<?xml version="1.0" encoding="utf-8" standalone="yes"?>
<TEI xmlns="http://www.tei-c.org/ns/1.0">
  <teiHeader>
    <fileDesc>
      <titleStmt>
        <title type="main" level="a">Più gender per tuttɜ! Una prefazione alla giustizia e alla libertà</title>
        <author>
          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0002-9584-995X" type="ORCID">
            <forename>Giuseppe</forename>
            <surname>Burgio</surname>
            <placeName type="affiliation">University of Enna Kore, Italy</placeName>
          </persName>
        </author>
        <respStmt>
          <resp>This is a section of <title>Quanti generi di diversità? </title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0362-3</idno>) by </resp>
          <name>Irene Biemmi</name>
        </respStmt>
      </titleStmt>
      <publicationStmt>
        <publisher>Firenze University Press, USiena Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2023">2023</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0362-3.02</idno>
        <availability>
          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
          <licence source="text" target="https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/legalcode">
            <p>Content licence CC BY-SA 4.0</p>
          </licence>
          <licence source="metadata" target="https://creativecommons.org/publicdomain/zero/1.0/legalcode">
            <p>Metadata licence CC0 1.0</p>
          </licence>
        </availability>
      </publicationStmt>
      <sourceDesc>
        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
      </sourceDesc>
    </fileDesc>
    <encodingDesc>
      <appInfo>
        <application version="2.2" ident="Booksflow">
          <desc>Digital edition XML powered by Booksflow</desc>
        </application>
      </appInfo>
    </encodingDesc>
    <profileDesc>
      <abstract xml:lang="en">
        <p>The preface broadly reconstructs the cultural panorama of gender studies within which the prefaced volume is inserted, analyzing the fundamental theoretical points and proposing possible lines of future development from an interdisciplinary and intersectional perspective.</p>
      </abstract>
      <textClass>
        <keywords>
          <list>
            <item>cultural panorama</item>
            <item>gender studies</item>
            <item>theoretical points</item>
            <item>future development</item>
            <item>intersectional perspect</item>
          </list>
        </keywords>
      </textClass>
    </profileDesc>
  </teiHeader>
  <text>
    <body>
      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0362-3.02<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0362-3.02" /></p>
      
      
      <div><head>Più gender per tuttɜ! Una prefazione alla giustizia <lb/>e alla libertà</head><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Giuseppe Burgio</hi></p><div><head><hi>1. Un’antica genealogia</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In principio era il sesso, e il sesso era presso il corpo. Dopo l’impegno pionieristico del suffragismo e dopo le trasform</hi><hi rend="CharOverride-1">azioni profonde causate dalle due guerre mondiali, l’elaborazione teorica del femminismo radicale si era concentrata sulla specificità femminile, sulla sua peculiare differenza rispetto agli uomini. A fondare tale differenza non poteva essere altro che il corpo sessuato della donna: sostanzialmente la sua capacità generativa che la predisponeva a un’etica della cura, ma che contemporaneamente la contrapponeva a un maschile specularmente posizionato. A quest’impostazione in buona parte essenzialista si contrapponeva il femminismo socialista, concentrato non sul corpo ma sul lavoro domestico e di cura svolto delle donne, che non trovava alcuna ricompensa salariale.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel continente europeo, se il movimento delle suffragiste (prima dette con scherno </hi><hi rend="italic">suffragette</hi><hi rend="CharOverride-1">, con un diminuitivo infantilizzante) condurr</hi><hi rend="CharOverride-1">à alle politiche delle pari opportunità, il femminismo radicale trova invece corrispondenza nel </hi><hi rend="italic">pensiero della differenza sessuale</hi><hi rend="CharOverride-1"> che, diffuso in Italia, Spagna e Francia, vede nel corpo sessuato la radice della differenza femminile, contrapponendo a quello patriarcale un altro ordine simbolico, intessuto di relazioni tra donne. La differenza sessuale – in quanto presente ovunque e da sempre – occupa per loro un posto prioritario rispetto a tutte le altre differenze. Il femminismo socialista (in Francia </hi><hi rend="italic">materialista</hi><hi rend="CharOverride-1">), d’altro canto, prosegue un percorso analitico che fonda la disuguaglianza tra i generi sul modo di produzione capitalistico e sullo sfruttamento del lavoro femminile non retribuito (oltre che sull’estrazione di plusvalore dal lavoro dei capifamiglia). Se una corrente poggiava le sue basi sulla differenza femminile, l’altra trovava un fondamento economicistico e sociale.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">A scompaginare tale panorama saranno i </hi><hi rend="italic">gender studies</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="CharOverride-1">con il loro approccio costruzionista. La differenza di genere non ha, per questi, la sua essenza nell’anatomia di un sesso, ma è frutto di una complessa costruzione sociale che non trova neppure nell’economico il suo fondamento ultimo. Il genere emerge come articolata culturalizzazione sociale delle differenze sessuali. Al punto che Gayle Rubin parlerà di un sistema sesso/genere, in cui i due oggetti teorici saranno profondamente embricati tra di loro.</hi></p></div><div><head><hi>2. Le frontiere dell’oggi</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dai serrati confronti teorici tra </hi><hi rend="italic">gender studies</hi><hi rend="CharOverride-1"> e </hi><hi rend="italic">pensiero della differenza sessuale</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="CharOverride-1">si distaccherà poi il </hi><hi rend="italic">queer</hi><hi rend="CharOverride-1">, quando Judith Butler opera un ripensamento della questione che costituisce un vero e proprio ribaltamento teorico. Non è affatto il genere a fondarsi su quel sesso che lo precede (logicamente e cronologicamente), ma – al contrario – è il genere a precedere il sesso. Senza le lenti teoriche del genere, infatti, non riusciremmo neanche a comprendere una differenza sessuale che sarebbe solo una tra le tante caratteristiche anatomiche che differenziano tra loro gli umani.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dato che tutte/i noi siamo cresciute/i in un mondo che riconosce come ovvie, perché evidenti, le differenze genitali, tale impostazione può sembrarci controintuitiva, difficile da comprendere. A fornire un (non intenzionale) </hi><hi rend="italic">assist</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">chiarificatore a Butler sarà uno storico delle scienze, Thomas Laquer, che mostrerà come quello che ci appare oggi come un dato di fatto indubitabile – il dimorfismo sessuale – si sia affiancato nella nostra storia a un altro modello descrittivo, di tipo monosessuale. In Genesi, ad esempio, il femminile è una deviazione secondaria dell’umano, nata da un pezzo del prototipo adamitico. Per la medicina ippocratica, il solo principio generatore maschile veniva cotto in un utero che era poco più di un forno e, se la cozione procedeva correttamente, sarebbe nato un essere completo: un maschio. Altrimenti, sarebbe nata una creatura incompleta, ancora un po’ ‘cruda’: una femmina. Ancora, nei testi di anatomia dell’epoca moderna l’</hi><hi rend="CharOverride-1">apparato riproduttivo femminile veniva rappresentato come la versione introflessa dei genitali maschili, correttamente estroflessi: i testicoli corrispondevano alle ovaie (per i quali veniva usato lo stesso termine), l’asta corrispondeva all’utero e il glande alla vulva. Sarà nel XVIII secolo che il modello del dimorfismo risulterà pienamente vincente, oscurando del tutto quello monosessuale. Se ancora Freud parla della donna come di un uomo incompleto (perciò è afflitta dall’invidia del pene), la nostra società è ormai fortemente caratterizzata da un dimorfismo sessuale pienamente interiorizzato, così come da una distinzione netta tra un sesso/genere e l’altro.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Tornando a Butler, appare ora pi</hi><hi rend="CharOverride-1">ù chiaro come il genere – cioè un’articolazione sociale e culturale – preceda il sesso che, lungi da costituire una realtà autoevidente, è invece stato rappresentato nella storia come una dicotomia, ma a volte anche come un </hi><hi rend="italic">continuum</hi><hi rend="CharOverride-1"> di differenze. Il genere non costituisce l’effetto ‘naturale’ di una differenza sessuale ma </hi><hi rend="CharOverride-1">è prodotto da una serie di pensieri, parole, opere e omissioni che </hi><hi rend="italic">costruiscono</hi><hi rend="CharOverride-1"> il genere. Si costruisce il genere mettendolo in scena, attraverso citazioni performative. Ciò che citiamo però sono modelli citati da altre persone, senza che possa essere rinvenuto un inesistente </hi><hi rend="italic">originale</hi><hi rend="CharOverride-1">. Diventiamo tutti uomini citando una maschilità che non è incarnata da nessun uomo reale (lo stesso accade per il divenire donna) in maniera sì </hi><hi rend="CharOverride-1">differenziata regionalmente, ma dispiegata su tutto il pianeta.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">A strutturare tale binarismo di genere e la complementarità uomo-donna – sempre secondo Butler – è la malinconia eterosessuale, cioè la </hi><hi rend="italic">forclusion</hi><hi rend="CharOverride-1"> dell’omosessualità, la negazione di tutti i desideri non eterosessuali, una denegazione radicale e originaria che non può neanche essere vista come perdita, dato che </hi><hi rend="italic">ab ovo</hi><hi rend="CharOverride-1"> non rientra nel pensabile. La matrice del binarismo di genere </hi><hi rend="CharOverride-1">è quindi costituita dall’affermazione della complementarità eterosessuale (come d’altronde aveva già riconosciuto Rubin). A ispirare Butler erano stati anche gli studi di Michel Foucault, che aveva articolato corpi, desideri e piaceri in un’analisi del discorso sulla sessualità che tralasciava il concetto di genere. Il filosofo tracciava infatti una genealogia teorica differente, che trova però fecondi attraversamenti con gli studi su genere e sessualità, considerabili oggi come un unico ambito teorico. Dalla tensione dialogica tra i concetti di </hi><hi rend="italic">sesso</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">e di </hi><hi rend="italic">genere</hi><hi rend="CharOverride-1"> (e dalle sue aporie) possiamo passare oggi a quella tra </hi><hi rend="italic">genere</hi><hi rend="CharOverride-1"> e </hi><hi rend="italic">sessualità</hi><hi rend="CharOverride-1">, che ci appaiono come oggetti teorici che difficilmente possono essere analizzati l’uno senza l’altro. Parlare di genere significa, indistricabilmente, parlare di sessualità.</hi></p></div><div><head><hi>3. </hi><hi rend="italic">A pedagogical turn?</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’idea del genere come effetto di una citazione performativa ha spinto i nostri studi ad analizzare ancora più in profondità i modi in cui </hi><hi rend="italic">concretamente</hi><hi rend="CharOverride-1"> avviene la socializzazione al genere, spesso in contesti omosociali, caratterizzati da stereotipi e pregiudizi. Si è così arrivati alle soglie, a mio avviso, di una nuova, possibile torsione teorica.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Prima di citare performativamente il genere – per poterlo fare – bisogna infatti poter apprendere il genere. Apprendiamo il genere (che è nella società e sempre preesiste alla nostra nascita individuale) in quelle che Paetcher descrive come delle comunità </hi><hi rend="CharOverride-1">di pratiche di genere: nel confronto con la maschilità e la femminilità rappresentata ovunque nella società e riprodotta in pratiche educative intenzionali in contesti formali (come la scuola) e non formali (come in famiglia o al lavoro), così come in maniera non intenzionale nei contesti informali (dal gruppo dei pari al cinema, dai videogiochi al mercato dei giocattoli, dai cartelloni pubblicitari alle palestre…).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La </hi><hi rend="italic">costruzione</hi><hi rend="CharOverride-1"> della maschilità/femminilità è </hi><hi rend="CharOverride-1">insomma anche una </hi><hi rend="italic">formazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> al genere, in senso pienamente pedagogico. Come una citazione performativa non costituisce per Butler un mandare a memoria e poi un rappresentare pedissequamente un ruolo prestabilito, anche l’</hi><hi rend="italic">apprendimento</hi><hi rend="CharOverride-1"> non costituisce una ricezione passiva e acritica ma è, appunto, un ap-prendere (che include quindi anche un tralasciare, un selezionare, un modificare, un reinterpretare…). Si profila quindi, a mio avviso, una sorta di </hi><hi rend="italic">pedagogical turn</hi><hi rend="CharOverride-1"> negli studi italiani su genere e sessualità, capace di contemplare i processi </hi><hi rend="italic">formativi</hi><hi rend="CharOverride-1"> di costruzione dei generi, delle identit</hi><hi rend="CharOverride-1">à, dei ruoli sociali, delle espressioni individuali in una prospettiva intersezionale.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È all’interno di questo panorama che possiamo comprendere i molecolari, idiografici processi formativi che costituiscono ogni soggetto, con la sua peculiare differenza. È attraverso la narrazione di percorsi individuali verso un’identità di genere e un desiderio che ora vediamo nella loro complessità che possiamo allargare gli orizzonti nomotetici con cui abbiamo finora pensato. Le persone trans* e non binarie, ad esempio, mettono </hi><hi rend="italic">sub iudice</hi><hi rend="CharOverride-1"> la dicotomia dei generi, così come l’</hi><hi rend="CharOverride-1">affermazione sociale dell’identità bisessuale e la fluidità di comportamenti sessuali (sempre più evidente, specialmente tra i giovani) pongono in questione la polarizzazione tra le identità di orientamento sessuale. Riconoscere, vedere, i soggetti marginalizzati dal precedente orizzonte teorico, e quindi politico, ha permesso – a quello che ho ipotizzato come il </hi><hi rend="italic">pedagogical turn</hi><hi rend="CharOverride-1"> negli studi di genere – di superare anche la tradizionale dicotomia tra essenzialismo e costruzionismo. Tale lente ‘pedagogica’, attenta ai processi di soggettivazione, adotta infatti una postura </hi><hi rend="italic">transazionale</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">che riconosce le identità di genere di ciascun* come intrecci complessi tra dimensioni – in interazione reciproca – quali la biologia, l’educazione, la cultura, il tempo, ecc. </hi></p></div><div><head><hi>4. Libertà </hi><hi rend="italic">vs </hi><hi>oppressioni</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La sessualità, dispositivo genderizzante tra i più importanti, è nella nostra società oggetto di una mappatura precisa che produce gerarchie ed esclusioni. Occuparsene, all</hi><hi rend="CharOverride-1">’interno del panorama che ho delineato sopra per grandi semplificazioni, costituisce una necessità per chiunque intenda il proprio lavoro di ricerca anche come attività trans-formativa della società. Il volume che ho il piacere di precedere, dall’approccio multidisciplinare, ha come target implicito le nuove generazioni, che vanno sostenute – con una passione anch’essa pedagogica – in modo </hi><hi rend="italic">empowering</hi><hi rend="CharOverride-1">, validante, per prevenire percorsi di vittimizzazione e violenze, in una prospettiva che includa nella violenza di genere anche l’omo-lesbo-bi-transfobia. È un onore per me, che ho vissuto le difficolt</hi><hi rend="CharOverride-1">à dell’occuparsi – dentro l’Accademia – di temi prima considerati impropri e scottanti, poter dare l’abbrivio a questo volume che vede due CUG e molte/i studiose/i, coinvolte/i dalla curatela di una (non a caso) pedagogista, affrontare il tema della giustizia per i soggetti LGBTQI+. Fino a non troppo tempo fa, infatti, chi come me si è occupato di soggetti minorizzati e marginalizzati, veniva ostacolato dal benaltrismo, dall’ironia, dall’imbarazzo di quanti mettevano i propri schemi mentali e le proprie norme morali davanti ai bisogni concreti e vissuti delle persone. Se la pedagogia italiana, tradizionalmente impegnata nei </hi><hi rend="italic">women’s studies </hi><hi rend="CharOverride-1">con un approccio storico-educativo, aveva accumulato un ritardo teorico, rispetto a sociologia, antropologia, diritto, in relazione agli studi su genere e sessualità</hi><hi rend="CharOverride-1">, questo volume segna a mio avviso simbolicamente l’avvenuto recupero teorico, evidenziando la possibilità della pedagogia di oggi di confrontarsi da pari a pari con le altre scienze sociali.</hi></p></div><div><head><hi>Riferimenti bibliografici</hi></head><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Biemmi, Irene, a cura di. 2023. </hi><hi rend="italic">La maschilità nei contesti educativi e di cura</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="CharOverride-1">Roma: Carocci.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Burgio Giuseppe</hi><hi rend="CharOverride-1">. 2021. </hi><hi rend="italic">Fuori binario. Bisessualità maschile e identità virile</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano-Udine:</hi><hi rend="CharOverride-1"> Mimesis.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Burgio Giuseppe</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="CharOverride-1" >Cannito Maddalena</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="CharOverride-1" >Ferrero Camoletto Raffaella</hi><hi rend="CharOverride-1">, e </hi><hi rend="CharOverride-1" >Cristiana Ottaviano</hi><hi rend="CharOverride-1">. 2023. </hi><hi rend="italic">Maschilità e lavori di cura. Esperienze e pratiche tra sex worker, educatori e infermieri</hi><hi rend="CharOverride-1">. Pisa:</hi><hi rend="CharOverride-1"> ETS.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Burgio Giuseppe</hi><hi rend="CharOverride-1">, e </hi><hi rend="CharOverride-1" >Anna Grazia Lopez</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di. 2023. </hi><hi rend="italic">La pedagogia di genere. Percorsi di ricerca contemporanei</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: FrancoAngeli.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Butler Judith</hi><hi rend="CharOverride-1">. 1996. </hi><hi rend="italic">Corpi che contano. I limiti discorsivi del “sesso”</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="CharOverride-1">Milano: Feltrinelli.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Butler Judith</hi><hi rend="CharOverride-1">. 2013. </hi><hi rend="italic">Questione di genere. Il femminismo e la sovversione dell’identità</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma-Bari: </hi><hi rend="CharOverride-1">Laterza.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Campese Silvia</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="CharOverride-1" >Manuli Paola</hi><hi rend="CharOverride-1">, e </hi><hi rend="CharOverride-1" >Giulia Sissa</hi><hi rend="CharOverride-1">. 1983. </hi><hi rend="italic">Madre Materia. Sociologia e biologia della donna greca</hi><hi rend="CharOverride-1">. Torino:</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Boringhieri</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Delphy Christine</hi><hi rend="CharOverride-1">. 2022. </hi><hi rend="italic">Il nemico principale 1. Economia politica del patriarcato</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: VandA.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Foucault Michel</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="CharOverride-1">1978. </hi><hi rend="italic">La volontà di sapere</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Feltrinelli.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Guillaumin Colette</hi><hi rend="CharOverride-1">. 2020.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic">Sesso, razza e pratica del potere. L’idea di natura</hi><hi rend="CharOverride-1">. Verona: ombre corte. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Laquer Thomas W</hi><hi rend="CharOverride-1">. 1992. </hi><hi rend="italic">L’</hi><hi rend="italic">identità sessuale dai Greci a Freud</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma-Bari: Laterza.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Messerschmidt James W</hi><hi rend="CharOverride-1">. 2022. </hi><hi rend="italic">Maschilita</hi><hi rend="italic">̀ egemone. Formulazione, riformulazione e diffusione</hi><hi rend="CharOverride-1">. Torino: Rosenberg &amp; Sellier. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Muraro Luisa</hi><hi rend="CharOverride-1">. 2022. </hi><hi rend="italic">L’ordine simbolico della madre</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Roma: Editori Riuniti.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Paechter, Carrie. 2006. “Power, Knowledge and Embodiment in Communities of Sex/ Gender Practice.” </hi><hi rend="italic">Women’</hi><hi rend="italic">s Studies International Forum</hi><hi rend="CharOverride-1" > 29: 13-26.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Rubin, Gayle S.. 1994. “Thinking Sex: Notes for a Radical Theory of the Politics of Sexuality.” </hi><hi rend="CharOverride-1" >In H. Abelove, M. A. Barale, and D. M. Halperin,</hi><hi rend="italic"> The Lesbian and Gay Studies Reader</hi><hi rend="CharOverride-1" >, 3-44. </hi><hi rend="CharOverride-1" >New York: Routledge.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Rubin, Gayle S. 1997. “The traffic in women: notes on the “political economy”</hi><hi rend="CharOverride-1" > of sex.” In </hi><hi rend="italic">The second wave: a reader in feminist theory</hi><hi rend="CharOverride-1" >, edited by L. Nicholson, 27-62. New York: Routledge.</hi></p><p rend="editorial_metadata_author">Giuseppe Burgio, University of Enna Kore, Italy, <ref target="https://www.fupress.com">giuseppe.burgio@unikore.it</ref>, <ref target="https://www.fupress.com">0000-0002-9584-995X</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices">Referee List (DOI 1<ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices">FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book">Giuseppe Burgio, <hi rend="italic">Più gender per tuttɜ! Una prefazione alla giustizia e alla libertà</hi>, © Author(s), <ref target="https://www.fupress.com">CC BY-SA</ref> 4.0, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0362-3.02</ref>, in Irene Biemmi (edited by), <hi rend="CharOverride-2">Quanti generi di diversità? Promuovere nuovi linguaggi, rappresentazioni e saperi per educare alle differenze e prevenire l’omofobia e la transfobia</hi>, pp. -6, 2023, published by Firenze University Press and USiena PRESS, ISBN 979-12-215-0362-3, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0362-3</ref></p></div></div>
      
      
      
      <div>
        <listBibl>
          <head>References</head>
          <bibl n="152305">Biemmi, Irene, a cura di. 2023. La maschilit&amp;#224; nei contesti educativi e di cura. Roma: Carocci.</bibl>
          <bibl n="152286">Burgio Giuseppe. 2021. Fuori binario. Bisessualità maschile e identità virile. Milano-Udine: Mimesis.</bibl>
          <bibl n="152136">Burgio Giuseppe, Cannito Maddalena, Ferrero Camoletto Raffaella, e Cristiana Ottaviano. 2023. Maschilit&amp;#224; e lavori di cura. Esperienze e pratiche tra sex worker, educatori e infermieri. Pisa: ETS.</bibl>
          <bibl n="152219">Burgio Giuseppe, e Anna Grazia Lopez, a cura di. 2023. La pedagogia di genere. Percorsi di ricerca contemporanei. Milano: FrancoAngeli.</bibl>
          <bibl n="152307">Butler Judith. 1996. Corpi che contano. I limiti discorsivi del “sesso”. Milano: Feltrinelli.</bibl>
          <bibl n="152276">Butler Judith. 2013. Questione di genere. Il femminismo e la sovversione dell’identit&amp;#224;. Roma-Bari: Laterza.</bibl>
          <bibl n="152232">Campese Silvia, Manuli Paola, e Giulia Sissa. 1983. Madre Materia. Sociologia e biologia della donna greca. Torino: Boringhieri.</bibl>
          <bibl n="152297">Delphy Christine. 2022. Il nemico principale 1. Economia politica del patriarcato. Milano: VandA.</bibl>
          <bibl n="152332">Foucault Michel. 1978. La volont&amp;#224; di sapere. Milano: Feltrinelli.</bibl>
          <bibl n="152293">Guillaumin Colette. 2020. Sesso, razza e pratica del potere. L’idea di natura. Verona: ombre corte.</bibl>
          <bibl n="152322">Laquer Thomas W. 1992. L’identit&amp;#224; sessuale dai Greci a Freud. Roma-Bari: Laterza.</bibl>
          <bibl n="152241">Messerschmidt James W. 2022. Maschilità egemone. Formulazione, riformulazione e diffusione. Torino: Rosenberg &amp;amp; Sellier.</bibl>
          <bibl n="152327">Muraro Luisa. 2022. L’ordine simbolico della madre. Roma: Editori Riuniti.</bibl>
          <bibl n="152210">Paechter, Carrie. 2006. “Power, Knowledge and Embodiment in Communities of Sex/ Gender Practice.” Women’s Studies International Forum 29: 13-26.</bibl>
          <bibl n="152121">Rubin, Gayle S.. 1994. “Thinking Sex: Notes for a Radical Theory of the Politics of Sexuality.” In H. Abelove, M. A. Barale, and D. M. Halperin, The Lesbian and Gay Studies Reader, 3-44. New York: Routledge.</bibl>
          <bibl n="152147">Rubin, Gayle S. 1997. “The traffic in women: notes on the “political economy” of sex.” In The second wave: a reader in feminist theory, edited by L. Nicholson, 27-62. New York: Routledge.</bibl>
        </listBibl>
      </div>
    </body>
  </text>
</TEI>