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        <title type="main" level="a">Lavoro intelligente e potenza digitale</title>
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            <forename>Alberto</forename>
            <surname>Cipriani</surname>
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          <resp>This is a section of <title>Idee di lavoro e di ozio per la nostra civiltà</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0319-7</idno>) by </resp>
          <name>Giovanni Mari, Francesco Ammannati, Brogi Stefano, Tiziana Faitini, Arianna Fermani, Francesco Seghezzi, Annalisa Tonarelli</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.176</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>Essay that deepens the opinions of scholars, managers, workers of innovative companies, obtained from a research carried out in 2022, aimed at focusing on problems related to the impact of digitalization and AI on work, questioning whether these innovations make work smarter. There is resistance to change, but the bridge between fear and intrigue depends on "how" transitions are made.  A cultural approach is needed to design "the new" and evaluate what it generates. Curiosity and rigor, the distinctive words to surf easily in the transformation. Will digitalization make work smarter? Yes, if humans will be able to rethink the evaluation criteria, using the organizational wisdom developed so far, but learning from the "new digital colleagues", the algorithms.</p>
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            <item>technology</item>
            <item>digital</item>
            <item>participation</item>
            <item>work</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.176<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.176" /></p>
      
      <p rend="h1_chapter">Lavoro intelligente e potenza digitale</p><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Alberto Cipriani</hi></p><p rend="h2" ><hi>1. Introduzione</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il presente contributo</hi><hi rend="CharOverride-1">, insieme a normali citazioni tratte da pubblicazioni, impiega e </hi><hi rend="CharOverride-1">approfondisce giudizi e pareri di studiosi, manager, lavoratori e rappresentanti </hi><hi rend="CharOverride-1">dei lavoratori di imprese innovative, ricavati da una ricerca svolta</hi><hi rend="CharOverride-1"> tra Torino e Milano nel 2022, finalizzata a conoscere</hi><hi rend="CharOverride-1"> esperienze e mettere a fuoco problemi relativi all’impatto </hi><hi rend="CharOverride-1">della digitalizzazione e delle AI sulle attività lavorative. In particolare</hi><hi rend="CharOverride-1"> sulla base dell’interrogativo se tali innovazioni favoriscano a rendere</hi><hi rend="CharOverride-1"> il lavoro più intelligente. Il testo sarà pertanto composto da</hi><hi rend="CharOverride-1"> brevi interviste, da commenti a queste, da citazioni ed </hi><hi rend="CharOverride-1">infine da una conclusione in cui cercheremo di sintetizzare il </hi><hi rend="CharOverride-1">significato che ha avuto ed ha la digitalizzazione per l’</hi><hi rend="CharOverride-1">esperienza e la coscienza del lavoro per le persone che </hi><hi rend="CharOverride-1">lavorano.</hi></p><p rend="h2" ><hi>2. Persone, innovazione, sfide</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nella crescente articolazione di dinamiche </hi><hi rend="CharOverride-1">lungo la catena del valore, gli algoritmi </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">sono a supporto </hi><hi rend="CharOverride-1">della discrezionalità delle persone nelle scelte di progettazione. La velocità </hi><hi rend="CharOverride-1">di interazione, favorita dal digitale, aumenta la domanda di competenze </hi><hi rend="CharOverride-1">relazionali. Si lavora molto di più con il cliente e </hi><hi rend="CharOverride-1">questo richiede capacità di lavoro in team, interfunzionali e interaziendali </hi><hi rend="CharOverride-1">(P. Neirotti, Direttore Scuola di Master e Formazione Permanente, Politecnico di Torino). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Questo tipo di competenze è in atto</hi><hi rend="CharOverride-1"> anche nell’impiego stesso della tecnologia. Molte imprese utilizzano modelli</hi><hi rend="CharOverride-1"> che non si limitano a riparare i guasti a valle</hi><hi rend="CharOverride-1"> (approccio correttivo) </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">ma che calendarizzano gli interventi di manutenzione a</hi><hi rend="CharOverride-1"> prescindere dalla loro effettiva impellenza (approccio preventivo) e altre ancora</hi><hi rend="CharOverride-1"> che tentano di prevedere i guasti sulla base di tutte</hi><hi rend="CharOverride-1"> le informazioni che hanno a disposizione (approccio predittivo) (Semino 2022</hi><hi rend="CharOverride-1">). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In questi casi il digitale consentirà di estendere i </hi><hi rend="CharOverride-1">confini perché sussistono </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">i fornitori e questi, analogamente ai clienti, </hi><hi rend="CharOverride-1">rivestono un ruolo rilevante nella catena del valore. Essi, per </hi><hi rend="CharOverride-1">via delle tecnologie di integrazione orizzontale, sono inseriti digitalmente nel </hi><hi rend="CharOverride-1">processo produttivo (Semino 2022).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ma come funziona una rete neurale?</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Nel paradigma classico scrivo le regole al computer, ad esempio</hi><hi rend="CharOverride-1"> per cucinare la pasta e poi testare con alcuni esempi</hi><hi rend="CharOverride-1"> se il programma scritto avrà come output la pasta. Ci</hi><hi rend="CharOverride-1"> siamo resi conto di conoscere problemi e soluzioni, ma di</hi><hi rend="CharOverride-1"> non sapere come l’umano riesca ad arrivare alla soluzione.</hi><hi rend="CharOverride-1"> È un processo frutto di intuizioni e di esperienze difficilmente</hi><hi rend="CharOverride-1"> descrivibili razionalmente (L. F. Tiotsop, Ricercatore AI, Computer Engineering </hi><hi rend="CharOverride-1">Department, Politecnico di Torino). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Da comandi susseguenti e razionali </hi><hi rend="CharOverride-1">al rapporto con l’intuizione, un’energia formidabile capace di </hi><hi rend="CharOverride-1">progressi effettivi. L’intuizione è parte dell’intelligenza ed è </hi><hi rend="CharOverride-1">interessante il racconto di Einstein </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">che nel 1907 rifletteva molto </hi><hi rend="CharOverride-1">sulla gravità e un giorno ebbe l’intuizione più felice </hi><hi rend="CharOverride-1">della sua vita: quando precipitiamo in caduta libera la gravità </hi><hi rend="CharOverride-1">si annulla intorno a noi. Partendo da questa osservazione costruì </hi><hi rend="CharOverride-1">la teoria della relatività generale (Parisi 2021). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Difficile oggi </hi><hi rend="CharOverride-1">immaginare un computer che produca intuizioni simili, perché «un’idea </hi><hi rend="CharOverride-1">è un pensiero inaspettato, sorprendente, assolutamente non banale» (Parisi 2021</hi><hi rend="CharOverride-1">). Ma attenzione, la consistenza comunicativa degli algoritmi stupisce altrimenti,</hi><hi rend="CharOverride-1"> proprio in forza della loro indipendenza nella gestione dei dati.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un’antica diatriba quella tra quantità e qualità in cui</hi><hi rend="CharOverride-1"> si dibatte il pensiero logico matematico fin dalle origini e</hi><hi rend="CharOverride-1"> tutt’ora presente nei tentativi di formalizzazione del calcolo infinitesimale,</hi><hi rend="CharOverride-1"> dove cresce la difficoltà logica e ontologica di ridurre la</hi><hi rend="CharOverride-1"> complessità imperante ed il rischio di una rigorosità iper-razionale ma</hi><hi rend="CharOverride-1"> sterile. Infatti, il contributo, «anche quello più sofisticato del </hi><hi rend="italic CharOverride-1">machine learning</hi><hi rend="CharOverride-1">, non è in fondo che una ricetta, una</hi><hi rend="CharOverride-1"> procedura tecnica rigorosa e finita che permette di raggiungere certi</hi><hi rend="CharOverride-1"> risultati di calcolo» (Rapetti 2022). Tra l’altro nel</hi><hi rend="CharOverride-1"> training degli algoritmi possono riscontrarsi problemi «di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">underfitting</hi><hi rend="CharOverride-1">, rete</hi><hi rend="CharOverride-1"> grande e pochi esempi, o di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">overfitting</hi><hi rend="CharOverride-1">, troppi dati </hi><hi rend="CharOverride-1">e incerte oscillazioni» (L. F. Tiotsop, Ricercatore AI, Computer Engineering </hi><hi rend="CharOverride-1">Department, Politecnico di Torino). Ulteriore conferma della centralità dell’umano</hi><hi rend="CharOverride-1"> sapere. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il fenomeno digitalizzazione ha dunque connotati sostanziali, contribuisce cioè</hi><hi rend="CharOverride-1"> a determinare essenzialmente l’organizzazione e gli stili di lavoro,</hi><hi rend="CharOverride-1"> ma talvolta si traduce in mero marketing. Basti frequentare i</hi><hi rend="CharOverride-1"> siti internet di molte aziende che esaltano l’uso di</hi><hi rend="CharOverride-1"> tecnologie 4.0, ma approfondendo si scoprono ferme su standard classici.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Ci sono inoltre </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">piattaforme </hi><hi rend="italic CharOverride-1">algorithmic management</hi><hi rend="CharOverride-1"> nelle quali dichiarano di</hi><hi rend="CharOverride-1"> avere AI ed invece non hanno granché. Una retorica che</hi><hi rend="CharOverride-1"> da un lato dice: sono avanzato tecnologicamente e sono </hi><hi rend="italic CharOverride-1">cool</hi><hi rend="CharOverride-1">, dall’altro ha deciso l’algoritmo e non ho </hi><hi rend="CharOverride-1">deciso io, operazione scarica barile. Il digitale rafforza l’accessibilità, </hi><hi rend="CharOverride-1">la trasparenza, ma lo stesso meccanismo porta a ritenere legittimo </hi><hi rend="CharOverride-1">non dichiarare» (I. Pais, Ordinaria di Sociologia economica, Facoltà di Economia, Università Cattolica di Milano). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Insomma, contraddizioni manifeste.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In ogni </hi><hi rend="CharOverride-1">caso, decisiva è la leva organizzativa partecipativa che il digitale </hi><hi rend="CharOverride-1">può spronare ulteriormente. «Partecipazione ed innovazione rappresentano un binomio che </hi><hi rend="CharOverride-1">sta dimostrando coi fatti e con una ormai ricca evidenza </hi><hi rend="CharOverride-1">empirica di produrre valore aggiunto» (Dell’Arringa 2018). È una </hi><hi rend="CharOverride-1">filosofia che guarda al futuro, ma affonda le radici nella </hi><hi rend="CharOverride-1">storia del nostro Paese, perché da tempo «esistono profili e </hi><hi rend="CharOverride-1">pratiche partecipative gestite nel rapporto diretto con i lavoratori che </hi><hi rend="CharOverride-1">producono effetti estremamente positivi, in alcuni casi nella direzione auspicata </hi><hi rend="CharOverride-1">dalla carta costituzionale» (Cipriani 2018).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nella complessità del mondo del</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro le spinte contrapposte non sorprendono e assumono forme di</hi><hi rend="CharOverride-1"> mescolanza tra lavoro autonomo e subalterno, perché per un verso</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">una nuova subordinazione pare oggi porre al centro la persona,</hi><hi rend="CharOverride-1"> cui verrebbe offerta la possibilità di un’autorealizzazione nel lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> subalterno ignota alle società precedenti, per altro verso la digitalizzazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> ha consentito la diffusione di prestazioni di carattere discontinuo, intermediate</hi><hi rend="CharOverride-1"> tramite piattaforma digitale e caratterizzate da un significativo grado di</hi><hi rend="CharOverride-1"> dipendenza (Rapetti 2022). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Categorie come autonomia, responsabilità, libertà, vincolo </hi><hi rend="CharOverride-1">e subordinazione sono mischiate in una sorta di frullatore </hi><hi rend="CharOverride-1">e non sempre la diatriba tra le famose parti riesce </hi><hi rend="CharOverride-1">a dare chiarezza, necessità imprescindibile del diritto. Le tipologie classiche </hi><hi rend="CharOverride-1">(salario, orario, regole) su cui si fonda(va) il contratto di </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro cedono talvolta il passo ad altre prerogative, sia di </hi><hi rend="CharOverride-1">parte datoriale che lavorativa. In distonia con discreti livelli di </hi><hi rend="CharOverride-1">autonomia lievita il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">digit-fordismo</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Le relazioni in presenza sono affiancate </hi><hi rend="CharOverride-1">da forme virtuali dove l’assenza di sguardi origina una </hi><hi rend="CharOverride-1">sorta di contatto metallico, un distacco inusuale tra i soggetti, </hi><hi rend="CharOverride-1">di ordine fisico ed emotivo, un mondo «in cui esisto </hi><hi rend="CharOverride-1">solo io come soggetto illimitato e scatenato, privo di vincoli </hi><hi rend="CharOverride-1">morali e freni inibitori che può spaziare liberamente nel suo </hi><hi rend="CharOverride-1">universo solipsistico» (Rapetti 2022). Per converso i dispositivi digitali </hi><hi rend="CharOverride-1">offrono intriganti coccolosità filmografiche che conducono in spazi paralleli ed </hi><hi rend="CharOverride-1">esaltano percezioni artificiose a-territoriali. Con il Metaverso si offrono esperienze </hi><hi rend="CharOverride-1">virtuali tridimensionali alla stregua di una normale vicenda fisica, che </hi><hi rend="CharOverride-1">richiede di rivedere le regole sui videoterminali «sia per chi </hi><hi rend="CharOverride-1">opera all’interno di una realtà interamente virtuale (Virtual Reality), </hi><hi rend="CharOverride-1">sia per chi presta la propria attività in una realtà </hi><hi rend="CharOverride-1">fisica potenziata (Augmented Reality)» (L. F. Tiotsop, Ricercatore AI, Computer Engineering</hi><hi rend="CharOverride-1"> Department, Politecnico di Torino). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Sono fin da ora evidenti i </hi><hi rend="CharOverride-1">rischi più gravosi che possono svilupparsi nell’uso dei vari </hi><hi rend="CharOverride-1">Metaversi: etici, di benessere fisico-psicologico e in ordine alla </hi><hi rend="italic CharOverride-1">privacy</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In generale si estende l’attività di dialogo e </hi><hi rend="CharOverride-1">si introducono forme di comunicazione aumentata che includono soggetti esterni </hi><hi rend="CharOverride-1">e smaterializzano le persone vicine, l’esatto opposto dei vecchi </hi><hi rend="CharOverride-1">apparati telefonici che avvicinavano persone lontane. Si allarga l’esperienza </hi><hi rend="CharOverride-1">di socializzazione, ma paradossalmente si hanno alti livelli di isolamento </hi><hi rend="CharOverride-1">e inautenticità, fino al triste caso degli </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Hikikomori </hi><hi rend="CharOverride-1">giapponesi. Lo </hi><hi rend="CharOverride-1">sguardo e il linguaggio del corpo contraddistinguono le relazioni sociali </hi><hi rend="CharOverride-1">e lavorative da sempre. Già J. P. Sartre metteva in </hi><hi rend="CharOverride-1">guardia dai rischi di schiavitù quando appariamo agli altri e </hi><hi rend="CharOverride-1">non siamo più padroni delle situazioni. La potente transizione digitale </hi><hi rend="CharOverride-1">potrà generare nuovi gioghi insieme a nuove opportunità, maggiori relazioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> e aumentato isolamento, comunicazione diffusa e assenza di persone che</hi><hi rend="CharOverride-1"> ascoltano.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Quali correlazioni tra rivoluzione digitale, occupazione, produttività ed equità?</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un sensato pragmatismo invita ad optare per la collaborazione con </hi><hi rend="CharOverride-1">le macchine, anche se spariranno molti lavori. Gli umani son </hi><hi rend="CharOverride-1">in vantaggio «nei compiti che coinvolgono la creatività, le abilità </hi><hi rend="CharOverride-1">interpersonali e l’intelligenza emotiva. Ciò significa che non siamo </hi><hi rend="CharOverride-1">in pericolo di disoccupazione di massa in tempi brevi» (Brynjolfsson,</hi><hi rend="CharOverride-1"> Rock, and Syverson 2019). Ma i livelli di ambiguità sono </hi><hi rend="CharOverride-1">significativi, perché l’impatto della AI su occupazione e salari </hi><hi rend="CharOverride-1">«dipenderà dalla tipologia di AI utilizzata, così come dalle condizioni </hi><hi rend="CharOverride-1">di mercato e dalle politiche adottate (Lane e Saint-Martin 2021)» </hi><hi rend="CharOverride-1">(R. Zanola, Ordinario di Economia Università Piemonte Orientale). Non paiono attendibili ipotesi catastrofiche, al più</hi><hi rend="CharOverride-1"> di carattere speculativo, così come ingenui inviti alla distensione: «</hi><hi rend="CharOverride-1">tanto nulla muterà».</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In ordine alla </hi><hi rend="italic CharOverride-1">produttività</hi><hi rend="CharOverride-1"> e alla distribuzione</hi><hi rend="CharOverride-1"> della ricchezza nella trasformazione digitale è emblematica la considerazione di</hi><hi rend="CharOverride-1"> Erik Brynjolfsson (et al. 2019), secondo il quale «sembriamo </hi><hi rend="CharOverride-1">trovarci di fronte a un </hi><hi rend="italic CharOverride-1">redux</hi><hi rend="CharOverride-1"> del paradosso di Solow </hi><hi rend="CharOverride-1">(1987): vediamo nuove tecnologie trasformative ovunque tranne che nelle statistiche </hi><hi rend="CharOverride-1">sulla produttività». È possibile che i dati misurati richiedano adeguamenti,</hi><hi rend="CharOverride-1"> tuttavia </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">McKinsey stima che l’AI sarà responsabile di un</hi><hi rend="CharOverride-1"> aumento del PIL mondiale del 1,2% annuo, il triplo di</hi><hi rend="CharOverride-1"> quanto prodotto dalla robotizzazione duranti gli anni ’90 e il</hi><hi rend="CharOverride-1"> doppio raggiunto grazie alla diffusione dell’informatica negli anni 2000</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Marciano 2021).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Riguardo alla </hi><hi rend="italic CharOverride-1">distribuzione</hi><hi rend="CharOverride-1"> della ricchezza si registra un</hi><hi rend="CharOverride-1"> pesante livello di iniquità con un </hi><hi rend="italic CharOverride-1">trend</hi><hi rend="CharOverride-1"> surreale. </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">I tassi</hi><hi rend="CharOverride-1"> di crescita tra la metà più povera della popolazione, tra</hi><hi rend="CharOverride-1"> il 1995 e il 2021, sono stati compresi tra il</hi><hi rend="CharOverride-1"> 3% e il 4% all’anno. La metà più povera</hi><hi rend="CharOverride-1"> della popolazione mondiale ha catturato solo il 2,3% della crescita</hi><hi rend="CharOverride-1"> complessiva della ricchezza dal 1995 (Piketty). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Negli ultimi decenni </hi><hi rend="CharOverride-1">i benefici economici sono stati particolarmente diseguali ed in forte </hi><hi rend="CharOverride-1">correlazione con i livelli di istruzione.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’anello di congiunzione tra</hi><hi rend="CharOverride-1"> rivoluzione tecnologica e aumento delle disuguaglianze deve fare riflettere le</hi><hi rend="CharOverride-1"> comunità e i decisori politici, perché il gap di opportunità</hi><hi rend="CharOverride-1"> tra chi ha più mezzi culturali ed economici rispetto a</hi><hi rend="CharOverride-1"> chi ne è sprovvisto si accentuerà, non è accettabile che</hi><hi rend="CharOverride-1"> «le relazioni, i valori e le regole che ci legano</hi><hi rend="CharOverride-1"> gli uni agli altri siano lacerate dall’innovazione tecnologica» (Sachcs)</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">come sostenuto da Raghuram Rajan nel libro </hi><hi rend="italic CharOverride-1">The Third Pillar</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">(</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il terzo pilastro</hi><hi rend="CharOverride-1">, 2019). C’è evidentemente un confine</hi><hi rend="CharOverride-1"> nella relazione uomo-macchina che non va superato: «Io sono altamente</hi><hi rend="CharOverride-1"> tecnologico, ma non dobbiamo farci gestire dalle macchine, usare la</hi><hi rend="CharOverride-1"> tecnologia e continuare a gestire noi» (R. Spoleti, Plant manager Marelli).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ma la</hi><hi rend="CharOverride-1"> sfida più importante per la rivoluzione digitale riguarda la </hi><hi rend="italic CharOverride-1">sostenibilità</hi><hi rend="CharOverride-1"> ambientale, l’economia circolare e la coesione sociale. Tecnologie come</hi><hi rend="CharOverride-1"> IOT (Internet delle cose), realtà virtuale e AI offrono notevoli</hi><hi rend="CharOverride-1"> capacità di calcolo e previsione. Non sarà un’acquerugiola largamente</hi><hi rend="CharOverride-1"> distribuita a salvarci, servono scelte coraggiose ed i sapiens possono</hi><hi rend="CharOverride-1"> focalizzare risorse ed energie, come mai nella storia, su </hi><hi rend="italic CharOverride-1">come</hi><hi rend="CharOverride-1"> utilizzare la rivoluzione digitale per migliorare il nostro pianeta e</hi><hi rend="CharOverride-1"> la vita dei popoli: Il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">come</hi><hi rend="CharOverride-1"> farà la differenza e</hi><hi rend="CharOverride-1"> serviranno piani di lungo periodo che le istituzioni politiche stentano</hi><hi rend="CharOverride-1"> ad implementare.</hi></p><p rend="h2" ><hi>3. Lavoro intelligente, partecipazione, digitalizzazione</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Le attività lavorative</hi><hi rend="CharOverride-1"> cosiddette intelligenti sono in grado di prevenire, attraverso un’organizzazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> capace di misurare, di ricercare cause e soluzioni allargando l</hi><hi rend="CharOverride-1">’uso del </hi><hi rend="italic CharOverride-1">problem solving</hi><hi rend="CharOverride-1"> e operando in team in una</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">supply chain</hi><hi rend="CharOverride-1"> estesa.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La </hi><hi rend="italic CharOverride-1">lean organization</hi><hi rend="CharOverride-1">, fin dalle intuizioni di</hi><hi rend="CharOverride-1"> Taiichi Ohno, ha promosso un archetipo organizzativo che, contrariamente al</hi><hi rend="CharOverride-1"> fordismo, interviene sugli sprechi e le perdite e sulla produzione</hi><hi rend="CharOverride-1"> di ciò che serve (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">just in time</hi><hi rend="CharOverride-1">). Ma la</hi><hi rend="CharOverride-1"> forza propulsiva dei sistemi </hi><hi rend="italic CharOverride-1">lean</hi><hi rend="CharOverride-1"> risiede nel </hi><hi rend="italic CharOverride-1">coinvolgimento strutturato</hi><hi rend="CharOverride-1"> ed</hi><hi rend="CharOverride-1"> in una </hi><hi rend="italic CharOverride-1">managerialità diffusa </hi><hi rend="CharOverride-1">che accrescono l’ingegno, dove</hi><hi rend="CharOverride-1"> «il monitoraggio delle attività e la misura dei risultati </hi><hi rend="CharOverride-1">sono aspetti essenziali dei progetti di innovazione e delle iniziative </hi><hi rend="CharOverride-1">di miglioramento» (Bartezzaghi 2018). In Italia è ancora debole</hi><hi rend="CharOverride-1"> la cultura ad alto coinvolgimento delle persone, che sono invece</hi><hi rend="CharOverride-1"> decisive anche per l’uso efficace degli algoritmi, «infatti,</hi><hi rend="CharOverride-1"> nell’implementazione del 4.0 partono meglio le aziende che hanno</hi><hi rend="CharOverride-1"> adottato la </hi><hi rend="italic CharOverride-1">lean production</hi><hi rend="CharOverride-1"> e pratiche organizzative più avanzate» </hi><hi rend="CharOverride-1">(P. Neirotti, Direttore Scuola di Master e Formazione Permanente, Politecnico di Torino). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un </hi><hi rend="italic CharOverride-1">modus operandi</hi><hi rend="CharOverride-1"> che preveda il coinvolgimento </hi><hi rend="italic CharOverride-1">preventivo</hi><hi rend="CharOverride-1"> dei</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoratori fa la differenza: «abbiamo coinvolto gli operatori in </hi><hi rend="CharOverride-1">un percorso di formazione. Siamo partiti dai principi della </hi><hi rend="italic CharOverride-1">lean</hi><hi rend="CharOverride-1">:</hi><hi rend="CharOverride-1"> la caccia allo spreco, il flusso tirato dal cliente» </hi><hi rend="CharOverride-1">(L. Rampino, HR director di Unifarco). Gli aspetti gestionali sono decisivi per </hi><hi rend="CharOverride-1">una gestione efficace, «bisogna fare in modo che le </hi><hi rend="CharOverride-1">persone siano partecipi di questi cambiamenti, che parta da loro </hi><hi rend="CharOverride-1">l’esigenza di migliorare il proprio lavoro» (T. Barillaro, Quality Manager media azienda)</hi><hi rend="CharOverride-1">. Innovare l’organizzazione insieme alle persone ed in team </hi><hi rend="CharOverride-1">è necessario, se «precedente al processo di digitalizzazione della fabbrica</hi><hi rend="CharOverride-1"> è prerequisito per il successo della digitalizzazione stessa» (Sessa 2021</hi><hi rend="CharOverride-1">). Nel team il leader è decisivo, perché serve </hi><hi rend="CharOverride-1">saggezza gestionale ed empatia, ma «lavorare in team ed avere</hi><hi rend="CharOverride-1"> un team vincente sono cose diverse. Opero in un team</hi><hi rend="CharOverride-1"> che reputo vincente, dopo anni ho imparato l’importanza di</hi><hi rend="CharOverride-1"> fermarsi, osservare, capire, per poi ripartire insieme» (Romina, Middle manager media azienda).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Si sviluppano avvincenti modalità integrative, come </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">l’apprendimento </hi><hi rend="italic CharOverride-1">peer </hi><hi rend="italic CharOverride-1">to peer</hi><hi rend="CharOverride-1">. I dipendenti vengono incentivati a proporre ai colleghi</hi><hi rend="CharOverride-1"> dei </hi><hi rend="italic CharOverride-1">webinar</hi><hi rend="CharOverride-1"> o </hi><hi rend="italic CharOverride-1">learning shot</hi><hi rend="CharOverride-1"> molto puntuali. Lezioni snelle per</hi><hi rend="CharOverride-1"> cui il promotore riceve delle </hi><hi rend="italic CharOverride-1">berries</hi><hi rend="CharOverride-1">, una moneta virtuale, </hi><hi rend="CharOverride-1">che ogni dipendente può spendere in libri, corsi su piattaforme </hi><hi rend="CharOverride-1">digitali, oppure conferenze anche all’estero. La </hi><hi rend="italic CharOverride-1">user experience</hi><hi rend="CharOverride-1"> consente </hi><hi rend="CharOverride-1">di strutturare l’esperienza del cliente nel prodotto o servizio. </hi><hi rend="CharOverride-1">Il motto è </hi><hi rend="italic CharOverride-1">elearn-share-remix</hi><hi rend="CharOverride-1"> (impara-condividi-rimetti in gioco) (Noemi, Information Technology Designer). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Le</hi><hi rend="CharOverride-1"> tecnologie non potranno dunque sostituire il portato di inventiva degli</hi><hi rend="CharOverride-1"> umani, per questo è bene «continuare ad essere curiosi </hi><hi rend="CharOverride-1">e sviluppare la propria creatività» (M. Casavecchia, Global Human Resources &amp; Industrial Relations Manager Tiberina Group). </hi><hi rend="CharOverride-1">Una creatività spontanea, che Giorgio Parisi chiama «pensiero inconscio»,</hi><hi rend="CharOverride-1"> ed è correlata con studio, apprendimento continuo e buone metodologie.</hi><hi rend="CharOverride-1"> La virtuosa integrazione tra un lavoro razionale e una spiccata</hi><hi rend="CharOverride-1"> sensibilità vale in qualunque processo lavorativo. «Le macchine intelligenti</hi><hi rend="CharOverride-1"> governeranno più di quanto accada ora e gli umani cederanno</hi><hi rend="CharOverride-1"> porzioni di potere, ma dovrà essere esaltata la competenza delle</hi><hi rend="CharOverride-1"> persone rispetto al potere gerarchico» (R. Napione, knowledge area manager manufacturing SKF).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Tuttavia, </hi><hi rend="CharOverride-1">in molte imprese si registrano moti involutivi. La </hi><hi rend="CharOverride-1">gestione della complessità è gravosa e taluni optano per la </hi><hi rend="CharOverride-1">semplificazione. La stessa qualità di processo, su cui si è</hi><hi rend="CharOverride-1"> costruita una potente narrazione, è in via di ripensamento. E</hi><hi rend="CharOverride-1">rano fisiologici gli investimenti in qualità (es. FMEA di processo), </hi><hi rend="CharOverride-1">ora slogan come ‘zero difetti’ suonano effimeri. Indubbiamente lavorare </hi><hi rend="CharOverride-1">con criteri di qualità significa «avere ciò che altri non</hi><hi rend="CharOverride-1"> hanno e servono una serie di capacità per fare dire</hi><hi rend="CharOverride-1"> al cliente: bene, pago di più, ma scelgo loro perché</hi><hi rend="CharOverride-1"> vanno a risolvere i problemi» (C. Lavagnino, Top manager media impresa). La</hi><hi rend="CharOverride-1"> qualità del prodotto sarà però arricchita da servizi che ne</hi><hi rend="CharOverride-1"> aumentano il valore per il cliente e «conterà sempre </hi><hi rend="CharOverride-1">più ciò che vuole il cliente, che nella </hi><hi rend="italic CharOverride-1">full supply </hi><hi rend="italic CharOverride-1">chain</hi><hi rend="CharOverride-1"> è protagonista» (R. Napione, knowledge area manager manufacturing SKF). I nuovi manager dovranno </hi><hi rend="CharOverride-1">cercare la migliore integrazione tra il lavoro intelligente e le </hi><hi rend="CharOverride-1">nuove ‘relazioni digitali’.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il monitoraggio acuisce il timore dei </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoratori di essere ostaggi delle macchine, non per effetto della </hi><hi rend="CharOverride-1">filmografia fantascientifica, ma delle applicazioni in fabbrica, anche se «nessun</hi><hi rend="CharOverride-1">a macchina quasi perfetta potrà mai decidere per le singole </hi><hi rend="CharOverride-1">persone» (Sabina, Softwerista sistemi di difesa missilistici). Inoltre, gli algoritmi «spaventano quando </hi><hi rend="CharOverride-1">si fa su di essi oltremodo affidamento, con un approccio </hi><hi rend="CharOverride-1">quasi salvifico» (Elisa, Psicologa e Data scientist). Meglio opzioni più assennate dove </hi><hi rend="CharOverride-1">«Industria 4.0 non significhi che diventi tutto automatico, ma il</hi><hi rend="CharOverride-1"> contributo dell’uomo e la sua competenza resti al centro</hi><hi rend="CharOverride-1">» (F. La Mura, Plant manager Tiberina Group).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Non solo paure, molti si cimentano </hi><hi rend="CharOverride-1">volentieri con il nuovo: «uso quotidianamente la tecnologia anche per</hi><hi rend="CharOverride-1"> imparare cose, quindi ben venga. Ma ricordarsi che il lavoratore</hi><hi rend="CharOverride-1"> è la base solida di tutto» (Marina, Operaia grande azienda e Rappresentante sindacale). L</hi><hi rend="CharOverride-1">’idea di partnership uomini-macchine è manifesta nel caso dei</hi><hi rend="CharOverride-1"> cobot, i robot collaborativi, perché si tratta di una relazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> con un ‘compagno di lavoro’ non umano. L’addestramento</hi><hi rend="CharOverride-1"> è fondamentale per una «riconversione industriale, ma anche professionale. </hi><hi rend="CharOverride-1">Il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">cobottista</hi><hi rend="CharOverride-1">, che gestisce il robot collaborativo, deve anche avere</hi><hi rend="CharOverride-1"> capacità per trasferire competenze» (Valerio, middle manager grande azienda). La necessità di</hi><hi rend="CharOverride-1"> cambiare le professionalità è presente in tutti gli ambiti lavorativi,</hi><hi rend="CharOverride-1"> partendo dalla progettazione: </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">l’introduzione di algoritmi e software evoluti</hi><hi rend="CharOverride-1"> ha rivoluzionato il nostro lavoro nella progettazione della manifattura additiva.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Prima gestivamo manualmente molti inserimenti dati, con alto rischio di</hi><hi rend="CharOverride-1"> errore. Gli algoritmi hanno ridotto le anomalie (Thomas, Project manager media azienda).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L</hi><hi rend="CharOverride-1">a </hi><hi rend="italic CharOverride-1">circolarità comunicativa</hi><hi rend="CharOverride-1"> tra lavoro e digitale è sempre più </hi><hi rend="CharOverride-1">evidente: «ad esempio se inserisci un tag o un’immagine</hi><hi rend="CharOverride-1"> il sistema ti suggerisce una serie di immagini in linea</hi><hi rend="CharOverride-1"> con le tue esigenze, un facilitatore» (Noemi, Information Technology Designer). Ma</hi><hi rend="CharOverride-1"> chi guida? Dipende dalle circostanze, verosimilmente le decisioni richiederanno</hi><hi rend="CharOverride-1"> un discernimento continuo tra fattori logico-matematici e di intelligenza </hi><hi rend="CharOverride-1">umana. Tendiamo sempre più a fidarci dei calcoli, ma</hi><hi rend="CharOverride-1"> restiamo in allerta perché «abbiamo bisogno di dare significato </hi><hi rend="CharOverride-1">alle cose» (M. G. Marinò, Psicologa e HR manager agenzia di formazione).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Una delle dinamiche tecno-organizzative riguarda</hi><hi rend="CharOverride-1"> la diffusione del </hi><hi rend="italic CharOverride-1">remote working</hi><hi rend="CharOverride-1"> che riscuote successo almeno per</hi><hi rend="CharOverride-1"> due ragioni: la riduzione dei costi (e più produttività)</hi><hi rend="CharOverride-1"> per le imprese e la crescita del benessere per i</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoratori. </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Lavoro da casa quattro giorni su cinque e la</hi><hi rend="CharOverride-1"> mia concentrazione è superiore a casa, in ufficio le distrazioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> sono continue. Nel mio caso il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">remote working</hi><hi rend="CharOverride-1"> è </hi><hi rend="CharOverride-1">utile per le esigenze personali e familiari e consente di </hi><hi rend="CharOverride-1">vivere meglio il lavoro (Angela, Impiegata grande azienda). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Gli stessi meeting on</hi><hi rend="CharOverride-1"> line offrono dinamiche nuove: ci si disperde meno e si</hi><hi rend="CharOverride-1"> è concentrati sull’oggetto dell’incontro. Il team in presenza</hi><hi rend="CharOverride-1"> offre indiscutibilmente innovazione, anche se richiede «un investimento da </hi><hi rend="CharOverride-1">parte del management nell’addestramento alla polivalenza» (Ponzellini e Pero 2013</hi><hi rend="CharOverride-1">). Probabilmente in futuro </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Il lavoro in team non sarà</hi><hi rend="CharOverride-1"> più quello che abbiamo in mente. Continueranno ad esistere gruppi</hi><hi rend="CharOverride-1"> di persone che si radunano con il team leader, ma</hi><hi rend="CharOverride-1"> ci saranno </hi><hi rend="italic CharOverride-1">App </hi><hi rend="CharOverride-1">dinamiche che consentiranno l’interazione continua </hi><hi rend="CharOverride-1">(R. Napione, knowledge area manager manufacturing SKF).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Le mutazioni sono processi naturali e già Eraclito </hi><hi rend="CharOverride-1">osservava come «nello stesso fiume non è possibile scendere due </hi><hi rend="CharOverride-1">volte» e dunque: </hi><hi rend="italic CharOverride-1">panta rei</hi><hi rend="CharOverride-1">, tutto scorre. Il cambiamento </hi><hi rend="CharOverride-1">in realtà non è pertanto tipico della postmodernità, anche se</hi><hi rend="CharOverride-1"> oggi è rapido e obbligato, perché «le fabbriche devono </hi><hi rend="CharOverride-1">adeguarsi per non rimanere indietro» (Maurizio, operaio e Rappresentante sindacale). Il crinale </hi><hi rend="CharOverride-1">tra paura e intrigo non dipende probabilmente dalla storia delle </hi><hi rend="CharOverride-1">persone, quanto piuttosto dal ‘come’ si realizzano le transizioni. </hi><hi rend="CharOverride-1">Insomma, si tratta di un approccio culturale che sa progettare </hi><hi rend="CharOverride-1">‘il nuovo’ e valutare ciò che genera. Cambiare è </hi><hi rend="CharOverride-1">passare da un’abitudine ad un’altra, saggio chi sa </hi><hi rend="CharOverride-1">gestire le transizioni.</hi></p><p rend="h2" ><hi>4. Rivoluzione digitale, norme, contratti</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Le norme,</hi><hi rend="CharOverride-1"> sia di legge che contrattuali, non hanno una funzione anticipatoria</hi><hi rend="CharOverride-1"> dei fenomeni. Risulta improbabile per la giurisprudenza stare al</hi><hi rend="CharOverride-1"> passo con le trasformazioni. Il terzo millennio, come bene </hi><hi rend="CharOverride-1">insegna Calvino in </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Lezioni americane</hi><hi rend="CharOverride-1">, è caratterizzato dalla rapidità, non</hi><hi rend="CharOverride-1"> come sinonimo di velocità, quanto piuttosto del susseguirsi di eventi</hi><hi rend="CharOverride-1"> transitori che possono dare senso al tempo. Siamo ansiosi di</hi><hi rend="CharOverride-1"> gustare l’approdo sulla terra ferma, ma appena troviamo un</hi><hi rend="CharOverride-1"> filo lo smarriamo, sperando presto di riagguantarlo. Sarà avvantaggiato chi</hi><hi rend="CharOverride-1"> si lascerà intrigare dalla vita che ci viene incontro e</hi><hi rend="CharOverride-1"> «dovremo attrezzarci per stare al passo, perché ciò che </hi><hi rend="CharOverride-1">oggi appare chiaro domani diventa già obsoleto e gestire la </hi><hi rend="CharOverride-1">rapidità diventa decisivo» (E. Li Gregni, Segretario generale Fismic Confsal Piemonte). Una necessità esistenziale </hi><hi rend="CharOverride-1">e professionale che non viene francamente assistita dall’universo normativo. </hi><hi rend="CharOverride-1">I vuoti regolatori possono generare iniquità, a fronte di stravolgimenti </hi><hi rend="CharOverride-1">del tradizionale vincolo di subordinazione sale in auge una galassia </hi><hi rend="CharOverride-1">ingarbugliata e frammentaria di forme autonome.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Come si stanno modificando</hi><hi rend="CharOverride-1"> le </hi><hi rend="italic CharOverride-1">relazioni contrattuali</hi><hi rend="CharOverride-1"> nelle trasformazioni in corso?</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">«Svolgere azione</hi><hi rend="CharOverride-1"> sindacale nel tempo degli algoritmi non è impossibile, ma l</hi><hi rend="CharOverride-1">’efficacia dell’azione è legata alla comprensione del senso strategico</hi><hi rend="CharOverride-1"> delle tecnologie digitali» (S. Rinaudo, Vice Segretario generale FISMIC CONFSAL). Serve un cambio</hi><hi rend="CharOverride-1"> di paradigma, più nelle corde di giovani dirigenti sindacali, che</hi><hi rend="CharOverride-1"> guardi al futuro con scioltezza e senza remore ideologiche. </hi><hi rend="CharOverride-1">Il terreno della sostenibilità, ad esempio, potrà essere di tipo </hi><hi rend="italic CharOverride-1">win-win</hi><hi rend="CharOverride-1"> con implicazioni per l’impresa, ma anche per la </hi><hi rend="CharOverride-1">società. Una sfida prioritaria quella della sostenibilità, possibile solo attraverso </hi><hi rend="CharOverride-1">la partecipazione intelligente e diffusa. Servirà indubbiamente la formazione «condivisa</hi><hi rend="CharOverride-1"> e il sindacato deve lavorare con le aziende per </hi><hi rend="CharOverride-1">investire sulla formazione permanente» (G. Evangelista, Segretario generale FIM CISL Basiicata), ma non </hi><hi rend="CharOverride-1">deve limitare il proprio raggio di azione ed essere coraggioso,</hi><hi rend="CharOverride-1"> perché anche «storicamente non si è occupato solo della </hi><hi rend="CharOverride-1">tutela in senso stretto, ma ha avuto una visione di </hi><hi rend="CharOverride-1">insieme e delle varie sfaccettature del lavoro. Il cambiamento lo</hi><hi rend="CharOverride-1"> devono avere soprattutto le imprese che in troppi casi sono</hi><hi rend="CharOverride-1"> ferme sulle solite modalità» (E. Lazzi, Segretario generale FIOM CGIL Torino). Esiste tuttavia</hi><hi rend="CharOverride-1"> un tema di efficacia, di gap tra quanto deciso negli</hi><hi rend="CharOverride-1"> accordi sindacali e ciò che realmente accade in fabbrica. «</hi><hi rend="CharOverride-1">Le relazioni sindacali rischiano di essere solo forma e non </hi><hi rend="CharOverride-1">produrre nulla: connettersi con le dinamiche lavorative e di business</hi><hi rend="CharOverride-1"> sarà dirimente per riuscire a tenere insieme competitività ed </hi><hi rend="CharOverride-1">equità» (Sai, M., Responsabile Ufficio studi, Direttore scientifico Scuola Alta Formazione SAF B. Trentin, CGIL Milano).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’aumento delle disuguaglianze è anche</hi><hi rend="CharOverride-1"> legato a scelte di massimizzazione del profitto, seppure esist</hi><hi rend="CharOverride-1">ano imprenditori eticamente ispirati. «Il sindacato potrebbe trovarsi di </hi><hi rend="CharOverride-1">fronte a una tendenza iper-capitalista e un’altra socialista» (</hi><hi rend="CharOverride-1">G. Ficco, Segretario nazionale UILM), ma sarà decisivo «nelle economie occidentali,</hi><hi rend="CharOverride-1"> perché è l’unico che deve interessarsi di distribuire la</hi><hi rend="CharOverride-1"> ricchezza in modo più equo» (R. Di Maulo, Segretario generale FISMIC CONFSAL).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Le </hi><hi rend="CharOverride-1">soluzioni normative stentano sul versante individuale ed il caso </hi><hi rend="CharOverride-1">dei Riders è emblematico. Entra prepotentemente in campo un terzo </hi><hi rend="CharOverride-1">soggetto: l’algoritmo, che scompagina le relazioni lavorative. Si indeboliscono </hi><hi rend="CharOverride-1">le tutele tradizionali e non si scorgono politiche attive efficaci:</hi><hi rend="CharOverride-1"> «le carenze della versione italiana della flexicurity impongono al </hi><hi rend="CharOverride-1">nostro paese di recuperare il ritardo nell’implementare gli strumenti </hi><hi rend="CharOverride-1">adottati da altri paesi» (Treu 2018). Con l’introduzione</hi><hi rend="CharOverride-1"> degli algoritmi aumenta il livello di opacità e frammentarietà, mentre</hi><hi rend="CharOverride-1"> «i giuristi tendono a semplificare per un deficit di </hi><hi rend="CharOverride-1">conoscenza. Il management algoritmico risulta difficile da approcciare con logiche </hi><hi rend="CharOverride-1">giuridiche usuali, pensiamo ad Uber ed ai Riders» (M. </hi><hi rend="CharOverride-1">Biasi, Giurista Università Statale di Milano).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per gestire con ingegno processi complessi non bastano </hi><hi rend="CharOverride-1">sapienti dirigenti sindacali e manager, ma serve l’opera quotidiana </hi><hi rend="CharOverride-1">dei rappresentanti sindacali che «devono essere attivi e risolvere i</hi><hi rend="CharOverride-1"> problemi concreti dei lavoratori, capire i cambiamenti ed essere sul</hi><hi rend="CharOverride-1"> pezzo» (V. Aragona, Dirigente FISMIC CONFSAL).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Sarà necessaria </hi><hi rend="CharOverride-1">la loro riqualificazione e nuovi strumenti, anche perché «le </hi><hi rend="CharOverride-1">attività manuali diminuiranno e anche il termine operaio o impiegato </hi><hi rend="CharOverride-1">dovranno essere ripensati» (A. Alfiero, Segretario organizzativo FISMIC CONFSAL </hi><hi rend="CharOverride-1">Piemonte).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Le relazioni sindacali devono riconnettersi con la fabbrica, </hi><hi rend="CharOverride-1">perché con la digitalizzazione «le persone dovranno avere conoscenze </hi><hi rend="CharOverride-1">molto più ampie, capacità di visione laterale e un’interazione </hi><hi rend="CharOverride-1">con la macchina che va ripensata» (R. Napione, knowledge area manager manufacturing SKF). Servirà </hi><hi rend="CharOverride-1">rivedere i sistemi premianti e negoziarli considerando il contributo dei </hi><hi rend="CharOverride-1">singoli, ma anche quello realizzato con le macchine. Coniugare dimensione </hi><hi rend="CharOverride-1">collettiva ed individuale sarà un compito per relazioni sindacali evolute,</hi><hi rend="CharOverride-1"> non facile per la tradizione italiana. L’evoluzione delle </hi><hi rend="CharOverride-1">relazioni sindacali non richiede voli pindarici, meglio una scelta mesoscopica, </hi><hi rend="CharOverride-1">caratterizzata da ascolto autentico dei lavoratori e partnership con le </hi><hi rend="CharOverride-1">imprese.</hi></p><p rend="h2" ><hi>5. Conclusioni</hi></p><p rend="text" ><hi rend="italic CharOverride-1">Curiosità</hi><hi rend="CharOverride-1"> e </hi><hi rend="italic CharOverride-1">rigore</hi><hi rend="CharOverride-1">, le parole distintive</hi><hi rend="CharOverride-1"> per </hi><hi rend="italic CharOverride-1">surfare</hi><hi rend="CharOverride-1"> agevolmente nella trasformazione digitale. Alimentare la prima </hi><hi rend="CharOverride-1">accresce la conoscenza evitando impasse. La seconda richiede competenze </hi><hi rend="CharOverride-1">per scegliere nel mix innovativo solo ciò che serve. </hi><hi rend="CharOverride-1">La spinta verso un orizzonte inedito è continuamente combinata con </hi><hi rend="CharOverride-1">resistenze che gridano: attenzione, pericolo! Ma nulla può zittire</hi><hi rend="CharOverride-1"> la voce interiore che spinge a progettare, alla ricerca </hi><hi rend="CharOverride-1">di qualcosa che dia </hi><hi rend="italic CharOverride-1">senso</hi><hi rend="CharOverride-1"> al nostro incedere. È </hi><hi rend="CharOverride-1">tuttavia necessario evitare «una sorta di divinizzazione del prodotto tecnico</hi><hi rend="CharOverride-1">» (Rapetti 2022), possibile solo rafforzando il sapere organizzativo</hi><hi rend="CharOverride-1"> e non abbandonarsi malamente alla potenza digitale.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Optare per una </hi><hi rend="CharOverride-1">saggia relazione con l’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">impero tecnocratico</hi><hi rend="CharOverride-1">, significa stare indubitabilmente dalla</hi><hi rend="CharOverride-1"> parte dell’uomo, fatto per nulla scontato, alla luce</hi><hi rend="CharOverride-1"> del «pensiero tecnocratico o </hi><hi rend="italic CharOverride-1">teocnocratico</hi><hi rend="CharOverride-1">: ovvero la sostituibilità</hi><hi rend="CharOverride-1"> o riproducibilità dello spirito ad opera della tecnica» (Rapetti</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2022). Varie correnti di pensiero che preconizzano come</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’intelligenza artificiale supererà quella umana, dando vita alla </hi><hi rend="italic CharOverride-1">singolarità</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> tecnologica</hi><hi rend="CharOverride-1">, oltre la capacità di umana comprensione, usando ingegneria </hi><hi rend="CharOverride-1">genetica, neurofarmacologia e interfacce tra la mente e le macchine. </hi><hi rend="CharOverride-1">C’è chi sostiene: </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">poiché non ci si può aspettare </hi><hi rend="CharOverride-1">che gli esseri umani conoscano ciò che vogliono o dovrebbero </hi><hi rend="CharOverride-1">volere, e tantomeno concordino in proposito, il compito di determinarlo </hi><hi rend="CharOverride-1">andrebbe lasciato alla </hi><hi rend="italic CharOverride-1">superintelligenza</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Bostrom 2017). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Tesi terribilmente raziocinante </hi><hi rend="CharOverride-1">quanto inquietante.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Infine, avanzano rapidamente formule che stravolgono l’idea stessa</hi><hi rend="CharOverride-1"> di lavoro, soprattutto nelle giovani generazioni: TikTok con il </hi><hi rend="CharOverride-1">Creator Fund o le sponsorizzazioni, vendita di beni e servizi </hi><hi rend="CharOverride-1">su Facebook e Instagram. Un mito che consiste nel ‘guadagnare</hi><hi rend="CharOverride-1"> giocando’. Le nuove tecnologie digitali offriranno sempre più opportunità</hi><hi rend="CharOverride-1"> anche sul fronte lavorativo ed il digitale genererà nuove </hi><hi rend="CharOverride-1">professioni che potranno minare alla radice l’idea stessa della</hi><hi rend="CharOverride-1"> fatica, fisica e cognitiva.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un movimento con peculiarità </hi><hi rend="italic CharOverride-1">soft</hi><hi rend="CharOverride-1"> sta </hi><hi rend="CharOverride-1">avanzando e ricorda almeno parzialmente le «arti liberali» (Mari), dove</hi><hi rend="CharOverride-1"> le dimensioni ludica, individuale e del ‘dire’ </hi><hi rend="CharOverride-1">rispetto al ‘fare’ affiorano con particolare evidenza. Ardua diatriba</hi><hi rend="CharOverride-1"> tra il ‘fare dicendo’ (performativo) ed il ‘dire </hi><hi rend="CharOverride-1">facendo’ (ingegnoso). Resta tuttavia insopprimibile la libera ricerca dei</hi><hi rend="CharOverride-1"> filamenti di significato, nella quotidianità lavorativa e nelle relazioni,</hi><hi rend="CharOverride-1"> che ci svelino qualcosa di noi stessi e del mondo</hi><hi rend="CharOverride-1"> circostante, sia esso fisico che virtuale o meta.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ritengo</hi><hi rend="CharOverride-1"> le nuove tecnologie digitali, in particolare quelle considerate ‘intelligenti’</hi><hi rend="CharOverride-1">, di straordinaria utilità, se in grado di migliorare la </hi><hi rend="CharOverride-1">vita delle persone, nei luoghi di lavoro come nella società.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Potranno rivelarsi vere e proprie fonti di innovazione e creatività</hi><hi rend="CharOverride-1"> che non ha senso temere, anzi andranno sviluppate al meglio.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Considero altresì inquietante un affidamento totale alla tecnologia fino </hi><hi rend="CharOverride-1">a rischiare forme di insensata divinizzazione. L’inimitabile coscienza </hi><hi rend="CharOverride-1">umana capace di discernimento, pur nelle sue espressioni talora discutibili, </hi><hi rend="CharOverride-1">deve prevalere sempre. Capiterà ai lavoratori di dover loro malgrado</hi><hi rend="CharOverride-1"> sottostare ad una decisione presa da una AI, ciò </hi><hi rend="CharOverride-1">che farà la differenza sarà il livello di ‘fiducia’ </hi><hi rend="CharOverride-1">attribuibile alla macchina. Non potranno mai le macchine comandare alla</hi><hi rend="CharOverride-1"> stregua di quanto immaginato nei romanzi come </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Origin</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Dan</hi><hi rend="CharOverride-1"> Brown o secondo la filmografia fantascientifica, perché si manifesterà sempre</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’umano desiderio di approfondire e non accontentarsi, per quanto</hi><hi rend="CharOverride-1"> affascinanti saranno le soluzioni proposte dalle macchine. Ci fidiamo della</hi><hi rend="CharOverride-1"> tecnologia, ma il nostro intuito e la curiosità restano insopprimibili.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La digitalizzazione renderà il lavoro più intelligente? A mio avviso </hi><hi rend="CharOverride-1">sì, a patto che gli umani siano davvero aperti e </hi><hi rend="CharOverride-1">imparino a ripensare continuamente i criteri di valutazione. A tal</hi><hi rend="CharOverride-1"> fine restano decisive due dinamiche da implementare effettivamente e non</hi><hi rend="CharOverride-1"> per via retorica:</hi></p><list type="unordered">
				<item><hi rend="CharOverride-1">operare in team, interfunzionali e probabilmente con</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’ausilio di ‘colleghi digitali’, perché il team </hi><hi rend="CharOverride-1">è strumento e luogo che consente di perseguire con maggiore </hi><hi rend="CharOverride-1">efficacia i risultati, non solo sul piano dell’efficienza, </hi><hi rend="CharOverride-1">ma di ampio respiro se ispirati dall’etica e saggiamente </hi><hi rend="CharOverride-1">focalizzati sul bene comune e non su contese di piccolo </hi><hi rend="CharOverride-1">cabotaggio che alla lunga distruggono le organizzazioni;</hi></item>
				<item><hi rend="CharOverride-1">sviluppare esperienze di</hi><hi rend="CharOverride-1"> partecipazione a tutto tondo, con un largo coinvolgimento dei </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoratori e dei vari soggetti che interagiscono nei processi di </hi><hi rend="CharOverride-1">progettazione e produzione. Saranno necessarie forme di partecipazione evolute e </hi><hi rend="CharOverride-1">con professionalità più elevate, capaci di dare senso al lavoro, </hi><hi rend="CharOverride-1">dimensione sempre più ricercata soprattutto dalle giovani generazioni: una </hi><hi rend="CharOverride-1">nuova sfida per i lavoratori, ma anche per imprenditori e </hi><hi rend="CharOverride-1">manager.</hi></item>
			</list><p rend="h2" ><hi>Riferimenti bibliografici</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Bartezzaghi, E. 2018. “Partecipazione e modelli organizzativi.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Partecipazione creativa dei lavoratori nella “Fabbrica intelligente”</hi><hi rend="CharOverride-1">, a </hi><hi rend="CharOverride-1">cura A. Cipriani. Firenze: Firenze University Press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Bostrom, N. 2017. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Superintelligence</hi><hi rend="CharOverride-1">. Dunod.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Brynjolfsson, E., Rock, D., and C. Syverson. 2019. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Artificial Intelligence and the Modern Productivity Paradox. The Economics of Artificial Intelligence: An Agenda</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Chancel, L., Piketty, T., Saez, E., and G. Zucman. 2022. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">World Inequality Report</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Cipriani, A. 2018. “La partecipazione innovativa dei lavoratori. Creatività e contraddizioni nel lavoro 4.0.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il lavoro 4.0. La quarta rivoluzione industriale e le trasformazioni delle attività lavorative</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura A. </hi><hi rend="CharOverride-1">Cipriani, A. Gramolati, e G. Mari. Firenze: Firenze University P</hi><hi rend="CharOverride-1">ress. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Dell’Arringa, C. 2018. “Partecipazione e innovazione: come sfruttare le sinergie.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Partecipazione creativa dei lavoratori nella “Fabbrica intelligente”</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="CharOverride-1"> a cura A. Cipriani. Firenze: Firenze University Press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Marciano, C. 2021. Università di Torino, Network digital.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Parisi, G. 2021. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">In un volo di storni</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Rizzoli.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Ponzellini, A.</hi><hi rend="CharOverride-1"> M., e L. Pero. 2013. “High performance work practices.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Rivista Una Città</hi><hi rend="CharOverride-1"> 208.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Rapetti, Y. B.</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2022. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La società senza sguardo</hi><hi rend="CharOverride-1">. Mimesis Eterotopie.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Sachcs, J., 2021, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Moralità</hi><hi rend="CharOverride-1">, Giuntina.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Semino,</hi><hi rend="CharOverride-1"> U. 2022. “Industria 4.0.” Laurea II ciclo</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">(magistrale). Università Piemonte Orientale.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Sessa, B.</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2021. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Perché le fabbriche fanno bene all’Italia</hi><hi rend="CharOverride-1">. Soveria Mannelli: Rubettino.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Treu, T. 2018. “Una seconda fase della flexicurity per l’occupabilità.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il lavoro 4.0. La quarta rivoluzione industriale e le trasformazioni delle attività lavorative</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="CharOverride-1">a cura A. Cipriani, A. Gramolati, e G. Mari. Firenze: Firenze University Press. </hi></p>  
      
      <div>
        <listBibl>
          <head>References</head>
          <bibl n="144491">Bartezzaghi, E. 2018. “Partecipazione e modelli organizzativi.” In Partecipazione creativa dei lavoratori nella “Fabbrica intelligente”, a cura A. Cipriani. Firenze: Firenze University Press.</bibl>
          <bibl n="147720">Bostrom, N. 2017. Superintelligence. Dunod.</bibl>
          <bibl n="144815">Brynjolfsson, E., Rock, D., and C. Syverson. 2019. Artificial Intelligence and the Modern Productivity Paradox. The Economics of Artificial Intelligence: An Agenda.</bibl>
          <bibl n="147050">Chancel, L., Piketty, T., Saez, E., and G. Zucman. 2022. World Inequality Report.</bibl>
          <bibl n="144016">Cipriani, A. 2018. “La partecipazione innovativa dei lavoratori. Creativit&amp;#224; e contraddizioni nel lavoro 4.0.” In Il lavoro 4.0. La quarta rivoluzione industriale e le trasformazioni delle attivit&amp;#224; lavorative, a cura A. Cipriani, A. Gramolati, e G. Mari. Firenze: Firenze University Press.</bibl>
          <bibl n="144345">Dell’Arringa, C. 2018. “Partecipazione e innovazione: come sfruttare le sinergie.” In Partecipazione creativa dei lavoratori nella “Fabbrica intelligente”, a cura A. Cipriani. Firenze: Firenze University Press.</bibl>
          <bibl n="147642">Marciano, C. 2021. Universit&amp;#224; di Torino, Network digital</bibl>
          <bibl n="147659">Parisi, G. 2021. In un volo di storni. Milano: Rizzoli.</bibl>
          <bibl n="146696">Ponzellini, A. M., e L. Pero. 2013. “High performance work practices.” Rivista Una Citt&amp;#224; 208.</bibl>
          <bibl n="147449">Rapetti, Y. B. 2022. La societ&amp;#224; senza sguardo. Mimesis Eterotopie.</bibl>
          <bibl n="147722">Sachcs, J., 2021, Moralit&amp;#224;, Giuntina</bibl>
          <bibl n="146697">Semino, U. 2022. “Industria 4.0.” Laurea II ciclo (magistrale). Universit&amp;#224; Piemonte Orientale</bibl>
          <bibl n="146894">Sessa, B. 2021. Perch&amp;#233; le fabbriche fanno bene all’Italia. Soveria Mannelli: Rubettino.</bibl>
          <bibl n="144132">Treu, T. 2018. “Una seconda fase della flexicurity per l’occupabilit&amp;#224;.” In Il lavoro 4.0. La quarta rivoluzione industriale e le trasformazioni delle attivit&amp;#224; lavorative, a cura A. Cipriani, A. Gramolati, e G. Mari. Firenze: Firenze University Press.</bibl>
        </listBibl>
      </div>
    </body>
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</TEI>