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        <title type="main" level="a">La cultura sindacale e del lavoro della CISL: tratti originari, peculiarità e successivi sviluppi</title>
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          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0009-0002-3888-190X" type="ORCID">
            <forename>Francesco</forename>
            <surname>Lauria</surname>
            <placeName type="affiliation">CISL, Confederazione Italiana Sindacati Lavoratori, Italy</placeName>
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          <resp>This is a section of <title>Idee di lavoro e di ozio per la nostra civiltà</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0319-7</idno>) by </resp>
          <name>Giovanni Mari, Francesco Ammannati, Brogi Stefano, Tiziana Faitini, Arianna Fermani, Francesco Seghezzi, Annalisa Tonarelli</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.150</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>The aim of this essay, far from any ambition to be exhaustive, is to recall the path of construction and evolution of an autonomous trade union and labour culture, within Italian trade union pluralism, such as that which gave rise to the CISL (Confederazione Italiana Sindacati Lavoratori).  The text starts from the early 1950s and traces some fundamental and evolutionary aspects of this confederation. The text recalls the characterising ideas and founding values of the union founded by Giulio Pastore and analyses how these aspects were gradually translated into concrete representation and protection of workers through contractual, organisational and training dimensions.</p>
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            <item>CISL</item>
            <item>Labour culture</item>
            <item>Union pluralism</item>
            <item>collective bargaining</item>
            <item>workers protection</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.150<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.150" /></p>
      
      <p rend="h1_chapter">La cultura sindacale e del lavoro della CISL: tratti originari, peculiarità e successivi sviluppi</p><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Francesco Lauria</hi></p><p rend="h2" ><hi>1. Cultura sindacale, culture sindacali</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’obiettivo di questo breve scritto, lungi da qualsiasi ambizione </hi><hi rend="CharOverride-1">di esaustività, è di richiamare il tentativo di costruzione di </hi><hi rend="CharOverride-1">una cultura sindacale e del lavoro autonoma e in divenire,</hi><hi rend="CharOverride-1"> all’interno del pluralismo sindacale italiano, come quella che </hi><hi rend="CharOverride-1">ha dato origine alla CISL a partire dai primi anni</hi><hi rend="CharOverride-1"> Cinquanta del Novecento, ripercorrendone alcuni aspetti fondamentali ed evolutivi.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Come</hi><hi rend="CharOverride-1"> è stato affermato recentemente (Cella 2022), di culture sindacali</hi><hi rend="CharOverride-1"> e del lavoro si è sempre parlato poco e, </hi><hi rend="CharOverride-1">forse, oggi se ne discute colpevolmente ancora meno, in particolare</hi><hi rend="CharOverride-1"> nell’esperienza italiana. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Tutto ciò nonostante le confederazioni sindacali </hi><hi rend="CharOverride-1">italiane abbiano innegabilmente superato la crisi e la scomparsa dei </hi><hi rend="CharOverride-1">partiti storici, avvenuta negli anni Novanta del secolo scorso, </hi><hi rend="CharOverride-1">di quelle formazioni politiche che hanno scritto la nostra Costituzione,</hi><hi rend="CharOverride-1"> ma di cui oggi non vi è più traccia diretta</hi><hi rend="CharOverride-1"> nell’attuale panorama politico-istituzionale italiano.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ma che cos’è una </hi><hi rend="CharOverride-1">cultura sindacale e come si intreccia con la cultura del </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro che ne è sostanziale fondamento?</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Seguendo uno schema più </hi><hi rend="CharOverride-1">volte proposto da Gian Primo Cella, essa può essere definita</hi><hi rend="CharOverride-1"> con tre principali elementi di descrizione/definizione: in primis, </hi><hi rend="CharOverride-1">una cultura sindacale è identificabile con l’immagine del mestiere </hi><hi rend="CharOverride-1">del sindacato: ovvero come «l’arte della pratica sindacale»</hi><hi rend="CharOverride-1">. Si fa il sindacato in un certo modo e</hi><hi rend="CharOverride-1"> con certi strumenti e abilità. Una dimensione, quindi, </hi><hi rend="CharOverride-1">prevalentemente organizzativa, esperienziale e, sotto alcuni aspetti, tecnica; </hi><hi rend="CharOverride-1">in una seconda accezione, la cultura sindacale può richiamarsi</hi><hi rend="CharOverride-1"> agli aspetti connessi alle attività conoscitive e educative di </hi><hi rend="CharOverride-1">un’organizzazione di rappresentanza dei lavoratori. Si tratta di un</hi><hi rend="CharOverride-1"> tema peraltro fondamentale nello studiare le origini e il </hi><hi rend="CharOverride-1">divenire della CISL: la dimensione formativa, non solo per </hi><hi rend="CharOverride-1">i sindacalisti, ma anche per i lavoratori; in un </hi><hi rend="CharOverride-1">terzo senso, il termine cultura sindacale esprime la capacità di</hi><hi rend="CharOverride-1"> rapportarsi, da parte di un sindacato, con la dimensione</hi><hi rend="CharOverride-1"> esterna e l’evoluzione della società e del concetto di</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro, una caratterizzazione che potremmo definire cultura relazionale: la</hi><hi rend="CharOverride-1"> capacità di contaminare, contaminarsi, ma anche di innovare </hi><hi rend="CharOverride-1">e di innovarsi nel rappresentare il lavoro che cambia.</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">La </hi><hi rend="CharOverride-1">sottovalutazione di queste dimensioni, declinate diversamente nell’ambito del pluralismo</hi><hi rend="CharOverride-1"> sindacale italiano anche nei momenti di maggiore tensione e impegno</hi><hi rend="CharOverride-1"> verso l’unità (Lauria 2022), ha portato spesso ad</hi><hi rend="CharOverride-1"> una scarsa considerazione delle culture sindacali e del lavoro, sacrificate</hi><hi rend="CharOverride-1"> ad una lettura prevalentemente politica, ideologica o, almeno </hi><hi rend="CharOverride-1">per la CISL, pseudo-confessionale. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ha sottolineato Cella: </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">La </hi><hi rend="CharOverride-1">cultura sindacale nei lunghi decenni del secondo dopoguerra, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">è</hi><hi rend="CharOverride-1"> stata </hi><hi rend="CharOverride-1">accantonata dalla storiografia a vantaggio delle culture politiche, quasi come </hi><hi rend="CharOverride-1">se delle grandi organizzazioni sindacali fossero incapaci di produrre, e </hi><hi rend="CharOverride-1">di consumare, una elaborazione culturale autonoma, non solo per sostenere </hi><hi rend="CharOverride-1">le proprie attività rivendicative, ma anche per interpretare il mutamento</hi><hi rend="CharOverride-1"> e la grande epoca di modernizzazione della società italiana. Persino</hi><hi rend="CharOverride-1"> nella denominazione delle confederazioni, troppo spesso ci si abbandonava alla</hi><hi rend="CharOverride-1"> dizione di sindacato cattolico (e talvolta democristiano) per la CISL</hi><hi rend="CharOverride-1"> e di sindacato socialcomunista (se non più semplicemente comunista) per</hi><hi rend="CharOverride-1"> la CGIL (Cella 2022). </hi></p><p rend="h2" ><hi>2. Una cultura del lavoro fin</hi><hi> dall’inizio in divenire</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La confederazione fondata da Giulio Pastore </hi><hi rend="CharOverride-1">si è spesso soffermata con molta attenzione sulle proprie origini</hi><hi rend="CharOverride-1"> e sulla propria cultura del lavoro, anche se con </hi><hi rend="CharOverride-1">interpretazioni interne non del tutto convergenti, soprattutto nella valutazione del</hi><hi rend="CharOverride-1"> rapporto di queste stesse origini con le innegabili trasformazioni avvenute</hi><hi rend="CharOverride-1"> negli anni Sessanta e Settanta del Novecento (Fondazione Pastore 2005)</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In questo soffermarsi della CISL sulla propria nascita c’</hi><hi rend="CharOverride-1">è certamente un problema di memoria e volontà di legittimazione </hi><hi rend="CharOverride-1">che in altre culture ed esperienze sindacali appare più sfumato.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Scriveva</hi><hi rend="CharOverride-1"> Franco Marini, da segretario generale della confederazione, nell’introdurre</hi><hi rend="CharOverride-1"> un volume sulla nascita della CISL (Saba e Bianchi 1990),</hi><hi rend="CharOverride-1"> sull’importanza di documentare: </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">quel formidabile intreccio di circostanze</hi><hi rend="CharOverride-1"> e di uomini, di aspirazioni ideali e di lungimirante prospettiva</hi><hi rend="CharOverride-1"> storica cui tutti i lavoratori, e l’intera società italiana,</hi><hi rend="CharOverride-1"> vorremmo guardassero col nostro stesso ammirato rispetto.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La CISL nacque,</hi><hi rend="CharOverride-1"> infatti, con pochi sostegni nella tradizione e ciò ha </hi><hi rend="CharOverride-1">conseguenze anche nell’analizzare che tipo di cultura del lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">ha caratterizzato l’origine e l’evoluzione di questa confederazione.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Essa</hi><hi rend="CharOverride-1"> si delineava come un sindacato che, pur in una </hi><hi rend="CharOverride-1">società prevalentemente agricola e senza sottovalutare l’importanza del sindacalismo </hi><hi rend="CharOverride-1">dei braccianti e dei mezzadri, si proponeva di affrontare le </hi><hi rend="CharOverride-1">sfide della nascente società industriale e si impegnava in un </hi><hi rend="CharOverride-1">processo democratico e pluralistico, affermando l’autonomia da ogni centro </hi><hi rend="CharOverride-1">di potere privato e pubblico, il primato del metodo contrattuale, </hi><hi rend="CharOverride-1">il valore del libero vincolo associativo e solidaristico.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un sindacato che</hi><hi rend="CharOverride-1"> intendeva associare, in questa dimensione di finalità e prospettiva, </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoratori e lavoratrici di diversa ispirazione ideale.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Di qui la celebre</hi><hi rend="CharOverride-1"> frase di Giulio Pastore pronunciata durante il primo Congresso della</hi><hi rend="CharOverride-1"> confederazione a Napoli, nel novembre del 1951: </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Non abbiamo niente</hi><hi rend="CharOverride-1"> dietro di noi. Non partiti, non movimenti ideologici; non abbiamo</hi><hi rend="CharOverride-1"> neanche una tradizione perché non esiste in Italia la tradizione</hi><hi rend="CharOverride-1"> nella formula da noi enunciata […] Dobbiamo creare tutto dal</hi><hi rend="CharOverride-1"> nuovo (Coppola e Lauria 2021).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Se proviamo a declinare attraverso </hi><hi rend="CharOverride-1">le tre categorie precedenti un tale sforzo di innovazione e</hi><hi rend="CharOverride-1"> di rigenerazione che ha assorbito, sviluppato e tradotto diverse influenze</hi><hi rend="CharOverride-1">, anche internazionali, in una cultura sindacale e del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> originale, non possiamo non associare il termine di cultura </hi><hi rend="CharOverride-1">a quello di rappresentanza, a partire dalla dimensione organizzativa.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La pluralità</hi><hi rend="CharOverride-1"> della rappresentanza nella costruzione del nuovo sindacato si riverberava nell</hi><hi rend="CharOverride-1">’attenzione alla dimensione categoriale fin dalla denominazione scelta: Confederazione Italiana</hi><hi rend="CharOverride-1"> Sindacati Lavoratori, laddove le due ultime parole risultano dirimenti</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Seguendo questo filone di ragionamento è possibile parlare di diverse</hi><hi rend="CharOverride-1"> culture sindacali e del lavoro che costruirono insieme la </hi><hi rend="CharOverride-1">cultura della CISL anche se lo sviluppo delle federazioni di </hi><hi rend="CharOverride-1">categoria, la cosiddetta ‘verticalizzazione’, fu un’acquisizione progressiva, piename</hi><hi rend="CharOverride-1">nte realizzata solo con la diffusione della contrattazione articolata, a </hi><hi rend="CharOverride-1">partire dai primi anni Sessanta del Novecento.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Va ricordato, però, che</hi><hi rend="CharOverride-1"> la pluralità dei mondi del lavoro rappresentati dalla CISL</hi><hi rend="CharOverride-1"> includeva anche esperienze sindacali preesistenti e strutturate (si pensi </hi><hi rend="CharOverride-1">al sindacato degli insegnanti elementari) e la non preclusione </hi><hi rend="CharOverride-1">alla rappresentanza del lavoro autonomo (si pensi al sindacato delle </hi><hi rend="CharOverride-1">maestranze teatrali e dei lavoratori ambulanti presente in alcune aree</hi><hi rend="CharOverride-1"> del paese o al percorso che, negli anni Settanta, vide</hi><hi rend="CharOverride-1"> un’ampia comunità professionale di benzinai aderire alla confederazione </hi><hi rend="CharOverride-1">attraverso la sigla FEGICA). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Queto approccio alla pluralità dei</hi><hi rend="CharOverride-1"> mondi del lavoro esprimeva altre peculiarità: si pensi, in</hi><hi rend="CharOverride-1"> ambito agricolo, alla rappresentanza di braccianti e mezzadri. Questi ultimi</hi><hi rend="CharOverride-1"> ebbero nella CISL, almeno fino al 1958, una loro </hi><hi rend="CharOverride-1">specifica federazione di categoria (Federazione Nazionale Sindacale Mezzadri) e approcci </hi><hi rend="CharOverride-1">peculiari sia nella tutela che nella rappresentanza.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È utile in questo </hi><hi rend="CharOverride-1">caso proporre due esempi concreti.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il primo riguarda una figura interessantissima</hi><hi rend="CharOverride-1"> rispetto al riscatto dei lavoratori della terra attraverso la formazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> professionale e la cooperazione: si tratta, nella provincia trevigiana, </hi><hi rend="CharOverride-1">del sindacalista veneto della CISL, nato negli Stati Uniti, </hi><hi rend="CharOverride-1">Domenico Sartor (Pitteri 2021).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un secondo esperimento significativo, svoltosi in </hi><hi rend="CharOverride-1">un contesto sociale del tutto differente, è quello tentato dal </hi><hi rend="CharOverride-1">libero sindacato nei primi anni Cinquanta a Modena, nel rigetto</hi><hi rend="CharOverride-1"> della politica comunista di occupazione delle terre e in prospettiva</hi><hi rend="CharOverride-1"> di un ammodernamento del sistema agricolo: si tratta della Cooperativa</hi><hi rend="CharOverride-1"> del Bosco della Saliceta, tesa a trasformare i braccianti in</hi><hi rend="CharOverride-1"> coltivatori diretti associati (Guerzoni 2021).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Altro tema è il ruolo </hi><hi rend="CharOverride-1">rilevante dei quadri non strettamente sindacali, ma attivi nei servizi</hi><hi rend="CharOverride-1"> o nella consulenza individuale (con una particolare attenzione riservata </hi><hi rend="CharOverride-1">al patronato e agli uffici vertenze).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Questo approccio e questa</hi><hi rend="CharOverride-1"> cultura del lavoro aveva effetti anche sull’organizzazione interna, in</hi><hi rend="CharOverride-1"> particolare, ma non esclusivamente, dell’apparato nazionale.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nella CISL, </hi><hi rend="CharOverride-1">a differenza di altre confederazioni, non si è mai utilizzato</hi><hi rend="CharOverride-1"> il termine «funzionario», ma quello di operatore sindacale.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Ciò anche per una idea forte e non solo formale</hi><hi rend="CharOverride-1"> di autonomia dell’esperienza sindacale e dei suoi quadri, compresi</hi><hi rend="CharOverride-1"> quelli tecnici, rispetto a quella politica. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un’autonomia che,</hi><hi rend="CharOverride-1"> pur costruita progressivamente e con una innegabile dialettica interna, rappresentava</hi><hi rend="CharOverride-1"> non solo e non tanto una decisione formale dei vertici</hi><hi rend="CharOverride-1"> (si pensi alla storica decisione dell’incompatibilità tra cariche sindacali</hi><hi rend="CharOverride-1"> e politico-istituzionali, maturata faticosamente nel congresso confederale del luglio </hi><hi rend="CharOverride-1">del 1969) ma un’esperienza diffusa, condivisa progressivamente alla base </hi><hi rend="CharOverride-1">delle strutture sindacali e tra i delegati di fabbrica.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Questa</hi><hi rend="CharOverride-1"> impostazione rimase valida nell’evoluzione e nell’ibridazione delle</hi><hi rend="CharOverride-1"> culture sindacali, anche allontanandosi dagli anni Cinquanta.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Agli inizi degli</hi><hi rend="CharOverride-1"> anni Settanta, ad esempio, nell’ambito di una serie di</hi><hi rend="CharOverride-1"> ricerche dirette dal sociologo Alessandro Pizzorno sugli operatori </hi><hi rend="CharOverride-1">a tempo pieno di FIM, FIOM e UILM della </hi><hi rend="CharOverride-1">Lombardia, vennero intervistate oltre duecento persone, circa il settanta per </hi><hi rend="CharOverride-1">cento dell’universo di riferimento. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La ricerca fu pubblicata sulla</hi><hi rend="CharOverride-1"> rivista della CISL </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Prospettiva</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">sindacale</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Cella 1973) e permise</hi><hi rend="CharOverride-1"> di osservare, in quel momento storico, la diversità di </hi><hi rend="CharOverride-1">origine degli operatori della FIM-CISL rispetto a quelli della </hi><hi rend="CharOverride-1">FIOM-CGIL. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Gli operatori della FIM erano in genere alla</hi><hi rend="CharOverride-1"> prima esperienza di partecipazione collettiva; in buona parte, ma </hi><hi rend="CharOverride-1">non esclusivamente, provenivano dal mondo cattolico; quelli della FIOM</hi><hi rend="CharOverride-1">, invece, venivano generalmente dal partito e da qui </hi><hi rend="CharOverride-1">passavano al sindacato. In altre parole, gli operatori FIM saltavano </hi><hi rend="CharOverride-1">un passaggio: l’impegno nella FIM era la loro prima </hi><hi rend="CharOverride-1">esperienza diretta di partecipazione politica e pubblica, pur mediata attraverso </hi><hi rend="CharOverride-1">il sindacato.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Si può dire quindi che la dimensione associativa e</hi><hi rend="CharOverride-1"> la priorità nel rappresentare e tutelare il lavoro costituissero non</hi><hi rend="CharOverride-1"> un postulato teorico, ma un fatto concreto, in cui, in</hi><hi rend="CharOverride-1"> un mondo ideologicizzato e fortemente presidiato dai partiti, la dim</hi><hi rend="CharOverride-1">ensione della rappresentanza sindacale e del lavoro tendeva a prevalere</hi><hi rend="CharOverride-1"> sulle pur importanti, anche se variegate, culture politiche di </hi><hi rend="CharOverride-1">riferimento.</hi></p><p rend="h2" ><hi>3. La contrattazione collettiva e la concezione del lavoro della</hi><hi> CISL </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È rilevante comprendere la cultura del lavoro alla base </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’idea e della visione della contrattazione collettiva della CISL.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per la CISL il contratto collettivo non è solo strumento</hi><hi rend="CharOverride-1"> per attuare la protezione o per esprimere la rivendicazione, ma</hi><hi rend="CharOverride-1"> è anche una strada per sperimentare la partecipazione non antagonistica</hi><hi rend="CharOverride-1"> allo sviluppo dell’impresa e della società, per l’</hi><hi rend="CharOverride-1">elevazione del lavoro come strumento individuale e comunitario. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Da </hi><hi rend="CharOverride-1">qui la grande attenzione e ammirazione della CISL, soprattutto nel</hi><hi rend="CharOverride-1"> primo decennio della propria storia, rispetto alla figura del socialista</hi><hi rend="CharOverride-1"> Bruno Buozzi firmatario, nel 1919, del primo contratto collettivo nazionale</hi><hi rend="CharOverride-1"> di settore su cui si tornerà in seguito.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È noto che</hi><hi rend="CharOverride-1"> vi fu una scelta strategica, centrale per delineare la </hi><hi rend="CharOverride-1">cultura del lavoro ed economica cislina, quella della contrattazione </hi><hi rend="CharOverride-1">articolata, che venne lanciata nel febbraio del 1953, nel più </hi><hi rend="CharOverride-1">famoso dei consigli generali della CISL, svoltosi a Ladispoli. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Già</hi><hi rend="CharOverride-1"> tre anni prima, nel Consiglio Generale di Roma del giugno</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1950 la neonata confederazione si interrogava su «nuove finalità </hi><hi rend="CharOverride-1">e nuovi strumenti» dell’azione sindacale. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La CISL rilevava:</hi><hi rend="CharOverride-1"> «un progressivo allargamento della sfera d’azione sul piano </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’impresa con una nuova valutazione dell’apporto del lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">al valore del prodotto» e sosteneva la necessità di «</hi><hi rend="CharOverride-1">integrare i contratti collettivi di categoria con contratti aziendali che </hi><hi rend="CharOverride-1">permettessero di realizzare il massimo proporzionamento fra rendimento e salario»</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Tutto ciò andò di pari passo con la decisione, fortemente</hi><hi rend="CharOverride-1"> dibattuta internamente, di opporsi alla c.d. ‘legge sindacale’:</hi><hi rend="CharOverride-1"> «constatato che l’ordinamento giuridico statuale può coesistere con altri</hi><hi rend="CharOverride-1"> ordinamenti giuridici propri ed associazioni …» e che «… la</hi><hi rend="CharOverride-1"> legge non si occupa dei soggetti e delle parti della</hi><hi rend="CharOverride-1"> contrattazione collettiva”</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">(Consiglio Generale CISL, ottobre 1950).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Questo approccio </hi><hi rend="CharOverride-1">fu ulteriormente approfondito dallo studioso di riferimento della CISL, </hi><hi rend="CharOverride-1">Mario Romani, che, nel 1951, sostenne il ruolo fondamentale </hi><hi rend="CharOverride-1">del contratto integrativo aziendale per «collegare sempre più chiaramente la </hi><hi rend="CharOverride-1">remunerazione al rendimento individuale e collettivo e alla produttività generale </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’azienda» (Romani 1951).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Sono temi che si legano alla costituzione,</hi><hi rend="CharOverride-1"> il 22 ottobre 1951, del Comitato nazionale per la produttività</hi><hi rend="CharOverride-1"> e alle successive proposte, in verità di scarso successo, </hi><hi rend="CharOverride-1">della CISL a Confindustria per la creazione di “Comitati misti </hi><hi rend="CharOverride-1">di produzione”.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Sul piano della politica economica la CISL, sin </hi><hi rend="CharOverride-1">dal 1951, avvertì la necessità di muoversi nella consapevolezza della </hi><hi rend="CharOverride-1">connessione esistente tra sviluppo economico e progresso sociale (Merli Brandini </hi><hi rend="CharOverride-1">1980).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il Consiglio Generale CISL di Ladispoli, nel febbraio del </hi><hi rend="CharOverride-1">1953, si esprimerà così nella mozione di indirizzo della politica </hi><hi rend="CharOverride-1">salariale, prospettando: </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">l’introduzione e sviluppo di una prassi di</hi><hi rend="CharOverride-1"> accordi integrativi d’azienda per ciò che si riferisce all</hi><hi rend="CharOverride-1">’inserimento nella remunerazione dell’elemento che esprime l’indispensabilità dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’apporto dei lavoratori agli sforzi diretti ad accrescere la produttività</hi><hi rend="CharOverride-1"> delle aziende.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">All’impegno per la contrattazione aziendale si affiancò,</hi><hi rend="CharOverride-1"> a partire dal 1954, pur con alcune difficoltà e contraddizioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> interne, la decisione di dare centralità, importanza, potere, alle Sas</hi><hi rend="CharOverride-1"> (sezioni sindacali aziendali) sui luoghi di lavoro. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La CISL, </hi><hi rend="CharOverride-1">in questo modo, si divaricava, anche da un punto di </hi><hi rend="CharOverride-1">vista organizzativo, dalla CGIL e affidava alle Sas tre compiti </hi><hi rend="CharOverride-1">fondamentali: il proselitismo, la promozione e selezione di quadri e </hi><hi rend="CharOverride-1">dei candidati per le Commissioni Interne, il ruolo fondamentale di </hi><hi rend="CharOverride-1">‘agenti contrattuali’. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Si diffusero le esperienze dei premi collettivi</hi><hi rend="CharOverride-1"> di produttività (il P/H), si negoziarono le procedure di calcolo</hi><hi rend="CharOverride-1"> dei cottimi, si diede vita a nuove modalità di valutazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> professionale del lavoro (i piani di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">job evalutation</hi><hi rend="CharOverride-1">) supportate</hi><hi rend="CharOverride-1"> da interventi organizzativi tesi a ridurre la parcellizzazione dei compiti</hi><hi rend="CharOverride-1"> e l’immobilismo professionale con esperienze di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">job enlargement </hi><hi rend="CharOverride-1">e</hi><hi rend="CharOverride-1"> di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">job enrichement </hi><hi rend="CharOverride-1">(Bianchi 2012). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Rispetto alla concezione del ‘</hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro’, Giulio Pastore elaborò un concetto per definire la </hi><hi rend="CharOverride-1">condizione di subalternità e di mancato riconoscimento per i diritti </hi><hi rend="CharOverride-1">di partecipazione dei lavoratori alla vita pubblica: l’«estraniazione» che </hi><hi rend="CharOverride-1">ampliava, sotto certi aspetti, il concetto di «alienazione» di </hi><hi rend="CharOverride-1">matrice marxista (Acocella 2021).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Lo strumento per superare l’estraniazione era,</hi><hi rend="CharOverride-1"> per Pastore e nella cultura del lavoro dell’intera CISL</hi><hi rend="CharOverride-1">, proprio il contratto collettivo che, nell’approccio sindacale </hi><hi rend="CharOverride-1">della confederazione, rappresentava un contributo sostanziale alla crescita del profilo</hi><hi rend="CharOverride-1"> istituzionale della nascente democrazia italiana. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’azione contrattuale veniva descritta</hi><hi rend="CharOverride-1"> come fonte primaria del diritto e il principio di associazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> come fondativo della vita repubblicana.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il sindacato, fonte di diritto, </hi><hi rend="CharOverride-1">ambiva a portare, in una logica di piena autonomia, per </hi><hi rend="CharOverride-1">citare il titolo della raccolta degli scritti di Giulio Pastore </hi><hi rend="CharOverride-1">(1963): «i lavoratori nello Stato». </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il Centro Studi </hi><hi rend="CharOverride-1">di Firenze, anche nell’impegno dei primi due direttori, i </hi><hi rend="CharOverride-1">‘dossettiani’ Benedetto De Cesaris e Vincenzo Saba, divenne un </hi><hi rend="CharOverride-1">luogo fondamentale per lo sviluppo di questa strategia. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nacque, ad </hi><hi rend="CharOverride-1">esempio, a cavallo tra il 1957 e il 1958, un</hi><hi rend="CharOverride-1"> corso unico e peculiare nel delineare la cultura sindacale e</hi><hi rend="CharOverride-1"> del lavoro della CISL: quello per esperti della contrattazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Lauria 2020).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In questa occasione a Firenze si intrecciarono proprio </hi><hi rend="CharOverride-1">le dimensioni della formazione e della contrattazione con un aspetto </hi><hi rend="CharOverride-1">che appare ancora oggi davvero significativo e sorprendente: in quel </hi><hi rend="CharOverride-1">luogo si prepararono le persone per ruoli che ancora non </hi><hi rend="CharOverride-1">esistevano nel mondo del lavoro e nelle relazioni industriali.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Si organizzarono,</hi><hi rend="CharOverride-1"> infatti, corsi per esperti di contrattazione aziendale quando in Italia,</hi><hi rend="CharOverride-1"> a questo livello, ancora non si contrattava.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Non si trattò, </hi><hi rend="CharOverride-1">quindi, dell’adeguamento a un ruolo già esistente, ma dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">invenzione preventiva di un ruolo che l’organizzazione aveva deciso </hi><hi rend="CharOverride-1">di mettere in campo trasformando la realtà e le relazioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> industriali, dando un apporto peculiare e concreto, non solo teorico,</hi><hi rend="CharOverride-1"> al rinnovamento della cultura del lavoro nel nostro paese.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Quello </hi><hi rend="CharOverride-1">per esperti della contrattazione fu un corso che portò a </hi><hi rend="CharOverride-1">Firenze giovani neolaureati trai più brillanti che studiavano e si </hi><hi rend="CharOverride-1">formavano, incontrando una cultura sindacale in via di definizione.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La CISL</hi><hi rend="CharOverride-1">, per citare impropriamente un Dossetti di molto successivo, chiamò </hi><hi rend="CharOverride-1">a Firenze le ‘giovani menti’ più capaci, in una </hi><hi rend="CharOverride-1">logica multidisciplinare, per costruire un team di esperti e consulenti </hi><hi rend="CharOverride-1">della contrattazione pensato in prospettiva al fine di operare in </hi><hi rend="CharOverride-1">sinergia con i sindacalisti nelle aziende e nei territori che </hi><hi rend="CharOverride-1">cominciavano a sperimentare concretamente l’intuizione di Ladispoli. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ci vollero, </hi><hi rend="CharOverride-1">infatti oltre cinque anni, per ottenere i primi contratti organici </hi><hi rend="CharOverride-1">di secondo livello e altri quattro per, nel 1962, stilare </hi><hi rend="CharOverride-1">(unitariamente) il primo protocollo di settore tra Asap-Intersind (che organizzava </hi><hi rend="CharOverride-1">le imprese pubbliche del settore metalmeccanico) e FIM, FIOM, UILM.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Un testo che, anticipando qualsiasi legge, sancì il primo riconoscimento</hi><hi rend="CharOverride-1"> strutturale della contrattazione aziendale, valorizzando anche l’unità di </hi><hi rend="CharOverride-1">azione che aveva saputo svilupparsi tra i tre sindacati metalmeccanici </hi><hi rend="CharOverride-1">aderenti a CGIL CISL e UIL.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Come affermato da Tiziano</hi><hi rend="CharOverride-1"> Treu, gli anni Sessanta segnarono il punto più </hi><hi rend="CharOverride-1">alto della linea di massimo sviluppo della concezione contrattualistica dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">azione sindacale a tutti i livelli, anche nei rapporti con </hi><hi rend="CharOverride-1">lo Stato e con il governo dell’economia.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Si pensi alle</hi><hi rend="CharOverride-1"> idee sulla programmazione concertata, alle proposte di accordo quadro e</hi><hi rend="CharOverride-1"> a quelle del risparmio contrattuale, che prefiguravano un intervento del</hi><hi rend="CharOverride-1"> sindacato in via contrattuale insieme sulla distribuzione e sull’impiego</hi><hi rend="CharOverride-1"> del reddito nazionale (Treu 1980).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Non va poi dimenticata, a </hi><hi rend="CharOverride-1">partire dalle seconda metà degli anni Sessanta, l’attenzione crescente</hi><hi rend="CharOverride-1"> della CISL alle esperienze di autogestione e partecipazione diretta dei</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoratori, sia in ambito industriale che agricolo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In questo caso </hi><hi rend="CharOverride-1">ben presto si osservò la differenziazione tra l’autogestione come </hi><hi rend="CharOverride-1">lotta e la pratica autogestionaria come conduzione di un’attività </hi><hi rend="CharOverride-1">stabile nell’economia di mercato anche attraverso il modello cooperativo </hi><hi rend="CharOverride-1">(Manghi 2021).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Va, inoltre, ricordata la cornice di riflessione sullo </hi><hi rend="CharOverride-1">sviluppo economico e il fattore umano nel quale si sviluppò </hi><hi rend="CharOverride-1">l’intuizione contrattualistica della CISL delle origini.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Furono molto significativi gli</hi><hi rend="CharOverride-1"> svariati interventi in cui Giulio Pastore affermò che il futuro</hi><hi rend="CharOverride-1"> del sindacato e del paese si dovessero giocare soprattutto nell</hi><hi rend="CharOverride-1">’industria. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Si percepiva in essi come proprio l’industria rappresentasse</hi><hi rend="CharOverride-1"> per la CISL il luogo dove si potesse attuare realmente</hi><hi rend="CharOverride-1"> la contrattazione e far partecipare i lavoratori allo sviluppo economico</hi><hi rend="CharOverride-1"> e sociale.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In questo, come già ricordato, l’influenza della </hi><hi rend="CharOverride-1">cultura sindacale americana fu fondamentale.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel Dna della CISL non fu</hi><hi rend="CharOverride-1"> presente, però, solo la cultura dell’industrialismo e della produt</hi><hi rend="CharOverride-1">tività che molto doveva al professor Mario Romani, ma anche </hi><hi rend="CharOverride-1">una originale cultura dello sviluppo locale e dell’importanza del </hi><hi rend="CharOverride-1">fatture umano nell’animazione e nello sviluppo delle comunità locali.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un</hi><hi rend="CharOverride-1"> cultura che, forte della propria esperienza e concezione sindacale, Giulio</hi><hi rend="CharOverride-1"> Pastore sviluppò ulteriormente nel suo successivo ruolo di Ministro per</hi><hi rend="CharOverride-1"> il Mezzogiorno e le aree depresse e che certamente, pur</hi><hi rend="CharOverride-1"> andando al di là del perimetro scelto per questo contributo,</hi><hi rend="CharOverride-1"> meriterebbe ulteriori approfondimenti e considerazioni. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Tanto più che se l</hi><hi rend="CharOverride-1">’avvento dell’industria moderna condurrà all’affermarsi del sindacato industriale,</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’attore principe del sindacalismo moderno, animato dalla logica e</hi><hi rend="CharOverride-1"> dalla pratica della contrattazione collettiva, la persistenza di un </hi><hi rend="CharOverride-1">mercato del lavoro con una significativa presenza di forza lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">agricola e del proletariato edile spiega, anche nel caso della</hi><hi rend="CharOverride-1"> CISL, il diffondersi delle forme di rappresentanza sindacale territoriale, </hi><hi rend="CharOverride-1">con minori o maggiori capacità di controllo del mercato stesso </hi><hi rend="CharOverride-1">(Cella e Fortunato 2015). </hi></p><p rend="h2" ><hi>4. La peculiarità e culturale della ‘leva</hi><hi> della formazione’ tra protezione e rivendicazione</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un ulteriore significato di</hi><hi rend="CharOverride-1"> cultura sindacale e del lavoro richiama la formazione sindacale. </hi><hi rend="CharOverride-1">Non solo l’impegno nella formazione, ma anche gli investimenti</hi><hi rend="CharOverride-1"> fatti in questo ambito. Per le organizzazioni dei lavoratori e</hi><hi rend="CharOverride-1"> per a CISL in particolare, la formazione è stata e</hi><hi rend="CharOverride-1"> tuttora è una terza funzione che si aggiunge alle due</hi><hi rend="CharOverride-1"> funzioni primarie senza le quali non si può parlare di</hi><hi rend="CharOverride-1"> sindacato: la protezione e la rivendicazione.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Non tutti i sindacati</hi><hi rend="CharOverride-1"> sperimentano la formazione, almeno non con la stessa intensità e</hi><hi rend="CharOverride-1"> finalizzazione; quelli che applicano contemporaneamente le tre funzioni di protezione,</hi><hi rend="CharOverride-1"> rivendicazione, formazione, esprimono, o, almeno, provano ad esprimere e </hi><hi rend="CharOverride-1">sperimentare, una sorta di ‘diversità’, di ‘peculiarità’.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nella cultura sindacale e del lavoro della CISL, l’idea</hi><hi rend="CharOverride-1"> che bisognasse impegnarsi oltre che nella protezione e rivendicazione anche</hi><hi rend="CharOverride-1"> nella formazione, non solo per i dirigenti o i delegati</hi><hi rend="CharOverride-1">, ma anche verso gli iscritti e i lavoratori, </hi><hi rend="CharOverride-1">è stata fondamentale, distintiva.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Questo tratto identitario è stato fecondo</hi><hi rend="CharOverride-1"> e generativo anche oltre vent’anni dopo, nell’ibridarsi delle</hi><hi rend="CharOverride-1"> culture sindacali italiane all’inizio degli anni Settanta, attraverso il</hi><hi rend="CharOverride-1"> contributo peculiare che la CISL (e la FIM) seppero </hi><hi rend="CharOverride-1">dare all’intuizione contrattuale unitaria delle 150 ore per il </hi><hi rend="CharOverride-1">diritto allo studio. Un grande investimento, attraverso il sapere, nella </hi><hi rend="CharOverride-1">risorsa tempo, un istituto che, pur trasformandosi nel corso degli</hi><hi rend="CharOverride-1"> anni, seppe costruire un ponte significativo e di massa tra</hi><hi rend="CharOverride-1"> fabbrica e scuola, tra lavoro e società, rinnovando l’</hi><hi rend="CharOverride-1">approccio all’educazione degli adulti nel nostro paese (Lauria 2012; </hi><hi rend="CharOverride-1">2023).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’attività di studi e formazione, fin dall’inizio, costituirà</hi><hi rend="CharOverride-1"> uno degli elementi fondanti della cultura della CISL, in</hi><hi rend="CharOverride-1"> stretta connessione con la concreta azione sindacale e con la</hi><hi rend="CharOverride-1"> politica dei quadri, anche attraverso la fondazione di una sorta</hi><hi rend="CharOverride-1"> di «università del lavoro»: la scuola del Centro studi di</hi><hi rend="CharOverride-1"> Firenze, tuttora attiva sulle colline che portano a Fiesole,</hi><hi rend="CharOverride-1"> ed in esercizio fin dai primi anni di vita della</hi><hi rend="CharOverride-1"> confederazione. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La formazione sindacale fu uno strumento importantissimo per </hi><hi rend="CharOverride-1">l’affermarsi del progetto della CISL, per la condivisione interna</hi><hi rend="CharOverride-1"> della propria concezione del lavoro e per rafforzare e rinnovare</hi><hi rend="CharOverride-1"> i quadri dirigenti. Era infatti ben chiara la necessità di</hi><hi rend="CharOverride-1"> dare alla confederazione uno spessore culturale e teorico che inverasse</hi><hi rend="CharOverride-1"> la scelte programmatiche che avevano portato alla costituzione del nuovo</hi><hi rend="CharOverride-1"> sindacato e ne delineasse alcuni peculiari lineamenti programmatici e organizzativi.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Tali lineamenti si alimentarono, come è noto, anche dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">ispirazione nei confronti sindacalismo anglosassone, in particolare nordamericano. Come già </hi><hi rend="CharOverride-1">ricordato la formazione era uno strumento importante per adeguare la </hi><hi rend="CharOverride-1">CISL alla nascente società industriale del nostro paese, approfondendo la </hi><hi rend="CharOverride-1">capacità di sviluppare un’adeguata contrattazione articolata nei luoghi di </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro e valorizzando la produttività come elemento fondamentale di una </hi><hi rend="CharOverride-1">rinnovata concezione di un’economia sociale di mercato e di </hi><hi rend="CharOverride-1">relazioni industriali partecipative (Carera 2022).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il contesto più ampio in </hi><hi rend="CharOverride-1">cui si sviluppò la cultura sindacale della CISL attraverso la </hi><hi rend="CharOverride-1">formazione fu anche quello di una ricerca di formazione di </hi><hi rend="CharOverride-1">rete che si prolungasse e producesse saperi, facendo incontrare</hi><hi rend="CharOverride-1"> le persone, professioni, territori, esperienze e promuovendo, si utilizza qui</hi><hi rend="CharOverride-1"> una bella immagine del sociologo cislino Bruno Manghi, «</hi><hi rend="CharOverride-1">reti di sapienti» (Manghi 2019). Il Centro studi di</hi><hi rend="CharOverride-1"> Firenze, fin dagli inizi, è stato un esempio straordinario: una</hi><hi rend="CharOverride-1"> grande palestra, per chi come ha ricordato sempre Manghi</hi><hi rend="italic CharOverride-1">:</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">«ripartiva dal leggere, dallo scrivere, dal far di conto, </hi><hi rend="CharOverride-1">ma che permetteva, anche a chi aveva precedentemente studiato, di </hi><hi rend="CharOverride-1">ri-approcciare certe materie in maniera diversa».</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Significativo, in questo </hi><hi rend="CharOverride-1">senso, il filo, certo mai esclusivo, ma robusto, che la </hi><hi rend="CharOverride-1">scuola di Fiesole seppe tessere con l’esperienza di Don </hi><hi rend="CharOverride-1">Lorenzo Milani e della scuola di Barbiana, anche attraverso gli </hi><hi rend="CharOverride-1">allievi del priore divenuti sindacalisti (Lauria 2019).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In tutte le </hi><hi rend="CharOverride-1">esperienze di formazione della CISL, a volte in maniera più</hi><hi rend="CharOverride-1"> accentuata a volte meno, c’era un’idea di missione</hi><hi rend="CharOverride-1"> e di messaggio che inevitabilmente ri-narrava anche l’idea e</hi><hi rend="CharOverride-1"> la cultura del lavoro alla base dello sviluppo della confederazione</hi><hi rend="CharOverride-1">. La formazione distribuiva e proponeva dei saperi; sta qui </hi><hi rend="CharOverride-1">l’originalità: il pensare, da sempre, che il proprio punto</hi><hi rend="CharOverride-1"> di partenza</hi><hi rend="CharOverride-2">,</hi><hi rend="CharOverride-1"> non dicesse tutto della realtà. Al contrario, </hi><hi rend="CharOverride-1">la realtà andava studiata, vista nella sua complessità. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">I saperi </hi><hi rend="CharOverride-1">che venivano proposti al Centro studi di Firenze, come</hi><hi rend="CharOverride-2"> </hi><hi rend="CharOverride-1">nel </hi><hi rend="CharOverride-1">territorio, attraverso l’esperienza delle «tre sere» non discendevano, infatti, </hi><hi rend="CharOverride-1">da una teologia o da un’ideologia organizzativa (per un</hi><hi rend="CharOverride-1"> approfondimento su questa formula della formazione di base, proposta </hi><hi rend="CharOverride-1">dalla CISL negli anni Cinquanta e Sessanta attraverso incontri nel </hi><hi rend="CharOverride-1">territorio che si sviluppavano, appunto, su tre o cinque </hi><hi rend="CharOverride-1">serate, si vedano Baglioni 2011 e Manghi 2013)</hi><hi rend="CharOverride-3">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-3">I docenti</hi><hi rend="CharOverride-3"> coinvolti furono sempre i più vari, con opinioni e specializzazioni</hi><hi rend="CharOverride-3"> diverse</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-3">Nella formazione CISL, coerentemente con la concezione del</hi><hi rend="CharOverride-3"> lavoro della stessa confederazione, si riscontrava una dimensione di ricerca</hi><hi rend="CharOverride-3"> verso ciò che ancora non si conosceva o che non</hi><hi rend="CharOverride-3"> si era perfettamente capito, verso ciò che invece si sarebbe</hi><hi rend="CharOverride-3"> dovuto conoscere, che costituiva l’applicazione concreta di un principio</hi><hi rend="CharOverride-3"> di libertà. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Infine, l’orientamento a un ruolo, direttamente </hi><hi rend="CharOverride-1">interconnesso all’impegno sui luoghi di lavoro: «tu vieni a</hi><hi rend="CharOverride-1"> fare formazione perché dovrai agire».</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La parola «operatore», già citata </hi><hi rend="CharOverride-1">in precedenza, veniva proprio da qui: «io imparo per agire </hi><hi rend="CharOverride-1">efficacemente». </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La formazione non si nutriva soltanto di una diffusione </hi><hi rend="CharOverride-1">di saperi e di conoscenza, ma di saperi e conoscenza </hi><hi rend="CharOverride-1">orientati a un fare sociale, intrecciato alla propria cultura del</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro e della rappresentanza. Questo punto è presente in </hi><hi rend="CharOverride-1">altre esperienze formative, ma nella CISL, come ha affermato ancora</hi><hi rend="CharOverride-1"> Manghi, è stato davvero determinante.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La formazione ha avuto, in</hi><hi rend="CharOverride-1"> questa cultura sindacale, una sua autonomia funzionale potente, dei can</hi><hi rend="CharOverride-1">oni, delle regole, dei modi propri di valutazione. Essa, però,</hi><hi rend="CharOverride-1"> va ricordato, nonostante alcuni tentativi andati a vuoto, non </hi><hi rend="CharOverride-1">ha mai sostituito il formarsi delle gerarchie.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-3">Il Centro Studi</hi><hi rend="CharOverride-3"> CISL di Firenze, infine, è sempre stato un luogo di</hi><hi rend="CharOverride-3"> continuo aggiornamento anche della visione che la CISL ha avuto</hi><hi rend="CharOverride-3"> della narrazione e della rappresentanza del lavoro.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-3">La nascita di </hi><hi rend="CharOverride-3">questo sistema compiuto si deve a Giulio Pastore ed è </hi><hi rend="CharOverride-3">fattore importantissimo di come la cultura del lavoro della CISL </hi><hi rend="CharOverride-3">si è potuta sviluppare efficacemente nei luoghi di lavoro e </hi><hi rend="CharOverride-3">nei territori. Un sistema sempre in evoluzione, con una tensione</hi><hi rend="CharOverride-3"> permanente tra l’organizzazione che gestisce legalmente il proprio potere</hi><hi rend="CharOverride-3"> e la formazione che gestisce la propria autonomia</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Manghi 2019)</hi><hi rend="CharOverride-3">.</hi></p><p rend="h2 ParaOverride-2" ><hi>5. Conclusioni. La CISL: due culture e mezzo?</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Come riassumere </hi><hi rend="CharOverride-1">quindi la cultura sindacale e del lavoro della CISL?</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Scriveva </hi><hi rend="CharOverride-1">Bruno Manghi in occasione del trentennale della confederazione: «Abbiamo</hi><hi rend="CharOverride-1"> in comune un codice, un codice composto di valori, pregiudizi</hi><hi rend="CharOverride-1"> e parole, un codice che ci ha permesso di scontrarci,</hi><hi rend="CharOverride-1"> di cambiare, di ritrovarci» (Manghi 1980).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ma da dove viene,</hi><hi rend="CharOverride-1"> si chiedeva lo stesso Manghi il codice identitario e del</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro della CISL?</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Scriveva il sociologo torinese: </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">sul terreno del</hi><hi rend="CharOverride-1"> cattolicesimo sociale italiano si inserisce, nell’ansia di intraprendere il</hi><hi rend="CharOverride-1"> futuro ed insieme di aprirsi al di là della provincia</hi><hi rend="CharOverride-1"> nostra, il messaggio unionista nelle sue varie filosofie nord americane</hi><hi rend="CharOverride-1"> e britanniche, con la sua fiducia nella negoziazione, con la</hi><hi rend="CharOverride-1"> centratura sul luogo di lavoro e sulla categoria, intesa come</hi><hi rend="CharOverride-1"> momento non eliminabile della presa di coscienza dei lavoratori (Manghi</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1980).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Due culture, quindi: una presente nel tessuto dei militanti, </hi><hi rend="CharOverride-1">la seconda nella scommessa iniziale di pochi innovatori.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ad esse non</hi><hi rend="CharOverride-1"> può, come già ricordato, non essere aggiunto un altro </hi><hi rend="CharOverride-1">riferimento: il rapporto particolarissimo con la tradizione socialista riformista.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Questo </hi><hi rend="CharOverride-1">rapporto, mediato in particolare attraverso Bruno Buozzi, riconnette la CISL</hi><hi rend="CharOverride-1"> alla politicità del sindacalismo ed ha un effetto anche sulla</hi><hi rend="CharOverride-1"> concezione del lavoro della confederazione permettendole di superare una nozione</hi><hi rend="CharOverride-1"> privatistica chiusa (o, se vogliamo, ‘professional-corporativa’) in coerenza</hi><hi rend="CharOverride-1"> con quanto introdotto dalla corrente culturale degli organizzatori socialisti nel</hi><hi rend="CharOverride-1"> movimento popolare italiano fin dagli ultimi anni dell’Ottocento.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Manghi </hi><hi rend="CharOverride-1">completava il suo saggio con un aspetto importante che ritengo</hi><hi rend="CharOverride-1"> necessario ricordare in conclusione.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Tutto quanto esposto – sottolineava – </hi><hi rend="CharOverride-1">senza la varietà insondata della gente che si è impegnata </hi><hi rend="CharOverride-1">nel sindacato e che vi ha lavorato, sarebbe una mera </hi><hi rend="CharOverride-1">raccolta di saggi da destinare, al massimo, alla scuola media </hi><hi rend="CharOverride-1">superiore.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La cultura sindacale e del lavoro della CISL (come di</hi><hi rend="CharOverride-1"> altre organizzazioni sindacali di massa) è vissuta soprattutto attraverso l</hi><hi rend="CharOverride-1">’interpretazione continua di centinaia di migliaia di soggetti.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per una </hi><hi rend="CharOverride-1">riflessione sul ‘sindacato come esperienza’ è peraltro ancora preziosissimo </hi><hi rend="CharOverride-1">l’allora davvero innovativo filone di ricerca messo in campo </hi><hi rend="CharOverride-1">dalla CISL nel trentennale della fondazione, con la realizzazione di </hi><hi rend="CharOverride-1">due preziosi volumi che utilizzavano le metodologia della ‘storia orale</hi><hi rend="CharOverride-1">’ (Carbognin e Paganelli 1981).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Attraverso i militanti, i pesi delle </hi><hi rend="CharOverride-1">località, delle storie, dei gruppi umani – concludeva Manghi – </hi><hi rend="CharOverride-1">hanno avuto la meglio sugli schematismi che ogni cultura codificata </hi><hi rend="CharOverride-1">comporta.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Sta qui, mi sento di concordare pienamente con questa originalissima</hi><hi rend="CharOverride-1"> figura di intellettuale, formatore sindacalista, il fulcro della descrizione di</hi><hi rend="CharOverride-1"> una cultura del lavoro e sindacale: essa, al di là</hi><hi rend="CharOverride-1"> della storia dei congressi e dei gruppi dirigenti, ha potuto</hi><hi rend="CharOverride-1"> dare senso pubblico e rilievo alle esperienze, continua a </hi><hi rend="CharOverride-1">ordinarle ed accumularle, prova a costituirne una memoria.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La cultura delle</hi><hi rend="CharOverride-1"> tradizioni e quella delle successive e necessarie elaborazioni, debbono, pena</hi><hi rend="CharOverride-1"> ricadere in un’operosità e in un pragmatismo senza direzione,</hi><hi rend="CharOverride-1"> continuamente ‘impastarsi’ con l’esistenza delle persone.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Attraverso di</hi><hi rend="CharOverride-1"> essa si confrontano oggi, con le nuove, inedite sfide culturali</hi><hi rend="CharOverride-1"> ed organizzative che, nella frammentazione della società e nella </hi><hi rend="CharOverride-1">rivoluzione digitale, vengono poste sia alla contrattazione che a tutti </hi><hi rend="CharOverride-1">gli istituti della rappresentanza del lavoro.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Una storia che continua: </hi><hi rend="CharOverride-1">facendo tesoro, pur in tempi difficili e di difficili scelte, </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’ammonimento e della lezione di Bruce Kaufman: </hi></p><p rend="quotations_quotation_b1" ><hi rend="CharOverride-1">l’</hi><hi rend="CharOverride-1">economia fondata sul libero mercato non può sopravvivere e funzionare </hi><hi rend="CharOverride-1">in maniera efficace senza le pratiche e le istituzioni delle </hi><hi rend="CharOverride-1">relazioni industriali che umanizzano, stabilizzano, professionalizzano, democratizzano ed equilibrano le </hi><hi rend="CharOverride-1">relazioni di lavoro (Kaufman 2006).</hi></p><p rend="h2" ><hi>Riferimenti bibliografici</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Acocella, G. 2021. “La cultura giuspolitica della CISL e gli indirizzi formativi del Centro Studi.”</hi><hi rend="CharOverride-1"> In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La Via Giusta, 70 anni di Centro Studi CISL a Firenze</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Materiali del seminario formativo, Firenze, 24 </hi><hi rend="CharOverride-1">novembre 2021. &lt;</hi><ref target="0"><hi rend="CharOverride-1">www.centrostudi.CISL.it</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">&gt; (2021-09-24).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Baglioni, G. 2011. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La lunga marcia della CISL 1950-2010</hi><hi rend="CharOverride-1">. Bologna: il </hi><hi rend="CharOverride-1">Mulino.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Bianchi, G. 2012. “La CISL, il sindacato della contrattazione collettiva.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Sessant’anni del “sindacato nuovo”. La CISL tra storia e interpretazioni</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">a cura </hi><hi rend="CharOverride-1">di S. Zaninelli, e G. De Santis, 39-50. Roma: Edizioni Lavoro.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Carbognin, M., e L. Paganelli, a cura di. 1981. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il sindacato come esperienza. Ventidue militanti si raccontano</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Roma: Edizioni Lavoro.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Carera, A. 2022. “I perché del sindacato. Mario Romani e la “Scuola del Wisconsin”.”</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Dobbiamo creare tutto dal nuovo. Il divenire della CISL: fondamenti, incontri, esperienze</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="CharOverride-1">a cura di A. Coppola, e F. Lauria, 29-51. Roma: Edizioni Lavoro.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Cella</hi><hi rend="CharOverride-1">, G. P. 1973. “La composizione sociale e politica degli apparati sindacali metalmeccanici della Lombardia.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Prospettiva Sindacale</hi><hi rend="CharOverride-1"> 10: 7-28.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Cella, G. P. </hi><hi rend="CharOverride-1">2022. “La cultura sindacale della CISL: recensione al libro Dobbiamo creare tutto dal nuovo.”</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> Il</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Diario</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">del</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">. &lt;</hi><ref target="0"><hi rend="CharOverride-1">www.ildiariodellavoro.it</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">&gt; (2022-06-22).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Cella, G.</hi><hi rend="CharOverride-1"> P., e V. Fortunato. 2015. “Lavoro e culture sindacali nel Mezzogiorno.”</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">&lt;</hi><ref target="0"><hi rend="CharOverride-1">www.treccani.it</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">&gt; (</hi><hi rend="CharOverride-1">2024-03-14).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Coppola, </hi><hi rend="CharOverride-1">A., e F. Lauria, a cura di. 2021. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Dobbiamo creare tutto dal nuovo. Il divenire della CISL: fondamenti, incontri, esperienze</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Roma: Edizioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> Lavoro.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Fondazione Giulio Pastore, a cura di. 2005. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La CISL negli anni Sessanta e Settanta. Materiali per un ripensamento</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Roma</hi><hi rend="CharOverride-1">: Edizioni Lavoro.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Guerzoni, A. 2021. “Palazzo Europa. Gli influssi culturali stranieri sulla CISL di Modena e sulle figure di Ermanno Gorrieri e Luigi Paganelli.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Dobbiamo creare tutto dal nuovo. Il divenire della CISL: fondamenti, incontri, esperienze</hi><hi rend="CharOverride-1">, a </hi><hi rend="CharOverride-1">cura di A. Coppola, e F. Lauria, 163-79. Roma: Edizioni Lavoro.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Kaufman, B.</hi><hi rend="CharOverride-1"> E. 2006. “Il principio essenziale e il teorema delle relazioni industriali.”</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> Diritto</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">delle</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Relazioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Industriali</hi><hi rend="CharOverride-1"> 4.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Lauria, F. 2020. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Sapere, libertà, mondo. La strada di Pippo Morelli</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: Edizioni Lavoro.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Lauria, F. 2022. “L’unità possibile. Storia e memoria della Federazione CGIL CISL UIL (1972-1984</hi><hi rend="CharOverride-1">).”</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> Economia</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">&amp;</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1: 85-93.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Lauria, F. 2023 (2012). </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Le 150 ore per il diritto allo studio. Analisi, memorie, echi di una straordinaria esperienza sindacale</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: </hi><hi rend="CharOverride-1">Edizioni Lavoro.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Lauria, F., ed E. Innocenti, a cura di. 2019. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Giulio Pastore il sindacato nuovo. Valore della formazione e impegno per il Sud</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: Edizioni Lavoro.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Manghi, B. </hi><hi rend="CharOverride-1">1980. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Due culture e mezza, più la gente</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">supplemento 49 a </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Conquiste</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">del</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> 19, 12 maggio 1980.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Manghi, B. 2013. “Formazione sindacale come innovazione e comunicazione di un’esperienza” conversazione con F. Lauria. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Sindacalismo</hi><hi rend="CharOverride-1"> 24 (ottobre-dicembre).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Manghi, B. 2019. “La formazione sindacale nella CISL come principio di libertà: l’intuizione in divenire di Giulio Pastore.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Giulio Pastore il sindacato nuovo. Valore della formazione e impegno per il Sud, </hi><hi rend="CharOverride-1">a cura di F. Lauria, ed E. Innocenti, 45-55</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: Edizioni Lavoro.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Manghi, B. 2021. “Un’inesauribile necessità di sperimentazione e incontro.”</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Dobbiamo creare tutto dal nuovo. Il divenire della CISL: fondamenti, incontri, esperienze</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="CharOverride-1">a cura di A. Coppola, e F. Lauria, 105-10. Roma: Edizioni Lavoro.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Marini, F. 1990. Prefazione </hi><hi rend="CharOverride-1">a V. Saba, e G. Bianchi, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La nascita della CISL, 1948-1951</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: Edizioni Lavoro.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Merli Brandini. 1980. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La CISL di fronte alle sfide dell’economia, </hi><hi rend="CharOverride-1">supplemento 49 a </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Conquiste</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">del</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> 19, 12 maggio 1980.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Pastore, G. </hi><hi rend="CharOverride-1">1963. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">I lavoratori nello Stato. </hi><hi rend="CharOverride-1">Firenze: Vallecchi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Pitteri, M. 2021. “Suggestioni del personalismo comunitario nell’opera di Domenico Sartor.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Dobbiamo creare tutto dal nuovo. Il divenire della CISL: fondamenti, incontri, esperienze</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di A. Coppola, e F. Lauria, 181-98. Roma: Edizioni Lavoro.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Romani, M. 1988. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il risorgimento sindacale in Italia. Scritti e discorsi (1951-1975)</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Milano: FrancoAngeli.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Treu, T. 1980. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La tradizione della CISL e i problemi dello Stato</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">supplemento 49 </hi><hi rend="CharOverride-1">a </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Conquiste</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">del</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> 19, 12 maggio 1980.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Zaninelli, S., e G. De Santis, a cura di. 2012. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Sessant’anni del “sindacato nuovo”. La CISL tra storia e interpretazioni</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: Edizioni Lavoro.</hi></p>  
      
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          <head>References</head>
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          <bibl n="147199">Baglioni, G. 2011. La lunga marcia della CISL 1950-2010. Bologna: il Mulino.</bibl>
          <bibl n="144281">Bianchi, G. 2012. “La CISL, il sindacato della contrattazione collettiva.” In Sessant’anni del “sindacato nuovo”. La CISL tra storia e interpretazioni, a cura di S. Zaninelli, e G. De Santis, 39-50. Roma: Edizioni Lavoro.</bibl>
          <bibl n="145410">Carbognin, M., e L. Paganelli, a cura di. 1981. Il sindacato come esperienza. Ventidue militanti si raccontano. Roma: Edizioni Lavoro.</bibl>
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    </body>
  </text>
</TEI>