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        <title type="main" level="a">A. Supiot: senso del lavoro e giustizia sociale</title>
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          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0003-4472-8012" type="ORCID">
            <forename>Annalisa</forename>
            <surname>Dordoni</surname>
            <placeName type="affiliation">University of Milano-Bicocca, Italy</placeName>
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          <resp>This is a section of <title>Idee di lavoro e di ozio per la nostra civiltà</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0319-7</idno>) by </resp>
          <name>Giovanni Mari, Francesco Ammannati, Brogi Stefano, Tiziana Faitini, Arianna Fermani, Francesco Seghezzi, Annalisa Tonarelli</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.128</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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            <p>Content licence CC BY 4.0</p>
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            <p>Metadata licence CC0 1.0</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>This chapter outlines the main concepts examined and defined by the French jurist Alain Supiot, and traces the argumentative trajectories of his proposals for reflection and action, which - as the document seeks to emphasize - transcend the boundaries of law and represent real prospects for social change, with the aim of guaranteeing and protecting citizenship rights beyond employment. In summary, after a brief biographical introduction (1), the essay will discuss the transformations of work, intertwined with the financialization of the economy and the process of globalization, and the protection of work beyond employment (2); the new rights and concept of “mondialisation” as a barrier to the total market (3); the meaning of work and social justice according to the author (4).</p>
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            <item>Transformation of labour</item>
            <item>meaning of work</item>
            <item>dehumanization of labour</item>
            <item>labour rights</item>
            <item>social justice</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.128<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.128" /></p>
      
      <p rend="h1_chapter">A. Supiot: senso del lavoro e giustizia sociale</p><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Annalisa Dordoni</hi></p><p rend="h2" ><hi>1. Introduzione</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Alain Supiot (Nantes, 5 giugno 1949) è laureato in Legge</hi><hi rend="CharOverride-1"> e Sociologia, è dottore di ricerca in Legge presso l</hi><hi rend="CharOverride-1">’Università di Bordeaux ed è stato insignito del dottorato </hi><hi rend="italic CharOverride-1">honoris causa</hi><hi rend="CharOverride-1"> dalle Università di Louvain-la-Neuve, Buenos-Aires, e Aristotele d</hi><hi rend="CharOverride-1">i Salonicco. Membro corrispondente della British Academy e membro onorario</hi><hi rend="CharOverride-1"> dell’UMR-CNRS </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Droit et changement social</hi><hi rend="CharOverride-1">, è stato professore </hi><hi rend="CharOverride-1">presso l’Università di Poitiers e Nantes e membro dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">Institut Universitaire de France e del Collège de France. Ha </hi><hi rend="CharOverride-1">trascorso diversi periodi di didattica e ricerca in Istituti esteri,</hi><hi rend="CharOverride-1"> fra cui Berkeley, Firenze e Berlino. È professore emerito</hi><hi rend="CharOverride-1"> del Collège de France e membro della Commissione internazionale sul</hi><hi rend="CharOverride-1"> futuro del lavoro, istituita nel 2017 da ILO, International</hi><hi rend="CharOverride-1"> Labour Organization. Ha coordinato numerose ricerche nelle scienze umane</hi><hi rend="CharOverride-1"> e sociali e sulle trasformazioni economiche e del lavoro.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Giuslavorista </hi><hi rend="CharOverride-1">e intellettuale di ampio respiro, Supiot pone al centro delle </hi><hi rend="CharOverride-1">sue analisi una profonda riflessione sul significato del lavoro, sul</hi><hi rend="CharOverride-1">le sue trasformazioni e sulle problematiche sociali a questo connesse.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Negli anni più recenti affronta il tema della digitalizzazione </hi><hi rend="CharOverride-1">e della flessibilità del lavoro nella società contemporanea in connessione </hi><hi rend="CharOverride-1">ai processi di innovazione delle tecnologie informatiche e di comunicazione.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Di pari passo, nell’elaborazione teorica, problematizza il senso </hi><hi rend="CharOverride-1">del lavoro, la sua mercificazione e deumanizzazione, nel tentativo di</hi><hi rend="CharOverride-1"> segnalare (e iniziare a fronteggiare) il possibile aggravarsi di</hi><hi rend="CharOverride-1"> questioni sociali, declinate in problemi ecologici, organizzativi e istituzionali.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nei</hi><hi rend="CharOverride-1"> suoi scritti, Supiot indaga inoltre i processi di globalizzazione, </hi><hi rend="CharOverride-1">in un’ottica sia analitica che critica, proponendo l’idea </hi><hi rend="CharOverride-1">alternativa di mondializzazione. Questa viene concettualizzata come tensione verso un</hi><hi rend="CharOverride-1"> progresso includente, fondato sulla condivisione dello sviluppo e sulla</hi><hi rend="CharOverride-1"> convivenza democratica, che rispetti, relativizzandoli, i confini nazionali, </hi><hi rend="CharOverride-1">restituendo importanza alla sovranità dei popoli e alla diversità </hi><hi rend="CharOverride-1">delle culture ponendo al centro l’essere umano e i </hi><hi rend="CharOverride-1">suoi diritti.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In questo capitolo verranno delineati i concetti principali </hi><hi rend="CharOverride-1">esaminati e definiti dall’autore ripercorrendo le traiettorie argomentative.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Le sue proposte di riflessione e si azione, che s</hi><hi rend="CharOverride-1">uperano i confini del diritto, si pongono come vere e</hi><hi rend="CharOverride-1"> proprie prospettive di cambiamento sociale con l’obiettivo di garantire</hi><hi rend="CharOverride-1"> e tutelare quelli che, richiamando il titolo della sua opera</hi><hi rend="CharOverride-1"> forse più celebre, potremmo definire i diritti di cittadinanza </hi><hi rend="italic CharOverride-1">al</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> di là del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="h2" ><hi>2. Trasformazioni del lavoro e tutele </hi><hi rend="italic">al di là del lavoro</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In primis è importante cogliere il</hi><hi rend="CharOverride-1"> significato poliedrico del lavoro, poiché ci restituisce l’importanza che</hi><hi rend="CharOverride-1"> ha per l’essere umano, per l’attore sociale. </hi><hi rend="CharOverride-1">Come scrive Supiot, infatti, il lavoro </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">non è solo un</hi><hi rend="CharOverride-1">’attività, ma anche il risultato di questa stessa attività; non</hi><hi rend="CharOverride-1"> è solo l’attività dell’uomo, ma anche l’attività</hi><hi rend="CharOverride-1"> di macchine e animali; non è solo l’attività svolta</hi><hi rend="CharOverride-1"> sotto l’imposizione di altri o delle necessità […] ma</hi><hi rend="CharOverride-1"> anche l’attività guidata da uno slancio creativo (2020, </hi><hi rend="CharOverride-1">9).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Inoltre, riflettendo sulle prospettive future, l’autore sottolinea:</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Non</hi><hi rend="CharOverride-1"> è solo un’attività, ma anche il risultato di questa</hi><hi rend="CharOverride-1"> stessa attività; non è solo l’attività dell’uomo, ma</hi><hi rend="CharOverride-1"> anche l’attività di macchine e animali; non è solo</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’attività svolta sotto l’imposizione di altri o delle</hi><hi rend="CharOverride-1"> necessità […] ma anche l’attività guidata da uno slancio</hi><hi rend="CharOverride-1"> creativo […]. D’altronde, basta soffermarsi su quest’ultimo</hi><hi rend="CharOverride-1"> significato per rendersi conto di quanto sia assurda l’idea</hi><hi rend="CharOverride-1"> della “fine del lavoro”: una fine del genere corrisponderebbe alla</hi><hi rend="CharOverride-1"> fine dell’umanità, come specie creatrice di nuovi oggetti e</hi><hi rend="CharOverride-1"> di nuovi simboli (2020, 23).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Secondo l’autore il lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> è pensiero, «immagine mentale» prima che opera fisica. È inseparabile</hi><hi rend="CharOverride-1"> dall’essere umano, dalla persona che lavora: il «lavoro astratto</hi><hi rend="CharOverride-1">», o «lavoro-merce», è una «finzione giuridica». Tale</hi><hi rend="CharOverride-1"> finzione ha condizionato il mondo del lavoro e ha determinato</hi><hi rend="CharOverride-1"> la nozione attuale di «capitale umano»» e di «mercato del</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro». Nel momento in cui si coglie il significato</hi><hi rend="CharOverride-1"> poliedrico e profondo del </hi><hi rend="italic CharOverride-1">lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">, e </hi><hi rend="italic CharOverride-1">il senso del </hi><hi rend="italic CharOverride-1">lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> per l’umanità, diviene chiaro quanto vi sia oggi </hi><hi rend="CharOverride-1">la necessità di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">ripensare il lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> in un’epoca in </hi><hi rend="CharOverride-1">cui non garantisce più all’essere umano la possibilità di </hi><hi rend="CharOverride-1">vivere una vita degna e di emanciparsi dai bisogni.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Supiot </hi><hi rend="CharOverride-1">problematizza questo punto nel Rapporto sulle trasformazioni del diritto</hi><hi rend="CharOverride-1"> del lavoro per la Commissione Europea, pubblicato in francese </hi><hi rend="CharOverride-1">con il bellissimo titolo </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Al di là del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1999</hi><hi rend="CharOverride-1">) e poi successivamente anche in lingua italiana (2003). Il</hi><hi rend="CharOverride-1"> gruppo coordinato da Supiot per questo Rapporto ha lavorato in</hi><hi rend="CharOverride-1"> una prospettiva transdisciplinare e transnazionale per redigere un rapporto </hi><hi rend="CharOverride-1">sull’evoluzione del diritto del lavoro, con l’</hi><hi rend="CharOverride-1">obiettivo di superare il divario tra studio giuslavoristico e analisi </hi><hi rend="CharOverride-1">sociologica, economica e culturale. L’intento era sintetizzare </hi><hi rend="CharOverride-1">le modificazioni del lavoro andando </hi><hi rend="italic CharOverride-1">oltre</hi><hi rend="CharOverride-1"> al pensiero descrittivo </hi><hi rend="CharOverride-1">e normativo, per cogliere le nuove articolazioni del diritto</hi><hi rend="CharOverride-1"> nel suo calarsi nel contesto, nelle pratiche sociali, </hi><hi rend="CharOverride-1">della contemporaneità.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il nodo centrale da sciogliere era stato identificato </hi><hi rend="CharOverride-1">nel processo di flessibilizzazione e, soprattutto, nella temporaneità dei rapporti </hi><hi rend="CharOverride-1">di lavoro che incide sui percorsi professionali e sulle vite </hi><hi rend="CharOverride-1">di lavoratrici e lavoratori. Inoltre, l’obiettivo era concettualizzare una</hi><hi rend="CharOverride-1"> proposta di superamento, in ottica di tutela e garanzia,</hi><hi rend="CharOverride-1"> che andasse </hi><hi rend="italic CharOverride-1">al di là</hi><hi rend="CharOverride-1"> delle fasi di lavoro e</hi><hi rend="CharOverride-1"> non-lavoro che caratterizzano, nella contemporaneità, la vita del lavoratore</hi><hi rend="CharOverride-1"> e della lavoratrice.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">A tal riguardo, nel testo definito </hi><hi rend="CharOverride-1">comunemente Rapporto Supiot, e in particolare nelle proposte di riorientamento </hi><hi rend="CharOverride-1">del diritto del lavoro, si propone che lo «statuto professionale</hi><hi rend="CharOverride-1">» del lavoratore venga privilegiato rispetto al contratto. Uno statuto</hi><hi rend="CharOverride-1"> professionale ridefinito in modo da garantire la «continuità di una</hi><hi rend="CharOverride-1"> traiettoria» nella vita lavorativa dei soggetti, piuttosto che la stabilità</hi><hi rend="CharOverride-1"> delle occupazioni. Si tratta di una proposta tesa a proteggere</hi><hi rend="CharOverride-1"> il lavoratore nelle fasi di transizione tra occupazioni e a</hi><hi rend="CharOverride-1"> garantire lo «statuto professionale» dei cittadini e delle cittadine, nella</hi><hi rend="CharOverride-1"> progettazione di un nuovo diritto del lavoro che si fondi</hi><hi rend="CharOverride-1"> sulla cittadinanza sociale, oltre la diversità delle situazioni di </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro e di non lavoro, «al di là del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">». L’obiettivo viene posto nel tentare di tutelare </hi><hi rend="CharOverride-1">una «condizione professionale allargata (così definita in modo da ricomprendere</hi><hi rend="CharOverride-1"> anche il lavoro non di mercato e le attività di</hi><hi rend="CharOverride-1"> formazione ed autoformazione)» (2003, 215).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Oltre che un’analisi</hi><hi rend="CharOverride-1"> e una riflessione teorica, il rapporto rappresentava un manifesto </hi><hi rend="CharOverride-1">di intenti: non soltanto nella prospettiva di prendere atto e</hi><hi rend="CharOverride-1"> analizzare le dinamiche in essere e le modificazioni strutturali del</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro nella società contemporanea, ma anche di delineare una diversa</hi><hi rend="CharOverride-1"> concettualizzazione di tutele e garanzie, appunto, al di là </hi><hi rend="CharOverride-1">del lavoro. Si tratta di una proposta di universalizzazione dei</hi><hi rend="CharOverride-1"> diritti del lavoro e di agganciamento delle tutele e delle</hi><hi rend="CharOverride-1"> garanzie alla vita lavorativa della persona, invece che </hi><hi rend="CharOverride-1">al contratto in sé e per sé, che ha oggi</hi><hi rend="CharOverride-1"> spesso una scadenza, una data di inizio e di fine</hi><hi rend="CharOverride-1">, ben più breve della fase di attività lavorativa dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">individuo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Inoltre, veniva proposta una concettualizzazione professionale del lavoro, superando</hi><hi rend="CharOverride-1"> la posizione lavorativa occupata in un dato momento, e</hi><hi rend="CharOverride-1"> sottolineando l’importanza del senso del lavoro per l’attore</hi><hi rend="CharOverride-1"> sociale, come ambito importante di riconoscimento sociale altrui, oltre </hi><hi rend="CharOverride-1">che di auto-rappresentazione. Lo scopo era, dunque, iniziare a </hi><hi rend="CharOverride-1">proporre una assunzione di responsabilità rispetto alle trasformazioni del lavoro, </hi><hi rend="CharOverride-1">ritenuta necessaria a causa delle trasformazioni sia del lavoro (</hi><hi rend="CharOverride-1">flessibile, destrutturato e inframezzato da periodi di non lavoro) </hi><hi rend="CharOverride-1">sia dei contesti produttivi (anch’essi meno strutturati rispetto ai</hi><hi rend="CharOverride-1"> decenni precedenti e caratterizzati da assetti reticolari).</hi></p><p rend="h2" ><hi>3. Nuovi </hi><hi>diritti e </hi><hi rend="italic">mondializzazione</hi><hi> come argine del </hi><hi rend="italic">mercato totale</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Di fronte</hi><hi rend="CharOverride-1"> ad una crescente atomizzazione delle forme di lavoro, ad una</hi><hi rend="CharOverride-1"> proliferazione delle modalità contrattuali, ormai sempre più spesso atipiche e</hi><hi rend="CharOverride-1"> non standard, Alain Supiot sottolinea come le tutele e garanzie</hi><hi rend="CharOverride-1"> fondamentali debbano essere estese oltre quella ‘cittadella della democrazia’</hi><hi rend="CharOverride-1">, per parafrasare il sociologo del lavoro Luciano Gallino – che </hi><hi rend="CharOverride-1">come Supiot (2019a) sottolineò nel titolo di un suo </hi><hi rend="CharOverride-1">testo che «il lavoro non è una merce» (Gallino 2007) – </hi><hi rend="CharOverride-1">che è stata rappresentata nel corso del ’900 dal diritto </hi><hi rend="CharOverride-1">del lavoro dipendente subordinato (a tempo pieno di tipo standard</hi><hi rend="CharOverride-1">). Infatti, è stato proprio in quella ‘cittadella’, cioè</hi><hi rend="CharOverride-1"> all’interno di quel perimetro di tutela del diritto del</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro dipendente e subordinato, che milioni di lavoratrici e </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoratori, occidentali ed europei, hanno potuto accedere ai diritti propri</hi><hi rend="CharOverride-1"> della democrazia e partecipare a pieno titolo alla vita pubblica</hi><hi rend="CharOverride-1"> e politica. Il lavoro tutelato è legato a doppio filo</hi><hi rend="CharOverride-1"> alla possibilità di sviluppo storico della democrazia.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Già nel </hi><hi rend="CharOverride-1">Rapporto di Supiot del 1999, precedentemente citato, veniva avanzata </hi><hi rend="CharOverride-1">la proposta di identificare dei nuovi diritti, che tutelassero lavoratrici </hi><hi rend="CharOverride-1">e lavoratori dalle conseguenze negative di una fluidità e destrutturazione </hi><hi rend="CharOverride-1">tipica del sistema produttivo post-fordista, e che al tempo stesso </hi><hi rend="CharOverride-1">prevenissero una diminuzione della qualità e della soddisfazione del lavoro. </hi><hi rend="CharOverride-1">Veniva evidenziata la necessità di concettualizzare nuovi diritti che avrebbero </hi><hi rend="CharOverride-1">permesso, da un lato, una vita degna in termini </hi><hi rend="CharOverride-1">di giustizia sociale, e reso, dall’altro, i cittadini e</hi><hi rend="CharOverride-1"> le cittadine in grado di gestire le possibilità di contrattazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> nei rapporti di forza con la parte datoriale.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Veniva già</hi><hi rend="CharOverride-1"> allora considerato non solo il rischio che cittadini e cittadine</hi><hi rend="CharOverride-1"> potessero restare saltuariamente disoccupati, dunque senza reddito da lavoro,</hi><hi rend="CharOverride-1"> e al contempo senza adeguati ammortizzatori sociali e sostegni al</hi><hi rend="CharOverride-1"> reddito, ma anche che potessero essere costretti, per necessità</hi><hi rend="CharOverride-1"> di sussistenza, ad accettare qualunque salario e qualunque condizione di</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro, contribuendo così all’aumento dell’incidenza del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> povero nonché alla diminuzione della qualità del lavoro.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel </hi><hi rend="CharOverride-1">rapporto venivano già citati strumenti come il reddito di base, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">basic income</hi><hi rend="CharOverride-1">, e la formazione continua, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">life long learning</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="CharOverride-1">Una politica di redistribuzione della ricchezza che fosse al passo</hi><hi rend="CharOverride-1"> con i tempi, una formazione permanente e continua intes</hi><hi rend="CharOverride-1">a come accesso libero e senza interruzioni al sapere e </hi><hi rend="CharOverride-1">all’informazione, e non come addestramento o </hi><hi rend="italic CharOverride-1">workfare</hi><hi rend="CharOverride-1">, e n</hi><hi rend="CharOverride-1">uovi diritti declinati anche come nuovi servizi, per aiutare l’</hi><hi rend="CharOverride-1">incontro e lo scambio tra domanda e offerta di lavoro. </hi><hi rend="CharOverride-1">Un insieme di garanzie che rilanciassero le politiche sociali e</hi><hi rend="CharOverride-1"> avviassero la ridefinizione di ammortizzatori in grado di accompagnare</hi><hi rend="CharOverride-1"> chi lavora in tutte le fasi della vita lavorativa, comprese</hi><hi rend="CharOverride-1"> quelle di non-lavoro.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Oggi il dibattito è ancora aperto</hi><hi rend="CharOverride-1">. In Italia, vediamo come la misura del Reddito di </hi><hi rend="CharOverride-1">cittadinanza, adottata nel 2019, venga oggi, nel 2023, contestata</hi><hi rend="CharOverride-1"> e ridimensionata, e forse in futuro del tutto eliminata. </hi><hi rend="CharOverride-1">Comunque, in accordo con l’autore, non possiamo non constatare </hi><hi rend="CharOverride-1">come le tutele e le garanzie dell’attuale diritto del</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro non siano affatto sufficienti, e come vi sia anzi</hi><hi rend="CharOverride-1"> la necessità di nuove politiche redistributive e nuovi modelli di</hi><hi rend="CharOverride-1"> formazione continua, soprattutto in una fase di crisi che </hi><hi rend="CharOverride-1">non può più dirsi emergenziale, ma strutturale, a causa del</hi><hi rend="CharOverride-1"> susseguirsi di crisi sanitarie, economiche e politiche, soprattutto a </hi><hi rend="CharOverride-1">seguito della pandemia di Covid-19 e del conflitto in Ucraina.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In</hi><hi rend="CharOverride-1"> un contesto in cui il mercato è fattivamente globale, </hi><hi rend="CharOverride-1">si innesta la necessità di ricomporre una sovranità di diversi</hi><hi rend="CharOverride-1"> popoli e di diverse nazioni ad un livello mondiale. Supiot</hi><hi rend="CharOverride-1"> concettualizza dunque la sua proposta di mondializzazione come reazione all</hi><hi rend="CharOverride-1">’opposta e parallela «instaurazione su scala globale di un “m</hi><hi rend="CharOverride-1">ercato totale”» (2020, 119). Citando l’autore: </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">la cosa </hi><hi rend="CharOverride-1">migliore sarebbe che questa crisi aprisse, al contrario della globalizzazione, </hi><hi rend="CharOverride-1">a una vera e propria mondializzazione, ovvero, nel senso etimologico </hi><hi rend="CharOverride-1">del termine, a un mondo umanamente vivibile, che tenga conto </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’interdipendenza dei paesi pur rispettando la loro sovranità e </hi><hi rend="CharOverride-1">la loro diversità (2020, 15).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Supiot pone la questione della </hi><hi rend="CharOverride-1">sovranità e del senso dei limiti della volontà e del</hi><hi rend="CharOverride-1"> potere. La nozione di sovranità è stata secolarizzata, dapprima </hi><hi rend="CharOverride-1">attributo divino è divenuto attributo dei re e poi de</hi><hi rend="CharOverride-1">i cittadini, del popolo, come sancito anche dalla Costituzione italiana.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Nel momento in cui il neoliberismo sta raggiungendo il suo</hi><hi rend="CharOverride-1"> limite catastrofico e la legge non si fonda più su</hi><hi rend="CharOverride-1"> un’ideale di giustizia deliberato democraticamente, ma su una ricerca</hi><hi rend="CharOverride-1"> di efficienza economica a breve termine, è necessario porre nuovamente</hi><hi rend="CharOverride-1"> al centro, nelle riflessioni giuridiche e non solo, il </hi><hi rend="CharOverride-1">senso del limite.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Come scrisse Simone Weil, spesso citata da </hi><hi rend="CharOverride-1">Supiot, </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">sembra che l’uomo non riesca ad alleggerire il</hi><hi rend="CharOverride-1"> giogo delle necessità naturali senza appesantire nella stessa misura quello</hi><hi rend="CharOverride-1"> dell’oppressione sociale, come per il gioco di un equilibrio</hi><hi rend="CharOverride-1"> misterioso (1934, 68, cfr. il saggio di Tommasi su Simone Weil</hi><hi rend="CharOverride-1"> in questo volume). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’identificazione delle dinamiche di emancipazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> dalle necessità naturali deve andare di pari passo con la</hi><hi rend="CharOverride-1"> rimozione delle dinamiche di oppressione sociale. Il lavoro,</hi><hi rend="CharOverride-1"> mezzo di emancipazione dal bisogno, non è semplice merce</hi><hi rend="CharOverride-1"> e non deve divenire strumento di oppressione.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In merito al</hi><hi rend="CharOverride-1"> limite, Supiot (2019b) scrive che </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">il problema del</hi><hi rend="CharOverride-1"> nostro tempo non è scegliere tra globalizzazione e ripiegamento identitario:</hi><hi rend="CharOverride-1"> non si può ignorare né la diversità dei paesi, né</hi><hi rend="CharOverride-1"> la loro crescente interdipendenza di fronte ai pericoli ecologici e</hi><hi rend="CharOverride-1"> sociali che li riguardano tutti. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’autore sottolinea che l</hi><hi rend="CharOverride-1">a lingua francese permette di superare un falso dilemma distinguendo </hi><hi rend="CharOverride-1">tra i termini globalizzazione e mondializzazione. Globalizzazione significa restare </hi><hi rend="CharOverride-1">nel regno del mercato totale, della flessibilizzazione del lavoro,</hi><hi rend="CharOverride-1"> e dell’egemonia culturale della crescita illimitata e del neoliberismo</hi><hi rend="CharOverride-1">. Mondializzazione significa invece tentare di stabilire un ordine mondiale</hi><hi rend="CharOverride-1"> «rispettoso del nostro ecumene» – cioè il mondo da noi abitato</hi><hi rend="CharOverride-1"> –, «del lavoro umano e della diversità dei popoli e</hi><hi rend="CharOverride-1"> delle culture». Alain Supiot rilegge le riflessioni di Weil</hi><hi rend="CharOverride-1"> sul radicamento, sulla libertà e l’oppressione, per porre </hi><hi rend="CharOverride-1">al centro «il nostro ambiente vitale (la cui distruzione si </hi><hi rend="CharOverride-1">accelera oggi), il concerto delle civiltà, le condizioni di un </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro non servile, nonché i buoni e cattivi usi del </hi><hi rend="CharOverride-1">diritto».</hi></p><p rend="h2" ><hi>4. Senso del lavoro e giustizia sociale</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Se da un</hi><hi rend="CharOverride-1"> lato il mercato è totale, dall’altro, allora, è conseguentemente</hi><hi rend="CharOverride-1"> fondamentale porre dei limiti, definendo un livello superiore, allargato e</hi><hi rend="CharOverride-1"> sovranazionale, di sovranità come diritto di cittadinanza dei popoli e</hi><hi rend="CharOverride-1"> delle nazioni, in modo tale da considerare realmente ‘l’</hi><hi rend="CharOverride-1">umanità come fine e non come mezzo’. Restituire centralità </hi><hi rend="CharOverride-1">alla vita, alla cittadinanza, all’umanità e alla natura, in</hi><hi rend="CharOverride-1"> contrapposizione agli oggetti dello scambio economico, merce e denaro</hi><hi rend="CharOverride-1">. In questo senso va anche la critica del lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">come merce, poiché «il lavoro è indivisibile dall’essere umano</hi><hi rend="CharOverride-1"> che lavora».</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’essere umano viene rimesso al centro </hi><hi rend="CharOverride-1">del discorso giuslavoristico, in una sorta di nuovo umanesimo del </hi><hi rend="CharOverride-1">diritto. L’essere umano è inoltre inserito nell’ambiente che </hi><hi rend="CharOverride-1">lo circonda, sia sociale che ecologico, ed è in questo </hi><hi rend="CharOverride-1">quadro, complesso ma armonico, che vengono messe a sistema i </hi><hi rend="CharOverride-1">principi prima problematizzati e poi definiti da Supiot nei suoi </hi><hi rend="CharOverride-1">scritti: il principio di solidarietà, il principio di democrazia economica, </hi><hi rend="CharOverride-1">il principio della responsabilità sociale ed ecologica. Queste sono le </hi><hi rend="CharOverride-1">nuove risposte per un rinnovato diritto internazionale del XXI secolo</hi><hi rend="CharOverride-1"> (2021a, 141-51).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Questa visione del progresso come percorso per </hi><hi rend="CharOverride-1">la costruzione di un mondo «umanamente vivibile» si inserisce nella </hi><hi rend="CharOverride-1">traccia delle riflessioni di Supiot sulla giustizia sociale e sulla </hi><hi rend="CharOverride-1">solidarietà, e ci ripropone come fondamentale l’imperativo categorico kantiano:</hi><hi rend="CharOverride-1"> agire in modo da trattare l’umanità sempre come fine</hi><hi rend="CharOverride-1"> e mai come mezzo. La società esiste, ed è </hi><hi rend="CharOverride-1">necessario rilevare l’importanza del legame sociale. In un quadro</hi><hi rend="CharOverride-1"> globale caratterizzato dalla finanziarizzazione dell’economia, il fine è riconoscere</hi><hi rend="CharOverride-1"> il limite come sovrano, tutelare i diritti della persona,</hi><hi rend="CharOverride-1"> rispettare il pianeta che ci ospita.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Leggendo gli scritti di</hi><hi rend="CharOverride-1"> Supiot ci troviamo di fronte ad un sistema di relazioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> che intendono far comprendere, al lettore e alle istituzioni,</hi><hi rend="CharOverride-1"> come vi siano dei cambiamenti necessari da porre in atto</hi><hi rend="CharOverride-1"> perché il progresso umano possa realizzarsi: il lavoro, concepito non</hi><hi rend="CharOverride-1"> come merce ma come attività, deve essere realmente umano, il</hi><hi rend="CharOverride-1"> mondo deve poter essere abitabile, la responsabilità deve regnare, </hi><hi rend="CharOverride-1">il limite deve essere sovrano. Questi imperativi non sono soltanto</hi><hi rend="CharOverride-1"> dettati dal senso di giustizia, ma sono anche gli unici</hi><hi rend="CharOverride-1"> che possono permettere l’espressione delle potenzialità proprie dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">umanità.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Supiot sottolineava che «Colui che non cerca il limite al</hi><hi rend="CharOverride-1"> proprio interno è condannato a ritrovarlo al proprio esterno. Ciò</hi><hi rend="CharOverride-1"> non vale solamente per gli individui, ma anche per le</hi><hi rend="CharOverride-1"> società». Ne abbiamo visto (e percepito, sulla nostra pelle</hi><hi rend="CharOverride-1"> e sui nostri corpi) un esempio con la pandemia di</hi><hi rend="CharOverride-1"> Covid-19: un limite contro cui il mondo intero si è</hi><hi rend="CharOverride-1"> scontrato, un limite che ha reso ancor più urgente rimettere</hi><hi rend="CharOverride-1"> al centro della riflessione e del dibattito i rischi sociali</hi><hi rend="CharOverride-1"> globali e le possibili soluzioni, soprattutto preventive.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La fascinazione per </hi><hi rend="CharOverride-1">l’organizzazione scientifica del lavoro in senso taylorista è, secondo</hi><hi rend="CharOverride-1"> Supiot, un tema cruciale per comprendere l’avvicinamento della </hi><hi rend="CharOverride-1">sinistra politica e sindacale agli ultraliberisti. Da questa fascinazione, </hi><hi rend="CharOverride-1">scrive l’autore, discende il distacco della sinistra sulla questione </hi><hi rend="CharOverride-1">del lavoro. Questo distacco è stato approfondito negli scritti del</hi><hi rend="CharOverride-1"> sindacalista Bruno Trentin (1997, 2021b), per il quale Supiot</hi><hi rend="CharOverride-1"> ha curato l’introduzione di uno dei volumi, nella </hi><hi rend="CharOverride-1">sua versione francese (Supiot 2012).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Scrive l’autore, nella sua </hi><hi rend="CharOverride-1">introduzione, che vi è tutta una corrente minoritaria della sinistra </hi><hi rend="CharOverride-1">che sostenne che non sarebbe bastato lottare contro lo sfruttamento</hi><hi rend="CharOverride-1"> economico, per migliori salari e per una riduzione dei </hi><hi rend="CharOverride-1">tempi di lavoro, ma, al contrario, si sarebbe dovuta</hi><hi rend="CharOverride-1"> combattere l’oppressione quotidiana, la negazione della libertà, causata </hi><hi rend="CharOverride-1">dalla deumanizzazione del lavoro inerente a quell’organizzazione pseudo-scientifica.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Infatti, nel momento in cui la razionalizzazione viene posta </hi><hi rend="CharOverride-1">come fondamento del progresso economico, e sociale, vengono meno le</hi><hi rend="CharOverride-1"> più rilevanti questioni sul lavoro, inteso come attività per </hi><hi rend="CharOverride-1">eccellenza umana, inscindibile dall’essere umano stesso.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il compromesso fordista, </hi><hi rend="CharOverride-1">a seguito delle lotte sociali e sindacali, ha compensato la </hi><hi rend="CharOverride-1">sicurezza dell’impiego, oggi comunque in crisi, con la rinuncia </hi><hi rend="CharOverride-1">della libertà nel lavoro. Così, il conflitto concerne solo l</hi><hi rend="CharOverride-1">’ambito della redistribuzione delle ricchezze e non la </hi><hi rend="CharOverride-1">scelta e i metodi che presiedono alla loro produzione. Come </hi><hi rend="CharOverride-1">evidenzia l’autore, l’insicurezza economica si congiunge però, oggi, </hi><hi rend="CharOverride-1">con la mancanza di potere e di libertà nel lavoro: </hi><hi rend="CharOverride-1">il sistema di compensazione è ormai venuto meno.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Le derive </hi><hi rend="CharOverride-1">attuali delle sinistre di governo discendono dunque da una adesione </hi><hi rend="CharOverride-1">della sinistra all’idea della gestione razionale del ‘capitale umano</hi><hi rend="CharOverride-1">’, che si tratti della priorità che essa attribuisce</hi><hi rend="CharOverride-1"> alla conquista del potere, della crescente indifferenza alla realtà </hi><hi rend="CharOverride-1">del lavoro, delle pratiche neocorporative o della sottomissione all’imperativo </hi><hi rend="CharOverride-1">della governabilità (Supiot 2012).</hi></p><p rend="h2" ><hi>5. Conclusioni</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nella società contemporanea, parallelamente al </hi><hi rend="CharOverride-1">progresso tecnologico e ad un aumento di attività iper-qualificate e </hi><hi rend="CharOverride-1">specializzate, assistiamo ad una spinta verso la </hi><hi rend="italic CharOverride-1">deumanizzazione del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">l’impoverimento dell’umanità</hi><hi rend="CharOverride-1"> – economico ma anche sociale e</hi><hi rend="CharOverride-1"> culturale –, il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">saccheggio del pianeta e delle sue risorse</hi><hi rend="CharOverride-1">. A questi, va contrapposta una proposta chiara di integrazione </hi><hi rend="CharOverride-1">di nuovi diritti e tutele, per garantire un orizzonte di </hi><hi rend="CharOverride-1">giustizia al lavoro, all’umanità, alla democrazia e all’ambiente, </hi><hi rend="CharOverride-1">integrando nella visione per il futuro, nostro e del pianeta, </hi><hi rend="CharOverride-1">il senso del lavoro e la giustizia sociale.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La logica del</hi><hi rend="CharOverride-1"> compromesso e della compensazione sopracitata, l’alienazione della libertà </hi><hi rend="CharOverride-1">nel lavoro in cambio della sicurezza dell’occupazione, continua a</hi><hi rend="CharOverride-1"> dominare le proposte politiche della sinistra, seppur oggi siano </hi><hi rend="CharOverride-1">proprio la libertà e la conoscenza ad essere cruciali, nel</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro e nell’impresa contemporanei. Poiché le basi dello</hi><hi rend="CharOverride-1"> sviluppo sono l’innovazione e l’evoluzione delle conoscenze, il</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro è, ancor più che in passato, un fattore </hi><hi rend="CharOverride-1">chiave. L’investimento nella capacità di imparare, creare, scegliere, assumersi</hi><hi rend="CharOverride-1"> responsabilità, dovrebbe essere dunque prioritario.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Invece, come scrive Alain </hi><hi rend="CharOverride-1">Supiot, «questo investimento di lunga durata nelle capacità dei lavoratori</hi><hi rend="CharOverride-1"> va a scontrarsi con l’orizzonte corto dei mercati “autoregolati</hi><hi rend="CharOverride-1">”». Nel quadro di tale ‘autoregolazione’, i mercati spingono</hi><hi rend="CharOverride-1"> le imprese ad escludere lavoratori poco qualificati, o con</hi><hi rend="CharOverride-1"> qualificazione obsoleta, e a far prendere in carico alla </hi><hi rend="CharOverride-1">collettività il costo di questa esclusione, oltre che a ridurre</hi><hi rend="CharOverride-1"> il più possibile il costo del lavoro dei nuovi assunti</hi><hi rend="CharOverride-1">. Queste tendenze sono aggravate dalle politiche che mirano </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">a </hi><hi rend="CharOverride-1">ridurre i salari per i nuovi occupati, trasformando l’occupazione </hi><hi rend="CharOverride-1">in un interminabile periodo di prova, di oppressioni e di </hi><hi rend="CharOverride-1">insicurezza; ma accelerando, nel contempo, l’espulsione dei lavoratori anziani,</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">come sottolinea l’autore, citando a sua volta Bruno Trentin</hi><hi rend="CharOverride-1"> (2021b, 254).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Inoltre, la spinta ad accettare qualunque lavoro, prescindendo</hi><hi rend="CharOverride-1"> da salario, tempi e condizioni, contribuisce all’aumento del</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro povero nonché alla diminuzione della qualità, in una spirale</hi><hi rend="CharOverride-1"> che acuisce un circolo vizioso – soprattutto in alcuni Paesi, </hi><hi rend="CharOverride-1">come l’Italia, caratterizzati da una’ via bassa alla crescita</hi><hi rend="CharOverride-1">’. Questo ha profonde conseguenze, si pensi ad esempio </hi><hi rend="CharOverride-1">al lavoro su turni, alla possibilità di avere potere </hi><hi rend="CharOverride-1">sul proprio tempo e di gestire vita quotidiana e progettualità</hi><hi rend="CharOverride-1"> del futuro, e ai processi di alienazione che sono connessi</hi><hi rend="CharOverride-1"> alla mancanza di tempo per se stessi (Dordoni 2019, 2020).</hi><hi rend="CharOverride-1"> Tutele e diritti si stanno sgretolando e le disparità di</hi><hi rend="CharOverride-1"> potere sono sempre più favorevoli per la parte datoriale. Si</hi><hi rend="CharOverride-1"> tratta di temi all’ordine del giorno che chiamano in</hi><hi rend="CharOverride-1"> causa questioni ampie e connesse tra loro, dalle problematiche </hi><hi rend="CharOverride-1">legate a riconoscimento e redistribuzione (Honneth 2010, Fraser e Honneth </hi><hi rend="CharOverride-1">2020), alla condizione di alienazione generata dall’accelerazione sociale </hi><hi rend="CharOverride-1">(Rosa 2015).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Infine, la forte deregolamentazione, connessa ai processi di</hi><hi rend="CharOverride-1"> finanziarizzazione sul piano globale, fa da contraltare ad una</hi><hi rend="CharOverride-1"> immobilità forzata del diritto, poiché ancorato al locale. </hi><hi rend="CharOverride-1">Il mercato totale è globale, ma tutele e garanzie non</hi><hi rend="CharOverride-1"> lo sono. La politica europea e sovranazionale non ha </hi><hi rend="CharOverride-1">ancora trovato utili forme di regolazione e accordo, sia per</hi><hi rend="CharOverride-1"> quanto riguarda il lavoro, nella sua indissolubilità con l’</hi><hi rend="CharOverride-1">essere umano, sia per quanto riguarda le relazioni tra cittadini</hi><hi rend="CharOverride-1"> e ambiente, in un’ottica di mondializzazione. L’ambizios</hi><hi rend="CharOverride-1">o proposito, parafrasando Supiot, si muove su due fronti: da </hi><hi rend="CharOverride-1">un lato, rimettere il lavoro al cuore della politica </hi><hi rend="CharOverride-1">e la libertà umana al cuore del lavoro, e, </hi><hi rend="CharOverride-1">dall’altro, porre le basi per la convivenza democratica e </hi><hi rend="CharOverride-1">la coesistenza rispettosa dell’umanità con il suo ecumene.</hi></p><p rend="h2" ><hi>Riferimenti bibliografici</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Dordoni, Annalisa. 2019. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Sempre aperto. Lavorare su turni nella società dei servizi 24/7</hi><hi rend="CharOverride-1">. Sesto S. G.: Mimesis.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Dordoni, Annalisa. </hi><hi rend="CharOverride-1">2020. “Tempi e ritmi della vendita al cliente. 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