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        <title type="main" level="a">Dal lavoro agile alla new way of working</title>
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            <forename>Federico</forename>
            <surname>Butera</surname>
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          <resp>This is a section of <title>Idee di lavoro e di ozio per la nostra civiltà</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0319-7</idno>) by </resp>
          <name>Giovanni Mari, Francesco Ammannati, Brogi Stefano, Tiziana Faitini, Arianna Fermani, Francesco Seghezzi, Annalisa Tonarelli</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.172</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>During the pandemic, in Italy 6 million people worked from home, no longer in the work flow regulated by time and physical presence in the office under the direct control of the hierarchy. A large number of people have been working by results, sharing knowledge, managing communications, participate in remote communities. This process has been an accelerator of changes already underway since the 1970s: the remoteness of work made possible by digitalization and the professionalization of work, coming along the increase of the knowledge workers. A vast experimentation of a new way of working very different from the Taylor Fordist tradition was opened, supported by "designers or architects of the new work" , pursuing objectives of organizational regeneration, extended professionalization, promotion of the quality of working life.</p>
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            <item>Smart work</item>
            <item>New way of working</item>
            <item>change mangement</item>
            <item>profesionalization</item>
            <item>Quality of working life</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.172<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.172" /></p>
      
      <p rend="h1_chapter">Dal lavoro agile alla<hi rend="italic"> new way of working</hi></p><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Federico Butera</hi></p><p rend="h2" ><hi>1. </hi><hi>Introduzione</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Durante la pandemia 6 milioni di persone hanno lavorato da</hi><hi rend="CharOverride-1"> casa, non più nel flusso di attività regolate dal tempo</hi><hi rend="CharOverride-1"> e dalla presenza in ufficio sotto il controllo diretto della</hi><hi rend="CharOverride-1"> gerarchia. Un gran numero di persone hanno lavorato di fatto</hi><hi rend="CharOverride-1"> per risultati, per condivisione di conoscenze, per gestione delle comunicazioni,</hi><hi rend="CharOverride-1"> per comunità remote. Questo processo è stato un acceleratore di</hi><hi rend="CharOverride-1"> cambiamenti già in atto fino dagli anni Settanta: la remotizzazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> del lavoro resa possibile dalla digitalizzazione e la professionalizzazione del</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro data dallo sviluppo dei lavoratori della conoscenza. Si è</hi><hi rend="CharOverride-1"> aperto così un vasta sperimentazione di una new way of</hi><hi rend="CharOverride-1"> working diversissima dalla tradizione taylor-fordista sostenuta da ‘progettisti </hi><hi rend="CharOverride-1">o architetti del nuovo lavoro’ che opereranno su obiettivi di</hi><hi rend="CharOverride-1"> rigenerazione organizzativa, professionalizzazione diffusa, promozione della qualità della vita di</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro.</hi></p><p rend="h2" ><hi>2. Il lavoro agile come esperimento che accelera il </hi><hi>cambiamento del modello di lavoro</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">I termini </hi><hi rend="italic CharOverride-1">smart work</hi><hi rend="CharOverride-1"> e lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> agile non trovano corrispondenza in altre lingue. In inglese </hi><hi rend="italic CharOverride-1">distance</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> work</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> telework</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> home work </hi><hi rend="CharOverride-1">si riferiscono al luogo dove</hi><hi rend="CharOverride-1"> si lavora, lontano dalla sede del datore di lavoro; i</hi><hi rend="CharOverride-1"> termini </hi><hi rend="italic CharOverride-1">agile work e flexible work</hi><hi rend="CharOverride-1"> includono anche la flessibilità</hi><hi rend="CharOverride-1"> di orario.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In Italia lo </hi><hi rend="italic CharOverride-1">smart working</hi><hi rend="CharOverride-1">, ribattezzato come </hi><hi rend="italic CharOverride-1">lavoro</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> agile</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">è la punta di un iceberg di un </hi><hi rend="CharOverride-1">modello di lavoro che cambia. Esso, infatti, riguarda non solo </hi><hi rend="CharOverride-1">il dove lavorare ma il come lavorare. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel 2019, in </hi><hi rend="CharOverride-1">Italia, solo il 50% delle grandi imprese, il 12% delle </hi><hi rend="CharOverride-1">PMI, il 16% delle Pubbliche Amministrazioni avevano adottato per 1 </hi><hi rend="CharOverride-1">o 2 giorni alla settimana forme di lavoro a distanza. </hi><hi rend="CharOverride-1">Il lockdown imposto dall’epidemia di coronavirus ha generato dal </hi><hi rend="CharOverride-1">2020 un esperimento senza precedenti: oltre 6 milioni di persone </hi><hi rend="CharOverride-1">hanno lavorato da casa. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ciò ha accelerato due grandi fenomeni</hi><hi rend="CharOverride-1"> in atto fin dagli anni Settanta: la </hi><hi rend="italic CharOverride-1">remotizzazione del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">, resa possibile dalla digitalizzazione e la crescente </hi><hi rend="italic CharOverride-1">professionalizzazione del </hi><hi rend="italic CharOverride-1">lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> con lo sviluppo dei lavoratori della conoscenza e l’</hi><hi rend="CharOverride-1">ampio sviluppo dei team e delle comunità di pratiche. Il </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro sta cambiando profondamente da molto tempo. Questi cambiamenti hanno </hi><hi rend="CharOverride-1">toccato grandi quote di lavoratori destinate a aumentare esponenzialmente, </hi><hi rend="CharOverride-1">anche se rimangono quote imponenti di lavoratori che non sanno </hi><hi rend="CharOverride-1">usare il computer e di lavoratori oppressi da lavori non </hi><hi rend="CharOverride-1">dignitosi e sottopagati.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Durante il lockdown si è aperto infatti un</hi><hi rend="CharOverride-1"> vasto </hi><hi rend="italic CharOverride-1">esperimento organizzativo</hi><hi rend="CharOverride-1"> costituito da un gran numero di cantieri</hi><hi rend="CharOverride-1"> nelle imprese e nelle pubbliche amministrazioni che di solito hanno</hi><hi rend="CharOverride-1"> coinvolto tutta l’organizzazione e che hanno generato un patrimonio</hi><hi rend="CharOverride-1"> prezioso di metodi e soluzioni. Le Direzioni Risorse umane </hi><hi rend="CharOverride-1">sono state per lo più l’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">owner</hi><hi rend="CharOverride-1"> di questi process</hi><hi rend="CharOverride-1">i di trasformazione, con il coinvolgimento di tutte le sue </hi><hi rend="CharOverride-1">‘anime’ (Gestione, Formazione e sviluppo, Organizzazione, Relazioni industriali) e </hi><hi rend="CharOverride-1">in molti casi con una corresponsabilità di ICT, Immobiliare / </hi><hi rend="CharOverride-1">Facilities e Safety, di Comunicazione interna e di Innovazione. Vi </hi><hi rend="CharOverride-1">è stato un ampio utilizzo di accordi individuali e di </hi><hi rend="CharOverride-1">accordi sindacali aziendali. Le rappresentanze dei lavoratori hanno partecipato intensamente </hi><hi rend="CharOverride-1">anche se in modo ineguale a questa sperimentazione.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Quest</hi><hi rend="CharOverride-1">a sperimentazione va documentata, condivisa, incentivata. Non si tratta </hi><hi rend="CharOverride-1">solo di fissare le regole per il lavoro a casa </hi><hi rend="CharOverride-1">su cui si sono impegnati e hanno polemizzato il governo, </hi><hi rend="CharOverride-1">le associazioni imprenditoriali, i sindacati, i giuristi e su cui </hi><hi rend="CharOverride-1">hanno scritto i giornalisti. Si tratta bensì di comprendere, gestire </hi><hi rend="CharOverride-1">e progettare quattro dimensioni fondamentali di un sistema del lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">che si avvia a configurare un nuovo paradigma.</hi></p><p rend="h2 ParaOverride-2" ><hi>3. Quattro dimensioni</hi><hi> strutturali della sperimentazione di nuove modalità di lavoro</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La prima</hi><hi rend="CharOverride-1"> dimensione della estesa sperimentazione del lavoro sviluppata in questi due</hi><hi rend="CharOverride-1"> anni riguarda il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">cosa</hi><hi rend="CharOverride-1">, ossia il cambiamento dei </hi><hi rend="italic CharOverride-1">contenuti </hi><hi rend="italic CharOverride-1">del lavoro e delle organizzazioni</hi><hi rend="CharOverride-1">: lavorando non più nel flusso</hi><hi rend="CharOverride-1"> delle attività scandite dal tempo di presenza sul posto di</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro e sotto il controllo della gerarchia, le persone in</hi><hi rend="CharOverride-1"> un numero crescente di casi si sono avviate a forme</hi><hi rend="CharOverride-1"> di lavoro costituite da </hi><hi rend="italic CharOverride-1">ruoli responsabili di risultati </hi><hi rend="CharOverride-1">modellati sulle</hi><hi rend="CharOverride-1"> specificità delle persone, in grado di governare i processi di</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro e di connettersi responsabilmente con gli altri con l</hi><hi rend="CharOverride-1">’uso di tecnologie. Si sono moltiplicate pratiche e forme di</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">teams relativamente autoregolati</hi><hi rend="CharOverride-1"> supportati dalle tecnologie digitali abilitanti. In </hi><hi rend="CharOverride-1">una parola un gran numero dei sei milioni che hanno </hi><hi rend="CharOverride-1">lavorato in remoto ha sperimentato una </hi><hi rend="italic CharOverride-1">new way of working</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">che riequilibra l’autonomia delle persone e il potere regolatorio </hi><hi rend="CharOverride-1">del management, simile a quella già esperita dai professionisti nelle </hi><hi rend="CharOverride-1">organizzazioni (Butera e Failla 2008) e dai lavoratori della conoscenza (Butera,</hi><hi rend="CharOverride-1"> Bagnara, Cesaria, Di Guardo S. 2008). Questo modo di lavorare</hi><hi rend="CharOverride-1"> ha favorito quasi sempre una elevata produttività e insieme ha</hi><hi rend="CharOverride-1"> consentito per lo più libertà nel lavoro e miglioramento della</hi><hi rend="CharOverride-1"> qualità del lavoro e della vita delle persone. In sintesi,</hi><hi rend="CharOverride-1"> una </hi><hi rend="italic CharOverride-1">way of working </hi><hi rend="CharOverride-1">ben diversa dai modelli cripto-taylor-fordisti </hi><hi rend="CharOverride-1">ancora largamente diffusi in molte organizzazioni gestite, per la grande </hi><hi rend="CharOverride-1">maggioranza di lavoratori, attraverso mansioni prescritte e reparti gerarchici in </hi><hi rend="CharOverride-1">‘uffici fabbrica’.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La seconda dimensione delle sperimentazioni ha riguardato</hi><hi rend="CharOverride-1"> il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">come</hi><hi rend="CharOverride-1">, ossia come sono stati gestiti </hi><hi rend="italic CharOverride-1">i percorsi </hi><hi rend="italic CharOverride-1">di gestione del cambiamento</hi><hi rend="CharOverride-1">. Si sono spesso superate le tradizionali</hi><hi rend="CharOverride-1"> modalità in cui il manager con i suoi diretti collaboratori</hi><hi rend="CharOverride-1"> definiscono a tavolino strategie e organizzazione e li trasformano in</hi><hi rend="CharOverride-1"> ‘ordini di servizio’, applicati in modo omogeneo a </hi><hi rend="CharOverride-1">larghe fasce di popolazione lavorativa. Il modo di lavorare, è </hi><hi rend="CharOverride-1">stato prevalentemente modellato ad hoc sulle specificità delle imprese e </hi><hi rend="CharOverride-1">delle amministrazioni, adattato alle diverse fasce della popolazione e in </hi><hi rend="CharOverride-1">moltissimi casi è stato frutto di un ascolto dei bisogni </hi><hi rend="CharOverride-1">e istanze delle singole persone e di accordi individuali. Quasi</hi><hi rend="CharOverride-1"> sempre questi percorsi hanno visto una partecipazione delle organizzazioni sindacali.</hi><hi rend="CharOverride-1"> In una parola una modalità di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">cambiamento processuale</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">personalizzato </hi><hi rend="italic CharOverride-1">e partecipato</hi><hi rend="CharOverride-1">. Questo è stato alla fine formalizzato dall’ultima</hi><hi rend="CharOverride-1"> legge sul lavoro agile (Legge n. 197 del 29 </hi><hi rend="CharOverride-1">dicembre 2022).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La terza dimensione della sperimentazione è il riferimento culturale</hi><hi rend="CharOverride-1"> e progettuale al </hi><hi rend="italic CharOverride-1">perché </hi><hi rend="CharOverride-1">avvengono cambiamenti</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> nel lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">. La </hi><hi rend="CharOverride-1">pandemia è stato un evento drammatico che ha attivato una </hi><hi rend="CharOverride-1">catalisi. In realtà l’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">environment</hi><hi rend="CharOverride-1">, l’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">ambiente esterno del lavoro</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">da tempo non è più quello che aveva modellato le</hi><hi rend="CharOverride-1"> regole del lavoro ereditate dal secolo scorso</hi><hi rend="italic CharOverride-1">.</hi><hi rend="CharOverride-1"> La globalizzazione, </hi><hi rend="CharOverride-1">le trasformazioni del mercato del lavoro, la rivoluzione tecnologica, i </hi><hi rend="CharOverride-1">mutamenti demografici, il crescente mismatch fra offerta e domanda e </hi><hi rend="CharOverride-1">ora la guerra hanno creato incertezze senza precedenti richiedendo alle </hi><hi rend="CharOverride-1">organizzazioni una capacità di resilienza e di gestione dell’inaspettato. </hi><hi rend="CharOverride-1">Molti manager colgono questa accresciuta incertezza chiamata VUCA (Volatilità, Incertezza, </hi><hi rend="CharOverride-1">Complessità e Ambiguità) creando organizzazioni definite come capaci di prontezza intrinseca, proattive, </hi><hi rend="CharOverride-1">resilienti, antifragili, organizzazioni generative di strategie e sviluppando forme di</hi><hi rend="CharOverride-1"> organizzazione del lavoro innovative e adeguate alle caratteristiche e ai</hi><hi rend="CharOverride-1"> bisogni effettivi delle persone: e hanno la possibilità di </hi><hi rend="CharOverride-1">progredire. Altri subiscono passivamente questo quadro di incertezza conservando rigide</hi><hi rend="CharOverride-1"> e inadatte organizzazioni del passato: e rischiano di essere </hi><hi rend="CharOverride-1">travolte. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La quarta dimensione delle sperimentazioni riguarda il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">chi </hi><hi rend="CharOverride-1">ossia</hi><hi rend="CharOverride-1"> le persone coinvolte nel cambiamento, persone mutanti che hanno sempre</hi><hi rend="CharOverride-1"> più un diverso rapporto con il lavoro. In questi anni</hi><hi rend="CharOverride-1"> è emersa una forte riconfigurazione delle aspirazioni e delle motivazioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> delle persone soprattutto giovani e donne. Il così detto fenomeno</hi><hi rend="CharOverride-1"> della </hi><hi rend="italic CharOverride-1">great resignation</hi><hi rend="CharOverride-1"> o </hi><hi rend="italic CharOverride-1">big quit</hi><hi rend="CharOverride-1"> che si sta manifestando</hi><hi rend="CharOverride-1"> in tutti i paesi dopo la pandemia. Negli Stati Uniti</hi><hi rend="CharOverride-1"> 47 milioni di dipendenti si sono dimessi volontariamente dai loro</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavori dall’inizio del 2021. Il fenomeno si è manifestato</hi><hi rend="CharOverride-1"> anche in Italia sia pure in proporzioni nettamente inferiori. Nel</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2021, secondo i dati del ministero del Lavoro, si contano</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2 milioni di abbandoni volontari da parte dei dipendenti, un</hi><hi rend="CharOverride-1"> +33% rispetto al 2020. Esso rivela certamente una crescente insoddisfazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> per il lavoro svolto, una tensione verso una migliore qualità</hi><hi rend="CharOverride-1"> della vita di lavoro e l’emergere prorompente di un</hi><hi rend="CharOverride-1"> nuovo ‘potere dei lavoratori’, soprattutto giovani, donne, alte </hi><hi rend="CharOverride-1">professionalità, prevalentemente al Nord. Da una inchiesta Gallup risulta che </hi><hi rend="CharOverride-1">solo il 5% dei lavoratori è contento di ciò che </hi><hi rend="CharOverride-1">fa in fabbrica o in ufficio.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Coloro che non </hi><hi rend="CharOverride-1">sono soddisfatti delle proprie condizioni di lavoro, se possono farlo</hi><hi rend="CharOverride-1">, spesso scappano da condizioni ‘tossiche’ di lavoro: scappano </hi><hi rend="CharOverride-1">da un lavoro poco interessante, poco pagato, da un ambiente </hi><hi rend="CharOverride-1">sgradevole, scappano talvolta più che dalla loro azienda dai loro </hi><hi rend="CharOverride-1">capi. Inoltre, l’esperienza del lavoro remoto dopo la pandemia </hi><hi rend="CharOverride-1">ha generato l’esperienza positiva di riappropriarsi dell’autonomia di </hi><hi rend="CharOverride-1">gestire maggiormente insieme al proprio tempo anche il proprio lavoro.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Molti lavoratori oggi ricercano espressamente offerte di lavoro che consentano</hi><hi rend="CharOverride-1"> di svolgere l’attività a distanza: e gli annunci </hi><hi rend="CharOverride-1">con opzione di lavoro remoto sono in aumento soprattutto per </hi><hi rend="CharOverride-1">i lavori qualificati. </hi></p><p rend="h2" ><hi>4. Oltre la polarizzazione fra sostenitori e</hi><hi> detrattori del lavoro agile</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dopo l’emergenza sanitaria si è </hi><hi rend="CharOverride-1">aperta una aspra polarizzazione fra sostenitori e detrattori del lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">da remoto/agile/smart, che rischia di diventare ideologia: una polemica </hi><hi rend="CharOverride-1">fuorviante, in primo luogo, perché essa riguarda solo il dove </hi><hi rend="CharOverride-1">e non il come lavorare; in secondo luogo, perché non </hi><hi rend="CharOverride-1">tiene conto che le sperimentazioni durante la pandemia sono state </hi><hi rend="CharOverride-1">diversissime fra loro, per contenuti, metodi, persone coinvolte, relazioni e </hi><hi rend="CharOverride-1">soprattutto per esiti in termini di produttività e qualità della </hi><hi rend="CharOverride-1">vita di lavoro.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il lavoro agile che riguarda il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">dove lavorare</hi><hi rend="CharOverride-1"> era stato regolamentato dalla legge n. 81/2017 art. 18 che</hi><hi rend="CharOverride-1"> aveva battezzato il lavoro agile </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">quale modalità di esecuzione del</hi><hi rend="CharOverride-1"> rapporto di lavoro subordinato stabilita mediante accordo tra le parti,</hi><hi rend="CharOverride-1"> anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi</hi><hi rend="CharOverride-1"> e senza precisi vincoli di orario o di luogo di</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro, con il possibile utilizzo di strumenti tecnologici. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Tre recenti</hi><hi rend="CharOverride-1"> successive regolamentazioni hanno innovato quella normativa: il decreto del Ministro</hi><hi rend="CharOverride-1"> per la Pubblica Amministrazione del 22 ottobre 2021 art. 1</hi><hi rend="CharOverride-1">; Il Protocollo d’intesa firmato il 7 dicembre 2021 </hi><hi rend="CharOverride-1">fra Ministero del Lavoro e parti sociali; Legge n. 197</hi><hi rend="CharOverride-1"> del 29 dicembre 2022. Ma il come lavorare rimane sullo</hi><hi rend="CharOverride-1"> sfondo di queste norme.</hi></p><p rend="h2" ><hi>5. 13 dimensioni per progettare e </hi><hi>sviluppare il lavoro agile</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Sviluppare il lavoro agile richiede di progettare</hi><hi rend="CharOverride-1"> e sviluppare un sistema, non solo di occuparsi delle regole</hi><hi rend="CharOverride-1"> del lavoro remoto. Ogni singola organizzazione è diversa dalle altre</hi><hi rend="CharOverride-1"> per tipologia di processi e di persone e richiede una</hi><hi rend="CharOverride-1"> diagnosi e processi progettuali </hi><hi rend="italic CharOverride-1">taylor made</hi><hi rend="CharOverride-1">. Di seguito indichiamo </hi><hi rend="CharOverride-1">le 13 dimensioni, le 13 aree di aree di attenzione, </hi><hi rend="CharOverride-1">non necessariamente da riprogettare tutte, ma da tener conto con </hi><hi rend="CharOverride-1">una visione integrata.</hi></p><p rend="text_list ParaOverride-3" ><hi rend="CharOverride-1">1)	</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Concezione dello smart working</hi><hi rend="CharOverride-1">. Bisogna innanzitutto convenire</hi><hi rend="CharOverride-1"> su cosa si intende per smart working o lavoro agile</hi><hi rend="CharOverride-1">: se solo lavoro da remoto, oppure una nuova concezione </hi><hi rend="CharOverride-1">del lavoro, una nuova filosofia manageriale oppure un nuovo modo </hi><hi rend="CharOverride-1">di gestire l’impresa o altro.</hi></p><p rend="text_list ParaOverride-3" ><hi rend="CharOverride-1">2)	</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Aspetti legali</hi><hi rend="CharOverride-1">. Occorre tener</hi><hi rend="CharOverride-1"> conto dei molti aspetti legali, posti dal fatto che il</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro non si svolge nei locali del datore di lavoro.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Si pensi, ai poteri del datore di lavoro e dei</hi><hi rend="CharOverride-1"> suoi preposti, alla regolazione dei tempi di lavoro, al diritto</hi><hi rend="CharOverride-1"> alla disconnessione, alla sicurezza dei dati, alla protezione della privacy</hi><hi rend="CharOverride-1"> dei lavoratori, alla dotazione degli strumenti, alle responsabilità del datore</hi><hi rend="CharOverride-1"> di lavoro per eventuali incidenti, e molto altri.</hi></p><p rend="text_list ParaOverride-3" ><hi rend="CharOverride-1">3)	</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Infrastrutture</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="CharOverride-1">Oggi le reti di connessioni digitali sono inegualmente disponibili nelle </hi><hi rend="CharOverride-1">diverse aree del Paese: nel progettare gli sviluppi dello smart </hi><hi rend="CharOverride-1">working occorre considerare realisticamente la diversa disponibilità di infrastrutture.</hi></p><p rend="text_list ParaOverride-3" ><hi rend="CharOverride-1">4)	</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Tecnologie </hi><hi rend="italic CharOverride-1">di supporto e cybersecurity.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Il lavoro agile non potrebbe avvenire </hi><hi rend="CharOverride-1">senza le applicazioni digitali offerte dai provider di tecnologia (da </hi><hi rend="CharOverride-1">Teams, a Zoom e a altri). Tali applicazioni sono necessarie</hi><hi rend="CharOverride-1"> ma non sufficienti perché l’organizzazione, il lavoro, la formazione,</hi><hi rend="CharOverride-1"> il bilanciamento vita lavoro vanno configurate da decisioni progettuali e</hi><hi rend="CharOverride-1"> non dalla adozione di una tecnologia.</hi></p><p rend="text_list ParaOverride-3" ><hi rend="CharOverride-1">5)	</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Modalità di gestire </hi><hi rend="italic CharOverride-1">equilibrio fra vita e lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">. Fra i 6 milioni di</hi><hi rend="CharOverride-1"> persone che hanno lavorato da remoto durante la pandemia, </hi><hi rend="CharOverride-1">alcuni ne sono stati felici, altri hanno dichiarato gravi problemi </hi><hi rend="CharOverride-1">di sovraccarico, interferenza tra vita e lavoro, stress. Sono state </hi><hi rend="CharOverride-1">penalizzate in particolare le donne con bambini e chi abita </hi><hi rend="CharOverride-1">in case piccole. Hanno avuto problemi quelli che non svolgono </hi><hi rend="CharOverride-1">lavori di taglio professionale. Un nuovo modo di lavorare che </hi><hi rend="CharOverride-1">concili vita e lavoro, fuori dalla sede del datore di </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro, va favorito, regolato e negoziato con le singole persone </hi><hi rend="CharOverride-1">in base alle diverse situazioni diverse e va concepito, progettato </hi><hi rend="CharOverride-1">nei contesti specifici. Per far ciò occorre attivare percorsi di </hi><hi rend="CharOverride-1">formazione dei dirigenti, dei capi intermedi e forme di condivisione </hi><hi rend="CharOverride-1">e partecipazione dei lavoratori.</hi></p><p rend="text_list ParaOverride-3" ><hi rend="CharOverride-1">6)	</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Mindset.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Lo smart work richiede una </hi><hi rend="CharOverride-1">nuova mentalità e una capacità di conciliazione fra lavoro e </hi><hi rend="CharOverride-1">vita personale per i lavoratori e per i capi. Spesso </hi><hi rend="CharOverride-1">le persone che lavorano da casa non regolano i tempi </hi><hi rend="CharOverride-1">e modi del loro lavoro, non riescono a prendere il </hi><hi rend="CharOverride-1">tempo per se, non governano il sovraccarico e il sovrapporsi </hi><hi rend="CharOverride-1">degli impegni, non si difendono dalle agende condivise, vengono sopraffatte</hi><hi rend="CharOverride-1"> dal carico percettivo di lavorare su diversi schermi contemporaneamente, sono</hi><hi rend="CharOverride-1"> stressate dal dover raggiungere risultati spesso poco definiti ecc.</hi><hi rend="CharOverride-1"> I capi a loro volta non riescono a liberarsi delle</hi><hi rend="CharOverride-1"> modalità di controllo personale diretto con cui sono cresciuti nei</hi><hi rend="CharOverride-1"> ruoli tradizionali e vivono l’ansia di perdita di controllo</hi><hi rend="CharOverride-1"> sui processi di lavoro. Lavorare con nuove modalità richiede un</hi><hi rend="CharOverride-1"> lungo apprendimento e formazione dei lavoratori e dei capi. Smart</hi><hi rend="CharOverride-1"> worker non si nasce ma si può diventare.</hi></p><p rend="text_list ParaOverride-3" ><hi rend="CharOverride-1">7)	</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Proporzione fra</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> lavoro in sede e remoto</hi><hi rend="CharOverride-1">. Una volta terminata l’</hi><hi rend="CharOverride-1">emergenza, il management delle organizzazioni devono riproporzionare quanto tempo lavorare in </hi><hi rend="CharOverride-1">sede e quanto a distanza, tenendo conto inevitabilmente di dimensioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> economiche strutturali imponenti: utilizzo degli spazi aziendali, utilizzo di aree</hi><hi rend="CharOverride-1"> di coworking, valorizzazione di aree periferiche o di borghi come</hi><hi rend="CharOverride-1"> sedi distribuite di lavoro, riconfigurazione dei trasporti, gestione dei servizi</hi><hi rend="CharOverride-1"> di ristorazione e alberghieri intorno alle sedi aziendali e molto</hi><hi rend="CharOverride-1"> altro.</hi></p><p rend="text_list ParaOverride-3" ><hi rend="CharOverride-1">8)	</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Interior design degli uffici</hi><hi rend="CharOverride-1">. Le esigenze di distanziamento </hi><hi rend="CharOverride-1">stanno facendo sorgere nuove idee e una vivace sperimentazione di </hi><hi rend="CharOverride-1">come organizzare il layout degli uffici, con soluzioni che vanno </hi><hi rend="CharOverride-1">oltre i tradizionali uffici singoli e oltre gli </hi><hi rend="italic CharOverride-1">open space.</hi></p><p rend="text_list ParaOverride-3" ><hi rend="CharOverride-1">9)	</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Ridisegno degli spazi casalinghi.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Molti lavoratori hanno bisogno di risorse, </hi><hi rend="CharOverride-1">di consulenza, di formazione per migliorare ove possibile gli spazi </hi><hi rend="CharOverride-1">casalinghi e dotarsi di attrezzature adeguate (dalle sedie, alla illuminazione, </hi><hi rend="CharOverride-1">ai PC). </hi></p><p rend="text_list ParaOverride-3" ><hi rend="CharOverride-1">10)	</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Concezione degli uffici</hi><hi rend="CharOverride-1">. Negli ‘uffici-professionali’ </hi><hi rend="CharOverride-1">composti da esperti e professionisti si è già da tempo</hi><hi rend="CharOverride-1"> avvezzi a lavorare in remoto. Così come negli ‘uffici-direzionali</hi><hi rend="CharOverride-1">’ in cui si può dirigere anche lavorando a distanza. </hi><hi rend="CharOverride-1">La vera area problematica è rappresentata dagli ‘uffici-fabbrica’, quelli</hi><hi rend="CharOverride-1"> fondati sul coordinamento gerarchico e sulla divisione del lavoro basata</hi><hi rend="CharOverride-1"> su procedure e livelli. Gli uffici–fabbrica che poco si prestano</hi><hi rend="CharOverride-1"> a lavorare per obiettivi e competenze, oggi occupano oltre </hi><hi rend="CharOverride-1">il 55/60% dei lavoratori. Si verifica ora un’importante occasione </hi><hi rend="CharOverride-1">per ridurre il peso degli uffici fabbrica e muoversi verso </hi><hi rend="CharOverride-1">nuovi assetti organizzativi autoregolati e professionalizzazione delle persone.</hi></p><p rend="text_list ParaOverride-3" ><hi rend="CharOverride-1">11)	</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Organizzazione e </hi><hi rend="italic CharOverride-1">sistema socio-tecnico</hi><hi rend="CharOverride-1">. Da tempo si tenta di superare gli ‘</hi><hi rend="CharOverride-1">uffici-fabbrica’ basate sull’idea che l’ufficio sia solo</hi><hi rend="CharOverride-1"> una porzione di un organigramma in cui vengono gestiti compiti</hi><hi rend="CharOverride-1"> e mansioni sviluppando a loro posto forme organizzative sociotecniche </hi><hi rend="CharOverride-1">flessibili. Occorre ora ridisegnare e semplificare i processi in modo</hi><hi rend="CharOverride-1"> da renderli gestibili con efficacia anche a distanza. Occorre eliminare</hi><hi rend="CharOverride-1"> dove possibile la gestione dei documenti cartacei. Occorrono forme di</hi><hi rend="CharOverride-1"> microstrutture relativamente autoregolate ossia teams che gestiscano con autonomia processi</hi><hi rend="CharOverride-1"> e operino per risultati e che siano dotati di meccanismi</hi><hi rend="CharOverride-1"> di continuo adattamento alle incertezze. Occorre cambiare la concezione </hi><hi rend="CharOverride-1">delle microstrutture, dei sistemi di controllo di gestione, del management </hi><hi rend="CharOverride-1">e la natura dei ruoli e delle professioni. Questo richiede </hi><hi rend="CharOverride-1">in sintesi una configurazione agile e ricorsiva dei processi, una </hi><hi rend="CharOverride-1">cooperazione autoregolata fra le persone, una piena condivisione delle conoscenze </hi><hi rend="CharOverride-1">entro e fuori il gruppo di lavoro, una comunicazione estesa, </hi><hi rend="CharOverride-1">quello che io ho definito modello 4C.</hi></p><p rend="text_list ParaOverride-3" ><hi rend="CharOverride-1">12)	</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Lavoro e sistema </hi><hi rend="italic CharOverride-1">professionale. </hi><hi rend="CharOverride-1">Smart work/lavoro agile/lavoro ubiquo implica una diversa concezione del </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro rispetto a quella basata su mansioni prescritte (ossia l’</hi><hi rend="CharOverride-1">insieme di compiti e procedure da eseguire). Approfondiremo questo punto</hi><hi rend="CharOverride-1"> nell’ultimo paragrafo.</hi></p><p rend="text_list ParaOverride-3" ><hi rend="CharOverride-1">13)	</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Relazioni industriali</hi><hi rend="CharOverride-1">. Le relazioni industriali </hi><hi rend="CharOverride-1">dovranno potenziare le dimensioni locali (aziendali, territoriali, settoriali) e dovranno </hi><hi rend="CharOverride-1">diventare ‘propositive’: il sindacato o le rappresentanze dovranno partecipare</hi><hi rend="CharOverride-1"> attivamente ai processi di cambiamento proteggendo la qualità della vita</hi><hi rend="CharOverride-1"> di lavoro. Per agire su queste aree occorre disporre di</hi><hi rend="CharOverride-1"> alcune (poche) norme e (pochi) accordi cornice, ma soprattutto di</hi><hi rend="CharOverride-1"> attivare molti ‘cantieri di progettazione innovativi e partecipativi’.</hi></p><p rend="h2" ><hi>6.</hi><hi> Programmi di sviluppo di </hi><hi rend="italic">new way of working</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Cambiare insieme </hi><hi rend="CharOverride-1">il come e dove lavorare non sarà ottenuto in virtù </hi><hi rend="CharOverride-1">di norme e regole magari giuste e neanche da progetti </hi><hi rend="CharOverride-1">manageriali magari ingegnosi preparati a tavolino e attuati top down.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Ciò potrà avvenire solo con progetti di cambiamento entro le</hi><hi rend="CharOverride-1"> singole organizzazioni sostenuti da programmi di promozione e regolazione pubblica</hi><hi rend="CharOverride-1"> e di contrattazione collettiva, che vedano la partecipazione delle persone.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Il tutto come parte di quei processi strutturali in atto</hi><hi rend="CharOverride-1"> da decenni a cui abbiamo accennato.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Questi progetti dovranno essere</hi><hi rend="CharOverride-1"> guidati da </hi><hi rend="italic CharOverride-1">strategie di valorizzazione</hi><hi rend="CharOverride-1">: le migliori imprese e </hi><hi rend="CharOverride-1">amministrazioni che hanno innovato le loro strategie e organizzazioni e </hi><hi rend="CharOverride-1">che hanno arricchito il lavoro infatti prosperano economicamente e non </hi><hi rend="CharOverride-1">registrano situazioni di disaffezione dal lavoro, mentre quelle che non </hi><hi rend="CharOverride-1">lo hanno fatto fanno fatica sul mercato e non trovano </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoratori. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Questi progetti dovranno essere orientati alla progettazione di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">lavoro </hi><hi rend="italic CharOverride-1">di qualità</hi><hi rend="CharOverride-1">, ossia </hi><hi rend="italic CharOverride-1">lavoro professionalizzato </hi><hi rend="CharOverride-1">sempre più diffuso a tutti</hi><hi rend="CharOverride-1"> i livelli e </hi><hi rend="italic CharOverride-1">lavoro decente </hi><hi rend="CharOverride-1">per tutti. Il lavoro di</hi><hi rend="CharOverride-1"> qualità è la condizione necessaria da una parte per quel</hi><hi rend="CharOverride-1"> necessario aumento di produttività e innovazione che le organizzazioni italiane</hi><hi rend="CharOverride-1"> devono conseguire; e dall’altra parte per assicurare equità, opportunità,</hi><hi rend="CharOverride-1"> qualità della vita sia ad una popolazione di lavoratori scolarizzati</hi><hi rend="CharOverride-1"> sia a quella parte purtroppo troppo grande che ha condizioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> di lavoro insoddisfacenti o che non ha lavoro.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Questi progetti </hi><hi rend="CharOverride-1">saranno parte di più estesi </hi><hi rend="italic CharOverride-1">programmi di cambiamento</hi><hi rend="CharOverride-1"> – chiamati di </hi><hi rend="CharOverride-1">volta in volta </hi><hi rend="italic CharOverride-1">digital innovation</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">digital transformation</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> enterprise 4.0 </hi><hi rend="italic CharOverride-1">e 5.0 </hi><hi rend="CharOverride-1">e altro</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">nelle imprese private, POLA, PIAO nelle </hi><hi rend="CharOverride-1">Pubbliche Amministrazioni. Essi sono programmi che non adottano formule standardizzate </hi><hi rend="CharOverride-1">ma che progettano e sviluppano in maniera appropriata e integrata </hi><hi rend="CharOverride-1">le multiple componenti del lavoro agile che abbiamo indicato nel </hi><hi rend="CharOverride-1">precedente paragrafo, e in particolare gli aspetti legali, le infrastrutture</hi><hi rend="CharOverride-1"> digitali, le tecnologie di supporto, il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">mindset</hi><hi rend="CharOverride-1"> e la formazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> di lavoratori e capi, la proporzione tra lavoro in sede</hi><hi rend="CharOverride-1"> e lavoro remoto e soprattutto, il lavoro in sé stesso</hi><hi rend="CharOverride-1"> e l’organizzazione. Al centro di questi cambiamenti vanno messe</hi><hi rend="CharOverride-1"> le persone vere a cui dare voce. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">A2A, Bayer, BIP,</hi><hi rend="CharOverride-1"> BNL, Bonfiglioli, Coesia, Comuni di Milano, Bologna, Enel, Eni, Exprivia,</hi><hi rend="CharOverride-1"> Inail, Intesa Sanpaolo, Danone, Leonardo, Luxottica, MEF, Mediolanum, Poste Italiane,</hi><hi rend="CharOverride-1"> Regione Emilia-Romagna, Regione Lazio, Stellantis, TIM, Unicredit sono alcune fra</hi><hi rend="CharOverride-1"> le grandi imprese e amministrazioni italiane che in questi due</hi><hi rend="CharOverride-1"> anni hanno riprogettato il dove e il come lavorare. E</hi><hi rend="CharOverride-1"> lo hanno fatto integrando strategie di valorizzazione, progettazione del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> e dell’organizzazione, programmi di cambiamento.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Tutto questo dovrà essere </hi><hi rend="CharOverride-1">diffuso e realizzato da un classe di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">architetti delle nuove organizzazioni e dei nuovi </hi><hi rend="italic CharOverride-1">lavori</hi><hi rend="CharOverride-1"> che operano sia nelle singole organizzazioni private e pubbliche </hi><hi rend="CharOverride-1">sia nella sedi istituzionali: essi sono imprenditori, manager, amministratori pubblici, </hi><hi rend="CharOverride-1">membri delle istituzioni, docenti, ricercatori, sindacalisti, e soprattutto i lavoratori </hi><hi rend="CharOverride-1">stessi che, nella loro pratica professionale, mentre gestiscono e innovano </hi><hi rend="CharOverride-1">le singole organizzazioni, sviluppano al tempo stesso nuovi paradigmi e </hi><hi rend="CharOverride-1">nuove culture.</hi></p><p rend="h2" ><hi>7. Lo stato dell’arte</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Che cosa sta avvenendo? </hi><hi rend="CharOverride-1">Lo rileva periodicamente l’Osservatorio Smart Working del Politecnico di </hi><hi rend="CharOverride-1">Milano.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il report dell’ottobre 2022 (Osservatorio Smart Working </hi><hi rend="CharOverride-1">2022)</hi><hi rend="CharOverride-1">, rileva che </hi><hi rend="CharOverride-1">in Italia il lavoro da remoto continua a essere utilizzato </hi><hi rend="CharOverride-1">in modo consistente, sebbene in misura minore rispetto allo scorso </hi><hi rend="CharOverride-1">anno, nel picco della pandemia. I lavoratori da remoto nel 2022 sono circa 3,6 </hi><hi rend="CharOverride-1">milioni, quasi 500 mila in meno rispetto al 2021. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La</hi><hi rend="CharOverride-1"> diminuzione si ha in particolare nelle PMI e nelle PA,</hi><hi rend="CharOverride-1"> mentre si rileva una leggera ma costante crescita nelle grandi</hi><hi rend="CharOverride-1"> imprese. Nella quasi totalità dei casi nelle grandi imprese </hi><hi rend="CharOverride-1">si tratta di progetti che agiscono su tutte le leve </hi><hi rend="CharOverride-1">dello Smart Working e in cui i giorni di lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">da remoto sono mediamente 9,5 al mese. Di segno opposto </hi><hi rend="CharOverride-1">la tendenza per PMI e PA, che hanno visto una </hi><hi rend="CharOverride-1">riduzione delle iniziative presenti rispetto al 2021 con 1,84 milioni di </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoratori, contano circa la metà dei lavoratori da remoto. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’</hi><hi rend="CharOverride-1">Osservatorio del Politecnico distingue fra </hi><hi rend="italic CharOverride-1">on-site worker</hi><hi rend="CharOverride-1">, che lavorano stabilmente</hi><hi rend="CharOverride-1"> presso la sede di lavoro; lavoratori </hi><hi rend="italic CharOverride-1">remote non smart</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="CharOverride-1">che hanno la possibilità di lavorare da remoto ma non </hi><hi rend="CharOverride-1">godono di altre forme di flessibilità; e </hi><hi rend="italic CharOverride-1">smart worker</hi><hi rend="CharOverride-1">, che</hi><hi rend="CharOverride-1"> hanno flessibilità sia di luogo sia oraria e lavorano secondo</hi><hi rend="CharOverride-1"> una logica orientata al raggiungimento degli obiettivi. Analizzando il benessere</hi><hi rend="CharOverride-1"> dei lavoratori tanto dal punto di vista psicologico quanto relazionale</hi><hi rend="CharOverride-1">, ha rilevato che gli </hi><hi rend="italic CharOverride-1">smart worker</hi><hi rend="CharOverride-1"> stanno meglio sia </hi><hi rend="CharOverride-1">rispetto agli </hi><hi rend="italic CharOverride-1">on-site worker</hi><hi rend="CharOverride-1"> sia ai lavoratori </hi><hi rend="italic CharOverride-1">remote non smart</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La conclusione dell’Osservatorio è che il solo lavoro da</hi><hi rend="CharOverride-1"> remoto, se mancante di altre caratteristiche smart e non inserito</hi><hi rend="CharOverride-1"> in una cornice più ampia di flessibilità e revisione dei</hi><hi rend="CharOverride-1"> processi, non porta benefici né a livello personale né organizzativo,</hi><hi rend="CharOverride-1"> può invece condurre a esiti più negativi persino rispetto a</hi><hi rend="CharOverride-1"> chi non ha alcuna forma di flessibilità come i lavoratori</hi><hi rend="CharOverride-1"> on-site.</hi></p><p rend="h2" ><hi>8. L’oggetto della progettazione: i nuovi lavori di</hi><hi> qualità</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Quale sarà allora l’oggetto della progettazione di questi </hi><hi rend="italic CharOverride-1">architetti delle nuove organizzazioni e dei nuovi lavori</hi><hi rend="CharOverride-1">? Cinque cose principali: realizzare nuove idee</hi><hi rend="CharOverride-1"> di lavoro; progettare ruoli, mestieri e professioni integrate con nuove</hi><hi rend="CharOverride-1"> tecnologie e organizzazioni; istituzionalizzare e certificare le nuove professioni; assicurare</hi><hi rend="CharOverride-1"> la qualità della vita di lavoro; formare persone integrali. E</hi><hi rend="CharOverride-1"> il tutto con una visione, la tendenziale </hi><hi rend="italic CharOverride-1">professionalizzazione di tutti</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="CharOverride-1">Essi dovranno essere sostenuti da patti nazionali e regionali sul </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro.</hi></p><p rend="h3 ParaOverride-4" ><hi>8.1 Realizzare nuove idee di lavoro</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Vanno identificati e diffusi </hi><hi rend="CharOverride-1">i casi migliori in cui emerge un nuovo modello di </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro basato su conoscenze e responsabilità, che sia in grado </hi><hi rend="CharOverride-1">di controllare e migliorare processi produttivi e cognitivi complessi e </hi><hi rend="CharOverride-1">che sia basato su competenze tecniche e sociali. Un lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">che susciti impegno e passione. Un lavoro fatto di relazioni </hi><hi rend="CharOverride-1">tra le persone e con le tecnologie e che sia </hi><hi rend="CharOverride-1">orientato al </hi><hi rend="italic CharOverride-1">purpose</hi><hi rend="CharOverride-1">, a obiettivi realizzabili. Un lavoro che includa</hi><hi rend="CharOverride-1"> anche il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">workplace within</hi><hi rend="CharOverride-1">, ossia il posto di lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">che sta dentro le persone con le proprie storie lavorative </hi><hi rend="CharOverride-1">e personali, la loro formazione, le loro aspirazioni e potenzialità. </hi><hi rend="CharOverride-1">Un lavoro che si avvalga delle straordinarie capacità delle tecnologie </hi><hi rend="CharOverride-1">digitali: IOT e Chat GBT non come rimpiazzo dei lavori </hi><hi rend="CharOverride-1">ma come strumenti per nuovi ‘lavoratori aumentati’ nelle fabbriche </hi><hi rend="CharOverride-1">e negli uffici. Un lavoro permeabile con la vita personale,</hi><hi rend="CharOverride-1"> entrambi tesi al perseguimento del benessere e dell’autorealizzazione.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Le </hi><hi rend="CharOverride-1">persone che lavorano avranno voce non solo su come, ma </hi><hi rend="CharOverride-1">anche su cosa produrre e saranno capaci di ‘costruire una</hi><hi rend="CharOverride-1"> vita in comune’ con gli altri lavoratori e con </hi><hi rend="CharOverride-1">i loro ‘clienti’.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Gli orari di lavoro saranno via </hi><hi rend="CharOverride-1">via ridotti. Il luogo di lavoro sarà ubiquo, fra la </hi><hi rend="CharOverride-1">sede dell’organizzazione in cui si lavora e la casa.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In questo processo di trasformazione dei lavori, bisognerà gestire le</hi><hi rend="CharOverride-1"> relazioni fra i soggetti con caratteristiche diverse e portatori di interessi diversi: il management,</hi><hi rend="CharOverride-1"> le autorità regolatorie, i lavoratori, i rappresentanti sindacali. La progettazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> avverrà con processi di partecipazione.</hi></p><p rend="h3 ParaOverride-4" ><hi>8.2 Il lavoro in sé:</hi><hi> ruoli, mestieri, professioni</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La prima componente dei lavori di nuova </hi><hi rend="CharOverride-1">concezione è rappresentata dai ‘ruoli aperti’: non le mansioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> prescritte nel taylor-fordismo, ma ‘copioni’ ossia definizione di aspettative</hi><hi rend="CharOverride-1"> formalizzate o meno che divengono ‘ruoli agiti’ allorché vengono</hi><hi rend="CharOverride-1"> animati. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">I nuovi ruoli – fra loro diversissimi per contenuto, livello,</hi><hi rend="CharOverride-1"> valore, competenze richieste – saranno l’opposto degli attuali ‘</hi><hi rend="CharOverride-1">lavori in frantumi’ e come abbiamo già anticipato saranno basati su quattro dimensioni costitutive:</hi><hi rend="CharOverride-1"> a) responsabilità su risultati materiali e immateriali, economici e sociali, strumentali</hi><hi rend="CharOverride-1"> ed espressivi; b) autonomia e governo dei processi di lavoro di</hi><hi rend="CharOverride-1"> fabbricazione di beni, di elaborazione di informazioni e conoscenze, di</hi><hi rend="CharOverride-1"> generazione di servizi, di ideazione, di attribuzione di senso, di</hi><hi rend="CharOverride-1"> creazione; c) gestione positiva delle relazioni con le persone e con</hi><hi rend="CharOverride-1"> la tecnologia, ossia lavorare in gruppo, comunicare estesamente, e soprattutto</hi><hi rend="CharOverride-1"> interfacciarsi e dialogare con le tecnologie digitali; d) possesso e continua</hi><hi rend="CharOverride-1"> acquisizione di adeguate competenze tecniche e sociali. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ma in un</hi><hi rend="CharOverride-1"> contesto in cui gran parte dei lavori di oggi f</hi><hi rend="CharOverride-1">ra il 2027 e il 2030 non ci saranno più, </hi><hi rend="CharOverride-1">come sarà possibile assicurare </hi><hi rend="italic CharOverride-1">work identity</hi><hi rend="CharOverride-1">, una identità professionale alle</hi><hi rend="CharOverride-1"> persone e programmabilità ai policy makers? </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Le nostre ricerche </hi><hi rend="CharOverride-1">ci inducono a dire che il paradigma dominante potrà essere </hi><hi rend="CharOverride-1">quello dei mestieri e professioni dei servizi a banda larga </hi><hi rend="CharOverride-1">(</hi><hi rend="italic CharOverride-1">broadband service profession</hi><hi rend="CharOverride-1">). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Tutti conosciamo il mestiere del carpentiere </hi><hi rend="CharOverride-1">(che include sia il giovane apprendista che lavora in una </hi><hi rend="CharOverride-1">ditta di infissi sia il grande montatore di tralicci, come </hi><hi rend="CharOverride-1">Tino Faussone del libro </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La chiave a stella</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Primo </hi><hi rend="CharOverride-1">Levi) e la professione del medico (che include un’estrema </hi><hi rend="CharOverride-1">varietà di occupazioni concrete come un cardiologo o uno psichiatra, </hi><hi rend="CharOverride-1">un ospedaliero o un libero professionista, un professore universitario o </hi><hi rend="CharOverride-1">uno specializzando). </hi></p><p rend="h3" ><hi>8.3 La istituzionalizzazione e la certificazione delle nuove</hi><hi> professioni </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">I nuovi mestieri e professioni emergenti non avranno un </hi><hi rend="CharOverride-1">sistema di licenze, certificazione, autorizzazione valutazione extra-aziendale come nel caso </hi><hi rend="CharOverride-1">delle professioni ordinistiche. La forma contrattuale potrà essere quella di</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro subordinato (dipendente di azienda o Amministrazione) o di un</hi><hi rend="CharOverride-1"> incarico di prestazione. Ma il modello professionale deve avere una</hi><hi rend="CharOverride-1"> sua riconoscibilità e gestibilità: esso includerà in qualche misura </hi><hi rend="CharOverride-1">un servizio legittimato di significativo valore tecnico, economico, sociale; teorie </hi><hi rend="CharOverride-1">e tecniche che sostengono l’erogazione del servizio; deontologia; autonomia </hi><hi rend="CharOverride-1">e discrezionalità basata sull’assunzione del rischio; competenze distintive; reputazione </hi><hi rend="CharOverride-1">e notorietà nell’organizzazione e presso i clienti; curriculum scolastico </hi><hi rend="CharOverride-1">e certificazione delle esperienze; standard professionali; comunità professionale di riferimento; </hi><hi rend="CharOverride-1">formazione scolastica e aziendale. E soprattutto, un ‘ideale di servizio</hi><hi rend="CharOverride-1">’ caratterizzante e impegnativo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Come configurare e formalizzare questi lavori (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">job design </hi><hi rend="CharOverride-1">e </hi><hi rend="italic CharOverride-1">job crafting</hi><hi rend="CharOverride-1">) senza ricadere in mansionari o</hi><hi rend="CharOverride-1"> profili adatti a un’altra generazione di lavori è la</hi><hi rend="CharOverride-1"> sfida degli architetti dei nuovi lavori. Riconoscere e proteggere</hi><hi rend="CharOverride-1"> la ‘professionalità’ senza limitarsi agli attuali istituti del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> dipendente, è la grande sfida per il diritto del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> e delle relazioni industriali.</hi></p><p rend="h3" ><hi>8.4 La qualità della vita di </hi><hi>lavoro </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La qualità della vita di lavoro include sei dimensioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> principali di integrità della persona. L’integrità fisica è la</hi><hi rend="CharOverride-1"> prima dimensione fondamentale. L’integrità cognitiva riguarda la capacità di</hi><hi rend="CharOverride-1"> capire e padroneggiare i processi di lavoro. L’integrità emotiva</hi><hi rend="CharOverride-1"> è ciò che consente di padroneggiare fatica mentale, stress, tensione.</hi><hi rend="CharOverride-1"> L’integrità professionale si riferisce alla qualità della remunerazione, allo</hi><hi rend="CharOverride-1"> sviluppo e riconoscimento professionale, alla formazione, al welfare, al grado</hi><hi rend="CharOverride-1"> di sicurezza di trovare lavoro. L’integrità sociale riguarda l</hi><hi rend="CharOverride-1">’equilibrio fra vita e lavoro. L’ultimo criterio, il più</hi><hi rend="CharOverride-1"> importante di tutti, è l’integrità del sé, il sapere</hi><hi rend="CharOverride-1"> chi si è. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il benessere o la felicità infine non</hi><hi rend="CharOverride-1"> derivano solo dall’assenza di aggressioni alle integrità evocate ma</hi><hi rend="CharOverride-1"> anche dalla qualità del tempo liberato dal lavoro, generando uno</hi><hi rend="CharOverride-1"> stato di chi è sereno, non turbato da dolori o</hi><hi rend="CharOverride-1"> preoccupazioni e gode di questo suo stato.</hi></p><p rend="h3" ><hi>8.5 La formazione </hi><hi>di persone integrali</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La formazione deve formare persone vere, persone integrali</hi><hi rend="CharOverride-1"> capaci di vivere bene prima ancora che di lavorare bene.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Tendere verso questo modello e praticarlo crea le condizioni strutturali</hi><hi rend="CharOverride-1"> per sviluppare ‘persone integrali’ come le chiamava Maritain, ossia</hi><hi rend="CharOverride-1"> persone che siano fisicamente, psicologicamente, professionalmente, socialmente, eticamente integre e</hi><hi rend="CharOverride-1"> soprattutto che godano di una solida “integrità del se”.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Persone </hi><hi rend="CharOverride-1">integrali si diventa non solo svolgendo il lavoro di nuova </hi><hi rend="CharOverride-1">concezione che abbiamo tratteggiato ma godendo di un crescente tempo </hi><hi rend="CharOverride-1">libero di qualità, ricevendo in tutte le stagioni della vita </hi><hi rend="CharOverride-1">una formazione alla cittadinanza. E imparando per tutta la vita </hi><hi rend="CharOverride-1">(</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Long Life Learning</hi><hi rend="CharOverride-1">).</hi></p><p rend="h2" ><hi>9. La visione: la professionalizzazione di </hi><hi>tutti</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Si propone in sintesi di accelerare un percorso di valorizzazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> strutturale del lavoro umano, già in atto nei contesti più</hi><hi rend="CharOverride-1"> virtuosi, ma che non ha dato finora luogo a un</hi><hi rend="CharOverride-1"> modello generalizzato come fu invece il taylor-fordismo: un percorso di</hi><hi rend="CharOverride-1"> professionalizzazione di tutti e non solo di un’élite.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Professionalizzazione </hi><hi rend="CharOverride-1">vuol dire l’aumento di valore e di professionalità dei </hi><hi rend="CharOverride-1">ruoli e delle professioni a ogni livello di qualificazione: il </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro dei circa 55% degli attuali lavoratori della conoscenza (chiamati </hi><hi rend="CharOverride-1">classe creativa, manager, imprenditori, tecnici superiori, artigiani digitali, operai aumentati </hi><hi rend="CharOverride-1">ecc.), ma anche del 45% dei lavoratori oggi non qualificati, </hi><hi rend="CharOverride-1">poco pagati, precari. Un lavoro di qualità, un </hi><hi rend="italic CharOverride-1">decent work</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Quanto qui viene proposto si muove entro la prospettiva di</hi><hi rend="CharOverride-1"> un nuovo laburismo dei lavori di qualità In tale prospettiva,</hi><hi rend="CharOverride-1"> come scriveva Adam Smith, il lavoro torna a essere ‘</hi><hi rend="CharOverride-1">ricchezza delle nazioni’. Un percorso, come scriveva Trentin, di </hi><hi rend="CharOverride-1">libertà nel lavoro invece che di libertà dal lavoro. </hi></p><p rend="h2" ><hi>10. </hi><hi>Modelli e metodi</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per creare nuovi lavori, occorre quindi sviluppare contemporaneamente</hi><hi rend="CharOverride-1"> modelli e metodi per la rigenerazione delle organizzazioni italiane, quelle</hi><hi rend="CharOverride-1"> fragili per sopravvivere, quelle forti per affrontare il tifone in</hi><hi rend="CharOverride-1"> corso.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">I modelli organizzativi innovativi vanno tratti dalle migliori esperienze </hi><hi rend="CharOverride-1">di successo, italiani e internazionali: sono quelli che superano i </hi><hi rend="CharOverride-1">modelli burocratici e fordisti che hanno dominato il secolo scorso, </hi><hi rend="CharOverride-1">ma che sopravvivono ancora nella prassi e nella cultura di </hi><hi rend="CharOverride-1">buona parte delle organizzazioni pubbliche e private e delle istituzioni. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">I metodi di cambiamento sono quelli dei progetti e programmi </hi><hi rend="CharOverride-1">partecipativi di progettazione congiunta di tecnologia, organizzazione, lavoro, condotti nelle </hi><hi rend="CharOverride-1">singole imprese e Amministrazioni, quello che io chiamo la “sociotecnica 5.0”. Abbiamo visto che le grandi imprese </hi><hi rend="CharOverride-1">hanno avviato autonomamente sperimentazioni innovative di smart working, basate sul </hi><hi rend="CharOverride-1">ridisegno di organizzazione, tecnologia e lavoro. Molto più indietro sono </hi><hi rend="CharOverride-1">le piccole e medie imprese e le pubbliche amministrazione, che </hi><hi rend="CharOverride-1">coprono la quota maggiore di occupazione. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La politica giocherà un </hi><hi rend="CharOverride-1">ruolo chiave nel disegnare il futuro del lavoro attraverso efficaci </hi><hi rend="CharOverride-1">politiche attive del lavoro, defiscalizzazione del lavoro, formazione ben fatta </hi><hi rend="CharOverride-1">e valorizzazione delle relazioni industriali e altro. Ma soprattutto attraverso</hi><hi rend="CharOverride-1"> programmi di modellizzazione diffusione delle </hi><hi rend="italic CharOverride-1">best</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">practices</hi><hi rend="CharOverride-1"> e di sostegno</hi><hi rend="CharOverride-1"> diffuso alla riorganizzazione delle organizzazioni e del lavoro. Pensiamo </hi><hi rend="CharOverride-1">a programmi nazionali e regionali di promozione e sostegno di </hi><hi rend="CharOverride-1">sviluppo di modelli e metodi innovativi di organizzazione, come lo </hi><hi rend="CharOverride-1">furono la Mittbestimmung tedesca, l’Industrial Democracy scandinava, il Reinventing </hi><hi rend="CharOverride-1">Governement USA, la </hi><hi rend="italic CharOverride-1">lean </hi><hi rend="CharOverride-1">giapponese, e in Italia i Patti </hi><hi rend="CharOverride-1">territoriali per il lavoro e clima come quello realizzato con </hi><hi rend="CharOverride-1">successo in Emilia Romagna.</hi></p><p rend="h2" ><hi>Riferimenti bibliografici</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Battilana J., Yen, J., </hi><hi rend="CharOverride-1">Ferreras, I., and L. 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