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        <title type="main" level="a">Piattaforme di lavoro (e di lotta)</title>
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            <forename>Riccardo</forename>
            <surname>Staglianò</surname>
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          <resp>This is a section of <title>Idee di lavoro e di ozio per la nostra civiltà</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0319-7</idno>) by </resp>
          <name>Giovanni Mari, Francesco Ammannati, Brogi Stefano, Tiziana Faitini, Arianna Fermani, Francesco Seghezzi, Annalisa Tonarelli</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.168</idno>
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        <p>What are the platforms that intermediate work? And how is it that the maximum in technology is often matched by the minimum in rights? Born not coincidentally after the Great Recession of 2007/2008, the gig economy deludes workers of an autonomy in name only. With the worker not only bearing most of the business risks but also being relentlessly clocked by the algorithm that replaces the manager. An economy where only healthy young people can endure. With the added aggravation of always having to smile to earn a good rating from the end customer. The good news is that things, at least in terms of laws, are changing. In the United States as well as in Europe.</p>
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            <item>gig economy</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.168<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.168" /></p>
      
      <p rend="h1_chapter">Piattaforme di lavoro (e di lotta)</p><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Riccardo Staglianò</hi></p><p rend="h2" ><hi>1. Prologo</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">I rider</hi><hi rend="CharOverride-1"> sono i più fotogenici. Pedalano, sotto al sole africano o</hi><hi rend="CharOverride-1"> la grandine assassina, nelle nostre città, con un macigno sulla</hi><hi rend="CharOverride-1"> schiena. Sono la miglior approssimazione moderna del mito di Sisifo:</hi><hi rend="CharOverride-1"> una gran fatica che eternamente si rinnova, per una manciata</hi><hi rend="CharOverride-1"> di euro. Sono i più fotogenici ma non sono i</hi><hi rend="CharOverride-1"> soli. Ci sono gli autisti di Uber (in Italia molti</hi><hi rend="CharOverride-1"> meno che altrove perché un giudice ha dichiarato illegale la</hi><hi rend="CharOverride-1"> loro versione più popolare), gli affittacamere di Airbnb (siamo il</hi><hi rend="CharOverride-1"> terzo mercato al mondo), gli spicciafaccende di Taskrabbit, che vengono</hi><hi rend="CharOverride-1"> a montare i mobili Ikea a chi non ha familiarità</hi><hi rend="CharOverride-1"> con le brugole. E così via. La caratteristica che li</hi><hi rend="CharOverride-1"> tiene insieme è che sono tutti, che se ne rendano</hi><hi rend="CharOverride-1"> conto o meno, lavoratori delle piattaforme. Nel senso che la</hi><hi rend="CharOverride-1"> domanda e l’offerta della loro prestazione si incontrano su</hi><hi rend="CharOverride-1"> una piattaforma digitale. Una volta ogni tanto o anche più</hi><hi rend="CharOverride-1"> volte al giorno. Ed è sempre l’algoritmo che intasca</hi><hi rend="CharOverride-1"> i soldi (da cui preleva una commissione), garantisce che il</hi><hi rend="CharOverride-1"> servizio sia fornito a regola d’arte e infine lo</hi><hi rend="CharOverride-1"> valuta, generalmente demandando il giudizio al cliente. Per il momento</hi><hi rend="CharOverride-1"> i lavoratori delle piattaforme sono una piccola parte del totale</hi><hi rend="CharOverride-1"> ma è importante occuparsene per tempo perché niente, in teoria,</hi><hi rend="CharOverride-1"> vieta che in un futuro prossimo medici, ingegneri, avvocati, giornalisti</hi><hi rend="CharOverride-1"> e quasi ogni altro mestiere possa essere erogato attraverso questa</hi><hi rend="CharOverride-1"> modalità. Volete un articolo di 15 mila battute sul </hi><hi rend="italic CharOverride-1">platform</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> capitalism</hi><hi rend="CharOverride-1"> e un accademico italiano chiede troppo? Magari un albanese,</hi><hi rend="CharOverride-1"> altrettanto titolato e con una padronanza della lingua comparabile alla</hi><hi rend="CharOverride-1"> nostra, fa un prezzo più basso. È la globalizzazione, bellezza!</hi><hi rend="CharOverride-1"> Stavolta arrivata per fare abbassare le pretese ai colletti bianchi.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Cerchiamo quindi di capirne di più.</hi></p><p rend="h2" ><hi>2. Chi fa cosa</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Intanto</hi><hi rend="CharOverride-1"> chi mette cosa. Prendiamo Uber che, nel mondo, è diventato</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">vox media</hi><hi rend="CharOverride-1"> per ogni prestazione fornita </hi><hi rend="italic CharOverride-1">as-a-service</hi><hi rend="CharOverride-1">. Da una </hi><hi rend="CharOverride-1">parte c’è l’autista (partner, nell’eufemistica e confondente </hi><hi rend="CharOverride-1">terminologia aziendale) che ci mette il mezzo di produzione (l’</hi><hi rend="CharOverride-1">auto, compresa benzina, manutenzione e assicurazione) e il lavoro. Tutti </hi><hi rend="CharOverride-1">i rischi imprenditoriali sono suoi. Che sia subissato di richieste </hi><hi rend="CharOverride-1">o aspetti ore con le mani conserte prima di essere </hi><hi rend="CharOverride-1">chiamato, non è affare di Uber. Che, dall’altra parte, </hi><hi rend="CharOverride-1">invece mette la app, che trasforma l’autista in un </hi><hi rend="CharOverride-1">nodo della sua rete. Infrastruttura che ha creato e che </hi><hi rend="CharOverride-1">pubblicizza, rendendola famosa e desiderabile dal pubblico. Per questa attività </hi><hi rend="CharOverride-1">di intermediazione e di promozione intasca una commissione del 25 </hi><hi rend="CharOverride-1">per cento su ogni corsa. È un accordo equo? Quasi </hi><hi rend="CharOverride-1">quattro milioni di persone, tanti sarebbero gli autisti nel mondo, </hi><hi rend="CharOverride-1">evidentemente, hanno ritenuto di sì. Almeno per un breve periodo, </hi><hi rend="CharOverride-1">rivelava un’inchiesta di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">The Information</hi><hi rend="CharOverride-1">, un sito a pagamento</hi><hi rend="CharOverride-1"> estremamente autorevole e specializzato sulle tecnologie. Infatti solo il 4</hi><hi rend="CharOverride-1"> per cento degli autisti continua a lavorare per l’azienda</hi><hi rend="CharOverride-1"> dopo un anno da quando ha cominciato. Un tasso di</hi><hi rend="CharOverride-1"> ritenzione scarsissimo che dimostra, altrettanto evidentemente, che chi ha provato</hi><hi rend="CharOverride-1"> non si trova tanto bene. Però l’esercito di riserva</hi><hi rend="CharOverride-1"> della </hi><hi rend="italic CharOverride-1">gig economy </hi><hi rend="CharOverride-1">è così ampio che si trovano sempre</hi><hi rend="CharOverride-1"> sostituti. </hi></p><p rend="h2" ><hi>3. Assumi e licenzi in tre minuti</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È un </hi><hi rend="CharOverride-1">mercato del lavoro oliatissimo, senza frizioni. «Una volta ci volevano </hi><hi rend="CharOverride-1">tre mesi per trovare la persona giusta per una certa </hi><hi rend="CharOverride-1">occupazione. Poi quei tempi sono scesi a tre settimane. Da </hi><hi rend="CharOverride-1">noi sono ormai tre giorni. E puntiamo, con più dati </hi><hi rend="CharOverride-1">e migliori algoritmi, di farla scendere presto a tre minuti» </hi><hi rend="CharOverride-1">mi ha raccontato anni fa Fabio Rosati, allora alla guida </hi><hi rend="CharOverride-1">di Upwork, una piattaforma per informatici, grafici e altri freelance </hi><hi rend="CharOverride-1">delle professioni intellettuali. Che sarà forse anche fattibile, ma per </hi><hi rend="CharOverride-1">fare cosa? E a quanto? Perché, restando sul terreno seducente </hi><hi rend="CharOverride-1">ma scivoloso della velocità, conviene ricordare ciò che era scappato </hi><hi rend="CharOverride-1">detto a Luke Biewald, numero uno dell’analoga piattaforma CrowdFlower, </hi><hi rend="CharOverride-1">durante un convegno sul </hi><hi rend="italic CharOverride-1">crowdworking</hi><hi rend="CharOverride-1">. Dopo le solite parole d</hi><hi rend="CharOverride-1">’ordine sulla </hi><hi rend="italic CharOverride-1">disruption</hi><hi rend="CharOverride-1">, le opportunità per chi prima non </hi><hi rend="CharOverride-1">ne aveva e altre banalità d’ordinanza il Ceo si </hi><hi rend="CharOverride-1">era concesso il lusso di una manciata di secondi di </hi><hi rend="CharOverride-1">abbacinante sincerità: «Prima di internet sarebbe stato davvero difficile trovare </hi><hi rend="CharOverride-1">qualcuno, parlarci per dieci minuti e farlo lavorare per te, </hi><hi rend="CharOverride-1">per poi licenziarlo dieci minuti dopo. Ma grazie alla tecnologia </hi><hi rend="CharOverride-1">ora puoi trovarlo, pagarlo una piccola somma e poi sbarazzartene </hi><hi rend="CharOverride-1">quando non ne hai più bisogno». Brusii in sala. Fino </hi><hi rend="CharOverride-1">a quando, domani, la partita si giocherà in tre minuti </hi><hi rend="CharOverride-1">per l’andata e tre per il ritorno.</hi></p><p rend="h2" ><hi>4. Se il</hi><hi> cliente diventa capo, tendenza kapò</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Se non fosse già abbastanza </hi><hi rend="CharOverride-1">vantaggioso, per il datore, assumere e licenziare con un paio </hi><hi rend="CharOverride-1">di clic, grazie alle piattaforme è riuscito anche a esternalizzare </hi><hi rend="CharOverride-1">la gestione del personale. Un po’ ci pensa l’algoritmo </hi><hi rend="CharOverride-1">(per dirlo con la parole di Michel Foucault in </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Sorvegliare </hi><hi rend="italic CharOverride-1">e punire</hi><hi rend="CharOverride-1"> «uno stato di conscia e permanente visibilità assicura </hi><hi rend="CharOverride-1">l’automatico funzionamento del potere»). Un po’ il cliente che </hi><hi rend="CharOverride-1">diventa per l’occasione anche supervisore, capo, quando non kapò. </hi><hi rend="CharOverride-1">La caratteristica di datori che pretendono di avere a che </hi><hi rend="CharOverride-1">fare solo ed esclusivamente con freelance anche quando liberi non </hi><hi rend="CharOverride-1">lo sono affatto e dovrebbero essere riclassificati come dipendenti non </hi><hi rend="CharOverride-1">è consustanziale all’economia </hi><hi rend="italic CharOverride-1">on demand</hi><hi rend="CharOverride-1">, basti pensare alle legioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> di false partite Iva, con tutti gli oneri di un</hi><hi rend="CharOverride-1"> dipendente e nessuno degli onori. Il rovesciamento che invece non</hi><hi rend="CharOverride-1"> sarebbe stato concepibile senza le piattaforme digitali è proprio quello</hi><hi rend="CharOverride-1"> di automatizzare il controllo una volta effettuato dai manager, delegandolo</hi><hi rend="CharOverride-1"> all’intelligenza collettiva dei clienti. Chi è che valuta se</hi><hi rend="CharOverride-1"> un autista di Uber o di Lyft si sta comportando</hi><hi rend="CharOverride-1"> bene? Se l’host di Airbnb è stato abbastanza gentile?</hi><hi rend="CharOverride-1"> Se un designer di Upwork o un traduttore di Mechanical</hi><hi rend="CharOverride-1"> Turk ha lavorato a regola d’arte? Prima quello era</hi><hi rend="CharOverride-1"> compito (e occasione di stipendio) di un responsabile. Ora è</hi><hi rend="CharOverride-1"> responsabilità (non pagata) tua, mia, nostra. E non è affatto</hi><hi rend="CharOverride-1"> detto che come boss si finisca per essere migliori di</hi><hi rend="CharOverride-1"> chi ci ha preceduto. Perché il bastone del comando peggiora,</hi><hi rend="CharOverride-1"> quasi istantaneamente, chiunque lo brandisca. «Diventi piuttosto bravo a leccare</hi><hi rend="CharOverride-1"> il culo» riassume un autista Uber al sito The Verge</hi><hi rend="CharOverride-1"> «solo perché devi farlo. Uber e Lyft, infatti, hanno creato</hi><hi rend="CharOverride-1"> un nuovo mostruoso tipo di cliente che si aspetta il</hi><hi rend="CharOverride-1"> livello di servizio del Ritz Carlton ai prezzi del McDonald</hi><hi rend="CharOverride-1">’s».</hi></p><p rend="h2" ><hi>5. Un’economia per perma-giovani</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il capitalismo delle piattaforme interpella</hi><hi rend="CharOverride-1"> la dicotomia presente/futuro anche da un altro punto di vista.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Con paghe misere e diritti all’osso impoverisce i lavoratori</hi><hi rend="CharOverride-1"> oggi, compromettendone la capacità di spesa e la solidità esistenziale.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Ma mette a repentaglio anche il loro domani perché, in</hi><hi rend="CharOverride-1"> assenza di contributi versati e in presenza di un sistema</hi><hi rend="CharOverride-1"> per minimizzare le tasse che non ha precedenti, spinge lo</hi><hi rend="CharOverride-1"> stato sociale verso un punto di rottura. Chi pagherà per</hi><hi rend="CharOverride-1"> le cure di cui avranno bisogno da vecchi visto che</hi><hi rend="CharOverride-1"> i loro datori di lavoro, che mettono mano alla pistola</hi><hi rend="CharOverride-1"> se solo provi a chiamarli così, avranno versato un’inezia</hi><hi rend="CharOverride-1"> di tasse e perlopiù altrove? La </hi><hi rend="italic CharOverride-1">gig economy</hi><hi rend="CharOverride-1"> presuppone una</hi><hi rend="CharOverride-1"> perma-giovinezza, l’energia inesausta di accettare una corsa dopo l</hi><hi rend="CharOverride-1">’altra e non essere nemmeno sfiorati dal sospetto che un</hi><hi rend="CharOverride-1"> giorno quei ritmi presenteranno il conto. Significa affrontare ogni lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> come se fosse l’ultimo. Come se non ci fosse</hi><hi rend="CharOverride-1"> un domani, che da metafora rischia di diventare cronaca. Perché</hi><hi rend="CharOverride-1"> lo schema è: prima ti spolpo, poi ti abbandono. Una</hi><hi rend="CharOverride-1"> sorta di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">double tap</hi><hi rend="CharOverride-1">, come l’orripilante tecnica bellico-terroristica </hi><hi rend="CharOverride-1">di colpire prima un bersaglio e poi aspettare che arrivino </hi><hi rend="CharOverride-1">i soccorsi per far fuori anche quelli. Che fa rima </hi><hi rend="CharOverride-1">con Double Dutch, ovvero il perverso rimpallo tra le sussidiarie </hi><hi rend="CharOverride-1">olandesi di Uber, dove la prima trasferisce i redditi alla </hi><hi rend="CharOverride-1">seconda come royalty (perché le royalty non sono tassate) e </hi><hi rend="CharOverride-1">resta con un miseria in mano da dichiarare all’esattore. </hi><hi rend="CharOverride-1">Un palleggio che ha come unico fine quello di decimare </hi><hi rend="CharOverride-1">l’imponibile. Più poveri oggi. Derelitti domani. Cosa possiamo chiedere </hi><hi rend="CharOverride-1">di peggio?</hi></p><p rend="h2" ><hi>6. La sindrome dell’hostess</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Affidare la compilazione della </hi><hi rend="CharOverride-1">pagella a un cliente capriccioso porta con sé anche un </hi><hi rend="CharOverride-1">ulteriore e fastidioso requisito. Dal momento che basta scendere sotto </hi><hi rend="CharOverride-1">il livello di valutazione 4,7 (in un intervallo da 1 </hi><hi rend="CharOverride-1">a 5) per essere de-attivati da Uber bisogna impratichirsi in </hi><hi rend="italic CharOverride-1">emotional labor</hi><hi rend="CharOverride-1">, lavoro emozionale, vale a dire lo sforzo di</hi><hi rend="CharOverride-1"> adeguare costantemente i propri sentimenti ai requisiti del mestiere che</hi><hi rend="CharOverride-1"> si sta svolgendo. Una specie di sorriso dell’hostess, applicato</hi><hi rend="CharOverride-1"> a tutti i lavori sulla piattaforma. Come spiega la sociologa</hi><hi rend="CharOverride-1"> Arlie Hochschild in </hi><hi rend="italic CharOverride-1">The Managed Heart and The Commercialization of</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> Intimate Life</hi><hi rend="CharOverride-1">, la gestione delle emozioni sta diventando una </hi><hi rend="CharOverride-1">risorsa economica importante, una competenza essenziale nel nuovo mercato del </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro. Una quantità di autisti Uber mi ha raccontato del </hi><hi rend="CharOverride-1">fastidio represso a stento nello scarrozzare clienti che, dal sedile </hi><hi rend="CharOverride-1">posteriore, passavano tutto il tempo della corsa a seguire su </hi><hi rend="CharOverride-1">Google Maps il percorso, pronti a fulminarli se a un </hi><hi rend="CharOverride-1">certo punto decidevano una minima variazione del tragitto. A dirla </hi><hi rend="CharOverride-1">tutta anche l’autista può valutare il passeggero, ma la </hi><hi rend="CharOverride-1">sproporzione delle conseguenze è chiara: il primo può perdere il </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro, il secondo al peggio verrà snobbato da altri autisti. </hi><hi rend="CharOverride-1">Un diritto dei tassisti che i loro corrispettivi via app </hi><hi rend="CharOverride-1">non possono permettersi è avere l’umore storto. Per loro </hi><hi rend="CharOverride-1">anche un po’ di occasionale tristezza è diventata un lusso. </hi></p><p rend="h2" ><hi>7. Ma quando e perché sono nate?</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Abbiamo detto cosa sono</hi><hi rend="CharOverride-1"> le piattaforme ma perché, a un certo punto, sono nate?</hi><hi rend="CharOverride-1"> Nel 2008 l’economia mondiale assomiglia a una città che</hi><hi rend="CharOverride-1"> siede sull’epicentro di un terremoto. C’è da ricostruire,</hi><hi rend="CharOverride-1"> ma in modo che non venga giù tutto alla prossima</hi><hi rend="CharOverride-1"> scossa. All’indomani dello sboom del 2000 l’astuzia era</hi><hi rend="CharOverride-1"> stata inventarsi una versione low cost del web, quello 2.0</hi><hi rend="CharOverride-1"> dove il lavoro lo facevano gli utenti. Stavolta è il</hi><hi rend="CharOverride-1"> momento, nella tassonomia che Nick Srnicek propone in </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Platform Capitalism</hi><hi rend="CharOverride-1">, delle piattaforme </hi><hi rend="italic CharOverride-1">lean</hi><hi rend="CharOverride-1">, leggere, agili, «che tentano di ridurre</hi><hi rend="CharOverride-1"> al minimo il possesso dei beni e di fare profitti</hi><hi rend="CharOverride-1"> riducendo il più possibile i costi». Uber e Airbnb, ovviamente,</hi><hi rend="CharOverride-1"> ma anche Amazon che dal commercio elettronico originario è ormai</hi><hi rend="CharOverride-1"> diventata una piattaforma logistica multiuso che vi porta il cibo</hi><hi rend="CharOverride-1"> a casa con WholeFoods, vi rimedia un microjob con Mechanical</hi><hi rend="CharOverride-1"> Turk e fornisce l’infrastruttura informatica per la vostra azienda</hi><hi rend="CharOverride-1"> via Amazon Web Service. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La differenza più interessante rispetto al</hi><hi rend="CharOverride-1"> post-2000 secondo me è però un’altra e ha a</hi><hi rend="CharOverride-1"> che fare con il clima culturale. Allora ci si poteva</hi><hi rend="CharOverride-1"> ancora permettere il lusso del </hi><hi rend="italic CharOverride-1">cazzeggio</hi><hi rend="CharOverride-1">. Facebook in testa, </hi><hi rend="CharOverride-1">ma anche Instagram, Twitter, YouTube hanno come materia prima la </hi><hi rend="CharOverride-1">condivisione delle cose che ci piacciono. Monetizzano, attraverso la pubblicità, </hi><hi rend="CharOverride-1">la nostra vita sociale. I contenuti sono le persone nella </hi><hi rend="CharOverride-1">loro dimensione di svago. Post-2008 cambia tutto. Ora la preoccupazione </hi><hi rend="CharOverride-1">è arrivare alla fine del mese. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Primum vivere deinde speculare</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="CharOverride-1"> La gente ha bisogno di qualche soldo extra? </hi><hi rend="italic CharOverride-1">There’s</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> an app for that</hi><hi rend="CharOverride-1">, secondo il mantra-panacea della Silicon </hi><hi rend="CharOverride-1">Valley. Occhio alle date di nascita: Airbnb (2008), Taskrabbit (2008), </hi><hi rend="CharOverride-1">Uber (2009/2010), Homejoy (2010), Urbansitter (2010) e poi a cascata </hi><hi rend="CharOverride-1">Instacart, Handy, Postmates e le varie decine di uber-qualcosa spuntate </hi><hi rend="CharOverride-1">da fuori in quel periodo. Dopo il 2000 si è </hi><hi rend="CharOverride-1">messa la pubblicità sulle chiacchiere e i soldi andavano al </hi><hi rend="CharOverride-1">padrone della piattaforma. Il nostro lavoro gratis era il prezzo </hi><hi rend="CharOverride-1">pagato per passare del tempo in compagnia. Dopo il 2008 </hi><hi rend="CharOverride-1">c’è bisogno soprattutto di incassare. Si comincia dunque a </hi><hi rend="CharOverride-1">far pagare quelli che una volta erano favori tra amici. </hi><hi rend="CharOverride-1">Darti un passaggio all’aeroporto. Andare a ritirare gli abiti </hi><hi rend="CharOverride-1">stirati in tintoria. Aiutare a dipingere una stanza.</hi></p><p rend="h2" ><hi>8. Cambia il</hi><hi> vento?</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’innegabile forza di queste piattaforme è la flessibilità. </hi><hi rend="CharOverride-1">Più o meno (l’analisi approfondita di questo scarto prenderebbe </hi><hi rend="CharOverride-1">un saggio a parte) anche il lavoratore è libero di </hi><hi rend="CharOverride-1">lavorare quando vuole. Il punto debole sono i diritti. Perché, </hi><hi rend="CharOverride-1">oltre a una diffusa e surrettizia rinascita del cottimo e </hi><hi rend="CharOverride-1">a condizioni economiche sull’orlo della sussistenza, il più delle </hi><hi rend="CharOverride-1">volte si finge un’autonomia che non esiste. Nel caso </hi><hi rend="CharOverride-1">paradigmatico di Uber, per dire, la piattaforma decide tutto, compreso </hi><hi rend="CharOverride-1">il prezzo e il percorso. Cosa c’è di meno </hi><hi rend="CharOverride-1">autonomo di così? È per questo che, a un certo </hi><hi rend="CharOverride-1">punto, alcuni tribunali hanno cominciato a dare ragione ai lavoratori. </hi><hi rend="CharOverride-1">A partire da una storica sentenza del tribunale del lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">di Londra che, nel 2016, stabiliva che due autisti Uber </hi><hi rend="CharOverride-1">dovevano essere inquadrati come ‘parasubordinati’ e non come ‘autonomi’. </hi><hi rend="CharOverride-1">Decisione confermata cinque anni dopo dalla corte suprema britannica. Mentre </hi><hi rend="CharOverride-1">una giurisprudenza simile si faceva strada in molti altri paesi.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Anche</hi><hi rend="CharOverride-1"> da noi, stando al Decreto Rider del 2019, si sarebbe</hi><hi rend="CharOverride-1"> dovuto riconoscere per legge a novembre 2020 il carattere ‘subordinato</hi><hi rend="CharOverride-1">’ del rapporto tra piattaforma e rider. A meno che non</hi><hi rend="CharOverride-1"> si fosse arrivati alla firma di un contratto nazionale tra</hi><hi rend="CharOverride-1"> le associazioni sindacali e datoriali ‘prevalentemente’ rappresentative. Ed ecco allora</hi><hi rend="CharOverride-1"> spuntare in zona Cesarini – un mese prima della temuta</hi><hi rend="CharOverride-1"> scadenza – la sigla Ugl, già missina, poi leghista, di</hi><hi rend="CharOverride-1"> certo non maggiormente rappresentativa, che si mette d’accordo con</hi><hi rend="CharOverride-1"> Assodelivery per evitare che si applichino le regole dei subordinati.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Il classico ‘sindacato giallo’, foglia di fico della parte</hi><hi rend="CharOverride-1"> datoriale. La cui uscita fa infuriare sia il ministero del</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro che Maurizio Landini che parla di «scempio anti-sindacale». Qualche</hi><hi rend="CharOverride-1"> mese prima a Milano un tribunale aveva intanto commissariato la</hi><hi rend="CharOverride-1"> filiale italiana di Uber con l’accusa di ‘caporalato digitale</hi><hi rend="CharOverride-1">’. La condanna arriva a ottobre 2021 e assegna un</hi><hi rend="CharOverride-1"> risarcimento di 10 mila euro a testa ai 44 fattorini</hi><hi rend="CharOverride-1"> sfruttati (paghe da 3 euro, mance trattenute, altre decurtazioni come</hi><hi rend="CharOverride-1"> punizioni) che si erano costituiti parte civile. </hi></p><p rend="h2" ><hi>9. Epilogo</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La </hi><hi rend="CharOverride-1">svolta più importante però è di dicembre scorso. È allora </hi><hi rend="CharOverride-1">infatti che l’Unione europea, per bocca del vice-presidente Valdis </hi><hi rend="CharOverride-1">Dombrovskis, afferma che gli addetti della </hi><hi rend="italic CharOverride-1">gig economy </hi><hi rend="CharOverride-1">«meritano la </hi><hi rend="CharOverride-1">stessa protezione e condizioni di qualsiasi altro lavoratore». E che, </hi><hi rend="CharOverride-1">salvo eccezioni, dovranno essere considerati dipendenti. Una rivoluzione che riguarderebbe </hi><hi rend="CharOverride-1">oltre 4 milioni di persone nel Vecchio continente. Un numero </hi><hi rend="CharOverride-1">in impetuosa crescita, a giudicare dalle martellanti pubblicità nel </hi><hi rend="italic CharOverride-1">prime </hi><hi rend="italic CharOverride-1">time</hi><hi rend="CharOverride-1"> televisivo. Ora io non credo che quella dell’inquadramento </hi><hi rend="CharOverride-1">come dipendenti sia l’unica soluzione a questo problema. Alcuni </hi><hi rend="CharOverride-1">giuslavoristi con cui ho parlato propendono per il sì mentre </hi><hi rend="CharOverride-1">vari rider che conosco hanno posizioni più sfumate. Il bello </hi><hi rend="CharOverride-1">– per così dire – di quando il tuo padrone </hi><hi rend="CharOverride-1">è una app è che puoi decidere tu quando aprirla </hi><hi rend="CharOverride-1">e chiuderla. Probabilmente ci sono altri modi di difendere i </hi><hi rend="CharOverride-1">diritti senza ingessarli nelle uniche categorie che già si conoscono. </hi><hi rend="CharOverride-1">Sicuramente qualcosa andava fatto e questo è un segno importante </hi><hi rend="CharOverride-1">del vento che è cambiato. Ricordo ancora, anni fa, la </hi><hi rend="CharOverride-1">fatica immane di spiegare ai due manager italiani di Foodora, </hi><hi rend="CharOverride-1">per il resto piuttosto svegli, cosa fosse il cottimo e </hi><hi rend="CharOverride-1">perché, a dispetto di quanto ritenesse i loro software, non </hi><hi rend="CharOverride-1">fosse una forma di retribuzione auspicabile. «Un viaggio di mille </hi><hi rend="CharOverride-1">miglia inizia con un singolo passo!» avvertiva il taoista Lao </hi><hi rend="CharOverride-1">Tzu. Il passo è stato compiuto. Ora si può anche correggere la rotta, ma non tornare indietro.</hi></p>  
      
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