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        <title type="main" level="a">La formazione continua negli ecosistemi d’apprendimento e il ruolo delle Academy</title>
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            <forename>Massimiliano</forename>
            <surname>Costa</surname>
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          <resp>This is a section of <title>Idee di lavoro e di ozio per la nostra civiltà</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0319-7</idno>) by </resp>
          <name>Giovanni Mari, Francesco Ammannati, Brogi Stefano, Tiziana Faitini, Arianna Fermani, Francesco Seghezzi, Annalisa Tonarelli</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.137</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
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          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>Industrial systems, characterized by robotic devices and the artificial intelligence evolution, have transformed the sense of work by modifying the sense making and skills development processes. The continuous training, provided by Corporate Academy assumes a strategic role for innovation as it combines the corporate professions consolidation with external innovation opportunities. Strategic for corporate Academy success as learning hubs is the eutagogical training models development in learning ecosystem. It allows the worker to direct and generate multi-contextual learning capable of increasing their inclusion, involvement and personal fulfillment.</p>
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            <item>work pedagogy</item>
            <item>learning</item>
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            <item>accademy</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.137<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.137" /></p>
      
      <p rend="h1_chapter">La formazione continua negli ecosistemi d’apprendimento e il ruolo delle Academy</p><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Massimiliano Costa</hi></p><p rend="h2" ><hi>1. Introduzione</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il saggio affronta il tema </hi><hi rend="CharOverride-1">della formazione continua nella società delle macchine intelligenti. Nel saggio </hi><hi rend="CharOverride-1">si affrontano le dimensioni della trasformazione dell’agire competente e </hi><hi rend="CharOverride-1">dei processi di apprendimento nei nuovi ecosistemi digitali e robotici. </hi><hi rend="CharOverride-1">Viene quindi contestualizzato il ruolo delle Accademy aziendali descritte come </hi><hi rend="CharOverride-1">hub per lo sviluppo e l’innovazione ed in grado </hi><hi rend="CharOverride-1">di promuovere l’approccio eutagogico alla formazione continua.</hi></p><p rend="h2" ><hi>2. La </hi><hi>sfida della trasformazione dell’agire competente tra IA e robotica</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">I</hi><hi rend="CharOverride-1"> sistemi industriali, caratterizzati da dispositivi robotici e dall’evolversi</hi><hi rend="CharOverride-1"> dell’intelligenza artificiale, hanno trasformato il senso dell’agire </hi><hi rend="CharOverride-1">lavorativo modificandone anche i processi alla base della costruzione di </hi><hi rend="CharOverride-1">senso e di sviluppo umano (Costa 2019). Le realtà organizzative</hi><hi rend="CharOverride-1"> sono oggi ecosistemi digitali in cui esseri umani e robot</hi><hi rend="CharOverride-1"> con IA collaborano o creano nuove modalità di compiere un</hi><hi rend="CharOverride-1"> determinato lavoro (Frank et al. 2019). Il nuovo processo produttivo è </hi><hi rend="CharOverride-1">caratterizzato dalla presenza di </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">un sistema basato su macchine</hi><hi rend="CharOverride-1"> intelligenti che può, per un dato insieme di obiettivi definiti</hi><hi rend="CharOverride-1"> dall’uomo, fare previsioni, raccomandazioni o decisioni che influenzano ambienti</hi><hi rend="CharOverride-1"> reali o virtuali. Utilizza input basati su macchine e/o umani</hi><hi rend="CharOverride-1"> per percepire ambienti reali e/o virtuali; astrarre tali </hi><hi rend="CharOverride-1">percezioni in modelli in modo automatizzato, ad esempio con l</hi><hi rend="CharOverride-1">’apprendimento automatico (ML); e utilizzare l’inferenza del modello </hi><hi rend="CharOverride-1">per formulare opzioni per informazioni o azioni (OECD 2019a, </hi><hi rend="CharOverride-1">15). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La tecnologia diventa in tal modo un esoscheletro abilitante </hi><hi rend="CharOverride-1">che si caratterizza come una sorta di mente estesa per </hi><hi rend="CharOverride-1">il lavoratore (Gabrielli 2020) in cui è l’uomo a</hi><hi rend="CharOverride-1"> costruire il proprio ambiente di lavoro a partire dalla interazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> cooperativa con gli agenti robotici (Schwab 2016).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’OECD (2019) </hi><hi rend="CharOverride-1">ha voluto nel tempo analizzare l’impatto dell’IA sulla </hi><hi rend="CharOverride-1">trasformazione dell’agire lavorativo e sul mercato del lavoro (Arntz, </hi><hi rend="CharOverride-1">Gregory, and Zierahn 2016; Nedelkoska and Quintini 2018; Lane </hi><hi rend="CharOverride-1">and Saint-Martin 2021). Quello che emerge dalle ricerche è che </hi><hi rend="CharOverride-1">i lavoratori non verranno sostituiti dai robot ma assumeranno nuove </hi><hi rend="CharOverride-1">attività riguardanti la definizione di obiettivi complessi, il monitoraggio di</hi><hi rend="CharOverride-1"> robot e altri sistemi di intelligenza artificiale, l’adattamento e</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’integrazione delle decisioni e la cura del materiale di</hi><hi rend="CharOverride-1"> ‘formazione’ per i sistemi di intelligenza artificiale. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Stiamo assistendo</hi><hi rend="CharOverride-1"> pertanto ad una nuova </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">relazione collaborativa fra esseri umani e</hi><hi rend="CharOverride-1"> dispositivi tecnologici, con la realizzazione di accoppiamenti strutturali proprio grazie</hi><hi rend="CharOverride-1"> allo sviluppo di tecnologie abilitanti e di sistemi di archiviazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> / connessione / condivisione (come il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">cloud computing</hi><hi rend="CharOverride-1">) che </hi><hi rend="CharOverride-1">mettono gli esseri umani in condizioni di lavorare in modo </hi><hi rend="CharOverride-1">profondamente diverso rispetto al passato (Mori 2018). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per questo</hi><hi rend="CharOverride-1"> il nuovo ecosistema digitale risulta strutturato a partire dall’</hi><hi rend="CharOverride-1"> «accoppiamento strutturale» (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">structural coupling</hi><hi rend="CharOverride-1">) in cui </hi></p><p rend="quotations_quotation_b1" ><hi rend="CharOverride-1">la peculiare</hi><hi rend="CharOverride-1"> natura e al tempo stesso l’esito di un processo</hi><hi rend="CharOverride-1"> di reiterate interazioni tra sistemi (due o più) o tra</hi><hi rend="CharOverride-1"> sistemi e ambienti, che fa sì che le relative “</hi><hi rend="CharOverride-1">strutture” evolvano insieme (co-evolvano), definendo reciprocamente le proprie caratteristiche </hi><hi rend="CharOverride-1">(Mori 2018, 344). </hi></p><p rend="h2" ><hi>3. La sfida alla formatività nell’Infosfera </hi><hi>digitale</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’ecosistema digitale è tecnologico è rappresentabile come una i</hi><hi rend="CharOverride-1">nfosfera ovvero un ambiente informazionale costruito da tutti i processi, </hi><hi rend="CharOverride-1">servizi ed entità che includono gli agenti informazionali così </hi><hi rend="CharOverride-1">come le loro proprietà, interazioni e relazioni (Floridi 2017). Al</hi><hi rend="CharOverride-1"> suo interno la fluidità dell’azione lavorativa non è qualcosa</hi><hi rend="CharOverride-1"> che avviene entro i confini di una sola realtà</hi><hi rend="CharOverride-1"> organizzativa o di un ambiente fisico definito, ma si estende</hi><hi rend="CharOverride-1"> al di fuori di esso, coinvolgendo parti dell’ambiente reale</hi><hi rend="CharOverride-1"> e virtuale attraverso interazioni generative che appaiono multilivello e globalizzate</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Clark 2008; Clark e Chalmers 1998). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’azienda si caratterizza</hi><hi rend="CharOverride-1"> come «unità globale organizzata di interrelazioni fra elementi, azioni </hi><hi rend="CharOverride-1">o individui» (Morin 2001) che immersa nell’infosfera diventa </hi><hi rend="italic CharOverride-1">unitas</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> multiplex</hi><hi rend="CharOverride-1"> dove il tutto è più della somma delle parti</hi><hi rend="CharOverride-1"> e le regole di composizione non sono additive, ma </hi><hi rend="CharOverride-1">trasformatrici (Morin 2001, 131). Pensare le organizzazioni come sistemi interconnessi </hi><hi rend="CharOverride-1">ci consente di pensare lo spazio lavorativo come una vera </hi><hi rend="CharOverride-1">e propria zona di sviluppo prossimale dell’attività collettiva e </hi><hi rend="CharOverride-1">co-robotica. A partire dall’interazione multilivello tra uomo e macchina </hi><hi rend="CharOverride-1">si delinea un nuovo confine ‘culturale’ dove le pratiche</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavorative si situano e si sviluppano (Bruner 1997). Per </hi><hi rend="CharOverride-1">questo le organizzazioni attuali, anche grazie al supporto della tecnologia</hi><hi rend="CharOverride-1">, sono strutturate e pensate per mettere a disposizione le</hi><hi rend="CharOverride-1"> diverse esperienze trasformandole in conoscenza condivisa. Attraverso le potenzialità insite</hi><hi rend="CharOverride-1"> nei nuovi dispositivi tecnologici è possibile infatti rendere esplicito il</hi><hi rend="CharOverride-1"> sapere latente all’interno dell’organizzazione attraverso processi di scambio</hi><hi rend="CharOverride-1"> e dialogo che generano una vera e propria intelligenza collaborativa</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Minghetti 2013).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per questo il processo di qualificazione dell’apprendimento</hi><hi rend="CharOverride-1"> si gioca prima ancora che sulla formazione di nuove abilità</hi><hi rend="CharOverride-1"> tecniche a base digitale, sulla possibilità di mettere a</hi><hi rend="CharOverride-1"> valore l’insieme del patrimonio di esperienze, conoscenze e competenze</hi><hi rend="CharOverride-1"> che il contesto di multi appartenenza dell’ecosistema digitale e</hi><hi rend="CharOverride-1"> robotico è in grado di offrire al lavoratore (Pellerey 2020).</hi><hi rend="CharOverride-1"> In quello che potremmo definire come rete multi-contesto, la</hi><hi rend="CharOverride-1"> pratica professionale assume i tratti di un: «[…] fare</hi><hi rend="CharOverride-1"> in un contesto storico e sociale che dà struttura e</hi><hi rend="CharOverride-1"> significato all’attività», che: </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">include sia l’esplicito sia il</hi><hi rend="CharOverride-1"> tacito, […] il linguaggio, gli strumenti, i documenti, le</hi><hi rend="CharOverride-1"> immagini, i simboli, i ruoli ben definiti, i criteri specifici,</hi><hi rend="CharOverride-1"> le procedure codificate, le normative interne e i contratti che</hi><hi rend="CharOverride-1"> le varie pratiche rendono espliciti per tutta una serie di</hi><hi rend="CharOverride-1"> finalità. Ma include anche tutte le relazioni implicite, le convenzioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> tacite, le allusioni sottili, le regole empiriche inespresse, le intuizioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> riconoscibili, le percezioni specifiche, le sensibilità consolidate, le intese implicite,</hi><hi rend="CharOverride-1"> gli assunti sottostanti, e le visioni comuni del mondo. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Le</hi><hi rend="CharOverride-1"> attività che si svolgono in un contesto, sia formativo, sia</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavorativo, coinvolgono: «[…] sempre la persona nella sua totalità,</hi><hi rend="CharOverride-1"> in quanto soggetto che agisce e conosce nello stesso tempo»</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Wenger 2006, 59-60). La competenza si sviluppa in tal </hi><hi rend="CharOverride-1">modo come esercizio di pratica policontestutale (Engeströmn 2015) che </hi><hi rend="CharOverride-1">presuppone il saper andare oltre il contesto specifico e la </hi><hi rend="CharOverride-1">tipologia particolare di attività nelle quali l’esercizio pratico è </hi><hi rend="CharOverride-1">stato realizzato (Pellerey 2020). </hi></p><p rend="h2" ><hi>4. Dalla bottega rinascimentale all’Academy</hi><hi> aziendale: saperi contestuali e culture professionali per l’innovazione</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La</hi><hi rend="CharOverride-1"> necessità da parte delle attuali organizzazioni di alimentare apprendimenti significativi</hi><hi rend="CharOverride-1"> policontestuali ed ecosistemici ha fatto emergere l’esigenza </hi><hi rend="CharOverride-1">di creare contesti formativi in grado di supportare la trasformazione </hi><hi rend="CharOverride-1">delle competenze a partire dalla valorizzazione della cultura identitaria aziendale</hi><hi rend="CharOverride-1">. Nel passato l’esigenza di coniugare sviluppo di competenze </hi><hi rend="CharOverride-1">e identità professionale fu propria delle botteghe rinascimentali in cui </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro e formazione si univano e il maestro poteva organizzare </hi><hi rend="CharOverride-1">e portare avanti le commissioni ricevute potendo contare su un’</hi><hi rend="CharOverride-1">organizzazione strutturata; le botteghe erano luogo di studio e trasmissione </hi><hi rend="CharOverride-1">del mestiere dal maestro agli allievi, che spesso, come detto, </hi><hi rend="CharOverride-1">arrivavano persino a superarlo. La bottega era infine anche il </hi><hi rend="CharOverride-1">luogo ove si custodivano i segreti dei modi e dei </hi><hi rend="CharOverride-1">metodi tipici di ciascuna bottega; un luogo che fungeva da </hi><hi rend="CharOverride-1">filo conduttore da una generazione all’altra di maestri dove</hi><hi rend="CharOverride-1"> la formazione pratica era connessa a quella culturale e sociale.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il ruolo di una comunità di pratica professionale non solo centrata sulla relazione apprendista maestro ma anche su un sistema di relazioni sociali allargate. Questo nuovo modello di comunità di pratica lavorativa</hi><hi rend="CharOverride-1"> diventa infatti caratterizzata da reciproche influenze tra lavoratori di diverso</hi><hi rend="CharOverride-1"> livello di competenza e tra soggetti a diverso livello di</hi><hi rend="CharOverride-1"> specializzazione e responsabilità. Come ci ricorda Zago (2018, 194)</hi><hi rend="CharOverride-1">:</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Il maestro doveva dunque condurre gli apprendisti a conoscere e</hi><hi rend="CharOverride-1"> a possedere tutte quelle tecniche di lavorazione che potevano garantire</hi><hi rend="CharOverride-1"> la qualità del prodotto, il quale veniva bollato – previo</hi><hi rend="CharOverride-1"> attento esame – con il marchio o “</hi><hi rend="italic CharOverride-1">signum</hi><hi rend="CharOverride-1">” della</hi><hi rend="CharOverride-1"> Corporazione. […] La Corporazione, cioè la comunità dei produttori,</hi><hi rend="CharOverride-1"> controllava l’efficienza del sistema di formazione, si occupava dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’effettiva attività di istruzione svolta nei confronti del giovane e</hi><hi rend="CharOverride-1"> vigilava affinché alla conclusione del periodo di apprendistato egli dimostrasse</hi><hi rend="CharOverride-1"> di possedere effettivamente le necessarie competenze tecniche.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Oggi, nella</hi><hi rend="CharOverride-1"> società delle macchine intelligenti, le nuove botteghe rinascimentali sono </hi><hi rend="CharOverride-1">le </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Academy</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_192_1173-1180.html#footnote-000">1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> create per consolidare e alimentare il futuro dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’impresa attraverso la valorizzazione delle persone e la promozione </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’identità professionale, l’integrazione degli ambienti di apprendimento, la</hi><hi rend="CharOverride-1"> valorizzazione delle competenze e il coinvolgimento diretto dei lavoratori nei</hi><hi rend="CharOverride-1"> processi di formazione (Corbo 2017). La European Foundation for </hi><hi rend="CharOverride-1">Management Development afferma che </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">La Corporate University è l’espressione </hi><hi rend="CharOverride-1">concreta e visibile di una </hi><hi rend="italic CharOverride-1">learning organization</hi><hi rend="CharOverride-1"> che sviluppa e </hi><hi rend="CharOverride-1">sostiene i processi di cambiamento, garantisce l’allineamento di valori, </hi><hi rend="CharOverride-1">strategie e persone nell’organizzazione, adegua e fa crescere di </hi><hi rend="CharOverride-1">continuo le competenze chiave dell’azienda e dei singoli individui </hi><hi rend="CharOverride-1">che per essa e con essa lavorano; la sua </hi><hi rend="italic CharOverride-1">mission</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">è di aiutare a migliorare e rinforzare la posizione competitiva </hi><hi rend="CharOverride-1">delle imprese sul mercato, ma è anche quella di introdurre </hi><hi rend="CharOverride-1">discontinuità innovative nella situazione esistente laddove si renda necessario (Bellavista </hi><hi rend="CharOverride-1">Faggin 2016, 133). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La formazione assume così un ruolo</hi><hi rend="CharOverride-1"> strategico per l’innovazione in quanto pensata, progettata e realizzata</hi><hi rend="CharOverride-1"> per far leva sulla dimensione multi-prospettica e poli-dimensionale dell’apprendimento</hi><hi rend="CharOverride-1"> attraverso sentieri di sviluppo ed esperienze individuali e sociali.</hi></p><p rend="h2" ><hi>5. </hi><hi>Academy come Hub aziendali per l’apprendimento ecosistemico</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il modello dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’Academy assume la prospettiva elaborata da Wenger (2006) in quanto</hi><hi rend="CharOverride-1"> promuove il ruolo formativo di una rete sistemica e</hi><hi rend="CharOverride-1"> globale di comunità di pratica per l’apprendimento in grado</hi><hi rend="CharOverride-1"> di coniugare il consolidamento delle professioni aziendali con le opportunità</hi><hi rend="CharOverride-1"> di innovazione formative esterne. Questo modello consente di prendere</hi><hi rend="CharOverride-1"> in considerazione e valorizzare in termini formativi la moltitudine delle</hi><hi rend="CharOverride-1"> relazioni formative tra persone che già possiedono competenze avanzate e</hi><hi rend="CharOverride-1"> persone principianti, o che devono acquisire competenze nuove,</hi><hi rend="CharOverride-1"> integrando al contempo potenzialità interne ed esterne all’azienda (Kamenetz</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2010). Questo tipo di sviluppo formativo richiede una lavoratore</hi><hi rend="CharOverride-1"> capace di direzionare il proprio apprendimento in chiave trasformativa per</hi><hi rend="CharOverride-1"> «intraprendere azioni appropriate ed efficaci per formulare e risolvere problemi</hi><hi rend="CharOverride-1"> sia familiari che sconosciuti e modificare le premesse delle impostazioni»</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Gardner et al. 2007). Questa visione implica la promozione di una </hi><hi rend="CharOverride-1">cultura alla formazione di tipo eutagogico (Hase Kenyon 2000) in </hi><hi rend="CharOverride-1">grado di unire momenti formali di formazione progettati all’interno </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’impresa con processi di apprendimento autodiretto connesso alle opportunità </hi><hi rend="CharOverride-1">esterne. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Tale prospettiva formativa in chiave ecosistemica coinvolge tutte le </hi><hi rend="CharOverride-1">agenzie formative di un territorio richiamando il modello del Trialogical</hi><hi rend="CharOverride-1"> Learning Approach (Cesareni, Ligorio, e Sansone 2016): la costruzione collaborativa </hi><hi rend="CharOverride-1">della conoscenza è al centro di una visione capace di </hi><hi rend="CharOverride-1">integrare l’approccio ‘monologico’ all’apprendimento, caratterizzato da processi </hi><hi rend="CharOverride-1">della conoscenza individuale e concettuale con quello ‘dialogico’, basato</hi><hi rend="CharOverride-1"> su cognizione distribuita facente perno sul ruolo delle interazioni sociali</hi><hi rend="CharOverride-1"> e materiali. Questi ultimi sono alla base dei processi intenzionali</hi><hi rend="CharOverride-1"> implicati dal lavoratore nel produrre collaborativamente artefatti di conoscenza condivisi</hi><hi rend="CharOverride-1"> e utili per la comunità organizzativa come per l’</hi><hi rend="CharOverride-1">intero sistema sociale di appartenenza. Il percorso per la qualificazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> delle politiche di formazione continua deve così sia rispondere della</hi><hi rend="CharOverride-1"> complessità della trasformazione dell’agire lavorativo, sia favorire la libertà</hi><hi rend="CharOverride-1"> realizzativa e capacitante del lavoratore: essa si esplicita nella </hi><hi rend="CharOverride-1">possibilità di scelta e accesso alle opportunità di apprendimento coerenti </hi><hi rend="CharOverride-1">con il proprio sviluppo professionale e umano. Per questo le </hi><hi rend="CharOverride-1">Academy non sono assimilabili alle vecchie scuole di formazione aziendali </hi><hi rend="CharOverride-1">intese come serbatoi di competenze, ma piuttosto diventano Hub di</hi><hi rend="CharOverride-1"> prospettive professionali autogovernate in cui viene favorita la possibilità per</hi><hi rend="CharOverride-1"> il lavoratore di progettare il proprio futuro scegliendo opzioni di</hi><hi rend="CharOverride-1"> apprendimento per la realizzazione personale. È necessario, quindi, </hi><hi rend="CharOverride-1">valorizzare all’interno di queste strutture la dimensione eutagogica della </hi><hi rend="CharOverride-1">formazione come premessa ontologica e metodologica alla capacità per il </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoratore di controllare il proprio agire e l’ambiente in</hi><hi rend="CharOverride-1"> cui opera. Inoltre risulta fondamentale la possibilità di promuovere l</hi><hi rend="CharOverride-1">’apertura all’esperienza significativa, cioè la capacità di considerare </hi><hi rend="CharOverride-1">sé stessi in molteplici ruoli e situazioni, esplorando le opportunità </hi><hi rend="CharOverride-1">che si presentano e raccogliendo le informazioni che via via </hi><hi rend="CharOverride-1">sono rese disponibili. Ne deriva il potenziamento dell’auto-efficacia del </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoratore, ovvero la fiducia di poter affrontare in maniera positiva </hi><hi rend="CharOverride-1">i compiti e le sfide che si incontrano in questo </hi><hi rend="CharOverride-1">cammino. Le Academy diventano in tal modo incubatori dinamici dei </hi><hi rend="CharOverride-1">futuri professionali aziendali in grado non solo di manutentare le </hi><hi rend="CharOverride-1">competenze ma anche di esplorare i possibili scenari futuri rinsaldando nel singolo lavoratore </hi><hi rend="CharOverride-1">la fiducia nel poter seguire le proprie aspirazioni facendo </hi><hi rend="CharOverride-1">leva sul potenziale e talento delle proprie risorse.</hi></p><p rend="h2" ><hi>6. Conclusioni: Nuovi</hi><hi> modelli eutagogici per la formazione continua </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’approccio eutagogico alla</hi><hi rend="CharOverride-1"> formazione continua supera la prospettiva funzionalista della formazione come adeguamento</hi><hi rend="CharOverride-1"> alla produzione centrandosi sulla capacità dei lavoratori di auto-direzionare ed</hi><hi rend="CharOverride-1"> autoregolare i propri processi di apprendimento (Bocchicchio 2019) a par</hi><hi rend="CharOverride-1">tire dalle opportunità generate da strutture dedicate come le Academy </hi><hi rend="CharOverride-1">(Garnett 2021). Il lavoratore dall’essere considerato partecipante alla formazione </hi><hi rend="CharOverride-1">è ora «autore» (Hase e Blaschke 2021), in grado di</hi><hi rend="CharOverride-1"> dare direzione e forma alle proprie idee ed attività ed</hi><hi rend="CharOverride-1"> è chiamato a co-determinare i progetti, i modelli ed il</hi><hi rend="CharOverride-1"> senso attraverso cui si esprime l’intenzionalità dell’agire formativo</hi><hi rend="CharOverride-1"> (O’Brien e Reale 2021).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La formazione continua si iscrive in </hi><hi rend="CharOverride-1">tal modo in un modello di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">learnfare </hi><hi rend="CharOverride-1">che tutela il </hi><hi rend="CharOverride-1">diritto alla formazione come una qualità emergente di un ecosistema</hi><hi rend="CharOverride-1"> generativo, capace di connettere scuole, università agenzie formative e imprese</hi><hi rend="CharOverride-1"> al fine di favorire opzioni di apprendimento significativo e capacitante</hi><hi rend="CharOverride-1"> nella vita dell’adulto. Le azioni di formazione continua assumono</hi><hi rend="CharOverride-1"> così un’intenzionalità sistemica all’interno di una rete </hi><hi rend="CharOverride-1">di opportunità caratterizzata da diverse tipologie di apprendimento (formale, non </hi><hi rend="CharOverride-1">formale, involontario), diverse esperienze, attitudini e obiettivi che cooperano per </hi><hi rend="CharOverride-1">una comune idea di sviluppo. Questa visione della formazione continua</hi><hi rend="CharOverride-1"> consente non solo di ridistribuire socialmente costi e rischi dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’investimento a vantaggio dei lavoratori più fragili, ma di </hi><hi rend="CharOverride-1">promuovere allo stesso tempo una visione capacitante della formazione inclusiva </hi><hi rend="CharOverride-1">in grado di tutelare per tutti il diritto di realizzabilità</hi><hi rend="CharOverride-1"> professionale e personale all’interno del paradigma dello sviluppo umano</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Alessandrini 2018).</hi></p><p rend="h2" ><hi>Riferimenti bibliografici</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Alessandrini, Giuditta. 2016. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Atlante della Pedagogia del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: FrancoAngeli.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Arntz,</hi><hi rend="CharOverride-1"> Melanie, Terry, Gregory, and Ulrich Zierahn.2016. “The risk of automation for </hi><hi rend="CharOverride-1">jobs in OECD countries: A comparative analysis.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">OECD Social, Employment, and Migration Working Papers</hi><hi rend="CharOverride-1"> 189: 0-</hi><hi rend="CharOverride-1">1.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Blaschke, Lisa Marie, Kenyon, Chris, and Stewart Hase. 2014. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Experiences in self-determined learning</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="CharOverride-1"> United States: </hi><ref target="0"><hi rend="CharOverride-1">Amahon.com</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">. &lt;</hi><ref target="0"><hi rend="CharOverride-1">https://edtechbooks.org/-Kzdo</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">&gt;.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Bocchicchio, Francesco. 2019. “Autodirezione nell’apprendere e iniziativa personale del soggetto.”</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Formazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Persona</hi><hi rend="CharOverride-1"> 11, 26: 9-20.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Bruner, Jerome. 1997. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La cultura dell’educazione</hi><hi rend="CharOverride-1">, 17. Milano: </hi><hi rend="CharOverride-1">Feltrinelli.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Corbo, Adele Erika. 2017.</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">“Le Academy aziendali all’epoca di Industria 4.0.” Bollettino Adapt, 23 marzo 2017. &lt;</hi><ref target="0"><hi rend="CharOverride-1">https://www.bollettinoadapt.it/le-Academy-aziendali-allepoca-di-industria-4-0/</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">&gt; (2022-06-04).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Costa, M. 2019. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Formatività e lavoro nella società delle macchine intelligenti. Il talento tra robot, I.A. ed ecosistemi digitali del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: FrancoAngeli.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Engeström, Floridi,</hi><hi rend="CharOverride-1"> Luciano. 2017 </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La quarta rivoluzione. Come l’infosfera sta trasformando il mondo</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Raffaello Cortina Editore </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Gardner, Anne, Hase,</hi><hi rend="CharOverride-1"> Stewart, Gardner, Glenn, Dunn, Sandra, and Jenny Carryer. 2007. “From competence to capability: A study of nurse practitioners in clinical practice.”</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> Journal of clinical nursing</hi><hi rend="CharOverride-1"> 17: 250-8. </hi><ref target="0"><hi rend="CharOverride-1">https://doi.org/10.1111/j.1365-2702.2006.01880.x</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Garnett, Fred. 2021. “Yeah, Sure! Developing My Own Learning Agency (A Craft of Learning?).” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Unleashing the Power of Learner Agency</hi><hi rend="CharOverride-1">, edited by Stewart Hase, and Lisa Marie Blaschke, 51-6. London: EdTech Books. </hi><hi rend="CharOverride-1">&lt;</hi><ref target="0"><hi rend="CharOverride-1">https://edtechbooks.org/up/ysd</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">&gt;.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Hase, Stewart, and Lisa Marie Blaschke. 2021. “Heutagogy and Work.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Unleashing the Power of Learner Agency</hi><hi rend="CharOverride-1">, edited by Stewart Hase, and Lisa Marie Blaschke, 23-9. London: </hi><hi rend="CharOverride-1">EdTech Books. &lt;</hi><ref target="0"><hi rend="CharOverride-1">https://edtechbooks.org/up/ysd</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">&gt;.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Hase, Stewart, Kenyon, Chris. 2007. “Heutagogy: A child of complexity theory.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Complicity:</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">An</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">International</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Journal</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">of</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Complexity</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">and</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Education</hi><hi rend="CharOverride-1"> 4, 1: 111-19. </hi><ref target="0"><hi rend="CharOverride-1">https://doi.org/10.29173/cmplct8766</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">. &lt;</hi><ref target="0"><hi rend="CharOverride-1">https://edtechbooks.org/-LYY</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">&gt;.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Lane, Marguerita, and Anne Saint-Martin. 2021. “The impact of Artificial Intelligence on the labour market: What do we know so far?” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">OECD</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Social,</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Employment</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">and</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Migration</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Working</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Papers</hi><hi rend="CharOverride-1"> 256. </hi><ref target="0"><hi rend="CharOverride-1">https://doi.org/10.1787/7c895724-en</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Liyanage, Chandreatilak De Silva et alii. 2009. “</hi><hi rend="CharOverride-1">Knowledge communication and translation - Knowledge transfer model.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Journal</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">of</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Knowledge</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Management</hi><hi rend="CharOverride-1"> 13, 3: 118-31.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Margiotta, Umberto. 2015. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Teorie della formazione</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: Carocci.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Minghetti, Marco. 2013. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Intelligenza collaborativa. Verso la social organization</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Egea.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Mori, Luca. 2018. “Le nuove dimensioni del lavoro 4.0 e le sfide per la formazione organizzativa. Un’analisi filosofica.” I</hi><hi rend="CharOverride-1">n </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">4.0.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Quarta</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Rivoluzione</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">industriale</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">e</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">le</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">trasformazioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">delle</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">attività</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">lavorative</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Alberto Cipriani, Alessio Gramolati, e Giovanni Mari, 339-56. Firenze: Firenze University Press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Morin, Edgar. 2001. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">I sette saperi necessari all’educazione del futuro</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Cortina.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Natoli, Salvatore. 2010. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il buon uso del mondo</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Mondadori.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Nedelkoska, Lijubica, and Glenda Quintini. 2018. “Automation Skill use and training.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">OECD</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Social,</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Employment</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">and</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Migration</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Working</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Papers</hi><hi rend="CharOverride-1"> 202. </hi><ref target="0"><hi rend="CharOverride-1">https://dx.doi.org/10.1787/2e2f4eea-en</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">O’Brien, Emma, and James Reale</hi><hi rend="CharOverride-1">. 2021. “Supporting Learner Agency Using the Pedagogy of Choice.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Unleashing the Power of Learner Agency</hi><hi rend="CharOverride-1">, edited by Stewart Hase, and Lisa Marie Blaschke, 87-94. 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					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_192_1173-1180.html#footnote-000-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	La prima Academy aziendale fu fondata nel 1927 da</hi><hi rend="CharOverride-1"> General Motors. In seguito nel 1955 General Electric fonda </hi><hi rend="CharOverride-1">la propria Academy a Crotonville, New York. General Electri</hi><hi rend="CharOverride-1">c fu invece la prima azienda a rendersi conto del </hi><hi rend="CharOverride-1">ruolo centrale che la formazione può rivestire in azienda, aveva</hi><hi rend="CharOverride-1"> infatti concepito quella che chiamò Corporate University come dipartimento finalizzato</hi><hi rend="CharOverride-1"> ad erogare formazione tecnica per tutti i dipendenti. Alla fine</hi><hi rend="CharOverride-1"> del secolo scorso si assiste ad a una crescita esponenziale</hi><hi rend="CharOverride-1"> del numero delle Academy in tutto il mondo e, </hi><hi rend="CharOverride-1">in Italia, la prima Academy viene fondata da Eni nel 2001 (Corbo 2017).</hi></p></item>
				</list>  
      
      <div>
        <listBibl>
          <head>References</head>
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          <bibl n="144396">Corbo, Adele Erika. 2017. “Le Academy aziendali all’epoca di Industria 4.0.” Bollettino Adapt, 23 marzo 2017. &amp;lt;https://www.bollettinoadapt.it/le-Academy-aziendali-allepoca-di-industria-4-0/&amp;gt; (2022-06-04).</bibl>
          <bibl n="144826">Costa, M. 2019. Formativit&amp;#224; e lavoro nella societ&amp;#224; delle macchine intelligenti. Il talento tra robot, I.A. ed ecosistemi digitali del lavoro. Milano: FrancoAngeli.</bibl>
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          <bibl n="144280">Hase, Stewart, and Lisa Marie Blaschke. 2021. “Heutagogy and Work.” In Unleashing the Power of Learner Agency, edited by Stewart Hase, and Lisa Marie Blaschke, 23-9. London: EdTech Books. &amp;lt;https://edtechbooks.org/up/ysd&amp;gt;.</bibl>
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