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        <title type="main" level="a">Libertà, giustizia, lavoro nel socialismo liberale</title>
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            <forename>Marina</forename>
            <surname>Calloni</surname>
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          <resp>This is a section of <title>Idee di lavoro e di ozio per la nostra civiltà</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0319-7</idno>) by </resp>
          <name>Giovanni Mari, Francesco Ammannati, Brogi Stefano, Tiziana Faitini, Arianna Fermani, Francesco Seghezzi, Annalisa Tonarelli</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.144</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>Liberal Socialism was written by Carlo Rosselli during his confinement on the island Lipari, from where he escaped in 1929. In Paris he continued his struggle against fascism until his assassination in 1937 with his brother Nello. Carlo's death impeded the postwar reception of liberal socialism in the affirmation of the communist and catholic parties. Rosselli’s idea of liberty – which referred to the tradition of the Labour Party - was meant as a basic principle for socialism against a centralized conception of the party. For that he was strongly criticized. The paper is aimed at stressing that Rosselli did not undermine the importance of labour towards workers’ struggles. Liberty and labour are not antagonistic principles. They interact in form of moral revolution and social justice. We need to be free to work unexploited.</p>
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            <item>Carlo Rosselli</item>
            <item>Justice and Freedom</item>
            <item>Liberty</item>
            <item>Liberal Socialism</item>
            <item>Republic of Labour</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.144<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.144" /></p>
      
      <p rend="h1_chapter">Libertà, giustizia, lavoro nel socialismo liberale</p><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Marina Calloni</hi></p><p rend="h2" ><hi>1. Rosselli e l</hi><hi>’origine dell’idea di socialismo liberale</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’idea di socialismo </hi><hi rend="CharOverride-1">liberale è principalmente associata a Carlo Rosselli (Roma, 1899 - </hi><hi rend="CharOverride-1">Bagnoles-de-l’Orne, 1937), alle sue opere teoriche e azioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> politiche. Il concetto viene perlopiù riferito al testo </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Socialismo </hi><hi rend="italic CharOverride-1">liberale </hi><hi rend="CharOverride-1">(Rosselli 1973), scritto da Carlo Rosselli durante il confino sull</hi><hi rend="CharOverride-1">’isola di Lipari (1927-1929), dove era stato condannato per </hi><hi rend="CharOverride-1">aver partecipato alla fuga di Turati dall’Italia. Il </hi><hi rend="CharOverride-1">manoscritto fu trafugato dalla moglie Marion, poco prima che Carlo</hi><hi rend="CharOverride-1"> riuscisse a fuggire dall’isola siciliana (Rosselli 1973, 511-25). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Una </hi><hi rend="CharOverride-1">volta riparato in Francia, Rosselli – promettente professore di economia </hi><hi rend="CharOverride-1">– continuò la sua lotta antifascista in esilio, a Parigi</hi><hi rend="CharOverride-1">, dove fondò il movimento di Giustizia e Libertà nel </hi><hi rend="CharOverride-1">1929. Rosselli intendeva così dare origine ad un movimento </hi><hi rend="CharOverride-1">nuovo, composto da giovani provenienti da tradizioni politiche diverse: </hi><hi rend="CharOverride-1">socialisti, comunisti, democratici, repubblicani, sardisti, operai rivoluzionari, uniti nell’inscindibil</hi><hi rend="CharOverride-1">e legame fra pensiero e azione, secondo il motto mazziniano. </hi><hi rend="CharOverride-1">Rosselli partecipò altresì alla guerra civile spagnola, a </hi><hi rend="CharOverride-1">fianco del Fronte popolare, fino al suo assassinio, assiema </hi><hi rend="CharOverride-1">al fratello Nello, ad opera di sicari della Cagoule,</hi><hi rend="CharOverride-1"> un’organizzazione francese di estrema destra, su indicazione del regime fascista. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Del periodo dell’esilio rimangono scritti</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Rosselli 1998; 1992), dove Rosselli sostiene la fondazione di un ‘movimento </hi><hi rend="CharOverride-1">d’azione’ di tipo insurrezionale, inteso come un dovere </hi><hi rend="CharOverride-1">innanzitutto morale, fondato su un comune fronte delle sinistre. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La tragica morte di Carlo interruppe però nel dopoguerra la </hi><hi rend="CharOverride-1">ricezione e il rafforzamento della tradizione del socialismo liberale.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Il testo apparve in francese a Parigi nel 1930 </hi><hi rend="CharOverride-1">e in italiano nel 1945, in numero assai limitato. La </hi><hi rend="CharOverride-1">prima edizione critica di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Socialismo liberale</hi><hi rend="CharOverride-1"> fu pubblicata da Einaudi </hi><hi rend="CharOverride-1">solo nel 1973, a cura del figlio John, a cui </hi><hi rend="CharOverride-1">fu aggiunta nel 1979 una prefazione di Norberto Bobbio. Solo</hi><hi rend="CharOverride-1"> in anni recenti si è assistito ad un rinato interesse</hi><hi rend="CharOverride-1"> verso un pensiero politico capace di combinare l’idea </hi><hi rend="CharOverride-1">di libertà individuale/ collettiva con la prospettiva emancipativa della giustizia </hi><hi rend="CharOverride-1">sociale, quale fondamento per un lavoro non sfruttato.</hi></p><p rend="h2" ><hi>2. Libertà, </hi><hi>lavoro e giustizia sociale per un nuovo socialismo</hi></p><p rend="text" ><hi rend="italic CharOverride-1">Socialismo liberale</hi><hi rend="CharOverride-1"> è</hi><hi rend="CharOverride-1"> un testo analitico, critico, pragmatico e insieme programmatico.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Si snoda su più livelli tematici, che vanno dall’indagine</hi><hi rend="CharOverride-1"> sulla crisi del movimento socialista, all’analisi della situazione economic</hi><hi rend="CharOverride-1">a e politica del tempo, alla critica della teoria marxista,</hi><hi rend="CharOverride-1"> fino alla prospezione di una società di uomini liberi non</hi><hi rend="CharOverride-1"> solo in un’Italia liberatasi dal giogo dittatoriale, bensì </hi><hi rend="CharOverride-1">in </hi><hi rend="CharOverride-1">Paesi</hi><hi rend="CharOverride-1"> oppressi da ideologiche costrittive. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="italic CharOverride-1">Socialismo liberale</hi><hi rend="CharOverride-1"> risente indubbiamente</hi><hi rend="CharOverride-1"> degli studi di economia e di politica sviluppati precedentemente </hi><hi rend="CharOverride-1">da Rosselli, così come rimanda alla polemica contro filosofie </hi><hi rend="CharOverride-1">della storia allora dominanti. La disamina si sviluppa su un</hi><hi rend="CharOverride-1"> doppio binario: da una parte contro concezioni sull’irrefrenabile</hi><hi rend="CharOverride-1"> affermazione del capitalismo, mentre dall’altra contro teorie circa </hi><hi rend="CharOverride-1">la certezza di una imminente rivoluzione proletaria. Rosselli prospetta piuttosto </hi><hi rend="CharOverride-1">un’alternativa, sostenendo la necessaria compresenza di libertà e </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro, a favore di una concezione socialista della giustizia</hi><hi rend="CharOverride-1"> sociale e della democrazia partecipata. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Secondo Rosselli, un’idea </hi><hi rend="CharOverride-1">integrale di libertà (come fine, mezzo e regola della convivenza</hi><hi rend="CharOverride-1"> umana) significa «autonomia spirituale ed emancipazione della coscienza nella </hi><hi rend="CharOverride-1">sfera individuale» e nello stesso tempo «organizzazione nella sfera </hi><hi rend="CharOverride-1">sociale», che si invera nella «costruzione dello Stato</hi><hi rend="CharOverride-1"> e nei rapporti tra i gruppi e le classi. Senza</hi><hi rend="CharOverride-1"> uomini liberi, nessuna possibilità di Stato libero» (Rosselli 1973,</hi><hi rend="CharOverride-1"> 456). Il lavoro – come prassi e processo produttivo da tutelare </hi><hi rend="CharOverride-1">in consociazione, grazie al movimento dei lavoratori – è centrale per </hi><hi rend="CharOverride-1">il socialismo liberale, ma solo se incorpora l’idea di</hi><hi rend="CharOverride-1"> libertà. I lavoratori sono sempre più ridotti a merce </hi><hi rend="CharOverride-1">nella crescente produzione industriale, «vittime delle crisi economiche ricorrenti </hi><hi rend="CharOverride-1">e di una disoccupazione che appare una necessità funzionale del </hi><hi rend="CharOverride-1">capitalismo» (Rosselli 1973, 412). La classe lavoratrice viene privata «d’</hi><hi rend="CharOverride-1">ogni diritto sui suoi strumenti di lavoro, d’ogni compartecipazione </hi><hi rend="CharOverride-1">alla direzione della produzione, d’ogni senso di dignità e </hi><hi rend="CharOverride-1">di responsabilità sul lavoro» (Rosselli 1973, 437). Per questo, le </hi><hi rend="CharOverride-1">battaglie per il lavoro devono essere lotte per la libertà,</hi><hi rend="CharOverride-1"> la giustizia e la pace, per la liberazione dallo sfruttamento</hi><hi rend="CharOverride-1"> secondo un «programma costruttivo di lavoro». </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Se si </hi><hi rend="CharOverride-1">ripercorrono gli scritti giovanili di Rosselli (editi perlopiù su </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Quarto</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Stato</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Critica</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Sociale</hi><hi rend="CharOverride-1"> e </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Rivoluzione</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">liberale</hi><hi rend="CharOverride-1"> e ripubblicati in </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Socialismo liberale</hi><hi rend="CharOverride-1">), l’elemento che più spicca riguarda da una</hi><hi rend="CharOverride-1"> parte la polemica contro il liberismo fiducioso negli esiti </hi><hi rend="CharOverride-1">positivi del capitalismo, mentre dall’altra parte l’interesse per</hi><hi rend="CharOverride-1"> il ripensamento e la rigenerazione della politica socialista allora in</hi><hi rend="CharOverride-1"> crisi non solo in Italia, bensì anche in Europa. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Da</hi><hi rend="CharOverride-1"> tali scritti, soprattutto nella terza sezione dedicata a </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">pensiero</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">economico</hi><hi rend="CharOverride-1">, si possono evincere le origini della formazione </hi><hi rend="CharOverride-1">culturale e accademica di Rosselli che conformano il suo stesso </hi><hi rend="CharOverride-1">pensiero economico. Rimandano perlopiù alla tradizione del liberalismo britannico,</hi><hi rend="CharOverride-1"> alle riforme keynesiane, alla storia del movimento sindacale, alla </hi><hi rend="CharOverride-1">composizione del Labour Party, alle leghe sindacali, alla critica del </hi><hi rend="CharOverride-1">liberismo, all’influsso degli economisti sociali di stampo fabiano che </hi><hi rend="CharOverride-1">Rosselli aveva frequentato alla London School of Economics and Political </hi><hi rend="CharOverride-1">Science di Londra. Risentono altresì degli echi del socialismo democratico </hi><hi rend="CharOverride-1">e del pragmatismo americano, allora promosso da John Derwey. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Tale formazione intellettuale e politica distingue nettamente la posizione di </hi><hi rend="CharOverride-1">Rosselli da economisti liberali e marxisti italiani del tempo, soprattutto</hi><hi rend="CharOverride-1"> per quel che riguarda l’organizzazione di movimenti politici, </hi><hi rend="CharOverride-1">le formazioni sindacali e le teorie del lavoro. La polemica </hi><hi rend="CharOverride-1">contro posizioni rivoluzionarie marxiste o di socialismo di Stato può </hi><hi rend="CharOverride-1">essere già individuata negli scritti giovanili degli anni Venti,</hi><hi rend="CharOverride-1"> a partire da una rielaborazione critica del tradizionale approccio al</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro di tipo sia liberale che comunista.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Molte delle critic</hi><hi rend="CharOverride-1">he rivolte al pensiero di Rosselli hanno riguardato il capovolgimento</hi><hi rend="CharOverride-1"> della sua diade: il lavoro sarebbe necessariamente prioritario rispetto </hi><hi rend="CharOverride-1">alla libertà. L’opera di Rosselli si sostanzia piuttosto proprio </hi><hi rend="CharOverride-1">sulla imprescindibile interattività di questi due principi, costitutivi della natura</hi><hi rend="CharOverride-1"> umana e dell’azione/trasformazione politica. L’idea di libertà</hi><hi rend="CharOverride-1"> è un presupposto della vita morale individuale che diventa collettiva,</hi><hi rend="CharOverride-1"> tanto da determinare la prassi del lavoro e la </hi><hi rend="CharOverride-1">liberazione da ogni forma di oppressione. La libertà è intesa </hi><hi rend="CharOverride-1">come ‘autoconquista’ e ‘autoliberazione’, che può essere mantenuta</hi><hi rend="CharOverride-1"> solo attraverso il «continuo esercizio delle proprie facoltà, delle </hi><hi rend="CharOverride-1">proprie autonomie», quale emancipazione sociale. Il socialismo – che </hi><hi rend="CharOverride-1">non potrebbe sopravvivere senza democrazia – sarebbe innanzitutto «rivoluzione morale e</hi><hi rend="CharOverride-1"> in secondo luogo trasformazione materiale». È un «patto </hi><hi rend="CharOverride-1">di civiltà», fondato sull’«autogoverno» di uomini liberi </hi><hi rend="CharOverride-1">e uguali. L’emancipazione da rapporti di sfruttamento deriverebbe innanzitutto</hi><hi rend="CharOverride-1"> da «coscienze emancipate». La lotta materiale presuppone cioè </hi><hi rend="CharOverride-1">il principio di libertà.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nella “Prefazione” a </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Socialismo liberale</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="CharOverride-1">Rosselli ritiene che la formula linguistica di socialismo liberale – </hi><hi rend="CharOverride-1">che potrebbe apparire come un ossimoro – si fonderebbe su una </hi><hi rend="CharOverride-1">contraddizione storica: </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">il socialismo sorse come reazione al liberalismo – </hi><hi rend="CharOverride-1">soprattutto economico – che contraddistingueva il pensiero borghese ai primi </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’Ottocento. Ma dall’Ottocento ad oggi […] le due posizioni </hi><hi rend="CharOverride-1">antagonistiche sono andate lentamente avvicinandosi. Il liberalismo si è investito </hi><hi rend="CharOverride-1">progressivamente del problema sociale […]. Il socialismo si va spogliando,</hi><hi rend="CharOverride-1"> sia pure faticosamente, del suo utopismo ed è venuto acquistando</hi><hi rend="CharOverride-1"> una sensibilità nuova per i problemi di libertà e di</hi><hi rend="CharOverride-1"> autonomia (Rosselli 1973, 351-52).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’incontro fra socialismo e liberalismo prospetta un diverso</hi><hi rend="CharOverride-1"> approccio alle politiche del lavoro, a partire dal basso, contro</hi><hi rend="CharOverride-1"> costrittive filosofie della storia che catalizzano la politica e </hi><hi rend="CharOverride-1">le esistenze individuali attorno alla centralità del partito, come nel </hi><hi rend="CharOverride-1">caso dell’esperienza sovietica. Rosselli concepisce piuttosto la consociazione politica </hi><hi rend="CharOverride-1">in senso aggregativo secondo il modello labourista, quale «geniale </hi><hi rend="CharOverride-1">sintesi federativa di tutte le forze che si battono per </hi><hi rend="CharOverride-1">la causa della giustizia e del lavoro» (Rosselli 1973, 477). Alla</hi><hi rend="CharOverride-1"> lotta di classe rivoluzionaria viene sostituita la prospettiva di una</hi><hi rend="CharOverride-1"> «riforma graduale e pacifica della società». </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nell’“Appendice</hi><hi rend="CharOverride-1">”, dedicata a </hi><hi rend="italic CharOverride-1">I</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">miei</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">conti</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">col</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">marxismo</hi><hi rend="CharOverride-1">, Rosselli distingue</hi><hi rend="CharOverride-1"> nettamente la genesi e lo sviluppo del socialismo dal </hi><hi rend="CharOverride-1">marxismo, tanto che le due tradizioni sembrano entrare necessariamente in</hi><hi rend="CharOverride-1"> collisione. A suo parere, «il socialismo non si </hi><hi rend="CharOverride-1">decreta dall’alto, ma si costruisce tutti i giorni dal </hi><hi rend="CharOverride-1">basso, nelle coscienze, nei sindacati, nella cultura»</hi><hi rend="CharOverride-1"> (</hi><hi rend="CharOverride-1">Rosselli 1973, 487</hi><hi rend="CharOverride-1">)</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Ovvero, «il nuovo movimento socialista italiano non dovrà esser </hi><hi rend="CharOverride-1">frutto di appiccicature di partiti e partitelli ormai sepolti, ma </hi><hi rend="CharOverride-1">organismo nuovo dai piedi al capo» (Rosselli 1973, 487). Lotte</hi><hi rend="CharOverride-1"> per la libertà e battaglie per il lavoro diventano inscindibili</hi><hi rend="CharOverride-1">, nel contrasto contro la dittatura fascista.</hi></p><p rend="h2" ><hi>3. Lavoro: dalla classe </hi><hi>alla federazione </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Le convinzioni espresse da Rosselli – soprattutto nella critica </hi><hi rend="CharOverride-1">contro un marxi­smo deterministico, teleologico e palingenetico – nascono indubbiamente da </hi><hi rend="CharOverride-1">una diversa formazione culturale (e anche dall’ascendenza etica dall’</hi><hi rend="CharOverride-1">ebraismo secolare), oltre che da influenze internazionali che lo contraddistinguono</hi><hi rend="CharOverride-1"> dagli economisti e dai politici italiani del tempo. Ne</hi><hi rend="CharOverride-1"> consegue una diversa idea di partito, dovuta soprattutto al </hi><hi rend="CharOverride-1">rimando alla tradizione britannica. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Le riflessioni liberal-socialiste di </hi><hi rend="CharOverride-1">Rosselli incontrarono fin da subito molteplici critiche ed ostacoli,</hi><hi rend="CharOverride-1"> provenienti da più parti: dai liberali/ liberisti tradizionali, dai </hi><hi rend="CharOverride-1">marxisti e ovviamente dagli autarchi fascisti. In particolare, la </hi><hi rend="CharOverride-1">polemica di Togliatti – che sotto lo pseudonimo di Ercoli aveva </hi><hi rend="CharOverride-1">bollato nel 1929 «la questione democratica» come una forma </hi><hi rend="CharOverride-1">di «SocialFascismo» – fu da subito rivolta contro il</hi><hi rend="CharOverride-1"> supposto elitarismo di Giustizia e Libertà che avrebbe sottovalutato il</hi><hi rend="CharOverride-1"> ruolo del proletariato, diventando funzionale al capitalismo e scompaginando il</hi><hi rend="CharOverride-1"> fronte antifascista.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In effetti, uno dei principali motivi di dissenso </hi><hi rend="CharOverride-1">fra Rosselli e il Partito Comunista d’Italia riguardava proprio l</hi><hi rend="CharOverride-1">’idea di partito, inteso come massima e unica espressione </hi><hi rend="CharOverride-1">di classe. Come ricorda nel capitolo </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Per</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">un</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">nuovo</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">socialismo</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Rosselli 1973, 469-85), Rosselli riteneva che nell’Italia del </hi><hi rend="CharOverride-1">tempo l’idea di classe e di proletariato fosse ristretta,</hi><hi rend="CharOverride-1"> in quanto principalmente rivolta al lavoratore salariato, quando in </hi><hi rend="CharOverride-1">un’Italia ancora rurale sussistevano diversificate forme produttive. La lotta</hi><hi rend="CharOverride-1"> proletaria non era cioè l’unica espressione della lotta dei</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoratori, associati in diversificate organizzazioni mutualistiche e sindacali. Proprio</hi><hi rend="CharOverride-1"> per questo, il movimento socialista avrebbe dovuto assumere un assetto</hi><hi rend="CharOverride-1"> federativo, capace di unire la lotta per la libertà </hi><hi rend="CharOverride-1">individuale/ collettiva (per il conseguimento di un sistema democratico nelle </hi><hi rend="CharOverride-1">diverse sfere sociali) con la battaglia per la ‘repubblica del</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro’ (ovvero per un’equa redistribuzione delle risorse comuni </hi><hi rend="CharOverride-1">secondo il principio dell’utile collettivo, grazie ad un’organizzazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> controllata socialmente dal basso). Lotte politiche e battaglie economiche </hi><hi rend="CharOverride-1">vengono unite da una comune idea di giustizia sociale, quale</hi><hi rend="CharOverride-1"> contrasto contro ogni forma di oppressione e sfruttamento. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Come</hi><hi rend="CharOverride-1"> afferma Carlo, è in nome della libertà che i socialisti</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">chiedono una più equa distribuzione delle ricchezze e l’assicurazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> in ogni caso ad ogni uomo di una vita degna</hi><hi rend="CharOverride-1"> di questo nome; è in nome della libertà che parlano</hi><hi rend="CharOverride-1"> di socializzazione, di abolizione della proprietà privata dei mezzi di</hi><hi rend="CharOverride-1"> produzione e di scambio (Rosselli 1973, 437).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il conseguimento di tali obiettivi</hi><hi rend="CharOverride-1"> può però avvenire solo grazie ad un programma realistico e</hi><hi rend="CharOverride-1"> a una conformazione politica elastica che sappia reagire alle</hi><hi rend="CharOverride-1"> condizioni date. Ciò non potrebbe essere invece garantito </hi><hi rend="CharOverride-1">da un partito gerarchicamente organizzato e centralizzato, che dirige il</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro dei proletari. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’idea di governo democratico si </hi><hi rend="CharOverride-1">fonda pertanto sul ruolo decisivo dei sindacati e di </hi><hi rend="CharOverride-1">associazioni della società civile, secondo la tradizione dei Consigli e</hi><hi rend="CharOverride-1"> delle autonomie, autogestite e sottratte al controllo del partito.</hi><hi rend="CharOverride-1"> La democrazia operaia si formerebbe liberamente all’interno dell</hi><hi rend="CharOverride-1">e leghe dei lavoratori e di associazioni affini, non in</hi><hi rend="CharOverride-1"> un partito fondato su una filosofia della storia prestabilita.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Le politiche del lavoro e la trasformazione dei rapporti economici</hi><hi rend="CharOverride-1"> dati nascerebbero dall’unione di diverse costellazioni sociali, da</hi><hi rend="CharOverride-1"> gruppi politici, associazioni culturali, organizzazioni cooperative, enti mutualistici, in </hi><hi rend="CharOverride-1">una società dove nuove modalità di lavoro industriale si sovrapponevano </hi><hi rend="CharOverride-1">a tradizionali impieghi. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per tal motivo, Rosselli ritiene necessario il</hi><hi rend="CharOverride-1"> ripensamento dell’idea di classe non soltanto organizzata sotto </hi><hi rend="CharOverride-1">il proletariato industriale, bensì intesa come un complesso movimento operaio </hi><hi rend="CharOverride-1">che lotta per i propri diritti e garanzie contro il </hi><hi rend="CharOverride-1">tradizionale giogo della miseria contadina, i nuovi imperativi del mercato </hi><hi rend="CharOverride-1">capitalista, la coercizione di feroci dittature e, non da ultimo, </hi><hi rend="CharOverride-1">l’autoritarismo di un partito di Stato che sottometteva a </hi><hi rend="CharOverride-1">sé ogni autonomia politica, economica, sociale, culturale, nonché individuale.</hi></p><p rend="h2" ><hi>4. Alleanza nella </hi><hi>lotta per la libertà e la repubblica del lavoro</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’idea</hi><hi rend="CharOverride-1"> di una repubblica del lavoro fondata sulla prassi della libertà</hi><hi rend="CharOverride-1"> caratterizza anche l’ultima fase della vita di Rosselli. </hi><hi rend="CharOverride-1">Il suo interesse politico si sposta ora su popoli sfruttati </hi><hi rend="CharOverride-1">e sottomessi a livello internazionale. Nel 1936 Rosselli fondò così </hi><hi rend="CharOverride-1">la Colonna Italiana, diventando combattente nella lotta armata spagnola </hi><hi rend="CharOverride-1">a fianco dei repubblicani. Dei suoi interventi, si ha eco</hi><hi rend="CharOverride-1"> nei saggi – raccolti nei due volumi intitolati </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Scritti dell’esilio</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1929-1937) – redatti fino a poco prima del suo </hi><hi rend="CharOverride-1">assassinio. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il programma di Giustizia e Libertà viene a sostanziarsi </hi><hi rend="CharOverride-1">attraverso l’unione di più prassi politiche: libertà nella fabbrica, </hi><hi rend="CharOverride-1">riforma agraria, struttura democratica dello Stato, fusione del proletariato. </hi><hi rend="CharOverride-1">L’azione rivoluzionaria implica però una trasformazione culturale. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nell’orizzonte</hi><hi rend="CharOverride-1"> di una più ampia lotta contro i totalitarismi del tempo</hi><hi rend="CharOverride-1"> e per evitare ulteriori divisioni all’interno del fronte antifascista,</hi><hi rend="CharOverride-1"> Rosselli muta la sua precedente prospettiva, includendo nell’azione politica</hi><hi rend="CharOverride-1"> la forza rivoluzionaria del proletariato, come sostenuto in “Per l’unificazione del proletariato italiano” </hi><hi rend="CharOverride-1">(Rosselli 1937). Rosselli si</hi><hi rend="CharOverride-1"> rende conto del fondamentale ruolo giocato dal proletariato come</hi><hi rend="CharOverride-1"> ‘unica classe’ capace di indurre un sommovimento sociale, politico</hi><hi rend="CharOverride-1"> ed economico. L’iniziale teoria del socialismo liberale si rafforza</hi><hi rend="CharOverride-1"> così con una terza componente. La tradizione del movimento operaio</hi><hi rend="CharOverride-1"> socialista e la idea di proletariato di ascendenza comunista</hi><hi rend="CharOverride-1"> si uniscono alla prospettiva utopica della libertà per </hi><hi rend="CharOverride-1">tutti, secondo l’interpretazione liberale. La nuova e ampia </hi><hi rend="CharOverride-1">‘forza sociale’ che consegue a tale unione sarà fondata</hi><hi rend="CharOverride-1"> sull’alleanza tra proletariato urbano, contadino e intellettuale, secondo </hi><hi rend="CharOverride-1">le caratteristiche del lavoro agito.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dalla Spagna, Carlo guarda all’</hi><hi rend="CharOverride-1">Italia nella prospettiva di una possibile insurrezione popolare. Nel discorso</hi><hi rend="CharOverride-1"> “Oggi in Spagna, domani in Italia”</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">(Rosselli 1992;</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Radio</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Barcellona, 13 novembre 1936), Rosselli introduce l’idea di ‘</hi><hi rend="CharOverride-1">comunismo libertario’, a sostegno del fronte proletario e repubblicano.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Un ordine nuovo è nato, basato sulla libertà e la</hi><hi rend="CharOverride-1"> giustizia sociale. […] Comunismo, sì, ma libertario. Socializzazione delle grandi</hi><hi rend="CharOverride-1"> industrie e del grande commercio, ma non statolatria: la socializzazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> dei mezzi di produzione e di scambio è concepita come</hi><hi rend="CharOverride-1"> mezzo per liberare l’uomo da tutte le schiavitù. […]</hi><hi rend="CharOverride-1"> Qui si combatte, si muore, ma anche si vince per</hi><hi rend="CharOverride-1"> la libertà e l’emancipazione di tutti i popoli. […]</hi><hi rend="CharOverride-1"> Quanto più presto vincerà la Spagna proletaria, e tanto più</hi><hi rend="CharOverride-1"> presto sorgerà per il popolo italiano il tempo della riscossa</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Rosselli 1992, 422-28).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La lotta di liberazione contro il dominio fascista significa an</hi><hi rend="CharOverride-1">che lotta contro le condizioni oppressive del lavoro, grazie alla</hi><hi rend="CharOverride-1"> socializzazione dei mezzi di produzione, intese come mezzi per lo</hi><hi rend="CharOverride-1"> sviluppo di capacità, volontà e libertà fondamentali. Rivoluzione politica, </hi><hi rend="CharOverride-1">trasformazione economica, rinnovamento culturale sono gli obiettivi per avviare un </hi><hi rend="CharOverride-1">‘Secondo Risorgimento’, grazie all’unificazione del proletariato italiano.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Tre saranno i concetti fondativi e pragmatici che a </hi><hi rend="CharOverride-1">parere di Rosselli dovrebbero guidare l’azione sociale e morale </hi><hi rend="CharOverride-1">trasformatrice: «la rivoluzione, la repubblica e la costituzione», </hi><hi rend="CharOverride-1">nella convinzione che la libertà non vada intesa «come un</hi><hi rend="CharOverride-1"> dato di natura, ma come divenire, sviluppo. Non si nasce,</hi><hi rend="CharOverride-1"> ma si diventa liberi» (Rosselli 1992, 435).</hi></p><p rend="h2" ><hi>5. L’incompiuta eredità di</hi><hi> Giustizia e Libertà </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’assassinio di Carlo Rosselli venne</hi><hi rend="CharOverride-1"> a rappresentare una grave cesura nel fronte anti-fascista italiano, nonostante</hi><hi rend="CharOverride-1"> molti combattenti di Giustizia e Libertà continuarono a lottare all</hi><hi rend="CharOverride-1">’interno del Comitato di Liberazione Nazionale. La corrente del socialismo</hi><hi rend="CharOverride-1"> liberale – accusata spesso di elitarismo – continuò ad essere minoritaria,</hi><hi rend="CharOverride-1"> avendo perso la guida intellettuale e politica di Rosselli, ma</hi><hi rend="CharOverride-1"> non solo. Il Partito d’Azione (1942-1947), che ad esso</hi><hi rend="CharOverride-1"> si ispirava, non riuscì ad entrare nel dibattito politico dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’Italia repubblicana, stretto fra tensioni interne e i conflitti sorti</hi><hi rend="CharOverride-1"> tra i due maggiori partiti del tempo, la Democrazia Cristiana</hi><hi rend="CharOverride-1"> e il Partito Comunista Italiano, in lotta per la supremazia nella</hi><hi rend="CharOverride-1"> ricostruzione postbellica dell’Italia e nel ridisegnamento dell’ordine geo-politico</hi><hi rend="CharOverride-1"> mondiale. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La tradizione del socialismo liberale continuò ad essere </hi><hi rend="CharOverride-1">pressoché ignorata, se non ostacolata, per via di un presunto </hi><hi rend="CharOverride-1">intellettualismo e di una mancata centralità del lavoro. Tali convinzioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> sono pressoché infondate, se si vanno a leggere attentamente i</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavori di Rosselli. La verità è che la teoria democratica</hi><hi rend="CharOverride-1"> del lavoro è sempre stata culturalmente minoritaria nel dibattito italiano</hi><hi rend="CharOverride-1"> rispetto ai modelli comunitari proposti da cattolici e comunisti. Inoltre,</hi><hi rend="CharOverride-1"> la pressante industrializzazione postbellica pose all’attenzione sociale e</hi><hi rend="CharOverride-1"> politica soprattutto i problemi connessi al crescente numero dei </hi><hi rend="CharOverride-1">proletari inurbati, richiamati dall’incipiente capitalismo, a scapito delle altre </hi><hi rend="CharOverride-1">soggettività operaie. Il discorso sulla libertà venne così retrocesso rispetto</hi><hi rend="CharOverride-1"> al tema delle battaglie salariali, quando le rivendicazioni lavorative </hi><hi rend="CharOverride-1">presuppongono la pretesa di libertà contro ogni sfruttamento.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La tradizione </hi><hi rend="CharOverride-1">del socialismo liberale continuò tuttavia a sopravvivere, grazie alla moltiplicazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> di circoli dedicati ai Rosselli e alla filosofia sociale di </hi><hi rend="CharOverride-1">Guido Calogero, ma anche – spesso sotterraneamente – grazie a</hi><hi rend="CharOverride-1"> un diverso approccio alla teoria e alle pratiche del </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro nella stessa ricezione sindacale. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Bruno Trentin è un caso esemplare </hi><hi rend="CharOverride-1">al riguardo. Figlio di Silvio (ex-deputato repubblicano, espatriato a </hi><hi rend="CharOverride-1">Tolosa), partecipò alla liberazione nazionale come comandante della Brigata </hi><hi rend="CharOverride-1">“Fratelli Rosselli”. Nel 1988 fu nominato segretario generale della CGIL.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Il titolo del libro di Trentin esplicita l’origine </hi><hi rend="CharOverride-1">della sua formazione politica e culturale, nonché segna il suo </hi><hi rend="CharOverride-1">lascito: </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La libertà viene prima </hi><hi rend="CharOverride-1">(2004)</hi><hi rend="italic CharOverride-1">,</hi><hi rend="CharOverride-1"> ovvero bisogna avere un </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro liberato</hi><hi rend="italic CharOverride-1">.</hi><hi rend="CharOverride-1"> L’eredità del socialismo liberale continua pertanto nel</hi><hi rend="CharOverride-1"> sindacato, anche se in modo assolutamente sporadico. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È comunque nella</hi><hi rend="CharOverride-1"> pretesa di giustizia, di libertà e di rapporti più </hi><hi rend="CharOverride-1">equi nelle relazioni interpersonali, sociali, politiche ed economiche – grazie a</hi><hi rend="CharOverride-1"> forme di controllo dal basso e di trasformazione del governo</hi><hi rend="CharOverride-1"> e del potere – che il socialismo liberale può ancora oggi</hi><hi rend="CharOverride-1"> contribuire ad elaborare politiche e pratiche innovative del lavoro, </hi><hi rend="CharOverride-1">a partire dalle responsabilità individuali e dal rafforzamento collettivo delle </hi><hi rend="CharOverride-1">libertà fondamentali. Bisogna essere liberi per poter lavorare non sfruttati.</hi></p><p rend="h2" ><hi>Riferimenti bibliografici</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Rosselli, C. 1937. “Per l’unificazione politica del proletariato italiano.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Giustizia e Libertà</hi><hi rend="CharOverride-1">, 14 maggio, 1937 (ripubblicato in Id., </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Scritti dell’esilio</hi><hi rend="CharOverride-1">, vol</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2: </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Dallo scioglimento della Concentrazione antifascista alla guerra di Spagna (1934-1937)</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di C. Casucci. Torino: Einaudi</hi><hi rend="CharOverride-1">, 1992).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Rosselli, C. 1973-1979.</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Socialismo liberale e altri scritti</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di J. </hi><hi rend="CharOverride-1">Rosselli. Torino: Einaudi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Rosselli, C. 1988. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Scritti dell’esilio</hi><hi rend="CharOverride-1">, I: </hi><hi rend="italic CharOverride-1">“Giustizia e Libertà” e la Concentrazione antifascista (1929-1934)</hi><hi rend="CharOverride-1">, a</hi><hi rend="CharOverride-1"> cura di C. Casucci. Torino: Einaudi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Rosselli, C. 1992. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Scritti dell’esilio</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="CharOverride-1"> vol 2: </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Dallo scioglimento della Concentrazione antifascista alla guerra di Spagna (1934-1937)</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di C. Casucci. Torino: Einaudi.</hi></p>  
      
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        <listBibl>
          <head>References</head>
          <bibl n="143993">Rosselli, C. 1937. “Per l’unificazione politica del proletariato italiano.” Giustizia e Libert&amp;#224;, 14 maggio, 1937 (ripubblicato in Id., Scritti dell’esilio, vol 2: Dallo scioglimento della Concentrazione antifascista alla guerra di Spagna (1934-1937), a cura di C. Casucci. Torino: Einaudi, 1992).</bibl>
          <bibl n="146492">Rosselli, C. 1973-1979.Socialismo liberale e altri scritti, a cura di J. Rosselli. Torino: Einaudi.</bibl>
          <bibl n="145096">Rosselli, C. 1988. Scritti dell’esilio, I: “Giustizia e Libert&amp;#224;” e la Concentrazione antifascista (1929-1934), a cura di C. Casucci. Torino: Einaudi.</bibl>
          <bibl n="144682">Rosselli, C. 1992. Scritti dell’esilio, vol 2: Dallo scioglimento della Concentrazione antifascista alla guerra di Spagna (1934-1937), a cura di C. Casucci. Torino: Einaudi.</bibl>
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