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        <title type="main" level="a">Artigianato digitale</title>
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            <forename>Andrea</forename>
            <surname>Granelli</surname>
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          <resp>This is a section of <title>Idee di lavoro e di ozio per la nostra civiltà</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0319-7</idno>) by </resp>
          <name>Giovanni Mari, Francesco Ammannati, Brogi Stefano, Tiziana Faitini, Arianna Fermani, Francesco Seghezzi, Annalisa Tonarelli</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.170</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
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          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>The figure of the craftsman, contrary to common opinion, has always represented the tradition that is constantly renewed.  Today this figure is even more an expression of contemporaneity, where customization, regeneration and recycling, being at “zero kilometer” and above all the need to build their own work tools to be even more productive and better quality are a fundamental aspect of the new production. A maxim – attributed to a famous advertiser – reads in fact “enough is not enugh” and reiterates this real obsession with things well don. And young people are also rediscovering this world: from the phenomenon of makers to the figure of chef, a real food artisan. In particular, digital has drawn a lot from artisan culture: from the construction of fast programming tools to the very concept of repair – renamed software maintenance.</p>
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            <item>Craftmanship</item>
            <item>Digital</item>
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            <item>Innovation</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.170<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.170" /></p>
      
      <p rend="h1_chapter">Artigianato digitale</p><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Andrea Granelli</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’oggetto è il miglior portatore del </hi><hi rend="CharOverride-1">soprannaturale […] la materia è assai più magica della vita </hi><hi rend="CharOverride-1">(Barthes</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">2016).</hi></p><p rend="h2" ><hi>1. Introduzione</hi></p><p rend="quotations_quotation_b3" ><hi rend="CharOverride-1">La materia e i pensieri dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">artigiano si trasformano insieme, cambiando gradualmente, fino al momento in </hi><hi rend="CharOverride-1">cui la mente </hi><hi rend="italic CharOverride-1">è</hi><hi rend="CharOverride-1"> in quiete e la materia ha </hi><hi rend="CharOverride-1">trovato la sua forma. […] Immagino che questa si</hi><hi rend="CharOverride-1"> possa chiamare personalità. Ogni macchina ha la sua, che probabilmente</hi><hi rend="CharOverride-1"> potrebbe definirsi la somma percepibile di tutto ciò che di</hi><hi rend="CharOverride-1"> essa si sa o si sente. […] </hi><hi rend="italic CharOverride-1">È</hi><hi rend="CharOverride-1"> questa</hi><hi rend="CharOverride-1"> personalità l’oggetto vero della manutenzione della motocicletta (Pirsig 1974)</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Con questo famoso libro </hi><hi rend="italic CharOverride-1">cult</hi><hi rend="CharOverride-1">, Pirsig anticipa il recupero </hi><hi rend="CharOverride-1">della cultura artigiana nell’era della tecnica. Condannato a ruoli </hi><hi rend="CharOverride-1">marginali per la sua rilevanza economica, disprezzato per il suo </hi><hi rend="CharOverride-1">legame con la tradizione, per la sua visione eroica, anti-tayloristica </hi><hi rend="CharOverride-1">del lavoro, per il suo attaccamento alla terra in cui </hi><hi rend="CharOverride-1">opera – una visione ‘km 0’ che non solo </hi><hi rend="CharOverride-1">ne valorizza le specificità ma ne riduce sprechi e scarti </hi><hi rend="CharOverride-1">–, e per il suo antagonismo naturale all’economia della </hi><hi rend="CharOverride-1">crescita-a-tutti-i-costi, l’artigiano sta oggi ritornando protagonista del </hi><hi rend="CharOverride-1">pensiero economico. Il libro </hi><hi rend="italic CharOverride-1">L’uomo artigiano</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Richard Sennet </hi><hi rend="CharOverride-1">(2008) lo ha infatti definitivamente riportato alla contemporaneità. In effetti </hi><hi rend="CharOverride-1">l’artigiano ha sempre innovato, creando e modificando i suoi </hi><hi rend="CharOverride-1">utensili, leggendo i bisogni più minuti dei propri committenti e </hi><hi rend="CharOverride-1">cercando nuove prestazioni nel materiale usato: un autentico «principe</hi><hi rend="CharOverride-1"> degli innovatori», come soleva dire Lévi-Strauss. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La figura dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’artigiano è dunque una realtà ‘bifronte’, che guarda </hi><hi rend="CharOverride-1">al futuro ma non dimentica il passato, anzi ne attinge </hi><hi rend="CharOverride-1">a piene mani ma non in maniera pedissequa ed imitativa, </hi><hi rend="CharOverride-1">ma con un piglio creativo e sensibile al contesto in </hi><hi rend="CharOverride-1">cui opera, che usa le nuove tecnologie non per sostituire </hi><hi rend="CharOverride-1">l’uomo con la macchina ma per potenziare il suo </hi><hi rend="CharOverride-1">operato e la sua capacità trasformativa.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In un certo senso, </hi><hi rend="CharOverride-1">l’artigiano padroneggia quella che gli antichi greci chiamavano </hi><hi rend="italic CharOverride-1">techne</hi><hi rend="CharOverride-1">, un’espressione potente per descrivere la maestria che sfocia</hi><hi rend="CharOverride-1"> in arte. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Techne</hi><hi rend="CharOverride-1"> indica infatti sia il metodo (la tecnica) sia il suo prodotto che, quando è degno di nota, supera il metodo stesso diventando una forma d’arte associabile al suo creatore. La pittura o la retorica sono esempi antichi di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">techne</hi><hi rend="CharOverride-1">; lo sviluppo software ne è un esempio moderno. I grandi programmatori, infatti, sviluppano il software non solo più velocemente e con meno errori ma anche in modo più compatto e regolare; tanto e vero che frequentemente i loro programmi – come le formule dei grandi matematici – sono considerati addirittura ‘belli’. Questa dimensione artistica della programmazione è stata ben illustrata in un’intervista fatta da Stephen Covey a Nathan Myhrvold quando era Chief Technology Officer di Microsoft (Covey 2000). Alla domanda «quanto sono più produttivi i super-programmatori?», rispose con un’iperbole, per rimarcare ancora di più la loro non inquadrabilità negli schemi standard della produttività: «Gli sviluppatori eccezionali di software sono più produttivi di quelli ‘normali’ secondo un fattore non di 10 o 100 o 1000, ma di 10.000».</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Anche il luogo </hi><hi rend="CharOverride-1">di produzione (e di vendita) tipico dell’artigiano – la </hi><hi rend="CharOverride-1">bottega (che alcuni amano chiamare </hi><hi rend="italic CharOverride-1">atelier</hi><hi rend="CharOverride-1">) – sta ritornando di</hi><hi rend="CharOverride-1"> grande attualità. Tra i vari fenomeni che vengono resi possibili</hi><hi rend="CharOverride-1"> in questo luogo – uno fra tutti il dialogo continuativo</hi><hi rend="CharOverride-1"> fra produttore e committente – forse il più importante è</hi><hi rend="CharOverride-1"> la formazione. Gilles Deleuze ha osservato che «maestro non </hi><hi rend="CharOverride-1">è chi dice “fai così”, ma chi dice “</hi><hi rend="CharOverride-1">fai con me”, in un rapporto anzitutto di testimonianza, </hi><hi rend="CharOverride-1">e poi di fiducia, di equilibrio tra libertà e disciplina»</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Scola 2009). L’artigiano unisce dunque in maniera naturale il</hi><hi rend="CharOverride-1"> mondo della produzione e il mondo dei servizi e delle</hi><hi rend="CharOverride-1"> soluzioni; e questi servizi (riparazione, formazione e commercio) non sono</hi><hi rend="CharOverride-1"> ‘ancillari’ ma fondativi e trovano – nella bottega –</hi><hi rend="CharOverride-1"> la loro collocazione naturale.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Questa tensione fra tradizione e innovazione </hi><hi rend="CharOverride-1">e tra prodotto industrializzato e tecnologico e soluzione unica e </hi><hi rend="CharOverride-1">personalizzata è particolarmente evidente negli ‘artigiani del digitale’. Se</hi><hi rend="CharOverride-1"> analizziamo in dettaglio le fasi di concepimento, progettazione e gestione</hi><hi rend="CharOverride-1"> delle soluzioni digitali, appare evidente che il progettista deve sempre</hi><hi rend="CharOverride-1"> più frequentemente mettere insieme in maniera armonica (e idealmente unica)</hi><hi rend="CharOverride-1"> molti ingredienti tecnologici: dispositivi, sensori, algoritmi, contenuti e interfacce.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Sviluppare </hi><hi rend="CharOverride-1">il sistema informatico di un’azienda o di una istituzione </hi><hi rend="CharOverride-1">non è quindi un processo industriale, né deve esserlo. Non </hi><hi rend="CharOverride-1">si tratta di imporre comportamenti standard – che sarebbero deleteri </hi><hi rend="CharOverride-1">nel mondo delle imprese, togliendo diversità, dinamicità e in ultima </hi><hi rend="CharOverride-1">istanza competitività – quanto piuttosto di adattare una ‘cassetta di</hi><hi rend="CharOverride-1"> attrezzi’ ad uno specifico contesto, bilanciando correttamente buone pratiche </hi><hi rend="CharOverride-1">consolidate con specificità individuali.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il rapporto del progettista con la diversità</hi><hi rend="CharOverride-1"> che ogni azienda rappresenta deve dunque essere di comprensione: la</hi><hi rend="CharOverride-1"> diversità è cioè un elemento distintivo da valorizzare e non</hi><hi rend="CharOverride-1"> una imperfezione, un difetto da eliminare, sfuggito dal controllo di</hi><hi rend="CharOverride-1"> qualità costruito a tavolino da qualche ingegnere della produzione che</hi><hi rend="CharOverride-1"> non è mai uscito dai suoi uffici per osservare i</hi><hi rend="CharOverride-1"> processi reali di produzione e l’articolazione e continua metamorfosi</hi><hi rend="CharOverride-1"> dei bisogni e desideri dei consumatori. In questo assemblaggio,</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’azione del progettista digitale è quindi più simile a</hi><hi rend="CharOverride-1"> quella di un artigiano che non a quella di un</hi><hi rend="CharOverride-1"> operaio in catena di montaggio. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Volendo inoltre migliorare questo processo,</hi><hi rend="CharOverride-1"> la questione non è tanto aumentare la produttività dei programmatori</hi><hi rend="CharOverride-1"> o creare metodologie iper-strutturate che riducano al minimo i gradi</hi><hi rend="CharOverride-1"> di libertà (spesso ritenuti errori) del progettista per impedire variazioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> sul tema. Ma piuttosto adattare la tecnologia al contesto (non</hi><hi rend="CharOverride-1"> solo operativo ma anche culturale), «sedurne la forma» per</hi><hi rend="CharOverride-1"> usare una bella espressione coniata da Lévi-Strauss nel</hi><hi rend="CharOverride-1"> descrivere il mestiere artigiano (Lévi-Strauss 1986).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">E la ‘materia </hi><hi rend="CharOverride-1">prima digitale’ – l’ingrediente primo dell’artigiano del digitale</hi><hi rend="CharOverride-1"> – è sempre più accessibile e diffusa, come spiego </hi><hi rend="CharOverride-1">nel libro </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Artigiani del digitale. Come creare valore con le </hi><hi rend="italic CharOverride-1">nuove tecnologie</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Granelli 2010) Il movimento dell’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">open source</hi><hi rend="CharOverride-1"> e</hi><hi rend="CharOverride-1"> la parallela standardizzazione delle interfacce hanno infatti creato un vero</hi><hi rend="CharOverride-1"> e proprio boom di ‘digitale grezzo’ ad elevate prestazioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> e a costi particolarmente contenuti sui cui l’artigiano può</hi><hi rend="CharOverride-1"> esercitare le sue attività di adattamento e personalizzazione e quindi</hi><hi rend="CharOverride-1"> ‘sedurne la forma’.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel se-durre (che non vuol dire</hi><hi rend="CharOverride-1"> semplicemente con-durre verso una direzione prestabilita, ma avvicinare a sé,</hi><hi rend="CharOverride-1"> a uno specifico contesto) sta il segreto dell’artigianato digitale.</hi><hi rend="CharOverride-1"> La materia digitale non è inerte ma anzi è quasi</hi><hi rend="CharOverride-1"> magica e – come noto – può vivere di vita</hi><hi rend="CharOverride-1"> propria e andare spesso verso direzioni non previste (né volute)</hi><hi rend="CharOverride-1"> dai suoi progettisti. Pertanto, l’artigiano del ‘digitale’ deve</hi><hi rend="CharOverride-1"> non solo sedurre ma talvolta addirittura ‘sedare’ le infinite</hi><hi rend="CharOverride-1"> potenzialità della materia digitale e applicarle a un contesto sempre</hi><hi rend="CharOverride-1"> diverso e cangiante, ma con molti elementi ricorrenti e persistenti.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi></p><p rend="h2" ><hi>2. Artigianato e digitale</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Vi è infatti un doppio collegamento </hi><hi rend="CharOverride-1">tra la parola «artigiano» e la parola «digitale».</hi><hi rend="CharOverride-1"> Da una parte l’artigiano del XXI secolo ha bisogno</hi><hi rend="CharOverride-1"> di nuovi strumenti dall’anima sempre più digitale; dall’altra</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’uso e soprattutto la progettazione degli strumenti digitali richiede</hi><hi rend="CharOverride-1"> un’attitudine sempre più artigiana.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">I punti di contatto di </hi><hi rend="CharOverride-1">queste realtà del XXI secolo con la cultura artigiana sono </hi><hi rend="CharOverride-1">quindi molti. Un altro esempio è la manutenzione – riparazione </hi><hi rend="CharOverride-1">nel linguaggio artigiano – aspetto strutturale e non accidentale delle </hi><hi rend="CharOverride-1">applicazioni software (a partire dalla sua incidenza nei costi complessivi </hi><hi rend="CharOverride-1">del progetto). E allora si comprende come questo binomio apparentemente </hi><hi rend="CharOverride-1">contraddittorio ‘artigiano’ e ‘cultura digitale’ è invece un </hi><hi rend="CharOverride-1">motore che genera innovazione e come la cultura artigiana non </hi><hi rend="CharOverride-1">sia un retaggio del passato ma uno strumento anche per </hi><hi rend="CharOverride-1">plasmare il futuro. E poiché il tessuto imprenditoriale italiano è </hi><hi rend="CharOverride-1">imbevuto di cultura artigiana, questa è certamente una ottima notizia </hi><hi rend="CharOverride-1">per l’Italia. E infatti nel nostro Paese vi sono </hi><hi rend="CharOverride-1">casi estremamente innovativi (e poco conosciuti) anche nel modo di </hi><hi rend="CharOverride-1">lavorare e innovare in molti settori (spesso riconducibili alla cultura </hi><hi rend="CharOverride-1">artigiana e al suo dialogare permanente con le medie imprese </hi><hi rend="CharOverride-1">eccellenti del </hi><hi rend="italic CharOverride-1">made in Italy</hi><hi rend="CharOverride-1">) che suggeriscono di ipotizzare una</hi><hi rend="CharOverride-1"> vera e propria ‘via italiana’ all’artigianato del XXI</hi><hi rend="CharOverride-1"> secolo. </hi></p><p rend="h2" ><hi>3. La cultura artigiana è il cuore dell’innovazione</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Come abbiamo visto, Claude Lévy-Strauss ha affermato in modo icastico che l’artigiano è «il principe degli innovatori». Lo ha spiegato Steve Jobs ricordandoci – in una intervista recentemente scoperta e perciò chiamata </hi><hi rend="italic CharOverride-1">The Lost Interview</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1995) – che «ci vuole una quantità immensa di lavoro artigianale per tirare fuori da una grande idea un grande prodotto». Oltretutto, come ha osservato Camillo Olivetti nel lontano 1933 – quel Camillo non solo padre di Adriano ma artefice del suo sviluppo imprenditoriale ed etico – «non vi è divisione netta tra lavoro manuale e lavoro intellettuale; tutti i lavori, se fatti bene, richiedono uno sforzo d’intelligenza».</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">E la tecnologia non ha fatto che confermare questa intuizione. Anche i laboratori più ipertecnologici – pensiamo al Media Lab di Boston – assomigliano molto a una bottega artigiana. Basta vedere come sono organizzati gli spazi, pieni di tavoloni con moltissimi oggetti messi un po’ alla rinfusa perché possono servire anche suggerendo in modo visivo la loro utilità. Perfino nei templi della ricerca scientifica, gli scienziati agiscono come l’artigiano, che si è sempre costruito i propri strumenti: la più grande macchina per la ricerca scientifica oggi esistente – il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">LHC</hi><hi rend="CharOverride-1"> o </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Large Hadron Collider</hi><hi rend="CharOverride-1"> – è stato infatti costruito dagli stessi fisici che poi lo hanno utilizzato. Colpisce vedere in questo luogo – il cui motore è un anello sotterraneo di 27 km composto di magneti superconduttori – gli scienziati (molte donne) al lavoro con elmetti e pinze. Non solo i tecnici ma anche i fisici nucleari, dunque, come per esempio Fabiola Gianotti – direttrice del CERN – dedicano una parte rilevante del loro tempo a modificare e rettificare la ‘loro’ strumentazione.</hi></p><p rend="h2" ><hi>4. Il manifesto</hi><hi> dei neo-artigiani del XXI secolo</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">I giovani di Confartigianato – nel 2015 – hanno deciso di unire in un manifesto le molte trasformazioni della cultura artigiana per dare una visione unitaria e prospettica. Avendo partecipato ai lavori del manifesto e trovandolo ancora di grande attualità, credo utile richiamarne una sintesi. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ogni manifesto parte da una domanda fondamentale: «Perché un manifesto?» a cui ne segue una secondaria: «perché oggi?».</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ma perché oggi? Perché assistiamo a una crescente richiesta di prodotti e cultura artigiana, a un affioramento dei valori che le sono propri. Ma questa domanda crescente è spesso caotica, e non diretta verso i centri che hanno da sempre difeso e valorizzato questa cultura.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per questo i giovani di Confartigianato hanno ritenuto di dover scrivere un manifesto.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Manifesto che vuole essere non solo momento di orgoglio o di rivendicazione della paternità di un sistema di valori, saperi, comportamenti e prodotti, ma vuole posizionare la cultura e il movimento artigiano nel posto che gli compete nella società contemporanea: membro a pieno titolo della cosiddetta ‘classe creativa’, amante dell’innovazione e ‘custode del creato’ citando la potente espressione utilizzata da Papa Francesco nella sua enciclica </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Laudato Si’</hi><hi rend="CharOverride-1"> (2015) per la sua attenzione sia alla materia che ai luoghi dove vive e opera. Per l’artigiano natura e artefatto – oggetto fatto ad arte dall’uomo – sono profondamente interconnessi e si alimentano a vicenda.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Potremmo dire che il fenomeno dei </hi><hi rend="italic CharOverride-1">maker</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">– che ha lanciato la rivoluzione delle stampanti 3D</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">– oppure quello dei </hi><hi rend="italic CharOverride-1">fixer</hi><hi rend="CharOverride-1"> – il movimento internazionale di chi si aggiusta le apparecchiature elettroniche da sé – non sono altro che un esempio, naturale, del dialogo che l’artigiano ha sempre avuto con il suo tempo e con le innovazioni tecnologiche, un aspetto tipico e consustanziale della cultura artigiana. E poi l’attenzione quasi ossessiva alla qualità: </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Good enough is not enough </hi><hi rend="CharOverride-1">era solito </hi><hi rend="CharOverride-1">dire</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Jay Chiat, famoso pubblicitario americano. E questa espressione sembra creata osservando gli artigiani al lavoro.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La programmazione del software è un esempio lampante di cosa sono i ‘nuovi’ prodotti artigiani: è un lavoro autenticamente intellettuale ma richiede una grandissima manualità (basta vedere la velocità e precisione con cui i super programmatori usano la tastiera e il mouse).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Tornando al manifesto, è un prodotto collettivo, nato nei territori, dal confronto (durato molti mesi e in tutta Italia) fra molti artigiani e sintetizzato grazie all’abilità della Giunta Nazionale Giovani Imprenditori Confartigianato e di Stefania Multari, all’epoca responsabile della Direzione Relazioni istituzionali di Confartigianato.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">I punti essenziali del “Manifesto dei neo artigiani del XXI secolo” sono otto:</hi></p><p rend="text_list" ><hi rend="CharOverride-1">1)	Il fine dell’artigiano è produrre cose ben </hi><hi rend="CharOverride-1">fatte, siano esse prodotti o servizi. Il ‘ben fare’ </hi><hi rend="CharOverride-1">unisce in una formula indissolubile abilità e passione, autenticità e </hi><hi rend="CharOverride-1">personalizzazione, antichi mestieri e nuove tecnologie. Per questi motivi i </hi><hi rend="CharOverride-1">prodotti artigiani sono molto di più della funzione che svolgono.</hi></p><p rend="text_list" ><hi rend="CharOverride-1">2)	</hi><hi rend="CharOverride-1">Il rapporto dell’artigiano con il bello e l’arte </hi><hi rend="CharOverride-1">è naturale e costitutivo; questa tradizione – che nasce nelle</hi><hi rend="CharOverride-1"> botteghe rinascimentali – è continuata nel tempo senza mai interrompersi,</hi><hi rend="CharOverride-1"> anche se ha assunto forme di volta in volta adatte</hi><hi rend="CharOverride-1"> allo spirito del tempo.</hi></p><p rend="text_list" ><hi rend="CharOverride-1">3)	Il rapporto fra l’artigiano e</hi><hi rend="CharOverride-1"> ciò che produce continua nel tempo: riparazione, recupero, rigenerazione, </hi><hi rend="CharOverride-1">rinnovamento sono espressioni tipiche del vocabolario artigiano. Per questi motivi </hi><hi rend="CharOverride-1">l’artigiano è da sempre ‘a km zero’ e </hi><hi rend="CharOverride-1">a ‘zero impatto ambientale’.</hi></p><p rend="text_list" ><hi rend="CharOverride-1">4)	Il lavoro ha un valore</hi><hi rend="CharOverride-1"> di per sé e il profitto è strumento, non fine</hi><hi rend="CharOverride-1"> dell’impresa artigiana. Anche per questo la solidarietà non è</hi><hi rend="CharOverride-1"> accessoria ma centrale alla cultura artigiana.</hi></p><p rend="text_list" ><hi rend="CharOverride-1">5)	L’artigiano è un</hi><hi rend="CharOverride-1"> imprenditore che rispetta la tradizione ma è fortemente attratto dall</hi><hi rend="CharOverride-1">’innovazione. Ama sperimentare e progettare i suoi utensili e non</hi><hi rend="CharOverride-1"> custodisce con gelosia i suoi saperi, ma li condivide di</hi><hi rend="CharOverride-1"> mano in mano creando ponti fra le generazioni.</hi></p><p rend="text_list" ><hi rend="CharOverride-1">6)	Il lavorare</hi><hi rend="CharOverride-1"> insieme ha sempre fatto parte della cultura artigiana. Gilde, arti,</hi><hi rend="CharOverride-1"> distretti, filiere, reti sono le varie modalità con cui –</hi><hi rend="CharOverride-1"> nella storia millenaria dell’artigianato – si è dato corpo</hi><hi rend="CharOverride-1"> alla vocazione naturale del gioco di squadra.</hi></p><p rend="text_list" ><hi rend="CharOverride-1">7)	La tecnologia è</hi><hi rend="CharOverride-1"> uno straordinario strumento di lavoro che deve essere al fianco</hi><hi rend="CharOverride-1"> dell’artigiano, per rafforzarlo e proteggerlo, non per alienarlo e</hi><hi rend="CharOverride-1"> sostituirlo.</hi></p><p rend="text_list" ><hi rend="CharOverride-1">8)	Il luogo di lavoro è molto più di un</hi><hi rend="CharOverride-1"> luogo di lavoro: è parte integrale e integrante del territorio</hi><hi rend="CharOverride-1"> in cui l’attività artigiana è ubicata e racchiude un</hi><hi rend="CharOverride-1"> pezzo della vita di chi ci lavora. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Concludiamo, infine, </hi><hi rend="CharOverride-1">con qualche considerazione in più su questo manifesto per illumina</hi><hi rend="CharOverride-1">re maggiormente le molte facce dell’artigianato del XXI secolo.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Una delle credenze più stereotipate su cui è stata costruita</hi><hi rend="CharOverride-1"> molta retorica negativa sull’artigianato è il suo essere legato</hi><hi rend="CharOverride-1"> – anzi quasi incatenato – alla tradizione; e quindi il</hi><hi rend="CharOverride-1"> suo disinteresse o rifiuto di tutto ciò che è innovativo.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Nulla di più falso. L’artigiano ha infatti gusto e</hi><hi rend="CharOverride-1"> passione nel migliorare non solo prodotti e servizi ma anche</hi><hi rend="CharOverride-1"> i suoi utensili. È infatti attratto dall’innovazione che sa</hi><hi rend="CharOverride-1"> però ricondurre nell’alveo della tradizione.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Questa cultura artigiana dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">innovazione viene riconosciuta anche dai guru della tecnologia, come abbiamo</hi><hi rend="CharOverride-1"> visto per esempio con Steve Jobs, fondatore di Apple </hi><hi rend="CharOverride-1">e uno dei più grandi innovatori del XXI secolo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Vi è inoltre una grande differenza rispetto al modo di innovare seguito dal modello industriale di tipo capitalistico. Una componente rilevantissima di questo tipo di innovazione, infatti, punta all’automazione spinta, alla sostituzione integrale dei lavoratori con processi automatizzati (considerati più precisi e meno costosi, che non sbagliano né si ‘ammalano’ …). La visione artigiana dell’innovazione, invece, – in quanto ancorata all’individuo e al valore intrinseco del lavoro – punta non tanto alla sostituzione quanto al potenziamento (all’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">empowerment</hi><hi rend="CharOverride-1"> direbbe il mondo anglosassone) del lavoratore, per fargli fare cose più precise o con minore sforzo o con maggiore velocità. Tipico esempio di questa tipologia di innovazione sono i bisturi della nuova chirurgia, che consentono al medico – autentico riparatore del corpo umano – di fare operazioni incredibili addirittura a distanza ma sempre con l’insostituibile contributo umano.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Infine, la rinascita della bottega artigiana: la bottega è sempre stato luogo stratificato, dalle mille funzioni e dai mille significati. Luogo di produzione ma anche di apprendimento, luogo di ideazione ma anche di vendita, luogo di lavoro ma anche spazio domestico. Crescita delle nuove professioni (artigiani digitali, partite IVA, auto-impiego, …), esigenze di flessibilità e conciliazione famiglia-lavoro e crescenti problemi legati a una mobilità urbana incontrollata e costosissima stanno spingendo al ripensamento radicale degli spazi di lavoro e a un loro maggiore avvicinamento (sia funzionale che geografico) con gli spazi domestici. La promiscuità fra luoghi di lavoro e spazi privati – un tempo vista come strutturalmente inefficiente e poco professionale – oggi è addirittura ricercata. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">E le ondate pandemiche di questi ultimi anni – con anche il crescente costo energetico e quindi anche della mobilità lavorativa a valle della guerra in Ucraina – non fanno che confermare questa intuizione artigiana. Basti pensare al crescente lavoro domestico reso possibile dallo smart work o alla scelta di molti nomadi digitali di trasformare le proprie case di villeggiatura in luoghi anche di lavoro.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Pertanto la cultura digitale va molto oltre l’artigianato e diventa ispiratrice di un nuovo modo – forse antico – di lavorare.</hi></p><p rend="h2" ><hi>Riferimenti bibliografici</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Barthes, Roland. 2016. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Miti d’oggi</hi><hi rend="CharOverride-1">. Torino: Einaudi. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Covey, Stephen R. 2000. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">The 7 Habits of Highly Effective People</hi><hi rend="CharOverride-1">. Melbourne: The Business Library. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Granelli, Andrea. 2010. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Artigiani del digitale. Come creare valore con le nuove tecnologie</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: Luca Sossella Editore. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Granelli, Andrea. 2017. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Artigiani del digitale nell’era della manifattura 4.0. Un manifesto</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: Luca Sossella Editore-Confartigianato.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Jobs, Steve. 1995. “The Lost Interview.” Intervista di Robert X. Cringely. Documentario </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Triumph of the Nerds</hi><hi rend="CharOverride-1"> per PBS.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Lévi-Strauss, Claude. 2008. “Discorso in occasione del conferimento del premio internazionale Nonino nel 1986 a Percoto, Udine.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Repubblica</hi><hi rend="CharOverride-1">, 4 maggio,</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2008.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Olivetti, Camillo. 1937. “Lo spirito della industria meccanica.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Tecnica &amp; Organizzazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1, 2: 20. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Papa Francesco. 2015. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Lettera Enciclica Laudato Si’</hi><hi rend="CharOverride-1">. Città del Vaticano: Libreria Editrice Vaticana. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Pirsig, Robert M. 1990.</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Milano: Adelphi. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Scola, Angelo. 2009. “Educare con l’esperienza</hi><hi rend="italic CharOverride-1">.”</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Sole24Ore</hi><hi rend="CharOverride-1">, 26 novembre,</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2009.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Sennett, Richard. 2008. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">L’uomo artigiano</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Feltrinelli. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Staglianò, Riccardo. 2012. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Steve Jobs-l’intervista perduta</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Feltrinelli Real Cinema. </hi></p>  
      
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        <listBibl>
          <head>References</head>
          <bibl n="147685">Barthes, Roland. 2016. Miti d’oggi. Torino: Einaudi.</bibl>
          <bibl n="146572">Covey, Stephen R. 2000. The 7 Habits of Highly Effective People. Melbourne: The Business Library.</bibl>
          <bibl n="145816">Granelli, Andrea. 2010. Artigiani del digitale. Come creare valore con le nuove tecnologie. Roma: Luca Sossella Editore.</bibl>
          <bibl n="145338">Granelli, Andrea. 2017. Artigiani del digitale nell’era della manifattura 4.0. Un manifesto. Roma: Luca Sossella Editore-Confartigianato.</bibl>
          <bibl n="145901">Jobs, Steve. 1995. “The Lost Interview.” Intervista di Robert X. Cringely. Documentario Triumph of the Nerds per PBS.</bibl>
          <bibl n="144903">L&amp;#233;vi-Strauss, Claude. 2008. “Discorso in occasione del conferimento del premio internazionale Nonino nel 1986 a Percoto, Udine.” La Repubblica, 4 maggio, 2008.</bibl>
          <bibl n="146496">Olivetti, Camillo. 1937. “Lo spirito della industria meccanica.” Tecnica &amp;amp; Organizzazione 1, 2: 20.</bibl>
          <bibl n="146475">Papa Francesco. 2015. Lettera Enciclica Laudato Si’. Citt&amp;#224; del Vaticano: Libreria Editrice Vaticana.</bibl>
          <bibl n="146644">Pirsig, Robert M. 1990. Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta. Milano: Adelphi.</bibl>
          <bibl n="147049">Scola, Angelo. 2009. “Educare con l’esperienza.” Il Sole24Ore, 26 novembre, 2009.</bibl>
          <bibl n="147541">Sennett, Richard. 2008. L’uomo artigiano. Milano: Feltrinelli.</bibl>
          <bibl n="146723">Staglian&amp;#242;, Riccardo. 2012. Steve Jobs-l’intervista perduta. Milano: Feltrinelli Real Cinema.</bibl>
        </listBibl>
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