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        <title type="main" level="a">André Gorz. Il valore del ‘sufficiente’</title>
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          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0002-1425-0540" type="ORCID">
            <forename>Ubaldo</forename>
            <surname>Fadini</surname>
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          <resp>This is a section of <title>Idee di lavoro e di ozio per la nostra civiltà</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0319-7</idno>) by </resp>
          <name>Giovanni Mari, Francesco Ammannati, Brogi Stefano, Tiziana Faitini, Arianna Fermani, Francesco Seghezzi, Annalisa Tonarelli</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.115</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>The article reconstructs André Gorz's intellectual itinerary, with a focus on his critique of subject’s alienation due to the functioning modes of capitalist economy. From this point of view, attention is payed to Gorz's insistence on the modifications of worker’s structures and on the processes that further enhance his or her cognitive and "immaterial" aspects. The alienation of nowadays subjectivity is linked to these very aspects. However, it is precisely in the transformations of the variegated figure of work/worker that it is possible to grasp the inescapable resources of meaning for thinking and design processes to escape from capitalism.</p>
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            <item>Subjectivity</item>
            <item>Work</item>
            <item>Capitalism</item>
            <item>Ecology</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.115<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.115" /></p>
      
      <p rend="h1_chapter">André Gorz. Il valore del ‘sufficiente’</p><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Ubaldo Fadini</hi></p><p rend="text_top" ><hi rend="CharOverride-1">1. Gerhart </hi><hi rend="CharOverride-1">Hirsch, poi Horst e infine André Gorz nasce a Vienna </hi><hi rend="CharOverride-1">nel 1923. Dopo gli studi in Svizzera e le prime </hi><hi rend="CharOverride-1">esperienze intellettuali si trasferisce a Parigi e successivamente approfondisce la </hi><hi rend="CharOverride-1">conoscenza di Jean-Paul Sartre. È dalla seconda metà degli anni </hi><hi rend="CharOverride-1">’50 che si apre una stagione intensissima di scambi, rapporti</hi><hi rend="CharOverride-1"> politici e culturali che fanno di Gorz una delle figure</hi><hi rend="CharOverride-1"> più importanti della sinistra europea degli ultimi decenni del Novecento</hi><hi rend="CharOverride-1"> e degli inizi di questo secolo. Innumerevoli sono i testi</hi><hi rend="CharOverride-1"> che testimoniano di un impegno filosofico e politico sempre rivolto</hi><hi rend="CharOverride-1"> ad una analisi radicalmente critica delle trasformazioni del capitalismo e</hi><hi rend="CharOverride-1"> delle conseguenti metamorfosi soprattutto di carattere tecno-scientifico che incidono su</hi><hi rend="CharOverride-1"> assetti e configurazioni importanti della soggettività contemporanea, dei suoi stili</hi><hi rend="CharOverride-1"> complessivi di esistenza. Se si dovesse segnalare una ‘dominante’</hi><hi rend="CharOverride-1"> della sua ricerca inquieta e ricca di stimoli, indubbiamente questa</hi><hi rend="CharOverride-1"> sarebbe da individuare in un approccio non ‘scolastico’, </hi><hi rend="CharOverride-1">irriducibilmente eccentrico rispetto ai dettami ideologici della sinistra ‘storica’ </hi><hi rend="CharOverride-1">uscita dalla vicenda bellica, al motivo dell’alienazione (come si </hi><hi rend="CharOverride-1">può già cogliere in </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La morale della storia</hi><hi rend="CharOverride-1">, del 1959),</hi><hi rend="CharOverride-1"> sviluppato in un senso che approccia le trasformazioni del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> salariato in termini tali da apprezzarne ciò che va in</hi><hi rend="CharOverride-1"> direzione di un suo superamento nel recupero proprio delle molteplici</hi><hi rend="CharOverride-1"> ragioni di un esistere, di un vivere non irrimediabilmente sottomesso</hi><hi rend="CharOverride-1"> alla legge del capitale. E’ in quest’ottica che </hi><hi rend="CharOverride-1">si può individuare anche la costante attenzione gorziana alle questioni </hi><hi rend="CharOverride-1">ecologiche (si pensi esemplificativamente alla pubblicazione postuma della raccolta </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Ecologica</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="CharOverride-1"> del 2008, l’anno successivo alla sua scomparsa) che consente</hi><hi rend="CharOverride-1"> di assumerlo oggi come autore di riferimento della cosiddetta ecologia</hi><hi rend="CharOverride-1"> critica, di quell’insieme di indagini che sottolinea come si</hi><hi rend="CharOverride-1"> rischi di perdere appunto la valenza critica dell’ecologia se</hi><hi rend="CharOverride-1"> non si parte da una analisi approfondita del capitalismo e</hi><hi rend="CharOverride-1"> delle sue varie modulazioni. Ad esempio, Gorz scrive con chiarezza</hi><hi rend="CharOverride-1"> – nel suo </hi><hi rend="italic CharOverride-1">L’ecologia politica, un’etica della liberazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> (2005) – che soltanto muovendo da una critica del capitalismo,</hi><hi rend="CharOverride-1"> del suo presente, si può pervenire proficuamente all’ecologia politica,</hi><hi rend="CharOverride-1"> a ciò «che, con la sua indispensabile teoria critica </hi><hi rend="CharOverride-1">dei bisogni», consente di ritornare, approfondendola e radicalizzandola, alla </hi><hi rend="CharOverride-1">critica del modo di produzione dominante: in questo senso, l’</hi><hi rend="CharOverride-1">ecologia politica si concretizza come una dimensione decisiva della critica </hi><hi rend="CharOverride-1">teorica e pratica di quest’ultimo. E ancora: </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Se si </hi><hi rend="CharOverride-1">parte, al contrario, dall’imperativo ecologico, si può arrivare tanto </hi><hi rend="CharOverride-1">a un anticapitalismo radicale quanto a un pétainismo verde, a </hi><hi rend="CharOverride-1">un ecofascismo o a un comunitarismo naturalista (Gorz 2009, 18). </hi></p><p rend="text_top" ><hi rend="CharOverride-1">2. Fornire una indicazione per portare avanti la ricerca con </hi><hi rend="CharOverride-1">passo decisamente critico è l’obiettivo perseguito da molti dei </hi><hi rend="CharOverride-1">testi gorziani, appositamente realizzati per tentare di rimarcare l’attualità </hi><hi rend="CharOverride-1">non aggirabile dell’invito a pensare una nuova ‘civilizzazione del</hi><hi rend="CharOverride-1"> mondo’, quanto mai urgente, in termini effettivamente differenti da</hi><hi rend="CharOverride-1"> quelli abituali.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Quali sono i passi da compiere per arrivare </hi><hi rend="CharOverride-1">a pensare «eine ganz andere Weltzivilisation», una «civilizzazione del</hi><hi rend="CharOverride-1"> mondo» realmente altra? Innanzitutto si deve muovere da una </hi><hi rend="CharOverride-1">fenomenologia coerente di quelle trasformazioni produttive che a partire dagli </hi><hi rend="CharOverride-1">anni ’70 del Novecento hanno profondamente cambiato gli assetti e</hi><hi rend="CharOverride-1"> le configurazioni dell’allora ‘società industriale’. Nell’intervista </hi><hi rend="CharOverride-1">– intitolata nella traduzione italiana – </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Addio al lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">, realizzata</hi><hi rend="CharOverride-1"> nel 2000, Gorz muove dalla rilevazione sociologicamente avvertita che il</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro salariato sta rapidamente mutando, manifestandosi come sempre più </hi><hi rend="italic CharOverride-1">discontinuo</hi><hi rend="CharOverride-1"> nei confronti di quella sua stabilità relativa propria del modello</hi><hi rend="CharOverride-1"> fordista. Si sa in effetti cosa ciò ha comportato ‘</hi><hi rend="CharOverride-1">nel corso del tempo’ e lo vediamo molto bene soprattutto</hi><hi rend="CharOverride-1"> oggi: il venir meno di regole contrattuali, l’indebolimento del</hi><hi rend="CharOverride-1"> diritto di lavoro, la scomparsa progressiva di condizioni lavorative inquadrate</hi><hi rend="CharOverride-1"> secondo regole determinate, il ridursi inesorabile dei posti di lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> garantiti. Una conseguenza del lungo processo di smantellamento dello Stato</hi><hi rend="CharOverride-1"> sociale, cioè l’estinguersi del «contratto sociale di tipo </hi><hi rend="CharOverride-1">socialdemocratico o cristiano-sociale», con la sua pretesa di conciliare </hi><hi rend="CharOverride-1">capitale e lavoro, di domare in un qualche modo gli </hi><hi rend="CharOverride-1">‘spiriti animali’ del ‘nostro’ modo di produzione, è </hi><hi rend="CharOverride-1">data dal fatto che appare sempre più complicato – proprio </hi><hi rend="CharOverride-1">a partire dalla rilevazione che la costruzione sociale non è </hi><hi rend="CharOverride-1">più fondata unicamente sul lavoro salariato – mettere in piedi </hi><hi rend="CharOverride-1">dei progetti di esistenza che possano contare su quella continuità </hi><hi rend="CharOverride-1">d’espressione delle capacità lavorative in grado di conferire senso, </hi><hi rend="CharOverride-1">identità certa, appartenenze solide al vivere individuale e collettivo. In </hi><hi rend="CharOverride-1">breve: la nostra costruzione sociale presenta crepe sempre più vistose, </hi><hi rend="CharOverride-1">delle incrinature reali, a cui si può parzialmente far corrispondere </hi><hi rend="CharOverride-1">il dilagare dei rapporti di lavoro precari, quelli considerati una </hi><hi rend="CharOverride-1">volta benevolmente come ‘flessibili’, accompagnati da un sentimento del</hi><hi rend="CharOverride-1"> correre di qua e di là (in effetti: a vuoto)</hi><hi rend="CharOverride-1"> e dalla compensazione, per molti illusoria, di traguardi, dispensati a</hi><hi rend="CharOverride-1"> piene mani, di gratificazione narcisistica, da cogliersi come stimoli appropriati</hi><hi rend="CharOverride-1"> a favorire il più mortifero possibile ‘individualismo’.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Si potrebbe</hi><hi rend="CharOverride-1"> continuare a lungo sul motivo della perdita di centralità del</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro salariato e su come ciò comporti una vera e</hi><hi rend="CharOverride-1"> propria difficoltà a qualificare comunque l’esistere sotto veste ‘</hi><hi rend="CharOverride-1">sociale’, in un quadro ben preciso di determinazione storico-economica, </hi><hi rend="CharOverride-1">ma a Gorz interessa in particolare segnalare come al posto </hi><hi rend="CharOverride-1">di tale centralità subentri a poco a poco una </hi><hi rend="italic CharOverride-1">discontinuità </hi><hi rend="CharOverride-1">dello stesso, con le negatività almeno in parte segnalate sopra, </hi><hi rend="CharOverride-1">nel testo: è su questa </hi><hi rend="italic CharOverride-1">discontinuità </hi><hi rend="CharOverride-1">che va portata l’</hi><hi rend="CharOverride-1">attenzione perché essa possa essere altrimenti pensata </hi><hi rend="italic CharOverride-1">e</hi><hi rend="CharOverride-1"> articolata, nel </hi><hi rend="CharOverride-1">senso proprio di farne invece la condizione per progettare diversamente </hi><hi rend="CharOverride-1">la vita, il nostro stesso quotidiano, per arricchire il tutto </hi><hi rend="CharOverride-1">di piani, relazioni, processi non immediatamente subalterni alla legge del </hi><hi rend="CharOverride-1">plusvalore. Gorz richiama il fatto della complicazione, ai limiti dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">irrisolvibile, propria dei tentativi di individuare esattamente quando inizia e </hi><hi rend="CharOverride-1">finisce il lavoro e cosa propriamente gli è proprio. A </hi><hi rend="CharOverride-1">ciò si affianca la rilevazione di come la forza-lavoro odierna </hi><hi rend="CharOverride-1">si caratterizzi per quell’acquisizione incessante di conoscenze, saperi, capacità </hi><hi rend="CharOverride-1">comunicative/conversazionali e altro ancora che contribuisce in effetti ad aumentare </hi><hi rend="CharOverride-1">la produttività del lavoro ‘diretto’ (in ogni senso) e </hi><hi rend="CharOverride-1">che viene raffigurata da molti con l’espressione quanto mai </hi><hi rend="CharOverride-1">ambigua, a voler essere ‘semplici’, di ‘capitale umano’</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È in tale ottica che si sviluppa la riflessione gorziana</hi><hi rend="CharOverride-1"> sulla differenza tra la formazione, da intendersi come strettamente ‘</hi><hi rend="CharOverride-1">professionale’ e abbastanza rigidamente indirizzata, e l’istruzione, compresa come</hi><hi rend="CharOverride-1"> ciò che supporta la tipica capacità umana di dispiegare talenti,</hi><hi rend="CharOverride-1"> sensibilità, immaginazione, creatività e che entra ormai in maniera sempre</hi><hi rend="CharOverride-1"> più importante nella stessa produzione ‘diretta’. Su questa </hi><hi rend="CharOverride-1">base si comprende pure la critica alla concezione corrente della </hi><hi rend="CharOverride-1">retribuzione riferita soltanto al lavoro ‘diretto’ mentre invece si </hi><hi rend="CharOverride-1">tratta di allargarla all’insieme dell’agire umano. Per Gorz </hi><hi rend="CharOverride-1">è allora indispensabile pensare la nostra società non solamente attraverso </hi><hi rend="CharOverride-1">la qualifica del lavoro, bensì afferrandola come complesso di ‘attività</hi><hi rend="CharOverride-1"> molteplici’ che presuppone (lo richiede politicamente…) l’erogazione </hi><hi rend="CharOverride-1">di un reddito senza condizioni, non vincolato a prestazioni definite </hi><hi rend="CharOverride-1">di lavoro ‘diretto’. È in tal modo si fa</hi><hi rend="CharOverride-1"> strada quell’idea del reddito di base incondizionato che si</hi><hi rend="CharOverride-1"> libera dal collegamento/legame con il diritto al lavoro (‘salariato</hi><hi rend="CharOverride-1">’). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Accanto quindi alla rilevazione dell’impossibilità di misurare il</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro solamente ‘in unità temporali’ o di distribuirlo in</hi><hi rend="CharOverride-1"> modalità rigidamente schematiche, si presenta la percezione di un tempo,</hi><hi rend="CharOverride-1"> all’interno della nostra società, che non è qualificabile come</hi><hi rend="CharOverride-1"> direttamente produttivo. Per uno studioso attento a riproporre il progetto</hi><hi rend="CharOverride-1"> moderno dell’autonomia e della riflessività e pronto a cogliere</hi><hi rend="CharOverride-1"> le nuove possibilità di finanziamento del reddito di base (si</hi><hi rend="CharOverride-1"> pensi oggi in particolare allo sviluppo impetuoso dell’economia dei</hi><hi rend="CharOverride-1"> big data), l’insistenza sulla incondizionatezza di quest’ultimo è</hi><hi rend="CharOverride-1"> decisiva e vale anche in riferimento al complesso delle attività</hi><hi rend="CharOverride-1"> che è possibile concretizzare, dato che si deve appunto pensare</hi><hi rend="CharOverride-1"> a tale reddito come a ciò che consente uno sviluppo</hi><hi rend="CharOverride-1"> reale di attività che sono valide in sé </hi><hi rend="italic CharOverride-1">e </hi><hi rend="CharOverride-1">per</hi><hi rend="CharOverride-1"> sé e che vengono così sottratte a catture e controlli</hi><hi rend="CharOverride-1"> strumentali. Per ribadire tutto questo e l’urgenza di quel</hi><hi rend="CharOverride-1"> compito da affrontare e che consiste nel tentare di costruire</hi><hi rend="CharOverride-1"> i primi elementi di una civiltà a livello mondiale assolutamente</hi><hi rend="CharOverride-1"> diversa da quella ‘capitalista’, Gorz scrive: </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Se devono </hi><hi rend="CharOverride-1">continuare a esserci genuine iniziative civiche di sostegno, di cura, </hi><hi rend="CharOverride-1">di maternità su base volontaria e di comune utilità, il </hi><hi rend="CharOverride-1">reddito di base deve valere come condizione per la volontarietà, </hi><hi rend="CharOverride-1">e non viceversa. Dev’essere quindi incondizionato e legato alla </hi><hi rend="CharOverride-1">creazione di istituzioni pubbliche sul territorio che garantiscano e incoraggino </hi><hi rend="CharOverride-1">la collaborazione, la reciprocità e le diverse attività individuali e </hi><hi rend="CharOverride-1">collettive. Dobbiamo guardare al reddito di base come a un </hi><hi rend="CharOverride-1">presupposto che permetta uno sviluppo illimitato di attività che sono </hi><hi rend="CharOverride-1">valide in sé. Da esse dipendono in ultima istanza il </hi><hi rend="CharOverride-1">senso della vita e il dispiegamento delle relazioni umane. Il </hi><hi rend="CharOverride-1">reddito di base incondizionato sottrae queste attività sia alla loro </hi><hi rend="CharOverride-1">riduzione a professione sia alla loro monetizzazione, per non parlare </hi><hi rend="CharOverride-1">dei controlli normalizzatori delle burocrazie dello stato sociale (Gorz 2020, </hi><hi rend="CharOverride-1">34-5).</hi></p><p rend="text_top" ><hi rend="CharOverride-1">3. Nel suo importante </hi><hi rend="italic CharOverride-1">André Gorz. Une philosophie de l</hi><hi rend="italic CharOverride-1">’émancipation</hi><hi rend="CharOverride-1">, Françoise Gollain indica come a partire dal 1997 </hi><hi rend="CharOverride-1">lo studioso viennese rilanci con rinnovata convinzione la portata ermeneutica </hi><hi rend="CharOverride-1">delle tesi marxiane attraverso una loro proiezione sui motivi del </hi><hi rend="CharOverride-1">‘capitalismo cognitivo’ e della ‘critica del valore’, dunque</hi><hi rend="CharOverride-1"> in costante ascolto di ciò che si articola in campo</hi><hi rend="CharOverride-1"> europeo a livello di sviluppo di un pensiero critico-radicale. E</hi><hi rend="CharOverride-1"> ciò avviene attraverso la presa in esame del sempre più</hi><hi rend="CharOverride-1"> accentuato protagonismo di Internet, della Rete, all’interno del quale</hi><hi rend="CharOverride-1"> è possibile individuare degli elementi che potrebbero favorire diverse pratiche</hi><hi rend="CharOverride-1"> di anticapitalismo e porsi come occasioni preziose per abbozzare progetti</hi><hi rend="CharOverride-1"> di nuova società. Gollan scrive che per Gorz </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">non si</hi><hi rend="CharOverride-1"> tratta più semplicemente di sottomettere la razionalità capitalista a una</hi><hi rend="CharOverride-1"> razionalità eco-sociale […], ma di fuoriuscire interamente dal </hi><hi rend="CharOverride-1">mercato, dal lavoro, dalla merce e dal denaro per andare </hi><hi rend="CharOverride-1">verso una economia della gratuità (Gollain 2018, 20).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per valorizzare le</hi><hi rend="CharOverride-1"> capacità di produzione non si può d’altra parte che</hi><hi rend="CharOverride-1"> ridurre il soggetto alla veste del consumatore ossessivo di merci,</hi><hi rend="CharOverride-1"> caricate sempre di più – grazie a sofisticate tecniche pubblicitarie</hi><hi rend="CharOverride-1"> e di marketing – di tutto ciò che anche sul</hi><hi rend="CharOverride-1"> piano simbolico può aumentarne la richiesta. La premessa di tale</hi><hi rend="CharOverride-1"> dinamica è data dal fatto che è proprio della logica</hi><hi rend="CharOverride-1"> del capitalismo il concretizzarsi di bisogni sempre più grandi nel</hi><hi rend="CharOverride-1"> senso però che gli è più redditizio, vale a dire</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">incorporando un massimo di superfluo nel necessario, accelerando l’obsolescenza</hi><hi rend="CharOverride-1"> dei prodotti, riducendone la durata, obbligando i più piccoli bisogni</hi><hi rend="CharOverride-1"> a soddisfarsi con il più grande consumo possibile, eliminando i</hi><hi rend="CharOverride-1"> consumi e i servizi collettivi (tram e treni, per esempio)</hi><hi rend="CharOverride-1"> per sostituirli con consumi individuali. Bisogna che il consumo sia</hi><hi rend="CharOverride-1"> individualizzato e privato per poter essere sottomesso agli interessi del</hi><hi rend="CharOverride-1"> capitale (Gorz 2009, 17-8).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È anche così confermata la centralità </hi><hi rend="CharOverride-1">di una critica del capitalismo che si confronta con i </hi><hi rend="CharOverride-1">cambiamenti profondi di fase di quest’ultimo. In quest’ottica </hi><hi rend="CharOverride-1">il movimento della lunga e articolata indagine complessiva sviluppata da </hi><hi rend="CharOverride-1">Gorz è estremamente lineare: si va appunto dalla critica del </hi><hi rend="CharOverride-1">capitalismo alla formulazione di una teoria radicale dei bisogni accompagnata </hi><hi rend="CharOverride-1">da un ragionamento di ecologia politica che a sua volta </hi><hi rend="CharOverride-1">sostiene ancora di più e alimenta profittevolmente una rinnovata e </hi><hi rend="CharOverride-1">all’altezza dei tempi critica delle trasformazioni della logica della </hi><hi rend="CharOverride-1">valorizzazione del capitale. Fermo è cioè lo sguardo sull’esigenza/urgenza </hi><hi rend="CharOverride-1">di una effettiva e non compromissoria pratica di emancipazione/liberazione del </hi><hi rend="CharOverride-1">soggetto, una esigenza che si può qualificare come etica (ed </hi><hi rend="CharOverride-1">è da qui che si può ancora osservare tracce del </hi><hi rend="CharOverride-1">debito gorziano nei confronti della grande impresa filosofica sartriana): l’</hi><hi rend="CharOverride-1">ecologia politica manifesta le sue indubbie potenzialità critiche nel momento </hi><hi rend="CharOverride-1">in cui i suoi ‘oggetti’ di riferimento, «le devastazioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> della Terra, la distruzione delle basi naturali della vita»,</hi><hi rend="CharOverride-1"> sono compresi come le conseguenze del funzionamento reale del modo</hi><hi rend="CharOverride-1"> di produzione capitalista. È sempre i</hi><hi rend="CharOverride-1">n quest’ottica che </hi><hi rend="CharOverride-1">la riflessione gorziana insiste sul complesso mobile dei ‘mezzi di</hi><hi rend="CharOverride-1"> produzione’, anche nel senso di una articolazione dell’indagine</hi><hi rend="CharOverride-1"> che tiene presente come non si tratti di riprodurre il</hi><hi rend="CharOverride-1"> ‘sistema di dominio’ proprio del capitalismo ma di criticarlo</hi><hi rend="CharOverride-1"> radicalmente ed è ciò che si concretizza nella messa a</hi><hi rend="CharOverride-1"> punto del motivo centrale del superamento di tale ‘dominio’</hi><hi rend="CharOverride-1"> che non può che avvenire attraverso l’eliminazione del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> nella forma che esso ha sempre nel capitalismo, vale a</hi><hi rend="CharOverride-1"> dire come lavoro-impiego, lavoro-merce. È questo movimento a svilupparsi a</hi><hi rend="CharOverride-1"> partire da </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Ecologia e libertà</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1977) per poi arrivare alle</hi><hi rend="CharOverride-1"> tesi, spesso fraintese, di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Addio al proletariato</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1980) e di</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Miseria del presente, ricchezza del possibile</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1997).</hi></p><p rend="text_top" ><hi rend="CharOverride-1">4. Gorz trattiene, </hi><hi rend="CharOverride-1">negli ultimi anni della sua ricerca, tale critica del lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">(meglio: della divisione </hi><hi rend="italic CharOverride-1">data</hi><hi rend="CharOverride-1"> del lavoro) per combinarla con la </hi><hi rend="CharOverride-1">rilevazione della crescente importanza dei saperi, delle conoscenze nella sfera </hi><hi rend="CharOverride-1">propriamente produttiva, sulla base però di una convinzione di fondo </hi><hi rend="CharOverride-1">dovuta al «fatto che la conoscenza, l’informazione sono per</hi><hi rend="CharOverride-1"> essenza beni comuni che appartengono a tutti, e dunque non</hi><hi rend="CharOverride-1"> possono diventare proprietà privata e merce, senza essere mutilate nella</hi><hi rend="CharOverride-1"> loro utilità» (Gorz 2009, 21). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Quest’ultimo punto è </hi><hi rend="CharOverride-1">effettivamente decisivo perché riprende la centralità sempre più evidente nel </hi><hi rend="CharOverride-1">nostro mondo dell’intelligenza, della conoscenza, supportata in modo sofisticato </hi><hi rend="CharOverride-1">da determinate progressioni tecnologiche, come forza produttiva costitutivamente non portata </hi><hi rend="CharOverride-1">a diventare con semplicità e quasi naturalmente </hi><hi rend="italic CharOverride-1">merce</hi><hi rend="CharOverride-1">. Se si</hi><hi rend="CharOverride-1"> parla infatti di valore delle conoscenze, in senso economico (quello</hi><hi rend="CharOverride-1"> capitalistico), questo risulta ‘indecidibile’. Scrive Gorz: </hi></p><p rend="quotation_b ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-1">È impossibile </hi><hi rend="CharOverride-1">misurare su scala sociale il lavoro che è stato dispensato </hi><hi rend="CharOverride-1">per produrle (le conoscenze: N. d. A.). Poiché esse sono </hi><hi rend="CharOverride-1">prodotte in modo diffuso ovunque gli uomini interagiscano, sperimentino, apprendano, </hi><hi rend="CharOverride-1">sognino. Non c’è unità di misura che sia loro </hi><hi rend="CharOverride-1">applicabile. Ritengo che esse abbiano un valore intrinseco specifico, differente </hi><hi rend="CharOverride-1">da quello delle merci, comparabile a quello delle opere d’</hi><hi rend="CharOverride-1">arte, le quali pure non sono scambiabili secondo una misura </hi><hi rend="CharOverride-1">comune. Il loro prezzo non ha fondamento oggettivo e resta </hi><hi rend="CharOverride-1">fluttuante (Gorz 2009, 22).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Quando si parla correntemente di ‘economia </hi><hi rend="CharOverride-1">della conoscenza’ si parla di una modalità del produrre che</hi><hi rend="CharOverride-1"> ha per Gorz la «vocazione ad essere un’economia </hi><hi rend="CharOverride-1">della messa in comune e della gratuità», vale a </hi><hi rend="CharOverride-1">dire il contrario di ciò che fino ad ora si </hi><hi rend="CharOverride-1">è inteso quando si parla correntemente di economia. Il presupposto </hi><hi rend="CharOverride-1">di ciò, vale la pena ripeterlo, è dato dal fatto </hi><hi rend="CharOverride-1">che al di là del suo valore iniziale in termini </hi><hi rend="CharOverride-1">di costo, il valore di scambio di una conoscenza tende </hi><hi rend="CharOverride-1">ad abbassarsi nel momento in cui essa è traducibile in </hi><hi rend="CharOverride-1">un linguaggio informatico, ‘indefinitamente replicabile’ a costi poco importanti. </hi><hi rend="CharOverride-1">Si sa che nel nostro quadro d’epoca, dominato dalla </hi><hi rend="CharOverride-1">logica della valorizzazione incessante del capitale, la problematica dell’attribuzione </hi><hi rend="CharOverride-1">di un valore di scambio, di un prezzo, ad una </hi><hi rend="CharOverride-1">conoscenza viene per così dire risolta rendendola il più possibile </hi><hi rend="CharOverride-1">rara, concretamente inaccessibile ai molti, «privatizzata da una firma che</hi><hi rend="CharOverride-1"> ne rivendica il monopolio e ne trae una rendita».</hi><hi rend="CharOverride-1"> È appunto tenendo conto di tale realtà che appare ancora</hi><hi rend="CharOverride-1"> più urgente sottolineare il qualificarsi di una conoscenza, del suo</hi><hi rend="CharOverride-1"> valore, non soltanto attraverso la misura del denaro ma anche</hi><hi rend="CharOverride-1"> e soprattutto per l’interesse che solleva e per il</hi><hi rend="CharOverride-1"> suo diffondersi. Ciò si mostra in particolare proprio nell’ambiente</hi><hi rend="CharOverride-1"> scientifico ed è a partire da una costante attenzione a</hi><hi rend="CharOverride-1"> quest’ultimo che si può cogliere la presenza, come ‘</hi><hi rend="CharOverride-1">fondamento’, all’interno della stessa economia capitalistica della conoscenza </hi><hi rend="CharOverride-1">di una sorta di ‘antieconomia’ che rigetta le pretese </hi><hi rend="CharOverride-1">di protagonismo indiscutibile della forma merce, degli scambi, della ricerca </hi><hi rend="CharOverride-1">spasmodica di profitto: può quindi venir meno, in breve, la </hi><hi rend="CharOverride-1">determinazione del valore di scambio come misura della ricchezza e </hi><hi rend="CharOverride-1">così pure il rinvio al tempo di lavoro.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È dunque avvertibile</hi><hi rend="CharOverride-1"> in Gorz un confronto ben articolato con le prime movenze</hi><hi rend="CharOverride-1"> del capitalismo digitale nel momento in cui si prende atto</hi><hi rend="CharOverride-1"> del carattere sempre più significativo, nel complesso delle attività produttive,</hi><hi rend="CharOverride-1"> di quell’informatica che viene compresa nella sua specificità che</hi><hi rend="CharOverride-1"> consiste nell’essere insieme «conoscenza, tecnica di produzione di </hi><hi rend="CharOverride-1">conoscenza e mezzo di fabbricazione, di regolazione, di invenzione, di </hi><hi rend="CharOverride-1">coordinazione». E ancora, mantenendo ferma la lezione dei </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Grundrisse </hi><hi rend="CharOverride-1">marxiani, recuperata proficuamente anche attraverso il marxismo autonomo italiano: </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Nell’</hi><hi rend="CharOverride-1">informatica è soppressa la divisione sociale tra quelli che producono </hi><hi rend="CharOverride-1">e quelli che concepiscono i mezzi per produrre. I produttori </hi><hi rend="CharOverride-1">non sono più dominati dal capitale attraverso i mezzi di </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro. Produzione di conoscenza e produzione di ricchezze materiali o </hi><hi rend="CharOverride-1">immateriali si fondono. Il capitale fisso non ha più un’</hi><hi rend="CharOverride-1">esistenza separata; esso è sussunto, interiorizzato da uomini e donne </hi><hi rend="CharOverride-1">che fanno esperienza pratica concreta del fatto che la principale </hi><hi rend="CharOverride-1">forza produttiva non è né il capitale macchina né il </hi><hi rend="CharOverride-1">capitale denaro, ma la passione viva con la quale essi </hi><hi rend="CharOverride-1">immaginano, inventano e accrescono le proprie capacità cognitive e nello </hi><hi rend="CharOverride-1">stesso tempo la loro produzione di conoscenze e di ricchezza. </hi><hi rend="CharOverride-1">La produzione di sé è qui produzione di ricchezza e </hi><hi rend="CharOverride-1">inversamente; la base della produzione di ricchezza e la produzione </hi><hi rend="CharOverride-1">di sé. Potenzialmente, il lavoro – nel senso che esso </hi><hi rend="CharOverride-1">ha nell’economia politica – è soppresso (Gorz 2009, 23).</hi></p><p rend="text_top" ><hi rend="CharOverride-1">5.</hi><hi rend="CharOverride-1"> La ricerca è allora quella minuziosa, in primo luogo, dei</hi><hi rend="CharOverride-1"> ‘dissidenti del capitalismo digitale’, per dirla con Peter </hi><hi rend="CharOverride-1">Glotz, studioso militante socialdemocratico caro a Gorz, di quelle figure </hi><hi rend="CharOverride-1">in grado di realizzare un’arte di vivere segnata dal </hi><hi rend="CharOverride-1">desiderio – che vale anche come un’esigenza pratica – </hi><hi rend="CharOverride-1">di uscire dal capitalismo, di cercare nuove strade e differenti </hi><hi rend="CharOverride-1">rapporti individuali e sociali, tentativo sostenuto anche dall’incremento prevedibile </hi><hi rend="CharOverride-1">del numero di coloro che si metteranno alla prova come </hi><hi rend="CharOverride-1">‘declassati volontari’ (insieme, ovviamente, a tutto il resto del </hi><hi rend="CharOverride-1">proletariato del capitalismo digitale). È in tale ottica che si </hi><hi rend="CharOverride-1">possono individuare al meglio possibile alcune osservazioni gorziane sulla crescente </hi><hi rend="CharOverride-1">informatizzazione del lavoro, sulla costituzione di una ‘industria finanziaria’ </hi><hi rend="CharOverride-1">che diventa sempre più importante laddove si punti sulla capitalizzazione </hi><hi rend="CharOverride-1">delle anticipazioni di profitto e di crescita, arrivando così a </hi><hi rend="CharOverride-1">drenare e gestire una massa imponente di capitale, superiore a </hi><hi rend="CharOverride-1">quella che valorizza l’economia reale. Le analisi sull’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">industria </hi><hi rend="italic CharOverride-1">del denaro</hi><hi rend="CharOverride-1"> sono particolarmente sottili e in fondo restituiscono un </hi><hi rend="CharOverride-1">processo di lungo corso che si ha ormai sotto gli </hi><hi rend="CharOverride-1">occhi nel momento in cui le cosiddette bolle speculative non </hi><hi rend="CharOverride-1">cessano di riaffacciarsi relegando in una posizione di dipendenza la </hi><hi rend="CharOverride-1">stessa economia reale. È a questo punto che lo studioso </hi><hi rend="CharOverride-1">della possibilità di un’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">altra civilizzazione </hi><hi rend="CharOverride-1">rispetto a quella corrente </hi><hi rend="CharOverride-1">si collega all’ambito della questione ecologica, ricordando ad esempio </hi><hi rend="CharOverride-1">le conseguenze drammatiche di un riscaldamento climatico che va assolutamente </hi><hi rend="CharOverride-1">limitato per impedire che le sue conseguenze negative risultino irreversibili </hi><hi rend="CharOverride-1">e fuori controllo. Qui appare il motivo della decrescita, nel </hi><hi rend="CharOverride-1">suo valore/valere, a conferma che si tratta infine di realizzare </hi><hi rend="CharOverride-1">una uscita dal capitalismo di segno non catastrofico, ‘barbaro’,</hi><hi rend="CharOverride-1"> bensì civilizzata. Per tentare di realizzarla non è sufficiente mettere</hi><hi rend="CharOverride-1"> in campo un pur urgente ‘cambiamento di mentalità’. </hi><hi rend="CharOverride-1">Meglio: è indispensabile conferire un più di concretezza a tale </hi><hi rend="CharOverride-1">cambiamento attraverso l’individuazione di sue condizioni di possibilità che </hi><hi rend="CharOverride-1">vanno a loro volta colte nel complesso delle pratiche e </hi><hi rend="CharOverride-1">delle tendenze che si manifestano nel nostro sistema di vita. </hi><hi rend="CharOverride-1">Certamente si ha anche di fronte un vero e proprio </hi><hi rend="CharOverride-1">blocco dell’immaginazione che rende la società della merce, del </hi><hi rend="CharOverride-1">salariato e del denaro come qualcosa di impossibile da trascendere, </hi><hi rend="CharOverride-1">da superare. Ma la convinzione più radicale di Gorz è </hi><hi rend="CharOverride-1">che le occasioni di una uscita civilizzata dal capitalismo si </hi><hi rend="CharOverride-1">stiano delineando, a partire in modo particolare dall’affermarsi di </hi><hi rend="CharOverride-1">quei mezzi di produzione high-tech che rendono sempre più virtualmente </hi><hi rend="CharOverride-1">obsoleta la stessa megamacchina industriale (e che sembrano promettere una </hi><hi rend="CharOverride-1">sorta di non troppo lontana ‘autoproduzione’ del mezzi di </hi><hi rend="CharOverride-1">produzione da parte dei singoli liberamente associati tra loro). Ovviamente, </hi><hi rend="CharOverride-1">alla base di tutto ciò c’è proprio la presa </hi><hi rend="CharOverride-1">d’atto che l’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">accelerazione dell’obsolescenza</hi><hi rend="CharOverride-1"> si coniuga con </hi><hi rend="CharOverride-1">la ricerca spasmodica dell’invenzione di bisogni e desideri originali </hi><hi rend="CharOverride-1">in grado di conferire ai prodotti un valore aggiunto (di </hi><hi rend="CharOverride-1">tipo simbolico, sociale, ‘erotico’), favorendo così il diffondersi della</hi><hi rend="CharOverride-1"> ‘cultura del consumo’, della ‘socializzazione antisociale’: </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">In</hi><hi rend="CharOverride-1"> questo sistema tutto si oppone all’autonomia degli individui, alla</hi><hi rend="CharOverride-1"> loro capacità di riflettere insieme sui loro fini comuni e</hi><hi rend="CharOverride-1"> sui loro bisogni comuni; di concertarsi sul modo migliore di</hi><hi rend="CharOverride-1"> eliminare gli sprechi, di economizzare le risorse, di elaborare insieme,</hi><hi rend="CharOverride-1"> in quanto produttori e consumatori, una norma comune del sufficiente</hi><hi rend="CharOverride-1"> (…). In tutta evidenza, la rottura con la tendenza al</hi><hi rend="CharOverride-1"> ‘produrre di più, consumare di più’ e la ridefinizione</hi><hi rend="CharOverride-1"> di un modello di vita che miri a </hi><hi rend="italic CharOverride-1">fare di</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> più e meglio con meno</hi><hi rend="CharOverride-1"> suppongono la rottura con una</hi><hi rend="CharOverride-1"> civiltà in cui non si produce niente di ciò che</hi><hi rend="CharOverride-1"> si consuma e non si consuma niente di ciò che</hi><hi rend="CharOverride-1"> si produce; in cui produttori e consumatori sono separati e</hi><hi rend="CharOverride-1"> in cui ognuno si oppone a se stesso in quanto</hi><hi rend="CharOverride-1"> è sempre l’uno e l’altro allo stesso tempo;</hi><hi rend="CharOverride-1"> in cui tutti i bisogni e tutti i desideri sono</hi><hi rend="CharOverride-1"> schiacciati sul bisogno di guadagnare denaro e sul desiderio di</hi><hi rend="CharOverride-1"> guadagnarne di più; in cui la possibilità dell’autoproduzione per</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’autoconsumo sembra fuori dalla nostra portata e – a</hi><hi rend="CharOverride-1"> torto. Ridicolmente arcaico (Gorz 2009, 37).</hi></p><p rend="text_top" ><hi rend="CharOverride-1">6. Con gli sviluppi </hi><hi rend="CharOverride-1">del capitalismo ‘postfordista’ e del suo qualificarsi in senso </hi><hi rend="CharOverride-1">‘digitale’, la questione della limitazione e del sufficiente sarà</hi><hi rend="CharOverride-1"> considerata – soprattutto negli ‘anni zero’ – come essenziale</hi><hi rend="CharOverride-1"> e assolutamente centrale laddove si avverta il bisogno di una</hi><hi rend="CharOverride-1"> economia non dipendente dal quel ‘dominio del capitale’ che</hi><hi rend="CharOverride-1"> incide radicalmente sui modi di vivere e di progettare l</hi><hi rend="CharOverride-1">’esistere e che comunque, con le sue crepe, non azzera</hi><hi rend="CharOverride-1"> il desiderio di una conduzione del ‘nostro’ tempo non</hi><hi rend="CharOverride-1"> sotto l’ordine della mercificazione, del vincolo appunto del ‘</hi><hi rend="CharOverride-1">sempre più’ e rapidamente, affiancato da quella condizione di vita</hi><hi rend="CharOverride-1"> caratterizzata dal fatto che non produciamo ciò che consumiamo e</hi><hi rend="CharOverride-1"> non consumiamo ciò che produciamo. Crepe che fanno dunque forse</hi><hi rend="CharOverride-1"> passare pure un po’ di luce, come scriveva Leonard </hi><hi rend="CharOverride-1">Cohen, nel senso di stimolare la scommessa sul possibile delinearsi </hi><hi rend="CharOverride-1">di una economia «al di là del lavoro impiego, del</hi><hi rend="CharOverride-1"> denaro e della merce», basata sulla messa in comune</hi><hi rend="CharOverride-1"> dei risultati di attività intelligenti e finemente sensibili non affascinate</hi><hi rend="CharOverride-1"> dal predominio di una cultura economicista per la quale il</hi><hi rend="CharOverride-1"> ‘più vale di più’. Gorz osserva a questo </hi><hi rend="CharOverride-1">punto come tali contenuti di ricerca possano anche essere avvertiti </hi><hi rend="CharOverride-1">e si colorino come ‘utopici’, ma ciò che gli</hi><hi rend="CharOverride-1"> preme è rimarcare il carattere concreto di tale utopia, che</hi><hi rend="CharOverride-1"> non può essere banalizzata con la formula ricorrente della ‘</hi><hi rend="CharOverride-1">fine del lavoro’. Certo una fine è da perseguire </hi><hi rend="CharOverride-1">(un </hi><hi rend="italic CharOverride-1">addio</hi><hi rend="CharOverride-1">), senza incertezze e sconti, e deve essere quella</hi><hi rend="CharOverride-1"> che riguarda la «tirannia che esercitano i rapporti mercificati </hi><hi rend="CharOverride-1">sul lavoro in senso antropologico» (Gorz 2009, 112).</hi></p><p rend="h2" ><hi>Riferimenti bibliografici</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Gollain</hi><hi rend="CharOverride-1">, Françoise. 2018. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">André Gorz. Une philosophie de l’émancipation</hi><hi rend="CharOverride-1">. Paris:</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">L’Harmattan.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Gorz, André.</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2009 (2008). </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Ecologica</hi><hi rend="CharOverride-1">, tr. di Francesco Vitale. 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