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        <title type="main" level="a">Gramsci e la ‘civiltà del lavoro’</title>
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            <forename>Guido</forename>
            <surname>Liguori</surname>
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          <resp>This is a section of <title>Idee di lavoro e di ozio per la nostra civiltà</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0319-7</idno>) by </resp>
          <name>Giovanni Mari, Francesco Ammannati, Brogi Stefano, Tiziana Faitini, Arianna Fermani, Francesco Seghezzi, Annalisa Tonarelli</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.146</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>When Gramsci theorizes the Factory Councils (in 1919-1920), he looks at work as the center of social and political life: the Factory Council brings together economics and politics, society and the state. The root of the socialist state, defined as a “civilization of work”, is grafted directly into the factory. In the Gramsci of the Prison Notebooks, on the other hand, Gramsci dwells on the relevant innovations brought about by Fordism and Taylorism. The metaphor of the "trained gorilla" seems to him to mean - if taken critically - also a possibility of liberation of the worker from the fatigue caused by the “Taylor method”.</p>
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            <item>Factory Councils</item>
            <item>Communism</item>
            <item>Taylorism</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.146<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.146" /></p>
      
      <p rend="h1_chapter">Gramsci e la ‘civiltà del lavoro’</p><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Guido Liguori </hi></p><p rend="h2" ><hi>1. Nella </hi><hi>città del lavoro</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nato in Sardegna nel 1891, Antonio Gramsci iniziò</hi><hi rend="CharOverride-1"> ad avere i primi contatti con il mondo del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> – inteso nelle sue manifestazioni sindacali e politiche – grazie</hi><hi rend="CharOverride-1"> al fratello maggiore Gennaro, presso il quale soggiornò a Cagliari</hi><hi rend="CharOverride-1"> negli anni del liceo. Gennaro era dirigente e tesoriere della</hi><hi rend="CharOverride-1"> Camera del lavoro del capoluogo sardo. Fu quindi al suo</hi><hi rend="CharOverride-1"> seguito che Gramsci iniziò a conoscere anche personalmente il mondo</hi><hi rend="CharOverride-1"> sindacale cagliaritano e ad assistere ai primi comizi rivolti ai</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoratori.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel 1911 il giovane Antonio vinse una borsa di</hi><hi rend="CharOverride-1"> studio per frequentare l’università a Torino. La città piemontese</hi><hi rend="CharOverride-1"> era allora la più industriale d’Italia, dunque anche la</hi><hi rend="CharOverride-1"> più operaia della penisola, più di Milano caratterizzata da stabilimenti</hi><hi rend="CharOverride-1"> di vaste dimensioni. Grazie all’amicizia con Angelo Tasca, </hi><hi rend="CharOverride-1">militante nel movimento giovanile socialista, Gramsci e altri studenti si </hi><hi rend="CharOverride-1">avvicinarono in quegli anni al movimento operaio. Ha ricordato Togliatti </hi><hi rend="CharOverride-1">nel 1949:</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Nel 1912, nel 1913, a certe ore del mattino,</hi><hi rend="CharOverride-1"> quando abbandonavamo l’aula e dal cortile uscivamo nei portici</hi><hi rend="CharOverride-1"> avviandoci verso il Po, incontravamo frotte di uomini diversi da</hi><hi rend="CharOverride-1"> noi, che pure seguivano quella strada. Tutta una folla si</hi><hi rend="CharOverride-1"> dirigeva verso il fiume e i parchi sulle sue rive,</hi><hi rend="CharOverride-1"> dove in quei tempi venivano confinati i comizi dei lavoratori</hi><hi rend="CharOverride-1"> in sciopero o in festa. E lì andavamo anche noi,</hi><hi rend="CharOverride-1"> accompagnandoci a questi uomini: sentivamo i loro discorsi; parlavamo con</hi><hi rend="CharOverride-1"> loro, ci interessavamo della loro lotta. Sembravano, a prima vista,</hi><hi rend="CharOverride-1"> diversi da noi studenti; sembrava un’altra umanità. Ma un</hi><hi rend="CharOverride-1">’altra umanità non era. Era, anzi, la umanità vera, fatta</hi><hi rend="CharOverride-1"> di esseri che vivono del proprio lavoro e che, lottando</hi><hi rend="CharOverride-1"> per modificare le condizioni di questo lavoro, modificano in pari</hi><hi rend="CharOverride-1"> tempo se stessi e creano nuove condizioni per la loro</hi><hi rend="CharOverride-1"> esistenza e per tutta la società (Togliatti 2013, 153).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per </hi><hi rend="CharOverride-1">molti studenti, nel 1911, gli operai potevano apparire tanto diversi </hi><hi rend="CharOverride-1">antropologicamente da sembrare «un’altra umanità». Forse non per Gramsci,</hi><hi rend="CharOverride-1"> che veniva dalla ‘campagna’, dal Meridione, da una</hi><hi rend="CharOverride-1"> realtà lontanissima da quella della città più industriale d’</hi><hi rend="CharOverride-1">Italia, con un’infanzia segnata dalla miseria (D’Orsi 2017</hi><hi rend="CharOverride-1">): tutto ciò probabilmente lo rese meno estraneo rispetto a </hi><hi rend="CharOverride-1">quella ‘umanità’ apparentemente ‘altra’ di cui parla Togliatti.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">I lavoratori, dunque, prima del lavoro, si presentarono alla riflessione </hi><hi rend="CharOverride-1">di Gramsci. Anche negli anni seguenti, quando diviene giornalista socialista</hi><hi rend="CharOverride-1"> militante, poi dirigente del Partito socialista (dal 1921 del</hi><hi rend="CharOverride-1"> Partito comunista) e teorico dei Consigli di fabbrica, la riflessione</hi><hi rend="CharOverride-1"> gramsciana sul lavoro appare mediata dal rapporto coi lavoratori </hi><hi rend="CharOverride-1">e la loro condizione produttiva ed esistenziale, di organizzazione e</hi><hi rend="CharOverride-1"> di lotta: Camere del lavoro, astensione dal lavoro, ruolo </hi><hi rend="CharOverride-1">della forza-lavoro sono espressioni ripetutamente presenti nel linguaggio degli scritti</hi><hi rend="CharOverride-1"> gramsciani. «Capitale» e «lavoro» è la polarizzazione antagonistica di chiara</hi><hi rend="CharOverride-1"> impronta marxista che Gramsci accetta e spesso presuppone. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La</hi><hi rend="CharOverride-1"> prima tematizzazione di rilievo del lemma «lavoro» avviene nell</hi><hi rend="CharOverride-1">’ambito di una riflessione sulla scuola e sul rapporto scuola-lavoro,</hi><hi rend="CharOverride-1"> tema destinato a tornare più volte negli anni seguenti. </hi><hi rend="CharOverride-1">Già nel 1916, lamentando la carenza di scuole e inseg</hi><hi rend="CharOverride-1">namenti professionali e tecnici, egli denuncia la scarsa considerazione che</hi><hi rend="CharOverride-1"> aveva in Italia il lavoro, e mostra chiaramente di </hi><hi rend="CharOverride-1">intendere con «lavoro» in primo luogo il lavoro operaio,</hi><hi rend="CharOverride-1"> il lavoro che marxisticamente produce ricchezza ed è disciplinato nell</hi><hi rend="CharOverride-1">’organizzazione della grande industria (Gramsci 1916, 528-29). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel processo di</hi><hi rend="CharOverride-1"> lenta maturazione di Gramsci interviene poi un fattore di forte</hi><hi rend="CharOverride-1"> accelerazione: la Rivoluzione d’ottobre, che rilancia l’antica </hi><hi rend="CharOverride-1">aspirazione alla giustizia delle classi lavoratrici condensata nella parola d’</hi><hi rend="CharOverride-1">ordine «chi non lavora non mangia», e che a </hi><hi rend="CharOverride-1">Pietroburgo, scrive Gramsci, provoca un duro contrappasso: </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Chi non ha</hi><hi rend="CharOverride-1"> appreso a lavorare, chi nella civiltà del lavoro non possiede,</hi><hi rend="CharOverride-1"> per il suo passato di pigrizia, nessuna attitudine utile, viene</hi><hi rend="CharOverride-1"> adibito alle fatiche più grossolane, che domandano solo meccanicità di</hi><hi rend="CharOverride-1"> gesti elementari (Gramsci 1918a, 845). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il socialismo quindi come</hi><hi rend="CharOverride-1"> ‘civiltà del lavoro’. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Anche nella Torino della grande </hi><hi rend="CharOverride-1">fabbrica Gramsci vede una possibilità concreta di emancipazione: la possibilità, </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">attraverso questo sfruttamento capitalistico – che rappresenta un grado superiore </hi><hi rend="CharOverride-1">di civiltà in confronto della servitù della gleba e della </hi><hi rend="CharOverride-1">impossibilità di vendere utilmente il proprio lavoro – di evolversi </hi><hi rend="CharOverride-1">politicamente, acquistare coscienza di classe e diventare elemento necessario per </hi><hi rend="CharOverride-1">l’instaurazione della civiltà comunista (Gramsci 1918b, 162). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È l</hi><hi rend="CharOverride-1">’obiettivo – sentito in quegli anni da molti – di</hi><hi rend="CharOverride-1"> «un ordine nuovo di cose in cui il lavoro degli</hi><hi rend="CharOverride-1"> operai e dei contadini sia la prima sorgente del diritto</hi><hi rend="CharOverride-1"> e il fondamento della Società» (Gramsci 1919a, 592).</hi></p><p rend="h2" ><hi>2. Un </hi><hi>ordine nuovo, una città futura</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il 1919-1920 è il cosiddetto ‘</hi><hi rend="CharOverride-1">biennio rosso’. Il 1° maggio 1919 esce il settimanale </hi><hi rend="italic CharOverride-1">L’Ordine</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Nuovo</hi><hi rend="CharOverride-1">, che Gramsci promuove con Tasca, Terracini e</hi><hi rend="CharOverride-1"> Togliatti: diviene il giornale dei Consigli di fabbrica, di cui</hi><hi rend="CharOverride-1"> il Sardo è uno dei maggiori teorici internazionali (Liguori </hi><hi rend="CharOverride-1">2022a). Nei Consigli Gramsci vede il superamento della distinzione tra</hi><hi rend="CharOverride-1"> ruolo sociale e ruolo politico. Il Consiglio per Gramsci </hi><hi rend="CharOverride-1">nasce dal lavoro, aderisce al processo di produzione industriale. In</hi><hi rend="CharOverride-1"> questa nuova istituzione proletaria </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">l’economia e la politica confluiscono,</hi><hi rend="CharOverride-1"> in essa l’esercizio della sovranità è tutt’uno con</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’atto di produzione; in essa dunque si realizzano embrionalmente</hi><hi rend="CharOverride-1"> tutti i principi che informeranno la Costituzione dello Stato dei</hi><hi rend="CharOverride-1"> Consigli, in essa si realizza la democrazia operaia (Gramsci 1919</hi><hi rend="CharOverride-1">b, 177). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ecco perché le elezioni per il Consiglio di</hi><hi rend="CharOverride-1"> fabbrica gli appaiono essere </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">un riflesso del lavoro, tra l</hi><hi rend="CharOverride-1">’immane ansare di tutto l’apparato industriale di produzione, e</hi><hi rend="CharOverride-1"> gli operai, che non si staccano dall’opera loro creatrice,</hi><hi rend="CharOverride-1"> conservano tutta la purezza del carattere, e il loro voto</hi><hi rend="CharOverride-1"> è anch’esso una produzione, è anch’esso un momento</hi><hi rend="CharOverride-1"> dell’attività creatrice (Gramsci 1919c, 201).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il lavoro dunque </hi><hi rend="CharOverride-1">appare a Gramsci in questi anni il centro della vita </hi><hi rend="CharOverride-1">sociale e politica. Se la nuova società che si intende</hi><hi rend="CharOverride-1"> costruire </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">sarà basata sul lavoro e sul coordinamento delle </hi><hi rend="CharOverride-1">energie dei produttori, i luoghi dove si lavora, dove i </hi><hi rend="CharOverride-1">produttori vivono e operano in comune, saranno domani i centri </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’organismo sociale e dovranno prendere il posto degli enti </hi><hi rend="CharOverride-1">direttivi della società odierna (Gramsci 1919d, 209). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ora Gramsci critica </hi><hi rend="CharOverride-1">«il sindacalismo», che gli appare essere solo «una forma della</hi><hi rend="CharOverride-1"> società capitalistica», utile per contrattare le condizioni di vendita della</hi><hi rend="CharOverride-1"> forza-lavoro, ma non quel superamento del lavoro come merce che</hi><hi rend="CharOverride-1"> già gli sembra possibile. Viene introdotta a questo punto la</hi><hi rend="CharOverride-1"> fondamentale distinzione tra salariati e produttori </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">L’operaio può concepire</hi><hi rend="CharOverride-1"> se stesso come produttore, solo se concepisce se stesso come</hi><hi rend="CharOverride-1"> parte inscindibile di tutto il sistema di lavoro che si</hi><hi rend="CharOverride-1"> riassume nell’oggetto fabbricato, solo se vive l’unità del</hi><hi rend="CharOverride-1"> processo industriale che domanda la collaborazione del manovale, del qualificato,</hi><hi rend="CharOverride-1"> dell’impiegato di amministrazione, dell’ingegnere, del direttore tecnico (Gramsci</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1919e, 298). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Accanto al lavoro manuale, è ora dunque presente</hi><hi rend="CharOverride-1"> il lavoro intellettuale applicato al processo produttivo. Come è ripetutamente</hi><hi rend="CharOverride-1"> presente il concetto di «disciplina», da intendersi come autodisciplina, di</hi><hi rend="CharOverride-1"> cui il proletariato deve dare prova se vuole riuscire nell</hi><hi rend="CharOverride-1">’impresa di emanciparsi dal comando capitalistico. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel corso del 1920</hi><hi rend="CharOverride-1"> però l’ipotesi consiliarista risulta sconfitta, insieme alle speranze di</hi><hi rend="CharOverride-1"> rivoluzione (Liguori 2022b). La fondazione del Partito comunista </hi><hi rend="CharOverride-1">d’Italia, all’inizio del 1921, il soggiorno a Mosca </hi><hi rend="CharOverride-1">presso l’Internazionale comunista a partire dall’estate del 1922, </hi><hi rend="CharOverride-1">il ritorno in Italia nella primavera 1924, in una situazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> caratterizzata dal fascismo, e la guida in prima persona </hi><hi rend="CharOverride-1">del partito fino all’arresto nel novembre 1926, trasferiscono la </hi><hi rend="CharOverride-1">riflessione gramsciane sul piano della lotta politica. I Consigli non </hi><hi rend="CharOverride-1">saranno mai rinnegati, anzi non mancherà il richiamo alla necessità </hi><hi rend="CharOverride-1">di radicare l’azione politica nelle fabbriche, ma in questi </hi><hi rend="CharOverride-1">anni il lemma «lavoro» assume un altro significato: sarà </hi><hi rend="CharOverride-1">largamente prevalente il suo uso nella accezione di «lavoro politico</hi><hi rend="CharOverride-1"> e sindacale», «lavoro di organizzazione, di propaganda e </hi><hi rend="CharOverride-1">di agitazione», «lavoro rivoluzionario» e «lavoro di educazione</hi><hi rend="CharOverride-1">».</hi></p><p rend="h2" ><hi>3. La riflessione dei </hi><hi rend="italic">Quaderni</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La riflessione consegnata ai </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Quaderni </hi><hi rend="italic CharOverride-1">del carcere</hi><hi rend="CharOverride-1"> ha un carattere diverso dalla precedente. Le condizioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> nelle quali, suo malgrado, Gramsci si dedica in prigione allo</hi><hi rend="CharOverride-1"> studio e al ripensamento dei motivi della sconfitta lo indirizzano</hi><hi rend="CharOverride-1"> verso un’indagine meno immediata, anche se mai ‘disinteressata</hi><hi rend="CharOverride-1">’.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Gramsci ottiene il permesso di scrivere in cella all’</hi><hi rend="CharOverride-1">inizio del 1929. Dopo una serie di traduzioni dal</hi><hi rend="CharOverride-1"> tedesco e dal russo, inizia la stesura delle sue </hi><hi rend="CharOverride-1">note teoriche di argomento vario a partire da giugno e </hi><hi rend="CharOverride-1">in modo più copioso dall’inizio dell’anno seguente. Vi </hi><hi rend="CharOverride-1">sono alcuni indizi – appunti bibliografici, schedature di recensioni (Gramsci </hi><hi rend="CharOverride-1">1975, 92; 94; 269) – che fanno capire l’attenzione </hi><hi rend="CharOverride-1">che vuole prestare al tema del lavoro. Altre considerazioni vanno</hi><hi rend="CharOverride-1"> in direzione dell’analisi della specificità del lavoro intellettuale e</hi><hi rend="CharOverride-1"> scolastico: non potendomi soffermare su questi aspetti, segnalo almeno il</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Quaderno 12</hi><hi rend="CharOverride-1">, dedicato agli intellettuali (Gramsci 1975, 1511-551). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Occorre </hi><hi rend="CharOverride-1">rimarcare qui come l’interesse per il tema del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> si incanali soprattutto nella riflessione sul taylorismo, nell’ambito</hi><hi rend="CharOverride-1"> di una più generale riflessione su </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Americanismo e fordismo</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="CharOverride-1">uno degli «Argomenti principali»</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">che costituiscono il primo ‘programma di</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro’ carcerario (Gramsci 1975, 6). La prima traduzione che</hi><hi rend="CharOverride-1"> Gramsci inizia in carcere è non a caso quella di</hi><hi rend="CharOverride-1"> un numero della rivista tedesca </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Die</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">literarische</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Welt</hi><hi rend="CharOverride-1">, del </hi><hi rend="CharOverride-1">14 ottobre 1927, dedicato agli Stati Uniti e alla letteratura </hi><hi rend="CharOverride-1">statunitense (Gramsci 2007, 41-120). Soprattutto dall’inizio del 1930 le</hi><hi rend="CharOverride-1"> note di riflessione teorica del </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Quaderno 1</hi><hi rend="CharOverride-1"> contengono molte note</hi><hi rend="CharOverride-1"> su americanismo, fordismo e taylorismo che nel 1934 saranno parzialmente</hi><hi rend="CharOverride-1"> raccolte nel </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Quaderno</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">22</hi><hi rend="CharOverride-1">, intitolato </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Americanismo e fordismo</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Gramsci</hi><hi rend="CharOverride-1"> inizia le sue riflessioni sulle modificazioni che il taylorismo implica</hi><hi rend="CharOverride-1"> nel lavoro e nel contesto sociale del lavoro tayloristico, </hi><hi rend="CharOverride-1">notando come le ideologie «puritane» statunitensi (atte a «una regolamentazione </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’istinto sessuale» dopo gli squilibri demografici e di costume</hi><hi rend="CharOverride-1"> causati della Grande Guerra), rafforzate da leggi come quelle </hi><hi rend="CharOverride-1">del proibizionismo, siano da collegarsi alla necessità di creare uno </hi><hi rend="CharOverride-1">stile di vita atto a supportare il «lavoro intenso produttivo» </hi><hi rend="CharOverride-1">richiesto dal «metodo Taylor» (Gramsci 1975, 74; 139). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Gramsci è </hi><hi rend="CharOverride-1">ovviamente consapevole che il taylorismo ha suscitato in Russia interesse </hi><hi rend="CharOverride-1">e anche adesione, in ordine alla necessità di incrementare la </hi><hi rend="CharOverride-1">produzione. Prendendo le distanze da Trockij – che di queste </hi><hi rend="CharOverride-1">esigenze era stato il maggior sostenitore – Gramsci sottolinea i </hi><hi rend="CharOverride-1">rischi di «bonapartismo», di stretta autoritaria (poi inverati dalla direzione </hi><hi rend="CharOverride-1">stalianiana) contenuti in una posizione che affidi l’incremento produttivo </hi><hi rend="CharOverride-1">soprattutto alla coercizione, sociale e lavorativa. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nell’ambito di queste</hi><hi rend="CharOverride-1"> riflessioni, il comunista e marxista sardo torna più volte su</hi><hi rend="CharOverride-1"> una espressione di Taylor, che paragona il lavoratore ideale a</hi><hi rend="CharOverride-1"> un «gorilla ammaestrato». È solo «una metafora», afferma Gramsci, «per</hi><hi rend="CharOverride-1"> indicare un limite in una certa direzione: c’è, in</hi><hi rend="CharOverride-1"> qualsiasi lavoro fisico, anche il più meccanico e degradato, un</hi><hi rend="CharOverride-1"> minimo di qualifica tecnica, cioè un minimo di attività intellettuale</hi><hi rend="CharOverride-1"> creatrice» (Gramsci 1975, 476). Insomma, nessun lavoratore può essere davvero</hi><hi rend="CharOverride-1"> uno scimmione. Tuttavia l’obiettivo di Taylor è quello di</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">sviluppare nell’uomo lavoratore al massimo la parte macchinale, spezzare </hi><hi rend="CharOverride-1">il vecchio nesso psicofisico del lavoro professionale qualificato che domandava</hi><hi rend="CharOverride-1"> una certa partecipazione dell’intelligenza, dell’iniziativa, della fantasia del</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoratore, per ridurre le operazioni di produzione al solo aspetto</hi><hi rend="CharOverride-1"> fisico. Ma in realtà non si tratta di una cosa</hi><hi rend="CharOverride-1"> nuova. Si tratta della fase più recente di un processo</hi><hi rend="CharOverride-1"> che si è iniziato col nascere dello stesso industrialismo (Gramsci</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1975, 489).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nell’ambito di questo processo, tuttavia, Gramsci riconosce </hi><hi rend="CharOverride-1">che l’operaio ‘taylorizzato’ può anche ricavare margini di </hi><hi rend="CharOverride-1">maggiore libertà intellettuale. Affascinante è l’esame delle modificazioni del </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro ‘editoriale’ dall’amanuense al moderno tipografo. Il primo, </hi><hi rend="CharOverride-1">per svolgere al meglio il suo compito, non deve interessarsi </hi><hi rend="CharOverride-1">al contenuto, poiché ciò lo potrebbe indurre facilmente all’errore. </hi><hi rend="CharOverride-1">L’operaio moderno, costretto a meccanizzare il lavoro di composizione</hi><hi rend="CharOverride-1"> a stampa, automaticamente libera la mente, e pensa liberamente a</hi><hi rend="CharOverride-1"> ciò che vuole:</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Il gesto fisico è diventato completamente meccanico, </hi><hi rend="CharOverride-1">la memoria del mestiere, ridotto a gesti semplici ripetuti con </hi><hi rend="CharOverride-1">ritmo intenso, si è “annidata” nei fasci muscolari e </hi><hi rend="CharOverride-1">nervosi e ha lasciato il cervello libero per altre occupazioni. </hi><hi rend="CharOverride-1">Come si cammina senza bisogno di riflettere a tutti i </hi><hi rend="CharOverride-1">movimenti necessari per muovere le gambe […] così in molti </hi><hi rend="CharOverride-1">mestieri è avvenuto per i gesti professionali fondamentali. Si cammina </hi><hi rend="CharOverride-1">e si pensa a tutto ciò che si vuole. Gli</hi><hi rend="CharOverride-1"> industriali americani hanno ben capito questo. Essi intuiscono che il</hi><hi rend="CharOverride-1"> “gorilla ammaestrato” rimane pur sempre uomo e pensa di</hi><hi rend="CharOverride-1"> più o per lo meno ha molta maggior possibilità di</hi><hi rend="CharOverride-1"> pensare, almeno quando ha superato la crisi di adattamento. Non</hi><hi rend="CharOverride-1"> solo pensa, ma l’assenza di soddisfazione immediata dal lavoro,</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’essere stato come lavoratore ridotto a gorilla ammaestrato, lo</hi><hi rend="CharOverride-1"> può portare a un corso di pensieri poco conformista </hi><hi rend="CharOverride-1">(Gramsci 1975, 492-93).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’evoluzione del lavoro in regime capitalistico </hi><hi rend="CharOverride-1">dunque va assunto, sia pur criticamente, anche per le potenzialità </hi><hi rend="CharOverride-1">che offre. Sapendo però – come Gramsci scrive esplicitamente – </hi><hi rend="CharOverride-1">che spetta in ultima analisi agli operai di accettare o </hi><hi rend="CharOverride-1">meno le novità del modello produttivo e decidere, in quanto </hi><hi rend="CharOverride-1">produttori, di adattarle alla propria esperienza e alla propria soggettività. </hi><hi rend="CharOverride-1">Perciò Gramsci ricorda, nei </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Quaderni</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">che </hi><hi rend="italic CharOverride-1">L’Ordine</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Nuovo</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">«sosteneva una sua forma di “americanismo” accetta alle masse operaie»</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Gramsci 1975, 72). Un ‘punto di vista operaio’ sul</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro non solo per contestare, ma per costruire la «civiltà</hi><hi rend="CharOverride-1"> del lavoro». È uno dei passi dei </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Quaderni</hi><hi rend="CharOverride-1"> che </hi><hi rend="CharOverride-1">permette di dire che il Gramsci degli ultimi anni non </hi><hi rend="CharOverride-1">è molto distante da quello delle riflessioni del ‘periodo torinese</hi><hi rend="CharOverride-1">’.</hi></p><p rend="h2" ><hi>Riferimenti bibliografici</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">D’Orsi, Angelo. 2017. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Gramsci. Una nuova bibliografia</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> (Nuova edizione rivista e accresciuta)</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Feltrinelli.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Gramsci, Antonio. 1916.</hi><hi rend="CharOverride-1"> “La scuola del lavoro.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Avanti!</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">(ed. piemontese)</hi><hi rend="CharOverride-1">, 18</hi><hi rend="CharOverride-1"> luglio (ora in Antonio Gramsci, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Scritti (1910-1926). </hi><hi rend="CharOverride-1">Volume I: </hi><hi rend="italic CharOverride-1">1910-1926</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Giuseppe Guida, e Maria Luisa </hi><hi rend="CharOverride-1">Righi. Roma: Istituto della Enciclopedia Italiana, 2019).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Gramsci, Antonio. 1918a.</hi><hi rend="CharOverride-1"> “Bisogna lavorare!” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il Grido del Popolo</hi><hi rend="CharOverride-1">, 20 aprile (</hi><hi rend="CharOverride-1">ora in Antonio Gramsci, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La città futura 1917-1918</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di</hi><hi rend="CharOverride-1"> Sergio Caprioglio. Torino: Einaudi, 1982).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Gramsci, Antonio. 1918b. “Il</hi><hi rend="CharOverride-1"> criterio della libertà.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il Grido del Popolo</hi><hi rend="CharOverride-1">, 6 luglio</hi><hi rend="CharOverride-1"> (ora in Antonio Gramsci, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La città futura 1917-1918</hi><hi rend="CharOverride-1">, a</hi><hi rend="CharOverride-1"> cura di Sergio Caprioglio. Torino: Einaudi, 1982).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Gramsci, Antonio. </hi><hi rend="CharOverride-1">1919a. “La brigata «Sassari».” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Avanti!</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">(ed. piemontese)</hi><hi rend="CharOverride-1">, 14 aprile </hi><hi rend="CharOverride-1">1919 (ora in Antonio Gramsci, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il nostro Marx 1918-1919</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="CharOverride-1"> a cura di Sergio Caprioglio. Torino: Einaudi, 1984).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Gramsci, </hi><hi rend="CharOverride-1">Antonio 1919b. “Il problema delle Commissioni interne. Postilla.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">L’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Ordine Nuovo</hi><hi rend="CharOverride-1">, 23 agosto (ora in Antonio Gramsci, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">L’Ordine</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> Nuovo 1919-1920</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Valentino Gerratana, e Antonio</hi><hi rend="CharOverride-1"> A. Santucci. Torino: Einaudi, 1987).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Gramsci, Antonio, 1919c. “Cronache </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’«Ordine Nuovo».” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">L’Ordine Nuovo</hi><hi rend="CharOverride-1">, 13 settembre (ora</hi><hi rend="CharOverride-1"> in Antonio Gramsci, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">L’Ordine Nuovo 1919-1920</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura </hi><hi rend="CharOverride-1">di Valentino Gerratana, e Antonio A. Santucci. Torino: Einaudi, </hi><hi rend="CharOverride-1">1987).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Gramsci, Antonio, 1919d. “Ai Commissari di reparto delle Officine</hi><hi rend="CharOverride-1"> Fiat Centro e Brevetti.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">L’Ordine Nuovo</hi><hi rend="CharOverride-1">, 13 settembre</hi><hi rend="CharOverride-1"> (ora in Antonio Gramsci, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">L’Ordine Nuovo 1919-1920</hi><hi rend="CharOverride-1">, a</hi><hi rend="CharOverride-1"> cura di Valentino Gerratana e Antonio A. Santucci. Torino: Einaudi</hi><hi rend="CharOverride-1">, 1987).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Gramsci, Antonio, 1919e. “Sindacalismo e Consigli.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">L’Ordine</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> Nuovo</hi><hi rend="CharOverride-1">, 8 novembre (ora in Antonio Gramsci, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">L’Ordine</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> Nuovo 1919-1920</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Valentino Gerratana, e Antonio</hi><hi rend="CharOverride-1"> A. Santucci. Torino: Einaudi, 1987).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Gramsci, Antonio. 1975. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Quaderni del</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> carcere</hi><hi rend="CharOverride-1">, edizione critica dell’Istituto Gramsci a cura di Valentino</hi><hi rend="CharOverride-1"> Gerratana. Torino: Einaudi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Gramsci, Antonio. 2007. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Quaderni di traduzione (1929-1932)</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="CharOverride-1"> a cura di Giuseppe Cospito, e Gianni Francioni. Roma: </hi><hi rend="CharOverride-1">Istituto della Enciclopedia Italiana.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Liguori, Guido. 2022a. “Gramsci e il consiliarismo</hi><hi rend="CharOverride-1"> internazionale: consonanze e differenze.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Filosofia politica</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1:103-121</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Liguori, Guido. </hi><hi rend="CharOverride-1">2022b. “La teoria gramsciana dei consigli di fabbrica (1919-1920).”</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Critica marxista</hi><hi rend="CharOverride-1">. 4: 27-37.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Togliatti, Palmiro. 2013. “Pensatore e </hi><hi rend="CharOverride-1">uomo d’azione (1949).” In Togliatti, Palmiro, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Scritti su Gramsci</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="CharOverride-1">a cura di Guido Liguori, 336. Roma: Editori Riuniti University</hi><hi rend="CharOverride-1"> press. </hi></p><p rend="bib_indx_bib_tit" ><hi>Altri riferimenti bibliografici</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Baratta, Giorgio. 2009. “Gorilla ammaestrato.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Dizionario gramsciano 1926-1937</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="CharOverride-1"> a cura di Guido Liguori, e Pasquale Voza, 364-65. Roma:</hi><hi rend="CharOverride-1"> Carocci.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Baratta, Giorgio. 2009. “Taylorismo.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Dizionario gramsciano 1926-1937</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di</hi><hi rend="CharOverride-1"> Guido Liguori, e Pasquale Voza, 818-42. Roma: Carocci.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Frosini, Fabio. </hi><hi rend="CharOverride-1">2009. “Lavoro.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Dizionario gramsciano 1926-1937</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Guido Liguori, e</hi><hi rend="CharOverride-1"> Pasquale Voza, 453-55. Roma: Carocci. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Garrido, Anxo. 2021. “Un «nuovo</hi><hi rend="CharOverride-1"> umanesimo» per chi «rimane pur sempre un uomo».” In</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Crisi e rivoluzione passiva. Gramsci interprete del Novecento</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Giuseppe Cospito, Gianni Francioni, e Fabio Frosini, 335-52. Como-Pavia: Ibis.</hi></p>  
      
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        <listBibl>
          <head>References</head>
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          <bibl n="144604">Gramsci, Antonio. 1918a. “Bisogna lavorare!” Il Grido del Popolo, 20 aprile (ora in Antonio Gramsci, La citt&amp;#224; futura 1917-1918, a cura di Sergio Caprioglio. Torino: Einaudi, 1982).</bibl>
          <bibl n="144523">Gramsci, Antonio. 1918b. “Il criterio della libert&amp;#224;.” Il Grido del Popolo, 6 luglio (ora in Antonio Gramsci, La citt&amp;#224; futura 1917-1918, a cura di Sergio Caprioglio. Torino: Einaudi, 1982).</bibl>
          <bibl n="144477">Gramsci, Antonio. 1919a. “La brigata &amp;#171;Sassari&amp;#187;.” Avanti! (ed. piemontese), 14 aprile 1919 (ora in Antonio Gramsci, Il nostro Marx 1918-1919, a cura di Sergio Caprioglio. Torino: Einaudi, 1984).</bibl>
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          <bibl n="144319">Gramsci, Antonio, 1919c. “Cronache dell’&amp;#171;Ordine Nuovo&amp;#187;.” L’Ordine Nuovo, 13 settembre (ora in Antonio Gramsci, L’Ordine Nuovo 1919-1920, a cura di Valentino Gerratana, e Antonio A. Santucci. Torino: Einaudi, 1987).</bibl>
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          <bibl n="144371">Gramsci, Antonio, 1919e. “Sindacalismo e Consigli.” L’Ordine Nuovo, 8 novembre (ora in Antonio Gramsci, L’Ordine Nuovo 1919-1920, a cura di Valentino Gerratana, e Antonio A. Santucci. Torino: Einaudi, 1987).</bibl>
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          <bibl n="144202">Garrido, Anxo. 2021. “Un &amp;#171;nuovo umanesimo&amp;#187; per chi &amp;#171;rimane pur sempre un uomo&amp;#187;.” In Crisi e rivoluzione passiva. Gramsci interprete del Novecento, a cura di Giuseppe Cospito, Gianni Francioni, e Fabio Frosini, 335-52. Como-Pavia: Ibis.</bibl>
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