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        <title type="main" level="a">Divenire attori del proprio sviluppo. Il lavoro nel pensiero di A. Sen</title>
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            <forename>Silva</forename>
            <surname>Mocellin</surname>
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          <resp>This is a section of <title>Idee di lavoro e di ozio per la nostra civiltà</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0319-7</idno>) by </resp>
          <name>Giovanni Mari, Francesco Ammannati, Brogi Stefano, Tiziana Faitini, Arianna Fermani, Francesco Seghezzi, Annalisa Tonarelli</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.122</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
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          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>Sen’s conception of work is closely connected to his theory of development which must/should be understood/meant not only in terms of economic growth, but also as the promotion of human progress and people’s living conditions. Human work is both an important functioning for personal realization  and a fundamental means for acquiring greater capabilities and the capacity of agency, that allow to increase the space of life choices. Therefore unemployment as well as an economic problem is an offense to human dignity and an impoverishment of the social facet of life. Then we need policies that promove the whole spectrum of human capabilities: the reference object must be the empowerment of the worker rather than a particular workplace, according to a positive view of work.</p>
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            <item>capability approach-development-unemployment-empowerment-employment policies</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.122<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.122" /></p>
      
      <p rend="h1_chapter">Divenire attori del proprio sviluppo. Il lavoro <lb/>nel pensiero di A. Sen</p><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Silva Mocellin</hi></p><p rend="h2" ><hi>1. Cenni biografici</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Amartya Sen (1933, Santiniketan</hi><hi rend="CharOverride-1">, India) ha vinto il Premio Nobel per l’Economia </hi><hi rend="CharOverride-1">nel 1998 per i suoi contributi all’Economia del benessere </hi><hi rend="CharOverride-1">e alla Teoria della scelta sociale, oltre che per i </hi><hi rend="CharOverride-1">suoi studi sulla povertà e sulle cause delle carestie, che </hi><hi rend="CharOverride-1">lo hanno condotto a sviluppare soluzioni pratiche per impedirne o </hi><hi rend="CharOverride-1">limitarne gli effetti. Ha insegnato Economia in numerose università, in </hi><hi rend="CharOverride-1">India e in Inghilterra, prima di divenire professore di Economia </hi><hi rend="CharOverride-1">e Filosofia all’Università di Harvard (Massachussets). Tra il 1998 </hi><hi rend="CharOverride-1">e il 2004 ha ricoperto la carica di master al </hi><hi rend="CharOverride-1">Trinity College di Cambridge. Ha presieduto alcune tra le più </hi><hi rend="CharOverride-1">note associazioni economiche internazionali (International Economic Association, American Economic Association, </hi><hi rend="CharOverride-1">Indian Economic Association, Econometric Society).Tra le sue pubblicazioni più importanti</hi><hi rend="CharOverride-1">: </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Collective Choice and Social Welfare </hi><hi rend="CharOverride-1">(1970); </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Poverty and Famines: </hi><hi rend="italic CharOverride-1">An Essay on Entitlement and Deprivation</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1981);</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> Development as Freedom</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">(1999); </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Rationality and Freedom</hi><hi rend="CharOverride-1"> (2002); </hi><hi rend="italic CharOverride-1">The Idea of Justice</hi><hi rend="CharOverride-1"> (2009).</hi></p><p rend="h2" ><hi>2.</hi><hi> Lavoro e sviluppo</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La centralità del lavoro nella vita degli </hi><hi rend="CharOverride-1">individui, i benefici dell’occupazione e i costi della disoccupazione, </hi><hi rend="CharOverride-1">con le conseguenze non solo economiche sulle persone, sono temi </hi><hi rend="CharOverride-1">ricorrenti nelle analisi di Amartya Sen, come testimonia anche la </hi><hi rend="CharOverride-1">lunga collaborazione del premio Nobel con l’International Labour Organization </hi><hi rend="CharOverride-1">(ILO). La concezione del lavoro di Sen è strettamente correlata </hi><hi rend="CharOverride-1">alla sua ben nota teoria dello sviluppo, che va inteso</hi><hi rend="CharOverride-1"> non solo in termini di crescita economica, ma come promozione</hi><hi rend="CharOverride-1"> del progresso umano, delle condizioni di vita delle persone e</hi><hi rend="CharOverride-1"> delle opportunità reali che esse hanno di vivere la vita</hi><hi rend="CharOverride-1"> a cui attribuiscono valore. Le risorse economiche, i beni, il</hi><hi rend="CharOverride-1"> reddito di cui si dispone sono mezzi, certamente essenziali e</hi><hi rend="CharOverride-1"> irrinunciabili, ma la valutazione del benessere non può limitarsi a</hi><hi rend="CharOverride-1"> considerare l’ammontare complessivo di tali risorse, in quanto </hi><hi rend="CharOverride-1">ciò che conta è quanto le persone riescono effettivamente a</hi><hi rend="CharOverride-1"> fare con le risorse a loro disposizione, ciò che </hi><hi rend="CharOverride-1">comporta tener conto anche della loro diffusa eterogeneità e della </hi><hi rend="CharOverride-1">loro differente capacità di conversione (Sen 1994). La qualità della </hi><hi rend="CharOverride-1">vita sarà allora colta in modo più adeguato, rispetto ai </hi><hi rend="CharOverride-1">tradizionali indicatori della disponibilità di mezzi materiali (ricchezza e reddito),</hi><hi rend="CharOverride-1"> dalle nozioni di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">functionings </hi><hi rend="CharOverride-1">e di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">capabilities</hi><hi rend="CharOverride-1">: mentre</hi><hi rend="CharOverride-1"> i funzionamenti riflettono le acquisizioni effettive degli individui in ambiti</hi><hi rend="CharOverride-1"> fondamentali della vita, e sono quindi costitutivi del </hi><hi rend="italic CharOverride-1">well-being</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="CharOverride-1">le capacità riflettono le libertà degli individui di scegliere funzionamenti </hi><hi rend="CharOverride-1">cui essi ritengono di dare più valore, e sono quindi</hi><hi rend="CharOverride-1"> costitutive della libertà intesa come libertà ‘di essere e </hi><hi rend="CharOverride-1">di fare’. Altrettanto fondamentale è il concetto di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">agency</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">che rappresenta la facoltà di agire del singolo in </hi><hi rend="CharOverride-1">base ai suoi valori e obiettivi, che non necessariamente contemplano </hi><hi rend="CharOverride-1">l’incremento del proprio </hi><hi rend="italic CharOverride-1">well-being</hi><hi rend="CharOverride-1">, dato che le persone non</hi><hi rend="CharOverride-1"> agiscono solo in vista del </hi><hi rend="italic CharOverride-1">self-interest</hi><hi rend="CharOverride-1">, ma anche motivate </hi><hi rend="CharOverride-1">da ideali, simpatia e impegno (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">commitment</hi><hi rend="CharOverride-1">) (Sen 1985, 1</hi><hi rend="CharOverride-1">85-92; Nussbaum 2003). In ultima analisi, è quindi l</hi><hi rend="CharOverride-1">’espansione della libertà il fine primario e il mezzo principale</hi><hi rend="CharOverride-1"> per lo sviluppo, il quale consiste nell’eliminare vari tipi</hi><hi rend="CharOverride-1"> di illibertà che lasciano alle persone «poche opportunità di </hi><hi rend="CharOverride-1">esercitare motivatamente la loro </hi><hi rend="italic CharOverride-1">agency</hi><hi rend="CharOverride-1">» (Sen 2000a, 6).</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Sulla base di tali concetti fondamentali, si articola il </hi><hi rend="CharOverride-1">rapporto tra sviluppo e lavoro, declinato dall’economista come u</hi><hi rend="CharOverride-1">na relazione biunivoca, per cui se, da un lato, il</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro genera miglioramenti (o peggioramenti) delle opportunità di sviluppo </hi><hi rend="CharOverride-1">per le persone, dall’altro, migliori condizioni di sviluppo umano</hi><hi rend="CharOverride-1"> spingono a migliori opportunità e ad una migliore organizzazione del</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro. Il meccanismo di reciproca implicazione tra libertà e sviluppo</hi><hi rend="CharOverride-1">, e di interconnessione tra libertà e capacità differenti,</hi><hi rend="CharOverride-1"> è ben rappresentato proprio dalla tutela del lavoro, che,</hi><hi rend="CharOverride-1"> se ben concepita, non comporta solamente la difesa dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’interesse di una persona in termini di reddito, ma le</hi><hi rend="CharOverride-1"> permette di inserirsi all’interno della società, dato che, </hi><hi rend="CharOverride-1">secondo Sen, la libertà di partecipare all’interscambio economico ha</hi><hi rend="CharOverride-1"> un ruolo fondamentale nel vivere associato (Sen 2000a).</hi></p><p rend="h2" ><hi>3.</hi><hi> Le dimensioni del lavoro</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Infatti, come si evince dai </hi><hi rend="CharOverride-1">Rapporti sullo sviluppo umano, ai quali il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">capability approach</hi><hi rend="CharOverride-1"> ha</hi><hi rend="CharOverride-1"> dato un contributo fondamentale, e in particolare dal rapporto </hi><hi rend="CharOverride-1">sullo sviluppo umano del 2015, dedicato interamente a </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Work </hi><hi rend="italic CharOverride-1">and Human Development </hi><hi rend="CharOverride-1">(UNPD 2015),</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">il lavoro umano è, per</hi><hi rend="CharOverride-1"> un verso, ‘funzionamento’ importante per la realizzazione della persona</hi><hi rend="CharOverride-1"> e, per un altro, strumento indispensabile per acquisire maggiori </hi><hi rend="italic CharOverride-1">capabilities</hi><hi rend="CharOverride-1">, quelle maggiori opportunità e quella capacità di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">agency</hi><hi rend="CharOverride-1"> che </hi><hi rend="CharOverride-1">consentono agli individui di aumentare lo spazio della libertà effettiva </hi><hi rend="CharOverride-1">di scegliere cosa essere e cosa fare (Sen 2003, vii)</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il lavoro concorre, dunque, alla costruzione di una società </hi><hi rend="CharOverride-1">giusta: non solo come occupazione che consente al lavoratore di </hi><hi rend="CharOverride-1">poter disporre di un reddito tramite il quale far fronte </hi><hi rend="CharOverride-1">alle necessità personali e a quelle della famiglia, ma anche</hi><hi rend="CharOverride-1"> come legame sociale importante per realizzare il proprio progetto di</hi><hi rend="CharOverride-1"> vita, mettendo a frutto talenti e competenze, atti a </hi><hi rend="CharOverride-1">fornire sia un contributo positivo alla società sia un perfezionamento </hi><hi rend="CharOverride-1">della propria realtà personale. Quando il lavoro ha caratteristiche positive, </hi><hi rend="CharOverride-1">aumenta indipendenza e sicurezza economica, migliora la possibilità di partecipare </hi><hi rend="CharOverride-1">alla vita sociale e politica, accresce l’autostima e fornisce </hi><hi rend="CharOverride-1">uno spazio importante alla creatività e alla capacità di proporre </hi><hi rend="CharOverride-1">innovazioni. In una monografia scritta nel 1975 per l’Organizzazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> Internazionale del Lavoro (ILO), Sen ha delineato quelli che ha</hi><hi rend="CharOverride-1"> definito i tre aspetti fondamentali del lavoro: la produzione, il</hi><hi rend="CharOverride-1"> reddito e il riconoscimento (Sen 1975). I primi due </hi><hi rend="CharOverride-1">hanno a che vedere con il fatto che la disoccupazione </hi><hi rend="CharOverride-1">porta alla perdita di produzione di beni e servizi per</hi><hi rend="CharOverride-1"> la società e alla privazione di redditi per i </hi><hi rend="CharOverride-1">disoccupati e le lore famiglie, il terzo aspetto implica </hi><hi rend="CharOverride-1">che ai disoccupati è negata la possibilità di soddisfare un </hi><hi rend="CharOverride-1">bisogno umano profondamente sentito di riconoscimento sociale, rappresentando il lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> una dimensione fondamentale della vita umana e un’esperienza </hi><hi rend="CharOverride-1">sociale decisiva. Esso permette alla persona, come scrive Sen, </hi><hi rend="CharOverride-1">di fondare la propria autonomia e di dare un’impronta </hi><hi rend="CharOverride-1">all’ambiente circostante, introducendovi qualcosa di personale e di riconoscibile</hi><hi rend="CharOverride-1"> dagli altri, e strutturando così, al contempo, la </hi><hi rend="CharOverride-1">propria identità personale (Sen 2000b).</hi></p><p rend="h2" ><hi>4. Disoccupazione ed esclusione </hi><hi>sociale</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per questo la disoccupazione, oltre che un problema economico, rappresenta</hi><hi rend="CharOverride-1"> un impoverimento del carattere sociale della vita e in ultima</hi><hi rend="CharOverride-1"> istanza un’offesa alla dignità umana: la mancanza di</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro e di sostegno economico significa, in molte società,</hi><hi rend="CharOverride-1"> la riduzione di libertà in generale e la reale possibilità</hi><hi rend="CharOverride-1"> di passi indietro sul piano delle libertà di base, non</hi><hi rend="CharOverride-1"> solo di quelle economiche (Sen 1997a). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Sen sostiene, </hi><hi rend="CharOverride-1">richiamando Aristotele, che una vita è impoverita quando si è </hi><hi rend="CharOverride-1">impossibilitati ad esercitare attività che si ha motivo di scegliere, </hi><hi rend="CharOverride-1">evidenziando che le persone, in particolare quelle povere, hanno buone </hi><hi rend="CharOverride-1">ragioni per attribuire valore al non essere escluse dalle relazioni </hi><hi rend="CharOverride-1">sociali: la deprivazione relazionale, oltre ad essere di per sé</hi><hi rend="CharOverride-1"> rilevante, è un fattore causale sia diretto che indiretto di</hi><hi rend="CharOverride-1"> ulteriori deprivazioni (Sen 2000b, 3-12). Una specificazione del</hi><hi rend="CharOverride-1"> rapporto tra modalità relazionali </hi><hi rend="italic CharOverride-1">on the job</hi><hi rend="CharOverride-1"> e benessere è</hi><hi rend="CharOverride-1"> contenuta nel rapporto Stiglitz, di cui Sen è coautore: </hi><hi rend="CharOverride-1">le relazioni sociali favoriscono una migliore valutazione della propria vita, </hi><hi rend="CharOverride-1">essendo assodato che il declino di questi legami può incidere </hi><hi rend="CharOverride-1">negativamente sulla vita delle persone anche quando le loro funzioni </hi><hi rend="CharOverride-1">sono surrogate da alternative di mercato o di governo che </hi><hi rend="CharOverride-1">aumentano il livello dell’attività economica (Stiglitz, Sen, Fitoussi 2010)</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="h2" ><hi>5. Capitale umano o </hi><hi rend="italic">Human Capabilities</hi><hi>?</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nella stessa direzione ci</hi><hi rend="CharOverride-1"> porta la riformulazione del concetto di capitale umano operata da</hi><hi rend="CharOverride-1"> Sen e la proposta di sostituirlo con il concetto di</hi><hi rend="CharOverride-1"> capacità umana (Sen 1997). Il capitale umano </hi><hi rend="CharOverride-1">viene usato dagli economisti per sottolineare l’importanza della qualità </hi><hi rend="CharOverride-1">produttiva degli esseri umani nel processo di accumulazione del capitale: </hi><hi rend="CharOverride-1">l’istruzione, la formazione, l’apprendimento di competenze sono considerati </hi><hi rend="CharOverride-1">fattori che incidono positivamente sulla produttività. Come sottolinea Sen, però, </hi><hi rend="CharOverride-1">si tratta di una concezione parziale, limitata al ruolo delle </hi><hi rend="CharOverride-1">persone nell’ampliamento delle possibilità produttive. Le </hi><hi rend="italic CharOverride-1">human capabilities</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">comprendono il capitale umano, ma hanno un senso più </hi><hi rend="CharOverride-1">ampio e complesso: si tratta della capacità delle persone di </hi><hi rend="CharOverride-1">vivere quelle vite che hanno ragione di apprezzare e di </hi><hi rend="CharOverride-1">allargare la quantità e la qualità delle opzioni reali. In </hi><hi rend="CharOverride-1">questo senso, ciò che è ritenuto capitale umano ha valore </hi><hi rend="CharOverride-1">di per sé, al di fuori della logica economica della</hi><hi rend="CharOverride-1"> produzione di merci: l’istruzione, per esempio, conferisce capacità di</hi><hi rend="CharOverride-1"> comunicare, di partecipare al discorso pubblico, di prendere decisioni </hi><hi rend="CharOverride-1">consapevoli, migliorando direttamente le condizioni di una ‘vita buona’</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Sen 1997, 1959). La scelta se mettere l’accento </hi><hi rend="CharOverride-1">sul capitale umano o sulle capacità riflette una distinzione che</hi><hi rend="CharOverride-1"> è riconducibile a quella classica tra mezzi e fini: </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Il</hi><hi rend="CharOverride-1"> riconoscere che le qualità umane hanno un ruolo nel promuovere</hi><hi rend="CharOverride-1"> e sostenere la crescita economica non ci dice, nonostante la</hi><hi rend="CharOverride-1"> sua grande importanza, niente sul perché noi vogliamo la crescita</hi><hi rend="CharOverride-1"> economica (Sen 2000a, 294-95). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Quindi strategie di</hi><hi rend="CharOverride-1"> promozione dello sviluppo umano, che prevedono grande attenzione alla formazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> e all’istruzione, hanno senz’altro un impatto positivo sulla</hi><hi rend="CharOverride-1"> qualità del lavoro, la quale, come è ormai evidente,</hi><hi rend="CharOverride-1"> se da un lato aumenta l’efficienza dei sistemi produttivi,</hi><hi rend="CharOverride-1"> dall’altro attiva circoli virtuosi per lo sviluppo, che rendono</hi><hi rend="CharOverride-1"> importante concentrare energie e risorse sul rafforzamento della dignità del</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro (Chiappero Martinetti e Sabadash 2014; Leonardi 2009; Musella </hi><hi rend="CharOverride-1">2021; Robeyns 2006). </hi></p><p rend="h2" ><hi>6. Per una politica del </hi><hi>lavoro</hi><hi rend="italic"> capability oriented</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In conclusione, al fine di dotare gli individui</hi><hi rend="CharOverride-1"> di maggiori libertà sostanziali, sono senz’altro necessarie profonde modifiche</hi><hi rend="CharOverride-1"> nel rapporto tra politiche pubbliche e lavoro, cui può </hi><hi rend="CharOverride-1">essere di valido supporto un ampio impiego del paradigma </hi><hi rend="CharOverride-1">delle capacità e progetti di riforme </hi><hi rend="italic CharOverride-1">capability-oriented. </hi><hi rend="CharOverride-1">È innegabile, </hi><hi rend="CharOverride-1">del resto, che «nella sua quintessenza la libertà individuale è</hi><hi rend="CharOverride-1"> un prodotto sociale» (Sen 2000a, 36) e che</hi><hi rend="CharOverride-1"> le stesse </hi><hi rend="italic CharOverride-1">capabilities</hi><hi rend="CharOverride-1"> individuali dipendono in vari modi dalle interazioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> sociali, dai tipi di vincoli che su di essa esercitano</hi><hi rend="CharOverride-1"> gli assetti sociali, dalle istituzioni esistenti e dal loro modo</hi><hi rend="CharOverride-1"> di funzionare, come ben sintetizza Sen nel titolo del </hi><hi rend="CharOverride-1">suo testo </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La libertà individuale come impegno sociale</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Sen 1999).</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In modo speculare, d’altra parte, l’approccio delle</hi><hi rend="CharOverride-1"> capacità prevede il ruolo attivo e partecipativo dei soggetti individuali</hi><hi rend="CharOverride-1"> nel promuovere la realizzazione dei propri obiettivi, in quanto me</hi><hi rend="CharOverride-1">mbri della società e agenti responsabili. Tale concezione ribalta </hi><hi rend="CharOverride-1">la visione tradizionale dei destinatari delle politiche sociali come fruitori </hi><hi rend="CharOverride-1">passivi e fornisce le basi per una concezione di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">welfare </hi><hi rend="italic CharOverride-1">state</hi><hi rend="CharOverride-1"> attivo (Sen 2000a, 25). Il rafforzamento dell</hi><hi rend="italic CharOverride-1">’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">agency,</hi><hi rend="CharOverride-1"> mediante processi di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">empowerment</hi><hi rend="CharOverride-1"> tesi al controllo delle proprie</hi><hi rend="CharOverride-1"> vite, risulta essere la condizione per poter incidere sulle </hi><hi rend="CharOverride-1">stesse strutture sociali. Ma poiché le capacità nel lavoro sono </hi><hi rend="CharOverride-1">collegate ad altre che maturano e si perfezionano al di </hi><hi rend="CharOverride-1">fuori del mercato del lavoro, le politiche occupazionali dovranno tenere</hi><hi rend="CharOverride-1"> conto anche di aspetti che esulano da tale mercato, quali</hi><hi rend="CharOverride-1"> la salute, l’inserimento in reti sociali, le condizioni abitative,</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’accesso alla mobilità, l’eventuale discriminazione nella divisione sociale</hi><hi rend="CharOverride-1"> del lavoro. Ebbene, il paradigma delle capacità si presenta come</hi><hi rend="CharOverride-1"> un utile strumento che permette di riconoscere, a partire </hi><hi rend="CharOverride-1">dalle differenze, aspetti e bisogni connessi all’occupazione e tra</hi><hi rend="CharOverride-1"> loro fortemente correlati, ma solitamente trascurati. Si noti che</hi><hi rend="CharOverride-1"> mentre tendenzialmente le politiche sociali si concentrano sugli stati</hi><hi rend="CharOverride-1"> ‘di essere’, l’approccio delle capacità considera insieme</hi><hi rend="CharOverride-1"> stati ‘di essere e di fare’, cosicché il </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro come ‘fare’ diventa parte integrante delle molteplici </hi><hi rend="CharOverride-1">attività della vita in vista della realizzazione degli obiettivi cui</hi><hi rend="CharOverride-1"> si dà valore (motivo per cui l’esito finale </hi><hi rend="CharOverride-1">delle </hi><hi rend="italic CharOverride-1">policies</hi><hi rend="CharOverride-1"> potrà non essere necessariamente il medesimo per tutti </hi><hi rend="CharOverride-1">i beneficiari). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Le </hi><hi rend="italic CharOverride-1">capabilities</hi><hi rend="CharOverride-1">, quindi, vanno valorizzate non </hi><hi rend="CharOverride-1">in quanto mero strumento che permette agli individui di adattarsi </hi><hi rend="CharOverride-1">alle variazioni del mercato del lavoro, ma in quanto espressione</hi><hi rend="CharOverride-1"> della libertà attiva nella vita e nel lavoro, capace </hi><hi rend="CharOverride-1">di contribuire a dare un’impronta al mercato stesso. Anche </hi><hi rend="CharOverride-1">le politiche del lavoro, di conseguenza, dovrebbero adattarsi ad </hi><hi rend="CharOverride-1">un tale concetto dinamico e processuale, ed essere quindi misurate</hi><hi rend="CharOverride-1"> sulle traiettorie della vita e del lavoro individuale (Sen 1997</hi><hi rend="CharOverride-1">b). </hi></p><p rend="h2" ><hi>7. Conclusioni</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Se dunque si intende attribuire un ruolo</hi><hi rend="CharOverride-1"> di primo piano al paradigma seniano nella formulazione delle </hi><hi rend="CharOverride-1">politiche del lavoro, sarà necessario tenere in conto sia la </hi><hi rend="CharOverride-1">libertà nel mercato, che comprende la scelta di lavorare o</hi><hi rend="CharOverride-1"> meno e di quale lavoro fare, che la libertà</hi><hi rend="CharOverride-1"> nell’attività lavorativa, che riguarda le opzioni relative alla mobilità,</hi><hi rend="CharOverride-1"> alla formazione nel corso della vita, alle competenze </hi><hi rend="CharOverride-1">professionali. Solo in questo quadro si coglie il lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">come </hi><hi rend="italic CharOverride-1">agency</hi><hi rend="CharOverride-1">, in quanto ancorato alle concrete possibilità di vita</hi><hi rend="CharOverride-1"> e all’autonomia di scegliere un lavoro che abbia un</hi><hi rend="CharOverride-1"> valore, e anche, in alcune fasi del ciclo di </hi><hi rend="CharOverride-1">vita, il ‘non lavoro’: ciò non significa necessariamente optare</hi><hi rend="CharOverride-1"> per l’ozio, ma, per esempio, impegnarsi in un</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro di cura, d’impegno sociale, di studio e di</hi><hi rend="CharOverride-1"> formazione, cioè in attività che contribuiscono a creare valore</hi><hi rend="CharOverride-1"> e che costituiscono elementi essenziali nella costruzione in comune di</hi><hi rend="CharOverride-1"> un </hi><hi rend="italic CharOverride-1">welfare state</hi><hi rend="CharOverride-1"> attivo. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’obiettivo di politiche così concepite</hi><hi rend="CharOverride-1"> è innanzitutto promuovere una vasta gamma di capacità umane, </hi><hi rend="CharOverride-1">mirando non solo a compensare situazioni di svantaggio economico, </hi><hi rend="CharOverride-1">ma a stimolare modifiche strutturali in ambiti centrali della vita</hi><hi rend="CharOverride-1"> collettiva: il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">focus</hi><hi rend="CharOverride-1"> dell’attenzione si sposta dal particolare </hi><hi rend="CharOverride-1">posto di lavoro al potenziale del lavoratore, passaggio che indica</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’acquisizione di una visione positiva del lavoro e delle</hi><hi rend="CharOverride-1"> azioni finalizzate a sostenere l’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">empowerment</hi><hi rend="CharOverride-1"> delle persone, diversamente </hi><hi rend="CharOverride-1">dal </hi><hi rend="italic CharOverride-1">welfare</hi><hi rend="CharOverride-1"> passivo, che concepisce il lavoro come mera </hi><hi rend="CharOverride-1">occupazione, fonte di reddito e di diritti (Pennacchi 2021).</hi><hi rend="CharOverride-1"> Le considerazioni che stanno alla base di questo slittamento di</hi><hi rend="CharOverride-1"> prospettiva non sono solo quelle utilitaristiche per cui una persona</hi><hi rend="CharOverride-1"> attiva lavorativamente non necessita più di assistenza e concorre, </hi><hi rend="CharOverride-1">invece, con il suo reddito, a sostenere la ricchezza </hi><hi rend="CharOverride-1">della nazione; si tratta, più in generale, secondo il </hi><hi rend="CharOverride-1">suggerimento di Sen, di valutare le </hi><hi rend="italic CharOverride-1">policies</hi><hi rend="CharOverride-1"> mettendo al primo </hi><hi rend="CharOverride-1">posto ciò che esse fanno per rendere ‘buona’ la </hi><hi rend="CharOverride-1">vita dei cittadini, secondo variabili focali più complesse,</hi><hi rend="CharOverride-1"> che tengano conto degli interessi e delle necessità concrete </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’individuo, ma anche dei suoi ideali, oltre che </hi><hi rend="CharOverride-1">del suo senso di obbligazione e di responsabilità. Ci</hi><hi rend="CharOverride-1"> pare, allora, che il vero fattore di discontinuità rispetto</hi><hi rend="CharOverride-1"> al </hi><hi rend="italic CharOverride-1">mainstream</hi><hi rend="CharOverride-1"> economico, e quindi l’apporto guadagnato dal </hi><hi rend="italic CharOverride-1">capability approach</hi><hi rend="CharOverride-1"> alla concezione del lavoro, sia dato, in </hi><hi rend="CharOverride-1">ultima analisi, dall’approdo, in esso implicato, ad un</hi><hi rend="CharOverride-1"> fondamento antropologico più ampio e articolato, che guarda</hi><hi rend="CharOverride-1"> all’uomo come essere ‘multidimensionale’, mosso da molte</hi><hi rend="CharOverride-1"> motivazioni e dalla tensione verso valori e progetti, dei </hi><hi rend="CharOverride-1">quali il lavoro rappresenta, non di rado, componente fondamentale.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Se, invece, il lavoro non è considerato un valore per</hi><hi rend="CharOverride-1"> le persone (e per l’intera società), ma </hi><hi rend="CharOverride-1">solo una necessità, gli interventi che vengono immaginati risentiranno di </hi><hi rend="CharOverride-1">una tale concezione riduttiva del suo significato umano, indicativa, </hi><hi rend="CharOverride-1">più in generale, di una ristretta prospettiva antropologica (Mocellin 2016</hi><hi rend="CharOverride-1">). Alla luce di ciò, l’attuazione del </hi><hi rend="italic CharOverride-1">capability </hi><hi rend="italic CharOverride-1">approach</hi><hi rend="CharOverride-1"> in questa direzione può essere rappresentata proprio da una</hi><hi rend="CharOverride-1"> conversione delle politiche verso un lavoro inteso come valore</hi><hi rend="CharOverride-1"> personale e sociale, fattore decisivo dello sviluppo: </hi></p><p rend="quotations_quotation_b1" ><hi rend="CharOverride-1">Gli esseri </hi><hi rend="CharOverride-1">umani, avendone l’occasione, si impegnano attivamente a forgiare </hi><hi rend="CharOverride-1">il proprio destino e non si limitano a ricevere passivamente </hi><hi rend="CharOverride-1">i frutti di un qualsiasi programma di sviluppo, anche ben </hi><hi rend="CharOverride-1">congegnato (Sen 2000a, 58).</hi></p><p rend="h2" ><hi>Riferimenti bibliografici</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Chiappero Martinetti, Enrica, and Anna</hi><hi rend="CharOverride-1"> Sabadash. 2014. “Integrating Human Capital and Human Capabilities in Understanding </hi><hi rend="CharOverride-1">the Value of Education.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">The Capabiliy Approach. 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Torino: Giappichelli</hi><hi rend="CharOverride-1"> Editore. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Nussbaum, Martha. 2003. “Capabilities as Fundamental Entitlements: Sen and Social Justice.</hi><hi rend="CharOverride-1">” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Feminist Economics</hi><hi rend="CharOverride-1"> 9, 2-3: 33-59. </hi><ref target="0"><hi rend="CharOverride-1">https://doi.org/10.1080/1354570022000077926</hi></ref></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Pennacchi, Laura. 2021. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Democrazia economica. Dalla pandemia a un</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> nuovo umanesimo</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: Castelvecchi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Robeyns, Ingrid. 2006. “Three Model of</hi><hi rend="CharOverride-1"> Education: Rights, Capabilities and Human Capital.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Theory and Research</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> in Education</hi><hi rend="CharOverride-1"> 4, 1: 69-84. </hi><ref target="0"><hi rend="CharOverride-1">https://doi.org/10.1177/14778785060683</hi></ref></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Sen, Amartya. 1975. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Employment, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Technology and Development</hi><hi rend="CharOverride-1">. London: Oxford Clarendon Press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Sen, Amartya. 1985. </hi><hi rend="CharOverride-1">“Well–being, Agency and Freedom.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">The Journal of Philosophy</hi><hi rend="CharOverride-1"> 82, </hi><hi rend="CharOverride-1">4: 169-221. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Sen, Amartya. 1994. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La diseguaglianza. Un riesame critico</hi><hi rend="CharOverride-1">. Bologna: il</hi><hi rend="CharOverride-1"> Mulino.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Sen, Amartya. 1997. “Human Capital and Human Capabilities.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">World Development</hi><hi rend="CharOverride-1"> 25, 12: 1959-961.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Sen, Amartya. 1997a. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">The Penalties of</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> Unemployment</hi><hi rend="CharOverride-1">. 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Foreword</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">to </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Readings in Human Development: Concepts,</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> Measures and Policies for a Development Paradigm</hi><hi rend="CharOverride-1">, edited by Sakiko Fukuda-Parr, and </hi><hi rend="CharOverride-1">A. K. Shiva Kumar, </hi><hi rend="CharOverride-2">vii-xiii</hi><hi rend="CharOverride-1">. New Delhi: Oxford University Press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Stiglitz,</hi><hi rend="CharOverride-1"> Joseph, Sen, Amartya, e Jean Paul Fitoussi. 2010. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La misura sbagliata</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> delle nostre vite. Perché il PIL non basta più per</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> valutare benessere e progresso sociale</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Etas.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">UNPD (United Nations</hi><hi rend="CharOverride-1"> Development Programme). 2015. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Human Development Report 2015: Work for Human</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> Development</hi><hi rend="CharOverride-1">. New York: Human Development.</hi></p><p rend="bib_indx_bib_tit" ><hi>Altri riferimenti bibliografici</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Sen, Amartya. 1970.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Collective Choice and Social Welfare</hi><hi rend="CharOverride-1">. Edinburgh: Oliver and Boyd.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Sen, Amartya. 1981. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Poverty and Famines</hi><hi rend="CharOverride-1">. 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