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        <title type="main" level="a">Il lavoro in momenti e figure del cristianesimo sociale della metà del XX secolo: bilancio e prospettive</title>
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            <forename>Francesco</forename>
            <surname>Totaro</surname>
            <placeName type="affiliation">Fondazione Centro Studi Filosofici di Gallarate, Italy</placeName>
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          <resp>This is a section of <title>Idee di lavoro e di ozio per la nostra civiltà</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0319-7</idno>) by </resp>
          <name>Giovanni Mari, Francesco Ammannati, Brogi Stefano, Tiziana Faitini, Arianna Fermani, Francesco Seghezzi, Annalisa Tonarelli</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.149</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>Around the middle of the twentieth century, social Christianity expresses in italian contest radical analyses of work condition, which match a trade union action, namely that of Cisl organization, that considers work as a protagonist of civilisation and valorises the possibilities of participation in the advantages associated with increasing productivity.  The strategy of bargaining aims at results that can be shared according to right and good. At the same time, work theology sees work as a continuation of God’s creation. Though differently, the Marxist culture and that of Christian inspiration believe work as a vehicle of salvation. Currently the work as 'salvific' seems outdated. The realization of the human person has to rely on a larger activity and on a richer and more comprehensive human-environment relationship, beyond a work stuck inside the production model end in itself.</p>
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            <item>Work</item>
            <item>social Christianity</item>
            <item>productivity</item>
            <item>limits</item>
            <item>human-environment relationship</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.149<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.149" /></p>
      
      <p rend="h1_chapter">Il lavoro in momenti e figure del cristianesimo sociale della metà del XX secolo: bilancio e prospettive</p><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Francesco Totaro</hi></p><p rend="h2" ><hi>1. Vivremo </hi><hi>del lavoro?</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In un aureo libretto di Pierre Carniti, molto menzionato,</hi><hi rend="CharOverride-1"> il sindacalista della CISL più mitico e capace pure di</hi><hi rend="CharOverride-1"> associare all’azione sindacale la riflessione sul lavoro, tanto da</hi><hi rend="CharOverride-1"> fare da </hi><hi rend="italic CharOverride-1">pendant </hi><hi rend="CharOverride-1">a Bruno Trentin, sindacalista-filosofo della CIGL, si</hi><hi rend="CharOverride-1"> possono trovare delle linee teoriche di indubbio interesse. Sulla base</hi><hi rend="CharOverride-1"> dell’affermazione secondo la quale «la cittadinanza industriale (che, in</hi><hi rend="CharOverride-1"> definitiva, è il tratto caratteristico della nostra civiltà) si è</hi><hi rend="CharOverride-1"> costruita attraverso il lavoro» (Carniti 1996, 26), si sottolinea la</hi><hi rend="CharOverride-1"> connotazione trasformativa del lavoro stesso e la conseguente difficoltà di</hi><hi rend="CharOverride-1"> scandagliarne il «significato profondo» al di là della sua definizione</hi><hi rend="CharOverride-1"> immediata. Carniti non esita a tracciare un percorso esegetico che</hi><hi rend="CharOverride-1"> rimarca, nel cristianesimo, una correzione importante rispetto alla «visione pessimista</hi><hi rend="CharOverride-1"> dell’Antico testamento». </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Tramite il sacrificio di Cristo, Dio concede</hi><hi rend="CharOverride-1"> all’umanità la speranza della salvezza eterna. In quest’ottica</hi><hi rend="CharOverride-1"> il lavoro rimane una condizione faticosa, ma viene visto nella</hi><hi rend="CharOverride-1"> prospettiva positiva della salvezza eterna […] Del resto lo stesso</hi><hi rend="CharOverride-1"> Gesù, il Salvatore, spende la maggior parte della sua vita</hi><hi rend="CharOverride-1"> nell’esercizio di un lavoro manuale (Carniti 1996, 28). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Tralasciamo</hi><hi rend="CharOverride-1"> i riferimenti di Carniti ai sistemi etici del lavoro presenti</hi><hi rend="CharOverride-1"> in Calvino e in Lutero, per evidenziare la sua critica</hi><hi rend="CharOverride-1"> allo stravolgimento delle condizioni del lavoro e della vita dei</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoratori connesso alla rivoluzione industriale: </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Il tradizionale rapporto dell’uomo</hi><hi rend="CharOverride-1"> con il suo lavoro viene ribaltato ed il lavoro diventa</hi><hi rend="CharOverride-1"> un elemento assolutamente impersonale, una merce che si compra, si</hi><hi rend="CharOverride-1"> vende e si organizza al pari di tutte le altre</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Carniti 1996, 31). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Non manca la citazione di Papa Giovanni</hi><hi rend="CharOverride-1"> Paolo II che denuncia il privilegio unilaterale dei detentori di</hi><hi rend="CharOverride-1"> capitali a scapito del lavoro ridotto a mero ‘strumento </hi><hi rend="CharOverride-1">di produzione’, con l’esito eticamente riprovevole della ‘esclusione</hi><hi rend="CharOverride-1"> sociale’, oltre al richiamo del pensiero di Amartya Sen</hi><hi rend="CharOverride-1"> sul nesso politico tra «organizzazione più efficiente e razionale»</hi><hi rend="CharOverride-1"> delle risorse e buon funzionamento della democrazia, aggiungendo l’avvertimento</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Jeremy Rifkin quando mette in guardia dai pericoli ai</hi><hi rend="CharOverride-1"> quali lo Stato democratico si espone quando non garantisce la</hi><hi rend="CharOverride-1"> possibilità di lavoro per tutti. La conclusione di Carniti è</hi><hi rend="CharOverride-1"> che </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">i cambiamenti con cui siamo alle prese possono portare</hi><hi rend="CharOverride-1"> ad una implosione della nostra civiltà. Ma possono anche costituire</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’occasione di una rinascita dello spirito umano e perciò</hi><hi rend="CharOverride-1"> di una grande trasformazione sociale (Carniti 1996, 38-9). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La riflessione</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Carniti ci può riportare alla stagione del cristianesimo sociale</hi><hi rend="CharOverride-1"> del secondo dopoguerra, oggetto di selezione da parte nostra in</hi><hi rend="CharOverride-1"> questo saggio perché in essa si fecero i conti, in</hi><hi rend="CharOverride-1"> misura incisiva anche per le fasi storiche successive, con le</hi><hi rend="CharOverride-1"> dinamiche trasformative del lavoro in considerazione specialmente del suo accresciuto</hi><hi rend="CharOverride-1"> potenziale produttivo. </hi></p><p rend="h2" ><hi>2. La scossa della cultura francese</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Più avanti </hi><hi rend="CharOverride-1">ci concentreremo sulla figura di Mario Romani, il quale incarna </hi><hi rend="CharOverride-1">la versione ritenuta più pragmatica e «aderente ai fatti» del </hi><hi rend="CharOverride-1">cristianesimo o, più precisamente, del cattolicesimo sociale, in un contesto </hi><hi rend="CharOverride-1">nel quale esso era animato da ispirazioni composite, sia sotto </hi><hi rend="CharOverride-1">il profilo teologico sia per l’aspetto teorico-filosofico</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_209_1307-1319.html#footnote-008">1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Pour </hi><hi rend="italic CharOverride-1">une théologie du travail </hi><hi rend="CharOverride-1">di Marie-Dominique Chenu comparve in traduzione </hi><hi rend="CharOverride-1">italiana solo nel 1964 (Chenu 1964) nella temperie del Concilio </hi><hi rend="CharOverride-1">vaticano II; in Francia già nel 1955, ma la sua </hi><hi rend="CharOverride-1">prima parte vide la luce nel gennaio 1952 nella rivista </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Esprit</hi><hi rend="CharOverride-1"> fondata da Emmanuel Mounier, rivista che nell’anno precedente, </hi><hi rend="CharOverride-1">nel numero di luglio/agosto, aveva affrontato il tema della “Condition </hi><hi rend="CharOverride-1">prolétarienne et lutte ouvrière” (con testi, tra gli altri, di </hi><hi rend="CharOverride-1">Francis Jeanson, “Définition du proletariat?”; Georges Friedmann, “Techniques industrielles et </hi><hi rend="CharOverride-1">condition ouvrière”; Jean-Marie Domenach, “La combativité ouvrière”; Jean Lacroix, “Prolétariat </hi><hi rend="CharOverride-1">et philosophie”; con essi pure un articolo redazionale dal titolo </hi><hi rend="CharOverride-1">“Pour une civilation du travail”). Nella Introduzione alla versione italiana </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’opera </hi><hi rend="italic CharOverride-1">cult </hi><hi rend="CharOverride-1">di Chenu, oltre a lamentarne il ritardo </hi><hi rend="CharOverride-1">editoriale, si accusavano i «cattolici italiani» di «un certo </hi><hi rend="CharOverride-1">torpore», cui si poneva finalmente rimedio con l’aggiornamento conciliare. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Senza nulla togliere agli impulsi suscitati dal risveglio conciliare, si </hi><hi rend="CharOverride-1">deve però evidenziare che l’attenzione al lavoro era ben </hi><hi rend="CharOverride-1">presente nell’ambito cattolico italiano in anni precedenti, tanto che </hi><hi rend="CharOverride-1">non mancò il confronto con le provocazioni, percepite certamente come </hi><hi rend="CharOverride-1">audaci e spregiudicate, della stessa rivista </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Esprit</hi><hi rend="CharOverride-1">. Quest’ultima giungeva</hi><hi rend="CharOverride-1"> a proporre un’etica del lavoro, «ancora da inventare», oltre</hi><hi rend="CharOverride-1"> le «routines maléfiques du desordre établi» (formula emblematica della critica</hi><hi rend="CharOverride-1"> mounieriana del capitalismo) e «les réponses incertaines d’un messianisme</hi><hi rend="CharOverride-1"> marxiste» (formula eufemistica del rifiuto dell’enfasi ‘religiosa’ del marxismo</hi><hi rend="CharOverride-1"> in simbiosi con i suoi dubbiosi esiti operativi). </hi></p><p rend="h2" ><hi>3. Gemelli</hi><hi> e il fattore umano del lavoro nella critica del macchinismo</hi><hi> industriale</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Gli scrittori di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Esprit</hi><hi rend="CharOverride-1">, secondo Agostino Gemelli che da</hi><hi rend="CharOverride-1"> studioso dei problemi del lavoro intreccia un dialogo critico con</hi><hi rend="CharOverride-1"> la rivista d’oltralpe, certamente «si sono lasciati prendere al</hi><hi rend="CharOverride-1"> laccio di alcune formule ingannatrici del marxismo»; essi </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">hanno però</hi><hi rend="CharOverride-1"> una conoscenza e una pratica della vita cristiana che permette</hi><hi rend="CharOverride-1"> loro di comprendere che, per mettersi a servizio dei proletari</hi><hi rend="CharOverride-1"> e per aiutarli nel preparare una civiltà del lavoro, bisogna</hi><hi rend="CharOverride-1"> aiutarli a formarsi una coscienza che il Marxismo né esprime</hi><hi rend="CharOverride-1"> né può esprimere (Gemelli 1951, 535). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Da parte sua Gemelli</hi><hi rend="CharOverride-1"> non nasconde la convinzione che preparare una società in cui</hi><hi rend="CharOverride-1"> sia attuata la civiltà del lavoro e in cui sia</hi><hi rend="CharOverride-1"> abolita la schiavitù dell’operaio non vuol dire che la</hi><hi rend="CharOverride-1"> società non avrà più poveri. Soprattutto è per lui importante</hi><hi rend="CharOverride-1"> affermare che la nuova civiltà del lavoro esige un’etica</hi><hi rend="CharOverride-1"> del lavoro che sola può conferire un senso e un</hi><hi rend="CharOverride-1"> valore al lavoro di ciascuno e fare di esso «l</hi><hi rend="CharOverride-1">’espressione efficace della persona umana», in modo da superare «la</hi><hi rend="CharOverride-1"> schiavitù della moderna civiltà tecnocratica e del macchinismo» (Gemelli 1951,</hi><hi rend="CharOverride-1"> 536). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il fondatore dell’Università Cattolica di Milano ritiene pure</hi><hi rend="CharOverride-1"> che i progressi compiuti nel campo degli studi del fattore</hi><hi rend="CharOverride-1"> umano del lavoro siano tali da contribuire a «quella pace</hi><hi rend="CharOverride-1"> sociale che deve essere nella mente e nei propositi di</hi><hi rend="CharOverride-1"> tutti». Il lavoro è quindi inteso come espressione efficace della</hi><hi rend="CharOverride-1"> persona e veicolo della pace sociale come bene per tutti.</hi><hi rend="CharOverride-1"> A questo fine, senza la presunzione di risolvere i problemi</hi><hi rend="CharOverride-1"> nella loro gravità, Gemelli menziona come significative «le nostre ricerche</hi><hi rend="CharOverride-1"> di psicotecnica del lavoro, gli studi sulle relazioni umane nelle</hi><hi rend="CharOverride-1"> aziende, i recenti studi sulla produttività»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_209_1307-1319.html#footnote-007">2</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Al di la</hi><hi rend="CharOverride-1"> della replica manifestamente polemica verso </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Esprit</hi><hi rend="CharOverride-1">, cui si opponeva </hi><hi rend="CharOverride-1">che la ricercata etica del lavoro era già presente nei </hi><hi rend="CharOverride-1">documenti dei pontefici Leone XIII, Pio XI e Pio XII, </hi><hi rend="CharOverride-1">Gemelli si addentrava in un’analisi puntuale e incisiva non </hi><hi rend="CharOverride-1">solo della struttura della </hi><hi rend="italic CharOverride-1">produttività industriale</hi><hi rend="CharOverride-1">, ma altresì delle «condizioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> fisiologiche e psicosociologiche dell’unità-lavoro» e specialmente delle sue «condizioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> sociali». Egli notava che, nel lavoro in serie specie della</hi><hi rend="CharOverride-1"> grande industria, le operazioni manuali diventano sempre più parcellari: </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">il</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro perciò è uniforme e monotono; esso non risveglia alcun</hi><hi rend="CharOverride-1"> interesse nell’ operaio che ignora completamente a che cosa deve</hi><hi rend="CharOverride-1"> servire ciò che egli produce; si aggiunga la disciplina di</hi><hi rend="CharOverride-1"> officina, le leggi del cottimo, la non conoscenza che l</hi><hi rend="CharOverride-1">’operaio ha del materiale che egli lavora e via dicendo</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Gemelli 1951, 537).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Anche le condizioni ambientali – aerazione, rumore,</hi><hi rend="CharOverride-1"> vibrazione – rendono il lavoro sempre più duro e pesante;</hi><hi rend="CharOverride-1"> persino l’urlo della sirena della propria officina e di</hi><hi rend="CharOverride-1"> quelle vicine stimola nell’operaio sentimenti la cui nota è</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’aggressività. Le incidenze psicologiche si aggravano quanto più vasta</hi><hi rend="CharOverride-1"> e complessa è l’officina: «l’operaio si sente sperduto</hi><hi rend="CharOverride-1"> e solo» subendo «il moderno macchinismo, la moderna organizzazione scientifica</hi><hi rend="CharOverride-1"> del lavoro, la teocrazia del lavoro». </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’analisi è degna</hi><hi rend="CharOverride-1"> di essere accostata agli scenari cupi e incombenti dei film</hi><hi rend="CharOverride-1"> sull’incubo della industrializzazione disumanizzante come </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Metropolis</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Fritz Lang</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1926). Viene pure immediato il riferimento all’esperienza dello svuotamento</hi><hi rend="CharOverride-1"> e dell’annullamento di sé descritta nell’opera di Simone</hi><hi rend="CharOverride-1"> Weil sulla condizione operaia (pubblicata postuma nel 1951). Inoltre, se</hi><hi rend="CharOverride-1"> per Frederick Winslow Taylor la riduzione del lavoro in unità</hi><hi rend="CharOverride-1"> operative semplici e ripetitive avrebbe alleggerito la fatica fisica e</hi><hi rend="CharOverride-1"> favorito l’attività della mente (anche per Antonio Gramsci il</hi><hi rend="CharOverride-1"> risparmio di energia nervosa nel lavoro fisico avrebbe potuto rendere</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’operaio più disponibile al pensiero politico), per Gemelli l</hi><hi rend="CharOverride-1"> pensieri che l’operaio «rimastica» sono espressione dei tentativi di</hi><hi rend="CharOverride-1"> evasione «dalla camicia di forza che è il lavoro industriale».</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi></p><p rend="h2" ><hi>4. Produttività e condizioni sociali del lavoro</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Le condizioni negative </hi><hi rend="CharOverride-1">del lavoro industriale incidono sulla produttività e si ripercuotono in </hi><hi rend="CharOverride-1">un rendimento minore e «non uniforme né qualitativamente né quantitativamente». </hi><hi rend="CharOverride-1">In alternativa, all’organizzazione scientifica del lavoro, fondata sui tempi </hi><hi rend="CharOverride-1">della prestazione controllati con il cronometro, dovrebbe subentrare «una organizzazione </hi><hi rend="CharOverride-1">la quale tenga conto, mediante il controllo psicofisico fatto dal </hi><hi rend="CharOverride-1">psicotecnico, delle attitudini e del rendimento di ciascun operaio» (Gemelli </hi><hi rend="CharOverride-1">1951, 538). Sulla base di sperimentazioni sul campo, Gemelli mostra </hi><hi rend="CharOverride-1">come un’organizzazione alternativa del lavoro, «aderente cioè alle esigenze </hi><hi rend="CharOverride-1">della personalità» sia vantaggiosa sotto il profilo della produttività. Tra </hi><hi rend="CharOverride-1">i ‘fattori della produzione’ (lavoro umano, capitale investito, attrezzatura </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’azienda, materia prima utilizzata ecc.) la valorizzazione del fattore </hi><hi rend="CharOverride-1">umano del lavoro non dipende però soltanto dal miglioramento delle </hi><hi rend="CharOverride-1">condizioni fisiologiche e psicologiche dell’unità-lavoro, ma altresì da condizioni </hi><hi rend="CharOverride-1">sociali che investono «un problema assai grave: possiamo noi aumentare </hi><hi rend="CharOverride-1">l’unità di produzione solo mutando le condizioni individuali del </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoratore?» (Gemelli 1951, 539). Richiamandosi a Hubert Somervell (1950, 195), </hi><hi rend="CharOverride-1">Gemelli ne recepisce l’insistenza sulla necessità che nell’industria </hi><hi rend="CharOverride-1">si abbia ad attuare una forma di collaborazione, una «associative</hi><hi rend="CharOverride-1"> economic relationship» tra capitale, direzione dell’azienda e operai,</hi><hi rend="CharOverride-1"> nella quale nessuno di questi tre membri debba considerare l</hi><hi rend="CharOverride-1">’azienda come qualcosa che torni a proprio vantaggio esclusivo. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Le</hi><hi rend="CharOverride-1"> responsabilità politiche vengono collocate in un quadro sistemico di cui</hi><hi rend="CharOverride-1"> sarebbe elemento qualificante l’ispirazione cristiana, qualora non fosse disattesa:</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">È nel sistema economico attuale, è nell’attuale organizzazione della</hi><hi rend="CharOverride-1"> società, è nella decadenza del pubblico e privato costume, è</hi><hi rend="CharOverride-1"> nell’inadeguata e insufficiente ispirazione cristiana di coloro che affrontano</hi><hi rend="CharOverride-1"> questo problema e che dirigono l’ordinamento sociale che si</hi><hi rend="CharOverride-1"> deve cercare la causa della “condizione proletaria”; </hi></p><p rend="text_NOindent" ><hi rend="CharOverride-1">però lo studio</hi><hi rend="CharOverride-1"> delle «relazioni umane» e del «fattore umano del lavoro», promosso</hi><hi rend="CharOverride-1"> da «noi psicologi»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_209_1307-1319.html#footnote-006">3</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, conclude Gemelli, ha indicato chiaramente la</hi><hi rend="CharOverride-1"> linea lungo la quale deve essere cercata la soluzione, non</hi><hi rend="CharOverride-1"> senza guardare peraltro agli «economisti illuminati dalla concezione cristiana della</hi><hi rend="CharOverride-1"> società» (Gemelli 1951, 541), che in quegli anni non mancavano</hi><hi rend="CharOverride-1"> (si pensi a figure come Ezio Vanoni, autore del noto</hi><hi rend="CharOverride-1"> “Piano” che da lui prese il nome e Pasquale Saraceno,</hi><hi rend="CharOverride-1"> tra gli elaboratori, con il primo, del “Codice di Camaldoli”</hi><hi rend="CharOverride-1"> in odore di antifascismo e in prospettiva postfascista, 1943-45).</hi></p><p rend="h2" ><hi>5. </hi><hi>Cenni di teologia del lavoro </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel medesimo arco temporale che </hi><hi rend="CharOverride-1">stiamo prendendo in esame non mancarono nemmeno, nel panorama italiano, </hi><hi rend="CharOverride-1">visioni più marcatamente teologiche che diedero del lavoro definizioni di </hi><hi rend="CharOverride-1">tipo ‘speculativo’. Giovanni Battista Montini riprendeva il concetto filosofico,</hi><hi rend="CharOverride-1"> di marca tomista filtrato attraverso Jacques Maritain, delle ‘cause </hi><hi rend="CharOverride-1">seconde’ a partire dalle quali si può risalire alla ‘</hi><hi rend="CharOverride-1">causa prima’: </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Il lavoro è una ricerca delle cause </hi><hi rend="CharOverride-1">prossime e immediate che, mediante l’intelligenza e l’opera </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’uomo, vengono assoggettate al suo servizio, alla sua vita: </hi><hi rend="CharOverride-1">non è implicitamente una ricerca della causa prima? (Montini 1988, </hi><hi rend="CharOverride-1">75). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Con minore finezza concettuale ma con maggiore forza retorica </hi><hi rend="CharOverride-1">improntata a un antropocentrismo che oggi ci appare discutibile, Luigi </hi><hi rend="CharOverride-1">Civardi, assistente generale delle Acli, in un numero di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Quaderni</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">di</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">azione</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">sociale</hi><hi rend="CharOverride-1">, esaltava il «primato imperdibile» dell’uomo non</hi><hi rend="CharOverride-1"> solo come «re della creazione» ma anche come «re della</hi><hi rend="CharOverride-1"> produzione» (Civardi 1950, 163). Risuona forte l’eco della visione</hi><hi rend="CharOverride-1"> del lavoro, suggerita dalla nuova teologia valorizzatrice delle ‘realtà </hi><hi rend="CharOverride-1">terrestri’, come </hi><hi rend="italic CharOverride-1">con-creazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> cioè come partecipazione e continuazione dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">opera divina</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_209_1307-1319.html#footnote-005">4</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Si possono pure ricordare le pratiche di </hi><hi rend="CharOverride-1">nuova devozione che avevano al loro centro la figura di </hi><hi rend="CharOverride-1">san Giuseppe artigiano che bene impersonava – come precisò Pio </hi><hi rend="CharOverride-1">XII – la «dignità del lavoratore del braccio» (la festa </hi><hi rend="CharOverride-1">fu celebrata per la prima volta nel 1956, non senza </hi><hi rend="CharOverride-1">una certo disappunto per coloro che puntavano su una decisione </hi><hi rend="CharOverride-1">per la festa di ‘Gesù lavoratore’, che fu ostacolata</hi><hi rend="CharOverride-1"> dal Sant’Uffizio che giudicava l’ipotesi troppo ‘classista’</hi><hi rend="CharOverride-1">)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_209_1307-1319.html#footnote-004">5</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="h2" ><hi>6. Mario Romani e il lavoro come protagonista </hi><hi>dell’incivilimento storico </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In questo contesto possiamo collocare la figura </hi><hi rend="CharOverride-1">di Mario Romani, il quale, sulle scia della diagnosi delle </hi><hi rend="CharOverride-1">patologie sociali dell’industrialismo, ha suggerito le terapie con cui </hi><hi rend="CharOverride-1">farvi fronte non solo con spirito pragmatico, ma anche sulla </hi><hi rend="CharOverride-1">base di orientamenti suggeriti da una lettura del senso dei </hi><hi rend="CharOverride-1">processi storici di lungo periodo. In questo modo egli ha </hi><hi rend="CharOverride-1">consegnato alla cultura della organizzazione sindacale della CISL un esempio </hi><hi rend="CharOverride-1">di intreccio tra pratica sul campo e motivazione teorica. Nella </hi><hi rend="CharOverride-1">sua riflessione sono ricorrenti schemi teorici che gli permettono di </hi><hi rend="CharOverride-1">confrontarsi con le questioni emergenti del suo tempo e presiedono </hi><hi rend="CharOverride-1">anche all’attività di promozione culturale e di formazione dei </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoratori del sindacato (Carera 2007, 117-76) a lungo perseguita dal </hi><hi rend="CharOverride-1">docente della Università Cattolica di Milano. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Tra le idee conduttrici </hi><hi rend="CharOverride-1">di Romani</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_209_1307-1319.html#footnote-003">6</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> campeggia certamente quella del lavoro come protagonista dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’‘incivilimento’ storico in atto e, insieme, come perno del</hi><hi rend="CharOverride-1"> suo compimento oltre le distorsioni e le lacerazioni del presente.</hi><hi rend="CharOverride-1"> L’incivilimento che Romani senza esitazioni ravvisava nel passaggio dalla</hi><hi rend="CharOverride-1"> società contadina alla società industriale era infatti a suo parere</hi><hi rend="CharOverride-1"> solcato da una sorta di spaccatura evidente, specialmente con riguardo</hi><hi rend="CharOverride-1"> alla situazione italiana mai isolata però dal contesto europeo e</hi><hi rend="CharOverride-1"> mondiale, nel cuore del processo della seconda rivoluzione industriale. Una</hi><hi rend="CharOverride-1"> tale spaccatura determinava effetti di integrazione e di vantaggio per</hi><hi rend="CharOverride-1"> alcuni soggetti sociali e di estraneità per altri. Si tratta</hi><hi rend="CharOverride-1"> allora di cogliere le tensioni e i blocchi condizionanti la</hi><hi rend="CharOverride-1"> società industriale</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_209_1307-1319.html#footnote-002">7</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">: Questa </hi><hi rend="italic CharOverride-1">tensione</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cui si aggiungono </hi><hi rend="CharOverride-1">«quelle generate dalla inferiorità da non-appartenenza e quindi da non-rilevanza» </hi><hi rend="CharOverride-1">(Romani 1988, 110), può essere affrontata efficacemente solo sul piano </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’agire dei gruppi aventi «affinità di posizioni» e «comunanza </hi><hi rend="CharOverride-1">di interessi» (Romani 1988, 111). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Come allora rimediare e fare </hi><hi rend="CharOverride-1">equilibrio, con una strategia di ‘moderazione’ degli scompensi, rispetto a </hi><hi rend="CharOverride-1">tensioni che possono suscitare instabilità e insicurezza? All’altezza di </hi><hi rend="CharOverride-1">questa domanda, che scaturisce dall’idea di un </hi><hi rend="italic CharOverride-1">senso</hi><hi rend="CharOverride-1"> da </hi><hi rend="CharOverride-1">riconoscere e da imprimere alla vicenda temporale, si colloca l’</hi><hi rend="CharOverride-1">individuazione di un soggetto storicamente decisivo perché in grado di </hi><hi rend="CharOverride-1">assumersi l’impegno di dare corpo alla costruzione di un </hi><hi rend="CharOverride-1">assetto più valido del convivere. </hi></p><p rend="h2" ><hi>7. Soggetto sindacale, partecipazione e </hi><hi>rapporto con l’antagonismo</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il soggetto storico s’incarna nel </hi><hi rend="italic CharOverride-1">movimento</hi><hi rend="CharOverride-1"> sindacale, termine cui si possono annettere valenze dinamiche più marcate</hi><hi rend="CharOverride-1"> rispetto a quello di ‘organizzazione’ e associato spesso a</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">unionismo</hi><hi rend="CharOverride-1">, per motivi di pregnanza semantica e non soltanto </hi><hi rend="CharOverride-1">come eco della terminologia anglosassone. Il movimento sindacale, soggetto sociale </hi><hi rend="CharOverride-1">generato dallo stesso industrialismo, ha le carte in regola per </hi><hi rend="CharOverride-1">farsi carico, con un’azione virtuosa, degl’interessi generali, che </hi><hi rend="CharOverride-1">la classe imprenditoriale borghese rischia di disattendere a causa delle </hi><hi rend="CharOverride-1">sue inclinazioni particolaristiche. Se si dà credito a un nuovo </hi><hi rend="CharOverride-1">e autonomo soggetto sociale con la capacità di guardare in </hi><hi rend="CharOverride-1">modo giusto agli interessi generali, allora con questa visione del </hi><hi rend="CharOverride-1">processo storico si collega una meta etica di universalizzazione del </hi><hi rend="CharOverride-1">bene possibile, in armonia con una civilizzazione da tutti partecipabile.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Emerge</hi><hi rend="CharOverride-1"> qui il tema strategico della partecipazione e del suo rapporto</hi><hi rend="CharOverride-1"> con l’antagonismo. Perché non essere soltanto antagonisti o unilateralmente</hi><hi rend="CharOverride-1"> antagonisti? Non per spirito di accomodamento a tutti i costi</hi><hi rend="CharOverride-1"> o per furbizia pragmatica in funzione di vantaggi immediati, ma</hi><hi rend="CharOverride-1"> perché l’antagonismo unilaterale coinciderebbe con l’essere portatori di</hi><hi rend="CharOverride-1"> interessi particolari e, come tali, di breve respiro. L’atteggiamento</hi><hi rend="CharOverride-1"> partecipativo non si riduce insomma a essere una tattica più</hi><hi rend="CharOverride-1"> conveniente di altre, ma può vantare una validità maggiore in</hi><hi rend="CharOverride-1"> quanto è alla base di un’azione in grado di</hi><hi rend="CharOverride-1"> assumere la cura dell’interesse generale. Pertanto la partecipazione è</hi><hi rend="CharOverride-1"> la via operativa di una civilizzazione all’altezza di una</hi><hi rend="CharOverride-1"> razionalità sociale condivisa nel superamento delle lacerazioni che creano diseguaglianza.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi></p><p rend="h2" ><hi>8. Partecipazione e contrattazione</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nell’orizzonte della partecipazione si iscrive</hi><hi rend="CharOverride-1"> il metodo ‘cislino’ della </hi><hi rend="italic CharOverride-1">contrattazione</hi><hi rend="CharOverride-1">. A voler approfondire </hi><hi rend="CharOverride-1">il concetto, potremmo dire che ‘contrattare’ non è soltanto </hi><hi rend="CharOverride-1">un’apprezzabile abilità tecnica. La prassi contrattuale è piuttosto l’</hi><hi rend="CharOverride-1">attuazione di una procedura deliberativa consona alle esigenze del giusto </hi><hi rend="CharOverride-1">e del bene</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_209_1307-1319.html#footnote-001">8</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, grazie alla quale le diverse voci </hi><hi rend="CharOverride-1">in campo vengono anzitutto investite di pari dignità in quanto </hi><hi rend="CharOverride-1">disponibili a un risultato che possa essere condiviso, sebbene l’</hi><hi rend="CharOverride-1">interesse per un tale esito possa essere diverso o avere </hi><hi rend="CharOverride-1">scopi non omologabili. Ne scaturisce un modello di partecipazione ‘competitiva</hi><hi rend="CharOverride-1">’, in quanto la partecipazione non esclude e non bandisce</hi><hi rend="CharOverride-1"> a priori il conflitto. Quest’ultimo favorisce la verifica puntuale</hi><hi rend="CharOverride-1"> delle posizioni in gioco e intreccia il potere di determinazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> del risultato con la forza degli argomenti addotti nella ponderazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> dei vantaggi e degli svantaggi. Ma quando la contrattazione ben</hi><hi rend="CharOverride-1"> impostata non perviene all’accordo, la ‘parte’ sindacale che</hi><hi rend="CharOverride-1"> è portatrice di un interesse generale, o comunque di un</hi><hi rend="CharOverride-1"> interesse collettivo più accreditabile di quello della ‘controparte’, </hi><hi rend="CharOverride-1">può assumersi la responsabilità di una iniziativa in certo modo </hi><hi rend="CharOverride-1">di supplenza rispetto alle carenze decisionali altrui. In tal caso </hi><hi rend="CharOverride-1">la sospensione o l’interruzione della procedura contrattuale condivisa può </hi><hi rend="CharOverride-1">giustificare l’astensione dalla prestazione lavorativa, nella forma canonica dello </hi><hi rend="CharOverride-1">sciopero come strumento di negoziazione univoca ma non unilaterale, dal </hi><hi rend="CharOverride-1">momento che esso diventa la via obbligata ed efficace grazie </hi><hi rend="CharOverride-1">alla quale il movimento sindacale organizzato riesce ad esprimere l’</hi><hi rend="CharOverride-1">istanza di razionalità sociale di cui è portatore.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Risulta così con</hi><hi rend="CharOverride-1"> maggiore chiarezza il compito di imprimere al processo storico una</hi><hi rend="CharOverride-1"> qualità razionale conforme all’interesse collettivo, in vista di una</hi><hi rend="CharOverride-1"> fruizione condivisa delle risorse, al presente soddisfatta in misura insufficiente</hi><hi rend="CharOverride-1"> nonostante le premesse ad essa favorevoli. Si tratta insomma di</hi><hi rend="CharOverride-1"> operare per una razionalità della convivenza come assetto di partecipazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">universale </hi><hi rend="CharOverride-1">ai beni e alle opportunità, traghettando le potenzialità storiche</hi><hi rend="CharOverride-1"> verso la loro attualizzazione. Il movimento sindacale è chiamato a</hi><hi rend="CharOverride-1"> questa vocazione peculiare, la quale investe un soggetto specifico di</hi><hi rend="CharOverride-1"> un impegno di portata generale.</hi></p><p rend="h2" ><hi>9. Un commento: contrattazione e </hi><hi>moderatismo </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’ermeneutica della contrattazione come dispositivo di razionalità sociale </hi><hi rend="CharOverride-1">nel contesto storico in cui il lavoro è veicolo di </hi><hi rend="CharOverride-1">incivilimento si pone a monte delle scelte tattiche di tipo </hi><hi rend="CharOverride-1">moderato o di tipo radicale che l’organizzazione sindacale può </hi><hi rend="CharOverride-1">esprimere. Ciò significa che la vicenda della CISL non può </hi><hi rend="CharOverride-1">essere rubricata all’insegna del moderatismo – inteso come preclusione </hi><hi rend="CharOverride-1">aprioristica di ogni posizione conflittuale – fino alla metà degli </hi><hi rend="CharOverride-1">anni Sessanta del secolo scorso, per essere poi accusata di </hi><hi rend="CharOverride-1">degenerazione in ‘sindacato di classe’ nella stagione che inizia </hi><hi rend="CharOverride-1">con l’autunno caldo del 1969, prima di rinsavire successivamente </hi><hi rend="CharOverride-1">e di redimersi con il passaggio dalla postura negativa della </hi><hi rend="CharOverride-1">rivendicazione a una rinnovata cultura della partecipazione. La contrattazione è </hi><hi rend="CharOverride-1">di per sé un dispositivo metodico oscillante nelle modalità di </hi><hi rend="CharOverride-1">attuazione e la elasticità del suo carattere può dar conto </hi><hi rend="CharOverride-1">del filo rosso che lega tra loro esperienze apparentemente contrastanti </hi><hi rend="CharOverride-1">e discontinue.</hi></p><p rend="h2" ><hi>10. Protagonismo dei soggetti del lavoro e collaborazione all</hi><hi>’accrescimento della produttività</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In questa cornice si innesta il tema </hi><hi rend="CharOverride-1">della collaborazione all’accrescimento della produttività ‘a condizioni determinate’ </hi><hi rend="CharOverride-1">e quindi il disegno ambizioso della «partecipazione attiva di tutti </hi><hi rend="CharOverride-1">i prestatori d’opera e dei lavoratori alle responsabilità direzionali» </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’azienda secondo il progetto espresso nel documento CISL dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">ottobre 1953 (1956, 24). Una cultura del lavoro sganciata da </hi><hi rend="CharOverride-1">modelli sistematici propri della tradizione sindacale di ascendenza in senso </hi><hi rend="CharOverride-1">lato marxista permette a Mario Romani di formulare un disegno </hi><hi rend="CharOverride-1">di protagonismo dei soggetti del lavoro inserito nel nucleo dinamico </hi><hi rend="CharOverride-1">della trasformazione industriale in cui emergono nuovi fattori di produttività. </hi><hi rend="CharOverride-1">L’idea di produttività del lavoro associato a incrementi retributivi </hi><hi rend="CharOverride-1">per i lavoratori non può essere intesa come una soluzione </hi><hi rend="CharOverride-1">soltanto tecnica. La produttività ‘partecipata’ è un obiettivo strategico complesso </hi><hi rend="CharOverride-1">che fa entrare in gioco attori diversi, i quali vengono </hi><hi rend="CharOverride-1">chiamati in causa con la dignità di protagonisti del processo </hi><hi rend="CharOverride-1">produttivo. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In una conversazione del 1953, sul tema “Sindacalismo operaio </hi><hi rend="CharOverride-1">e produttività”, Romani ricordava che </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">il problema dell’accrescimento della </hi><hi rend="CharOverride-1">produttività consiste nell’utilizzare nel modo più efficace il complesso </hi><hi rend="CharOverride-1">delle risorse disponibili onde produrre il massimo possibile di ricchezza </hi><hi rend="CharOverride-1">al costo più basso possibile (Romani 1988, 186). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Respinta quindi </hi><hi rend="CharOverride-1">l’equazione tra accrescimento della produttività e supersfruttamento dei lavoratori, </hi><hi rend="CharOverride-1">Romani veniva a porre, come condizione dell’«avvicinamento» dei lavoratori </hi><hi rend="CharOverride-1">al problema, la ripartizione dei benefici derivanti da tale accrescimento </hi><hi rend="CharOverride-1">di produttività e la partecipazione alla individuazione dei «mezzi» atti </hi><hi rend="CharOverride-1">a realizzarlo (Romani 1988, 187). Precisava egli ulteriormente: </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">È di </hi><hi rend="CharOverride-1">immediata evidenza l’importanza della cooperazione del sindacato allo studio </hi><hi rend="CharOverride-1">e alla applicazione della vasta gamma di misure (dall’addestramento </hi><hi rend="CharOverride-1">professionale allo studio dei tempi e dei movimenti; dal </hi><hi rend="italic CharOverride-1">confort </hi><hi rend="CharOverride-1">psico-fisiologico del lavoratore al flusso dei materiale nello stabilimento) suscettibile </hi><hi rend="CharOverride-1">di migliorare l’efficienza delle combinazioni produttive per unità o </hi><hi rend="CharOverride-1">per settore.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Qui il teorico della CISL innestava pure l’aspetto</hi><hi rend="CharOverride-1"> più propriamente contrattualistico della cooperazione, scandito su due piani: «l</hi><hi rend="CharOverride-1">’effettivo apporto tecnico dei lavoratori al miglioramento del livello di</hi><hi rend="CharOverride-1"> produttività aziendale» e «la introduzione nella remunerazione del nuovo elemento</hi><hi rend="CharOverride-1"> – cioè di un incentivo o di un premio –</hi><hi rend="CharOverride-1"> destinato ad interessare collettivamente il personale a tale miglioramento».</hi></p><p rend="h2" ><hi>11. </hi><hi>La persona e i nuovi orizzonti della sua realizzazione</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Romani ci</hi><hi rend="CharOverride-1"> consegna anche un problema: tenendo fermo il compito di una</hi><hi rend="CharOverride-1"> costruzione storica conforme a una razionalità superatrice delle fratture, è</hi><hi rend="CharOverride-1"> sufficiente oggi un movimento di emancipazione che si affidi alle</hi><hi rend="CharOverride-1"> forze positive dello sviluppo industriale e quindi, potremmo dire, alla</hi><hi rend="CharOverride-1"> potenza del lavoro o dei lavoratori riscattati dal senso di</hi><hi rend="CharOverride-1"> estraneità a tale sviluppo? Occorre essere chiari: non vi è</hi><hi rend="CharOverride-1"> dubbio che tale movimento resti necessario, ma è anche sufficiente?</hi><hi rend="CharOverride-1"> Si è osservato che Romani ha avuto «la forza di</hi><hi rend="CharOverride-1"> non concedere nulla o quasi alle visioni tradizionali del problema</hi><hi rend="CharOverride-1"> del lavoro salariato» (Baglioni 2005, 40). Si può andare avanti nell</hi><hi rend="CharOverride-1">’approfondimento della visione, per così dire, laica che del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> egli ci ha trasmesso? </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per andare avanti, possiamo prendere le</hi><hi rend="CharOverride-1"> mosse dalla consapevolezza, nutrita da Romani, del fatto che la</hi><hi rend="CharOverride-1"> posta in gioco fondamentale è la soddisfazione della persona o,</hi><hi rend="CharOverride-1"> come egli diceva, la realizzazione della personalità. È questo l’orizzonte</hi><hi rend="CharOverride-1"> ricomprensivo della stessa soddisfazione del lavoratore. Ora, è indubbio che</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’affermazione dei lavoratori è stata, in un passato non</hi><hi rend="CharOverride-1"> lontano, la via maestra per la realizzazione della persona e,</hi><hi rend="CharOverride-1"> più concretamente, della sua condizione di cittadino partecipe a pieno</hi><hi rend="CharOverride-1"> diritto dei benefici dell’inclusione politica. Noi oggi però non</hi><hi rend="CharOverride-1"> possiamo non renderci conto che l’insistenza esclusiva e unilaterale</hi><hi rend="CharOverride-1"> sul lavoro come via alla soddisfazione della persona conduce a</hi><hi rend="CharOverride-1"> non raggiungere il risultato. Anzi il lavoro, sia per le</hi><hi rend="CharOverride-1"> deficienze in ordine ad un accesso universalistico sia per i</hi><hi rend="CharOverride-1"> suoi limiti sul piano antropologico, si rivela una porta forse</hi><hi rend="CharOverride-1"> troppo stretta e per l’acquisto della cittadinanza e per</hi><hi rend="CharOverride-1"> il conseguimento della pienezza della persona. Come muoversi perciò in</hi><hi rend="CharOverride-1"> una situazione nella quale il lavoro è sacrosanto che rimanga</hi><hi rend="CharOverride-1"> importante, e venga quindi tutelato e promosso nel modo più</hi><hi rend="CharOverride-1"> efficace dall’azione sindacale, ma nella quale, al tempo stesso,</hi><hi rend="CharOverride-1"> non basta da solo a coprire le finalità che in</hi><hi rend="CharOverride-1"> passato gli sono state assegnate? </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Occorrono altri strumenti di copertura</hi><hi rend="CharOverride-1"> (almeno) minima dei bisogni a carico della intera collettività, che</hi><hi rend="CharOverride-1"> deve essere chiamata a sostenere un patto politico più impegnativo</hi><hi rend="CharOverride-1"> e istituzioni più mirate, per far fronte alle esigenze di</hi><hi rend="CharOverride-1"> coloro che o sono fuori del lavoro o hanno con</hi><hi rend="CharOverride-1"> esso un rapporto di precarietà marginale che si ripercuote sulle</hi><hi rend="CharOverride-1"> condizioni complessive di esistenza. In definitiva come è possibile, stando</hi><hi rend="CharOverride-1"> pur sempre con i piedi saldi nel lavoro, avere da</hi><hi rend="CharOverride-1"> parte del sindacato un’incidenza sociale ed umana che non</hi><hi rend="CharOverride-1"> si arresti al solo lavoro? Mi sembra che nella riflessione</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Romani sia disegnato il cammino di una razionalità storica</hi><hi rend="CharOverride-1"> lungo il quale siamo spinti con urgenza a usare categorie</hi><hi rend="CharOverride-1"> aggiuntive a quelle da lui usate, sempre nella direzione dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’incivilimento e della compiuta personalizzazione per tutti, specialmente per coloro</hi><hi rend="CharOverride-1"> che, schiacciati da dinamiche inedite di espulsione dai luoghi della</hi><hi rend="CharOverride-1"> convivenza, sono esposti al rischio di precipitare nel «senso di</hi><hi rend="CharOverride-1"> estraneità e di avversione nei riguardi del contesto sociale» (Romani</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1952, in Baglioni 2005, 161). </hi></p><p rend="h2" ><hi>12. Un bilancio e un</hi><hi> confronto: la visione ‘salvifica’ del lavoro e i suoi limiti</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Passando in rassegna l’idea di lavoro nella concezione della </hi><hi rend="CharOverride-1">CISL, a distanza di un trentennio, Aris Accornero (1980, vol.</hi><hi rend="CharOverride-1"> I, 243) emetteva una sentenza molto severa, che arrivava a</hi><hi rend="CharOverride-1"> rimproverare a quel sindacato di non avere considerato il lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> una componente centrale e fondativa della propria cultura, subordinando acriticamente</hi><hi rend="CharOverride-1"> il lavoro salariato al ruolo trainante dell’impresa e al</hi><hi rend="CharOverride-1"> modello dell’industrialismo vincente, anche per la suggestione esercitata dalla</hi><hi rend="CharOverride-1"> ‘sociologia della modernizzazione’ di stampo americano (Talcott Parsons e</hi><hi rend="CharOverride-1"> Thornstein Veblen). In sostanza, sulle orme di un giudizio attribuito</hi><hi rend="CharOverride-1"> a Bruno Trentin, una «filosofia della produttività» (Accornero 1980,</hi><hi rend="CharOverride-1"> 254-55) avrebbe oscurato l’antagonismo dei lavoratori al capitale, al</hi><hi rend="CharOverride-1"> punto da avallare un mito della «produttività» senza «forze produttive»,</hi><hi rend="CharOverride-1"> indulgendo a una sorta di ‘pragmatismo tecnocratico’. Una </hi><hi rend="CharOverride-1">siffatta valutazione può essere ribaltata a favore della CISL se </hi><hi rend="CharOverride-1">si dà invece credito a una imputazione di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">ritardo </hi><hi rend="CharOverride-1">del </hi><hi rend="CharOverride-1">sindacato CGIL – fermo in una impostazione ‘marxista’ dottrinaria </hi><hi rend="CharOverride-1">che portava all’enfasi della irriducibilità dell’‘operaio di mestiere</hi><hi rend="CharOverride-1">’ nella contrapposizione al </hi><hi rend="italic CharOverride-1">management </hi><hi rend="CharOverride-1">industriale – nel recepire i </hi><hi rend="CharOverride-1">mutamenti dell’impresa, almeno fino alla correzione di rotta imposta </hi><hi rend="CharOverride-1">dalla sconfitta nelle elezioni interne alla Fiat del marzo 1955.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La</hi><hi rend="CharOverride-1"> valutazione di Accornero permette però di fare un bilancio riguardo</hi><hi rend="CharOverride-1"> al ‘cristianesimo sociale’, che si è cercato di </hi><hi rend="CharOverride-1">esplorare in un segmento temporale nella sezione specifica di alcuni </hi><hi rend="CharOverride-1">pronunciamenti selezionati con il criterio della operatività storica ai quali </hi><hi rend="CharOverride-1">hanno dato corso</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_209_1307-1319.html#footnote-000">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. La filosofia – ammesso che il </hi><hi rend="CharOverride-1">termine non sia ridondante – che li ha sostenuti non </hi><hi rend="CharOverride-1">è certamente improntata a una visione complessiva del processo storico </hi><hi rend="CharOverride-1">imperniata sulla contraddizione dialettica tra forze di produzione e rapporti </hi><hi rend="CharOverride-1">di produzione, grazie alla quale la ‘condizione proletaria’ diventerebbe </hi><hi rend="CharOverride-1">il punto di leva del rovesciamento ‘rivoluzionario’ dell’assetto </hi><hi rend="CharOverride-1">capitalistico. Si potrebbe parlare invece di una compresenza e talvolta </hi><hi rend="CharOverride-1">di un sincretismo di posizioni che vanno dalla rivisitazione del </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro come luogo qualificante, sia sul piano antropologico sia sul </hi><hi rend="CharOverride-1">piano teologico, alle letture storicizzanti della evoluzione del capitalismo industriale, </hi><hi rend="CharOverride-1">segnato al contempo dall’incremento della ricchezza e dalla deficienza </hi><hi rend="CharOverride-1">nella sua distribuzione, con effetti di lacerazione sociale e di </hi><hi rend="CharOverride-1">iniquità nella fruizione di risorse che costituiscono il ‘bene comune</hi><hi rend="CharOverride-1">’. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In particolare, la valorizzazione della ‘produttività’, lungi </hi><hi rend="CharOverride-1">dall’essere attribuita unilateralmente ai detentori del capitale e alle </hi><hi rend="CharOverride-1">innovazioni organizzative di tipo tecnico, viene fatta dipendere dalla capacità </hi><hi rend="CharOverride-1">di partecipazione dei lavoratori in un contesto di contrattazione che </hi><hi rend="CharOverride-1">mette in gioco le loro competenze e anche le loro </hi><hi rend="CharOverride-1">potenzialità direttive. La contrattazione – come sarebbe emerso con evidenza </hi><hi rend="CharOverride-1">nella stagione ‘calda’ del 1968 e soprattutto del 1969 </hi><hi rend="CharOverride-1">– non esclude l’antagonismo, l’orienta bensì verso approdi </hi><hi rend="CharOverride-1">non palingenetici di condivisione equa delle risorse. Il lavoro, come </hi><hi rend="CharOverride-1">si è visto, diventa il fulcro di un ‘incivilimento’ </hi><hi rend="CharOverride-1">che passa attraverso il superamento delle spaccature e delle tensioni, </hi><hi rend="CharOverride-1">in vista di una ‘pace sociale’ possibile solo nel </hi><hi rend="CharOverride-1">contemperare le distanze esistenti e nella capacità di far prevalere </hi><hi rend="CharOverride-1">l’interesse generale sui privilegi particolari. Il lavoro è senz’</hi><hi rend="CharOverride-1">altro la leva del riscatto e non del rovesciamento rivoluzionario, </hi><hi rend="CharOverride-1">a meno che quest’ultimo non venga considerato secondo i </hi><hi rend="CharOverride-1">canoni del ‘personalismo comunitario’ di marca mounieriana e distintivo </hi><hi rend="CharOverride-1">della rivista </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Esprit</hi><hi rend="CharOverride-1">. Il terreno comune al cristianesimo sociale e</hi><hi rend="CharOverride-1"> al messaggio di ascendenza marxiana è, per quanto possa sembrare</hi><hi rend="CharOverride-1"> strano, quello della valenza </hi><hi rend="italic CharOverride-1">salvifica </hi><hi rend="CharOverride-1">del lavoro. In un caso</hi><hi rend="CharOverride-1"> si tratta però di una salvezza – una volta battuto</hi><hi rend="CharOverride-1"> in breccia ogni residuo stereotipo del lavoro come conseguenza della</hi><hi rend="CharOverride-1"> maledizione divina ed espiazione della colpa originaria – affidata a</hi><hi rend="CharOverride-1"> un modello che potremmo chiamare di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">santificazione laica </hi><hi rend="CharOverride-1">legato a</hi><hi rend="CharOverride-1"> un messaggio religioso di trascendenza, nell’altro caso di una</hi><hi rend="CharOverride-1"> salvezza generata dalla prospettiva immanente della società senza classi dei</hi><hi rend="CharOverride-1"> ‘liberi e uguali’. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Entrambe le posizioni sembrano attualmente </hi><hi rend="CharOverride-1">oggetti </hi><hi rend="italic CharOverride-1">vintage</hi><hi rend="CharOverride-1">. D’altra parte, anche l’apertura al paradigma</hi><hi rend="CharOverride-1"> della produttività e alle </hi><hi rend="italic CharOverride-1">human relations </hi><hi rend="CharOverride-1">nei rapporti aziendali, cui</hi><hi rend="CharOverride-1"> pure la cultura CGIL aderì non senza puntare sull’uso</hi><hi rend="CharOverride-1"> progressivo che le tecniche produttive avrebbero potuto avere grazie a</hi><hi rend="CharOverride-1"> un potere politico alternativo a quello capitalistico-borghese, andrebbe oggi riesaminata</hi><hi rend="CharOverride-1"> criticamente in ragione del suo temibile slittamento passivo in una</hi><hi rend="CharOverride-1"> resa al produttivismo e al consumismo senza limiti. In questo</hi><hi rend="CharOverride-1"> senso, l’enfasi lavoristica, diversamente ascrivibile alle due culture, andrebbe</hi><hi rend="CharOverride-1"> corretta per smarcarsi dall’acquiescenza ai modelli di domino e</hi><hi rend="CharOverride-1"> alle forme di sfruttamento derivanti dall’antropocentrismo unilaterale, dannoso per</hi><hi rend="CharOverride-1"> i viventi non umani e per l’ambiente, a favore</hi><hi rend="CharOverride-1"> invece di modelli antropologici ed ecologici più ricchi e comprensivi.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi></p><p rend="h2" ><hi>Riferimenti bibliografici</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Accornero, Aris. 1980. “Il lavoro nella concezione della CISL.</hi><hi rend="CharOverride-1">” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Analisi della CISL. Fatti e giudizi di un’esperienza sindacale</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di G. Baglioni, t. 1, 243-62.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Roma: Edizioni lavoro.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Alberoni, Francesco. 1959. “Il fattore umano del </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro nel pensiero di Gemelli.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Rivista internazionale di scienze sociali</hi><hi rend="CharOverride-1"> 5: 393-410.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Baglioni, Guido.</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2005. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il disegno di Mario Romani</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: Edizioni lavoro.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Bianchi, Giovanni. 1986. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Dalla parte di Marta: per una teologia del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Brescia: Morcelliana. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Bottazzi, Filippo, e Agostino Gemelli, a cura di. </hi><hi rend="CharOverride-1">1940. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il fattore umano del lavoro. Aspetti biologici, fisiologici e psicologici del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Milano: Vallardi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Carera, Aldo. 2007. “La promozione culturale </hi><hi rend="CharOverride-1">dei lavoratori e dei soci: Mario Romani e la CISL.” </hi><hi rend="CharOverride-1">In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Mario Romani. Il sindacalismo libero e la società democratica</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di A. Ciampani, prefazione di R.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Bonanni, 117-76. Roma: Edizioni Lavoro.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Carniti, Pierre. 1996. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Noi vivremo del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma:</hi><hi rend="CharOverride-1"> Edizioni lavoro.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Chenu, Marie-Dominique. 1964. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Per</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">una</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">teologia</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">del</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">. Torino: Borla.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">CISL. 1956.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Le relazioni umane e sociali nell’azienda</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura dell’Ufficio studi e formazione.</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Roma</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Ferrari, Ada. 1995. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La cultura riformatrice. Uomini, tecniche, filosofie di fronte allo sviluppo (1945-1968)</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Roma: Studium.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Gemelli, Agostino. 1945. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">L’operaio nell’industria moderna. Le scienze del lavoro nel quadro della concezione sociale cristiana</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Vita e Pensiero.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Gemelli, Agostino. 1951. “‘Condizione proletaria</hi><hi rend="CharOverride-1">’ e produttività.”</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> Vita e Pensiero </hi><hi rend="CharOverride-1">12: 534-41.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Montini, Giovanni Battista. 1988. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Al mondo del lavoro. Discorsi e scritti (1954-1963)</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="CharOverride-1"> a cura di G. Adornato con la presentazione</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">di G. </hi><hi rend="CharOverride-1">Rumi. Roma: Studium.</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Mulazzi Giammanco, Rosanna M. 1989. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">The Catholic-Communist Dialogue in Italy. 1944 to the Present</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="CharOverride-1">New York</hi><hi rend="CharOverride-1">: Praeger.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Piana, Giannino. 1999. “Uno</hi><hi rend="CharOverride-1"> sguardo dal punto di vista teologico.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La questione lavoro oggi: nuove frontiere dell’evangelizzazione</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="CharOverride-1">a cura della Commissione episcopale per i problemi sociali e </hi><hi rend="CharOverride-1">il lavoro della Conferenza episcopale italiana, 59-66. Roma: Editrice A.V.E.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Romani,</hi><hi rend="CharOverride-1"> Mario. 1953. “I danni dell’industrialismo e i correttivi politico-sociali</hi><hi rend="CharOverride-1"> e sindacali.” In Guido Baglioni, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il disegno di Mario Romani</hi><hi rend="CharOverride-1">, 167. Roma: </hi><hi rend="CharOverride-1">Edizioni lavoro.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Romani, Mario. 1988. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il risorgimento sindacale in Italia: Scritti e discorsi 1951-75</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">a cura di S. </hi><hi rend="CharOverride-1">Zaninelli.</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Milano: FrancoAngeli.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Somervell, Hubert. 1950. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Industrial Peace in Our Time</hi><hi rend="CharOverride-1">. London: Allen &amp;</hi><hi rend="CharOverride-1"> Unwinn.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Spaltro, Enzo. 1966. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Agostino Gemelli e la psicologia del lavoro in Italia</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Milano: Vita e Pensiero.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Totaro, </hi><hi rend="CharOverride-1">Francesco. 1997. “Lavoro al centro o alla periferia? Un approccio </hi><hi rend="CharOverride-1">culturale.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Vangelo e mondo del lavoro. Nuovi itinerari per l’evangelizzazione dei lavoratori dipendenti</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di G. Fornero, 103-13.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Bologna: Edizioni Dehoniane.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Totaro, Francesco. 1998. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Non di solo lavoro. Ontologia della persona ed etica del lavoro nel passaggio di civiltà</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Vita e</hi><hi rend="CharOverride-1"> Pensiero.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Tranquilli, Vittorio. 1979. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il concetto di lavoro da Aristotele a Calvino</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Roma: Ricciardi.</hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_209_1307-1319.html#footnote-008-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Una disamina, relativa a un segmento temporale più ampio, in Ferrari 1995.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_209_1307-1319.html#footnote-007-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Gemelli menziona importanti suoi lavori, in particolare 1940 e 1945.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_209_1307-1319.html#footnote-006-backlink">3</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	È il caso di ricordare che nell’ambito della scuola di psicologia della Università Cattolica di Milano il bastone della ricerca è stato raccolto, tra gli altri, da Enzo Spaltro, autore anche di una monografia dedicata al suo maestro (Spaltro 1966). Si veda pure il volume di </hi><ref target="0"><hi rend="CharOverride-1">AA.VV</hi></ref><hi rend="CharOverride-1"> (1960) e Alberoni (1959).</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_209_1307-1319.html#footnote-005-backlink">4</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Per Chenu (1964, 44-5) il lavoro rende l’uomo «signore dell’universo […] collaboratore della creazione e demiurgo della propria evoluzione nello scoprire, nello sfruttare, nello spiritualizzare la natura»; come azione sulla natura è «partecipazione divina» nel saldarsi della prospettiva terrena con quella escatologica dei cieli nuovi e della nuova terra, pur andando incontro, nella vicenda storica, a rischi che sconsigliano un ottimismo ingenuo. Ancora in ambito aclista, nella interpretazione del lavoro e del movimento operaio come ‘luogo teologico’ si distinse successivamente Giovanni Bianchi (1986). Dalla «tentazione di sopravvalutazione del lavoro», che sfociava nel </hi><hi rend="italic CharOverride-1">lavorismo</hi><hi rend="CharOverride-1">, quanto dalla «opposta tentazione di svalutazione e di rifiuto» metterà in guardia Giannino Piana (1999, 64). Chi scrive indicherà una «teologia del lavoro come cura» a superamento dell’«immagine sovradimensionata dell’opera umana» cui si espone una certa enfasi creazionistica (Totaro 1997, 107, poi in Totaro 1998, 297). Intensa è stata la pubblicistica sul lavoro ispirata dal cristianesimo in proiezione sociale negli anni a cavallo tra XX e XXI, purtroppo spesso al di qua della soglia di un’attenzione e di un’assimilazione adeguata. </hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_209_1307-1319.html#footnote-004-backlink">5</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. “A partire da Gesù Lavoratore”, “La civiltà cattolica”, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Quaderno 4081</hi><hi rend="CharOverride-1">, 3, 2020: 18-31.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_209_1307-1319.html#footnote-003-backlink">6</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Uno studio complessivo in G. Baglioni (2005), con </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Alcuni scritti fondamentali di Mario Romani </hi><hi rend="CharOverride-1">(69-182). Il saggio dà conto sia del profilo scientifico di Romani, nel contesto delle ‘scienze sociali’ del suo tempo, sia dell’aspetto operativo. Le pagine di Romani sono ricche di attenzione alla letteratura anglosassone di stampo più pragmatico ed empirico; non mancano però considerazioni sintetiche suggerite da autori francesi, in particolare Georges Friedmann della cerchia di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Esprit</hi><hi rend="CharOverride-1">, autore del famoso </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Le travail en</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> miettes</hi><hi rend="CharOverride-1">, del 1956 e, prima ancora, di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Où va le travail humain</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">1950, sociologo critico del ‘macchinismo’ industrialistico con il quale anche Gemelli si era confrontato.</hi></p></item>
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					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_209_1307-1319.html#footnote-002-backlink">7</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	«Società tipicamente progressiva, almeno sotto il profilo tecnico-economico tale affermazione trova tutti concordi, la società industriale è in continua mutazione, mutazione contrassegnata da alterne fasi di espansione e di involuzione. Una sua essenziale connotazione è quindi quella della instabilità, che reca con sé quella dell’insicurezza: dall’insicurezza di quei suoi membri che si trovano a non poter prevedere a loro favore la continuità del processo di accumulazione di ricchezza e di potere di cui sono i beneficiari, all’insicurezza di quelli che non possono prevedere un continuo godimento di un tenore di vita il cui livello minimo è per lo più in lenta ascesa. Ma la generale tensione progresso-sicurezza delineata, conosce delle componenti quanto mai cariche di drammaticità» (Romani 1952, in Romani 1988, 104).</hi></p></item>
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					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_209_1307-1319.html#footnote-001-backlink">8</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Aldo Carera (2007, 140-41) sottolinea pure le «valenze pedagogiche della contrattazione», la sua rilevanza sociale e personale: «I “fatti aziendali”, tramite la contrattazione e la logica collaborativa sottesa, assumono rilevanza per le forme di vita sociale proprie della società industriale e per lo stesso sviluppo integrale della persona».</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_209_1307-1319.html#footnote-000-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Da</hi><hi rend="CharOverride-1"> questa ottica selettiva fuoriescono le elaborazioni culturali dell’idea di</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro che intrecciarono cristianesimo e marxismo e saranno sviluppate, però</hi><hi rend="CharOverride-1"> agli inizi degli anni Sessanta, ne </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">rivista</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">trimestrale</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="CharOverride-1">fondata da Franco Rodano e Claudio Napoleoni. Un frutto significativo </hi><hi rend="CharOverride-1">è l’opera di Vittorio Tranquilli (1979), che raccolse gli </hi><hi rend="CharOverride-1">articoli pubblicati nella rivista medesima. Per una prima trattazione a carattere contestuale vedi Mulazzi Giammanco (1989). </hi></p></item>
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        <listBibl>
          <head>References</head>
          <bibl n="144503">Accornero, Aris. 1980. “Il lavoro nella concezione della CISL.” In Analisi della CISL. Fatti e giudizi di un’esperienza sindacale, a cura di G. Baglioni, t. 1, 243-62. Roma: Edizioni lavoro.</bibl>
          <bibl n="145381">Alberoni, Francesco. 1959. “Il fattore umano del lavoro nel pensiero di Gemelli.” Rivista internazionale di scienze sociali 5: 393-410.</bibl>
          <bibl n="147276">Baglioni, Guido. 2005. Il disegno di Mario Romani. Roma: Edizioni lavoro.</bibl>
          <bibl n="146569">Bianchi, Giovanni. 1986. Dalla parte di Marta: per una teologia del lavoro. Brescia: Morcelliana.</bibl>
          <bibl n="144901">Bottazzi, Filippo, e Agostino Gemelli, a cura di. 1940. Il fattore umano del lavoro. Aspetti biologici, fisiologici e psicologici del lavoro. Milano: Vallardi.</bibl>
          <bibl n="144173">Carera, Aldo. 2007. “La promozione culturale dei lavoratori e dei soci: Mario Romani e la CISL.” In Mario Romani. Il sindacalismo libero e la societ&amp;#224; democratica, a cura di A. Ciampani, prefazione di R. Bonanni, 117-76. Roma: Edizioni Lavoro.</bibl>
          <bibl n="147372">Carniti, Pierre. 1996. Noi vivremo del lavoro. Roma: Edizioni lavoro.</bibl>
          <bibl n="147277">Chenu, Marie-Dominique. 1964. Per una teologia del lavoro. Torino: Borla.</bibl>
          <bibl n="146469">CISL. 1956. Le relazioni umane e sociali nell’azienda, a cura dell’Ufficio studi e formazione. Roma.</bibl>
          <bibl n="145698">Ferrari, Ada. 1995. La cultura riformatrice. Uomini, tecniche, filosofie di fronte allo sviluppo (1945-1968). Roma: Studium.</bibl>
          <bibl n="145042">Gemelli, Agostino. 1945. L’operaio nell’industria moderna. Le scienze del lavoro nel quadro della concezione sociale cristiana. Milano: Vita e Pensiero.</bibl>
          <bibl n="146663">Gemelli, Agostino. 1951. “‘Condizione proletaria’ e produttivit&amp;#224;.” Vita e Pensiero 12: 534-41.</bibl>
          <bibl n="144959">Montini, Giovanni Battista. 1988. Al mondo del lavoro. Discorsi e scritti (1954-1963), a cura di G. Adornato con la presentazione di G. Rumi. Roma: Studium.</bibl>
          <bibl n="145896">Mulazzi Giammanco, Rosanna M. 1989. The Catholic-Communist Dialogue in Italy. 1944 to the Present. New York: Praeger.</bibl>
          <bibl n="144069">Piana, Giannino. 1999. “Uno sguardo dal punto di vista teologico.” In La questione lavoro oggi: nuove frontiere dell’evangelizzazione, a cura della Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro della Conferenza episcopale italiana, 59-66. Roma: Editrice A.V.E.</bibl>
          <bibl n="144723">Romani, Mario. 1953. “I danni dell’industrialismo e i correttivi politico-sociali e sindacali.” In Guido Baglioni, Il disegno di Mario Romani, 167. Roma: Edizioni lavoro.</bibl>
          <bibl n="145492">Romani, Mario. 1988. Il risorgimento sindacale in Italia: Scritti e discorsi 1951-75, a cura di S. Zaninelli. Milano: FrancoAngeli.</bibl>
          <bibl n="147150">Somervell, Hubert. 1950. Industrial Peace in Our Time. London: Allen &amp;amp; Unwinn.</bibl>
          <bibl n="146470">Spaltro, Enzo. 1966. Agostino Gemelli e la psicologia del lavoro in Italia. Milano: Vita e Pensiero.</bibl>
          <bibl n="144177">Totaro, Francesco. 1997. “Lavoro al centro o alla periferia? Un approccio culturale.” In Vangelo e mondo del lavoro. Nuovi itinerari per l’evangelizzazione dei lavoratori dipendenti, a cura di G. Fornero, 103-13. Bologna: Edizioni Dehoniane.</bibl>
          <bibl n="145294">Totaro, Francesco. 1998. Non di solo lavoro. Ontologia della persona ed etica del lavoro nel passaggio di civilt&amp;#224;. Milano: Vita e Pensiero.</bibl>
          <bibl n="146757">Tranquilli, Vittorio. 1979. Il concetto di lavoro da Aristotele a Calvino. Roma: Ricciardi.</bibl>
        </listBibl>
      </div>
    </body>
  </text>
</TEI>