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        <title type="main" level="a">Lavoro e dinamica tecnologica: incubi, illusioni, aspettative</title>
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            <forename>Mauro</forename>
            <surname>Lombardi</surname>
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            <forename>Marika</forename>
            <surname>Macchi</surname>
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          <resp>This is a section of <title>Idee di lavoro e di ozio per la nostra civiltà</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0319-7</idno>) by </resp>
          <name>Giovanni Mari, Francesco Ammannati, Brogi Stefano, Tiziana Faitini, Arianna Fermani, Francesco Seghezzi, Annalisa Tonarelli</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.138</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
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          <p>Copyright Author(s)</p>
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            <p>Content licence CC BY 4.0</p>
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            <p>Metadata licence CC0 1.0</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>Our contribution analyzes the effects of technological dynamics on human work in this phase of profound socio-technical transformation. Taking into consideration research concerning the USA, France, Germany and Italy, it is shown how - "having given a language to machines" - the "anthropomorphic” propensity to consider them more intelligent than humans emerge. Given the enormous existing technical-scientific potential, a growing number of research outline a scenario of the replacement of human work by increasingly "intelligent" machines. The innovative acceleration underway is combined with strong socio-economic and cognitive inequalities in globalized production networks. Consequently, an interdependent and globalized world is experiencing an era of uncertainty and anxiety.</p>
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            <item>adiacent possible</item>
            <item>l’automation anxiety</item>
            <item>systems thinking</item>
            <item>megatreaths</item>
            <item>intelligent machine</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.138<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.138" /></p>
      
      <p rend="h1_chapter">Lavoro e dinamica tecnologica: incubi, illusioni, aspettative</p><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Mauro Lombardi, Marika Macchi</hi></p><p rend="h2" ><hi>1. Il XXI secolo: un ‘futuro discontinuo’</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La seconda decade </hi><hi rend="CharOverride-1">del XXI secolo ci presenta un mondo iperconnesso, dove i </hi><hi rend="CharOverride-1">processi fisici sono avvolti e permeati da processi digitali (Lombardi </hi><hi rend="CharOverride-1">2021; Lombardi e Vannuccini 2022), e dove la complessità dei</hi><hi rend="CharOverride-1"> flussi informativi e fisico-energetici sono multi-scala, con feedback cumulativi che</hi><hi rend="CharOverride-1"> si dispiegano sull’intero Sistema-Terra portano all’emergere di nuovi</hi><hi rend="CharOverride-1"> e sempre più cogenti fattori di rischio globali</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_193_1181-1194.html#footnote-016">1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Si </hi><hi rend="CharOverride-1">profila, quindi, un «futuro discontinuo» (Easterbrook 2022) e incerto,</hi><hi rend="CharOverride-1"> a cui dobbiamo aggiungere il rilievo di contesti strategico-operativi profondamente</hi><hi rend="CharOverride-1"> mutati per tutti gli agenti socio-economici, dal momento che i</hi><hi rend="CharOverride-1"> loro contesti interattivi divengono «ambienti sociali strutturati caratterizzati da </hi><hi rend="CharOverride-1">attività canoniche, ruoli, relazioni, strutture di potere, norme (o regole) </hi><hi rend="CharOverride-1">e valori interni (obiettivi, fini, scopi)» (Nissenbaum 2009, 132,</hi><hi rend="CharOverride-1"> trad. nostra). In ambienti sociali strutturati lo spazio personale è</hi><hi rend="CharOverride-1"> profondamente modificato dalla pervasività dei dispositivi computazionali: gli smartphone e</hi><hi rend="CharOverride-1"> i dispositivi mobili in genere divengono «extensions of the </hi><hi rend="CharOverride-1">self» (Shklovski et al. 2014, 2348), quindi essenziali per </hi><hi rend="CharOverride-1">la «costruzione sociale della propria individualità» (Nafus e Tracey</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2002, 206). Da strumenti di comunicazione essi si trasformano </hi><hi rend="CharOverride-1">in «parti organiche di sé» (Oksman e Rautiainen 2003), nonché</hi><hi rend="CharOverride-1"> in meccanismi di ampliamento e strutturazione dei processi decisionali e</hi><hi rend="CharOverride-1"> operativi delle persone, come vedremo successivamente nell’analisi dei rapporti</hi><hi rend="CharOverride-1"> di lavoro all’interno delle piattaforme. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’orizzonte futuro per</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’umanità non può non essere quindi contraddistinto da incertezza</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Ahir et al. 2021; Jens Weidmann 2022), a </hi><hi rend="CharOverride-1">cui si somma anche l’ansietà conseguente all’accelerazione innovativa, </hi><hi rend="CharOverride-1">che appare a molti osservatori e studiosi una peculiarità della </hi><hi rend="CharOverride-1">nostra era. Uno degli ambiti in cui sono più manifesti </hi><hi rend="CharOverride-1">e diffusi i timori conseguenti all’addensarsi degli elementi finora</hi><hi rend="CharOverride-1"> descritti è infatti quello della disoccupazione che la dinamica </hi><hi rend="CharOverride-1">tecnologica può comportare. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Sia pur in maniera non esaustiva, il </hi><hi rend="CharOverride-1">nostro lavoro si focalizzerà esattamente su quest’ultimo punto, cercando </hi><hi rend="CharOverride-1">di delineare tre aspetti-chiave: (1) l’evoluzione del lavoro negli </hi><hi rend="CharOverride-1">ultimi quarant’anni, (2) la definizione della natura del lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">alla luce delle discontinuità tecnologiche appena definite, per cercare di </hi><hi rend="CharOverride-1">comprendere (3) quale possa essere il futuro che si prospetta </hi><hi rend="CharOverride-1">per le attività umane, in un contesto in cui si </hi><hi rend="CharOverride-1">dispiegano una molteplicità di dinamiche evolutive, in una serie variabile </hi><hi rend="CharOverride-1">di domini conoscitivi e contesti strategico-operativi.</hi></p><p rend="h2" ><hi>2. Incubi: evoluzione del lavoro </hi><hi>tra automazione e dinamica competitiva</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Gli studi esistenti in merito agli</hi><hi rend="CharOverride-1"> effetti occupazionali della dinamica innovativa odierna forniscono un quadro molto</hi><hi rend="CharOverride-1"> differenziato. Per anni il punto di riferimento delle analisi sono</hi><hi rend="CharOverride-1"> stati i lavori di Frey e Osborne (2013; 2017), in</hi><hi rend="CharOverride-1"> cui si stima che il 47% delle professioni negli USA</hi><hi rend="CharOverride-1"> sono suscettibili di automazione, sulla base dell’analisi di 702</hi><hi rend="CharOverride-1"> tipologie di lavori, che includono attività di routine e non</hi><hi rend="CharOverride-1"> di routine, escludendo quelle non suscettibili di automatizzazione, perché costituiscono</hi><hi rend="CharOverride-1"> ‘colli di bottiglia ingegneristici’, cioè basati su capacità allora</hi><hi rend="CharOverride-1"> ritenute non codificabili in software per robot, quali: percezione e</hi><hi rend="CharOverride-1"> manipolazione di materiali, intelligenza creativa, interazione sociale. Wolters (2020) ha</hi><hi rend="CharOverride-1"> sollevato obiezioni di fondo alle procedure di stima adottate da</hi><hi rend="CharOverride-1"> Frey e Osborne: la stima delle professioni automatizzabili si basa</hi><hi rend="CharOverride-1"> su una rilevazione effettuata presso un numero imprecisato di esperti</hi><hi rend="CharOverride-1"> di nuove tecnologie, durante un workshop svoltosi presso il </hi><hi rend="CharOverride-1">Dipartimento di Ingegneria dell’Università di Oxford (Frey and Osborne </hi><hi rend="CharOverride-1">2013, 263). I ‘colli di bottiglia’ da essi </hi><hi rend="CharOverride-1">ipotizzati sono carenti e, aggiungiamo noi, eludono aspetti sistemici rilevanti. </hi><hi rend="CharOverride-1">Temi di questa rilevanza non sono presi in considerazione dagli </hi><hi rend="CharOverride-1">esperti, le cui proiezioni sono ancorate alla loro base conoscitiva </hi><hi rend="CharOverride-1">e a ciò che finora è stato realizzato.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Una metodologia analoga</hi><hi rend="CharOverride-1"> a quella di Frey e Osborne è stata adottata da</hi><hi rend="CharOverride-1"> Manyika et al. (2017), che stimano il potenziale di </hi><hi rend="CharOverride-1">automazione dell’economia globale, utilizzando i dati di 46 Paesi</hi><hi rend="CharOverride-1"> OECD, e che comprende un totale di quasi l’80%</hi><hi rend="CharOverride-1"> della forza lavoro mondiale. In questo studio si considerano cinque</hi><hi rend="CharOverride-1"> fattori, che possono influenzare l’automazione delle attività lavorative: </hi><hi rend="CharOverride-1">fattibilità tecnica, costi di sviluppo delle innovazioni, dinamica del mercato </hi><hi rend="CharOverride-1">del lavoro, benefici economici, accettazione sociale e normativa. Su questa </hi><hi rend="CharOverride-1">base gli autori esaminano le possibili variazioni nella composizione delle </hi><hi rend="CharOverride-1">mansioni (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">task</hi><hi rend="CharOverride-1">) per 800 professioni, partendo dall’individuazione di 18 </hi><hi rend="italic CharOverride-1">capabilities</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_193_1181-1194.html#footnote-015">2</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Mediante un algoritmo di Machine Learning, elaborato sulla </hi><hi rend="CharOverride-1">base di keywords e dell’opinione di non ben precisati</hi><hi rend="CharOverride-1"> esperti, 2000 attività lavorative sono classificate in relazione alle 18</hi><hi rend="CharOverride-1"> capabilities. Il punto di arrivo dell’analisi è che, </hi><hi rend="CharOverride-1">nel set di Paesi considerati, l’incidenza dell’automazione varia</hi><hi rend="CharOverride-1"> tra il 41% e il 56% dei salari, a seconda</hi><hi rend="CharOverride-1"> del Paese (Manyika et al. 2017, 46, fig. 10)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_193_1181-1194.html#footnote-014">3</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’adozione di un approccio diverso (dall’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">occupation-level </hi><hi rend="CharOverride-1">al </hi><hi rend="italic CharOverride-1">job-level</hi><hi rend="CharOverride-1">) porta invece a un forte ridimensionamento delle stime </hi><hi rend="CharOverride-1">di Frey e Osborne: circa il 9% (anziché il 47%) </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’occupazione USA è a rischio di automazione (con una </hi><hi rend="CharOverride-1">probabilità superiore al 70%) (Arntz et al. 2016, 2017), con</hi><hi rend="CharOverride-1"> un’ampia variazione tra Paesi (dal 12% dell’Austria al</hi><hi rend="CharOverride-1"> 6% della Corea, mentre per l’Italia il rischio riguarderebbe</hi><hi rend="CharOverride-1"> intorno al 10% degli occupati). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Eterogeneità delle mansioni, evoluzione delle</hi><hi rend="CharOverride-1"> competenze, specifiche strategie poste in essere nei vari Paesi, sistemi</hi><hi rend="CharOverride-1"> adattativi specifici sul piano regolamentare e normativo, oltre che i</hi><hi rend="CharOverride-1"> livelli conoscitivi di partenza dei lavoratori e i processi formativi,</hi><hi rend="CharOverride-1"> devono essere presi in considerazione al fine di evitare il</hi><hi rend="CharOverride-1"> pericolo di sovrastimare gli effetti e indurre così conseguenze socio-economiche</hi><hi rend="CharOverride-1"> ingiustificate, se non addirittura dannose. </hi></p><p rend="h3" ><hi>1.1 Conseguenze dei processi di </hi><hi>automazione </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Passando in rassegna i principali lavori che hanno affrontato </hi><hi rend="CharOverride-1">questo tema da un punto di vista empirico, è </hi><hi rend="CharOverride-1">sicuramente interessante prendere in considerazione il lavoro di Graetz e </hi><hi rend="CharOverride-1">Michaels (2018), su dati dell’International Federation of Robotics (IFR) </hi><hi rend="CharOverride-1">in merito alla vendita di robot</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_193_1181-1194.html#footnote-013">4</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> negli anni 1990-2007, in</hi><hi rend="CharOverride-1"> cui gli autori calcolano che i robot industriali sono stati</hi><hi rend="CharOverride-1"> utilizzati in un terzo dell’economia e in misura molto</hi><hi rend="CharOverride-1"> minore nel terziario, mentre nello stesso periodo il prezzo dei</hi><hi rend="CharOverride-1"> robot industriali è diminuito di circa il 50%. È conseguentemente</hi><hi rend="CharOverride-1"> aumentata la ‘densità di robot per ora lavorata’ in diverse</hi><hi rend="CharOverride-1"> attività: in 17 Paesi lo stock di robot per milioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> di ore lavorate è aumentato del 150%, soprattutto nei mezzi</hi><hi rend="CharOverride-1"> di trasporto e prevalentemente in Germania, Danimarca e Italia. La</hi><hi rend="CharOverride-1"> crescita della densità di robot è associata ad un aumento</hi><hi rend="CharOverride-1"> significativo della produttività del lavoro, ma gli studiosi rilevano l</hi><hi rend="CharOverride-1">’interessante fenomeno dei rendimenti decrescenti: l’incremento dell’impiego di</hi><hi rend="CharOverride-1"> robot oltre una soglia genera piccoli incrementi di produttività (Graetz</hi><hi rend="CharOverride-1"> e Michaels 2018, 754). L’impatto sull’occupazione appare irrilevante, sulla</hi><hi rend="CharOverride-1"> base del panel al centro della ricerca, in quanto le</hi><hi rend="CharOverride-1"> ore aggregate di lavoro non sembrano influenzate, ma ciò è</hi><hi rend="CharOverride-1"> unito ad implicazioni differenti per tipologie di impiego: la quota</hi><hi rend="CharOverride-1"> di ore lavorate per </hi><hi rend="italic CharOverride-1">low-skilled workers</hi><hi rend="CharOverride-1"> si riduce se </hi><hi rend="CharOverride-1">rapportata a quella dei </hi><hi rend="italic CharOverride-1">middle e high-skilled workers</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il </hi><hi rend="CharOverride-1">quadro cambia sostanzialmente per quanto concerne gli USA, secondo lo </hi><hi rend="CharOverride-1">studio di Acemoglu e Restrepo (2020), che analizzano gli stessi </hi><hi rend="CharOverride-1">dati IFR 1993-2007 ed elaborano un modello secondo cui un </hi><hi rend="CharOverride-1">robot addizionale per ogni 1000 lavoratori comporta una diminuzione di </hi><hi rend="CharOverride-1">3,3 lavoratori nell’aggregato, cioè tenendo conto di effetti diretti </hi><hi rend="CharOverride-1">e indiretti, quali: spiazzamento dei lavoratori, riduzione dei salari, minori </hi><hi rend="CharOverride-1">prezzi al consumo e incremento della quota di capitale rispetto </hi><hi rend="CharOverride-1">al lavoro nei vari mercati locali USA.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Uno scenario del tutto</hi><hi rend="CharOverride-1"> differente emerge dall’analisi di Aghion et al. (2021) riferita</hi><hi rend="CharOverride-1"> alla Francia. Dal 1995 al 2017 le imprese francesi, specie</hi><hi rend="CharOverride-1"> se esportatrici, registrano correlazioni positive in media, anche se con</hi><hi rend="CharOverride-1"> significative eterogeneità, tra automazione, crescita dell’occupazione aggregata anche per</hi><hi rend="CharOverride-1"> i lavoratori a bassa qualificazione, sostanziale stabilità dei salari e</hi><hi rend="CharOverride-1"> della disuguaglianza, aumento dei profitti</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_193_1181-1194.html#footnote-012">5</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. L’analisi di Acemoglu</hi><hi rend="CharOverride-1"> et al. (2020) dell’introduzione di robot in 55.390 imprese</hi><hi rend="CharOverride-1"> francesi perviene a risultati diversi a livello micro e aggregato.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Mediante l’adozione di un concetto meno estensivo di quello</hi><hi rend="CharOverride-1"> utilizzato da Aghion et al. (2021), Acemoglu et al. mostrano</hi><hi rend="CharOverride-1"> che l’introduzione di robot nelle imprese è correlata a</hi><hi rend="CharOverride-1"> diminuzioni delle quote di reddito da lavoro e del numero</hi><hi rend="CharOverride-1"> di lavoratori addetti alla produzione, così come ad una crescita</hi><hi rend="CharOverride-1"> del valore aggiunto e della produttività. A livello aggregato, la</hi><hi rend="CharOverride-1"> dinamica si differenzia tra le imprese </hi><hi rend="italic CharOverride-1">ad alto potenziale</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="CharOverride-1">che automatizzano per mantenere o aumentare la propria competitività, e </hi><hi rend="CharOverride-1">le imprese con </hi><hi rend="italic CharOverride-1">minore propensione innovativa</hi><hi rend="CharOverride-1"> che, misurate con gli </hi><hi rend="CharOverride-1">stessi indicatori, conseguono performance opposte.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per quanto riguarda la Germania, lo</hi><hi rend="CharOverride-1"> studio di Dauth et al. (2017) esamina l’impiego di</hi><hi rend="CharOverride-1"> robot dal 1994 al 2014 in 53 industrie manifatturiere e</hi><hi rend="CharOverride-1"> 19 altre attività, sulla base di dati IFR, arricchiti da</hi><hi rend="CharOverride-1"> micro-dati relativi a 1 milione di lavoratori solo in parte</hi><hi rend="CharOverride-1"> coinvolti nella robotizzazione</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_193_1181-1194.html#footnote-011">6</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. La ricerca mostra aspetti interessanti, perché</hi><hi rend="CharOverride-1"> la robotizzazione non influisce sull’occupazione aggregata, in quanto la</hi><hi rend="CharOverride-1"> diminuzione dell’occupazione manifatturiera è compensata dagli incrementi nei servizi.</hi><hi rend="CharOverride-1"> L’analisi delle biografie individuali fa emergere aspetti sorprendenti, per</hi><hi rend="CharOverride-1"> cui i lavoratori di industrie più esposte ai robot hanno</hi><hi rend="CharOverride-1"> effettivamente una probabilità sostanzialmente maggiore di rimanere occupati. In questi</hi><hi rend="CharOverride-1"> casi, tuttavia, la stabilità degli occupati si contrappone all’ingresso</hi><hi rend="CharOverride-1"> di giovani: «In altre parole, i robot non distruggono i</hi><hi rend="CharOverride-1"> posti di lavoro esistenti nel settore manifatturiero in Germania, ma</hi><hi rend="CharOverride-1"> inducono le aziende manifatturiere a creare meno nuovi posti di</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro per i giovani»</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">(Dauth et al. 2017, 8). </hi><hi rend="CharOverride-1">Infine, l’ultimo aspetto che emerge dallo studio tedesco concerne </hi><hi rend="CharOverride-1">l’aumento dei salari per gli </hi><hi rend="italic CharOverride-1">high-skilled </hi><hi rend="CharOverride-1">(posizioni scientifiche e</hi><hi rend="CharOverride-1"> manageriali), mentre diminuiscono per i lavoratori con competenze medio-basse.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Spunti</hi><hi rend="CharOverride-1"> di riflessioni molto interessanti emergono dall’indagine, effettuata da Genz</hi><hi rend="CharOverride-1"> et al. (2021) presso un campione rappresentativo di 2.032 imprese</hi><hi rend="CharOverride-1"> manifatturiere e dei servizi, operanti in Germania. In essa </hi><hi rend="CharOverride-1">viene svolta un’osservazione sistematica degli effetti sull’occupazione delle </hi><hi rend="CharOverride-1">scelte di introdurre tecnologie 2.0 (tradizionali strumenti per Raggi-X, fax, </hi><hi rend="CharOverride-1">fotocopiatrici ecc.), tecnologie 3.0 (computer, macchine a controllo numerico, robot </hi><hi rend="CharOverride-1">industriali), tecnologie 4.0 (Artificial Intelligence, Augmented Reality, 3D printing etc.).</hi><hi rend="CharOverride-1"> I dati della rilevazione sono correlati ai dati individuali di</hi><hi rend="CharOverride-1"> 172.714 occupati nelle aziende indagate (grazie a database esistenti). Sono</hi><hi rend="CharOverride-1"> così ricostruiti gli andamenti di occupazione e salari nel periodo</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2011-2016 e sono acquisite informazioni circa le variazioni a livello</hi><hi rend="CharOverride-1"> di lavoratori in risposta a investimenti tecnologici secondo le tre</hi><hi rend="CharOverride-1"> tipologie descritte, distinguendo le aziende tra </hi><hi rend="italic CharOverride-1">adopters </hi><hi rend="CharOverride-1">e </hi><hi rend="italic CharOverride-1">non-adopters</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="CharOverride-1"> I risultati ottenuti sono:</hi></p><list type="unordered">
				<item><hi rend="CharOverride-1">accresciuta stabilità occupazionale complessiva, crescita salariale</hi><hi rend="CharOverride-1"> e guadagni cumulativi per i lavoratori occupati negli adopters, </hi><hi rend="CharOverride-1">con differenze correlate alle scelte tecnologiche. Le tecnologie 3.0 comportano </hi><hi rend="CharOverride-1">prolungati periodi di occupazione e guadagni cumulativi, mentre le tecnologie </hi><hi rend="CharOverride-1">4.0 sono associate a più forti incrementi salariali e analoga </hi><hi rend="CharOverride-1">stabilità occupazionale. Le tendenze individuate riguardano sia il manifatturiero che </hi><hi rend="CharOverride-1">i servizi;</hi></item>
				<item><hi rend="CharOverride-1">differenze significative tra i vari gruppi di </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoratori, in quanto le migliori performance sono conseguite da coloro </hi><hi rend="CharOverride-1">che svolgono compiti lavorativi complessi, attività analitiche non di routine </hi><hi rend="CharOverride-1">e da coloro che hanno beneficiato della formazione professionale</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">più </hi><hi rend="CharOverride-1">che della frequentazione dell’Università;</hi></item>
				<item><hi rend="CharOverride-1">le assunzioni da parte </hi><hi rend="CharOverride-1">degli </hi><hi rend="italic CharOverride-1">adopters</hi><hi rend="CharOverride-1"> sono più elevate per lavoratori con determinate caratteristiche, </hi><hi rend="CharOverride-1">per assumere le quali sono importanti i percorsi di adattamento </hi><hi rend="CharOverride-1">dei lavoratori alla trasformazione tecnologica della Germania. È infatti significativo </hi><hi rend="CharOverride-1">il dato concernente le capacità adattative acquisite da coloro che </hi><hi rend="CharOverride-1">hanno seguito corsi di formazione professionale, che conseguono ad </hi><hi rend="CharOverride-1">ogni livello (sia per il 3.0 che per il 4.0) </hi><hi rend="CharOverride-1">migliori performance generali rispetto a chi è in possesso di </hi><hi rend="CharOverride-1">titoli universitari. È infine evidente sia l’importanza del sistema </hi><hi rend="CharOverride-1">formativo duale, esistente in Germania, sia la rilevanza crescente che </hi><hi rend="CharOverride-1">negli anni esaminati hanno assunto le tecnologie dell’informazione, mentre </hi><hi rend="CharOverride-1">tecnologie di frontiera (IA, RA) svolgono ancora un ruolo minore </hi><hi rend="CharOverride-1">(Genz et al. 2021, 29-33).</hi></item>
			</list><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per quanto concerne l’Italia,</hi><hi rend="CharOverride-1"> elementi di significativo interesse emergono da Bannò et al. (2021),</hi><hi rend="CharOverride-1"> che applicano i due approcci prevalenti nella letteratura internazionale esaminata</hi><hi rend="CharOverride-1"> finora, ovvero l’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">occupation-based</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Frey e Osborne 2017) e </hi><hi rend="CharOverride-1">il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">task-based</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Nedelkoska e Quintini 2018). Lo studio in questione</hi><hi rend="CharOverride-1"> comprova quanto emerso in precedenza. Le stime del secondo approccio</hi><hi rend="CharOverride-1"> descrivono un effetto di spiazzamento tra automazione e lavoro meno</hi><hi rend="CharOverride-1"> significativo del primo, a conferma degli aspetti di molti </hi><hi rend="CharOverride-1">punti precedentemente evidenziati: eterogeneità della composizione delle diverse professioni nel </hi><hi rend="CharOverride-1">mix di attività di routine, analitiche e basate su caratteristiche </hi><hi rend="CharOverride-1">non riproducibili in robot o umanoidi (manipolazione, percezione multimodale, intelligenza </hi><hi rend="CharOverride-1">creativa e intelligenza sociale). La ricerca quantifica per l’Italia </hi><hi rend="CharOverride-1">ciò che è emerso a livello internazionale (polarizzazione nella probabilità </hi><hi rend="CharOverride-1">del rischio di sostituzione dei lavoratori, 33% per il primo </hi><hi rend="CharOverride-1">e 18% per il secondo) e mette in luce un </hi><hi rend="CharOverride-1">aspetto fondamentale: occorre distinguere tra automazione potenziale e automazione effettiva, </hi><hi rend="CharOverride-1">perché non è detto che tutto ciò che è tecnicamente </hi><hi rend="CharOverride-1">possibile sia poi realmente attuato. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Interpretiamo questi percorsi analitici convergenti </hi><hi rend="CharOverride-1">come una ulteriore prova della ‘rischiosità’ inerente al fare previsioni </hi><hi rend="CharOverride-1">in uno scenario contraddistinto da un potenziale tecnico-scientifico, basato su</hi><hi rend="CharOverride-1"> tecnologie rivoluzionarie, le cui diramazioni evolutive dipendono da una molteplicità</hi><hi rend="CharOverride-1"> di fattori e processi.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Difatti Bannò et al. (2021) pongono</hi><hi rend="CharOverride-1"> in risalto una serie di fattori che influenzano i processi</hi><hi rend="CharOverride-1"> di automazione sostitutiva di lavoro e l’evoluzione complessiva dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’occupazione: composizione settoriale e geografica, struttura dimensionale, modello di conduzione</hi><hi rend="CharOverride-1"> (familiare, manageriale), problemi da affrontare nell’introdurre automazione (adattamento delle</hi><hi rend="CharOverride-1"> tecnologie e dei lavoratori a seconda dei settori e delle</hi><hi rend="CharOverride-1"> attività specifiche interessate, complementarità tra tecnologie), insufficienza in Italia di</hi><hi rend="CharOverride-1"> entità che svolgano funzione catalizzatrici dei processi di automazione, infine</hi><hi rend="CharOverride-1"> la possibilità che i processi innovativi generino nuovi lavori e</hi><hi rend="CharOverride-1"> professioni, insieme a nuovi prodotti e servizi. Su queste basi</hi><hi rend="CharOverride-1"> sono proposte osservazioni convergenti con nostre riflessioni, già esposte: «</hi><hi rend="CharOverride-1">La situazione attuale, tuttavia, non sembra essere una semplice replica </hi><hi rend="CharOverride-1">dei processi del passato. La velocità del cambiamento è molto </hi><hi rend="CharOverride-1">più rapida». </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Occorre dunque affrontare un tema di fondo, </hi><hi rend="CharOverride-1">peculiarità dei processi di transizione tecnico-produttiva come quello odierno, denso </hi><hi rend="CharOverride-1">di incognite e di possibili direttrici di evoluzione: sta forse </hi><hi rend="CharOverride-1">cambiando la natura del lavoro?</hi></p><p rend="h2" ><hi>3. Illusioni: abbiamo dato un linguaggio </hi><hi>alle macchine </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’era attuale non è la sola ad </hi><hi rend="CharOverride-1">essere caratterizzata da un intenso e rapido progresso tecnologico. P</hi><hi rend="CharOverride-1">rofondi cambiamenti tecnico-scientifici ed economico-produttivi si sono verificati nel passato, </hi><hi rend="CharOverride-1">accomunati da alcune peculiarità (Vickers e Ziebart 2019, 3-5). In</hi><hi rend="CharOverride-1"> primo luogo, è bene ricordare che le nuove tecnologie hanno</hi><hi rend="CharOverride-1"> da sempre richiesto un periodo considerevole per la loro implementazione,</hi><hi rend="CharOverride-1"> con l’apparente paradosso di un rapido progresso tecnologico unito</hi><hi rend="CharOverride-1"> a una lenta crescita della produttività. Il ritardo nel realizzare</hi><hi rend="CharOverride-1"> i benefici degli avanzamenti tecnologici ha comportato quindi asimmetrie tra</hi><hi rend="CharOverride-1"> gli attori socio-economici che, a fronte della necessità di effettuare</hi><hi rend="CharOverride-1"> investimenti complementari, hanno potuto contare su Istituzioni capaci di facilitare</hi><hi rend="CharOverride-1"> (o si sono scontrati con Istituzioni che hanno ostacolato) i</hi><hi rend="CharOverride-1"> processi di transizione. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La dinamica tecnico-scientifica degli ultimi decenni del</hi><hi rend="CharOverride-1"> XX secolo e dei primi due del XXI, con gli</hi><hi rend="CharOverride-1"> sviluppi odierni dell’Intelligenza Artificiale, sta mostrando secondo Brynjolfsson et</hi><hi rend="CharOverride-1"> al. (2019) la forma moderna del paradosso appena indicato, cioè</hi><hi rend="CharOverride-1"> la disconnessione tra la percezione di una dinamica innovativa accelerata</hi><hi rend="CharOverride-1"> e la crescita moderata della produttività</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_193_1181-1194.html#footnote-010">7</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. L’epoca attuale</hi><hi rend="CharOverride-1">, che per certi aspetti non è diversa da altre </hi><hi rend="CharOverride-1">del passato, possiede un potenziale tecnico-scientifico, l’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">adjacent possible</hi><hi rend="CharOverride-1"> nella </hi><hi rend="CharOverride-1">formulazione di Kauffman (2000), incomparabile con le rivoluzioni tecnologiche verificatesi</hi><hi rend="CharOverride-1"> nel corso della storia umana. Intendiamo riferirci al fatto che</hi><hi rend="CharOverride-1"> dalla metà del secolo scorso si sta pienamente dispiegando il</hi><hi rend="CharOverride-1"> ‘sogno logico-matematico’ di Leibniz, il filosofo che perseguiva l’obiettivo</hi><hi rend="CharOverride-1"> di creare un linguaggio universale (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">characteristica universalis</hi><hi rend="CharOverride-1">) </hi><hi rend="CharOverride-1">in grado di rappresentare la realtà, andando oltre i limiti </hi><hi rend="CharOverride-1">dei linguaggi naturali. Un primo e parziale tentativo di usare </hi><hi rend="CharOverride-1">un linguaggio teo-logico-matematico è il celebre medaglione, che egli </hi><hi rend="CharOverride-1">rappresenta nella lettera del 1697 al duca di Brunswick, Rodolfo </hi><hi rend="CharOverride-1">Augusto, nella quale è impressa la sequenza di numeri da 0 </hi><hi rend="CharOverride-1">a 15 nel linguaggio binario 0/1, «Omnibus Ex Nihilo Ducendis,</hi><hi rend="CharOverride-1"> Sufficit Unum» (Leibniz 1969, 366).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Come afferma Glaser (1971), esiste</hi><hi rend="CharOverride-1"> un ‘prima’ e un ‘dopo’ Leibniz, ma sono occorsi più</hi><hi rend="CharOverride-1"> di due secoli per sviluppare le intuizioni Leibniziane (Davis </hi><hi rend="CharOverride-1">2000), cioè per ‘dare un linguaggio alle macchine’ (espressione nostra),</hi><hi rend="CharOverride-1"> che ora possono raccogliere informazioni, dialogare tra loro e con</hi><hi rend="CharOverride-1"> gli umani, interagire e proporre scenari di azione, addirittura agire.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Siamo allora in presenza di ‘sistemi intelligenti’ potenzialmente in grado</hi><hi rend="CharOverride-1"> di sostituire integralmente il ruolo degli umani</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_193_1181-1194.html#footnote-009">8</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">? Siamo forse</hi><hi rend="CharOverride-1"> nello scenario prefigurato da Keynes (1930) circa la possibilità che</hi><hi rend="CharOverride-1"> entro un secolo sia sostanzialmente risolto o vicino alla soluzione</hi><hi rend="CharOverride-1"> il problema economico fondamentale della razza umana, la soddisfazione dei</hi><hi rend="CharOverride-1"> bisogni basilari per la sussistenza? Il miglioramento di almeno otto</hi><hi rend="CharOverride-1"> volte dello standard di vita e la liberazione dalla necessità</hi><hi rend="CharOverride-1"> di provvedere alle esigenze basilari avrebbero quindi consentito all’umanità</hi><hi rend="CharOverride-1"> di porsi il problema di cosa fare nel tempo libero.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In realtà fare previsioni a lunga scadenza è un compito </hi><hi rend="CharOverride-1">molto arduo sia in tempi normali, sia soprattutto in tempi </hi><hi rend="CharOverride-1">di dinamica tecnologica accelerata, come dimostrano alcuni esempi di previsioni </hi><hi rend="CharOverride-1">del tutto fallaci, effettuate da eminenti personalità del ’900, in </hi><hi rend="CharOverride-1">campo tecnico-scientifico ed economico</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_193_1181-1194.html#footnote-008">9</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Fare previsioni a lungo termine </hi><hi rend="CharOverride-1">è rischioso, ma non assurdo, se esse sono ancorate a </hi><hi rend="CharOverride-1">tendenze individuate con un buon grado di precisione e se </hi><hi rend="CharOverride-1">si rifugge da visioni dicotomiche, del tipo ‘tecno-pessimisti’ </hi><hi rend="italic CharOverride-1">versus</hi><hi rend="CharOverride-1"> ‘tecno-ottimisti’</hi><hi rend="CharOverride-1">, non rare in tema di disoccupazione tecnologica e di </hi><hi rend="CharOverride-1">potenzialità degli ultimi sviluppi scientifici.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Le riflessioni sul futuro del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> non possono prescindere da due elementi essenziali:1) le innovazioni radicali</hi><hi rend="CharOverride-1"> generano effetti asimmetrici: distruttivi per molte tipologie di attività </hi><hi rend="CharOverride-1">e occupazione e, al tempo stesso, creativi a seconda dei </hi><hi rend="CharOverride-1">bisogni umani, che evolvono in continuazione. Chi avrebbe ad esempio </hi><hi rend="CharOverride-1">mai immaginato le tipologie di beni consumo odierni agli inizi </hi><hi rend="CharOverride-1">degli anni ’90 del secolo scorso? 2) Esiste sempre una </hi><hi rend="CharOverride-1">pluralità di traiettorie evolutive possibili (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">adjacent possible</hi><hi rend="CharOverride-1">) e la </hi><hi rend="CharOverride-1">dinamica socio-tecnica dipende da come evolvono i processi decisionali individuali</hi><hi rend="CharOverride-1"> e collettivi, quindi dalle interazioni tra collettività umane e –</hi><hi rend="CharOverride-1"> nel tempo presente – dalle interazioni tra gli umani e le</hi><hi rend="CharOverride-1"> macchine.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Le direttrici di sviluppo tecnico-scientifico sono l’esito emergente </hi><hi rend="CharOverride-1">da interazioni complesse tra una serie non predefinita di fattori </hi><hi rend="CharOverride-1">e meccanismi, come è accaduto ad esempio nel caso del </hi><hi rend="CharOverride-1">numero di medio ore di lavoro annuali per lavoratore, diminuito </hi><hi rend="CharOverride-1">da 2.950 nel 1870 a 1.500 nel 1998 nei Paesi </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’Occidente industrializzato (Maddison 2001, 347; Mokyr et al. 2015</hi><hi rend="CharOverride-1">, 43). Un’ulteriore diminuzione di 75 ore in media </hi><hi rend="CharOverride-1">è stata stimata dall’OECD (Mokyr et al. 2015). È</hi><hi rend="CharOverride-1"> fondato ritenere che una serie di concause abbiano agito nel</hi><hi rend="CharOverride-1"> determinare la traiettoria indicata: progresso tecnologico, rivendicazioni dei lavoratori, </hi><hi rend="CharOverride-1">cambiamenti politico-culturali. D’altra parte, i dati quantitativi indicano un </hi><hi rend="CharOverride-1">aumento del tempo libero, in merito al quale bisogna tenere </hi><hi rend="CharOverride-1">presente sia il profondo cambiamento della ‘qualità’ del tempo libero </hi><hi rend="CharOverride-1">rispetto a quello goduto nell’era preindustriale da strati sociali </hi><hi rend="CharOverride-1">molto limitati, sia del fatto che la distribuzione odierna del </hi><hi rend="CharOverride-1">tempo libero e della sua qualità dipende dal reddito e </hi><hi rend="CharOverride-1">dal livello di istruzione (Mokyr et al., 2015). È comunque</hi><hi rend="CharOverride-1"> interessante osservare che sono accessibili alla maggior parte della popolazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> beni materiali e immateriali incomparabili con quelli che fino a</hi><hi rend="CharOverride-1"> qualche decennio fa non potevano essere nemmeno immaginati per le</hi><hi rend="CharOverride-1"> classi agiate e dominanti.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">I processi di transizione tra sistemi </hi><hi rend="CharOverride-1">socio-tecnici tendono ad essere ‘potentemente distruttivi’ di lavoratori e industrie, </hi><hi rend="CharOverride-1">mentre emergono nuove sfere di bisogni e </hi><hi rend="italic CharOverride-1">human needs</hi><hi rend="CharOverride-1">, oltre</hi><hi rend="CharOverride-1"> ai beni sociali primari definiti da Rawls (1999)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_193_1181-1194.html#footnote-007">10</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, formati</hi><hi rend="CharOverride-1"> dalle interazioni tra interessi organizzati, culture, spinte innovative tecnico-produttive e</hi><hi rend="CharOverride-1"> scientifiche. Una molteplicità di forze, spesso anche tra loro contrastanti,</hi><hi rend="CharOverride-1"> agiscono e generano diramazioni evolutive non predeterminabili. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">I beni sociali</hi><hi rend="CharOverride-1"> primari fondano le aspettative, come sostiene Rawls, ed è </hi><hi rend="CharOverride-1">quindi doveroso analizzare se e come le aspettative di un </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro rispettoso della dignità della persona siano soddisfatte, oppure disattese, </hi><hi rend="CharOverride-1">trasformandosi eventualmente in un incubo quotidiano.</hi></p><p rend="h2" ><hi>4. Aspettative: la nuova natura</hi><hi> del lavoro</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel trattare l’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">automation anxiety</hi><hi rend="CharOverride-1">, nel 2016, l</hi><hi rend="CharOverride-1">’Economist ha formulato la seguente tesi: «ciò che determina la</hi><hi rend="CharOverride-1"> vulnerabilità rispetto all’automazione non è tanto il fatto che</hi><hi rend="CharOverride-1"> il lavoro sia manuale oppure di tipo amministrativo, quanto che</hi><hi rend="CharOverride-1"> sia basato su attività di routine» (trad. nostra). Nello stesso</hi><hi rend="CharOverride-1"> articolo si indicano fenomeni già in atto, quali la </hi><hi rend="italic CharOverride-1">job</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> polarization</hi><hi rend="CharOverride-1"> e la stagnazione dei salari medi, che sono indicatori</hi><hi rend="CharOverride-1"> parziali di una tendenza più generale verso l’emergere di</hi><hi rend="CharOverride-1"> profonde ed estese asimmetrie socio-territoriali (Glaeser e Ressenger 2010) </hi><hi rend="CharOverride-1">ed economiche, sia all’interno dei Paesi che tra Paesi </hi><hi rend="CharOverride-1">(Chancel et al. 2022). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Come abbiamo evidenziato nel par. 2,</hi><hi rend="CharOverride-1"> è molto difficile stimare l’impatto sul lavoro delle nuove</hi><hi rend="CharOverride-1"> tecnologie, perché sia la natura stessa delle tecnologie sia </hi><hi rend="CharOverride-1">il contesto in cui vengono introdotte possono innescare processi contraddittori</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_193_1181-1194.html#footnote-006">11</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Non vi possono essere dubbi sul fatto che le </hi><hi rend="CharOverride-1">nuove tecnologie abbiano cambiato ‘la natura della domanda di lavoro’</hi><hi rend="CharOverride-1">, perché a livello internazionale aumentano le richieste di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">non-rutine </hi><hi rend="italic CharOverride-1">cognitive and socio-behavioral skills</hi><hi rend="CharOverride-1">, mentre diminuisce la domanda di </hi><hi rend="CharOverride-1">competenze specifiche per lavori basati su routine e aumenta la </hi><hi rend="CharOverride-1">remunerazione per coloro che posseggono combinazioni di skills differenti (World </hi><hi rend="CharOverride-1">Bank 2019, 23). L’adattabilità è un requisito fondamentale nei</hi><hi rend="CharOverride-1"> cosiddetti </hi><hi rend="italic CharOverride-1">middle income countries</hi><hi rend="CharOverride-1"> (ad es. Benin, Liberia e Malawi)</hi><hi rend="CharOverride-1"> dove medio-alte basi cognitive vengono richieste insieme ai </hi><hi rend="italic CharOverride-1">socio-behavioral</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> skills </hi><hi rend="CharOverride-1">per il lavoro in team. Nelle economie avanzate, invece,</hi><hi rend="CharOverride-1"> è in forte crescita l’occupazione per skills più elevati</hi><hi rend="CharOverride-1"> e per </hi><hi rend="italic CharOverride-1">low skills</hi><hi rend="CharOverride-1"> che richiedono destrezza e agilità operativa</hi><hi rend="CharOverride-1"> (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">dexterity</hi><hi rend="CharOverride-1">), mentre la diffusione di piattaforme online elimina le</hi><hi rend="CharOverride-1"> barriere geografiche, favorendo l’impiego sia di skills per routine</hi><hi rend="CharOverride-1"> cognitive (anche in Botswana, Etiopia, Mongolia, Filippine) sia talvolta di</hi><hi rend="CharOverride-1"> skills per routines non cognitive (World Bank 2019, 23-6)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_193_1181-1194.html#footnote-005">12</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In queste nuove geometrie del lavoro, i cosiddetti ‘giganti tecnologici</hi><hi rend="CharOverride-1">’ (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Tech Giants</hi><hi rend="CharOverride-1">) offrono, nei loro modelli strategico-operativi, interessanti</hi><hi rend="CharOverride-1"> elementi informativi e spunti di riflessione. Nel </hi><hi rend="italic CharOverride-1">cyberworld</hi><hi rend="CharOverride-1">, infatti, </hi><hi rend="CharOverride-1">si dispiegano reti economico-produttive globali, soprattutto grazie alla funzione delle </hi><hi rend="CharOverride-1">piattaforme come strutture di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">governance</hi><hi rend="CharOverride-1">, che hanno a loro disposizione</hi><hi rend="CharOverride-1"> potenza computazionale e sistemi di Intelligenza Artificiale tali che i</hi><hi rend="CharOverride-1"> Tech Giants della Silicon Valley (GAFAM: Google, Amazon, Facebook-Meta, Apple,</hi><hi rend="CharOverride-1"> Microsoft) già nel 2016 realizzano «il consolidamento del potere –</hi><hi rend="CharOverride-1"> su una scala e a un ritmo probabilmente senza precedenti</hi><hi rend="CharOverride-1"> nella storia umana (Lewis-Kraus 2016). Queste società tecnologiche hanno un</hi><hi rend="CharOverride-1"> modello di business che si basa sull’impiego di sistemi</hi><hi rend="CharOverride-1"> di IA e milioni di persone sottopagate e distribuite in</hi><hi rend="CharOverride-1"> tutto il mondo (Williams et al. 2022). Dietro la rappresentazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> di agenti intelligenti, si nasconde in realtà un’armata di</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">gig workers </hi><hi rend="CharOverride-1">(etichettatori di dati, corrieri e moderatori di contenuti)</hi><hi rend="CharOverride-1">, che effettua un enorme lavoro di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">tagging</hi><hi rend="CharOverride-1"> e di </hi><hi rend="CharOverride-1">controllo manuale dei contenuti nei social networks con compensi irrisori </hi><hi rend="CharOverride-1">(1,46 dollari l’ora post-tassazione), perché reclutati in Paesi </hi><hi rend="CharOverride-1">con redditi e costo del lavoro molto inferiori a quelli </hi><hi rend="CharOverride-1">del Paese dove ha sede la casa madre. Siamo dunque</hi><hi rend="CharOverride-1"> in presenza di retribuzioni molto basse per milioni di persone</hi><hi rend="CharOverride-1"> che svolgono lavori ripetitivi in condizioni precarie</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_193_1181-1194.html#footnote-004">13</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, sono alla</hi><hi rend="CharOverride-1"> base del cosiddetto </hi><hi rend="italic CharOverride-1">crowd work</hi><hi rend="CharOverride-1">, ovvero la scomposizione di </hi><hi rend="CharOverride-1">grandi volumi di lavoro </hi><hi rend="italic CharOverride-1">time-consuming</hi><hi rend="CharOverride-1"> in pacchetti distribuiti a una</hi><hi rend="CharOverride-1"> miriade di individui, disposti a lavorare con retribuzioni infinitamente </hi><hi rend="CharOverride-1">più basse rispetto a quelle richieste dai lavoratori high-skill</hi><hi rend="italic CharOverride-1">. </hi><hi rend="CharOverride-1">Non</hi><hi rend="CharOverride-1"> solo, come se ciò non bastasse, sono messi in </hi><hi rend="CharOverride-1">atto capillari sistemi di sorveglianza e punizione (Gurley 2022) per</hi><hi rend="CharOverride-1"> comportamenti devianti rispetto agli standard di tempo e performance assegnati</hi><hi rend="CharOverride-1"> da sistemi ‘intelligenti’. Le conseguenze per molti </hi><hi rend="italic CharOverride-1">crowd</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> workers</hi><hi rend="CharOverride-1"> possono essere pesanti: i </hi><hi rend="italic CharOverride-1">content moderators</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">ad esempio, </hi><hi rend="CharOverride-1">soffrono di ansietà, depressione e </hi><hi rend="italic CharOverride-1">post-traumatic disorder</hi><hi rend="CharOverride-1"> dopo quello che </hi><hi rend="CharOverride-1">vedono e selezionano a ritmi accelerati (Bradbury e Al-Waheidi </hi><hi rend="CharOverride-1">2022)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_193_1181-1194.html#footnote-003">14</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Dietro il fascino dei sistemi intelligenti, che governano</hi><hi rend="CharOverride-1"> flussi globali di informazioni, merci e persone (Roberts 2019), c</hi><hi rend="CharOverride-1">’è la realtà – come nel caso di chi lavora</hi><hi rend="CharOverride-1"> nei magazzini Amazon – dei sistemi di tracciamento puntuale e sistematico</hi><hi rend="CharOverride-1"> mediante videocamere e scanner per i depositi delle scorte individuali,</hi><hi rend="CharOverride-1"> da consegnare nel rispetto di parametri definiti dai manager su</hi><hi rend="CharOverride-1"> dati aggregati in base alle stime di agenti artificiali circa</hi><hi rend="CharOverride-1"> il comportamento della massa degli operatori (Mims 2021; Gurley </hi><hi rend="CharOverride-1">2021). Il tutto avviene chiaramente sulla base di consenso ‘biometrico</hi><hi rend="CharOverride-1">’, richiesto dall’impresa ai dipendenti per l’impiego sistematico</hi><hi rend="CharOverride-1"> di sistemi di sorveglianza.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Le attività di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">data labeling</hi><hi rend="CharOverride-1"> per </hi><hi rend="CharOverride-1">i Tech Giants della Silicon Valley si estendono in molti </hi><hi rend="CharOverride-1">Paesi (Venezuela, Bulgaria, India, Kenia, Filippine, Messico), impiegando persone appartenenti</hi><hi rend="CharOverride-1"> a minoranze con disagi di varia natura: rifugiati, detenuti, gruppi</hi><hi rend="CharOverride-1"> sociali con poche opportunità di lavoro (Miceli e Posada 2022,</hi><hi rend="CharOverride-1"> per un studio approfondito a livello internazionale).</hi></p><p rend="h2" ><hi>5. Conclusioni</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Economist</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">nel ripercorrere brevemente la disputa tra ‘tecno-pessimisti’ (ad es. il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">jobless future </hi><hi rend="CharOverride-1">di Martin Ford 2015) e ‘tecno-ottimisti’ (Bessen et</hi><hi rend="CharOverride-1"> al. 2016)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_193_1181-1194.html#footnote-002">15</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> arriva a concludere «che imprese e Istituzioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> dovrebbero agire per facilitare il cambiamento delle competenze dei lavoratori</hi><hi rend="CharOverride-1"> e la transizione tra lavori»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_193_1181-1194.html#footnote-001">16</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Dello stesso avviso </hi><hi rend="CharOverride-1">è anche la nota dell’ILO che si occupa di </hi><hi rend="CharOverride-1">disoccupazione tecnologica: </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Dal punto di vista della formazione professionale, il </hi><hi rend="CharOverride-1">mandato è chiaro: riqualificare e formare tutte le nuove generazioni </hi><hi rend="CharOverride-1">in competenze per muoversi in un mercato del lavoro in </hi><hi rend="CharOverride-1">evoluzione; dove gli spostamenti all’interno del proprio settore possono </hi><hi rend="CharOverride-1">essere già molto impegnativi, ma dove aumenta la probabilità di </hi><hi rend="CharOverride-1">dover passare non da un lavoro all’altro, ma da</hi><hi rend="CharOverride-1"> un settore all’altro (OIT s.d.).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Questo ‘mantra’ delle nuove </hi><hi rend="CharOverride-1">competenze, non è nuovo nella discussione sullo sviluppo di </hi><hi rend="CharOverride-1">sistemi produttivi sempre più immersi nelle nuove tecnologie e sempre </hi><hi rend="CharOverride-1">più bisognosi di avere intelligenze umane che indirizzino l’aumentata </hi><hi rend="CharOverride-1">capacità di agire delle macchine. Tuttavia, anche per identificare </hi><hi rend="CharOverride-1">il set di competenze necessarie, è necessario avere chiare </hi><hi rend="CharOverride-1">quali sono le interazioni tra l’intelligenza umana e lo </hi><hi rend="CharOverride-1">sviluppo tecnologico, e verso quali traiettorie di sviluppo il sistema</hi><hi rend="CharOverride-1"> istituzionale vuole indirizzare il percorso.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per usare un’espressione di </hi><hi rend="CharOverride-1">Floridi (2022, 31), è necessaria una re-ontologizzazione dei processi</hi><hi rend="CharOverride-1"> che «non consista soltanto nel disegnare, costruire strutturare un </hi><hi rend="CharOverride-1">sistema […] in modo nuovo, ma nel trasformare fondamentalmente la </hi><hi rend="CharOverride-1">sua natura intrinseca». Per fare questo è ovviamente necessario </hi><hi rend="CharOverride-1">prefigurare lo scenario che si avrà di fronte nel prossimo </hi><hi rend="CharOverride-1">futuro e come lo si vorrà, per quanto possibile, plasmare.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ad</hi><hi rend="CharOverride-1"> oggi gli orizzonti che vengono proposti in letteratura sono riassunti</hi><hi rend="CharOverride-1"> da Peters et al. (2019) in tre linee principali: </hi></p><p rend="text_list" ><hi rend="CharOverride-1">1</hi><hi rend="CharOverride-1">) 	uno scenario estremo in cui si arriva alla scomparsa </hi><hi rend="CharOverride-1">del lavoro (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">joblessness</hi><hi rend="CharOverride-1">), per cui l’uomo, in una</hi><hi rend="CharOverride-1"> visione quasi marxiana, non necessiterà del lavoro per la soddisfazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> dei suoi bisogni primari; </hi></p><p rend="text_list" ><hi rend="CharOverride-1">2) 	uno scenario intermedio e </hi><hi rend="italic CharOverride-1">ibrido</hi><hi rend="CharOverride-1"> in cui gli esseri umani controllano di fatto un </hi><hi rend="CharOverride-1">sistema produttivo formato da un’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">intelligenza aumentata</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">anziché da </hi><hi rend="CharOverride-1">sistemi di apprendimento autonomo (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">hybrid</hi><hi rend="CharOverride-1">); </hi></p><p rend="text_list" ><hi rend="CharOverride-1">3) 	un mondo in</hi><hi rend="CharOverride-1"> cui l’Intelligenza Artificiale e i cosiddetti sistemi intelligenti </hi><hi rend="CharOverride-1">sono solo l’ennesima innovazione tecnologica che non porterà a </hi><hi rend="CharOverride-1">modificazioni strutturali dei sistemi di produzione e lavoro (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">business-as-</hi><hi rend="italic CharOverride-1">usual</hi><hi rend="CharOverride-1">) e in cui si riprodurrà un modello di innovazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> lineare.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Chiaramente i tre scenari necessitano di strutturare differenti sistemi </hi><hi rend="CharOverride-1">di formazione delle competenze (universitaria, professionale, vocazionale ecc.), </hi><hi rend="CharOverride-1">e le scelta che i Paesi intraprenderanno non solo </hi><hi rend="CharOverride-1">dovranno essere coerenti con il sistema socio-tecno-economico attuale, ma dovranno</hi><hi rend="CharOverride-1"> confrontarsi con l’emergere di nuovi e sempre più cogenti</hi><hi rend="CharOverride-1"> fattori di rischio globali.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La strutturazione dei rapporti di interazione </hi><hi rend="CharOverride-1">personale e delle relazioni lavorative avviene infatti all’interno di </hi><hi rend="CharOverride-1">quelli che Hosanagar e Miller (2020) chiamano </hi><hi rend="italic CharOverride-1">algorithmic social systems</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="CharOverride-1"> per cui il focus dell’analisi in qualsiasi campo dovrebbe</hi><hi rend="CharOverride-1"> essere costituto dallo studio dei ruoli individuali e dalla dinamica</hi><hi rend="CharOverride-1"> complessa delle interazioni tra persone, dati e algoritmi. Il che</hi><hi rend="CharOverride-1"> a nostro avviso richiede un radicale cambiamento di paradigma analitico</hi><hi rend="CharOverride-1"> e strategico, ovvero il passaggio dal </hi><hi rend="italic CharOverride-1">computational thinking</hi><hi rend="CharOverride-1"> al </hi><hi rend="italic CharOverride-1">systems</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> thinking</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_193_1181-1194.html#footnote-000">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, reso ancor più necessario dall’incombente crisi climatica</hi><hi rend="CharOverride-1"> e dalle </hi><hi rend="italic CharOverride-1">megathreats </hi><hi rend="CharOverride-1">indicate da Roubini (2022). </hi></p><p rend="h2" ><hi>Riferimenti bibliografici</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Acemoglu, D. et al. 2020. </hi><hi rend="CharOverride-1">“Competing with Robots: Firm-Level Evidence from France.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">AEA</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Paper</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">and</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Proceedings</hi><hi rend="CharOverride-1"> 110: 383-88.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Acemoglu, D., and P. 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Milano: Adelphi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Dellot, B., Mason, R., and F. Wallace-Stephen. 2019. “The Four Futures of Work Coping with uncertainty in an age of radical technologies, RSA. &lt;https://www. thersa. org/globalassets/pdfs/reports/rsa_four-futures-of-work. pdf&gt; (2019-09-24).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Easterbrook, S. 2014. “From computational thinking to systems thinking: A conceptual toolkit for sustainability computing.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">ICT for Sustainability 2014 (ICT4S-14)</hi><hi rend="CharOverride-1">, 235-44. Atlantis Press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Easterbrook, S. 2022. “The Discontinuous Future, ACM, Computers and Society.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">SIGCAS Comput. 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New York: </hi><hi rend="CharOverride-1">Basic Books.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Frey, C. B., and M. A. Osborne. 2017. “The future of employment: How susceptible are jobs to computerisation?” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Technological forecasting and social change</hi><hi rend="CharOverride-1"> 114: 254-80.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Frey, C. B., and M. A. 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Tomash Publisher. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Graetz, G., and G. Michaels. 2018. “Robots at work.”</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Review</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">of</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Economics</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">and</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Statistics</hi><hi rend="CharOverride-1"> 100, 5:753-68.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Gurley, L. K. 2022. “Amazon Delivery Drivers Say They Sacrifice Their Safety to Meet Holiday Rush.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Vice</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Motherbboard</hi><hi rend="CharOverride-1">, December 14.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Hosanagar, V., and </hi><hi rend="CharOverride-1">A. P. 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Wolters L., 2020, Robots, Automation, and Employment: Where We Are.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">MIT</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Industrial</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Performance</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Center,</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Working</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Paper</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_193_1181-1194.html#footnote-016-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	L’ultimo Global Risks Report del</hi><hi rend="CharOverride-1"> WEF (2022) indica ben 37 fattori di rischio globale, suddivisi</hi><hi rend="CharOverride-1"> in cinque categorie: economici, ambientali, geopolitici, sociali, tecnologici.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_193_1181-1194.html#footnote-015-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	«Percezione</hi><hi rend="CharOverride-1"> sensoriale, capacità sensoriali e sociali, destrezza fisica e mobilità, comprensione</hi><hi rend="CharOverride-1"> del linguaggio naturale, e così via» (35).</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_193_1181-1194.html#footnote-014-backlink">3</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Osservazioni molto critiche verso la metodologia impiegata in questo studio </hi><hi rend="CharOverride-1">sono sollevate da Wolters (2020), che la ritiene ‘opaca’, </hi><hi rend="CharOverride-1">e da Arntz et al. (2016; 2017).</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_193_1181-1194.html#footnote-013-backlink">4</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Così definiti dall’International Organization for Standardization (ISO): «multipurpose manipulating industrial robots».</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_193_1181-1194.html#footnote-012-backlink">5</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Va però rilevato che la definizione di tecnologie per </hi><hi rend="CharOverride-1">l’automazione impiegata dai due autori è davvero molto ampia </hi><hi rend="CharOverride-1">(si veda Aghion et al. 2021, 2 nota 4).</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_193_1181-1194.html#footnote-011-backlink">6</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Bisogna</hi><hi rend="CharOverride-1"> tenere presente che gli effetti misurati si riferiscono soprattutto alle</hi><hi rend="CharOverride-1"> localizzazioni dell’industria automobilistica.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_193_1181-1194.html#footnote-010-backlink">7</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	«(a) false hopes, (b) mismeasurement,</hi><hi rend="CharOverride-1"> (c) concentrated distribution and rent dissipation, and (d) implementation and</hi><hi rend="CharOverride-1"> restructuring lags» (28-31).</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_193_1181-1194.html#footnote-009-backlink">8</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Taddy (2018, 62): «A full end-to-end AI solution—at Microsoft, we call this a System of Intelligence—is able to ingest human-level knowledge (e.g., via machine reading and computer vision) and use this information to automate and accelerate tasks that were previously only performed by humans».</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_193_1181-1194.html#footnote-008-backlink">9</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Un elenco di casi celebri previsioni completamente disattese, dall’inizio</hi><hi rend="CharOverride-1"> del ’900 ad anni più recenti, è contenuto in Dellot</hi><hi rend="CharOverride-1"> et al. (2019, 13).</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_193_1181-1194.html#footnote-007-backlink">10</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	«The primary social goods… </hi><hi rend="CharOverride-1">are rights, liberties, and opportunities, and income and wealth» (Rawls </hi><hi rend="CharOverride-1">1999, 79).</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_193_1181-1194.html#footnote-006-backlink">11</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Ad esempio, in seguito all’introduzione di </hi><hi rend="CharOverride-1">robot, la società cinese Foxconn Technology, il gruppo assemblatore più </hi><hi rend="CharOverride-1">grande al mondo, ha ridotto la sua forza lavoro del </hi><hi rend="CharOverride-1">30% (World Bank 2019, 21). Nel 2017, grazie al 3D</hi><hi rend="CharOverride-1"> printing, la tedesca Adidas ha creato 2 </hi><hi rend="italic CharOverride-1">speed factories</hi><hi rend="CharOverride-1"> per</hi><hi rend="CharOverride-1"> la produzione di scarpe, una in Ansbach (Germania) e l</hi><hi rend="CharOverride-1">’altra ad Atlanta (Usa), tagliando più di 1000 posti di</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro in Vietnam. Già nel 2012 la Phillips Electronics aveva</hi><hi rend="CharOverride-1"> riportato in Olanda la produzione che aveva in Cina (World Bank 2019, 21)</hi><hi rend="CharOverride-1"> e processi analoghi sono riferiti anche al mondo finanziario </hi><hi rend="CharOverride-1">e bancario in Israele, Russia e Cina.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_193_1181-1194.html#footnote-005-backlink">12</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	È in </hi><hi rend="CharOverride-1">questo scenario globale, multiforme e apparentemente contraddittorio, che il Bangladesh </hi><hi rend="CharOverride-1">da solo costituisce il 15% del lavoro online, con 650.000</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoratori freelance (World Bank 2019, 25).</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_193_1181-1194.html#footnote-004-backlink">13</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Esistono perfino, </hi><hi rend="CharOverride-1">in numero crescente, anche casi in cui il lavoro umano</hi><hi rend="CharOverride-1"> viene utilizzato per impersonare chatbots, cioè sistemi di IA, perché</hi><hi rend="CharOverride-1"> molto richiesti da startup per attrarre </hi><hi rend="italic CharOverride-1">venture capitalist</hi><hi rend="CharOverride-1">, che </hi><hi rend="CharOverride-1">premono per «incorporare sistemi di IA nei loro prodotti» (Williams </hi><hi rend="CharOverride-1">et al., 2022). Un esempio eclatante è stato il lancio </hi><hi rend="CharOverride-1">di ImageNet nel 2009, un dataset di milioni di immagini </hi><hi rend="CharOverride-1">prese da Internet ed ‘etichettate’ (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">labeled</hi><hi rend="CharOverride-1">), in cui nessuno </hi><hi rend="CharOverride-1">sapeva che dietro c’era il lavoro di milioni di </hi><hi rend="CharOverride-1">persone, che classificavano le immagini sulla piattaforma Amazon Mechanical Turk,</hi><hi rend="CharOverride-1"> Non è quindi casuale che, a seguito di Amazon Mechanical</hi><hi rend="CharOverride-1"> Turk, si sia avuta un’esplosione internazionale di società </hi><hi rend="CharOverride-1">di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">data labeling</hi><hi rend="CharOverride-1">, dove si lavora a ritmi insostenibili per</hi><hi rend="CharOverride-1"> salari molto bassi e gli uomini sono ‘trattati come macchine</hi><hi rend="CharOverride-1">’ in lavori ripetitivi.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_193_1181-1194.html#footnote-003-backlink">14</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Per una documentazione dettagliata si veda Williams et al. (2022).</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_193_1181-1194.html#footnote-002-backlink">15</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Nello studio di Bessen et al.</hi><hi rend="CharOverride-1"> (2016) viene argomentato come il processo di automazione possa indurre</hi><hi rend="CharOverride-1"> la creazione di nuove occupazioni, in quanto ha spinto a</hi><hi rend="CharOverride-1"> scoprire e valorizzare spazi per la creazione di nuovi lavori,</hi><hi rend="CharOverride-1"> come è accaduto nel caso delle ATM, le macchine </hi><hi rend="CharOverride-1">per la distribuzione automatica di denaro. La loro introduzione non </hi><hi rend="CharOverride-1">ha prodotto un forte calo dei bancari, anzi il minore </hi><hi rend="CharOverride-1">fabbisogno di personale per operazioni di cassa ha innescato la </hi><hi rend="CharOverride-1">tendenza ad ampliare la gamma dei servizi offerti alla clientela </hi><hi rend="CharOverride-1">e quindi a un aumento degli impiegati.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_193_1181-1194.html#footnote-001-backlink">16</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	«That would </hi><hi rend="CharOverride-1">provide the best defence in the event that the pessimists </hi><hi rend="CharOverride-1">are right and the impact of artificial intelligence proves to </hi><hi rend="CharOverride-1">be more rapid and more dramatic than the optimists expect» </hi><hi rend="CharOverride-1">(</hi><hi rend="italic CharOverride-1">The Economist</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2016).</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_193_1181-1194.html#footnote-000-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Questo salto paradigmatico è trattato ampiamente in Easterbrook (2014). </hi></p></item>
				</list>  
      
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