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        <title type="main" level="a">Il lavoro del reddito di base</title>
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            <forename>Federico</forename>
            <surname>Chicchi</surname>
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          <resp>This is a section of <title>Idee di lavoro e di ozio per la nostra civiltà</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0319-7</idno>) by </resp>
          <name>Giovanni Mari, Francesco Ammannati, Brogi Stefano, Tiziana Faitini, Arianna Fermani, Francesco Seghezzi, Annalisa Tonarelli</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.175</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>The recent events that have shaken Europe call for an urgent rethinking of the current development model. Neoliberalism based on the absolute centrality of the market, in fact, no longer seems able to support the realization of a credible social project. In this context, work is increasingly precarious, atomized and shattered. Developing a vision of work capable of connecting technological potentials with an updated vision of social justice is therefore a necessity. For this purpose, it is essential for the author to overcome the conflict between wages and income, to return to interconnect the inclusive and participatory qualities of work with subjective self-realization on the one hand, and with social dignity on the other. A basic income policy is so proposed as the key to move in that direction.</p>
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            <item>Basic income</item>
            <item>employment</item>
            <item>social justice</item>
            <item>universalism</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.175<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.175" /></p>
      
      <p rend="h1_chapter">Il lavoro del reddito di base</p><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Federico Chicchi</hi></p><p rend="h2" ><hi>1. Lavoro e </hi><hi>reddito di base; un’articolazione necessaria e non più procrastinabile</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Le recenti e drammatiche vicende che hanno scosso l’Europa </hi><hi rend="CharOverride-1">ci chiamano a un urgente ripensamento dell’attuale modello di</hi><hi rend="CharOverride-1"> sviluppo. Il neoliberalismo basato sull’assoluta centralità del mercato, infatti,</hi><hi rend="CharOverride-1"> non pare più in grado di sostenere la realizzazione di</hi><hi rend="CharOverride-1"> un progetto sociale credibile. In tale contesto il lavoro è</hi><hi rend="CharOverride-1"> sempre più precarizzato, atomizzato e frantumato, incapace di mediare e</hi><hi rend="CharOverride-1"> collegare in modo virtuoso progettualità soggettiva e pratiche istituzionali. Lo</hi><hi rend="CharOverride-1"> sviluppo e la diffusione della tecnologia digitale ci pone, d</hi><hi rend="CharOverride-1">’altra parte, di fronte ad una nuova e grande </hi><hi rend="CharOverride-1">opportunità, quella di ripensare a partire da tale crisi un </hi><hi rend="CharOverride-1">modo nuovo e più equo dei rapporti tra lavoro, formazione </hi><hi rend="CharOverride-1">e cittadinanza. Si tratta di ripensare la relazione stessa che </hi><hi rend="CharOverride-1">lega intrinsecamente il lavoro a quelle che la filosofa tedesca </hi><hi rend="CharOverride-1">Rahel Jaeggi definisce </hi><hi rend="italic CharOverride-1">forme di vita </hi><hi rend="CharOverride-1">(2017). Criticare le </hi><hi rend="italic CharOverride-1">forme di vita</hi><hi rend="CharOverride-1"> vigenti e impegnarsi per un cambiamento radicale </hi><hi rend="CharOverride-1">del modello di sviluppo significa, prima di tutto, seguendo ancora </hi><hi rend="CharOverride-1">la proposta della Jaeggi, ripensare le istituzioni della modernità in </hi><hi rend="CharOverride-1">modo da ricostituire il legame, da un lato, tra il </hi><hi rend="CharOverride-1">tessuto delle connessioni sovra-individuali che normano e costituiscono il mondo </hi><hi rend="CharOverride-1">sociale e le nostre possibilità di azione, e dall’altro, </hi><hi rend="CharOverride-1">tornare a favorire le capacità dei soggetti a essere protagonisti </hi><hi rend="CharOverride-1">delle loro proprie vite sociali. Questo è però possibile solamente </hi><hi rend="CharOverride-1">se si riuscirà a sviluppare una nuova visione del lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">in grado di connettere le nuove potenzialità tecniche oggi disponibili </hi><hi rend="CharOverride-1">con una aggiornata visione di giustizia sociale. A questo scopo </hi><hi rend="CharOverride-1">è a nostro avviso fondamentale superare la contrapposizione tra salario </hi><hi rend="CharOverride-1">e reddito, tornare a interconnettere le qualità inclusive e </hi><hi rend="CharOverride-1">partecipative del lavoro con il tema dell’autorealizzazione soggettiva da </hi><hi rend="CharOverride-1">un lato, e con la dignità sociale dall’altro. Una </hi><hi rend="CharOverride-1">politica basata sul </hi><hi rend="italic CharOverride-1">reddito di base</hi><hi rend="CharOverride-1"> è, a nostro avviso,</hi><hi rend="CharOverride-1"> la sola chiave per muovere in tale direzione.</hi></p><p rend="h2" ><hi>2. Realizzare </hi><hi>un nuovo modello universalistico di </hi><hi rend="italic">solidarietà sociale</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Una politica pubblica basata</hi><hi rend="CharOverride-1"> sul </hi><hi rend="italic CharOverride-1">reddito di base</hi><hi rend="CharOverride-1">, come ha anche messo recentemente </hi><hi rend="CharOverride-1">in risalto l’economista francese Piketty (2020), è lo s</hi><hi rend="CharOverride-1">cenario – necessario ma da solo ancora insufficiente – per realizzare questo</hi><hi rend="CharOverride-1"> cambio di passo. Siamo, infatti, convinti che se un </hi><hi rend="CharOverride-1">nuovo modello di sviluppo potrà vedere effettivamente la luce questo </hi><hi rend="CharOverride-1">dovrà essere progettato a partire dall’affrontamento di due grandi</hi><hi rend="CharOverride-1"> ‘problemi’ tra loro strettamente interrelati: il tema del </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro e il tema della distribuzione sociale della ricchezza. </hi><hi rend="CharOverride-1">La necessità di tenere assieme queste due questioni è una</hi><hi rend="CharOverride-1"> faccenda decisiva. Il lavoro è, infatti, un aspetto che</hi><hi rend="CharOverride-1"> interroga così intimamente la produzione della società che</hi><hi rend="CharOverride-1">, potremmo dire, dalla </hi><hi rend="italic CharOverride-1">qualità</hi><hi rend="CharOverride-1"> del lavoro si deduce </hi><hi rend="CharOverride-1">la qualità della vita sociale </hi><hi rend="italic CharOverride-1">tout court</hi><hi rend="CharOverride-1">. Desta molta preoccupazione,</hi><hi rend="CharOverride-1"> allora, il modo in cui oggi il lavoro è organizzato</hi><hi rend="CharOverride-1"> in seno al cosiddetto </hi><hi rend="italic CharOverride-1">platform capitalism</hi><hi rend="CharOverride-1">: umiliato nelle sue </hi><hi rend="CharOverride-1">forme oggettive e soggettive, per lo più separato dalle sue</hi><hi rend="CharOverride-1"> precedenti qualità inclusive, frammentato in categorie sempre più confuse </hi><hi rend="CharOverride-1">e per certi versi indecifrabili sul piano della regolazione. Anche </hi><hi rend="CharOverride-1">per questa ragione indicare nel </hi><hi rend="italic CharOverride-1">reddito di base</hi><hi rend="CharOverride-1"> incondizionato un </hi><hi rend="CharOverride-1">importante (se non irrinunciabile) snodo per la progettazione sociale di </hi><hi rend="CharOverride-1">una nuova cittadinanza europea diventa ineludibile. Puntare sul </hi><hi rend="italic CharOverride-1">reddito di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">base</hi><hi rend="CharOverride-1"> non significa però suggerire l’idea che il lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">non svolga più alcuna funzione sociale e che per questa </hi><hi rend="CharOverride-1">ragione possa essere ‘messo da parte’. Non è affatto</hi><hi rend="CharOverride-1"> così. Si tratta, diversamente, di indicare come e in che</hi><hi rend="CharOverride-1"> senso lavoro, salario e reddito possano e soprattutto debbano, oggi,</hi><hi rend="CharOverride-1"> di fronte alla crisi del capitalismo neoliberale, essere ripensati</hi><hi rend="CharOverride-1"> e quindi ri-articolati virtuosamente assieme. In altre parole, dobbiamo </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">riflettere su come i problemi connessi alle crisi economiche ricorrenti </hi><hi rend="CharOverride-1">(non ultima questa crisi pandemica) rendano necessario uno sforzo di </hi><hi rend="CharOverride-1">innovazione e l’aggiornamento di strumenti di sostegno al reddito </hi><hi rend="CharOverride-1">per le donne e per le persone in generale. Il </hi><hi rend="CharOverride-1">problema della tensione verso il lavoro e della schiavitù volontaria </hi><hi rend="CharOverride-1">verrebbe superato con un reddito di base e una cultura </hi><hi rend="CharOverride-1">in grado di supportarne seriamente l’inserimento (Morini 2022, 52).</hi></p><p rend="h2" ><hi>3. Il lavoro </hi><hi rend="italic">del</hi><hi> reddito di base</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Iniziamo con l’approfondire</hi><hi rend="CharOverride-1"> la questione del lavoro così come si presenta oggi. Non</hi><hi rend="CharOverride-1"> è per nulla facile, infatti, da un lato, circoscrivere con</hi><hi rend="CharOverride-1"> precisione i nuovi confini concettuali del lavoro e dall’altro</hi><hi rend="CharOverride-1">, definire le sue più rilevanti qualità emergenti alla luce </hi><hi rend="CharOverride-1">della rivoluzione digitale e post-industriale del mondo produttivo. In proposito </hi><hi rend="CharOverride-1">oggi, più che mai, è necessario rinnovare l’idea</hi><hi rend="CharOverride-1"> che il lavoro sia prima di tutto attività sociale di</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">cooperazione</hi><hi rend="CharOverride-1">, quindi legame, mezzo </hi><hi rend="italic CharOverride-1">specifico</hi><hi rend="CharOverride-1"> e fondamentale della prassi </hi><hi rend="CharOverride-1">umana, il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">locus </hi><hi rend="CharOverride-1">stesso del progettare in comune, ciò che</hi><hi rend="CharOverride-1"> permette alle idee di essere concepite e quindi realizzate, il</hi><hi rend="CharOverride-1"> fondamento positivo di una </hi><hi rend="italic CharOverride-1">polis </hi><hi rend="CharOverride-1">che può e deve </hi><hi rend="CharOverride-1">trovare migliori declinazioni concrete della vita sociale. Il lavoro porta</hi><hi rend="CharOverride-1"> cioè con sé una dimensione che </hi><hi rend="italic CharOverride-1">eccede</hi><hi rend="CharOverride-1"> sempre le sue</hi><hi rend="CharOverride-1"> specifiche e determinate formazioni sociali perché è per il fatto</hi><hi rend="CharOverride-1"> che il lavoro esiste come attività umana generica che poi</hi><hi rend="CharOverride-1"> è possibile ravvisare le sue stesse manifestazioni fenomeniche. In tal</hi><hi rend="CharOverride-1"> senso il lavoro è fondamento della possibilità stessa dell’agire</hi><hi rend="CharOverride-1"> inteso come agire sociale, un agire che orientato alla soddisfazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> dei bisogni (e alla produzione di valori d’uso)</hi><hi rend="CharOverride-1"> deve puntare ad essere il più possibile libero ed inventivo</hi><hi rend="CharOverride-1">: in una parola antica ma densa di significato il</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro è prima di tutto </hi><hi rend="italic CharOverride-1">opus</hi><hi rend="CharOverride-1">. Inoltre, il lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">non è mai separabile del tutto da un’altra importante </hi><hi rend="CharOverride-1">dimensione della vita umana, troppo spesso denigrata come viziosa e </hi><hi rend="CharOverride-1">improduttiva, quella dell’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">ozio </hi><hi rend="CharOverride-1">(Mari 2019). Considerare il lavoro, </hi><hi rend="CharOverride-1">non solo come mezzo per la crescita economica ma anche </hi><hi rend="CharOverride-1">come un </hi><hi rend="italic CharOverride-1">medium</hi><hi rend="CharOverride-1"> dell’autorealizzazione è come sottolinea Mari, non </hi><hi rend="CharOverride-1">solo un fatto politico o sindacale ma prima ancora un </hi><hi rend="CharOverride-1">fatto di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">civiltà</hi><hi rend="CharOverride-1">. Se parlando di lavoro tagliamo fuori dal</hi><hi rend="CharOverride-1"> ragionamento tale questione rimaniamo intrappolati dentro le dimensioni </hi><hi rend="italic CharOverride-1">negoziali</hi><hi rend="CharOverride-1"> e</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">regolative</hi><hi rend="CharOverride-1"> del suo statuto particolare e non riusciamo a comprenderne</hi><hi rend="CharOverride-1"> fino in fondo la dimensione antropologica. Nella discussione pubblica,</hi><hi rend="CharOverride-1"> in tal senso, è prevalso, come ha ben sottolineato Alain</hi><hi rend="CharOverride-1"> Supiot (2020), il corollario della finzione del lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">come lavoro astratto, o come lavoro merce, finendo per trasfigurare </hi><hi rend="CharOverride-1">il fulcro</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">delle riflessioni sul lavoro sulla nozione neoliberale di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">capitale umano </hi><hi rend="CharOverride-1">(o di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">risorsa umana</hi><hi rend="CharOverride-1">) e di asservire la</hi><hi rend="CharOverride-1"> direzione d’impresa dentro una logica di</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> corporate governance</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="CharOverride-1">che ha fissato come suo unico obiettivo sostanziale quello di </hi><hi rend="CharOverride-1">creare attraverso il lavoro un valore aggiunto per gli azionisti. </hi><hi rend="CharOverride-1">La </hi><hi rend="italic CharOverride-1">mercificazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> del lavoro ha così prevalso determinando la separazione </hi><hi rend="CharOverride-1">tra lavoro e opera, finendo per ridurre il perimetro della </hi><hi rend="CharOverride-1">giustizia sociale ai meri termini quantitativi dello scambio salariale ovverossia </hi><hi rend="CharOverride-1">alla questione di un’equa remunerazione del tempo di lavoro,</hi><hi rend="CharOverride-1"> tralasciando di tematizzare il problema dell’oppressione nel lavoro e</hi><hi rend="CharOverride-1"> della più generale questione della democrazia dei produttori (Ibidem). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ecco perché oggi è indispensabile puntare sul </hi><hi rend="italic CharOverride-1">reddito di base</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="CharOverride-1"> La presenza di un reddito significativo non legato all’esercizio</hi><hi rend="CharOverride-1"> del lavoro è in primo luogo annodato alla necessità </hi><hi rend="CharOverride-1">di rilanciare al più presto una nuova stagione di governo </hi><hi rend="CharOverride-1">democratico dell’economia</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_250_1589-1596.html#footnote-000">1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Esso spinge i datori di lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">alla ricerca di manodopera a proporre salari decorosi e a </hi><hi rend="CharOverride-1">riconoscere i diritti sociali previsti dalla legge. Le grandi multinazionali</hi><hi rend="CharOverride-1"> del digitale impongono, infatti, senza per lo più curarsi</hi><hi rend="CharOverride-1"> delle legislazioni vigenti le forme organizzative e (de)regolative del</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro che considerano più efficaci e più coerenti con i</hi><hi rend="CharOverride-1"> loro obiettivi economici, rischiando di rendere vigente una sorta </hi><hi rend="CharOverride-1">di dispotico </hi><hi rend="italic CharOverride-1">governo algoritmico </hi><hi rend="CharOverride-1">della forza lavoro. Occorre allora introdurre</hi><hi rend="CharOverride-1"> nel dibattito politico generale uno </hi><hi rend="italic CharOverride-1">shock</hi><hi rend="CharOverride-1"> al fine di realizzare</hi><hi rend="CharOverride-1"> un vero e proprio salto di paradigma. Siamo profondamente convinti</hi><hi rend="CharOverride-1"> che il mezzo (e quindi non il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">fine</hi><hi rend="CharOverride-1">) sia </hi><hi rend="CharOverride-1">quello di promuovere l’adozione di uno strumento universalistico come </hi><hi rend="CharOverride-1">il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">reddito di base</hi><hi rend="CharOverride-1">. È necessario introdurre però alcune precisazioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> a riguardo perché, come è noto, esistono molte versioni possibili</hi><hi rend="CharOverride-1"> di distribuzione del reddito ed è indispensabile prendere le distanze</hi><hi rend="CharOverride-1"> da alcune delle sue forme per affermarne invece delle altre.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Questo proprio a partire da quella discriminante che prima abbiamo</hi><hi rend="CharOverride-1"> indicato come una necessità strategica, ovvero</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">l’articolazione del </hi><hi rend="italic CharOverride-1">reddito</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> di base</hi><hi rend="CharOverride-1"> con il lavoro. A questo fine bisogna innanzitutto</hi><hi rend="CharOverride-1"> superare una visione dell’Welfare il cui asse fondamentale è</hi><hi rend="CharOverride-1"> organizzato attorno alle politiche attive del lavoro e alla formazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> permanente (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">lifelong training</hi><hi rend="CharOverride-1">). Ad esse, la cui utilità non</hi><hi rend="CharOverride-1"> deve essere ovviamente rifiutata in toto ma complessivamente riconfigurata,</hi><hi rend="CharOverride-1"> occorre sostituire una rinnovata attenzione dei sistemi di Welfare ai</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">bisogni sociali fondamentali </hi><hi rend="CharOverride-1">(Collettivo per l’economia fondamentale 2019).</hi><hi rend="CharOverride-1"> Il benessere sociale non può e non deve essere </hi><hi rend="CharOverride-1">considerato come un esito automatico della promozione dell’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">occupabilità</hi><hi rend="CharOverride-1"> dei </hi><hi rend="CharOverride-1">soggetti. Il lavoro nelle condizioni di umiliazione in cui si </hi><hi rend="CharOverride-1">trova oggi è un mezzo insufficiente a garantire i bisogni </hi><hi rend="CharOverride-1">fondamentali delle diverse soggettività sociali, non può più essere </hi><hi rend="CharOverride-1">da solo il volano, come lo era stato nei trent’</hi><hi rend="CharOverride-1">anni </hi><hi rend="italic CharOverride-1">gloriosi</hi><hi rend="CharOverride-1"> del fordismo, dei processi di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">sgocciolamento</hi><hi rend="CharOverride-1"> verso il </hi><hi rend="CharOverride-1">basso della ricchezza prodotta (Saraceno 2020). Inoltre, come ha </hi><hi rend="CharOverride-1">sostenuto Elena Granaglia «a differenza di una retorica che è</hi><hi rend="CharOverride-1"> andata diffondendosi, l’universalismo è né uno spreco né un</hi><hi rend="CharOverride-1"> grigio appiattimento» (Granaglia 2020, 32). La logica che </hi><hi rend="CharOverride-1">sottende l’universalismo non è infatti affatto incompatibile, come invece </hi><hi rend="CharOverride-1">spesso si vuole far credere, con una equa giustizia sociale </hi><hi rend="CharOverride-1">della distribuzione delle risorse e dei finanziamenti. Questi sono infatti </hi><hi rend="CharOverride-1">sempre organizzabili all’interno di una linea di progressività delle </hi><hi rend="CharOverride-1">imposte, e di diverse modalità di compartecipazione alle spese sociali, </hi><hi rend="CharOverride-1">capaci di limitare le eventuali distorsioni di tale modello. Al </hi><hi rend="CharOverride-1">contrario, i problemi che portano in seno i principi di </hi><hi rend="CharOverride-1">selettività e categorialità dei più diffusi dispositivi di redistribuzione (ad </hi><hi rend="CharOverride-1">esempio nell’individuazione dei beneficiari e dei criteri per l’</hi><hi rend="CharOverride-1">accesso ai benefici erogati), come ha più volte ricordato, tra </hi><hi rend="CharOverride-1">gli altri, Van Parijs (tra i tanti rimandi possibili: Van </hi><hi rend="CharOverride-1">Parijs, Vanderborght 2017), sono talmente ‘invasivi’ e </hi><hi rend="CharOverride-1">problematici (si pensi ad esempio al problema del </hi><hi rend="italic CharOverride-1">take-up</hi><hi rend="CharOverride-1"> dei </hi><hi rend="CharOverride-1">beneficiari eleggibili) che disperdono la capacità degli strumenti di reddito </hi><hi rend="CharOverride-1">minimo (animati da tali logiche) di favorire l’uscita dei </hi><hi rend="CharOverride-1">soggetti vulnerabili dalla povertà. Come è tra l’altro facile </hi><hi rend="CharOverride-1">costatare dai dati statistici sulla povertà in Europa degli ultimi </hi><hi rend="CharOverride-1">anni. Certo l’universalismo, come ricorda ancora Granaglia, è costoso </hi><hi rend="CharOverride-1">e non sempre può essere applicato immediatamente in tutta la </hi><hi rend="CharOverride-1">sua estensione. Allo stesso tempo, però con le giuste riforme </hi><hi rend="CharOverride-1">fiscali (che devono anche prevedere una tassazione importante delle rendite </hi><hi rend="CharOverride-1">e dei patrimoni) non è impossibile immaginare la possibilità di </hi><hi rend="CharOverride-1">una riforma della solidarietà sociale che abbia come suo asse </hi><hi rend="CharOverride-1">fondamentale di ridefinizione il principio universalistico. «Rispetto alle politiche sociali,</hi><hi rend="CharOverride-1"> con alcuni aggiustamenti, la vecchia idea della soddisfazione di un</hi><hi rend="CharOverride-1"> insieme di bisogni fondamentali ha ancora molto da dire» </hi><hi rend="CharOverride-1">(Granaglia 2020, 37).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">reddito di base</hi><hi rend="CharOverride-1"> si inserisce in </hi><hi rend="CharOverride-1">questo discorso, introducendo una chiave di robusta concretezza e decisa </hi><hi rend="CharOverride-1">pragmaticità. Esso si posiziona, infatti, al centro di una doppia</hi><hi rend="CharOverride-1"> necessità: favorire una nuova </hi><hi rend="italic CharOverride-1">postura</hi><hi rend="CharOverride-1"> del lavoro, post-salariale e </hi><hi rend="CharOverride-1">post-manageriale e al contempo riorganizzare i sistemi della solidarietà sociale </hi><hi rend="CharOverride-1">in senso universalistico e non categoriale.</hi></p><p rend="h2" ><hi>4. Sviluppare una nuova </hi><hi>vocazione universalistica</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">reddito di base</hi><hi rend="CharOverride-1"> ha contrariamente alle cosiddette politiche</hi><hi rend="CharOverride-1"> di reddito minimo </hi><hi rend="CharOverride-1">di stampo neoliberale, una vocazione universalistica (che</hi><hi rend="CharOverride-1"> può essere inizialmente anche di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">universalismo selettivo</hi><hi rend="CharOverride-1"> o </hi><hi rend="italic CharOverride-1">progressivo</hi><hi rend="CharOverride-1">) </hi><hi rend="CharOverride-1">e incondizionata. Non dobbiamo allora confonderlo, questo è davvero molto </hi><hi rend="CharOverride-1">importante, con un mero strumento di politica assistenziale o assicurativa </hi><hi rend="CharOverride-1">(esso deve poter convivere e rafforzare i vigenti sistemi di </hi><hi rend="CharOverride-1">Welfare e non sostituirli). La sua vocazione non è quella</hi><hi rend="CharOverride-1"> di contrastare la povertà di alcune fasce di soggetti svantaggiati,</hi><hi rend="CharOverride-1"> questo, al limite, è un suo virtuoso effetto secondario. </hi><hi rend="CharOverride-1">La sua ‘autentica’ vocazione è molto più generale: promuovere</hi><hi rend="CharOverride-1"> un nuovo tipo di organizzazione della società dove il </hi><hi rend="CharOverride-1">benessere psicologico e sociale dei suoi attori sociali è incoraggiato </hi><hi rend="CharOverride-1">attraverso una forte iniezione di libertà di scelta. Un trampolino </hi><hi rend="CharOverride-1">di lancio, insomma, per rendere di nuovo possibile legare assieme </hi><hi rend="CharOverride-1">il progetto individuale con quello sociale e mettere ciascuno nella </hi><hi rend="CharOverride-1">condizione di cercare, così, la propria strada di autonomia </hi><hi rend="CharOverride-1">e autodeterminazione. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La libertà viene prima</hi><hi rend="CharOverride-1"> scriveva Bruno Trentin (2004).</hi><hi rend="CharOverride-1"> Detto altrimenti il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">reddito di base</hi><hi rend="CharOverride-1"> si pone il problema</hi><hi rend="CharOverride-1"> di pensare una </hi><hi rend="italic CharOverride-1">temporalità</hi><hi rend="CharOverride-1"> sociale nuova, capace di ridurre significativamente</hi><hi rend="CharOverride-1"> il peso del mercato del lavoro (e della nostra performance</hi><hi rend="CharOverride-1"> su di esso) nel determinare la qualità del nostro riconoscimento</hi><hi rend="CharOverride-1"> sociale, e permettere così a tutti di avere il tempo</hi><hi rend="CharOverride-1"> di trovare e raffinare l’attività dove si è effettivamente</hi><hi rend="CharOverride-1"> in grado di contribuire alla riproduzione del proprio ecosistema. Per</hi><hi rend="CharOverride-1"> muovere in tale direzione occorre, prima di tutto, smontare l</hi><hi rend="CharOverride-1">’idea (ma sarebbe più appropriato dire il pregiudizio), ancora molto</hi><hi rend="CharOverride-1"> dura a morire e fortemente incistata su di una cultura</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoristica e patriarcale, che chi percepisce un </hi><hi rend="italic CharOverride-1">reddito di base</hi><hi rend="CharOverride-1"> beneficerebbe di un privilegio arbitrario che graverebbe pesantemente sulle spalle</hi><hi rend="CharOverride-1"> di chi ancora deve continuare a lavorare per ottenere ciò</hi><hi rend="CharOverride-1"> che serve per vivere; è quello che Rawls, in </hi><hi rend="CharOverride-1">un suo celebre testo, ha definito il paradosso del surfista </hi><hi rend="CharOverride-1">di Malibù (Rawls 1993). Questa prospettiva, in altre parole, </hi><hi rend="CharOverride-1">si appoggia sull’idea che l’erogazione di un reddito </hi><hi rend="CharOverride-1">sganciato dal lavoro rappresenti uno strumento compensativo e assistenziale che </hi><hi rend="CharOverride-1">occorre meritarsi e che quindi sia da assegnare solamente a </hi><hi rend="CharOverride-1">chi è in grado di certificare la sua fragilità sociale </hi><hi rend="CharOverride-1">e/o occupazionale (i disoccupati, come </hi><hi rend="italic CharOverride-1">target</hi><hi rend="CharOverride-1"> privilegiato) e contemporaneamente si </hi><hi rend="CharOverride-1">dimostra coinvolto nella ricerca attiva di un lavoro e pronto </hi><hi rend="CharOverride-1">ad accettare di lavorare secondo le condizioni che lo Stato </hi><hi rend="CharOverride-1">(o chi per lui) gli proporrà. Come abbiamo tentato di </hi><hi rend="CharOverride-1">mostrare, però, la vocazione universalistica del </hi><hi rend="italic CharOverride-1">reddito di base</hi><hi rend="CharOverride-1"> (deve</hi><hi rend="CharOverride-1"> essere erogato a tutti indiscriminatamente) mal si adatta a tale</hi><hi rend="CharOverride-1"> punto di vista e alle sue critiche. Il problema come</hi><hi rend="CharOverride-1"> ha a più riprese chiarito Van Parijs è quello di</hi><hi rend="CharOverride-1"> sostenere un principio di giustizia sociale che fa della libertà</hi><hi rend="CharOverride-1"> sostanziale di ciascuno il criterio fondamentale. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">reddito di base</hi><hi rend="CharOverride-1">, in modo complementare e non alternativo ai claudicanti vigenti </hi><hi rend="CharOverride-1">sistemi di Welfare pubblico, inoltre (questo è un punto davvero </hi><hi rend="CharOverride-1">importante), è un modo per far emergere e quindi remunerare</hi><hi rend="CharOverride-1"> tutte quelle attività della </hi><hi rend="italic CharOverride-1">operosità sociale</hi><hi rend="CharOverride-1"> che si producono al</hi><hi rend="CharOverride-1"> di fuori dello spazio negoziale del lavoro e che all</hi><hi rend="CharOverride-1">’interno dei mercati finanziari e delle piattaforme digitali assumono però</hi><hi rend="CharOverride-1"> sempre più rilevanza come </hi><hi rend="italic CharOverride-1">fonti</hi><hi rend="CharOverride-1"> alternative di profitto via rendita</hi><hi rend="CharOverride-1"> (per </hi><hi rend="italic CharOverride-1">estrazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> di valore e non direttamente attraverso l’attività</hi><hi rend="CharOverride-1"> di produzione vera e propria). La loro forma economica </hi><hi rend="CharOverride-1">prevalente è quella della rendita finanziaria, dello sfruttamento dei beni </hi><hi rend="CharOverride-1">comuni e delle risorse ecologiche, delle attività informali di cura </hi><hi rend="CharOverride-1">e di riproduzione sociale organizzate in servizi </hi><hi rend="italic CharOverride-1">on-demand</hi><hi rend="CharOverride-1">. In questo</hi><hi rend="CharOverride-1"> senso come ha messo in luce Andrea Fumagalli il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">basic</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> income</hi><hi rend="CharOverride-1"> rappresenta un </hi><hi rend="italic CharOverride-1">reddito primario</hi><hi rend="CharOverride-1"> e non può essere confuso</hi><hi rend="CharOverride-1"> con un mero sussidio sottoposto alla umiliante prova dei mezzi.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Per dirlo con le sue stesse parole: </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Si tratta infatti</hi><hi rend="CharOverride-1"> di un reddito primario, che si determina a livello della</hi><hi rend="CharOverride-1"> distribuzione del reddito, al pari della rendita come remunerazione della</hi><hi rend="CharOverride-1"> proprietà, del profitto come remunerazione dell’attività d’impresa, del</hi><hi rend="CharOverride-1"> salario e affini come remunerazione del lavoro. Non è quindi</hi><hi rend="CharOverride-1"> strumento di redistribuzione, come il pensiero </hi><hi rend="italic CharOverride-1">mainstream</hi><hi rend="CharOverride-1"> considera qualunque strumento</hi><hi rend="CharOverride-1"> di tipo assistenziale (Fumagalli 2020, 162).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">reddito di base</hi><hi rend="CharOverride-1"> ha infine a mio avviso la fondamentale capacità di favorire</hi><hi rend="CharOverride-1"> la formazione di nuove alleanze politiche capaci di contrastare lo</hi><hi rend="CharOverride-1"> strapotere egemonico e falsamente promissorio del modello neoliberale (Chicchi e </hi><hi rend="CharOverride-1">Leonardi 2018). Soprattutto quando la crisi evidente di quest</hi><hi rend="CharOverride-1">’ultimo apre il grave rischio del prodursi di nuovi regimi</hi><hi rend="CharOverride-1"> autoritari e antidemocratici. Anche per questa ragione al fine di</hi><hi rend="CharOverride-1"> costruire un nuovo paradigma dello sviluppo abbiamo assoluta urgenza di</hi><hi rend="CharOverride-1"> ripensare il lavoro e la solidarietà sociale lungo la linea</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">compositiva</hi><hi rend="CharOverride-1"> che a mio avviso può essere tracciata dal </hi><hi rend="italic CharOverride-1">basic</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> income</hi><hi rend="CharOverride-1">. D’altra parte, l’idea che il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">basic </hi><hi rend="italic CharOverride-1">income</hi><hi rend="CharOverride-1"> possa essere un valido alleato nel disegnare e realizzare </hi><hi rend="CharOverride-1">una nuova stagione di giustizia sociale trova sempre più espliciti </hi><hi rend="italic CharOverride-1">endorsement </hi><hi rend="CharOverride-1">da parte di esperti in materia e personaggi pubblici </hi><hi rend="CharOverride-1">influenti. Inoltre, e non ci pare cosa secondaria, i sondaggi </hi><hi rend="CharOverride-1">che misurano sulle popolazioni nazionali il gradimento di tale dispositivo </hi><hi rend="CharOverride-1">indicano, oramai, quasi ovunque, il formarsi di una solida maggioranza </hi><hi rend="CharOverride-1">a suo favore, maggioranza che si consolida fortemente nelle più </hi><hi rend="CharOverride-1">giovani generazioni. Ma non solo. Vorremmo sottolineare l’importanza di </hi><hi rend="CharOverride-1">alcune rilevanze empiriche emerse dall’analisi degli effetti sulla popolazione </hi><hi rend="CharOverride-1">beneficiaria delle sperimentazioni nazionali di distribuzione di un </hi><hi rend="italic CharOverride-1">basic income</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Sono esperienze ancora limitate, locali e parziali e non facilmente</hi><hi rend="CharOverride-1"> comparabili tra loro (tra cui la più importante è certamente</hi><hi rend="CharOverride-1"> quella finlandese realizzata dal Kela). Per quanto i </hi><hi rend="CharOverride-1">dati debbano essere interpretati con estrema prudenza, dagli stessi</hi><hi rend="CharOverride-1">, però, è certamente possibile cominciare a trarre alcune prime</hi><hi rend="CharOverride-1"> valutazioni. Senza poter entrare nel merito dei diversi casi di</hi><hi rend="CharOverride-1"> studio, non ne abbiamo qui la possibilità, crediamo sia importante</hi><hi rend="CharOverride-1"> sottolineare come il tema della </hi><hi rend="italic CharOverride-1">incondizionalità</hi><hi rend="CharOverride-1"> del dispositivo sia sempre</hi><hi rend="CharOverride-1"> risultata essere per lo meno non disincentivante rispetto alla ricerca</hi><hi rend="CharOverride-1"> di un lavoro da parte di un disoccupato che percepisce</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’assegno. Questo personalmente lo ritengo un punto molto significativo</hi><hi rend="CharOverride-1"> e che stride rispetto alle più volgari comunicazioni pubbliche su</hi><hi rend="CharOverride-1"> tali dispositivi.</hi></p><p rend="h2" ><hi>5. Conclusioni</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Crediamo, per concludere, che la progettazione </hi><hi rend="CharOverride-1">di un nuovo modello sociale europeo basato sul </hi><hi rend="italic CharOverride-1">reddito di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">base</hi><hi rend="CharOverride-1"> abbia bisogno di fondarsi sulla costituzione e il riconoscimento </hi><hi rend="CharOverride-1">di una nuova cultura del lavoro. Il lavoro non è </hi><hi rend="CharOverride-1">infatti mai riducibile a una dimensione quantitativa e mercificata del </hi><hi rend="CharOverride-1">valore, così come è stata organizzata finora dentro la dimensione </hi><hi rend="CharOverride-1">salariale della produzione. Esso ha invece a che fare con </hi><hi rend="CharOverride-1">quella qualità antropologica ‘viva’ che possiamo chiamare </hi><hi rend="italic CharOverride-1">operosità sociale</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Si tratta dunque di qualificare e riconoscere tutte quelle attività</hi><hi rend="CharOverride-1"> di libera scelta che ne sono oggi diretta espressione e</hi><hi rend="CharOverride-1"> che nonostante siano fondamentali al funzionamento sociale ed economico non</hi><hi rend="CharOverride-1"> sono riconosciute e non vengono remunerate, o al limite vengono</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">sotto</hi><hi rend="CharOverride-1"> remunerate non esistendo una </hi><hi rend="italic CharOverride-1">misura</hi><hi rend="CharOverride-1"> efficace per il loro</hi><hi rend="CharOverride-1"> apprezzamento (cfr. Venturi e Zandonai 2022). Il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">reddito </hi><hi rend="italic CharOverride-1">di base</hi><hi rend="CharOverride-1">, inteso come reddito primario, è esattamente quello che</hi><hi rend="CharOverride-1"> può permetterci di portare a galla il valore effettivo di</hi><hi rend="CharOverride-1"> queste attività sociali della </hi><hi rend="italic CharOverride-1">riproduzione sociale</hi><hi rend="CharOverride-1"> e di fondare così</hi><hi rend="CharOverride-1"> a partire da esse una nuova democrazia del lavoro e</hi><hi rend="CharOverride-1"> della generatività sociale. Siamo convinti che sia l’unico modo</hi><hi rend="CharOverride-1"> per interrompere quel processo di concentrazione verso l’alto delle</hi><hi rend="CharOverride-1"> ricchezze che, se non invertito, potrebbe molto presto condurci alla</hi><hi rend="CharOverride-1"> catastrofe.</hi></p><p rend="h2" ><hi>Riferimenti bibliografici</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Chicchi, Federico, e Emanuele Leonardi. 2018. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Manifesto per il reddito di base</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="CharOverride-1">Laterza: Bari.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Collettivo per l’economia fondamentale. 2019. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Economia fondamentale. L’infrastruttura della vita quotidiana</hi><hi rend="CharOverride-1">. Torino: Einaudi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Fumagalli, Andrea. 2020. “Reddito di base incondizionato e trasformazioni del welfare.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Parole</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Chiave</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2 (luglio-dicembre): 157-65. </hi><ref target="0"><hi rend="CharOverride-1">https://doi.org/10.7377/100545</hi></ref></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Granaglia, Elena. 2020. “Quattro idee-guida per le politiche sociali.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Parole guida</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2 (luglio-dicembre): 23-37. </hi><ref target="0"><hi rend="CharOverride-1">https://doi.org/10.7377/100533</hi></ref></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Jaeggi,</hi><hi rend="CharOverride-1"> Rahel. 2017. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Forme di vita e capitalismo</hi><hi rend="CharOverride-1">. Torino: Rosenberg &amp; Sellier.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Mari, Giovanni. 2019.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Libertà nel lavoro. La sfida della rivoluzione digitale</hi><hi rend="CharOverride-1">. Bologna: il Mulino.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Morini, Cristina. 2022. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Vite lavorate</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: Manifestolibri.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Piketty,</hi><hi rend="CharOverride-1"> Thomas. 2020. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Capitale e ideologia</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: La nave di Teseo.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Rawls, John. </hi><hi rend="CharOverride-1">1993. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Political Liberalism</hi><hi rend="CharOverride-1">. 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Roma: Editori Riuniti.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Van Parijs, Philippe, e Yannick Vanderborght. </hi><hi rend="CharOverride-1">2017. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il reddito di base. Una proposta radicale</hi><hi rend="CharOverride-1">. Bologna: il Mulino.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Venturi, Paolo, e Flaviano Zandonai. </hi><hi rend="CharOverride-1">2022. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Neomutualismo, Ridisegnare dal basso competitività e welfare</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Egea.</hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_250_1589-1596.html#footnote-000-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Pur essendo un dispositvo </hi><hi rend="italic CharOverride-1">ibrido</hi><hi rend="CharOverride-1"> e </hi><hi rend="CharOverride-1">non del tutto incondizionato, noi pensiamo che il reddito di</hi><hi rend="CharOverride-1"> cittadinanza abbia certamente costituito per il nostro Paese un important</hi><hi rend="CharOverride-1">e strumento di contrasto alla povertà e allo sfruttamento del </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro. E in tal senso averlo abrogato costituisce un errore politico, </hi><hi rend="CharOverride-1">sociale ed economico clamoroso.</hi></p></item>
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        <listBibl>
          <head>References</head>
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          <bibl n="145498">
            <bibl>Fumagalli, Andrea. 2020. “Reddito di base incondizionato e trasformazioni del welfare.” Parole Chiave 2 (luglio-dicembre): 157-65.</bibl>
            <idno type="DOI">10.7377/100545</idno>
          </bibl>
          <bibl n="146049">
            <bibl>Granaglia, Elena. 2020. “Quattro idee-guida per le politiche sociali.” Parole guida 2 (luglio-dicembre): 23-37.</bibl>
            <idno type="DOI">10.7377/100533</idno>
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          <bibl n="147155">Jaeggi, Rahel. 2017. Forme di vita e capitalismo. Torino: Rosenberg &amp;amp; Sellier.</bibl>
          <bibl n="146541">Mari, Giovanni. 2019. Libert&amp;#224; nel lavoro. La sfida della rivoluzione digitale. Bologna: il Mulino.</bibl>
          <bibl n="147578">Morini, Cristina. 2022. Vite lavorate. Roma: Manifestolibri.</bibl>
          <bibl n="147354">Piketty, Thomas. 2020. Capitale e ideologia. Milano: La nave di Teseo.</bibl>
          <bibl n="147177">Rawls, John. 1993. Political Liberalism. New York: Columbia University Press.</bibl>
          <bibl n="145846">Saraceno, Chiara. 2020. Quando avere un lavoro non basta a proteggere dalla povert&amp;#224;. Firenze: Firenze University Press.</bibl>
          <bibl n="145182">Supiot, Alain. 2020. “Homo faber: continuit&amp;#224; e rotture.” In Lavoro: la grande trasformazione, a cura di Enzo Mingione, 3-20. Milano: Feltrinelli.</bibl>
          <bibl n="145756">Trentin, Bruno. 2004. La libert&amp;#224; viene prima. La libert&amp;#224; come posta in gioco nel conflitto sociale. Roma: Editori Riuniti.</bibl>
          <bibl n="145997">Van Parijs, Philippe, e Yannick Vanderborght. 2017. Il reddito di base. Una proposta radicale. Bologna: il Mulino.</bibl>
          <bibl n="145877">Venturi, Paolo, e Flaviano Zandonai. 2022. Neomutualismo, Ridisegnare dal basso competitivit&amp;#224; e welfare. Milano: Egea.</bibl>
        </listBibl>
      </div>
    </body>
  </text>
</TEI>