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        <title type="main" level="a">Philippe Van Parijs</title>
        <author>
          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0002-4404-3681" type="ORCID">
            <forename>Corrado</forename>
            <surname>Del Bò</surname>
            <placeName type="affiliation">University of Bergamo, Italy</placeName>
          </persName>
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          <resp>This is a section of <title>Idee di lavoro e di ozio per la nostra civiltà</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0319-7</idno>) by </resp>
          <name>Giovanni Mari, Francesco Ammannati, Brogi Stefano, Tiziana Faitini, Arianna Fermani, Francesco Seghezzi, Annalisa Tonarelli</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.129</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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            <p>Content licence CC BY 4.0</p>
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            <p>Metadata licence CC0 1.0</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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      <abstract xml:lang="en">
        <p>The text presents and discusses Philippe Van Parijs' idea of work and the vision of the labor market starting from his proposal for an unconditional basic income, to be attributed to everyone regardless of economic conditions and without work requirements.</p>
      </abstract>
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            <item>basic income</item>
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            <item>jobs</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.129<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.129" /></p>
      
      <p rend="h1_chapter">Philippe Van Parijs </p><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Corrado Del Bò</hi></p><p rend="h2" ><hi>1. Introduzione</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Philippe Van Parijs (1951) è un filosofo belga, professore emerito della Hoover Chair di Etica economica e sociale all’Università di Lovanio. Il suo nome è associato dal grande pubblico al </hi><hi rend="italic CharOverride-1">basic income</hi><hi rend="CharOverride-1">, un tema che </hi><hi rend="CharOverride-1">Van Parijs ha investigato sul piano teorico in numerosi scritti (tra i molti: Van Parijs 1995; Van Parijs e Vanderborght 2017), e che ha propugnato come misura di politica pubblica in numerose iniziative, la più importante delle quali è costituita dalla fondazione nel 1986 del BIEN, </hi><hi rend="CharOverride-1">il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Basic Income European Network</hi><hi rend="CharOverride-1"> (divenuto nel 2006 </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Basic Income Earth Network</hi><hi rend="CharOverride-1">).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Non si renderebbe tuttavia giustizia al lavoro scientifico di Van Parijs, se si trascurasse la cornice più ampia entro la quale si sono sviluppati i suoi ragionamenti sul </hi><hi rend="italic CharOverride-1">basic income</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">in primis</hi><hi rend="CharOverride-1"> i temi della società giusta (Van Parijs 1993; 1995b; si veda anche Arnsperberger e Van Parijs 2003) e della solidarietà (Van Parijs 1996), o quelli </hi><hi rend="CharOverride-1">percepiti come più laterali, ma di non minore rilievo, della giustizia linguistica (Van Parijs 2011) e della ‘giusta Europa’</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Van Parijs 2019).</hi></p><p rend="h2" ><hi>2. </hi><hi rend="italic">Basic income</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">«Per ricostruire la fiducia e la speranza nel futuro delle nostre società e del nostro mondo dobbiamo sovvertire il sapere consolidato, liberarci dei nostri pregiudizi e abbracciare nuove idee. Una di queste, semplice ma cruciale, è quella di un reddito di base incondizionato: una somma di denaro pagata regolarmente a tutti, su base individuale, indipendentemente dalla condizione economica e senza contropartite lavorative». L’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">incipit</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Van Parijs e Vanderborght (2017) non potrebbe essere più netto: il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">basic income</hi><hi rend="CharOverride-1">, reddito di base in italiano</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_182_1105-1110.html#footnote-004">1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="CharOverride-1">è al tempo stesso un’idea eretica e uno strumento di progresso sociale; e lo è anche nella misura in cui prova a mettere in discussione la concezione del lavoro </hi><hi rend="italic CharOverride-1">mainstream</hi><hi rend="CharOverride-1"> e a immaginare un diverso schema di funzionamento del mercato del lavoro.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Se infatti stabiliamo che, per il solo fatto di esistere ed essere parte di una comunità politica, le persone hanno diritto a </hi><hi rend="CharOverride-1">un trasferimento monetario e incondizionato</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_182_1105-1110.html#footnote-003">2</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, stiamo anche suggerendo una rottura evidente con una tradizione per cui il sostegno al reddito deve essere ‘selettivo’, cioè spettare solamente a chi non raggiunge una certa soglia di reddito, e ‘lavorista’</hi><hi rend="CharOverride-1">, cioè vincolato al perdurare di una situazione di disoccupazione involontaria; sicché, nel momento in cui il reddito crescesse oltre la soglia e/o le persone trovassero un lavoro, o viceversa lo rifiutassero divenendo così disoccupati volontari, verrebbe meno tale misura. Con il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">basic income</hi><hi rend="CharOverride-1"> le cose procederebbero diversamente: il cumulo con altri redditi è permesso e il requisito della non volontarietà della disoccupazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> non funge da discrimine tra chi ha diritto a percepirlo e chi no.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Van Parijs ha sviluppato nel corso degli anni un robusto apparato argomentativo (Van Parijs e Vanderborght 2017 ne costituisce una specie di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">summa</hi><hi rend="CharOverride-1">) a sostegno di queste tesi, che nei modelli di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">welfare</hi><hi rend="CharOverride-1"> europeo suonano appunto come eretiche, al fine di confutare le obiezioni più comuni che il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">basic income</hi><hi rend="CharOverride-1"> trascina con sé: da quelle sulla sostenibilità economica a quelle sulla fattibilità politica, passando per quello che ancora oggi sembra il fronte di resistenza più accanito, quello della giustificabilità etica (e che in realtà si ripercuote sulla realizzabilità). Del resto, sembra controintuitivo che le non abbondanti risorse che si possono spendere, o che comunque di fatto si spendono, nell’assistenza sociale non siano indirizzate esclusivamente a chi ne ha davvero bisogno ma vengano distribuite a pioggia a tutti</hi><hi rend="CharOverride-1">; e pare un’elementare violazione del principio di reciprocità consentire ad alcuni di beneficiare dei benefici della cooperazione sociale, in forma di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">basic income</hi><hi rend="CharOverride-1">, senza sostenere alcun onere, sottraendosi all’attività lavorativa. Utilizzando la felice sintesi di Van Parijs che dà il titolo a un suo celebre articolo, “Perché si dovrebbero mantenere i surfisti di Malibù?” (Van Parijs 1991).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Non entrerò in questa sede nel dettaglio dell’argomentazione di Van Parijs. Mi limito qui a ricordare che gli aspetti più strettamente filosofici sono stati da lui elaborati in Van Parijs (1995a), un libro la cui copertina non casualmente raffigura un surfista e il cui titolo, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Real Freedom for All</hi><hi rend="CharOverride-1">, dice già molto del contenuto: il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">basic income</hi><hi rend="CharOverride-1"> potrà essere giustificato nella misura in cui costituisse un elemento cardine per un assetto politico-istituzionale in cui tutti possiedono</hi><hi rend="CharOverride-1"> il più ampio sistema di libertà effettiva. Quanto invece agli aspetti più direttamente legati ai meccanismi di realizzazione, il testo di riferimento rimane il già menzionato Van Parijs e Vanderborght (2017), in cui il focus riguarda più direttamente il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">basic income</hi><hi rend="CharOverride-1">, in particolare le varie obiezioni, comprese quelle succintamente menzionate sopra, che questa misura inevitabilmente sollecita.</hi></p><p rend="h2" ><hi>3. </hi><hi>Lavoro</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Una delle ‘eresie’ che il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">basic income</hi><hi rend="CharOverride-1"> porta con sé concerne il lavoro. Esiste una lunga tradizione, filosofica e politica, che insiste sul ruolo nobilitante del lavoro, in termini non soltanto di strumento per garantirsi i mezzi di sussistenza, ma anche come strumento di inclusione sociale. Da almeno un paio di secoli vale infatti l’idea che è attraverso il lavoro libero che gli individui si emancipano e divengono soggetti </hi><hi rend="CharOverride-1">‘politici’: buona parte del pensiero socialista nel corso dei decenni si è pertanto adoperata per mostrare come il lavoro non sia libero sul piano sostanziale, pur essendolo su quello formale, e le lotte politiche e sindacali si sono fatte carico tra le altre cose di riconnettere i due piani.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">I</hi><hi rend="CharOverride-1">n questo senso, l’insistenza di Van Parijs sul </hi><hi rend="italic CharOverride-1">basic income</hi><hi rend="CharOverride-1"> sembra mutare sensibilmente il paradigma, poiché pare far propria la preoccupazione di dare reddito alle persone, senza che per questo sia necessario passare dalla ‘mediazione’ del lavoro.</hi><hi rend="CharOverride-1"> In realtà, Van Parijs sviluppa un ragionamento diverso, meno schematico se vogliamo, che nel corso del tempo si è arricchito di una pluralità di considerazioni, le quali, analizzate con un minimo di profondità storica, non sono affatto in contrasto tra loro ma si integrano vicendevolmente (se poi l’argomentazione sia nel complesso persuasiva è una questione che lascerò inevasa).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Una delle idee di fondo che Van Parijs porta avanti attraverso il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">basic income</hi><hi rend="CharOverride-1"> è provare a mettere in discussione la centralità del lavoro nelle società contemporanee a capitalismo avanzato e caratterizzate da elevato sviluppo tecnologico, allo scopo di favorire la transizione verso un equilibrio differente tra lavoro e tempo libero (qualunque cosa si intenda con ‘lavoro’ e ‘tempo libero’, e comunque si immagini su uno scenario sociale complessivo la loro interazione; questioni che non sono naturalmente di poco conto). Nello specifico, in </hi><hi rend="CharOverride-1">Van Parijs (1995a), dal momento che il problema consiste ancora principalmente nel replicare all’obiezione del surfista </hi><hi rend="italic CharOverride-1">free rider</hi><hi rend="CharOverride-1">, egli segnala che nelle società capitaliste vige un pregiudizio favorevole al lavoro, per cui quanti desiderano fare altro nella vita si trovano per questa ragione discriminati da un sistema che ne impone l’inclusione, perlomeno se vogliono beneficiare dei vantaggi della cooperazione sociale.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Significativo al riguardo è il fatto che Rawls</hi><hi rend="CharOverride-1"> (2001, 211), proprio discutendo dell’esempio del surfista di Malibù, arrivò a sostenere che il tempo libero deve essere incluso nella lista dei beni primari, in modo che chi sceglie tempo libero non remunerato invece della fatica lavorativa remunerata non finisca per pesare sulle spalle di chi invece a quella fatica si presta</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_182_1105-1110.html#footnote-002">3</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ma, afferma Van Parijs (1995a, 89-132</hi><hi rend="CharOverride-1">), la prospettiva rawlsiana sconta un difetto di impostazione: i posti di lavoro vanno infatti considerati come risorse esterne soggette a scarsità e la loro appropriazione da parte di alcuni deve dunque essere soggetta a una qualche forma di compensazione per chi ne resta escluso. Ne consegue che anche i posti di lavoro, secondo Van Parijs (1995a), devono essere </hi><hi rend="CharOverride-1">sottoposti a una tassazione i cui proventi devono essere distribuiti tra tutti; e tra questi ‘tutti’ vanno compresi anche coloro i quali a quei posti di lavoro non sono interessati, altrimenti continuerebbe a vigere il pregiudizio in favore di concezioni del bene fondate sulla centralità del lavoro.</hi></p><p rend="h2" ><hi>4. </hi><hi>Mercato del lavoro</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Van Parijs non si limita però a sostenere che il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">basic income</hi><hi rend="CharOverride-1"> non genera </hi><hi rend="italic CharOverride-1">free riding</hi><hi rend="CharOverride-1"> da parte chi sceglie di non lavorare nei confronti di chi sceglie invece di farlo. Tantomeno, si accontenta di dire che il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">basic income</hi><hi rend="CharOverride-1"> è uno strumento utile per garantire continuità nel reddito per chi, complici le trasformazioni economico-sociali di fine Novecento, si trova in condizioni di disoccupazione. Sebbene non vi sia dubbio che il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">basic income</hi><hi rend="CharOverride-1"> possa anche (parzialment</hi><hi rend="CharOverride-1">e) rimediare alla carenza di reddito determinata da situazioni di occupazione intermittente</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_182_1105-1110.html#footnote-001">4</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, la sua funzione non è di mero sostituto del reddito da lavoro; diversamente, del resto, non potrebbe essere denominata, come avviene nel sottotitolo di Van Parijs e Vanderborght (2017), ‘una proposta radicale’.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il punto-chiave è che, secondo Van Parijs, esistono oggi molti lavori </hi><hi rend="CharOverride-1">che sono palesemente sottopagati rispetto alla fatica e al tempo che richiedono: sono i </hi><hi rend="italic CharOverride-1">lousy jobs</hi><hi rend="CharOverride-1">, che le persone accettano perché costrette dal ‘ricatto del bisogno’, al quale evidentemente rimarrebbero sottoposte in sistemi di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">welfare</hi><hi rend="CharOverride-1"> caratterizzati da sussidi condizionati alla disponibilità lavorativa. Il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">basic income</hi><hi rend="CharOverride-1">, essendo incondizionato, inciderebbe su questa dinamica, lasciando le persone realmente libere di scegliere se accettare un lavoro oppure no, poiché un eventuale rifiuto non comporterebbe la perdita del trasferimento monetario.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Da questo punto di vista, il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">basic income</hi><hi rend="CharOverride-1">, secondo Van Parijs, </hi><hi rend="CharOverride-1">a livello individuale costituisce una forma di contropotere nelle relazioni sul mercato del lavoro, dal momento che attribuisce a ciascuno la libertà reale (di nuovo, ricordiamoci di Van Parijs 1995a) di decidere se entrare o meno in un rapporto lavorativo; a livello collettivo, invece, consentirebbe di sgombrare il campo da quei posti di lavoro ‘tossici’, che le persone accettano soltanto perché pressate da situazioni di difficoltà economica (Van Parijs e Vanderborght 2017, 22-3)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_182_1105-1110.html#footnote-000">5</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="h2" ><hi>5. Conclusioni</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Attorno alla triade reddito, libertà e lavoro si è giocata una delle più importanti partite non solo filosofiche ma anche politiche della modernità. La riflessione di </hi><hi rend="CharOverride-1">Van Parijs è un tentativo di ridefinire i rapporti interni di questa triade facendo ricorso a uno strumento molto concreto, il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">basic income</hi><hi rend="CharOverride-1">, che a suo giudizio potrebbe favorire una riconfigurazione di tali rapporti utile alla realizzazione di una società giusta. Se nuovi modelli di produzione e più in generale diversi assetti economico-sociali frappongono ostacoli sul percorso ‘classico’ lavoro-reddito-libertà, si tratterà di immaginare una strada alternativa</hi><hi rend="CharOverride-1">, che parta del reddito (di base) per ripensare il lavoro e il ruolo che deve avere nella vita delle persone, per riformare, nel senso che abbiamo visto, il mercato del lavoro, e continuare a offrire, su queste basi, concrete chance di liberazione agli individui.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Van Parijs non è un fautore della società del ‘non lavoro’, anche se a volte si ha l’impressione che egli tenda a sottovalutare l’importanza del lavoro come strumento di ‘costruzione del sé</hi><hi rend="CharOverride-1">’, sul piano individuale e sul piano sociale; tantomeno, egli punta a scorciatoie ideologiche tanto semplici in teoria quanto di difficile attuazione in pratica. Il suo radicalismo è riformista e, al contempo, il suo riformismo è radicale, poiché tutto dipende dall’inserimento del ‘granello di sabbia’ del </hi><hi rend="italic CharOverride-1">basic income</hi><hi rend="CharOverride-1"> nel sistema</hi><hi rend="CharOverride-1">, affinché quest’ultimo marci in una direzione più soddisfacente dal punto di vista della giustizia. Pertanto, se è indubbio che gli studi di Van Parijs sul </hi><hi rend="italic CharOverride-1">basic income</hi><hi rend="CharOverride-1"> sono di capitale importanza per chi volesse argomentare a sostegno di questa misura di politica pubblica, </hi><hi rend="CharOverride-1">uno sguardo più lungimirante dovrebbe illuminare anche il fatto che il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">basic income</hi><hi rend="CharOverride-1"> su cui tanto insiste Van Parijs può essere un grimaldello formidabile per scardinare alcuni presupposti delle società democratiche a capitalismo avanzato, ridefinendo la centralità che il lavoro occupa in esse e contribuendo a costruire un diverso mercato del lavoro, più equilibrato e in definitiva più giusto.</hi></p><p rend="h2" ><hi>Riferimenti bibliografici</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Arnsperberger, Christian, e Philippe Van Parijs. 2003. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Quanta diseguaglianza possiamo accettare?</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Etica economica e sociale</hi><hi rend="CharOverride-1">. Bologna</hi><hi rend="CharOverride-1">: Il Mulino (ed. orig. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Ethique économique et sociale</hi><hi rend="CharOverride-1">. Paris: La Découverte &amp; Syros, 2000).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Del Bò, Corrado. 2021. “Reddito di cittadinanza italiano e reddito di cittadinanza correttamente inteso. Chiarimenti concettuali e riflessioni etiche.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Contrasto alla povertà e rischio di esclusione sociale. Le misure di sostegno al reddito</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Maria Giovanna Greco, 89-105. Torino: Giappichelli.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="italic CharOverride-1">giustizia come equità al liberalismo politico</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Salvatore Veca, 204-33. Torino: Comunità (ed. orig. “The Priority of Right and Ideas of the Good</hi><hi rend="CharOverride-1">.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Philosophy &amp; Public Affairs</hi><hi rend="CharOverride-1"> 17, 1988, 4: 251-76).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Rawls, John. 1989. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Una teoria della giustizia</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di S. Maffettone. Milano: Feltrinelli (ed. orig. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">A Theory of Justice</hi><hi rend="CharOverride-1">. Cambridge (MA): The Belknap Press of Harvard University Press, 1971)</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Rawls, John. 2001. “La priorità del giusto e idee del bene.” In John Rawls, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Saggi. Dalla </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Van Parijs, Philippe, e Yannick Vanderborght. 2017. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">ll reddito di base. Una proposta radicale</hi><hi rend="CharOverride-1">. Bologna: il Mulino (ed. orig. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Basic income. A Radical Proposal for a Free Society and a Sane Economy</hi><hi rend="CharOverride-1">. Cambridge (MA): Harvard University Press).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Van Parijs, Philippe. 1991. “Why Surfers Should Be Fed. The Liberal Case for an Unconditional Basic Income.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Philosophy and Public Affairs</hi><hi rend="CharOverride-1"> 20</hi><hi rend="CharOverride-1">, 2: 101-31.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Van Parijs, Philippe. 1993. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Marxism Recycled</hi><hi rend="CharOverride-1">. Cambridge: Cambridge University Press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Van Parijs, Philippe. 1995a. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Real Freedom for All. What (if anything) can justifiy capitalism?</hi><hi rend="CharOverride-1"> Oxford: Clarendon Press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Van Parijs, Philippe. 1995b. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Che cos’è una società giusta?</hi><hi rend="CharOverride-1"> Firenze: Ponte alle Grazie. (ed. orig. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Qu’est-ce qu’une société juste? Introduction à la pratique de la philosophie politique</hi><hi rend="CharOverride-1">. Paris: Le Seuil, 1991).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Van Parijs, Philippe. 1996. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Refonder la solidarité</hi><hi rend="CharOverride-1">. Paris: Editions du Cerf.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Van Parijs, Philippe. 2011. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Linguistic justice for Europe and for the World</hi><hi rend="CharOverride-1">. Oxford &amp; New York: Oxford University Press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Van Parijs, Philippe. 2019. “Just Europe.”</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> Philosophy &amp; Public Affairs</hi><hi rend="CharOverride-1"> 47, 1: 5-36.</hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_182_1105-1110.html#footnote-004-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	In passato, nel dibattito italiano, a volte ci si è riferito al </hi><hi rend="italic CharOverride-1">basic</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">income</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">con l’espressione ‘reddito di cittadinanza’. Dopo l’approvazione del Decreto-legge n. 4 del 28 gennaio 2019, convertito con modificazioni dalla Legge n. 26 del 28 marzo 2019, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Disposizioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">urgenti</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">in</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">materia</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">di</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">reddito</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">di</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">cittadinanza</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">e</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">di</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">pensioni</hi><hi rend="CharOverride-1">, che ha istituito il reddito di cittadinanza in forma di trasferimento condizionato, è meglio ricorrere all’</hi><hi rend="CharOverride-1">espressione ‘reddito di base’ quale traduzione corretta di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">basic</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">income</hi><hi rend="CharOverride-1">. Sul punto sia consentito rimandare a Del Bò (2021).</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_182_1105-1110.html#footnote-003-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Questa definizione di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">basic</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">income</hi><hi rend="CharOverride-1"> è ancora relativamente generale e lascia aperte una serie di altre questioni quali per esempio: quale livello istituzionale lo deve finanziare, quello nazionale o quello sovranazionale? Dalla fiscalità generale o tramite una tassa di scopo? Spetta anche ai minorenni? Solamente ai cittadini o a tutti i residenti?</hi></p></item>
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					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_182_1105-1110.html#footnote-002-backlink">3</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Rawls (1989) definiva i beni primari come «mezzi per tutti i fini» e ne faceva l’oggetto della giustizia sociale, ciò che dunque le principali istituzioni sociali dovevano farsi carico di distribuire in misura egualitaria, a meno che una distribuzione inegualitaria non andasse a vantaggio dei meno avvantaggiati.</hi></p></item>
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					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_182_1105-1110.html#footnote-001-backlink">4</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Oltre che, per riprendere un tema caro alla riflessione femminista sul </hi><hi rend="italic CharOverride-1">basic</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">income</hi><hi rend="CharOverride-1">, costituire remunerazione per attività di cura non pagate (Van Parijs e Vanderborght 2017, 102-3).</hi></p></item>
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					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_182_1105-1110.html#footnote-000-backlink">5</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	È appena il caso di ricordare le polemiche che ciclicamente sorgono contro il reddito di cittadinanza introdotto nel 2019 nell’ordinamento italiano da parte di operatori di settori che faticano a trovare manodopera e che incolpano di questo il – a loro dire – troppo generoso succitato reddito di cittadinanza. Benché il reddito di cittadinanza italiano sia un trasferimento monetario condizionato e non sia dunque il </hi><hi rend="CharOverride-3">basic</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-3">income</hi><hi rend="CharOverride-1">, si potrebbe comunque osservare che, se quelle lamentele sono fondate, l’obiettivo del reddito di cittadinanza è stato allora raggiunto.</hi></p></item>
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        <listBibl>
          <head>References</head>
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          <bibl n="143981">Del B&amp;#242;, Corrado. 2021. “Reddito di cittadinanza italiano e reddito di cittadinanza correttamente inteso. Chiarimenti concettuali e riflessioni etiche.” In Contrasto alla povert&amp;#224; e rischio di esclusione sociale. Le misure di sostegno al reddito, a cura di Maria Giovanna Greco, 89-105. Torino: Giappichelli.</bibl>
          <bibl n="144387">giustizia come equit&amp;#224; al liberalismo politico, a cura di Salvatore Veca, 204-33. Torino: Comunit&amp;#224; (ed. orig. “The Priority of Right and Ideas of the Good.” Philosophy &amp;amp; Public Affairs 17, 1988, 4: 251-76).</bibl>
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          <bibl n="146857">Rawls, John. 2001. “La priorit&amp;#224; del giusto e idee del bene.” In John Rawls, Saggi. Dalla</bibl>
          <bibl n="144185">Van Parijs, Philippe, e Yannick Vanderborght. 2017. ll reddito di base. Una proposta radicale. Bologna: il Mulino (ed. orig. Basic income. A Radical Proposal for a Free Society and a Sane Economy. Cambridge (MA): Harvard University Press).</bibl>
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          <bibl n="145832">Van Parijs, Philippe. 1995a. Real Freedom for All. What (if anything) can justifiy capitalism? Oxford: Clarendon Press.</bibl>
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          <bibl n="147194">Van Parijs, Philippe. 1996. Refonder la solidarit&amp;#233;. Paris: Editions du Cerf.</bibl>
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          <bibl n="146994">Van Parijs, Philippe. 2019. “Just Europe.” Philosophy &amp;amp; Public Affairs 47, 1: 5-36.</bibl>
        </listBibl>
      </div>
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