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        <title type="main" level="a">Lavoro e salute dei lavoratori in Italia</title>
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            <forename>Francesco</forename>
            <surname>Carnevale</surname>
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          <resp>This is a section of <title>Idee di lavoro e di ozio per la nostra civiltà</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0319-7</idno>) by </resp>
          <name>Giovanni Mari, Francesco Ammannati, Brogi Stefano, Tiziana Faitini, Arianna Fermani, Francesco Seghezzi, Annalisa Tonarelli</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.158</idno>
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          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>The following is a long-term excursus on the health of workers and therefore also on the characters who in the various periods animated the special technical-scientific branches known as occupational hygiene, industrial hygiene and occupational medicine in Italy. On the other hand, it will be mentioned how the people directly involved, that is the workers, their supporters and their own organizations, have lived and influenced the events concerning the work-health system. The aim is to highlight not only or not so much the working conditions and suffering, damage and pathologies that have characterized the various generations of Italian workers as well as the "ideas" of work expressed over time by the actors in the field, such as these have been accepted in the laws, regulations and prevailing standards and how these have been able, gradually but in a never homogeneous and definitive way, to affirm the tendency to carry out a "healthy", "satisfactory" work and also to propose the smart factory.</p>
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            <item>Work</item>
            <item>Health</item>
            <item>Workers</item>
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            <item>Italy</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.158<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.158" /></p>
      
      <p rend="h1_chapter">Lavoro e salute dei lavoratori in Italia </p><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Francesco Carnevale</hi></p><p rend="h2" ><hi>1. Introduzione</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Quello che segue è un </hi><hi rend="italic CharOverride-1">excursus</hi><hi rend="CharOverride-1"> di lungo periodo sulla </hi><hi rend="CharOverride-1">salute dei lavoratori e quindi anche sui personaggi che nei </hi><hi rend="CharOverride-1">vari periodi hanno animato in Italia le speciali branche tecnico </hi><hi rend="CharOverride-1">scientifiche conosciute come igiene del lavoro, igiene industriale e medicina </hi><hi rend="CharOverride-1">del lavoro. Dall’altra parte si accennerà a come i </hi><hi rend="CharOverride-1">diretti interessati, cioè i lavoratori, i loro fiancheggiatori e le </hi><hi rend="CharOverride-1">proprie organizzazioni hanno vissuto ed influenzato le vicende riguardanti il </hi><hi rend="CharOverride-1">sistema lavoro-salute.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ci si propone di mettere in evidenza non solo</hi><hi rend="CharOverride-1"> o non tanto le condizioni di lavoro e le sofferenze,</hi><hi rend="CharOverride-1"> i danni e le patologie che hanno caratterizzato le varie</hi><hi rend="CharOverride-1"> generazioni di lavoratori italiani quanto le ‘idee’ di lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> espresse nel tempo dagli attori in campo, come queste sono</hi><hi rend="CharOverride-1"> state accolte nelle leggi, nei regolamenti e negli </hi><hi rend="italic CharOverride-1">standard</hi><hi rend="CharOverride-1"> prevalenti</hi><hi rend="CharOverride-1"> e come sono stati capaci, gradualmente ma in maniera mai</hi><hi rend="CharOverride-1"> omogenea e definitiva ad affermare la tendenza alla realizzare di</hi><hi rend="CharOverride-1"> un lavoro ‘sano’, ‘soddisfacente’ ed anche a </hi><hi rend="CharOverride-1">proporre la </hi><hi rend="italic CharOverride-1">smart factory</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="h2" ><hi>2. Una essenziale storia dei protagonisti </hi><hi>della salute dei lavoratori e la loro idea del lavoro</hi></p><p rend="h3 ParaOverride-2" ><hi>2.1</hi><hi> A cavallo dell’Unità d’Italia</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dopo l’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">exploit</hi><hi rend="CharOverride-1"> compilativo del </hi><hi rend="italic CharOverride-1">De morbis artificum</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> diatriba</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Bernardino Ramazzini (1633-1714) bisognerà attendere circa un secolo e mezzo perché in Italia precoci sociologi e riformatori sociali come Ilarione Petitti di Roreto </hi><hi rend="CharOverride-1">(1790-1850), Lorenzo Valerio (1810-1865), Cesare Correnti (1815-1888), pubblichino preoccupati analisi circa i rischi</hi><hi rend="CharOverride-1"> che l’inurbamento di masse proletarie in cerca di occupazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> nelle industrie moderne potevano provocare e sollecitino interventi legislativi capaci</hi><hi rend="CharOverride-1"> di modulare la straripante libertà di sfruttamento dei datori di</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro. Vanificate risulteranno le speranze e l’attivismo coltivati da medici filantropi come Giovanni Antonio Mongiardini (1760-1841), Giacomo Barzellotti (1768-1839), Secondo Berruti (1796-1879), Giuseppe Sacchi (1804-1891), Giovanni Battista Melchiori (1811-1880), </hi><hi rend="CharOverride-1">Aliprando Moriggia (1830-1906). Lo stesso destino tocca a potenziali veri medici del lavoro distratti dal loro cammino da altri interessi o da una morte precoce come nel caso di Andrea Bianchi (1810-1841) che annuncia di aver in animo di scrivere un trattato di medicina del lavoro per aggiornare quello di Ramazzini, di Enrico de Betta (1824-1859) che con la sua tesi di laurea all’università di Pavia firma nel 1849 la prima trattazione italiana moderna su malattie e lavoro (Baldasseroni. Carnevale 2015, 168 e seg.). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La visione di Bianchi è moderna, non </hi><hi rend="CharOverride-1">più ancorata all’affidamento al sovrano del benessere dei suoi </hi><hi rend="CharOverride-1">sudditi, come era in Ramazzini, ma si aggiorna sui mutati </hi><hi rend="CharOverride-1">rapporti di classe, intervenuti con l’irrompere sulla scena della </hi><hi rend="CharOverride-1">rivoluzione borghese, della manifattura privata. La responsabilità in capo al </hi><hi rend="CharOverride-1">proprietario, egli deve provvedere alla sicurezza e alla salubrità del </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro operaio. In caso di disinteresse o, peggio, di disprezzo </hi><hi rend="CharOverride-1">per questi valori, è lo Stato che deve intervenire per </hi><hi rend="CharOverride-1">far rispettare le regole (Bianchi 1839, 220). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Sacchi denuncia le aberrazioni del primo industrialismo italiano e sollecita l’urgenza di porre rimedi da parte dei ‘poteri’ della società:</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Nel momento in</hi><hi rend="CharOverride-1"> cui parliamo l’industrialismo s’è fatto padrone dell’universo:</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’opificio e la banca hanno invaso la società, e</hi><hi rend="CharOverride-1"> sedettero al posto già occupato dai signori potenti per armi</hi><hi rend="CharOverride-1"> e per possidenze, e dei corpi religiosi che rappresentavano un</hi><hi rend="CharOverride-1"> tempo la civile sapienza. La società si trova in pericolo</hi><hi rend="CharOverride-1"> di perdere testa e cuore per non essere più che</hi><hi rend="CharOverride-1"> ventre; eppure questo stato di materiale obesità viene esaltato da</hi><hi rend="CharOverride-1"> ciechi panegiristi come lo stato ultimo della perfezione economica delle</hi><hi rend="CharOverride-1"> nazioni. Qui è dove il sapiente deve altamente protestare a</hi><hi rend="CharOverride-1"> nome della umanità e della stessa giustizia. Noi non vorremmo</hi><hi rend="CharOverride-1"> che alcuni ci credessero favoreggiatori della signoria feudale e della</hi><hi rend="CharOverride-1"> clericale; noi non vogliamo né l’una né l’altra.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Solo vogliamo che i triplici poteri della società, quello della</hi><hi rend="CharOverride-1"> possidenza, della industria e della sapienza si dessero cordialmente la</hi><hi rend="CharOverride-1"> mano, per rendere alle popolazioni quella pace, quell’equità, e</hi><hi rend="CharOverride-1"> quel morale ben essere che formano il loro primo ed</hi><hi rend="CharOverride-1"> unico voto, e che pongono chi governa nella felice situazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> di reggere il mondo più con tutela che con impero</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Sacchi 1842, 10-1).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">De Betta concede che possano esserci state </hi><hi rend="CharOverride-1">delle esagerazioni nel considerare tutti, indistintamente i mestieri capaci di </hi><hi rend="CharOverride-1">nuocere alla salute dei loro artefici, ma non condivide l’</hi><hi rend="CharOverride-1">ottimismo di chi descrive solo i meriti del sistema di </hi><hi rend="CharOverride-1">fabbrica: «Per l’opposto si incontrano anche gli ottimisti che</hi><hi rend="CharOverride-1"> tutte le cose veggono color delle rose. Il puntiglio della</hi><hi rend="CharOverride-1"> opinione propria fece all’inglese Ure trovare forme seducenti, sanità</hi><hi rend="CharOverride-1"> e robustezza nella medesima classe di operaj, ove tutti gli</hi><hi rend="CharOverride-1"> altri deplorarono le sofferenze, le cicatrici, gli schifosi gonfiori della</hi><hi rend="CharOverride-1"> scrofola» (Carnevale e Baldasseroni 2013, 303). Le ipotesi formulate da de Betta risultano anche rivoluzionarie rispetto alla concezione prevalente, l’oggettività della fabbrica, la difficoltà se non l’impossibilità di modificare il processo produttivo; al proposito egli scrive:</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Il prodotto della fabbrica può infatti alcune volte</hi><hi rend="CharOverride-1"> ottenersi col variare il processo, senza lederne la qualità, </hi><hi rend="CharOverride-1">e riescendo meno dannoso agli operai; ciò che dovrebbe aver </hi><hi rend="CharOverride-1">caro il fabbricante, che potrebbe allora combinare l’interesse proprio </hi><hi rend="CharOverride-1">colla salubrità dei suoi prodotti. Per esempio. La funesta influenza </hi><hi rend="CharOverride-1">de’ vapori di mercurio a provocare la tisi non ispiega</hi><hi rend="CharOverride-1"> eguale vigore in tutti i metodi, che son varj, di</hi><hi rend="CharOverride-1"> doratura. La preparazione della cerussa per via umida è molto</hi><hi rend="CharOverride-1"> più dannosa che non per via secca, in cui gli</hi><hi rend="CharOverride-1"> accidenti sono e più rari e meno affligenti (Carnevale, Baldasseoni</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1913, 313).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La prevenzione e la soluzione dei problemi igienici </hi><hi rend="CharOverride-1">per gli operai dei primi opifici italiani agli effetti rimangono </hi><hi rend="CharOverride-1">un miraggio in assenza sia di diffuse cognizioni tecniche, quelle </hi><hi rend="CharOverride-1">stesse che nei decenni precedenti cominciavano ad accumularsi nei paesi </hi><hi rend="CharOverride-1">europei più industrializzati, sia di un impegno deciso da parte </hi><hi rend="CharOverride-1">dello stato volto alla tutela specifica dei lavoratori. Inutili risulteranno </hi><hi rend="CharOverride-1">le inchieste sul lavoro dei fanciulli e delle donne (1875-79), </hi><hi rend="CharOverride-1">sulle condizioni degli operai nelle fabbriche (1877), e passerà anche </hi><hi rend="CharOverride-1">inutilmente la grande riforma sanitaria di Crispi-Pagliani (1888) la quale </hi><hi rend="CharOverride-1">non contempla una minima attenzione verso le fabbriche. Scarsamente efficaci </hi><hi rend="CharOverride-1">risulteranno le prime leggi protettrici dei lavoratori emanate sulla scorta </hi><hi rend="CharOverride-1">di quanto avevano fatto altri paesi europei, sugli infortuni (1898) </hi><hi rend="CharOverride-1">e per le donne ed i fanciulli (1902). Norme che </hi><hi rend="CharOverride-1">«restano lettera morta o sono scarsamente efficaci: quelle che sono</hi><hi rend="CharOverride-1"> inapplicabili e quelle delle quali non si cura l’applicazione</hi><hi rend="CharOverride-1">» (Gardenghi 1912, 392).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per molto tempo la profilassi delle malattie</hi><hi rend="CharOverride-1"> dei lavoratori venne relegata alla ‘igiene individuale’, alla </hi><hi rend="CharOverride-1">autodifesa ed al contrasto di abitudini di vita degli operai </hi><hi rend="CharOverride-1">delle officine, o a quelle dei contadini, ritenute le principali </hi><hi rend="CharOverride-1">cause di malattia tra le classi laboriose. Esemplare in questo </hi><hi rend="CharOverride-1">senso è il testo di Cesare Contini </hi><hi rend="italic CharOverride-1">L’igiene dell</hi><hi rend="italic CharOverride-1">’operaio</hi><hi rend="CharOverride-1"> con il quale ha svolto una grande opera di</hi><hi rend="CharOverride-1"> convincimento anche presso le organizzazioni di matrice operaia. Egli scrive</hi><hi rend="CharOverride-1"> nella presentazione della sua fortunata opera:</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Lo scopo di questo </hi><hi rend="CharOverride-1">libro, che a voi ed alle vostre famiglie dedichiamo, o </hi><hi rend="CharOverride-1">operai, non è che il vostro bene, la vostra salute </hi><hi rend="CharOverride-1">e la maniera di prolungare, per quanto è possibile, i </hi><hi rend="CharOverride-1">giorni della vostra vita, il che con una sola parola </hi><hi rend="CharOverride-1">chiamiamo “Igiene”, perchè questo vocabolo di greca origine tutto</hi><hi rend="CharOverride-1"> ciò appunto vuol significare. Intendiamo pertanto con questa opera di</hi><hi rend="CharOverride-1"> fornirvi degli insegnamenti chiari e precisi per conservate il più</hi><hi rend="CharOverride-1"> lungamente la vostra salute; l’insieme dei quali insegnamenti, precipuamente</hi><hi rend="CharOverride-1"> dettati per la vostra classe di lavoranti a mestieri faticosi</hi><hi rend="CharOverride-1"> e sedentari per guadagnare il giornaliero vitto, noi appelliamo “</hi><hi rend="CharOverride-1">Igiene degli operai” (Contini 1881, 1).</hi></p><p rend="text_NOindent" ><hi rend="CharOverride-1">ma anche per molti versi</hi><hi rend="CharOverride-1"> le diffusissime pubblicazioni di accademici quali Cesare Lombroso (1835-1909) e</hi><hi rend="CharOverride-1"> Paolo Mantegazza (1831-1910) (Baldasseroni e Carnevale 2015, 204-5).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Va segnalata una</hi><hi rend="CharOverride-1"> importante iniziativa degli industriali; nel 1894 viene fondata l’“Associazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> degli Industriali Italiani per la Prevenzione degli Infortuni sul Lavoro”</hi><hi rend="CharOverride-1"> animata da Ernesto De Angeli (1849-1907). I tecnici dell’Associazione,</hi><hi rend="CharOverride-1"> quasi tutti ingegneri usciti dal Politecnico di Milano, pur trascurando</hi><hi rend="CharOverride-1"> le condizioni generali del lavoro e di nocività delle aziende</hi><hi rend="CharOverride-1"> si preoccupano di trovare qualche soluzione tecnica per l’attenuazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> o l’eliminazione di alcuni fattori di rischio più clamorosi,</hi><hi rend="CharOverride-1"> legati soprattutto alla protezione meccanica dal contatto con gli organi</hi><hi rend="CharOverride-1"> in movimento dei macchinari o al controllo delle condizioni di</hi><hi rend="CharOverride-1"> umidità necessarie alle prime lavorazioni tessili. L’associazione avrà una</hi><hi rend="CharOverride-1"> lunga vita nel Novecento ingrandendosi ed aggiornando la propria attività</hi><hi rend="CharOverride-1"> sempre operando direttamente o indirettamente a favore dei datori di</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro (Carnevale e Baldasseroni 1999, 37-8). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">I medici del lavoro in</hi><hi rend="CharOverride-1"> genere hanno teso a dichiarare o anche a vantare la</hi><hi rend="CharOverride-1"> loro non competenza sul fenomeno degli infortuni sul lavoro scotomizzando</hi><hi rend="CharOverride-1"> una guerra ininterrotta con vittime sempre da una sola parte</hi><hi rend="CharOverride-1"> ed un costo in termini di vite umane e di</hi><hi rend="CharOverride-1"> mutilazioni enorme sia quando nel passato si contavano 6-7 morti</hi><hi rend="CharOverride-1"> al giorno sia oggi dovendo ammettere uno ‘zoccolo duro’</hi><hi rend="CharOverride-1"> imbattibile di almeno 3 infortuni mortali quotidiani. Quando alcuni medici</hi><hi rend="CharOverride-1"> del lavoro si sono occupati di infortuni hanno assunto posizioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> perverse, prive di valore preventivo, enfatizzando il ‘fattore umano’</hi><hi rend="CharOverride-1"> e cioè la preponderante responsabilità dei lavoratori nel determinismo degli</hi><hi rend="CharOverride-1"> infortuni come è successo in particolare tra le due guerre</hi><hi rend="CharOverride-1"> ma anche in decenni più vicini a noi (Baldasseroni e Carnevale</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2007). La stessa disattenzione la maggioranza dei medici del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> la hanno praticata abitualmente nei confronti dei fattori stancanti, dello</hi><hi rend="CharOverride-1"> stress sia dei lavoratori manuali che degli occupati di tipo</hi><hi rend="CharOverride-1"> ‘cognitivo’; e ciò sino a quando non hanno </hi><hi rend="CharOverride-1">prevalso indirizzi derivanti da vantaggi reclamati dalla produttività e dalla </hi><hi rend="CharOverride-1">produzione o previsti in qualche modo dalle norme di legge.</hi></p><p rend="h3" ><hi>2.2</hi><hi> Nascita della prevenzione a partire da quella sanitaria</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">All’esordio </hi><hi rend="CharOverride-1">del nuovo secolo due sono i principali gruppi di medici </hi><hi rend="CharOverride-1">del lavoro attivi a Milano con il leader indiscusso Luigi Devoto</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1864-1936) ed a Firenze con Gaetano Pieraccini (1864-1957); postulano l</hi><hi rend="CharOverride-1">’importanza della prevenzione per la eliminazione dei fattori di rischio</hi><hi rend="CharOverride-1"> presenti sul posto di lavoro, e giungono a formulare quell</hi><hi rend="CharOverride-1">’obiettivo partendo dall’altro capo del problema, la diagnosi delle</hi><hi rend="CharOverride-1"> malattie che si sviluppavano tra gli operai per le carenti</hi><hi rend="CharOverride-1"> condizioni igieniche delle fabbriche e la denuncia delle stigmate dei</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoratori. Questi medici nella loro pratica e negli scritti generalmente</hi><hi rend="CharOverride-1"> non mostrano di conoscere le reali condizioni in cui si</hi><hi rend="CharOverride-1"> muovono gli operai e non si può dire che loro</hi><hi rend="CharOverride-1"> abbiano una particolare idea di lavoro, se non una sincera</hi><hi rend="CharOverride-1"> e generica esigenza che le situazioni migliorino perché si riducano</hi><hi rend="CharOverride-1"> le malattie professionali. Una eccezione può essere riconosciuta in coloro,</hi><hi rend="CharOverride-1"> e sono un numero sparuto, che come Giovanni Loriga (1861-1950)</hi><hi rend="CharOverride-1"> e Luigi Carozzi (1875-1963) ricoprono il ruolo di ispettori medici</hi><hi rend="CharOverride-1"> del lavoro, svolgono delle inchieste sul campo e, praticando anche</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’‘igiene industriale’ per la quantificazione dei fattori di</hi><hi rend="CharOverride-1"> rischio, acquisiscono e disseminano conoscenze sulle reali condizioni di lavoro,</hi><hi rend="CharOverride-1"> sull’impiantistica e sulla efficacia delle misure di prevenzione adottate</hi><hi rend="CharOverride-1"> o da introdurre.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Devoto proviene dalla clinica ed ha sempre </hi><hi rend="CharOverride-1">praticato la medicina e con la sua autorità ha condizionato </hi><hi rend="CharOverride-1">la nascita della medicina del lavoro italiana che, a differenza </hi><hi rend="CharOverride-1">che negli altri paesi industriali, si è diffusa in maniera </hi><hi rend="CharOverride-1">separata quasi in alternativa alla ‘igiene industriale’. Un suo</hi><hi rend="CharOverride-1"> concetto è stato ritenuto giustificativo della piega assunta da questo</hi><hi rend="CharOverride-1"> processo: </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">non si può concepire un’igiene del lavoro, che</hi><hi rend="CharOverride-1"> non sorga sopra quelle basi solide che le offre la</hi><hi rend="CharOverride-1"> Fisiologia colle sue giornaliere conquiste, e che le offrirà in</hi><hi rend="CharOverride-1"> gran copia la Patologia e la Clinica, quando la Medicina</hi><hi rend="CharOverride-1"> interna si sarà maggiormente immedesimata della sua funzione sociale (Devoto</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1901, 1).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Devoto è anche il fautore della ‘scienza pacificatrice</hi><hi rend="CharOverride-1">’ cioè della facoltà della medicina del lavoro di far </hi><hi rend="CharOverride-1">approvare degli ‘onorevoli’ compromessi sui problemi della nocività tra </hi><hi rend="CharOverride-1">padroni ed operai; strumento espresso precocemente e che grande fortuna </hi><hi rend="CharOverride-1">avrà in era fascista:</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Occorre dunque aver fede nella scienza. E</hi><hi rend="CharOverride-1"> colla luce della scienza si arriverà a far un codice,</hi><hi rend="CharOverride-1"> emanazione delle leggi della biologia e della fisiologia, che costituirà</hi><hi rend="CharOverride-1"> il patto di alleanza fra governo, industriali e lavoratori. In</hi><hi rend="CharOverride-1"> quel giorno si erigerà il più grande monumento alla scienza.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Riverenti sfileranno davanti a questa dea benefica che, se oggi</hi><hi rend="CharOverride-1"> toglie qualche cosa, domani restituisce e generosamente compensa, e industriali</hi><hi rend="CharOverride-1"> e proprietari e lavoratori, salutandola pacificatrice delle genti e proclamandola</hi><hi rend="CharOverride-1"> arbitra nei dissidi economici tra gli uomini (Devoto 1935, 30).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Pieraccini teorizza e pratica la ‘Medicina sociale o politica’,</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">un connubio felice dell’igiene e della clinica; trova il</hi><hi rend="CharOverride-1"> suo materiale di studio negli ospedali e nelle officine, tra</hi><hi rend="CharOverride-1"> i lavoratori dei boschi e dei campi; tra i lavoratori</hi><hi rend="CharOverride-1"> delle miniere e del mare; fra i lavoratori del braccio</hi><hi rend="CharOverride-1"> e del pensiero (Pieraccini 1905, V-VI). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Pratica un fervente riformismo</hi><hi rend="CharOverride-1"> invocando leggi protettive per i lavoratori a cominciare dalla assicurazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> obbligatoria delle malattie professionali. Così manifesta i suoi intenti:</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">mentre </hi><hi rend="CharOverride-1">prospetto le più lontane idealità socialistiche, propongo di fermare le </hi><hi rend="CharOverride-1">idee di immediata attuazione […] Sento per l’aria </hi><hi rend="CharOverride-1">la solita critica: riforme in pillole! […] dovendo fronteggiare </hi><hi rend="CharOverride-1">partiti conservatori potenti, misoneismi d’individui e di classi, bigottismi </hi><hi rend="CharOverride-1">in diritto civile, strettezza di bilanci, incognite per una assoluta </hi><hi rend="CharOverride-1">deficienza di preparazione ed elaborazione scientifica foggiata d’inchieste e </hi><hi rend="CharOverride-1">di dati statistici, è naturale, dico, che anche un partito </hi><hi rend="CharOverride-1">attivo e avvenirista, pur con la coscienza di avere avanti </hi><hi rend="CharOverride-1">a se un lungo cammino da percorrere per svolgere intiero </hi><hi rend="CharOverride-1">il proprio programma massimo o teorico, si attenga alla realtà </hi><hi rend="CharOverride-1">ed al presente, imponendosi un programma minimo o pratico (Pieraccini </hi><hi rend="CharOverride-1">1905, 3).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Carozzi dopo la fervida stagione milanese quale ‘braccio </hi><hi rend="CharOverride-1">sinistro’ di Devoto e dopo l’esperienza di ispettore del</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro in periodo bellico per la vigilanza igienico-sanitaria sugli stabilimenti</hi><hi rend="CharOverride-1"> ausiliari opera a lungo a Ginevra quale direttore dell’Ufficio</hi><hi rend="CharOverride-1"> di igiene e sicurezza dell’Organizzazione internazionale del lavoro perseguendo</hi><hi rend="CharOverride-1"> e raggiungendo risultati fondamentali in termini scientifici e normativi (Baldasseroni</hi><hi rend="CharOverride-1"> e Carnevale 2021) e matura una visione molto profonda del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> ed in particolare della salute dei lavoratori e delle loro</hi><hi rend="CharOverride-1"> famiglia; lo dimostra il seguente pensiero: </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Non si deve più</hi><hi rend="CharOverride-1"> considerare il lavoratore come una entità astratta, isolata, come una</hi><hi rend="CharOverride-1"> macchina, bella finche si vuole, ma sempre una macchina umana.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Bisogna veder più lontano e comprendere che tutte le questioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> del lavoro devono essere studiate e risolte in funzione non</hi><hi rend="CharOverride-1"> del lavoratore singolo, ma della sua famiglia, cellula economicamente importante,</hi><hi rend="CharOverride-1"> della sua discendenza, della società che egli concorre a costituire</hi><hi rend="CharOverride-1"> e a creare. Non solo quindi è il salario, il</hi><hi rend="CharOverride-1"> contratto di lavoro, il risarcimento dei danni provocati dal lavoro,</hi><hi rend="CharOverride-1"> che saranno del problema gli elementi importanti, ma anche l</hi><hi rend="CharOverride-1">’organizzazione dell’ambiente dove egli dà la sua attività, l</hi><hi rend="CharOverride-1">’ambiente dove abita, quello dove passare le ore di riposo</hi><hi rend="CharOverride-1"> pel necessario ristoro fisico e psichico che dobbiamo migliorare (Carozzi</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1931, 127).</hi></p><p rend="h3" ><hi>2.3 Dal fascismo, al secondo dopoguerra e al </hi><hi>‘miracolo economico’</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dal primo dopoguerra ai primi anni ’</hi><hi rend="CharOverride-1">60 del Novecento, di più che in altri paesi, si </hi><hi rend="CharOverride-1">afferma, man mano, con ritardi, la teoria della compensazione, avallata </hi><hi rend="CharOverride-1">da compromessi ideologici e sociali, in grado comunque di porre </hi><hi rend="CharOverride-1">in secondo piano qualsiasi altro approccio preventivo e previdenziale. Gli </hi><hi rend="CharOverride-1">sforzi per la modernizzazione autoritaria, l’autarchia e la competizione </hi><hi rend="CharOverride-1">internazionale, e poi la ricostruzione, la gratitudine basata su incentivi </hi><hi rend="CharOverride-1">morali ed anche economici verso i lavoratori infortunati ed ammalati, </hi><hi rend="CharOverride-1">il maggior impegno devoluto all’igiene individuale ed a quella </hi><hi rend="CharOverride-1">di comunità ecc. giustificano in parte tale scelta. La medicina </hi><hi rend="CharOverride-1">del lavoro diventa prevalentemente ed oggettivamente ‘medicina legale del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">’ sancita anche dall’affermazione del monopolio assicurativo dell’INFAIL-INAIL. </hi><hi rend="CharOverride-1">Si afferma più generalmente una concezione fatalistica che lega il </hi><hi rend="CharOverride-1">tipo di professione esercitata al necessario, quasi inevitabile effetto disabilitante </hi><hi rend="CharOverride-1">sia esso dovuto ad un infortunio o a una malattia. </hi><hi rend="CharOverride-1">I miglioramenti cui pure si assiste durante questo periodo anche </hi><hi rend="CharOverride-1">negli ambienti di lavoro sono più legati a innovazioni tecnologiche </hi><hi rend="CharOverride-1">e a correzioni rese necessarie da effetti inattesi e non </hi><hi rend="CharOverride-1">voluti dell’introduzione di nuove sostanze e attrezzature di lavoro, </hi><hi rend="CharOverride-1">come nel caso della chimica di base e nelle industrie </hi><hi rend="CharOverride-1">manifatturiere di trasformazione (Solfuro di Carbonio nel ciclo della Viscosa, </hi><hi rend="CharOverride-1">produzione di coloranti azoici, benzolo nella produzione di impermeabili e </hi><hi rend="CharOverride-1">nelle colle per calzature ecc.). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Salgono in cattedra la ‘selezione</hi><hi rend="CharOverride-1"> del personale’ su basi medico-biologiche e psichiche ed altri </hi><hi rend="CharOverride-1">paradigmi della “Organizzazione scientifica fascista del lavoro”. Diviene attiva l’</hi><hi rend="CharOverride-1">enfasi che la neonata psicologia del lavoro pone sui ‘fattori</hi><hi rend="CharOverride-1"> individuali’ nel determinismo sia degli infortuni che delle malattie </hi><hi rend="CharOverride-1">professionali.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In assenza di un vero protagonismo dell’igiene industriale e</hi><hi rend="CharOverride-1"> dell’impiantistica, è la Medicina del Lavoro che si incarica</hi><hi rend="CharOverride-1"> di illustrare le condizioni di vita e di malattia dei</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoratori più a rischio nel periodo (Baldasseroni 2015, 444 e</hi><hi rend="CharOverride-1"> seg.), una branca della medicina che da ‘filooperaia’ è</hi><hi rend="CharOverride-1"> divenuta nel frattempo ‘fascistissima’, ed insensibile ai cambiamenti </hi><hi rend="CharOverride-1">del dopo Liberazione, sempre solerte nel mediare tra lavoro e </hi><hi rend="CharOverride-1">capitale e quindi generalmente a favore di quest’ultimo come </hi><hi rend="CharOverride-1">teorizza il medico del lavoro napoletano ben integrato negli affari </hi><hi rend="CharOverride-1">del regime al quale impunemente sopravviverà, Nicolò Castellino (1893-1953): </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">i </hi><hi rend="CharOverride-1">provvedimenti atti a raggiungere meglio lo scopo [arrivare ai mezzi </hi><hi rend="CharOverride-1">razionali di protezione], possono, non di rado, urtare contro ragioni </hi><hi rend="CharOverride-1">economiche nazionali o internazionali, per cui il materiale di lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">non può essere soppresso o sostituito, oppure il mezzo di </hi><hi rend="CharOverride-1">difesa proposto non può essere applicato. In siffatti casi, l’</hi><hi rend="CharOverride-1">igiene del lavoro deve contentarsi di misure meno radicali, che </hi><hi rend="CharOverride-1">diminuiscano il rischio per l’operaio e neutralizzino l’azione </hi><hi rend="CharOverride-1">di cause secondarie (Castellino 1933).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Le istituzioni costruite dal fascismo tornano</hi><hi rend="CharOverride-1"> in auge nel dopoguerra smentendo l’ipotesi di un sistema</hi><hi rend="CharOverride-1"> sanitario universale ed in particolare quella dello scioglimento dell’ENPI;</hi><hi rend="CharOverride-1"> quella del radicale riordino dell’Istituto nazionale fascista assicurazione infortuni</hi><hi rend="CharOverride-1"> sul lavoro; l’Ispettorato del lavoro non più corporativo rimane</hi><hi rend="CharOverride-1"> relegato ad un ruolo secondario, dotato di scarsi mezzi, carente</hi><hi rend="CharOverride-1"> specialmente dal punto di vista tecnico. Taglio dei tempi, intensificazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> del lavoro, aumento ‘supplementare’ di produttività, discriminazione politica e</hi><hi rend="CharOverride-1"> ‘monetizzazione della salute’</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">sono queste le condizioni che sostanziano</hi><hi rend="CharOverride-1"> la ricostruzione nazionale e la solidarietà interclassista.</hi></p><p rend="h3" ><hi>2.4 Prima e </hi><hi>dopo l’’Autunno caldo’</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Negli anni ’60 si determina una</hi><hi rend="CharOverride-1"> ‘particolare congiuntura’: nelle grandi fabbriche la situazione in </hi><hi rend="CharOverride-1">termini di igiene e sicurezza è oggettivamente e arretrata rispetto </hi><hi rend="CharOverride-1">a quanto ormai raggiunto in altri paesi europei; un prolungato </hi><hi rend="CharOverride-1">immobilismo attanaglia, almeno nel campo della salute l’azione di </hi><hi rend="CharOverride-1">partiti compresi quelli della sinistra, delle parti sociali e quindi </hi><hi rend="CharOverride-1">anche delle organizzazioni sindacali, delle istituzioni ed anche della medicina </hi><hi rend="CharOverride-1">del lavoro; un gruppo di attivisti per la salute nei </hi><hi rend="CharOverride-1">luoghi di lavoro si accredita e crea proseliti, sulla base </hi><hi rend="CharOverride-1">dei fatti prima all’interno del maggior sindacato e poi, </hi><hi rend="CharOverride-1">in particolare, tra i lavoratori di alcune fabbriche interessati a </hi><hi rend="CharOverride-1">cambiare le cose anche con la lotta e lo scontro; </hi><hi rend="CharOverride-1">il gruppo è in grado di esprimere un modello politico-tecnico </hi><hi rend="CharOverride-1">una linea ‘necessaria’ ‘comprensibile’, perché traduce in frasi</hi><hi rend="CharOverride-1"> semplici e efficaci concetti talvolta complessi fino a farne slogan</hi><hi rend="CharOverride-1"> semplici come ‘la salute non si vende’, i </hi><hi rend="CharOverride-1">‘quattro gruppi di fattori di rischio’, la ‘non </hi><hi rend="CharOverride-1">delega’, il ‘gruppo omogeneo’, la ‘validazione consensuale’</hi><hi rend="CharOverride-1">, i ‘libretti sanitario e di rischio’, i ‘</hi><hi rend="CharOverride-1">registri dei dati ambientali e biostatistici’.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Negli anni ’70 </hi><hi rend="CharOverride-1">procede e si amplifica la ‘particolare congiuntura’: la fiducia</hi><hi rend="CharOverride-1"> nel modello è accresciuta da risultati tangibili in termini di</hi><hi rend="CharOverride-1"> salute e quindi dalla constatazione fatta da parte dai diretti</hi><hi rend="CharOverride-1"> interessati che la lotta paga e che le condizioni di</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro non sono ‘oggettive’ date una volta per tutte</hi><hi rend="CharOverride-1"> ma possono essere cambiate con effetti apprezzabili anche immediatamente; Il</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro svolto sulla base dei criteri della linea sindacale per</hi><hi rend="CharOverride-1"> la salute è enorme ben socializzato e con risultati incontestabili</hi><hi rend="CharOverride-1"> ampiamente condivisi da addetti ed anche da non addetti ai</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavori, dall’opinione pubblica e da alcuni guardata con stupore</hi><hi rend="CharOverride-1"> e con preoccupazione; Il movimento per la salute in fabbrica</hi><hi rend="CharOverride-1"> contagia l’opinione pubblica, gli intellettuali, l’università, gli enti</hi><hi rend="CharOverride-1"> locali; Dall’università, ben assistiti da alcuni docenti, esce una</hi><hi rend="CharOverride-1"> nuova specie di ‘tecnici ragazzini’ molto attenti alla salute</hi><hi rend="CharOverride-1"> dei lavoratori e alcuni enti locali di molte regioni li</hi><hi rend="CharOverride-1"> mettono alla prova prefigurando l’applicazione della Riforma sanitaria del</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1978 (Carnevale 2015).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Si realizza una rivoluzione copernicana rispetto alla </hi><hi rend="CharOverride-1">concezione che si era affermata nei decenni precedenti:</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Sotto ogni aspetto</hi><hi rend="CharOverride-1"> le condizioni di lavoro non devono e non possono essere</hi><hi rend="CharOverride-1"> considerate un dato oggettivo ed immutabile. Un tempo di lavorazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> e un ritmo di lavoro possono cambiare in meglio per</hi><hi rend="CharOverride-1"> i lavoratori, perché nella stessa concezione del padrone in una</hi><hi rend="CharOverride-1"> certa misura tempi e ritmi devono tenere conto dei bisogni</hi><hi rend="CharOverride-1"> dell’uomo, ma questa misura si tende sempre a determinarla</hi><hi rend="CharOverride-1"> da una sola parte, quella padronale, e cioè ai fini</hi><hi rend="CharOverride-1"> della massima intensità del lavoro (Marri e Oddone 1967, 8)</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ivar Oddone (1923-2011) il partigiano e medico attivo per molti anni presso la Camera del lavoro di Torino oltre che strumenti tecnici suggerisce una ‘teoria’ della prevenzione: </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">L’ipotesi marxiana relativa alle caratteristiche della produzione, largamente </hi><hi rend="CharOverride-1">confermata dalla realtà storica, dice che la produzione nasce dai </hi><hi rend="CharOverride-1">bisogni sociali, ma viene distorta dalle esigenze di profitto […</hi><hi rend="CharOverride-1">] L’ipotesi marxiana ci dà un riferimento relativo alla </hi><hi rend="CharOverride-1">prevenzione come bisogno degli uomini, della società, di prevenire i</hi><hi rend="CharOverride-1"> danni alla salute (Oddone 1976, 39). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">‘Crisi’ sanitarie e</hi><hi rend="CharOverride-1"> ambientali si susseguono con frequenza crescente durante i primi anni</hi><hi rend="CharOverride-1"> ’70, quasi a sugellare l’insostenibilità ulteriore di un </hi><hi rend="CharOverride-1">modello di sviluppo economico e sociale. A breve distanza di </hi><hi rend="CharOverride-1">tempo alcuni episodi provocano vasta risonanza richiamando l’attenzione dei </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoratori e delle loro organizzazioni, dell’opinione pubblica e della </hi><hi rend="CharOverride-1">parte più sensibile del mondo scientifico: oltre alle leucemie da </hi><hi rend="CharOverride-1">benzolo nei calzaturifici (anni ’60), la ‘morte colorata’, </hi><hi rend="CharOverride-1">cioè i tumori delle vescica da coloranti organici degli operai </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’IPCA di Ciriè (1973-74), i tumori al fegato ricercati </hi><hi rend="CharOverride-1">e scoperti tra i lavoratori del cloruro di vinile (1974-75), </hi><hi rend="CharOverride-1">le polineuriti da collanti (anni ’60-’70), l’esplosione al</hi><hi rend="CharOverride-1"> reattore contenente diossine della fabbrica chimica ICMESA di Meda (1976),</hi><hi rend="CharOverride-1"> segnano altrettante tappe in una presa di coscienza della gravità</hi><hi rend="CharOverride-1"> e complessità della condizione operaia, ma anche dell’inscindibilità dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’ambiente esterno rispetto ai luoghi di lavoro. Questi fatti come</hi><hi rend="CharOverride-1"> quelli legati alle esposizioni ad amianto che si manifesteranno con</hi><hi rend="CharOverride-1"> clamore negli anni ’80, hanno a che fare in </hi><hi rend="CharOverride-1">prevalenza con sostanze cancerogene, effetti posticipati di esposizioni pregresse, determinati </hi><hi rend="CharOverride-1">su base probabilistica, irreparabili per la salute e la vita </hi><hi rend="CharOverride-1">di chi è esposto anche a basse dosi.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La crisi delle</hi><hi rend="CharOverride-1"> organizzazioni dei lavoratori finisce per passare il testimone dell’impegno</hi><hi rend="CharOverride-1"> in difesa della salute nei luoghi di lavoro alle strutture</hi><hi rend="CharOverride-1"> di prevenzione delle Unità Sanitarie Locali volute dalla legge di</hi><hi rend="CharOverride-1"> Riforma sanitaria del 1978. Il cambio di impostazione rispetto al</hi><hi rend="CharOverride-1"> passato non potrebbe essere più radicale. Con la riforma passano</hi><hi rend="CharOverride-1"> definitivamente ‘per legge’, indirizzi politici quali l’affermazione </hi><hi rend="CharOverride-1">della partecipazione degli utenti, il primato della prevenzione primaria, il </hi><hi rend="CharOverride-1">decentramento nella gestione pubblica degli interventi. Si prevede: «la individuazione,</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’accertamento ed il controllo dei fattori di nocività, di</hi><hi rend="CharOverride-1"> pericolosità e di deterioramento negli ambienti di vita e di</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro»; «la indicazione delle misure idonee all’eliminazione </hi><hi rend="CharOverride-1">dei fattori di rischio ed al risanamento degli ambienti di </hi><hi rend="CharOverride-1">vita e di lavoro»; l’ipotesi della creazione di </hi><hi rend="CharOverride-1">presidi pubblici di prevenzione all’interno delle unità produttive. Utilizzando </hi><hi rend="CharOverride-1">tali strumenti nel decennio 1982-1992 è stato svolto un lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">rilevante e si può dire che esso sia stato capace, </hi><hi rend="CharOverride-1">anche a futura memoria, di innalzare il livello igienico e </hi><hi rend="CharOverride-1">di sicurezza anche nelle piccole aziende allineandole in qualche modo </hi><hi rend="CharOverride-1">a quello promosso prevalentemente dalle iniziative operaie nelle aziende di </hi><hi rend="CharOverride-1">più grandi dimensioni a partire dal decennio precedente.</hi></p><p rend="h3" ><hi>2.5 La normativa</hi><hi> id origine europea</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Le leggi europee arrivate massivamente ed in </hi><hi rend="CharOverride-1">maniera sconvolgente negli anni ’90 proponendo una cultura diversa; i</hi><hi rend="CharOverride-1"> datori di lavoro diventano soggetti non solo di responsabilità penali,</hi><hi rend="CharOverride-1"> ma debitori, per dovere di ‘etica di mercato’ di</hi><hi rend="CharOverride-1"> una organizzazione della prevenzione professionalmente qualificata. La valutazione di tutti</hi><hi rend="CharOverride-1"> i rischi diventa il perno di una programmazione degli interventi</hi><hi rend="CharOverride-1"> di bonifica e deve avvalersi del ‘Responsabile del servizio </hi><hi rend="CharOverride-1">di prevenzione e protezione’ e del ‘Medico competente’. </hi><hi rend="CharOverride-1">La ‘partecipazione dei lavoratori’ mediata da un ‘Rappresentante alla</hi><hi rend="CharOverride-1"> sicurezza’ è prevista come collaborazione e adesione motivata. L’</hi><hi rend="CharOverride-1">organo di controllo sarebbe deputato ad agire come supremo regolatore </hi><hi rend="CharOverride-1">e osservatore di una dialettica sempre più collaborativa per il </hi><hi rend="CharOverride-1">raggiungimento delle migliori condizioni di lavoro tecnologicamente compatibili, concordemente accettate </hi><hi rend="CharOverride-1">dalle parti sociali. Questo sistema vive ampiamente di momenti rituali </hi><hi rend="CharOverride-1">e burocratici, convive con situazioni perverse di precarietà e subalternità </hi><hi rend="CharOverride-1">dei lavoratori; cose queste che, nonostante la variata tecnologia e </hi><hi rend="CharOverride-1">spesso il diversificato tipo di produzione, non pare abbiano contribuito </hi><hi rend="CharOverride-1">sostanzialmente a migliorare la condizione di salute e sicurezza dei </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoratori e ciò viene testimoniato anche dai dati degli infortuni </hi><hi rend="CharOverride-1">e delle malattie professionali denunciati all’ente assicuratore. </hi></p><p rend="h3" ><hi>2.6 La </hi><hi>prevenzione ai tempi di Industria 4.0 </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In un passato ormai remoto, i lavoratori si sono dovuti contrapporre frontalmente alle imprese per conquistare il diritto alla salvaguardia dei propri diritti. Oggi che è in pieno svolgimento un nuovo processo tardano ad affermarsi o perlomeno a generalizzarsi dei meccanismi di difesa tradizionali, quelli che vorrebbero la prevenzione ‘remunerativa’ per i datori di lavoro divenendo essa stessa fonte di risparmio e nel contempo stimolo per una migliore produzione. Il modello a cui si tende, quello della così detta </hi><hi rend="italic CharOverride-1">smart factory</hi><hi rend="CharOverride-1">, fa ricorso alla tecnologia ed alla digitalizzazione, pone l’accento sulla ‘facilitazione’ di alcune prestazioni lavorative, sul miglioramento dell’ambiente di lavoro essendo nel contempo capace di aumentare la produttività ma soprattutto esigendo la ‘partecipazione’ incondizionata, devozionale da parte dei lavoratori. Come è stato scritto,</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Il contesto</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavorativo globale, ed anche o forse di più in Italia,</hi><hi rend="CharOverride-1"> nel quale si sviluppa la rivoluzione digitale è noto: disoccupazione,</hi><hi rend="CharOverride-1"> aumento della precarietà nelle varie forme, modiche significative degli orari</hi><hi rend="CharOverride-1"> di lavoro e del regime pensionistico, difficile gestione di alcuni</hi><hi rend="CharOverride-1"> diritti acquisiti come assenze per malattia, ridotta capacità lavorativa, impennata</hi><hi rend="CharOverride-1"> dei principali “indicatori di malessere” come consumo fumo, alcool,</hi><hi rend="CharOverride-1"> psicofarmaci, gioco d’azzardo, comportamenti aggressivi e genericamente rivendicativi. Un</hi><hi rend="CharOverride-1"> contesto generale che potrebbe essere aggravato, se possibile, dall’avvento</hi><hi rend="CharOverride-1"> di soluzioni produttive del genere Industria 4.0, specialmente in termini</hi><hi rend="CharOverride-1"> di occupazione e precarietà, con predicati vantaggi per pochi </hi><hi rend="CharOverride-1">ed eccessi di disagi anche per la salute psichica e </hi><hi rend="CharOverride-1">fisica per molti, specie quando questi molti vengono retrocessi da </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoratori a “semplici cittadini” in attesa di un qualche </hi><hi rend="CharOverride-1">“reddito di cittadinanza” (Carnevale 2018, 126).</hi></p><p rend="h2" ><hi>3. Considerazioni conclusive</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Esiste</hi><hi rend="CharOverride-1"> sicuramente uno ‘zoccolo duro’ di eventi avversi che le</hi><hi rend="CharOverride-1"> iniziative di prevenzione non sono state in grado di eliminare.</hi><hi rend="CharOverride-1"> In un passato ormai remoto, i lavoratori si sono dovuti</hi><hi rend="CharOverride-1"> contrapporre frontalmente con le imprese per conquistare il diritto alla</hi><hi rend="CharOverride-1"> salvaguardia dei loro diritti. Oggi, che è in pieno svolgimento</hi><hi rend="CharOverride-1"> un nuovo processo, tardano ad affermarsi dei meccanismi di difesa</hi><hi rend="CharOverride-1"> alternativi. Poco efficace risulta la prevenzione quale ‘interesse’ dei</hi><hi rend="CharOverride-1"> datori di lavoro, fonte di risparmio in termini assicurativi e</hi><hi rend="CharOverride-1"> di rivendicazioni monetarie di lavoratori infortunati ed ammalati e, nel</hi><hi rend="CharOverride-1"> contempo, stimolo per una migliore produzione; questa è l’idea</hi><hi rend="CharOverride-1"> di lavoro che ha il medico del lavoro più attivo</hi><hi rend="CharOverride-1"> ed illuminato. Questa è la dottrina di tutela che segue</hi><hi rend="CharOverride-1"> la filosofia della norma europea animata in primo luogo dall</hi><hi rend="CharOverride-1">’intento di contrastare la concorrenza industriale illecita. Occorre riconoscere che</hi><hi rend="CharOverride-1"> a fronte di questa tendenza tanti elementi consigliano di orientare</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’attenzione dei diretti interessati, cioè i lavoratori e quindi</hi><hi rend="CharOverride-1"> il loro antagonismo direttamente verso il riconoscimento ai propri fini</hi><hi rend="CharOverride-1"> delle cattive condizioni di lavoro, con un approccio utile a</hi><hi rend="CharOverride-1"> fronteggiare gli effetti negativi, soprattutto l’usura, lo sfruttamento e</hi><hi rend="CharOverride-1"> gli elevati costi psicosociali. Un buon indicatore di una tale</hi><hi rend="CharOverride-1"> tendenza deve essere visto nella libertà che il singolo lavoratore</hi><hi rend="CharOverride-1"> deve possedere per autotutelarsi e nel potere che detiene nel</hi><hi rend="CharOverride-1"> far valere questa sua opzione al di la di quanto</hi><hi rend="CharOverride-1"> sancito dalle Stato e dalle regole. In questo senso il</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoratore deve potere agire con propri strumenti di valutazione e</hi><hi rend="CharOverride-1"> di controllo e quindi preoccuparsi di gestire tutti i rischi</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavorativi, compresi quelli che attengono al ‘benessere’; in </hi><hi rend="CharOverride-1">questo modo può supplire alle carenze del medico del lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">che tra i suoi attrezzi del mestiere in genere non </hi><hi rend="CharOverride-1">possiede quello di discernere e di intervenire sugli elementi che </hi><hi rend="CharOverride-1">caratterizzano il rapporto esistente tra benessere individuale e sfruttamento. Tutto</hi><hi rend="CharOverride-1"> ciò contempla una idea aggiornata di ‘medicina del lavoro’</hi><hi rend="CharOverride-1"> la quale, più o oltre che preoccuparsi della difesa di</hi><hi rend="CharOverride-1"> ‘classe’, dei gruppi, omogenei o meno dei lavoratori, </hi><hi rend="CharOverride-1">si realizza assicurando la qualificazione personale di chi lavora, diritto </hi><hi rend="CharOverride-1">da contrattualizzare, soprattutto al livello aziendale.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È da considerare tuttavia che</hi><hi rend="CharOverride-1"> La trasformazione del lavoro in atto ha come presupposto una</hi><hi rend="CharOverride-1"> riduzione del potere (formale e informale) dei suoi lavoratori acquisita</hi><hi rend="CharOverride-1"> con il ricatto del ‘non lavoro’. Oggetto dello </hi><hi rend="CharOverride-1">scambio è la produttività massima con un’internazionalizzazione degli standard, </hi><hi rend="CharOverride-1">quindi più fatica per i lavoratori che nessuna valutazione dello </hi><hi rend="CharOverride-1">stress resa obbligatoria dalle norme vigenti nell’Unione Europea riuscirà </hi><hi rend="CharOverride-1">a rendere più clemente. In agguato c’è un nuovo </hi><hi rend="CharOverride-1">modello organizzativo che pretende il coinvolgimento di tutti nel processo </hi><hi rend="CharOverride-1">di miglioramento del prodotto e di abbassamento dei costi di </hi><hi rend="CharOverride-1">produzione. Esso può anche porre l’accento sul miglioramento ergonomico </hi><hi rend="CharOverride-1">delle postazioni lavorative per aumentare la produttività ma soprattutto sulla </hi><hi rend="CharOverride-1">partecipazione incondizionata e devozionale da parte dei lavoratori. In molte </hi><hi rend="CharOverride-1">fabbriche di qualsiasi parte del globo, si pretende che i </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoratori, non potendo o non dovendo essere sostituiti da robot, </hi><hi rend="CharOverride-1">lavorino come robot, nel momento in cui esiste un abbondante </hi><hi rend="CharOverride-1">esercito di robot di riserva.</hi></p><p rend="h2" ><hi>Riferimenti bibliografici</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Baldasseroni, Alberto. 2015. “Salute classi lavoratrici e istituzioni.”</hi><hi rend="CharOverride-1"> In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Storia del lavoro in Italia. Il Novecento (1896-1945). Il lavoro nell’età industriale</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Stefano Musso, 441-96. Roma: Castelvecchi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Baldasseroni, Alberto, e Francesco Carnevale. 2007. “</hi><hi rend="CharOverride-1">Un dramma quotidiano: gli infortuni sul lavoro. Le cause: macchine, uomo, organizzazione. In Francesco Carnevale, Luigi Tomassini, e Alberto Baldasseroni, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il rischio non è un mestiere. Il lavoro, la salute e la sicurezza dei lavoratori in Italia nelle fotografie delle Collezioni Alinari</hi><hi rend="CharOverride-1">, 208-18. Firenze: Fratelli Alinari.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Baldasseroni, Alberto, e Francesco Carnevale. 2015. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Malati di lavoro. Artigiani e lavoratori, medicina e medici da Bernardino Ramazzini a Luigi Devoto (1700-1900)</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Firenze: Polistampa.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Baldasseroni, Alberto, e Francesco Carnevale. 2021. “La bio-bibliografia di Luigi Carozzi come disegno storico della medicina del lavoro di molti decenni del Novecento in Italia e nel mondo. Progetto preliminare.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Salute e sicurezza sul lavoro. I congressi italiani e internazionali di medicina del lavoro dal 1906 a oggi</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Raffaella Biscioni, 49-79. Milano: FrancoAngeli.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Bianchi, Andrea. 1839. “</hi><hi rend="CharOverride-1">Sulle malattie conseguenti all’esercizio delle varie professioni e sulla </hi><hi rend="CharOverride-1">relativa igiene.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il Politecnico</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2: 209-24. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Carnevale, Francesco. 2015. “Salute classi lavoratrici ed istituzioni.” In</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Storia del lavoro in Italia. Il Novecento (1945-2000). La ricostruzione il miracolo economico la globalizzazione</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Stefano Musso, 416-85. Roma: Castelvecchi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Carnevale, Francesco. 2018. “</hi><hi rend="CharOverride-1">La salute e la sicurezza dei lavoratori in Italia. Continuità e trasformazioni dalla Prima Rivoluzione industriale a quella digitale.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il lavoro 4.0. La quarta rivoluzione industriale e le trasformazioni delle attività lavorative</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Alberto Cipriani, Alessio Gramolati, e Giovanni Mari, 117-30. Firenze: Firenze University Press. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Carnevale, Francesco, e Alberto Baldasseroni. 1999. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Mal da lavoro. Storia della salute dei lavoratori. </hi><hi rend="CharOverride-1">Roma-Bari: Laterza.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Carozzi, Luigi. 1931. “Un centro Internazionale di Medicina del Lavoro. Realizzazioni ed aspirazioni.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Rassegna di Medicina Applicata al Lavoro Industriale</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2: 113-27.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Castellino, Nicolò. 1933. “Igiene del lavoro.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Enciclopedia</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Italiana</hi><hi rend="CharOverride-1">. &lt;</hi><ref target="0"><hi rend="CharOverride-1">https://www.treccani.it/enciclopedia/lavoro_%28Enciclopedia-Italiana%29/</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">&gt;.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Contini, Cesare. 1881. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Igiene</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">dell’operaio</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: Forzani e C. Tipografi del Senato.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Betta,</hi><hi rend="CharOverride-1"> Enrico de. 1849. “Sulle professioni considerate come causa di malattia.” PhD Diss. Pavia: Tipografia Fusi e</hi><hi rend="CharOverride-1"> Comp. (ora in Francesco Carnevale, e Alberto Baldasseroni, “</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Sulle</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">professioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">considerate</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">come</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">causa</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">di</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">malattia</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1849) di Enrico de Betta. La prima trattazione italiana moderna su malattie e lavoro.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La Medicina del Lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> 104, 2013: 296-318). </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Devoto, Luigi. 1901. “Le Malattie del lavoro in Italia.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il Lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1: 1-8.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Devoto, Luigi. 1932. “Conclu</hi><hi rend="CharOverride-1">sioni del X Congresso Naziona</hi><hi rend="CharOverride-1">le di Medicina del L</hi><hi rend="CharOverride-1">avoro (Milano 23-25 aprile</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1932).” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La Medicina del Lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> 23:121-64.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Devoto, Luigi. 1935. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Dalla patologia alla igiene del lavoro. La scienza pacificatrice. Conferenza tenuta a Brescia nell’aula di S. Luca il 15 dicembre 1901</hi><hi rend="CharOverride-1"> (ora in </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Medicina del lavoro, Conferenze, lezioni, scritti, pubblicati dagli amici della Clinica del Lavoro nel XXV anno della Clinica, 20 Marzo 1910 - 20 Marzo 1935</hi><hi rend="CharOverride-1">, 14-30. Milano: Tipografia Antonio Cordani S. A).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Gardenghi, Giuseppe Felice. 1912. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Legislazione igienica del lavoro, dalle lezioni di Igiene applicata tenute al R. Istituto superiore di studi commerciali e attuariali in Roma</hi><hi rend="CharOverride-1">. Torino: UTET.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Marri, </hi><hi rend="CharOverride-1">Gastone, e Ivar Oddone, a cura di. 1967. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">L’ambiente di lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: Editrice </hi><hi rend="CharOverride-1">Sindacale Italiana,</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Oddone, Ivar. 1976. “Tra partecipazione e speculazione.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Sapere</hi><hi rend="CharOverride-1"> 794: 39-41.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Pieraccini, Gaetano. 1905. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Patologia del lavoro e terapia sociale</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Milano: Società Editrice Libraria.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Pieraccini, Gaetano. 1911. “Le assicurazioni sociali contro le malattie, la invalidità e la vecchiaia.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Trattato</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">di</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Medicina</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Sociale</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Sanità</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Fisica</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="CharOverride-1">diretta da Angelo Celli. Milano: Casa Editrice dottor Francesco Vallardi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Sacchi, Giuseppe. 1842.</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">“Sullo stato dei fanciulli occupati nelle manifatture.”</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> Annali Universali di Statistica</hi><hi rend="CharOverride-1"> 73: 9-34; 233-65. </hi></p><p rend="bib_indx_bib_tit" ><hi>Altri riferimenti bibliografici</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Alhique, Diego, Carnevale, Francesco, </hi><hi rend="CharOverride-1">Marri, Gastone, e Adolfo Pepe. 1999. “New forms and practices of worker’s representation in matters of health and safety at work.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Contributions to the history of occupational and environmental prevention</hi><hi rend="CharOverride-1">, edited by Antonio Grieco, Sergio Iavicoli, and Giovanni Berlinguer, 353-66. 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Milano: FrancoAngeli </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Butera</hi><hi rend="CharOverride-1">, Federico. 1980. “Le ricerche ‘non disciplinari’ per la trasformazione </hi><hi rend="CharOverride-1">del lavoro industriale in Italia: 1969-1979.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Sociologia del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> 10-1: 9-49.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Maifreda, Germano.</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2007. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La disciplina del lavoro, Operai, macchine e fabbriche nella storia italiana</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Milano: Bruno Mondadori. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Merli, Stefano. 1972. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Proletariato di fabbrica e capitalismo industriale, Il caso italiano 1880-1900</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">2 voll. 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          <head>References</head>
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