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        <title type="main" level="a">Friedrich Pollock e l’era dell’automazione</title>
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            <forename>Nicola</forename>
            <surname>Emery</surname>
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          <resp>This is a section of <title>Idee di lavoro e di ozio per la nostra civiltà</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0319-7</idno>) by </resp>
          <name>Giovanni Mari, Francesco Ammannati, Brogi Stefano, Tiziana Faitini, Arianna Fermani, Francesco Seghezzi, Annalisa Tonarelli</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.100</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
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          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>In Friedrich Pollock's thinking, the analysis of the impact of technological transformations on the world of work plays a central role. From the essays of the late 1920s that led to the development of the concept of State capitalism, to the 1955 book Automation. A Study of its Economics and social Consequences, he was increasingly confronted with the tendency to create 'deserted factories' to 'replace the labour force with fully automatic processes' . It is then in reflecting on the social, cultural and political, as well as economic, effects of automation and cybernetics that Pollock's prognosis of late modern society as a 'totally administered society’. Pollock's role as mentor, as well as close collaborator and inseparable friend, of Max Horkheimer and the other authors of the Frankfurt School cannot be underestimated.</p>
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            <item>Frankfurt Institute for Social Research</item>
            <item>Automation</item>
            <item>State capitalism</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.100<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.100" /></p>
      
      
      <p rend="h1_chapter">Friedrich Pollock e l’era dell’automazione</p><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Nicola Emery</hi></p><p rend="h2" ><hi>1. Dal</hi><hi> capitalismo di Stato all’automazione: una diagnosi strutturale </hi><hi>della società totalmente amministrata</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nato a Friburgo nel 1894, figlio</hi><hi rend="CharOverride-1"> di una famiglia di industriali di origine ebraica attivi a</hi><hi rend="CharOverride-1"> Sticcarda, Friedrich Pollock studIò economia e scienze politiche a </hi><hi rend="CharOverride-1">Monaco, Friburgo e Francoforte dove nel 1923 si laureò con</hi><hi rend="CharOverride-1"> un lavoro sulla teoria marxista del denaro. Nel medesimo anno</hi><hi rend="CharOverride-1"> fu fra i fondatori dell’Istituto per le ricerche </hi><hi rend="CharOverride-1">sociali di Francoforte, diretto allora dall’economista Carl Grünberg.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Alla prematura morte di quest’ ultimo, Pollock riuscì a far</hi><hi rend="CharOverride-1"> nominare il giovane filosofo Max Horkheimer alla testa dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">Istituto, destinato a diventar celebre, grazie anche all’adesione</hi><hi rend="CharOverride-1"> di autori quali Theordor W.Adorno, Herbert Marcuse, con il nome</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Scuola di Francoforte. A partire da allora, Pollock </hi><hi rend="CharOverride-1">affiancò sempre Horkheiemer, con il quale emigò nel ’33</hi><hi rend="CharOverride-1"> negli Usa e poi tornò in Germania e di nuovo</hi><hi rend="CharOverride-1"> emigrò in Svizzera, svolgendo compiti ‘amministrativi’. Restato per </hi><hi rend="CharOverride-1">diversi anni nell’ombra, il suo ruolo e i suoi </hi><hi rend="CharOverride-1">testi sono da qualche anno al centro di una importante </hi><hi rend="CharOverride-1">rivalutazione, tanto considerarlo ora una sota di ‘eminenza grigia’ dei</hi><hi rend="CharOverride-1"> Francofortesi.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nella riflessone di Friedrich Pollock svolge un ruolo centrale</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’analisi dell’impatto delle trasformazioni tecnologiche sul mondo del</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro. A partire dai saggi della fine degli anni</hi><hi rend="CharOverride-1"> Venti sfociati nell’elaborazione del concetto di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">State capitalism</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="CharOverride-1">fino al libro del 1956 </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Automation. Materialen zur Beurteilung der</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> ökonomischen und sozialen Folgen</hi><hi rend="CharOverride-1">, egli si è vieppiù confrontato </hi><hi rend="CharOverride-1">con la tendenza a creare «fabbriche deserte» a «sostituire</hi><hi rend="CharOverride-1"> la forza lavoro con processi completamente automatici» (Pollock 1973;</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1970). Nei suoi lavori idealtipici, sollecitati sia dalla riflessione </hi><hi rend="CharOverride-1">critica sul primo decennale della rivoluzione russa (Pollock 1929) </hi><hi rend="CharOverride-1">sia dall’avvento del nazionalsocialismo e sia dal sorgere delle </hi><hi rend="CharOverride-1">politiche di welfare, il modello dell’«unità integrata simile</hi><hi rend="CharOverride-1"> a uno dei moderni giganti della produzione dell’acciaio, della</hi><hi rend="CharOverride-1"> chimica o dell’industria automobilistica», indicato come con-causa tecnologic</hi><hi rend="CharOverride-1">a della crisi del capitalismo privato, è assunto anche quale</hi><hi rend="CharOverride-1"> immagine plastica della dimensione totalizzante intrinseca all’affermarsi del Capitalismo</hi><hi rend="CharOverride-1"> di stato (Pollock 2005). È poi nella riflessione sugli effetti</hi><hi rend="CharOverride-1"> sociali, culturali e politici, oltre che economici, dell’automazione </hi><hi rend="CharOverride-1">e della cibernetica, che Pollock ha portato a maturazione la </hi><hi rend="CharOverride-1">prognosi circa la società tardo moderna quale «società totalmente amministrata</hi><hi rend="CharOverride-1">» (Pollock 1970). Oggetto di un acceso dibattito fra gli</hi><hi rend="CharOverride-1"> esponenti della prima fase dell’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Istituto per la ricerca </hi><hi rend="italic CharOverride-1">sociale</hi><hi rend="CharOverride-1">, il concetto di Capitalismo di stato, contrapposto alle </hi><hi rend="CharOverride-1">ipotesi ‘crolliste’ del marxista Grossmann (Marramao 1973; Dubiel 1975;</hi><hi rend="CharOverride-1"> Emery 2015) è stato assunto da Max Horkheimer e</hi><hi rend="CharOverride-1"> da Theodor Adorno quale implicita base strutturale del loro capolavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La dialettica dell’illuminismo</hi><hi rend="CharOverride-1"> (che a Pollock è dedicato);</hi><hi rend="CharOverride-1"> analoga funzione di diagnosi strutturale di riferimento ha invero poi</hi><hi rend="CharOverride-1"> svolto anche lo studio successivo sull’automazione, in particolare </hi><hi rend="CharOverride-1">per la riflessione di Horkheimer, legato a Pollock oltre che </hi><hi rend="CharOverride-1">da inscindibile sodalizio intellettuale anche da pluridecennale e intensissima amicizia </hi><hi rend="CharOverride-1">personale (Emery 2015; 2018). </hi></p><p rend="h2" ><hi>2. Sprecare intere giornate </hi><hi>a guardare western alla TV…, ovvero gli esiti beffardi delle</hi><hi> promesse di emancipazione</hi></p><p rend="text" ><hi rend="italic CharOverride-1">Automation. Materialen zur Beurteilung der ökonomischen und </hi><hi rend="italic CharOverride-1">sozialen Folgen</hi><hi rend="CharOverride-1">, la cui prima edizione fu pubblicata nel 1956</hi><hi rend="CharOverride-1"> e subito tradotta in sei lingue, costituiva d’ altra </hi><hi rend="CharOverride-1">parte l’ampliamento di uno studio pubblicato all’inizio </hi><hi rend="CharOverride-1">del 1955 nel volume </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Sociologica</hi><hi rend="CharOverride-1">, edito dall’Istituto per </hi><hi rend="CharOverride-1">gli studi sociali di Francoforte proprio per i 60 anni </hi><hi rend="CharOverride-1">di Max Horkheimer. Sollecitato a ristamparlo qualche anno dopo, Pollock </hi><hi rend="CharOverride-1">licenziò nel 1963 una seconda edizione aumentata e rivista, dichiarando </hi><hi rend="CharOverride-1">che </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">era evidente che, di fronte allo straordinario sviluppo che </hi><hi rend="CharOverride-1">questo nuovo sistema di produzione aveva subito nei sei anni </hi><hi rend="CharOverride-1">trascorsi da allora, era impossibile assumersi la responsabilità di un’</hi><hi rend="CharOverride-1">edizione immutata o solo scarsamente integrata. Non che fossi costretto </hi><hi rend="CharOverride-1">a rivedere le considerazioni e le analisi teoriche esposte nella </hi><hi rend="CharOverride-1">prima edizione: in tutti i punti essenziali esse si sono </hi><hi rend="CharOverride-1">rivelate corrette. Ma il ritmo e le dimensioni della diffusione </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’automazione hanno superato tutte le aspettative, le sue possibilità </hi><hi rend="CharOverride-1">tecniche e organizzative hanno varcato in larga misura le frontiere </hi><hi rend="CharOverride-1">che ancora pochi anni fa venivano considerate invalicabili in un </hi><hi rend="CharOverride-1">prossimo futuro (Pollock 1970, x). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Effettivamente, il libro, che improvvisamente</hi><hi rend="CharOverride-1"> rese celebre a livello internazionale Pollock (Lehnard 2019), si </hi><hi rend="CharOverride-1">offriva come una delle prime e più aggiornate indagini, fondate</hi><hi rend="CharOverride-1"> su documenti, statistiche, dati empirici, prevalentemente riferite agli USA, ma</hi><hi rend="CharOverride-1"> nella seconda edizione anche alla realtà europea e sovietica, sul</hi><hi rend="CharOverride-1">l’automazione quale nuovo ‘sistema di produzione’. Esso si </hi><hi rend="CharOverride-1">apre con un importante capitolo dedicato alla definizione del concetto </hi><hi rend="CharOverride-1">di automazione, nel quale Pollock afferma che sempre più la</hi><hi rend="CharOverride-1"> parola automazione viene usata per indicare uno sviluppo tecnico che</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">sostituisce</hi><hi rend="CharOverride-1"> con le macchine la manodopera nelle fabbriche e negli</hi><hi rend="CharOverride-1"> uffici. Il campo di pertinenza del concetto, dalla fabbrica all</hi><hi rend="CharOverride-1">’ufficio, è molto ampio: il concetto di automazione designa non</hi><hi rend="CharOverride-1"> tanto un fatto quanto un </hi><hi rend="italic CharOverride-1">metodo</hi><hi rend="CharOverride-1">, capace di riconfigurare </hi><hi rend="CharOverride-1">sia la produzione di beni materiali sia la produzione di </hi><hi rend="CharOverride-1">servizi e beni intellettuali o immateriali: </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Con automazione noi intendiamo </hi><hi rend="CharOverride-1">determinati metodi, propri della fase attuale dello sviluppo tecnico di </hi><hi rend="CharOverride-1">produzione, lavorazione automatica di beni (produzione), così come di raccolta </hi><hi rend="CharOverride-1">ed elaborazione di informazioni (contabilità, scorte, statistiche di ogni genere, </hi><hi rend="CharOverride-1">calcolo delle alternative) (Pollock 1970, 5). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La differenza specifica dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">era dell’automazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> rispetto all’era dell’industrializzazione, è </hi><hi rend="CharOverride-1">che nella nuova tecnica </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">una gran parte delle funzioni che </hi><hi rend="CharOverride-1">nell’“automatismo” spettano ancora all’operaio (come l’</hi><hi rend="CharOverride-1">introduzione del materiale, l’avvio e l’arresto delle macchine, </hi><hi rend="CharOverride-1">il controllo della qualità e quantità del prodotto, la sorveglianza </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’intero processo lavorativo e la manovra di macchine utensili</hi><hi rend="CharOverride-1"> universali e monouso non automatiche) possono essere assolte da apparecchi</hi><hi rend="CharOverride-1"> prevalentemente elettronici. Lo sbocco logico finale dell’automazione, che tecnicamente</hi><hi rend="CharOverride-1"> sarebbe già possibile, ma a cui attualmente in pratica si</hi><hi rend="CharOverride-1"> tende solo in via eccezionale, è il</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> processo lavorativo completamente</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> automatico</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Pollock 1970, 8).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In altri termini, lo sbocco è </hi><hi rend="CharOverride-1">un processo lavorativo – specificato come </hi><hi rend="italic CharOverride-1">processo complessivo continuo </hi><hi rend="CharOverride-1">– nel</hi><hi rend="CharOverride-1"> quale la forza-lavoro umana, sia fisica sia intellettuale, viene completamente</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">sostituita</hi><hi rend="CharOverride-1"> da macchine funzionanti sul principio della ‘retroazione’ e da</hi><hi rend="CharOverride-1"> ‘calcolatori elettronici’.</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">I fini e i metodi dell’automazione, </hi><hi rend="CharOverride-1">in vista di un primo orientamento, si potrebbero definire così: </hi><hi rend="CharOverride-1">l’automazione come tecnica di produzione ha come </hi><hi rend="italic CharOverride-1">scopo </hi><hi rend="CharOverride-1">la </hi><hi rend="CharOverride-1">sostituzione mediante macchine della forza lavoro umana, nelle funzioni di </hi><hi rend="CharOverride-1">servizio, comando, e sorveglianza delle macchine, come pure nella funzione </hi><hi rend="CharOverride-1">del controllo dei prodotti, finché al limite non una mano </hi><hi rend="CharOverride-1">debba toccare il prodotto dall’inizio sino alla fine del</hi><hi rend="CharOverride-1"> processo lavorativo. I suoi metodi possono essere impiegati sia per</hi><hi rend="CharOverride-1"> processi parziali di lavorazione, che per un ciclo completo di</hi><hi rend="CharOverride-1"> produzione, dalla materia prima fino al prodotto finito (Pollock 1970,</hi><hi rend="CharOverride-1"> 6). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Fabbriche dell’industria bellica, fabbriche atomiche, settori per la</hi><hi rend="CharOverride-1"> raffinazione dei petroli e dei motori di automobili nonché per</hi><hi rend="CharOverride-1"> la fabbricazione di bottiglie in vetro, biscotti e sigarette, sono</hi><hi rend="CharOverride-1"> menzionate da Pollock quali esempi di fabbriche pressoché già </hi><hi rend="italic CharOverride-1">completamente</hi><hi rend="CharOverride-1"> automatizzate. Ma non è solo questione di fabbriche e di</hi><hi rend="CharOverride-1"> processi di produzione di beni, ma anche di riconfigurazione del</hi><hi rend="CharOverride-1"> terziario: </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Quando i metodi dell’automazione vengono applicati al lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> in ufficio nel senso più lato, essi sostituiscono l’uomo</hi><hi rend="CharOverride-1"> nelle attività di calcolo registrazione elaborazione statistica, e controllo delle</hi><hi rend="CharOverride-1"> informazioni desiderate, come pure nell’esecuzione di molte operazioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> di scrittura ad esse connesse (Pollock 1970, 5).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Su questa </hi><hi rend="CharOverride-1">base si capisce come gli effetti dell’automazione non riguardino </hi><hi rend="CharOverride-1">soltanto i livelli di occupazione e l’ambito strettamente economico, </hi><hi rend="CharOverride-1">ma investano l’intero ambito sociale e culturale. Pollock, analitico </hi><hi rend="CharOverride-1">e prudente nel suo libro, per quanto riguarda le conseguenze </hi><hi rend="CharOverride-1">strettamente economiche, non nasconde di vedere aumentare i rischi di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">crisi</hi><hi rend="CharOverride-1"> dovuti all’automazione. All’ottimismo dei fautori liberisti </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’armonia economica, obbietta che «la disoccupazione di massa </hi><hi rend="CharOverride-1">che potrebbe verificarsi potrebbe provocare una contrazione del mercato, da </hi><hi rend="CharOverride-1">cui si svilupperebbe la crisi in una reazione a catena»</hi><hi rend="CharOverride-1"> per cui </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">se lo sviluppo della seconda rivoluzione industriale, dovesse</hi><hi rend="CharOverride-1"> essere abbandonato al libero gioco delle forze, contenuto soltanto da</hi><hi rend="CharOverride-1"> improvvisazioni e palliativi, esso potrebbe produrre tendenze distruttive alle quali</hi><hi rend="CharOverride-1"> nessuna società libera sarebbe in grado di resistere (Pollock 1970,</hi><hi rend="CharOverride-1"> 6; Emery 2018).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">A conferma di questa sua tesi, </hi><hi rend="CharOverride-1">Pollock non cita soltanto Arnold Toynbee (e si dovrà sottolineare </hi><hi rend="CharOverride-1">quanto questa citazione fosse poi prossima alla riflessione del tardo</hi><hi rend="CharOverride-1"> Horkheimer) ma cita anche il discorso tenuto da Harold Wilson</hi><hi rend="CharOverride-1"> al congresso del ottobre 1963 del </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Labour Party</hi><hi rend="CharOverride-1">, mettendo </hi><hi rend="CharOverride-1">in evidenza quanto coincidenti fossero le sue osservazioni con le </hi><hi rend="CharOverride-1">seguenti parole di Wilson: </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">evidentemente il progresso tecnico controllato esclusivamente </hi><hi rend="CharOverride-1">dall’industria privata può dare solo a pochi dei profitti</hi><hi rend="CharOverride-1"> elevati e solo a una minoranza un grado più alto</hi><hi rend="CharOverride-1"> di occupazione. Per la grande maggioranza esso significa disoccupazione…Solo se</hi><hi rend="CharOverride-1"> il progresso tecnico viene incorporato in un piano economico nazionale</hi><hi rend="CharOverride-1"> esso può servire gli interessi della collettività (Pollock 1970, 345).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ed evidentemente ritornava a Pollock, per questa via, la necessità </hi><hi rend="CharOverride-1">di riaprire un confronto con quel tema della </hi><hi rend="italic CharOverride-1">pianificazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> che </hi><hi rend="CharOverride-1">lo aveva occupato intensamente nei suoi precedenti lavori, ormai lontani. </hi><hi rend="CharOverride-1">Ma il libro, specie nella sua seconda edizione messa a </hi><hi rend="CharOverride-1">punto da Pollock durante il suo lungo soggiorno nella Svizzera </hi><hi rend="CharOverride-1">italiana, non si limitava a mettere in luce, non senza </hi><hi rend="CharOverride-1">inquietudine, gli effetti dell’automazione in ambito economico, i pericoli </hi><hi rend="CharOverride-1">di crisi endemiche che essa comporta.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Fra i problemi che si</hi><hi rend="CharOverride-1"> aprono con la sostituzione dell’uomo da parte delle macchine,</hi><hi rend="CharOverride-1"> vi sono i </hi><hi rend="italic CharOverride-1">problemi sociali</hi><hi rend="CharOverride-1"> legati alla richiesta di grande</hi><hi rend="CharOverride-1"> mobilità e di adattabilità a situazioni nuove e impreviste che</hi><hi rend="CharOverride-1"> il nuovo sistema di produzione sottopone all’uomo. Da </hi><hi rend="CharOverride-1">qui, pertanto anche, il profilarsi di esigenze educative-formative non previste </hi><hi rend="CharOverride-1">prima di allora, come la possibilità di un «addestramento e</hi><hi rend="CharOverride-1"> riaddestramento», pressoché ininterrotto per ogni lavoratore per non perdere</hi><hi rend="CharOverride-1"> «il collegamento con lo sviluppo tecnico» e per essere</hi><hi rend="CharOverride-1"> in grado di rispondere alle future richieste.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’incremento di </hi><hi rend="CharOverride-1">tempo libero che dovrebbe accompagnare l’introduzione dell’automazione, incremento </hi><hi rend="CharOverride-1">rivendicato da parte sindacale, di fatto avrebbe teso a ricevere </hi><hi rend="CharOverride-1">una risposta tutt’altro che emancipatrice per i lavoratori. Questa </hi><hi rend="CharOverride-1">è la seconda aporia che Pollock, teorico critico, per quanto </hi><hi rend="CharOverride-1">sempre analitico, non nasconde. Secondo alcune posizioni che andavano delineandosi</hi><hi rend="CharOverride-1"> negli USA, «le ore guadagnate in questo modo devono </hi><hi rend="CharOverride-1">essere parzialmente o totalmente confiscate per la soluzione di urgenti </hi><hi rend="CharOverride-1">compiti di formazione professionale». E quei lavoratori che non </hi><hi rend="CharOverride-1">si sarebbero voluti sottoporre a questa </hi><hi rend="italic CharOverride-1">confisca per il riaddestramento</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="CharOverride-1"> avrebbero dovuto mantenere l’orario di lavoro anteriore: nel corso</hi><hi rend="CharOverride-1"> delle ore confiscate costoro dovrebbero lavorare o rassegnarsi a una</hi><hi rend="CharOverride-1"> detrazione salariale corrispondente» (Pollock 1970, 352).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Davanti a simili influenti</hi><hi rend="CharOverride-1"> posizioni, è chiaro che anche Pollock esprima non poco scetticismo</hi><hi rend="CharOverride-1"> dinnanzi alla possibilità di realizzare ancora grazie all’automazione, </hi><hi rend="CharOverride-1">e ancor di più senza regolamentazione del mercato, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">una liberazione </hi><hi rend="italic CharOverride-1">di tempo effettivamente positiva da un punto di vista di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">emancipazione culturale e sociale</hi><hi rend="CharOverride-1">. L’automazione, in quanto sistema totale,</hi><hi rend="CharOverride-1"> riesce a recuperare subito al suo interno quegli spazi e</hi><hi rend="CharOverride-1"> quei tempi che si poteva sperare risultassero invece </hi><hi rend="italic CharOverride-1">liberati</hi><hi rend="CharOverride-1"> grazie</hi><hi rend="CharOverride-1"> al suo avvento. L’esonero della persona, la </hi><hi rend="italic CharOverride-1">spersonalizzazione</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="CharOverride-1">non trova più argine, ma prosegue e si intensifica anche </hi><hi rend="CharOverride-1">laddove – nel tempo libero – avrebbe dovuto, in teoria, ricevere </hi><hi rend="CharOverride-1">dei limiti e rispettarli.</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">La speranza del XIX secolo che la</hi><hi rend="CharOverride-1"> giornata lavorativa di otto ore o addirittura un’ulteriore riduzione</hi><hi rend="CharOverride-1"> dell’orario di lavoro sarebbero state la premessa di </hi><hi rend="CharOverride-1">un’evoluzione culturale di massa senza precedenti, ha fatto naturalmente </hi><hi rend="CharOverride-1">posto a un diffuso scetticismo. L’impiego del cosiddetto ‘tempo </hi><hi rend="CharOverride-1">libero’ è oggetto da tempo, in un </hi><hi rend="italic CharOverride-1">mondo totalmente amministrato</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="CharOverride-1"> della manipolazione e di una fortissima pressione sociale. Industrie di</hi><hi rend="CharOverride-1"> grandissima importanza nell’insieme dell’economia e in rapido</hi><hi rend="CharOverride-1"> sviluppo, servono alla soddisfazione dei bisogni sorti in seguito alla</hi><hi rend="CharOverride-1"> riduzione dell’orario di lavoro e in gran parte </hi><hi rend="CharOverride-1">artificialmente trattenuti. Si parla in America addirittura di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">leisure industries</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="CharOverride-1"> e ci si attende che possano assorbire una gran parte</hi><hi rend="CharOverride-1"> di lavoratori liberati dall’introduzione dell’automazione (Pollock 1970, </hi><hi rend="CharOverride-1">353).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Come si vede, nel libro di Pollock il tema del</hi><hi rend="CharOverride-1">l’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">automazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> corre senza soluzione di continuità in quello della </hi><hi rend="italic CharOverride-1">manipolazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> culturale e antropologica, di modo che paradossalmente alla definizione </hi><hi rend="CharOverride-1">di Marx secondo cui il tempo libero «è il tempo</hi><hi rend="CharOverride-1"> per lo sviluppo completo dell’individuo» e secondo cui</hi><hi rend="CharOverride-1"> esso «è sia tempo di riposo sia tempo dedicato </hi><hi rend="CharOverride-1">ad attività più elevate», sembra dover corrisponde </hi><hi rend="italic CharOverride-1">beffardamente</hi><hi rend="CharOverride-1"> la </hi><hi rend="CharOverride-1">previsione secondo cui «l’introduzione di una settimana lavorativa di</hi><hi rend="CharOverride-1"> quattro giorni significherà per gli operai una giornata in più</hi><hi rend="CharOverride-1"> da sprecare guardando dei “western” alla televisione» (Pollock 1970,</hi><hi rend="CharOverride-1"> 353).</hi></p><p rend="h2" ><hi>3. Automazione, spersonalizzazione, spoliticizzazione </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Pollock è dunque perfettamente consapevole</hi><hi rend="CharOverride-1"> del fatto che l’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">era dell’automazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> tende a </hi><hi rend="CharOverride-1">sfociare in quello che egli stesso, in un passo qui </hi><hi rend="CharOverride-1">sopra citato, definisce come il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">mondo totalmente amministrato</hi><hi rend="CharOverride-1">. Per contrastare</hi><hi rend="CharOverride-1"> la tendenza alla manipolazione delle masse per mezzo dei mass</hi><hi rend="CharOverride-1"> media, e della sfera o rete informatica, nel tempo </hi><hi rend="CharOverride-1">libero in cui dispongono, egli invoca misure educative di ogni </hi><hi rend="CharOverride-1">genere, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">contromisure </hi><hi rend="CharOverride-1">nel senso già espresso dall’ammirato George Friedmann.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Ma anche da questo punto di vista, lo sguardo di</hi><hi rend="CharOverride-1"> Pollock sull’automazione e sulle sue conseguenze è assai </hi><hi rend="CharOverride-1">disincantato, e il suo radicalismo sembra anticipare non solo quanto </hi><hi rend="CharOverride-1">Horkheimer andava elaborando proprio a Montagnola parlando di «morte della</hi><hi rend="CharOverride-1"> singolarità», ma anche la critica dell’«uomo a</hi><hi rend="CharOverride-1"> una dimensione» di Marcuse (con il quale pure continuava</hi><hi rend="CharOverride-1"> ad avere scambi epistolari). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Laconico, Pollock non è meno radicale</hi><hi rend="CharOverride-1"> dei suoi ben più celebri amici filosofi: </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">l’uomo viene</hi><hi rend="CharOverride-1"> “socializzato” in misura sempre più </hi><hi rend="italic CharOverride-1">totale</hi><hi rend="CharOverride-1"> da istituzioni sociali.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Il dar forma al tempo libero, incoraggiato e realizzato con</hi><hi rend="CharOverride-1"> le migliori intenzioni, contribuisce a sua volta al processo di</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">spersonalizzazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> già accelerato dall’automazione (Pollock 1970, 354).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’</hi><hi rend="CharOverride-1">automazione, in quanto ‘sistema di produzione generale’ e in quanto </hi><hi rend="CharOverride-1">forma essenziale dell’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">era</hi><hi rend="CharOverride-1">, dunque in quanto suo tratto specifico</hi><hi rend="CharOverride-1"> e omnipervasivo, tende insomma a </hi><hi rend="italic CharOverride-1">governare in toto le soggettività</hi><hi rend="CharOverride-1">, anzi tende a </hi><hi rend="italic CharOverride-1">produrle e a governarne le reazioni </hi><hi rend="italic CharOverride-1">e i rapporti</hi><hi rend="CharOverride-1">. L’automazione, del resto, non si limita</hi><hi rend="CharOverride-1"> nemmeno al terziario e alla industria culturale, ma investe in</hi><hi rend="CharOverride-1"> toto anche </hi><hi rend="italic CharOverride-1">il mondo della politica</hi><hi rend="CharOverride-1">, della sua comunicazione </hi><hi rend="CharOverride-1">ridotta a strategie di sondaggio e propaganda. E questa è</hi><hi rend="CharOverride-1"> la terza implicazione aporetica (e antiveggente) che l’opera </hi><hi rend="CharOverride-1">di Pollock</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">porta alla luce. La </hi><hi rend="italic CharOverride-1">computer simulation </hi><hi rend="CharOverride-1">mette in </hi><hi rend="CharOverride-1">grado di anticipare e prevedere in larga parte i comportamenti </hi><hi rend="CharOverride-1">dei gruppi, intesi, studiati e manipolati come ‘elettori’ alla stessa </hi><hi rend="CharOverride-1">stregua dei consumatori. La politica – Pollock lo scrive guardando in </hi><hi rend="CharOverride-1">particolare agli USA – tende ad avvalersi sempre più di queste </hi><hi rend="CharOverride-1">tecniche, all’interno di una fondamentale reificazione dei processi sociali,</hi><hi rend="CharOverride-1"> posti alla stregua dei processi che sono oggetto delle scienze</hi><hi rend="CharOverride-1"> naturali. Obbiettivo primario diventa «l’elaborazione di metodi che </hi><hi rend="CharOverride-1">permettano il dominio dei processi sociali secondo il principio del </hi><hi rend="CharOverride-1">minimo sforzo» (Pollock 1970, 362). L’agire strumentale (per riprendere</hi><hi rend="CharOverride-1"> la terminologia di Horkheimer), dimentico di ogni tensione politica al</hi><hi rend="CharOverride-1"> ‘bene di tutti’, diventa così il metodo stesso con</hi><hi rend="CharOverride-1"> il quale si costruiscono i programmi e si selezionano i</hi><hi rend="CharOverride-1"> profili – le immagini – dei candidati: </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Come la natura extra umana</hi><hi rend="CharOverride-1"> anche i processi sociali non possono essere sottoposti arbitrariamente alla</hi><hi rend="CharOverride-1"> volontà di dominio. Ma quanto più si imparano a conoscere</hi><hi rend="CharOverride-1"> le loro “leggi di movimento” tanto più le si</hi><hi rend="CharOverride-1"> può utilizzare per il raggiungimento dei fini del soggetto manipolante.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Applicato alla sfera della lotta politica, l’ulteriore sviluppo della</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">computer simulation</hi><hi rend="CharOverride-1"> significa un possibile ulteriore </hi><hi rend="italic CharOverride-1">svuotamento del senso</hi><hi rend="CharOverride-1"> della</hi><hi rend="CharOverride-1"> democrazia […] (Pollock 1970, 362).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Pollock riconosce che queste tecniche </hi><hi rend="CharOverride-1">computazionali e queste pratiche comunicative-manipolative possono in teoria essere usate </hi><hi rend="CharOverride-1">da tutti i partiti; questa «nuova macchina per il potere</hi><hi rend="CharOverride-1">» di principio resta a disposizione di qualunque partito, «purché</hi><hi rend="CharOverride-1"> disponga dei mezzi finanziari sufficienti» (Pollock 1970, 364). Ma </hi><hi rend="CharOverride-1">invita anche a non sottovalutare una </hi><hi rend="italic CharOverride-1">deriva totalitaria</hi><hi rend="CharOverride-1"> alquanto minacciosa: </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Non si può trascurare il pericolo che alla fine essa </hi><hi rend="CharOverride-1">possa venir monopolizzata da un gruppo totalitario che detiene il </hi><hi rend="CharOverride-1">potere. Questo non avrebbe più bisogno di un geniale ministro </hi><hi rend="CharOverride-1">della propaganda per perpetuare il suo dominio; potrebbe invece, servendosi </hi><hi rend="CharOverride-1">di mezzi scientifici rigorosamente dosati, realizzare i suoi fini interni </hi><hi rend="CharOverride-1">e forse anche quelli di politica estera con un grado </hi><hi rend="CharOverride-1">di perfezione che metterebbe in ombra lo stesso mondo del </hi><hi rend="CharOverride-1">“grande fratello” di Orwell (Pollock 1970, 362). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È lo </hi><hi rend="CharOverride-1">stesso Pollock, del resto, ad affermare, non senza drammatica </hi><hi rend="CharOverride-1">preoccupazione, in una lettera inviata nel 1957 a Felix Weil, </hi><hi rend="CharOverride-1">che i tecnocrati erano ormai in cammino ovunque nel mondo, </hi><hi rend="CharOverride-1">e quasi sopra il mondo. Il legame fra Capitalismo di</hi><hi rend="CharOverride-1"> stato e automazione si rispecchia e si realizza nell’</hi><hi rend="CharOverride-1">emergere di un unico gruppo di dominio, in marcia per </hi><hi rend="CharOverride-1">la conquista </hi><hi rend="italic CharOverride-1">globale</hi><hi rend="CharOverride-1"> del pianeta: «Die Technokraten sind auf den</hi><hi rend="CharOverride-1"> Marsch- all over the world».</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In questa luce, si</hi><hi rend="CharOverride-1"> capisce come il libro di Pollock abbia un timbro drammatico.</hi><hi rend="CharOverride-1"> La sfiducia nella possibilità di una </hi><hi rend="italic CharOverride-1">prassi ancora umana </hi><hi rend="CharOverride-1">non può non farsi radicale nell’era dell’automazione. </hi><hi rend="CharOverride-1">Per la Teoria critica non si potrà prospettare altro rifugio</hi><hi rend="CharOverride-1"> che entro una sarcastica «associazione dei chiaroveggenti», per </hi><hi rend="CharOverride-1">quanto necessariamente «catacombale» e orientata al «totalmente altro»,</hi><hi rend="CharOverride-1"> ancora pur tenacemente impegnata nell’«analisi critica dei demagoghi</hi><hi rend="CharOverride-1">», nella pratica della «loro demistificazione sul piano psicologico, </hi><hi rend="CharOverride-1">sociologico e tecnologico» (Horkheimer 1988, 94; Emery 2015; </hi><hi rend="CharOverride-1">2018).</hi></p><p rend="h2" ><hi>Riferimenti bibliografici</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Campani, C. 1992. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Pianificazione e teoria critica</hi><hi rend="CharOverride-1">. Napoli: Liguori.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Emery, N. 2021. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Per il non conformismo. M. Horkheimer e Friedrich Pollock, l’altra scuola di Francoforte</hi><hi rend="CharOverride-1">. Castelvecchi: Roma, 2015.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Emery, N., a cura di. 2018. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Automazone e teoria critica. A partire da F.Pollock</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano-Udine: Mimesis.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Horkheimer, M. 1979</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La società di transizione</hi><hi rend="CharOverride-1">. Torino: Einaudi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Horkheimer, M. 2023. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Taccuini</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1950-1969. Genova: Marieti. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Horkheimer, M., e T. W. 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Napoli: Liguori. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Pollock, F. </hi><hi rend="CharOverride-1">1988 (1970). </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Automazione</hi><hi rend="CharOverride-1">, tr. it G. Backhaus, P. Bernardi Marzolla, e R. Solmi. Torino: Einaudi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Pollock, F. </hi><hi rend="CharOverride-1">2005. “Il capitalismo di Stato” (1941). In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La Scuola di</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Francoforte</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di E. Donaggio, 157 e sgg. Torino: Einaudi.</hi></p>  
      
      
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        <listBibl>
          <head>References</head>
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          <bibl n="145483">Pollock, F. 2005. “Il capitalismo di Stato” (1941). In La Scuola di Francoforte, a cura di E. Donaggio, 157 e sgg. Torino: Einaudi.</bibl>
        </listBibl>
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