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        <title type="main" level="a">La lunga storia del Capitale Umano dall’origine alle non cognitive skills</title>
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            <forename>Giorgio</forename>
            <surname>Vittadini</surname>
            <placeName type="affiliation">University of Milano-Bicocca, Italy</placeName>
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          <resp>This is a section of <title>Idee di lavoro e di ozio per la nostra civiltà</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0319-7</idno>) by </resp>
          <name>Giovanni Mari, Francesco Ammannati, Brogi Stefano, Tiziana Faitini, Arianna Fermani, Francesco Seghezzi, Annalisa Tonarelli</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.112</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>The paper traces the history of Human Capital from the earliest definitions of classical economists  and the Retrospective and Prospective estimation methods . Its conception is gradually refined by giving reasons for personal and collective variability among different individuals. The Chicago School's introduction of the link between the investment in Education and Training and their remuneration represents an early milestone in this regard. Reference to the Quality of Education and personal Cognitive Skills further refines the theoretical and quantitative analysis. More recently, Heckman's introduction of the concept of Non cognitive Skills and the demonstration of their functional, empirically verifiable link with Cognitive Skills opens a new horizon of enormous scope to research.</p>
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            <item>Human Capital</item>
            <item>Investment in Education and Training</item>
            <item>Quality of Education</item>
            <item>Cognitive Skills</item>
            <item>Non  Cognitive Skills</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.112<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.112" /></p>
      
      <p rend="h1_chapter">La lunga storia del Capitale Umano dall’origine alle <hi rend="italic">non cognitive skills</hi></p><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Giorgio Vittadini </hi></p><p rend="h2" ><hi>1. Introduzione</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Allo scopo </hi><hi rend="CharOverride-1">di produrre beni o servizi, si utilizzano due tipi di </hi><hi rend="CharOverride-1">fattori produttivi: il capitale e il lavoro. Il miglioramento della produttività </hi><hi rend="CharOverride-1">e l’incremento della produzione non sono determinati solo dall’</hi><hi rend="CharOverride-1">investimento nei beni materiali che compongono il capitale, ma anche</hi><hi rend="CharOverride-1"> da quanto è più elevato il cosiddetto Capitale Umano del fattore</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro, l’ammontare complessivo delle «conoscenze, abilità, competenze e </hi><hi rend="CharOverride-1">altri attributi degli individui che facilitano la creazione di benessere </hi><hi rend="CharOverride-1">personale, sociale ed economico» (OECD 1998). L’evoluzione della</hi><hi rend="CharOverride-1"> sua definizione e della sua stima – descritta in questo</hi><hi rend="CharOverride-1"> articolo – accompagna e guida la storia del pensiero economico</hi><hi rend="CharOverride-1"> inerente il lavoro.</hi></p><p rend="h2" ><hi>2. Il lungo percorso del Capitale Umano</hi><hi> </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per capire compiutamente il significato del rapporto tra Capitale Umano</hi><hi rend="CharOverride-1"> e potenziale di crescita e sviluppo di un Paese, occorre</hi><hi rend="CharOverride-1"> ripercorrere l’evoluzione degli studi che l’hanno interessato, partendo</hi><hi rend="CharOverride-1"> dalle sue prime formulazioni che risalgono a tre secoli fa.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Gli economisti ‘classici’ mostrarono come non si potesse ignorare</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’apporto umano allo sviluppo del settore industriale e commerciale</hi><hi rend="CharOverride-1">, chiamato in seguito Capitale Umano.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In questa ottica già </hi><hi rend="CharOverride-1">William Petty (1690) affermava che l’ammontare del valore del </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro presente in una nazione era, assieme alla terra e </hi><hi rend="CharOverride-1">ad altre componenti, un elemento decisivo della ricchezza nazionale</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_156_965-973.html#footnote-005">1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="CharOverride-1">Cercare di misurarlo era dunque importante, anche per capire il </hi><hi rend="CharOverride-1">costo legato alle perdite di vite umane dovute a epidemie,</hi><hi rend="CharOverride-1"> guerre, emigrazione e disoccupazione.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Tale approccio portava facilmente a pensare </hi><hi rend="CharOverride-1">che non ci fosse sostanziale differenza fra il ‘valore’ </hi><hi rend="CharOverride-1">di uno schiavo e di un uomo libero; entrambi erano </hi><hi rend="CharOverride-1">«componenti della ricchezza nazionale». Così Cantillon (1755) era interessato</hi><hi rend="CharOverride-1"> a definire i costi per mantenere uno schiavo perché, </hi><hi rend="CharOverride-1">paradossalmente, il ‘costo’ da investire in uno schiavo poteva </hi><hi rend="CharOverride-1">essere minore di quello da investire in un uomo libero.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">E, ancora un secolo dopo, Nassau Senior (1836) affermava che </hi><hi rend="CharOverride-1">la differenza fra il valore di un uomo libero </hi><hi rend="CharOverride-1">e quello di uno schiavo consiste nel fatto che l’</hi><hi rend="CharOverride-1">uomo libero vende se stesso per un periodo, mentre lo </hi><hi rend="CharOverride-1">schiavo è venduto dal padrone per un periodo indeterminato.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In </hi><hi rend="CharOverride-1">questo contesto, in cui il Capitale Umano ha una accezione </hi><hi rend="CharOverride-1">collettivistica e impersonale, si inserisce un nuovo filone che lega </hi><hi rend="CharOverride-1">il Capitale Umano al valore apportato alla persona. È Adam </hi><hi rend="CharOverride-1">Smith (1776) a suggerire che il valore generato dall’uomo </hi><hi rend="CharOverride-1">con il suo lavoro e la forte variabilità individuale nelle </hi><hi rend="CharOverride-1">remunerazioni sono legati alle sue capacità e queste ultime dipendono</hi><hi rend="CharOverride-1"> dalle scelte fatte dagli individui in termini di percorso formativo</hi><hi rend="CharOverride-1"> ed educativo. L’autore inglese cercò di superare l’obiezione, </hi><hi rend="CharOverride-1">ancor oggi in voga, secondo cui applicare all’uomo la </hi><hi rend="CharOverride-1">parola «capitale», normalmente associata al capitale fisico, fosse moralmente</hi><hi rend="CharOverride-1"> inaccettabile, distinguendo tra l’uomo e la sua dignità e</hi><hi rend="CharOverride-1"> le abilità che ha o che decide di acquisire. Sulla</hi><hi rend="CharOverride-1"> stessa posizione è Stuart Mill (1848): le abilità sono acquisite</hi><hi rend="CharOverride-1"> e si può parlare, senza ridurre l’uomo a una</hi><hi rend="CharOverride-1"> macchina di ‘investimento’ che l’individuo fa in un</hi><hi rend="CharOverride-1"> capitale che è associato alla sua persona.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Smith aggiunse anche</hi><hi rend="CharOverride-1"> che l’allevamento degli uomini, come la produzione delle macchine,</hi><hi rend="CharOverride-1"> richiede l’impiego di risorse economiche, quindi risulta errato considerare</hi><hi rend="CharOverride-1"> per il calcolo della ricchezza nazionale il valore di queste</hi><hi rend="CharOverride-1"> ultime e trascurare quelle degli uomini</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_156_965-973.html#footnote-004">2</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. La posizione di</hi><hi rend="CharOverride-1"> Smith aprì la strada a una concezione di Capitale Umano</hi><hi rend="CharOverride-1"> codificata da Marshall come quell’insieme di energie, facoltà, </hi><hi rend="CharOverride-1">abitudini che contribuiscono direttamente all’efficienza produttiva degli uomini e </hi><hi rend="CharOverride-1">sono valutabili per il computo complessivo del capitale di una </hi><hi rend="CharOverride-1">nazione</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_156_965-973.html#footnote-003">3</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="h2 ParaOverride-2" ><hi>3. Stima del Capitale Umano </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Due sono i </hi><hi rend="CharOverride-1">principali metodi proposti (Folloni e Vittadini 2010). Il primo approccio si</hi><hi rend="CharOverride-1"> basa sulla misurazione del valore attuale dei redditi prodotti dal</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro nel ciclo vitale, al netto dei costi di mantenimento,</hi><hi rend="CharOverride-1"> tenendo conto di una serie di parametri della popolazione lavorativa</hi><hi rend="CharOverride-1"> (tasso di mortalità, di attività, disoccupazione ecc.). È il </hi><hi rend="CharOverride-1">cosiddetto metodo prospettico, che collega direttamente lo </hi><hi rend="italic CharOverride-1">stock </hi><hi rend="CharOverride-1">di capitale </hi><hi rend="CharOverride-1">alla produzione netta di reddito nel tempo (Farr 1853). Per </hi><hi rend="CharOverride-1">superare il problema della difficile quantificazione dei flussi di reddito </hi><hi rend="CharOverride-1">futuri, altri autori (Jorgenson e Fraumeni 1989) classificano i percettori </hi><hi rend="CharOverride-1">di reddito all’interno di gruppi omogenei per sesso, classi </hi><hi rend="CharOverride-1">di età e livello di scolarità, in modo da prevedere il </hi><hi rend="CharOverride-1">flusso di reddito futuro di un individuo tenendo conto della </hi><hi rend="CharOverride-1">sua appartenenza a un gruppo specifico. Rimane la difficoltà in </hi><hi rend="CharOverride-1">tale metodo di legare i flussi di reddito futuro all’</hi><hi rend="CharOverride-1">investimento in Capitale Umano in senso stretto, inteso come istruzione</hi><hi rend="CharOverride-1"> di una persona nell’iter scolastico e </hi><hi rend="italic CharOverride-1">learning on the</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> job</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il secondo approccio, quello retrospettivo, che ha avuto più diffusione,</hi><hi rend="CharOverride-1"> stima il valore del Capitale Umano sulla base dell’investimento</hi><hi rend="CharOverride-1"> necessario per produrlo (Engel 1883), vale a dire con </hi><hi rend="CharOverride-1">il costo di allevamento dell’uomo dalla nascita fino all’</hi><hi rend="CharOverride-1">età di interesse. A tale approccio sono state fatte inizialmente molte</hi><hi rend="CharOverride-1"> critiche. La più importante è che fra il costo dell’investimento</hi><hi rend="CharOverride-1"> (considerato come costo di mantenimento di un individuo) e la</hi><hi rend="CharOverride-1"> qualità dei risultati, giocano anche altri fattori imponderabili, numerosi e </hi><hi rend="CharOverride-1">non omogeneamente distribuiti. Kendrick (1976), ad esempio, sottolinea che, oltre </hi><hi rend="CharOverride-1">al costo di mantenimento dei giovani fino al temine degli </hi><hi rend="CharOverride-1">studi, vi sono altri aspetti ‘intangibili’ (la qualità della salute, </hi><hi rend="CharOverride-1">la mobilità, l’educazione, la sicurezza del contesto, le abilità </hi><hi rend="CharOverride-1">acquisite nelle relazioni familiari e sociali ecc.) che hanno considerevoli </hi><hi rend="CharOverride-1">effetti sulla produttività. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">I limiti dei due metodi di stima </hi><hi rend="CharOverride-1">del Capitale Umano esposti e l’avanzamento della riflessione teorica </hi><hi rend="CharOverride-1">portano, negli anni Cinquanta del secolo scorso, la cosiddetta Scuola</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Chicago (Schultz 1961; Becker 1962; Mincer 1958) a formulare</hi><hi rend="CharOverride-1"> in modo nuovo il concetto di Capitale Umano. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Due </hi><hi rend="CharOverride-1">sono i capisaldi di questa concezione, che riprende le intuizioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Smith. La prima è la considerazione definitiva del Capitale</hi><hi rend="CharOverride-1"> Umano come risultato di scelte economiche razionali dei singoli individui.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Emerge l’attore ‘interessato’ al Capitale Umano: il </hi><hi rend="CharOverride-1">singolo individuo (Schultz 1961). Il secondo caposaldo consiste nel concepire </hi><hi rend="CharOverride-1">e calcolare l’investimento in Capitale Umano non come costo </hi><hi rend="CharOverride-1">di ‘produzione’ di un individuo, ma come investimento in </hi><hi rend="CharOverride-1">educazione e training. Emerge un approccio che permette un’immensa</hi><hi rend="CharOverride-1"> mole di verifiche empiriche sul rapporto tra scolarità e livello</hi><hi rend="CharOverride-1"> delle retribuzioni. In sintesi, mentre molti economisti – prima </hi><hi rend="CharOverride-1">della Seconda guerra mondiale – pensavano che i più importanti effetti</hi><hi rend="CharOverride-1"> dell’educazione fossero a livello etico e di convivenza sociale,</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’approccio della Scuola di Chicago sottolinea il legame </hi><hi rend="CharOverride-1">tra scelta personale e livello del Capitale Umano acquisito. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In </hi><hi rend="CharOverride-1">anni recenti, tale approccio è stato sottoposto a revisioni e</hi><hi rend="CharOverride-1"> critiche, sulla base del fatto che l’investimento misurato dagli</hi><hi rend="CharOverride-1"> ‘anni di scuola’ è una variabile che può nascondere</hi><hi rend="CharOverride-1"> al suo interno forti differenze relative a caratteristiche dell’individuo,</hi><hi rend="CharOverride-1"> come il sesso e l’appartenenza etnica. In secondo luogo</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Heckman et al. 2014, 3-54), il modello è basato</hi><hi rend="CharOverride-1"> sull’ipotesi troppo semplicistica che il contesto socio-economico non cambi</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In ultima istanza, le decisioni su ‘quanto studiare’</hi><hi rend="CharOverride-1"> si assumono, e si ripropongono più volte, in tempi </hi><hi rend="CharOverride-1">differenti. Inoltre, nella valutazione dell’efficacia dello studio per la</hi><hi rend="CharOverride-1"> vita lavorativa, giocano anche altri fattori. Si consideri, ad</hi><hi rend="CharOverride-1"> esempio, la qualità dell’insegnamento scolastico, che può essere così scarsa</hi><hi rend="CharOverride-1"> da non incrementare le abilità dell’individuo come affermano Hanushek</hi><hi rend="CharOverride-1"> e Wössmann (2007)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_156_965-973.html#footnote-002">4</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. O ancora si osservi che </hi><hi rend="CharOverride-1">la capacità di apprendimento dipende da caratteristiche specifiche dei singoli.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Negli stessi anni Sessanta si ritorna anche a intendere il</hi><hi rend="CharOverride-1"> Capitale Umano in termini aggregati: lo </hi><hi rend="italic CharOverride-1">stock </hi><hi rend="CharOverride-1">di Capitale </hi><hi rend="CharOverride-1">Umano, assente nei modelli precedenti (Solow 1956), viene utilizzato nei</hi><hi rend="CharOverride-1"> modelli di crescita economica aggregata, per spiegare aspetti importanti del</hi><hi rend="CharOverride-1"> benessere di un Paese (Griliches 1970). Il Capitale </hi><hi rend="CharOverride-1">Umano viene così connesso non solo alla crescita della produttività del</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro, ma anche all’aumento complessivo della produttività, in quanto</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’investimento in Capitale Umano favorisce, attraverso le attività di ricerca</hi><hi rend="CharOverride-1"> e sviluppo, un aumento del progresso tecnico (Nelson e Phelps</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1966; Romer 1990). Questo approccio mostra le interrelazioni fra </hi><hi rend="CharOverride-1">diversi attori nel corso dell’intera vita: le famiglie </hi><hi rend="CharOverride-1">e i ragazzi decidono di studiare o di formarsi tecnicamente; </hi><hi rend="CharOverride-1">il sistema educativo lo consente e le imprese contribuiscono a </hi><hi rend="CharOverride-1">formare mediante il lavoro con il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">learning on the job</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In quest’ottica Ciccone e Papaioannou (2005) dimostrano empiricamente, attraverso</hi><hi rend="CharOverride-1"> un campione di 40 Paesi e 37 settori manifatturieri, che</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’accumulazione di Capitale Umano è associata a un più </hi><hi rend="CharOverride-1">rapido incremento dell’output e dell’occupazione in settori industriali </hi><hi rend="CharOverride-1">ad alta intensità di Capitale Umano. Per queste ragioni il Rapporto</hi><hi rend="CharOverride-1"> Stiglitz, Sen, Fitoussi (2009) invita gli Istituti Nazionali di </hi><hi rend="CharOverride-1">Statistica a produrre con regolarità – fra gli indicatori di sviluppo</hi><hi rend="CharOverride-1"> sostenibile – anche misure di Capitale Umano per valutare la</hi><hi rend="CharOverride-1"> ricchezza di un Paese.</hi></p><p rend="h2" ><hi>4. Capitale Umano, </hi><hi rend="italic">character</hi><hi>, </hi><hi rend="italic">capabilities</hi><hi> </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il concetto di Capitale Umano si è progressivamente arricchito,</hi><hi rend="CharOverride-1"> incorporando altre dimensioni meno legate a un’idea di conoscenza</hi><hi rend="CharOverride-1"> intesa in senso nozionistico. È quanto avvenuto con la scoperta</hi><hi rend="CharOverride-1"> delle </hi><hi rend="italic CharOverride-1">non cognitive skills </hi><hi rend="CharOverride-1">come fattore decisivo della qualità del </hi><hi rend="CharOverride-1">Capitale Umano. Per spiegare tale decisivo ruolo si può partire da</hi><hi rend="CharOverride-1"> un’evidenza empirica citata in molti lavori di Heckman e</hi><hi rend="CharOverride-1"> altri (2014; Kautz et al. 2014). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Due differenti </hi><hi rend="CharOverride-1">gruppi di studenti in possesso di un diploma di secondaria </hi><hi rend="CharOverride-1">superiore o che hanno sostenuto il programma GED – </hi><hi rend="italic CharOverride-1">General </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Education Development – </hi><hi rend="CharOverride-1">aventi le stesse </hi><hi rend="italic CharOverride-1">cognitive skills</hi><hi rend="CharOverride-1">, hanno, </hi><hi rend="CharOverride-1">nel prosieguo del percorso di istruzione (college) o nella vita </hi><hi rend="CharOverride-1">lavorativa, capacità di performance assai diverse. La ragione non sta </hi><hi rend="CharOverride-1">nelle </hi><hi rend="italic CharOverride-1">cognitive skills</hi><hi rend="CharOverride-1">, ma in quelle che vengono chiamat</hi><hi rend="CharOverride-1">e </hi><hi rend="italic CharOverride-1">non cognitive skills</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Le </hi><hi rend="italic CharOverride-1">non cognitive skills </hi><hi rend="CharOverride-1">sono</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">i</hi><hi rend="CharOverride-1"> tratti della personalità, gli aspetti del carattere e le dimensioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> socio-emozionali necessarie per un rapporto adeguato ed efficace con la</hi><hi rend="CharOverride-1"> realtà, nei suoi aspetti conoscitivi e relazionali. Una prima</hi><hi rend="CharOverride-1"> classificazione le identifica nelle «cinque grandi dimensioni» (Kautz</hi><hi rend="CharOverride-1"> et al. 2014): apertura all’esperienza; coscienziosità; amicalità; estroversione;</hi><hi rend="CharOverride-1"> stabilità emotiva.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È interessante rilevare alcune caratteristiche, la prima</hi><hi rend="CharOverride-1"> è che le </hi><hi rend="italic CharOverride-1">non cognitive skills </hi><hi rend="CharOverride-1">aiutano nell’acquisizione delle</hi><hi rend="CharOverride-1"> abilità conoscitive. La seconda è che tali </hi><hi rend="italic CharOverride-1">skills </hi><hi rend="CharOverride-1">o abilità</hi><hi rend="CharOverride-1"> sono spesso ‘educate’ e coltivate già nei primi</hi><hi rend="CharOverride-1"> anni di vita e nel periodo dell’adolescenza, soprattutto </hi><hi rend="CharOverride-1">attraverso l’accompagnamento dei genitori e l’incoraggiamento delle maestre </hi><hi rend="CharOverride-1">(Kautz et al. 2014). La terza caratteristica è che </hi><hi rend="CharOverride-1">la partecipazione alla scuola non fa crescere solo le </hi><hi rend="italic CharOverride-1">cognitive </hi><hi rend="italic CharOverride-1">skills</hi><hi rend="CharOverride-1">, ma favorisce e sviluppa anche le competenze </hi><hi rend="italic CharOverride-1">non cognitive</hi><hi rend="CharOverride-1">, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, ma </hi><hi rend="CharOverride-1">anche nei Paesi sviluppati. La quarta caratteristica è che la </hi><hi rend="CharOverride-1">crescita delle </hi><hi rend="italic CharOverride-1">non cognitive skills</hi><hi rend="CharOverride-1"> prosegue nel corso della vita. </hi><hi rend="CharOverride-1">A differenza dell’acquisizione delle </hi><hi rend="italic CharOverride-1">cognitive skills</hi><hi rend="CharOverride-1">, che sono sostanzialmente </hi><hi rend="CharOverride-1">legate al periodo scolastico e di formazione alla professione, l’</hi><hi rend="CharOverride-1">acquisizione di un rapporto adeguato con il reale può continuare </hi><hi rend="CharOverride-1">lungo tutto il percorso della vita. Accumulazione, malleabilità, interazione con </hi><hi rend="CharOverride-1">il contesto, sono fattori caratteristici delle </hi><hi rend="italic CharOverride-1">non cognitive skills</hi><hi rend="CharOverride-1"> e </hi><hi rend="CharOverride-1">del loro rapporto con il contesto in cui la persona </hi><hi rend="CharOverride-1">vive (Heckman et al. 2014, 3-54).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Questa quarta caratteristica rappresenta </hi><hi rend="CharOverride-1">una grande novità rispetto alla concezione originaria secondo cui il </hi><hi rend="CharOverride-1">Capitale Umano si formava essenzialmente (non esclusivamente) in una certa </hi><hi rend="CharOverride-1">fase della vita in quanto ai tempi di Adam Smith </hi><hi rend="CharOverride-1">o ancora di Ford la fabbrica, essenzialmente, non produceva conoscenza, </hi><hi rend="CharOverride-1">la applicava. Oggi la rivoluzione informatica fa si che i </hi><hi rend="CharOverride-1">luoghi di produzione sono anche luoghi di produzione di conoscenza, </hi><hi rend="CharOverride-1">in cui la conoscenza produce conoscenza per la produzione e </hi><hi rend="CharOverride-1">la produzione l’inverso. Nel rapporto tra CU e produzione </hi><hi rend="CharOverride-1">prima dominava la linearità, oggi la circolarità, e si può </hi><hi rend="CharOverride-1">parlare quindi in modo inedito, per sintetizzare questa nuova realtà</hi><hi rend="CharOverride-1"> dei fatti, di ‘economia della conoscenza’. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Casi di studio</hi><hi rend="CharOverride-1"> specifici mettono in evidenza che le diverse dimensioni delle </hi><hi rend="italic CharOverride-1">non cognitive skills</hi><hi rend="CharOverride-1"> sono fra loro collegate: la crescita della </hi><hi rend="CharOverride-1">stabilità emotiva, della coscienza di sé, della capacità relazionale e </hi><hi rend="CharOverride-1">del desiderio di cooperare, la fiducia e la tenacia nel</hi><hi rend="CharOverride-1"> voler raggiungere il risultato desiderato, sono dimensioni che emergono dentro</hi><hi rend="CharOverride-1"> un cammino che il giovane fa.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel suo ultimo </hi><hi rend="CharOverride-1">libro Heckman (2014, 3-54) definisce le </hi><hi rend="italic CharOverride-1">non cognitive skills </hi><hi rend="CharOverride-1">come </hi><hi rend="italic CharOverride-1">character</hi><hi rend="CharOverride-1">, che potremmo definire come ‘tratti di personalità’.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Non si tratta di isolati aspetti dell’essere umano, ma</hi><hi rend="CharOverride-1"> di un suo globale tratto che ha a che fare</hi><hi rend="CharOverride-1"> con la personalità dell’essere umano stesso. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Infatti: </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Gli studi </hi><hi rend="CharOverride-1">di Heckman sul </hi><hi rend="italic CharOverride-1">character </hi><hi rend="CharOverride-1">permettono di evidenziare il nesso fra </hi><hi rend="CharOverride-1">tale concetto e l’idea di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">capabilities </hi><hi rend="CharOverride-1">di Amartya Sen </hi><hi rend="CharOverride-1">(1999), anche queste ultime considerabili come tratti di personalità inizialmente </hi><hi rend="CharOverride-1">innati, ma educabili e migliorabili nel corso della vita. </hi><hi rend="CharOverride-1">L’approccio delle </hi><hi rend="italic CharOverride-1">capabilities </hi><hi rend="CharOverride-1">parte da una domanda focale che </hi><hi rend="CharOverride-1">– benché si presenti più ampia – descrive per analogia ciò che viene </hi><hi rend="CharOverride-1">cercato da persone e famiglie nelle decisioni di investimento in </hi><hi rend="CharOverride-1">Capitale Umano, sia in termini cognitivi in senso stretto, sia</hi><hi rend="CharOverride-1"> in termini educativi di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">character</hi><hi rend="CharOverride-1">, mediante la frequenza scolastica </hi><hi rend="CharOverride-1">e la vita familiare e sociale. La domanda è “What</hi><hi rend="CharOverride-1"> is each person able to do and to be?” </hi><hi rend="CharOverride-1">(Nussbaum 2011): quali sono le opportunità proprie di essere </hi><hi rend="CharOverride-1">e fare di ciascuna persona? In altre parole, da </hi><hi rend="CharOverride-1">una parte è la presenza di un determinato insieme di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">capabilities </hi><hi rend="CharOverride-1">che permette più facilmente di rischiare nell’investimento in </hi><hi rend="CharOverride-1">Capitale Umano; dall’altra l’investimento in Capitale Umano, </hi><hi rend="CharOverride-1">grazie all’apprendimento, accresce lo spazio delle </hi><hi rend="italic CharOverride-1">capabilities</hi><hi rend="CharOverride-1">. In</hi><hi rend="CharOverride-1"> conclusione, quindi, ciò che viene indicato con il termine</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">capabilities </hi><hi rend="CharOverride-1">è dunque molto vicino al contenuto del concetto di</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">character </hi><hi rend="CharOverride-1">ed è compito del processo educativo in famiglia, nel</hi><hi rend="CharOverride-1"> contesto di vita e attraverso la scuola, svilupparle (Vittadini</hi><hi rend="CharOverride-1"> e Folloni 2016).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Tuttavia il concetto di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">capabilities</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Sen</hi><hi rend="CharOverride-1"> e Nussbaum implica due elementi che non ci sono in</hi><hi rend="CharOverride-1"> Heckman. Il primo è il fatto che il passaggio</hi><hi rend="CharOverride-1"> alla capacità è anche un passaggio di tipo aristotelico, dalle</hi><hi rend="CharOverride-1"> potenzialità individuali alla loro realizzazione vale a dire una sorta</hi><hi rend="CharOverride-1"> di autorealizzazione. Il secondo, intrinsecamente legato al primo, è che</hi><hi rend="CharOverride-1"> il passaggio da </hi><hi rend="italic CharOverride-1">capabilities</hi><hi rend="CharOverride-1"> a investimento in Capitale Umano </hi><hi rend="CharOverride-1">è legato in modo indissolubile al ruolo della libertà</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_156_965-973.html#footnote-001">5</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="CharOverride-1"> intesa come possibilità di scegliere fra diverse opzioni in forza</hi><hi rend="CharOverride-1"> delle particolari </hi><hi rend="italic CharOverride-1">capabilities</hi><hi rend="CharOverride-1"> possedute personalmente</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_156_965-973.html#footnote-000">6</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">C’è, tuttavia, </hi><hi rend="CharOverride-1">chi è critico nel considerare la possibilità di dialogo fra l’</hi><hi rend="CharOverride-1">approccio del Capitale Umano e quello delle </hi><hi rend="italic CharOverride-1">capabilities</hi><hi rend="CharOverride-1">. Secondo Robeyns</hi><hi rend="CharOverride-1"> (2006): «l’approccio del Capitale Umano è economicistico, frammentato</hi><hi rend="CharOverride-1"> ed esclusivamente strumentale».</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Perciò l’investimento in istruzione è</hi><hi rend="CharOverride-1"> uno strumento per acquisire </hi><hi rend="italic CharOverride-1">capabilities</hi><hi rend="CharOverride-1">, ma non è possibile</hi><hi rend="CharOverride-1"> inserire l’approccio delle </hi><hi rend="italic CharOverride-1">capabilities</hi><hi rend="CharOverride-1">, basato sulla libertà di </hi><hi rend="CharOverride-1">fare ed essere, dentro l’approccio economicistico del Capitale Umano</hi><hi rend="CharOverride-1"> se questo è inteso come costituito solo di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">skills </hi><hi rend="CharOverride-1">necessarie</hi><hi rend="CharOverride-1"> per produrre di più e meglio (Walker 2012). In</hi><hi rend="CharOverride-1"> realtà, è proprio il citato approccio di Heckman, </hi><hi rend="CharOverride-1">che identifica le </hi><hi rend="italic CharOverride-1">non cognitive skills</hi><hi rend="CharOverride-1"> con il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">character </hi><hi rend="CharOverride-1">a </hi><hi rend="CharOverride-1">chiudere il cerchio</hi><hi rend="italic CharOverride-1">. </hi><hi rend="CharOverride-1">Sia</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">le</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> capabilities </hi><hi rend="CharOverride-1">che</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">il</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> character </hi><hi rend="CharOverride-1">sottolineano</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">che l’investimento in Capitale Umano non comprende solo</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">dimensioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> direttamente ed esclusivamente produttive, ma è legato all’intera</hi><hi rend="CharOverride-1"> personalità del soggetto </hi></p><p rend="h2" ><hi>5. Conclusioni</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’articolo ripercorre la storia del</hi><hi rend="CharOverride-1"> Capitale Umano a partire dalle prime definizioni degli economisti classici</hi><hi rend="CharOverride-1"> e dai primi metodi di stima – retrospettico e </hi><hi rend="CharOverride-1">prospettico. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La concezione di Capitale Umano si affina via via,</hi><hi rend="CharOverride-1"> dando ragione della variabilità personale e collettiva fra i diversi</hi><hi rend="CharOverride-1"> individui. L’introduzione, da parte della Scuola di Chicago</hi><hi rend="CharOverride-1">, del nesso tra quantità della scolarità e formazione e </hi><hi rend="CharOverride-1">della sua retribuzione in termini teorici ed empirici, rappresenta</hi><hi rend="CharOverride-1"> una prima pietra miliare in questo senso. Il riferimento alla</hi><hi rend="CharOverride-1"> qualità dell’educazione e alle </hi><hi rend="italic CharOverride-1">cognitive skills</hi><hi rend="CharOverride-1"> personali raffina ulteriormente</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’analisi teorica e quantitativa. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Più recentemente, l’introduzione </hi><hi rend="CharOverride-1">del concetto delle </hi><hi rend="italic CharOverride-1">non cognitive skills</hi><hi rend="CharOverride-1"> da parte di Heckman</hi><hi rend="CharOverride-1"> e la dimostrazione del loro nesso funzionale con le </hi><hi rend="italic CharOverride-1">cognitive</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> skills</hi><hi rend="CharOverride-1">, empiricamente verificabile, apre un nuovo orizzonte di enorme </hi><hi rend="CharOverride-1">portata alla ricerca. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’intuizione che tali </hi><hi rend="italic CharOverride-1">non cognitive skills</hi><hi rend="CharOverride-1"> non sono tratti isolati, indipendenti dalla razionalità dell’individuo, </hi><hi rend="CharOverride-1">ma caratteristiche manifeste della sua sottesa personalità, liberano dai residui</hi><hi rend="CharOverride-1"> aspetti produttivistici del concetto di Capitale Umano. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Le intuizioni </hi><hi rend="CharOverride-1">di Amartya Sen e di Martha Nussbaum a riguardo del</hi><hi rend="CharOverride-1"> concetto di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">capabilities</hi><hi rend="CharOverride-1"> di una persona suffragano l’intuizione del</hi><hi rend="CharOverride-1"> nesso tra Capitale Umano e character che sostiene questo nuovo</hi><hi rend="CharOverride-1"> più comprensivo approccio. La ricerca sul Capitale Umano potrà quindi</hi><hi rend="CharOverride-1"> ulteriormente estendersi man mano che la psicologia e la pedagogia</hi><hi rend="CharOverride-1"> saranno in grado di dare definizioni più profonde e multidimensionali</hi><hi rend="CharOverride-1"> delle </hi><hi rend="italic CharOverride-1">non cognitive skills</hi><hi rend="CharOverride-1"> e consentiranno agli statistici e agli</hi><hi rend="CharOverride-1"> econometrici di studiare con più precisone i loro nessi funzionali</hi><hi rend="CharOverride-1"> con le </hi><hi rend="italic CharOverride-1">cognitive skills. </hi><hi rend="CharOverride-1">Tuttavia, nello stesso tempo, la</hi><hi rend="CharOverride-1"> nuova definizione di Capitale Umano lo riconnette agli studi </hi><hi rend="CharOverride-1">più profondi di tipo filosofico ed epistemologico sull’essere umano. Accumulare </hi><hi rend="CharOverride-1">conoscenze dipende, certamente, dalle scelte razionali di un individuo </hi><hi rend="CharOverride-1">o della sua famiglia, in termini di istruzione e formazione</hi><hi rend="CharOverride-1">: ma è anche, per certi aspetti, un avvenimento imponderabile </hi><hi rend="CharOverride-1">e non misurabile, il cui accadere ha qualcosa di misterioso </hi><hi rend="CharOverride-1">che eccede le scelte che si fanno. </hi></p><p rend="h2" ><hi>Riferimenti bibliografici </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Becker,</hi><hi rend="CharOverride-1" > Gary S. 1962. “Investment in human capital: a theoretical analysis.”</hi><hi rend="CharOverride-1" > </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >Journal of Political Economy</hi><hi rend="CharOverride-1" > 70, 5, 2: 9-49. </hi><ref target="0"><hi rend="CharOverride-1">https://doi.org/10.1086/258724</hi></ref></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Cantillon, Richard. 1755. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Essai sur</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> la nature du commerce en général</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="CharOverride-1" >Paris: Institut Coppet </hi><hi rend="CharOverride-1" >(rist. 2011).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Ciccone, Antonio, and Elias Papaioannou. 2009. “Human Capital, the Structure</hi><hi rend="CharOverride-1" > of Production, and Growth.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >The Review of Economics and Statistics</hi><hi rend="CharOverride-1" > 91, 1: 66-82. </hi><ref target="0"><hi rend="CharOverride-1" >https://doi.org/10.1162/rest.91.1.66</hi></ref></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Engel, Ernst. 1883. </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >Der Werth des </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >Menschen</hi><hi rend="CharOverride-1" >, Berlin: Verlag von Leonhard Simion (rist. 2010).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Farr, William. </hi><hi rend="CharOverride-1" >1853.</hi><hi rend="CharOverride-3" > </hi><hi rend="CharOverride-1" >“The Income and Property Tax: On the Equitable Taxation</hi><hi rend="CharOverride-1" > of Property.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >Journal of the Royal Statistical Society</hi><hi rend="CharOverride-1" > 16</hi><hi rend="CharOverride-1" > (March): 1-45. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Folloni, Giuseppe, e Giorgio Vittadini. 2010. “Human capital measurement: a survey.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Journal of</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> economic surveys</hi><hi rend="CharOverride-1"> 24, 2: 248-79. </hi><ref target="0"><hi rend="CharOverride-1">https://doi.org/10.1111/j.1467-6419.2009.00614.x</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Folloni, Giuseppe, e Giorgio </hi><hi rend="CharOverride-1">Vittadini. 2016. “Capitale Umano, character, sviluppo.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Far crescere la </hi><hi rend="italic CharOverride-1">persona. 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					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_156_965-973.html#footnote-005-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	«</hi><hi rend="CharOverride-1" >From hence it</hi><hi rend="CharOverride-1" > necessarily follows, that this People must Labour hard, and set</hi><hi rend="CharOverride-1" > all hands to Work: Rich and Poor, Young and Old,</hi><hi rend="CharOverride-1" > must study the Art of Number, Weight, and Measure; must</hi><hi rend="CharOverride-1" > fare hard, provide for Impotents, and for Orphans, out of</hi><hi rend="CharOverride-1" > hope to make profit by their Labours: must punish the</hi><hi rend="CharOverride-1" > Lazy by Labour, and not by cripling them</hi><hi rend="CharOverride-1">»</hi><hi rend="CharOverride-1" > (Petty </hi><hi rend="CharOverride-1" >1690, cap. 1).</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_156_965-973.html#footnote-004-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	«</hi><hi rend="CharOverride-1" >A man educated at the </hi><hi rend="CharOverride-1" >expenses of much labour and time to any of those </hi><hi rend="CharOverride-1" >employments which require extraordinary dexterity and skill, may be compared </hi><hi rend="CharOverride-1" >to an expensive machine. The work which he learns to</hi><hi rend="CharOverride-1" > perform, it must be expected, over and above the usual</hi><hi rend="CharOverride-1" > wages of common labour, will replace to him the whole</hi><hi rend="CharOverride-1" > expenses of his education, with at least the ordinary profits</hi><hi rend="CharOverride-1" > of an equally valuable capital</hi><hi rend="CharOverride-1">»</hi><hi rend="CharOverride-1" > (Smith 1776, 118).</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_156_965-973.html#footnote-003-backlink">3</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">«</hi><hi rend="CharOverride-1" >The most valuable of all capital is that invested </hi><hi rend="CharOverride-1" >in human beings</hi><hi rend="CharOverride-1">» (</hi><hi rend="CharOverride-1" >Marshall 1890</hi><hi rend="CharOverride-1" >, 564).</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_156_965-973.html#footnote-002-backlink">4</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	«E</hi><hi rend="CharOverride-1" >ducational quality, </hi><hi rend="CharOverride-1" >particularly in assessing policies related to developing countries, is THE</hi><hi rend="CharOverride-1" > key issue</hi><hi rend="CharOverride-1">»</hi><hi rend="CharOverride-1" > (Hanushek e Wössmann 2007, 1).</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_156_965-973.html#footnote-001-backlink">5</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	«</hi><hi rend="CharOverride-1" >Freedom to choose gives us the opportunity to decide what </hi><hi rend="CharOverride-1" >we should do, but with that opportunity comes the responsibility </hi><hi rend="CharOverride-1" >for what we do – to the extent that they </hi><hi rend="CharOverride-1" >are chosen actions. Since a capability is power to do </hi><hi rend="CharOverride-1" >something, the accountability that emanates from that ability – that </hi><hi rend="CharOverride-1" >power – is part of the capability perspective</hi><hi rend="CharOverride-1">»</hi><hi rend="CharOverride-1" > (Sen 2009,</hi><hi rend="CharOverride-1" > 19).</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_156_965-973.html#footnote-000-backlink">6</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	«</hi><hi rend="CharOverride-1" >Thus the Capabilities Approach departs from a </hi><hi rend="CharOverride-1" >tradition in economics that measures the real value of a </hi><hi rend="CharOverride-1" >set of options by the best use that can be </hi><hi rend="CharOverride-1" >made of them. Options are freedom, and freedom has intrinsic value</hi><hi rend="CharOverride-1">»</hi><hi rend="CharOverride-1" > (Nussbaum 2011, 25). </hi></p></item>
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