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        <title type="main" level="a">Attraente, piacevole e senza pena: la concezione del lavoro in Camillo Berneri</title>
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            <forename>Edmondo</forename>
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            <forename>Mattia</forename>
            <surname>Gambilonghi</surname>
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          <resp>This is a section of <title>Idee di lavoro e di ozio per la nostra civiltà</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0319-7</idno>) by </resp>
          <name>Giovanni Mari, Francesco Ammannati, Brogi Stefano, Tiziana Faitini, Arianna Fermani, Francesco Seghezzi, Annalisa Tonarelli</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.145</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>Within the international anarchist movement, the figure of Berneri presents several elements of originality. His anti-dogmatism and his critique of 19th-century positivist epistemology, with its totalising macro-categories, are translated into Berneri's theoretical battle for the affirmation of the individual and his subjective dimension in History. In his historical reconstruction, work loses its connotation as a biblical 'punishment', becoming a vehicle for the affirmation of personality. In the context of Berneri's revisionism, therefore, free and self-determined labour is the translation onto the plane of social organisation of this anti-determinist tension through which the Italian anarchist attempted to reconcile a probabilistic epistemology with a political praxis open to the most radical experimentalism.</p>
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            <item>work</item>
            <item>anarchism</item>
            <item>libertarian socialism</item>
            <item>self-management</item>
            <item>Camillo Berneri</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.145<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.145" /></p>
      
      <p rend="h1_chapter">Attraente, piacevole e senza pena: la concezione del lavoro in Camillo Berneri</p><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Edmondo Montali, Mattia Gambilonghi </hi></p><p rend="epigraph_inscription_epigraph_2" ><hi rend="CharOverride-1">Bisogna che l’Anarchismo </hi><hi rend="CharOverride-1">precisi, fisse restando le grandi linee tendenziali e le finalità </hi><hi rend="CharOverride-1">ultime, i mezzi e i metodi del suo divenire come </hi><hi rend="CharOverride-1">ordine nuovo. Quale attività più universale del lavoro? Quale problema </hi><hi rend="CharOverride-1">più vasto e più ricco di interferenze con tutti gli </hi><hi rend="CharOverride-1">altri problemi di quello del lavoro? Leggi economiche, leggi fisiologiche, </hi><hi rend="CharOverride-1">leggi psichiche: quasi tutta la società e quasi tutto l’</hi><hi rend="CharOverride-1">uomo sono in gioco in quest’attività, che ancor oggi </hi><hi rend="CharOverride-1">è una pena, ma che domani diventerà la suprema delle </hi><hi rend="CharOverride-1">dignità umane (C. Berneri, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il lavoro attraente</hi><hi rend="CharOverride-1">, 1934).</hi></p><p rend="h2 ParaOverride-2" ><hi>1. Introduzione</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Una piena comprensione della riflessione e dell’elaborazione sviluppata da </hi><hi rend="CharOverride-1">Camillo Berneri intorno al tema del lavoro necessita di un </hi><hi rend="CharOverride-1">preliminare inquadramento della sua vicenda biografica, così come delle posizioni </hi><hi rend="CharOverride-1">assunte dall’anarchico lodigiano – spesso controcorrente – in seno </hi><hi rend="CharOverride-1">al movimento anarchico, nel quadro di quello che è stato </hi><hi rend="CharOverride-1">definito un tentativo di «revisione empiriocriticista dei fondamenti dell’anarchismo» (</hi><hi rend="CharOverride-1">Adamo 2001, 77; Berti 2010; Sacchetti 2010; Madrid Santos, 2010)</hi><hi rend="CharOverride-1">. Il tratto fondamentale della riflessione berneriana è infatti il </hi><hi rend="CharOverride-1">suo carattere antidogmatico, risultando estranea allo sterile richiamo a degli </hi><hi rend="CharOverride-1">astorici ed astratti principi che ha caratterizzato, al contrario, larga </hi><hi rend="CharOverride-1">parte dell’anarchismo italiano. Un approccio che ha fatto parlare </hi><hi rend="CharOverride-1">gli interpreti di un vero e proprio «concretismo rivoluzionario» (Sacchetti </hi><hi rend="CharOverride-1">2020), tale da tradursi tanto nella ricerca di realistici </hi><hi rend="CharOverride-1">obiettivi intermedi, quanto nel rifiuto di quel massimalismo paralizzante e </hi><hi rend="CharOverride-1">inibitore dell’azione politica quotidiana (D’Errico 2010). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nato </hi><hi rend="CharOverride-1">nel 1897 a Lodi, dopo una breve ma significativa militanza </hi><hi rend="CharOverride-1">nella FGSI di Reggio Emilia, Berneri matura già nella seconda </hi><hi rend="CharOverride-1">metà degli anni ’10 una convinta adesione alla corrente libertaria</hi><hi rend="CharOverride-1"> del socialismo. Da anarchico guarda con estremo interesse alla rivoluzione</hi><hi rend="CharOverride-1"> che nel 1917 porta al potere i bolscevichi, in virtù</hi><hi rend="CharOverride-1"> del ruolo cruciale giocato dai soviet, considerati da una larghissima</hi><hi rend="CharOverride-1"> parte </hi><hi rend="CharOverride-1">del movimento anarchico internazionale come una prima materializzazione della</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">propria concezione libertaria e antistatalistica. Grazie all’influenza di </hi><hi rend="CharOverride-1">Gaetano</hi><hi rend="CharOverride-1"> Salvemini (suo relatore di tesi), la riflessione politica di Berneri</hi><hi rend="CharOverride-1"> si svilupperà sempre più in direzione di un dialogo tra</hi><hi rend="CharOverride-1"> tradizione anarchica e pensiero federalista, due correnti la cui ibridazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> sarebbe resa possibile dalla comune avversione per la centralizzazione dei</hi><hi rend="CharOverride-1"> processi decisionali e dall’opzione di entrambe in favore di</hi><hi rend="CharOverride-1"> forme di accentuato </hi><hi rend="italic CharOverride-1">self-government</hi><hi rend="CharOverride-1">. Sia il rapporto con Salvemini </hi><hi rend="CharOverride-1">che l’assunzione dell’ipotesi federalista quale discrimine fondamentale dal </hi><hi rend="CharOverride-1">punto di vista strategico, conducono Berneri a intavolare un confronto </hi><hi rend="CharOverride-1">particolarmente serrato con i fratelli Rosselli e col movimento da </hi><hi rend="CharOverride-1">essi animato, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Giustizia e libertà</hi><hi rend="CharOverride-1">. La comune opposizione alle tendenze</hi><hi rend="CharOverride-1"> statolatre in favore di una scelta autonomista-federalista renderà possibile un</hi><hi rend="CharOverride-1">’intensa e duratura collaborazione fra il socialismo libertario di Berneri</hi><hi rend="CharOverride-1"> e quello di marca liberale propugnato da GL, sfociando, nel</hi><hi rend="CharOverride-1"> quadro della guerra civile spagnola, nella comune militanza di queste</hi><hi rend="CharOverride-1"> due anime del socialismo in seno alla sezione italiana della</hi><hi rend="CharOverride-1"> “Colonna Francisco Ascaso-FAI-CNT”, divisione militare filo-repubblicana (Carrozza 2003; De Maria</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2004; Cerrito 2013). Una collaborazione, quella appena citata, interrotta</hi><hi rend="CharOverride-1"> dalla tragica morte di Berneri, ucciso nel 1937, nel </hi><hi rend="CharOverride-1">corso di quelle ‘giornate di maggio’ che a Barcellona </hi><hi rend="CharOverride-1">vedranno consumarsi una vera e propria resa dei conti tra </hi><hi rend="CharOverride-1">le frange staliniste e filo-sovietiche dei repubblicani e i libertari </hi><hi rend="CharOverride-1">raccolti, invece, attorno al POUM e alla CNT. </hi></p><p rend="h2" ><hi>2. Il</hi><hi> lavoro nel comunismo libertario, tra corporativismo e interesse generale</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per </hi><hi rend="CharOverride-1">ciò che riguarda i temi connessi al lavoro, allo statuto </hi><hi rend="CharOverride-1">che esso detiene nella società contemporanea a Berneri e al </hi><hi rend="CharOverride-1">ruolo che esso è chiamato a giocare nel modello di </hi><hi rend="CharOverride-1">società rispondente al movimento anarchico e alle sue idealità, la </hi><hi rend="CharOverride-1">prima riflessione dotata di una qualche organicità viene articolata da </hi><hi rend="CharOverride-1">Berneri nel 1920, quando sulla rivista </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Volontà</hi><hi rend="CharOverride-1"> si incarica di </hi><hi rend="CharOverride-1">ragionare intorno a</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> I problemi della produzione comunista </hi><hi rend="CharOverride-1">(Berneri 2001,</hi><hi rend="CharOverride-1"> 98-103). In questo articolo, rispetto ai due approcci antitetici</hi><hi rend="CharOverride-1"> ma, a suo modo di vedere, maggioritari nel movimento socialista</hi><hi rend="CharOverride-1"> (ossia, il comunismo di Stato e l’individualismo economico di</hi><hi rend="CharOverride-1"> matrice stirneriana), Berneri tenta di delineare una posizione intermedia, che</hi><hi rend="CharOverride-1"> definisce di «comunismo libertario». In base a questo approccio, in</hi><hi rend="CharOverride-1"> luogo della «unilateralità» che contraddistingue gli altri due – i</hi><hi rend="CharOverride-1"> quali pretenderebbero utopisticamente di «ridurre la produzione ad una sola</hi><hi rend="CharOverride-1"> forma», sia essa individuale o statalistica –, ad essere riconosciuta</hi><hi rend="CharOverride-1"> è la necessità di portare a sintesi il momento del</hi><hi rend="CharOverride-1"> coordinamento e della disciplina, consustanziali all’«industria moderna» e ai</hi><hi rend="CharOverride-1"> suoi imperativi, con le diverse aspirazioni – siano esse ‘</hi><hi rend="CharOverride-1">spirituali’ od economiche – del singolo. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’obiettivo principale sembra</hi><hi rend="CharOverride-1"> insomma divenire la conciliazione della formula</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">‘a ciascuno secondo </hi><hi rend="CharOverride-1">i suoi bisogni’ con quella – a suo parere antitetica</hi><hi rend="CharOverride-1"> solo se considerata superficialmente – «a ciascuno secondo le sue</hi><hi rend="CharOverride-1"> opere». Per Berneri si tratta cioè di «stabilire una zona</hi><hi rend="CharOverride-1"> di diritto individuale che abbia per limite il contributo individuale</hi><hi rend="CharOverride-1"> dato alla collettività», utilizzando al contempo questo ‘contributo’ come</hi><hi rend="CharOverride-1"> parametro e unità di misura tramite cui calcolare «il diritto</hi><hi rend="CharOverride-1"> economico dei singoli». E ciò, non per stabilire un’equivalenza</hi><hi rend="CharOverride-1"> stretta tra «opera individuale» e «compenso», ma semmai per «tutelare</hi><hi rend="CharOverride-1"> il frutto collettivo» dello sforzo dei lavoratori da quei segmenti</hi><hi rend="CharOverride-1"> di società intenzionati a «vivere parassitariamente». Solo concependo in tal</hi><hi rend="CharOverride-1"> modo i criteri di organizzazione di una società comunista diverrebbe</hi><hi rend="CharOverride-1"> possibile contemperare «il massimo d’individuazione e di libertà individuale</hi><hi rend="CharOverride-1"> con le esigenze della produzione», realizzando così una «ricca ed</hi><hi rend="CharOverride-1"> estesa […] sintesi dei molteplici elementi individuali e sociali».</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’</hi><hi rend="CharOverride-1">attenzione mostrata da Berneri per i meccanismi chiamati a regolare </hi><hi rend="CharOverride-1">i rapporti tra i differenti gruppi sociali – dovendosi evitare </hi><hi rend="CharOverride-1">la riproposizione, sotto nuove forme, delle dinamiche di sfruttamento – </hi><hi rend="CharOverride-1">lo condurrà, anche nella sua riflessione più matura, a mettere </hi><hi rend="CharOverride-1">in discussione la stessa visione mitica e politicamente </hi><hi rend="italic CharOverride-1">naif</hi><hi rend="CharOverride-1"> del </hi><hi rend="CharOverride-1">proletariato industriale fatta propria dalle diverse correnti del socialismo marxista. </hi><hi rend="CharOverride-1">È questo l’obiettivo de </hi><hi rend="italic CharOverride-1">L’operaiolatria</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1934) (Berneri 2008, </hi><hi rend="CharOverride-1">74-86), pamphlet in cui viene sottoposto a contestazione quel </hi><hi rend="CharOverride-1">«romanticismo operaista» che vuole il proletariato industriale naturalmente predisposto al </hi><hi rend="CharOverride-1">perseguimento dell’interesse generale. Laddove, al contrario, l’osservazione concreta </hi><hi rend="CharOverride-1">di questo gruppo sociale metterebbe in evidenza la sua forte </hi><hi rend="CharOverride-1">inclinazione a forme di «egoismo corporativo», sia di tipo settoriale </hi><hi rend="CharOverride-1">che etnico. Un nodo, questo, non astrattamente libresco o dottrinario, </hi><hi rend="CharOverride-1">ma prettamente pratico-politico, perché capace di far «intravedere quali problemi </hi><hi rend="CharOverride-1">[…] si possano affacciare per noi in un periodo rivoluzionario».</hi></p><p rend="h2" ><hi>3.</hi><hi> Da pena a ‘valore’: il lavoro nella lente </hi><hi>del cristianesimo</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Una più generale ricognizione sulla concezione del lavoro e</hi><hi rend="CharOverride-1"> sulla sua funzione ideologica e sociale nelle diverse epoche storiche,</hi><hi rend="CharOverride-1"> era stata del resto già compiuta da Berneri due anni</hi><hi rend="CharOverride-1"> prima, con la pubblicazione nel 1932 dello studio </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il cristianesimo</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> e il lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">(Berneri 1965). In quest’opera </hi><hi rend="CharOverride-1">Berneri illustra l’evoluzione che il lavoro conosce nel lungo </hi><hi rend="CharOverride-1">arco di tempo che dall’Antico Testamento arriva fino alla </hi><hi rend="CharOverride-1">contemporaneità, mettendo in evidenza i differenti passaggi tramite cui il </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro, da pena e condanna divina finalizzata all’espiazione del </hi><hi rend="CharOverride-1">peccato originale, si tramuta in valore, divenendo un attributo fondamentale </hi><hi rend="CharOverride-1">della cittadinanza. Questa trasformazione è resa possibile per Berneri dal </hi><hi rend="CharOverride-1">carattere contraddittorio e antinomico che contraddistingue il lavoro già nell’</hi><hi rend="CharOverride-1">Antico Testamento: in questo testo infatti l’idea del lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">come pena e quella del lavoro come fondamento della dignità </hi><hi rend="CharOverride-1">«appaiono fusi». Anche se percepito come dura «necessità», anche se </hi><hi rend="CharOverride-1">sinonimo di «castigo eterno», il lavoro consente cioè la graduale </hi><hi rend="CharOverride-1">germinazione – anche a partire dallo stato di ozio in </hi><hi rend="CharOverride-1">cui versano i primitivi – dell’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">homo faber</hi><hi rend="CharOverride-1">. La traiettoria</hi><hi rend="CharOverride-1"> che dall’Antico conduce dapprima al Nuovo Testamento, per arrivare</hi><hi rend="CharOverride-1"> poi al primo cattolicesimo e in seguito a quello medioevale,</hi><hi rend="CharOverride-1"> non fa che sviluppare via via questo elemento, valorizzando il</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro come vera e propria «disciplina ascetica»: il disprezzo che</hi><hi rend="CharOverride-1"> nelle società elleniche le «classi aristocratiche» esprimono verso coloro i</hi><hi rend="CharOverride-1"> quali sono costretti dall’ordine sociale a lavorare, «è del</hi><hi rend="CharOverride-1"> tutto superato». A sancire, nella cultura e nella dogmatica cattolica,</hi><hi rend="CharOverride-1"> questa svolta teorica e concettuale, è Tommaso d’Aquino: pur</hi><hi rend="CharOverride-1"> nel quadro di una «teoria autoritaria, paternalistica e borghese» che</hi><hi rend="CharOverride-1"> altro non fa che sintetizzare la «pratica sociale dei comuni</hi><hi rend="CharOverride-1"> borghesi», egli, qualificando il lavoro come «necessità naturale», fa di</hi><hi rend="CharOverride-1"> esso per Berneri sia un dovere che un diritto.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ma </hi><hi rend="CharOverride-1">nella visione di Berneri, la «rivoluzione spirituale» appena descritta verrà </hi><hi rend="CharOverride-1">conclusa e portata sino alle più estreme conseguenze dai processi </hi><hi rend="CharOverride-1">innestati dalla Riforma luterana. Se già Lutero lo riconosce come </hi><hi rend="CharOverride-1">fondamento dell’ordine sociale, è però Calvino a varcare la </hi><hi rend="CharOverride-1">«soglia della modernità» e a porsi su un «gradino più </hi><hi rend="CharOverride-1">alto della scala storica», superando definitivamente l’idea – ancora </hi><hi rend="CharOverride-1">presente in Lutero – dell’attività lavorativa come </hi><hi rend="italic CharOverride-1">remedium peccati</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Egli, al contrario, fa del lavoro lo strumento per dimostrare</hi><hi rend="CharOverride-1"> la propria predestinazione (che fornisce cioè la «ratio cognoscendi» di</hi><hi rend="CharOverride-1"> quest’ultima), ma anche la via tramite cui «instaurare il</hi><hi rend="CharOverride-1"> Regno di Dio» in Terra. Qui il lavoro e la</hi><hi rend="CharOverride-1"> produzione della ricchezza non sono degli autoreferenziali vettori di edonismo</hi><hi rend="CharOverride-1"> e di cupidigia, ma divengono un «mezzo sociale» per dare</hi><hi rend="CharOverride-1"> traduzione al messaggio evangelico: «i frutti del lavoro vanno investiti</hi><hi rend="CharOverride-1"> in nuovo lavoro e non sterilmente conservati in inerte risparmio».</hi><hi rend="CharOverride-1"> In tal modo, il protestantesimo calvinista sistematizza a livello teorico</hi><hi rend="CharOverride-1"> e teologico le necessità connesse alla «ascesa capitalista». </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Anche l</hi><hi rend="CharOverride-1">’epoca rinascimentale costituisce un tassello fondamentale nel quadro di questa</hi><hi rend="CharOverride-1"> rivalutazione sociale del lavoro e dell’attività manuale, riabilitata –</hi><hi rend="CharOverride-1"> come nell’opera di Giordano Bruno – dal nesso sempre</hi><hi rend="CharOverride-1"> più stretto che viene definendosi tra essa e il progresso</hi><hi rend="CharOverride-1"> tecnico-scientifico. Una volta laicizzato, con Mandeville, lo schema calvinista –</hi><hi rend="CharOverride-1"> divenendo così il fine ultimo della produzione non più «la maestà</hi><hi rend="CharOverride-1"> divina», ma la prosperità del corpo sociale –, il lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> assurge nella seconda metà del XIX secolo, a vero e</hi><hi rend="CharOverride-1"> proprio principio regolatore dell’universo sociale. Nella visione di Berneri,</hi><hi rend="CharOverride-1"> la congiunzione che sarebbe oramai venuta realizzandosi tra «scienza sperimentale»</hi><hi rend="CharOverride-1"> e «macchinismo», favorendo lo sviluppo di una concezione illimitata del</hi><hi rend="CharOverride-1"> progresso, conduce inevitabilmente all’affermazione di una vera e propria</hi><hi rend="CharOverride-1"> «mistica del lavoro». Ossia, l’esaltazione di quel fattore primordiale</hi><hi rend="CharOverride-1"> senza il quale quell’incessante opera di trasformazione del mondo,</hi><hi rend="CharOverride-1"> condotta «secondo i fini dell’uomo», non sarebbe neanche immaginabile.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi></p><p rend="h2" ><hi>4. L’anarchismo e l’organizzazione della produzione: l’araba</hi><hi> fenice <lb/>del ‘lavoro attraente’</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Questa ‘mistica’ lavorista non </hi><hi rend="CharOverride-1">è però univoca, essendo al contrario oggetto di contesa fra </hi><hi rend="CharOverride-1">due differenti concezioni, ciascuna con opposte ricadute sociali: una di </hi><hi rend="CharOverride-1">natura liberale e borghese, entro la quale il progresso già </hi><hi rend="CharOverride-1">richiamato altro non è che «opera dei “pionieri dell’industria”»; </hi><hi rend="CharOverride-1">ed una di carattere socialista, che alla base di quel </hi><hi rend="CharOverride-1">progresso pone le «fatiche» e l’«intelligenza dei lavoratori». È </hi><hi rend="CharOverride-1">quest’ultima, per Berneri, a dover essere valorizzata e sviluppata, </hi><hi rend="CharOverride-1">ritenendo la prima nient’altro che una costruzione ideologica volta </hi><hi rend="CharOverride-1">a idealizzare lo «sfruttato servile», opportunamente elevato a «cavaliere del </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro» e ricompensato della sua fatica solo sul piano della </hi><hi rend="CharOverride-1">gratificazione retorica. Al rigetto di una visione del progresso economico </hi><hi rend="CharOverride-1">che maschera artatamente lo sfruttamento della maggioranza della popolazione, corrisponde </hi><hi rend="CharOverride-1">in Berneri la consapevolezza della necessità di fare del lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">il fondamento dell’«ordine nuovo» a cui aspira l’anarchismo. </hi><hi rend="CharOverride-1">Il problema da affrontare, per il movimento anarchico, è dunque </hi><hi rend="CharOverride-1">quello di ridefinirne in profondità le finalità, le forme di </hi><hi rend="CharOverride-1">organizzazione e modalità di esecuzione, superando cosi quella condizione che </hi><hi rend="CharOverride-1">fa del lavoro semplicemente «una pena», elevandolo al contrario allo </hi><hi rend="CharOverride-1">stadio di «suprema delle dignità umane» (Berneri 2008, 13-54)</hi><hi rend="CharOverride-1">:</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">è questo il tema de </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il lavoro attraente</hi><hi rend="CharOverride-1">, scritto del</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1934 in cui il lodigiano dialoga e si confronta in</hi><hi rend="CharOverride-1"> maniera serrata non solo con Marx, Engels e Bakunin, ma</hi><hi rend="CharOverride-1"> anche con i nomi principali del pensiero socialista e libertario</hi><hi rend="CharOverride-1"> coevo e successivo; solo per citarne alcuni: Émile Zola, Arturo</hi><hi rend="CharOverride-1"> Labriola, Pëtr Kropotkin, Luigi Fabbri, Errico Malatesta.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">A dover essere </hi><hi rend="CharOverride-1">messo in discussione, è quindi il lavoro penoso, abbrutente, monotono, </hi><hi rend="CharOverride-1">quello dei sistemi di cottimo, dei metodi di razionalizzazione spinta </hi><hi rend="CharOverride-1">provenienti dall’America, del sistema Bedaux: «un Moloc che schiaccia </hi><hi rend="CharOverride-1">con la noia e la fatica», così lo definisce Berneri. </hi><hi rend="CharOverride-1">Il tentativo berneriano di delineare i tratti fondamentali di un </hi><hi rend="CharOverride-1">sistema atto a garantire un lavoro ‘attraente’ si sviluppa </hi><hi rend="CharOverride-1">a partire dal tema della «noia»: assumendo come dato quello </hi><hi rend="CharOverride-1">per cui «il lavoro è sempre una fatica», il nodo </hi><hi rend="CharOverride-1">da affrontare riguarda le modalità tramite cui rendere «piacevole» questa </hi><hi rend="CharOverride-1">fatica. In tal senso Berneri individua due ‘meccanismi’ principali. </hi><hi rend="CharOverride-1">Da un lato, bisogna riconoscere che il piacere può sgorgare </hi><hi rend="CharOverride-1">dalla «manifestazione di energia» umana solo quando quest’ultima sia </hi><hi rend="CharOverride-1">opportunamente «proporzionata alla potenzialità dell’organismo». Dall’altro, quella stessa </hi><hi rend="CharOverride-1">manifestazione di energia produce tanto più piacere quanto più «risponde </hi><hi rend="CharOverride-1">ad un impulso spontaneo»: in assenza di esso, il lavoratore </hi><hi rend="CharOverride-1">finisce per esaurirsi «nello sforzo di volontà su se stesso». </hi><hi rend="CharOverride-1">Se il primo dei ‘meccanismi’ individuati da Berneri ha </hi><hi rend="CharOverride-1">come immediata ricaduta politica la durata della giornata lavorativa, il </hi><hi rend="CharOverride-1">secondo rinvia invece al grado di libertà di ciascun individuo </hi><hi rend="CharOverride-1">nell’indirizzarsi al tipo di attività produttiva che più lo </hi><hi rend="CharOverride-1">aggrada.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dal punto di vista dell’ingegneria sociale, è indubbiamente questo</hi><hi rend="CharOverride-1"> secondo aspetto – quello del «lavoro libero» – a porre</hi><hi rend="CharOverride-1"> i problemi maggiori, rinviando alle questioni già trattate ne</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> I</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> problemi della produzione comunista</hi><hi rend="CharOverride-1">. Essendo infatti il processo che </hi><hi rend="CharOverride-1">conduce al ‘lavoro attraente’ inevitabilmente lungo e tortuoso, l’</hi><hi rend="CharOverride-1">estinzione dei ‘pigri’ e degli ‘oziosi’ non è </hi><hi rend="CharOverride-1">immediata né scontata. È questo, dunque, il problema principale di </hi><hi rend="CharOverride-1">una società ‘anarchica’: l’instaurazione di una «disciplina del</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro» tale da rifuggire metodi puramente coercitivi. Rifacendosi a Malatesta,</hi><hi rend="CharOverride-1"> la soluzione verso cui l’anarchico lodigiano si indirizza sembra</hi><hi rend="CharOverride-1"> porsi in posizione intermedia tra il ‘diritto all’ozio’</hi><hi rend="CharOverride-1"> e ‘l’obbligo al lavoro’, e ciò in </hi><hi rend="CharOverride-1">virtù della sua natura contrattualistica e del suo ancoraggio al </hi><hi rend="CharOverride-1">«principio del libero patto». Lasciando intendere il suo favore per </hi><hi rend="CharOverride-1">forme ‘morali’ ed ‘economiche’ di coazione, Berneri sintetizza </hi><hi rend="CharOverride-1">tutto ciò con una formula: «nessun obbligo di lavorare, ma </hi><hi rend="CharOverride-1">nessun dover verso chi non voglia lavorare». A rimanere centrale </hi><hi rend="CharOverride-1">è però l’imperativo di una preliminare attività pedagogica, finalizzata </hi><hi rend="CharOverride-1">a far fiorire nei più una «coscienza della necessità del </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro». A questo proposito, Berneri cita espressamente Luigi Fabbri, laddove </hi><hi rend="CharOverride-1">afferma che se la «disciplina [del lavoro, n.d.r.] sarà concordata</hi><hi rend="CharOverride-1"> e liberamente accettata, senza bisogno di coercizione, da un numero</hi><hi rend="CharOverride-1"> tale di individui […] da costituire una società, questa sarà</hi><hi rend="CharOverride-1"> una società “anarchica”».</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il tema della ‘disciplina del lavoro’ </hi><hi rend="CharOverride-1">non riguarda però solo la redistribuzione e l’allocazione di </hi><hi rend="CharOverride-1">professioni e mansioni, essendo strettamente connessa anche a quella che </hi><hi rend="CharOverride-1">Berneri definisce la «associazione dell’unità del processo produttivo con </hi><hi rend="CharOverride-1">l’autonomia individuale». In tal senso, ad essere preso in </hi><hi rend="CharOverride-1">conto è il senso stesso dell’attività produttiva, il suo </hi><hi rend="CharOverride-1">fine ultimo: l’emancipazione umana può avere come tramite non </hi><hi rend="CharOverride-1">una qualsiasi attività, non il mero «dominio sulla natura» da </hi><hi rend="CharOverride-1">parte dell’uomo, ma solo un «lavoro intelligente e libero»; </hi><hi rend="CharOverride-1">un lavoro, cioè, frutto della «ragione dell’uomo e determinat[o] </hi><hi rend="CharOverride-1">dalla sua volontà riflessa». Il progresso a cui guarda Berneri </hi><hi rend="CharOverride-1">è perciò «reale» solo se non si caratterizza come «puramente </hi><hi rend="CharOverride-1">“produttivo”», risultando al tempo stesso «anche “umano”» (a differenza, ad </hi><hi rend="CharOverride-1">esempio, della società sovietica, in cui a suo dire la </hi><hi rend="CharOverride-1">«pseudo-razionalizzazione del lavoro» ha finito per tradursi nella pura «schiavitù </hi><hi rend="CharOverride-1">fordista»). La «massima libertà» del lavoratore viene quindi a coincidere </hi><hi rend="CharOverride-1">con una condizione di «armonia tra le necessità di sviluppo </hi><hi rend="CharOverride-1">dei sistemi produttivi e la libertà del produttore». È in </hi><hi rend="CharOverride-1">questo senso che, in chiusura dello scritto, Berneri sintetizza la </hi><hi rend="CharOverride-1">prospettiva del lavoro attraente richiamando un motto risalente all’età </hi><hi rend="CharOverride-1">dei Comuni, ripreso da D’Annunzio e tale da incorporare </hi><hi rend="CharOverride-1">un’attualissima «verità sociale»: ‘Fatica senza fatica’. Un concetto,</hi><hi rend="CharOverride-1"> questo, capace di ricongiungersi idealmente all’obiettivo anarchico del ‘</hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro libero’, in quanto sotteso ad un’idea di </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro «in cui la personalità si esalta e si perfeziona». </hi><hi rend="CharOverride-1">Un motto, dunque, in nome del quale ingaggiare una lotta </hi><hi rend="CharOverride-1">finalizzata a farlo passare «dal vaticinio alla storia».</hi></p><p rend="h2" ><hi>5. Conclusioni</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Passando </hi><hi rend="CharOverride-1">in rassegna i principali scritti dedicati dall’anarchico lodigiano al </hi><hi rend="CharOverride-1">tema del lavoro, è forse possibile trarre, a mo’ di</hi><hi rend="CharOverride-1"> conclusione, qualche spunto di riflessione sulla peculiarità del suo profilo</hi><hi rend="CharOverride-1"> intellettuale e sulla sua collocazione dentro il dibattito politico-filosofico di</hi><hi rend="CharOverride-1"> quei decenni. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Se un’ispirazione di fondo può essere colta</hi><hi rend="CharOverride-1"> tra le righe della ricostruzione dei processi storici tramite cui</hi><hi rend="CharOverride-1"> il lavoro da pena biblica può completare la sua trasformazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> in strumento di trasformazione della realtà e quindi in vettore</hi><hi rend="CharOverride-1"> di affermazione della personalità, questa ispirazione è senza alcun dubbio</hi><hi rend="CharOverride-1"> la critica dell’epistemologia positivistica ottocentesca e delle sue macro-categorie</hi><hi rend="CharOverride-1"> totalizzanti. Un insieme trascendentale in cui l’individuo finisce per</hi><hi rend="CharOverride-1"> annegare, inghiottito e annullato dal prevalere della Storia nel suo</hi><hi rend="CharOverride-1"> hegeliano processo di autorealizzazione. La battaglia ideologica di Berneri, sia</hi><hi rend="CharOverride-1"> dentro il movimento anarchico che nel confronto con le altre</hi><hi rend="CharOverride-1"> correnti politiche, è quindi una battaglia finalizzata all’affermazione dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’individuo e della sua dimensione soggettiva nella Storia: da qui,</hi><hi rend="CharOverride-1"> la strettissima correlazione stabilita fra «umanesimo e anarchismo», in antitesi</hi><hi rend="CharOverride-1"> alle «generalizzazioni arbitrarie» in senso classista propagandate dal materialismo marxista</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Berneri 2008, 103); da qui la sua adesione, sul</hi><hi rend="CharOverride-1"> piano del pensiero scientifico, a quelle teorie – dall’empiriocriticismo</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Mach e Avenarius alla relatività einsteniana – volte a</hi><hi rend="CharOverride-1"> destrutturare le fondamenta teoriche del finalismo storico-filosofico, nel segno</hi><hi rend="CharOverride-1"> dell’affermazione della soggettività e della natura probabilistica di qualsiasi</hi><hi rend="CharOverride-1"> attività conoscitiva e predittiva. Due elementi, questi ultimi, radicalmente incompatibili</hi><hi rend="CharOverride-1"> con qualsiasi Assoluto, sia esso la classe, lo Stato o</hi><hi rend="CharOverride-1"> la nazione. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel contesto del revisionismo berneriano dunque, il lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> libero e autodeterminato altro non è che la traslazione sul</hi><hi rend="CharOverride-1"> piano dell’organizzazione sociale di quella più generale tensione anti-deterministica</hi><hi rend="CharOverride-1"> e anti-scientista, di quell’ «agnosticismo gnoseologico» attraverso cui l’</hi><hi rend="CharOverride-1">anarchico lodigiano ha tentato di conciliare un’epistemologia probabilistica con </hi><hi rend="CharOverride-1">una prassi politica aperta al più radicale sperimentalismo (Adamo 2001, </hi><hi rend="CharOverride-1">15-25; Berneri 2001, 167-71, 295-96). </hi></p><p rend="h2" ><hi>Riferimenti bibliografici</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Adamo, Pietro. 2001. Introduzione a Camillo Berneri,</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> Anarchia e società aperta</hi><hi rend="CharOverride-1">, 7-81. Milano: M&amp;B Publishing.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Adamo, Pietro. 2010. “</hi><hi rend="CharOverride-1">Camillo Berneri. Tra militanza politica e riflessione intellettuale.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Un libertario in Europa. Camillo Berneri: fra totalitarismi e democrazia. Atti del convegno di studi storici. Arezzo, 5 maggio 2007</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Giampietro Berti, e Giorgio Sacchetti, 201-12. Reggio Emilio: Archivio Famiglia Berneri-Provincia di Arezzo.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Berneri, Camillo. 1965.</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> Il cristianesimo e il lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">. Genova: RL.</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Berneri, Camillo. 2001.</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> Anarchia e società aperta</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Pietro Adamo. Milano: M&amp;B Publishing.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Berneri, Camillo. 2008. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Scritti</hi><hi rend="CharOverride-1">. Trieste: il Litorale Libri.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Berneri, Camillo. 2013. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Scritti scelti</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Edizioni Zero in Condotta.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Berti, Giampietro</hi><hi rend="CharOverride-1">. 1986. “Sull’anarchismo di Berneri: il problema del revisionismo.” In</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> Memoria antologica saggi critici e appunti biografici in ricordo di Camillo Berneri nel cinquantesimo della sua morte</hi><hi rend="CharOverride-1">, 81-3. Pistoia: Archivio Famiglia Berneri.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Berti, Giampietro. 2010. “Considerazioni sull’anarchismo italiano fra le due guerre</hi><hi rend="CharOverride-1">.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Un libertario in Europa. Camillo Berneri: fra totalitarismi e democrazia. Atti del convegno di studi storici. Arezzo, 5 maggio 2007</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Giampietro Berti, e Giorgio Sacchetti, 21-8. Reggio Emilio: Archivio Famiglia Berneri-Provincia di Arezzo.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Carrozza, Gianni. 2003. “Berneri, Camillo Luigi.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Dizionario biografico degli anarchici italiani</hi><hi rend="CharOverride-1">, 142-49. Pisa</hi><hi rend="CharOverride-1">: BFS Edizioni.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Cerrito, Gino. 2013.</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Introduzione a Camillo Berneri</hi><hi rend="italic CharOverride-1">, Scritti scelti</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">13-41. Milano: Edizioni Zero in Condotta.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">D’Errico, Stefano. 2010. “Anarchismo e Politica: il “caso” Berneri.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Un libertario in Europa. Camillo Berneri: fra totalitarismi e democrazia. 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Reggio Emilio: Archivio Famiglia Berneri-Provincia di Arezzo.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Masini, Pier Carlo, Carrozza, Giovanni Battista, Berti, Nico, </hi><hi rend="CharOverride-1">Rama, Carlos M., Cerrito, Gino, e Umberto Marzocchi, a cura </hi><hi rend="CharOverride-1">di. 1979. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Atti del convegno di studi su Camillo Berneri. Milano, 9 ottobre 1977</hi><hi rend="CharOverride-1">. Carrara: La Cooperativa tipolitografica.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Sacchetti, Andrea. 2020.</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> La costituente libertaria di Camillo Berneri. Un disegno politico tra federalismo e anarchismo.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Firenze: Firenze University Press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Sacchetti, Giorgio. 2010. “Le culture politiche del giovane Berneri. Un intellettuale fra Arezzo, Firenze e Cortona (1916-1926).” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Un libertario in Europa. Camillo Berneri: fra totalitarismi e democrazia. Atti del convegno di studi storici. Arezzo, 5 maggio 2007</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Giampietro Berti, e Giorgio Sacchetti, 29-50. Reggio Emilio: Archivio Famiglia Berneri-Provincia di Arezzo.</hi></p>  
      
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          <head>References</head>
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