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        <title type="main" level="a">Edward P. Thompson: lavoro orientato in base al compito e lavoro orientato in base al tempo</title>
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          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0003-1436-5695" type="ORCID">
            <forename>Angela</forename>
            <surname>Perulli</surname>
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          <resp>This is a section of <title>Idee di lavoro e di ozio per la nostra civiltà</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0319-7</idno>) by </resp>
          <name>Giovanni Mari, Francesco Ammannati, Brogi Stefano, Tiziana Faitini, Arianna Fermani, Francesco Seghezzi, Annalisa Tonarelli</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.108</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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            <p>Content licence CC BY 4.0</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>The essay deals with the thought of E.P. Thompson with reference to the transformation of work behavior. Moving from the presentation of his peculiar historiographical approach, the essay critically examines the article he devoted to the emergence of a discipline, at work and in everyday life, that made the establishment of the capitalist industrial model possible. The categories of task-oriented work of pre-industrial societies, and time-oriented work of industrialized societies, are discussed. The main elements through which working and non-working time has been regulated and the emergence of new forms of leisure are presented. In closing, the applicability of the two categories as ideal types for reading the forms of work in the industrial societies of the global world is proposed.</p>
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            <item>work</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.108<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.108" /></p>
      
      <p rend="h1_chapter">Edward P. Thompson: lavoro orientato in base al compito e lavoro orientato in base al tempo</p><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Angela Perulli</hi></p><p rend="h2" ><hi>1. Cenni biografici</hi><hi>: uno storico impegnato</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Edward P. Thompson (1924-1993) nasce in ambienti</hi><hi rend="CharOverride-1"> impegnati e fortemente caratterizzati dall’impronta protestante, da padre </hi><hi rend="CharOverride-1">missionario inglese metodista</hi><hi rend="CharOverride-2"> </hi><hi rend="CharOverride-1">e da madre appartenente a una famiglia</hi><hi rend="CharOverride-1"> missionaria americana presbiteriana. Cresciuto nell’ammirazione per il fratello </hi><hi rend="CharOverride-1">maggiore Frank, morto combattendo in Bulgaria a soli 23 anni,</hi><hi rend="CharOverride-1"> ne seguì le orme, dalla militanza comunista all’entrata</hi><hi rend="CharOverride-1"> attiva nell’esercito. Alla fine della guerra, compì diversi</hi><hi rend="CharOverride-1"> viaggi verso gli Stati Uniti, la Bulgaria e la</hi><hi rend="CharOverride-1"> Jugoslavia entrando in contatto con ambienti radicali.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Si stabilì insieme </hi><hi rend="CharOverride-1">alla moglie a Halifax ove iniziò a lavorare come docente </hi><hi rend="CharOverride-1">esterno di letteratura all’Università di Leeds. Nel 1965 </hi><hi rend="CharOverride-1">divenne professore presso il Centro di studi di Storia sociale dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">Università di Warwick. Fino al 1956 fu attivo nel Partito </hi><hi rend="CharOverride-1">Comunista, diventando poi una figura di spicco nel movimento della</hi><hi rend="CharOverride-1"> Nuova Sinistra e successivamente un attivo animatore del movimento </hi><hi rend="CharOverride-1">pacifista (Bess 1993).</hi></p><p rend="h2" ><hi>2. Il “farsi” della storia. Cenni </hi><hi>di metodo</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Thompson è riconosciuto come uno dei massimi storici della</hi><hi rend="CharOverride-1"> classe operaia ed uno dei principali esponenti della storiografia di</hi><hi rend="CharOverride-1"> stampo marxista, sebbene la sua opera abbia assunto tratti </hi><hi rend="CharOverride-1">originali grazie all’intreccio con altre tradizioni di pensiero, in</hi><hi rend="CharOverride-1"> particolare con il radicalismo inglese (Palmer 1981). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Studioso del </hi><hi rend="CharOverride-1">processo di industrializzazione e del “farsi” di nuovi </hi><hi rend="CharOverride-1">soggetti sociali (la classe operaia), presenta un approccio che pone </hi><hi rend="CharOverride-1">l’analisi del lavoro sotto una luce originale e peculiare. </hi><hi rend="CharOverride-1">Intorno all’esperienza del lavoro – alle sue forme, al </hi><hi rend="CharOverride-1">modo di organizzarlo ed ai soggetti concreti che lo agiscono, </hi><hi rend="CharOverride-1">alle conflittualità che intorno ad esse si creano, tra persistenze</hi><hi rend="CharOverride-1"> delle consuetudini e spinte al cambiamento – è possibile leggere</hi><hi rend="CharOverride-1"> il processo che segna il mutamento dell’organizzazione della vita</hi><hi rend="CharOverride-1"> sociale, dei suoi modelli etico-culturali, delle sue norme sociali.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Terreno privilegiato di ricerca è quella grande trasformazione che va</hi><hi rend="CharOverride-1"> sotto il nome di Rivoluzione industriale, affrontato attraverso saggi </hi><hi rend="CharOverride-1">che ne investigano i variegati aspetti dell’esperienza. Un approccio</hi><hi rend="CharOverride-1"> processuale che investe fenomeni e temi, attori e soggetti, che</hi><hi rend="CharOverride-1"> lo porta a rileggere in forma originale gli strumenti concettuali</hi><hi rend="CharOverride-1"> del marxismo, come ben visibile nell’idea di classe operaia</hi><hi rend="CharOverride-1"> che, a suo parere, se interpretata rispettando il metodo </hi><hi rend="CharOverride-1">materialista non dovrebbe essere vista come una entità statica data</hi><hi rend="CharOverride-1">, o come una proiezione di una istanza deterministica superiore </hi><hi rend="CharOverride-1">(Thompson 1995, 144-45), bensì come la ricostruzione dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’esito di momenti irrisolti di fluenti antagonismi (Del Valle 2013)</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il suo lavoro è stato oggetto di vivaci dibattiti </hi><hi rend="CharOverride-1">su diversi piani. Su quello metodologico, sia per il</hi><hi rend="CharOverride-1"> tipo di fonti adottate</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_151_935-942.html#footnote-003">1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> che per lo sguardo retrospettivo </hi><hi rend="CharOverride-1">processuale (genealogico, per usare le parole di Procacci 2011, VIII),</hi><hi rend="CharOverride-1"> come pure per l’enfasi posta sul </hi><hi rend="italic CharOverride-1">sense of agency</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Giddens 1987) e sulla nozione di soggettività (Grendi 1994)</hi><hi rend="CharOverride-1">. Sul piano del posizionamento culturale e valoriale, con </hi><hi rend="CharOverride-1">un confronto che ruota intorno al suo rapporto con il </hi><hi rend="CharOverride-1">marxismo (Del Valle 2013) e sulla originalità nell’affrontare il </hi><hi rend="CharOverride-1">tema della formazione della classe operaia, in particolare sul peso </hi><hi rend="CharOverride-1">assegnato alla dimensione culturale nel dare forma alle trasformazioni economico-produttive </hi><hi rend="CharOverride-1">e sociali. Una dimensione culturale che, inglobando anche la sfera </hi><hi rend="CharOverride-1">economica, fa riferimento a una </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">nozione di cultura non […] </hi><hi rend="CharOverride-1">ristretta a un semplice discorso di significati e valori, ma </hi><hi rend="CharOverride-1">[…] invece collocata entro un particolare equilibrio di relazioni sociali, </hi><hi rend="CharOverride-1">un attivo ambiente di sfruttamento e resistenza al medesimo, di </hi><hi rend="CharOverride-1">relazioni di potere che sono mascherate (Grendi 1994, 236-37). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Una </hi><hi rend="CharOverride-1">cultura che non spieghi i processi di trasformazione ma che </hi><hi rend="CharOverride-1">sia essa stessa effetto della trasformazione e contemporaneamente se </hi><hi rend="CharOverride-1">ne faccia tramite (Procacci 2011, ix).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nell’opera di Thompson si</hi><hi rend="CharOverride-1"> trova una chiara insistenza sulla dimensione relazionale nella analisi </hi><hi rend="CharOverride-1">dei modelli di stratificazione sociale volta al superamento dei limiti </hi><hi rend="CharOverride-1">connessi alla lettura in termini esclusivamente di classe e riconducibili</hi><hi rend="CharOverride-1"> al solo campo economico. L’A. propone di </hi><hi rend="CharOverride-1">osservare i rapporti tra le diverse sfere della vita, attraverso</hi><hi rend="CharOverride-1"> uno sguardo incentrato sull’esperienza concreta dei soggetti, sull’osservazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> delle modalità di vita quotidiana (si veda l’uso del</hi><hi rend="CharOverride-1"> concetto di «cultura plebea» nel quale un posto </hi><hi rend="CharOverride-1">privilegiato ha il formarsi della coscienza popolare) e sulla considerazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> della dimensione emozionale, chiaramente presente nel concetto di «economia </hi><hi rend="CharOverride-1">morale» (Thompson 2009), con il quale propone anche una </hi><hi rend="CharOverride-1">visione dei rapporti economici ispirata non al profitto dei singoli </hi><hi rend="CharOverride-1">ma alla ricerca del benessere collettivo attraverso il rispetto di </hi><hi rend="CharOverride-1">norme consuetudinarie e sociali condivise</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_151_935-942.html#footnote-002">2</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Thompson presenta infine un peculiare</hi><hi rend="CharOverride-1"> rapporto con la letteratura, la cui eco si fa sentire</hi><hi rend="CharOverride-1"> anche nello stile di scrittura. Uno stile che è stato</hi><hi rend="CharOverride-1"> definito di </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">marxismo poeticizzato e storicizzato, che non negava la</hi><hi rend="CharOverride-1"> classe e le sue determinazioni ma tentava in primo luogo</hi><hi rend="CharOverride-1"> di ricostruire le espressioni concrete del processo di costruzione storica</hi><hi rend="CharOverride-1"> ascoltando le voci in silenzio (Herandez Sandoica 2017, 10). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È in questo quadro che si inserisce la sua riflessione </hi><hi rend="CharOverride-1">sul lavoro, e in particolare sulle forme di disciplinamento che</hi><hi rend="CharOverride-1"> assume nel passaggio dalle forme di società preindustriali a quelle</hi><hi rend="CharOverride-1"> industriali. Lo sguardo è posato sulle esperienze della vita quotidiana</hi><hi rend="CharOverride-1"> e sul modo con cui esse concretamente si intrecciano e</hi><hi rend="CharOverride-1"> si autonomizzano fino a dar vita a due sfere distinte</hi><hi rend="CharOverride-1"> e separate: quella del lavoro e quella del non lavoro.</hi></p><p rend="h2" ><hi>3. Lavoro, disciplina, tempo</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il saggio “Tempo, disciplina del lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">e capitalismo industriale”, uscito sulla rivista </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Past&amp;Present</hi><hi rend="CharOverride-1"> nel</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1967</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_151_935-942.html#footnote-001">3</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> e sul quale intendiamo concentrarci, affronta l’emergere </hi><hi rend="CharOverride-1">di una peculiare forma dell’agire lavorativo incentrata sul tempo </hi><hi rend="CharOverride-1">come principale elemento ordinativo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Adottando l’approccio processuale retrospettivo, Thompson </hi><hi rend="CharOverride-1">si interroga su come sia stato possibile che agli albori </hi><hi rend="CharOverride-1">della rivoluzione industriale si affermasse quel disciplinamento del lavoro produttivo </hi><hi rend="CharOverride-1">capace di plasmare nuove abitudini nel lavoro e nella vita </hi><hi rend="CharOverride-1">quotidiana attraverso una nuova e diversa regolazione del tempo. Sorveglianza </hi><hi rend="CharOverride-1">sulla manodopera, orologi, multe, disciplinamento degli svaghi si sono affermati </hi><hi rend="CharOverride-1">traducendosi in una regolarità e omogeneità del lavoro con effetti </hi><hi rend="CharOverride-1">palesi sui corpi e sulle vite dei lavoratori. In particolare, </hi><hi rend="CharOverride-1">l’A. si interroga su come si sia prodotta quella</hi><hi rend="CharOverride-1"> «scissione del tempo di vita in tempo di lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">e tempo libero» assente nelle esperienze preindustriali, e si </hi><hi rend="CharOverride-1">chiede: </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">quanto e in che modo questo mutamento nel senso </hi><hi rend="CharOverride-1">del tempo incise sulla disciplina del lavoro, in che misura </hi><hi rend="CharOverride-1">esso influenzò l’intima percezione del tempo da parte dei </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoratori? Se il passaggio a una società industriale matura comportò </hi><hi rend="CharOverride-1">una rigida ristrutturazione delle abitudini di lavoro – nuove norme, </hi><hi rend="CharOverride-1">nuovi incentivi e una nuova natura umana su cui questi</hi><hi rend="CharOverride-1"> incentivi potessero effettivamente fare presa – quanto di ciò è</hi><hi rend="CharOverride-1"> collegato al modificarsi della misurazione interiore del tempo?</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">(Thompson 1977</hi><hi rend="CharOverride-1">, 4).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel ricostruire i fenomeni che consentono di rispondere</hi><hi rend="CharOverride-1"> a tali quesiti, egli individua due forme di lavoro, o</hi><hi rend="CharOverride-1"> meglio due diversi tipi di comportamento lavorativo: il «comportamento </hi><hi rend="CharOverride-1">orientato in base al compito», proprio delle società pre- </hi><hi rend="CharOverride-1">e proto-industriali e il «comportamento orientato in base al t</hi><hi rend="CharOverride-1">empo», proprio del capitalismo industriale. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il primo si </hi><hi rend="CharOverride-1">caratterizza per una maggiore ‘irregolarità’ e per la centralità assegnata </hi><hi rend="CharOverride-1">al prodotto rispetto al tempo: si misura il contenuto, il </hi><hi rend="CharOverride-1">risultato del proprio lavoro e non quanto si è impiegato </hi><hi rend="CharOverride-1">a portarlo a compimento in termini di tempo. La durata </hi><hi rend="CharOverride-1">e la scansione delle attività sono dettate dalla natura del</hi><hi rend="CharOverride-1"> prodotto, da ciò che è necessario alla sua realizzazione e</hi><hi rend="CharOverride-1"> non da una preventiva regolazione del tempo: la giornata o</hi><hi rend="CharOverride-1"> la settimana di lavoro è finita quando il compito è</hi><hi rend="CharOverride-1"> stato svolto e non quando è trascorsa una certa quantità</hi><hi rend="CharOverride-1"> di tempo. Secondo Thompson ciò comporta in primo luogo che</hi><hi rend="CharOverride-1"> la scansione e la durata dell’attività siano equiparate a</hi><hi rend="CharOverride-1"> una necessità con la conseguenza di far apparire questo modo</hi><hi rend="CharOverride-1"> di lavorare «umanamente più soddisfacente del lavoro regolato dall’</hi><hi rend="CharOverride-1">orologio: il contadino o il manovale sembrano al servizio di</hi><hi rend="CharOverride-1"> quella che è considerata una necessità» (Thompson 1997, 7)</hi><hi rend="CharOverride-1">. Il tempo di lavoro viene esperito come ‘naturale’: </hi><hi rend="CharOverride-1">dettato dalle maree per i pescatori; dalla notte per </hi><hi rend="CharOverride-1">i cacciatori; dall’alba e dal tramonto per i mietitori.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Quando prevale questo orientamento vi è anche una minore separazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> tra ‘lavoro’ e ‘vita’: relazioni sociali e lavoro sono</hi><hi rend="CharOverride-1"> intrecciati e non si percepisce un particolare conflitto tra il</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro e il ‘passare del giorno’. Ciò rende problematica</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’individuazione della lunghezza della giornata lavorativa industriale del XVIII</hi><hi rend="CharOverride-1"> secolo, legata anch’essa al compito, sovente alla quantità di</hi><hi rend="CharOverride-1"> pezzi da produrre (così come il salario veniva corrisposto in</hi><hi rend="CharOverride-1"> base ai prodotti e non alle quantità di ore impiegate).</hi><hi rend="CharOverride-1"> Il giorno di lavoro non è un insieme di ore</hi><hi rend="CharOverride-1"> ma una quota di lavoro (Rule 1981).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’orientamento in </hi><hi rend="CharOverride-1">base al compito è tanto più forte quanto più il </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoratore è padrone del proprio tempo, cioè è caratteristico di </hi><hi rend="CharOverride-1">coloro che non subiscono forme di eterodirezione nella determinazione dei </hi><hi rend="CharOverride-1">tempi e dei ritmi di lavoro che non siano quelli ‘</hi><hi rend="CharOverride-1">naturali’. Così, sono comunità incentrate sull’orientamento in base </hi><hi rend="CharOverride-1">al compito le piccole comunità agricole o marinare, dove i </hi><hi rend="CharOverride-1">compiti e le mansioni vengono svolte in base ai dettati </hi><hi rend="CharOverride-1">della natura, o il lavoro del piccolo artigiano. Non tutto </hi><hi rend="CharOverride-1">il lavoro preindustriale può però essere pensato come orientato in </hi><hi rend="CharOverride-1">base al compito: dove esiste una qualsiasi forma di lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">dipendente la questione diventa più complessa. Scrive Thompson:</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">L’intera </hi><hi rend="CharOverride-1">economia familiare può essere orientata in base alle attività; </hi><hi rend="CharOverride-1">ma al suo interno può del pari sussistere una divisione </hi><hi rend="CharOverride-1">del lavoro, una assegnazione dei ruoli, e nel rapporto tra </hi><hi rend="CharOverride-1">l’agricoltore e i suoi figli si può trovare la </hi><hi rend="CharOverride-1">“disciplina” propria di quello padrone-dipendente. Anche in questo caso </hi><hi rend="CharOverride-1">il tempo inizia a diventare denaro. Il denaro del padrone. </hi><hi rend="CharOverride-1">[Se poi pensiamo alla circostanza in cui] viene assunta manodopera </hi><hi rend="CharOverride-1">vera e propria, il passaggio dall’orientamento in base ai </hi><hi rend="CharOverride-1">compiti al lavoro regolato dal tempo è evidente. […] </hi><hi rend="CharOverride-1">I dipendenti sperimentano la differenza tra i tempi del padrone </hi><hi rend="CharOverride-1">e i “propri” tempi. E il padrone deve </hi><hi rend="italic CharOverride-1">usare </hi><hi rend="CharOverride-1">il tempo della sua manodopera e controllare che non vada </hi><hi rend="CharOverride-1">sprecato: non è più il compito, ma il valore del </hi><hi rend="CharOverride-1">tempo tradotto in denaro che è prevalente (Thompson 1997, </hi><hi rend="CharOverride-1">8).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’adattamento delle abitudini della classe lavoratrice alla nuova </hi><hi rend="CharOverride-1">disciplina di fabbrica è una delle trasformazioni più complesse e </hi><hi rend="CharOverride-1">controverse. La crescente divisione del lavoro richiedeva la sincronizzazione delle </hi><hi rend="CharOverride-1">mansioni parcellizzate: l’orientamento in base al compito viene sostituito </hi><hi rend="CharOverride-1">inesorabilmente, seppur in modo lento e contraddittorio, dall’orientamento in </hi><hi rend="CharOverride-1">base al tempo. Il lavoratore non avrebbe più venduto il </hi><hi rend="CharOverride-1">prodotto del suo lavoro, ma il lavoro stesso attraverso la </hi><hi rend="CharOverride-1">misurazione in ore di lavoro, trasformando così il tempo in</hi><hi rend="CharOverride-1"> elemento centrale nell’esperienza lavorativa: unità di misura per</hi><hi rend="CharOverride-1"> il salario, produzione calcolata in quantità di pezzi per unità</hi><hi rend="CharOverride-1"> di tempo, giornata lavorativa calcolata in quantità di ore, fonte</hi><hi rend="CharOverride-1"> di regolarità della prestazione lavorativa e strumento di coordinamento tra</hi><hi rend="CharOverride-1"> attività e soggetti differenti. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il comportamento orientato in base </hi><hi rend="CharOverride-1">al tempo sarebbe divenuto storicamente prevalente quando il processo di </hi><hi rend="CharOverride-1">disciplinamento, portato dei valori della classe borghese e richiesto dal</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro industriale (massimizzazione del tempo a disposizione attraverso la continua</hi><hi rend="CharOverride-1"> ricerca del suo risparmio, condanna dell’ozio e moralizzazione di</hi><hi rend="CharOverride-1"> tutti gli aspetti della propria vita), si fosse definitamene </hi><hi rend="CharOverride-1">compiuto. Il passo successivo era che il modello temporale di </hi><hi rend="CharOverride-1">pochi diventasse quello di molti e che ciò avvenisse in </hi><hi rend="CharOverride-1">termini tali da rendere questo passaggio definitivo. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il problema della </hi><hi rend="CharOverride-1">disciplina divenne dunque centrale e si mosse su più piani: </hi><hi rend="CharOverride-1">da quello repressivo a quello degli incentivi; da quello costrittivo </hi><hi rend="CharOverride-1">a quello della socializzazione, travalicando gli ambiti lavorativi per </hi><hi rend="CharOverride-1">investire le altre sfere del quotidiano (la famiglia, la religione, </hi><hi rend="CharOverride-1">la scuola, lo svago). Tutto convergeva verso l’imposizione </hi><hi rend="CharOverride-1">di una nuova visione della propria vita e dei propri </hi><hi rend="CharOverride-1">comportamenti attraverso una disciplina temporale prima sconosciuta. Nel processo di </hi><hi rend="CharOverride-1">disciplinamento si affermava la centralità ordinativa e orientativa di uno</hi><hi rend="CharOverride-1"> strumento capace di registrare e al tempo stesso regolare: l</hi><hi rend="CharOverride-1">’orologio, che incarnava (e incarna) il potere in base </hi><hi rend="CharOverride-1">al quale si promuove una specifica etica del lavoro, non</hi><hi rend="CharOverride-1"> solo nei luoghi di lavoro, ma anche in altri </hi><hi rend="CharOverride-1">ambiti dell’esperienza quotidiana. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Thompson, sulla scia di Weber, ricorda</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’attrazione del metodismo esercitato sulle classi lavoratrici, veicolato </hi><hi rend="CharOverride-1">dalla discussione delle scuole domenicali evangeliche, dal senso di appa</hi><hi rend="CharOverride-1">rtenenza comunitaria e dalla via consolatoria offerta dall’aspetto </hi><hi rend="CharOverride-1">“isterico” dei riti rispetto alle condizioni di vita. A differenza</hi><hi rend="CharOverride-1"> del calvinismo, caratterizzato dal dogma della predestinazione implicante l’’elezione</hi><hi rend="CharOverride-1">’, il metodismo predicava l’universalità della grazia e del</hi><hi rend="CharOverride-1"> peccato. In questo senso esso abbatteva ogni barriera ideologica e</hi><hi rend="CharOverride-1"> sociale e spalancava le porte alla classe operaia (Thompson 1969, 368</hi><hi rend="CharOverride-1">) mostrando una significativa corrispondenza tra metodismo e utilitarismo borghese </hi><hi rend="CharOverride-1">(Thompson 1969, 370). Il disciplinamento interessò anche le attività di</hi><hi rend="CharOverride-1"> svago che si trasformarono progressivamente in </hi><hi rend="italic CharOverride-1">leisure</hi><hi rend="CharOverride-1"> ‘razionale’,</hi><hi rend="CharOverride-1"> routinizzato e regolato, sempre più relegato a una specifica e</hi><hi rend="CharOverride-1"> condivisa parte della settimana. Palesando e rafforzando la distinzione </hi><hi rend="CharOverride-1">esperienziale tra tempo di lavoro e tempo libero. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’affermazione </hi><hi rend="CharOverride-1">del nuovo modello temporale imperniato sulla disciplina cambia definitivamente il </hi><hi rend="CharOverride-1">comportamento nel lavoro e con esso l’esperienza lavorativa rispetto </hi><hi rend="CharOverride-1">a quelle non lavorative. Il segnale che la nuova disciplina </hi><hi rend="CharOverride-1">si era definitivamente affermata si ebbe con le rivendicazioni e </hi><hi rend="CharOverride-1">i movimenti per la riduzione della giornata lavorativa che caratterizzarono </hi><hi rend="CharOverride-1">l’azione del movimento operaio dal XIX secolo in avanti. </hi><hi rend="CharOverride-1">Con essi si segnò definitivamente il passaggio dal conflitto «intorno</hi><hi rend="CharOverride-1"> alle regole del gioco» (Hobsbawm 1978, 409), caratterizzato </hi><hi rend="CharOverride-1">dalla tensione rinnovamento-tradizione del modello temporale, all’accettazione di quelle</hi><hi rend="CharOverride-1"> stesse regole e alla rivendicazione di spazi al loro interno.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi></p><p rend="h2" ><hi>4. Osservazioni finali</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Sul piano dell’interpretazione storiografica, si è rimproverato</hi><hi rend="CharOverride-1"> a Thompson di non aver adeguatamente tenuto conto delle forme</hi><hi rend="CharOverride-1"> di ‘regolarità’ temporali già presenti nelle esperienze preindustriali (Thrift </hi><hi rend="CharOverride-1">1981; 1988; Glennie e Thrift 1996, 284; Glennie e </hi><hi rend="CharOverride-1">Thrift 2009; Hailwood 2020)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_151_935-942.html#footnote-000">4</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Ma per quanto sia possibile </hi><hi rend="CharOverride-1">riscontrare nelle comunità preindustriali e proto-industriali</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">delle situazioni </hi><hi rend="CharOverride-1">di disciplina dettata dal tempo (i monasteri, la regolazione delle </hi><hi rend="CharOverride-1">gilde nelle città), o situazioni di conflitto intorno alla dimensione </hi><hi rend="CharOverride-1">temporale, il </hi><hi rend="CharOverride-1">‘tempo’ non è ancora divenuto l’asse principale<lb/>del conflitto, oggetto del contendere</hi><hi rend="CharOverride-1"> in quanto tale. Aspetti</hi><hi rend="CharOverride-1"> di reificazione del tempo accompagnati da componenti normative di esso</hi><hi rend="CharOverride-1"> sono antecedenti la Rivoluzione industriale, e anzi, probabilmente, hanno costituito</hi><hi rend="CharOverride-1"> una delle condizioni culturali favorevoli al suo sviluppo; ma il</hi><hi rend="CharOverride-1"> tempo di lavoro ha ancora legami strettissimi con gli altri</hi><hi rend="CharOverride-1"> tempi, non è identificato in contrapposizione ad essi, non prevale</hi><hi rend="CharOverride-1"> sul suo contenuto, non è ancora l’oggetto diretto di</hi><hi rend="CharOverride-1"> trattative e conflitti. L’attenzione nei confronti del tempo si</hi><hi rend="CharOverride-1"> fa pressante quando forte diventa la necessità di sincronizzare il</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro, quando cioè necessaria diventa l’individuazione di unità </hi><hi rend="CharOverride-1">di </hi><hi rend="CharOverride-1">misura </hi><hi rend="CharOverride-1">comuni per attività diverse (e a parti</hi><hi rend="CharOverride-1"> di esse) quando la capacità ordinativa del tempo si fa</hi><hi rend="CharOverride-1"> sempre più evidente e centrale. E ciò avviene solo con</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’avvento della grande industria: fino a quando l’attività</hi><hi rend="CharOverride-1"> della manifattura era stata gestita su scala familiare o di</hi><hi rend="CharOverride-1"> piccola bottega il</hi><hi rend="CharOverride-1"> g</hi><hi rend="CharOverride-1">rado</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">di</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">sincronizzazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">richiesto</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">era</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">basso come ancora ridotta era la divisione del lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">ed</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">era</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">ancora</hi><hi rend="CharOverride-1"> prevalente</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">l’orientamento in base ai compiti.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Al di là dello sviluppo storiografico successivo, la strada aperta </hi><hi rend="CharOverride-1">da Thompson appare ancora una fruttuosa chiave di lettura per </hi><hi rend="CharOverride-1">le trasformazioni del contenuto e della forma del lavoro attraverso </hi><hi rend="CharOverride-1">categorie che sono state capaci di restituire il profondo mutamento </hi><hi rend="CharOverride-1">nelle esperienze di lavoro e di vita e che, con </hi><hi rend="CharOverride-1">le dovute cautele, possono ancora oggi trovare una qualche applicazione. </hi><hi rend="CharOverride-1">Non solo perché, come scrive Procacci, </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">nell’odierna cultura del</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro, che deve fare i conti con la flessibilità, l</hi><hi rend="CharOverride-1">’instabilità, la precarietà, il senso del tempo ha ancora un</hi><hi rend="CharOverride-1"> ruolo centrale nella percezione del lavoro e, seppur in modo</hi><hi rend="CharOverride-1"> diverso, è ancora e forse più che tragicamente costruttivo di</hi><hi rend="CharOverride-1"> cultura di quanto non lo sia stato all’epoca del</hi><hi rend="CharOverride-1"> disciplinamento fordista. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ma anche perché le categorie di Thompson possono</hi><hi rend="CharOverride-1"> rappresentare sul piano metodologico e sociologico dei tipi ideali con</hi><hi rend="CharOverride-1"> i quali andare a leggere le nuove e diverse forme</hi><hi rend="CharOverride-1"> di lavoro orientato in base al compito e lavoro orientato</hi><hi rend="CharOverride-1"> in base al tempo riscontrabili oggi nelle società variamente </hi><hi rend="CharOverride-1">industrializzate del mondo globalizzato. </hi></p><p rend="h2" ><hi>Riferimenti bibliografici</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Bess, Michael. 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Thompson’s ‘time, work-discipline and </hi><hi rend="CharOverride-1">industrial capitalism’.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Time &amp; Society</hi><hi rend="CharOverride-1"> 5, 3: 275-99. </hi><ref target="0"><hi rend="CharOverride-1">https://</hi><hi rend="CharOverride-1">doi.org/10.1177/0961463X9600500</hi></ref></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Glennie, Paul, and Nigel Thrift. </hi><hi rend="CharOverride-1">2009. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Shaping the Day</hi><hi rend="CharOverride-1">. Oxford: Oxford University Press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Grendi, Edoardo. 1981. Introduzione a </hi><hi rend="CharOverride-1">Edward P. Thompson, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Società patrizia e cultura plebea. Otto saggi di antropologia storica sull’Inghilterra del Settecento</hi><hi rend="CharOverride-1">, VII-XXXVI. Torino: Einaudi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Grendi, Edoardo. 1994. </hi><hi rend="CharOverride-1">“E.P. Thompson e la cultura plebea.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Quaderni storici</hi><hi rend="CharOverride-1"> 29: 235-47.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Hailwood, Mark. 2020. </hi><hi rend="CharOverride-1">“Time and Work in Rural England, 1500-1700.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Past &amp; Present</hi><hi rend="CharOverride-1"> 248: </hi><hi rend="CharOverride-1">87-151. </hi><ref target="0"><hi rend="CharOverride-1">doi.org/10.1093/pastj/gtz065</hi></ref></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Hernandez Sandioca, Elena. 2017. “Still Reading Edward </hi><hi rend="CharOverride-1">P. Thompson.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Culture &amp; History Digital Journal</hi><hi rend="CharOverride-1"> 6, 1. </hi><ref target="0"><hi rend="CharOverride-1">http://dx.doi.org/10.3989/chdj.2017.009</hi></ref></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Hobsbawm, Eric. 1978. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Studi di storia del movimento operaio</hi><hi rend="CharOverride-1">, Torino: Einaudi</hi><hi rend="CharOverride-1"> [ed. orig. 1964]</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Ogle, Vanessa. 2019. “Time, Temporality and the </hi><hi rend="CharOverride-1">History of Capitalism”. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Past &amp; Present</hi><hi rend="CharOverride-1"> 243: 312-27. </hi><ref target="0"><hi rend="CharOverride-1">http://</hi><hi rend="CharOverride-1">doi.org/10.1093/pastj/gtz014</hi></ref></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Palmer, Bryan D. 1981. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">The</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">making</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">of</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">E.P.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Thompson:</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">marxism,</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">humanism,</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">and</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">history</hi><hi rend="CharOverride-1">. Toronto:</hi><hi rend="CharOverride-1"> New Hogtown Press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Procacci, Giovanna. 2011. Introduzione a Edward P. Thompson, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Tempo,</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">disciplina</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">del</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">e</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">capitalismo</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">industriale</hi><hi rend="CharOverride-1">, VII-XXI. Milano: et al./edizioni.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Raggio, Osvaldo. 2012. “E.P. Thompson</hi><hi rend="CharOverride-1">.”</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> Studi Classici e Orientali</hi><hi rend="CharOverride-1"> 58: 285-93.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Rule, John. 1981. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">The Experience of Labour in 18th Century Industry</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">London: Croom Helm</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Shenk, Timothy. 2020. “I am no Longer Answerable for Its</hi><hi rend="CharOverride-1"> Actions: E. P. Thompson After Moral Economy.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Humanity: An International Journal of Human Rights, Humanitarianism, and Development</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">11, 2: 241-46.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Thompson, Edward P. 1969 (1963). </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Rivoluzione industriale e classe operaia</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="CharOverride-1">Milano: Il Saggiatore.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Thompson, Edward P. 1977 (1955). </hi><hi rend="italic CharOverride-1">William Morris: romantic to revolutionary</hi><hi rend="CharOverride-1">. New York: Pantheon Books.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Thompson, Edward P. 1981. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Società patrizia e cultura plebea. Otto saggi di antropologia storica sull’Inghilterra del Settecento</hi><hi rend="CharOverride-1">. Torino: Einaudi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Thompson, Edward P. 1989 (1975). </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Whigs</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">e</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">cacciatori.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Potenti</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">ribelli</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">nell’Inghilterra</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">del</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">XVIII</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">secolo</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: Ponte alle Grazie.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Thompson, Edward P. 1995 (1978). </hi><hi rend="italic CharOverride-1">The Poverty of Theory</hi><hi rend="CharOverride-1">. London: The Merlin </hi><hi rend="CharOverride-1">Press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Thompson, Edward P. 1996 (1993). </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Apocalisse e rivoluzione. William Blake e la legge morale</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Raffaello Cortina.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Thompson, Edward P. </hi><hi rend="CharOverride-1">2009. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">L’economia morale</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Hoepli.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Thrift, Nigel. 1981. “Owners’ time and </hi><hi rend="CharOverride-1">own time: the making of capitalist time consciousness, 1300-1880.” </hi><hi rend="CharOverride-1">In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Space and Time in Geography</hi><hi rend="CharOverride-1">, edited by Allan, Pred, 56-84. Lund: CWK Gleerup.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Thrift, Nigel. </hi><hi rend="CharOverride-1">1988. “Vivos voco.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">The Rhythms of Society</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">edited by Michael Young, and Tom </hi><hi rend="CharOverride-1">Schuller, 53-94. London: Routledge.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Whipp, Richard. 1987. “‘A time</hi><hi rend="CharOverride-1"> for every purpose’: an essay on time and work</hi><hi rend="CharOverride-1">.” In</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> The Historical Meanings of Work</hi><hi rend="CharOverride-1">, edited by Patrick Joyce, 210-36. Cambridge: Cambridge University Press.</hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08885_int_online_chapter_151_935-942.html#footnote-003-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Le tracce documentarie della ‘cultura plebea’ fino ad allora </hi><hi rend="CharOverride-1">trascurate dagli storici ο considerate soltanto come materiali della tradizione </hi><hi rend="CharOverride-1">folklorica: le testimonianze giudiziarie, i diari e la corrispondenza, le </hi><hi rend="CharOverride-1">cronache e i resoconti di tumulti e agitazioni, le suppliche, </hi><hi rend="CharOverride-1">le lettere anonime, i cartelli e i graffiti, le poesie, </hi><hi rend="CharOverride-1">i racconti, i sermoni, la letteratura, la documentazione amministrativa e </hi><hi rend="CharOverride-1">parrocchiale, l’iconografia, gli statuti locali e le ordinanze (Raggio </hi><hi rend="CharOverride-1">2012, 291).</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08885_int_online_chapter_151_935-942.html#footnote-002-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Analogie si ritrovano con i concetti di </hi><hi rend="CharOverride-1">economia psichica di Norbert Elias e di economia del potere</hi><hi rend="CharOverride-1"> in Michel Foucault (Shenk 2020, 5). </hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08885_int_online_chapter_151_935-942.html#footnote-001-backlink">3</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	In Italia</hi><hi rend="CharOverride-1"> è stato pubblicato nel 1997 nella raccolta </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Società patrizia e</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> cultura plebea</hi><hi rend="CharOverride-1"> edita da Einaudi, con la prefazione di E.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Grendi. Nel 2011 è stato ripubblicato per le </hi><hi rend="CharOverride-1">Edizioni Et</hi><hi rend="CharOverride-1"> al. con la prefazione di G. Procacci.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08885_int_online_chapter_151_935-942.html#footnote-000-backlink">4</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	E di</hi><hi rend="CharOverride-1"> non aver adeguatamente considerato la non completa egemonia del tempo</hi><hi rend="CharOverride-1"> dell’orologio sul modo di regolare il lavoro durante la</hi><hi rend="CharOverride-1"> Rivoluzione Industriale (Whipp 1987; Glennie and Thrift 1996, 282-84; Glennie and Thrift 2009; Ogle 2019, 316).</hi></p></item>
				</list>  
      
      
      <div>
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