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        <title type="main" level="a">Le donne e il lavoro. Casa versus lavoro</title>
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            <forename>Sandra</forename>
            <surname>Burchi</surname>
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          <resp>This is a section of <title>Idee di lavoro e di ozio per la nostra civiltà</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0319-7</idno>) by </resp>
          <name>Giovanni Mari, Francesco Ammannati, Brogi Stefano, Tiziana Faitini, Arianna Fermani, Francesco Seghezzi, Annalisa Tonarelli</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.178</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
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          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>If talking about women's work in relation to employment issues and in a statistical way confronts us with problems, inequalities, long-term discrimination, something that seems to have never changed, a look that follows the evolution of the dilemma versus work makes us more aware of the multiplicity of phenomena and changes that have originated from its deconstruction, both in a vindictive sense and in the direction of a different recognition. We have seen, following Joan Scott, that the discursive construction of "the working woman" has carried with it and at the same time has produced the categories and motivations for the legitimacy of an inevitable difficulty on the part of women to fit fully into the world of work. By following this discursive construction through the fields of tension opened up in the field of feminist studies and politics in two specific periods of the movement's history, we have tried to highlight the positive outcomes of processes of renaming the experience of work and of working.</p>
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            <item>Women’s work</item>
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            <item>feminist studies</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.178<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.178" /></p>
      
      <p rend="h1_chapter">Le donne e il lavoro. Casa <hi rend="italic">versus</hi> lavoro</p><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Sandra Burchi</hi></p><p rend="h2" ><hi>1. </hi><hi>Introduzione</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Entrare nel tema ‘il lavoro delle donne’ è un</hi><hi rend="CharOverride-1">’impresa molto complicata per la vastità di questioni che richiama.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Se possiamo farlo è perché siamo abituati e sostenuti da</hi><hi rend="CharOverride-1"> quella che Joan Scott ha nominato come una </hi><hi rend="italic CharOverride-1">costruzione discorsiva</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_254_1617-1627.html#footnote-009">1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Analizzando le condizioni di lavoro delle donne nell’Ottocento,</hi><hi rend="CharOverride-1"> Joan Scott individuava fra gli esiti della rivoluzione industriale l</hi><hi rend="CharOverride-1">’affermarsi di una figura tormentata e ben visibile quella de</hi><hi rend="CharOverride-1"> ‘la donna che lavora’ (Scott 1995). Questa figura più</hi><hi rend="CharOverride-1"> che descrivere l’entrata delle donne nel mondo del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> come uno degli effetti della meccanizzazione, rivela le tensioni relative</hi><hi rend="CharOverride-1"> a questo processo e fornisce le categorie e le motivazioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> per il legittimarsi di una ‘inevitabile’ difficoltà da parte</hi><hi rend="CharOverride-1"> delle donne ad inserirsi a pieno titolo nel mondo del</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro. Rifacendosi alle categorie foucaultiane, Scott ipotizza che intorno al</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro femminile si sia costruito un </hi><hi rend="italic CharOverride-1">discorso</hi><hi rend="CharOverride-1"> di potere relativo</hi><hi rend="CharOverride-1"> alla divisione sessuale del lavoro. Secondo questo tipo di discorso</hi><hi rend="CharOverride-1"> è la separazione/incompatibilità tra casa e lavoro a rendere </hi><hi rend="CharOverride-1">impossibile alle donne una partecipazione piena alla vita di fabbrica </hi><hi rend="CharOverride-1">e a produrre la loro la marginalizzazione in settori poco </hi><hi rend="CharOverride-1">specializzati e a basso salario. Decostruendo questa narrazione come ideologica, </hi><hi rend="CharOverride-1">Scott ci fornisce gli elementi per riflettere sulla tenuta di </hi><hi rend="CharOverride-1">questo discorso e sui modi in cui si è consolidata </hi><hi rend="CharOverride-1">l’abitudine a leggere il lavoro delle donne sempre in </hi><hi rend="CharOverride-1">relazione alla casa e alla famiglia e in senso negativo </hi><hi rend="CharOverride-1">(Scott 1995). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La costruzione discorsiva, che fissa nel dilemma casa </hi><hi rend="italic CharOverride-1">versus</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro le ragioni di una incompatibilità, è servita a </hi><hi rend="CharOverride-1">leggere il lavoro femminile come una questione, un campo problematico </hi><hi rend="CharOverride-1">apertosi con l’istituzionalizzazione della fabbrica come luogo di lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">separato dalla casa, incompatibile con la priorità degli impegni materni </hi><hi rend="CharOverride-1">e domestici. La cosa si fa più interessante se guardiamo </hi><hi rend="CharOverride-1">a una sorta di rovesciamento che è avvenuto all’interno </hi><hi rend="CharOverride-1">di questa stessa costruzione discorsiva. Se nel corso dell’Ottocento </hi><hi rend="CharOverride-1">e in buona parte del Novecento, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">la donna che lavora</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">era costruita come un problema, una figura che metteva in </hi><hi rend="CharOverride-1">risalto le tensioni negative del lavoro produttivo relativamente alle norme </hi><hi rend="CharOverride-1">della domesticità, nella più recente modernità quella stessa figura è </hi><hi rend="CharOverride-1">servita e serve a mettere in risalto le difficoltà delle </hi><hi rend="CharOverride-1">donne a rispondere alle norme sociali che attribuiscono centralità al </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro e descrive il persistere di una marginalizzazione leggibile in </hi><hi rend="CharOverride-1">termini di gap di genere, che ancora oggi, si distribuiscono </hi><hi rend="CharOverride-1">lungo varie dimensioni (occupazione, reddito, settori produttivi, ruoli ecc.)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_254_1617-1627.html#footnote-008">2</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La persistenza di questo sistema di diseguaglianze impedisce però </hi><hi rend="CharOverride-1">di leggere dal punto di vista qualitativo la presenza delle </hi><hi rend="CharOverride-1">donne nel mondo del lavoro, i cambiamenti avvenuti nel modo </hi><hi rend="CharOverride-1">di pensare e concettualizzare quanto conquistato seppur in maniera controversa.</hi><hi rend="CharOverride-1"> È invece possibile registrare in maniera trasformativa il campo di</hi><hi rend="CharOverride-1"> tensione che si è aperto con l’osservazione del </hi><hi rend="italic CharOverride-1">lavorare</hi><hi rend="CharOverride-1"> delle donne (Balbo 2008), soprattutto tenendo conto del ricchissimo corpus</hi><hi rend="CharOverride-1"> di analisi e tematizzazioni messe in campo dalla critica femminista</hi><hi rend="CharOverride-1"> e dagli studi di genere. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel tentare di elaborare un</hi><hi rend="CharOverride-1"> quadro che ci aiuti a tenere insieme dimensione quantitativa e</hi><hi rend="CharOverride-1"> qualitativa, registrazione delle disuguaglianze e agency femminile, vorrei render conto</hi><hi rend="CharOverride-1"> di alcuni passaggi interni al dibattito femminista e agli studi</hi><hi rend="CharOverride-1"> di genere. In particolare vorrei render conto di come </hi><hi rend="italic CharOverride-1">il</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> discorso</hi><hi rend="CharOverride-1"> casa </hi><hi rend="italic CharOverride-1">versus</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro, cui fa riferimento Scott, sia stato</hi><hi rend="CharOverride-1"> al centro a più riprese di un ripensamento radicale fra</hi><hi rend="CharOverride-1"> gli anni Settanta e la fine degli anni Novanta. </hi></p><p rend="h2" ><hi>2.</hi><hi> Gli anni Settanta e Ottanta</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Seguendo la spinta rivendicativa che </hi><hi rend="CharOverride-1">si è aperta negli anni Settanta, la critica femminista al </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro si è misurata con l’obiettivo di de-naturalizzare il </hi><hi rend="CharOverride-1">fare femminile e di metterlo in rapporto con la società </hi><hi rend="CharOverride-1">nel suo complicato avventurarsi nella modernità più recente. Sarebbe impossibile </hi><hi rend="CharOverride-1">ricostruire la ricchezza e la complessità del dibattito che ha </hi><hi rend="CharOverride-1">portato le attiviste e le studiose impegnate a comprendere e </hi><hi rend="CharOverride-1">rovesciare le forme dell’oppressione (parola chiave del neofemminismo) delle</hi><hi rend="CharOverride-1"> donne</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_254_1617-1627.html#footnote-007">3</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Scelgo di identificare due strategie diverse con cui</hi><hi rend="CharOverride-1"> il nesso casa-lavoro è stato messo in discussione in quella</hi><hi rend="CharOverride-1"> fase: il dibattito sul lavoro domestico e gli studi sulla</hi><hi rend="CharOverride-1"> doppia presenza.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Negli anni Settanta, si è sviluppato un enorme </hi><hi rend="CharOverride-1">dibattito internazionale sul lavoro domestico che ha interessato studiose e </hi><hi rend="CharOverride-1">donne attive nel movimento e nei collettivi e che è </hi><hi rend="CharOverride-1">servito, a mettere in luce il valore economico, il potenziale </hi><hi rend="CharOverride-1">sovversivo e la complessità di quel lavoro utile alla </hi><hi rend="italic CharOverride-1">produzione</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">della vita quotidiana. Maria Rosa Dalla Costa occupa un posto </hi><hi rend="CharOverride-1">centrale in questo dibattito, in Italia ma anche nel mondo </hi><hi rend="CharOverride-1">anglosassone</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_254_1617-1627.html#footnote-006">4</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. La sua proposta è di analizzare il lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">domestico come una fase nascosta dell’accumulazione capitalistica, il territorio </hi><hi rend="CharOverride-1">come una grande fabbrica sociale, la casa come un centro </hi><hi rend="CharOverride-1">di produzione in cui la casalinga è identificabile come operaia</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_254_1617-1627.html#footnote-005">5</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Il lavoro domestico sostiene Dalla Costa, non è solo </hi><hi rend="CharOverride-1">socialmente necessario, è produttivo nel senso che contribuisce a definire il </hi><hi rend="CharOverride-1">valore di una merce particolare, la forza lavoro, creando surplus </hi><hi rend="CharOverride-1">valoriale. Le donne producono un lavoro doppiamente appropriato, prima nella </hi><hi rend="CharOverride-1">casa e poi nella fabbrica e per questo possono rivendicare </hi><hi rend="CharOverride-1">un riconoscimento nella forma del salario. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La casalinga di classe </hi><hi rend="CharOverride-1">operaia è il soggetto privilegiato di questo lavoro politico. Nel </hi><hi rend="CharOverride-1">1972 a Padova Mariarosa Dalla Costa, Selma James (Londra), Silvia </hi><hi rend="CharOverride-1">Federici (New York) e Brigitte Galtier (Parigi) costituiscono il Collettivo </hi><hi rend="CharOverride-1">Internazionale Femminista per promuovere il dibattito sul lavoro di riproduzione </hi><hi rend="CharOverride-1">e coordinare l’azione in vari paesi. Di lì a </hi><hi rend="CharOverride-1">poco si forma, infatti, a livello internazionale una vasta rete </hi><hi rend="CharOverride-1">di Gruppi e Comitati per il Salario al lavoro domestico </hi><hi rend="CharOverride-1">(Wages for housework Groups and Committees).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il dibattito aperto da Mariarosa</hi><hi rend="CharOverride-1"> Dalla Costa, Silvia Federici (Federici e Cox 1978; Federici 1975) e le altre, con </hi><hi rend="CharOverride-1">la messa al centro del lavoro domestico, partecipa al processo </hi><hi rend="CharOverride-1">estensione dell’idea dominante di lavoro, contribuendo a mettere l’</hi><hi rend="CharOverride-1">accento sul lavoro non visto e invisibilizzato delle donne. Alessandra </hi><hi rend="CharOverride-1">Gissi (2018, 140), in un articolo recente, ne parla come</hi><hi rend="CharOverride-1"> di «uno snodo cruciale che interessa la società, più di</hi><hi rend="CharOverride-1"> quanto sia stato valutato, ed è anche lacerante nel dibattito</hi><hi rend="CharOverride-1"> politico dei movimenti». Le categorie su cui si articola</hi><hi rend="CharOverride-1"> questo dibattito sono quelle di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">produzione</hi><hi rend="CharOverride-1"> e </hi><hi rend="italic CharOverride-1">riproduzione</hi><hi rend="CharOverride-1">, una </hi><hi rend="CharOverride-1">forzatura del lessico marxista che acquista un tono fortemente rivendicativo </hi><hi rend="CharOverride-1">(Morini 2022). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Da un altro punto di vista, gli studi </hi><hi rend="CharOverride-1">che abbiamo chiamato della Doppia Presenza, a partire dalla categoria</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Laura Balbo (1975; Balbo et al. 1978), agiscono sul piano della comprensione</hi><hi rend="CharOverride-1"> dei fenomeni sociali offrendo nuove chiavi di lettura che concorrono</hi><hi rend="CharOverride-1"> ugualmente, a scardinare la ‘naturale vocazione’ delle donne alla</hi><hi rend="CharOverride-1"> vita domestica</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_254_1617-1627.html#footnote-004">6</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. I lavori portati avanti dal Gruppo di</hi><hi rend="CharOverride-1"> Ricerca sulla Famiglia e la Condizione Femminile</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_254_1617-1627.html#footnote-003">7</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> hanno coniugato </hi><hi rend="CharOverride-1">la riflessione sulla specificità femminile con un ricco processo di </hi><hi rend="CharOverride-1">ridefinizione concettuale che ha rotto con l’impostazione classica della </hi><hi rend="CharOverride-1">sociologia del lavoro e della famiglia. Le ricerche del gruppo </hi><hi rend="CharOverride-1">hanno fatto emergere, in contrasto con l’immagine fortemente negativa</hi><hi rend="CharOverride-1"> dominante, un’immagine del lavoro femminile più ricca e complessa,</hi><hi rend="CharOverride-1"> nella quale trovarono spazio categorie descrittive e concettuali in grado</hi><hi rend="CharOverride-1"> di cogliere la partecipazione attiva delle donne al funzionamento della</hi><hi rend="CharOverride-1"> società, anche nei suoi risvolti meno evidenti. Una serie di</hi><hi rend="CharOverride-1"> figure e categorie che fanno ormai parte quasi di un</hi><hi rend="CharOverride-1"> ‘gergo’ sul lavoro delle donne, le dobbiamo a una</hi><hi rend="CharOverride-1"> stagione che nei vari passaggi fra movimento, ricerca, sapere, politica,</hi><hi rend="CharOverride-1"> ha prodotto e articolato un lessico capace di raccontare la</hi><hi rend="CharOverride-1"> stratificazione dei lavori necessari e di cui le donne sanno</hi><hi rend="CharOverride-1"> essere autrici (Bimbi 1977; Saraceno 1980; Bianchi 1978).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In Italia questo lavoro di rinominazione </hi><hi rend="CharOverride-1">e concettualizzazione ha coinciso storicamente con un periodo di imponente </hi><hi rend="CharOverride-1">crescita di partecipazione femminile al mercato del lavoro: molte donne </hi><hi rend="CharOverride-1">– grazie alla riforma della scuola pubblica e di altri </hi><hi rend="CharOverride-1">apparati della pubblica amministrazione – sono entrate a far parte </hi><hi rend="CharOverride-1">stabilmente nel mondo del lavoro. Le categorie elaborate in quel </hi><hi rend="CharOverride-1">periodo rispondono all’esigenza di comprendere cosa comportasse in termini </hi><hi rend="CharOverride-1">di percorsi di vita e di organizzazione sociale il fatto </hi><hi rend="CharOverride-1">che per la prima volta in Italia (così come in </hi><hi rend="CharOverride-1">altri paesi occidentali) la maggioranza delle donne viveva come condizione </hi><hi rend="CharOverride-1">‘normale’ quella di essere presente stabilmente nel mercato del </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro e nella famiglia. L’istituzionalizzazione di quella che fu </hi><hi rend="CharOverride-1">chiamata ‘doppia presenza’ femminile, e dunque una nuova divisione </hi><hi rend="CharOverride-1">sessuale del lavoro, era in quella fase storica la caratteristica </hi><hi rend="CharOverride-1">più saliente della società capitalistica, una trasformazione profonda della società </hi><hi rend="CharOverride-1">di cui erano protagoniste proprio le donne. Scrive Laura Balbo </hi><hi rend="CharOverride-1">a proposito di quella stagione: </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Abbiamo descritto, dicendo “doppia presenza”, </hi><hi rend="CharOverride-1">l’esperienza del vivere in ambiti e ruoli tradizionalmente definiti </hi><hi rend="CharOverride-1">come differenti e separati, “famiglia” e “lavoro”, “privato” e “pubblico”; </hi><hi rend="CharOverride-1">l’essere soggetti di connessioni e di combinazioni inedite, dunque </hi><hi rend="CharOverride-1">negoziare, inventare, improvvisare. Riuscire a far convivere e funzionare identità </hi><hi rend="CharOverride-1">e ruoli che appartengono a mondi ancora in qualche misura </hi><hi rend="CharOverride-1">segregati e contrapposti</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">(Balbo 2008, 62).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il passaggio semantico da «doppio</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro» a «doppia presenza» segna uno scarto rilevante. </hi><hi rend="CharOverride-1">Al di là degli aspetti gravosi del doppio lavoro, quello </hi><hi rend="CharOverride-1">che si voleva mettere in luce era l’esito – in </hi><hi rend="CharOverride-1">termini di apprendimento, di creatività, di innovazione – dell’attraversamento </hi><hi rend="CharOverride-1">quotidiano di sfere diverse del vivere sociale. La capacità di </hi><hi rend="CharOverride-1">esperire mondi e codici differenti e di metterli in relazione </hi><hi rend="CharOverride-1">come pratica assolutamente ‘normale’ viene liberata dal carattere di </hi><hi rend="CharOverride-1">‘ovvietà’ e ‘naturalità’ per essere restituita come expertise </hi><hi rend="CharOverride-1">esistenziale e sociale. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Sia il dibattito sul lavoro domestico sia </hi><hi rend="CharOverride-1">gli studi sulla doppia presenza hanno aperto un percorso che </hi><hi rend="CharOverride-1">ha stimolato un ripensamento del lavoro delle donne imponendo di </hi><hi rend="CharOverride-1">andare oltre la semplice contrapposizione tra casa e lavoro, sia </hi><hi rend="CharOverride-1">la loro semplice somma. Il rovesciamento di sguardo, che si </hi><hi rend="CharOverride-1">è prodotto negli anni Settanta, pur con stili e orientamenti </hi><hi rend="CharOverride-1">teorici e politici diversi, è servito a inaugurare un modo </hi><hi rend="CharOverride-1">diverso di leggere i rapporti fra le varie sfere dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">agire sociale in relazione al lavoro. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il dibattito sul lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">domestico, accusato a lungo di eccessivo economicismo, è stato ripreso </hi><hi rend="CharOverride-1">recentemente dagli studi che mettono a tema il paradigma della </hi><hi rend="CharOverride-1">riproduzione sociale (Bhattacharya 2017). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Gli studi sulla doppia presenza </hi><hi rend="CharOverride-1">hanno aperto la strada all’idea di ‘conciliazione’, un</hi><hi rend="CharOverride-1"> paradigma che ha portato a ragionare in termini istituzionali di</hi><hi rend="CharOverride-1"> strumenti in grado di favorire la partecipazione delle donne alla</hi><hi rend="CharOverride-1"> vita pubblica e a quella lavorativa. </hi></p><p rend="h2" ><hi>3. Un passaggio d</hi><hi>’epoca. Il dibattito sulla ‘femminilizzazione’</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In Italia a partire </hi><hi rend="CharOverride-1">dagli anni Settanta in Italia il tasso di occupazione delle </hi><hi rend="CharOverride-1">donne in età lavorativa risulta in crescita. Dal 1972 al </hi><hi rend="CharOverride-1">1992 aumenta di quasi sette punti percentuali e ancora più </hi><hi rend="CharOverride-1">imponente si rivela negli anni Novanta quando il tasso di </hi><hi rend="CharOverride-1">occupazione delle donne dai 15 ai 64 anni vede un </hi><hi rend="CharOverride-1">incremento del 9,1% punti, passando dal 37,6% al 46,6%. Questa </hi><hi rend="CharOverride-1">entrata massiccia ha preso il nome di femminilizzazione. In una </hi><hi rend="CharOverride-1">parte della letteratura delle scienze sociali questa espressione ha un </hi><hi rend="CharOverride-1">carattere prevalentemente descrittivo, di tipo quantitativo, a cui viene assegnato </hi><hi rend="CharOverride-1">un significato positivo, ma non è l’unica accezione. Questa </hi><hi rend="CharOverride-1">entrata nel mondo del lavoro da parte delle donne, infatti, </hi><hi rend="CharOverride-1">ha coinciso anche con un’altra grande trasformazione, quella della </hi><hi rend="CharOverride-1">crisi del modello fordista (sinteticamente riconducibile ad alcuni elementi: sicurezza </hi><hi rend="CharOverride-1">del lavoro a tempo indeterminato, sulle protezioni sociali garantite dal </hi><hi rend="CharOverride-1">welfare state, sulla mediazione istituzionali delle tensioni sociali). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La combinazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> di questi due processi ha dato avvio a un dibattito</hi><hi rend="CharOverride-1"> che ha messo l’accento sugli aspetti negativi della </hi><hi rend="italic CharOverride-1">femminilizzazione</hi><hi rend="CharOverride-1">, diventata parola-metafora di un nuovo tipo di disponibilità richiesta </hi><hi rend="CharOverride-1">da un mondo del lavoro sempre meno in grado di </hi><hi rend="CharOverride-1">garantire un’organizzazione stabile e regolata (Morini 2010). All’interno </hi><hi rend="CharOverride-1">del dibattito su femminilizzazione del lavoro e post-fordismo si è </hi><hi rend="CharOverride-1">fatta strada anche la categoria della </hi><hi rend="italic CharOverride-1">domestication</hi><hi rend="CharOverride-1">, anche questa tutta</hi><hi rend="CharOverride-1"> negativa, ad indicare non soltanto il ritorno del lavoro negli</hi><hi rend="CharOverride-1"> ambienti domestici via sviluppo tecnologico, ma l’individualizzazione forzata delle</hi><hi rend="CharOverride-1"> forme di lavoro (Bologna e Fumagalli 1997). Secondo questa visione della femminilizzazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> è stato fatto notare che </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">con il senno del poi,</hi><hi rend="CharOverride-1"> si potrebbe persino dire che le donne hanno avuto la</hi><hi rend="CharOverride-1"> possibilità di accedere a un’occupazione remunerata proprio perché le</hi><hi rend="CharOverride-1"> condizioni lavorative stavano subendo quel drastico mutamento che avrebbe portato</hi><hi rend="CharOverride-1"> all’affermarsi del regime di precarietà (Casalini 2018, 107). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’espressione «</hi><hi rend="CharOverride-1">femminilizzazione del lavoro», è venuta ad assumere una connotazione </hi><hi rend="CharOverride-1">«intenzionalmente ambigua» e atta a catturare l’ironia che aveva </hi><hi rend="CharOverride-1">voluto che la convergenza tra uomini e donne nel mondo </hi><hi rend="CharOverride-1">del lavoro avvenisse «verso tipi di impiego e modelli di </hi><hi rend="CharOverride-1">partecipazione alla forza lavoro che erano quelli associati alle donne»</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel dibattito sul post-fordismo, il termine femminilizzazione ha coperto </hi><hi rend="CharOverride-1">un ulteriore campo semantico, quello relativo alle competenze richieste da </hi><hi rend="CharOverride-1">un mercato del lavoro in via di trasformazione. La letteratura </hi><hi rend="CharOverride-1">sulla società della conoscenza, sul lavoro immateriale, sul capitalismo cognitivo, </hi><hi rend="CharOverride-1">ha identificato l’ambigua valorizzazione di qualità e competenze definibili </hi><hi rend="CharOverride-1">come ‘femminili’: relazionalità, creatività, cura, ricomprese nel nuovo modello</hi><hi rend="CharOverride-1"> produttivo, in uno scivolamento solo a tratti riconoscibile fra richieste</hi><hi rend="CharOverride-1"> di investimento soggettivo e sfruttamento lavorativo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_254_1617-1627.html#footnote-002">8</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Seguendo il discorso</hi><hi rend="CharOverride-1"> casa </hi><hi rend="italic CharOverride-1">versu</hi><hi rend="CharOverride-1">s lavoro, è utile il riferimento a un </hi><hi rend="CharOverride-1">testo che ha circolato molto in Italia negli anni Novanta: </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il posto dei calzini. La svolta linguistica dell’economia e </hi><hi rend="italic CharOverride-1">i suoi effetti sulla politica</hi><hi rend="CharOverride-1"> dell’economista Christian Marazzi. Anche </hi><hi rend="CharOverride-1">questo testo ripensa la casa e il lavoro necessario al </hi><hi rend="CharOverride-1">suo funzionamento come una metafora efficace del lavoro post-industriale che </hi><hi rend="CharOverride-1">invisibilizza le operazioni materiali necessarie alla produzione di servizi a </hi><hi rend="CharOverride-1">vantaggio di una valorizzazione di competenze linguistiche e immateriali che </hi><hi rend="CharOverride-1">sfuggono a un sistema adeguato di misurazioni. La tradizionale svalutazione </hi><hi rend="CharOverride-1">del lavoro domestico, la naturalizzazione di gesti e attività che </hi><hi rend="CharOverride-1">ha accompagnato la vita quotidiana delle donne, fino a renderle </hi><hi rend="CharOverride-1">suppostamente le uniche capaci di individuare il posto dei calzini </hi><hi rend="CharOverride-1">in una casa, in questa interpretazione diventa la condizione generale </hi><hi rend="CharOverride-1">e diffusa nel mondo del lavoro post-fordista (Marazzi 1999). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In </hi><hi rend="CharOverride-1">Italia una parte del femminismo ha inizialmente descritto questa fase </hi><hi rend="CharOverride-1">come ‘la rivoluzione inattesa’ (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">La rivoluzione inattesa</hi><hi rend="CharOverride-1">, 1998) immaginandosi che </hi><hi rend="CharOverride-1">la fine di una certa rigidità organizzativa, del sistema delle </hi><hi rend="CharOverride-1">imprese e della società, potesse facilitare le donne. Alla fine</hi><hi rend="CharOverride-1"> degli anni Novanta, inizi degli anni Duemila, la L</hi><hi rend="CharOverride-1">ibreria delle donne di Milano, in particolare, ha promosso </hi><hi rend="CharOverride-1">una discussione che cercava connessioni tra la richiesta di flessibilità </hi><hi rend="CharOverride-1">portata dalle donne al mercato del lavoro e quella che </hi><hi rend="CharOverride-1">si presentava come una fase nuova del sistema produttivo. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Sempre </hi><hi rend="CharOverride-1">in quell’epoca proprio la questione lavoro ha fatto da </hi><hi rend="CharOverride-1">detonatore alla nascita di un numero consistente di collettivi di </hi><hi rend="CharOverride-1">giovani donne (e poi giovani uomini) che si è trovato </hi><hi rend="CharOverride-1">a discutere e interrogarsi sulla rottura degli schemi di vita, </hi><hi rend="CharOverride-1">sulla discontinuità e l’incertezza. Se per motivi generazionali questa</hi><hi rend="CharOverride-1"> galassia di collettivi ha visto subito gli aspetti critici della</hi><hi rend="CharOverride-1"> precarietà, relativamente al lavoro, ne ha però salutato positivamente gli</hi><hi rend="CharOverride-1"> aspetti esistenziali e di apertura: la flessibilità (che è il</hi><hi rend="CharOverride-1"> primo nome con cui quella che si è rivelata precarietà</hi><hi rend="CharOverride-1"> è stata presentata) è stata vista come apertura, come possibilità</hi><hi rend="CharOverride-1"> di critica alla tradizione, alla rigidità dei modelli familiari (Fantone 2011; Giuliani, Galetto, e Martucci 2014</hi><hi rend="CharOverride-1">). E poi un altro dato: quella del superamento di</hi><hi rend="CharOverride-1"> un femminismo costruito sulla differenza uomo – donna per entrare</hi><hi rend="CharOverride-1"> nel discorso, di impianto statunitense-butleriano, sul genere come performance</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_254_1617-1627.html#footnote-001">9</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Con il passare del tempo il radicale cambio di </hi><hi rend="CharOverride-1">paradigma nell’organizzazione del lavoro basato sulla assenza di garanzie </hi><hi rend="CharOverride-1">e di tutele collettive per le lavoratrici e anche lavoratori </hi><hi rend="CharOverride-1">si è fatto più esplicito e ha ricomposto in parte </hi><hi rend="CharOverride-1">la discussione interna al femminismo senza uniformare però le linee </hi><hi rend="CharOverride-1">interpretative e i punti di partenza. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Le più attente a </hi><hi rend="CharOverride-1">inseguire i caratteri negativi della femminilizzazione si sono mosse riprendendo </hi><hi rend="CharOverride-1">e aggiornando alcune categorie marxiane costruendo le premesse a una </hi><hi rend="CharOverride-1">discussione internazionale su femminismo e neoliberismo, cui un’autrice come </hi><hi rend="CharOverride-1">Nancy Frazer ha dato molto risalto (Fraser 2014). Nei suoi </hi><hi rend="CharOverride-1">testi Frazer contesta la piega culturalista presa dal femminismo e </hi><hi rend="CharOverride-1">mette in guardia sui rischi di ‘complicità’ con il </hi><hi rend="CharOverride-1">progetto neoliberista. La posizione di Frazer è che l’idea</hi><hi rend="CharOverride-1"> di libertà proposta da un progetto emancipatorio femminista che non</hi><hi rend="CharOverride-1"> si ancori su una critica al sistema di diseguaglianze strutturali,</hi><hi rend="CharOverride-1"> spesso subite proprio dalle donne, partecipi alla costruzione della soggettività</hi><hi rend="CharOverride-1"> neo-liberista (Fraser 2009). «The gender of post-fordism is female» scriveva,</hi><hi rend="CharOverride-1"> un’altra autrice, Angela McRobbie sottolineando i rischi che le</hi><hi rend="CharOverride-1"> difficoltà delle donne a inserirsi nel mondo del lavoro le</hi><hi rend="CharOverride-1"> portino a mettere a valore le richieste che coincidono con</hi><hi rend="CharOverride-1"> una ricerca di autonomia e di libertà tutta individuale. Le</hi><hi rend="CharOverride-1"> critiche di queste autrici si spingono fino a considerare l</hi><hi rend="CharOverride-1">’avvenuto slittamento dalla ricerca dell’amore, in senso romantico, alla</hi><hi rend="CharOverride-1"> ricerca del lavoro ideale, con la stessa spesa di sé,</hi><hi rend="CharOverride-1"> la stessa dedizione e con il risultato di un adeguamento</hi><hi rend="CharOverride-1"> anche interiore alle richieste di sistema. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il discorso sulla femminilizzazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> nel dibattito post-fordista e poi neoliberista insiste sulla messa a</hi><hi rend="CharOverride-1"> valore della libertà conquistata dalle donne. La logica è spiegata</hi><hi rend="CharOverride-1"> da più autrici in maniera molto netta: se nel fordismo</hi><hi rend="CharOverride-1"> le donne venivano escluse dal mercato del lavoro in quanto</hi><hi rend="CharOverride-1"> ‘differenti’ rispetto alla disciplina di fabbrica (per ragioni che</hi><hi rend="CharOverride-1"> vanno dalla biologia all’assegnazione dei compiti assegnati loro socialmente</hi><hi rend="CharOverride-1"> o anche alle loro differenti qualità), nel post-fordismo quella stessa</hi><hi rend="CharOverride-1"> differenza e la ottenuta capacità di rivendicarne in positivo il</hi><hi rend="CharOverride-1"> riconoscimento, è motivo di inclusione</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_254_1617-1627.html#footnote-000">10</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Si è parlato anche</hi><hi rend="CharOverride-1"> di «inclusione differenziale» (Simone 2012), una logica che va</hi><hi rend="CharOverride-1"> dalle donne ad altri tipi di soggettività che possono essere</hi><hi rend="CharOverride-1"> inclusi in virtù della loro capacità di arricchire il sistema</hi><hi rend="CharOverride-1"> di codici, sensibilità ecc. di cui ha bisogno il</hi><hi rend="CharOverride-1"> capitalismo nella sua fase attuale. In questo contesto il lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> domestico e la vita di casa tornano ad essere esemplari</hi><hi rend="CharOverride-1"> di un tipo di sfruttamento capillare e non visto, che</hi><hi rend="CharOverride-1"> include affettività, ispirazioni, romanticismo. In questa visione delle cose- che</hi><hi rend="CharOverride-1"> sarà ripresa dal paradigma della riproduzione sociale – la casa è</hi><hi rend="CharOverride-1"> il mondo intero e il lavoro di riproduzione che avviene</hi><hi rend="CharOverride-1"> al suo interno è lo stesso che avviene nell’intero</hi><hi rend="CharOverride-1"> corpus della società, sottoposto agli stessi fenomeni di sfruttamento da</hi><hi rend="CharOverride-1"> riconoscere e ribaltare. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Non tutto il femminismo si allinea su</hi><hi rend="CharOverride-1"> questa idea di femminilizzazione, soprattutto in Italia. La prima obiezione</hi><hi rend="CharOverride-1"> che viene da alcune autrici è intorno all’uso del</hi><hi rend="CharOverride-1"> femminile come metafora, come carattere che si allontana dai corpi</hi><hi rend="CharOverride-1"> e dall’esperienza delle donne per diventare un dato generalizzato,</hi><hi rend="CharOverride-1"> un modo di funzionare della società. Il femminismo italiano più</hi><hi rend="CharOverride-1"> vicino all’idea di ‘taglio’ proposta da Carla Lonzi,</hi><hi rend="CharOverride-1"> e impegnato da anni nella costruzione di un’idea di</hi><hi rend="CharOverride-1"> libertà all’altezza del ‘soggetto imprevisto’ (ancora Carla Lonzi),</hi><hi rend="CharOverride-1"> dialoga con questo complesso intreccio di temi cercando di </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">non</hi><hi rend="CharOverride-1"> di spuntare l’originalità della rivoluzione femminista per ricondurla nei</hi><hi rend="CharOverride-1"> binari già sperimentati del paradigma marxista o di quello liberaldemocratico,</hi><hi rend="CharOverride-1"> riportando contemporaneamente le donne nella casella delle oppresse fra gli</hi><hi rend="CharOverride-1"> oppressi nel primo caso, delle cittadine dimezzate in attesa di</hi><hi rend="CharOverride-1"> una definitiva inclusione paritaria nel secondo (Dominijanni 2017, 12-26). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dialogando a distanza</hi><hi rend="CharOverride-1"> con questo tentativo di ‘addomesticamento’, in un numero </hi><hi rend="CharOverride-1">di Soft Power dedicato all’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Italian theory</hi><hi rend="CharOverride-1">, Ida Dominijanni </hi><hi rend="CharOverride-1">riunisce una serie di autrici pronte ad entrare nel complesso </hi><hi rend="CharOverride-1">di queste questioni mettendo in risalto la sottile, ma decisiva, </hi><hi rend="CharOverride-1">linea di confine, fra saturazione neoliberale e taglio femminista, fra </hi><hi rend="CharOverride-1">assoggettamento e soggettivazione femminile. Non è l’unico testo che </hi><hi rend="CharOverride-1">lavora in questa direzione. “Femminismo e neoliberismo” (Dini e Tarantino 2014) è un</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro collettivo che sottolinea da vari punti di vista la</hi><hi rend="CharOverride-1"> differenza esistente tra lo sfruttamento neoliberale e la risignificazione femminista</hi><hi rend="CharOverride-1"> del lavoro, compreso il lavoro di cura.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In relazione alla </hi><hi rend="CharOverride-1">costruzione casa versus lavoro il dibattito sulla femminilizzazione è interessante </hi><hi rend="CharOverride-1">e mostra la tensione apertasi con l’ampliamento portato e </hi><hi rend="CharOverride-1">voluto dalla critica femminista all’idea di lavoro. Da una </hi><hi rend="CharOverride-1">parte si dice che la maggiore occupazione delle donne è </hi><hi rend="CharOverride-1">dovuta alla messa in campo di un nuovo tipo di </hi><hi rend="CharOverride-1">sfruttamento, che passa attraverso una ambigua e perversa forma di </hi><hi rend="CharOverride-1">valorizzazione di quello che storicamente le donne hanno imparato nello </hi><hi rend="CharOverride-1">spazio domestico e nella loro intermittente partecipazione al mercato del </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro. Dall’altra si continuano a segnalare le differenze e </hi><hi rend="CharOverride-1">i guadagni portati dalla risignificazione femminista, sottraendosi – soprattutto dal punto </hi><hi rend="CharOverride-1">di vista simbolico – al lavoro di omologazione. </hi></p><p rend="h2" ><hi>4. Conclusioni</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Se parlare</hi><hi rend="CharOverride-1"> di lavoro delle donne in relazione ai temi dell’occupazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> e in maniera statistica, ci mette di fronte a problemi,</hi><hi rend="CharOverride-1"> disuguaglianze, discriminazioni di lunga durata, qualcosa che sembra non essere</hi><hi rend="CharOverride-1"> mai cambiato, uno sguardo che segue l’evoluzione del dilemma</hi><hi rend="CharOverride-1"> casa </hi><hi rend="italic CharOverride-1">versus</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro ci rende più consapevoli della molteplicità di</hi><hi rend="CharOverride-1"> fenomeni e cambiamenti che si sono originati a partire dalla</hi><hi rend="CharOverride-1"> sua decostruzione, sia in senso rivendicativo che nella direzione di</hi><hi rend="CharOverride-1"> un diverso riconoscimento. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’estensione dell’idea di lavoro è</hi><hi rend="CharOverride-1"> un tema centrale dell’agenda politica femminista almeno dagli anni</hi><hi rend="CharOverride-1"> Settanta e coinvolge la riformulazione dei rapporti troppo dicotomici tra</hi><hi rend="CharOverride-1"> le sfere della società: privato e pubblico, personale e politico,</hi><hi rend="CharOverride-1"> casa e fabbrica, spazi che a partire dalla crisi del</hi><hi rend="CharOverride-1"> modo di produzione fordista hanno cambiato profondamente assetto. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Se la</hi><hi rend="CharOverride-1"> rivendicazione femminista – negli studi e nei movimenti – non</hi><hi rend="CharOverride-1"> è bastata a rompere la dicotomia troppo rigida tra casa</hi><hi rend="CharOverride-1"> e lavoro che esiste nel nostro immaginario, e a spostare</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’idea del lavoro a quella del lavorare (come proposto</hi><hi rend="CharOverride-1"> da Laura Balbo), il nuovo spirito del capitalismo e </hi><hi rend="CharOverride-1">gli eventi legati alla Pandemia, hanno reso più evidente la </hi><hi rend="CharOverride-1">proliferazione di spazio di produzione non standard in cui anche </hi><hi rend="CharOverride-1">la casa è coinvolta. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Se il nostro immaginario tiene ancora</hi><hi rend="CharOverride-1"> così separati casa e lavoro è perché l’idea di</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro che è stata dominante, dalla rivoluzione industriale in poi,</hi><hi rend="CharOverride-1"> si è strutturata intorno all’idea di fabbrica, di produzione</hi><hi rend="CharOverride-1"> in serie, di lavoro operaio, di città-metropoli addensatesi al fumo</hi><hi rend="CharOverride-1"> delle ciminiere, luoghi simbolo della modernità. Nel suo libro dedicato</hi><hi rend="CharOverride-1"> alla filosofia della casa, Emanuele Coccia esplica in un passaggio</hi><hi rend="CharOverride-1"> molto frettoloso questo immaginario che contrappone casa e lavoro: «La</hi><hi rend="CharOverride-1"> modernità è nata strappando il lavoro alla casa. Oggi la</hi><hi rend="CharOverride-1"> casa se lo sta riprendendo». </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Abbiamo visto, seguendo Joan Scott,</hi><hi rend="CharOverride-1"> che la costruzione discorsiva de ‘la donna che lavora’</hi><hi rend="CharOverride-1"> si è portata dietro e al tempo stesso ha prodotto</hi><hi rend="CharOverride-1"> le categorie e le motivazioni per il legittimarsi di una</hi><hi rend="CharOverride-1"> inevitabile difficoltà da parte delle donne ad inserirsi a pieno</hi><hi rend="CharOverride-1"> titolo nel mondo del lavoro. Seguendo questa costruzione discorsiva attraverso</hi><hi rend="CharOverride-1"> i campi di tensione aperti nel campo degli studi e</hi><hi rend="CharOverride-1"> della politica femminista in due periodi precisi della storia del</hi><hi rend="CharOverride-1"> movimento, abbiamo cercato di mettere in luce gli esiti positivi</hi><hi rend="CharOverride-1"> di processi di rinominazione dell’esperienza del lavoro e del</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavorare. </hi></p><p rend="h2" ><hi>Riferimenti bibliografici</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Balbo, L. 1978. “La doppia presenza.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Inchiesta</hi><hi rend="CharOverride-1"> 32, 8: 3-11. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Balbo, L. 2008. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">e</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">la</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">cura.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Imparare</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">a</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">cambiare</hi><hi rend="CharOverride-1">. Torino: Einaudi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Balbo</hi><hi rend="CharOverride-1">, L. 2008. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">e</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">la</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">cura.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Imparare</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">a</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">cambiare</hi><hi rend="CharOverride-1">. Torino: Einaudi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Balbo, L., a cura di. 1975</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Speciale</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">donna.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Sette</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">articoli</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">sulla</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">condizione</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">femminile</hi><hi rend="CharOverride-1">. (Inchiesta 18).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Balbo, L., Bianchi, L., M.,</hi><hi rend="CharOverride-1"> Zanuso, L., ed E. 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Interrogativi su alcune categorie</hi><hi rend="CharOverride-1"> interpretative.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Quaderni</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">di</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Sociologia</hi><hi rend="CharOverride-1"> 40: 85-96 &lt;</hi><ref target="0"><hi rend="CharOverride-1">https://journals.openedition.org/qds/995</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">&gt;.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Barazzetti, D. 2007. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">C’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">è posto per me? Lavoro e cura nella società del non lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Edizioni Angelo Guerrino e Associati.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Bertilotti, T., e A. 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Milano: </hi><hi rend="CharOverride-1">Viella Editore.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Betti, E. 2019. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Precari</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">e</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">precarie:</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">una</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">storia</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">dell’Italia</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">repubblicana</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: Carocci.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Bhattacharya, T. 2017. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Social Reproduction Theory. Remapping class, Recentering oppression</hi><hi rend="CharOverride-1">. 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James. 1972. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Potere</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">femminile</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">e</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">sovversione</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">sociale</hi><hi rend="CharOverride-1">, con “Il posto della donna” di Selma James. Padova: Marsilio</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Dalla Costa, M., e S. James. s.d. “Power of Women.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Archivio</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">di</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Lotta</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Femminista</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">per</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">il</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">salario</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">al</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">domestico</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Donazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Mariarosa</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Dalla</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Costa</hi><hi rend="CharOverride-1">. &lt;</hi><ref target="0"><hi rend="CharOverride-1">www.padovanet.it/sites/default/files/attachment/C_1_Allegati_20187_Allegato.pdf</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">.&gt;.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Dini, T., e S. 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Curcio. Verona</hi><hi rend="CharOverride-1">: Ombre corte.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Gissi, Alessandra. 2018. “The Home as a Factory: Rethinking the Debate on Housewives’ Wages in Italy, 1929–1980.” In A. Bellavitis, R. Sarti, M. Martini, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">WHAT</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">IS</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">WORK?</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Gender</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">at</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">the</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Crossroads</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">of</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Home,</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Family,</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">and</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Business</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">from</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">the</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Early</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Modern</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Era</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">to</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">the</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Present</hi><hi rend="CharOverride-1">, 139-60.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Oxford: Berghahn Books.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Giuliani, G., Galetto, M., e C. Martucci, a cura di. 2014. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">L’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">amore</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">ai</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">tempi</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">dello</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Tsunami.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Affetti,</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">sessualità,</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">modelli</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">di</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">genere</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">in</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">mutamento</hi><hi rend="CharOverride-1">. Verona: Ombre corte.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Hardt, M., e A. Negri. 2003. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Impero</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di A. Pandolfi, e D. Didero. Milano</hi><hi rend="CharOverride-1">: Rizzoli.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="italic CharOverride-1">La</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">rivoluzione</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">inattesa.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Donne</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">al</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">mercato</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">del</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">. 1998. Parma: Pratiche Editore.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Lussana, F. 2011. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">movimento</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">femminista</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">in</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Italia:</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">esperienze,</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">storie,</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">memorie</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: Carocci</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Marazzi, C. 1999. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il posto dei calzini. La svolta linguistica dell’economia e i suoi effetti sulla politica</hi><hi rend="CharOverride-1">. Torino: Bollati Boringhieri.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Morini, C. 2010. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Per amore o per forza: femminilizzazione del lavoro e biopolitiche del corpo</hi><hi rend="CharOverride-1">. Verona: Ombre Corte.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Ribero, A. 1999. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Una</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">questione</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">di</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">libertà:</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">il</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">femminismo</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">degli</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">anni</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Settanta</hi><hi rend="CharOverride-1">. Torino: Rosenberg &amp; Sellier.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Saraceno C., a cura di. 1980. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il lavoro maldiviso. Ricerca sulla distribuzione dei carichi di lavoro nelle famiglie</hi><hi rend="CharOverride-1">. Bari: De Donato. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Scott, J. 1995</hi><hi rend="CharOverride-1">. “La donna lavoratrice nel secolo XIX.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Storia</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">delle</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">donne</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di G. Duby, e M. Perrot, IV </hi><hi rend="italic CharOverride-1">L’Ottocento</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di G. Fraisse, e M. Perrot, 355-85.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Bari: Laterza.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Simone, A., a cura di. 2012. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Sessismo democratico. L’uso strumentale delle donne nel neoliberismo</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano-Udine: Mimesis Edizioni.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Zanuso, L. 1987. “Gli studi sulla doppia presenza: dal conflitto alla norma</hi><hi rend="CharOverride-1">.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La ricerca delle donne</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di M. C. Marcuzzo, e A. Rossi-Doria, 41-59. Torino: Rosenberg &amp; Sellier.</hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_254_1617-1627.html#footnote-009-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	È un’annotazione che</hi><hi rend="CharOverride-1"> fa Donatella Barazzetti (2007) in un testo in cui ricostruisce</hi><hi rend="CharOverride-1"> il modo in cui l’idea di lavoro ipotizzata dai</hi><hi rend="CharOverride-1"> pensatori classici entra in crisi con la teoria femminista.</hi></p></item>
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					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_254_1617-1627.html#footnote-008-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Per quanto riguarda l’Italia i gap sono evidenti. Guardando</hi><hi rend="CharOverride-1"> i dati trimestrali dell’Istat ma forse ancora meglio il</hi><hi rend="CharOverride-1"> Gender Policy Report 2021 dell’Inapp (Istituto nazionale per le</hi><hi rend="CharOverride-1"> analisi delle politiche pubbliche), il tasso di occupazione maschile è</hi><hi rend="CharOverride-1"> pari al 67,8%, quello femminile bloccato al 49,5%. Il secondo</hi><hi rend="CharOverride-1"> aspetto allarmante sta nella qualità del lavoro riservato alle donne:</hi><hi rend="CharOverride-1"> il 49,6% dei contratti femminili è a tempo parziale, contro</hi><hi rend="CharOverride-1"> il 26,6% degli uomini. La maternità continua a costituire una</hi><hi rend="CharOverride-1"> parte consistente del problema ‘donna che lavora’ se consideriamo</hi><hi rend="CharOverride-1"> che il tasso di occupazione delle madri è del 53,3%,</hi><hi rend="CharOverride-1"> mentre quello di chi non ha figli il 72,7%. </hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_254_1617-1627.html#footnote-007-backlink">3</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Gli studi sul femminismo degli anni Settanta sono ormai numerosi.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Molto è stato fatto dalle storiche ma anche le scienze</hi><hi rend="CharOverride-1"> sociali hanno partecipato a segnalare la continuità fra la stagione</hi><hi rend="CharOverride-1"> dei movimenti e le innovazioni metodologiche e di paradigma (Bertilotti</hi><hi rend="CharOverride-1"> e Scattigno 2005; Lussana 2011; Ribero 1999).</hi></p></item>
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					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_254_1617-1627.html#footnote-006-backlink">4</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Dalla Costa</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1977, 33-70; Dalla Costa e James 1972; Dalla Costa </hi><hi rend="CharOverride-1">and James s.d.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_254_1617-1627.html#footnote-005-backlink">5</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Operaie della casa</hi><hi rend="CharOverride-1"> è il titolo della</hi><hi rend="CharOverride-1"> rivista dei collettivi di Lotta femminista di Padova e in</hi><hi rend="CharOverride-1"> seguito dei collettivi legati all’esperienza del femminismo padovano. Il</hi><hi rend="CharOverride-1"> dibattito sul lavoro domestico, inizialmente poco analizzato dagli studi femministi,</hi><hi rend="CharOverride-1"> ha visto una lenta e progressiva rimessa al centro a</hi><hi rend="CharOverride-1"> partire dalla fine degli anni Novanta, Beatrice Busi, recentemente Gissi</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_254_1617-1627.html#footnote-004-backlink">6</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Laura Balbo, nella seconda metà degli anni Settanta, propone</hi><hi rend="CharOverride-1"> la categoria di doppia presenza, aprendo a nuove possibilità di</hi><hi rend="CharOverride-1"> leggere le identità femminili e rimandando alla capacità femminile di</hi><hi rend="CharOverride-1"> attraversare registri temporali e culturali profondamente diversi nella casa e</hi><hi rend="CharOverride-1"> nel mercato. La «duplicità» a cui questa categoria allude, metteva</hi><hi rend="CharOverride-1"> in discussione l’opposizione fra le due sfere della vita</hi><hi rend="CharOverride-1"> sociale, assumendola come frutto di una costruzione fondativa della modernità</hi><hi rend="CharOverride-1"> e delle rappresentazioni che le erano proprie (Barazzetti 2006; Zanuso</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1987).</hi></p></item>
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					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_254_1617-1627.html#footnote-003-backlink">7</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Il Griff (Gruppo di ricerca sulla famiglia e </hi><hi rend="CharOverride-1">la condizione femminile) si costituisce inizialmente come gruppo informale presso </hi><hi rend="CharOverride-1">la Facoltà di Scienze Politiche di Milano nel 1973. L’</hi><hi rend="CharOverride-1">iniziatrice è Laura Balbo a cui si affiancano molteplici studiose </hi><hi rend="CharOverride-1">interne ed esterne all’istituzione universitaria. tra cui sociologhe come </hi><hi rend="CharOverride-1">Bianca Beccalli, Marina Bianchi, Franca Pizzini, Renate Siebert, Franca Bimbi, </hi><hi rend="CharOverride-1">Simonetta Piccone Stella, Chiara Saraceno, Lorenza Zanuso.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_254_1617-1627.html#footnote-002-backlink">8</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Sull’analogia tra</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro immateriale e lavoro domestico: «In sintesi – scrivono </hi><hi rend="CharOverride-1">Hardt e Negri – possiamo allora distinguere tre diversi generi </hi><hi rend="CharOverride-1">di lavoro immateriale che dirigono il settore dei ser- vizi </hi><hi rend="CharOverride-1">ai vertici dell’economia dell’informazione. Il primo comprende i </hi><hi rend="CharOverride-1">settori della produzione industriale che sono stati informatizzati, nei quali </hi><hi rend="CharOverride-1">l’incorporazione delle tecnologie informatiche ha profondamente trasformato gli stessi </hi><hi rend="CharOverride-1">processi produttivi. La fabbricazione viene ormai considerata come un servizio, </hi><hi rend="CharOverride-1">e persino gli aspetti più irriducibilmente materiali della produzione di</hi><hi rend="CharOverride-1"> merci durevoli tendo- no a diventare sempre più immateriali. Il</hi><hi rend="CharOverride-1"> secondo genere di lavoro» (Hardt e Negri 2003, 15).</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi></p></item>
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					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_254_1617-1627.html#footnote-001-backlink">9</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Del resto, ci ricorda Casalini (2018, 112), anche</hi><hi rend="CharOverride-1"> dal punto di vista sistemico la questione dell’erosione fra</hi><hi rend="CharOverride-1"> i generi ha cominciato a funzionare. Anche le maggiori teoriche</hi><hi rend="CharOverride-1"> del queer si sono rese conto nel giro di pochi</hi><hi rend="CharOverride-1"> anni della pericolosa linea di tangenza fra l’idea di</hi><hi rend="CharOverride-1"> performativa che sostiene le idee queer con quelle richieste dal</hi><hi rend="CharOverride-1"> mercato. </hi></p></item>
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					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_254_1617-1627.html#footnote-000-backlink">10</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Scriveva Cristina Morini (2010, 16): «Stiamo sperimentando </hi><hi rend="CharOverride-1">una situazione completamente inedita alle generazioni di donne che ci </hi><hi rend="CharOverride-1">hanno preceduto. Il passaggio di sussunzione totale del lavoro sotto </hi><hi rend="CharOverride-1">il capitale oggi non ha bisogno di brutali imposizioni, né </hi><hi rend="CharOverride-1">di cesure, dicotomie, esclusioni. Il depotenziamento del femminile non avviene </hi><hi rend="CharOverride-1">– come è successo in passato – attraverso la sua esclusione </hi><hi rend="CharOverride-1">dallo spazio pubblico, ma viceversa attraverso una progressiva femminilizzazione della </hi><hi rend="CharOverride-1">società, che si traduce nell’assorbimento del potenziale sovversivo della </hi><hi rend="CharOverride-1">differenza. Questa è la straordinaria invenzione del bio-capitalismo: l’alterità </hi><hi rend="CharOverride-1">viene assimilata ottenendo con ciò la sua integrazione, dunque la </hi><hi rend="CharOverride-1">sua scomparsa. Sul fronte opposto si gioca anche la femminilizzazione </hi><hi rend="CharOverride-1">del maschile, istituita anche dai processi produttivi presenti. Essa viene </hi><hi rend="CharOverride-1">stimolata dagli stessi elementi prototipici (culturali) richiamati, messi in campo dal processo di femminilizzazione: precarietà, affettività, corpo, cura».</hi></p></item>
				</list>  
      
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