il mondo, un tipo</hi><hi rend="CharOverride-1"> di disvelamento delle cose radicalmente altro rispetto a qualsiasi forma</hi><hi rend="CharOverride-1"> di attività lavorativa del passato e che assoggetta a sé</hi><hi rend="CharOverride-1"> ogni altra attività teorica o pratica. Nel brano che abbiamo</hi><hi rend="CharOverride-1"> citato in particolare Jünger osserva come la dimensione economica sia</hi><hi rend="CharOverride-1"> un campo d’azione del lavoro, di cui il lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> dispone, non viceversa: da questo tipo di lettura metafisica del</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro, si può misurare la distanza dalla interpretazione materialistico-dialettica. Parimenti</hi><hi rend="CharOverride-1"> anche lo sviluppo della tecnica non può spiegare l’attività</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavorativa, ma al contrario la tecnica costituisce lo strumentario attraverso</hi><hi rend="CharOverride-1"> cui il lavoro dà forma al mondo. L’assenza di</hi><hi rend="CharOverride-1"> limiti dello spazio d’azione del lavoro, l’impossibilità di</hi><hi rend="CharOverride-1"> concepire qualcosa che al suo effetto si sottragga, la capacità</hi><hi rend="CharOverride-1"> di ridurre a se stesso anche l’ozio e il</hi><hi rend="CharOverride-1"> tempo libero costituisce il discrimine rispetto a tutte le forme</hi><hi rend="CharOverride-1"> del lavoro che hanno caratterizzato le civiltà del passato. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Si</hi><hi rend="CharOverride-1"> intuisce quindi perché il titolo del principale libro che Jünger</hi><hi rend="CharOverride-1"> dedica alla questione si intitoli appunto </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Der Arbeiter </hi><hi rend="CharOverride-1">traducibile con</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il lavoratore </hi><hi rend="CharOverride-1">o </hi><hi rend="italic CharOverride-1">L’operaio: </hi><hi rend="CharOverride-1">con questo titolo Jünger intende</hi><hi rend="CharOverride-1"> cogliere le caratteristiche fondamentali attraverso cui si afferma a livello</hi><hi rend="CharOverride-1"> planetario il nuovo stile di vita dell’uomo sulla terra,</hi><hi rend="CharOverride-1"> quali siano i caratteri dello stare al mondo dell’essere</hi><hi rend="CharOverride-1"> umano che ha nel lavoro il proprio centro metafisico di</hi><hi rend="CharOverride-1"> irradiazione sia per la sua attività pratica, sia per il</hi><hi rend="CharOverride-1"> suo pensiero. Come ha osservato Masini nella forma dell’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Arbeiter</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">si dispiega il principio attivo, nel tentativo di compenetrare e</hi><hi rend="CharOverride-1"> di dominare in una nuova guisa l’universo, di attingere</hi><hi rend="CharOverride-1"> vicinanze e lontananze che ancora nessun occhio ha veduto, di</hi><hi rend="CharOverride-1"> comandare poteri che ancora nessuno ha scatenato (Masini 1985, 157).</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi></p><p rend="h2" ><hi>2. Morfologia storica</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La comprensione jüngeriana del lavoro muove da </hi><hi rend="CharOverride-1">una concezione morfologica della storia che deriva a sua volta </hi><hi rend="CharOverride-1">dalla concezione morfologica della natura sviluppata da Johann Wolfgang Goethe</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_141_869-874.html#footnote-002">1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> e dalla sua declinazione storica presente nelle opere di Friedrich</hi><hi rend="CharOverride-1"> Nietzsche e Oswald Spengler</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_141_869-874.html#footnote-001">2</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Nelle sue ricerche morfologiche Goethe</hi><hi rend="CharOverride-1"> perviene alla comprensione che la forma che regge il divenire</hi><hi rend="CharOverride-1"> di un organismo non consta di nessi causali e, dunque,</hi><hi rend="CharOverride-1"> non può condurre a una conoscenza di tal genere: la</hi><hi rend="CharOverride-1"> forma definisce invece il destino di un organismo, ovvero l</hi><hi rend="CharOverride-1">’</hi><hi rend="CharOverride-1">insieme delle possibilità che, una volta realizzate, lo condurranno al</hi><hi rend="CharOverride-1"> proprio compimento e alla propria fine. Spengler ne </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il tramonto</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> dell’Occidente</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1918-1922) – approfondendo la visione genealogica nietzscheana –</hi><hi rend="CharOverride-1"> sviluppa una comprensione morfologica delle civiltà (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Kulturen</hi><hi rend="CharOverride-1">) fondata nella</hi><hi rend="CharOverride-1"> storia. L</hi><hi rend="CharOverride-1">’</hi><hi rend="CharOverride-1">insufficienza della spiegazione meccanicistica aveva spinto Goethe a</hi><hi rend="CharOverride-1"> concepire la natura come un tutto vivente percorso da forme</hi><hi rend="CharOverride-1"> (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Bildungen</hi><hi rend="CharOverride-1">) che sono in continuo divenire; Spengler abbraccia appieno</hi><hi rend="CharOverride-1"> questa visione, solo che la forma così com</hi><hi rend="CharOverride-1">’</hi><hi rend="CharOverride-1">era intesa</hi><hi rend="CharOverride-1"> da Goethe è la storia universale (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Weltgeschichte</hi><hi rend="CharOverride-1">) che è</hi><hi rend="CharOverride-1"> quindi il vero oggetto che può essere compreso da una</hi><hi rend="CharOverride-1"> logica organica. Infatti, nella concezione morfologica spengleriana, la «natura» diviene</hi><hi rend="CharOverride-1"> «funzione, ogni volta, di una data civiltà» (Spengler 1981, 260).</hi><hi rend="CharOverride-1"> Per Spengler la storia come vivente farsi delle culture è</hi><hi rend="CharOverride-1"> il vero organismo universale di cui, diversamente rispetto alle strutture</hi><hi rend="CharOverride-1"> meccaniche aventi carattere causale e non periodico ricorsivo, è indagabile</hi><hi rend="CharOverride-1"> la forma (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Gestalt</hi><hi rend="CharOverride-1">) e non la legge (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Gesetz</hi><hi rend="CharOverride-1">).</hi><hi rend="CharOverride-1"> In questa visione sinottica della </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Weltgeschichte </hi><hi rend="CharOverride-1">dominata da singoli esseri</hi><hi rend="CharOverride-1"> viventi – le </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Kulturen</hi><hi rend="CharOverride-1"> – la comprensione della storia è</hi><hi rend="CharOverride-1"> liberata da qualsiasi finalismo o determinismo. «Le civiltà», scrive Spengler,</hi><hi rend="CharOverride-1"> sono da comprendere come «organismi di ordine superiore» che «crescono</hi><hi rend="CharOverride-1"> in una magnifica assenza di fini, come i fiori dei</hi><hi rend="CharOverride-1"> campi» (Spengler 1981, 41). Ogni civiltà è isolata rispetto alle</hi><hi rend="CharOverride-1"> altre, nel senso che ognuna è una storia irripetibile, dotata</hi><hi rend="CharOverride-1"> di un proprio volto, di una propria fisionomia, di un</hi><hi rend="CharOverride-1"> proprio impulso metafisico in grado di dare forma e significato</hi><hi rend="CharOverride-1"> allo spazio e al tempo. Ogni civiltà esprime il proprio</hi><hi rend="CharOverride-1"> stile di vita dando sostanza storica alle proprie idee e,</hi><hi rend="CharOverride-1"> al pari di un organismo, essa è un prendere possesso</hi><hi rend="CharOverride-1"> in modo irradiante di tutto il mondo, il dare forma</hi><hi rend="CharOverride-1"> a una propria </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Umwelt</hi><hi rend="CharOverride-1"> («mondo circostante», «ambiente»), che differisce rispetto</hi><hi rend="CharOverride-1"> alle modalità tipiche di un</hi><hi rend="CharOverride-1">’</hi><hi rend="CharOverride-1">altra cultura. Ogni civiltà analogamente</hi><hi rend="CharOverride-1"> a un organismo è caratterizzato da un </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Bildungstrieb</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">da </hi><hi rend="CharOverride-1">un </hi><hi rend="italic CharOverride-1">nisus formativus </hi><hi rend="CharOverride-1">in grado di dare forma a se </hi><hi rend="CharOverride-1">stesso e al proprio mondo in modo incomparabilmente differente rispetto </hi><hi rend="CharOverride-1">a quello che segna il prendere forma di altre culture.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È</hi><hi rend="CharOverride-1"> questa concezione morfologica della storia da cui muove la comprensione</hi><hi rend="CharOverride-1"> jüngeriana del lavoro. Il lavoro nel XX secolo è omologo</hi><hi rend="CharOverride-1"> ma non analogo al lavoro in qualsiasi altra civiltà del</hi><hi rend="CharOverride-1"> passato: la sua forma ricorda quella del lavoro nelle civiltà</hi><hi rend="CharOverride-1"> passate, ma la sua funzione è radicalmente differente. </hi></p><p rend="h2" ><hi>3. Mobilitazione</hi><hi> al lavoro</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’evento storico che secondo Jünger segna l’</hi><hi rend="CharOverride-1">affermarsi del Lavoratore è la Prima guerra mondiale che è </hi><hi rend="CharOverride-1">compresa come la modalità attraverso cui si radica e si </hi><hi rend="CharOverride-1">diffonde a livello planetario l’impulso metafisico del lavoro. La </hi><hi rend="CharOverride-1">Prima guerra mondiale scoppiata come una guerra ottocentesca si muta </hi><hi rend="CharOverride-1">in poco tempo in un evento dai tratti completamente differenti </hi><hi rend="CharOverride-1">che possono essere sintetizzati nell’appello che ogni nazione fa </hi><hi rend="CharOverride-1">alla Mobilitazione totale. È attraverso la Mobilitazione totale che l’</hi><hi rend="CharOverride-1">«immagine stessa della guerra come azione armata finisce per sfociare </hi><hi rend="CharOverride-1">in quella, ben più ampia, di un gigantesco processo lavorativo» </hi><hi rend="CharOverride-1">(Jünger 1930, 118). In questo passaggio si comprende come per </hi><hi rend="CharOverride-1">Jünger il primo conflitto mondiale non abbia costituito soltanto una </hi><hi rend="CharOverride-1">guerra più estesa rispetto a quelle del passato, né il </hi><hi rend="CharOverride-1">suo senso più profondo sia da riconoscere nell’affermarsi dei </hi><hi rend="CharOverride-1">nazionalismi. Piuttosto attraverso la Mobilitazione totale diviene possibile che il </hi><hi rend="CharOverride-1">sistema del lavoro si affermi e si dispieghi a livello </hi><hi rend="CharOverride-1">planetario attraverso la guerra. Anzi la guerra stessa oltrepassando i </hi><hi rend="CharOverride-1">limiti concepiti da Clausewitz come «continuazione della politica con altri </hi><hi rend="CharOverride-1">mezzi» (Clausewitz 1997, 239) diviene modalità di formazione di una </hi><hi rend="CharOverride-1">civiltà planetaria retta dal lavoro. Scrive Jünger: nell’«impiego assoluto </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’energia potenziale che trasforma gli Stati industriali belligeranti in </hi><hi rend="CharOverride-1">fucine vulcaniche, si annuncia nel modo forse più evidente il </hi><hi rend="CharOverride-1">sorgere dell’età del lavoro» (Jünger 1997, 118). Sotto questa </hi><hi rend="CharOverride-1">prospettiva è chiaro che per Jünger la Prima guerra mondiale </hi><hi rend="CharOverride-1">costituisce un «evento storico più significativo della Rivoluzione francese (Jünger</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1997, 118) in quanto si apre una civiltà planetaria dominata</hi><hi rend="CharOverride-1"> dal principio del lavoro in grado di assorbire e declinare</hi><hi rend="CharOverride-1"> i principi teologici, politici, morali del passato in forme di</hi><hi rend="CharOverride-1"> dispiegamento del sistema del lavoro. Non solo un aspetto della</hi><hi rend="CharOverride-1"> vita, lo stato di guerra, ma la vita nella sua</hi><hi rend="CharOverride-1"> totalità viene declinata sub specie bellica e alla guerra resa</hi><hi rend="CharOverride-1"> funzionale. Questo significa in primo luogo che ogni ambito della</hi><hi rend="CharOverride-1"> vita attiva è reso utilizzabile per la guerra: «Accanto agli</hi><hi rend="CharOverride-1"> eserciti che si scontrano sui campi di battaglia nascono i</hi><hi rend="CharOverride-1"> nuovi eserciti delle comunicazioni, del vettovagliamento, dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’</hi><hi rend="CharOverride-1">industria militare: l</hi><hi rend="CharOverride-1">’</hi><hi rend="CharOverride-1">esercito del lavoro in assoluto» (Jünger 1997, 118). La Mobilitazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> totale implicando una «disponibilità» (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Bereitschaft</hi><hi rend="CharOverride-1">)</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">(Jünger 1997, 122) </hi><hi rend="CharOverride-1">illimitata del materiale utilizzabile per scopi bellici, muta contemporaneamente il </hi><hi rend="CharOverride-1">concetto stesso di utilizzabilità, in funzione del sistema del lavoro. </hi><hi rend="CharOverride-1">Per il dispiegamento della Mobilitazione totale «non è più sufficiente </hi><hi rend="CharOverride-1">armare il braccio» ma è necessario «un armamento che arrivi </hi><hi rend="CharOverride-1">fino al midollo, fino al più sottile nervo vitale» (Jünger </hi><hi rend="CharOverride-1">1997, 118).</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Sul piano individuale il simbolo dell’operare attivamente </hi><hi rend="CharOverride-1">nella guerra non è più rappresentato dal solo braccio: ora </hi><hi rend="CharOverride-1">è la totalità dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’</hi><hi rend="CharOverride-1">individuo il suo corpo e la </hi><hi rend="CharOverride-1">sua anima che sono disponibili a essere utilizzati come arma. </hi><hi rend="CharOverride-1">Tutto ciò è reso possibile da un’adesione cultuale alla </hi><hi rend="CharOverride-1">Mobilitazione totale, dalla sottomissione dell’individuo e delle masse alla </hi><hi rend="CharOverride-1">«legalità» del sistema del lavoro. Analogamente, sul piano collettivo non </hi><hi rend="CharOverride-1">è sufficiente che la massa sia coinvolta in senso nazionalistico, </hi><hi rend="CharOverride-1">bensì è necessario che essa si muti in «massa disciplinata» </hi><hi rend="CharOverride-1">e cioè che sia assolutamente «disponibile» a funzionare per i </hi><hi rend="CharOverride-1">nuovi scopi bellici secondo le leggi del lavoro, le quali </hi><hi rend="CharOverride-1">a loro volto sono comprese secondo la visione esposta in </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Der Arbeiter </hi><hi rend="CharOverride-1">non nei termini di semplice «attività tecnica» (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">technische</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> Tätigkeit</hi><hi rend="CharOverride-1">) (Jünger 1991, 82)</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">ma quale «totalità dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’</hi><hi rend="CharOverride-1">esistenza» </hi><hi rend="CharOverride-1">(Jünger 1991, 83). La guerra è totale, perché la sottomissione </hi><hi rend="CharOverride-1">al lavoro è totale. Come è stato osservato per Jünger </hi><hi rend="CharOverride-1">la guerra esige la «mobilitazione dell’economia, della politica e</hi><hi rend="CharOverride-1"> del sociale, cioè una “produzione totale”. Tra guerra, monopoli e</hi><hi rend="CharOverride-1"> Stato si crea «un legame che non potrà essere sciolto</hi><hi rend="CharOverride-1"> da nessun “liberalismo”» (Lazzarato 2022, 40) Questo temibile apparato in</hi><hi rend="CharOverride-1"> cui guerra e produzione si compenetrano portano uno sviluppo della</hi><hi rend="CharOverride-1"> produttività in ogni ambito ma «produzione e produttività sono per</hi><hi rend="CharOverride-1"> la distruzione» (Lazzarato 2022, 40).</hi></p><p rend="h2" ><hi>4. La rivolta contro l’</hi><hi>organizzazione del lavoro</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Si intuisce allora come la questione al centro</hi><hi rend="CharOverride-1"> della comprensione del lavoro da parte di Jünger non sia</hi><hi rend="CharOverride-1"> la qualità sociale e/o economico-politica del lavoro-merce, ma quella frattura</hi><hi rend="CharOverride-1"> ontologica che si genera dalla compenetrazione della dimensione tecnologica e</hi><hi rend="CharOverride-1"> di quella esistenziale tra organico e inorganico e che muta</hi><hi rend="CharOverride-1"> la vita in mera prestazione lavorativa. Scrive Jünger in </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Al</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> muro del tempo </hi><hi rend="CharOverride-1">(1959):</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Non solo gli individui, ma anche </hi><hi rend="CharOverride-1">le loro associazioni, arrivando alla famiglia stessa cedono potenza, una </hi><hi rend="CharOverride-1">potenza che si accumula e concentra sotto forma di potere </hi><hi rend="CharOverride-1">tecnico, economico, militare. Quanto viene ceduto però più che potenza </hi><hi rend="CharOverride-1">è un “essere-così” [</hi><hi rend="italic CharOverride-1">So-Sein</hi><hi rend="CharOverride-1">] dotato di una propria forma,</hi><hi rend="CharOverride-1"> è qualcosa di originale. […] L’eguaglianza aumenta senza</hi><hi rend="CharOverride-1"> posa. Non è più circoscritta alla forma giuridica degli individui</hi><hi rend="CharOverride-1"> ma si addentra nel loro più riposto “esser-così”. Le </hi><hi rend="CharOverride-1">democrazie si trasformano in modo occulto. Cresce in tal modo </hi><hi rend="CharOverride-1">la conducibilità, l’induttanza, la magnetizzazione di corpi omogenei, che </hi><hi rend="CharOverride-1">non sono più composti da individui né da masse nel </hi><hi rend="CharOverride-1">senso del XIX secolo, i cui concetti, come sipari, nascondono </hi><hi rend="CharOverride-1">e rendono meno crudo lo spettacolo» (Jünger 2000, 167-68).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il </hi><hi rend="CharOverride-1">sistema del lavoro planetario è concepito come cessione di potenza </hi><hi rend="CharOverride-1">del singolo «organismo» alle «organizzazioni» in cui si trova inserito. </hi><hi rend="CharOverride-1">Se la libertà del singolo – al centro dello scritto </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il trattato del ribelle </hi><hi rend="CharOverride-1">(1951) – si caratterizza come formazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> del proprio </hi><hi rend="italic CharOverride-1">So-Sein</hi><hi rend="CharOverride-1"> «essere-così», l’esistenza nell’era del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> planetario si riduce a </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Da-sein</hi><hi rend="CharOverride-1">, a mero «esser-ci», a </hi><hi rend="CharOverride-1">pura sopravvivenza, a funzionamento nel sistema del lavoro. È facile </hi><hi rend="CharOverride-1">riconoscere come sotto questa prospettiva la visione jüngeriana sia assai </hi><hi rend="CharOverride-1">affine alle analisi che sono state condotte dai teorici della </hi><hi rend="CharOverride-1">biopolitica. Come ha scritto Manuel Rossini, Jünger si accorge che </hi><hi rend="CharOverride-1">«esercitando il dominio, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">riproducendo la vita </hi><hi rend="CharOverride-1">(è questo il senso </hi><hi rend="CharOverride-1">del «far vivere») il biopotere si estende su ogni sfera </hi><hi rend="CharOverride-1">del singolo, preserva se stesso e lo Stato, anzi si </hi><hi rend="CharOverride-1">fa Stato» (Rossini 2021, 31). La risposta di Jünger alla </hi><hi rend="CharOverride-1">condizione di riduzione e annientamento della libertà umana è una </hi><hi rend="CharOverride-1">risposta ultra-politica o bio-politica che pone al centro la figura </hi><hi rend="CharOverride-1">del </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Waldgänger</hi><hi rend="CharOverride-1"> «colui che passa al bosco». Il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Waldgänger</hi><hi rend="CharOverride-1"> è </hi><hi rend="CharOverride-1">il singolo che si appella non alla legge, ma alla </hi><hi rend="CharOverride-1">giustizia, colui che interrompe con la propria decisione e la </hi><hi rend="CharOverride-1">propria azione il processo di macchinazione planetaria. «Il bosco è </hi><hi rend="CharOverride-1">in patria e in ogni luogo dove il Ribelle (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Waldgänger</hi><hi rend="CharOverride-1">)</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">possa praticare la resistenza. Ma il bosco è soprattutto </hi><hi rend="CharOverride-1">nelle retrovie del nemico stesso» (Jünger 1990, 106). In questa </hi><hi rend="CharOverride-1">rivolta il singolo si riconosce nell’altro: in questo senso </hi><hi rend="CharOverride-1">l’appello del </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Waldgänger </hi><hi rend="CharOverride-1">di Jünger è consonante con la </hi><hi rend="CharOverride-1">massima de </hi><hi rend="italic CharOverride-1">L’uomo in rivolta </hi><hi rend="CharOverride-1">(1951) di Albert Camus: </hi><hi rend="CharOverride-1">«Mi rivolto, dunque siamo» (Camus 2010, 131). Nella rivolta il </hi><hi rend="CharOverride-1">singolo si rivolge all’altro intessendo una politica che si </hi><hi rend="CharOverride-1">muove su un altro piano rispetto al mero funzionamento e </hi><hi rend="CharOverride-1">che si oppone attivamente al processo in accelerazione della Mobilitazione</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_141_869-874.html#footnote-000">3</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="h2" ><hi>Riferimenti bibliografici</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Camus, Albert. 2010. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">L’uomo in rivolta</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Milano: Bompiani.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Clausewitz, Karl.</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1997. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Della guerra</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Mondadori.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Ferraris, Maurizio. 2015. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Mobilitazione totale. </hi><hi rend="CharOverride-1">Bari-Roma: Laterza</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Goethe, Johann Wolfgang. 1992. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La metamorfosi delle piante e altri scritti</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Parma: Guanda.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Jünger, Ernst. </hi><hi rend="CharOverride-1">1990. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il trattato del ribelle</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Milano: Adelphi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Jünger, Ernst. 1991. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">L’Operaio. Dominio e forma</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Parma: </hi><hi rend="CharOverride-1">Guanda.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Jünger, Ernst. 1997. “La Mobilitazione totale.” In Jünger Ernst, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Foglie e pietre</hi><hi rend="CharOverride-1">, 102-21</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Adelphi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Jünger, Ernst. 2000. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Al muro del tempo</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Adelphi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Lazzarato</hi><hi rend="CharOverride-1">, Maurizio. 2022. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Guerra o rivoluzione. Perché la pace non è una alternativa</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Roma: DeriveApprodi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Masini, Ferruccio. 1985. “Ernst Jünger: dall’Arbeiter all’anarca</hi><hi rend="CharOverride-1">.”</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Le stanze del labirinto</hi><hi rend="CharOverride-1">, 77-91. Firenze: Ponte alle Grazie.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Moiso, Francesco. </hi><hi rend="CharOverride-1">1993. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Morfologia e filosofia</hi><hi rend="CharOverride-1">. In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Annuario filosofico 1992</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Mursia.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Moiso, Francesco. 2001.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Goethe tra arte e scienza</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Milano: Cuem.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Poggi, Stefano. 2010. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il genio e l’unità della natura. La scienza della Germania romantica</hi><hi rend="CharOverride-1">. Bologna: il</hi><hi rend="CharOverride-1"> Mulino.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Rossini, Manuel. 2021.</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Ernst Jünger reload. Maschera e catastrofe 2: Biopotere e mobilitazione totale</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Verona: Ombre corte.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Spengler, Oswald.</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1981. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il tramonto dell’Occidente. Lineamenti di una morfologia della Storia mondiale</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Milano: Longanesi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib_tit" ><hi>Altri riferimenti bibliografici</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Amato, Pierandrea, e Gorgone</hi><hi rend="CharOverride-1"> Sandro. 2008. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Tecnica lavoro resistenza. Studi su E. Jünger</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano-Udine: Mimesis.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Blumenberg Hans. 2012. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">L’uomo della luna. Su E. Jünger</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano-Udine: Mimesis.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Bonesio, Luisa, a cura di. 2002. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Ernst Jünger e il pensiero del nichilismo</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Seregno: Herrenhaus.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Guerri, Maurizio, a cura di. 2012. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La Mobilitazione globale. Tecnica violenza libertà in E. Jünger</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano-Udine: </hi><hi rend="CharOverride-1">Mimesis.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Guerri, Maurizio. 2007. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Ernst Jünger. Terrore e libertà</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Milano: Agenzia X.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Heidegger, Martin. </hi><hi rend="CharOverride-1">2013. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Ernst Jünger</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Bompiani.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Riedel, Nicolai. 2016. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Ernst Jünger-Bibliographie. Wissenschaftliche und essayistische</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> Beiträge zu seinem Werk (2003–2015)</hi><hi rend="CharOverride-1">. Stuttgart: J. B. Metzler.</hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_141_869-874.html#footnote-002-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Gli scritti fondamentali di morfologia della natura di Goethe sono </hi><hi rend="CharOverride-1">raccolti in Goethe 1992. Sulla questione si vedano: Moiso 2001; </hi><hi rend="CharOverride-1">Poggi 2010, in particolare il cap. 2. </hi></p></item>
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					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_141_869-874.html#footnote-001-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Sulla declinazione storica </hi><hi rend="CharOverride-1">della concezione morfologica goethiana si rimanda al fondamentale saggio di </hi><hi rend="CharOverride-1">Moiso 1993, 79-139. </hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_141_869-874.html#footnote-000-backlink">3</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Un tentativo di mettere alla prova la nozione di Mobilitazione totale con le pratiche di sfruttamento e di incantamento dell’era digitale in Ferraris 2015. </hi></p></item>
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        <listBibl>
          <head>References</head>
          <bibl n="147620">Camus, Albert. 2010. L’uomo in rivolta. Milano: Bompiani.</bibl>
          <bibl n="147630">Clausewitz, Karl. 1997. Della guerra. Milano: Mondadori.</bibl>
          <bibl n="147418">Ferraris, Maurizio. 2015. Mobilitazione totale. Bari-Roma: Laterza.</bibl>
          <bibl n="146785">Goethe, Johann Wolfgang. 1992. La metamorfosi delle piante e altri scritti. Parma: Guanda.</bibl>
          <bibl n="147532">J&amp;#252;nger, Ernst. 1990. Il trattato del ribelle. Milano: Adelphi.</bibl>
          <bibl n="147509">J&amp;#252;nger, Ernst. 1991. L’Operaio. Dominio e forma. Parma: Guanda.</bibl>
          <bibl n="146257">J&amp;#252;nger, Ernst. 1997. “La Mobilitazione totale.” In J&amp;#252;nger Ernst, Foglie e pietre, 102-21. Milano: Adelphi.</bibl>
          <bibl n="147631">J&amp;#252;nger, Ernst. 2000. Al muro del tempo. Milano: Adelphi.</bibl>
          <bibl n="146219">Lazzarato, Maurizio. 2022. Guerra o rivoluzione. Perch&amp;#233; la pace non &amp;#232; una alternativa. Roma: DeriveApprodi.</bibl>
          <bibl n="145544">Masini, Ferruccio. 1985. “Ernst J&amp;#252;nger: dall’Arbeiter all’anarca.” In Le stanze del labirinto, 77-91. Firenze: Ponte alle Grazie.</bibl>
          <bibl n="146746">Moiso, Francesco. 1993. Morfologia e filosofia. In Annuario filosofico 1992. Milano: Mursia</bibl>
          <bibl n="147485">Moiso, Francesco. 2001. Goethe tra arte e scienza. Milano: Cuem.</bibl>
          <bibl n="146078">Poggi, Stefano. 2010. Il genio e l’unit&amp;#224; della natura. La scienza della Germania romantica. Bologna: il Mulino.</bibl>
          <bibl n="145741">Rossini, Manuel. 2021.Ernst J&amp;#252;nger reload. Maschera e catastrofe 2: Biopotere e mobilitazione totale. Verona: Ombre corte.</bibl>
          <bibl n="145742">Spengler, Oswald. 1981. Il tramonto dell’Occidente. Lineamenti di una morfologia della Storia mondiale. Milano: Longanesi.</bibl>
          <bibl n="146032">Amato, Pierandrea, e Gorgone Sandro. 2008. Tecnica lavoro resistenza. Studi su E. J&amp;#252;nger. Milano-Udine: Mimesis.</bibl>
          <bibl n="147140">Blumenberg Hans. 2012. L’uomo della luna. Su E. J&amp;#252;nger. Milano-Udine: Mimesis.</bibl>
          <bibl n="146588">Bonesio, Luisa, a cura di. 2002. Ernst J&amp;#252;nger e il pensiero del nichilismo. Seregno: Herrenhaus.</bibl>
          <bibl n="145743">Guerri, Maurizio, a cura di. 2012. La Mobilitazione globale. Tecnica violenza libert&amp;#224; in E. J&amp;#252;nger. Milano-Udine: Mimesis.</bibl>
          <bibl n="147213">Guerri, Maurizio. 2007. Ernst J&amp;#252;nger. Terrore e libert&amp;#224;. Milano: Agenzia X.</bibl>
          <bibl n="147632">Heidegger, Martin. 2013. Ernst J&amp;#252;nger. Milano: Bompiani.</bibl>
          <bibl n="145090">Riedel, Nicolai. 2016. Ernst J&amp;#252;nger-Bibliographie. Wissenschaftliche und essayistische Beitr&amp;#228;ge zu seinem Werk (2003–2015). Stuttgart: J. B. Metzler.</bibl>
        </listBibl>
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