<?xml version="1.0" encoding="utf-8" standalone="yes"?>
<TEI xmlns="http://www.tei-c.org/ns/1.0">
  <teiHeader>
    <fileDesc>
      <titleStmt>
        <title type="main" level="a">monaco e abate maggiore dell’Ordine benedettino vallombrosano. Le attuali prospettive della storiografia</title>
        <author>
          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0002-0756-2626" type="ORCID">
            <forename>Francesco</forename>
            <surname>Salvestrini</surname>
            <placeName type="affiliation">University of Florence, Italy</placeName>
          </persName>
        </author>
        <respStmt>
          <resp>This is a section of <title>Atto abate vallombrosano e vescovo di Pistoia</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0335-7</idno>) by </resp>
          <name>Francesco Salvestrini</name>
        </respStmt>
      </titleStmt>
      <publicationStmt>
        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0335-7.05</idno>
        <availability>
          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
          <licence source="text" target="https://creativecommons.org/licenses/by/4.0/legalcode">
            <p>Content licence CC BY 4.0</p>
          </licence>
          <licence source="metadata" target="https://creativecommons.org/publicdomain/zero/1.0/legalcode">
            <p>Metadata licence CC0 1.0</p>
          </licence>
        </availability>
      </publicationStmt>
      <sourceDesc>
        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
      </sourceDesc>
    </fileDesc>
    <encodingDesc>
      <appInfo>
        <application version="2.2" ident="Booksflow">
          <desc>Digital edition XML powered by Booksflow</desc>
        </application>
      </appInfo>
    </encodingDesc>
    <profileDesc>
      <abstract xml:lang="en">
        <p>Atto da Pistoia (last decades of the eleventh century-1153), abbot general of the Benedictine Vallombrosan monks and bishop of Pistoia, a local saint recognised as such from the seventeenth century onwards, was a churchman and hagiographer, a contemplative man, and an active pastor in the religious and political life of his time. He is undoubtedly one of the most interesting and perhaps least known figures of the twelfth century. The paper highlights his characteristics as a man of government, above all as the leader of the Vallombrosan Order, whose institutional structures, hagiographic memory and territorial diffusion in Central-Northern Italy and Sardinia he consolidated, taking into account the most recent historiographical investigations on the personage and the perspectives of interpretation opened up by research on Vallombrosan monasticism</p>
      </abstract>
      <textClass>
        <keywords>
          <list>
            <item>Vallombrosan monasticism</item>
            <item>monks-bishops relationship in the twelfth century</item>
            <item>relations between the papacy and regular orders</item>
            <item>Pope Innocent II</item>
            <item>the cult of St James the Greater</item>
          </list>
        </keywords>
      </textClass>
    </profileDesc>
  </teiHeader>
  <text>
    <body>
      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0335-7.05<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0335-7.05" /></p>
      
      <div><head>Atto da Pistoia, monaco e abate maggiore dell’Ordine benedettino vallombrosano. <lb/>Le attuali prospettive della storiografia</head><p rend="h1_author" ><hi rend="CharOverride-1">Francesco Salvestrini</hi></p><p rend="h1_indexAbstract"><hi rend="bold">Sommario</hi><hi rend="CharOverride-2">:</hi> Atto da Pistoia (ultimi decenni dell’XI secolo-1153), abate generale dei monaci benedettini vallombrosani e vescovo di Pistoia, santo locale riconosciuto come tale a partire dal XVII secolo, fu un uomo di Chiesa e un agiografo, un contemplativo, nonché un pastore attivo nella vita religiosa e in quella politica del suo tempo. Egli costituisce senza dubbio una delle figure più interessanti e forse meno conosciute del secolo XII. Il contributo ne evidenzia le caratteristiche di uomo di governo soprattutto in quanto guida dell’Ordine vallombrosano, di cui consolidò le strutture istituzionali, la memoria agiografica e la diffusione territoriale nell’Italia centro-settentrionale e in Sardegna, tenendo conto delle più recenti indagini storiografiche sul personaggio e delle prospettive di interpretazione aperte dalla ricerca sul monachesimo vallombrosano.</p><div><head><hi>1. Le origini</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Sulla base delle testimonianze storiche disponibili, le origini e l’estrazione familiare di Atto da Pistoia, </hi><hi rend="CharOverride-1">monaco e vescovo di primo piano del secolo XII che segnò profondamente le vicende del proprio Ordine e quelle della diocesi di cui fu pastore, sono destinate a rimanere </hi><hi rend="CharOverride-1">del tutto ignote. Analogamente a quanto è accaduto per altri illustri personaggi, la sua biografia è stata in larga misura costruit</hi><hi rend="CharOverride-1">a </hi><hi rend="italic">ex post</hi><hi rend="CharOverride-1"> dalla devozione locale e dalla memorialistica erudita, le quali hanno elaborato i dati più noti, riferibili alla maturità e all’età avanzata dell’uomo, per comporre mitizzati racconti eziologici volti ad illuminare le fasi oscure della sua esistenza</hi><hi rend="CharOverride-1"> e a spiegare le ragioni della fama da lui guadagnata.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Le più antiche </hi><hi rend="italic">Vitae</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Atto sono costituite da tre brevi e compendiate narrazioni. Il testo maggiormente risalente</hi><hi rend="CharOverride-1"> è lo scarno ritratto che Girolamo da Raggiolo (ca. 1435-1500), monaco ed eremita vallombrosano vicino a Lorenzo de’ Medici, offrì nel </hi><hi rend="italic">Liber de Vallumbrosanae religionis beatis</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">composto fra il 1478 e i primi anni Ottanta del XV secolo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-126">1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Questa raccolta di </hi><hi rend="italic">adbreviationes</hi><hi rend="CharOverride-1"> agiografiche</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-125">2</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> doveva servire soprattutto a soddisfare la devota sete di conoscenza del criptosignore di Firenze. Essa quindi riassuns</hi><hi rend="CharOverride-1">e per lui, in chiave edificante, le storie dei confessori che la congregazione vallombrosana, tradizionalmente prediletta dai regimi politici fiorentini</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-124">3</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, aveva potuto nel tempo e con orgoglio annoverare. La seconda fonte è data dalle poche note che al personaggio dedicò sul principio del Cinquecento il biografo degli abati maggiori vallombrosani Bernardo Del Serra († 1511)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-123">4</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, sodale del generale riformatore Biagio Milanesi (1444/45-1523), il quale</hi><hi rend="CharOverride-1"> promosse una rifondazione memoriale dell’intera tra</hi><hi rend="CharOverride-1">dizione congregazionale cui Del Serra fornì uno dei maggiori contributi, pur non aggiungendo, in merito alla conoscenza di Atto, informazioni di particolare rilievo. Infine annoveriamo la disamina frammentaria tardocinquecentesca, sempre di ambito vallomb</hi><hi rend="CharOverride-1">rosano, conservata presso la Biblioteca Vallicelliana di Roma (BHL </hi><hi rend="italic">Novum supplementum</hi><hi rend="CharOverride-1"> 745 d), parzialmente pubblicata da Sabatino </hi><hi rend="CharOverride-1">Ferrali nel 1953</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-122">5</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Si tratta, come dicevamo, di sintetici compendi. Il primo fa chiaramente da modello ai successivi. Tutti risultano molto tardi rispetto agli anni di vita del prelato e fanno riferimento quasi solo al periodo dell’episcopato</hi><hi rend="CharOverride-1">, sebbene provengano dall’ambiente monastico. Non sembra, per di più, che i regolari abbiano redatto altri sunti agiografici al fine di postulare la canonizzazione del presule, avvenuta sul principio del XVII secolo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-121">6</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Pertanto, in assenza di riferimenti alla famiglia d’origine e alle motivazioni che portarono il futuro santo ad entrare in religione, possiamo ipotizzare, anche sulla base dei dati emersi dalle ricognizioni del corpo, che egli sia nato fra il 1070 e il 1080 in area fiorentina o fiesolana, ossia laddove in quegli anni l’obbedienza che dal 1084 viene attestata </hi><hi rend="CharOverride-1">come ‘vallombrosana’ era principalmente diffusa</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-120">7</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Stando alla </hi><hi rend="italic">Vita</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Giovanni Gualberto († 1073) che Atto scrisse intorno al 1130, il biografo non aveva conosciuto in vita il padre fondatore di questo ramo benedettino</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-119">8</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. La provenienza</hi><hi rend="CharOverride-1"> dello scrittore dai suddetti territori aiuterebbe a spiegare sia le ragioni che lo condussero alla vita consacrata, sia quelle dell’ascesa al vertice dell’Ordine durante i primi anni Venti del XII secolo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-118">9</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Infatti, solo un professo che conosceva le dinamiche sociali delle aree in cui era sorta la prima </hi><hi rend="italic">familia</hi><hi rend="CharOverride-1"> gualbertiana poteva essere scelto per guidare le sorti della medesima. Non è neppure da escludere che Atto provenisse da quella media aristocrazia di contado che forse aveva annoverato lo stesso Giovanni Gualberto</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-117">10</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’ascesa del monaco dovette essere in qualche modo favorita, o comunque ben accolta, dai rappresentanti del governo municipale fiorentino, ossia da quelle istituzioni che, sulla scorta</hi><hi rend="CharOverride-1"> della memorialistica cittadina, possiamo ricondurre al quinquennio 1120-25, e in base alle testimonianze documentarie al 1138 (prima menzione del consolato)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-116">11</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. La più antica data sicura relativa ad Atto è, infatti, quella del 1125</hi><hi rend="CharOverride-1">, e si inserisce nel contesto della guerra che i fiorentini condussero contro la vicina Fiesole a partire dai tre anni precedenti per far sì che l’unione dei due comitati, fiorentino e fiesolano, sancita fin dal IX secolo, acquisisse un più concreto significato politico</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-115">12</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. In quell’anno l’abate di Vallombrosa inviò per conto dei fiorentini un’epistola, che non escludiamo possa essere stata accompagnata da una legazione personale, a papa Onorio II (eletto nel 1124)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-114">13</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Scopo della missiva era implorare clemenza per i cittadini, i quali rischiavano una sanzione canonica del pontefice a seguito della distruzione di Fiesole allora perpetrata</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-113">14</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. La guerra era stata combattuta in parallelo alla progressiva espoliazione di alcune prerogative episcopali e contro il ceto signorile che controllava molte aree rurali, dai cui ranghi proveniva il controverso vescovo Goffredo degli Alberti (1083 ca.-1142)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-112">15</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="CharOverride-1"> La mitigazione della censura apostolica rivestiva un’importanza di primo piano per il giovane governo gigliato, profondamente legato, per la definizione stessa della sua identità istituzionale, alla giurisdizione ecclesiastica e al patronato sulle devozioni locali</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-111">16</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">; tanto più in un periodo come quello in esame, durante il quale, forse proprio per celebrare la vittoria contro la vicina arce nemica, si stava avviando la completa riedificazione del battistero di San Giovanni sotto l’egida, appunto, del primo governo municipale</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-110">17</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per condurre queste strategiche trattative era opportuno rivolgersi ad un prelato che già godesse di buona fama e </hi><hi rend="CharOverride-1">che potesse contare su un’adeguata esperienza. Evidentemente l’abate maggiore di Vallombrosa, in alcun modo soggetto alla giurisdizione del presule fiorentino, offriva queste garanzie. L’epistola dette, infatti, i suoi frutti</hi><hi rend="CharOverride-1"> e l’interdetto sulla città non venne scagliato. D’altro canto Atto, in quell’occasione, acquisì un’esperienza fondamentale riguardo al</hi><hi rend="CharOverride-1">le relazioni fra Chiesa e autorità laiche, e in merito alla valenza politica di alcune dinamiche religiose, che gli tornò molto utile quando divenne vescovo di Pistoia.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Lo spessore culturale e morale del personaggio è evidente dalla retorica con cui l’epistola fu costruita; una retorica che richiama e in un certo senso sembra anticipare, evidenziandone il profondo legame con la cultura monastica, le modalità espressive delle</hi><hi rend="italic"> artes dictandi </hi><hi rend="CharOverride-1">ampiamente diffuse in piena età comunale</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-109">18</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Il testo, certamente composto in prima persona dal firmatario, invoca la clemenza del papa riconoscendolo supremo arbitro della salvezza dei cittadini, senza dubbio colpevoli di azioni ingiuste e riprovevoli. Egli vuol ricordare, a loro favore, che costoro erano stati i principali difensori del suo Ordine </hi><hi rend="CharOverride-1">e dei suoi monasteri dalle angherie di non meglio precisati nemici, che possiamo identificare con l’aristocrazia del territorio e coi fiesolani stessi (</hi><hi rend="italic">ipsorum beneficiis substentamur multorum pro injuriis illorum manibus </hi><hi rend="italic">liberamur</hi><hi rend="CharOverride-1">); fatti dei quali il santo padre era già a conoscenza perché riferitigli dal vescovo di Modena.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Evocando implicitamente l’agiografia vallombrosana delle origini e l’assalto portato a Giovanni Gualberto nel chiostro di San Salvi dagli sgherri del marchese di Tuscia e del corrotto presule Pietro Mezzabarba</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-108">19</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, Atto non si perita a sottolineare come i loro persecutori avessero attentato alla vita stessa dei monaci. Pertanto aggiungeva che i suoi confratelli non intend</hi><hi rend="CharOverride-1">evano abbandonare il popolo a loro vicino. Come aveva fatto Giovanni intervenendo alla prova del fuoco di Settimo (questo appare un altro sotteso, ma chiaro riferimento)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-107">20</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, anche i suoi figli spirituali volevano venire incontro a </hi><hi rend="CharOverride-1">tali fedeli, certamente responsabili della distruzione di Fiesole, ma ora umilmente pentiti. Ponendosi, infine, come ineludibile mediatore invocante la clemenza verso i </hi><hi rend="italic">cives</hi><hi rend="CharOverride-1"> (</hi><hi rend="italic">recolentes </hi><hi rend="italic">integram fidem, et devotionem, quam erga Sedem Apostolicam nostri majores hactenus servavere</hi><hi rend="CharOverride-1">), </hi><hi rend="CharOverride-1">Atto precisava che non tutti i fiorentini avevano partecipato ai fatti d’arme, ma che vi erano donne e uomini innocenti non meritevoli di punizione (</hi><hi rend="italic">sunt etiam inter eos </hi><hi rend="italic">utriusque sexus, et ordinis plurimi, quorum nec actu, nec voluntate contigit Faesulanae destructio</hi><hi rend="CharOverride-1">). </hi><hi rend="CharOverride-1">La censura minacciata, come si evince da questa precisazione, era stata senz’altro quella dell’interdetto.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Viene da chiedersi, a questo punto,</hi><hi rend="CharOverride-1"> dove il nostro personaggio avesse acquisito tale facondia e le referenze utili a farne un interlocutore privilegiato delle autorità urbane e del papato. Dobbiamo ricordare, al riguardo, che i Vallombrosani già godevano da tempo di ottima reputazione presso la Sede apostolica. </hi><hi rend="CharOverride-1">Figure come i cardinali Pietro Igneo (ca. 1020-89), protagonista della ‘prova del fuoco’ di Settimo (1068), Bernardo detto degli Uberti († 1133) e Pietro forse abate del monastero di San Marco a Piacenza († ca. 1130) avevano svolto o stavano svolgendo il compito di legati e vicari pontifici</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-106">21</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. D’altro canto il nascente comune fiorentino aveva interesse, e lo avrà ancora nei secoli successivi, a servirsi degli abati vallombrosani come propri oratori e rappresentanti, soprattutto a Roma, dato che il privilegio concesso all’Ordine nel 1090 da Urbano II autorizzava i suoi membri a scegliere il vescovo per il crisma, l’olio santo, le consacrazioni e le ordinazioni, purché questo ministro fosse in comunione con la Chiesa romana, esentandoli</hi><hi rend="CharOverride-1"> dall’autorità dei loro ordinari diocesani. Inoltre i presuli non potevano lanciare contro questi contemplativi scomuniche o altre sanzioni canoniche</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-105">22</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Tuttavia, tornando ad Atto, dovevano esserci ulteriori motivazioni per la stima da lui goduta; motivazioni connesse alla sua formazione e alla sua personalità, molto probabilmente forgiate, come sottolinea</hi><hi rend="CharOverride-1"> Lucia Gai, dalla vicinanza all’abate maggiore Bernardo detto degli Uberti, guida del nascente Ordine vallombrosano (almeno dal 1092-93), cardinale dal 1099, vicario pontificio e dal 1106, per volontà di Matilde di Canossa,</hi><hi rend="CharOverride-1"> vescovo di Parma. Bernardo fu, infatti, colui che traghettò il movimento gualbertiano verso la piena approvazione pontificia, facendone il campione dell’obbedienza romana soprattutto nell’Italia settentrionale</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-104">23</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Come superiore generale egli aveva unito prestigio politico e fama di santità, offrendo un modello al quale certamente Atto </hi><hi rend="CharOverride-1">dovette guardare</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-103">24</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Non è, del resto, senza significato che quest’ultimo, così come fu biografo di Giovanni Gualberto, pare lo sia stato, stando almeno alla tradizione vallombrosana d’età moderna</hi><hi rend="CharOverride-1">, anche di Bernardo (</hi><hi rend="italic">Vita secunda</hi><hi rend="CharOverride-1">)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-102">25</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, del quale approfondì, diversamente dagli altri autori di testi dedicati al porporato fiorentino, il periodo vissuto al vertice del</hi><hi rend="CharOverride-1"> movimento vallombrosano</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-101">26</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Il quadro offerto dal testo attribuito ad Atto risulta molto più ampio, equilibrato e meditato rispetto alla cosiddetta </hi><hi rend="italic">Vita prima</hi><hi rend="CharOverride-1"> del vescovo parmense, ed appare frutto – come ha sottolineato Antonella</hi><hi rend="CharOverride-1"> Degl’Innocenti – di un autore esperto che ben conosceva le tecniche agiografiche</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-100">27</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Non è neppure da escludere che Atto sia stato professo a San Salvi, primo chiostro guidato da Bernardo (intorno al 1091), e che qui abbia emesso i suoi voti solenni</hi><hi rend="CharOverride-1">, ricevendo anche la prima formazione. Tale cenobio, teatro di uno degli episodi fondativi della vita di Giovanni Gualberto, durante il primo decennio del XII secolo era senza dubbio uno dei più rilevanti istituti dell’Ordine in quanto monastero prossimo a Firenze e residenza dell’abate Rustico, successore di Rodolfo erede designato di Giovanni stesso</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-099">28</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Per ragioni logistiche esso ospitava di frequente</hi><hi rend="CharOverride-1"> i </hi><hi rend="italic">conventus abbatum</hi><hi rend="CharOverride-1"> che riunivano i superiori dell’Ordine (in particolare qui si svolsero le prime quattro assemblee a partire dalla fine del</hi><hi rend="CharOverride-1"> secolo XI, strategiche per la definizione della</hi><hi rend="italic"> congregatio</hi><hi rend="CharOverride-1">). Il consesso regolare possedeva, inoltre, un patrimonio fondiario paragonabile a quello della casa madre, e conservava una vivida memoria del suo antico superiore, la cui famiglia lo aveva dotato di importanti appannaggi</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-098">29</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. L’azione di Bernardo, come monaco e come abate, vi era stata talmente incisiva</hi><hi rend="CharOverride-1"> che il suo primo biografo, forse parmense, al quale l’autore della </hi><hi rend="italic">Vita</hi><hi rend="CharOverride-1"> ricondotta ad Atto certamente si ispirò, dichiarava di averne ripercorso la vicenda su richiesta del superiore e della comunità di questo chiostro</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-097">30</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Che i fiorentini avessero ravvisato nel futuro pastore pistoiese un personaggio di spicco nell’ambito dell’obbedienza </hi><hi rend="CharOverride-1">gualbertiana, e non solo, lo suggerisce a mio avviso proprio il fatto che costoro, pur essendo in conflitto coi fiesolani da alcuni anni, abbiano in certo qual modo atteso la sua nomina alla guida dell’Ordine per inviare la supplica al papa, evitando di affidare la delicata missione diplomatica al suo predecessore, ossia il poco documentato e tutto sommato evanescente Adimaro o Almario</hi><hi rend="CharOverride-1"> (documentato dal 1114 al 1124), sul quale forse non riponevano la stessa fiducia</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-096">31</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Fra 1124 e ’25 Atto, interessato a pacificare da una posizione di forza e di prestigio per la sua famiglia regolare la diocesi fiesolana, all’interno della quale sorgeva Vallombrosa, accettò il delicato incarico che, qualora sia stato affiancato da una missione </hi><hi rend="italic">ad Limina Petri</hi><hi rend="CharOverride-1">, conferendo al prelato la funzione di ‘procuratore’ (cioè di colui che recava documentazione scritta)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-095">32</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, potrebbe aver consentito all’abate maggiore di incontrare Gregorio detto in seguito dei Papareschi, allora arcidiacono della Chiesa romana e futuro papa Innocenzo II, col quale avrebbe istituito un sodalizio lungo e prezioso</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-094">33</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p></div><div><head><hi>2. Atto legislatore dell’Ordine vallombrosano</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Una non abbondante ma significativa documentazione costituita da privilegi apostolici,</hi><hi rend="CharOverride-1"> testi agiografici, dettati costituzionali e carte private testimonia l’impegno dell’abate maggiore per il consolidamento della </hi><hi rend="italic">congregatio</hi><hi rend="CharOverride-1"> vallombrosana. </hi><hi rend="CharOverride-1">In questo senso l’opera di Atto si inserì in un contesto, ben delineato da Grado Giovanni Merlo, nel quale al periodo riformatore caratterizzato da una pluralità di sperimentazioni religiose di cui i Gualbertiani avevano costituito un vertice indiscusso fece seguito, a partire dai primi decenni del secolo XII, la precisa volontà di inquadramento istituzionale </hi><hi rend="CharOverride-1">da parte del papato e della gerarchia ecclesiastica. Ciò comportò una progressiva normalizzazione delle strutture di governo e la compiuta definizione delle pratiche rituali, con regole sancite in specifici testi normativi</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-093">34</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’azione di Atto in tal senso può essere ricondotta a due ambiti principali: </hi><hi rend="CharOverride-1">il primo è la ridefinizione su base agiografica dell’identità congregazionale, accompagnata dalla fissazione della </hi><hi rend="italic">forma vitae</hi><hi rend="CharOverride-1"> collettiva a suo tempo derivata dalla tradizione cluniacense</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-092">35</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> e riproposta come volontà del padre fondatore</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-091">36</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Il secondo si identifica con i deliberati costituzionali prodotti in occasione dei </hi><hi rend="italic">conventus</hi><hi rend="italic"> abbatum</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per quanto riguarda i </hi><hi rend="italic">ritus</hi><hi rend="CharOverride-1"> e gli </hi><hi rend="italic">instituta</hi><hi rend="CharOverride-1">, ossia i testi che integravano e, più o meno direttamente, commentavano la regola di san Benedetto enunciando le pratiche più importanti di ogni </hi><hi rend="italic">societas</hi><hi rend="CharOverride-1"> regolare</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-090">37</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, quest</hi><hi rend="CharOverride-1">i presentavano, a Vallombrosa e nelle case congregate così come in altre accolite benedettine, una connotazione liturgica e, in senso più ampio, organizzativa</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-089">38</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. La loro prima</hi><hi rend="CharOverride-1"> raccolta era stata compiuta quasi certamente da Bernardo degli Uberti</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-088">39</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Con l’ausilio della testimonianza agiografica offerta da Andrea di Strumi (anteriore al 1090), egli aveva</hi><hi rend="CharOverride-1"> codificato gli usi che i suoi confratelli praticavano sin dall’epoca di Giovanni Gualberto, consegnandoli in tal modo alla tradizione scritta</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-087">40</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Da tali testi traeva ispirazione e legittimazione la</hi><hi rend="italic"> consuetudo</hi><hi rend="CharOverride-1"> che a Vallombrosa interpretava il dettato della Regola in forma per così dire ‘ospitaliera’ e assistenziale (questo era il significato prevalente che presso i monaci grigi assumeva il termine </hi><hi rend="italic">caritas</hi><hi rend="CharOverride-1">)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-086">41</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, recependo l’interpretazione del testo benedettino alla luce dell’</hi><hi rend="italic">Expositio</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Ildemaro di Corbie</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-085">42</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">; laddove, ad esempio, nella famiglia cistercense avrebbe avuto maggior seguito il commento alla Regola di Smaragdo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-084">43</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. A questo patrimonio Atto aggiunse una complessa opera </hi><hi rend="CharOverride-1">che possiamo definire di conferma e rifondazione. Infatti, pur rispettando e accogliendo il valore esemplare del primo racconto agiografico, riscrisse, intorno al terzo decennio del XII secolo, la </hi><hi rend="italic">Vita</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Giovanni Gualberto con poche aggiunte e significative omissioni a suo tempo sottolineate dalla storiografia, come l’eliminazione del passo relativo alla presunta </hi><hi rend="italic">iniuria</hi><hi rend="CharOverride-1"> patita da Giovanni a Camaldoli, o di quello concernente il divieto di ricevere chiese in cura d’anime</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-083">44</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Con questa redazione il nuovo superiore non intendeva solo dare una versione dei fatti più consona alle mutate esigenze dell’Ordine, ma </hi><hi rend="CharOverride-1">anche provvedere una narrazione ‘ufficiale’ da far conoscere e diffondere, insieme alle </hi><hi rend="italic">consuetudines</hi><hi rend="CharOverride-1"> fissate da Bernardo e agli atti dei primi ‘capitoli generali’, presso tutte le fondazioni obbedienti al </hi><hi rend="italic">vinculum </hi><hi rend="italic">caritatis</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-082">45</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. A tale proposito non concordo con la proposta interpretativa avanzata da Nicolangelo D’Acunto, il quale vede nell’agiografia di Andrea di Strumi un testo volto all’uniformazione del movimento vallombrosano in senso benedettino e conferisce in prima istanza a questa stesura un</hi><hi rend="CharOverride-1"> intento normalizzatore del movimento vallombrosano durante un periodo di tensioni con papa Urbano II</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-081">46</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Infatti, pur non disconoscendo la funzione legittimante della prima biografia, ritengo che la definizione in senso cenobitico del piccolo nucleo di religiosi fuggiti da San Miniato al Monte di Firenze </hi><hi rend="CharOverride-1">già caratterizzasse il loro primo insediamento nella </hi><hi rend="italic">Vallis Ymbrosa</hi><hi rend="CharOverride-1"> sulle pendici del Pratomagno (1037 circa). Qui, infatti, Giovanni aveva accolto, pur con riluttanza, i titoli di abate e di archimandrita (quindi di guida non del solo monastero di Vallombrosa, ma anche degli altri che avevano seguito</hi><hi rend="CharOverride-1"> i suoi principi riformatori), privilegiando da subito la vita comune e il rispetto letterale della Regola (</hi><hi rend="italic">eius fervor nonnisi in cenobitali vita erat</hi><hi rend="CharOverride-1">)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-080">47</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Il primo biografo si limitò a testimoniare questa scelta</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-079">48</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, mostrando come l’azione del fondatore fosse stata diretta a combattere la corruzione del clero e le pratiche simoniache, non a marginalizzare la dimensione comunitaria e l’obbedienza ai dettami del padre di Norcia, che Giovanni aveva giurato entrando nel chiostro di San Miniato</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-078">49</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Pertanto, la </hi><hi rend="italic">Vita</hi><hi rend="CharOverride-1"> de</hi><hi rend="CharOverride-1">l medesimo destinata ad assumere un valore diverso da quello del semplice ricordo e una funzione più cogente di quella meramente esemplare, facendosi strumento per veicolare i precetti del maestro, fu quella scritta da</hi><hi rend="CharOverride-1"> Atto; il cui lavoro travalicò la fazionaria e ‘patarinica’ presentazione di Andrea (tramandata peraltro da due soli esemplari finora noti) e divenne la biografia ‘ufficiale’ del primo istitutore,</hi><hi rend="CharOverride-1"> esemplata e diffusa nelle fondazioni dell’Ordine</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-077">50</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Una conferma indiretta del ruolo svolto da Atto come agiografo ci viene, del resto, dalla tarda tradizione che attribuiva a lui la scrittura sia, come abbiamo visto, di una </hi><hi rend="italic">Vita</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Bernardo degli Uberti, sia di quella, totalmente anacronistica, della beata Verdiana da Castelfiorentino († 1242), in considerazione proprio della funzione legittimante che egli aveva acquisito quale narratore della santità vallombrosana</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-076">51</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Per questo stesso motivo quando, nella prima metà del Quattrocento, Antonino Pierozzi arcivescovo di Firenze (1389-1459) volle tracciare una sua vita del primo padre vallombrosano lo fece riassumendo il dettato di Atto da Pistoia</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-075">52</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’altro ambito di intervento del nostro fu quello propriamente normativo, espresso dai deliberati dei </hi><hi rend="italic">conventus abbatum</hi><hi rend="CharOverride-1"> che egli convocò durante il suo generalato. Di questi resta traccia documentaria per le assemblee del 1127, 1128 e 1129</hi><hi rend="CharOverride-1">, ma dal testo delle prime costituzioni sappiamo che un’assise si era tenuta anche nel 1126</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-074">53</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Si tratta di incontri che si succedettero con una frequenza superiore rispetto agli anni di governo di Bernardo, e che vanno forse connessi all’applicazione dei dettami conciliari del Lateranense I indetto da Callisto II nel 1123, che era tornato su questioni tradizionalmente care ai Vallombrosani, come la compravendita delle dignità ecclesiastiche</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-073">54</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Se poi si considera l’opera del suo successore Gualdo, estesa fino al</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1147, che fu in certa misura condotta sotto l’egida di Atto ormai vescovo pistoiese, si evidenzia una notevole continuità di riforme che mostrano la perdurante vitalità dell’Ordine</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-072">55</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel corso di questi ‘capitoli generali’ furono prese decisioni importanti per la vita della congregazione. Ad esempio nell’incontro del 1127, riunito presso Sant’Angelo di Pistoia alla presenza del locale presule Ildebrando</hi><hi rend="CharOverride-1">, fu stabilito che, in spirito di mutua carità, l’abate maggiore potesse richiedere la presenza dei confratelli in case diverse da quelle di professione. Nella stessa occasione si fornirono ulteriori precetti circa l’abito dei religiosi, e si tornò a perseguire il </hi><hi rend="italic">vitium peculiaritatis</hi><hi rend="CharOverride-1">, ossia l’acquisizione di beni privati da parte dei monaci, divieto già disposto dal padre fondatore e riferito dai suoi biografi. L’assemblea proibì le attività ludiche, e </hi><hi rend="CharOverride-1">stabilì la prassi liturgica di accompagnare la dipartita degli abati confratelli. Questa doveva essere annunciata tramite l’invio di </hi><hi rend="italic">brevicula mortuorum</hi><hi rend="CharOverride-1"> che avrebbero accentuato il senso di appartenenza ad un’unica e compartecipe comunità conventuale</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-071">56</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il</hi><hi rend="CharOverride-1"> capitolo convocato l’anno successivo a Grignano di Prato, oltre a ribadire molti precetti del precedente, contiene una norma contro la sodomia ed una volta a reprimere la ribellione agli abati.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Gli atti dedicano ampio spazio alla prima compiuta enunciazione di compiti e privilegi dei fratelli conversi, figure di primo piano nell’obbedienza vallombrosana</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-070">57</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. I nuovi precetti estesero a costoro, così come a tutti gli altri religiosi, la memoria in occasione della</hi><hi rend="CharOverride-1"> scomparsa, e dettagliarono le modalità della loro sepoltura</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-069">58</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">I deliberati degli anni di Atto gettarono anche le basi per l’evoluzione dei doveri e delle prerogative dell’abate maggiore, a partire dalla richiesta della sua autorizzazione per lo svolgimento di molte attività, fra cui il trasferimento </hi><hi rend="CharOverride-1">dei confratelli da una sede all’altra. A partire da queste riunioni, quello che fino al 1134 fu semplicemente indicato come </hi><hi rend="italic">abbas maior</hi><hi rend="CharOverride-1"> si preparò a divenire </hi><hi rend="italic">abbas Vallimbrosanus</hi><hi rend="CharOverride-1"> o </hi><hi rend="italic">Vallisumbrose</hi><hi rend="CharOverride-1"> per antonomasia, ossia non più solo colui col quale i superiori locali si relazionavano, bensì il supremo e riconosciuto rappresentante dell’Ordine</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-068">59</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’opera di Atto </hi><hi rend="CharOverride-1">dovette essere apprezzata da papa Innocenzo II, che nel 1130, subito dopo la sua elezione, inviò alla famiglia gualbertiana la conferma dei privilegi goduti, fra cui l’acquisizione delle decime sulle loro terre, completando il processo di affrancamento dall’autorità degli ordinari diocesani</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-067">60</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Questa missiva fu seguita da un’altra lettera del settembre 1133 </hi><hi rend="CharOverride-1">che affidava alla congregazione il monastero gardesano di </hi><hi rend="italic">Turris Trintina</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-066">61</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, mostrando una particolare predilezione del pontefice per questa obbedienza regolare rimasta a lui fedele negli anni dello scisma di Anacleto II.</hi></p></div><div><head><hi>3. Atto e l’espansione dell’Ordine vallombrosano fino al 1133</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Venendo all’azione compiuta da Atto per l’espansione territoriale dell’Ordine, occorre sottolineare in via preliminare che </hi><hi rend="CharOverride-1">la storiografia relativa alle origini dei Vallombrosani ha attribuito la loro diffusione in area padana sia ai precoci contatti stabiliti dal fondatore Giovanni Gualberto coi principali esponenti della Pataria milanese, sia all’opera di Bernardo, legato apostolico in Lombardia per volontà dei papi Urbano II e Pasquale II</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-065">62</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Se questo appare un dato incontrovertibile, alla luce di indagini condotte soprattutto a partire</hi><hi rend="CharOverride-1"> dagli anni Novanta del Novecento è stato osservato che l’effettivo consolidamento degli insediamenti vallombrosani fuori dalle diocesi di Fiesole, Firenze e Pistoia (e in molti casi anche l’origine dei medesimi) deve essere collocata fra gli anni Venti e i </hi><hi rend="CharOverride-1">primi Cinquanta del secolo XII, ossia durante la vita di Atto, che continuò a proteggere la sua </hi><hi rend="italic">familia</hi><hi rend="CharOverride-1"> regolare anche dopo l’elezione a vescovo di Pistoia. Prima del 1125</hi><hi rend="CharOverride-1">, infatti, i monasteri riuniti nell’obbedienza gualbertiana erano meno di una trentina, di cui solo sei in area padana (privilegio di Pasquale II del 1115). L’analogo documento concesso da Anastasio IV nel 1153 menziona</hi><hi rend="CharOverride-1">va oltre cinquanta fondazioni, di cui venticinque al di fuori dalla regione originaria, presenti non solo in ‘Lombardia’, ma anche in Umbria e in Sardegna</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-064">63</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Tale ‘successo’ è del resto attestato dall’interessante componimento poetico (</hi><hi rend="italic">rythmus</hi><hi rend="CharOverride-1">) di </hi><hi rend="CharOverride-1">Maginfredo abate di Astino, composto tra 1140 e 1150 e conservato in copia d’età moderna</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-063">64</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, che enumera, appunto, alcuni dei più antichi chiostri vallombrosani esterni al Centro Italia ed evidenzia la rapida affermazione dell’Ordine in un contesto evidentemente favorevole</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-062">65</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La domanda che sorge spontanea è, quindi, su quali basi Atto poté realizzare questa missione nel corso di anni che videro la Chiesa divisa fra l’obbedienza a due pontefici, la crescita esponenziale di altri </hi><hi rend="CharOverride-1">Ordini religiosi, </hi><hi rend="italic">in primis</hi><hi rend="CharOverride-1"> quello cistercense, il permanere dei secolari attriti fra autorità imperiale e pontificia, nonché l’affermazione delle prime istituzioni comunali e le conseguenti criticità connesse alle relazioni tra i fedeli laici e i loro pastori? </hi><hi rend="CharOverride-1">Il primo elemento da sottolineare è senza dubbio la già ricordata vicinanza di Atto a papa Innocenzo II. Questi, a causa dei conflitti interni all’aristocrazia romana, dovette fronteggiare fin dalla sua elezione la rivalità del casato dei Pierleoni e il loro ‘antipapa’ designato contro di lui, il quale prese il nome di Anacleto II (scisma del 1130-38).</hi><hi rend="CharOverride-1"> Ligio al ruolo che i Vallombrosani avevano assunto come fedeli difensori del primato romano e del pontefice legittimamente eletto, Atto si schierò con Innocenzo, per alcuni anni residente a Pisa. In tal senso mostrò una notevole lungimiranza politica, scegliendo il personaggio che aveva l’appoggio di illustri figure,</hi><hi rend="CharOverride-1"> come Bernardo di Clairvaux, e di quasi tutti i potentati europei, con la significativa eccezione dell’Italia meridionale (Ruggero II era stato incoronato da Anacleto), un’area nella quale, forse non a caso, non vi erano interessi di crescita da parte dell’obbedienza gualbertiana</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-061">66</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Come è stato in più occasioni </hi><hi rend="CharOverride-1">rilevato dalla memorialistica e dalla storiografia pistoiesi, e come viene ampiamente precisato in molti dei contributi raccolti nel presente volume, questa alleanza giocò a favore di Atto, divenuto nel 1133 vescovo di Pistoia, soprattutto nella questione del contrasto col comune cittadino e per l’acquisizione dell’importante reliquia iacobea</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-060">67</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Tuttavia, fin dagli anni Venti essa fu di grande aiuto anche alla crescita e al rafforzamento della presenza vallombrosana a nord dell’Appennino settentrionale, e non solo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un altro dato che emerge dall’analisi dei vari contesti in cui l’abate maggiore andò ad operare è la sua notevole capacità di relazionarsi coi ceti eminenti cittadini e rurali</hi><hi rend="CharOverride-1">, pronti a favorire l’insediamento di un Ordine religioso che si connotava per una ormai comprovata obbedienza romana, una collaudata attività ospitaliera lungo le principali arterie stradali ed una riconosciuta fama di santità connessa al ricordo dei suoi primi esponenti. A questo proposito possiamo fare alcuni esempi a mio avviso illuminanti, presentandoli grosso modo in ordine cronologico e sulla base della loro distribuzione territoriale. Prendendo le mosse dalla Tuscia, vediamo che già agli inizi del suo mandato</hi><hi rend="CharOverride-1"> generalizio, grazie anche all’appoggio del marchese Corrado detto di Scheyern (al potere circa dal 1119 al 1129)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-059">68</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, Atto acquisì le fondazioni di Santa Maria di Vigesimo </hi><hi rend="CharOverride-1">in diocesi di Firenze e di San Michele a Poggio San Donato in Siena (quest’ultima affiliata in via definitiva negli anni Trenta attraverso l’obbedienza al monastero di Passignano in Chianti)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-058">69</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Appare evidente come la protezione di Matilde di Canossa e dei suoi successori avesse lasciato frutti maturi per i monaci grigi; frutti di cui Atto seppe approfittare per estendere </hi><hi rend="CharOverride-1">il suo Ordine in varie direzioni.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Sempre all’inizio degli anni Venti, forse ancor prima di essere eletto superiore, Atto stabilì alcuni contatti, documentati dal secolo XVI</hi><hi rend="CharOverride-1">, con Litifredo vescovo di Novara (1123-51), filoromano e antiscismatico, fedele a Innocenzo II, promotore della vita comune del clero e intenzionato a rafforzare la parte del clero locale che era in comunione con Roma; parte allora indebolita dal conflitto fra il capitolo della cattedrale e quello della prestigiosa e potente canonica di San Gaudenzio. Da questi contatti derivò, con buona probabilità fra 1124 e 1125, il monastero di San Bartolomeo, che nella società novarese dei secoli successivi venne spesso denominato semplicemente ‘Vallombrosa’</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-057">70</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Durante gli stessi decenni si affermò una comunità gualbertiana a Bergamo. Si trattava del chiostro del Santo Sepolcro in Astino, sorto</hi><hi rend="CharOverride-1"> forse all’inizio del XII secolo grazie all’azione congiunta dell’aristocrazia locale (famiglia da Mozzo) e di alcuni membri della schiatta comitale dei Gisalbertingi (signori rurali), cui in seguito si affiancarono – in parziale analogia con ciò che era avvenuto per i monasteri toscani – esponenti del ceto medio e consolare cittadino, quali i Suardi e i Colleoni, nonché piccoli proprietari fondiari ed altre figure di benefattori. L’attività svolta da tali personaggi andò di concerto con la protezione della curia episcopale, rappresentata in particolare dal vescovo Ambrogio III da Mozzo (1111-33), che non solo fece elargizioni in favore dell’istituto, ma affiancò la sua benevolenza a quella del comune bergamasco, a partire dalla donazione del 1117 che costituisce la più antica attestazione del consolato in questa città</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-056">71</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Anche nel centro lombardo i buoni rapporti stabiliti con l’episcopato locale e con alcune famiglie eminenti assicurarono ai monaci grigi, fra anni Venti e Trenta del secolo, il possesso di un chiostro importante, che in seguito diverrà il più significativo a nord della catena appenninica</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-055">72</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Passando ad altre aree del quadro italico, sappiamo che nel 1127 Atto ricevette dal capitolo della basilica primaziale pisana la chiesa di San Michele di </hi><hi rend="CharOverride-1">Plaiano nel giudicato sardo di Torres, guadagnando alla propria obbedienza (sia pure condivisa per un certo periodo col capitolo stesso) un sito forse in precedenza destinato ai Camaldolesi</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-054">73</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Le modalità di questa acquisizione, che ho approfondito in altra sede</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-053">74</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, evidenziano come Atto abbia saputo giocare le sue carte da un lato a Pisa, dove i Vallombrosani erano stanziati nella chiesa di San Paolo a Ripa d’Arno, lucrando un crescente prestigio a scapito dei confratelli camaldolesi proprio nel periodo in cui Baldovino, arcivescovo della città tirrenica, otteneva da Innocenzo II la conferma della legazia apostolica in Sardegna e la primazia sulla diocesi di Torres (1138); dall’altro nei rapporti intessuti col pio giudice Gonario I (per tradizione II),</hi><hi rend="CharOverride-1"> sovrano di questo regno dal 1127 al 1153 ca. Costui, infatti, aveva trascorso tre anni della sua giovinezza a Pisa legandosi alla famiglia degli Embriaci e ben conosceva i religiosi riformatori della Tuscia</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-052">75</ref></hi></hi><hi rend="notes_number CharOverride-1">.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Non è escluso che il sovrano abbia ritenuto </hi><hi rend="CharOverride-1">opportuno affiancare agli eremiti originari del Casentino, già presenti sul suo territorio (basti menzionare la celebre basilica di Saccargia)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-051">76</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, una nuova famiglia regolare altrettanto nota e stimata per la sua attività di accoglienza verso pellegrini e viaggiatori</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-050">77</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">; perseguendo la stessa politica che lo portò a favorire i primi insediamenti cistercensi</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-049">78</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Su questa base Atto promosse la successiva fondazione di un altro chiostro nel Logudoro, quello dedicato a San Michele di Salven</hi><hi rend="CharOverride-1">nor, intorno al 1139</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-048">79</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. L’appoggio del papato era servito per portare i monaci grigi sull’isola. Quello del giudice più vicino ai pisani aveva consentito ad Atto di radicare tale presenza, affrontando con maggior sicurezza i conflitti col clero secolare e regolare di questi luoghi che le clausole dei privilegi concessi ai nuovi </hi><hi rend="CharOverride-1">monaci avrebbero di lì a poco inevitabilmente generato</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-047">80</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Grazie ad una notevole lungimiranza, Atto riuscì ad inserire i propri religiosi in quella invasione delle diverse osservanze benedettine </hi><hi rend="CharOverride-1">– </hi><hi rend="CharOverride-1">riprendendo un’efficace formula di Bruno Anatra</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-046">81</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> – </hi><hi rend="CharOverride-1">che caratterizzò la Sardegna a partire dal pontificato di Gregorio VII, allorché vari rami del ceppo monastico occidentale si mossero su istanza della Sede Apostolica per contribuire allo sradicamento del precedente rito greco e alla disciplina ecclesiastica dei poteri laici locali</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-045">82</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Tornando </hi><hi rend="CharOverride-1">alla penisola, uno dei portati più significativi del generalato di Atto è, come abbiamo detto, il rafforzamento del suo Ordine in area ‘lombarda’. Risale, a mio avviso, agli anni Venti il varo definitivo della comunità insediata nel monastero della Santissima Trinità di Verona, ospitante i Vallombrosani forse da prima del 1114. Per l’edificazione di tale chiostro fu, infatti, determinante </hi><hi rend="CharOverride-1">l’ausilio concesso dal locale presule Bernardo, di quasi certa origine bresciana, la cui attività è ben documentata per gli anni 1121-35. Questi era un noto esponente del partito riformatore e un comprovato fedele di Innocenzo II, e solo la sua influenza poteva consentire il radicamento di un Ordine filoromano in una città di tradizionale ascendenza imperiale</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-044">83</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. La presenza vallombrosana a Verona va a mio avviso collegata alla concessione innocenziana del già richiamato chiostro gardesano di San Vigilio in località </hi><hi rend="italic">Curtis Trintina</hi><hi rend="CharOverride-1">, confermato ad Atto del 1133 come tappa della penetrazione dei suoi religiosi in area veneta a partire dal monastero dei Santi Gervasio e Protasio di Brescia</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-043">84</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Durante lo stesso periodo la </hi><hi rend="italic">congregatio</hi><hi rend="CharOverride-1"> proseguiva il radicamento in area pavese, confermando il possesso del monastero dedicato al Santo Sepolcro (poi San Lanfranco), legato ai Vallombrosani forse dal 1115 come dipendenza di San Marco (poi San Benedetto) a Piacenza, e incamerando gli istituti di </hi><hi rend="CharOverride-1">San Carpoforo a riva d’Adda (presso Vaprio, fine degli anni Venti), e Santa Cristina in Corteolona (forse fra anni Venti e Trenta)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-042">85</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Occorre anche tener presente che molte fondazioni del Nord Italia divenute vallombrosane fra XI e XII secolo presentano documentazione sicura</hi><hi rend="CharOverride-1"> ed eloquente solo a partire dagli anni del generalato di Atto, come ad esempio i Santi Gervasio e Protasio di Brescia (prima metà del secolo) o San Lanfranco di Pavia (dal 1123)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-041">86</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Risale a prima del 1130 la fondazione del monastero di San Barnaba al Gratosoglio nel suburbio meridionale di Milano (se ne trae conferma dal </hi><hi rend="italic">rythmus</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Maginfredo di Astino), resa possibile dal rapporto dei V</hi><hi rend="CharOverride-1">allombrosani con alcuni ceti eminenti locali che la documentazione superstite segnala come primi benefattori (basti richiamare la </hi><hi rend="italic">donatio post obitum</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Ariprando e Gisla redatta nel settembre 1130 che attesta una comunità già formata), e poi con l’arcivescovo Robaldo (1135-45)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-040">87</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Riguardo a questo istituto possiamo aggiungere alcune considerazioni. Si è a lungo discusso in sede storiografica su chi fossero quei rudi religiosi (</hi><hi rend="italic">quam plures, pure induti rudi et inculta lana et</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic">rasi insolita rasura</hi><hi rend="CharOverride-1">) che il cronista Landolfo di San Paolo, riferendo i fatti occorsi a Milano fra 1134 e 1135, dichiara essere stati presenti in città al pubblico giudizio pronunciato dai vescovi suffraganei sull’operato del metropolita Anselmo della Pusterla (tale all’incirca dal 1126 al ’35), accusato dall’arciprete dei decumani di eresia, spergiuro e sacrilegio. Il prelato – continua Landolfo – vedendo che quei personaggi venivano accolti dai fedeli </hi><hi rend="italic">quasi si forent angeli de celis</hi><hi rend="CharOverride-1">, li apostrofò con protervia quali </hi><hi rend="italic">cum illis capis </hi><hi rend="italic">albis et grisiis, heretici</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-039">88</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Il clima in cui si inserivano gli eventi narrati era quello delle tensioni politiche ed ecclesiologiche connesse in primo luogo allo scontro tra le due fazioni in cui si divideva all’epoca la Chiesa ambrosiana, una delle quali era favorevole alla tutela delle prerogative e delle tradizioni locali, mentre l’altra si riconosceva nell’obbedienza romana. Ricordiamo qui che il passo, forse volutamente poco chiaro di Landolfo è stato interpretato come un’allusione ai monaci cistercensi (</hi><hi rend="italic">albi</hi><hi rend="CharOverride-1">). Confermerebbero questa ipotesi il passaggio da Milano di Bernardo negli anni Trenta e la precoce presenza di insediamenti dei suoi confratelli nei dintorni della città. Occorre però sottolineare anche il riferimento che</hi><hi rend="CharOverride-1"> il cronista fa ai non meglio precisati </hi><hi rend="italic">grisi</hi><hi rend="CharOverride-1"> (da sempre i Vallombrosani si definivano così). Come ho già avuto occasione di sottolineare</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-038">89</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, sarei propenso ad identificare questi ultimi coi religiosi vallombrosani del Gratosoglio, che Atto</hi><hi rend="CharOverride-1"> aveva inviato a Milano durante gli anni precedenti per supportare, insieme ai confratelli cistercensi, la causa di Innocenzo in una città la quale, fino al 1134, rimase fedele al papa ‘scismatico’</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-037">90</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p></div><div><head><hi>4. L’opera di Atto per i Vallombrosani durante </hi><hi>gli anni dell’episcopato (1133-1153)</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel 1133 Atto veniva chiamato a ricoprire la dignità episcopale nella città di Pistoia</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-036">91</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Tale diocesi annoverava da tempo monasteri vallombrosani ed era stata retta da un vescovo di questa obbedienza regolare (Pietro, abate del monastero di Fucecchio, promosso al soglio da Matilde di Canossa, 1086-1105)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-035">92</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Il suo predecessore Leone (titolare dal 1067 al 1085), sul finire del suo ministero aveva guardato con favore al movimento gualbertiano, chiamandone alcuni </hi><hi rend="CharOverride-1">esponenti presso il cenobio suburbano di Forcole</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-034">93</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. La locale mensa episcopale gestiva importanti appannaggi territoriali che richiedevano un amministratore attento ed esperto</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-033">94</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. D’altro canto, la canonica della cattedrale aveva da tempo accolto la pratica della vita comune, rilanciata </hi><hi rend="CharOverride-1">dalla sinodo lateranense del 1059 come dovere precipuo delle istituzioni clericali, recependo le istanze dei movimenti riformatori</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-032">95</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Anche il profilo politico della città era in rapida evoluzione: già in un documento del 1105 (</hi><hi rend="italic">Libro Croce</hi><hi rend="CharOverride-1">) </hi><hi rend="CharOverride-1">veniva menzionata la magistratura consolare</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-031">96</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Atto, al pari di molti fra i più attivi presuli contemporanei, si trovò di fronte ad importanti responsabilità</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-030">97</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Le gravi divergenze createsi fra la curia e le autorità municipali e fra il vescovo e la pieve di Prato</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-029">98</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, questioni culminate nella crisi del 1137-38, con l’‘</hi><hi rend="CharOverride-1">assalto’ del governo cittadino ai privilegi della cattedra di San Zeno, la scomunica dei consoli e la successiva revoca accompagnata dall’acquisizione delle reliquie jacobee</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-028">99</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, non impedirono ad Atto di mantenere viva l’attenzione ai propri</hi><hi rend="CharOverride-1"> confratelli vallombrosani, testimoni viventi di una scelta contemplativa alla quale, nelle vicissitudini imposte dall’impegno pastorale, forse guardò sempre con un certo rimpianto</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-027">100</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Non a caso lo vediamo partecipare ai capitoli generali dell’Ordine riuniti nel 1139 (in stretta connessione col concilio lateranense convocato da Innocenzo II nell’aprile di quell’anno), e nel 1147; e ciò in ossequio alla tradizione legittimante che aveva sempre visto la presenza in queste assemblee di alcuni presuli, preferibilmente appartenenti alla famiglia regolare</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-026">101</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">I ‘successi’ conseguiti </hi><hi rend="CharOverride-1">da Atto nel contesto pistoiese furono in larga misura do</hi><hi rend="CharOverride-1">vuti alla convergenza di interessi col pontefice suo alleato, dato che l’arrivo nella città toscana delle </hi><hi rend="italic">exuviae</hi><hi rend="CharOverride-1"> apostoliche si tradusse in un rafforzamento delle vie italiche di pellegrinaggio, le quali, relativizzando il rilievo centripeto dell’itinerario compostelano, conferirono nuovo lustro alla stessa meta romana</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-025">102</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Di tale rafforzamento il papa necessitava ancora fra anni Trenta e Quaranta, dopo la fine dello scisma, nella congerie di eventi che condussero ad alcune rivolte nell’Urbe da cui scaturirono un rinnovato senato e il comune capitolino (1143)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-024">103</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. In questo senso l’azione del presule pistoiese risultava particolarmente preziosa,</hi><hi rend="CharOverride-1"> e la fiducia nei suoi confronti rimase incontestata. Ciò appare chiaramente dalle missioni che Innocenzo gli affidò nel 1138, allorché Atto fu nominato giudice con altri vescovi in una vertenza che opponeva il capitolo pisano al monastero di San Lussorio, e nel 1143, quando il pontefice gli conferì il mandato di arbitro in una contesa sorta intorno a diritti diocesani fra i presuli di Pisa e Lucca</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-023">104</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Fu, quindi, il credito di stima che consentì al pastore pistoiese di proseguire la sua opera di supporto ai Vallombrosani nelle diocesi italiche. Lo evidenzia, ad esempio, la vicenda dell’ospedale, poi monastero, di Muleggio presso Vercelli, che entrò nell’orbita dell’Ordine almeno a partire dal 1135</hi><hi rend="CharOverride-1">, ancora una volta in un contesto di collaborazione tra la famiglia regolare, espressione dell’obbedienza romana, un vescovo riformatore (Gisulfo) e un’importante consorteria signorile del luogo (gli Avogadro)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-022">105</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Forse in quello stesso anno Atto guadagnò il possesso del chiostro di Santa Maria di Opleta, sulla montagna bolognese, sorto con buona probabilità a partire da una donazione del 1135 in favore dell’abbazia toscana di Montepiano</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-021">106</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Altre due pie elargizioni, del 1142, in beneficio</hi><hi rend="CharOverride-1"> del monastero umbro di Oselle presso Città di Castello, portarono all’edificazione dell’ospizio-monastero tifernate di San Giacomo </hi><hi rend="italic">de Scatorbia</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-020">107</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Una terza donazione, del 1146, compiuta da Pietro Podisio, esponente della media aristocrazia torinese, e diretta a Vitale</hi><hi rend="CharOverride-1">, abate obbediente alla </hi><hi rend="italic">congregacio</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Vallombrosa che è possibile identificare con l’omonimo superiore del chiostro di San Benedetto a Piacenza, ci testimonia l’edificazione di un ospizio retto da una comunità monastica presso la città piemontese, sulla sponda sinistra del fiume Stura</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-019">108</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Infine ricordiamo che fu quasi certamente negli anni Quaranta che i Vallombrosani si insediarono nel monastero di San Sigismondo a Cremona e </hi><hi rend="CharOverride-1">in quello di San Paolo di Tortona, anche se per tali istituti le testimonianze appaiono più incerte</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-018">109</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Si tratta di documenti relativi a fondazioni diverse e lontane fra loro, ma sul cui sfondo si colloca sempre la figura di Atto, pronto a recarsi nei vari istituti dell’Ordine e a legittimarne i privilegi tramite la propria autorità di vescovo e di antico primate. Basta a dimostrarlo la sua diretta partecipazione, nel 1140</hi><hi rend="CharOverride-1">, alla consacrazione di due altari laterali nella chiesa abbaziale di Astino insieme al presule di Bergamo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-017">110</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Va preso in considerazione anche il fatto che a partire dal 1133 si nota un leggero incremento nelle donazioni a favore di alcuni chiostri vallombrosani della diocesi pistoiese, come Fontana Taona; incremento che non possiamo ricondurre direttamente all’operato del nuovo vescovo, ma che potrebbe essere connesso alla fama da lui guadagnata in tale contesto territoriale</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-016">111</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="CharOverride-1">Del resto gli anni 1138-41, quelli che videro Atto in prima linea nel confronto col consolato cittadino, erano gli stessi in cui egli consacrava i tre altari della badia vallombrosana di Montepiano, sull’Appennino pistoiese, dei quali quello settentrionale era</hi><hi rend="italic"> in primis</hi><hi rend="CharOverride-1"> dedicato a san Jacopo Maggiore</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-015">112</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un discorso a parte meritano, a mio avviso, i due cenobi intitolati rispettivamente ai Santi Apostoli Giacomo e Filippo in Asti, e a San Bartolomeo del Fossato fuori dalle mura di Genova. Occorre premettere, al riguardo, che entrambe queste fondazioni vanno connesse ai rapporti di Atto con la sede compostelana. Per quanto concerne il primo, sappiamo che </hi><hi rend="CharOverride-1">esso doveva esistere almeno dal X secolo. Stando a una testimonianza trascritta dall’erudito locale Stefano Giuseppe Incisa (secolo XVIII), il 23 maggio 1140, alla presenza di molti chierici e laici, Ottone IV vescovo della città (1133-42) consacrava insieme ad Atto, presente come presule ma certamente anche in qualità di rappresentante dell’Ordine vallombrosano, due altari nella chiesa del monastero. Il complesso figura per la prima volta fra i chiostri confermati all’obbedienza gualbertiana nel privilegio di Anastasio IV del 1153. Da questi indizi è possibile ipotizzare che la presenza vallombrosana ad Asti sia da ricondurre agli anni del vescovo Landolfo da Vergiate (1103/05-1131) o, più probabilmente, d</hi><hi rend="CharOverride-1">el suo successore, il suddetto Ottone, entrambi attestati su posizioni riformatrici e vicini a Innocenzo II, che nel 1132 celebrò la Pasqua in tale città</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-014">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Possiamo anche supporre che proprio nelle suddette occasioni Atto abbia lasciato in loco alcuni confratelli i quali stavano conducendo per suo conto le complesse trattative volte all’acquisizione della reliquia jacobea.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Quanto al chiostro di San Bartolomeo del Fossato in Sampierdarena presso Genova, qui il presule pistoiese avviò alcuni contatti con l’eminente consorteria cittadina dei Porcelli, che forse si mostrò interessata proprio all’opera condotta da Atto per portare in Italia il frammento lipsanico dell’apostolo. Prima del 1140 questa famiglia cedette ai Vallombrosani un monastero femminile di suo patronato che divenne il primo insediamento dei religiosi gualbertiani</hi><hi rend="CharOverride-1"> nell’arco ligure e lungo il cammino di Santiago. Tramite questa fondazione Atto promosse una stabile presenza vallombrosana presso la seconda città esercitante un’egemonia sul Mediterraneo occidentale. Certamente l’ulteriore espansione dell’Ordine in Liguria e Sardegna, nonché la penetrazione, attraverso varie chiese legate a San Bartolomeo, nelle diocesi còrse fu</hi><hi rend="CharOverride-1">rono debitrici delle mirate strategie di Atto, che era riuscito a consolidare le fondazioni vallombrosane tanto a Pisa quanto a Genova e nelle aree di loro influenza politica</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-013">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Se, come pare ormai accertato, le reliquie dell’apostolo giunsero a Pistoia prima del 1140</hi><hi rend="CharOverride-1">, ossia avanti la morte di Diego Gelmírez arcivescovo di Compostela (1100-40)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-012">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, appare evidente che proprio ai pellegrinaggi iberici promossi da Atto si dovette la prima espansione dell’Ordine nelle regioni del Nord-Ovest italico. Tale datazione risulta, del resto, convincente anche in relazione alla scomparsa di Innocenzo II (1143), l’unico pontefice che avrebbe potuto supportare fino alla fine i progetti</hi><hi rend="CharOverride-1"> del suo fedele vescovo toscano; progetti di più difficile attuazione durante il periodo segnato dai due brevi pontificati di Celestino II e Lucio II (1143-45), o in quello del cistercense Eugenio III (1145-53), forse meno interessato a favorire un presule vallombrosano</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-011">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Quanto alla Tuscia</hi><hi rend="CharOverride-1">, Atto sembra aver avuto a cuore anche la plurisecolare questione dei difficili rapporti da sempre esistenti fra le due abbazie chiave del movimento vallombrosano, ossia la casa madre e il chiostro chiantigiano di San Michele Arcangelo a Passignano. Conoscendo le rivendicazioni di una dignità paritetica a quella di Vallombrosa avanzate dai religiosi di questa comunità, Atto favorì la ricostruzione della loro dipendenza senese di San Michele a Poggio San Donato nel 1148, il cui altare maggiore consacrò in quell’anno unitamente al vescovo di Siena</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-010">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p></div><div><head><hi>5. I contatti coi religiosi lombardi</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il permanere di rapporti privilegiati tra i vertici dell’Ordine vallombrosano e le fondazioni lombarde </hi><hi rend="CharOverride-1">anche dopo la stagione di Giovanni Gualberto e Bernardo degli Uberti è testimoniato da due ormai ben note lettere scritte da Atto, non datate e inviate ad altrettanti interlocutori ambrosiani. La prima risulta indirizzata a Martino Corbo preposto della canonica di Sant’Ambrogio. Il presule pistoiese gli chiedeva la possibilità di ricevere alcune reliquie dei santi Gervasio, Protasio e Vittore. Come è stato sottolineato in alcuni interventi storiografici, tali pegni lipsanici</hi><hi rend="CharOverride-1"> erano necessari ad Atto per accrescere il prestigio della sua Chiesa negli anni in cui fronteggiava l’invadenza della magistratura consolare pistoiese. La scelta di quelle particolari testimonianze va forse ricondotta, oltre che al ricordo dell’antico operato di Ambrogio da Milano per la loro custodia, anche ad un interesse verso</hi><hi rend="CharOverride-1"> i numi tutelari del monastero recentemente aperto dai Vallombrosani a Brescia. Alla richiesta, sul momento forse non fu possibile dare un seguito. Tuttavia ritroviamo alcune reliquie dei tre martiri milanesi nella chiesa di Montepiano (1137-38), magari arrivate a Pistoia dopo un primo diniego grazie al prestigio di Atto</hi><hi rend="CharOverride-1"> e alla sua influenza su papa Innocenzo II</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-009">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La seconda epistola, tràdita da un omeliario conservato presso la Biblioteca Ambrosiana, accompagnava l’invio da parte di Atto ad uno sconosciuto chierico milanese («prete P.») che officiava la chiesa dedicata all’apostolo Barnaba, degli atti e della passione di tale santo, unitamente alle orazioni della messa propria. Il vescovo toscano pregava il chierico di esemplare questi testi e di farne avere copia all’abate del Gratosoglio (dedicato al medesimo santo)</hi><hi rend="CharOverride-1">, confermando la sua grande attenzione per questo cenobio</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-008">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Circa la datazione delle due epistole non vi è accordo tra gli studiosi (in particolare Natale Rauty e Paolo Tomea) e non è qui il caso di ripercorrere la relativa discussione</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-007">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. In ogni caso riterrei, alla luce dei fatti pistoiesi, che la corrispondenza debba essere collocata into</hi><hi rend="CharOverride-1">rno al 1139, dopo lo scoppio delle ostilità fra Atto e il comune di Pistoia e prima dei contatti con l’arcivescovo di Compostela che avrebbero portato all’acquisizione della reliquia di san Jacopo Maggiore; reliquia la quale, come a suo tempo ha sottolineato Sabatino Ferrali, forse fu scelta in accordo con Innocenzo II anche perché il consolato pistoiese, e in generale il ceto di governo locale, avevano già individuato nell’apostolo il proprio patrono. Non a caso la lettera dell’arcivescovo Diego che accompagnava il dono del frammento era diretta </hi><hi rend="italic">Attoni ecclesie pistoriensis presuli</hi><hi rend="CharOverride-1">, ma anche </hi><hi rend="italic">predicte urbis consulibus et universo populo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-006">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p></div><div><head><hi>6. Alcune conclusioni</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Pervenendo,</hi><hi rend="CharOverride-1"> dunque, ad alcune conclusioni, vogliamo anzitutto sottolineare come non sempre, in età medievale, si sia ritenuto opportuno che l’abito del monaco e la veste dell’episcopo venissero indossati dalla stessa persona</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-005">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. La figura di Atto mostra, tuttavia, che qualora ricoperta da un </hi><hi rend="CharOverride-1">personaggio di primo piano, la condizione regolare poteva giovare alla dignità vescovile e costituire per essa un importante bagaglio di esperienza</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-004">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In alcuni contributi recenti e nel saggio contenuto all’interno del presente volume Lucia Gai ha sottolineato come </hi><hi rend="CharOverride-1">per ben collocare l’opera di Atto da Pistoia non ci si possa limitare ad osservarne la battagliera missione in difesa della sua cattedra contro l’invadenza del comune pistoiese</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-003">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. La radice delle scelte che egli operò dall’alto della </hi><hi rend="CharOverride-1">dignità episcopale va, anche a mio avviso, ricercata altrove, ossia nei monasteri delle diocesi di Fiesole e Firenze, nella Roma pontificia divisa dalle lotte di fazione, nella non meno inquieta compagine milanese segnata dalla predicazione di Bernardo di Chiaravalle, nelle emergenti città comunali padane,</hi><hi rend="CharOverride-1"> nel contesto del Mediterraneo occidentale teatro di scontro e confronto fra le repubbliche di Genova e Pisa, nonché presso i lontani lidi di Galizia. Inoltre le scelte del presule non sono scindibili da quelle di guida dell’Ordine vallombrosano, per la cui affermazione egli si impegnò durante tutta la sua esistenza, rapportandosi </hi><hi rend="CharOverride-1">all’autorità papale, alle aristocrazie urbane, al marchese di Tuscia, ai giudici di Sardegna, alle istituzioni municipali dell’Italia centrale e della Lombardia. Solo se teniamo conto di questa realtà complessa e multiforme possiamo collocare nella giusta luce il confronto tra </hi><hi rend="CharOverride-1">il prelato e il comune pistoiese, nonché valutare la grande intuizione che condusse all’arrivo della reliquia jacobea e all’inserimento della città toscana nel circuito dei pellegrinaggi continentali. In tal senso Atto costituisce un esempio fra i più eloquenti di quella riforma ecclesiastica che, come è stato osservato, per poter essere pienamente </hi><hi rend="CharOverride-1">intesa deve sempre apparire declinata ‘al plurale’</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-002">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Naturalmente l’azione di Atto mirò ad arginare, ma non ad impedire l’affermazione del comune </hi><hi rend="CharOverride-1">pistoiese. Questo, infatti, di fronte all’imponente realizzazione architettonica voluta dal presule per celebrare la traslazione della reliquia, rispose in seguito con la costruzione del palazzo pubblico arretrato e distaccato rispetto alla cattedrale, nonché aperto su una grande piazza che faceva di quella prospettante la basilica e la residenza ves</hi><hi rend="CharOverride-1">covile quasi solo una minore appendice. Per altro verso la vicinanza del presule a papa Innocenzo II dovette essere improntata da costante prudenza e avvedutezza, di fronte alle esigenze di un pontefice perennemente in lotta che non aveva mancato di richiamare l’arcivescovo compostelano ad una</hi><hi rend="CharOverride-1"> maggiore modestia nel magnificare la propria cattedra, arditamente equiparata all’apostolicità della sede romana</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-001">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Tuttavia, è proprio alla luce del confronto con queste autorità che emerge con chiarezza il rilievo di Atto. Egli, infatti, seppe agire a difesa del suo </hi><hi rend="CharOverride-1">seggio episcopale cercando la protezione del pontefice, ma a costui offrì in cambio un aiuto concreto per restaurare il prestigio del soglio di Pietro – soprattutto quale meta del pellegrinaggio italico –, appannatosi durante i difficili anni dello scisma.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Le più recenti ricerche sulla storia dell’Ordine vallombrosano </hi><hi rend="CharOverride-1">relative al periodo compreso tra la morte del fondatore Giovanni Gualberto e la seconda metà del XII secolo consentono oggi di affermare che si deve ad Atto, prima e dopo l’assunzione della dignità vescovile, l’affermazione di questa famiglia regolare in varie diocesi dell’Italia del tempo. Parimenti sappiamo che fu lui a </hi><hi rend="CharOverride-1">completarne l’organizzazione istituzionale, nonché a definirne la memoria condivisa tramite la riscrittura della biografia del primo </hi><hi rend="italic">pater</hi><hi rend="CharOverride-1"> destinata ad essere la più letta e la più presente nelle case dell’Ordine</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-000">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È quindi dalla duplice </hi><hi rend="italic">facies</hi><hi rend="CharOverride-1"> di abate e di vescovo, nonché di stratega e uomo politico, ormai ben delineata</hi><hi rend="CharOverride-1"> grazie all’indagine storiografica, che emerge la figura di Atto da Pistoia quale autentico protagonista del XII secolo.</hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-126-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, Plut. XVIII, 21, c. 126r. L’edizione del testo è in A. Degl’Innocenti, </hi><hi rend="italic">Attone, agiografo e santo nella memoria vallombrosana e pistoiese</hi><hi rend="CharOverride-1">, in A. Degl’Innocenti</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">(a cura di), </hi><hi rend="italic">Vallombrosa. Memorie agiografiche e culto delle reliquie</hi><hi rend="CharOverride-1">, Viella, Roma 2012, pp. 203-218: 208-209. Sull’autore cfr. T. Sala, F. Tarani, B. Domenichetti, </hi><hi rend="italic">Dizionario storico biografico di scrittori, letterati ed artisti dell’Ordine di Vallombrosa</hi><hi rend="CharOverride-1">, Gualandi, Firenze 1929-37, I, pp. 29-30; A. Pratesi, </hi><hi rend="italic">Attone, santo</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">Dizionario Biografico degli Italiani</hi><hi rend="CharOverride-1">, IV, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 1962, pp. 566-567, </hi><hi rend="CharOverride-4">ATTONE, santo in “Dizionario Biografico” - Treccani - Treccani</hi><hi rend="CharOverride-1">; A. Degl’Innocenti, </hi><hi rend="italic">Attone di Pistoia</hi><hi rend="CharOverride-1">, in E. Guerriero e D. Tuniz (a cura di), </hi><hi rend="italic">Il grande libro dei Santi. Dizionario enciclopedico</hi><hi rend="CharOverride-1">, San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 1998, I, pp. 224-226: 226; N. Rauty, </hi><hi rend="italic">Il culto dei santi a Pistoia nel Medioevo</hi><hi rend="CharOverride-1">, SISMEL - Ed. Del Galluzzo 2000, pp. 90-92; F. Salvestrini, Disciplina caritatis</hi><hi rend="italic">. Il monachesimo vallombrosano tra medioevo e prima età moderna</hi><hi rend="CharOverride-1">, Viella, Roma 2008, p. 237; A. Degl’Innocenti, </hi><hi rend="italic">L’opera agiografica di Girolamo da Raggiolo</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">Vallombrosa. Memorie agiografiche</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 219-243; C. G. Coda, </hi><hi rend="italic">Memoria agiografica, culto delle reliquie e processi di tesaurizzazione</hi><hi rend="CharOverride-1">, ivi, pp. 245-269: 256-257; F. Salvestrini, </hi><hi rend="italic">Il carisma della magnificenza. L’abate vallombrosano Biagio Milanesi e la tradizione benedettina nell’Italia del Rinascimento</hi><hi rend="CharOverride-1">, Viella, Roma 2017, pp. 61-62, 195-200.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-125-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Sul cui modello, per certi aspetti riconducibile alla </hi><hi rend="italic">Legenda Aurea</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Iacopo da Varazze, cfr. G. Barone, </hi><hi rend="italic">Scrivere dei santi, parlare dei santi. Santità e modelli agiografici tra antichità e medioevo</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">La santità medievale</hi><hi rend="CharOverride-1">, Jouvence, Roma 2006, pp. 9-23: 21-22; U. Longo, </hi><hi rend="italic">Panorama storiografico</hi><hi rend="CharOverride-1">, ivi, pp. 24-76: 41.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-124-backlink">3</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. F. Salvestrini, </hi><hi rend="italic">Santa Giustina e l’Ordine vallombrosano. Contatti, influssi, intersezioni e conflitti (ca. 1420 - 1485)</hi><hi rend="CharOverride-1">, in E. Furlan e F.G.B. Trolese (a cura di), </hi><hi rend="italic">Dalla riforma di S. Giustina alla Congregazione Cassinese. Genesi, evoluzione e irradiazione di un modello monastico europeo (sec. XV-XVI)</hi><hi rend="CharOverride-1">, Badia di Santa Maria del Monte, Cesena 2022, pp. 231-265: 241-242.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-123-backlink">4</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	B. Del Serra, </hi><hi rend="italic">Compendio delli Abbati generali di Valembrosa &amp; di alcuni monaci &amp; conversi di epso Ordine</hi><hi rend="CharOverride-1">, Per Lucantonio di Giunta, In Venetia 1510, cc. 6v-7r. Su tale autore cfr. Salvestrini, </hi><hi rend="italic">Il carisma</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 56-61. </hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-122-backlink">5</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Roma, Biblioteca Vallicelliana, Ms. H. 3, cc. 295r-296v, ed. in S. Ferrali, </hi><hi rend="italic">Vita di S. Atto monaco Vallombrosano e vescovo di Pistoia</hi><hi rend="CharOverride-1">, Tipografia Pistoiese, Pistoia 1953, pp. 63-66 e da lui attribuito per errore al sec. XIV. Cfr. Degl’Innocenti, </hi><hi rend="italic">Attone, agiografo</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 210-215, 217-218. Da queste narrazioni dipendono le altre, sempre vallombrosane, d’età moderna, in particolare E. Loccatelli, </hi><hi rend="italic">Vita del Glorioso Padre San </hi><hi rend="italic">Giovangualberto Fondatore dell’Ordine di Vallombrosa. Insieme con le Vite di tutti i Generali, Beati, e Beate, che ha di tempo in tempo havuto la sua Religione</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Marescotti, In Fiorenza 1583, pp. 211-213 (il primo a parlare di una origine ispanica di Atto); e V. Simi, </hi><hi rend="italic">Catalogus sanctorum et plurium virorum illustrium, qui veluti Mystici Flores Effloruerunt</hi><hi rend="italic"> in Valle Umbrosa…</hi><hi rend="CharOverride-1">, Ex Typographia Iosephi Vannaccii, Romæ 1693, pp. 26-31. Quest’ultimo riassume in forma dettagliata e suggestiva la leggendaria tradizione della provenienza iberica ampiamente accolta anche dall’erudizione pistoiese, di cui tenta di provvedere una logica spiegazione – in parte desunta da F. Forteguerri, </hi><hi rend="italic">Vita del beato Atto Vescovo di Pistoia</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Sermartelli, Firenze 1608, pp. 1-3 – aggiungendo, nel contempo, nobilitanti richiami alla vita di Giovanni Gualberto (</hi><hi rend="italic">Quo tempore Mauri, &amp; Arabes dominabantur in Hispania, totamque fere Regionem illam</hi><hi rend="italic"> morum saeditate corruperant, ortus est honestis parentibus in Vrbe Pacensi [Badajoz], quae ad Lusitaniae</hi><hi rend="italic"> fines prope Anam fluvium sita est, At Barbarorum convictum detestatus, ut liberiori studio fidem</hi><hi rend="italic"> catholicam, &amp; perfectionem Evangelicam coleret Patriam reliquit, in qua ad Sacerdotium, &amp; Cathedralis Ecclesiae </hi><hi rend="italic">Canonicatum iam fuerat promotus, &amp; Romam usque peregrinatus est ad adoranda limina Apostolorum, sed </hi><hi rend="italic">Romae non imposito termino peregrinationis suae ad reliqua Italiae invisenda sanctuaria pedem divertit, &amp; in primis </hi><hi rend="italic">Montem Cassinum adijt, inde Sacram Camaldulensium Eremum in Tuscia; mox ad Vallemumbrosam accessit</hi><hi rend="CharOverride-1">). Cfr. U. Zuccarello, </hi><hi rend="italic">I Vallombrosani in età postridentina (1575-1669). Tra mito del passato e mancate riforme</hi><hi rend="CharOverride-1">, Morcelliana, Brescia 2005, p. 127. Cfr. anche i contributi di Anna Agostini e Luca Mannori nel presente volume.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-121-backlink">6</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. a questo riguardo il ms. settecentesco conservato presso l’Archivio Generale della Congregazione Vallombrosana (Abbazia di Vallombrosa) che raccoglie, attingendo ai manoscritti liturgici, i più antichi uffici propri della famiglia regolare (</hi><hi rend="italic">Vetustiora officia SS. P. N. Ioan. Gualberti Abbatis, et aliorum SS.rum Congregationis Vallisumbrosae a XII usque ad XVII aevum ex antiquioribus</hi><hi rend="italic"> Codicibus archivii Vallisumbrosae in unum collecta a Ioanne Baptista Tacci in eodem Monasterio Alumno Jussu</hi><hi rend="italic">, et directione admodum </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="italic">R.di</hi></ref><hi rend="italic"> P. D. Lotharii Bucetti, Novitiorum Magistri</hi><hi rend="CharOverride-1">, anno MDCCLXXVII). </hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-120-backlink">7</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. N. Rauty, </hi><hi rend="italic">I Vallombrosani a Pistoia dalla metà del secolo XI alla metà del secolo XII</hi><hi rend="CharOverride-1">, «Bullettino Storico Pistoiese», 104, 2002, pp. 3-26: 24; W. Kurze, </hi><hi rend="italic">Monasteri in Toscana e Monachesimo in Europa</hi><hi rend="CharOverride-1">, in Id., </hi><hi rend="italic">Scritti di storia toscana. Aspetti territoriali, diocesi, monasteri dai longobardi all’età comunale</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di M. Marrocchi, Società Pistoiese di Storia Patria, Pistoia 2008, pp. 165-187. Sulla prima attribuzione dell’aggettivo ‘vallombrosano’ ad un monastero di questo movimento, nella fattispecie Forcole di Pistoia, cfr. Salvestrini, Disciplina caritatis, cit., p. 210.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-119-backlink">8</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. Degl’Innocenti, </hi><hi rend="italic">Attone di Pistoia</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 224-225.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-118-backlink">9</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="italic">Bonis ac Deum timentibus facilis erat, benignus et comis; reprobis autem et malignis perdifficilis, rigidus, severus</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Firenze, Archivio di Stato, </hi><hi rend="italic">Corporazioni religiose soppresse dal Governo francese</hi><hi rend="CharOverride-1">, 260, 243, cc. 47v-48r, sec. XVII). Cfr. P. Di Re, </hi><hi rend="italic">Giovanni Gualberto nelle fonti dei secoli XI-XII. Studio critico-storico-agiografico</hi><hi rend="CharOverride-1">, Nuova Grafica Artigiana, Roma 1974, pp. 16-18.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-117-backlink">10</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Su questo ceto cfr. M. E. Cortese, </hi><hi rend="italic">Signori, castelli, città. L’aristocrazia del territorio fiorentino tra X e XII secolo</hi><hi rend="CharOverride-1">, Olschki, Firenze 2007.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-116-backlink">11</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. M. Luzzati,</hi><hi rend="italic"> Firenze e l’area toscana</hi><hi rend="CharOverride-1">, in G. Galasso (a cura di),</hi><hi rend="italic"> Storia d’Italia</hi><hi rend="CharOverride-1">, VII/1, </hi><hi rend="italic">Comuni e signorie nell’Italia nordorientale e centrale: Veneto, Emilia-Romagna, Toscana</hi><hi rend="CharOverride-1">, UTET, Torino 1987, pp. 561-828: 586; Ch. Wickham, </hi><hi rend="italic">La signoria rurale in Toscana</hi><hi rend="CharOverride-1">, in G. Dilcher e C. Violante (a cura di), </hi><hi rend="italic">Strutture e trasformazioni della signoria rurale nei secoli X-XIII</hi><hi rend="CharOverride-1">, Il Mulino, Bologna 1996, pp. 343-409: 356-357; Id., </hi><hi rend="italic">Legge, pratiche e conflitti. Tribunali e risoluzione delle dispute nella Toscana del XII secolo</hi><hi rend="CharOverride-1">, Viella, Roma 2000, pp. 279-280; E. Faini, </hi><hi rend="italic">Firenze nell’età romanica (1000-1211). L’espansione urbana, lo sviluppo istituzionale, il rapporto con il territorio</hi><hi rend="CharOverride-1">, Olschki, Firenze 2010, pp. 245-246, 262-266, 275-276. </hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-115-backlink">12</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	P. Santini, </hi><hi rend="italic">Studi sull’antica Costituzione del Comune di Firenze (Contado e politica esteriore nel sec. XII)</hi><hi rend="CharOverride-1">, «Archivio Storico Italiano», serie V, 25, 1900, pp. 25-86; E. Faini,</hi><hi rend="italic"> Settembre 1125: l’assedio e la conquista di Fiesole</hi><hi rend="CharOverride-1">, «Portale Storia di Firenze», settembre 2016, </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">https://www.storiadifirenze.org/?temadelmese=settembre-1125-assedio-e-la-conquista-di-fiesole</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">. Circa la prima unione dei due comitati, P. Pirillo, </hi><hi rend="italic">Firenze: il vescovo e la città nell’Alto Medioevo</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">Vescovo e città nell’alto Medioevo: quadri generali e realtà toscane</hi><hi rend="CharOverride-1">, Centro studi storia e d’arte, Pistoia 2001, pp. 179-201: 186.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-114-backlink">13</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. S. Cerrini, </hi><hi rend="italic">Onorio II</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">Enciclopedia dei papi</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., II, pp. 255-259, </hi><hi rend="CharOverride-4">ONORIO II in “Enciclopedia dei Papi” - Treccani - Treccani</hi><hi rend="CharOverride-1">. Il testo dell’epistola, originariamente conservata a Vallombrosa, è pubblicato in J. M. Fioravanti, </hi><hi rend="italic">Memorie storiche della città di Pistoia</hi><hi rend="CharOverride-1">, per Filippo Maria Benedini, Lucca 1758, p. 173; e in G. Breschi, </hi><hi rend="italic">Storia di S. Atto vescovo di Pistoia</hi><hi rend="CharOverride-1">, Malachia Toni, Pistoia 1855, pp. 239-241. Cfr. anche Ferrali, </hi><hi rend="italic">Vita di S. Atto</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 15-16. Su queste edizioni si veda Q. Santoli, </hi><hi rend="italic">La storiografia pistoiese</hi><hi rend="CharOverride-1">, I. </hi><hi rend="italic">Storie generali</hi><hi rend="CharOverride-1">, «Bullettino Storico Pistoiese», 58/1, 1956, pp. 3-23: 18-23; F. Salvestrini, </hi><hi rend="italic">«Ameno pascolo di gentiluomini curiosi». L’erudizione storica a Pistoia durante l’età moderna (1620-1815)</hi><hi rend="CharOverride-1">, «Bullettino storico pistoiese», 105, 2003, pp. 101-134: 128-139.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-113-backlink">14</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	R. Davidsohn, </hi><hi rend="italic">Forschungen zur älteren Geschichte von Florenz</hi><hi rend="CharOverride-1" >, I, Mittler und Sohn, Berlin, 1896</hi><hi rend="CharOverride-1">, pp. 91-92; Id., </hi><hi rend="italic">Storia di Firenze</hi><hi rend="CharOverride-1">, trad. it. Sansoni, Firenze 1956-60 (prima ed. Mittler und Sohn, Berlin 1896-1927), I, pp. 584-590; N. Vasaturo, </hi><hi rend="italic">Vallombrosa. L’abbazia e la congregazione. Note storiche</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di G. Monzio Compagnoni, Edizioni Vallombrosa, Vallombrosa 1994, pp. 36-37; Salvestrini, Disciplina caritatis, cit., p. 335.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-112-backlink">15</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	A. D’Addario, </hi><hi rend="italic">Alberti, Goffredo</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">Dizionario Biografico degli Italiani</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., I, 1960, p. 698, </hi><hi rend="CharOverride-4">ALBERTI, Goffredo in “Dizionario Biografico” - Treccani - Treccani</hi><hi rend="CharOverride-1">. Cfr. anche F. Salvestrini, </hi><hi rend="italic">La Chiesa fiorentina dalle origini al Rinascimento</hi><hi rend="CharOverride-1">, in F</hi><hi rend="CharOverride-1">. Salvestrini, P. D. Giovannoni, G. C. Romby, </hi><hi rend="italic">Firenze e i suoi luoghi di culto dalle origini a oggi</hi><hi rend="CharOverride-1">, Pacini, Pisa 2017, pp. 7-73: 29-30.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-111-backlink">16</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. A. Benvenuti, </hi><hi rend="italic">I culti patronali tra memoria ecclesiastica e costruzione dell’identità civica: l’esempio di Firenze</hi><hi rend="CharOverride-1">, in A. Vauchez (a cura di),</hi><hi rend="italic"> La religion civique à l’époque médiévale et moderne (Chrétienté et Islam)</hi><hi rend="CharOverride-1">, École française de Rome, Rome 1995, pp. 99-118: 100-101; Ead., </hi><hi rend="italic">Le conoscenze religiose dei fedeli</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">La trasmissione dei saperi nel Medioevo (secoli XII-XV)</hi><hi rend="CharOverride-1">, Centro italiano di studi di storia e d’arte, Pistoia 2005, pp. 337-353: 347-348.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-110-backlink">17</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	F. Salvestrini, </hi><hi rend="italic">La festa di san Giovanni a Firenze tra medioevo e prima età moderna</hi><hi rend="CharOverride-1">, in G. M. Varanini (a cura di), </hi><hi rend="italic">Rituali civici e continuità istituzionale nelle città italiane in età moderna</hi><hi rend="CharOverride-1">, Deputazione di storia patria per le Venezie, Viella, Roma 2023, pp. 171-211; versione online in </hi><hi rend="CharOverride-4">Rituali civici e continuità istituzionale nelle città italiane in età moderna (</hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-4">viella.it</hi></ref><hi rend="CharOverride-4">)</hi><hi rend="CharOverride-1">: 177-178.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-109-backlink">18</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. in proposito A. Cirier, </hi><hi rend="italic">Diplomazia e retorica comunale: la comunicazione attraverso lo spionaggio politico nell’Italia medievale (secc. XII-XIII)</hi><hi rend="CharOverride-1">, in R. Castano, F. Latella e T. Sorrenti (a cura di), </hi><hi rend="italic">Comunicazione e propaganda nei secoli XII e XIII</hi><hi rend="CharOverride-1">, Viella, Roma 2007, pp. 199-215: 199-200.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-108-backlink">19</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="italic">Vita s. Iohannis Gualberti </hi><hi rend="CharOverride-1">(BHL 4397), edidit F. Baethgen, in </hi><hi rend="italic">Monumenta Germaniae Historica</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Scriptores</hi><hi rend="CharOverride-1">, XXX/2, Lipsiæ, 1934, rist. anast. Stuttgart, 1976, pp. 1076-1104: 1094-1095. </hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-107-backlink">20</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Sul quale F. Salvestrini, </hi><hi rend="italic">La prova del fuoco. Vita religiosa e identità cittadina nella tradizione del monachesimo fiorentino (seconda metà del secolo XI)</hi><hi rend="CharOverride-1">, «Studi Medievali», s. III, 57/1, 2016, pp. 88-127; Id., Ignis probatione cognoscere. </hi><hi rend="italic">Manifestazioni del divino e riflessi politici nella Firenze dei secoli XI e XV</hi><hi rend="CharOverride-1">, in P. Cozzo (a cura di), </hi><hi rend="italic">Apparizioni e rivoluzioni. L’uso pubblico delle ierofanie fra tardo antico ed età contemporanea</hi><hi rend="CharOverride-1">, «Studi e Materiali di Storia delle Religioni», 85/2, 2019, pp. 472-482.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-106-backlink">21</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	G. Miccoli, </hi><hi rend="italic">Pietro Igneo. Studi sull’età gregoriana</hi><hi rend="CharOverride-1">, Istituto Storico Italiano per</hi><hi rend="CharOverride-1"> il Medio Evo, Roma 1960, pp. 47-112, 124-131; L. Spätling, </hi><hi rend="italic">Kardinallegat Petrus im Pontifikat Honorius’ II (1124-1130)</hi><hi rend="CharOverride-1">, «Antonianum», 38/2, 1963, pp. 162-192; E. P</hi><hi rend="CharOverride-1">ásztor, Onus apostolicae sedis.</hi><hi rend="italic"> Curia romana e cardinalato nei secoli XI-XV</hi><hi rend="CharOverride-1">, Ed. Sintesi Informazione, Roma 1999, pp. 19, 56-58; Salvestrini, Disciplina caritatis, cit., pp. 11-12, 196-199, 210; Id., </hi><hi rend="italic">Il monachesimo toscano dal tardoantico all’età comunale. Istanze religiose, insediamenti, relazioni politiche, società</hi><hi rend="CharOverride-1">, in B. F. Gianni, OSB e A. Paravicini Bagliani (a cura di), </hi><hi rend="italic">San Miniato e il segno del Millennio</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">SISMEL, Firenze 2020, pp. 263-288: 285. </hi><hi rend="CharOverride-1" >Cfr. anche I. S. Robinson, </hi><hi rend="italic">The Papacy 1073-1198. Continuity and Innovation</hi><hi rend="CharOverride-1" >, Cambridge University Press, Cambridge 2004, pp. 146-178; K. R. Rennie, </hi><hi rend="italic">The Foundations of Medieval Papal Legation</hi><hi rend="CharOverride-1" >, Palgrave Macmillan, London 2013, pp. 65-87.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-105-backlink">22</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">[F. Nardi], </hi><hi rend="italic">Bullarium vallumbrosanum sive tabula chronologica in qua continentur bullæ illorum </hi><hi rend="italic">pontificum qui eumdem ordinem privilegiis decorarunt</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Typ. Dominici Ambrosii Verdi, Florentiæ 1729, p. 2; M. Ercolani, </hi><hi rend="italic">Riassunto Storico del Bullarium Vallumbrosanum pubblicato dal P. Fulgenzio Nardi</hi><hi rend="CharOverride-1">, Gualandi, Firenze 1938, p. 3. Cfr. W. Kurze, </hi><hi rend="italic">Elenchi di monasteri nelle bolle pontificie per Vallombrosa (1090-1216)</hi><hi rend="CharOverride-1">, in Id., </hi><hi rend="italic">Scritti di storia toscana</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 319-335: 322. Cfr. anche M. Maccarrone, </hi><hi rend="italic">I papi del secolo XII e la vita comune e regolare del clero</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">La vita comune del clero nei secoli XI e XII</hi><hi rend="CharOverride-1">, I, Vita e Pensiero, Milano 1962, pp. 349-398: 358-359.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-104-backlink">23</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Salvestrini, Disciplina caritatis, cit., pp. 205-209.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-103-backlink">24</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	R. Volpini, </hi><hi rend="italic">Bernardo degli Uberti, santo</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">Dizionario Biografico degli Italiani</hi><hi rend="CharOverride-1">, IX, 1967, </hi><hi rend="CharOverride-4">BERNARDO degli Uberti, santo in “Dizionario Biografico” - Treccani - Treccani</hi><hi rend="CharOverride-1">, pp</hi><hi rend="CharOverride-1">. 292-300: 297; A. Bianchi, </hi><hi rend="italic">Per la storia della chiesa di Parma. Appunti</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">Vivere il Medioevo. Parma al tempo della Cattedrale</hi><hi rend="CharOverride-1">, Silvana Ed., Milano 2006, pp. 40-45: 43; N. D’Acunto, </hi><hi rend="italic">L’età dell’obbedienza. Papato, Impero e poteri locali nel secolo XI</hi><hi rend="CharOverride-1">, Liguori, Napoli 2007, pp. 155-156; F. Salvestrini, Niccolò Nannetti, </hi><hi rend="italic">Gregorio VII, Enrico IV e Matilde a Canossa</hi><hi rend="CharOverride-1">, scheda in R. Salvarani e L. Castelfranchi (a cura di),</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="italic">Matilde di Canossa. Il Papato, l’Impero. Storia, arte, cultura alle origini del romanico</hi><hi rend="CharOverride-1">, Catalogo della mostra (Mantova, Casa del Mantegna, 31 agosto 2008-11 gennaio 2009), Silvana Ed., Milano 2008, pp. 356-357; Id.,</hi><hi rend="CharOverride-5"> </hi><hi rend="italic">Manifattura lucchese, Mitria abbaziale</hi><hi rend="CharOverride-1">, scheda ivi, pp. 394-395; Id., </hi><hi rend="italic">Manifattura arabo-sicula, Pettine</hi><hi rend="CharOverride-1">, scheda ivi</hi><hi rend="CharOverride-1">, p. 395; Id., </hi><hi rend="italic">Il monachesimo vallombrosano in Lombardia. Storia di una presenza e di una plurisecolare interazione</hi><hi rend="CharOverride-1">, in F. Salvestrini (a cura di), </hi><hi rend="italic">I Vallombrosani in Lombardia (XI-XVIII secolo</hi><hi rend="CharOverride-1">), ERSAF, Milano 2011, pp. 3-51: 43-47; A. Degl’Innocenti, </hi><hi rend="italic">Le Vite dei santi vallombrosani nel leggendario Laurenziano</hi><hi rend="CharOverride-1"> Plut. </hi><hi rend="italic">XX, 6</hi><hi rend="CharOverride-1" >, in </hi><hi rend="italic">Vallombrosa. Memorie agiografiche</hi><hi rend="CharOverride-1" >, cit., pp. 299-321: 311-316; R. Houghton, </hi><hi rend="italic">Italian Bishops and Warfare during the Investiture Contest: The Case of Parma</hi><hi rend="CharOverride-1" >, in </hi><hi rend="CharOverride-4" >R. Kotecki</hi><hi rend="CharOverride-1" >, </hi><hi rend="CharOverride-4" >J. Maciejewski</hi><hi rend="CharOverride-1" > e </hi><hi rend="CharOverride-4" >J. Ott (a cura di), </hi><hi rend="italic">Between Sword and Prayer. </hi><hi rend="italic">Warfare and </hi><hi rend="italic">Medieval Clergy in Cultural Perspective</hi><hi rend="CharOverride-1">, Brill, Leiden 2018, pp. 274-302: 276-278, 281-285, 292-294; F. Salvestrini, </hi><hi rend="italic">I Canossa e le origini del monachesimo vallombrosano</hi><hi rend="CharOverride-1">, in P. Golinelli (a cura di), </hi><hi rend="italic">Frassinoro e i monasteri benedettini in rapporto con i Canossa</hi><hi rend="CharOverride-1">, Pàtron, Bologna 2023, pp. 67-83: 76-79.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-102-backlink">25</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="italic">Vita secunda Sancti Bernardi episcopi parmensis</hi><hi rend="CharOverride-1">, Ed. Vallombrosa, Vallombrosa 2006 (con riferimento alla tradizione ms. e alle edizioni precedenti). La critica oggi non conferma, ma neppure rigetta del tutto l’attribuzione ad Atto di questo testo [cfr. Volpini, </hi><hi rend="italic">Bernardo degli Uberti</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., p. 298; P. Tomea, </hi><hi rend="italic">Agiografia vallombrosana medioevale. Stato delle ricerche e prospettive di indagine</hi><hi rend="CharOverride-1">, in G. Monzio Compagnoni (a cura di), </hi><hi rend="italic">L’</hi><hi rend="CharOverride-1">Ordo Vallisumbrosæ </hi><hi rend="italic">tra XII e XIII secolo. Gli sviluppi istituzionali e culturali e l’espansione geografica (1101-1293)</hi><hi rend="CharOverride-1">, Ed. Vallombrosa, Vallombrosa 1999, I, pp. 419-446: 438-439; Degl’Innocenti, </hi><hi rend="italic">Agiografia latina dell’Italia centrale, 1130-1220</hi><hi rend="CharOverride-1">, in G. Philippart (a cura di), </hi><hi rend="italic">Hagiographies. Histoire internationale de la littérature hagiographique latine et vernaculaire en Occident des origines à 1550</hi><hi rend="CharOverride-1">, Brepols, Turnhout 2010, pp. 731-798: 749-750; Ead., </hi><hi rend="italic">Attone di Pistoia</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., p. 225; Ead., </hi><hi rend="italic">L’agiografia in Toscana nei secoli XI-XII</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">San Miniato e il segno del millennio</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 211-226: 220]. Ai fini del nostro discorso tale dato non appare particolarmente rilevante. Lo è piuttosto il fatto che la tradizione associasse ad Atto, ‘agiografo vallombrosano’ per eccellenza, la vita di un personaggio come Bernardo.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-101-backlink">26</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. P. Golinelli, Indiscreta Sanctitas. </hi><hi rend="italic">Studi sui rapporti tra culti, poteri e società nel pieno Medioevo</hi><hi rend="CharOverride-1">, ISIME, Roma 1988, pp. 96-97.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-100-backlink">27</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	A. Degl’Innocenti, </hi><hi rend="italic">Santità vallombrosana fra XII e XIII secolo</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">Vallombrosa. Memorie agiografiche</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 141-159: 149-152.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-099-backlink">28</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="italic">Acta capitulorum generalium Congregationis Vallis Umbrosae</hi><hi rend="CharOverride-1">, I, </hi><hi rend="italic">Institutiones abbatum (1095-1310)</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di N. Vasaturo, Ed. di Storia e Letteratura, Roma 1985, pp. 3-8; W. Kurze, </hi><hi rend="italic">La diffusione dei vallombrosani. Problematica e linee di tendenza</hi><hi rend="CharOverride-1">, in Id., </hi><hi rend="italic">Scritti di storia toscana</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 267-290: 282-283.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-098-backlink">29</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. M. P. Contessa, </hi><hi rend="italic">Il monastero di San Salvi nei suoi rapporti con la società fiorentina e con l’Ordine benedettino vallombrosano (1048-1250 ca.)</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">Città e campagne del Basso Medioevo. Studi sulla società italiana offerti dagli allievi a Giuliano Pinto</hi><hi rend="CharOverride-1">, Olschki, Firenze 2014, pp. 55-79: 56-58, 60, 65-66, 76-77; A. Fabbri, </hi><hi rend="italic">Camaldolesi e Vallombrosani nella Toscana medievale. Repertorio delle comunità sorte tra XI e XV secolo</hi><hi rend="CharOverride-1">, Firenze University Press, Firenze 2021, pp. 391-392.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-097-backlink">30</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="italic">Vita prima Sancti Bernardi episcopi parmensis</hi><hi rend="CharOverride-1">, Ed. Vallombrosa, Vallombrosa 2004 (con riferimento alla tradizione ms. e alle edizioni precedenti), p. 13. Cfr. Degl’Innocenti, </hi><hi rend="italic">Santità vallombrosana fra XII e XIII secolo</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 141-159: 145-149.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-096-backlink">31</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Sul personaggio, ignorato in alcuni repertori degli abati maggiori, come Firenze, Archivio di Stato, </hi><hi rend="italic">Corporazioni religiose soppresse dal Governo francese</hi><hi rend="CharOverride-1">, 260, 243 (anno 1687), cc. 39r-66v, cfr. Volpini, </hi><hi rend="italic">Bernardo degli Uberti</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., p. 296; Vasaturo, </hi><hi rend="italic">Vallombrosa. L’abbazia e la congregazione</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 33-34.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-095-backlink">32</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	J. M. Moeglin e S. Péquignot, </hi><hi rend="italic">Diplomatie et «relations internationales» au Moyen Âge (IX</hi><hi rend="italic">e</hi><hi rend="italic"> -XV</hi><hi rend="italic">e</hi><hi rend="italic"> siècle)</hi><hi rend="CharOverride-1">, PUF, Paris 2017, pp. 355-357.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-094-backlink">33</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	T. di Carpegna Falconieri, </hi><hi rend="italic">Innocenzo II</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">Enciclopedia dei papi</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 261-268: 261, </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">https://www.treccani.it/enciclopedia/innocenzo-ii_(Enciclopedia-dei-Papi</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">).</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-093-backlink">34</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	G. G. Merlo, </hi><hi rend="italic">Religiosità e cultura religiosa dei laici nel secolo XII</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">L’Europa dei secoli XI e XII fra novità e tradizione: sviluppi di una cultura</hi><hi rend="CharOverride-1">, Vita e Pensiero, Milano 1989, pp. 197-215: 200-202. Cfr. anche i riferimenti ormai classici a: Maccarrone, </hi><hi rend="italic">I papi del secolo XII</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 368-372; H. Patze, </hi><hi rend="italic">Christenvolk und ‘territorien’</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">La cristianità dei secoli XI e XII in Occidente: coscienza e strutture di una società</hi><hi rend="CharOverride-1">, Vita e Pensiero, Milano 1983, pp. 146-212: 147-152; G. Melville, </hi><hi rend="italic">Zur Funktion der Schriftlichkeit im institutionellen Gefüge mittelalterlicher Orden</hi><hi rend="CharOverride-1" >, «Frühmittelalterliche Studien», 25, 1991, pp. 391-417;</hi><hi rend="CharOverride-1" > Id., </hi><hi rend="italic">«</hi><hi rend="italic">Diversa sunt monasteria et diversas habent institutiones</hi><hi rend="italic">». Aspetti delle molteplici forme organizzative dei religiosi nel Medioevo</hi><hi rend="CharOverride-1">, in G. Zito (a cura di), </hi><hi rend="italic">Chiesa e società in Sicilia. I secoli XII-XVI</hi><hi rend="CharOverride-1">, Sei, Torino 1995, pp. 323-345; Id., </hi><hi rend="italic">Alcune osservazioni sui processi di istituzionalizzazione della vita religiosa nei secoli XII e XIII</hi><hi rend="CharOverride-1" >, «Benedictina</hi><hi rend="CharOverride-1">», </hi><hi rend="CharOverride-1" >48/2, 2001, pp. 371-394</hi><hi rend="CharOverride-1">; A. Lucioni, </hi><hi rend="italic">Processi di istituzionalizzazione negli ‘ordines’ monastici benedettini tra XI e XIII secolo</hi><hi rend="CharOverride-1">, in G. Andenna (a cura di),</hi><hi rend="italic"> Pensiero e sperimentazioni istituzionali nella</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic">‘Societas Christiana’</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic">(1046-1250)</hi><hi rend="CharOverride-1">, Vita e Pensiero, Milano 2007, pp. 429-461.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-092-backlink">35</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. B. Quilici, </hi><hi rend="italic">Giovanni Gualberto e la sua riforma monastica</hi><hi rend="CharOverride-1">, Olschki, Firenze 1943, pp. 74-75. Sui limiti di tale influenza, G. Picasso, </hi><hi rend="italic">‘Usus’ e ‘consuetudines’ cluniacensi in Italia</hi><hi rend="CharOverride-1">, in Id., Sacri canones et monastica regula. </hi><hi rend="italic">Disciplina canonica e vita monastica nella società medievale</hi><hi rend="CharOverride-1">, Vita e Pensiero, Milano 2006, pp. 51-67; P. Engelbert, Status Quæstionis </hi><hi rend="italic">circa la tradizione del commento di Ildemaro alla</hi><hi rend="CharOverride-1"> Regula Benedicti, in G. Spinelli (a cura di), </hi><hi rend="italic">Il monachesimo italiano dall’età longobarda all’età ottoniana (secc. VIII-X)</hi><hi rend="CharOverride-1">, Badia di S. Maria del Monte, Cesena 2006, pp. 47-66: 65. La tradizionale ipotesi che i libri inviati alla prima comunità di Vallombrosa da Itta badessa di Sant’Ilario, monastero valdarnese di ascendenza cluniacense, abbiano in qualche modo forgiato le </hi><hi rend="italic">consuetudines</hi><hi rend="CharOverride-1"> vallombrosane è implicitamente smentita da K. Hallinger, </hi><hi rend="italic">Progressi e </hi><hi rend="italic">problemi della ricerca sulla riforma pre-gregoriana</hi><hi rend="CharOverride-1" >, in </hi><hi rend="italic">Il monachesimo nell’Alto Medioevo e la formazione della civiltà</hi><hi rend="italic"> occidentale</hi><hi rend="CharOverride-1" >, CISAM, Spoleto 1957, pp. 257-291</hi><hi rend="CharOverride-1">: 270-272. </hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-091-backlink">36</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	B. Albers, </hi><hi rend="italic">Die Aeltesten</hi><hi rend="CharOverride-1"> Consuetudines </hi><hi rend="italic">von Vallumbrosa</hi><hi rend="CharOverride-1">, «Révue Bénédictine», 28/1-4, 1911, pp. 432-436: 433. Cfr. R. Grégoire, </hi><hi rend="italic">La canonizzazione e il culto di Giovanni Gualberto († 1073)</hi><hi rend="CharOverride-1">, in G. Monzio Compagnoni (a cura di), </hi><hi rend="italic">I Vallombrosani</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic">nella società italiana dei secoli XI e XII</hi><hi rend="CharOverride-1">, Ed. Vallombrosa, Vallombrosa 1995, pp. 113-132: 125-126; Salvestrini, Disciplina caritatis, cit., pp. 195-205.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-090-backlink">37</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. la vasta silloge di E. Martène, </hi><hi rend="italic">De antiquis monachorum ritibus libri quinque</hi><hi rend="CharOverride-1">, Novelli, Antuerpiae 1765. Per una disamina della tradizione camaldolese fra XI e XII secolo cfr. ora P. Licciardello, Ordo Camaldulensis.</hi><hi rend="italic"> L’Ordine camaldolese nel medioevo tra realtà e rappresentazione</hi><hi rend="CharOverride-1">, CISAM, Spoleto 2022, pp. 99-130.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-089-backlink">38</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1" >K. Hallinger, </hi><hi rend="italic">Gorze-Kluny</hi><hi rend="italic">. Studien zu den monastischen Lebensformen und Gegensätzen im Hochmittelalter</hi><hi rend="CharOverride-1" >, I-II, «Studia Anselmiana</hi><hi rend="CharOverride-1">», 22-23, 1950; 24-25, 1951, numeri </hi><hi rend="CharOverride-1" >monografici; J. Angerer, </hi><hi rend="italic">Zur Problematik der Begriffe: Regula – Consuetudo – Observanz und Order</hi><hi rend="CharOverride-1" >, «Studien und Mitteilungen zur Geschichte des Benediktinerordens und seiner Zweige</hi><hi rend="CharOverride-1">», 88, 1977, pp. 312-322; K. Hallinger</hi><hi rend="CharOverride-1" >, Consuetudo.</hi><hi rend="italic"> Begriff, Formen, Forschungsgeschichte, Inhalt</hi><hi rend="CharOverride-1" >, in P. Moraw (a cura di), </hi><hi rend="italic">Untersuchungen zu Kloster und Stift</hi><hi rend="CharOverride-1" >, Vandenhoeck &amp; Ruprecht, Göttingen 1980, pp. 140-166; Id., </hi><hi rend="italic">Einführung</hi><hi rend="CharOverride-1" >,</hi><hi rend="CharOverride-1" > in </hi><hi rend="italic">Corpus Consuetudinum Monasticarum</hi><hi rend="CharOverride-1" >,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1" >moderante D. K. Hallinger, </hi><hi rend="CharOverride-1" >Schmitt, Siegburg 1983, </hi><hi rend="CharOverride-1" >pp. </hi><hi rend="CharOverride-7" >xxxiii-xxxv</hi><hi rend="CharOverride-1" >; R. Schieffer, Consuetudines monasticae</hi><hi rend="CharOverride-1" > </hi><hi rend="italic">und Reformforschung</hi><hi rend="CharOverride-1" >, «Deutsches Archiv</hi><hi rend="CharOverride-1"> für </hi><hi rend="CharOverride-1" >Erforschung des Mittelalters</hi><hi rend="CharOverride-1">», 44, 1988, pp. 161-169</hi><hi rend="CharOverride-1" >; J. Wollasch, </hi><hi rend="italic">Reformmönchtum und Schriftlichkeit</hi><hi rend="CharOverride-1" >, «Frühmittelalterliche Studien», 26, 1992, pp. 274-286;</hi><hi rend="CharOverride-1" > G. Murano, </hi><hi rend="italic">Un</hi><hi rend="CharOverride-1" > ordo romanus </hi><hi rend="italic">di provenienza vallombrosana (Firenze, Bibl. nazionale centrale, Conv. </hi><hi rend="italic">Soppr. B.II.406)</hi><hi rend="CharOverride-1">, «Aevum», 77/2, 2003, pp. 249-262; C. Andenna e G. Melville</hi><hi rend="CharOverride-1"> (a cura di), Regulæ </hi><hi rend="italic">– </hi><hi rend="CharOverride-1">Consuetudines </hi><hi rend="italic">– </hi><hi rend="CharOverride-1">Statuta</hi><hi rend="italic">.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic">Studi sulle fonti normative degli ordini religiosi nei secoli centrali del Medioevo</hi><hi rend="CharOverride-1">, Lit, Münster, 2005; I. Cochelin, </hi><hi rend="italic">Customaries as inspirational sources</hi><hi rend="CharOverride-1">, in C. Marino Malone e C. Maines (a cura di), Consuetudines et regulae. </hi><hi rend="italic">Sources for monastic life in the Middle Ages and the Early Modern period</hi><hi rend="CharOverride-1" >, Brepols, Turnhout 2014, pp. 24-72. </hi><hi rend="CharOverride-1">Sulle problematiche derivate dall’applicazione a quest’epoca e a questi contesti del termine ‘liturgico’ si veda R. E. Reynolds, </hi><hi rend="italic">Sacraments</hi><hi rend="italic">, Liturgy, and ‘Institutions’</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">Pensiero e sperimentazioni istituzionali</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 139-165: 143-145.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-088-backlink">39</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="italic">Corpus Consuetudinum Monasticarum</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">cit., VII, Pars altera, </hi><hi rend="italic">Consuetudines Cluniacensium antiquiores </hi><hi rend="italic">cum redactionibus derivatis</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">ed. D. K. Hallinger, 5. </hi><hi rend="italic">Redactio Vallumbrosana, saec. XII</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">rec. N. Vasaturo, comp. </hi><hi rend="CharOverride-1" >K. Hallinger,</hi><hi rend="CharOverride-1" > M. Wegener, C. Elvert, pp. 309-379; </hi><hi rend="italic">Acta capitulorum generalium Congregationis Vallis Umbrosae</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit.</hi><hi rend="CharOverride-1" >, pp. 5-8.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-087-backlink">40</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Quale importanza rivestisse il racconto agiografico relativo ai padri fondatori nell’elaborazione normativa delle congregazioni monastiche – un valore che travalicava il piano letterario e l’esemplarità dei personaggi per farsi, almeno in prospettiva, fondamento giuridico –, cfr. L.-A. Dannenberg, </hi><hi rend="italic">‘Ius commune’ der Kirche und ‘ius proprium’ der</hi><hi rend="italic"> Orden im Spannungsverhältnis zwischen Kirchengewalt und Kanonistik</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">Pensiero e sperimentazioni istituzionali</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 99-137; P. Licciardello, </hi><hi rend="italic">La fonction normative dans</hi><hi rend="italic"> l’hagiographie monastique de l’Italie centrale (X</hi><hi rend="italic">e</hi><hi rend="italic">-XII</hi><hi rend="italic">e</hi><hi rend="italic"> siècles)</hi><hi rend="CharOverride-1">, in M.-C. Isaïa e Th. Granier (a cura di), </hi><hi rend="italic">Normes et hagiographie </hi><hi rend="italic">dans l’Occident latin (V</hi><hi rend="italic">e</hi><hi rend="italic">-XVI</hi><hi rend="italic">e</hi><hi rend="italic"> siècles)</hi><hi rend="CharOverride-1">, Brepols, Turnhout 2014, pp. 197-214: 206.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-086-backlink">41</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="italic">Hospitalia tot et tanta huius exemplo et exortatu iam videmus nunc per Tusciam edificata</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Andreas Strumensis, </hi><hi rend="italic">Vita s. Iohannis Gualberti</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di F. Baethgen, in </hi><hi rend="italic">Monumenta Germaniae Historica</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Scriptores</hi><hi rend="CharOverride-1">, XXX, 2, Lipsiae 1934, pp. 1080-1104: 1087). Cfr. G. Monzio Compagnoni, </hi><hi rend="italic">«Vinculum caritatis et consuetudinis». Le strutture di governo della congregazione vallombrosana e il loro sviluppo dal 1073 al 1258</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">in F. G. B. Trolese (a cura di),</hi><hi rend="italic"> Il monachesimo italiano nell’età comunale</hi><hi rend="CharOverride-1">, Abbazia di Santa Maria del Monte, Cesena 1998,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">pp. 563-594: 580; Salvestrini, Disciplina caritatis, cit., pp. 186-195.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-085-backlink">42</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1" >Cfr. J. Leclercq, </hi><hi rend="italic">Le Commentaire de Teuzon sur la Règle Bénédictine</hi><hi rend="CharOverride-1" >, «Studien und Mitteilungen zur Geschichte des Benediktinerordens</hi><hi rend="CharOverride-1">», 64, 1952, pp. 5-12</hi><hi rend="CharOverride-1" >; Engelbert, Status Quæstionis, cit., pp. 61-65.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-084-backlink">43</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1" >J. Leclercq, </hi><hi rend="italic">L’amour de</hi><hi rend="italic">s lettres et le désir de Dieu. Initiation aux auteurs monastiques du Moyen </hi><hi rend="italic">Â</hi><hi rend="italic">ge</hi><hi rend="CharOverride-1" >, Cerf, Paris 1957; Id., </hi><hi rend="italic">Smaragdus</hi><hi rend="CharOverride-1" >, in P. E. Szarmach (a cura di), </hi><hi rend="italic">An Introduction to the Medieval Mystics of Europe. Fourteen Original Essays</hi><hi rend="CharOverride-1" >, State University of New Tork Press, Albany, NY, 1984, pp. 37-51; D. M. La Corte, </hi><hi rend="italic">The</hi><hi rend="CharOverride-1" > Expositio</hi><hi rend="italic"> and Monastic Reform at Cîteaux. Introduction to Commentary on the Rule of Saint Benedict</hi><hi rend="CharOverride-1" >, translated by D. Barry, a cura di E. R. Elder, Cistercian Publications, Kalamazoo Michigan 2007. </hi><hi rend="CharOverride-1">Per la più recente storiografia sui commentari rinvio a F. Salvestrini, Aqua, molendinum, hortum (RB, 66,6). </hi><hi rend="italic">La campagna e la vita rurale nella tradizione monastica occidentale (VI-IX secolo)</hi><hi rend="CharOverride-1">, «Rivista di Storia della Chiesa in Italia», 77/1, 2023, pp. 13-41: 26-33.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-083-backlink">44</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. Salvestrini, Disciplina caritatis, cit., pp. 151-179; Degl’Innocenti, </hi><hi rend="italic">Attone, agiografo</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 203-204; Ead., </hi><hi rend="italic">Da Andrea di Strumi a Sante da Perugia: l’agiografia su Giovanni Gualberto fino al XV secolo</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">in </hi><hi rend="italic">Vallombrosa. Memorie agiografiche</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 117-140: 125-127; R. Angelini, </hi><hi rend="italic">«Iniuriam </hi><hi rend="italic">pertulit»: dell’offesa ricevuta dal beato padre Giovanni Gualberto, fondatore di Vallombrosa, durante il soggiorno a Camaldoli. Testimonianze, reticenze e trasformazioni nella tradizione agiografica</hi><hi rend="CharOverride-1">, in F. Salvestrini (a cura di), </hi><hi rend="italic">Monaci e pellegrini nell’Europa medievale. Viaggi, sperimentazioni, conflitti e forme di mediazione</hi><hi rend="CharOverride-1">, Polistampa, Firenze 2014, pp. 157-168; A. Benvenuti, </hi><hi rend="italic">Il disciplinamento morale della vendetta. Percorsi agiografici</hi><hi rend="CharOverride-1">, in C. Gauvard e A. Zorzi (a cura di), </hi><hi rend="italic">La vengeance en Europe, XII</hi><hi rend="italic">e</hi><hi rend="italic">-XVIII</hi><hi rend="italic">e</hi><hi rend="italic"> siècle</hi><hi rend="CharOverride-1">, Publications de la Sorbonne, Paris 2015, pp. 31-44: 35-36; Degl’Innocenti, </hi><hi rend="italic">L’agiografia in Toscana nei secoli XI-XII</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">San Miniato e il segno del millennio</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 211-226: 214-215. Cfr. in proposito anche G. Barone, </hi><hi rend="italic">Gli studi sul monachesimo vallombrosano e le nuove tendenze della storiografia monastica</hi><hi rend="CharOverride-1">, in A. Volpato (a cura di),</hi><hi rend="italic"> Monaci, ebrei, santi. Studi per Sofia Boesch Gajano</hi><hi rend="CharOverride-1">, Viella, Roma 2008, pp. 79-90: 84-87; Bathélemy, </hi><hi rend="italic">La trêve de Dieu et sa destinée </hi><hi rend="italic">italienne au milieu du XI</hi><hi rend="italic">e</hi><hi rend="italic"> siècle</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">San Miniato e il segno del millennio</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 5-50: 41. Resta, in ogni caso, il dubbio se il riferimento al perdono e al miracolo del crocifisso fossero comunque contemplati anche da Andrea di Strumi [F. Salvestrini,</hi><hi rend="italic"> San Miniato e le origini del monachesimo vallombrosano</hi><hi rend="CharOverride-1">, in F. Salvestrini (a cura di), </hi><hi rend="italic">La Basilica di San Miniato al Monte di Firenze (1018-2018). Storia e documentazione</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Firenze University Press, Firenze 2021, pp. 101-134: 105]; ma su questo elemento è destinato a far luce il lavoro di N. Bassis e F. Lo Monaco, </hi><hi rend="italic">Un risarcimento per Andrea di Strumi</hi><hi rend="CharOverride-1">, in stampa su «Hagiographica», dedicato al frammento della </hi><hi rend="italic">Vita</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Andrea presente in un codice della Biblioteca Capitolare di Bergamo integrante il ms. Firenze, Archivio di Stato, </hi><hi rend="italic">Corporazioni religiose soppresse dal Governo francese</hi><hi rend="CharOverride-1">, 260, 259. Cfr. inoltre il frammento di messale con la </hi><hi rend="italic">Vita</hi><hi rend="CharOverride-1"> di san Giovanni Gualberto presente in Firenze, Fondazione Horne, n. 2801, 8/9 (M. Castelli e A. Gardin, </hi><hi rend="italic">I codici miniati della fondazione Horne</hi><hi rend="CharOverride-1">, Becocci/Scala, Firenze 1990, pp. 41-43).</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-082-backlink">45</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. Salvestrini, Disciplina caritatis, cit., p. 163. Sulla tipologia compositiva caratterizzante queste </hi><hi rend="italic">Vitae</hi><hi rend="CharOverride-1"> di padri fondatori cfr. P. Golinelli, Tópoi </hi><hi rend="italic">e motivi agiografici nelle</hi><hi rend="CharOverride-1"> Vitae</hi><hi rend="italic"> dei santi fondatori di abbazie</hi><hi rend="CharOverride-1">, in R. Fangarezzi, P. Golinelli e A. M. Orselli (a cura di), </hi><hi rend="italic">Sant’Anselmo di Nonantola e i santi fondatori nella tradizione monastica tra Oriente e Occidente</hi><hi rend="CharOverride-1">, Viella, Roma 2006, pp. 181-202.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-081-backlink">46</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	N. D’Acunto, </hi><hi rend="italic">Camaldoli e Vallombrosa</hi><hi rend="CharOverride-1">, in G. M. Cantarella (a cura di), in </hi><hi rend="italic">I castelli della preghiera. Il monachesimo nel pieno medioevo (secoli X-XII)</hi><hi rend="CharOverride-1">, Carocci, Roma 2020, pp. 123-144: 137-138.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-080-backlink">47</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Strumensis, </hi><hi rend="italic">Vita s. Iohannis Gualberti</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., p. 1082. Cfr. Salvestrini, Disciplina caritatis, cit., pp. 181-195.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-079-backlink">48</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Occorre ancora ribadire la matrice autenticamente cenobitica del monachesimo vallombrosano e il suo legame con la tradizione dei religiosi proprietari, detentori di patrimoni fondiari, laddove anche recenti e importanti sintesi di storia monastica continuano a parlare di Giovanni Gualberto e dei suoi seguaci come di ‘eremiti’ che miravano alla povertà collettiva delle loro istituzioni (cfr. ad es. G. Melville, </hi><hi rend="italic">Le comunità religiose nel Medioevo. Storia e modelli di vita</hi><hi rend="CharOverride-1">, trad. it. Morcelliana, Brescia 2020, pp. 102, 157; M. Loffredo, </hi><hi rend="italic">I Cistercensi nel Mezzogiorno medievale (secoli XII-XIV)</hi><hi rend="CharOverride-1">, Interlinea, Novara 2022, p. 43). Sul più antico patrimonio fondiario di Vallombrosa rinvio a F. Salvestrini, </hi><hi rend="italic">Santa Maria di Vallombrosa. Patrimonio e vita economica di un grande monastero medievale</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Olschki, Firenze 1998, pp. 41-57.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-078-backlink">49</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Rimando in proposito a F. Salvestrini, </hi><hi rend="italic">Eremitismo – cenobitismo. La realtà di Santa Maria di Vallombrosa in età medievale</hi><hi rend="CharOverride-1">, in S. Bertocci e S. Parrinello (a cura di), </hi><hi rend="italic">Architettura eremitica. Sistemi progettuali e paesaggi culturali</hi><hi rend="CharOverride-1">, Edifir, Firenze 2011, pp. 33-39.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-077-backlink">50</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. Degl’Innocenti, </hi><hi rend="italic">Da Andrea di Strumi a Sante da Perugia</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., p. 126; Salvestrini, Disciplina caritatis, cit., p. 208, e il testo di Antonella Degl’Innocenti nel presente volume.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-076-backlink">51</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. </hi><hi rend="italic">Vita della Beata Verdiana scritta da Beato Attone vescovo di Pistoia nuovamente posta in luce</hi><hi rend="CharOverride-1">, per Agostino Colando, In Viterbo 1565; Salvestrini, Disciplina caritatis, cit., p. 237; Id., </hi><hi rend="italic">‘Furti’ di identità e ambigue semantizzazioni agiografiche: Verdiana da Castelfiorentino santa vallombrosana</hi><hi rend="CharOverride-1">, in A. Bartolomei Romagnoli, U. Paoli e P. Piatti (a cura di), Hagiologica. </hi><hi rend="italic">Studi per Réginald Grégoire</hi><hi rend="CharOverride-1">, Monastero San Silvestro Abate, Fabriano 2012, II, pp. 1143-1185: 1164-1166.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-075-backlink">52</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	F. Salvestrini, </hi><hi rend="italic">Antonino Pierozzi e il monachesimo. Le difficili relazioni con l’Ordine vallombrosano</hi><hi rend="CharOverride-1">, in</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">L. Cinelli e M. P. Paoli (a cura di), </hi><hi rend="italic">Antonino Pierozzi OP (1389-1459). La figura e l’opera di un santo arcivescovo nell’Europa del Quattrocento</hi><hi rend="CharOverride-1">, «Memorie Domenicane», 129, n.s. 43, 2012, pp. 207-244: 239-242; Id., </hi><hi rend="italic">Il carisma</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 97. </hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-074-backlink">53</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="italic">Acta capitulorum generalium Congregationis Vallis Umbrosae</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit.</hi><hi rend="CharOverride-1" >, p. 9.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-073-backlink">54</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. C. Ciccopiedi,</hi><hi rend="italic"> Presenza-assenza della simonia nei canoni conciliari: ipotesi di ricerca</hi><hi rend="CharOverride-1">, in G. Cariboni, N. D’Acunto e E. Filippini (a cura di), </hi><hi rend="italic">Presenza-assenza. Meccanismi dell’istituzionalità nella ‘societas christiana’ (secoli IX-XIII)</hi><hi rend="CharOverride-1">, Vita e Pensiero, Milano 2021, pp. 345-353: 350; Ead., </hi><hi rend="italic">Il papato romano e il nesso norma-prassi nei secoli XI-XII</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">Proceedings of the Fifteenth International Congress of Medieval Canon Law</hi><hi rend="CharOverride-1">, Biblioteca Apostolica Vaticana, Roma 2022, pp. 337-345.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-072-backlink">55</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. </hi><hi rend="italic">Acta capitulorum generalium Congregationis Vallis Umbrosae</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 15-21.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-071-backlink">56</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Ivi, pp. 9-10.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-070-backlink">57</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. ad es. Firenze, Archivio di Stato, </hi><hi rend="italic">Corporazioni religiose soppresse dal Governo francese</hi><hi rend="CharOverride-1">, 260, 39, c. 13r (1140, giugno 6); </hi><hi rend="italic">Le carte del monastero di S. Maria di Montepiano (1000-1200)</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di R. Piattoli, Istiuto Storico Italiano per il Medio Evo, Roma 1942, pp. 108-109 (1135, dicembre 29).</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-069-backlink">58</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="italic">Acta capitulorum </hi><hi rend="italic">generalium Congregationis Vallis Umbrosae</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 11-12. Cfr. Salvestrini, Disciplina caritatis, cit., pp. 203, 267, 270, 275.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-068-backlink">59</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. Monzio Compagnoni, </hi><hi rend="italic">«Vinculum caritatis et consuetudinis»</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., p. 572; Salvestrini, Discipina caritatis, cit., p. 222.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-067-backlink">60</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	[</hi><hi rend="CharOverride-1">Nardi], </hi><hi rend="italic">Bullarium vallumbrosanum</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 8-9; Ercolani, </hi><hi rend="italic">Riassunto Storico</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 6-8. Cfr. Ferrali, </hi><hi rend="italic">Vita di S. Atto</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., p. 13; Salvestrini, Disciplina caritatis, cit., p. 346.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-066-backlink">61</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	[</hi><hi rend="CharOverride-1">Nardi], </hi><hi rend="italic">Bullarium vallumbrosanum</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 9-11; Ercolani, </hi><hi rend="italic">Riassunto Storico</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., p. 7. Cfr. G. Monzio Compagnoni, </hi><hi rend="italic">Il «rythmus» di Maginfredo di Astino e l’espansione vallombrosana in Italia settentrionale durante la prima età comunale</hi><hi rend="CharOverride-1">, «Rivista di Storia della Chiesa in Italia», 51/2, 1997, pp. 341-420: 405-409.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-065-backlink">62</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. A. Vasina, </hi><hi rend="italic">Cristianità e ‘civitates’ nel mondo italiano in rapporto al movimento crociato</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">La Cristianità dei secoli XI e XII in Occidente</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 213-234: 223-225; P. Golinelli, </hi><hi rend="italic">I Vallombrosani e i movimenti patarinici</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">in </hi><hi rend="italic">I Vallombrosani nella società italiana</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">cit., pp. 35-56; Salvestrini, </hi><hi rend="italic">Il monachesimo vallombrosano in Lombardia</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 14-16.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-064-backlink">63</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. Kurze, </hi><hi rend="italic">Elenchi di monasteri</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 331-335; F. Salvestrini, </hi><hi rend="italic">I Vallombrosani in Liguria. Storia di una presenza monastica fra XII e XVII secolo</hi><hi rend="CharOverride-1">, Viella, Roma 2010; R. Ciliberti e F. Salvestrini, </hi><hi rend="italic">I Vallombrosani nel Piemonte medievale e moderno. Ospizi e monasteri intorno alla strada di Francia</hi><hi rend="CharOverride-1">, Viella, Roma 2014.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-063-backlink">64</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Bergamo, Biblioteca del Clero di Sant’Alessandro in Colonna, 99, </hi><hi rend="italic">Codex in quo continentur notitiae historicae spectantes ad monasterium de Astino</hi><hi rend="CharOverride-1">, ms., cc. 15r-64v: 64v.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-062-backlink">65</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	N. Vasaturo, </hi><hi rend="italic">L’espansione della congregazione vallombrosana fino alla metà del secolo XII</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">«Rivista di Storia della Chiesa in Italia», 16/3, 1962, pp. 456-485; G. Spinelli, </hi><hi rend="italic">Note sull’espansione vallombrosana in alta Italia</hi><hi rend="CharOverride-1">, in I </hi><hi rend="italic">Vallombrosani nella società italiana</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 179-201; Monzio Compagnoni, </hi><hi rend="italic">Il «rythmus»</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-061-backlink">66</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. J. Chélini, </hi><hi rend="italic">Histoire religieuse de l’Occident médiéval</hi><hi rend="CharOverride-1">, Pluriel, Paris 2010</hi><hi rend="superscript CharOverride-3">2</hi><hi rend="CharOverride-1">, pp. 294-297; Salvestrini, </hi><hi rend="italic">I Vallombrosani in Liguria</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., p. 63.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-060-backlink">67</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. L. Gai, R. Manno Tolu e G. Savino (a cura di), </hi><hi rend="italic">L’apostolo san Jacopo in documenti dell’Archivio di Stato di Pistoia</hi><hi rend="CharOverride-1">, Archivio di Stato di Pistoia, Pistoia 1984; L. Gai, </hi><hi rend="italic">Testimonianze jacobee e riferimenti compostellani nella storia di Pistoia dei secoli XII-XIII</hi><hi rend="CharOverride-1">, in L. Gai (a cura di), </hi><hi rend="italic">Pistoia e il Cammino di Santiago. Una dimensione europea nella Toscana medioevale</hi><hi rend="CharOverride-1">, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 1987, pp. 119-230: 128-146; e le rassegne storiografiche presentate in questa sede da Anna Agostini, Lucia Gai e Luca Mannori. </hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-059-backlink">68</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Leonis Urbevetani </hi><hi rend="italic">Chronicon Imperatorum</hi><hi rend="CharOverride-1">, in G. Lami, </hi><hi rend="italic">Deliciae eruditorum seu veterum </hi><hi rend="CharOverride-1">anekdoton </hi><hi rend="italic">opusculorum collectanea</hi><hi rend="CharOverride-1">, IV, Caiet.-Viviani, Florentiae 1737, pp. 171-l79; G. Baaken, </hi><hi rend="italic">Corrado, marchese di Toscana</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">Dizionario Biografico degli Italiani</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., XXIX, 1983, pp. 387-389, </hi><hi rend="CharOverride-4">CORRADO, marchese di Toscana in “Dizionario Biografico” - Treccani - Treccani</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-058-backlink">69</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. Vasaturo, </hi><hi rend="italic">L’espansione</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., p. 477; F. Salvestrini, </hi><hi rend="italic">San Michele Arcangelo a Passignano nell’</hi><hi rend="CharOverride-1">Ordo Vallisumbrosae</hi><hi rend="italic"> tra XI e XII secolo</hi><hi rend="CharOverride-1">, in P. Pirillo (a cura di), </hi><hi rend="italic">Passignano in Val di Pesa. Un monastero e la sua storia</hi><hi rend="CharOverride-1">, I. </hi><hi rend="italic">Una signoria sulle anime, sugli uomini, sulle comunità (dalle origini al sec. XIV)</hi><hi rend="CharOverride-1">, Olschki, Firenze 2009, pp. 59-127: 91-93, 95-96; Id., </hi><hi rend="italic">I Vallombrosani in Liguria</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., p. 62.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-057-backlink">70</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Ciliberti e Salvestrini, </hi><hi rend="italic">I Vallombrosani nel Piemonte</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 89-91, 93, 94.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-056-backlink">71</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	F. Menant, N</hi><hi rend="italic">ouveaux monastères et jeunes communes: les vallombrosains du S. Sepolcro d’Astino et le groupe dirigeant bergamasque (1107-1161)</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">Il monachesimo italiano nell’età comunale</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 269-316.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-055-backlink">72</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Monzio Compagnoni, </hi><hi rend="italic">Il «rythmus»</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 378-390; F. Salvestrini, </hi><hi rend="italic">Il monastero vallombrosano del Santo Sepolcro di Astino e le sue terre fra Medioevo e prima Età moderna</hi><hi rend="CharOverride-1">, in A. Civai (a cura di), </hi><hi rend="italic">Il Monastero restituito. Astino: storia, arte, architettura e paesaggio</hi><hi rend="CharOverride-1">, Fondazione MIA, Bergamo 2023, pp. 10-31.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-054-backlink">73</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Salvestrini, </hi><hi rend="italic">I Vallombrosani in Liguria</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., p. 62; C. Piras, </hi><hi rend="italic">I benedettini di Vallombrosa in Sardegna (secoli XII-XVI)</hi><hi rend="CharOverride-1">, «Archivio Storico Sardo», 47, 2012, pp. 9-543: 152-158.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-053-backlink">74</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	F. Salvestrini, </hi><hi rend="italic">L’origine della presenza vallombrosana in Sardegna. Attestazioni documentarie e tradizioni storico-erudite fra pieno Medioevo e prima Età moderna</hi><hi rend="CharOverride-1">, in P. Piatti e M. Vidili (a cura di), Per Sardiniae insulam constituti. </hi><hi rend="italic">Gli ordini religiosi nel Medioevo sardo</hi><hi rend="CharOverride-1">, Lit Verlag, Berlin 2014, pp. 131-149.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-052-backlink">75</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="italic">Libellus Judicum Turritanorum</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di A. Sanna e A. Boscolo, S’Ischiglia, Cagliari 1957, 4, pp. 47-48; Ioannis Francisci Farae, </hi><hi rend="italic">Opera</hi><hi rend="CharOverride-1">, 2, </hi><hi rend="italic">De rebus Sardois</hi><hi rend="CharOverride-1">, II, a cura di M. T. Laneri e E. Cadoni, Gallizzi, Sassari 1992, p. 302. Cfr. M. G. Sanna, </hi><hi rend="italic">La cronotassi dei giudici di Torres</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">La civiltà giudicale in Sardegna nei secoli XI-XIII. Fonti e documenti scritti</hi><hi rend="CharOverride-1">, Stampacolor, Sassari 2002, pp. 97-113: 107; G. G. Ortu, </hi><hi rend="italic">La Sardegna dei Giudici</hi><hi rend="CharOverride-1">, Il Maestrale, Nuoro 2005, 2 ed. 2019, p. 66.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-051-backlink">76</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. M. G. Sanna, </hi><hi rend="italic">La presenza camaldolese in Sardegna</hi><hi rend="CharOverride-1">, in G. Strinna e M. Vidili (a cura di), </hi><hi rend="italic">La basilica di Saccargia, 900 anni di storia, arte, devozione</hi><hi rend="CharOverride-1">, EDES, Sassari 2014, pp. 33-47: 38-40.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-050-backlink">77</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. V. Atzeni, </hi><hi rend="italic">Gli “Hospitia” dei Benedettini in Sardegna</hi><hi rend="CharOverride-1">, «Humana Studia», s. II, 3/1, 1951, pp. 1-20: 4-6; M. G. Meloni, </hi><hi rend="italic">Santuari e ordini religiosi tra Medioevo e prima Età moderna</hi><hi rend="CharOverride-1">, in M. G. Meloni e O. Schena (a cura di), </hi><hi rend="italic">Santuari d’Italia, Sardegna</hi><hi rend="CharOverride-1">, De Luca Roma [2020], pp. 75-88: 76-77. Forse proprio la presenza dei Vallombrosani conferì un nuovo rilievo al ruolo dei conversi nei santuari dell’isola, contribuendo anche da questo punto di vista all’evoluzione della società e della vita religiosa locali. Cfr. in proposito R. Turtas, </hi><hi rend="italic">Pregare in sardo. Scritti su Chiesa e Lingua in Sardegna</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di G. Lupinu, CUEC, Cagliari 2006, pp. 31-36, 62-64.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-049-backlink">78</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. G. Fois, </hi><hi rend="italic">Il regno di Torres e i cistercensi fra Pisa e Papato nella seconda metà del XII secolo</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">La civiltà giudicale in Sardegna</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 195-240: 206-207. Cfr. anche F. G. R. Campus, </hi><hi rend="italic">Centri demici minori e città in Sardegna: tra storia e modelli insediativi (secc. XII-XIV)</hi><hi rend="CharOverride-1">, in F. Panero e G. Pinto (a cura di), </hi><hi rend="italic">Castelli e fortezze nelle città e nei centri minori italiani (secoli XIII-XV)</hi><hi rend="CharOverride-1">, Centro Internazionale di Studi sugli Insediamenti Medievali, Cherasco 2009, pp. 319-350: 331-332.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-048-backlink">79</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Abbazia di Vallombrosa, Archivio Generale della Congregazione, sezione storica, O.II.4: A. Sala, </hi><hi rend="italic">Notizie di alcune Badie Vallombrosane</hi><hi rend="CharOverride-1">, ms. sec. XIX, [pp. 5-8]; </hi><hi rend="italic">Il Condaghe di San Michele di Salvennor</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di P. Maninchedda e A. Murtas, CUEC, Cagliari 2003, </hi><hi rend="italic">Introduzione</hi><hi rend="CharOverride-1">, pp. </hi><hi rend="CharOverride-7">xiii-xiv</hi><hi rend="CharOverride-1">; M. Maxia, </hi><hi rend="italic">Il Condaghe di San Michele di Salvennor. Edizione e commento linguistico</hi><hi rend="CharOverride-1">, Condaghes, Cagliari 2012; Piras, </hi><hi rend="italic">I benedettini di Vallombrosa</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 159-165. </hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-047-backlink">80</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. in proposito O. Schena e S. Tognetti, </hi><hi rend="italic">La Sardegna medievale nel contesto italiano e mediterraneo (secc. XI-XV)</hi><hi rend="CharOverride-1">, Monduzzi, Milano 2011, pp. 17-18; G. Colombini, </hi><hi rend="italic">Dai Cassinesi ai Cistercensi. Il monachesimo benedettino in Sardegna nell’età giudicale (XI-XIII secolo)</hi><hi rend="CharOverride-1">, Arkadia, Cagliari 2012, pp. 134-146; G. G. Ortu, </hi><hi rend="italic">La Sardegna dei Giudici</hi><hi rend="CharOverride-1">, Il Maestrale, Nuoro 2005, 2 ed. 2019, pp. 71-74.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-046-backlink">81</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	B. Anatra, Insula Christianorum. </hi><hi rend="italic">Istituzioni Ecclesiastiche e Territorio nella Sardegna di Antico Regime</hi><hi rend="CharOverride-1">, CUEC. Cagliari 1997, pp. 11, 30-32, 34-37.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-045-backlink">82</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Colombini, </hi><hi rend="italic">Dai Cassinesi ai Cistercensi</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 33-55. Cfr. inoltre C. Zedda, </hi><hi rend="italic">Ai piedi dell’Apostolo. Sede apostolica e spazio tirrenico (secoli XI-XII)</hi><hi rend="CharOverride-1">, Vita e Pensiero, Milano 2020, pp. 71-130.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-044-backlink">83</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="italic">Annales Sanctae Trinitatis</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">Annales Veronenses a. 1095-1142</hi><hi rend="CharOverride-1">, ed. H. Pertz, in</hi><hi rend="italic"> Monumenta Germaniae Historica</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Scriptores</hi><hi rend="CharOverride-1">, XIX, Hannoverae, 1866, rist. Stuttgart-New York, 1963, pp. 1-6; Abbazia di Vallombrosa, Archivio Generale della Congregazione, sezione storica, O.II.4, Sala, cit., [pp. 1-2]; Monzio Compagnoni, </hi><hi rend="italic">Il «rythmus»</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 365-378; A. Passuello e F. Salvestrini (a cura di), </hi><hi rend="italic">La Santissima Trinità in Monte Oliveto. Storia, architettura e arte di un monastero vallombrosano nella Verona medievale</hi><hi rend="CharOverride-1">, L’Erma di Bretschneider, in stampa.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-043-backlink">84</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Pistoia, Archivio Capitolare, C 49, C 50, Pandolfo Arferuoli, </hi><hi rend="italic">Historiae</hi><hi rend="CharOverride-1">, ms. sec. XVII, I, pp. 134, 139-140; R. Volpini, </hi><hi rend="italic">Additiones Kehrianae (II). Nota sulla tradizione dei documenti pontifici per Vallombrosa</hi><hi rend="CharOverride-1">, «Rivista di Storia della Chiesa in Italia», 23/2, 1969, pp. 313-360: n. 3, pp. 353-356; Spinelli, </hi><hi rend="italic">Note</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., p. 195.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-042-backlink">85</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Monzio Compagnoni, </hi><hi rend="italic">Il «rythmus»</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 400-404.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-041-backlink">86</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Ivi, pp. 358-359, 363-364; E. Sartoni, </hi><hi rend="italic">Le fondazioni vallombrosane della regione Lombardia. Repertorio</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">I Vallombrosani in Lombardia</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 52-159: 122-123; G. Cariboni, </hi><hi rend="italic">Note sul processo di fondazione del monastero del Santo Sepolcro di Pavia</hi><hi rend="CharOverride-1">, in A. Segagni Malacart (a cura di),</hi><hi rend="italic"> San Lanfranco di Pavia. Un monastero vallombrosano sulle rive del Ticino</hi><hi rend="CharOverride-1">, Scalpendi, Pavia 2022, pp. 13-22: 14.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-040-backlink">87</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Monzio Compagnoni, </hi><hi rend="italic">Il «rythmus»</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 390-399; Sartoni, </hi><hi rend="italic">Le fondazioni vallombrosane</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 55-57.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-039-backlink">88</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Landulfi de Sancto Paulo </hi><hi rend="italic">Historia Mediolanensis</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di L. Bethmann e Ph. Jaffé, in </hi><hi rend="italic">Monumenta Germaniae Historica</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Scriptores</hi><hi rend="CharOverride-1">, XX, Hannoverae, 1868, cap. 59, pp. 17-49: 46.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-038-backlink">89</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Salvestrini, </hi><hi rend="italic">Il monachesimo vallombrosano in Lombardia</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 19-22.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-037-backlink">90</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. P. Zerbi, </hi><hi rend="italic">Tra Milano e Cluny. Momenti di vita e cultura ecclesiastica nel secolo XII</hi><hi rend="CharOverride-1">, Herder, Roma 1978, pp. 3-109.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-036-backlink">91</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Per i documenti relativi alla consacrazione cfr. F. Ughelli, </hi><hi rend="italic">Italia sacra</hi><hi rend="CharOverride-1">, Venetiis, 1718, rist. anast. Forni, Bologna 1973, III, pp. 294-295 e il contributo di Lucia Gai nel presente volume.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-035-backlink">92</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="italic">Acta capitulorum generalium Congregationis Vallis Umbrosae</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit.</hi><hi rend="CharOverride-1" >, p. 4;</hi><hi rend="CharOverride-1"> Q. Santoli, </hi><hi rend="italic">Pistoia ai tempi di S. Atto</hi><hi rend="CharOverride-1">, «Bullettino Storico Pistoiese», 55, 1953, pp. 57-75; I. Moretti, </hi><hi rend="italic">Architettura romanica vallombrosana nella diocesi medievale di Pistoia</hi><hi rend="CharOverride-1">, «Bullettino Storico Pistoiese», 92, 1990, pp. 3-30: 8; E. Coturri, </hi><hi rend="italic">Pietro abate vallombrosano di Fucecchio e vescovo di Pistoia</hi><hi rend="CharOverride-1">, in Id., </hi><hi rend="italic">Pistoia, Lucca e la Valdinievole nel Medioevo. Raccolta di saggi</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di G. Francesconi e F. Iacomelli, Società Pistoiese di Storia Patria, Pistoia 1998, pp. 47-51; Salvestrini, Disciplina caritatis, cit., pp. 366-371; R. Zagnoni (a cura di), </hi><hi rend="italic">L’abbazia di San Salvatore della Fontana Taona nel Medioevo</hi><hi rend="CharOverride-1">, Gruppo di Studi Alta Valle del Reno, Porretta Terme 2017.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-034-backlink">93</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	R. Nelli, </hi><hi rend="italic">Un monastero e le sue terre: San Michele in Forcole dalla fondazione al 1250</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">«Bullettino Storico Pistoiese», 93, 1991, pp. 19-40: 21-22; N. Rauty, </hi><hi rend="italic">I Vallombrosani a Pistoia dalla metà del secolo XI alla metà del secolo XII</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">«Bullettino Storico Pistoiese», 104, 2002, pp. 3-26: 4-15; F. Salvestrini, </hi><hi rend="italic">Gli Ordini religiosi a Pistoia in età precomunale e comunale</hi><hi rend="CharOverride-1">, in P. Gualtieri (a cura di), </hi><hi rend="italic">La Pistoia comunale nel contesto toscano ed europeo (secoli XIII-XIV)</hi><hi rend="CharOverride-1">, Società Pistoiese di Storia Patria, Pistoia 2008, pp. 241-270: 252-253.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-033-backlink">94</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. S. Ferrali, </hi><hi rend="italic">La temporalità del vescovado nei rapporti col comune di Pistoia nei secoli XII e XIII</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">Vescovi e diocesi in Italia nel medioevo (sec. IX-XIII)</hi><hi rend="CharOverride-1">, Antenore, Padova 1964, pp. 365-408; F. Redi, </hi><hi rend="italic">Chiese medievali del pistoiese</hi><hi rend="CharOverride-1">, Silvana, Cinisello Balsamo (MI) 1991, p. 28; N. Rauty, </hi><hi rend="italic">Poteri civili del vescovo a Pistoia fino all’età comunale</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">Vescovo e città nell’alto Medioevo</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 35-50: 49-50. Per un cfr. con la situazione patrimoniale dell’episcopio lucchese, relativamente meno prospera fino al secondo decennio del XII secolo, cfr. R. Savigni, </hi><hi rend="italic">La signoria vescovile lucchese tra XI e XII secolo: consolidamento patrimoniale e primi rapporti con la classe dirigente cittadina</hi><hi rend="CharOverride-1">, «Aevum», 67/2, 1993, pp. 333-367: 340. Sul ruolo degli abati come vescovi e strumenti di governo della Chiesa durante il periodo in esame e in una prospettiva europea, S. Vanderputten (a cura di), </hi><hi rend="italic">Abbots and Abbesses as a Human Resource in the Ninth- to </hi><hi rend="italic">Twelfth-Century West</hi><hi rend="CharOverride-1">, LIT Verlag, Münster 2018.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-032-backlink">95</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	M. Ronzani, </hi><hi rend="italic">Lo sviluppo istituzionale di Pistoia alla luce dei rapporti con il Papato e l’Impero tra la fine del secolo XI e l’inizio del Duecento</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">La Pistoia comunale nel contesto toscano ed europeo</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 19-72: 23-26; Id., </hi><hi rend="italic">Il volto cangiante della chiesa vescovile di Pistoia nell’età dei conti Cadolingi e Guidi (923-1124)</hi><hi rend="CharOverride-1">, in A. Benvenuti e R. Nelli (a cura di), </hi><hi rend="italic">Culto dei santi e culto dei luoghi nel medioevo pistoiese</hi><hi rend="CharOverride-1">, Società Pistoiese di Storia Patria, Pistoia 2010, pp. 1-21: 16-17; L. Gai, </hi><hi rend="italic">Santiago el Mayor patrono di Pistoia: per una rilettura storiografica</hi><hi rend="CharOverride-1">, in P. Caucci von Saucken (a cura di), </hi><hi rend="italic">Iacobus patronus</hi><hi rend="CharOverride-1">, X Congreso internacional de estudios jacobeos, Xunta de Galicia, Santiago de Compostela 2020, pp. 329-399: 353-354. Cfr. anche il contributo di Antonella Fabbri nel presente volume. Sull’esemplarità della vita comune nel periodo, A. Lucioni, </hi><hi rend="italic">Anselmo IV da Bovisio arcivescovo di Milano (1097-1101). Episcopato e società urbana sul finire dell’XI secolo</hi><hi rend="CharOverride-1">, Vita e Pensiero, Milano 2011, pp. 155-162.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-031-backlink">96</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="italic">Libro Croce</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Q. Santoli, Istituto Storico Italiano per il Medio Evo, Roma 1939, doc. 11, p. 350. Cfr. in proposito E. Altieri Magliozzi, </hi><hi rend="italic">Istituzioni comunali a Pistoia prima e dopo l’inizio della dominazione fiorentina</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">Egemonia fiorentina ed autonomie locali nella Toscana nord-occidentale del primo Rinascimento: vita, arte, cultura</hi><hi rend="CharOverride-1">, Centro di Studi di Storia e d’Arte, Pistoia 1975, pp. 171-207: 172-175; N. Rauty, </hi><hi rend="italic">Introduzione</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">Statuti pistoiesi del secolo XII. Breve dei Consoli [1140-1180], Statuto del Podestà [1162-1180]</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di N. Rauty, Società Pistoiese di Storia Patria, Pistoia 1996, pp. 74-75; Id., </hi><hi rend="italic">Società, istituzioni, politica nel primo secolo dell’autonomia comunale</hi><hi rend="CharOverride-1">, in G. Cherubini (a cura di), </hi><hi rend="italic">Storia di Pistoia</hi><hi rend="CharOverride-1">, II, </hi><hi rend="italic">L’età del libero Comune. Dall’inizio del XII alla metà del XIV secolo</hi><hi rend="CharOverride-1">, Le Monnier, Firenze 1998, pp. 1-40: 1-2; Gai,</hi><hi rend="italic"> Santiago el Mayor</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 354-356. Pistoia precedette sia Firenze che Lucca (ove la prima attestazione del consolato risale al 1119); ma sui limiti del dato relativo all’attestazione consolare come indice della prima affermazione di istituzioni ‘comunali’ cfr. Ch. </hi><hi rend="CharOverride-1" >Wichkam, </hi><hi rend="italic">The Sense of the Past in Italian Communal Narratives</hi><hi rend="CharOverride-1" >, in P. Magdalino (a cura di), </hi><hi rend="italic">The Perception of the Past in Twelfth-Century Europe</hi><hi rend="CharOverride-1" >, The Hambledon Press, London-Rio Grande 1992, pp. 173-189: 186-187.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-030-backlink">97</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. in proposito C. Ciccopiedi, </hi><hi rend="italic">Governare le diocesi. Assestamenti riformatori in Italia settentrionale fra linee guida conciliari e pratiche vescovili (secoli XI-XII)</hi><hi rend="CharOverride-1">, CISAM, Spoleto 2016, pp. 199-205.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-029-backlink">98</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	R. Fantappiè, </hi><hi rend="italic">Documenti papali del XII secolo</hi><hi rend="CharOverride-1">, «Archivio Storico Pratese», 43/1-4, 1967, pp. 3-87: 17-29; M. Ronzani, </hi><hi rend="italic">L’inquadramento pastorale della diocesi di Pistoia nei secoli XI-XII</hi><hi rend="CharOverride-1">, in F. Salvestrini (a cura di), </hi><hi rend="italic">Il territorio pistoiese dall’Alto Medioevo allo Stato territoriale fiorentino</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Società Pistoiese di Storia Patria, Pistoia 2004, pp. 19-81: 35-40.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-028-backlink">99</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. L. Gai, </hi><hi rend="italic">L’altare argenteo di San Iacopo nel Duomo di Pistoia. Contributo alla storia dell’oreficeria gotica e rinascimentale italiana</hi><hi rend="CharOverride-1">, Allemandi, Torino 1984, pp. 33-44; Rauty, </hi><hi rend="italic">Introduzione</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 81-82; Id., </hi><hi rend="italic">Società, istituzioni, politica</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 16-20; E. Vannucchi, </hi><hi rend="italic">Chiesa e religiosità</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">Storia di Pistoia</hi><hi rend="CharOverride-1">, II, cit., pp. 347-386: 347-348, 381-382; Salvestrini, </hi><hi rend="italic">I Vallombrosani in Liguria</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 63-67; L. Gai, </hi><hi rend="italic">Una città toscana dedicata a San Iacopo</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">Avvicinatevi alla bellezza. L’altare argenteo di San Iacopo a Pistoia</hi><hi rend="CharOverride-1">, Giorgio Tesi, Pistoia 2018, pp. 13-29: 15-22. Cfr. anche Gai, </hi><hi rend="italic">Santiago el Mayor</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 330-331, 358-359, 368, 370-373; F. Salvestrini, </hi><hi rend="italic">Atto da Pistoia</hi><hi rend="CharOverride-1">, in U. Feraci (a cura di), </hi><hi rend="italic">Pistoia Sacra. Decifrare la città e i suoi capolavori</hi><hi rend="CharOverride-1">, Ed. diocesane San Jacopo, Pistoia 2022, pp. 62-64.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-027-backlink">100</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. S. Ferrali, </hi><hi rend="italic">Chiesa e clero pistoiese nel Medioevo</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di G. Francesconi e R. Nelli, Società Pistoiese di Storia Patria, Pistoia 2005, p. 138.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-026-backlink">101</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Salvestrini, Disciplina caritatis, cit., pp. 230-231.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-025-backlink">102</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. J. Verger, </hi><hi rend="italic">Il Rinascimento del XII secolo</hi><hi rend="CharOverride-1">, trad. it. Jaca Book, Milano 1997, pp. 74-75; C. Acidini Luchinat, </hi><hi rend="italic">La cattedrale di San Zeno a Pistoia</hi><hi rend="CharOverride-1">, atlante fotografico di A. Amendola, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo (MI) 2003, p. 21; C. Nardella, </hi><hi rend="italic">Il fascino di Roma nel Medioevo. Le «Meraviglie di Roma» di maestro Gregorio</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Viella, Roma 2007</hi><hi rend="superscript CharOverride-3">2</hi><hi rend="CharOverride-1">, pp. 14, 16, 25-26; Gai, </hi><hi rend="italic">Santiago el Mayor</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 343-345, 349-352.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-024-backlink">103</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	J.-C. Maire Vigueur, </hi><hi rend="italic">Il comune romano</hi><hi rend="CharOverride-1">, in A. Vauchez (a cura di), </hi><hi rend="italic">Storia di Roma dall’Antichità a oggi. Roma medievale</hi><hi rend="CharOverride-1">, Laterza, Roma-Bari 2001, pp. 117-157: 1l8-124; di Carpegna Falconieri, </hi><hi rend="italic">Innocenzo II</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., p. 267.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-023-backlink">104</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Pratesi, </hi><hi rend="italic">Attone, santo</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., p. 566; B. Matteucci, </hi><hi rend="italic">Attone (Atto) vescovo di Pistoia, santo</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">Bibliotheca Sanctorum</hi><hi rend="CharOverride-1">, II, Istituto Giovanni XXIII della Pontificia Università Lateranense, Roma 1962, coll. 573-576: 575; M. L. Ceccarelli Lemut, </hi><hi rend="italic">«Magnum Ecclesiae Lumen». Baldovino, monaco cistercense e arcivescovo di Pisa (1138-1145)</hi><hi rend="CharOverride-1">, in F. G. B. Trolese (a cura di), Monastica et humanistica. </hi><hi rend="italic">Scritti in onore di Gregorio Penco O.S.B.</hi><hi rend="CharOverride-1">, Abbazia di Santa Maria del Monte, Cesena 2003, II, pp. 613-636: 626.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-022-backlink">105</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	S. Gavinelli, </hi><hi rend="italic">Appunti per la storia dei monasteri vallombrosani nel Piemonte orientale</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">L’</hi><hi rend="CharOverride-1">Ordo Vallisumbrosæ, cit., II, pp. 677-725: 703-706; Ciliberti e Salvestrini, </hi><hi rend="italic">I Vallombrosani nel Piemonte</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 65-69.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-021-backlink">106</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	R. Zagnoni, </hi><hi rend="italic">Presenze vallombrosane nella montagna fra Pistoia e Bologna nel secolo XIII</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">L’</hi><hi rend="CharOverride-1">Ordo Vallisumbrosæ, cit., II, pp. 765-808: 795-796.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-020-backlink">107</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	G. Casagrande e A. Czortek, </hi><hi rend="italic">I vallombrosani in Umbria: i monasteri di Città di Castello</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">L’</hi><hi rend="CharOverride-1">Ordo Vallisumbrosæ, cit., II, pp. 841-883: 865-868.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-019-backlink">108</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Abbazia di Vallombrosa, Archivio Generale della Congregazione, sezione storica, O.II.4: Sala, </hi><hi rend="italic">Notizie</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., [p. 3]; G. G. Merlo, </hi><hi rend="italic">Forme di religiosità nell’Italia occidentale dei secoli XII e XIII</hi><hi rend="CharOverride-1">, Società per gli Studi Storici, archeologici ed artistici della Provincia di Cuneo, Cuneo-Vercelli 1997, pp. 27-29; G. Casiraghi, </hi><hi rend="italic">I vallombrosani nel Piemonte occidentale: S. Giacomo di Stura e le sue dipendenze</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">L’</hi><hi rend="CharOverride-1">Ordo Vallisumbrosæ, cit., II, pp. 619-675: 632; Ciliberti e Salvestrini, </hi><hi rend="italic">I Vallombrosani nel Piemonte</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 23-25.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-018-backlink">109</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Vasaturo, </hi><hi rend="italic">L’espansione</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., p. 477; Sartoni, </hi><hi rend="italic">Le fondazioni vallombrosane</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., p. 117; Ciliberti e Salvestrini, </hi><hi rend="italic">I Vallombrosani nel Piemonte</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., p. 19.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-017-backlink">110</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. Vallombrosa, Archivio Generale della Congregazione, Q.I.6, c. 592v; Menant, </hi><hi rend="italic">Nouveaux monastères</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., p. 283; Salvestrini, </hi><hi rend="italic">Il monastero vallombrosano del Santo Sepolcro di Astino</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., p. 17.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-016-backlink">111</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="italic">Regesta Chartarum Pistoriensium, Monastero di San Salvatore a Fontana Taona, secoli XI e XII</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">a cura di V. Torelli Vignali, Società Pistoiese di Storia Patria, Pistoia 1999, docc. 82-87, 89-89bis, pp. 189-195, 196-198.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-015-backlink">112</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Gai, </hi><hi rend="italic">Santiago el Mayor</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 367, 378-379. </hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-014-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Abbazia di Vallombrosa, Archivio Generale della Congregazione, sezione storica, O.II.4: Sala: </hi><hi rend="italic">Notizie</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., [p. 4]; Monzio Compagnoni, </hi><hi rend="italic">Il «rythmus»</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 409-410; Ciliberti e Salvestrini, </hi><hi rend="italic">I Vallombrosani nel Piemonte</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., p. 84.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-013-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Salvestrini, </hi><hi rend="italic">I Vallombrosani in Liguria</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 54-61, 73-79, 103-112. Sul contesto cfr. Zedda, </hi><hi rend="italic">Ai piedi dell’Apostolo</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 266-273.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-012-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. R. Argenziano, </hi><hi rend="italic">L’iconografia del «Beato Atto vescovo di Pistoia» e la possibile ricostruzione del suo antico sepolcro</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">Culto dei santi e culto dei luoghi</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 113-142: 114-116. Sul significato politico, religioso e simbolico dell’evento e sulle sue conseguenze nella vita culturale e artistica della città cfr. A. Labriola, </hi><hi rend="italic">La miniatura a Pistoia paradigma di convergenze artistiche</hi><hi rend="CharOverride-1">, in A. Tartuferi, E. Neri Lusanna e A. Labriola (a cura di), </hi><hi rend="italic">Medioevo a Pistoia. Crocevia di artisti fra Romanico e Gotico</hi><hi rend="CharOverride-1">, Mandragora, Firenze 2021, pp. 93-113: 93-96; M. Santanicchia, </hi><hi rend="italic">Intorno all’altare e ai “belli arredi” un percorso critico per l’oreficeria medievale a Pistoia fra glorie locali e presenze forestiere</hi><hi rend="CharOverride-1">, ivi, pp. 115-127: 115-117; Gai, </hi><hi rend="italic">L’altare argenteo di San Jacopo</hi><hi rend="CharOverride-1">, ivi, pp. 129-145: 129. Sia pure in riferimento a una differente datazione cfr. anche D. Webb, </hi><hi rend="italic">St James in Tuscany: The Opera di San Jacopo of Pistoia and Pilgrimage</hi><hi rend="italic"> to Compostela</hi><hi rend="CharOverride-1">, «The Journal of Ecclesiastical History», 50, 1999, pp. 207-234; G. Francesconi, </hi><hi rend="italic">Il Comune e i santi. Il culto iacobeo e l’«acclamazione» del potere a Pistoia (secoli XII-XIV)</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">Culto dei santi e culto dei luoghi</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 157-172: 157-158, 160; Id., </hi><hi rend="italic">Il santo e il diritto. L’Opera di San Iacopo, ser Mazzeo e gli Statuti del 1313</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">All’onore di messer santo Iacopo apostolo. Mazzeo Bellebuoni e gli Statuti dell’Opera di San Iacopo (1313), Edizione del testo latino e del testo volgare secondo il codice ASPt</hi><hi rend="CharOverride-1">, Opera di San Iacopo, </hi><hi rend="italic">237, con commentario</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di G. Francesconi, G. Frosini, S. Pregnolato, S. Zamponi, Società Pistoiese di Storia Patria, Pistoia 2022, pp. 9-22: 10-11.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-011-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. in proposito Gai,</hi><hi rend="italic"> Santiago el Mayor</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 386-399.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-010-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	[</hi><hi rend="CharOverride-1">Nardi], </hi><hi rend="italic">Bullarium vallumbrosanum</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 28-29; G. Venerosi Pesciolini, </hi><hi rend="italic">Di alcune istituzioni vallombrosane in Siena nei secoli XI-XIV</hi><hi rend="CharOverride-1">, «La Diana. Rassegna d’arte e vita senese», 7/4, 1932, pp. 253-270: 258; Ercolani, </hi><hi rend="italic">Riassunto Storico</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., p. 18; P. Nardi, </hi><hi rend="italic">I borghi di san Donato e di san Pietro a Ovile. «Populi», contrade e compagnie d’armi nella società senese dei secoli XI-XIII</hi><hi rend="CharOverride-1">, «Bullettino Senese di Storia Patria», 73-75, 1966/68, pp. 7-59: 29; Salvestrini, </hi><hi rend="italic">San Michele Arcangelo a Passignano</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 94-95.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-009-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Salvestrini, </hi><hi rend="italic">Il monachesimo vallombrosano in Lombardia</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 22-23; Gai, </hi><hi rend="italic">Santiago el Mayor</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 378-380.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-008-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Rauty, </hi><hi rend="italic">Il culto dei santi</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., p. 97.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-007-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. N. Rauty, </hi><hi rend="italic">Rapporti di Atto, vescovo di Pistoia, con il clero e le istituzioni ecclesiastiche lombarde</hi><hi rend="CharOverride-1">, «Bullettino Storico Pistoiese», s. III, 97, 1995, pp. 3-26; P. Tomea, </hi><hi rend="italic">Tradizione apostolica e coscienza cittadina a Milano nel Medioevo. La leggenda di san Barnaba</hi><hi rend="CharOverride-1">, Vita e Pensiero, Milano 1993, pp. 63-65: 64-65; Id., Profectus/provectus.</hi><hi rend="italic"> Appunti sulla corrispondenza milanese di Atto di Pistoia</hi><hi rend="CharOverride-1">, «Filologia mediolatina», 4, 1997, pp. 291-318. Cfr. in proposito anche G. Monzio Compagnoni, </hi><hi rend="italic">Fondazioni vallombrosane in diocesi di Milano. Prime ricerche</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">I Vallombrosani nella società italiana</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 203-238: 214-216 e il testo di Lucia Gai nel presente volume.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-006-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	S. Ferrali, </hi><hi rend="italic">L’apostolo S. Jacopo il Maggiore e il suo culto a Pistoia (con documenti in parte inediti)</hi><hi rend="CharOverride-1">, Opera dei Santi Giovanni e Zeno, Pistoia 1979, pp. 13-14.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-005-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	C. Ciccopiedi, </hi><hi rend="italic">Vescovi e monaci tra i secoli X e XI: interventi conciliari</hi><hi rend="CharOverride-1">, in M. Bottazzi, P. Buffo, C. Ciccopiedi, L. Furbetta e Th. Granier (a cura di), </hi><hi rend="italic">La società monastica nei secoli VI-XII. Sentieri di ricerca</hi><hi rend="CharOverride-1">, CERM, Roma-Trieste 2016, pp. 207-218; Ead., </hi><hi rend="italic">Governare le diocesi</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 121-153.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-004-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Per una breve presentazione dell’esempio costituito da Martino di Tours, il cui confronto con Atto non appare affatto peregrino, cfr. Melville, </hi><hi rend="italic">Le comunità religiose nel Medioevo</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 20-21.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-003-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Una prospettiva che, sia pure aperta alla compagine delle maggiori città della Tuscia, resta in larga misura sottesa anche alla più recente disamina del suo operato [A. Cotza, </hi><hi rend="italic">La traslazione delle reliquie di san Giacomo a Pistoia (anni ’30 e ’40 del XII secolo). Una rilettura</hi><hi rend="CharOverride-1">, in A. Cotza e A. Poloni (a cura di), </hi><hi rend="italic">Chiesa e</hi><hi rend="CharOverride-1"> civitas </hi><hi rend="italic">nell’Italia medievale. Studi per Mauro Ronzani</hi><hi rend="CharOverride-1">, ETS, Pisa 2024, pp. 255-276].</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-002-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	U. Longo, </hi><hi rend="italic">La riforma della Chiesa tra Pier Damiani e Bernardo di Chiaravalle. Un concetto da declinare al plurale</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">La società monastica nei secoli VI-XII</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 113-132. Cfr. anche F. Renzi e E. Veneziani, </hi><hi rend="italic">Alcune note sulla Riforma della Chiesa Romana nel pienomedioevo (secoli XI-XII)</hi><hi rend="CharOverride-1">, «Via Spiritus», 21, 2021, pp. 5-33.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-001-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. L. Gai, </hi><hi rend="italic">Testimonianze jacobee e riferimenti compostellani nella storia di Pistoia dei secoli XII-XIII</hi><hi rend="CharOverride-1">, in L. Gai (a cura di), </hi><hi rend="italic">Pistoia e il cammino di Santiago. Una dimensione europea nella Toscana medievale</hi><hi rend="CharOverride-1">, Ed. Scientifiche Italiane, Napoli 1987, pp. 119-202: 182; Ead., </hi><hi rend="italic">Santiago el Mayor</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 331-332, 352-353, 360-362, 369, 373-378. Cfr. anche Robinson, </hi><hi rend="italic">The Papacy 1073-1198</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 209-243.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08849_xml_6_47-76.html#footnote-000-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. in proposito F. Salvestrini, </hi><hi rend="italic">La più recente storiografia sul monachesimo italiano medievale (ca. 1984-2004)</hi><hi rend="CharOverride-1">, «Benedictina», 53/2, 2006, pp. 435-515: 457-458, 493-494; Id., </hi><hi rend="italic">Per un bilancio della più recente storiografia sul monachesimo italico d’età medievale</hi><hi rend="CharOverride-1">, in R. Michetti e A. Tilatti (a cura di), </hi><hi rend="italic">Dal «Medioevo cristiano» alla «Storia religiosa» del medioevo</hi><hi rend="CharOverride-1">, «Quaderni di Storia Religiosa Medievale», 22/2, 2019, pp. 307-361: 334, 346-347.</hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author">Francesco Salvestrini, University of Florence, Italy, <ref target="https://www.fupress.com">francesco.salvestrini@unifi.it</ref>, <ref target="https://www.fupress.com">0000-0002-0756-2626</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices">Referee List (DOI 1<ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices">FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book">Francesco Salvestrini, <hi rend="italic">Atto da Pistoia, monaco e abate maggiore dell’Ordine benedettino vallombrosano. Le attuali prospettive della storiografia</hi>, © Author(s), <ref target="https://www.fupress.com">CC BY 4.0</ref>, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0335-7.05</ref>, in Francesco Salvestrini (edited by), <hi rend="CharOverride-9">Atto abate vallombrosano e vescovo di Pistoia. Bilancio storiografico e prospettive di ricerca sulla vita e l’opera di un protagonista del XII secolo</hi>, pp. -31, 2024, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0335-7, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0335-7</ref></p></div></div>
      
      <div>
        <listBibl>
          <head>References</head>
          <bibl n="151011">Acidini Luchinat C., La cattedrale di San Zeno a Pistoia, atlante fotografico di A. Amendola, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo (MI) 2003.</bibl>
          <bibl n="151296">Albers B., Die Aeltesten Consuetudines von Vallumbrosa, &amp;#171;R&amp;#233;vue B&amp;#233;n&amp;#233;dictine&amp;#187;, 28/1-4, 1911, pp. 432-436.</bibl>
          <bibl n="150459">Altieri Magliozzi E., Istituzioni comunali a Pistoia prima e dopo l’inizio della dominazione fiorentina, in Egemonia fiorentina ed autonomie locali nella Toscana nord-occidentale del primo Rinascimento: vita, arte, cultura, Centro di Studi di Storia e d’Arte, Pistoia 1975, pp. 171-207.</bibl>
          <bibl n="151136">Anatra B., Insula Christianorum. Istituzioni Ecclesiastiche e Territorio nella Sardegna di Antico Regime, CUEC. Cagliari 1997.</bibl>
          <bibl n="150809">Andenna C. e Melville G. (a cura di), Regul&amp;#230; – Consuetudines – Statuta. Studi sulle fonti normative degli ordini religiosi nei secoli centrali del Medioevo, Lit, M&amp;#252;nster, 2005.</bibl>
          <bibl n="150352">Angelini R., &amp;#171;Iniuriam pertulit&amp;#187;: dell’offesa ricevuta dal beato padre Giovanni Gualberto, fondatore di Vallombrosa, durante il soggiorno a Camaldoli. Testimonianze, reticenze e trasformazioni nella tradizione agiografica, in F. Salvestrini (a cura di), Monaci e pellegrini nell’Europa medievale. Viaggi, sperimentazioni, conflitti e forme di mediazione, Polistampa, Firenze 2014, pp. 157-168.</bibl>
          <bibl n="150743">Angerer J., Zur Problematik der Begriffe: Regula – Consuetudo – Observanz und Order, &amp;#171;Studien und Mitteilungen zur Geschichte des Benediktinerordens und seiner Zweige&amp;#187;, 88, 1977, pp. 312-322.</bibl>
          <bibl n="150474">Argenziano R., L’iconografia del &amp;#171;Beato Atto vescovo di Pistoia&amp;#187; e la possibile ricostruzione del suo antico sepolcro, in A. Benvenuti e R. Nelli (a cura di), Culto dei santi e culto dei luoghi nel medioevo pistoiese, Societ&amp;#224; Pistoiese di Storia Patria, Pistoia 2010, pp. 113-142.</bibl>
          <bibl n="151324">Atzeni V., Gli “Hospitia” dei Benedettini in Sardegna, &amp;#171;Humana Studia&amp;#187;, s. II, 3/1, 1951, pp. 1-20.</bibl>
          <bibl n="150697">Baaken G., Corrado, marchese di Toscana, in Dizionario Biografico degli Italiani, XXIX, 1983, pp. 387-389, https://www.treccani.it/enciclopedia/marchese-di-toscana-corrado_%28Dizionario-Biografico%29/.</bibl>
          <bibl n="150552">Baethgen F. (a cura di), Hospitalia tot et tanta huius exemplo et exortatu iam videmus nunc per Tusciam edificata (Andreas Strumensis, Vita s. Iohannis Gualberti, in Monumenta Germaniae Historica, Scriptores, XXX, 2, Lipsiae 1934, pp. 1080-1104).</bibl>
          <bibl n="150865">Baethgen F. (a cura di), Vita s. Iohannis Gualberti, in Monumenta Germaniae Historica, Scriptores, XXX/2, Lipsi&amp;#230;, 1934, rist. anast. Stuttgart, 1976, pp. 1076-1104.</bibl>
          <bibl n="150664">Barone G., Gli studi sul monachesimo vallombrosano e le nuove tendenze della storiografia monastica, in A. Volpato (a cura di), Monaci, ebrei, santi. Studi per Sofia Boesch Gajano, Viella, Roma 2008, pp. 79-90.</bibl>
          <bibl n="150878">Barone G., Scrivere dei santi, parlare dei santi. Santit&amp;#224; e modelli agiografici tra antichit&amp;#224; e medioevo, in La santit&amp;#224; medievale, Jouvence, Roma 2006, pp. 9-23.</bibl>
          <bibl n="150671">Bath&amp;#233;lemy D., La tr&amp;#234;ve de Dieu et sa destin&amp;#233;e italienne au milieu du XI si&amp;#232;cle, in B.F. Gianni O.S.B., A. Paravicini Bagliani (a cura di), San Miniato e il segno del Millennio, SISMEL, Firenze 2020, pp. 5-50.</bibl>
          <bibl n="150514">Benvenuti A., I culti patronali tra memoria ecclesiastica e costruzione dell’identit&amp;#224; civica: l’esempio di Firenze, in A. Vauchez (a cura di), La religion civique &amp;#224; l’&amp;#233;poque m&amp;#233;di&amp;#233;vale et moderne (Chr&amp;#233;tient&amp;#233; et Islam), &amp;#201;cole fran&amp;#231;aise de Rome, Rome 1995, pp. 99-118.</bibl>
          <bibl n="150667">Benvenuti A., Il disciplinamento morale della vendetta. Percorsi agiografici, in C. Gauvard e A. Zorzi (a cura di), La vengeance en Europe, XII-XVIII si&amp;#232;cle, Publications de la Sorbonne, Paris 2015, pp. 31-44.</bibl>
          <bibl n="150822">Bethmann L. e Jaff&amp;#233; Ph. (a cura di), Landulfi de Sancto Paulo Historia Mediolanensis, in Monumenta Germaniae Historica, Scriptores, XX, Hannoverae, 1868, cap. 59, pp. 17-49.</bibl>
          <bibl n="150959">Bianchi A., Per la storia della chiesa di Parma. Appunti, in Vivere il Medioevo. Parma al tempo della Cattedrale, Silvana Ed., Milano 2006, pp. 40-45.</bibl>
          <bibl n="151423">Breschi G., Storia di S. Atto vescovo di Pistoia, Malachia Toni, Pistoia 1855.</bibl>
          <bibl n="150406">Campus F. G. R., Centri demici minori e citt&amp;#224; in Sardegna: tra storia e modelli insediativi (secc. XII-XIV), in F. Panero e G. Pinto (a cura di), Castelli e fortezze nelle citt&amp;#224; e nei centri minori italiani (secoli XIII-XV), Centro Internazionale di Studi sugli Insediamenti Medievali, Cherasco 2009, pp. 319-350.</bibl>
          <bibl n="150603">Cariboni G., Note sul processo di fondazione del monastero del Santo Sepolcro di Pavia, in A. Segagni Malacart (a cura di), San Lanfranco di Pavia. Un monastero vallombrosano sulle rive del Ticino, Scalpendi, Pavia 2022, pp. 13-22.</bibl>
          <bibl n="150431">Casagrande G. e Czortek A., I vallombrosani in Umbria: i monasteri di Citt&amp;#224; di Castello, in G. Monzio Compagnoni (a cura di), L’Ordo Vallisumbros&amp;#230; tra XII e XIII secolo. Gli sviluppi istituzionali e culturali e l’espansione geografica (1101-1293), Ed. Vallombrosa, Vallombrosa 1999, II, pp. 841-883.</bibl>
          <bibl n="150419">Casiraghi G., I vallombrosani nel Piemonte occidentale: S. Giacomo di Stura e le sue dipendenze, in G. Monzio Compagnoni (a cura di), L’Ordo Vallisumbros&amp;#230; tra XII e XIII secolo. Gli sviluppi istituzionali e culturali e l’espansione geografica (1101-1293), Ed. Vallombrosa, Vallombrosa 1999, II, pp. 619-675.</bibl>
          <bibl n="151351">Castelli M. e Gardin A., I codici miniati della fondazione Horne, Becocci/Scala, Firenze 1990.</bibl>
          <bibl n="150475">Ceccarelli Lemut M. L., &amp;#171;Magnum Ecclesiae Lumen&amp;#187;. Baldovino, monaco cistercense e arcivescovo di Pisa (1138-1145), in F. G. B. Trolese (a cura di), Monastica et humanistica. Scritti in onore di Gregorio Penco O.S.B., Abbazia di Santa Maria del Monte, Cesena 2003, II, pp. 613-636.</bibl>
          <bibl n="150709">Cerrini S., Onorio II, in Enciclopedia dei Papi, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, Roma 2000, disponibile in rete all’URL: https://www.treccani.it/enciclopedia/onorio-ii_(Enciclopedia-dei-Papi)/.</bibl>
          <bibl n="151433">Ch&amp;#233;lini J., Histoire religieuse de l’Occident m&amp;#233;di&amp;#233;val, Pluriel, Paris 2010.</bibl>
          <bibl n="150831">Ciccopiedi C., Governare le diocesi. Assestamenti riformatori in Italia settentrionale fra linee guida conciliari e pratiche vescovili (secoli XI-XII), CISAM, Spoleto 2016.</bibl>
          <bibl n="150672">Ciccopiedi C., Il papato romano e il nesso norma-prassi nei secoli XI-XII, in Proceedings of the Fifteenth International Congress of Medieval Canon Law, Biblioteca Apostolica Vaticana, Roma 2022, pp. 337-345.</bibl>
          <bibl n="150470">Ciccopiedi C., Presenza-assenza della simonia nei canoni conciliari: ipotesi di ricerca, in G. Cariboni, N. D’Acunto e E. Filippini (a cura di), Presenza-assenza. Meccanismi dell’istituzionalit&amp;#224; nella ‘societas christiana’ (secoli IX-XIII), Vita e Pensiero, Milano 2021, pp. 345-353.</bibl>
          <bibl n="150538">Ciccopiedi C., Vescovi e monaci tra i secoli X e XI: interventi conciliari, in M. Bottazzi, P. Buffo, C. Ciccopiedi, L. Furbetta e Th. Granier (a cura di), La societ&amp;#224; monastica nei secoli VI-XII. Sentieri di ricerca, CERM, Roma-Trieste 2016, pp. 207-218.</bibl>
          <bibl n="150960">Ciliberti R. e Salvestrini F., I Vallombrosani nel Piemonte medievale e moderno. Ospizi e monasteri intorno alla strada di Francia, Viella, Roma 2014.</bibl>
          <bibl n="150505">Cirier A., Diplomazia e retorica comunale: la comunicazione attraverso lo spionaggio politico nell’Italia medievale (secc. XII-XIII), in R. Castano, F. Latella e T. Sorrenti (a cura di), Comunicazione e propaganda nei secoli XII e XIII, Viella, Roma 2007, pp. 199-215.</bibl>
          <bibl n="150604">Cochelin I., Customaries as inspirational sources, in C. Marino Malone e C. Maines (a cura di), Consuetudines et regulae. Sources for monastic life in the Middle Ages and the Early Modern period, Brepols, Turnhout 2014, pp. 24-72.</bibl>
          <bibl n="150801">Coda C. G., Memoria agiografica, culto delle reliquie e processi di tesaurizzazione, in Vallombrosa. Memorie agiografiche e culto delle reliquie, Viella, Roma 2012, pp. 245-269.</bibl>
          <bibl n="151005">Colombini G., Dai Cassinesi ai Cistercensi. Il monachesimo benedettino in Sardegna nell’et&amp;#224; giudicale (XI-XIII secolo), Arkadia, Cagliari 2012.</bibl>
          <bibl n="150488">Contessa M. P., Il monastero di San Salvi nei suoi rapporti con la societ&amp;#224; fiorentina e con l’Ordine benedettino vallombrosano (1048-1250 ca.), in Citt&amp;#224; e campagne del Basso Medioevo. Studi sulla societ&amp;#224; italiana offerti dagli allievi a Giuliano Pinto, Olschki, Firenze 2014.</bibl>
          <bibl n="151153">Cortese M. E., Signori, castelli, citt&amp;#224;. L’aristocrazia del territorio fiorentino tra X e XII secolo, Olschki, Firenze 2007.</bibl>
          <bibl n="150547">Coturri E., Pietro abate vallombrosano di Fucecchio e vescovo di Pistoia, in Id., Pistoia, Lucca e la Valdinievole nel Medioevo. Raccolta di saggi, a cura di G. Francesconi e F. Iacomelli, Societ&amp;#224; Pistoiese di Storia Patria, Pistoia 1998, pp. 47-51.</bibl>
          <bibl n="150564">Cotza A., La traslazione delle reliquie di san Giacomo a Pistoia (anni ’30 e ’40 del XII secolo). Una rilettura, in A. Cotza e A. Poloni (a cura di), Chiesa e civitas nell’Italia medievale. Studi per Mauro Ronzani, ETS, Pisa 2024, pp. 255-276.</bibl>
          <bibl n="150771">D’Acunto N., Camaldoli e Vallombrosa, in G. M. Cantarella (a cura di), in I castelli della preghiera. Il monachesimo nel pieno medioevo (secoli X-XII), Carocci, Roma 2020, pp. 123-144.</bibl>
          <bibl n="151297">D’Acunto N., L’et&amp;#224; dell’obbedienza. Papato, Impero e poteri locali nel secolo XI, Liguori, Napoli 2007.</bibl>
          <bibl n="150659">D’Addario A., Alberti, Goffredo, in Dizionario Biografico degli Italiani, I, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 1960, p. 698, https://www.treccani.it/enciclopedia/goffredo-alberti_(Dizionario-Biografico)/.</bibl>
          <bibl n="150524">Dannenberg L.A., ‘Ius commune’ der Kirche und ‘ius proprium’ der Orden im Spannungsverh&amp;#228;ltnis zwischen Kirchengewalt und Kanonistik, in Pensiero e sperimentazioni istituzionali nella ‘Societas Christiana’ (1046-1250), Vita e Pensiero, Milano 2007, pp. 99-137.</bibl>
          <bibl n="151340">Davidsohn R., Forschungen zur &amp;#228;lteren Geschichte von Florenz, I, Mittler und Sohn, Berlin, 1896.</bibl>
          <bibl n="151216">Davidsohn R., Storia di Firenze, trad. it. Sansoni, Firenze 1956-60 (prima ed. Mittler und Sohn, Berlin 1896-1927).</bibl>
          <bibl n="150517">Degl’Innocenti A., Agiografia latina dell’Italia centrale, 1130-1220, in G. Philippart (a cura di), Hagiographies. Histoire internationale de la litt&amp;#233;rature hagiographique latine et vernaculaire en Occident des origines &amp;#224; 1550, Brepols, Turnhout 2010, pp. 731-798.</bibl>
          <bibl n="150768">Degl’Innocenti A., Attone di Pistoia, in E. Guerriero e D. Tuniz (a cura di), Il grande libro dei Santi. Dizionario enciclopedico, San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 1998, I, pp. 224-22.</bibl>
          <bibl n="150668">Degl’Innocenti A., Attone, agiografo e santo nella memoria vallombrosana e pistoiese, in A. Degl’Innocenti (a cura di), Vallombrosa. Memorie agiografiche e culto delle reliquie, Viella, Roma 2012, pp. 203-218.</bibl>
          <bibl n="150679">Degl’Innocenti A., Da Andrea di Strumi a Sante da Perugia: l’agiografia su Giovanni Gualberto fino al XV secolo, in Vallombrosa. Memorie agiografiche e culto delle reliquie, Viella, Roma 2012, pp. 117-140.</bibl>
          <bibl n="150788">Degl’Innocenti A., L’agiografia in Toscana nei secoli XI-XII, in B.F. Gianni O.S.B., A. Paravicini Bagliani (a cura di), San Miniato e il segno del Millennio, SISMEL, Firenze 2020.</bibl>
          <bibl n="150733">Degl’Innocenti A., L’agiografia in Toscana nei secoli XI-XII, in B.F. Gianni O.S.B., A. Paravicini Bagliani (a cura di), San Miniato e il segno del Millennio, SISMEL, Firenze 2020, pp. 211-226.</bibl>
          <bibl n="150915">Degl’Innocenti A., L’opera agiografica di Girolamo da Raggiolo, in Vallombrosa. Memorie agiografiche e culto delle reliquie, Viella, Roma 2012, pp. 219-243.</bibl>
          <bibl n="150772">Degl’Innocenti A., Le Vite dei santi vallombrosani nel leggendario Laurenziano Plut. XX, 6, in Vallombrosa. Memorie agiografiche e culto delle reliquie, Viella, Roma 2012, pp. 299-321.</bibl>
          <bibl n="150916">Degl’Innocenti A., Santit&amp;#224; vallombrosana fra XII e XIII secolo, in Vallombrosa. Memorie agiografiche e culto delle reliquie, Viella, Roma 2012, pp. 141-159.</bibl>
          <bibl n="150982">Del Serra B., Compendio delli Abbati generali di Valembrosa &amp;amp; di alcuni monaci &amp;amp; conversi di epso Ordine, Per Lucantonio di Giunta, In Venetia 1510.</bibl>
          <bibl n="150690">Di Carpegna Falconieri T., Innocenzo II, in Enciclopedia dei Papi, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, Roma 2000, pp. 261-268, https://www.treccani.it/enciclopedia/innocenzo-ii_(Enciclopedia-dei-Papi).</bibl>
          <bibl n="151108">Di Re P., Giovanni Gualberto nelle fonti dei secoli XI-XII. Studio critico-storico-agiografico, Nuova Grafica Artigiana, Roma 1974.</bibl>
          <bibl n="150528">Engelbert P., Status Qu&amp;#230;stionis circa la tradizione del commento di Ildemaro alla Regula Benedicti, in G. Spinelli (a cura di), Il monachesimo italiano dall’et&amp;#224; longobarda all’et&amp;#224; ottoniana (secc. VIII-X), Badia di S. Maria del Monte, Cesena 2006, pp. 47-66.</bibl>
          <bibl n="151193">Ercolani M., Riassunto Storico del Bullarium Vallumbrosanum pubblicato dal P. Fulgenzio Nardi, Gualandi, Firenze 1938.</bibl>
          <bibl n="150922">Fabbri A., Camaldolesi e Vallombrosani nella Toscana medievale. Repertorio delle comunit&amp;#224; sorte tra XI e XV secolo, Firenze University Press, Firenze 2021.</bibl>
          <bibl n="150961">Faini E., Firenze nell’et&amp;#224; romanica (1000-1211). L’espansione urbana, lo sviluppo istituzionale, il rapporto con il territorio, Olschki, Firenze 2010.</bibl>
          <bibl n="150691">Faini E., Settembre 1125: l’assedio e la conquista di Fiesole, &amp;#171;Portale Storia di Firenze&amp;#187;, settembre 2016, https://www.storiadifirenze.org/?temadelmese=settembre-1125-assedio-e-la-conquista-di-fiesole.</bibl>
          <bibl n="151327">Fantappi&amp;#232; R., Documenti papali del XII secolo, &amp;#171;Archivio Storico Pratese&amp;#187;, 43/1-4, 1967, pp. 3-87.</bibl>
          <bibl n="151069">Ferrali S., Chiesa e clero pistoiese nel Medioevo, a cura di G. Francesconi e R. Nelli, Societ&amp;#224; Pistoiese di Storia Patria, Pistoia 2005.</bibl>
          <bibl n="150962">Ferrali S., L’apostolo S. Jacopo il Maggiore e il suo culto a Pistoia (con documenti in parte inediti), Opera dei Santi Giovanni e Zeno, Pistoia 1979.</bibl>
          <bibl n="150483">Ferrali S., La temporalit&amp;#224; del vescovado nei rapporti col comune di Pistoia nei secoli XII e XIII, in Vescovi e diocesi in Italia nel medioevo (sec. IX-XIII), Atti del II convegno di storia della Chiesa in Italia (Roma, 5-9 settembre 1961), Antenore, Padova 1964, pp. 365-408.</bibl>
          <bibl n="151273">Ferrali S., Vita di S. Atto monaco Vallombrosano e vescovo di Pistoia, Tipografia Pistoiese, Pistoia 1953.</bibl>
          <bibl n="151328">Fioravanti J. M., Memorie storiche della citt&amp;#224; di Pistoia, per Filippo Maria Benedini, Lucca 1758.</bibl>
          <bibl n="150644">Fois G., Il regno di Torres e i cistercensi fra Pisa e Papato nella seconda met&amp;#224; del XII secolo, in La civilt&amp;#224; giudicale in Sardegna nei secoli XI-XIII. Fonti e documenti scritti, Stampacolor, Sassari 2002, pp. 195-240.</bibl>
          <bibl n="151402">Forteguerri F., Vita del beato Atto Vescovo di Pistoia, Sermartelli, Firenze 1608.</bibl>
          <bibl n="150493">Francesconi G., Il Comune e i santi. Il culto iacobeo e l’&amp;#171;acclamazione&amp;#187; del potere a Pistoia (secoli XII-XIV), in A. Benvenuti e R. Nelli (a cura di), Culto dei santi e culto dei luoghi nel medioevo pistoiese, Societ&amp;#224; Pistoiese di Storia Patria, Pistoia 2010, pp. 157-172.</bibl>
          <bibl n="150341">Francesconi G., Il santo e il diritto. L’Opera di San Iacopo, ser Mazzeo e gli Statuti del 1313, in All’onore di messer santo Iacopo apostolo. Mazzeo Bellebuoni e gli Statuti dell’Opera di San Iacopo (1313), Edizione del testo latino e del testo volgare secondo il codice ASPt, Opera di San Iacopo, 237, con commentario, a cura di G. Francesconi, G. Frosini, S. Pregnolato, S. Zamponi, Societ&amp;#224; Pistoiese di Storia Patria, Pistoia 2022, pp. 9-22.</bibl>
          <bibl n="150906">Gai L., L’altare argenteo di San Iacopo nel Duomo di Pistoia. Contributo alla storia dell’oreficeria gotica e rinascimentale italiana, Allemandi, Torino 1984.</bibl>
          <bibl n="150888">Gai L., Manno Tolu R. e Savino G. (a cura di), L’apostolo san Jacopo in documenti dell’Archivio di Stato di Pistoia, Archivio di Stato di Pistoia, Pistoia 1984.</bibl>
          <bibl n="150572">Gai L., Santiago el Mayor patrono di Pistoia: per una rilettura storiografica, in P. Caucci von Saucken (a cura di), Iacobus patronus, X Congreso internacional de estudios jacobeos, Xunta de Galicia, Santiago de Compostela 2020, pp. 329-399.</bibl>
          <bibl n="150511">Gai L., Testimonianze jacobee e riferimenti compostellani nella storia di Pistoia dei secoli XII-XIII, in L. Gai (a cura di), Pistoia e il Cammino di Santiago. Una dimensione europea nella Toscana medioevale, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 1987, pp. 119-230.</bibl>
          <bibl n="150522">Gai L., Testimonianze jacobee e riferimenti compostellani nella storia di Pistoia dei secoli XII-XIII, in L. Gai (a cura di), Pistoia e il cammino di Santiago. Una dimensione europea nella Toscana medievale, Ed. Scientifiche Italiane, Napoli 1987, pp. 119-202.</bibl>
          <bibl n="150879">Gai L., Una citt&amp;#224; toscana dedicata a San Iacopo, in Avvicinatevi alla bellezza. L’altare argenteo di San Iacopo a Pistoia, Giorgio Tesi, Pistoia 2018, pp. 13-29.</bibl>
          <bibl n="150434">Gavinelli S., Appunti per la storia dei monasteri vallombrosani nel Piemonte orientale, in G. Monzio Compagnoni (a cura di), L’Ordo Vallisumbros&amp;#230; tra XII e XIII secolo. Gli sviluppi istituzionali e culturali e l’espansione geografica (1101-1293), Ed. Vallombrosa, Vallombrosa 1999, II, pp. 677-725.</bibl>
          <bibl n="150710">Golinelli P., I Vallombrosani e i movimenti patarinici, in G. Monzio Compagnoni (a cura di), I Vallombrosani nella societ&amp;#224; italiana dei secoli XI e XII, Ed. Vallombrosa, Vallombrosa 1995, pp. 35-56.</bibl>
          <bibl n="151174">Golinelli P., Indiscreta Sanctitas. Studi sui rapporti tra culti, poteri e societ&amp;#224; nel pieno Medioevo, ISIME, Roma 1988.</bibl>
          <bibl n="150490">Golinelli P., T&amp;#243;poi e motivi agiografici nelle Vitae dei santi fondatori di abbazie, in R. Fangarezzi, P. Golinelli e A. M. Orselli (a cura di), Sant’Anselmo di Nonantola e i santi fondatori nella tradizione monastica tra Oriente e Occidente, Viella, Roma 2006, pp. 181-202.</bibl>
          <bibl n="150650">Gr&amp;#233;goire R., La canonizzazione e il culto di Giovanni Gualberto († 1073), in G. Monzio Compagnoni (a cura di), I Vallombrosani nella societ&amp;#224; italiana dei secoli XI e XII, Ed. Vallombrosa, Vallombrosa 1995, pp. 113-132.</bibl>
          <bibl n="150760">Hallinger K., Consuetudo. Begriff, Formen, Forschungsgeschichte, Inhalt, in P. Moraw (a cura di), Untersuchungen zu Kloster und Stift, Vandenhoeck &amp;amp; Ruprecht, G&amp;#246;ttingen 1980, pp. 140-166.</bibl>
          <bibl n="151109">Hallinger K., Einf&amp;#252;hrung, in Corpus Consuetudinum Monasticarum, moderante D. K. Hallinger, Schmitt, Siegburg 1983, pp. xxxiii-xxxv.</bibl>
          <bibl n="151006">Hallinger K., Gorze-Kluny. Studien zu den monastischen Lebensformen und Gegens&amp;#228;tzen im Hochmittelalter, I-II, &amp;#171;Studia Anselmiana&amp;#187;, 22-23, 1950.</bibl>
          <bibl n="150739">Hallinger K., Progressi e problemi della ricerca sulla riforma pre-gregoriana, in Il monachesimo nell’Alto Medioevo e la formazione della civilt&amp;#224; occidentale, CISAM, Spoleto 1957, pp. 257-291.</bibl>
          <bibl n="150537">Houghton R., Italian Bishops and Warfare during the Investiture Contest: The Case of Parma, in R. Kotecki,&amp;#160;J. Maciejewski e J. Ott (a cura di), Between Sword and Prayer. Warfare and Medieval Clergy in Cultural Perspective, Brill, Leiden 2018, pp. 274-302.</bibl>
          <bibl n="151215">Ioannis Francisci Farae, Opera, 2, De rebus Sardois, II, a cura di M. T. Laneri e E. Cadoni, Gallizzi, Sassari 1992.</bibl>
          <bibl n="150477">Kurze W., Elenchi di monasteri nelle bolle pontificie per Vallombrosa (1090-1216), in Id., Scritti di storia toscana. Aspetti territoriali, diocesi, monasteri dai longobardi all’et&amp;#224; comunale, a cura di M. Marrocchi, Societ&amp;#224; Pistoiese di Storia Patria, Pistoia 2008, pp. 319-335.</bibl>
          <bibl n="150497">Kurze W., La diffusione dei vallombrosani. Problematica e linee di tendenza, in Id., Scritti di storia toscana. Aspetti territoriali, diocesi, monasteri dai longobardi all’et&amp;#224; comunale, a cura di M. Marrocchi, Societ&amp;#224; Pistoiese di Storia Patria, Pistoia 2008, pp. 267-290.</bibl>
          <bibl n="150545">Kurze W., Monasteri in Toscana e Monachesimo in Europa, in Id., Scritti di storia toscana. Aspetti territoriali, diocesi, monasteri dai longobardi all’et&amp;#224; comunale, a cura di M. Marrocchi, Societ&amp;#224; Pistoiese di Storia Patria, Pistoia 2008, pp. 165-187.</bibl>
          <bibl n="150651">La Corte D. M., The Expositio and Monastic Reform at C&amp;#238;teaux. Introduction to Commentary on the Rule of Saint Benedict, translated by D. Barry, a cura di E. R. Elder, Cistercian Publications, Kalamazoo Michigan 2007.</bibl>
          <bibl n="150600">Labriola A., La miniatura a Pistoia paradigma di convergenze artistiche, in A. Tartuferi, E. Neri Lusanna e A. Labriola (a cura di), Medioevo a Pistoia. Crocevia di artisti fra Romanico e Gotico, Mandragora, Firenze 2021, pp. 93-113.</bibl>
          <bibl n="151232">Lami G., Deliciae eruditorum seu veterum anekdoton opusculorum collectanea, IV, Caiet.-Viviani, Florentiae 1737.</bibl>
          <bibl n="151175">Leclercq J., L’amour des lettres et le d&amp;#233;sir de Dieu. Initiation aux auteurs monastiques du Moyen &amp;#194;ge, Cerf, Paris 1957.</bibl>
          <bibl n="150975">Leclercq J., Le Commentaire de Teuzon sur la R&amp;#232;gle B&amp;#233;n&amp;#233;dictine, &amp;#171;Studien und Mitteilungen zur Geschichte des Benediktinerordens&amp;#187;, 64, 1952, pp. 5-12.</bibl>
          <bibl n="150714">Leclercq J., Smaragdus, in P. E. Szarmach (a cura di), An Introduction to the Medieval Mystics of Europe. Fourteen Original Essays, State University of New Tork Press, Albany, NY, 1984, pp. 37-51.</bibl>
          <bibl n="150548">Licciardello P., La fonction normative dans l’hagiographie monastique de l’Italie centrale (X-XII si&amp;#232;cles), in M.-C. Isa&amp;#239;a e Th. Granier (a cura di), Normes et hagiographie dans l’Occident latin (V-XVI si&amp;#232;cles), Brepols, Turnhout 2014, pp. 197-214.</bibl>
          <bibl n="151162">Licciardello P., Ordo Camaldulensis. L’Ordine camaldolese nel medioevo tra realt&amp;#224; e rappresentazione, CISAM, Spoleto 2022.</bibl>
          <bibl n="150601">Loccatelli E., Vita del Glorioso Padre San Giovangualberto Fondatore dell’Ordine di Vallombrosa. Insieme con le Vite di tutti i Generali, Beati, e Beate, che ha di tempo in tempo havuto la sua Religione, Marescotti, In Fiorenza 1583.</bibl>
          <bibl n="151345">Loffredo M., I Cistercensi nel Mezzogiorno medievale (secoli XII-XIV), Interlinea, Novara 2022.</bibl>
          <bibl n="150445">Longo U., La riforma della Chiesa tra Pier Damiani e Bernardo di Chiaravalle. Un concetto da declinare al plurale, in M. Bottazzi, P. Buffo, C. Ciccopiedi, L. Furbetta e Th. Granier (a cura di), La societ&amp;#224; monastica nei secoli VI-XII. Sentieri di ricerca, CERM, Roma-Trieste 2016, pp. 113-132.</bibl>
          <bibl n="151368">Longo U., Panorama storiografico, in La santit&amp;#224; medievale, Jouvence, Roma 2006, pp. 24-76.</bibl>
          <bibl n="150944">Lucioni A., Anselmo IV da Bovisio arcivescovo di Milano (1097-1101). Episcopato e societ&amp;#224; urbana sul finire dell’XI secolo, Vita e Pensiero, Milano 2011.</bibl>
          <bibl n="150532">Lucioni A., Processi di istituzionalizzazione negli ‘ordines’ monastici benedettini tra XI e XIII secolo, in G. Andenna (a cura di), Pensiero e sperimentazioni istituzionali nella ‘Societas Christiana’ (1046-1250), Vita e Pensiero, Milano 2007, pp. 429-461.</bibl>
          <bibl n="150669">Luzzati M., Firenze e l’area toscana, in G. Galasso (a cura di), Storia d’Italia, VII/1, Comuni e signorie nell’Italia nordorientale e centrale: Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, UTET, Torino 1987, pp. 561-828.</bibl>
          <bibl n="150838">Maccarrone M., I papi del secolo XII e la vita comune e regolare del clero, in La vita comune del clero nei secoli XI e XII, I, Vita e Pensiero, Milano 1962, pp. 349-398.</bibl>
          <bibl n="151007">Maire Vigueur J.C., Il comune romano, in A. Vauchez (a cura di), Storia di Roma dall’Antichit&amp;#224; a oggi. Roma medievale, Laterza, Roma-Bari 2001.</bibl>
          <bibl n="151315">Maninchedda P. e Murtas A. (a cura di), Il Condaghe di San Michele di Salvennor, CUEC, Cagliari 2003.</bibl>
          <bibl n="151396">Mart&amp;#232;ne E., De antiquis monachorum ritibus libri quinque, Novelli, Antuerpiae 1765.</bibl>
          <bibl n="150889">Matteucci B., Attone (Atto) vescovo di Pistoia, santo, in Bibliotheca Sanctorum, II, Istituto Giovanni XXIII della Pontificia Universit&amp;#224; Lateranense, Roma 1962.</bibl>
          <bibl n="151255">Maxia M., Il Condaghe di San Michele di Salvennor. Edizione e commento linguistico, Condaghes, Cagliari 2012.</bibl>
          <bibl n="150802">Meloni M. G., Santuari e ordini religiosi tra Medioevo e prima Et&amp;#224; moderna, in M. G. Meloni e O. Schena (a cura di), Santuari d’Italia, Sardegna, De Luca Roma [2020], pp. 75-88.</bibl>
          <bibl n="150551">Melville G., &amp;#171;Diversa sunt monasteria et diversas habent institutiones&amp;#187;. Aspetti delle molteplici forme organizzative dei religiosi nel Medioevo, in G. Zito (a cura di), Chiesa e societ&amp;#224; in Sicilia. I secoli XII-XVI, Sei, Torino 1995, pp. 323-345.</bibl>
          <bibl n="150929">Melville G., Alcune osservazioni sui processi di istituzionalizzazione della vita religiosa nei secoli XII e XIII, &amp;#171;Benedictina&amp;#187;, 48/2, 2001, pp. 371-394.</bibl>
          <bibl n="151238">Melville G., Le comunit&amp;#224; religiose nel Medioevo. Storia e modelli di vita, trad. it. Morcelliana, Brescia 2020.</bibl>
          <bibl n="150951">Melville G., Zur Funktion der Schriftlichkeit im institutionellen Gef&amp;#252;ge mittelalterlicher Orden, &amp;#171;Fr&amp;#252;hmittelalterliche Studien&amp;#187;, 25, 1991, pp.&amp;#160;391-417.</bibl>
          <bibl n="150478">Menant F., Nouveaux monast&amp;#232;res et jeunes communes: les vallombrosains du S. Sepolcro d’Astino et le groupe dirigeant bergamasque (1107-1161), in F. G. B. Trolese (a cura di), Il monachesimo italiano nell’et&amp;#224; comunale, Abbazia di Santa Maria del Monte, Cesena 1998, pp. 378-390.</bibl>
          <bibl n="150773">Merlo G. G., Forme di religiosit&amp;#224; nell’Italia occidentale dei secoli XII e XIII, Societ&amp;#224; per gli Studi Storici, archeologici ed artistici della Provincia di Cuneo, Cuneo-Vercelli 1997.</bibl>
          <bibl n="150777">Merlo G. G., Religiosit&amp;#224; e cultura religiosa dei laici nel secolo XII, in L’Europa dei secoli XI e XII fra novit&amp;#224; e tradizione: sviluppi di una cultura, Vita e Pensiero, Milano 1989.</bibl>
          <bibl n="151266">Miccoli G., Pietro Igneo. Studi sull’et&amp;#224; gregoriana, Istituto Storico Italiano per il Medio Evo, Roma 1960.</bibl>
          <bibl n="151194">Moeglin J. M. e P&amp;#233;quignot S., Diplomatie et &amp;#171;relations internationales&amp;#187; au Moyen &amp;#194;ge (IX -XV si&amp;#232;cle), PUF, Paris 2017.</bibl>
          <bibl n="150446">Monzio Compagnoni G., &amp;#171;Vinculum caritatis et consuetudinis&amp;#187;. Le strutture di governo della congregazione vallombrosana e il loro sviluppo dal 1073 al 1258, in F. G. B. Trolese (a cura di), Il monachesimo italiano nell’et&amp;#224; comunale, Abbazia di Santa Maria del Monte, Cesena 1998, pp. 563-594.</bibl>
          <bibl n="150610">Monzio Compagnoni G., Fondazioni vallombrosane in diocesi di Milano. Prime ricerche, in G. Monzio Compagnoni (a cura di), I Vallombrosani nella societ&amp;#224; italiana dei secoli XI e XII, Ed. Vallombrosa, Vallombrosa 1995, pp. 203-238.</bibl>
          <bibl n="150660">Monzio Compagnoni G., Il &amp;#171;rythmus&amp;#187; di Maginfredo di Astino e l’espansione vallombrosana in Italia settentrionale durante la prima et&amp;#224; comunale, &amp;#171;Rivista di Storia della Chiesa in Italia&amp;#187;, 51/2, 1997, pp. 341-420.</bibl>
          <bibl n="151083">Moretti I., Architettura romanica vallombrosana nella diocesi medievale di Pistoia, &amp;#171;Bullettino Storico Pistoiese&amp;#187;, 92, 1990, pp. 3-30.</bibl>
          <bibl n="150976">Murano G., Un ordo romanus di provenienza vallombrosana (Firenze, Bibl. nazionale centrale, Conv. Soppr. B.II.406), &amp;#171;Aevum&amp;#187;, 77/2, 2003, pp. 249-262.</bibl>
          <bibl n="151256">Nardella C., Il fascino di Roma nel Medioevo. Le &amp;#171;Meraviglie di Roma&amp;#187; di maestro Gregorio, Viella, Roma 2007.</bibl>
          <bibl n="150740">Nardi F., Bullarium vallumbrosanum sive tabula chronologica in qua continentur bull&amp;#230; illorum pontificum qui eumdem ordinem privilegiis decorarunt, Typ. Dominici Ambrosii Verdi, Florenti&amp;#230; 1729.</bibl>
          <bibl n="150702">Nardi P., I borghi di san Donato e di san Pietro a Ovile. &amp;#171;Populi&amp;#187;, contrade e compagnie d’armi nella societ&amp;#224; senese dei secoli XI-XIII, &amp;#171;Bullettino Senese di Storia Patria&amp;#187;, 73-75, 1966/68, pp. 7-59.</bibl>
          <bibl n="151037">Nelli R., Un monastero e le sue terre: San Michele in Forcole dalla fondazione al 1250, &amp;#171;Bullettino Storico Pistoiese&amp;#187;, 93, 1991, pp. 19-40.</bibl>
          <bibl n="151438">Ortu G. G., La Sardegna dei Giudici, Il Maestrale, Nuoro 2005, 2 ed. 2019.</bibl>
          <bibl n="151439">Ortu G. G., La Sardegna dei Giudici, Il Maestrale, Nuoro 2005, 2 ed. 2019.</bibl>
          <bibl n="150703">Passuello A. e Salvestrini F. (a cura di), La Santissima Trinit&amp;#224; in Monte Oliveto. Storia, architettura e arte di un monastero vallombrosano nella Verona medievale, L’Erma di Bretschneider, in stampa.</bibl>
          <bibl n="151205">P&amp;#225;sztor E., Onus apostolicae sedis. Curia romana e cardinalato nei secoli XI-XV, Ed. Sintesi Informazione, Roma 1999.</bibl>
          <bibl n="150818">Patze H., Christenvolk und ‘territorien’, in La cristianit&amp;#224; dei secoli XI e XII in Occidente: coscienza e strutture di una societ&amp;#224;, Vita e Pensiero, Milano 1983, pp. 146-212.</bibl>
          <bibl n="151024">Piattoli R. (a cura di), Le carte del monastero di S. Maria di Montepiano (1000-1200), Istituto Storico Italiano per il Medio Evo, Roma 1942.</bibl>
          <bibl n="150680">Picasso G., ‘Usus’ e ‘consuetudines’ cluniacensi in Italia, in Id., Sacri canones et monastica regula. Disciplina canonica e vita monastica nella societ&amp;#224; medievale, Vita e Pensiero, Milano 2006, pp. 51-67.</bibl>
          <bibl n="151217">Piras C., I benedettini di Vallombrosa in Sardegna (secoli XII-XVI), &amp;#171;Archivio Storico Sardo&amp;#187;, 47, 2012, pp. 9-543.</bibl>
          <bibl n="150741">Pirillo P., Firenze: il vescovo e la citt&amp;#224; nell’Alto Medioevo, in Vescovo e citt&amp;#224; nell’alto Medioevo: quadri generali e realt&amp;#224; toscane, Centro studi storia e d’arte, Pistoia 2001, pp. 179-201.</bibl>
          <bibl n="150715">Pratesi A., Attone, santo, in Dizionario Biografico degli Italiani, IV, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 1962, https://www.treccani.it/enciclopedia/santo-attone_(Dizionario-Biografico)/.</bibl>
          <bibl n="151410">Quilici B., Giovanni Gualberto e la sua riforma monastica, Olschki, Firenze 1943.</bibl>
          <bibl n="151047">Rauty N., I Vallombrosani a Pistoia dalla met&amp;#224; del secolo XI alla met&amp;#224; del secolo XII, &amp;#171;Bullettino Storico Pistoiese&amp;#187;, 104, 2002, pp. 3-26.</bibl>
          <bibl n="151048">Rauty N., I Vallombrosani a Pistoia dalla met&amp;#224; del secolo XI alla met&amp;#224; del secolo XII, &amp;#171;Bullettino Storico Pistoiese&amp;#187;, 104, 2002, pp. 3-26.</bibl>
          <bibl n="151391">Rauty N., Il culto dei santi a Pistoia nel Medioevo, SISMEL - Ed. Del Galluzzo 2000.</bibl>
          <bibl n="150681">Rauty N., Introduzione, in Statuti pistoiesi del secolo XII. Breve dei Consoli [1140-1180], Statuto del Podest&amp;#224; [1162-1180], a cura di N. Rauty, Societ&amp;#224; Pistoiese di Storia Patria, Pistoia 1996, pp. 74-75.</bibl>
          <bibl n="150716">Rauty N., Poteri civili del vescovo a Pistoia fino all’et&amp;#224; comunale, in Vescovo e citt&amp;#224; nell’alto Medioevo: quadri generali e realt&amp;#224; toscane, Centro studi storia e d’arte, Pistoia 2001, pp. 35-50.</bibl>
          <bibl n="150873">Rauty N., Rapporti di Atto, vescovo di Pistoia, con il clero e le istituzioni ecclesiastiche lombarde, &amp;#171;Bullettino Storico Pistoiese&amp;#187;, s. III, 97, 1995, pp. 3-26.</bibl>
          <bibl n="150573">Rauty N., Societ&amp;#224;, istituzioni, politica nel primo secolo dell’autonomia comunale, in G. Cherubini (a cura di), Storia di Pistoia, II, L’et&amp;#224; del libero Comune. Dall’inizio del XII alla met&amp;#224; del XIV secolo, Le Monnier, Firenze 1998, pp. 1-40.</bibl>
          <bibl n="151424">Redi F., Chiese medievali del pistoiese, Silvana, Cinisello Balsamo (MI) 1991.</bibl>
          <bibl n="151369">Rennie K. R., The Foundations of Medieval Papal Legation, Palgrave Macmillan, London 2013.</bibl>
          <bibl n="151025">Renzi F. e Veneziani E., Alcune note sulla Riforma della Chiesa Romana nel pienomedioevo (secoli XI-XII), &amp;#171;Via Spiritus&amp;#187;, 21, 2021, pp. 5-33.</bibl>
          <bibl n="150783">Reynolds E., Sacraments, Liturgy, and ‘Institutions’, in Pensiero e sperimentazioni istituzionali nella ‘Societas Christiana’ (1046-1250), Vita e Pensiero, Milano 2007, pp. 139-165.</bibl>
          <bibl n="151261">Robinson I. S., The Papacy 1073-1198. Continuity and Innovation, Cambridge University Press, Cambridge 2004.</bibl>
          <bibl n="150498">Ronzani M., Il volto cangiante della chiesa vescovile di Pistoia nell’et&amp;#224; dei conti Cadolingi e Guidi (923-1124), in A. Benvenuti e R. Nelli (a cura di), Culto dei santi e culto dei luoghi nel medioevo pistoiese, Societ&amp;#224; Pistoiese di Storia Patria, Pistoia 2010, pp. 1-21.</bibl>
          <bibl n="150543">Ronzani M., L’inquadramento pastorale della diocesi di Pistoia nei secoli XI-XII, in F. Salvestrini (a cura di), Il territorio pistoiese dall’Alto Medioevo allo Stato territoriale fiorentino, Societ&amp;#224; Pistoiese di Storia Patria, Pistoia 2004, pp. 19-81.</bibl>
          <bibl n="150414">Ronzani M., Lo sviluppo istituzionale di Pistoia alla luce dei rapporti con il Papato e l’Impero tra la fine del secolo XI e l’inizio del Duecento, in P. Gualtieri (a cura di), La Pistoia comunale nel contesto toscano ed europeo (secoli XIII-XIV), Societ&amp;#224; Pistoiese di Storia Patria, Pistoia 2008, pp. 19-72.</bibl>
          <bibl n="150917">Sala T., Tarani F., Domenichetti B., Dizionario storico biografico di scrittori, letterati ed artisti dell’Ordine di Vallombrosa, Gualandi, Firenze 1929-37.</bibl>
          <bibl n="150440">Salvestrini F., ‘Furti’ di identit&amp;#224; e ambigue semantizzazioni agiografiche: Verdiana da Castelfiorentino santa vallombrosana, in A. Bartolomei Romagnoli, U. Paoli e P. Piatti (a cura di), Hagiologica. Studi per R&amp;#233;ginald Gr&amp;#233;goire, Monastero San Silvestro Abate, Fabriano 2012, II, pp. 1143-1185.</bibl>
          <bibl n="150796">Salvestrini F., &amp;#171;Ameno pascolo di gentiluomini curiosi&amp;#187;. L’erudizione storica a Pistoia durante l’et&amp;#224; moderna (1620-1815), &amp;#171;Bullettino storico pistoiese&amp;#187;, 105, 2003, pp. 101-134.</bibl>
          <bibl n="150420">Salvestrini F., Antonino Pierozzi e il monachesimo. Le difficili relazioni con l’Ordine vallombrosano, in L. Cinelli e M. P. Paoli (a cura di), Antonino Pierozzi OP (1389-1459). La figura e l’opera di un santo arcivescovo nell’Europa del Quattrocento, &amp;#171;Memorie Domenicane&amp;#187;, 129, n.s. 43, 2012, pp. 207-244.</bibl>
          <bibl n="150685">Salvestrini F., Aqua, molendinum, hortum (RB, 66,6). La campagna e la vita rurale nella tradizione monastica occidentale (VI-IX secolo), &amp;#171;Rivista di Storia della Chiesa in Italia&amp;#187;, 77/1, 2023, pp. 13-41.</bibl>
          <bibl n="150866">Salvestrini F., Atto da Pistoia, in U. Feraci (a cura di), Pistoia Sacra. Decifrare la citt&amp;#224; e i suoi capolavori, Ed. diocesane San Jacopo, Pistoia 2022, pp. 62-64.</bibl>
          <bibl n="151182">Salvestrini F., Disciplina caritatis. Il monachesimo vallombrosano tra medioevo e prima et&amp;#224; moderna, Viella, Roma 2008.</bibl>
          <bibl n="150568">Salvestrini F., Eremitismo – cenobitismo. La realt&amp;#224; di Santa Maria di Vallombrosa in et&amp;#224; medievale, in S. Bertocci e S. Parrinello (a cura di), Architettura eremitica. Sistemi progettuali e paesaggi culturali, Edifir, Firenze 2011, pp. 33-39.</bibl>
          <bibl n="150578">Salvestrini F., Gli Ordini religiosi a Pistoia in et&amp;#224; precomunale e comunale, in P. Gualtieri (a cura di), La Pistoia comunale nel contesto toscano ed europeo (secoli XIII-XIV), Societ&amp;#224; Pistoiese di Storia Patria, Pistoia 2008, pp. 241-270.</bibl>
          <bibl n="150717">Salvestrini F., I Canossa e le origini del monachesimo vallombrosano, in P. Golinelli (a cura di), Frassinoro e i monasteri benedettini&amp;#160;in rapporto con i Canossa, P&amp;#224;tron, Bologna 2023, pp. 67-83.</bibl>
          <bibl n="151195">Salvestrini F., I Vallombrosani in Liguria. Storia di una presenza monastica fra XII e XVII secolo, Viella, Roma 2010.</bibl>
          <bibl n="150398">Salvestrini F., Ignis probatione cognoscere. Manifestazioni del divino e riflessi politici nella Firenze dei secoli XI e XV, in P. Cozzo (a cura di), Apparizioni e rivoluzioni. L’uso pubblico delle ierofanie fra tardo antico ed et&amp;#224; contemporanea, &amp;#171;Studi e Materiali di Storia delle Religioni&amp;#187;, 85/2, 2019, pp. 472-482.</bibl>
          <bibl n="150880">Salvestrini F., Il carisma della magnificenza. L’abate vallombrosano Biagio Milanesi e la tradizione benedettina nell’Italia del Rinascimento, Viella, Roma 2017.</bibl>
          <bibl n="150507">Salvestrini F., Il monachesimo toscano dal tardoantico all’et&amp;#224; comunale. Istanze religiose, insediamenti, relazioni politiche, societ&amp;#224;, in B. F. Gianni, OSB e A. Paravicini Bagliani (a cura di), San Miniato e il segno del Millennio, SISMEL, Firenze 2020, pp. 263-288.</bibl>
          <bibl n="150622">Salvestrini F., Il monachesimo vallombrosano in Lombardia. Storia di una presenza e di una plurisecolare interazione, in F. Salvestrini (a cura di), I Vallombrosani in Lombardia (XI-XVIII secolo), ERSAF, Milano 2011, pp. 3-51.</bibl>
          <bibl n="150525">Salvestrini F., Il monastero vallombrosano del Santo Sepolcro di Astino e le sue terre fra Medioevo e prima Et&amp;#224; moderna, in A. Civai (a cura di), Il Monastero restituito. Astino: storia, arte, architettura e paesaggio, Fondazione MIA, Bergamo 2023, pp. 10-31.</bibl>
          <bibl n="150407">Salvestrini F., L’origine della presenza vallombrosana in Sardegna. Attestazioni documentarie e tradizioni storico-erudite fra pieno Medioevo e prima Et&amp;#224; moderna, in P. Piatti e M. Vidili (a cura di), Per Sardiniae insulam constituti. Gli ordini religiosi nel Medioevo sardo, Lit Verlag, Berlin 2014, pp. 131-149.</bibl>
          <bibl n="150698">Salvestrini F., La Chiesa fiorentina dalle origini al Rinascimento, in F. Salvestrini, P. D. Giovannoni, G. C. Romby, Firenze e i suoi luoghi di culto dalle origini a oggi, Pacini, Pisa 2017, pp. 7-73.</bibl>
          <bibl n="150375">Salvestrini F., La festa di san Giovanni a Firenze tra medioevo e prima et&amp;#224; moderna, in G. M. Varanini (a cura di), Rituali civici e continuit&amp;#224; istituzionale nelle citt&amp;#224; italiane in et&amp;#224; moderna, Deputazione di storia patria per le Venezie, Viella, Roma 2023, pp. 171-211; versione online in https://www.viella.it/download/7046/c3be5578b7b8/rtuali-civici.pdf.</bibl>
          <bibl n="151084">Salvestrini F., La pi&amp;#249; recente storiografia sul monachesimo italiano medievale (ca. 1984-2004), &amp;#171;Benedictina&amp;#187;, 53/2, 2006, pp. 435-515.</bibl>
          <bibl n="150718">Salvestrini F., La prova del fuoco. Vita religiosa e identit&amp;#224; cittadina nella tradizione del monachesimo fiorentino (seconda met&amp;#224; del secolo XI), &amp;#171;Studi Medievali&amp;#187;, s. III, 57/1, 2016, pp. 88-127.</bibl>
          <bibl n="150384">Salvestrini F., Nannetti N., Gregorio VII, Enrico IV e Matilde a Canossa, scheda in R. Salvarani e L. Castelfranchi (a cura di), Matilde di Canossa. Il Papato, l’Impero. Storia, arte, cultura alle origini del romanico, Catalogo della mostra (Mantova, Casa del Mantegna, 31 agosto 2008-11 gennaio 2009), Silvana Ed., Milano 2008, pp. 356-357.</bibl>
          <bibl n="150491">Salvestrini F., Per un bilancio della pi&amp;#249; recente storiografia sul monachesimo italico d’et&amp;#224; medievale, in R. Michetti e A. Tilatti (a cura di), Dal &amp;#171;Medioevo cristiano&amp;#187; alla &amp;#171;Storia religiosa&amp;#187; del medioevo, &amp;#171;Quaderni di Storia Religiosa Medievale&amp;#187;, 22/2, 2019, pp. 307-361.</bibl>
          <bibl n="150447">Salvestrini F., San Michele Arcangelo a Passignano nell’Ordo Vallisumbrosae tra XI e XII secolo, in P. Pirillo (a cura di), Passignano in Val di Pesa. Un monastero e la sua storia, I. Una signoria sulle anime, sugli uomini, sulle comunit&amp;#224; (dalle origini al sec. XIV), Olschki, Firenze 2009.</bibl>
          <bibl n="150579">Salvestrini F., San Miniato e le origini del monachesimo vallombrosano, in F. Salvestrini (a cura di), La Basilica di San Miniato al Monte di Firenze (1018-2018). Storia e documentazione, Firenze University Press, Firenze 2021, pp. 101-134.</bibl>
          <bibl n="150370">Salvestrini F., Santa Giustina e l’Ordine vallombrosano. Contatti, influssi, intersezioni e conflitti (ca. 1420 - 1485), in E. Furlan e F.G.B. Trolese (a cura di), Dalla riforma di S. Giustina alla Congregazione Cassinese. Genesi, evoluzione e irradiazione di un modello monastico europeo (sec. XV-XVI), Badia di Santa Maria del Monte, Cesena 2022, pp. 231-265.</bibl>
          <bibl n="151128">Salvestrini F., Santa Maria di Vallombrosa. Patrimonio e vita economica di un grande monastero medievale, Olschki, Firenze 1998.</bibl>
          <bibl n="151356">Sanna A. e Boscolo A. (a cura di), Libellus Judicum Turritanorum, S’Ischiglia, Cagliari 1957.</bibl>
          <bibl n="150834">Sanna M. G., La cronotassi dei giudici di Torres, in La civilt&amp;#224; giudicale in Sardegna nei secoli XI-XIII. Fonti e documenti scritti, Stampacolor, Sassari 2002, pp. 97-113.</bibl>
          <bibl n="150778">Sanna M. G., La presenza camaldolese in Sardegna, in G. Strinna e M. Vidili (a cura di), La basilica di Saccargia, 900 anni di storia, arte, devozione, EDES, Sassari 2014, pp. 33-47.</bibl>
          <bibl n="150850">Santini P., Studi sull’antica Costituzione del Comune di Firenze (Contado e politica esteriore nel sec. XII), &amp;#171;Archivio Storico Italiano&amp;#187;, serie V, 25, 1900, pp. 25-86.</bibl>
          <bibl n="151365">Santoli Q. (a cura di), Libro Croce, Istituto Storico Italiano per il Medio Evo, Roma 1939.</bibl>
          <bibl n="151233">Santoli Q., La storiografia pistoiese, I. Storie generali, &amp;#171;Bullettino Storico Pistoiese&amp;#187;, 58/1, 1956, pp. 3-23.</bibl>
          <bibl n="151357">Santoli Q., Pistoia ai tempi di S. Atto, &amp;#171;Bullettino Storico Pistoiese&amp;#187;, 55, 1953, pp. 57-75.</bibl>
          <bibl n="150719">Sartoni E., Le fondazioni vallombrosane della regione Lombardia. Repertorio, in F. Salvestrini (a cura di), I Vallombrosani in Lombardia (XI-XVIII secolo), ERSAF, Milano 2011, pp. 52-159: 122-123.</bibl>
          <bibl n="150803">Savigni R., La signoria vescovile lucchese tra XI e XII secolo: consolidamento patrimoniale e primi rapporti con la classe dirigente cittadina, &amp;#171;Aevum&amp;#187;, 67/2, 1993, pp. 333-367.</bibl>
          <bibl n="151168">Schena O. e Tognetti S., La Sardegna medievale nel contesto italiano e mediterraneo (secc. XI-XV), Monduzzi, Milano 2011.</bibl>
          <bibl n="151085">Schieffer R., Consuetudines monasticae und Reformforschung, &amp;#171;Deutsches Archiv f&amp;#252;r Erforschung des Mittelalters&amp;#187;, 44, 1988, pp. 161-169.</bibl>
          <bibl n="150874">Simi V., Catalogus sanctorum et plurium virorum illustrium, qui veluti Mystici Flores Effloruerunt in Valle Umbrosa…, Ex Typographia Iosephi Vannaccii, Rom&amp;#230; 1693.</bibl>
          <bibl n="151234">Sp&amp;#228;tling L., Kardinallegat Petrus im Pontifikat Honorius’ II (1124-1130), &amp;#171;Antonianum&amp;#187;, 38/2, 1963, pp. 162-192.</bibl>
          <bibl n="150673">Spinelli G., Note sull’espansione vallombrosana in alta Italia, in G. Monzio Compagnoni (a cura di), I Vallombrosani nella societ&amp;#224; italiana dei secoli XI e XII, Ed. Vallombrosa, Vallombrosa 1995, pp. 179-201.</bibl>
          <bibl n="150422">Tomea P., Agiografia vallombrosana medioevale. Stato delle ricerche e prospettive di indagine, in G. Monzio Compagnoni (a cura di), L’Ordo Vallisumbros&amp;#230; tra XII e XIII secolo. Gli sviluppi istituzionali e culturali e l’espansione geografica (1101-1293), Ed. Vallombrosa, Vallombrosa 1999, I, pp. 419-446.</bibl>
          <bibl n="151086">Tomea P., Profectus/provectus. Appunti sulla corrispondenza milanese di Atto di Pistoia, &amp;#171;Filologia mediolatina&amp;#187;, 4, 1997, pp. 291-318.</bibl>
          <bibl n="150992">Tomea P., Tradizione apostolica e coscienza cittadina a Milano nel Medioevo. La leggenda di san Barnaba, Vita e Pensiero, Milano 1993, pp. 63-65.</bibl>
          <bibl n="150812">Torelli Vignali V. (a cura di), Regesta Chartarum Pistoriensium, Monastero di San Salvatore a Fontana Taona, secoli XI e XII, Societ&amp;#224; Pistoiese di Storia Patria, Pistoia 1999.</bibl>
          <bibl n="151248">Turtas R., Pregare in sardo. Scritti su Chiesa e Lingua in Sardegna, a cura di G. Lupinu, CUEC, Cagliari 2006.</bibl>
          <bibl n="151436">Ughelli F., Italia sacra, Venetiis, 1718, rist. anast. Forni, Bologna 1973.</bibl>
          <bibl n="151101">Vanderputten S. (a cura di), Abbots and Abbesses as a Human Resource in the Ninth- to Twelfth-Century West, LIT Verlag, M&amp;#252;nster 2018.</bibl>
          <bibl n="150875">Vasaturo N. (a cura di), Acta capitulorum generalium Congregationis Vallis Umbrosae, I, Institutiones abbatum (1095-1310), Ed. di Storia e Letteratura, Roma 1985.</bibl>
          <bibl n="150900">Vasaturo N., L’espansione della congregazione vallombrosana fino alla met&amp;#224; del secolo XII, &amp;#171;Rivista di Storia della Chiesa in Italia&amp;#187;, 16/3, 1962, pp. 456-485.</bibl>
          <bibl n="151012">Vasaturo N., Vallombrosa. L’abbazia e la congregazione. Note storiche, a cura di G. Monzio Compagnoni, Edizioni Vallombrosa, Vallombrosa 1994.</bibl>
          <bibl n="150633">Vasina A., Cristianit&amp;#224; e ‘civitates’ nel mondo italiano in rapporto al movimento crociato, in La cristianit&amp;#224; dei secoli XI e XII in Occidente: coscienza e strutture di una societ&amp;#224;, Vita e Pensiero, Milano 1983, pp. 213-234.</bibl>
          <bibl n="150792">Vauchez A., Le conoscenze religiose dei fedeli, in La trasmissione dei saperi nel Medioevo (secoli XII-XV), Centro italiano di studi di storia e d’arte, Pistoia 2005, pp. 337-353.</bibl>
          <bibl n="150930">Venerosi Pesciolini G., Di alcune istituzioni vallombrosane in Siena nei secoli XI-XIV, &amp;#171;La Diana. Rassegna d’arte e vita senese&amp;#187;, 7/4, 1932, pp. 253-270.</bibl>
          <bibl n="151434">Verger J., Il Rinascimento del XII secolo, trad. it. Jaca Book, Milano 1997.</bibl>
          <bibl n="150839">Volpini R., Additiones Kehrianae (II). Nota sulla tradizione dei documenti pontifici per Vallombrosa, &amp;#171;Rivista di Storia della Chiesa in Italia&amp;#187;, 23/2, 1969, pp. 313-360.</bibl>
          <bibl n="150720">Volpini R., Bernardo degli Uberti, santo, in Dizionario Biografico degli Italiani, IX, 1967, https://www.treccani.it/enciclopedia/bernardo-degli-uberti-santo_(Dizionario-Biografico)/, pp. 292-300.</bibl>
          <bibl n="150907">Webb D., St James in Tuscany: The Opera di San Jacopo of Pistoia and Pilgrimage to Compostela, &amp;#171;The Journal of Ecclesiastical History&amp;#187;, 50, 1999, pp. 207-234.</bibl>
          <bibl n="150675">Wichkam Ch., The Sense of the Past in Italian Communal Narratives, in P. Magdalino (a cura di), The Perception of the Past in Twelfth-Century Europe, The Hambledon Press, London-Rio Grande 1992, pp. 173-189.</bibl>
          <bibl n="150744">Wickham Ch., La signoria rurale in Toscana, in G. Dilcher e C. Violante (a cura di), Strutture e trasformazioni della signoria rurale nei secoli X-XIII, Il Mulino, Bologna 1996, pp. 343-409.</bibl>
          <bibl n="151026">Wickham Ch., Legge, pratiche e conflitti. Tribunali e risoluzione delle dispute nella Toscana del XII secolo, Viella, Roma 2000, pp. 279-280.</bibl>
          <bibl n="151298">Wollasch J., Reformm&amp;#246;nchtum und Schriftlichkeit, &amp;#171;Fr&amp;#252;hmittelalterliche Studien&amp;#187;, 26, 1992, pp. 274-286.</bibl>
          <bibl n="151013">Zagnoni R. (a cura di), L’abbazia di San Salvatore della Fontana Taona nel Medioevo, Gruppo di Studi Alta Valle del Reno, Porretta Terme 2017.</bibl>
          <bibl n="150432">Zagnoni R., Presenze vallombrosane nella montagna fra Pistoia e Bologna nel secolo XIII, in G. Monzio Compagnoni (a cura di), L’Ordo Vallisumbros&amp;#230; tra XII e XIII secolo. Gli sviluppi istituzionali e culturali e l’espansione geografica (1101-1293), Ed. Vallombrosa, Vallombrosa 1999, II, pp. 765-808.</bibl>
          <bibl n="151218">Zedda C., Ai piedi dell’Apostolo. Sede apostolica e spazio tirrenico (secoli XI-XII), Vita e Pensiero, Milano 2020.</bibl>
          <bibl n="151286">Zerbi P., Tra Milano e Cluny. Momenti di vita e cultura ecclesiastica nel secolo XII, Herder, Roma 1978.</bibl>
          <bibl n="151110">Zuccarello U., I Vallombrosani in et&amp;#224; postridentina (1575-1669). Tra mito del passato e mancate riforme, Morcelliana, Brescia 2005.</bibl>
        </listBibl>
      </div>
    </body>
  </text>
</TEI>