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        <title type="main" level="a">Il lavoro come storia. Il contributo marxista di Antonio Labriola</title>
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            <forename>Luca</forename>
            <surname>Basile</surname>
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          <resp>This is a section of <title>Idee di lavoro e di ozio per la nostra civiltà</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0319-7</idno>) by </resp>
          <name>Giovanni Mari, Francesco Ammannati, Brogi Stefano, Tiziana Faitini, Arianna Fermani, Francesco Seghezzi, Annalisa Tonarelli</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.143</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>The script addresses the role of the theme of work in Labriola's thought, and attempts to demonstrate how this can be assumed as the key to all of his Marxist reflection.  "Self-government of work", construction of an "artificial ground" thanks to working praxis, primacy of praxis itself: these are the conceptual passages that attest this centrality.  The text tries to account for this in their development.</p>
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            <item>marxism</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.143<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.143" /></p>
      
      <p rend="h1_chapter">Il lavoro come storia. Il contributo marxista <lb/>di Antonio Labriola</p><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Luca</hi><hi rend="CharOverride-1"> Basile</hi></p><p rend="h2" ><hi>1. Cenni biografici</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Formatosi alla scuola di Bertrando Spaventa, Labriola si</hi><hi rend="CharOverride-1"> caratterizzò inizialmente per una lettura di Hegel condotta all’insegna</hi><hi rend="CharOverride-1"> del realismo di Herbart (cfr. Garin 1965, VII-XXXV). Egli si</hi><hi rend="CharOverride-1"> avvicinò poi al socialismo e al marxismo fra il 1886</hi><hi rend="CharOverride-1"> e il 1890, percorrendo una strada che lo condurrà nel</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1895 a dare alle stampe il primo del suoi </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Saggi</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> sulla concezione materialistica della storia</hi><hi rend="CharOverride-1">, l’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">In memoria del </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Manifesto dei comunisti</hi><hi rend="CharOverride-1">. A partire da quella data venne sempre</hi><hi rend="CharOverride-1"> più avanti nella sua riflessione l’esigenza di collegare al</hi><hi rend="CharOverride-1"> marxismo un metodo </hi><hi rend="italic CharOverride-1">storico-genetico</hi><hi rend="CharOverride-1"> proteso ad esaminare la formazione, le</hi><hi rend="CharOverride-1"> caratteristiche sociologiche e le prospettive strategiche delle forze sociali in</hi><hi rend="CharOverride-1"> campo, senza pretendere di preconfigurarne l’esito dello scontro. Labriola</hi><hi rend="CharOverride-1"> parlerà a tal proposito di una «previsione morfologica» intorno al</hi><hi rend="CharOverride-1"> divenire storico. Essa verrà da lui costantemente commisurata all’iniziativa</hi><hi rend="CharOverride-1"> del proletariato, alla crescita politico-culturale delle classi subordinate. Il referente</hi><hi rend="CharOverride-1"> soggettivo di questa impostazione sarà riconosciuto, dunque, nel </hi><hi rend="italic CharOverride-1">lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> e</hi><hi rend="CharOverride-1"> nella sua compiuta costituzione storico-politica organizzata.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Mettendo al centro la </hi><hi rend="italic CharOverride-1">prassi</hi><hi rend="CharOverride-1">, l’attività umana, Labriola non può che riscontrarne il</hi><hi rend="CharOverride-1"> vertice nel lavoro, il quale si profila come principale risorsa</hi><hi rend="CharOverride-1"> formativa all’interno della realtà storica. </hi></p><p rend="h2" ><hi>2. Verso il </hi><hi rend="italic">selfgovernment</hi><hi> del lavoro</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La persuasione che nel contrasto fra «lavoratori fatalmente </hi><hi rend="CharOverride-1">proletarizzati» e borghesia risiedesse il perno di tutto il movimento </hi><hi rend="CharOverride-1">socialista si mostrerà chiara fin dagli interventi labrioliani del 1888-1890, </hi><hi rend="CharOverride-1">che denunceranno, anzitutto, proprio il divario «tra la condizione presuntiva </hi><hi rend="CharOverride-1">[…] ideale, del cittadino, e la condizione di fatto </hi><hi rend="CharOverride-1">[…] dei lavoratori» (Labriola 1970, 175). Sarà però con </hi><hi rend="CharOverride-1">l’uscita dell’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">In memoria</hi><hi rend="CharOverride-1"> che il contrasto capitale/lavoro verrà </hi><hi rend="CharOverride-1">nitidamente declinato nei termini di una </hi><hi rend="italic CharOverride-1">teoria critica della società </hi><hi rend="italic CharOverride-1">capitalistica</hi><hi rend="CharOverride-1">. Labriola fermerà lo sguardo sui contenuti politici che connotano</hi><hi rend="CharOverride-1"> il processo rivoluzionario supportato dalla contraddizione tra sviluppo delle forze</hi><hi rend="CharOverride-1"> produttive e rapporti di produzione, evitando di pregiudicare gli esiti.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Tutto ciò che gli pare lecito dire è che tale</hi><hi rend="CharOverride-1"> processo copre un’epoca complessiva di ‘transizione’, la quale</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">può</hi><hi rend="CharOverride-1"> condurre a raggiungere il «reggimento tecnico e pedagogico della</hi><hi rend="CharOverride-1"> convivenza umana, ossia il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">selfgovernment</hi><hi rend="CharOverride-1"> del lavoro», e che la</hi><hi rend="CharOverride-1"> stessa lotta di classe si attua nel «campo supernaturale della</hi><hi rend="CharOverride-1"> società, che l’uomo stesso si è creato […]</hi><hi rend="CharOverride-1"> col lavoro» (Labriola 2014, 1179, 1186; cfr. Vacca 1985, 38).</hi></p><p rend="h2" ><hi>3. Lavoro e ‘terreno artificiale’</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il tema si trova ripreso </hi><hi rend="CharOverride-1">ed approfondito, ad un anno di distanza, nel 1896, entro </hi><hi rend="CharOverride-1">il secondo saggio sulla concezione materialistica della storia, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Del materialismo </hi><hi rend="italic CharOverride-1">storico – Delucidazione preliminare</hi><hi rend="CharOverride-1">. Il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">focus</hi><hi rend="CharOverride-1"> dell’analisi viene attestato</hi><hi rend="CharOverride-1"> sull’insieme delle mediazioni che si sono avvicendate attraverso il</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro e che hanno reso possibile all’uomo di immettere</hi><hi rend="CharOverride-1"> se stesso nello scenario della civiltà, di cui è, del</hi><hi rend="CharOverride-1"> resto, il creatore. Donde la fortunata immagine dell’ ‘ambiente’ o</hi><hi rend="CharOverride-1"> del ‘terreno’ </hi><hi rend="italic CharOverride-1">artificiale</hi><hi rend="CharOverride-1">. Spiega Labriola:</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">La storia è il</hi><hi rend="CharOverride-1"> fatto dell’uomo, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">in quanto che l’uomo può creare</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> e perfezionare i suoi strumenti di lavoro, e con tali</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> strumenti può crearsi un ambiente artificiale</hi><hi rend="CharOverride-1">, il quale poi </hi><hi rend="CharOverride-1">reagisce nei suoi compiti effettivi sopra di lui, e così </hi><hi rend="CharOverride-1">com’è, e come via via si modifica, è l’</hi><hi rend="CharOverride-1">occasione e la condizione del suo sviluppo (cfr. Labriola 2014, </hi><hi rend="CharOverride-1">1289 corsivo nostro). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’impiego di «mezzi artificiali» tramite il</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro instaura una peculiare circolarità fra le modificazioni che investono</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’individualità interiore dell’uomo e la sfera collettiva (cfr.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Burgio 2012, 533). La storia non è invenzione metafisica né</hi><hi rend="CharOverride-1"> opera di improvvisa intuizione, ma scaturisce su un ‘terreno artificiale</hi><hi rend="CharOverride-1">’ già formato dall’innesco e dallo sviluppo del lavoro. Quando</hi><hi rend="CharOverride-1"> la storia viene tramandata e se ne mostra il cominciamento,</hi><hi rend="CharOverride-1"> sono già all’opera strutture materiali che attengono alla facoltà</hi><hi rend="CharOverride-1"> di modificazione esercitata dal lavoro-opera umana. Agisce in una simile</hi><hi rend="CharOverride-1"> concezione la ripresa dell’idea marxiana per cui ciò che</hi><hi rend="CharOverride-1"> contraddistingue l’uomo dalle altre forme di vita consiste anzitutto</hi><hi rend="CharOverride-1"> nella produzione materiale come produzione di mezzi di sussistenza. Il</hi><hi rend="CharOverride-1"> ricambio con la natura è mediato dalla formazione artificiale, grazie</hi><hi rend="CharOverride-1"> al lavoro, di un complesso di mezzi che permettono di</hi><hi rend="CharOverride-1"> soddisfare la molteplicità dei bisogni. Tale ‘ambiente artificiale’ comprende tanto</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’allargamento progressivo della fascia dei bisogni quanto i termini</hi><hi rend="CharOverride-1"> della riproduzione dei rapporti sociali. Il lavoro articola il nesso</hi><hi rend="CharOverride-1"> uomo-natura secondo un movimento di azione e retroazione: esso, cioè,</hi><hi rend="CharOverride-1"> modifica la natura, ma anche quest’ultima, mutando in ragione</hi><hi rend="CharOverride-1"> del suo intervento, implica il condizionamento delle forme dell’azione</hi><hi rend="CharOverride-1"> umana. Il lavoro sigla, dunque, il dinamismo dialettico che raccorda</hi><hi rend="CharOverride-1"> problematicamente storia e natura, dalla genesi dell’‘ambiente artificiale’ (che</hi><hi rend="CharOverride-1"> segna l’avvio della storicità) fino alla sua estensione tale</hi><hi rend="CharOverride-1"> da permettere il compiuto coinvolgimento della sfera naturale nell’ambito</hi><hi rend="CharOverride-1"> dello svolgimento storico. Svolgimento scandito dalla corrispondenza fra modo di</hi><hi rend="CharOverride-1"> produzione e forme di cooperazione e di divisione del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> stesso. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il dispiegarsi storico trova perciò lo snodo fondamentale nella</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">accumulazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> del lavoro – collimante con il sedimentarsi dell’esperienza</hi><hi rend="CharOverride-1"> socializzata – e nella sua </hi><hi rend="italic CharOverride-1">divisione</hi><hi rend="CharOverride-1"> (cfr. Cacciatore 2005, 12).</hi><hi rend="CharOverride-1"> Argomenta Labriola: </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Il genere umano vive soltanto nelle condizioni telluriche</hi><hi rend="CharOverride-1"> e non è chi possa trapiantarlo altrove. In tali condizioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> […] ha trovato, dalle primissime origini fino ai giorni</hi><hi rend="CharOverride-1"> nostri, i mezzi immediati allo sviluppo del lavoro […].</hi><hi rend="CharOverride-1"> Non sono […] i mezzi naturali […] che</hi><hi rend="CharOverride-1"> sian progrediti; anzi son gli uomini soltanto che progredirono, trovando</hi><hi rend="CharOverride-1"> via via nella natura le condizioni per produrre in nuove</hi><hi rend="CharOverride-1"> e sempre più complesse forme, per via del lavoro accumulato</hi><hi rend="CharOverride-1"> che è l’esperienza. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Di conseguenza, le movenze genetiche della</hi><hi rend="CharOverride-1"> medesima eventualità del progresso vanno sempre ricercate «nel terreno artificiale,</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">che è la somma dei rapporti sociali resultanti dalle forme</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> e spartizioni del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">» (Labriola 2014, 1288 corsivo nostro).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In definitiva, la storia non consegue </hi><hi rend="italic CharOverride-1">direttamente</hi><hi rend="CharOverride-1"> dalla natura, ma </hi><hi rend="CharOverride-1">implica la mediazione formativa del lavoro, nelle sue varie guise, </hi><hi rend="CharOverride-1">e proprio per questo suo statuto artificiale è storia di </hi><hi rend="CharOverride-1">«consociazioni organate» e crescenti, correlate ad «una determinata divisione del </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro» (cfr. Burgio 2012, 533).</hi></p><p rend="h2" ><hi>4. La ‘tragedia del lavoro’ come</hi><hi> storia</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un ulteriore contributo volto a precisare la funzione del </hi><hi rend="CharOverride-1">marxismo sarà apportato da Labriola con il terzo saggio sulla </hi><hi rend="CharOverride-1">concezione materialistica della storia, scritto in forma epistolare a Sorel, </hi><hi rend="CharOverride-1">che apparve nell’aprile del 1897, il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Discorrendo di socialismo </hi><hi rend="italic CharOverride-1">e di filosofia</hi><hi rend="CharOverride-1">. Il principale conseguimento dovuto a questo testo</hi><hi rend="CharOverride-1"> consiste nella scelta di fissare nel primato della prassi il</hi><hi rend="CharOverride-1"> ‘nerbo’ del materialismo storico. Il concetto di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">praxis</hi><hi rend="CharOverride-1"> media teoria</hi><hi rend="CharOverride-1"> e prassi, il momento soggettivo del pensiero e la sua</hi><hi rend="CharOverride-1"> traduzione sul versante oggettivo (cfr. Burgio 2012, 534), senza presupporre</hi><hi rend="CharOverride-1"> lo schema di subordinazione causale rigida della ‘sovrastruttura’ alla ‘struttura</hi><hi rend="CharOverride-1">’, tipico del marxismo economicista. Lo squadernarsi di tale concetto</hi><hi rend="CharOverride-1"> si rivela compenetrato all’intiera vicenda del lavoro, alle sue</hi><hi rend="CharOverride-1"> variazioni storiche ed alla sua unità. Tutta la </hi><hi rend="italic CharOverride-1">filosofia</hi><hi rend="CharOverride-1"> del</hi><hi rend="CharOverride-1"> materialismo storico – spiega Labriola – si riassume in </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">postulati</hi><hi rend="CharOverride-1"> come questi: nel processo della </hi><hi rend="italic CharOverride-1">praxis</hi><hi rend="CharOverride-1"> è […] l</hi><hi rend="CharOverride-1">’evoluzione storica dell’uomo: – e dicendo </hi><hi rend="italic CharOverride-1">praxis</hi><hi rend="CharOverride-1">, sotto </hi><hi rend="CharOverride-1">questo aspetto di totalità, s’intende di eliminare la volgare </hi><hi rend="CharOverride-1">opposizione tra pratica e teoria: – perché, in altri termini, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">la storia </hi><hi rend="CharOverride-1">è</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> storia del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">, e come, da una</hi><hi rend="CharOverride-1"> parte, nel lavoro così integralmente inteso è implicito lo sviluppo</hi><hi rend="CharOverride-1"> rispettivamente proporzionato e proporzionale delle attitudini mentali e delle attitudini</hi><hi rend="CharOverride-1"> operative, così, da un’altra parte, nel concetto della storia</hi><hi rend="CharOverride-1"> del lavoro è implicita la forma sempre sociale del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> stesso, e il variare di tale forma: – l’uomo</hi><hi rend="CharOverride-1"> storico è sempre l’uomo sociale» (Labriola 2014, 1420, corsivo</hi><hi rend="CharOverride-1"> nostro). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nell’ottica labrioliana, fortemente sollecitata dai problemi posti </hi><hi rend="CharOverride-1">dalle </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Tesi su Feuerbach </hi><hi rend="CharOverride-1">marxiane, la </hi><hi rend="italic CharOverride-1">praxis</hi><hi rend="CharOverride-1">, in cui si</hi><hi rend="CharOverride-1"> saldano fare e sapere, trova la sua costante esplicazione nella</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">storia del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">, che si mostra, così, quale orizzonte </hi><hi rend="CharOverride-1">di una razionalità sociale, concreta ed attiva. Dalla capacità operativa </hi><hi rend="CharOverride-1">della </hi><hi rend="italic CharOverride-1">praxis</hi><hi rend="CharOverride-1"> si deve scorrere verso la conoscenza teorica: in </hi><hi rend="CharOverride-1">ciò consiste il «processo realistico» («Dal lavoro, che è un </hi><hi rend="CharOverride-1">conoscere operando, al conoscere come astratta teoria: e non da </hi><hi rend="CharOverride-1">questo a quello»). La prassi investe l’intiera fenomenologia dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">agire consapevole, che rassoda nell’operatività del lavoro, la quale </hi><hi rend="CharOverride-1">attesta le «cose stesse» come «un fare, ossia un prodursi». </hi><hi rend="CharOverride-1">Alla luce di una simile persuasione la filosofia della praxis </hi><hi rend="CharOverride-1">assicura il profilo del materialismo storico in quanto </hi><hi rend="italic CharOverride-1">filosofia e </hi><hi rend="italic CharOverride-1">teoria scientifica del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">. Labriola collega primariamente il marxismo al</hi><hi rend="CharOverride-1"> bisogno di partire sempre dalla </hi><hi rend="italic CharOverride-1">praxis</hi><hi rend="CharOverride-1"> nel suo aspetto di</hi><hi rend="CharOverride-1"> «sviluppo della operosità», il quale implica, appunto, la formazione di</hi><hi rend="CharOverride-1"> una vera e propria «teoria dell’uomo che lavora» ed</hi><hi rend="CharOverride-1"> impone di considerare «la scienza […] come un lavoro»</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Labriola 2014, 1450, cfr. Sbarberi 1976, LXXXIII; Burgio 2012, 535)</hi><hi rend="CharOverride-1">. È nel lavoro che arrivano a integrarsi costantemente le facoltà mentali</hi><hi rend="CharOverride-1"> ed operative (perciò, del resto, il Cassinate auspica anche la</hi><hi rend="CharOverride-1"> messa a punto di una congruente «psicologia del lavoro»).</hi><hi rend="CharOverride-1"> La veduta teorico-generale deve prendere le mosse da questo avvertimento</hi><hi rend="CharOverride-1"> ed approfondirlo. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Complessivamente, Labriola intende assegnare una precisa portata gnoseologica</hi><hi rend="CharOverride-1"> al lavoro. Per suo tramite l’uomo conosce operando e</hi><hi rend="CharOverride-1"> solo a partire da esso si può risalire al momento</hi><hi rend="CharOverride-1"> dell’astrazione teorica. Il conoscere teoretico è, per Labriola, il</hi><hi rend="CharOverride-1"> risultato di una mediazione che procede sempre dal lavoro-prassi.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Tale </hi><hi rend="CharOverride-1">tematica apre la via alla riflessione gramsciana in merito, anche </hi><hi rend="CharOverride-1">se l’‘unità-distinzione’ tra teoria e prassi verrà trattata nei </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Quaderni</hi><hi rend="CharOverride-1"> tenendo sì ferma la prassi in quanto ambito di </hi><hi rend="CharOverride-1">verifica dell’efficacia di ogni costrutto ideologico e concettuale, ma </hi><hi rend="CharOverride-1">muovendo dal riferimento alla ‘volontà collettiva’, piuttosto che al </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro medesimo, in quanto soggetto storico-politico cui richiamarsi costitutivamente.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ad ogni</hi><hi rend="CharOverride-1"> maniera, occorre ribadire che per il Cassinate la stessa attività</hi><hi rend="CharOverride-1"> intellettuale è un momento del lavoro, è prassi teorica che</hi><hi rend="CharOverride-1"> si corrobora nell’azione, e che come ogni forma di</hi><hi rend="CharOverride-1"> attività lavorativa implica un dispendio di energie, l’applicazione di</hi><hi rend="CharOverride-1"> uno sforzo. Sforzo i cui risultati sono sempre da correlare</hi><hi rend="CharOverride-1"> al legame delle esigenze sociali collo sviluppo delle forze produttive</hi><hi rend="CharOverride-1"> (cfr. Sbarberi 1976, lxxvi).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’esame d’insieme delle forme </hi><hi rend="CharOverride-1">storico-sociali scaturito dall’impianto categoriale appena riassunto ne mette in </hi><hi rend="CharOverride-1">evidenza la ‘tragicità’, l’aspetto dialettico (di progresso e </hi><hi rend="CharOverride-1">di dominio e subordinazione), la contraddittorietà. Tali forme, infatti, sono </hi><hi rend="CharOverride-1">costantemente percorse dalla vicenda dello sfruttamento di classe e perciò </hi><hi rend="CharOverride-1">esprimono </hi><hi rend="italic CharOverride-1">la tragedia del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">. Spiega Labriola:</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">La storia </hi><hi rend="CharOverride-1">è sì una serie dolorosamente interminabile di miserie; – il </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro, che è la nota distintiva del vivere umano, è </hi><hi rend="CharOverride-1">diventato il tormento e la maledizione della maggioranza degli uomini; </hi><hi rend="CharOverride-1">– il lavoro, che è la condizione di ogni progresso, </hi><hi rend="CharOverride-1">ha messo le sofferenze, le privazioni, i travagli e i </hi><hi rend="CharOverride-1">patimenti del maggior numero degli uomini in servizio della comodità </hi><hi rend="CharOverride-1">di pochi. Dunque la storia […] potrebb’esser rappresentata </hi><hi rend="CharOverride-1">[…] come la </hi><hi rend="italic CharOverride-1">tragedia del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Stando ad un</hi><hi rend="CharOverride-1">’ottica di analisi morfologica che voglia seguirne le linee di</hi><hi rend="CharOverride-1"> sviluppo storico-genetico, la ‘tragedia’ «non era evitabile» perché dipendeva dall</hi><hi rend="CharOverride-1">’incidenza dei rapporti di classe via via instaurati sull’impiego</hi><hi rend="CharOverride-1"> dei «mezzi di sussistenza, che sono il prodotto del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> stesso degli uomini, combinato con le più favorevoli condizioni naturali»</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Labriola 2014, 1448-469). Proprio la crescita ed il raffinamento del</hi><hi rend="CharOverride-1"> nesso tra lavoro e mezzi di sussistenza, se rapportato attivamente</hi><hi rend="CharOverride-1"> alla lotta di classe, mette, tuttavia, nelle condizioni cognitive di</hi><hi rend="CharOverride-1"> superare il meccanismo capitalistico di appropriazione del tempo e della</hi><hi rend="CharOverride-1"> ricchezza. Si schiude, così, la possibilità del comunismo, cioè di</hi><hi rend="CharOverride-1"> uno scenario dove cadano lo sfruttamento del lavoro e i</hi><hi rend="CharOverride-1"> modi della sua regolazione privata. </hi></p><p rend="h2" ><hi>5. Le ragioni del ‘lavoro</hi><hi> cristallizzato’</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Forte di questo approccio generale, ed approfondendo i temi</hi><hi rend="CharOverride-1"> della ‘critica dell’economia politica’, Labriola risponderà anche </hi><hi rend="CharOverride-1">ai rilievi che il suo giovane amico Benedetto Croce gli </hi><hi rend="CharOverride-1">opporrà, fiancheggiando in maniera originale le tesi edonistiche e respingendo, </hi><hi rend="CharOverride-1">almeno parzialmente, la teoria marxiana del valore-lavoro e della formazione </hi><hi rend="CharOverride-1">del plusvalore. Com’è noto, Croce avanzerà il celebre argomento </hi><hi rend="CharOverride-1">del ‘paragone ellittico’, e dunque della corrispondenza del valore-lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> ad </hi><hi rend="italic CharOverride-1">un </hi><hi rend="CharOverride-1">aspetto della società capitalistica, dilatato per via modellistica</hi><hi rend="CharOverride-1"> (la ‘società di puri lavoratori’). A fronte di </hi><hi rend="CharOverride-1">tale impianto generale, il giovane filosofo di Pescasseroli rifiuterà, nella </hi><hi rend="CharOverride-1">memoria del 1897 </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Per la interpretazione e la critica di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">alcuni concetti del marxismo</hi><hi rend="CharOverride-1">, l’immagine marxiana della merce come</hi><hi rend="CharOverride-1"> ‘gelatina di lavoro’, come ‘lavoro cristallizzato’, suggerendo,</hi><hi rend="CharOverride-1"> piuttosto, l’idea alternativa di essa come cristallizzazione di ‘</hi><hi rend="CharOverride-1">quantità di bisogni’. Labriola, che già aveva inquadrato funzionalmente </hi><hi rend="CharOverride-1">la teoria del valore-lavoro riconducendola a ‘tipo’, risponderà facendo</hi><hi rend="CharOverride-1"> leva sull’idea posta alla base di tale immagine: quella</hi><hi rend="CharOverride-1"> del dispendio di lavoro erogato. Osservava il Cassinate:</hi></p><p rend="quotations_quotation_b1" ><hi rend="CharOverride-1">Se quella</hi><hi rend="CharOverride-1"> immagine della gelatina […] l’andate a ripetere al</hi><hi rend="CharOverride-1"> primo calzolaio che vi capita innanzi egli […] vi</hi><hi rend="CharOverride-1"> dirà che a un dipresso ha capito, perché nelle scarpe</hi><hi rend="CharOverride-1"> che produce ci mette […] una parte di sé</hi><hi rend="CharOverride-1"> stesso, le sue energie meccaniche, […] dirette dalla volontà,</hi><hi rend="CharOverride-1"> ossia dirette dall’attenzione volontaria, secondo la forma preconcetta, nella</hi><hi rend="CharOverride-1"> quale si assomma, come in intento ed in proposito, la</hi><hi rend="CharOverride-1"> sua attività celebrale in quanto egli è in atto di</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavorare (Labriola 2014, 1517).</hi></p><p rend="h2" ><hi>6. Conclusioni</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In definitiva, l’apporto labrioliano</hi><hi rend="CharOverride-1"> alla ricerca marxista attiene in parte significava alla coincidenza della</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">praxis</hi><hi rend="CharOverride-1"> con lo sviluppo del lavoro. Quest’ultima realizza la</hi><hi rend="CharOverride-1"> mediazione colla natura, dopo la loro originaria divaricazione, costituendo il</hi><hi rend="CharOverride-1"> ‘terreno artificiale’. Così, sono </hi><hi rend="italic CharOverride-1">lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> e </hi><hi rend="italic CharOverride-1">storia</hi><hi rend="CharOverride-1"> a </hi><hi rend="CharOverride-1">identificarsi. Tale identificazione può esser svolta dialetticamente, passando attraverso brucianti </hi><hi rend="CharOverride-1">contraddizioni, verso il raggiungimento della società comunista. Al suo interno </hi><hi rend="CharOverride-1">il lavoro non si troverebbe a svanire ma diverrebbe davvero </hi><hi rend="CharOverride-1">razionalmente misurabile (cfr. Labriola 2014, 1469), esplicando al massimo grado </hi><hi rend="CharOverride-1">il proprio insostituibile ruolo per la realizzazione umana (cfr. Negri </hi><hi rend="CharOverride-1">1980-82, vol. VI, 308-9).</hi></p><p rend="h2" ><hi>Riferimenti bibliografici</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Burgio, Alberto. 2012. “A. Labriola.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Enciclopedia Italiana di Scienze, Lettere e Arti</hi><hi rend="italic CharOverride-1">. Il Contributo italiano alla storia del pensiero</hi><hi rend="CharOverride-1">. Ottava appendice, 527-37. Roma: Istituto dell’Enciclopedia italiana.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Cacciatore, Giuseppe</hi><hi rend="CharOverride-1">. 2005. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Antonio Labriola in un altro secolo</hi><hi rend="CharOverride-1">. Soveria Mannelli: Rubettino.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Garin, Eugenio. 1964. “A. Labriola e i saggi sul materialismo storico.” I</hi><hi rend="CharOverride-1">n Antonio Labriola, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La concezione materialistica della storia</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di E. Garin, VII-LXV. Bari-Roma: Laterza.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Labriola, Antonio. 1964. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La concezione materialistica della storia</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura </hi><hi rend="CharOverride-1">di E. Garin. Bari-Roma: Laterza.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Labriola, Antonio. 1970. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Scritti politici</hi><hi rend="CharOverride-1">, a</hi><hi rend="CharOverride-1"> cura di V. Gerratana. Roma: Editori Riuniti.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Labriola, Antonio. 2014</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Tutti gli scritti di filosofia e di teoria dell’educazione</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di L. Basile, e L. Steardo. </hi><hi rend="CharOverride-1">Milano: Bompiani.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Negri, Antonio. 1980-1982. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Filosofia del lavoro. Storia antologica</hi><hi rend="CharOverride-1">, vol. VI. Milano, Marzorati. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Sbarberi, Franco. 1976. “Il marxismo di A. Labriola”,</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Introduzione ad A. Labriola, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Scritti filosofi e politici</hi><hi rend="CharOverride-1">, vol. </hi><hi rend="CharOverride-1">I, XI-XCIII. Torino: Einaudi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Vacca, Giuseppe. 1985. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il marxismo e gli intellettuali</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: Editori </hi><hi rend="CharOverride-1">Riuniti.</hi></p><p rend="bib_indx_bib_tit" ><hi>Altri riferimenti bibliografici</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Racinaro, Roberto. 1979. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La crisi del marxismo nella revisione di fine secolo</hi><hi rend="CharOverride-1">. Bari: De Donato.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Siciliani De Cumis, Nicola. 1976. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Studi su Labriola</hi><hi rend="CharOverride-1">. Urbino: Argalía.</hi></p>  
      
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          <head>References</head>
          <bibl n="144363">Burgio, Alberto. 2012. “A. Labriola.” In Enciclopedia Italiana di Scienze, Lettere e Arti. Il Contributo italiano alla storia del pensiero. Ottava appendice, 527-37. Roma: Istituto dell’Enciclopedia italiana.</bibl>
          <bibl n="146689">Cacciatore, Giuseppe. 2005. Antonio Labriola in un altro secolo. Soveria Mannelli: Rubettino.</bibl>
          <bibl n="144557">Garin, Eugenio. 1964. “A. Labriola e i saggi sul materialismo storico.” In Antonio Labriola, La concezione materialistica della storia, a cura di E. Garin, VII-LXV. Bari-Roma: Laterza.</bibl>
          <bibl n="146227">Labriola, Antonio. 1964. La concezione materialistica della storia, a cura di E. Garin. Bari-Roma: Laterza.</bibl>
          <bibl n="146818">Labriola, Antonio. 1970. Scritti politici, a cura di V. Gerratana. Roma: Editori Riuniti.</bibl>
          <bibl n="145336">Labriola, Antonio. 2014. Tutti gli scritti di filosofia e di teoria dell’educazione, a cura di L. Basile, e L. Steardo. Milano: Bompiani.</bibl>
          <bibl n="146637">Negri, Antonio. 1980-1982. Filosofia del lavoro. Storia antologica, vol. VI. Milano, Marzorati.</bibl>
          <bibl n="145158">Sbarberi, Franco. 1976. “Il marxismo di A. Labriola”, Introduzione ad A. Labriola, Scritti filosofi e politici, vol. I, XI-XCIII. Torino: Einaudi.</bibl>
          <bibl n="147149">Vacca, Giuseppe. 1985. Il marxismo e gli intellettuali. Roma: Editori Riuniti.</bibl>
          <bibl n="146638">Racinaro, Roberto. 1979. La crisi del marxismo nella revisione di fine secolo. Bari: De Donato.</bibl>
          <bibl n="147371">Siciliani De Cumis, Nicola. 1976. Studi su Labriola. Urbino: Argal&amp;#237;a.</bibl>
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