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        <title type="main" level="a">Alienazione, patologie del lavoro e risonanza: prospettive di teoria critica</title>
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            <forename>Vando</forename>
            <surname>Borghi</surname>
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          <resp>This is a section of <title>Idee di lavoro e di ozio per la nostra civiltà</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0319-7</idno>) by </resp>
          <name>Giovanni Mari, Francesco Ammannati, Brogi Stefano, Tiziana Faitini, Arianna Fermani, Francesco Seghezzi, Annalisa Tonarelli</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.130</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
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          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>The third (Axel Honneth) and fourth generation (Rahel Jaeggi, Hartmut Rosa) of Frankfurt School authors introduced a significant breakthrough in Critical Theory. The key points of this change consist in the resumption of the critique of capitalism as a social system, in the non-paternalistic consideration of the experiences of the subjects participating in the observed social phenomena and in the refocusing of labour and its pathologies (alienation in particular) in the elaboration of Critical Theory.</p>
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            <item>Critical theory</item>
            <item>alienation</item>
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            <item>capitalism</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.130<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.130" /></p>
      
      <p rend="h1_chapter">Alienazione, patologie del lavoro e risonanza: prospettive di teoria critica</p><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Vando</hi><hi rend="CharOverride-1"> Borghi</hi></p><p rend="h2" ><hi>1. Introduzione</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Con questa ricognizione</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_183_1111-1120.html#footnote-009">1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> vorrei richiamare, in termini </hi><hi rend="CharOverride-1">estremamente sintetici, alcuni temi sviluppati nel corso dell’evoluzione della </hi><hi rend="CharOverride-1">teoria critica della Scuola di Francoforte. Quest’ultima, infatti, costituisce, </hi><hi rend="CharOverride-1">più che un archivio, un cantiere attivo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_183_1111-1120.html#footnote-008">2</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> e indispensabile a</hi><hi rend="CharOverride-1"> qualsiasi lettura della realtà sociale che non intenda rassegnarsi a</hi><hi rend="CharOverride-1">lla mera riproduzione delle sue rappresentazioni dominanti. In particolare, vedremo</hi><hi rend="CharOverride-1"> come il tema del lavoro, dopo essere sostanzialmente uscito dal</hi><hi rend="CharOverride-1"> cuore delle analisi, è poi invece venuto acquisendo una crescente</hi><hi rend="CharOverride-1"> centralità negli sviluppi degli ultimi quarant’anni della teoria. Il</hi><hi rend="CharOverride-1"> percorso della riflessione si snoderà attraverso tre passaggi principali. In</hi><hi rend="CharOverride-1"> primo luogo, verranno individuati alcuni elementi concettuali e alcuni riferimenti</hi><hi rend="CharOverride-1"> analitici su cui converge un gruppo ampio di partecipanti appunto</hi><hi rend="CharOverride-1"> al cantiere della teoria critica, un insieme di studiosi che</hi><hi rend="CharOverride-1"> peraltro, della Scuola, travalica ampiamente i confini, siano essi</hi><hi rend="CharOverride-1"> quelli della nazionalità o piuttosto quelli della linea diretta di</hi><hi rend="CharOverride-1"> trasmissione dell’appartenenza ad essa. Successivamente, saranno ricostruite le</hi><hi rend="CharOverride-1"> ragioni e le modalità attraverso le quali al lavoro viene</hi><hi rend="CharOverride-1"> riconferita quella centralità nell’esperienza che gli individui fanno della</hi><hi rend="CharOverride-1"> propria relazione con il mondo e con sé stessi, centralità</hi><hi rend="CharOverride-1"> che risulta indispensabile per comprendere le specificità ed i paradossi</hi><hi rend="CharOverride-1"> della modernizzazione capitalistica nella fase del neoliberismo. Infine, mi </hi><hi rend="CharOverride-1">concentrerò sulle prospettive analitiche offerte dall’ultima generazione della Scuola </hi><hi rend="CharOverride-1">di Francoforte, che fa dell’analisi delle patologie del lavoro, </hi><hi rend="CharOverride-1">cioè della condizione di alienazione, e della ricerca delle condizioni </hi><hi rend="CharOverride-1">di relazione con il mondo e con sé stessi in </hi><hi rend="CharOverride-1">grado di ridurre al minimo l’esperienza di alienazione, il </hi><hi rend="CharOverride-1">terreno determinante per l’ulteriore sviluppo della teoria critica.</hi></p><p rend="h2" ><hi>2. Terreni</hi><hi> di convergenza</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Come ha giustamente argomentato Giorgio Fazio (2020), il</hi><hi rend="CharOverride-1"> ritorno a Francoforte che si manifesta in una accresciuta </hi><hi rend="CharOverride-1">attenzione all’imprescindibile patrimonio di analisi critica cui avevano dato </hi><hi rend="CharOverride-1">corpo autori come Adorno, Horkheimer, Marcuse e altri, non consiste</hi><hi rend="CharOverride-1"> in una mera riscoperta di un sapere già confezionato. In</hi><hi rend="CharOverride-1"> effetti, «non è possibile fare ritorno a Francoforte senza prima</hi><hi rend="CharOverride-1"> esserne partiti», non è possibile, cioè, rimettere mano a</hi><hi rend="CharOverride-1"> quella prospettiva in cui la ricerca sociale e la sua</hi><hi rend="CharOverride-1"> valenza politica sono strutturalmente intrecciate, senza aver profondamente ridiscusso «</hi><hi rend="CharOverride-1">alcune premesse che operavano, spesso in forma irriflessa, nei tracciati </hi><hi rend="CharOverride-1">teorici della prima generazione della Scuola di Francoforte e che </hi><hi rend="CharOverride-1">sono potute divenire l’oggetto di molte critiche» (Fazio 2020,</hi><hi rend="CharOverride-1"> 12).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">D’altra parte si tratta di un percorso evolutivo </hi><hi rend="CharOverride-1">che ha conosciuto da tempo fratture e soluzioni di continuità. </hi><hi rend="CharOverride-1">Senza entrare nel dettaglio di una ricostruzione complessa</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_183_1111-1120.html#footnote-007">3</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> che non</hi><hi rend="CharOverride-1"> è obbiettivo di questo breve capitolo, è possibile comunque </hi><hi rend="CharOverride-1">collocare l’avvio di questo percorso di rielaborazione nella rottura </hi><hi rend="CharOverride-1">con cui Jürgen Habermas prese le distanze dai propri stessi </hi><hi rend="CharOverride-1">maestri Adorno e Horkheimer, rottura che ha fondamentalmente riguardato un </hi><hi rend="CharOverride-1">tema che, non a caso, costituisce un terreno chiave di </hi><hi rend="CharOverride-1">discussione anche per la generazione più recente della Scuola di </hi><hi rend="CharOverride-1">Francoforte, vale a dire quella della natura e della definizione </hi><hi rend="CharOverride-1">dei fondamenti normativi della teoria critica e del ruolo degli </hi><hi rend="CharOverride-1">attori comuni nella genesi della critica. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Proprio il tema della</hi><hi rend="CharOverride-1"> relazione tra la teoria critica e gli attori sociali, interpretato</hi><hi rend="CharOverride-1"> nella direzione di un superamento di prospettive che tendono ad</hi><hi rend="CharOverride-1"> assumere questi ultimi come oggetti inerti dei processi di trasformazione</hi><hi rend="CharOverride-1">, diviene patrimonio fondativo già a partire dalla terza generazione </hi><hi rend="CharOverride-1">della Scuola di Francoforte. Axel Honneth, allievo di Habermas, sottolinea</hi><hi rend="CharOverride-1"> che non esiste alcuna possibilità di ritornare alle posizioni che</hi><hi rend="CharOverride-1"> hanno preceduto la svolta comunicativa di Habermas, poiché la prospettiva</hi><hi rend="CharOverride-1"> dei fondatori della teoria critica implicava una «squalificazione delle competenze</hi><hi rend="CharOverride-1"> degli attori ordinari» (Boltanski, Honneth, e Celikates 2014, 566-67</hi><hi rend="CharOverride-1">). Allo stesso tempo, la critica della prospettiva habermasiana, in</hi><hi rend="CharOverride-1"> quanto opera a sua volta «un’astrazione dal terreno concreto</hi><hi rend="CharOverride-1"> delle esperienze morali dei soggetti» (Fazio 2020, 209), è alla</hi><hi rend="CharOverride-1"> base dell’interpretazione della teoria critica elaborata da Honneth (2002;</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2019) sulla ‘teoria del riconoscimento’. Il tema della relazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> tra la teoria critica e gli attori sociali dei quali</hi><hi rend="CharOverride-1"> indaga le condizioni di vita è dunque di estremo rilievo</hi><hi rend="CharOverride-1">: esso non solo rimane tale nella quarta generazione di </hi><hi rend="CharOverride-1">questa tradizione teorica, ma costituisce anche un terreno di incontro</hi><hi rend="CharOverride-1"> con altre prospettive di ricerca, in primo luogo quella </hi><hi rend="CharOverride-1">della sociologia pragmatica francese di Luc Boltanski e Laurent Thevenot </hi><hi rend="CharOverride-1">(Boltanski, Honneth, e Celikates 2014; Honneth 2010).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un ulteriore terreno </hi><hi rend="CharOverride-1">di interazione da cui derivano contributi importanti all’evoluzione più </hi><hi rend="CharOverride-1">recente della teoria critica è il lavoro di Karl Polanyi </hi><hi rend="CharOverride-1">(Fazio 2020, 286-308). La lettura polanyiana della dinamica processuale</hi><hi rend="CharOverride-1"> che caratterizza il rapporto tra democrazia e mercato capitalistico viene</hi><hi rend="CharOverride-1"> ripresa da autori diversi ma accomunati dall’interesse a rialimentare</hi><hi rend="CharOverride-1"> la teoria critica del capitalismo, quali lo stesso Honneth, </hi><hi rend="CharOverride-1">Wolfgang Streeck (formatosi anch’egli con Adorno e Habermas) e </hi><hi rend="CharOverride-1">Nancy Fraser (che realizza con l’allieva di Honneth, Rahel </hi><hi rend="CharOverride-1">Jaeggi, una ricognizione del capitalismo contemporaneo che interagisce intensamente con</hi><hi rend="CharOverride-1"> la teoria critica; vedi Fraser 2019). La ricostruzione della </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Grande trasformazione </hi><hi rend="CharOverride-1">(Polanyi 2000), secondo cui la mercificazione del denaro,</hi><hi rend="CharOverride-1"> della moneta e soprattutto, per quanto ci riguarda, del lavoro,</hi><hi rend="CharOverride-1"> produce profonde reazioni da parte del corpo sociale e </hi><hi rend="CharOverride-1">della sua struttura istituzionale (la cui natura ambivalente è oggetto </hi><hi rend="CharOverride-1">di discussione da parte degli autori citati), contribuisce a sua </hi><hi rend="CharOverride-1">volta a determinare alcuni degli aspetti che la quarta generazione </hi><hi rend="CharOverride-1">della Scuola di Francoforte (Rahel Jaeggi, Hartmut Rosa) incorpora nell’</hi><hi rend="CharOverride-1">elaborazione delle proprie proposte analitiche. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In via estremamente </hi><hi rend="CharOverride-1">sintetica, gli elementi comuni agli autori della terza e quarta </hi><hi rend="CharOverride-1">generazione consistono nello sviluppo di un approccio non paternalistico alla</hi><hi rend="CharOverride-1"> critica e alla capacità degli attori sociali di contribuire essi</hi><hi rend="CharOverride-1"> stessi alla formulazione di alcune sue istanze</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_183_1111-1120.html#footnote-006">4</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">; nello spostamento</hi><hi rend="CharOverride-1"> dell’attenzione dalle radici soggettive della lotta politica e delle</hi><hi rend="CharOverride-1"> rivendicazioni in essa espresse alle dimensioni più oggettive delle contraddizioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> sistemiche (Fazio 2020, 284); nella considerazione che occorra rilanciare «l</hi><hi rend="CharOverride-1">’idea originale di una teoria critica come progetto interdisciplinare volto</hi><hi rend="CharOverride-1"> a cogliere la società come una totalità» (Fraser 2019,</hi><hi rend="CharOverride-1"> 20); nella conferma che il compito di tale teoria </hi><hi rend="CharOverride-1">sia di diagnosticare le «patologie sociali»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_183_1111-1120.html#footnote-005">5</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> rilevate alla luce </hi><hi rend="CharOverride-1">di criteri normativi immanenti e dunque rinvenibili nelle esperienze morali </hi><hi rend="CharOverride-1">dei soggetti; nella riaffermazione della finalità di tale teoria,</hi><hi rend="CharOverride-1"> scivolata sempre più in secondo piano nella prospettiva habermasiana, consistente</hi><hi rend="CharOverride-1"> nella critica del capitalismo (Fazio 2020, 285).</hi></p><p rend="h2" ><hi>3. Rimettere il</hi><hi> lavoro al centro</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il superamento della concezione habermasiana – in </hi><hi rend="CharOverride-1">cui il lavoro è diluito nell’economia in generale, diventando </hi><hi rend="CharOverride-1">così una componente tra le altre dell’agire strumentale – </hi><hi rend="CharOverride-1">costituisce uno degli aspetti che caratterizzano la svolta impressa nella </hi><hi rend="CharOverride-1">terza generazione della Scuola di Francoforte. Axel Honneth (2011) aveva </hi><hi rend="CharOverride-1">infatti già posto, ormai più di quaranta anni fa, le </hi><hi rend="CharOverride-1">basi teoriche per ristabilire le valenze morali e normative, nonché </hi><hi rend="CharOverride-1">l’accezione emancipativa del lavoro</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_183_1111-1120.html#footnote-004">6</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. «Ho preso progressivamente distanza </hi><hi rend="CharOverride-1">dalla caratterizzazione habermasiana del lavoro come agire strumentale», afferma </hi><hi rend="CharOverride-1">Honneth (2010b, 1), dal momento che tale definizione rende</hi><hi rend="CharOverride-1"> «sempre più difficile la possibilità di una caratterizzazione emancipativa della</hi><hi rend="CharOverride-1"> sfera produttiva umana». Più in generale, Honneth (2021) </hi><hi rend="CharOverride-1">lamenta che la teoria democratica contemporanea risulti caratterizzata «da una </hi><hi rend="CharOverride-1">marcata tendenza a dimenticare che le chance di partecipazione democratica </hi><hi rend="CharOverride-1">siano dipendenti da rapporti di lavoro giusti, ben strutturati e </hi><hi rend="CharOverride-1">soddisfacenti» (Honneth 2021). L’interpretazione della teoria critica avanzata da </hi><hi rend="CharOverride-1">Honneth riconferisce invece piena centralità al lavoro: da un </hi><hi rend="CharOverride-1">lato, essa si smarca dall’evoluzione che l’analisi ha </hi><hi rend="CharOverride-1">assunto in seguito all’avvento dell’organizzazione scientifica taylorista, per </hi><hi rend="CharOverride-1">cui al posto «della sociologia del lavoro di stampo teorico-culturale, </hi><hi rend="CharOverride-1">si fa strada da questo momento in poi una sociologia </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’industria e dell’organizzazione prosciugata di ogni principio normativo» </hi><hi rend="CharOverride-1">(Honneth 2011, 63)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_183_1111-1120.html#footnote-003">7</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Dall’altro, si ricollega alla radice</hi><hi rend="CharOverride-1"> marxiana della teoria critica, riaffermando l’attribuzione di una </hi><hi rend="CharOverride-1">valenza emancipatrice che il lavoro può incorporare, in quanto esperienza</hi><hi rend="CharOverride-1"> morale e sociale, valenza che in Marx risultava tuttavia insufficientemente</hi><hi rend="CharOverride-1"> elaborata per essere all’altezza delle trasformazioni del lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">industriale capitalista (Honneth 2011).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In questa prospettiva, Honneth (2020) si allontana</hi><hi rend="CharOverride-1"> da quella linea di teoria politica e sociale, tracciabile</hi><hi rend="CharOverride-1"> dall’opera di Alexis de Toqueville fino a quella di</hi><hi rend="CharOverride-1"> Hanna Arendt, secondo la quale la coesione del corpo </hi><hi rend="CharOverride-1">sociale è fondata sulla collaborazione politica e sul modo in </hi><hi rend="CharOverride-1">cui i cittadini interagiscono nella cornice che quella collaborazione attiva,</hi><hi rend="CharOverride-1"> riconnettendosi piuttosto ad una prospettiva di pensiero, che passa</hi><hi rend="CharOverride-1"> attraverso Emile Durkheim e Karl Marx, in cui la </hi><hi rend="CharOverride-1">coesione sociale è strettamente connessa al (la divisione sociale del) </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro. Viene così esplicitamente riaffermato lo stretto legame tra il </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro e le basi sociali della stessa democrazia: </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">fino a </hi><hi rend="CharOverride-1">quando non si cambierà nulla nella forma attuale della divisione </hi><hi rend="CharOverride-1">del lavoro, fino a quando accetteremo che i lavoratori di </hi><hi rend="CharOverride-1">molti settori siano sottopagati, senza potere e caricati di pesi </hi><hi rend="CharOverride-1">eccessivi, fino a quando non riusciremo a contrastare l’impoverimento </hi><hi rend="CharOverride-1">intellettuale e spirituale di innumerevoli sfere del mondo del lavoro, </hi><hi rend="CharOverride-1">continueremo a precludere a una buona metà della popolazione l’</hi><hi rend="CharOverride-1">esercizio attuale del loro diritto alla partecipazione democratica (Honneth 2020, </hi><hi rend="CharOverride-1">114).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Si tratta di un riorientamento della teoria critica che ha</hi><hi rend="CharOverride-1"> effetti a largo raggio, non solo tra gli allievi diretti</hi><hi rend="CharOverride-1"> di quella scuola, ma più in generale anche nella </hi><hi rend="CharOverride-1">sua ricezione all’estero. Successivamente alla sua nomina alla direzione </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’Istituto per la ricerca sociale francofortese (2001), infatti, Honneth</hi><hi rend="CharOverride-1"> avvia un programma interdisciplinare centrato sui «paradossi della modernizzazione capitalistica</hi><hi rend="CharOverride-1">» (Fazio 2020, 214; Salonia e Fath 2006, 47-8), vale </hi><hi rend="CharOverride-1">a dire sui processi attraverso i quali nel neoliberismo proprio </hi><hi rend="CharOverride-1">il perseguimento di quegli obiettivi di modernizzazione e individualizzazione così </hi><hi rend="CharOverride-1">come affermati nella fase del capitalismo organizzato (cui si riferiva </hi><hi rend="CharOverride-1">ancora la </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Teoria dell’agire comunicativo</hi><hi rend="CharOverride-1"> habermasiana) si capovolge paradossalmente </hi><hi rend="CharOverride-1">nell’impossibilità di realizzarli. Nella cornice di tale evoluzione storica, </hi><hi rend="CharOverride-1">il processo di soggettivazione diviene esso stesso un pre-requisito sistemico </hi><hi rend="CharOverride-1">e un fattore di produzione. Scrivono Hartmann e Honneth (2006,</hi><hi rend="CharOverride-1"> 45): </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Il criterio più importante per descrivere questo nuovo capitalismo è la disponibilità ad applicare autonomamente le proprie</hi><hi rend="CharOverride-1"> abilità e risorse emotive al servizio di progetti individualizzati. In</hi><hi rend="CharOverride-1"> questo modo, il lavoratore diviene un </hi><hi rend="italic CharOverride-1">entreployee </hi><hi rend="CharOverride-1">o imprenditore esso</hi><hi rend="CharOverride-1"> stesso; non più indotto a partecipare alle pratiche capitaliste da</hi><hi rend="CharOverride-1"> costrizioni o incentivi esterni, è in certo modo auto-motivato</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_183_1111-1120.html#footnote-002">8</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi></p><p rend="h2" ><hi>4. Patologie del lavoro contemporaneo</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È proprio la lettura attenta delle</hi><hi rend="CharOverride-1"> condizioni di lavoro nel capitalismo contemporaneo, delle continuità ma anche</hi><hi rend="CharOverride-1"> delle discontinuità con le fasi precedenti della modernizzazione capitalista, </hi><hi rend="CharOverride-1">così come messe a fuoco nel programma di ricerca sui «</hi><hi rend="CharOverride-1">paradossi della modernizzazione capitalistica», ad alimentare l’attenzione alle </hi><hi rend="CharOverride-1">patologie del lavoro contemporaneo nella quarta generazione della Scuola di </hi><hi rend="CharOverride-1">Francoforte. Si tratta di una prospettiva che trova riscontro in </hi><hi rend="CharOverride-1">un ampio ed eterogeneo raggio di indagini che hanno (ri)messo </hi><hi rend="CharOverride-1">a fuoco le forme di sofferenza generate dalle logiche della </hi><hi rend="CharOverride-1">nuova fase neoliberista del capitalismo: la «corruzione del carattere» (Sennett)</hi><hi rend="CharOverride-1"> e la vulnerabilità prodotte dallo sgretolamento «società salariale» (Castel); la</hi><hi rend="CharOverride-1"> condizione di strutturale «stanchezza» (Byung-Chul Han), il dilagare della depressione</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Ehrenberg) e di sofferenza (Dejours) prodotta da condizioni di lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> in cui gli individui diventano macchine prestazionali; le trasformazioni dello</hi><hi rend="CharOverride-1"> sfruttamento nel «nuovo spirito del capitalismo» (Boltanski e Chiapello</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_183_1111-1120.html#footnote-001">9</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">)</hi><hi rend="CharOverride-1"> e la strumentalizzazione delle dimensioni emozionali nei servizi, per non</hi><hi rend="CharOverride-1"> fare che alcuni degli esempi richiamati da Rahel Jaeggi (2017),</hi><hi rend="CharOverride-1"> cui si potrebbero aggiungere le ormai numerose ricerche sui temi</hi><hi rend="CharOverride-1"> del lavoro nel «capitalismo delle infrastrutture»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_183_1111-1120.html#footnote-000">10</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Sulla scorta </hi><hi rend="CharOverride-1">di queste indagini ed altre ancora, nonché del riorientamento della</hi><hi rend="CharOverride-1"> teoria critica impostato da Axel Honneth, la quarta generazione della</hi><hi rend="CharOverride-1"> Scuola di Francoforte condivide un forte interesse a riprendere la</hi><hi rend="CharOverride-1"> problematica, ampiamente caduta in disuso nelle scienze sociali, dell’alienazione.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Da un lato, Rahel Jaeggi (2017) ha dedicato un approfondito </hi><hi rend="CharOverride-1">percorso teorico a riformulare radicalmente i criteri concettuali e i </hi><hi rend="CharOverride-1">parametri normativi su cui era fondata la vecchia critica dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">alienazione e che le trasformazioni del «capitalismo democratico», per </hi><hi rend="CharOverride-1">usare la terminologia di Streeck, e a maggior ragione la </hi><hi rend="CharOverride-1">fase contemporanea del capitalismo neoliberista avevano reso inservibili. Dall’altro, </hi><hi rend="CharOverride-1">anche Hartmut Rosa colloca il tema dell’alienazione alla base </hi><hi rend="CharOverride-1">della sua analisi e dei suoi successivi sviluppi. Stabilito che </hi><hi rend="CharOverride-1">il punto di partenza della teoria critica deve essere «la </hi><hi rend="CharOverride-1">reale sofferenza umana» e che la sua base normativa va «</hi><hi rend="CharOverride-1">sempre saldamente ancorata nell’esperienza concreta degli attori sociali» (Rosa </hi><hi rend="CharOverride-1">2015, 56), Rosa interpreta l’alienazione, in una prima</hi><hi rend="CharOverride-1"> fase della sua elaborazione, come la patologia sociale propria di</hi><hi rend="CharOverride-1"> un processo di modernizzazione caratterizzato dalla ‘accelerazione’ (tecnologica, del mutamento</hi><hi rend="CharOverride-1"> sociale e del ritmo di vita). Successivamente, giunto alla considerazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> che «una volta messo in moto, il regime moderno dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’accelerazione sociale tende a superare una soglia critica oltre la</hi><hi rend="CharOverride-1"> quale si trasforma in un sistema che alimenta se stesso</hi><hi rend="CharOverride-1">» (Fazio 2020, 370), Rosa individua nel regime di «stabilizzazione dinamica</hi><hi rend="CharOverride-1">» (di cui l’accelerazione è una componente), la caratteristica </hi><hi rend="CharOverride-1">centrale della condizione in cui ci troviamo. La «relazione con </hi><hi rend="CharOverride-1">il mondo» diviene il l’oggetto principale dello sviluppo più </hi><hi rend="CharOverride-1">recente della teoria critica di Hartmut Rosa (2019; 2020), nel </hi><hi rend="CharOverride-1">quadro della quale l’alienazione risulta essere la patologia sociale </hi><hi rend="CharOverride-1">in cui i soggetti si trovano laddove vengono loro negate </hi><hi rend="CharOverride-1">le condizioni per accedere alla ‘buona vita’, quella cioè </hi><hi rend="CharOverride-1">in cui è possibile fare esperienza della ‘risonanza’ con il </hi><hi rend="CharOverride-1">mondo. «Se l’accelerazione è il problema, la risonanza potrebbe </hi><hi rend="CharOverride-1">allora esserne la soluzione» (Rosa 2019, 14), laddove quest’</hi><hi rend="CharOverride-1">ultima consiste in una relazione dialogica e responsiva tra l’</hi><hi rend="CharOverride-1">individuo e il mondo – parti di esso – nella </hi><hi rend="CharOverride-1">quale viene fatta esperienza di un cambiamento (che riguarda se </hi><hi rend="CharOverride-1">stessi, ma anche il mondo) per ragioni che sfuggono a</hi><hi rend="CharOverride-1"> logiche strumentali e/o di controllo (Rosa 2017, 28-34). Esperienza di</hi><hi rend="CharOverride-1"> risonanza della quale il lavoro costituisce uno degli «assi diagonali</hi><hi rend="CharOverride-1">» (Rosa 2019, 233-37). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un’attenzione specifica al lavoro, p</hi><hi rend="CharOverride-1">er quanto formulata a partire da interpretazioni parzialmente differenti (cfr.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Jaeggi 2017, 341-42) accomuna significativamente i più recenti sviluppi</hi><hi rend="CharOverride-1"> della teoria critica. Il lavoro, immerso «in una fitta</hi><hi rend="CharOverride-1"> rete di relazioni etiche, di aspettative normative e di condizioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> […] che possono essere o meno soddisfatte» è importante non</hi><hi rend="CharOverride-1"> in quanto tale, ma in ragione della sua qualità e</hi><hi rend="CharOverride-1"> delle sue condizioni di realizzazione, vale a dire «ciò che</hi><hi rend="CharOverride-1"> è importante non è semplicemente un lavoro senza sfruttamento, bensì</hi><hi rend="CharOverride-1"> un lavoro senza alienazione» (Jaeggi 2020, 27). L’alienazione, come</hi><hi rend="CharOverride-1"> «relazione in assenza di relazione» (Jaeggi 2017), si estende </hi><hi rend="CharOverride-1">anche al di là della sfera lavorativa. Tuttavia quest’ultima </hi><hi rend="CharOverride-1">ha un ruolo determinante nella vita delle persone: la «patologia</hi><hi rend="CharOverride-1"> del capitalismo è che attraverso questa </hi><hi rend="italic CharOverride-1">reificazione </hi><hi rend="CharOverride-1">del lavoro, esso</hi><hi rend="CharOverride-1"> prosciuga un essenziale serbatoio di risonanza nella vita umana» (Rosa</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2019, 235); ciononostante, il fatto che il lavoro continui </hi><hi rend="CharOverride-1">comunque a rimane un’esperienza determinante nella vita delle </hi><hi rend="CharOverride-1">persone, significa che la «relazione di risonanza che il lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> fornisce è così fondamentale che anche il capitalismo non può</hi><hi rend="CharOverride-1"> semplicemente ammutolirla» (Rosa 2019, 235). Che si tratti di </hi><hi rend="CharOverride-1">dilatare le condizioni nelle quali i lavoratori possano (ri)appropriarsi delle «</hi><hi rend="CharOverride-1">risorse universali» nella cui produzione e riproduzione consiste il lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">(Jaeggi 2017; 2020), o che si debbano moltiplicare le condizioni </hi><hi rend="CharOverride-1">in cui anche nel lavoro siano sperimentabili relazioni di risonanza </hi><hi rend="CharOverride-1">(con se stessi, con gli altri e con il mondo), </hi><hi rend="CharOverride-1">da distinguere con attenzione dalle strumentali (e alienate) circostanze in </hi><hi rend="CharOverride-1">cui ‘l’ingranaggio siamo noi’, il lavoro, le sue</hi><hi rend="CharOverride-1"> trasformazioni e l’esperienza che ne fanno i soggetti ha</hi><hi rend="CharOverride-1"> riacquistato un posto di estrema rilevanza nella forme rinnovate della</hi><hi rend="CharOverride-1"> teoria critica contemporanea. </hi></p><p rend="h2" ><hi>5. Per non concludere: il cantiere aperto</hi><hi> della teoria critica</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ovviamente, non ho né lo spazio e </hi><hi rend="CharOverride-1">tantomeno l’autorevolezza per sigillare questa sintetica ricognizione con delle </hi><hi rend="CharOverride-1">conclusioni. Piuttosto, si tratta di tentare di ‘pensare con’ </hi><hi rend="CharOverride-1">le chiavi interpretative che la teoria critica ci offre, accostandoci </hi><hi rend="CharOverride-1">in particolare a quei terreni di elaborazione che ci sembrano </hi><hi rend="CharOverride-1">più promettenti. In questo senso, del resto come sempre, i </hi><hi rend="CharOverride-1">confini della teoria – il rapporto con la proposta teorica </hi><hi rend="CharOverride-1">della sociologia pragmatica francese, il dibattito con Nancy Fraser, il</hi><hi rend="CharOverride-1"> confronto con il lavoro di Karl Polanyi – sembrano particolarmente</hi><hi rend="CharOverride-1"> interessanti e consentono di sviluppare direzioni di approfondimento di grande</hi><hi rend="CharOverride-1"> interesse: il ruolo dell’esperienza dei soggetti e delle loro</hi><hi rend="CharOverride-1"> capacità critiche nella elaborazione di critica immanente al capitalismo; </hi><hi rend="CharOverride-1">l’attenzione alle dimensioni strutturali e materiali del modo in </hi><hi rend="CharOverride-1">cui il capitalismo si va innovando e, di conseguenza, al </hi><hi rend="CharOverride-1">modo in cui il lavoro umano svolge in esso un </hi><hi rend="CharOverride-1">ruolo particolarmente importante, non solo come spazio in cui è </hi><hi rend="CharOverride-1">possibile cogliere l’esperienza delle patologie che in esso si </hi><hi rend="CharOverride-1">riproducono, ma anche ambito in cui si evidenzia l’«</hi><hi rend="CharOverride-1">ostinazione» (Kluge e Negt 2014) a cercare forme di emancipazione. Le</hi><hi rend="CharOverride-1"> ricerche di Jaeggi e di Rosa, a tale proposito, risultano</hi><hi rend="CharOverride-1"> ricche di stimoli e di idee che possono essere ulteriormente</hi><hi rend="CharOverride-1"> sviluppate.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Forse, mi limito qui a porre a lato di </hi><hi rend="CharOverride-1">un imponente edificio teorico una possibile pista di ricerca, potrebbe</hi><hi rend="CharOverride-1"> essere interessante compiere uno sforzo ulteriore, in direzione di un</hi><hi rend="CharOverride-1"> decentramento del punto di vista umano e del superamento di</hi><hi rend="CharOverride-1"> un orizzonte di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">world-making</hi><hi rend="CharOverride-1">, nel quale cioè si saldano </hi><hi rend="CharOverride-1">produzione di conoscenza e trasformazione del mondo, oramai profondamente distor</hi><hi rend="CharOverride-1">to dalla prospettiva dell’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">homo faber </hi><hi rend="CharOverride-1">(Borghi, in corso di </hi><hi rend="CharOverride-1">stampa). La drammatica crisi ecosistemica, che si manifesta in forme</hi><hi rend="CharOverride-1"> sempre più intense, dirette o indirette che siano, modifica i</hi><hi rend="CharOverride-1"> termini stessi con cui si è cercato di comprendere (e</hi><hi rend="CharOverride-1"> intervenire su) l’evoluzione del capitalismo. Si modificano cioè le</hi><hi rend="CharOverride-1"> categorie storico-temporali in relazione alle quali questa comprensione va elaborata,</hi><hi rend="CharOverride-1"> per affrontare lo scontro sempre più drammatico tra il «</hi><hi rend="CharOverride-1">globo» e il «pianeta» (Chakrabarty 2021), del resto ampiamente</hi><hi rend="CharOverride-1"> tematizzato nell’analisi proposta dalla teoria critica (Rosa 2020, ad</hi><hi rend="CharOverride-1"> esempio). Si tratta allora di far fruttare lo straordinario cantiere</hi><hi rend="CharOverride-1"> della teoria critica in uno scenario ristrutturato dall’incertezza </hi><hi rend="CharOverride-1">(Scoones e Sterling 2020), che esige un profondo ripensamento delle categorie</hi><hi rend="CharOverride-1"> e dei termini di quell’orizzonte di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">world-making</hi><hi rend="CharOverride-1">. Occorre</hi><hi rend="CharOverride-1"> prendere sul serio l’invito ad allargare il concetto di</hi><hi rend="CharOverride-1"> alienazione «per includervi la separazione tra umani e non </hi><hi rend="CharOverride-1">umani dai loro processi di sostentamento» (Tsing 2021, 29-30) e</hi><hi rend="CharOverride-1"> riformulare così le basi teoriche delle condizioni di resistenza o</hi><hi rend="CharOverride-1"> di superamento dell’alienazione (della «buona vita» di cui</hi><hi rend="CharOverride-1"> parla Rosa) confrontandosi in modo ancor più radicale con la</hi><hi rend="CharOverride-1"> complessità sistemica su cui poggia la cognizione nel suo insieme</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Kohn 2021). In questo contesto, il lavoro umano, categorizzato, strutturato</hi><hi rend="CharOverride-1"> e gerarchizzato per lungo tempo attraverso la dicotomia tra lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> produttivo e riproduzione sociale, deve essere l’oggetto di una</hi><hi rend="CharOverride-1"> profonda revisione, alla luce di un sempre più stringente </hi><hi rend="CharOverride-1">imperativo di ‘cura’ (del mondo, del vivente, del simbolico; </hi><hi rend="CharOverride-1">Borghi, in corso di stampa; Stiegler 2014) che deve </hi><hi rend="CharOverride-1">attraversarne tutte le articolazioni e tutte le manifestazioni.</hi></p><p rend="h2" ><hi>Riferimenti bibliografici</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Boltanski, Luc, Honneth, Axel, and Robin</hi><hi rend="CharOverride-1"> Celikates. 2014. “Sociology of Critique or Critical Theory?”. In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">The Spirit of Luc Boltanski. 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Roma: Castelvecchi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Fraser, Nancy. 2019. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Capitalismo</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Una conversazione con Rahel Jaeggi</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Milano: Meltemi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Gros, Alexis. 2019. “Towards a phenomenological critical theory: </hi><hi rend="CharOverride-1">Hartmut Rosa’s sociology of the relationship to the world.</hi><hi rend="CharOverride-1">” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Revista Científica Foz</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2, 1: 8-46. </hi><ref target="0"><hi rend="CharOverride-1">http://hdl.handle.net/11336/135585</hi></ref><hi rend="CharOverride-1"> </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Hartmann, Martin, and Axel Honneth.</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2006. “Paradoxes of Capitalism.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Constellations</hi><hi rend="CharOverride-1"> 13, 1: 41-58. </hi><ref target="0"><hi rend="CharOverride-1">https://doi.org/10.1111/j.1351-0487.2006.00439.x</hi></ref><hi rend="CharOverride-1"> </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Honneth, Axel. 2002. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Lotta per il riconoscimento</hi><hi rend="CharOverride-1">. 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					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_183_1111-1120.html#footnote-009-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Ringrazio Barbara</hi><hi rend="CharOverride-1"> Giullari e Giovanni Mari per i preziosi commenti ad una</hi><hi rend="CharOverride-1"> precedente versione di questo testo.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_183_1111-1120.html#footnote-008-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Si vedano, per non </hi><hi rend="CharOverride-1">fare che un paio di esempi, l’ampia raccolta di </hi><hi rend="CharOverride-1">contributi curata da Corchia, Privitera e Santambrogio 2020 oppure, per </hi><hi rend="CharOverride-1">rimanere alla ricezione di questa prospettiva analitica nel nostro paese, </hi><hi rend="CharOverride-1">la ricognizione di Corchia 2017.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_183_1111-1120.html#footnote-007-backlink">3</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Per questa rimando al già</hi><hi rend="CharOverride-1"> citato al lavoro di Giorgio Fazio (2020), che offre </hi><hi rend="CharOverride-1">una ricognizione dell’evoluzione della Scuola di Francoforte indispensabile, per </hi><hi rend="CharOverride-1">chiarezza e precisione e delle continuità e discontinuità delle quattro </hi><hi rend="CharOverride-1">generazioni che l’hanno alimentata fino ad oggi.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_183_1111-1120.html#footnote-006-backlink">4</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Come scrive</hi><hi rend="CharOverride-1"> Gros (2019, 9), sviluppare «una Teoria Critica della Società che</hi><hi rend="CharOverride-1"> non considera le esperienze quotidiane, le pratiche sociali e le</hi><hi rend="CharOverride-1"> interpretazioni come meri prodotti ideologici, ma piuttosto cerca di prenderli</hi><hi rend="CharOverride-1"> seriamente».</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_183_1111-1120.html#footnote-005-backlink">5</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Vale a dire, ad esempio condizioni di </hi><hi rend="CharOverride-1">negazione del riconoscimento (Honneth) o esperienze di alienazione rintracciabili nelle </hi><hi rend="CharOverride-1">forme contemporanee del lavoro (Jaeggi) o prodotte dalla logica della </hi><hi rend="CharOverride-1">«stabilizzazione dinamica» che ostacola la «risonanza» (Rosa).</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_183_1111-1120.html#footnote-004-backlink">6</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Rimando al capitolo dedicato da Piromalli a questo studioso (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">infra</hi><hi rend="CharOverride-1">) </hi><hi rend="CharOverride-1">per ulteriori approfondimenti.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_183_1111-1120.html#footnote-003-backlink">7</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Una questione che, agli occhi di Honneth,</hi><hi rend="CharOverride-1"> travalica ampiamente il perimetro dell’accademia: «Sono fortemente convinto del</hi><hi rend="CharOverride-1"> fatto che non solo i partiti di sinistra, ma anche</hi><hi rend="CharOverride-1"> i movimenti sindacali abbiano perduto un linguaggio normativo adatto all</hi><hi rend="CharOverride-1">’articolazione degli interessi di emancipazione dei lavoratori. Questa tendenza è</hi><hi rend="CharOverride-1"> manifesta sia in Italia che in Germania: i sindacati ed</hi><hi rend="CharOverride-1"> i partiti di sinistra portano avanti delle rivendicazioni riguardo alla</hi><hi rend="CharOverride-1"> distribuzione del reddito, ma non forniscono più alternative emancipative sull</hi><hi rend="CharOverride-1">’organizzazione del lavoro» (Honneth 2010b, 302).</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_183_1111-1120.html#footnote-002-backlink">8</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	La traduzione </hi><hi rend="CharOverride-1">di questo saggio è confluita insieme con altri contributi dedicati </hi><hi rend="CharOverride-1">ai paradossi del capitalismo neoliberista in Honneth 2010c. Ho proposto</hi><hi rend="CharOverride-1"> una ricognizione di diverse prospettive di ricerca su queste tematiche,</hi><hi rend="CharOverride-1"> ci sia consentito rimandare a Borghi 2011 e 2012.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_183_1111-1120.html#footnote-001-backlink">9</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Cfr. il capitolo dedicato ai </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Regimi di giustificazione al lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">infra</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_183_1111-1120.html#footnote-000-backlink">10</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Vedi ad esempio Marrone 2020; Pirina 2022; h</hi><hi rend="CharOverride-1">o tentato di argomentare come il «capitalismo delle infrastrutture» </hi><hi rend="CharOverride-1">costituisca l’orizzonte nel quale cercare di riformulare una teoria critica in Borghi 2021.</hi></p></item>
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