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        <title type="main" level="a">Libri su Atto. Una ricognizione in biblioteca fra erudizione storica sei-settecentesca e cultura ecclesiastica dell’Otto-Novecento</title>
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          <resp>This is a section of <title>Atto abate vallombrosano e vescovo di Pistoia</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0335-7</idno>) by </resp>
          <name>Francesco Salvestrini</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0335-7.10</idno>
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          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>Starting from XVII century many works were written with the aim to emphasizing the figure of Atto, a Vallumbrosan monk and bishop of Pistoia, canonized in 1605 thanks to the involvement of the Vallumbrosan order and the Pistoia Church. These works are biographies of the saint, volumes of religious history and ecclesiastical memorials and handwritten and iconographic testimonies that continue in the following centuries and mainly in the ecclesiastical culture of the Nineteenth-twentieth century</p>
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            <item>canonization; relics; biographies; historical ecclesiastical erudition; centenary celebrations; holy iconography</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0335-7.10<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0335-7.10" /></p>
      
      <div><head>Libri su Atto. Una ricognizione in biblioteca fra erudizione storica sei-settecentesca e cultura ecclesiastica dell’Otto-Novecento</head><p rend="h1_author" ><hi rend="CharOverride-1">Anna Agostini</hi></p><p rend="h1_indexAbstract ParaOverride-1"><hi rend="bold">Sommario</hi><hi rend="CharOverride-2">:</hi> Una serie di opere a partire dal XVII secolo si <hi rend="CharOverride-3">occupò </hi>di valorizzare la figura di Atto, monaco vallombrosano e vescovo di Pistoia canonizzato nel 1605 per interessamento dell’ordine vallombrosano e della Chiesa pistoiese. Sono biografie del santo, volumi di storia religiosa e di memorialistica ecclesiastica e testimonianze manoscritte ed iconografiche che proseguono nei secoli successivi e soprattutto nella cultura ecclesiastica dell’Otto-Novecento.</p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">I primi decenni del XVII secolo sono un periodo molto importante per Pistoia e per la Chiesa locale. Nel 1600 viene eletto vescovo il nobile fiorentino Alessandro Del Caccia, che reggerà la diocesi per quarantanove anni. Nel 1605 diverrà papa, con il nome di Leone XI, il cardinale Alessandro de’ Medici, che era stato vescovo di Pistoia tra il 1573 e il 1576 e aveva scelto in precedenza</hi><hi rend="CharOverride-1">, a Firenze, proprio il Del Caccia come suo vicario generale. Del Caccia si mosse quindi applicando le norme tridentine in parallelo alle prospettive e alle linee proprie della politica medicea. Ne conseguirono un rafforzamento dei poteri e delle funzioni del vescovo e una riorganizzazione della vita pastorale in linea con l’applicazione dei decreti tracciati dal Concilio di Trento. Il vescovo, con la sua presenza in sede, assunse un ruolo strategico nella direzione della diocesi e contemporaneamente favorì la preminenza spirituale e morale della sua figura.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Uno dei momenti fondamentali di tale processo si colloca tra il 1604 e il 1605 ed è costituito dal</hi><hi rend="CharOverride-1">la canonizzazione del vescovo Atto, promossa in accordo con i monaci vallombrosani.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La pratica di canonizzazione fu affidata al canonico della cattedrale ed erudito locale Cosimo Bracciolini, che era anche protonotario apostolico. Il processo istruito dalla Sacra Congregazione dei Riti ebbe esito favorevole e fu confermato dal breve apostolico di Clemente VIII datato Roma 24 gennaio 1605</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-073">1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il culto del santo ufficialmente riconosciuto e la celebrazione della figura episcopale, se da una parte rientravano nella linea del rafforzamento dei poteri dell’ordinario attuata dal Del Caccia, nello stesso tempo rinnovavano</hi><hi rend="CharOverride-1"> e davano vigore anche al culto dell’apostolo Giacomo il Maggiore, la cui reliquia era stata introdotta a Pistoia proprio dal santo vescovo Atto.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In occasione della imponente celebrazione della santità di Atto con messa pontificale e processione solenne vennero molto probabilmente realizzati due emblemi lignei raffiguranti rispettivamente i santi Atto e Giacomo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-072">2</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Le due tavole furono create a fini processionali, ma anche con lo scopo di glorificare i due simboli della cultura storica municipale accomunati da un legame profondo, per rafforzare non solo l’identità culturale e spirituale, ma anche una coscienza civile.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’identificazione del</hi><hi rend="CharOverride-1"> santo con la comunità è presente nell’immagine di Giacomo ritratto con in mano Pistoia, città che è chiamato a proteggere come patrono</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-071">3</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, e così pure nell’emblema analogo che rappresenta Atto, laddove è dipinto il vescovo di Pistoia e non il santo dell’Ordine vallombrosano. Atto è, infatti, vestito da presule con mitra e pastorale e tiene tra le mani la cassettina reliquario contenente le sacre spoglie di san Giacomo che aveva ottenuto personalmente da Compostella: il piviale che indossa è quello di raso a righe policrome, </hi><hi rend="CharOverride-1">con cui il suo corpo fu ritrovato nel 1337</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-070">4</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il culto di sant’Atto e il conseguente rinnovato interesse per quello di san Giacomo dettero luogo ad una serie di interventi anche dal punto di vista artistico: fu deciso di dare un più decoroso assetto all’antico monumento funebre del santo, in controfacciata della cattedrale, ornandolo con un paliotto di pietre dure su progetto dello scultore e architetto Leonardo Marcacci, e furono eseguite opere di miglioramento dell’altare argenteo di san Iacopo, che in quel momento non era in buono stato di conservazione.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il beato Atto divenne un modello di santa vita, e allo stesso tempo il suo corpo fu venerato come reliquia: parti di esso furono richieste e concesse sia ai Vallombrosani di Passignano nel 1607,</hi><hi rend="CharOverride-1"> sia alla città di Badajoz nel 1628. È da sottolineare un particolare legame del vescovo Del Caccia con il suo illustre predecessore. A seguito di una malattia felicemente risolta per intercessione del santo, il presule fiorentino decise di fare testamento lasciando, con un atto di donazione rogato il 4 febbraio 1612, la sua preziosa mitria</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-069">5</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> in legato all’Opera di san Iacopo con l’ordine di adoperala nelle funzioni solenni e di farla porre, dopo la sua morte, sulla testa di Atto «perpetuamente»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-068">6</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="CharOverride-1">Merita un breve cenno anche il tentativo, effettuato sempre durante l’episcopato del vescovo fiorentino, di riesumare il corpo di un altro suo illustre predecessore, il vescovo domenicano Andrea Franchi (Pistoia 1335-1401), uomo di santa vita del pari legato al culto jacopeo: fu infatti il presule domenicano a consacrare nel 1399 l’altare argenteo dedicato a san Giacomo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-067">7</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">A Cosimo Bracciolini che, grazie anche alle sue buone conoscenze romane, era stato artefice diretto della canonizzazione di sant’Atto, si deve la prima biografia agiografica del vallombrosano intitolata </hi><hi rend="italic">Vita del B. Atto vescovo di Pistoia e prima ottavo generale della congregazione de’ Monaci di vallombrosa </hi><hi rend="CharOverride-1">stampata a Firenze per i Giunti nel 1606. Come risulta dalla dedica dell’autore al cardinale Benedetto Giustiniani, protettore di Vallombrosa, del luglio 1605 il lavoro è «cavato dalle scritture»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-066">8</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> che Bracciolini aveva raccolto e inviato a Roma per la causa, riunite in forma di racconto perché si potesse avere «notizia e […] cognizione della innocente vita, opere meravigliose e santa fine del […] beato Vescovo»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-065">9</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Da una lettera tratta dalla monumentale trilogia del segretario pistoiese Bonifacio Vannozzi</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-064">10</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> ricaviamo, però, che la biografia di Atto può essere inserita in un progetto più ampio al quale Cosimo Bracciolini stava lavorando, ossia uno studio sulla storia e l’origine dei vescovi di Pistoia. Vannozzi, grazie al suo ruolo all’interno della curia romana, promettendo di aiutare il canonico pistoiese nella ricerca di documenti </hi><hi rend="CharOverride-1">(«s’io troverò cosa degna la manderò a V.S. e per trovarla chiederò aiuto a chi sa più di me»)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-063">11</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, ricorda l’importanza del santo vescovo Atto con queste parole: «anteriore a’ santi Domenico e Francesco il cui benedetto corpo è conservato in cotesta cattedrale, con santa custodia, così intero e così fragrante non solo nell’ossa, nella carne e nella pelle, ma ne gli stessi habiti sacerdotali co’ quali fu vestito santo centinaia d’anni sono»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-062">12</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Di pochi anni successiva al volume del Bracciolini è l’opera </hi><hi rend="italic">Vita del beato Atto vescovo di Pistoia raccolta da Francesco Forteguerri </hi><hi rend="CharOverride-1">stampata a</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Firenze dal Sermartelli nel 1608. A differenza del Bracciolini, canonico di grande esperienza, Francesco Forteguerri è un giovane nel fiore degli anni che ha appena preso l’abito clericale. L’età non ancora matura è compensata dalla solida struttura culturale della famiglia: Francesco è figlio di Pierlorenzo Forteguerri, famoso giureconsulto e cavaliere di Santo Stefano, fratello del rimatore Sebastiano e nipote di Iacopo, che è autore di studi sul santo vescovo Atto. L’opera è quindi un esercizio di stile del rampollo di casa Forteguerri, il quale</hi><hi rend="CharOverride-1"> mira ad inserirsi non solo nell’ambiente locale, come testimoniano le numerose dediche del volume rivolte all’élite culturale pistoiese, ma anche in quello romano, come si deduce dalla dedica principale dell’opera al citato Bonifacio Vannozzi, protonotario apostolico e amico di famiglia.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Forteguerri descrive un Atto che era giunto a Vallombrosa per la fama «in tutta Italia della santità dei romiti»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-061">13</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, volendo «vivere morto al mondo e vivo alla contemplazione delle cose celesti»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-060">14</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Del monaco sottolinea la carità e la modestia, e giustifica l’assenza di documentazione concernente i</hi><hi rend="CharOverride-1">l suo arrivo a Pistoia col riferimento a un incendio dell’aprile 1202 nella cattedrale, incendio nel quale andarono distrutte le scritture e i documenti antichi conservati nella libreria.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La </hi><hi rend="italic">Vita </hi><hi rend="CharOverride-1">del Forteguerri conosce una ristampa nel 1623 a cura di Pandolfo Arferuoli, che esce con i tipi di Cecconcelli di Firenze. È</hi><hi rend="CharOverride-1"> lo stesso curatore Arferuoli, di cui parleremo più avanti, a spiegare il motivo che lo aveva spinto a riprodurre l’opera «scritta ne’ suoi più teneri anni»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-059">15</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> dal cugino Forteguerri: la penuria delle copie e il desiderio di poter dare in dono soprattutto ai ‘forestieri’ che accorrono a vedere il corpo del santo una sua biografia. Questa affermazione ci permette di compiere una riflessione: in quel momento il corpo del santo veniva considerato una reliquia ed era meta di pellegrinaggio. Molti erano, infatti,</hi><hi rend="CharOverride-1"> i personaggi di rilievo che di passaggio a Pistoia si recavano in ‘cospetto al beato’ e anche i membri della casa medicea era legati al suo culto: l’arciduchessa Maria Maddalena d’Austria, a Pistoia nel 1620, volle vedere il corpo di Atto</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-058">16</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, come pure nel 1629 il granduca Ferdinando II</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-057">17</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. La ristampa della </hi><hi rend="italic">Vita</hi><hi rend="CharOverride-1"> del Forteguerri </hi><hi rend="CharOverride-1">era dovuta in particolare, sempre secondo l’Arferuoli, alla visita a Pistoia dell’ambasciatore del re di Spagna presso il Granduca di Toscana, tale «Emanuel Suarez conte di Montereis»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-056">18</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> che, ottenuti in dono i volumi di Cosimo Bracciolini e del Forteguerri, promise proprio all’</hi><hi rend="CharOverride-1">Arferuoli di finanziare personalmente una nuova biografia del santo. Opera che, come vedremo, fu realizzata ma sicuramente finanziata da altri, perché, sempre dalla stessa fonte, apprendiamo che il conte morì durante il viaggio di ritorno</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-055">19</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In contemporanea alla pubblicazione del 1608 della </hi><hi rend="italic">Vita</hi><hi rend="CharOverride-1"> del Forteguerri dobbiamo segnalare l’uscita di una orazione in lode del beato Atto del monaco vallombrosano Crisostomo Talenti, stampata a Firenze dai Giunti e dedicata al re di Spagna Filippo III</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-054">20</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Le due opere hanno in comune il riferimento, per le notizie sulla nascita del santo, allo storico vallombrosano Eudosio Loccatelli, che nella </hi><hi rend="italic">Vita del glorioso padre San Giovangualberto</hi><hi rend="CharOverride-1">, al capitolo XV, ‘proponeva’ una origine ispanica di Atto ottavo generale dell’Ordine</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-053">21</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Tale notizia veniva ripresa alcuni anni più tardi, nel 1613, anche da Luis de san Llorente</hi><hi rend="CharOverride-1">, autore di una </hi><hi rend="italic">Vita beati Attonis Pacensis Pistoriensis episcopi</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-052">22</ref></hi></hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">dedicata al vescovo di Badajoz, città della quale Atto sarebbe stato sacerdote prima di venire in Italia. Il riferimento alla nascita spagnola sarebbe stato successivamente accolto anche dall’ufficio vallombrosano e ripreso da biografi pistoiesi</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-051">23</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Risale al 1630 una nuova biografia dedicata al santo vescovo. Si tratta dell’opera di Giustiniano Marchetti </hi><hi rend="italic">Della vita e lodi di santo Acto vescovo di Pistoia</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-050">24</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. È questa la prima vita del vescovo vallombrosano stampata a Pistoia presso l’editore Pier Antonio Fortunati. Dopo sporadici tentativi di attivare tipografie locali che risalgono al 1613, questo imprenditore, trasferito in città da Orvieto, aveva dato origine ad una attività editoriale stabile e duratura. A lui</hi><hi rend="CharOverride-1"> si deve una stampa legata ad un ambito geografico locale e diretta ad un pubblico eterogeneo in grado di trasmettere una cultura ancora molto tradizionalista e dominata dal clero. Le edizioni di Pier Antonio, che vanno dal 1623 al 1669, non presentano frontespizi sontuosi o decorazioni ripetute, ma la stampa è di buon livello. La </hi><hi rend="italic">Vita </hi><hi rend="CharOverride-1">presenta una tavola fuori testo, ossia il verso della carta di guardia, sulla quale una xilografia rappresenta il vescovo Atto che riceve la cassetta della reliquia di san Jacopo da Mediovillano e Tebaldo di ritorno da Compostella. L’immagine riprende una delle tre scene riprodotte con fine commemorativo e narrativo nel trecentesco monumento al santo, un’</hi><hi rend="CharOverride-1">opera marmorea posta in controfacciata della cattedrale di San Zeno.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Come si apprende dal frontespizio, Marchetti, autore della biografia, è un sacerdote, rettore della chiesa parrocchiale di Sant’Ilario a Pistoia e ha una laurea in diritto civile e canonico. L’opera presenta tre dediche. La prima, al decano e al </hi><hi rend="CharOverride-1">capitolo della cattedrale della città di Pace in Portogallo, sottolinea non solo il fatto che Marchetti sosteneva la tesi dell’origine iberica di Atto, ma intendeva rafforzare il legame con tale città, da identificare con Badajoz</hi><hi rend="CharOverride-1"> (antica </hi><hi rend="italic">Pax Augusta</hi><hi rend="CharOverride-1">), centro dell’Estremadura al confine tra Spagna e Portogallo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-049">25</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. La seconda dedica, alla badessa del monastero di Santa Chiara di Pistoia, suor Dionora Marchetti sorella dell’autore, oltre allo scopo celebrativo della propria famiglia e della città natale, punta sul ruolo ‘educativo’ dei miracoli: quelli compiuti dall’apostolo Giacomo e la stessa vita di Atto saranno di </hi><hi rend="CharOverride-1">grande esempio per la devota religiosa. In questo messaggio è chiara la visione della Chiesa pistoiese e del vescovo Del Caccia, che nella sua linea di rafforzamento dei poteri celebrava la santità. Nella terza dedica, rivolta ai lettori, Marchetti ci informa di un suo piano ‘editoriale’, probabilmente in accordo con il Fortunati, poi non realizzato, ossia quello di voler pubblicare memorie storiche della Chiesa locale e una biografia di san Felice, uno dei santi contitolari dal X secolo della cattedrale di Pistoia.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">All’erudizione ecclesiastica pistoiese appartiene anche Pandolfo Arferuoli</hi><hi rend="CharOverride-1">, citato in precedenza come curatore editoriale dell’opera del Forteguerri. Arferuoli, nato a Pistoia nel 1577, fu un sacerdote ed erudito locale che possiamo considerare il primo ‘storiografo’ pistoiese di età moderna</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-048">26</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. La sua opera principale sono le </hi><hi rend="italic">Historie di Pistoia</hi><hi rend="CharOverride-1"> composte in due tomi scritti tra il 1628 e il 1632 e completati dal nipote Pier</hi><hi rend="CharOverride-1"> Lorenzo fino al 1643, conservati presso l’Archivio capitolare di Pistoia</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-047">27</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. I manoscritti presentano in entrambi i tomi un frontespizio dipinto a colori. La pagina nella parte inferiore è decorata con lo stemma della città di Pistoia a scacchi bianchi e rossi sorretto da due figure che a loro volta recano rispettivamente lo stemma della famiglia Arferuoli e quello della famiglia Forteguerri, da cui discendeva la madre di Pandolfo. Sopra l’emblema della città è presente la corona nobiliare in allusione al titolo di </hi><hi rend="italic">socia nobilis</hi><hi rend="CharOverride-1"> conferito a Pistoia. </hi><hi rend="CharOverride-1">È abbastanza singolare, vista la data di composizione, la mancanza di un riferimento mediceo; come singolare risulta la dedica dell’opera «Al’ </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">Ill.mo</hi></ref><hi rend="CharOverride-1"> Signor Gonfalonieri e Signori Ansiani della città di Pistoia»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-046">28</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, ossia alla città presentata nella sua identità municipale e non nell’orbita del Granducato</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-045">29</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’opera, una storia generale di Pistoia, è frutto di anni di ricerche negli archivi della cattedrale, nell’Opera di san Iacopo, di cui Arferuoli era sacrestano, e nelle raccolte documentarie delle famiglie nobili della città, che l’autore conosceva e frequentava. Si tratta di archivi che agli inizi del XVII secolo conservavano ancora le memorie antiche e che in seguito sarebbero stati smembrati o addirittura dispersi. Lo stesso archivio di casa Arferuoli solo in parte si sarebbe conservato, e quello che resta è custodito nell’Archivio Capitolare unitamente a</hi><hi rend="CharOverride-1">d altre opere autografe attribuibili allo stesso Pandolfo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-044">30</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il monumentale lavoro dell’Arferuoli, che parte dall’anno 70 dell’era volgare, presenta una struttura disorganica e si rivela privo di un tessuto storico narrativo; lo stesso autore dice di non aver avuto «riguardo alla dettatura o dei bei concetti»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-043">31</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, essendo stato il suo fine quello di raccogliere fatti senza «tali delicatezze»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-042">32</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Tuttavia ha il pregio di essere un’opera che si stacca dalla storiografia umanistica mirando a insistere sull’indagine documentaria frutto di ricerche personali. Le fonti sono spesso accolte senza spirito critico,</hi><hi rend="CharOverride-1"> ma lo scritto opportunamente vagliato ci dà un quadro della mentalità propria alla società pistoiese del XVII secolo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nelle </hi><hi rend="italic">Historie </hi><hi rend="CharOverride-1">molti sono i riferimenti</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">ad Atto: legati alle vicende del suo episcopato, all’arrivo della reliquia di san Giacomo e al ritrovamento del corpo: ma mi vorrei soffermare su un passo contenuto nel tomo II, riferito al 1628 e quindi coevo alla stesura dell’opera: Arferuoli che parla delle biografie di sant’</hi><hi rend="CharOverride-1">Atto delle quali ci siamo precedentemente occupati, quella del Marchetti e la sua riedizione dell’opera del Forteguerri. Arferuoli osserva che l’opera del Marchetti è frutto di un lavoro di riordino delle memorie di sant’Atto commissionata per 25 scudi all’Opera di san Jacopo dal sig. Tommaso Torres arcidiacono del capitolo di Badajo</hi><hi rend="CharOverride-1">z, città che volendo eleggere il santo a patrono della propria cattedrale aveva bisogno di documentazione sulla sua vita e sui suoi miracoli. Marchetti, che era stato scelto dagli operai di san Jacopo per questo incarico scrisse – dice Arferuoli – «una opera molto più copiosa della mia»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-041">33</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, riferendosi all’edizione curata dal 1623. Per questo incarico il Marchetti aveva bisogno di vedere sia le memorie conservate nel «tesoro e cassone delle scritture»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-040">34</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, sia il corpo di sant’Atto:</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">la sera del 22 di maggio 1628, a un’hora sonata, presente il prete Francesco Poggiali misurai S°Atto, che lo trovai appunto grande dalla testa ai piedi, braccia due e quattro quinti, et il piede ha lungo due quinti. E ritrovai sotto detto corpo quella lamina di piombo, tenuta smarrita molt’anni, la quale si trovò nella cassa con il suo corpo l’anno 1303, dove sono scolpite queste parole antiche </hi><hi rend="italic">Atto Episcopus</hi><hi rend="italic"> Pist. Hic Requiescit</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-039">35</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Legata all’opera dell’Arferuoli è un’altra storia della città di Pistoia, quella del frate servita Michelangelo Salvi uscita in tre volumi tra il 1656 e il 1662</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-038">36</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Sappiamo che Salvi ebbe il manoscritto originale dell’Arferuoli in prestito, diremo oggi eccezionale – per un lungo periodo – e che i discendenti dell’Arferuoli</hi><hi rend="CharOverride-1"> avevano anche supposto un tentativo di plagio</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-037">37</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Confrontando le opere in parallelo notiamo che il Salvi, che dispone i fatti in ordine cronologico, accoglie molte notizie reperite dal predecessore, sempre però opportunamente citato.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per quanto riguarda il nostro tema, molti sono nei secoli i riferimenti al santo vescovo, il quale, nell’ottica di una celebrazione della storia e dell’identità municipali, aveva un grande rilievo. Salvi fu certamente autore di un’opera di storia politica, e i suoi volumi, tipograficamente di alto livello per la presenza di eleganti antiport</hi><hi rend="CharOverride-1">e delineate da artisti di livello come Giacinto Gimignani o Lazzaro Baldi, ebbero una divulgazione più ampia di quella locale. La stampa dell’opera fu eseguita oltre che a Pistoia, anche a Roma e Venezia, e i dedicatari furono personaggi eminenti nella curia romana come i cardinali Bernardino Spada e il pistoiese Giulio Rospigliosi, ormai influente segretario di stato di Alessandro VII Chigi e futuro papa.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In linea con la tradizione erudita pistoiese di ambito religioso dobbiamo citare l’opera di Giuseppe Dondori, </hi><hi rend="italic">Della pietà di Pistoia</hi><hi rend="CharOverride-1"> uscita nel 1666 grazie al nipote Francesco per i torchi del Fortunati con un elegante frontespizio inciso. Il testo, che può essere considerato un’opera storica sulla Chiesa pistoiese, si basa sul lavoro del fratello Felice, prete, confessore di monache e autore di un manoscritto del 1639 in cui raccolse una «Selva»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-036">38</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> di notizie cavate dagli archivi e biblioteche assiduamente frequentati. Oltre a fornire un repertorio preziosissimo per la storia culturale e artistica di Pistoia riportando tutti i luoghi sacri della città, le reliquie e le principali opere d’arte, Dondori traccia le biografie di pistoiesi eminenti per devozione e pietà. In linea con la sensibilità religiosa controriformistica, grande attenzione è posta ai santi e ai beati. Ad Atto vescovo di Pistoia è dedicata una lunga trattazione che vorrei citare in questa sede per la parte che riguarda la ‘bibliografia’ sul beato.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Riguardo alle opere biografiche concernenti il santo Dondori distingue</hi><hi rend="CharOverride-1"> tra gli autori che sostengono l’origine spagnola di Atto e il Razzi. Quest’ultimo nella sua opera a carattere generale sulle </hi><hi rend="italic">Vite de’ santi e beati Toscani </hi><hi rend="CharOverride-1">uscita nel 1593, occupandosi del beato Atto, aveva infatti attribuito a lui la biografia della beata Verdiana da Castelfiorentino. Il Dondori commentando tale lavoro scrive che il Razzi: «lo vuol fare di Castel Fiorentino per più ingrossare il suo Santuario Toscano, in quello fondato che nella vita che esso Beato scrive della B. Verdiana da Castel Fiorentino dice di raccontare i fatti di una Compatriotta»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-035">39</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. La storiografia cinque-seicentesca e con essa il Razzi, attribuiva infatti ancora ad Atto la vita di Santa Verdiana oltre a quella di san Giovanni Gualberto, commettendo un errore cronologico abbastanza palese: Atto era morto nel 1153 e Verdiana vivrà sino al 1222</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-034">40</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il Razzi può essere ricordato per l’efficace descrizione inerente al ritrovamento corpo del santo che erroneamente colloca nel 1237 anziché nel 1337: «Ritrovato il suo santo cadavere e conosciuto mediante un gran splendore e odore che da quello usciva oltre, che era tutto era così intero e così bello e senza mancamento alcuno come se pur allora ora fusse stato sepolto»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-033">41</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Mentre proseguiva l’uscita di brevi compendi narrativi cinque-seicenteschi di ambito vallombrosano</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-032">42</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, nel 1673 venn</hi><hi rend="CharOverride-1">e stampato dall’editore Fortunati un dettagliato </hi><hi rend="italic">Diario Pistoiese </hi><hi rend="CharOverride-1">che, insieme a numerose notizie, fornisce un ragguaglio sulle processioni e le feste che «giorno per giorno suole praticarsi nelle Chiese»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-031">43</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. In merito alle celebrazioni eseguite a Pistoia nella ricorrenza della festa di sant’Atto il 22 maggio egli riporta: «festa solenne in Duomo dove conservasi</hi><hi rend="CharOverride-1"> il Corpo, che tutta mattina stà scoperto»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-030">44</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> e ci porta a conoscenza di una tradizione, la benedizione delle rose che venivano distribuite ai magistrati della città.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Del 1713 è invece un </hi><hi rend="italic">Ragguaglio della vita di S. Atto Vescovo di Pistoia </hi><hi rend="CharOverride-1">anonimo. Come si deduce dall’avviso al lettore, si tratta di una opera di compilazione da vari autori e in modo particolare ripresa dall’erudito spagnolo Sanllorente, voluta dal vescovo di Pistoia Carlo Visdomini Cortigiani. Il libretto, stampato nella tipografia pistoiese di Stefano Gatti</hi><hi rend="CharOverride-1">, presenta nel frontespizio una effigie xilografica di sant’Atto vescovo benedicente.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Da una edizione lucchese del 1720 abbiamo notizia della recitazione di un panegirico di sant’Atto nella Cattedrale di Pistoia da parte del domenicano Tommaso Maria Busatti</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-029">45</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. L’opera, che venne pubblicata insieme ad un panegirico di san Zenone protettore della chiesa pistoiese, è dedicata a Francesco Fabroni, canonico e nipote dell’illustre cardinale pistoiese Carlo Agostino Fabroni.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Alla metà del Settecento e al clima storiografico mutato grazie anche alla conoscenza delle opere muratoriane e delle grandi raccolte documentarie elaborate dal gesuita Francesco Antonio Zaccaria, risalgono le </hi><hi rend="italic">Memorie storiche </hi><hi rend="CharOverride-1">del pistoiese Iacopo Maria Fioravanti. </hi><hi rend="CharOverride-1">Nell’introduzione a tale volume uscito a Lucca nel 1758 il Fioravanti afferma di non essersi «posto a mascherare con abiti mentiti la verità perché gli Autori più gravi, le scritture dei pubblici Archivi, i manoscritti nemici della simulazione […] che ancora si leggono […] fanno fedele testimonianza di ciò, che nella mia penna si scrive»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-028">46</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Rispetto ai predecessori del Seicento egli fa rilevare un uso maggiore delle testimonianze d’archivio, analizzate con vaglio critico e selezionate. Lo spirito razionalista non impedisce, però, all’autore di dedicare spazio all’</hi><hi rend="CharOverride-1">importante figura del vescovo Atto, soprattutto legandolo al culto jacopeo. Il Fioravanti è un sostenitore della origine iberica di Atto: «di nazione Portughese del Regno di spagna e nativo della città di Badaxox o di Pace»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-027">47</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Del 1766 è invece l’opera </hi><hi rend="italic">Memorie per servire alla storia dei Vescovi di Pistoia </hi><hi rend="CharOverride-1">del giureconsulto Anton Maria Rosati, nella quale la figura di Atto, e in generale quella degli altri presuli</hi><hi rend="CharOverride-1">, è analizzata seguendo il filo conduttore del rapporto del pastore con la comunità cittadina. Rosati si sofferma anche sull’origine del santo, ma non prende posizione «di qual patria fosse Atto resto ancora indeciso»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-026">48</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> e riporta la versione del bollandista Daniele Papebroch, che negli </hi><hi rend="italic">Acta Sanctorum</hi><hi rend="CharOverride-1"> aveva ipotizzato un’origine toscana del personaggio</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-025">49</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. A questo proposito occorre infatti segnalare che, come il Razzi nel XVI secolo,</hi><hi rend="CharOverride-1"> sono i Bollandisti, sostenuti anche dalle erudite postille dell’abate Ughelli</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-024">50</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, a mettere in dubbio la tradizione dei natali ispanici del vescovo pistoiese. L’agiografo bollandista oltre alla documentazione intorno alla storia del santo, aveva personalmente raccolto notizie nei suoi viaggi a Firenze, a Vallombrosa e a Pistoia nel 1662</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-023">51</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Nella volontà di reperire altri dati su Atto anche il gesuita fiammingo nel dicembre 1685 venne a Pistoia e, ottenuta dal vescovo Gherardi la possibilità di vedere il santo, lasciò questa testimonianza:</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">[…] per vitream fenestram Corpus apparet nigricare, ore patulo, naso aliquantum suppresso, collo obtorto, sic ut facies antrorsum vertatur, busto supino </hi><hi rend="CharOverride-1">jacente. Manus integerrime sunt, pedes nonnihil exesi: totum corpus pelle tigitur, et admodum excuccum est. Vestes</hi><hi rend="CharOverride-1"> quibus indutum est puta pluviale, interula mitra eadem feruntur esse quibuscum sepultum ac deinde inventum</hi><hi rend="CharOverride-1"> fuit</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-022">52</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Alla fine del secondo decennio dell’Ottocento il canonico della cattedrale di Pistoia Ferdinando Panieri delineò un </hi><hi rend="italic">Catalogo dei santi, dei beati e di altre persone insigni nella pietà Pistoiesi </hi><hi rend="CharOverride-1">nel quale Atto è mostrato nella veste di vescovo e monaco confessore: «vescovo, senza lasciare di esser Monaco. Ed egli infatti niente mutò della sua vita di monaco nello stato vescovile. Ne ritenne sempre l’abito e ne osservò le leggi»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-021">53</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. La fonte principale alla quale Panieri si ispirò fu il catalogo dei santi del servita piemontese Filippo Ferrari</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-020">54</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Risalgono alla metà dell’Ottocento due interessanti pubblicazioni uscite in occasione della ricorrenza centenaria della morte di sant’Atto.</hi><hi rend="CharOverride-1"> La prima è il volume </hi><hi rend="italic">Storia di san Atto </hi><hi rend="CharOverride-1">di</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Giovanni Breschi, canonico della cattedrale di Pistoia e vicario capitolare nel decennio 1857-67. Uomo di profonda cultura in rapporto con i massimi studiosi del tempo, Giovanni Breschi ebbe il desiderio di pubblicare un nuovo libro, ma soprattutto un’opera diversa sulla vita e le opere del presule vallombrosano in concomitanza con le celebrazioni del santo che si sarebbero tenute per il settimo centenario della morte. L’opera uscì,</hi><hi rend="CharOverride-1"> infatti, nel 1855 per i tipi del pratese Ranieri Guasti, ma in edizione per Malachia Toni di Pistoia</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-019">55</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. L’idea di lavorare alla vita del santo era di alcuni anni precedente, come dimostra a partire dal 1849 la pubblicazione sul periodico semestrale lucchese </hi><hi rend="italic">Pragmalogia Cattolica</hi><hi rend="CharOverride-1"> di una vita di Atto a puntate, e soprattutto come si evince da un carteggio con Cesare Guasti che documenta dal 1849 l’intenzione di dare alle stampe un volume per il quale il Breschi cerc</hi><hi rend="CharOverride-1">ò fin da subito un’immagine. Si trattava del busto di Atto disegnato da Pezzati e poi inciso da P. Nocchi, tratto dall’affresco di Neri di Lorenzo di Bicci nell’antico chiostro di San Pancrazio a Firenze. Nel 1849 l’affresco era oggetto di restauri da parte del pratese Antonio Marini, che lo aveva segnalato a Guasti, il quale, da studioso attento ma anche da figlio di tipografo</hi><hi rend="CharOverride-1">, aveva riferito immediatamente l’idea al nostro Breschi</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-018">56</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ad un primo confronto tra la ‘vita’ pubblicata a puntate e il volume non vi sono grosse divergenze: una cosa però è importante sottolineare, e cioè che il volume porta il titolo </hi><hi rend="italic">Storia</hi><hi rend="CharOverride-1"> e non </hi><hi rend="italic">vita</hi><hi rend="CharOverride-1"> di sant’Atto,</hi><hi rend="CharOverride-1"> perché l’intento del Breschi era quello di inserire il suo personaggio nell’epoca storica in cui visse e, contemporaneamente, nella storia universale della Chiesa e in quella della Chiesa pistoiese che lui intendeva esaltare. La singolare dedica al «Giovane clero della Diocesi di Pistoia» datata 26 luglio 1855 chiarisce l’intenzione del Breschi, che scrive:</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Se vi sembrasse che mi sia dilungato dal comune modo di scrivere vite di santi, potrà giustificarmi in qualche modo il titolo che ho posto in fronte del libro dal quale inferirete che non mi sono prefisso di limitarmi a una nuda e semplice esposizione delle poche cose che si narrano del nostro santo vescovo, ma ho voluto collocarlo propriamente nel suo secolo metterlo in relazione cogli avvenimenti e coi personaggi principali di allora, guidarlo per la trafila delle consuetudini e dei costumi che ad esso si riferiscono, dargli movimento, farlo parlare. Questo direbbero i moderni scrivere la STORIA d’un grand’uomo, d’un santo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-017">57</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La ricerca storica di Breschi tra le «memorie e i documenti antichi»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-016">58</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> lo porta a redigere un volume organizzato in ventuno capitoli con questo explicit: «Qui finisce la storia positiva e autentica di s. Atto»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-015">59</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Segue poi una corposa appendice documentaria nella quale il monsignore trascrive bolle pontificie dell’Archivio Diplomatico e documenti tratti da codici della Biblioteca Riccardiana di Firenze</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">e dal </hi><hi rend="italic">Libro Croce</hi><hi rend="CharOverride-1"> dell’Archivio Capitolare di Pistoia, ma anche testi provenienti da opere a stampa dei primi anni del Cinquecento conservati nella biblioteca di Vallombrosa</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-014">60</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Nonostante una gestazione abbastanza lunga, almeno dal 1849, il volume del Breschi fu stampato in fretta, non privo di errori e refusi,</hi><hi rend="CharOverride-1"> nel mese di luglio 1855, come testimonia la data della dedica, per essere presente alle feste centenarie. Il giudizio sull’opera fu abbastanza vario e discordante. Citato per i documenti riprodotti in appendice in un saggio pubblicato nell’</hi><hi rend="italic">Archivio storico Italiano</hi><hi rend="CharOverride-1"> del 1856 e recensito positivamente da </hi><hi rend="italic">La Civiltà Cattolica</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-013">61</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, il lavoro subì una critica abbastanza aspra all’interno della cultura ecclesiastica locale, sia coeva che del secolo successivo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-012">62</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Durante le celebrazioni centenarie del 1855 uscì anche una seconda opera su Atto, il volumetto devozionale intitolato </hi><hi rend="italic">Vita di san Atto Vescovo di Pistoia e canzone sacra per la pace d’Europa </hi><hi rend="CharOverride-1">stampato a Pistoia con </hi><hi rend="CharOverride-1">un testo di Giuseppe Silvestri e la singolare canzone di Luigi Pratesi, il quale si rivolge ad Atto non solo come «pietoso patrono»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-011">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, ma come simbolo della cristianità europea</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-010">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Anche nel verso di questa pubblicazione è presente un’interessante raffigurazione di Atto che lo mostra privo della barba,</hi><hi rend="CharOverride-1"> in età molto giovane. Contrariamente ad altre immagini, qui il vescovo riceve da un angelo la cassetta con la reliquia di san Jacopo. Una scena simile è quella rappresentata nella seconda metà del Settecento in una incisione disegnata da Giuseppe Valiani, nella quale il santo è in primo piano davanti ad una veduta di Pistoia caratterizzata dalla consueta raffigurazione degli edifici più rappresentativi della città. Stessa scena e pressoché coeva è presente in una tavola conservata presso il seminario di Badajoz, sullo sfondo della quale, però, non troviamo la città di Pistoia </hi><hi rend="CharOverride-1">ma l’edificio del seminario iberico di fronte alla locale chiesa di San Francesco</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-009">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Appartengono all’Ottocento altre due interessanti immagini di sant’Atto. La prima è una litografia stampata a Cortona dalla tipografia Bimbi nel 1849, eseguita su un disegno di Nicola Monti (Pistoia 1780 - Cortona 1864)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-008">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Si tratta di una raffigurazione del santo abbastanza singolare: Atto in abiti vescovili è delineato con i tratti di un uomo in età avanzata e con una folta barba. </hi><hi rend="CharOverride-1">La sua figura si erge sopra un arco che sovrasta la città di Pistoia, di cui si scorgono la cupola dell’Umiltà e il campanile. Il disegno, conservato in Archivio Capitolare, è un omaggio del pittore ai canonici in vista di una possibile commissione di affreschi nella Cappella di san Rocco in Cattedrale, cappella al cui interno il corpo del santo era stato trasferito, come vedremo, alla fine del Settecento. Ad una stampa ottocentesca a colori, da un disegno anonimo, è affidata invece la riproposizione della figura pastorale con l’antica cassetta contenente la reliquia apostolica. L’immagine, riprodotta poi per le celebrazioni dell’VIII centenario della morte di Atto nel 1953, presenta il vescovo di Pistoia in primo piano in meditazione sulla cassetta, mentre alle sue spalle da un</hi><hi rend="CharOverride-1">’ampia finestra si scorge la città di Pistoia con il campanile del duomo e il battistero.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Durante la seconda metà dell’Ottocento e nei primi anni del secolo successivo si colloca l’opera di Gaetano Beani. Il monsignore e canonico della cattedrale pistoiese, nativo di Pisa, ma che si formò presso il seminario vescovile di Pistoia, non dedicò un lavoro specifico ad Atto, ma nella sua ampia bibliografia alcuni testi hanno un leg</hi><hi rend="CharOverride-1">ame strettissimo con il santo vescovo vallombrosano. Mi riferisco in particolare all’opera </hi><hi rend="italic">La Chiesa pistoiese dalla sua origine ai tempi nostri </hi><hi rend="CharOverride-1">del 1883,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">completata dalla più tarda </hi><hi rend="italic">La Cattedrale Pistoiese. L’altare di S. Jacopo e la Sacrestia de’ Belli arredi. Appunti storici documentati</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Edita in una elegante veste tipografica dalla casa editrice Sinibuldiana nel 1903 e arricchita da alcune fotografie e da due piante della cattedrale, l’opera contiene numerosi riferimenti ad Atto nella sezione dedicata alla Cappella di san Jacopo e nella parte monografica sull’altare argenteo, ove un interessante schema mostra la presenza del corpo del santo vallombrosano all’interno della composizione. Con la soppressione dell’Opera di san Jacopo nel 1777 e la successiva demolizione della </hi><hi rend="CharOverride-1">cappella nel 1786 si provvide, infatti, a ricomporre l’altare argenteo nella Cappella di san Rocco: le figure del dossale furono disposte su un muro piano e alla sua base fu inclusa l’urna di sant’Atto</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-007">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, che solo dal 1790 fu ricoperta con una lamina argentea decorata. A testimonianza di questa breve fase rimane anche un’anonima incisione conservata nell’Archivio della Cattedrale che presenta il corpo del santo visibile prima che l’urna venisse ricoperta in seguito ad una sollevazione popolare contro il vescovo Ricci</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-006">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel volume di Beani vengono poi dedicate alcune pagine alla </hi><hi rend="CharOverride-1">sacrestia, ed il riferimento agli arredi sacri e alle vesti del vescovo vallombrosano è supportato da un ricco apparato documentario.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In occasione dei solenni festeggiamenti per il riconoscimento ufficiale delle spoglie dell’apostolo Giacomo il Maggiore da parte della Chiesa con la bolla di Leone III del 1884, Beani fece uscire l’opera </hi><hi rend="italic">S. Iacopo Apostolo il maggiore, patrono di Pistoia. Memorie storiche</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">che è di fatto la prima monografia specificatamente dedicata al tema iacobeo a Pistoia. Il volume è stampato nel 1885 dalla tipografia pistoiese dei fratelli Bracali. Nella</hi><hi rend="CharOverride-1"> dedica al lettore Beani cita, fra i vari testi che per scopi diversi si sono occupati del rapporto tra l’apostolo Giacomo e la città, l’opera di Giovanni Breschi su sant’Atto, definendola «elegante e dotta»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-005">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Come abbiamo visto, anche il volume di Breschi era uscito per un’occasione importante, il VII centenario della morte del vescovo vallombrosano nel 1855;</hi><hi rend="CharOverride-1"> e forse era una delle intenzioni del Beani quella di creare un legame ideale e una continuità tra i due lavori.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In chiusura proponiamo un breve cenno al Novecento, che sarà oggetto di un’altra relazione in questo volume. Nel 1953 si celebra l’ottavo centenario della morte del santo, ma le manifestazioni vengono sospese per l’improvvisa morte del vescovo De Bernardi e riprendono solo nel maggio del 1955. Il resoconto delle manifestazioni culturali e religiose che si svolsero tra il 15 e il 22 maggio e si conclusero con una solenne processione per le vie della città con la salma incorrotta del santo è presente sul </hi><hi rend="italic">Monitore diocesano</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">il periodico ufficiale del vescovo e della curia pistoiesi</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-004">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Ne troviamo nota anche nelle memorie manoscritte, conservate presso l’Archivio capitolare di Pistoia, di Sabatino Ferrali, monsignore ed esponente della</hi><hi rend="CharOverride-1"> cultura pistoiese del secondo Novecento, nonché autore dell’opera monografica </hi><hi rend="italic">Vita di san Atto, monaco vallombrosano e vescovo di Pistoia </hi><hi rend="CharOverride-1">edita nel 1953 e</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">ne </hi><hi rend="italic">La Squilla di s. Atto</hi><hi rend="CharOverride-1">, un bollettino mensile della parrocchia cattedrale di Pistoia pubblicato a partire dal marzo 1953. Nel numero dello stesso periodico del mese di </hi><hi rend="CharOverride-1">maggio Ferrali segnala un antico codice obituario della cattedrale</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-003">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> già conosciuto e citato nella </hi><hi rend="italic">Bibliotheca Pistoriensis </hi><hi rend="CharOverride-1">dello Zaccaria</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-002">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, ove la morte di Atto è fissata al 22 giugno 1153</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-001">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, e dà notizie della ricognizione canonica del corpo del santo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-000">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, uno studio dei resti mortali che precede quello effettuato nel 2019 e documentato da un intervento nel presente volume.</hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-073-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Si riconosceva la santità di Atto e si concedeva di poter celebrare in suo nome la messa e l’uffizio.</hi></p></item>
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					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-072-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	I due dipinti su tavola sagomati, di proprietà del Comune di Pistoia, sono stati oggetto di un recente restauro che ha consentito la loro esposizione nel patrimonio d’arte antica del Museo Civico. Chi scrive ha curato una ricerca specifica, cercando di ricostruire le vicende storiche relative alla committenza delle tavole, al loro impiego e alla loro conservazione nei secoli, ed ha, per quanto riguarda la loro esecuzione, proposto alcuni nomi di artisti ai quali le opere possono essere attribuite.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-071-backlink">3</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	L’immagine del santo con il modello della città che rappresenta l’originale con gli edifici più significativi può vantare precedenti illustri ed ha a Pistoia un esempio antecedente nel portico della cattedrale: un dipinto del 1582 realizzato dal pittore Giovanni Baldinucci detto il Cosci. Su quest’opera si veda L. Gai, </hi><hi rend="italic">Iconografia e agiografia iacopee a Pistoia</hi><hi rend="CharOverride-1">, Comitato di San Iacopo, Pistoia 1999, p. 33.</hi></p></item>
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					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-070-backlink">4</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. G. Marchetti, </hi><hi rend="italic">Vita di san Atto</hi><hi rend="CharOverride-1">, Fortunati, Pistoia 1630, p. 117, ove si scrive che nel 1337 il santo indossava «una pianeta all’uso antico […] quale è drappo di raso […] fatto a righe di diversi colori». Nella descrizione si ricorda anche la mitria di damasco bianco con la quale Atto appare rappresentato nell’emblema ligneo. </hi></p></item>
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					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-069-backlink">5</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. M. Salvi, </hi><hi rend="italic">Delle historie</hi><hi rend="italic"> di Pistoia e fazioni d’Italia</hi><hi rend="CharOverride-1">, Tomo III, Per Il Valvasense, Venezia 1662, p. 334: «Stimata più di 400 scudi». </hi></p></item>
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					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-068-backlink">6</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Archivio Capitolare di Pistoia (ACP), C 43, </hi><hi rend="italic">Cronaca e operai di S. Iacopo dal 1300 al 1709</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">c. 61</hi><hi rend="italic">v</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p></item>
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					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-067-backlink">7</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	È in corso un progetto dell’Università di Pisa che mira ad uno studio dei resti mortali del beato Franchi.</hi></p></item>
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					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-066-backlink">8</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	C. Bracciolini, </hi><hi rend="italic">Vita del b. Atto vescovo di Pistoia e prima ottavo generale della Congregazione de’ Monaci di Vallombrosa</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Giunti, Firenze 1606, p. 3.</hi></p></item>
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					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-065-backlink">9</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="italic">Ivi</hi><hi rend="CharOverride-1">, p. 1.</hi></p></item>
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					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-064-backlink">10</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Su questo interessante personaggio si veda il recente contributo di M. Giuliani, </hi><hi rend="italic">Da Pistoia a Varsavia (e ritorno). Il viaggio europeo delle Lettere Miscellanee di Bonifacio Vannozzi</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">in C. Carminati (a cura di), </hi><hi rend="italic">«Testimoni dell’ingegno». Reti epistolari e libri di lettere nel Cinquecento e Seicento</hi><hi rend="CharOverride-1">, Archilet, Sarnico 2019, pp. 231-260, e lo studio della sua raccolta libraria in A. Agostini, </hi><hi rend="italic">La Fabroniana di Pistoia. Storia di una biblioteca e del suo fondatore</hi><hi rend="CharOverride-1">, Polistampa, Firenze 2011, pp. 173-174.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-063-backlink">11</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	B. Vannozzi, </hi><hi rend="italic">Delle Lettere miscellanee</hi><hi rend="CharOverride-1">, I, Ciotti, Venezia 1606, p. 585.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-062-backlink">12</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="italic">Ibid.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-061-backlink">13</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	F. Forteguerri, </hi><hi rend="italic">Vita del beato Atto Vescovo di Pistoia</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Sermartelli, Firenze 1608, p. 5.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-060-backlink">14</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="italic">Ibid. </hi><hi rend="CharOverride-1">Sull’accentuazione della scelta ‘eremitica’ come segno identificativo delle origini vallombrosane nella tradizione erudita e storiografica del Rinascimento e della prima età moderna cfr. F. Salvestrini, Disciplina caritatis</hi><hi rend="italic">. Il monachesimo vallombrosano tra medioevo e prima età moderna</hi><hi rend="CharOverride-1">, Viella, Roma 2008, pp. 235-238.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-059-backlink">15</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	F. Forteguerri, </hi><hi rend="italic">Vita del beato Atto Vescovo di Pistoia</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Cecconcelli, Firenze 1623, c.n.n. </hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-058-backlink">16</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	ACP, C 50, P. Arferuoli, </hi><hi rend="italic">Historie delle cose più notabili seguite in Toscana, et in altri luoghi, et in particolare in Pistoia, scritte in due tomi, con una descrizione brevissima delle sei età del mondo, tutte cose curiose, e degnie d’esser lette da ciascheduno, e molt’altre cose capricciose appartenenti alla Città di Pistoia</hi><hi rend="CharOverride-1">, Tomo II, p. 255.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-057-backlink">17</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Salvi, </hi><hi rend="italic">Historie</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., III, p. 252.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-056-backlink">18</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	ACP, C 50, Arferuoli, </hi><hi rend="italic">Historie</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., p. 259. Dovrebbe trattarsi di Manuel Suarez conte di Monterrey, forse collegabile per parentela al viceré del Regno di Napoli Manuel de Guzman.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-055-backlink">19</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="italic">Ibid.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-054-backlink">20</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	C. Talenti,</hi><hi rend="italic"> Oratio </hi><hi rend="italic">[…] in laudem b. Atthonis olim Vallimbrosani praesidis ac Pistoriensis episcopi, habita in coenobio Passianensi</hi><hi rend="CharOverride-1">, Apud Iunctas, Florentiae 1608.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-053-backlink">21</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	E. Locatelli, </hi><hi rend="italic">Vita del glorioso padre San Giovangualberto fondatore dell’Ordine di Vallombrosa. Insieme con le Vite di tutti i Generali, Beati e Beate, che ha di tempo havuto la sua Religione</hi><hi rend="CharOverride-1">, Giorgio Marescotti, In Fiorenza 1583, pp. 211-213.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-052-backlink">22</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	L. De San Llorente Y Castro, </hi><hi rend="italic">Vita beati Actonis Pacensis Pistoriensiis episcopi</hi><hi rend="CharOverride-1">, Apud Stephanum Paulinum, Romae 1613.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-051-backlink">23</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Ricordiamo che la narrazione circa le origini iberiche di Atto nasceva dai suoi rapporti col suo omologo compostellano e veniva supportata dall’errata lettura di un documento risalente al 1153 nel quale il vescovo pistoiese si sottoscriveva come </hi><hi rend="italic">Ego fr. Atto pecc. mon. et dictus Pistor. Ep(iscop)us</hi><hi rend="CharOverride-1">, laddove la parola </hi><hi rend="italic">peccator</hi><hi rend="CharOverride-1"> era stata sciolta in </hi><hi rend="italic">Pacensis</hi><hi rend="CharOverride-1"> ossia di Pace, città spagnola [A. Degl’Innocenti, </hi><hi rend="italic">Attone, agiografo e santo nella memoria vallombrosana e pistoiese</hi><hi rend="CharOverride-1">, in A. Degl’Innocenti (a cura di), </hi><hi rend="italic">Vallombrosa. Memorie agiografiche e culto delle reliquie</hi><hi rend="CharOverride-1">, Viella, Roma 2012, pp. 203-218: 215-217].</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-050-backlink">24</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	G. Marchetti, </hi><hi rend="italic">Della Vita e lodi di santo Atto vescovo di Pistoia nativo della città di Pace, detta Badaxox in Portogallo</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Fortunati, Pistoia 1630. Sul frontespizio dell’opera, R. Argenziano, </hi><hi rend="italic">L’iconografia del «Beato Atto vescovo di Pistoia» e la possibile ricostruzione del suo antico sepolcro</hi><hi rend="CharOverride-1">, in A. Benvenuti e R. Nelli (a cura di), </hi><hi rend="italic">Culto dei santi e culto dei luoghi nel medioevo pistoiese</hi><hi rend="CharOverride-1">, Atti del Convegno di Studi (Pistoia, 16-17 maggio 2008), Società pistoiese di storia patria - Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia, Pistoia 2010, pp. 113-142: 136.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-049-backlink">25</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Negli autori pistoiesi sembra emergere una certa confusione tra le città di Badajoz (</hi><hi rend="italic">Pax Augusta</hi><hi rend="CharOverride-1">) in Spagna e Beja (</hi><hi rend="italic">Pax Iulia</hi><hi rend="CharOverride-1">) in Portogallo. Cfr. Degl’Innocenti, </hi><hi rend="italic">Attone, agiografo</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., p. 214. </hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-048-backlink">26</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Per questo argomento rimando all’analisi esaustiva della storiografia pistoiese presente in F. Salvestrini, «</hi><hi rend="italic">Ameno pascolo di gentiluomini curiosi». L’erudizione storica a Pistoia durante l’età moderna (1620-1815)</hi><hi rend="CharOverride-1">, «Bullettino Storico Pistoiese», s. III, 105, 2003, pp. 101-143.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-047-backlink">27</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	ACP, Arferuoli, </hi><hi rend="italic">Historie</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit. Il tomo I ha segnatura C 49, il tomo II C 50.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-046-backlink">28</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="italic">Ivi</hi><hi rend="CharOverride-1">, I, p. 1. </hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-045-backlink">29</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	La composizione del disegno rimanda a vari esempi, tra cui cito a titolo di riferimento l’insegna di Pistoia realizzata alla fine del Quattrocento e ancora presente nella Sala Maggiore del Palazzo comunale, mentre per alcuni particolari come le due figure femminili e la presenza dei mascheroni è confrontabile anche con lo stemma mediceo del Palazzo del Comune di Prato realizzato da Giovanni Battista del Tasso. Per lo studio dello stemma pratese si rinvia a M. C. Pagnini, </hi><hi rend="italic">Il Mercato nuovo di Giovanni Battista del Tasso: exemplum divi Augusti, tra esperienza costruttiva e memoria dell’antico</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">«Ricerche di storia dell’arte», 199, 2016, pp. 63-70: 65-66.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-044-backlink">30</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Si tratta dei manoscritti C 43, C 47, C 48, C 51 e C 52. Si segnala anche che nell’Archivio si conservano 22 unità archivistiche della famiglia Arferuoli che coprono un arco cronologico compreso tra il 1531 e il 1791.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-043-backlink">31</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	ACP, C 49, Arferuoli, </hi><hi rend="italic">Historie</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., I, p. 1.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-042-backlink">32</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="italic">Ibidem</hi><hi rend="CharOverride-1" >.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-041-backlink">33</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1" >ACP, C 50, Arferuoli, </hi><hi rend="italic">Historie</hi><hi rend="CharOverride-1" >, cit., II, p. 262.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-040-backlink">34</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="italic">Ibid</hi><hi rend="CharOverride-1" >.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-039-backlink">35</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="italic">Ibid</hi><hi rend="CharOverride-1" >. </hi><hi rend="CharOverride-1">Segnaliamo che la data del ritrovamento del corpo di Atto è di solito attestata al 1337 e che quindi il riferimento al 1303 potrebbe essere un refuso dell’Arferuoli. Per quanto riguarda i dati della misurazione, facendo riferimento alle unità di misura adottate in quel periodo possiamo notare che il corpo del santo risulterebbe lungo circa 1,64 cm e la lunghezza del suo piede di 24 cm.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-038-backlink">36</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	M. Salvi, </hi><hi rend="italic">Delle historie di Pistoia e fazioni d’Italia</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">I, Lazari, Roma 1656; II, Fortunati, Pistoia 1657; III, Valvasense, Venezia 1662.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-037-backlink">37</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Salvi, </hi><hi rend="italic">Historie</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., II, p. 336.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-036-backlink">38</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale (BNCF), Rossi Cassigoli, 134, F. Dondori, </hi><hi rend="italic">Selva di varie cose antiche e moderne della Città di Pistoia.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-035-backlink">39</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	G. Dondori, </hi><hi rend="italic">Della Pietà di Pistoia</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Pier Antonio Fortunati, Pistoia 1666, p.</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">209.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-034-backlink">40</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. in proposito F. Salvestrini, </hi><hi rend="italic">‘Furti’ di identità e ambigue semantizzazioni agiografiche: Verdiana da Castelfiorentino santa vallombrosana</hi><hi rend="CharOverride-1">, in A. Bartolomei Romagnoli, U. Paoli e P. Piatti (a cura di), Hagiologica. </hi><hi rend="italic">Studi per Réginald Grégoire</hi><hi rend="CharOverride-1">, Monastero San Silvestro Abate, Fabriano 2012, II, pp. 1143-1185: 1164-1166.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-033-backlink">41</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	S. Razzi, </hi><hi rend="italic">Vite de’ santi e beati toscani</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Eredi di Iacopo Giunti, Firenze 1593, p. 190.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-032-backlink">42</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. il contributo di Salvestrini nel presente volume. </hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-031-backlink">43</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="italic">Diario pistoiese dell’anno mille secento settanta tre: dedicato all’illustrissimo signore e patron colendissimo il sig. cav. e capitano Pistoletto Gatteschi fra glia Accademici Risvegliati detto l’Insipido</hi><hi rend="CharOverride-1">, Fortunati, Pistoia 1673, Dedica al lettore, c.n.n. </hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-030-backlink">44</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="italic">Ivi</hi><hi rend="CharOverride-1">, p. 17. </hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-029-backlink">45</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	F. M. Busatti, </hi><hi rend="italic">Panegirici di S. Zenone e di S. Atto, uno protettore, l’altro Vescovo di Pistoia. Recitati nella detta città l’anno 1720 dal molto reverendo padre F. Tommaso Maria Busatti domenicano</hi><hi rend="CharOverride-1">, Ciuffetti, Lucca 1720.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-028-backlink">46</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	J. M. Fioravanti, </hi><hi rend="italic">Memorie storiche della città di Pistoia</hi><hi rend="CharOverride-1">, Benedini, Lucca 1758, pp. </hi><hi rend="CharOverride-5">v-vi</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-027-backlink">47</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="italic">Ivi</hi><hi rend="CharOverride-1">, p. 174.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-026-backlink">48</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	A. M. Rosati, </hi><hi rend="italic">Memorie per servire alla storia de’ Vescovi di Pistoia</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Bracali, Pistoia 1766, p. 66.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-025-backlink">49</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	D. Papebroch, </hi><hi rend="italic">De s. Atto seu Atthone…Commentarius historicus ex Vallumbrosani et Pistoriensibus monumentis</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">Acta Sanctorum, Maii</hi><hi rend="CharOverride-1">, V, Venezia 1741, pp. 194-203.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-024-backlink">50</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	F. Ughelli e N. Coleti, </hi><hi rend="italic">Italia Sacra</hi><hi rend="CharOverride-1">, tomo III, Venezia 1718, col. 294.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-023-backlink">51</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	M. Battistini, </hi><hi rend="italic">I padre bollandisti Heschenio e Papebrochio in Toscana</hi><hi rend="CharOverride-1">, «Rivista Storica degli Archivi Toscani», 5/2 (ottobre-dicembre) 1930.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-022-backlink">52</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="italic">Acta Sanctorum, Maii</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">collecta, digesta, illustrata a Godefrido Haschenio et Daniele Papebrochio</hi><hi rend="CharOverride-1">, tomo V, Venezia 1741, p. 1127.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-021-backlink">53</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	F. Panieri, </hi><hi rend="italic">Catalogo dei santi, dei beati e di altre persone insigni nella pietà Pistoiesi</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Manfredini, Pistoia 1818,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">p. 27.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-020-backlink">54</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	F. Ferrari, </hi><hi rend="italic">Catalogus Sanctorum in menses duodecim distribiutus</hi><hi rend="CharOverride-1">, Bordoni, Milano 1613.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-019-backlink">55</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	G. Breschi, </hi><hi rend="italic">Storia di s. Atto Vescovo di Pistoia</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Malachia Toni, Pistoia 1855 (co’ tipi di Ranieri Guasti in Prato). Sul frontespizio, Argenziano, </hi><hi rend="italic">L’iconografia del «Beato Atto vescovo di Pistoia»</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., p. 140.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-018-backlink">56</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Oggi l’affresco è visibile nella Cappella Compagni nella chiesa di Santa Trinita a Firenze, ove fu trasferito nel 1973 dopo il restauro conseguente ai danni dell’alluvione del 1966.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-017-backlink">57</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Breschi, </hi><hi rend="italic">Storia</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. </hi><hi rend="CharOverride-5">iv-v</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-016-backlink">58</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="italic">Ivi</hi><hi rend="CharOverride-1">, p. </hi><hi rend="CharOverride-5">x</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-015-backlink">59</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="italic">Ivi</hi><hi rend="CharOverride-1">, p. 232.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-014-backlink">60</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="italic">Ivi</hi><hi rend="CharOverride-1">, pp. 239-284.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-013-backlink">61</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr</hi><hi rend="italic">. Rivista della stampa italiana</hi><hi rend="CharOverride-1">, 28 giugno 1856, «La Civiltà cattolica», 3, 1856, pp. 92-97.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-012-backlink">62</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Per capire bene la figura di Breschi e il suo rapporto con la cultura ecclesiastica pistoiese si segnala il recente volume di G. Bensi, </hi><hi rend="italic">Cesare Guasti e Giovanni Breschi nella Toscana di metà Ottocento</hi><hi rend="CharOverride-1">, Società Pratese di Storia Patria, Prato 2021.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-011-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="italic">Vita di s. Atto vescovo di Pistoia e canzone sacra per la pace d’Europa</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Libreria Ligure, Pistoia 1855, p. 20.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-010-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Atto diviene ‘padre’ dell’Europa impegnata, a partire dal territorio ottomano, nella guerra di Crimea.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-009-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Ricordiamo che mentre a Pistoia Atto è patrono secondario della diocesi, a Badajoz divenne patrono del seminario vescovile fin dalla sua fondazione nel 1664.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-008-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	L’immagine ritrovata e descritta per la prima volta da chi scrive è conservata in un faldone dell’Archivio Capitolare di Pistoia senza segnatura.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-007-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	ACP, D 69, </hi><hi rend="italic">Libro di ricordi, </hi><hi rend="CharOverride-1">alla data 9 luglio 1786, c.n.n.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-006-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. N. Rauty,</hi><hi rend="italic"> Pistoia tra sette e Ottocento nel Diario di Bernardino Vitoni</hi><hi rend="CharOverride-1">, Società Pistoiese di Storia Patria, Pistoia 1983 («Incontri Pistoiesi di Storia arte e cultura», 22), p. 21.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-005-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	G. Beani, S. </hi><hi rend="italic">Iacopo Apostolo il maggiore, patrono di Pistoia. Memorie storiche</hi><hi rend="CharOverride-1">, Bracali, Pistoia 1885, p. 2.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-004-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="italic">Solenne chiusura dei festeggiamenti pel l’VIII centenario della morte</hi><hi rend="CharOverride-1">, «Il Monitore Diocesano», Bollettino ufficiale del Vescovo e della Curia di Pistoia, 46, n. 5, Maggio 1955, pp. 93-95.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-003-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	ACP, C 115, </hi><hi rend="italic">Calendario-Obituario</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">cc. 155</hi><hi rend="italic">r</hi><hi rend="CharOverride-1">-204</hi><hi rend="italic">v</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-002-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	F. A. Zaccaria, </hi><hi rend="italic">Bibliotheca Pistoriensis</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Tipografia Regia, Torino 1752, pp. 90-97.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-001-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Sulla questione della data della morte e circa l’attestazione della nota obituaria contenuta nel </hi><hi rend="italic">Calendario </hi><hi rend="CharOverride-1">pistoiese si rimanda a N. Rauty, </hi><hi rend="italic">Il culto dei santi a Pistoia nel Medioevo</hi><hi rend="CharOverride-1">, Sismel – Edizioni del Galluzzo, Firenze 2000, pp. 90-92.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="OP08849_xml_13_219-237.html#footnote-000-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	S. Ferrali</hi><hi rend="italic"> Cronaca del mese di maggio. Ricognizione del corpo di s. Atto</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">«La Squilla di Sant’Atto», I, 3, maggio 1953, p. 3.</hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author">Anna Agostini, Biblioteca Fabroniana Pistoia, Italy, <ref target="https://www.fupress.com">agostini.anna@tiscali.it</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices">Referee List (DOI 1<ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices">FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book">Anna Agostini, <hi rend="italic">Libri su Atto. Una ricognizione in biblioteca fra erudizione storica sei-settecentesca e cultura ecclesiastica dell’Otto-Novecento</hi>, © Author(s), <ref target="https://www.fupress.com">CC BY 4.0</ref>, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0335-7.10</ref>, in Francesco Salvestrini (edited by), <hi rend="CharOverride-6">Atto abate vallombrosano e vescovo di Pistoia. Bilancio storiografico e prospettive di ricerca sulla vita e l’opera di un protagonista del XII secolo</hi>, pp. -20, 2024, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0335-7, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0335-7</ref></p><p><graphic url="OP08849_xml_13_219-237-web-resources/image/Agostini_1_San_Jacopo.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure" ><hi rend="CharOverride-1">Figura 1 – Anonimo, </hi><hi rend="italic">Sant’Atto</hi><hi rend="CharOverride-1">, prima metà del XVII secolo, olio su tavola, cm 165x132, Pistoia, Museo Civico d’arte antica (inv. 1975 n. 630), dall’Opera di San Jacopo.</hi></p><p><graphic url="OP08849_xml_13_219-237-web-resources/image/Agostini_2_San_Atto.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure" ><hi rend="CharOverride-1">Figura 2 – Anonimo, </hi><hi rend="italic">San Jacopo</hi><hi rend="CharOverride-1">, prima metà del XVII secolo, olio su tavola, cm 164x132. Pistoia, Museo Civico d’arte antica (inv. 1975 n. 629), dall’Opera di San Jacopo.</hi></p><p><graphic url="OP08849_xml_13_219-237-web-resources/image/Agostini_3.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure" ><hi rend="CharOverride-1">Figura 3 – Arferuoli, Frontespizio (ACP, C 50).</hi></p><p><graphic url="OP08849_xml_13_219-237-web-resources/image/Agostini_4.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure" ><hi rend="CharOverride-1">Figura 4 – Incisione di sant’Atto, disegno N. Monti (inedito).</hi></p></div>
      
      <div>
        <listBibl>
          <head>References</head>
          <bibl n="151188">Acta Sanctorum, Maii, collecta, digesta, illustrata a Godefrido Haschenio et Daniele Papebrochio, tomo V, Venezia 1741.</bibl>
          <bibl n="151253">Agostini A., La Fabroniana di Pistoia. Storia di una biblioteca e del suo fondatore, Polistampa, Firenze 2011.</bibl>
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