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        <title type="main" level="a">Bruno Trentin: nel lavoro la libertà viene prima</title>
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          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0001-6045-968X" type="ORCID">
            <forename>Giovanni</forename>
            <surname>Mari</surname>
            <placeName type="affiliation">University of Florence, Italy</placeName>
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          <resp>This is a section of <title>Idee di lavoro e di ozio per la nostra civiltà</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0319-7</idno>) by </resp>
          <name>Giovanni Mari, Francesco Ammannati, Brogi Stefano, Tiziana Faitini, Arianna Fermani, Francesco Seghezzi, Annalisa Tonarelli</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.159</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>Bruno Trentin's theoretical research represents, together with Antonio Gramsci's Notebooks, the most original and important contribution to the culture of the Italian left of the twentieth century. Positioning himself from the point of view of the subordinate worker, he notes that this condition of hetero-direction shapes the entire structure of modern society, deforming its citizenship, and that this condition can only be overcome by setting in motion a process of individual and collective emancipation based on conquest of forms of freedom at work. The transformations that work undergoes after the crisis of Fordism, and the new intertwining of work and knowledge, favor this growth of freedom and creativity in work and re-propose the person in work, previously denied by Taylorism, as the central issue of democratic development.</p>
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            <item>fordism</item>
            <item>post-fordism</item>
            <item>work</item>
            <item>subject</item>
            <item>freedom</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.159<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.159" /></p>
      
      <p rend="h1_chapter">Bruno Trentin: nel lavoro la libertà viene prima</p><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Giovanni Mari</hi></p><p rend="text_top" ><hi rend="CharOverride-1">1. B. Trentin (1926, Pavie, Francia-2007 Roma), figlio di Beppa Nardari e Silvio Trentin antifascisti esuli in Francia quando Bruno nacque, partecipò giovanissimo alla Resistenza al comando della Brigata «Fratelli Rosselli». Fece parte del Partito d’Azione fino al suo scioglimento (1947); nel 1947 per interessamento di Gaetano Salvemini studiò per alcuni mesi ad Harvard </hi><hi rend="CharOverride-1">per la composizione della laurea che conseguì nel 1949 a Padova con Enrico Opocher. Nello stesso anno fu chiamato da Vittorio Foa a far parte dell’Ufficio studi della CGIL diventando uno dei più stretti collaboratori di Giuseppe Di Vittorio. Nel 1950 si iscrisse al Partito comunista; tra il 1962 e il 1977 fu Segretario generale della FIOM e dal 1973</hi><hi rend="CharOverride-1"> della FLM, il sindacato unitario dei metalmeccanici, che entrò in crisi nel 1983; dal 1988 al 1994 Trentin fu Segretario generale della CGIL. Tra il 1999 e il 2007 fu parlamentare europeo. Nei primi anni Settanta conosce Marie Marcelle Padovani, giornalista del </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Nouvel Observateur</hi><hi rend="CharOverride-1">, di cui fu compagno per il resto della vita. Principali opere: </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Da sfruttati a produttori </hi><hi rend="CharOverride-1">(1977</hi><hi rend="CharOverride-1">); </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Lavoro e libertà nell’Italia che cambia </hi><hi rend="CharOverride-1">(1994); </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il coraggio dell’utopia </hi><hi rend="CharOverride-1">(Intervista di B. Ugolini, 1994);</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> La città del lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">(1997);</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> Il processo alla crescita </hi><hi rend="CharOverride-1">(con Carla Ravaioli, 1994); </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La libertà viene prima </hi><hi rend="CharOverride-1">(2004); a cura di Iginio Ariemma, nel 2017 vengono pubblicati una parte degli inediti </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Diari 1988-1994</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text_top" ><hi rend="CharOverride-1">2. La ricerca teorica di Bruno Trentin rappresenta, insieme ai </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Quaderni di Antonio Gramsci</hi><hi rend="CharOverride-1">, il contributo più originale e importante della</hi><hi rend="CharOverride-1"> cultura della sinistra italiana del Novecento. Un valore e un significato che sono ancora lontano dall’essere riconosciuti pienamente. Ciò appare tanto più sfavorevole</hi><hi rend="CharOverride-1"> in un periodo, come il nostro, in cui il dibattito sociale e politico, anche per la complessità e le trasformazioni sociali in corso, ha estremamente bisogno di idee per uscire dai paradigmi della società industriale novecentesca. E la riflessione di Trentin offre, sul piano della</hi><hi rend="CharOverride-1"> scienza sociale, politica ed economica, nonché dell’analisi storica delle vicende culturali e teoriche della sinistra politica e sindacale, non solo italiana, riflessioni ricche di originalità. In particolare </hi><hi rend="CharOverride-1">sulle trasformazioni del lavoro intervenute dopo la crisi del fordismo quando avviene, secondo Trentin, quella «riproposizione» della «persona che lavora, dalla quale discende tutto il resto» (Trentin, 2021 70). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Le sue riflessioni sono finalizzate alla costruzione di</hi><hi rend="CharOverride-1"> un’idea de-ideologizzata di lavoro per un progetto di sviluppo della democrazia industriale e della democrazia della società centrati sulla crescita della persona che lavora. I suoi testi sono analisi strettamente connesse a esperienze, battaglie, congiunture, talvolta anche ispirati da intenti autocritici, che hanno il carattere di momenti di un’</hi><hi rend="CharOverride-1">unica riflessione e di una continua ricerca attorno al tema del lavoro. Un problema che egli affronta ponendosi soprattutto dal punto di vista del lavoratore </hi><hi rend="italic CharOverride-1">subordinato</hi><hi rend="CharOverride-1">, chiarendo come questa condizione di eterodirezione impronti l</hi><hi rend="CharOverride-1">’intera struttura della moderna società, deformandone la cittadinanza, e come da questa condizione si possa uscire solo mettendo in moto un processo di emancipazione individuale e collettiva. Quindi, questo il punto, una battaglia contro il lavoro subordinato come critica della </hi><hi rend="italic CharOverride-1">fonte </hi><hi rend="CharOverride-1">principale</hi><hi rend="CharOverride-1"> di ogni rapporto sociale di dominio e sottomissione (Trentin 2014, 207)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_225_1407-1413.html#footnote-002">1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, di cui lo sfruttamento economico è una conseguenza e non la causa. Ovvero la questione dell’ </hi><hi rend="italic CharOverride-1">autonomia</hi><hi rend="CharOverride-1"> e della </hi><hi rend="italic CharOverride-1">libertà nel lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> da affermare prima dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">uguaglianza e della distribuzione della ricchezza, perché solo se questa condizione sarà realizzata, il lavoro potrà essere «un momento fondamentale per la costruzione dell’identità personale», uno «dei luoghi dove si mette in opera un progetto personale, dove ciascuno è messo alla prova, e allo stesso tempo un luogo dove la soggettività della persona si esprime attraverso le sue opere, la sua socialità e il posto che essa gli dà nella società» (Trentin 1994a, 28-9). La </hi><hi rend="CharOverride-1">lotta per la riforma sociale si identifica, quindi, con quella per la realizzazione soggettiva della persona; lo sviluppo della democrazia coincide con la battaglia per un diverso modo di lavorare e di identità personale; ovvero la conquista della </hi><hi rend="CharOverride-1">libertà necessaria nel lavoro dipendente non è un obiettivo da porre dopo la «presa del potere», ma la premessa per l’azione riformatrice. Una libertà che Trentin, coniuga alla responsabilità, e alla partecipazione, alla «codeterminazione»</hi><hi rend="CharOverride-1"> delle condizioni di lavoro, che egli rivendica pure sottolineando che le scelte aziendali rimangono, in ultima istanza, in carico alla direzione d’impresa, anche se attraverso un processo di </hi><hi rend="CharOverride-1">condivisione, di informazioni e responsabilità, non esenti da conflitto, in grado di realizzare il dettato dell’Art. 46 della Costituzione (Trentin 1994a, 115 sgg.). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il tema della libertà nel lavoro è dunque il filo rosso dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">intera riflessione sul lavoro condotta da Trentin nell’ottica di introdurre un mutamento nel punto cruciale delle distorsioni e delle asimmetrie della società moderna, che pure ha fatto del lavoro e della produzione di ricchezza il centro di ogni attività. Nel bilancio sulle </hi><hi rend="CharOverride-1">lotte degli anni sessanta e settanta compiuto in </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Da sfruttai e produttori</hi><hi rend="CharOverride-1">, un testo lucidamente autocritico della scarsa attenzione della cultura sindacale alle «mediazioni» e alle «tappe intermedie», oltreché alla necessità «di una direzione politica unificante», Trentin sottolinea come quelle lotte abbiano comunque </hi><hi rend="CharOverride-1">determinato una svolta, avendo fatto emergere, come «contraddizione principale», il «nodo della libertà», il «rifiuto cioè del lavoro coatto», del «lato oppressivo del rapporto di lavoro», spostando lo «scontro di classe dall’area della distribuzione all’area della produzione» e dell’ «organizzazione capitalistica del lavoro». </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In “Lavoro e libertà nell’Italia che cambia</hi><hi rend="CharOverride-1">”, la relazione alla Conferenza di programma di Chianciano del Giugno 1994 con la quale Trentin lascia la segreteria generale della CGIL, e che l’editore Carmine Donzelli volle pubblicare «nella forma di un libro» capace di parlare a tutti «coloro che si interrogano sulle sorti e gli sviluppi dell’intera società italiana» – un testo che segna il passaggio dal «sindacato dei consigli»</hi><hi rend="CharOverride-1"> degli anni sessanta e settanta a quello «dei diritti» e del «progetto», il tema della libertà nel lavoro, ritorna insieme a quello di un diritto ad «un lavoro scelto». Punto decisivo è la consapevolezza del significato della «crisi, che sembra irreversibile,» del taylorismo e del fordismo che la cultura democratica non ha posto ancora al «centro della riflessione». Non comprendendo, in questo modo,</hi><hi rend="CharOverride-1"> le «nuove straordinarie opportunità» che tale crisi pone per una «effettiva democrazia nei luoghi di lavoro» e per «nuovi spazi trasversali, polivalenti e poliprofessionali, di decisioni, anche nei lavori cosiddetti esecutivi» che «tendono ad essere investiti di nuove responsabilità di intervento e di controllo», «individuali e collettive, che consentano la soluzione dei cento, dei mille problemi», in una «economia sempre più fondata sullo scambio di informazioni». Fino ad una piena affermazione dei «diritti di dignità, di liberazione, di capacità negate»</hi><hi rend="CharOverride-1"> al lavoro subalterno, rimettendo al centro «come la vera variabile indipendente di una civiltà democratica non già la vecchia sciocchezza del salario, ma la persona, le sue condizioni di lavoro, la sua sicurezza e la sua salute, le sue libertà e la sua volontà di realizzarsi nel proprio lavoro» (Trentin 1994a, 36).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="italic CharOverride-1">La città del lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">approfondisce queste tematiche in un ampio e interessante confronto storico e teorico con la tradizione del socialismo e del marxismo che qui è impossibile ricostruire. Alla crucialità del «nodo della libertà» e della «codeterminazione» delle condizioni di lavoro sollevate dalle lotte degli anni sessanta</hi><hi rend="CharOverride-1">, e al tema del «lavoro scelto» e dei diritti di libertà individuali e collettivi del 1994, in questo testo del 1997 Trentin approfondisce le opportunità che si aprono al lavoro con la fine del fordismo e del lavoro «astratto» di Marx, nonché, con la rivoluzione informatica, nel quadro di una critica del primato leninista della politica sulle trasformazioni delle relazioni sociali di lavoro, e quindi </hi><hi rend="CharOverride-1">del primato socialdemocratico delle compensazioni salariali sulla mancanza di libertà nel lavoro. Ne fuoriesce l’idea di una svolta storica condensata nella riproposizione della persona nel lavoro. La persona negata dal taylorismo, che richiede solo ubbidienza e passività intellettuale, è posta dall’informatizzazione al centro delle attività,</hi><hi rend="CharOverride-1"> la cui flessibilizzazione richiede crescenti capacità di risolvere problemi e di responsabilizzazione dei risultati. Un complesso di nuove richieste, a cui il lavoro deve saper rispondere in termini di autonomia e di formazione continua, che assottiglia le differenze tra lavoro manuale e intellettuale che Trentin rileva in termini di «superamento, alle frontiere sempre più mobili del lavoro subordinato, della storiche distinzioni fra il lavoro, l’</hi><hi rend="CharOverride-1">opera e l’attività che Hannah Arendt ripercorreva nella sua </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Vita attiva</hi><hi rend="CharOverride-1">» (Trentin 2014, 23). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nell’ultima opera, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La libertà viene prima</hi><hi rend="CharOverride-1">, il tema della libertà nel lavoro, trattato in stretta connessione con le continue trasformazioni tecnologiche e organizzative cui il lavoro è sottomesso tra la fine del Novecento e l</hi><hi rend="CharOverride-1">’inizio del nuovo millennio, trova un ulteriore approfondimento. Ma intanto che cosa significa che «la libertà viene prima»? </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Nessun progresso è ormai concepibile […] se non fa definitivamente giustizia di tutte le ideologie totalitarie, che pretesero che la libertà sarebbe venuta </hi><hi rend="italic CharOverride-1">dopo </hi><hi rend="CharOverride-1">la “presa” o l’ occupazione del potere </hi><hi rend="CharOverride-1">[…] e che il “benessere” è la condizione preliminare e insostituibile per “godere” della libertà e per saperla utilizzare […] Prima viene la libertà e solo dopo l’uguaglianza; ed è la vera, la sola misura del cambiamento anche nei rapporti di lavoro e nella possibilità di ridurre le disuguaglianze […] la scelta di porre in primo piano la lotta per la conquista di spazi di libertà, contro l’oppressione, per la creazione di possibilità di autorealizzazione nel lavoro, non è mai stata […] un patrimonio della maggioranza del movimento operaio […] oggi la dialettica tra libertà ed eguaglianza non è più la stessa dei tempi del taylorismo: oggi non sarà più possibile […] non dare una risposta all’attesa crescente di autonomia e autodeterminazione, di autorealizzazione nel lavoro (Trentin 2021, 57, 168, 207-8)</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Che la libertà venga prima dell’uguaglianza e della giustizia sociali, nella cultura della sinistra, non è mai stato affermato con questa forza</hi><hi rend="CharOverride-1">. Ma ciò non viene detto in nome di una gerarchia etica o culturale, perché i valori verrebbero per principio prima del «benessere», ma di una priorità realistica, politica, o, se si preferisce, funzionale, </hi><hi rend="CharOverride-1">ancorché non meno determinante. Perché la causa delle disuguaglianze non è semplicemente l’assenza di una cultura dell’equità o di ordinamenti improntati all</hi><hi rend="CharOverride-1">’uguaglianza; l’origine della disuguaglianza va identificata nell’assenza di quella libertà per cui accade la sottomissione e l’esclusione sociale, di un diritto alla libertà nel lavoro dipendente che</hi><hi rend="CharOverride-1"> non viene riconosciuto nella cultura e nelle istituzioni che potrebbero impedire tali dissimmetrie. Perciò occorre partire </hi><hi rend="CharOverride-1">dalla battaglia per la libertà nel lavoro, dall’ autonomia della «persona che lavora, dalla quale discende tutto il resto»; </hi><hi rend="italic CharOverride-1">perché il lavoro eterodiretto è alla base di ogni disuguaglianza sociale</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Certamente in un paese, come l</hi><hi rend="CharOverride-1">’Italia, in cui tra il 2010 e il 2020 il valore delle retribuzioni è sceso del’8,3% (a fronte di un incremento di più del 30% in Francia e Germania) e in cui, nello stesso periodo, il numero dei </hi><hi rend="italic CharOverride-1">working poors</hi><hi rend="CharOverride-1"> è arrivato al 13,3% dei lavoratori dipendenti e al 7,6% di quelli autonomi,</hi><hi rend="CharOverride-1"> la tematica della libertà va connessa a quella del «benessere», cioè prevista negli stessi contratti. Ed infatti Trentin collega questa battaglia per la libertà a quella per un «nuovo contratto» (e una «nuovo patto sociale»), i cui punti principali, che qui è impossibile approfondire, sono: costruzione di una «impiegabilità» e di nuove forme di «sicurezza» del lavoratore, fondate sulla formazione permanente, per rispondere attivamente alla flessibilità «imposta all’economia» e quindi alla crisi del contratto di lavoro a tempo indeterminato; valutazione delle conseguenze de</hi><hi rend="CharOverride-1">lla «fine del lavoro astratto» ai fini del calcolo della prestazione, perché nella diversità della qualità del lavoro il «tempo sarà sempre meno la misura del salario»; affermazione del diritto all’ «informazione preventiva» e a forme di autonoma partecipazione connesse all’</hi><hi rend="CharOverride-1">aumento della responsabilità del risultato; unità di «tutte le forme di lavoro subordinato»; «certezza» del contratto, estensione del «welfare universale» e promozione «di un invecchiamento attivo della popolazione con aumento volontario ma incentivato dell’occupazione dei lavoratori anziani e quindi dell’età pensionabile» (Trentin 2021, 88-9). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Da notare come dal 2004, anno di pubblicazione di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La libertà viene prima</hi><hi rend="CharOverride-1">, la polarizzazione e la frammentazione del merca</hi><hi rend="CharOverride-1">to del lavoro si siano aggravate e che le nuove divisioni, oltreché dovute alle differenze nel possesso della conoscenza (formazione) sono sempre più frequentemente causate da un uso improprio e spesso illegale del mercato del lavoro, una situazione a cui difficilmente il contratto potrà rimediare da solo e che appare richiedere urgenti interventi legislativi, come riconosciuto anche dai primi risultati della Commissione parlamentare sul lavoro pubblicati il 2</hi><hi rend="CharOverride-1">0 Aprile 2022</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_225_1407-1413.html#footnote-001">2</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text_top" ><hi rend="CharOverride-1">3. Certamente l’accento sulla libertà, spesso accumunata al diritto di «uguali opportunità», caratterizza la concezione del lavoro di Trentin. Libertà nel lavoro vuol dire che il lavoro è un’attività fondata sulla conoscenza, sulla creatività, sulla responsabilità, sulla formazione continua, sull’autorealizzazione della persona e delle sue capacità, quindi sulla crescita della sua umanità. E soprattutto vuol dire che il dipendente è un soggetto attivo nel rapporto di lavoro, una persona che incarna libertà formali che ne fanno potenzialmente sempre un soggetto libero, diverso e solidale, un cittadino anche nel lavoro.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Si tratta di un’idea di lavoro agli antipodi della principale forma di lavoro della società industriale, il fordismo, che, rispetto a tale idea, appare quasi un non-lavoro. Ma si tratta di un’idea che cambia anche la concezione del tempo libero, che non è più ricerca compensativa di un’identità irrealizzabile nel lavoro, e che poi non si </hi><hi rend="CharOverride-1">realizza neppure in questo tempo, in cui si riflette la passività del tempo di lavoro, e che, gestito dall’industria del tempo libero, prevede identità costruite nel consumo non in grado di proporsi come personalità attive.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Attualmente il lavoro è attraversato, oltre alle intollerabili iniquità materiali già ricordate, da due questioni, che rappresentano altrettanti sfide. Per un verso, da una crisi del valore del lavoro esistente, a cominciare da quello dipendente, che si è recentemente manifestata in forme di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Great Resignation</hi><hi rend="CharOverride-1"> (cfr. Barbieri 2022;</hi><hi rend="CharOverride-1"> Krugman 2022) e in «economia YOLO» (You Only Life Once) (cfr. Roose 2021). Le persone richiedono molto di più, in termini di soddisfazione e interesse, al lavoro che svolgono, che occupa la maggior parte del loro tempo di vita, in maniera faticosa</hi><hi rend="CharOverride-1"> e stressante, poco interessante e molto spesso sottopagato, oltreché monopolizzando l’intera esistenza. Trentin direbbe che esse richiedono più libertà nel lavoro, nel senso in cui egli la intende. Per un altro verso, la rivoluzione digitale e le AI (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Artificial Intelligence</hi><hi rend="CharOverride-1">) pongono un’alternativa</hi><hi rend="CharOverride-1"> ineludibile per il lavoro: esse lo possono sostituire oppure «potenziare» (Brynjolfsson 2022). Ma perché questa seconda possibilità si attui è indispensabile che il lavoro abbia conquistato più libertà altrimenti l’AI potrà diventare uno strumento di estorsione di forme di plusvalore assoluto e relativo realizzate congiuntamente all’ombra dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">algoritmo. Gli anni trascorsi dalla pubblicazione delle opere di Trentin confermano le analisi in esse contenute e sottolineano l’attualità del pensiero del loro autore ed insieme a quella della conquista della necessaria «libertà nel lavoro».</hi></p><p rend="h2" ><hi>Riferimenti bibliografici</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_225_1407-1413.html#footnote-000">-1</ref></hi></hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Ariemma, I. 2014. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La sinistra di Bruno Trentin. Elementi per una biografia</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: EDIESSE.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Barbieri, F. 2022. “Vecchio lavoro addio, 2 milioni di dimissioni in un anno: i 10 motivi della great resignation.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">il</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Sole</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">24</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">ore</hi><hi rend="CharOverride-1">, 23 marzo.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Brynjolfsson, E. 2022</hi><hi rend="CharOverride-1">. “The Turing Trap: The Promise &amp; Peril of Human-Like Artificial Intelligence.” 12 gennaio. &lt;</hi><ref target="0"><hi rend="CharOverride-1">https://digitaleconomy.stanford.edu/news/the-turing-trap-the-promise-peril-of-human-like-artificial-intelligence/</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">&gt;.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Cruciani, S., a cura.</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2012. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Bruno Trentin e la sinistra italiana e francese</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: Collection de l’École Français de Rome.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Cruciani, S., e I. Romeo, a cura</hi><hi rend="CharOverride-1">. 2015. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">L’itinerario di Bruno Trentin. Archivi, immagini, bibliografia</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">prefazione</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">di I. Ariemma. Roma: EDIESSE.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Gramolati A.</hi><hi rend="CharOverride-1">, e G. Mari, a cura. 2010. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Bruno Trentin. Lavoro, libertà, conoscenza</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: Firenze University Press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Gramolati, </hi><hi rend="CharOverride-1">A., e G. Mari, a cura. 2016. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il lavoro dopo il Novecento. Da produttori ad attori sociali. La “Città del lavoro” di Bruno Trentin per un’”altra sinistra”</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Firenze: Firenze University Press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Krugman, P. 2022. “What Ever Happened to the Great Resignation?”</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> The</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">New</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">York</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Times</hi><hi rend="CharOverride-1">, 5 aprile.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Mari, G., a cura di.</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2018. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Bruno Trentin. Aspetti filosofici</hi><hi rend="CharOverride-1">, scritti di I. Ariemma, F. Butera, G. Mari, F. Totaro, e S. Veca (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Iride.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Filosofia</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">e</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">discussione</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">pubblica</hi><hi rend="CharOverride-1"> 31, 85).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Ranieri, A.</hi><hi rend="CharOverride-1">, e I. Romeo, a cura. 2020. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Bruno Trentin e l’eclisse della sinistra</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Dai diari 1995-2006</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: Castelvecchi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Ravaioli, </hi><hi rend="CharOverride-1">C., e B. Trentin. 2000.</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> Il processo alla crescita. Ambiente, occupazione, giustizia sociale nel mondo neoliberista</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: Editori Riuniti.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Roose, K. 2021. “Welcome to the YOLO Economy.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">The</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">New</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">York</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Times</hi><hi rend="CharOverride-1">, 21 April.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Senato. 2022. “Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro pubblici e privati, Relazione intermedia sull’attività svolta.” 20 Aprile 2022 &lt;</hi><ref target="0"><hi rend="CharOverride-1">https://www.senato.it/notes9/Web/18LavoriNewV.nsf/OdGInchCondizioniLavoroCommWebLeg?ReadForm&amp;7/2022/18</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">&gt;.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Trentin,</hi><hi rend="CharOverride-1"> B. 1977.</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> Da sfruttati a produttori</hi><hi rend="CharOverride-1">. Bari: De Donato (trad. ted. parziale, VSA, 1978; fr., ed. de l’Atelier, 1984).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Trentin, B. 1994a.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Lavoro e libertà nell’Italia che cambia</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: Donzelli.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Trentin, B. 1994b. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il coraggio dell’utopia</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La sinistra e il sindacato dopo l’utopia</hi><hi rend="CharOverride-1">, intervista di B. Ugolini. Milano</hi><hi rend="CharOverride-1">: Rizzoli.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Trentin, B. 2008. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Diario di guerra (settembre-novembre 1943)</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di I. Ariemma. Roma: Donzelli.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Trentin, B. 2014.</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> La città del lavoro. Sinistra e crisi della sinistra </hi><hi rend="CharOverride-1">(1997), nuova edizione a cura di I. Ariemma, Firenze: Firenze University Press (trad. ted., VSA 1999; sp., Fundacion 1° de Mayo, 2013; fr. Fayard, 2012).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Trentin, B. 2017.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Diari 1988-1994</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Iginio Ariemma. Roma: EDIESSE.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Trentin, B. 2021. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La libertà viene prima. La libertà come posta in gioco nel conflitto sociale </hi><hi rend="CharOverride-1">(2004), nuova edizione a cura di S. Cruciani, Firenze: Firenze University P</hi><hi rend="CharOverride-1">ress (trad. fr. Éditions sociales, 2016).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Weil, S. 1983. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Riflessioni sulle cause della libertà e dell’oppressione sociale</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Adelphi.</hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_225_1407-1413.html#footnote-002-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Laddove Trentin </hi><hi rend="CharOverride-1">scrive che Simone Weil individua nella «oppressione sul lavoro umano </hi><hi rend="CharOverride-1">una contraddizione lacerante delle democrazie moderne e il ‘crogiolo’ </hi><hi rend="CharOverride-1">del moderno Stato razionalizzato e totalitario (Weil 1983).</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_225_1407-1413.html#footnote-001-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. la commissione parlamentare di inchiesta </hi><hi rend="CharOverride-1">Senato (2022), dove</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">il Senato attesta che lo sfruttamento del lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">«si registra in ogni campo lavorativo: edilizia, sanità, assistenza, case </hi><hi rend="CharOverride-1">di cura, logistica, call-center, ristorazione, servizi a domicilio, pesca, cantieristica </hi><hi rend="CharOverride-1">navale», secondo una «Ricerca del profitto con modalità, termini e </hi><hi rend="CharOverride-1">proporzioni prevalenti sulla tutela della dignità, della salute e della </hi><hi rend="CharOverride-1">sicurezza», diffusione «trasversale a molti settori dell’economia» </hi><hi rend="CharOverride-1">del delitto di intermediazione illecita di manodopera, sistemi organizzativi che </hi><hi rend="CharOverride-1">scaricano «sui lavoratori, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">rectius</hi><hi rend="CharOverride-1"> sulla loro pelle, i deficit strutturali</hi><hi rend="CharOverride-1"> e organizzativi dell’ambiente di lavoro».</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_225_1407-1413.html#footnote-000-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	La Fondazione Giuseppe </hi><hi rend="CharOverride-1">Di Vittorio, d’intesa con la segreteria della CGIL, ha </hi><hi rend="CharOverride-1">costituito nel 2007 un gruppo di lavoro, coordinato fino alla </hi><hi rend="CharOverride-1">sua morte (2018) da I. Ariemma, allo scopo di censire, </hi><hi rend="CharOverride-1">raccogliere, catalogare, pubblicare o ripubblicare gli scritti di B. Trentin. </hi><hi rend="CharOverride-1">Presso l’editore EDIESSE sono sinora usciti numerosi volumi, comprensivi </hi><hi rend="CharOverride-1">anche di atti di convegni e saggi sulla figura e l’opera di Trentin.</hi></p></item>
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        <listBibl>
          <head>References</head>
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          <bibl n="144227">Brynjolfsson, E. 2022. “The Turing Trap: The Promise &amp;amp; Peril of Human-Like Artificial Intelligence.” 12 gennaio. &amp;lt;https://digitaleconomy.stanford.edu/news/the-turing-trap-the-promise-peril-of-human-like-artificial-intelligence/&amp;gt;.</bibl>
          <bibl n="145754">Cruciani, S., a cura. 2012. Bruno Trentin e la sinistra italiana e francese. Roma: Collection de l’&amp;#201;cole Fran&amp;#231;ais de Rome.</bibl>
          <bibl n="145200">Cruciani, S., e I. Romeo, a cura. 2015. L’itinerario di Bruno Trentin. Archivi, immagini, bibliografia, prefazione di I. Ariemma. Roma: EDIESSE.</bibl>
          <bibl n="145898">Gramolati A., e G. Mari, a cura. 2010. Bruno Trentin. Lavoro, libert&amp;#224;, conoscenza. Firenze: Firenze University Press.</bibl>
          <bibl n="144429">Gramolati, A., e G. Mari, a cura. 2016. Il lavoro dopo il Novecento. Da produttori ad attori sociali. La “Citt&amp;#224; del lavoro” di Bruno Trentin per un’”altra sinistra”. Firenze: Firenze University Press.</bibl>
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          <bibl n="144658">Mari, G., a cura di. 2018. Bruno Trentin. Aspetti filosofici, scritti di I. Ariemma, F. Butera, G. Mari, F. Totaro, e S. Veca (Iride. Filosofia e discussione pubblica 31, 85).</bibl>
          <bibl n="145781">Ranieri, A., e I. Romeo, a cura. 2020. Bruno Trentin e l’eclisse della sinistra. Dai diari 1995-2006. Roma: Castelvecchi.</bibl>
          <bibl n="145119">Ravaioli, C., e B. Trentin. 2000. Il processo alla crescita. Ambiente, occupazione, giustizia sociale nel mondo neoliberista. Roma: Editori Riuniti.</bibl>
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          <bibl n="143954">Senato. 2022. “Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro pubblici e privati, Relazione intermedia sull’attivit&amp;#224; svolta.” 20 Aprile 2022 &amp;lt;https://www.senato.it/notes9/Web/18LavoriNewV.nsf/OdGInchCondizioniLavoroCommWebLeg?ReadForm&amp;amp;7/2022/18&amp;gt;.</bibl>
          <bibl n="145726">Trentin, B. 1977. Da sfruttati a produttori. Bari: De Donato (trad. ted. parziale, VSA, 1978; fr., ed. de l’Atelier, 1984).</bibl>
          <bibl n="147222">Trentin, B. 1994a. Lavoro e libert&amp;#224; nell’Italia che cambia. Roma: Donzelli.</bibl>
          <bibl n="145588">Trentin, B. 1994b. Il coraggio dell’utopia. La sinistra e il sindacato dopo l’utopia, intervista di B. Ugolini. Milano: Rizzoli.</bibl>
          <bibl n="146495">Trentin, B. 2008. Diario di guerra (settembre-novembre 1943), a cura di I. Ariemma. Roma: Donzelli.</bibl>
          <bibl n="144255">Trentin, B. 2014. La citt&amp;#224; del lavoro. Sinistra e crisi della sinistra (1997), nuova edizione a cura di I. Ariemma, Firenze: Firenze University Press (trad. ted., VSA 1999; sp., Fundacion 1&amp;#176; de Mayo, 2013; fr. Fayard, 2012).</bibl>
          <bibl n="147223">Trentin, B. 2017. Diari 1988-1994, a cura di Iginio Ariemma. Roma: EDIESSE.</bibl>
          <bibl n="144336">Trentin, B. 2021. La libert&amp;#224; viene prima. La libert&amp;#224; come posta in gioco nel conflitto sociale (2004), nuova edizione a cura di S. Cruciani, Firenze: Firenze University Press (trad. fr. &amp;#201;ditions sociales, 2016).</bibl>
          <bibl n="146571">Weil, S. 1983. Riflessioni sulle cause della libert&amp;#224; e dell’oppressione sociale. Milano: Adelphi.</bibl>
        </listBibl>
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