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      <titleStmt>
        <title type="main" level="a">Axel Honneth: il lavoro come ambito di riconoscimento e di conflitto normativo</title>
        <author>
          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0001-9281-8712" type="ORCID">
            <forename>Eleonora</forename>
            <surname>Piromalli</surname>
            <placeName type="affiliation">Sapienza University of Rome, Italy</placeName>
          </persName>
        </author>
        <respStmt>
          <resp>This is a section of <title>Idee di lavoro e di ozio per la nostra civiltà</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0319-7</idno>) by </resp>
          <name>Giovanni Mari, Francesco Ammannati, Brogi Stefano, Tiziana Faitini, Arianna Fermani, Francesco Seghezzi, Annalisa Tonarelli</name>
        </respStmt>
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      <publicationStmt>
        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.127</idno>
        <availability>
          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
          <licence source="text" target="https://creativecommons.org/licenses/by/4.0/legalcode">
            <p>Content licence CC BY 4.0</p>
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            <p>Metadata licence CC0 1.0</p>
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      </publicationStmt>
      <sourceDesc>
        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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          <desc>Digital edition XML powered by Booksflow</desc>
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    <profileDesc>
      <abstract xml:lang="en">
        <p>The article briefly traces the perspective on work developed by Axel Honneth in the context of his recognition theory. For Honneth, work is a vector of social recognition, a field of conflict but also of solidarity, and the normative foundation of a truly democratic society. In the first part of the article, I outline the main features of the sphere of work in Honneth's paradigm, as well as the role of normative conflicts within it; in the second part of the article, I delineate how, according to Honneth, a more just cooperation in the sphere of work can be achieved.</p>
      </abstract>
      <textClass>
        <keywords>
          <list>
            <item>Honneth</item>
            <item>recognition</item>
            <item>social esteem</item>
            <item>normative conflicts</item>
          </list>
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      </textClass>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.127<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.127" /></p>
      
      <p rend="h1_chapter">Axel Honneth: il lavoro come ambito di riconoscimento e di conflitto normativo</p><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Eleonora Piromalli</hi></p><p rend="h2" ><hi>1. Cenni biografici</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Axel Honneth, nato a Essen nel 1949, principale esponente della terza generazione della Scuola di Francoforte e direttore tra il 2001 e il 2018 dell’Institut für Sozialforschung ‒ che già aveva visto avvicendarsi i nomi di Horkheimer, Adorno e Habermas ‒ è ben noto nel panorama della filosofia politica contemporanea per la sua teoria del riconoscimento. Sistematicamente esposta per la prima volta in </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Lotta per il riconoscimento</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1992), essa viene precisata e per alcuni aspetti rielaborata in </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Redistribuzione </hi><hi rend="italic CharOverride-1">o riconoscimento?</hi><hi rend="CharOverride-1"> (2003), </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il diritto della libertà</hi><hi rend="CharOverride-1"> (2011), e </hi><hi rend="italic CharOverride-1">L’idea di socialismo</hi><hi rend="CharOverride-1"> (2015). All’interno della teoria del riconoscimento di Honneth il tema del lavoro ha un ruolo centrale: l’autore, fin dal principio, considera il lavoro come vettore di riconoscimento sociale, come ambito di conflitto ma anche di solidarietà, nonché come fondamento normativo di una società che possa dirsi davvero democratica. </hi></p><p rend="h2" ><hi>2. Il riconoscimento nella sfera della cooperazione lavorativa</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Tra gli scritti giovanili, “Coscienza morale e dominio di classe” (1981) è il testo in cui il binomio di riconoscimento e lavoro inizia a delinearsi più chiaramente. Il dominio capitalistico, sostiene qui Honneth, non riguarda solo la distribuzione diseguale di beni materiali, né il conflitto di classe può essere inteso semplicemente come una lotta mirante a una più equa distribuzione economica. Anche quelle che appaiono come contese di carattere distributivo o volte a guadagnare vantaggi materiali, afferma Honneth, sono in realtà lotte per il riconoscimento. Non è solo la deprivazione materiale a provocare le reazioni conflittuali dei gruppi che a essa sono sottoposti; bensì il fatto che le diseguaglianze distributive si legano necessariamente a differenziate attribuzioni di stima e di riconoscimento, le quali tendono a sminuire il contributo sociale e la dignità delle classi socialmente subordinate. A esse le classi lavoratrici reagiscono mediante «lotte per il riconoscimento» (Honneth 1981, 108) volte a richiedere non solo una più equa distribuzione materiale, ma anche «la rivalutazione dello status della loro attività lavorativa» (Honneth 1981, 109), nonché «opportunità di istruzione, di dignità sociale, di lavoro che possa essere di supporto all’identità» (Honneth 1981, 107).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nella monografia del 1992 </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Lotta per</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> il riconoscimento </hi><hi rend="CharOverride-1">Honneth presenta la prima elaborazione sistematica del proprio paradigma del riconoscimento, nel quale la sfera del lavoro ha un ruolo cruciale. Per dare a ognuno di noi modo di potersi «costituire come persona» (Honneth 1992, 202), ossia di sviluppare un’identità sufficientemente solida da permettere a ciascuno di determinare e perseguire i propri piani di vita autonomamente scelti, la società deve mettere ognuno nella condizione di partecipare a positivi rapporti di riconoscimento sia nella sfera delle relazioni primarie, sia in quella relativa ai diritti liberali, democratici e sociali, sia, infine, in quella della cooperazione lavorativa. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il riconoscimento relativo a quest’ultima sfera, nelle moderne società capitalistiche, viene attribuito su basi sia individuali che collettive: da una parte, cioè, i soggetti vengono di volta in volta fatti oggetto di maggiore o minore stima sociale in relazione alla loro prestazione individuale, valutata in base a idee socialmente costituite riguardanti cosa possa contare come contributo apprezzabile; quindi, in base a un principio di merito individuale. Dall’altra, il riconoscimento in questa sfera viene attribuito in base a una valutazione del valore sociale e dello ‘status’ socialmente attribuito alle diverse professioni e attività lavorative. La determinazione di tali valutazioni è rimessa ai rapporti intercorrenti tra i gruppi sociali, che possono essere variamente caratterizzati da intesa o da conflitto simbolico. Già in </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Lotta per il riconoscimento</hi><hi rend="CharOverride-1"> Honneth mette a tema come i conflitti economici «fanno costitutivamente parte di questa forma di lotta per il riconoscimento», in quanto «i rapporti di stima sociale […] sono indirettamente collegati ai modelli di distribuzione dei redditi» (Honneth 1992, 154). Questa idea della «redistribuzione come riconoscimento» è al centro della prospettiva presentata in </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Redistribuzione o riconoscimento?</hi><hi rend="CharOverride-1">: </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Non solo quali attività possano essere considerate “lavoro” […] </hi><hi rend="CharOverride-1">ma anche quanto alto sia il livello di prestigio sociale </hi><hi rend="CharOverride-1">per ogni attività professionalizzata, è determinato da schemi di valutazione </hi><hi rend="CharOverride-1">ancorati profondamente nella cultura della società capitalista (Fraser, Honneth 2003, </hi><hi rend="CharOverride-1">187). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Su questi schemi di valutazione vanno a influire anche tutti quei pregiudizi che portano ad una considerazione distorta del contributo apportato da chi faccia parte di gruppi sociali a vario titolo discriminati. Nel caso delle donne, ad esempio, una logica discriminatoria è alla base della minor retribuzione delle professioni relative al cosiddetto ambito della cura e prevalentemente svolte da appartenenti al sesso femminile, nonché del </hi><hi rend="italic CharOverride-1">gender pay gap</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Fraser e Honneth 2003, 188).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Le ingiustizie distributive a cui sono sottoposti i gruppi sociali che, rispetto al proprio contributo, vedono attuare una valutazione distorta da pregiudizi o da preclusioni ingiustificate, sono dunque per Honneth innanzitutto ingiustizie di riconoscimento: poiché la distribuzione dipende in gran parte dalla valutazione, se quest’ultima non è equa, neanche quella potrà esserlo. La strada da percorrere per una più equa distribuzione passa quindi anche «attraverso la delegittimazione delle valutazioni prevalenti» (Fraser e Honneth 2003, 188), ossia attraverso la proposizione, più o meno conflittuale, di schemi interpretativi in cui attività già professionalizzate, o anche non regolamentate, vengano presentate secondo un nuovo orizzonte di valori, </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">per stabilire che il sistema di </hi><hi rend="CharOverride-1">valutazione istituzionalizzato è parziale o restrittivo, e così che il </hi><hi rend="CharOverride-1">sistema stabilito di distribuzione non possiede sufficiente legittimità secondo i </hi><hi rend="CharOverride-1">suoi stessi principi (Fraser e Honneth 2003, 188). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Al contempo, afferma Honneth, l’obiettivo di una più equa distribuzione economica va perseguito anche nella seconda sfera, ossia nella sfera relativa ai diritti. È in essa, infatti, che si gioca la battaglia tra chi vorrebbe deregolamentare in maniera sempre più spinta l’ambito del lavoro, dell’economia e della finanza, privando i lavoratori e i cittadini dei propri diritti nonché di ogni rete di sicurezza, e chi a questa spoliazione intende resistere (Fraser e Honneth 2003, 185-88). Ma non è sufficiente la ri-regolamentazione dei settori cruciali dell’economia; occorre anche, afferma Honneth, difendere e rafforzare i dispositivi di welfare e di redistribuzione che costituiscono il nucleo dei cosiddetti diritti sociali, oggi gravemente minacciati (Fraser e Honneth 2003, 297).</hi></p><p rend="h2" ><hi>3. Lavoro </hi><hi>e riconoscimento: un binomio inscindibile</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’idea di società e di cooperazione lavorativa affermata in positivo da Honneth è di carattere solidale. Il riconoscimento presuppone e favorisce infatti «non soltanto una tolleranza passiva, ma anche una partecipazione affettiva alla particolare condizione individuale dell’altra persona» (Honneth 1992, 156). La società non andrebbe cioè intesa come un’aggregazione di individui autointeressati che mirano a perseguire in autonomia i propri obiettivi; bensì essa è un’impresa condivisa i cui componenti sono consapevoli che la loro possibilità di realizzare appieno i propri fini liberamente scelti dipende in maniera sostanziale anche dal contributo altrui. Questo, in relazione alla sfera del lavoro, mette capo all’idea normativa per cui far parte di una società significa, nel complesso, condividere determinate sfide e obiettivi, e quindi impegnarsi gli uni verso gli altri. Ciò, ancora una volta, non solo in vista di traguardi materiali, ma anche per quanto riguarda la cura del legame sociale: l’idea di riconoscimento permette infatti di andare oltre il secco dualismo di egoismo e moralità altruistica, in quanto ciascuno, coltivando rapporti riconoscitivi, nel perseguire il proprio bene promuove anche quello altrui. A partire da questo, Honneth va a sostenere altresì che </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Le procedure democratiche per la </hi><hi rend="CharOverride-1">formazione della volontà e la giusta organizzazione del lavoro si richiedono</hi><hi rend="CharOverride-1"> a vicenda: solo una forma della divisione del lavoro che</hi><hi rend="CharOverride-1"> assicuri a ogni membro della società, a misura delle sue </hi><hi rend="CharOverride-1">doti e talenti autonomamente scoperti, un’equa opportunità nell’assunzione </hi><hi rend="CharOverride-1">di attività socialmente desiderate, fa sorgere quel senso individuale di </hi><hi rend="CharOverride-1">cooperazione comunitaria, alla luce del quale le procedure democratiche acquistano </hi><hi rend="CharOverride-1">valore, in quanto rappresentano lo strumento migliore per la soluzione </hi><hi rend="CharOverride-1">razionale di problemi condivisi (Honneth 1998, 23).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un approfondimento di questa prospettiva in direzione socialista è al centro del volume del 2015 </hi><hi rend="italic CharOverride-1">L’idea di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">socialismo</hi><hi rend="CharOverride-1">, in cui Honneth lascia da parte l’orizzonte di capitalismo riformato in cui si era mosso fino a questo momento, per orientarsi verso un socialismo di mercato dai tratti fortemente democratici. Nel precedente volume </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il diritto della libertà</hi><hi rend="CharOverride-1">, la prognosi dell’autore riguardo alla possibilità di ri-regolamentare la sfera lavorativa nell’ambito del sistema capitalistico era andata facendosi alquanto pessimistica, il che andava peraltro a minare alcune delle premesse teoriche sulle quali continuava a poggiare l’edificio teorico delineato da Honneth (Jütten 2015). Con </hi><hi rend="italic CharOverride-1">L’idea di socialismo</hi><hi rend="CharOverride-1">, a oggi il volume più recente nel quale la teoria del riconoscimento sia stata in qualche modo rideterminata, Honneth va a ridefinire l’aspetto economico del suo paradigma, ispirandosi all’idea di cooperazione dei liberi produttori tracciata da autori protosocialisti come Owen e Fourier, la quale viene rivisitata in chiave moderna e democratica. A partire da </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">diritto della libertà</hi><hi rend="CharOverride-1">, rifacendosi in particolare a Hegel e Durkheim, Honneth va inoltre alla ricerca delle forme di normatività potenzialmente implicate dalla divisione del lavoro. Quest’ultima, per Honneth, non deve essere intesa come necessariamente mediata dal sistema capitalistico, il quale anzi, ponendo l’accento sulla concorrenza tra i soggetti, danneggia i potenziali di «solidarietà organica» − come afferma Honneth (2008, 34) con espressione durkheimiana – implicati dalla stessa divisione del lavoro. Nel recente scritto </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Democrazia e divisione sociale del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> (2020) l’autore va infine a ravvisare in questa solidarietà organica, la quale può derivare da una divisione e organizzazione del lavoro improntata al riconoscimento reciproco, altresì la base per una maggiore e più intensa partecipazione democratica</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_179_1089-1094.html#footnote-000">1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">: </hi></p><p rend="quotations_quotation_b1" ><hi rend="CharOverride-1">Più</hi><hi rend="CharOverride-1"> i membri di una società hanno la possibilità di eseguire</hi><hi rend="CharOverride-1"> compiti lavorativi sensati in luoghi di lavoro sicuri, dove possano</hi><hi rend="CharOverride-1"> co-determinare caratteristiche, organizzazione e fini del proprio lavoro, maggiore sarà</hi><hi rend="CharOverride-1"> il grado di partecipazione politica nei processi democratici (Honneth 2020,</hi><hi rend="CharOverride-1"> 93, trad. leggermente modificata).</hi></p><p rend="h2" ><hi>4. Conclusioni: lavoro, riconoscimento, conflitto</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Alla base della concezione honnethiana del riconoscimento vi è, fin dai primi scritti, l’idea che gli individui moderni tendono a percepire intuitivamente la società in cui vivono come un sistema di riconoscimento istituzionalizzato: dietro a ogni strutturazione sociale vi sono differenziate attribuzioni di riconoscimento e di stima sociale, le quali possono essere messe in questione e rideterminate mediante lotte per il riconoscimento. Uno dei bisogni primari dell’essere umano è, per l’appunto, quello di ottenere adeguato riconoscimento nelle sfere fondamentali della vita individuale e collettiva, in quanto </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">gli</hi><hi rend="CharOverride-1"> individui si costituiscono come persone solo apprendendo a rapportarsi a</hi><hi rend="CharOverride-1"> se stessi dalla prospettiva di un altro che li approva</hi><hi rend="CharOverride-1"> e li incoraggia, come esseri positivamente caratterizzati da determinate qualità</hi><hi rend="CharOverride-1"> e capacità (Honneth 1992, 202). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La sfera del lavoro, in quanto venutasi a strutturare in base all’idea di uno scambio di prestazioni, è, per Honneth, un ambito internamente percorso da attribuzioni di riconoscimento, sistematicamente contestate e rideterminate da individui e gruppi in maniera conflittuale. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dal punto di vista normativo, la ricerca di Honneth relativamente al tema del lavoro è guidata, nel suo complesso, da due obiettivi fondamentali. Innanzitutto, egli mira a indagare il modo in cui il lavoro, nelle attuali società capitalistiche, è da una parte vettore di riconoscimento intersoggettivo, ma, dall’altra, e in misura spesso più consistente, è altresì fonte di ciò che egli denomina ‘misconoscimento’: con questo termine Honneth indica «un comportamento […] che colpisce le persone nella comprensione positiva di sé acquisita per via intersoggettiva» (Honneth 1992, 158). Esso può declinarsi nella modalità più diretta dell’offesa e dell’umiliazione, ma anche, indirettamente, nei termini di un riconoscimento carente, distorto o dimidiato, o perfino, come nel caso della disoccupazione – del tutto assente. Nelle nostre società, manifestazioni di misconoscimento sul lavoro sono ampie e pervasive: a partire da ingiustificate diseguaglianze materiali e riconoscitive, passando per le molte forme di negazione della dignità personale risultanti da sfruttamento e oppressione in ambito lavorativo, fino ai processi di soggettivazione che, nell’ambito del cosiddetto ‘capitalismo delle emozioni’, costringono o inducono i lavoratori a mettere a servizio del profitto dell’azienda perfino la propria sfera emotiva (cfr. Honneth 2001; Honneth e Hartmann 2004). Il secondo obiettivo normativo di Honneth, che negli ultimi anni è andato acquisendo uno spazio sempre maggiore nelle sue riflessioni, è invece quello di ragionare su come, in positivo, potrebbe delinearsi una società riconoscitiva: ossia una società che, nella sfera del lavoro come anche in altri fondamentali ambiti della vita associata, possa garantire nel miglior modo a gruppi e individui la partecipazione a rapporti di riconoscimento il più possibile ampi ed estesi. </hi></p><p rend="h2" ><hi>Riferimenti bibliografici</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Fraser, Nancy, e Honneth, Axel. 2007 (2003). </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Redistribuzione o riconoscimento? Una controversia politico-filosofica</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: Meltemi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Honneth, Axel,</hi><hi rend="CharOverride-1"> e Hartmann, Martin. 2005 (2004). “Paradossi del capitalismo.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Post-filosofie</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1, 1: 27-44. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Honneth, Axel. 1998. “Democrazia come cooperazione riflessiva.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Fenomenologia e Società</hi><hi rend="CharOverride-1"> 21, 3: 4-27. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Honneth, Axel. 2002 (1992). </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Lotta per il riconoscimento. Proposte per un’etica del conflitto</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Il Saggiatore.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Honneth, Axel. 2010. “Autorealizzazione organizzata” (2001); “Lavoro e riconoscimento” </hi><hi rend="CharOverride-1">(2008). In Axel Honneth, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Capitalismo e riconoscimento</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Marco Solinas, 39-54; 19-38. Firenze: Firenze University Press (raccolta di saggi su lavoro, riconoscimento e capitalismo 2002-2008). </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Honneth, Axel. 2011 (1981). “Coscienza morale e dominio di classe.” In Axel Honneth, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Riconoscimento e conflitto di classe. Scritti 1979-1989</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Eleonora Piromalli, 91-110. Milano: Mimesis (raccolta di saggi su lavoro, riconoscimento e capitalismo 1979-1989).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Honneth, Axel. 2015 (2011). </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il diritto della libertà</hi><hi rend="CharOverride-1">. Torino: Codice edizioni.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Honneth, Axel. 2020. “Democrazia e divisione sociale del lavoro.” In Axel Honneth, Richard Sennett, Alain Supiot, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Perchè lavoro? Narrative e diritti per lavoratrici e lavoratori del XXI secolo</hi><hi rend="CharOverride-1">, 81-114. Milano: Feltrinelli.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Honneth, Axel. 2016 (2015). </hi><hi rend="italic CharOverride-1">L’idea di socialismo</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Feltrinelli.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Honneth, Axel. 2023. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Der arbeitende Souverän: Eine normative Theorie der Arbeit</hi><hi rend="CharOverride-1">. Frankfurt a. M.: Suhrkamp.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Jütten, Timo. 2015. “Is the </hi><hi rend="CharOverride-1">Market a Sphere of Social Freedom?” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Critical Horizons</hi><hi rend="CharOverride-1"> 16, 2: 187-203.</hi></p><p rend="bib_indx_bib_tit" ><hi>Altri riferimenti bibliografici</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Connolly, Julie.</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2016. “Honneth on Work and Recognition”. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Thesis Eleven</hi><hi rend="CharOverride-1"> CXXXIV, 1, </hi><hi rend="CharOverride-1">89-106.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Heins, Volker. 2009. “Realizing Honneth: Redistribution, Recognition, and </hi><hi rend="CharOverride-1">Global Justice”. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Journal of Global Ethics</hi><hi rend="CharOverride-1"> IV, 2, 141-53.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">McNay, Lois.2007. “Recognition and</hi><hi rend="CharOverride-1"> Redistribution”. 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Comments on the Fraser-Honneth Debate”. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Critical Review of International Social and Political Philosophy</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">VIII, 1, 85-102.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Zurn, Christopher. 2005. “Recognition, Redistribution, and Democracy: </hi><hi rend="CharOverride-1">Dilemmas of Honneth’s Critical Social Theory”. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">European Journal of Philosophy</hi><hi rend="CharOverride-1"> XIII, 1, 89-126.</hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_179_1089-1094.html#footnote-000-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Nel periodo di tempo intercorso tra la scrittura da parte mia del presente articolo e la pubblicazione del volume in cui esso è incluso, Honneth ha pubblicato il volume </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Der Arbeitende Souverän: Eine normative Theorie der Arbeit</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Suhrkhamp 2023). In esso, egli approfondisce e sviluppa la linea argomentativa presentata nell’articolo del 2020 “Democrazia e divisione sociale del lavoro”.</hi></p></item>
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          <head>References</head>
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          <bibl n="146464">Honneth, Axel. 1998. “Democrazia come cooperazione riflessiva.” Fenomenologia e Societ&amp;#224; 21, 3: 4-27.</bibl>
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