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        <title type="main" level="a">Atto biografo di Giovanni Gualberto</title>
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            <forename>Antonella</forename>
            <surname>Degl'Innocenti</surname>
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          <resp>This is a section of <title>Atto abate vallombrosano e vescovo di Pistoia</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0335-7</idno>) by </resp>
          <name>Francesco Salvestrini</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0335-7.08</idno>
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          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>The paper examines the Vita s. Iohannis Gualberti by Atto, reconstructing its genesis and fortune. Probably the author wrote this hagiography when he was abbot and before becoming bishop of Pistoia. He re-elaborated the Life of the saint by Andrea of Strumi, adapting it to a changed historical and ecclesiastical context. The text was successful among the Vallombrosan Order and it was used by later hagiographers to create epitomes and rewritings of the Life of Giovanni Gualberto</p>
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            <item>Hagiography - Saint Giovanni Gualberto - Vallumbrosan Order</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0335-7.08<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0335-7.08" /></p>
      
      <div><head>Atto biografo di Giovanni Gualberto</head><p rend="h1_author" ><hi rend="CharOverride-1">Antonella Degl’Innocenti</hi></p><p rend="h1_indexAbstract"><hi rend="bold">Sommario</hi><hi rend="CharOverride-2">: </hi>Il contributo prende in esame la <hi rend="italic">Vita s. Iohannis Gualberti</hi> di Atto, ricostruendone genesi e fortuna. Scritta dall’autore probabilmente nel periodo del suo abbaziato, prima di diventare vescovo di Pistoia, questa agiografia, che rielaborava la <hi rend="italic">Vita</hi> del santo di Andrea di Strumi adeguandola ad un mutato contesto storico ed ecclesiastico, ebbe fortuna all’interno dell’Ordine vallombrosano e fu utilizzata dagli agiografi successivi per realizzare epitomi e riscritture della biografia di Giovanni Gualberto.</p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Le prime agiografie del fondatore di Vallombrosa, Giovanni Gualberto, occupano un posto di particolare rilievo nel quadro della produzione letteraria di area italiana fra XI e XII secolo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-043">1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Esse sono senza ombra di dubbio grandi agiografie. Grandi per la statura del personaggio, che fu uno dei protagonisti della cosiddetta età ‘gregoriana’, grandi per il loro valore storico e per il significato del messaggio agiografico trasmesso, grandi per l</hi><hi rend="CharOverride-1">’importanza che hanno assunto negli studi e nel dibattito storiografico degli ultimi sessant’anni, a partire, possiamo dire, dalla prima, fondamentale, analisi di cui furono fatte oggetto da parte di una giovane Sofia Boesch Gajano</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-042">2</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Sono grandi agiografie, aggiungo, anche per il loro livello letterario.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ho fatto questa premessa per mettere subito in evidenza l’importanza dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">opera di cui mi accingo a trattare, la </hi><hi rend="italic">Vita s. Iohannis Gualberti</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Atto di Pistoia</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-041">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. La </hi><hi rend="italic">Vita</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Atto è stata sicuramente l’agiografia di Giovanni Gualberto più letta e conosciuta. Atto non fu però il primo biografo del santo fondatore di Vallombrosa</hi><hi rend="CharOverride-1">: prima di lui Andrea di Strumi aveva dedicato a Giovanni un’ampia </hi><hi rend="italic">Vita</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-040">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Composta sul finire del secolo XI, a circa vent’anni di distanza dalla morte del santo, questa agiografia era destinata, a quanto sembra, a non avere grande fortuna</hi><hi rend="CharOverride-1">, ma avrebbe ugualmente influito sulla tradizione successiva. Qualche decennio dopo sarebbe stata, infatti, ripresa e rielaborata proprio da Atto.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Quando e per quali ragioni Atto scrive la </hi><hi rend="italic">Vita s. Iohannis Gualberti</hi><hi rend="CharOverride-1">? Gli studiosi si sono più volte posti questi interrogativi. Per quanto riguarda il periodo di composizione, in mancanza di indicazioni cronologiche interne al testo, si è ipotizzato che Atto abbia composto la </hi><hi rend="italic">Vita</hi><hi rend="CharOverride-1"> nel periodo in cui era abate di Vallombrosa, dopo il 1125, data a cui risalirebbe la sua prima menzione come superiore, e prima del 1133, quando è eletto vescovo di Pistoia</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-039">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Nel prologo, infatti, egli afferma di essere stato insistentemente pregato da molti confratelli di raccogliere quanto era stato scritto su Giovanni Gualberto. Il mancato riferimento all’abate, tradizionalmente </hi><hi rend="CharOverride-1">citato nei testi agiografici come primo committente dei medesimi, ha fatto pensare che Atto stesso ricoprisse tale carica e a lui si fossero rivolti i monaci per avere una nuova </hi><hi rend="italic">Vita </hi><hi rend="CharOverride-1">del santo. Se l’ipotesi è giusta, è evidente che il testo assume subito un rilievo particolare, data l’autorevolezza dell’autore, </hi><hi rend="CharOverride-1">determinata dal suo ruolo alla guida dell’Ordine e forse anche dalle sue competenze letterarie</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-038">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Atto avrebbe dunque accolto la richiesta della comunità vallombrosana ed eseguito un attento lavoro di riscrittura, che ci viene da lui stesso descritto nel prologo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-037">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">:</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="italic">Plerumque rogatus a pluribus congregationis Vallimbrosanae fratribus </hi><hi rend="italic">satis honestis, congerere quae scripta reperiuntur de sancto viro Joanne, primo congregationis ejusdem abbate, fateor, </hi><hi rend="italic">multum expavi hujusmodi preces audire. Metuebam quippe, quae a catholicis fratribus, qui suo tempore </hi><hi rend="italic">fuerunt, et plurima de his quae scripserunt, propriis oculis perspexerunt, silentio praeterire. Illa vero quae ab </hi><hi rend="italic">aliis fidelibus post ejus transitum, quia plurima fuerunt, et a viris boni testimonii scripta, quomodolibet subtrahere, vel supprimere </hi><hi rend="italic">formidabam, cogitans ne legentium animos stylus prolixior oneraret (…). Unde precibus plurimorum, </hi><hi rend="italic">ac plurimis eorumdem exhortationibus fratrum tandem acquiescens, non de peritia vel scientia mea confidens, sed de pietate et gratia</hi><hi rend="italic"> Conditoris praecipue sperans, et de meritis ejusdem venerabilis viri seu fratrum orationibus, qui super hoc me multipliciter</hi><hi rend="italic"> obsecrarunt, partem eorum quae multorum fidelium relatione facta cognovi, in hoc opusculo</hi><hi rend="italic"> conscribere studui; nonnulla praeteriens ex his quae scripta prius inveni, et de his quae multorum</hi><hi rend="italic"> assertione vera fuisse frequenter audiveram.</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Allo stato attuale delle conoscenze non si è in grado di dire se Atto avesse a disposizione altri testi su Giovanni Gualberto oltre alla </hi><hi rend="italic">Vita</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Andrea di Strumi. Si ricorderà che la tradizione vallombrosana ha fatto a lungo riferimento ad una prima biografia del santo composta dal discepolo Teuzone</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-036">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, ma di essa, se mai è esistita, non ci è giunta alcuna traccia. Per quanto riguarda la cosiddetta </hi><hi rend="italic">Vita</hi><hi rend="CharOverride-1"> anonima della Biblioteca Nazionale di Firenze, che pare cronologicamente vicina a quella di Att</hi><hi rend="CharOverride-1">o</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-035">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, si può invece sicuramente escludere, sulla base del confronto dei testi, che sia stata utilizzata dal futuro vescovo di Pistoia. È invece probabile che Atto abbia utilizzato anche notizie tramandate oralmente, da lui giudicate utili per integrare il racconto di Andrea.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Andrea, dunque, e Atto: l’agiografia vallombrosana fra XI e XII secolo si lega saldamente a questi due nomi, lasciando il resto nell’incertezza. Le notizie su Andrea e Atto sono limitate a pochi dati, ma sono comunque sufficienti a farci capire la diversità dei due personaggi</hi><hi rend="CharOverride-1">: Andrea, seguace della Pataria, poi monaco a Vallombrosa, quindi abate di San Fedele di Strumi in Casentino</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-034">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, autore di un’altra opera agiografica, la </hi><hi rend="italic">Vita et passio s. Arialdi</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-033">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, da lui composta nel 1075 su richiesta dell’abate vallombrosano </hi><hi rend="CharOverride-1">Rodolfo, in cui celebra la vita e il martirio del capo riconosciuto della Pataria, ucciso nel 1066 dai seguaci dell’arcivescovo di Milano Guido da Velate; Atto, di origini incerte, fattosi monaco a Vallombrosa durante gli ultimi anni dell’XI secolo (sembrerebbe nel periodo dell’abbaziato di Bernardo degli Uberti), eletto abate maggiore forse </hi><hi rend="CharOverride-1">nel 1125, dopo il venerabile Almario, infine vescovo di Pistoia, carica che ricopre fino alla morte, avvenuta nel 1153</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-032">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. La </hi><hi rend="italic">Vita </hi><hi rend="CharOverride-1">di Giovanni Gualberto, come è normale per i testi agiografici, lascia del tutto in ombra il suo autore, a parte le indicazioni generiche offerte dal prologo. Su tutto il periodo dell’abbaziato</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Atto abbiamo da altre fonti alcune utili informazioni. Sappiamo che Atto rivolse una lettera di supplica al pontefice Onorio II, alla fine del 1125, chiedendo il suo intervento contro non meglio identificati ‘persecutori’ che avevano compiuto rapine, vessazioni e violenze contro i monaci e implorando, inoltre, il perdono per i Fiorentini</hi><hi rend="CharOverride-1">, che avevano appena distrutto Fiesole, ma avevano il merito, ai suoi occhi, di </hi><hi rend="italic">sustentare</hi><hi rend="CharOverride-1"> i monaci con i loro benefici e di proteggerli dalle </hi><hi rend="italic">iniuriae</hi><hi rend="CharOverride-1"> di molti</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-031">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Gli atti dei capitoli vallombrosani a noi pervenuti ci permettono inoltre di verificare che egli p</hi><hi rend="CharOverride-1">resiedette i capitoli generali tenutisi nel 1127, 1128 e 1129, in cui vennero confermate e precisate rigorose norme di compartimento per i monaci e i conversi, e che anche dopo la nomina a vescovo di Pistoia continuò a partecipare alle riunioni annuali</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-030">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Un altro dato noto è che sotto la sua guida la congregazione consolidò la propria espansione, in Toscana e altrove</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-029">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Dopo la morte l’Ordine lo venerò come santo</hi><hi rend="CharOverride-1">, attribuendogli, come ricorda Natale Rauty, </hi><hi rend="italic">post multas sanctas operationes, signa atque miracula</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-028">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, anche se non risulta che sia stata scritta nell’immediato una sua biografia, dal momento che la prima testimonianza </hi><hi rend="CharOverride-1">a noi giunta è costituita dalla breve notizia a lui dedicata da Girolamo da Raggiolo nel suo </hi><hi rend="italic">Liber de Vallumbrosanae religionis beatis</hi><hi rend="CharOverride-1">, databile alla seconda metà del Quattrocento</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-027">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Andrea e Atto hanno avuto evidentemente storie molto differenti. </hi><hi rend="CharOverride-1">Andrea sembra essere pervenuto tardi all’agiografia, a distanza di quasi un decennio dalla morte di Arialdo. La composizione della </hi><hi rend="italic">Vita et passio</hi><hi rend="CharOverride-1"> del santo milanese gli ha permesso di tradurre in un ideale di perfezione una memoria personale difficilmente eludibile. La successiva </hi><hi rend="italic">Vita</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Giovanni Gualberto nasce da spinte e motivazioni diverse, ma riflette anche lo spirito combattivo dell’ex patarino, che ritrova in Giovanni Gualberto l’ideale di lotta e sacrificio per il bene della Chiesa che aveva animato il riformatore lombardo e i suoi seguaci</hi><hi rend="CharOverride-1">. Questo ideale si abbina però, ora, ad una profonda esigenza di rinnovamento della vita monastica, che Andrea mette bene in evidenza, narrando estesamente la vicenda dell’allontanamento di Giovanni da San Miniato, dopo la scoperta dell’abate simoniaco, e la successiva fondazione e organizzazione in chiave benedettina del monastero di Vallombrosa</hi><hi rend="CharOverride-1">. La mancanza del prologo, dovuta alla perdita di alcuni fogli nell’unico codice che la tramanda, ci impedisce di conoscere le circostanze in cui vide la luce la </hi><hi rend="italic">Vita</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Andrea: è comunque probabile che anche in questo caso l’agiografo avesse ricevuto un’esplicita richiesta da parte dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">abate maggiore, presumibilmente da identificarsi nel successore di Rodolfo, Rustico.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Atto, che scrive circa quarant’anni dopo Andrea, non può evidentemente prescindere da questa narrazione. Egli non dispone di ricordi personali, al pari di Andrea, ma più di quest’ultimo deve fare i conti con il tempo trascorso dalla morte del santo; si affida dunque ad almeno una testimonianza scritta sicura, quella, appunto, dello Strumense, e </hi><hi rend="CharOverride-1">alla tradizione orale, alle notizie che probabilmente i monaci si tramandavano di generazione in generazione, che costituivano una risorsa non meno preziosa per la conservazione della memoria del santo. È utile a questo punto ricordare che, rispetto ad Andrea, Atto vive una fase diversa della storia dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’Ordine: al periodo infuocato delle origini, della lotta antisimoniaca di Giovanni Gualberto e dei suoi monaci contro il vescovo di Firenze Pietro Mezzabarba, culminata nella spettacolare prova del fuoco del 13 febbraio 1068, è seguito il periodo della stabilizzazione dell’Ordine, del suo progressivo inserimento in </hi><hi rend="CharOverride-1">una realtà politica ed ecclesiastica mutata, dell’assunzione di responsabilità da parte dei suoi uomini migliori, in un più stretto rapporto di collaborazione con il papato (emblematico il ruolo svolto da Bernardo degli Uberti, vescovo e cardinale di Parma, uomo di fiducia </hi><hi rend="CharOverride-1">di Urbano II e di Pasquale II)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-026">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Atto rappresenta istituzionalmente questa nuova fase ed ha probabilmente anche un temperamento diverso, meno passionale, di Andrea. Quando redige la </hi><hi rend="italic">Vita</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Giovanni Gualberto, il suo desiderio dichiarato, come si è detto, è quello di assecondare la richiesta dei confratelli di </hi><hi rend="italic">congerere</hi><hi rend="CharOverride-1"> quanto è stato scritto su Giovanni Gualberto</hi><hi rend="CharOverride-1">, integrandolo con le informazioni orali ricevute dai testimoni che ha potuto consultare. Dietro la modestia dell’obiettivo si nasconde in realtà l’intento di rinnovare la memoria del santo aggiornando la biografia precedente di quel tanto necessario a renderla più rispondente alle esigenze dell’Ordine nei primi decenni del XII secolo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In che modo Atto giunge a questo risultato? In sostanza, si può dire, riproponendo la </hi><hi rend="italic">Vita</hi><hi rend="CharOverride-1"> del primo biografo con qualche piccola modifica</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-025">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Ciò che colpisce di più nel testo di Atto sono in effetti le ampie riprese, pressoché letterali, della stesura di Andrea, tanto più evidenti perché spesso interessano i ‘punti forti’ dell’immagine agiografica: la prima denuncia antisimoniaca </hi><hi rend="CharOverride-1">di Giovanni Gualberto contro il vescovo di Firenze e l’abate di San Miniato (Andrea, cap. 8; Atto, cap. 10), la ricerca di un luogo in cui servire fedelmente Cristo dopo aver consultato l’eremita Teuzone (Andrea, capp. 9-10; Atto, capp. 10-12), la caratterizzazione in chiave cenobitica della scelta del santo (Andrea, cap. 10; Atto, cap. 12), il racconto del contrasto con il vescovo Pietro Mezzabarba, </hi><hi rend="CharOverride-1">ripreso in tutti i suoi dettagli, compreso l’esplicito riferimento al rifiuto da parte del pontefice della prova del fuoco proposta dai monaci (Andrea, capp. 69-75; Atto, capp. 60-64). Anche il binomio monachesimo-lotta per la riforma, proposto da Andrea con terminologia martiriale in uno dei luoghi a mio parere più significativi della sua biografia, viene non a caso ripreso alla lettera da Attone: Giovanni, accorso a San Salvi dopo aver saputo dell’aggressione subìta dai monaci ad opera dei soldati del vescovo, conforta i suoi confratelli con le parole </hi><hi rend="italic">Nunc vere monachi estis</hi><hi rend="CharOverride-1">, rammaricandosi anche di non aver potuto condividere la loro sorte, lui che avrebbe desiderato essere preso, flagellato, decapitato, ucciso </hi><hi rend="italic">pro amore Dei et defensione catholice</hi><hi rend="italic"> fidei</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Andrea, cap. 73; Atto, cap. 62).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Atto ha dunque condiviso e fatto propri tutti i tratti fondamentali della visione agiografica di Andrea. È vero però che egli non si è limitato a trascrivere la </hi><hi rend="italic">Vita</hi><hi rend="CharOverride-1"> precedente, ma ha compiuto alcuni interventi sul testo, sia di carattere formale sia, e sono quelli più rilevanti, di contenuto. Sofia Boesch è stata la prima a individuare ed esaminare queste differenze, oggi ben note agli studiosi. Non posso qui </hi><hi rend="CharOverride-1">ripercorrerle analiticamente, anche se qualche esempio è senz’altro opportuno farlo. Nel complesso si ha l’impressione che nei suoi interventi Atto si sia fatto guidare da criteri di buon senso, di pacatezza, di moderazione. Egli ha probabilmente avvertito che gli ideali di Andrea e della prima generazione vallombrosana po</hi><hi rend="CharOverride-1">tevano essere riproposti e costituire ancora un riferimento imprescindibile a prezzo di minimi aggiustamenti, evitando qualche espressione poco felice e qualche eccesso in cui era incorso il primo biografo. Non c’era bisogno di cambiare radicalmente la </hi><hi rend="italic">Vita</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Andrea. Era suffic</hi><hi rend="CharOverride-1">iente limare, smussare, rivedere qualcosa, aggiungere qualche nuovo particolare.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Andrea aveva parlato di una </hi><hi rend="italic">iniuria</hi><hi rend="CharOverride-1"> patita da Giovanni Gualberto durante il suo soggiorno a Camaldoli (cap. 10), apparentemente in contrasto con il riconoscimento da parte del priore di Camaldoli, nello stesso episodio, della diversità dell’ideale monastico di Giovanni (tutto fondato sulla vita cenobitica), culminante nell’invito rivolto al santo</hi><hi rend="CharOverride-1"> a realizzare l’istituto desiderato (</hi><hi rend="italic">Vade et tuum institutum incipe</hi><hi rend="CharOverride-1">). Quell’</hi><hi rend="italic">iniuria</hi><hi rend="CharOverride-1"> era oggettivamente difficile da capire. Oggi possiamo ipotizzare con Nicolangelo D</hi><hi rend="CharOverride-1">’Acunto che Andrea fosse ricorso al termine per drammatizzare le differenze di ideali fra i due monachesimi</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-024">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, ma è probabile che Atto cogliesse in esso anche un pericolo, quello di</hi><hi rend="CharOverride-1"> un’ombra gettata sui rapporti fra due Ordini chiamati da ragioni storiche e geografiche a cercare da subito una pacifica convivenza</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-023">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Tanto valeva dunque eliminare la frase di Andrea.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Perché poi riportare la proibizione attribuita dal primo biografo a</hi><hi rend="CharOverride-1"> Giovanni di</hi><hi rend="italic"> accipere capellas</hi><hi rend="CharOverride-1"> (cap. 19), cioè il divieto che i monaci accettassero la gestione di pievi e cappelle, quando questo significava, come osservava giustamente Sofia Boesch, </hi><hi rend="CharOverride-1">«attribuire al fondatore della congregazione ciò che nella realtà era stato sempre trascurato, e che ai suoi tempi (di Attone) era poi divenuto occasione di discordie e causa di rimproveri alla congregazione stessa»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-022">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">?</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Quanto al tema fondamentale della riforma ecclesiastica, anche su questo Atto, scrivendo in un clima ben diverso da quello degli anni cruciali dello scontro </hi><hi rend="CharOverride-1">dei ‘Vallombrosani’ con il vescovo di Firenze, dopo anche i richiami rivolti da Urbano II ai monaci</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-021">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, aveva probabilmente maturato una posizione improntata ad una maggiore prudenza: da qui la sua scelta di omettere la condanna delle ordinazioni date gratis da simoniaci (Andrea di Strumi, cap. 24) </hi><hi rend="CharOverride-1">e gli insistiti riferimenti di Andrea al problema della riforma della vita comune del clero (Andrea, capp. 30, 78), forse la stessa lettera di Giovanni ad Ermanno di Volterra, tutta incentrata sui doveri del vescovo nella lotta contro la corruzione ecclesiastica (Andrea, cap. 67), anche se in questo caso Atto adduce a sua giustificazione l’eccessiva prolissità della medesima</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-020">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, che è spesso </hi><hi rend="CharOverride-1">un comodo espediente degli agiografi per non dire quello che per tutt’altre ragioni ritengono di non dover dire.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Andrea aveva poi trattato estesamente dell’organizzazione della vita monastica, secondo i princìpi della regola benedettina (capp. 20-21). In questo caso Atto non compie tagli vistosi, ma riassume Andrea, forse perché quella descrizione gli appare fin troppo dettagliata ora che è venuta meno l</hi><hi rend="CharOverride-1">’esigenza di rimarcare le differenze fra il monachesimo vallombrosano e il vetero-monachesimo da cui Giovanni Gualberto si era polemicamente allontanato, e il nuovo istituto monastico è ormai perfettamente conosciuto e rispettato da tutti.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">A confronto con le omissioni le aggiunte e le precisazioni di Atto ad Andrea risultano meno significative. Atto è un buon narratore e conosce bene i segreti del mestiere. </hi><hi rend="CharOverride-1">Lo dimostrano le citazioni bibliche presenti nel testo, più numerose che in Andrea, alcuni miglioramenti stilistici, il ricorso ai consueti </hi><hi rend="italic">topoi</hi><hi rend="CharOverride-1"> agiografici. Si noterà in particolare che egli introduce una più precisa descrizione delle virtù del santo e delle sue pratiche ascetiche (capp. 8, 32), secondo un uso frequente nelle agiografie monastiche, e narra </hi><hi rend="CharOverride-1">di come Giovanni rifiutò la carica di abate di San Miniato, la quale gli era stata proposta dopo la morte dell’abate che lo aveva accolto, segno topico della sua umiltà (cap. 9). Inoltre egli fa </hi><hi rend="CharOverride-1">spazio ad elementi celebrativi, riferendo i riconoscimenti ottenuti da Giovanni e dai suoi discepoli, come la consacrazione della chiesa di Vallombrosa ad opera del cardinale Umberto di Silva Candida (cap. 22) e la nomina di Pietro Igneo a cardinale vescovo di Albano (cap. 65).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il risultato del suo lavoro fu sicuramente apprezzato dalla comunità monastica e determinò probabilmente il declino della biografia più antica. Atto era riuscito a proporre in un buon latino un racconto chiaro, equilibrato e coerente, probabilmente anche più adatto all’uso liturgico</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-019">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, in cui ben si conciliavano il passato e il presente del monachesimo vallombrosano, gli ideali delle origini con ciò che l’Ordine era nel tempo diventato. Giocava probabilmente a suo favore anche il fatto che, unica fra le agiografie di Giovanni Gualberto, questa </hi><hi rend="italic">Vita</hi><hi rend="CharOverride-1"> non era scritta da un monaco qualsiasi, ma dall’abate di Vallombrosa in persona, e quindi assumeva immediatamente uno speciale valore, anche se escluderei che ci fosse </hi><hi rend="CharOverride-1">un preciso disegno dell’Ordine di sostituzione della prima biografia.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Come sappiamo, un testo vive non solo quando viene letto e trascritto, ma anche quando lo si reimpiega, lo si sfrutta per la scrittura di nuovi testi, lo si adatta alle esigenze della predicazione, lo si traduce in volgare. La </hi><hi rend="italic">Vita</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Atto fu più volte utilizzata dagli agiografi successivi e nel XIV secolo </hi><hi rend="CharOverride-1">ne furono eseguiti anche due volgarizzamenti: uno di Benigno Malatesta da Cesena, inedito, attestato da cinque manoscritti fiorentini, il più antico dei quali, il ms. Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Conv. Soppr. F.7.1196 è datato al 1374, il secondo, pubblicato dal Manni, tràdito da un manoscritto della Badia di Passignano (senza segnatura), datato al 1385</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-018">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Come è naturale per un testo di questo genere, la </hi><hi rend="italic">Vita</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Atto circolava solo in ambiente vallombrosano, raggiungendo al massimo il vicino ambiente dei Camaldolesi</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-017">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. A conferma della scarsa divulgazione dell’agiografia del Gualberto al di fuori dell’orizzonte monastico si può ricordare </hi><hi rend="CharOverride-1">la testimonianza di Francesco Petrarca</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-016">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. In una lettera del 1372 (</hi><hi rend="italic">Seniles</hi><hi rend="CharOverride-1"> XVI, 3) il poeta raccontava che, essendo stato rimproverato da un amico perché nel suo </hi><hi rend="italic">De vita solitaria</hi><hi rend="CharOverride-1"> non aveva ricordato il fondatore di Vallombrosa, si era difeso dicendo di non conoscere l’agiografia di questo santo e di essere ansioso di riceverla in modo da poterlo inserire nella sua opera (come aveva fatto, del resto, per Romualdo, da lui aggiunto su un foglio a parte </hi><hi rend="CharOverride-1">nel codice Vat. Lat. 3337, dopo essere venuto in possesso della sua agiografia). Non sappiamo se la </hi><hi rend="italic">Vita</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Giovanni Gualberto gli sia stata infine recapitata: certo è che egli non inserì mai alcuna notizia </hi><hi rend="CharOverride-1">su di lui nella sua opera.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">All’interno dell’Ordine la Vita di Atto ebbe invece, come si è detto, una notevole fortuna. È incerto che essa sia stata utilizzata dal cosiddetto Anonimo della Nazionale, autore di una </hi><hi rend="italic">Vita s. Iohannis Gualberti</hi><hi rend="CharOverride-1"> probabilmente scritta negli stessi anni o poco dopo quella di Atto, che appare molto diversa, per struttura e contenuti, dalle altre due agiografie</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-015">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. L’Anonimo, forse un monaco del monastero di San Salvatore a Settimo, che ospitò Giovanni Gualberto, ma non fu mai controllato da Vallombrosa, aveva interessi agiografici che lo portavano in parte a confermare, in parte a mettere in luce anche altri valori oltre a quelli descritti da Andrea e da Atto. Di conseguenza, le sue riprese, da Andrea o da Atto, appaiono limitate.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Una successiva agiografia di Giovanni Gualberto, scritta dall’abate Gregorio di Passignano probabilmente ai fini della canonizzazione del santo (1193), ci è giunta solo in frammenti, per cui non è possibile un confronto completo con i testi precedenti</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-014">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. La recente scoperta di un frammento ulteriore, più consistente di quelli sinora conosciuti, fatta da chi scrive nella Biblioteca Città di Arezzo, ha consentito di ipotizzare che Gregorio seguisse le prime due </hi><hi rend="italic">Vite</hi><hi rend="CharOverride-1">, ma che la sua principale fonte di riferimento, almeno nella sezione di testo riportata alla luce</hi><hi rend="CharOverride-1">, che tratta degli inizi della comunità vallombrosana, sia la </hi><hi rend="italic">Vita</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Andrea di Strumi, a cui la legano alcune riprese anche in corrispondenza di brani assenti nella versione di Atto, mentre assai più limitato sia il suo debito nei confronti della</hi><hi rend="italic"> Vita</hi><hi rend="CharOverride-1"> anonima della Nazionale</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-013">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. L’esigenza di presentare al pontefice una testimonianza il più possibile completa sulla santità di Giovanni potrebbe aver orientato in questo senso le scelte dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">autore, spingendolo a dare la preferenza alle prime due </hi><hi rend="italic">Vite</hi><hi rend="CharOverride-1">, senza dubbio più esaurienti della </hi><hi rend="italic">Vita</hi><hi rend="CharOverride-1"> anonima, e a preferire fra le due quella che di volta in volta poteva fornirgli maggiori informazioni</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-012">-1</ref></hi></hi><hi rend="notes_number CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Atto è stato invece sicuramente l’autore di riferimento di alcune più tarde brevi agiografie di Giovanni Gualberto, tramandate da leggendari destinati alla predicazione. È il caso, ad esempio, della </hi><hi rend="italic">Vita </hi><hi rend="italic">s. Iohannis Gualberti</hi><hi rend="CharOverride-1"> contenuta in un leggendario fiorentino del XIV secolo (ms. Plut. 20, 6 della Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-011">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, comprendente 21 testi relativi a santi toscani o venerati in toscana, fra cui </hi><hi rend="CharOverride-1">si trovano i principali confessori vallombrosani: oltre al fondatore, Bernardo degli Uberti, l’abate Benigno (†1236), Verdiana da Castelfiorentino († 1242), che non fu monaca vallombrosana, ma che i Vallombrosani inglobarono nel loro santorale</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-010">-1</ref></hi></hi><hi rend="notes_number CharOverride-1">.</hi><hi rend="CharOverride-1"> La fonte di questa breve agiografia è senza dubbio la </hi><hi rend="italic">Vita</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Atto, come mostrano alcune coincidenze in episodi assenti in Andrea di Strumi e le riprese letterali di alcuni brani</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-009">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Atto risulta discretamente impiegato anche nella </hi><hi rend="italic">Vita s. Iohannis Gualberti</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Andrea da Genova, un monaco benedettino che scrive nel primo ventennio del XV secolo su richiesta dell’abate del monastero vallombrosano di San Bartolomeo del Fossato di Genova</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-008">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. La </hi><hi rend="italic">Vita</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Andrea da Genova è in realtà </hi><hi rend="CharOverride-1">il risultato di un vero e proprio collage agiografico, perché l’autore ha utilizzato tutti e quattro i testi più antichi (Andrea di Strumi, Atto, l’Anonimo della Nazionale, Gregorio di Passignano) e, come ha ben notato Roberto Angelini, «quando le due agiografie principali non hanno una stretta vicinanza, a meno che Andrea da Genova non proponga una loro fusione, come sovente accade, l’autore sceglie di seguire la biografia strumense, anziché Attone»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-007">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Atto rappresenta, invece,</hi><hi rend="CharOverride-1"> la fonte unica della breve </hi><hi rend="italic">Vita</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Giovanni Gualberto inserita dall’arcivescovo di Firenze Antonino Pierozzi nel suo </hi><hi rend="italic">Chronicon</hi><hi rend="CharOverride-1">, risalente ai decenni centrali del Quattrocento, in cui l’autore non si limita a sintetizzare la </hi><hi rend="italic">Vita</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">più antica, ma in generale tende ad offrire al lettore una sua interpretazione ed esplicazione del testo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-006">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Siamo ormai in un periodo in cui la </hi><hi rend="italic">Vita</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Atto sta diventando davvero l’agiografia principale del fondatore all’interno dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’Ordine. Ce lo dice chiaramente Girolamo da Raggiolo nel sopra citato </hi><hi rend="italic">Liber de Vallumbrosanae religionis beatis </hi><hi rend="CharOverride-1">risalente alla</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">seconda metà del XV secolo, quando elogia in questi termini </hi><hi rend="CharOverride-1">l’opera agiografica del nostro autore: </hi><hi rend="italic">Hic sanctissimi Iohannis vitam, qua fere universa haec religio in presenti tempore utitur, diligentissime et fideliter </hi><hi rend="italic">litteris mandare curavit</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-005">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Pochi anni dopo Sante Valori da Perugia, abate del monastero vallombrosano di Santa Reparata di Marradi, scrive una nuova </hi><hi rend="italic">Vita</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Giovanni Gualberto</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-004">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, su richiesta dell’amico Tommaso Salvetti e di suo padre Niccolò Valori, ma probabilmente </hi><hi rend="CharOverride-1">sotto l’egida dell’abate maggiore Biagio Milanesi (1445 ca.-1523), come ha ipotizzato Francesco Salvestrini</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-003">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, con l’intento di offrire un testo stilisticamente migliore dei precedenti. La sua opera si presenta in effetti come un’</hi><hi rend="CharOverride-1">elaborazione retorica del materiale agiografico tradizionale, con frequenti amplificazioni del racconto. La fonte principale è sicuramente Atto, ma la distanza da quest’ultimo è ormai grande, per gli sviluppi che l’autore ha impresso al racconto, miranti in genere a colmare i vuoti delle precedenti agiografie e a rendere più dettagliati le circostanze e i luoghi evocati.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Come ho avuto modo di sostenere anche in altra sede, la </hi><hi rend="italic">Vita</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Sante Valori ci fa capire che l’agiografia vallombrosana </hi><hi rend="CharOverride-1">tra la fine del Quattrocento e gli inizi del Cinquecento imbocca altre vie rispetto a quelle seguite dai primi biografi</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-002">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. I tempi sono in effetti molto cambiati, e si avverte il bisogno di ricordare e celebrare la figura di Giovanni Gualberto e il suo Ordine anche in forme diverse, raggiungendo un pubblico più ampio. Giustamente Salvestrini ha scritto che con la </hi><hi rend="italic">Vita</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Sante Valori il Milanesi </hi><hi rend="CharOverride-1">«intese superare l’obsolescenza delle più datate stesure (soprattutto l’ormai inflazionata Vita di Attone di Pistoia, che veniva comunque ancora esemplata in un codice del 1509), ma anche la più recente rilettura agiografica ‘originale’, ossia quella condotta da Girolamo da Raggiolo sotto l’egida divenuta scomoda di Lorenzo de’ Medici»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-001">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Alla </hi><hi rend="italic">Vita</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Atto si continuerà a ricorrere, in realtà, nei secoli successivi, ma in misura diversa rispetto al passato, come dimostra in pieno Seicento una delle principali biografie in italiano, la </hi><hi rend="italic">Historia del patriarcha San Giovangualberto</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’abate del monastero vallombrosano di Ripoli, Diego de Franchi</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-000">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, che propone una dottissima ricostruzione della vita del santo, utilizzando molte fonti, fra cui non poteva mancare la </hi><hi rend="italic">Vita</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Atto.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="italic">Habent sua fata libelli</hi><hi rend="CharOverride-1">. Al momento della sua stesura la </hi><hi rend="italic">Vita</hi><hi rend="CharOverride-1"> scritta da Atto aveva saputo ben interpretare il bisogno di memoria e di recupero del passato dei figli spirituali di Giovanni Gualberto e fu per questo, per molto tempo, letta e apprezzata. Alle soglie dell’età moderna quel bisogno di memoria e di recupero del passato </hi><hi rend="CharOverride-1">portava l’Ordine a cercare altre soluzioni, più rispondenti a nuovi interessi, devozionali, storiografici, divulgativi. Ma questa è evidentemente tutta un’altra storia, che ci porta lontano dal nostro Atto e dalla sua fortunata ricostruzione agiografica.</hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-043-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Per una sintesi sulla produzione agiografica dell’Italia centrale nel periodo considerato mi permetto di rinviare al mio contributo </hi><hi rend="italic">Agiografia latina dell’Italia centrale, 1130-1220</hi><hi rend="CharOverride-1">, in G. Philippart (a cura di), </hi><hi rend="italic">Hagiographies</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="italic">Histoire internationale de la littérature hagiographique latine et vernaculaire en Occident des origines à 1550</hi><hi rend="CharOverride-1">, V, Brepols, Turnhout 2010, pp. 731-798.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-042-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	 S. Boesch</hi><hi rend="CharOverride-1"> Gajano, </hi><hi rend="italic">Storia e tradizione vallombrosane</hi><hi rend="CharOverride-1">, «Bullettino dell’Istituto storico italiano per il Medio Evo e Archivio Muratoriano», 76, 1964, pp. 99-215, poi ripubblicato in A. Degl’Innocenti (a cura di), </hi><hi rend="italic">Vallombrosa. Memoria agiografica e culto delle reliquie</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="CharOverride-1">Viella, Roma 2012, pp. 15-115. Nell’impossibilità di dare qui conto della vasta bibliografia sull’agiografia vallombrosana ad oggi disponibile, mi limito a rinviare alla banca dati </hi><hi rend="italic">MIRABILE. Archivio digitale della cultura medievale</hi><hi rend="CharOverride-1"> (consultabile all’indirizzo web: &lt;</hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">www.mirabileweb.it</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">&gt;), sotto la voce </hi><hi rend="italic">Iohannes Gualberti</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-041-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	 Atto Pistoriensis episcopus, </hi><hi rend="italic">Vita s. Iohannis Gualberti</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">Patrologia Latina</hi><hi rend="CharOverride-1"> (PL), 146, coll. 671-706. Un’edizione critica del testo </hi><hi rend="CharOverride-1">è in corso di allestimento da parte di Jacopo Righetti, autore di un contributo pubblicato in questo stesso volume. Su Atto si veda almeno A. Pratesi, </hi><hi rend="italic">Attone, santo</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">Dizionario biografico degli Italiani</hi><hi rend="CharOverride-1">, 4, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, Roma 1962, pp. 566-567; N. Rauty</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Rapporti di Atto, vescovo di Pistoia, con il clero e le istituzioni ecclesiastiche lombarde</hi><hi rend="CharOverride-1">, «Bullettino Storico Pistoiese», 97, 1995, pp. 3-26; Id., </hi><hi rend="italic">I</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic">Vallombrosani a Pistoia dalla metà del secolo XI alla metà del secolo XII</hi><hi rend="CharOverride-1">, «Bullettino Storico Pistoiese», 104, 2002, pp. 23-26; A. Degl’Innocenti, </hi><hi rend="italic">Attone, agiografo e santo nella memoria vallombrosana e pistoiese</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="CharOverride-1">A. Benvenuti e R. Nelli (a cura di), </hi><hi rend="italic">Culto dei santi e culto dei luoghi nel Medioevo pistoiese. </hi><hi rend="CharOverride-1">Atti del Convegno di Studi, Pistoia, 16-17 maggio 2008, Società Pistoiese di Storia Patria, Pistoia 2010, pp. 97-112, poi ristampato in A. Degl’Innocenti (a cura di), </hi><hi rend="italic">Vallombrosa</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 203-218.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-040-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	La </hi><hi rend="italic">Vita</hi><hi rend="CharOverride-1"> è attestata da un solo testimone lacunoso (Firenze, Archivio di Stato, Corporazioni religiose soppresse, 260, 259). Un ulteriore manoscritto, frammentario, è stato scoperto recentemente da Francesco Lo Monaco. Cfr. F. Salvestrini, Disciplina caritatis. </hi><hi rend="italic">Il monachesimo vallombrosano tra medioevo e prima età moderna</hi><hi rend="CharOverride-1">, Viella, Roma 2008, pp. 151-152.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-039-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Sulla datazione si veda innanzi tutto Boesch Gajano, </hi><hi rend="italic">Storia e tradizione vallombrosane</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., p. 97, nota 295. Cfr. inoltre A. Degl’Innocenti, </hi><hi rend="italic">Le Vite antiche di Giovanni Gualberto: cronologia e modelli agiografici</hi><hi rend="CharOverride-1">, «Studi medievali», 25, 1984, pp. 31-91: 34.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-038-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">La </hi><hi rend="italic">Vita s. Iohannis Gualberti</hi><hi rend="CharOverride-1"> dimostra che Atto era dotato di buone qualità di scrittore. Purtroppo non ci sono giunti altri testi a lui sicuramente attribuibili, se si eccettua una sua lettera al preposto della chiesa milanese di San Babila. Cfr. Rauty</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Rapporti di Atto</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit.; P. Tomea, </hi><hi rend="italic">Profectus/Provectus. Appunti sulla corrispondenza milanese di Atto di Pistoia</hi><hi rend="CharOverride-1">, «Filologia mediolatina», 4, 1997, pp. 291-318. Pare, invece, da respingere la paternità </hi><hi rend="CharOverride-1">attoniana per una delle </hi><hi rend="italic">Vite</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Bernardo degli Uberti (BHL 1249), proposta in passato sulla base delle analogie riscontrabili tra la prima parte di questa agiografia e la sezione iniziale della </hi><hi rend="italic">Vita</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Giovanni Gualberto scritta da Attone, analogie più probabilmente dovute al ricorrere di motivi topici dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">agiografia vallombrosana. Cfr. R. Volpini, </hi><hi rend="italic">Bernardo degli Uberti</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">Dizionario biografico degli Italiani</hi><hi rend="CharOverride-1">, 9, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, Roma 1967, p. 298. Dobbiamo,</hi><hi rend="CharOverride-1"> inoltre, ricordare che nel periodo pistoiese Atto fu ispiratore di una raccolta di testi agiografico-liturgici e di altro materiale, il </hi><hi rend="italic">Liber sancti Iacobi</hi><hi rend="CharOverride-1">, testimonianza preziosa del culto dell’apostolo Giacomo il Maggiore a Pistoia. A questo proposito si veda in sintesi Degl’Innocenti, </hi><hi rend="italic">Agiografia latina dell’Italia centrale</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 768-770.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-037-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. Atto Pistoriensis</hi><hi rend="CharOverride-1"> episcopus, </hi><hi rend="italic">Vita s. Iohannis Gualberti</hi><hi rend="CharOverride-1">, col. 671. Per la traduzione italiana si veda ora C. Falchini (a cura di), </hi><hi rend="italic">Nel solco dell’Evangelo. Fonti vallombrosane. Testi normativi, testimonianze documentarie e letterarie</hi><hi rend="CharOverride-1">, Edizioni Qiqajon, Magnano 2008, pp. 119-120. Qui sono liberamente tradotte </hi><hi rend="CharOverride-1">anche le altre due </hi><hi rend="italic">Vite</hi><hi rend="CharOverride-1"> antiche di Giovanni Gualberto (la </hi><hi rend="italic">Vita</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Andrea di Strumi e la </hi><hi rend="italic">Vita</hi><hi rend="CharOverride-1"> anonima della Nazionale).</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-036-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. Degl’Innocenti, </hi><hi rend="italic">Le Vite antiche di Giovanni Gualberto</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 31-32. </hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-035-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. </hi><hi rend="italic">Vita auctore Iohannis discipulo anonymo</hi><hi rend="CharOverride-1">, in MGH, </hi><hi rend="italic">Scriptores</hi><hi rend="CharOverride-1">, 30, 2, cit., pp. 1104-1110. Questa </hi><hi rend="italic">Vita</hi><hi rend="CharOverride-1"> risale probabilmente al terzo decennio del XII secolo. Sul problema della datazione si veda anche più avanti, nota 29.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-034-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Su Andrea di Strumi si vedano almeno le notizie offerte da P. Lamma, </hi><hi rend="italic">Andrea da Parma (da Strumi)</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">Dizionario biografico degli Italiani</hi><hi rend="CharOverride-1">, 3, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, Roma 1961, pp. 110-112.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-033-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	La </hi><hi rend="italic">Vita et passio s. </hi><hi rend="italic">Arialdi</hi><hi rend="CharOverride-1"> è edita da F. Baethgen in MGH, </hi><hi rend="italic">Scriptores</hi><hi rend="CharOverride-1">, 30, 2, cit., pp. 1049-1075. Fra i numerosi studi sulla Pataria e sui suoi protagonisti mi limito a ricordare l’ancora fondamentale, anche sotto il profilo dell’analisi della fonte agiografica, G. Miccoli, </hi><hi rend="italic">Chiesa gregoriana. Ricerche sulla Riforma del secolo XI</hi><hi rend="CharOverride-1">, nuova ed. a cura di A. Tilatti, Herder, Roma 1999, pp. 127-212. Per un inquadramento generale cfr. P. Golinelli (a cura di), </hi><hi rend="italic">La pataria. Lotte religiose e sociali nella Milano dell’XI secolo</hi><hi rend="CharOverride-1">, Jaca Book, Milano 1998 (2a ed.), dove si propone anche la traduzione italiana della </hi><hi rend="italic">Vita s. Arialdi</hi><hi rend="CharOverride-1">; e F. Salvestrini,</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic">Il monachesimo vallombrosano in Lombardia. Storia di una presenza e di una plurisecolare interazione</hi><hi rend="CharOverride-1">, in F. Salvestrini (a cura di), </hi><hi rend="italic">I Vallombrosani in Lombardia (XI-XVIII secolo</hi><hi rend="CharOverride-1">), ERSAF, Milano 2011, pp. 3-51: 7-14.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-032-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Per le notizie biografiche su Atto rinvio agli studi citati sopra, nella nota 3.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-031-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	La lettera è pubblicata in G. Breschi, </hi><hi rend="italic">Storia di S. Atto vescovo di Pistoia</hi><hi rend="CharOverride-1">, Malachia Toni, Pistoia 1855, pp. 239-241, sulla base di un testimone allora conservato nell’abbazia di Vallombrosa. Traduzione e commento della lettera ivi, pp. 102-104.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-030-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Sui capitoli presieduti da Atto c</hi><hi rend="CharOverride-1">fr. N.R. Vasaturo (a cura di), </hi><hi rend="italic">Acta Capitulorum Generalium Congregationis Vallis umbrosae</hi><hi rend="CharOverride-1">, I, </hi><hi rend="italic">Institutiones abbatum (1095-1310</hi><hi rend="CharOverride-1">), Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 1985, pp. 9-14. Atto risulta inoltre presente nei capitoli del 1139 e del 1147, presieduti dall’</hi><hi rend="CharOverride-1">abate Gualdo: cfr. ivi, pp. 17, 19.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-029-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. R.N. Vasaturo, </hi><hi rend="italic">Vallombrosa. L’abbazia e la congregazione. Note storiche</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di G. Monzio Compagnoni, Edizioni Vallombrosa, Vallombrosa 1994, p. 37; e il contributo di Francesco Salvestrini nel presente volume.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-028-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. N. Rauty, </hi><hi rend="italic">Il culto dei santi a Pistoia nel Medioevo</hi><hi rend="CharOverride-1">, Sismel – Edizioni del Galluzzo, Tavarnuzze (Firenze) 2000, p. 91, nota 8. La citazione è tratta dalla notizia su Atto contenuta nel ms. Firenze, Archivio di Stato, Corporazioni religiose soppresse dal Governo francese, 260, 243, f. 48r.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-027-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. Degl’Innocenti (a cura di), </hi><hi rend="italic">Vallombrosa</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 208-210. Sull’opera agiografica di Girolamo da Raggiolo cfr. ivi, pp. 219-243.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-026-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. Boesch Gajano, </hi><hi rend="italic">Storia e tradizione vallombrosane</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 97-115, che coglie i riflessi di nuovi equilibri e di un nuovo ruolo del monachesimo vallombrosano, oltre che</hi><hi rend="CharOverride-1"> nella </hi><hi rend="italic">Vita s. Iohannis Gualberti</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Attone, nell’agiografia vallombrosana di Bernardo degli Uberti. Sulle Vite di quest’ultimo si veda anche A. Degl’Innocenti, </hi><hi rend="italic">Santità vallombrosana fra XII e XIII secolo</hi><hi rend="CharOverride-1">, in Ead. (a cura di), </hi><hi rend="italic">Vallombrosa</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 149-152. Su questa fase della storia vallombrosana cfr. N. D’Acunto, </hi><hi rend="italic">Tensioni e convergenze fra monachesimo vallombrosano, papato e vescovi nel secolo XI</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">I Vallombrosani nella società italiana dei secoli XI e XII (Vallombrosa, 3-4 settembre 1993</hi><hi rend="CharOverride-1">), Edizioni Vallombrosa, Vallombrosa 1995, pp. 76-81; Salvestrini, Disciplina caritatis, pp. 181-184, 195-</hi><hi rend="CharOverride-1">212; Id., </hi><hi rend="italic">I Canossa e le origini del monachesimo vallombrosano</hi><hi rend="CharOverride-1">, in P. Golinelli (a cura di), </hi><hi rend="italic">Frassinoro e i monasteri benedettini in rapporto con i Canossa</hi><hi rend="CharOverride-1">, Pàtron, Bologna 2023, pp. 67-83.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-025-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Sulle differenze fra le due agiografie cfr. Boesch Gajano, </hi><hi rend="italic">Storia e tradizione vallombrosane</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 97-104; Degl’Innocenti, </hi><hi rend="italic">Le Vite antiche di Giovanni Gualberto</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 44-76. Utile per il confronto è l’edizione dei due testi su colonne che si trova in P. Di Re, </hi><hi rend="italic">Biografie di Giovanni Gualberto a confronto</hi><hi rend="CharOverride-1">, Nuova Grafica Artigiana, Roma 1974.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-024-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. N. D’Acunto, </hi><hi rend="italic">Monachesimo camaldolese e «monachesimo riformatore» nel secolo XI</hi><hi rend="CharOverride-1">, in C. Caby e P. Licciardello (a cura di), </hi><hi rend="italic">Camaldoli e l’Ordine camaldolese dalle origini alla fine del XV secolo. </hi><hi rend="CharOverride-1">Atti del I Convegno internazionale di studi in occasione del millenario di Camaldoli (1012-2012)</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Monastero di Camaldoli, 31 maggio - 2 giugno 2012), Centro storico benedettino, Cesena 2014, pp. 21-38: 29. Per una lettura analitica dell’episodio si veda R. Angelini, </hi><hi rend="italic">«Iniuriam pertulit»: dell’offesa ricevuta dal beato padre Giovanni Gualberto durante il soggiorno a Camaldoli. Testimonianze, reticenze e trasformazioni nella tradizione agiografica</hi><hi rend="CharOverride-1">, «Medioevo e Rinascimento», 20</hi><hi rend="CharOverride-1">, 2009, pp. 71-82; riproposto con aggiunte e integrazioni in F. Salvestrini (a cura di), </hi><hi rend="italic">Monaci e pellegrini nell’Europa medievale. Viaggi, sperimentazioni, conflitti e forme di mediazione</hi><hi rend="CharOverride-1">, Polistampa, Firenze 2014, pp. 157-168.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-023-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Per un quadro complessivo delle relazioni fra i due istituti cfr. F. Salvestrini, «</hi><hi rend="italic">Recipiantur in </hi><hi rend="italic">choro […] qualiter benigne et caritative tractantur»</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="italic">Per una storia delle relazioni fra Camaldolesi e Vallombrosani (XI-XV secolo)</hi><hi rend="CharOverride-1">, in Caby e Licciardello (a cura di), </hi><hi rend="italic">Camaldoli e l’Ordine</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 53-96</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-022-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Boesch Gajano, </hi><hi rend="italic">Storia e tradizione vallombrosane</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., p. 100.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-021-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	L’intervento di Urbano II avvenne a seguito della contestazione portata dai Vallombrosani alla riordinazione del vescovo di Pisa Daiberto. Cfr. D’Acunto, </hi><hi rend="italic">Tensioni e convergenze</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 76-78; Salvestrini, Disciplina caritatis, cit., p. 198; M. Ronzani, </hi><hi rend="italic">Chiesa e «civitas» di Pisa nella seconda metà del secolo XI. Dall’avvento del vescovo Guido all’elezione di Daiberto a metropolita di Corsica (1060-1092)</hi><hi rend="CharOverride-1">, Editore ETS, Pisa 1996, pp. 19-21, 229, 246.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-020-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. Atto Pistoriensis episcopus, </hi><hi rend="italic">Vita s. Iohannis Gualberti</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., col. 690, cap. 57.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-019-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Raffaello Volpini, autore della voce </hi><hi rend="italic">Giovanni Gualberto</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">Bibliotheca Sanctorum</hi><hi rend="CharOverride-1">, VI, Roma 1965, col. 1012 sgg., individuava la ragione del successo della </hi><hi rend="italic">Vita</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Atto nella sua piena rispondenza ai canoni dell’agiografia liturgica.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-018-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. J. Dalarun e L. Leonardi (a cura di), </hi><hi rend="italic">Biblioteca Agiografica Italiana (BAI</hi><hi rend="CharOverride-1">), II, SISMEL - Edizioni del Galluzzo e Fondazione Ezio Franceschini, Firenze 2003, pp. 356-357.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-017-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Sulla diffusione a Camaldoli del culto e dell’agiografia </hi><hi rend="CharOverride-1">di Giovanni Gualberto si veda Salvestrini, «</hi><hi rend="italic">Recipiantur in choro […] qualiter benigne et caritative tractantur»</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 69-72; A. Degl’Innocenti, </hi><hi rend="italic">Un frammento inedito della «Vita s. Iohannis Gualberti» di Gregorio di Passignano (BHL 4400</hi><hi rend="CharOverride-1">), «Rivista di storia della Chiesa in Italia», 72</hi><hi rend="CharOverride-1">/2, 2018, pp. 350-351. </hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-016-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	A questo proposito posso rinviare al mio contributo </hi><hi rend="italic">La Vita di Giovanni Gualberto del ms. Laurenziano Plut. 35 sin. 9</hi><hi rend="CharOverride-1">, in Degl’Innocenti (a cura di), </hi><hi rend="italic">Vallombrosa</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., p. 287.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-015-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. </hi><hi rend="italic">Vita Iohannis Gualberti </hi><hi rend="italic">auctore discipulo eius anonymo</hi><hi rend="CharOverride-1">, ed. cit. Su questa agiografia si veda almeno Boesch Gajano, </hi><hi rend="italic">Storia e tradizione vallombrosane</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 85-97. Per la datazione cfr. Degl</hi><hi rend="CharOverride-1">’Innocenti, </hi><hi rend="italic">Le Vite antiche di Giovanni Gualberto</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 35-44, anche se oggi propenderei per collocare la </hi><hi rend="italic">Vita</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Attone e la </hi><hi rend="italic">Vita</hi><hi rend="CharOverride-1"> anonima negli stessi anni, senza però stabilire una sicura posteriorità di quest’ultima rispetto all’altra.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-014-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	I frammenti, tramandati all’interno delle opere dell’erudito settecentesco Fedele Soldani, sono stati infine editi unitariamente: cfr. Gregorio da Passignano</hi><hi rend="italic">, La Vita Iohannis Gualberti</hi><hi rend="CharOverride-1">, pref. L. Russo, Tipografia dell’Abbazia, Vallombrosa 2002.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-013-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Degl’Innocenti, </hi><hi rend="italic">Un frammento inedito della «Vita s. Iohannis Gualberti» di Gregorio di Passignano</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., in particolare pp. 349-350. Cfr. ora anche J. Righetti, </hi><hi rend="italic">Un nuovo frammento della «Vita s. Iohannis Gualberti» di Gregorio di Passignano (BHL 4400)</hi><hi rend="CharOverride-1">, «Hagiographica», 30, 2023, pp. 157-184.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-012-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Sul contesto da cui emerse questa stesura agiografica cfr. F. Salvestrini, </hi><hi rend="italic">San Michele arcangelo a Passignano nell’</hi><hi rend="CharOverride-1">Ordo Vallisumbrosae</hi><hi rend="italic"> tra XI e XII secolo</hi><hi rend="CharOverride-1">, in P. Pirillo (a cura di), </hi><hi rend="italic">Passignano in Val di Pesa. Un monastero e la sua storia</hi><hi rend="CharOverride-1">, I. </hi><hi rend="italic">Una signoria sulle anime, sugli uomini, sulle comunità (dalle origini al sec. XIV)</hi><hi rend="CharOverride-1">, Olschki, Firenze 2009, pp. 59-127: 106-117.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-011-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. A. Degl’Innocenti (a cura di), </hi><hi rend="italic">Un leggendario fiorentino del XIV secolo</hi><hi rend="CharOverride-1">, Sismel – Edizioni del Galluzzo, Firenze 1999, con edizione della </hi><hi rend="italic">Vita s. Iohannis Gualberti</hi><hi rend="CharOverride-1"> alle pp. 21-32. La </hi><hi rend="italic">Vita</hi><hi rend="CharOverride-1"> è inoltre edita in A. Degl’</hi><hi rend="CharOverride-1">Innocenti, </hi><hi rend="italic">Le Vite dei santi vallombrosani nel leggendario Laurenziano Plut. XX, 6</hi><hi rend="CharOverride-1">, in Degl’Innocenti (a cura di), </hi><hi rend="italic">Vallombrosa</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 301-310. Un altro leggendario abbreviato fiorentino, di provenienza francescana, reca una </hi><hi rend="italic">Vita s. Iohannis Gualberti</hi><hi rend="CharOverride-1">, che è un compendio della </hi><hi rend="italic">Vita</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Atto: cfr. Degl’Innocenti, </hi><hi rend="italic">La Vita di Giovanni Gualberto del ms. Laurenziano Plut. 35 sin. 9</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">cit., pp. 273-297, in particolare p. 283 (sul rapporto con la </hi><hi rend="italic">Vita</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Atto).</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-010-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. F. Salvestrini, </hi><hi rend="italic">‘Furti’ di identità e ambigue semantizzazioni agiografiche: Verdiana da Castelfiorentino santa vallombrosana</hi><hi rend="CharOverride-1">, in A. Bartolomei Romagnoli, U. Paoli e P. Piatti (a cura di), Hagiologica. </hi><hi rend="italic">Studi per Réginald Grégoire</hi><hi rend="CharOverride-1">, Monastero San Silvestro Abate, Fabriano 2012, II, pp. 1143-1185.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-009-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. Degl’Innocenti (a cura di), </hi><hi rend="italic">Un leggendario fiorentino del XIV secolo</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., p. XXVII.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-008-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. R. Angelini, </hi><hi rend="italic">La «Vita sancti</hi><hi rend="italic"> Iohannis Gualberti» di Andrea da Genova (BHL 4402)</hi><hi rend="CharOverride-1">, Sismel – Edizioni del Galluzzo, Firenze 2011.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-007-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Ivi, p. XL. Sul contesto di produzione cfr. F. Salvestrini, </hi><hi rend="italic">I Vallombrosani in Liguria. Storia di una presenza monastica fra XII e XVII secolo</hi><hi rend="CharOverride-1">, Viella, Roma 2010, pp. 129-142; Id., </hi><hi rend="italic">Il carisma della magnificenza</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="italic">L’abate vallombrosano Biagio Milanesi e la tradizione benedettina nell’Italia del Rinascimento</hi><hi rend="CharOverride-1">, Viella, Roma 2017, pp. 62, 95-96.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-006-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. Antonini archiepiscopi Florentini </hi><hi rend="italic">Chronicon</hi><hi rend="CharOverride-1">, II, Lugduni 1686, tit. XV, 17, pp. 548-553. Su questa </hi><hi rend="italic">Vita</hi><hi rend="CharOverride-1"> cfr. A. Degl’Innocenti, </hi><hi rend="italic">Da Andrea di Strumi a Sante da Perugia: l’agiografia su Giovanni Gualberto fino al XV secolo</hi><hi rend="CharOverride-1">, in Ead. (a cura di), </hi><hi rend="italic">Vallombrosa</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 136-138; Salvestrini, </hi><hi rend="italic">Il carisma della magnificenza</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., p. 97.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-005-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	La notizia su Atto contenuta nel </hi><hi rend="italic">Liber de Vallumbrosanae religionis beatis</hi><hi rend="CharOverride-1"> è edita nel contributo di Degl’Innocenti, </hi><hi rend="italic">Attone, agiografo e santo</hi><hi rend="CharOverride-1">, in Ead. (a cura di), </hi><hi rend="italic">Vallombrosa</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 208-209 (la frase citata è alla p. 209).</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-004-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Questa </hi><hi rend="italic">Vita</hi><hi rend="CharOverride-1">, inedita, è attestata dai seguenti manoscritti: Firenze, Archivio di Stato, Corporazioni religiose soppresse dal Governo francese, 260, 243 e Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Conventi Soppressi, B.8.1895. Per qualche cenno su di essa cfr. Degl’Innocenti, </hi><hi rend="italic">Da Andrea di Strumi a Sante da Perugia</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 138-140.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-003-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. Salvestrini, </hi><hi rend="italic">Il carisma della magnificenza</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., p. 331.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-002-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. Degl’Innocenti, </hi><hi rend="italic">Da Andrea di Strumi a Sante da Perugia</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., p. 139.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-001-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Salvestrini, </hi><hi rend="italic">Il carisma della magnificenza</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., p. 331.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_10_181-193.html#footnote-000-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. D. de Franchi, </hi><hi rend="italic">Historia del patriarcha San Giovangualberto, primo abbate et institutore del Monastico Ordine di Vallombrosa</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Landini, in Fiorenza 1640</hi><hi rend="italic">.</hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author">Antonella Degl’Innocenti, University of Trento, Italy, <ref target="https://www.fupress.com">antonella.dinnocenti@unitn.it</ref>, <ref target="https://www.fupress.com">0000-0003-3377-649X</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices">Referee List (DOI 1<ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices">FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book">Antonella Degl’Innocenti, <hi rend="italic">Atto biografo di Giovanni Gualberto</hi>, © Author(s), <ref target="https://www.fupress.com">CC BY 4.0</ref>, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0335-7.08</ref>, in Francesco Salvestrini (edited by), <hi rend="CharOverride-5">Atto abate vallombrosano e vescovo di Pistoia. Bilancio storiografico e prospettive di ricerca sulla vita e l’opera di un protagonista del XII secolo</hi>, pp. -14, 2024, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0335-7, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0335-7</ref></p></div>
      
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