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        <title type="main" level="a">Lavoro, impresa e globalizzazione nell’opera di Luciano Gallino</title>
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            <forename>Paolo</forename>
            <surname>Ceri</surname>
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          <resp>This is a section of <title>Idee di lavoro e di ozio per la nostra civiltà</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0319-7</idno>) by </resp>
          <name>Giovanni Mari, Francesco Ammannati, Brogi Stefano, Tiziana Faitini, Arianna Fermani, Francesco Seghezzi, Annalisa Tonarelli</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.162</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>Luciano Gallino’s sociology is centered on three problems: modernization, technological innovation, and the quality of work. Gallino’s sixty-year of writings three phases can be discerned. In the first phase the investigations concern the possibilities of improving the quality of work. In the second phase the main object of analysis is the process of modernization, especially the relationship between the formal and informal dimensions of the economy, with special regard to cases of double jobs, work flexibility and job insecurity. In the third phase, from the late Nineties to 2015, Gallino broadens his perspective to include the analysis of processes of globalization at organizational and ideological levels. The investigation focuses on the one hand on the characteristics and consequences of the financialization of the economy and, on the other, on the de-responsibility of the business company.</p>
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            <item>quality of work</item>
            <item>modernization</item>
            <item>corporate social responsability</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.162<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.162" /></p>
      
      <p rend="h1_chapter">Lavoro, impresa e globalizzazione nell’opera di Luciano Gallino</p><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Paolo Ceri</hi></p><p rend="h2" ><hi>1. Cenni biografici</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Luciano Gallino (Torino 1927-2015), professore emerito all’Università di Torino,</hi><hi rend="CharOverride-1"> dove ha insegnato sociologia dal 1971, è stato uno dei</hi><hi rend="CharOverride-1"> protagonisti della rinascita postbellica della sociologia in Italia. Assunto alla</hi><hi rend="CharOverride-1"> Olivetti di Ivrea nel 1958, vi ha svolto e coordinato</hi><hi rend="CharOverride-1"> fino al 1970 indagini organizzative, quale responsabile del Servizio Ricerche</hi><hi rend="CharOverride-1"> Sociologiche e Studi Organizzativi. Research fellow presso il Center for</hi><hi rend="CharOverride-1"> Advanced Study in the Behavioral Sciences di Staford nel biennio</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1964-65, ha svolto attività di docenza di sociologia ininterrottamente all</hi><hi rend="CharOverride-1">’Università di Torino, dove ha creato l’Istituto di Sociologia</hi><hi rend="CharOverride-1"> e poi diretto per alcuni anni il Dipartimento di Scienze</hi><hi rend="CharOverride-1"> dell’Educazione e della Formazione. Cofondatore nel 1970 della società</hi><hi rend="CharOverride-1"> Arpes, ha diretto varie ricerche sull’organizzazione e la qualità</hi><hi rend="CharOverride-1"> del lavoro nelle maggiori aziende siderurgiche e petrolchimiche italiane. È stato</hi><hi rend="CharOverride-1"> per un quindicennio coordinatore prima, presidente poi, dello CSI/Piemonte (Consorzio</hi><hi rend="CharOverride-1"> Regione/Università/Politecnico per il Sistema Informativo, creato nel 1980. Ha operato</hi><hi rend="CharOverride-1"> dal 1979 al 1988 quale presidente del Consiglio Italiano delle</hi><hi rend="CharOverride-1"> Scienze Sociali, e dal 1987 per due mandati dell’Associazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> Italiana di Sociologia. Redattore dal 1961, ha diretto dal 1968</hi><hi rend="CharOverride-1"> fino alla sua scomparsa i </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Quaderni di Sociologia</hi><hi rend="CharOverride-1">, rivista </hi><hi rend="CharOverride-1">fondata nel 1951 da Nicola Abbagnano e Franco Ferrarotti.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Autore di</hi><hi rend="CharOverride-1"> ampi studi di sociologia generale e di sociologia del lavoro,</hi><hi rend="CharOverride-1"> si è dedicato in misura crescente nel tempo all’analisi</hi><hi rend="CharOverride-1"> delle trasformazioni dell’industria e del rapporto tra trasformazioni tecnologiche</hi><hi rend="CharOverride-1"> e conseguenze socio-cognitive, per concentrarsi nell’ultimo quindicennio all’analisi</hi><hi rend="CharOverride-1"> dei processi di finanziarizzazione dell’economia e relativi effetti sulla</hi><hi rend="CharOverride-1"> disuguaglianza sociale, sull’occupazione e sulla qualità della vita.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Tra </hi><hi rend="CharOverride-1">le sue numerose opere rivestono particolare rilievo disciplinare e culturale: </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Indagini di sociologia economica e industriale</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Milano: Edizioni di Comunità,</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1962); </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Questioni di Sociologia</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Milano: Edizioni di Comunità,</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1969); </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Dizionario di Sociologia</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Torino: UTET, 1978)</hi><hi rend="CharOverride-1">; </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La società: perché cambia, come funziona. Un’introduzione sistemica </hi><hi rend="italic CharOverride-1">alla sociologia</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Torino: Paravia, 1980); </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Informatica e qualità</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> del lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">(Torino: Einaudi, 1983); </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Della ingovernabilità. La</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> società italiana tra premoderno e neo-industriale </hi><hi rend="CharOverride-1">(Milano: Edizioni di </hi><hi rend="CharOverride-1">Comunità, 1987); </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Se tre milioni vi sembran pochi. Sui </hi><hi rend="italic CharOverride-1">modi di combattere la disoccupazione in Italia </hi><hi rend="CharOverride-1">(Torino: Einaudi,1998:)</hi><hi rend="CharOverride-1">; </hi><hi rend="italic CharOverride-1">L’impresa responsabile. Intervista su Adriano Olivetti </hi><hi rend="CharOverride-1">(Milano: </hi><hi rend="CharOverride-1">Edizioni di Comunità, 2001); </hi><hi rend="italic CharOverride-1">L’impresa irresponsabile</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Torino: </hi><hi rend="CharOverride-1">Einaudi, 2005); </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Tecnologia e democrazia. Conoscenze tecniche e scientifiche </hi><hi rend="italic CharOverride-1">come beni comuni</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Torino: Einaudi, 2007); </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Finanzcapitalismo. La</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> civiltà del denaro in crisi</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Torino: Einaudi, 2011).</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La produzione scientifica di Luciano Gallino si distingue, oltre che</hi><hi rend="CharOverride-1"> per il rigore analitico, per il carattere sistematico e interdisciplinare</hi><hi rend="CharOverride-1"> con cui è indagata, con invidiabile competenza, una non comune</hi><hi rend="CharOverride-1"> varietà di temi e fenomeni: dai processi di modernizzazione alla</hi><hi rend="CharOverride-1"> democrazia aziendale, dall’economia informale ai tipi di alti dirigenti,</hi><hi rend="CharOverride-1"> dall’evoluzione tecnologica agli usi della ricerca, dalla governabilità alla</hi><hi rend="CharOverride-1"> globalizzazione, dalla sociobiologia all’intelligenza artificiale – per citarne alcuni. In</hi><hi rend="CharOverride-1"> tale opera centrale per continuità e rilevanza è il tema</hi><hi rend="CharOverride-1"> delle trasformazioni dell’economia e del lavoro, con le relative</hi><hi rend="CharOverride-1"> conseguenze sociali. Per cogliere come Gallino abbia saputo passare, come</hi><hi rend="CharOverride-1"> pochissimi altri, dall’analisi di dimensioni (per certi aspetti) micro</hi><hi rend="CharOverride-1"> come la qualità del lavoro a quella di dimensioni macro</hi><hi rend="CharOverride-1"> come la globalizzazione economica, sino a connetterle in prospettiva sia</hi><hi rend="CharOverride-1"> storica che strutturale, è importante considerare come in essa vi</hi><hi rend="CharOverride-1"> sia un intrinseco sistematico collegamento tra interrogativi e conoscenze proprie</hi><hi rend="CharOverride-1"> della cennata varietà di temi e gli interrogativi e conoscenze</hi><hi rend="CharOverride-1"> attinenti allo specifico tema, di volta in volta in oggetto.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Parimenti importante per la comprensione e valutazione della sua opera</hi><hi rend="CharOverride-1"> è considerare la connessione tra l’osservazione dei fatti teoricamente</hi><hi rend="CharOverride-1"> orientata e l’esplorazione delle possibilità d’intervento e cambiamento.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Al riguardo ‘basterebbe’ rintracciare il percorso scientifico cinquantennale che</hi><hi rend="CharOverride-1"> dal tema della qualità del lavoro conduce a quello della</hi><hi rend="CharOverride-1"> globalizzazione e della finanziarizzazione dell’economia: un tentativo che, per</hi><hi rend="CharOverride-1"> grandi linee e in estrema sintesi, qui proviamo a fare.</hi></p><p rend="h2" ><hi>2. L’azienda e la qualità del lavoro</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È all’Olivetti di</hi><hi rend="CharOverride-1"> Ivrea che Gallino avvia l’analisi del lavoro e dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’organizzazione aziendale, convinto fin dall’inizio che la conoscenza sociologica</hi><hi rend="CharOverride-1"> sia necessaria per migliorare la qualità del lavoro e </hi><hi rend="CharOverride-1">della vita. Come ricorda trent’anni dopo. </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Nel ’</hi><hi rend="CharOverride-1">54, quando visitai per la prima volta l’Olivetti, visitai </hi><hi rend="CharOverride-1">un grande reparto di presse: centinaia di presse con molti </hi><hi rend="CharOverride-1">uomini e moltissime donne che facevano un lavoro che consisteva </hi><hi rend="CharOverride-1">nel mettere dentro i pezzi di metallo, togliere le mani, </hi><hi rend="CharOverride-1">schiacciare col piede, togliere il pezzo caldo che scottava, posarlo </hi><hi rend="CharOverride-1">da una parte – e questo per ore e ore. </hi><hi rend="CharOverride-1">Allora io mi dissi due cose. Primo: io sono un </hi><hi rend="CharOverride-1">privilegiato. Secondo: in qualche modo, attraverso il mio lavoro, il </hi><hi rend="CharOverride-1">mio mestiere, io devo fare qualcosa. La mia idea della </hi><hi rend="CharOverride-1">qualità del lavoro, il mio impegno per strumenti e per </hi><hi rend="CharOverride-1">studi orientati a migliorare la qualità del lavoro, nasce anche </hi><hi rend="CharOverride-1">da quell’incidente biografico: da quella fabbrica con cui, per </hi><hi rend="CharOverride-1">alcuni anni, fui poi in stretto contatto (Gallino 1985, 117).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per</hi><hi rend="CharOverride-1"> adempiere al genere di promessa interiore espressa nella visita al</hi><hi rend="CharOverride-1"> reparto presse, il neoassunto Gallino avrebbe potuto proporsi di diventare</hi><hi rend="CharOverride-1"> prima o poi sindacalista, oppure di diventare un giorno alto</hi><hi rend="CharOverride-1"> dirigente. Diversamente, ne ha fatto un motivo del suo voler</hi><hi rend="CharOverride-1"> essere sociologo, dell’intraprendere cioè un particolare percorso auto-formativo. Benché</hi><hi rend="CharOverride-1"> a metà anni Cinquanta in Italia fosse un obiettivo ben</hi><hi rend="CharOverride-1"> poco realistico, per realizzarlo fu favorito dall’opportunità, unica nel</hi><hi rend="CharOverride-1"> genere, di operare nell’ambito dell’Ufficio Studi Relazioni Sociali</hi><hi rend="CharOverride-1"> della Olivetti di Ivrea – ancora per un anno affidato ad</hi><hi rend="CharOverride-1"> Alessandro Pizzorno e in seguito trasformato nel Servizio Studi Organizzativi</hi><hi rend="CharOverride-1"> e Ricerche Sociologiche, diretto dallo stesso Luciano Gallino. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Oltre ad</hi><hi rend="CharOverride-1"> essere un’azienda il cui proprietario attribuiva nella pratica come</hi><hi rend="CharOverride-1"> nessun altro valore alla cultura, la Olivetti ha costituito per</hi><hi rend="CharOverride-1"> Gallino un campo di osservazione diretta. Un primo risultato di</hi><hi rend="CharOverride-1"> grande impegno personale è stato lo studio affidatogli da Adriano</hi><hi rend="CharOverride-1"> Olivetti nel 1959 e pubblicato l’anno successivo dall’editore</hi><hi rend="CharOverride-1"> Giuffré, col titolo </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Progresso tecnologico ed evoluzione organizzativa negli stabilimenti</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> Olivetti, 1946-1959</hi><hi rend="CharOverride-1">. Si tratta di un ampio rapporto di </hi><hi rend="CharOverride-1">ricerca condotta sul campo che impressiona per la ricchezza e </hi><hi rend="CharOverride-1">il dettaglio delle informazioni tecnologiche, amministrative, organizzative ed economiche, raccolte </hi><hi rend="CharOverride-1">e strutturate con impareggiabile acribia a comporre un quadro delle </hi><hi rend="CharOverride-1">trasformazioni e dello sviluppo della Olivetti nel corso di tre </hi><hi rend="CharOverride-1">lustri. L’azienda vi è trattata come un </hi><hi rend="italic CharOverride-1">sistema</hi><hi rend="CharOverride-1"> di </hi><hi rend="CharOverride-1">controllo-regolazione delle funzioni e attività. L’adozione di una prospettiva </hi><hi rend="CharOverride-1">organizzativa, nonché cibernetica e informazionale, è implicitamente indicato nel sottotitolo: </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Ricerca sui fattori interni di espansione di un’impresa</hi><hi rend="CharOverride-1">. Fattori</hi><hi rend="CharOverride-1"> dei quali il più importante risulta essere quello della capacità</hi><hi rend="CharOverride-1"> di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">adattamento</hi><hi rend="CharOverride-1"> all’ambiente esterno.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Connotata in modo più pienamente </hi><hi rend="CharOverride-1">sociologico, è in tale prospettiva che due anni dopo Gallino </hi><hi rend="CharOverride-1">illustra, in un denso saggio teorico-interpretativo, i lineamenti di quella </hi><hi rend="CharOverride-1">che chiama </hi><hi rend="italic CharOverride-1">azienda processiva</hi><hi rend="CharOverride-1">, distinta dall’azienda burocratica e dall</hi><hi rend="CharOverride-1">’azienda recessiva. La denominazione non avrà seguito, ma i tratti</hi><hi rend="CharOverride-1"> e i processi con essa indicati, oltre a rappresentare uno</hi><hi rend="CharOverride-1"> dei migliori apporti conoscitivi della sociologia internazionale degli anni Sessanta,</hi><hi rend="CharOverride-1"> costituiranno, a parere di chi scrive, un riferimento duraturo, ancorché</hi><hi rend="CharOverride-1"> implicito, delle successive analisi economico-organizzative di Gallino. È considerata processiva</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">l’azienda capace di accrescere con continuità e per un</hi><hi rend="CharOverride-1"> periodo abbastanza lungo da elidere gli eventuali effetti di successive</hi><hi rend="CharOverride-1"> congiunture favorevoli e sfavorevoli, sia la produttività – intesa come</hi><hi rend="CharOverride-1"> produzione in unità fisiche per ora/uomo – che il numero</hi><hi rend="CharOverride-1"> di lavoratori (Gallino 1962, 13). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Decisiva è la massimizzazione della</hi><hi rend="CharOverride-1"> funzione di adattabilità, sia esterna, che interna tra i sottosistemi.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Vale a dire che, sotto questo profilo, determinante è la</hi><hi rend="CharOverride-1"> dimensione organizzativa – dimensione che Gallino pone al centro delle</hi><hi rend="CharOverride-1"> sue analisi di sociologia economica. Ma qui a interessare non</hi><hi rend="CharOverride-1"> sono tanto l’efficienza e il successo economico, quanto </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">l</hi><hi rend="CharOverride-1">’idea che il lavoro di migliaia di individui organizzato in</hi><hi rend="CharOverride-1"> una grande impresa, le immense difficoltà del lavorare in gruppo,</hi><hi rend="CharOverride-1"> e di coordinare tra loro centinaia di gruppi, allo scopo</hi><hi rend="CharOverride-1"> di giungere a creare dall’attività comune qualcosa che prima</hi><hi rend="CharOverride-1"> non esisteva, rappresenta una sfida professionale e umana, affrontando la</hi><hi rend="CharOverride-1"> quale tanti uomini e donne scoprono e danno il meglio</hi><hi rend="CharOverride-1"> di sé. Nel lavoro organizzato in grande impresa si ritrova</hi><hi rend="CharOverride-1"> insomma un sostrato morale – se si sa dove guardare.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Da notare che già negli studi di questa prima fase, </hi><hi rend="CharOverride-1">che ad alcuni apparivano piuttosto tecnocratici, Gallino distingueva nettamente il </hi><hi rend="CharOverride-1">modello dell’azienda processiva da quello </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">dell’azienda capitalistica tradizionale, </hi><hi rend="CharOverride-1">con la sua accanita ricerca della massimizzazione del profitto a </hi><hi rend="CharOverride-1">breve periodo, unita al disinteresse per la sorte delle risorse </hi><hi rend="CharOverride-1">esterne – naturali e umane – come di quelle interne </hi><hi rend="CharOverride-1">(Gallino 1962, 29). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ne risultava un modello contrapposto per molti </hi><hi rend="CharOverride-1">versi a quello della fabbrica fordista, nell’innovazione tecnologica e </hi><hi rend="CharOverride-1">commerciale, ma anche nella gestione e sviluppo delle risorse umane </hi><hi rend="CharOverride-1">e finanche nel carattere meno meccanicamente costrittivo delle linee di </hi><hi rend="CharOverride-1">montaggio. Nondimeno egli si rende conto, sia di fatto che </hi><hi rend="CharOverride-1">per via logica, che anche nell’azienda processiva un pieno </hi><hi rend="CharOverride-1">sviluppo umano – «la congruità tra i bisogni della personalità</hi><hi rend="CharOverride-1"> e i bisogni dell’organizzazione» – incontra limiti e </hi><hi rend="CharOverride-1">contraddizioni forse insuperabili, dal momento che «l’impiego di numerosi</hi><hi rend="CharOverride-1"> ruoli aperti si fonda necessariamente sulla presenza di numerosi ruoli</hi><hi rend="CharOverride-1"> chiusi», tanto che «le alternative rese disponibili ai </hi><hi rend="CharOverride-1">primi debbono forzatamente essere sottratte ai secondi» (Gallino 1962, 61).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Con in mente le possibilità e i limiti presenti perfino </hi><hi rend="CharOverride-1">nel modello di azienda processiva, da considerare variabili e dunque </hi><hi rend="CharOverride-1">modificabili, Gallino orienta per alcuni anni (specie da fine anni </hi><hi rend="CharOverride-1">Sessanta a fine anni Settanta) il proprio impegno intellettuale e </hi><hi rend="CharOverride-1">professionale nelle due direzioni complementari dell’analisi e progettazione organizzativa. </hi><hi rend="CharOverride-1">L’una a livello micro-meso, consistente nel miglioramento della qualità </hi><hi rend="CharOverride-1">del lavoro; l’altra a livello macro, relativa alla razionalità </hi><hi rend="CharOverride-1">della scelta organizzativa. L’una e l’altra esplorate e </hi><hi rend="CharOverride-1">in qualche misura implementate in aziende e stabilimenti di due </hi><hi rend="CharOverride-1">gruppi industriali a partecipazione statale: IRI e ENI, nei cui </hi><hi rend="CharOverride-1">gruppi dirigenti vi è al tempo più che altrove qualche </hi><hi rend="CharOverride-1">sensibilità e apertura verso forme negoziate di umanizzazione del lavoro. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La </hi><hi rend="italic CharOverride-1">qualità del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> è osservata e valutata in numerose </hi><hi rend="CharOverride-1">mansioni (operaie, tecniche, impiegatizie, manageriali), ricostruendo minutamente le unità di </hi><hi rend="CharOverride-1">operazioni (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">unit operations</hi><hi rend="CharOverride-1">) dei processi lavorativi, in una prospettica </hi><hi rend="CharOverride-1">prossima a quella dei sistemi sociotecnici del Tavistock Institut of </hi><hi rend="CharOverride-1">Social Relations e secondo uno schema concettuale che distingue nella </hi><hi rend="CharOverride-1">qualità del lavoro quattro dimensioni: ergonomica, della complessità, dell’autonomia, </hi><hi rend="CharOverride-1">e del controllo. La matrice probabilistica con cui sono </hi><hi rend="CharOverride-1">poste in relazione e analiticamente sintetizzate dà la misura della </hi><hi rend="CharOverride-1">qualità del singolo ruolo lavorativo (Gallino et al. 1976).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nei casi</hi><hi rend="CharOverride-1"> concreti la </hi><hi rend="italic CharOverride-1">razionalità della scelta organizzativa </hi><hi rend="CharOverride-1">vi è osservata e</hi><hi rend="CharOverride-1"> sostenuta a mezzo del confronto tra modelli organizzativi diversi tra</hi><hi rend="CharOverride-1"> i quali scegliere – come ad esempio i modelli funzionale,</hi><hi rend="CharOverride-1"> divisionale e a matrice. La comparazione, condotta in base a</hi><hi rend="CharOverride-1"> uno schema teorico di derivazione parsoniana, è compiuta tramite varie</hi><hi rend="CharOverride-1"> decine di indicatori oggettivi relativi a quattro stati sistemici: l</hi><hi rend="CharOverride-1">’efficacia, l’efficienza, l’adattamento e l’integrazione. L’obiettivo</hi><hi rend="CharOverride-1"> è di rendere quanto mai difficile al decisore di vertice,</hi><hi rend="CharOverride-1"> specie se non unico, una scelta che s’intenda pregiudiziale,</hi><hi rend="CharOverride-1"> cioè legata a preferenze non empiricamente corroborate e razionalmente giustificate.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Gallino è consapevole che, di là dalla validità delle analisi</hi><hi rend="CharOverride-1"> e dalle opportunità applicative, decisiva è la natura dell’ordinamento</hi><hi rend="CharOverride-1"> politico-economico. Egli si dedica così a più riprese anche allo</hi><hi rend="CharOverride-1"> studio dei caratteri, dei limiti e delle possibilità del processo</hi><hi rend="CharOverride-1"> democratico. Indicativo è ad esempio il corso universitario del 1972-73,</hi><hi rend="CharOverride-1"> dedicato alla “Sociologia della democrazia”, nel quale, svolte le lezioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> in gran parte sulle istituzioni politiche, passa a trattare della</hi><hi rend="CharOverride-1"> democrazia nelle aziende e illustra – fatto insolito quanto originale</hi><hi rend="CharOverride-1"> – ‘il caso jugoslavo’. Il tema e i dilemmi della</hi><hi rend="CharOverride-1"> democrazia ritornano più volte nei decenni successivi, affrontati ogni volta</hi><hi rend="CharOverride-1"> con non comune competenza specifica, in particolare in relazione alle</hi><hi rend="CharOverride-1"> tecnologie dell’informazione e dell’intelligenza artificiale, alla modernizzazione, alla</hi><hi rend="CharOverride-1"> ingovernabilità e alla globalizzazione.</hi></p><p rend="h2" ><hi>3. Pendolarità tra formazioni e ingovernabilità</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La </hi><hi rend="CharOverride-1">prima fase, che giunge a coprire quasi per intero gli </hi><hi rend="CharOverride-1">anni Settanta: potremmo dire si compia con la pubblicazione nel </hi><hi rend="CharOverride-1">1978 di quell’opera senza pari nel suo genere che </hi><hi rend="CharOverride-1">è il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Dizionario di Sociologia</hi><hi rend="CharOverride-1"> della UTET. Da quel momento</hi><hi rend="CharOverride-1"> fino a metà avanzata degli anni Novanta, cioè in quella</hi><hi rend="CharOverride-1"> che consideriamo la seconda fase, la produzione saggistica di Gallino</hi><hi rend="CharOverride-1"> ha un carattere più teorico ed è meno assorbita dai</hi><hi rend="CharOverride-1"> problemi dell’economia e del lavoro. È in particolare riguardo</hi><hi rend="CharOverride-1"> al processo di modernizzazione ch’egli sviluppa lo schema teorico,</hi><hi rend="CharOverride-1"> abbozzato a metà anni Sessanta, che sotto importanti aspetti sarà</hi><hi rend="CharOverride-1"> alla base delle analisi della terza fase, concentrata sui problemi</hi><hi rend="CharOverride-1"> della globalizzazione e della finanziarizzazione dell’economia. Si tratta di</hi><hi rend="CharOverride-1"> uno schema teorico basato sul concetto di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">formazione sociale</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="CharOverride-1">Sviluppando un’interpretazione sistemica e d evoluzionistica del concetto marxiano </hi><hi rend="CharOverride-1">di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">formazione storico-sociale</hi><hi rend="CharOverride-1"> (o economico-sociale) – in Marx basato sulla </hi><hi rend="CharOverride-1">distinzione di quattro modi di produzione –, Gallino, dopo aver</hi><hi rend="CharOverride-1"> distinto otto tipi di formazioni sociali strutturatesi successivamente nella storia,</hi><hi rend="CharOverride-1"> delinea con originalità il tema e il problema della coesistenza</hi><hi rend="CharOverride-1"> di differenti formazioni sociali. Esso è particolarmente illuminante per la</hi><hi rend="CharOverride-1"> comprensione del caso italiano, caratterizzato, secondo Gallino, dai rapporti di</hi><hi rend="CharOverride-1"> cooperazione, conflitto e interpenetrazione tra quattro tipi di formazioni sociali</hi><hi rend="CharOverride-1"> coesistenti: la formazione contadina, il capitalismo imprenditoriale, la formazione oligopolistica</hi><hi rend="CharOverride-1"> e la formazione statuale dirigistica (Gallino 1994, 254-78). È più</hi><hi rend="CharOverride-1"> di tutto in ragione della pendolarità tra differenti formazioni sociali,</hi><hi rend="CharOverride-1"> egli osserva, che si può capire e affrontare il problema</hi><hi rend="CharOverride-1"> della ingovernabilità politica ed economica del Paese (Gallino 1987).</hi></p><p rend="h2" ><hi>4. Finanziarizzazione</hi><hi> e responsabilità sociale dell’impresa</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Sono specialmente i rapporti di </hi><hi rend="CharOverride-1">interpenetrazione delle formazioni che a inizio della terza fase suscitano </hi><hi rend="CharOverride-1">l’attenzione di Gallino, che già nella seconda metà degli </hi><hi rend="CharOverride-1">anni Settanta si era interessato alla fenomenologia dell’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">economia invisibile</hi><hi rend="CharOverride-1"> – </hi><hi rend="CharOverride-1">per la cui esplorazione aveva lanciato e diretto un’ampia </hi><hi rend="CharOverride-1">ricerca interuniversitaria sul doppio lavoro (destinata a ricevere scarsa attenzione </hi><hi rend="CharOverride-1">pubblica.) Allora si trattava di come lavoratori stabilmente occupati svolgessero </hi><hi rend="CharOverride-1">un secondo lavoro e di dimostrare come in Italia, grazie </hi><hi rend="CharOverride-1">al fatto d’essere inseriti in un sistema di garanzie, </hi><hi rend="CharOverride-1">proprio dello stato sociale, si potesse integrare il reddito con </hi><hi rend="CharOverride-1">un’altra attività. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dalla seconda metà degli anni Novanta, a </hi><hi rend="CharOverride-1">queste forme di interpenetrazione tra economia formale ed economia informale, </hi><hi rend="CharOverride-1">tendono a sostituirsene di nuove. È così che nel libro del </hi><hi rend="CharOverride-1">1998 </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Se tre milioni vi sembran pochi</hi><hi rend="CharOverride-1"> (con cui si </hi><hi rend="CharOverride-1">avvia, riteniamo, la terza fase), dedicato al problema della disoccupazione, </hi><hi rend="CharOverride-1">sono condotte analisi sui contratti atipici e sul lavoro flessibile. </hi><hi rend="CharOverride-1">Nel mutato contesto socioeconomico, segnato dal susseguirsi di fasi recessive, </hi><hi rend="CharOverride-1">dall’automazione e digitalizzazione del lavoro, dalle delocalizzazioni e dalla </hi><hi rend="CharOverride-1">riduzione dello stato sociale, Gallino disseziona da par suo forme </hi><hi rend="CharOverride-1">e meccanismi del lavoro flessibile. Fenomeno sul quale, dopo il </hi><hi rend="CharOverride-1">saggio </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il costo umano della flessibilità</hi><hi rend="CharOverride-1"> del 2001, ritorna in </hi><hi rend="CharOverride-1">modo più approfondito e più pessimistico nel libro del 2007 </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il lavoro non è una merce. Contro la flessibilità</hi><hi rend="CharOverride-1">: nel</hi><hi rend="CharOverride-1"> quale la flessibilità è ricompresa nel più ampio quadro delle</hi><hi rend="CharOverride-1"> forme e meccanismi della precarietà e dei «massicci e </hi><hi rend="CharOverride-1">rapidi passaggi da un bacino all’altro del mercato del </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro, il regolare e l’irregolare, il formale e l’</hi><hi rend="CharOverride-1">informale» (Gallino 2007, 10). Ne segue la stima che l</hi><hi rend="CharOverride-1">’occupazione flessibile, regolare e irregolare, nell’Italia del 2007 abbia</hi><hi rend="CharOverride-1"> coinvolto in totale tra i 10 e gli undici milioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> di persone. L’analisi poi si estende fino a investire</hi><hi rend="CharOverride-1"> la dimensione politica, con una critica severa del progetto di</hi><hi rend="CharOverride-1"> ‘società flessibile’, nel quale predominano elementi «esaltati negli</hi><hi rend="CharOverride-1"> ultimi decenni tanto dall’ideologia e dall’economia neoliberale quanto</hi><hi rend="CharOverride-1"> dalla pratica politica delle socialdemocrazie» (Gallino 2007, 116). «Un</hi><hi rend="CharOverride-1"> progetto di società che comporta a titolo di prerequisito la</hi><hi rend="CharOverride-1"> massima diffusione del lavoro flessibile», all’origine della «</hi><hi rend="CharOverride-1">polarizzazione delle disuguaglianze di reddito, di autonomia, di qualità del </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro» (Gallino 2007, 111).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Avverso all’idea di ‘società </hi><hi rend="CharOverride-1">post-industriale’, Gallino vi oppone l’dea di ‘società neoindustriale</hi><hi rend="CharOverride-1">’, a significare la trasformazione evolutiva, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">in primis </hi><hi rend="CharOverride-1">tecnologica, della</hi><hi rend="CharOverride-1"> razionalità socio-organizzativa propria di una economia e di una società</hi><hi rend="CharOverride-1"> avente al centro la produzione industriale. È alla luce di questa</hi><hi rend="CharOverride-1"> convinzione che si possono comprendere le diagnosi assai negative della</hi><hi rend="CharOverride-1"> situazione economica e sociale italiana e più in generale della</hi><hi rend="CharOverride-1"> globalizzazione economica, senza farne, erroneamente, un teorico della crisi. Così</hi><hi rend="CharOverride-1"> come si può capire che il titolo </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La scomparsa dell</hi><hi rend="italic CharOverride-1">’Italia industriale</hi><hi rend="CharOverride-1">, dato al volumetto einaudiano del 2003, per </hi><hi rend="CharOverride-1">Gallino non contraddica l’idea di società neoindustriale, ma la </hi><hi rend="CharOverride-1">confermi, indicando – dovremmo dire, denunciando – il mancato passaggio </hi><hi rend="CharOverride-1">ad essa.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Pur nella sua caratterizzata specificità, il caso italiano nelle</hi><hi rend="CharOverride-1"> analisi successive è ricompreso nel contesto storico e strutturale dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’economia mondiale. Più precisamente, è considerato alla luce della crescente</hi><hi rend="CharOverride-1"> finanziarizzazione dell’economia (Gallino 2011). È infatti all’analisi della logica</hi><hi rend="CharOverride-1"> e delle conseguenze di questa che Gallino si dedica con</hi><hi rend="CharOverride-1"> inesausto impegno nell’ultimo quindicennio della vita. Con una serrata</hi><hi rend="CharOverride-1"> successione di sette volumi einaudiani egli costruisce, con il consueto</hi><hi rend="CharOverride-1"> rigore analitico e un’impressionante ricchezza informativa, un quadro unitario,</hi><hi rend="CharOverride-1"> coerente quanto critico, nel quale è indagata e collegata la</hi><hi rend="CharOverride-1"> deregolazione dell’economia a una pluralità di fenomeni e problemi,</hi><hi rend="CharOverride-1"> quali: la ‘stagnazione senza fine’, la classe capitalistica </hi><hi rend="CharOverride-1">transnazionale, le disuguaglianze sociali, la precarizzazione del lavoro, la demolizione </hi><hi rend="CharOverride-1">dello stato sociale, l’austerità e la strategia del debito, </hi><hi rend="CharOverride-1">la crisi ecologica, il controllo democratico dell’economia. Centrale in </hi><hi rend="CharOverride-1">tale quadro è la </hi><hi rend="italic CharOverride-1">finanziarizzazione dell’impresa</hi><hi rend="CharOverride-1">, con il connesso</hi><hi rend="CharOverride-1"> declassamento della produzione come fonte di valore economico, sociale e</hi><hi rend="CharOverride-1"> culturale. Essa consiste nel cambiamento di concezione dell’impresa che,</hi><hi rend="CharOverride-1"> intesa ora come una rete di contratti e dismessa ogni</hi><hi rend="CharOverride-1"> funzione sociale della sua esistenza, viene ad avere come unica</hi><hi rend="CharOverride-1"> finalità la massimizzazione del valore degli azionisti. Essa non è</hi><hi rend="CharOverride-1"> più strutturata e governata come un’istituzione sociale, un’azienda,</hi><hi rend="CharOverride-1"> che crea profitti producendo beni e servizi, ma come «</hi><hi rend="CharOverride-1">un’entità capace di accrescere il capitale, misurato dal proprio </hi><hi rend="CharOverride-1">valore di borsa, tramite varie modalità, di cui la produzione </hi><hi rend="CharOverride-1">di beni e servizi è soltanto una delle opzioni possibili»</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Gallino 2005, 100).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È un processo che prende origine dalla </hi><hi rend="CharOverride-1">necessità di rispondere al rallentamento dell’economia, al forte calo </hi><hi rend="CharOverride-1">dei profitti dopo la metà degli anni Sessanta, fino costituire </hi><hi rend="CharOverride-1">«una vera e propria crisi strutturale del capitalismo». Il</hi><hi rend="CharOverride-1"> processo è poi perfezionato ed esteso a scala globale in</hi><hi rend="CharOverride-1"> risposta alla crisi del 2007-2008, dallo stesso provocata. Esso corrisponde</hi><hi rend="CharOverride-1"> a un disegno strategico di natura ideologica, quello proprio del</hi><hi rend="CharOverride-1"> neoliberalismo. Un’ideologia che </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">non rappresenta l’inveramento della dottrina</hi><hi rend="CharOverride-1"> liberale, ma piuttosto la sua perversione. Perché l’ideologia neoliberale</hi><hi rend="CharOverride-1"> non tollera vincoli, legali o morali che siano, ed è</hi><hi rend="CharOverride-1"> proprio a questa propensione predatoria che deve la sua straordinaria</hi><hi rend="CharOverride-1"> potenza. Così sono bastati trent’anni per assistere ad un</hi><hi rend="CharOverride-1"> balzo all’indietro sul piano politico, economico e culturale: la</hi><hi rend="CharOverride-1"> democrazia è stata svuotata, il lavoro indebolito, i diritti contratti</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Gallino 2016). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Da qui la sua costante investigazione delle conseguenze</hi><hi rend="CharOverride-1"> – in gran parte effetti perversi – della «finanziarizzazione del </hi><hi rend="CharOverride-1">governo dell’impresa»: dalle privatizzazioni generalizzate alle delocalizzazioni, dalla </hi><hi rend="CharOverride-1">precarizzazione del lavoro all’aumento delle disuguaglianze di reddito, dalla </hi><hi rend="CharOverride-1">riduzione delle tutele del lavoratore al totale disinteresse per la </hi><hi rend="CharOverride-1">qualità del lavoro.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È proprio in considerazione delle conseguenze che il</hi><hi rend="CharOverride-1"> sociologo torinese svolge una severa analisi critica della ‘impresa </hi><hi rend="CharOverride-1">irresponsabile’: irresponsabile rispetto, appunto, alle conseguenze del proprio operato. </hi><hi rend="CharOverride-1">A rendere decisa, oltreché circostanziata, la denuncia d’irresponsabilità ha </hi><hi rend="CharOverride-1">di certo molto influito il contrasto, ravvisato e rimarcato da Gallino, </hi><hi rend="CharOverride-1">con la figura di Adriano Olivetti imprenditore e la sua </hi><hi rend="CharOverride-1">azienda: al tempo un modello originale di welfare aziendale e </hi><hi rend="CharOverride-1">di innovazione culturale e organizzativa. Come evidenziato, tra l’altro, </hi><hi rend="CharOverride-1">dalla ravvicinata sequenza del libro-intervista su Adriano Olivetti, intitolato </hi><hi rend="italic CharOverride-1">L’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">impresa responsabile </hi><hi rend="CharOverride-1">(Gallino 2001) e del volume intitolato </hi><hi rend="italic CharOverride-1">L’impresa </hi><hi rend="italic CharOverride-1">irresponsabile </hi><hi rend="CharOverride-1">(Gallino 2005). Pur essendo analista storicamente e metodologicamente avvertito,</hi><hi rend="CharOverride-1"> egli ha fatto dell’azienda di Adriano quasi un tipo</hi><hi rend="CharOverride-1"> esemplare, cioè un tipo ideale in senso concreto, piuttosto che</hi><hi rend="CharOverride-1"> un tipo ideale in senso weberiano. A ben vedere, si</hi><hi rend="CharOverride-1"> tratta di un’opzione coerente con la sua impostazione che,</hi><hi rend="CharOverride-1"> ancor più che esplicativa, è diagnostica e progettuale. Ve n</hi><hi rend="CharOverride-1">’è evidenza nei volumi della terza fase, nei quali alle</hi><hi rend="CharOverride-1"> diagnosi – ampiamente negative riguardo al lavoro, al welfare, alla disuguaglianza</hi><hi rend="CharOverride-1"> e all’economia in generale – seguono proposte di possibili</hi><hi rend="CharOverride-1"> alternative alla situazione di fatto. Apprezzato nella terza fase anche</hi><hi rend="CharOverride-1"> per questa caratteristica oltre che per la dimensione critica, Gallino</hi><hi rend="CharOverride-1"> è stato frainteso da sezioni della sinistra radicale che, nell</hi><hi rend="CharOverride-1">’apprezzarlo e assimilarlo, non ne ha riconosciuto la cifra di</hi><hi rend="CharOverride-1"> riformista socialdemocratico, come del resto dal medesimo in più occasioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> dichiarato. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Quanto alla dimensione critica, egli ne fa la componente</hi><hi rend="CharOverride-1"> di un’etica cognitiva. Nella sua visione la «società </hi><hi rend="CharOverride-1">mondo, oltre che un fatto emergente, è un’opzione cognitiva»</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Gallino 2016). Pertanto la responsabilità del ricercatore è chiamata direttamente</hi><hi rend="CharOverride-1"> in causa: da Gallino intesa come responsabilità dei modelli mentali</hi><hi rend="CharOverride-1"> creati per pensare il mondo diversamente, nonché delle conseguenze che</hi><hi rend="CharOverride-1"> ne possono derivare: così da «evitare», come affermava </hi><hi rend="CharOverride-1">già nel 1969, «che i prodotti di una delle forme</hi><hi rend="CharOverride-1"> più alte di razionalità si ritorcano, come spesso è accaduto,</hi><hi rend="CharOverride-1"> contro la ragione» (Gallino 1969, xvi). È una concezione </hi><hi rend="CharOverride-1">che ricorda quella di John Dewey, uno dei grandi autori </hi><hi rend="CharOverride-1">della sua formazione giovanile: «Prevedere le alternative oggettive future, poter</hi><hi rend="CharOverride-1"> deliberare di scegliere una di esse, perciò pesare le sue</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">chances </hi><hi rend="CharOverride-1">nella lotta per l’esistenza futura, è ciò che</hi><hi rend="CharOverride-1"> misura la nostra libertà» (Dewey 1922, 311). Nel prospettare </hi><hi rend="CharOverride-1">«una sociologia per la società mondo» – è il </hi><hi rend="CharOverride-1">titolo dato alla relazione per un convegno del 2006 all’</hi><hi rend="CharOverride-1">Accademia dei Lincei –, Gallino ha inteso integrare, osserviamo, l</hi><hi rend="CharOverride-1">’etica della responsabilità, che è una categoria politica, con l</hi><hi rend="CharOverride-1">’etica della scienza, distanziandosi in ciò dalla concezione weberiana, nella</hi><hi rend="CharOverride-1"> quale il riferimento ai valori è limitato alla definizione del</hi><hi rend="CharOverride-1"> tema dell’indagine. In ciò la sua concezione della «</hi><hi rend="CharOverride-1">sociologia come progetto scientifico […] il progetto di autocoscienza sociale </hi><hi rend="CharOverride-1">che chiamiamo sociologia» (Gallino 1994, 23).</hi></p><p rend="h2" ><hi>Riferimenti bibliografici</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Dewey, John. 1922.</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> Human nature and conduct. An introduction of social psychology</hi><hi rend="CharOverride-1">. New</hi><hi rend="CharOverride-1"> York: Henry Holt and Company.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Gallino Luciano, Baldissera, Alberto, e </hi><hi rend="CharOverride-1">Paolo Ceri. 1976. “Per una valutazione analitica della qualità del </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Quaderni di Sociologia</hi><hi rend="CharOverride-1"> 25, 2-3 (ora in: Luciano Gallino, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Informatica e qualità del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="CharOverride-1">Torino: Einaudi, 1983).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Gallino, Luciano 1960.</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> Progresso tecnologico ed evoluzione organizzativa negli stabilimenti Olivetti, 1946-1959. Ricerca sui fattori interni di espansione di un’impresa</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Giuffré.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Gallino,</hi><hi rend="CharOverride-1"> Luciano. 1962. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Indagini di sociologia economica</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Edizioni di Comunità.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Gallino, Luciano. 1962. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Questioni di sociologia</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Edizioni di Comunità.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Gallino, Luciano. 1978. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Dizionario di sociologia</hi><hi rend="CharOverride-1">. Torino: </hi><hi rend="CharOverride-1">UTET.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Gallino, Luciano. 1985. “Mutamento tecnologico e qualità del lavoro.</hi><hi rend="CharOverride-1">” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Sociologia del lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">21.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Gallino, Luciano. 1987.</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> Della ingovernabilità. La società italiana tra premoderno e neo-industriale. </hi><hi rend="CharOverride-1">Milano: Edizioni di Comunità.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Gallino, Luciano,</hi><hi rend="CharOverride-1"> a cura di. 1994. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Manuale di sociologia.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Torino: UTET.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Gallino, Luciano. 1998.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Se tre milioni vi sembran pochi. </hi><hi rend="CharOverride-1">Torino: Einaudi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Gallino, Luciano. 2001. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il costo umano della flessibilità</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma-Bari: Laterza.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Gallino, Luciano.</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2001. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">L’impresa responsabile. 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        <listBibl>
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