<?xml version="1.0" encoding="utf-8" standalone="yes"?>
<TEI xmlns="http://www.tei-c.org/ns/1.0">
  <teiHeader>
    <fileDesc>
      <titleStmt>
        <title type="main" level="a">Educare a nuovi immaginari di genere: le nuove famiglie rappresentate nei libri per l’infanzia</title>
        <author>
          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0002-7918-3860" type="ORCID">
            <forename>Irene</forename>
            <surname>Biemmi</surname>
            <placeName type="affiliation">University of Florence, Italy</placeName>
          </persName>
        </author>
        <respStmt>
          <resp>This is a section of <title>Quanti generi di diversità? </title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0362-3</idno>) by </resp>
          <name>Irene Biemmi</name>
        </respStmt>
      </titleStmt>
      <publicationStmt>
        <publisher>Firenze University Press, USiena Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2023">2023</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0362-3.11</idno>
        <availability>
          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
          <licence source="text" target="https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/legalcode">
            <p>Content licence CC BY-SA 4.0</p>
          </licence>
          <licence source="metadata" target="https://creativecommons.org/publicdomain/zero/1.0/legalcode">
            <p>Metadata licence CC0 1.0</p>
          </licence>
        </availability>
      </publicationStmt>
      <sourceDesc>
        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
      </sourceDesc>
    </fileDesc>
    <encodingDesc>
      <appInfo>
        <application version="2.2" ident="Booksflow">
          <desc>Digital edition XML powered by Booksflow</desc>
        </application>
      </appInfo>
    </encodingDesc>
    <profileDesc>
      <abstract xml:lang="en">
        <p>After a necessary introduction to the concept of ‘family’, understood as a socio-cultural fact and not as a natural datum, this essay discusses the results of a survey of a corpus of illustrated children's books that propose broad and plural imaginaries of contemporary families, especially ones with same-sex parenting.</p>
      </abstract>
      <textClass>
        <keywords>
          <list>
            <item>family</item>
            <item>socio-cultural</item>
            <item>children's books</item>
            <item>same-sex parenting</item>
            <item>plurality</item>
          </list>
        </keywords>
      </textClass>
    </profileDesc>
  </teiHeader>
  <text>
    <body>
      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0362-3.11<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0362-3.11" /></p>
      
      
      
      <div><head>Educare a nuovi immaginari di genere: le nuove famiglie rappresentate nei libri per l’infanzia </head><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Irene Biemmi</hi></p><p rend="epigraph_inscription_epigraph_2" ><hi rend="CharOverride-1">Non esiste un modo di essere e di vivere </hi></p><p rend="epigraph_inscription_epigraph_2" ><hi rend="CharOverride-1">che sia il migliore per tutti […].</hi></p><p rend="epigraph_inscription_epigraph_2" ><hi rend="CharOverride-1">La famiglia di oggi non è né più né meno perfetta </hi></p><p rend="epigraph_inscription_epigraph_2" ><hi rend="CharOverride-1">di quella di una volta:</hi></p><p rend="epigraph_inscription_epigraph_2" ><hi rend="CharOverride-1">è diversa, perché le circostanze sono diverse.</hi></p><p rend="epigraph_inscription_epigraph_2" ><hi rend="CharOverride-1">Émile Durkheim</hi></p><div><head><hi>1. La famiglia come fatto sociale (non naturale)</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Le parole del sociologo francese Émile Durkheim</hi><hi rend="CharOverride-1">, scritte più di un secolo fa, sembrano trovare conferma nel presente e ci aiutano a comprendere l’ineluttabilità delle trasformazioni della famiglia, che devono essere lette e comprese all’interno dei mutamenti politici e culturali della società. La lettura durkheimiana ci insegna, inoltre, che non si può più parlare di famiglia – al singolare – come di un’entità stabile e definibile in termini assoluti, ma di una pluralità di forme familiari che si strutturano nel tempo e nello spazio in risposta ai cambiamenti </hi><hi rend="CharOverride-1">ambientali, storici e sociali. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La famiglia è l’istituzione che meglio esemplifica ciò che Durkheim (1895) definisce «fatto sociale»: un fatto talmente ovvio da essere frainteso come un dato di natura, anziché come esito di un processo culturale. Chiara Saraceno (2016) parla a questo proposito di un </hi><hi rend="italic">paradosso normativo della famiglia</hi><hi rend="CharOverride-1">, in un passo che merita di essere citato con ampiezza:</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">In effetti, non vi è nulla di meno naturale della famiglia, sia per quanto riguarda i rapporti di coppia, inclusa la sessualità, sia per quanto riguarda la generazione. Gli studi di storia sociale</hi><hi rend="CharOverride-1"> […] offrono un’ampia documentazione di quello che chiamerei il paradosso normativo della famiglia. In ogni società conosciuta e in ogni epoca troviamo forme di regolazione dei rapporti di sesso, di generazione e tra le generazioni, che individuano i rapporti familiari rispetto a quelli che viceversa non lo sono. In particolare, ogni società regola i rapporti di filiazione, ovvero a chi appartengono i figli. Regolano anche a chi è concesso avere figli, cioè instaurare un rapporto di generazione socialmente riconosciuto. […] Ma ciò avviene ed è avvenuto in modi così differenti nelle diverse società ed epoche storiche che è impossibile ricostruire una vicenda unitaria di trasformazioni, all’interno della quale rintracciare il filo unitario della “famiglia” (Saraceno 2016, 17-8).</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È la norma – oggi come sempre – che decreta cosa della ‘natura’ è da considerarsi socialmente legittimo (ad esempio la procreazione entro il matrimonio, l’eterosessualità coniugale) e ciò che non lo è (la procreazione fuori dal matrimonio, fuori da un rapporto eterosessuale stabile oppure frutto di una relazione omosessuale);</hi><hi rend="CharOverride-1"> ciò che, esplicitamente artificiale (ad esempio, l’adozione), o solo parzialmente naturale (la riproduzione assistita), costituisce una famiglia e ciò che invece non può accedere a tale riconoscimento (Saraceno 2016, 24-5). Da questa prospettiva occorre valutare l’opportunità e il senso di parlare di una «crisi della famiglia»: più cautamente si potrebbe ipotizzare che nell’età contemporanea assistiamo ad una necessità di rivedere e allargare il concetto di famiglia per venire incontro a rinnovate esigenze di stabilire relazioni di solidarietà, di affetto, reciprocità e generatività. La crisi, semmai, riguarderebbe </hi><hi rend="italic">un modello di famiglia (tradizionale) </hi><hi rend="CharOverride-1">concepito ormai </hi><hi rend="CharOverride-1">poco funzionale alle attuali esigenze di riconoscimento che provengono dalla società.</hi></p></div><div><head><hi>2. Dalla famiglia moderna alla famiglia contemporanea</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Interrogarsi sulla «crisi della famiglia» – nel suo senso per così dire «neutrale», di processo di mutamento accelerato, piuttosto che nella sua accezione apocalittica di caduta dei valori – necessita uno sguardo storico per andare a delineare quei processi di medio-lungo periodo che hanno prodotto come esito finale la trasformazione epocale della famiglia in età contemporanea. Seguendo la </hi><hi rend="CharOverride-1">periodizzazione proposta da François Singly e Irène Thèry (cit. da Zanatta 2008, 14-5) possiamo sintetizzare le trasformazioni della famiglia contemporanea in due fasi principali.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il primo periodo va dal XIX secolo fino agli anni Sessanta del XX secolo è quello in cui si realizza una coincidenza tra l’espressione del sentimento amoroso e l’istituzione matrimoniale: il matrimonio viene considerato il naturale punto di approdo di un rapporto d’amore. È l’</hi><hi rend="CharOverride-1">epoca della </hi><hi rend="italic">famiglia moderna</hi><hi rend="CharOverride-1"> fondata sull’amore romantico e sull’unione coniugale, sull’attenzione affettiva ed educativa verso i bambini, ma anche sulla rigida divisione dei ruoli tra i coniugi e sull’inferiorità sociale e giuridica della moglie e dei figli nei confronti del marito. È questa la famiglia che il sociologo statunitense Talcott Parsons indica come il modello più funzionale alla società industriale avanzata. Nel libro </hi><hi rend="italic">Sociological Theory and Modern Society</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">(1968, trad. it. 1970) Parsons teorizza la necessaria ripartizione e complementarità dei ruoli materno e paterno: il padre come «leader strumentale» e la madre come «leader espressiva». Il primo ha il compito di fare da mediatore e tramite tra la famiglia e il mondo esterno in virtù del suo ruolo professionale e di procacciatore di reddito (il </hi><hi rend="italic">breadwinner</hi><hi rend="CharOverride-1"> anglosassone), la seconda è </hi><hi rend="CharOverride-1">tenuta a svolgere (in forma non retribuita) il ruolo di cura e i compiti affettivi. In questo assetto concettuale, il sacrificio e l’abnegazione al ruolo familiare e materno da parte delle donne viene considerato necessario al buon funzionamento della famiglia e dell’intera società.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È proprio la complementarità tra i sessi a caratterizzare la </hi><hi rend="italic">coppia coniugale intima</hi><hi rend="CharOverride-1"> che si fonda su una visione dicotomica dell’essere umano segnato da una differenza insieme irriducibile e totalizzante: quella di sesso. La complementarità è la caratteristica che rende possibile l’unità, cioè la fusionalità del rapporto coniugale: la coppia viene concepita infatti come ‘unità fusionale’</hi><hi rend="CharOverride-1"> in cui ciascuno/a si dona (e si perde) nell’altro/a in nome dell’unità della coppia e della famiglia (Saraceno 2016, 53-6). La ricerca della ‘propria metà’, di ciò che ci rende interi, è un processo necessario per superare l’incompletezza a e la parzialità che sembra essere giustificata e iscritta nel dato biologico della differenza sessuale. Lea Melandri (2011) definisce la complementarità come «l’aspetto più accattivante» dei ruoli sessuali che riproduce le dinamiche di potere e di dominio maschili in quanto si regge su una serie di dicotomie – strutturate in modo gerarchico – che da sempre definiscono i rispettivi campi d’azione destinati agli uomini e alle donne rendendoli </hi><hi rend="CharOverride-1">non interscambiabili: il corpo biologico e il pensiero, la sopravvivenza economica e quella affettiva, la necessità e la libertà (Melandri 2011, 25). In questa concezione dicotomica ed essenzialista, va da sé che i due partner possono essere complementari, quindi diventare un’unità, solo a patto che siano di sesso diverso: l’eteronormatività rimane a fondamento della coppia e della famiglia (Abbatecola e Stagi 2015).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">A partire dalla metà degli anni Sessanta del XX secolo questa visione della complementarità, insieme fusionale e asimmetrica, inizia ad incrinarsi per un crescente processo di individualizzazione </hi><hi rend="CharOverride-1">unito ad un movimento di emancipazione delle donne che rappresentano, insieme, due dei pilastri su cui si fonda la </hi><hi rend="italic">famiglia contemporanea </hi><hi rend="CharOverride-1">o </hi><hi rend="italic">postmoderna</hi><hi rend="CharOverride-1">. Il ‘processo di individualizzazione’, che prende avvio nell’età moderna e si intensifica nell’età contemporanea, pone al centro della vita sociale l’individuo e non più il gruppo sociale: il soggetto tende progressivamente ad affrancarsi da quei vincoli del legame sociale tradizionale che in passato ne limitavano l’autonomia e la capacità di autodeterminazione. Si ha dunque una crescente affermazione di valori quali l’autonomia individuale, la libertà di scelta, l’autorealizzazione, le aspettative di felicità personale. </hi><hi rend="CharOverride-1">Paradossalmente è proprio questa logica affettiva che penetra dentro le relazioni di coppia rendendole instabili e precarie. L’espressione «amore liquido», così come viene definito da Zygmunt Bauman (2011), sta ad indicare questa tensione continua tra il desiderio di vivere emozioni da un lato e la paura di legarsi affettivamente a qualcuno</hi><hi rend="CharOverride-1">/a, tra la sicurezza emotiva di un rapporto profondo e la salvaguardia della libertà individuale. Uomini e donne sono dunque ansiosi di instaurare relazioni, ma al contempo timorosi di restare impigliati in relazioni stabili, per non dire definitive.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Sono state per prime le donne a percepire i limiti e i disagi provocati da un modello di coppia fusionale che si reggeva su un’asimmetria dei rapporti di potere tra marito e moglie e mentre consentiva agli uomini ampi spazi di identificazione e di investimento personale fuori dalla coppia e </hi><hi rend="CharOverride-1">dai legami familiari, sotto il codice dell’intimità e dell’amore imponeva alle donne-mogli-casalinghe-madri una dedizione totale verso la cura della famiglia. Quel «disagio senza nome» di cui parla Betty Friedan ne </hi><hi rend="italic">La mistica della femminilità </hi><hi rend="CharOverride-1">(1964) come malessere sperimentato da innumerevoli donne americane istruite </hi><hi rend="CharOverride-1">e benestanti che rinunciano ai loro sogni di realizzazione personale e professionale per dedicarsi esclusivamente alla maternità e alla vita casalinga, non riguarda solo le donne americane di ceto sociale alto ma coinvolge donne di varie estrazioni sociali, anche in Europa. È anche da questa crescente consapevolezza che prendono avvio i movimenti femministi degli anni Settanta del Novecento che denunciano e pongono a tema le asimmetrie nei rapporti di genere in famiglia e la zavorra di quella «doppia presenza» femminile (Balbo 1978) che impone alle donne di occuparsi in maniera totalizzante dei lavori domestici e di cura anche quando fanno il loro ingresso nel mondo del lavoro. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nella società contemporanea i rapporti di genere tendono progressivamente a diventare più simmetrici e paritari, ad acquisire un carattere volontario e negoziale e i rapporti di coppia si strutturano in quella la sociologa francese Irène Théry (1999</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit. in Saraceno 2016, 59) definisce «coppia conversazione» che si fonda non più nella fusione ma nel dialogo e nel confronto tra due persone che mantengono la propria parzialità e individualità avendo rispetto reciproco per l’autonomia altrui.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nella famiglia contemporanea si assiste quindi ad un processo di democratizzazione interna alla famiglia, ossia il venire meno di rapporti di autorità e dipendenza tra uomini e donne ma anche tra genitori e figli/e.</hi></p></div><div><head><hi>3. La pluralizzazione dei modelli familiari</hi><hi> </hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La società contemporanea si caratterizza per la crescente differenziazione e moltiplicazione delle strutture sociali, ma anche delle sfere e degli stili di vita individuali. In ambito familiare questa trasformazione si manifesta nel passaggio da un unico modello di famiglia (quello fondato sul matrimonio) ad una pluralità di forme familiari alcune delle quali derivano da una rottura coniugale (famiglie con un solo genitore, famiglie ricomposte, persone che vivono da sole dopo una separazione o un divorzio). È utile fare una carrellata delle principali tipologie di famiglie (senza pretenda di esaustività) perché sarà utile per analizzare se e come vengono rappresentate nell’editoria per l’infanzia di oggi (</hi><hi rend="italic">infra</hi><hi rend="CharOverride-1">, par. 5).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Si definiscono </hi><hi rend="italic">famiglie monoparentali </hi><hi rend="CharOverride-1">quei nuclei familiari in cui un genitore si assume la responsabilità principale di crescere i figli, senza la presenza di un partner. Le famiglie monoparentali sono molto eterogenee in quanto possono essere il risultato di </hi><hi rend="CharOverride-1">molteplici cause: una separazione, un divorzio, la morte di un coniuge, la nascita di un figlio fuori del matrimonio, l’adozione di un bambino/una bambina da parte di un single/una single (nei paesi dove questo è possibile) o, infine, una scelta consapevole di genitorialità</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08963_xml_12_83-100.html#footnote-001">1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Le </hi><hi rend="italic">famiglie ricomposte </hi><hi rend="CharOverride-1">sono nuclei familiari – spesso frutto di separazioni o divorzi precedenti – in cui uno o entrambi i genitori decidono di formare una nuova famiglia con un nuovo partner. Con l’aggettivo «</hi><hi rend="CharOverride-1">ricomposta» si fa riferimento al fatto che nuovi membri entrano nella famiglia, pur non sostituendosi ai precedenti, semmai si uniscono creando un sistema più complesso di relazioni. In queste famiglie, infatti, sono talvolta presenti figli provenienti da relazioni precedenti a cui possono aggiungersi figli che nascono dalla relazione attuale. Le dimensioni della famiglia si allargano così come la complessità delle relazioni, andando al di là della famiglia nucleare e della parentela fondata su vincoli di sangue: si tratta di una famiglia estesa, basata non più su vincoli di sangue ma su legami acquisiti, in cui la coppia genitoriale non coincide più con quella coniugale (Zanatta 2008; Mazzoni 2002). Si parla in questo caso di </hi><hi rend="italic">famiglia pluricomposta </hi><hi rend="CharOverride-1">o</hi><hi rend="italic"> famiglia plurinucleare</hi><hi rend="CharOverride-1">, con figli che fanno da ponte tra un nucleo familiare e l’altro.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Tra le diverse declinazioni e forme legate al concetto di famiglia ci sono poi le </hi><hi rend="italic">famiglie di fatto</hi><hi rend="CharOverride-1"> (o </hi><hi rend="italic">more uxorio</hi><hi rend="CharOverride-1">) che Marzio Barbagli </hi><hi rend="CharOverride-1">(1990) definisce come «la situazione di due persone (di solito, ma non necessariamente, di sesso diverso) che vivono insieme sotto lo stesso tetto come sposi, senza essere uniti da matrimonio». Queste famiglie tendono a configurarsi talvolta come ‘unioni sperimentali’ che in certi casi fanno da preludio al matrimonio ma stanno diventando sempre più spesso anche un’alternativa al matrimonio, e non una sua premessa. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">All’interno delle nuove famiglie si collocano </hi><hi rend="CharOverride-1">anche le cosiddette </hi><hi rend="italic">famiglie omogenitoriali</hi><hi rend="CharOverride-1"> ovvero nuclei parentali costituiti da genitori omosessuali. L’omogenitorialità è il legame, di diritto o di fatto, tra uno o più bambini, sia figli biologici sia adottati, e una coppia omosessuale: si parla di nuclei «di prima costituzione» quando due partner omosessuali decidono di mettere al mondo un figlio o di adottarne uno e di famiglie «di seconda costituzione», invece, </hi><hi rend="CharOverride-1">quando i figli provengono da precedenti relazioni eterosessuali di uno o entrambi i partner. Anche se la letteratura scientifica dà ampia dimostrazione del fatto che queste famiglie sono assolutamente in grado di esercitare un’adeguata funzione genitoriale e che l’orientamento sessuale dei genitori (o di un genitore) non influisce sul benessere psicologico e relazionale dei figli (Carone 2021; Gigli 2011), esse risultano essere ancora la categoria più stigmatizzata, delegittimata e patologizzata dal giudizio della società (Barbagli e Colombo 2001). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nella costellazione delle nuove famiglie rientrano poi le cosiddette </hi><hi rend="italic">famiglie miste </hi><hi rend="CharOverride-1">(in cui i coniugi o partner sono di diversa cittadinanza, oppure anche della stessa cittadinanza – uno per nascita e l’altro/a per acquisizione – ma diversi per lingua, religione, etnia), le </hi><hi rend="italic">famiglie affidatarie</hi><hi rend="CharOverride-1">, quelle </hi><hi rend="italic">senza figli </hi><hi rend="CharOverride-1">e infine le</hi><hi rend="italic"> famiglie unipersonali</hi><hi rend="CharOverride-1"> o </hi><hi rend="italic">mononucleari </hi><hi rend="CharOverride-1">(composte, cioè, da una sola persona). </hi></p></div><div><head><hi>4. Una ricerca sulle rappresentazioni della famiglia negli albi illustrati del Duemila</hi></head><div><head><hi>4.1 Oggetto di studio, campione, metodologia</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Sulla base del quadro dei cambiamenti della famiglia sopra delineati è maturata l’idea di analizzare in che modo tali mutamenti vengano narrati nell’editoria rivolta ad un pubblico infantile. Sappiamo bene che la letteratura per l’infanzia è un patrimonio inesauribile per la costruzione identitaria e per l’iniziazione sociale di ciascuno/a, nonché per la formazione dell’immaginario sociale e individuale (Cambi 1996). Pare dunque interessante indagare quali rappresentazioni delle famiglie e dei ruoli di genere in famiglia vengono proposti alle nuove generazioni di bambine e bambini. In particolare, è stata focalizzata l’attenzione sull’albo illustrato – </hi><hi rend="italic">picturebook</hi><hi rend="CharOverride-1">, usando l’espressione inglese – che si contraddistingue per il fatto che il significato della storia è creato e trasmesso attraverso l’interazione sinergica delle parole con le immagini (Terrusi 2012). L’albo illustrato è un segmento della letteratura per l’infanzia – nominato da alcuni «</hi><hi rend="CharOverride-1">narrativa illustrata» o «letteratura a colori» (Blezza Picherle e Ganzerla 2012) – che suscita un interesse crescente di studi e analisi critiche (Campagnaro e Dallari 2013) ed è un settore in grande espansione</hi><hi rend="CharOverride-1"> nel mercato editoriale, che va allargandosi anche a fasce d’età sempre più ampie (non più solo l’età prescolare ma anche quella adolescenziale e persino l’età adulta). I libri illustrati, unendo saldamente testo e immagine, profilano una doppia narrazione sostenuta dalla connessione tra la scrittura e l’illustrazione, che ci conduce a chiare rappresentazioni e interpretazioni della realtà sociale molto utile da indagare nell’ambito della ricerca educativa.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il campione preso in considerazione comprende albi illustrati sul tema della famiglia pubblicati in Italia dal Duemila ad oggi. Sono stati inclusi albi pubblicati all’estero a patto che siano stati tradotti e editi anche in Italia. Si è scelto di focalizzare lo sguardo su libri contemporanei, generalmente in commercio o comunque facilmente reperibili in biblioteca, in modo da facilitare il reperimento a chi volesse attivare percorsi di educazione alla cultura di genere in ambito scolastico-educativo (maestre e maestri, educatori e educatrici) ma anche a genitori interessati a leggere libri a tema </hi><hi rend="CharOverride-1">con i propri figli/le proprie figlie. Per quanto riguarda la fascia d’età cui sono rivolti gli albi illustrati selezionati è necessario premettere che è sempre rischioso e riduttivo definire in maniera rigida il collegamento tra queste opere e particolari target d’età (tant’è che molti editori ormai indicano come fascia quella va da 0 a 99 anni, ammiccando al fatto che certi albi illustrati sono godibili anche in età adulta); tuttavia si può indicativamente affermare che i libri in oggetto sono pensati per un pubblico di bambine e bambini tra i 3 e gli 8 anni.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È stata realizzata una ricerca empirica di tipo qualitativo, orientata alla conoscenza, finalizzata alla comprensione ermeneutica del tema trattato, piuttosto che alla quantificazione alla generalizzazione dei risultati. È stato analizzato un corpus di trenta albi illustrati editi dal 2008 al 2020 (si veda la bibliografia a chiusura del saggio). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dall’analisi qualitativa delle storie sono state categorizzate le seguenti tipologie di famiglie:</hi></p><list type="unordered">
				<item><hi rend="italic">Le famiglie ‘tradizionali’ in cui sono rivisitati i ruoli di genere </hi></item>
				<item><hi rend="italic">Le famiglie plurali contemporanee</hi></item>
				<item><hi rend="italic">Le famiglie omogenitoriali</hi></item>
				<item><hi rend="italic">Le famiglie ricomposte</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic">e quelle con genitori separati</hi></item>
			</list></div><div><head><hi>4.2 Le famiglie ‘tradizionali’ in cui sono rivisitati i ruoli di genere </hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Una prima categoria rappresentata è quella della famiglia tradizionale, al cui interno viene però messa in scena la metamorfosi dei ruoli di genere materno/paterno che diventano sempre più interscambiali (anziché complementari).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="italic">La famiglia C </hi><hi rend="CharOverride-1">(Bruno e Cabassa 2010) è uno degli albi più potenti che rientrano in questa categoria. L’incipit della storia, nella sua disarmante semplicità, produce un effetto dirompente: «Ogni mattina mio padre prepara la colazione. Mentre mia madre legge il giornale». Un’immagine, questa, assolutamente insolita che sovverte uno dei cliché più abusati nella rappresentazione dei ruoli di genere in famiglia: la mamma che cucina mentre il papà legge il giornale. La narrazione prosegue con un tono secco e un testo conciso, illustrando una giornata tipo della famiglia C: mamma e papà vanno al lavoro (la mamma fa l’infermiera, il papà fa il sarto), il figlio va a scuola, la sera si ritrovano per cenare insieme e poi ripartono a gran velocità (con la mamma al volante della macchina) per </hi><hi rend="CharOverride-1">andare al circo, a vedere il loro spettacolo preferito. Le illustrazioni di Mariona Cabassa interagiscono con il testo creando delle dissonanze inattese e divertenti che richiamano le arti circensi: il papà prepara la colazione capovolto a testa in giù e vestito da acrobata, la mamma lavora in ospedale abbigliata da clown, il bambino affronta la sua giornata di scuola come un intrepido domatore di leoni e tutte e tre i membri della famiglia escono di casa al mattino volando nelle loro tute attillate rosse, come supereroi e supereroine. Una giornata di una famiglia come tante richiede in realtà superpoteri per essere affrontata. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Anche </hi><hi rend="italic">Il trattore della nonna </hi><hi rend="CharOverride-1">(Roveda e Domeniconi 2014) </hi><hi rend="CharOverride-1">parla di una giornata qualunque di una famiglia costituita da due persone anziane: la nonna e il nonno fanno colazione insieme, poi la nonna indossa gli stivali alti, prende il trattore e va a lavorare nei campi, mentre il nonno, rimasto a casa, fa il bucato, si diletta un po’ al computer e poi prepara una squisita crostata di ciliegie per fare merenda insieme alla nonna quando rientra dai campi. Niente di più ‘normale’ e armonioso, ma assolutamente controcorrente: un’inversione dei ruoli di genere tradizionali che coinvolge perdipiù una coppia di anziani</hi><hi rend="CharOverride-1">, che costituiscono perfettamente una famiglia.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In </hi><hi rend="italic">Arriva la mamma! </hi><hi rend="CharOverride-1">(Banks e Bogacki 2016) viene ritratta una famiglia – costituita da una mamma, un papà e tre bambini – alle prese, anche in questo caso, con un momento di vita ordinaria: sono le sei del pomeriggio, il papà è a casa con i tre figli ed è intento a preparare la cena mentre la mamma deve rientrare a casa dal lavoro. Nelle doppie pagine vengono ritratte in parallelo scene d’interni – dove il papà prepara da mangiare, accudisce i figli, dà il biberon al più piccolo – e scene in ambiente esterno che seguono il percorso che la mamma compie per rientrare a casa dal lavoro (attraversa la strada, prende la metropolitana, apre l’ombrello per ripararsi da una pioggia forte). La forza di questo albo sta nell’estrema naturalezza con cui vengono ritratti una mamma che lavora e che rientra a casa solo all’ora di cena e un papà che con grande disinvoltura si prende cura di tre bambini</hi><hi rend="CharOverride-1">: una rappresentazione davvero esemplare della tanto decantata interscambiabilità dei ruoli materno e paterno, che nella realtà viene agita ancora molto raramente.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="italic">Il viaggio della mamma </hi><hi rend="CharOverride-1">(Ruiz Johnson 2016) si concentra invece su un fatto straordinario di una famiglia ordinaria: la mamma deve partire per un viaggio di lavoro che la porterà lontana da casa per diversi giorni. L’incipit della storia non lascia dubbi sul retrogusto amaro che porta con sé questo evento e che aleggia in tutte le pagine del libro: «La mamma parte per un viaggio. In valigia mette le calze, i libri e il vestito a righe. Non può portare anche noi. Io e papà resteremo a casa». Il papà e il figlio faranno del loro meglio per cavarsela da soli, anche se quando la mamma è lontana «la casa è silenziosa e non profuma di fiori». Il fatto che una mamma debba assentarsi da casa per lavoro crea dunque disagio e sofferenza alla famiglia. Viene da domandarsi: la storia sarebbe stata raccontata in modo analogo </hi><hi rend="CharOverride-1">se fosse stato il papà a partire qualche giorno per lavoro?</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Se quelli appena citati sono casi pacifici e consensuali di spartizione dei ruoli tra moglie e marito, diversa è la situazione descritta ne </hi><hi rend="italic">Il maialibro </hi><hi rend="CharOverride-1">(Browne 2013). Questo racconto di Anthony Browne – autore e illustratore inglese, tra i più grandi nomi della letteratura per l’infanzia – parla di un cambiamento radicale che avviene tra le mura </hi><hi rend="CharOverride-1">domestiche della famiglia Maialozzi: la signora Maialozzi, stufa di pulire e riordinare la casa mentre il marito e i due figli (maschi) le impartiscono ordini – stando comodamente seduti a tavola o spaparanzati in poltrona – decide di andarsene per un po’, giusto il tempo necessario affinché i tre uomini di casa imparino a destreggiarsi in autonomia nei lavori domestici. Il piano funziona: dopo una fase iniziale in cui il papà </hi><hi rend="CharOverride-1">e i bambini, incapaci di badare a se stessi, si abbrutiscono e riducono la casa in un porcile, sul finale della storia assistiamo ad una sorta di redenzione da questa situazione di degrado e i tre protagonisti maschili imparano progressivamente a prendersi cura di se stessi e della casa. La mamma farà il suo rientro nelle mura domestiche solo quando i ruoli familiari si saranno riequilibrati.</hi></p></div><div><head><hi>4.3 Le </hi><hi>famiglie plurali contemporanee</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Una seconda categoria di albi illustrati ha lo scopo di dare rappresentazione della varietà delle nuove tipologie di famiglia, come a rimarcare il messaggio per cui non esiste un modello unico di famiglia ma che tutti sono legittimi e di pari valore. In certi casi le nuove famiglie sono narrate con un linguaggio – visivo e verbale – adatto ai più piccoli e hanno per protagonisti animali. È il caso dell’albo </hi><hi rend="italic">In famiglia </hi><hi rend="CharOverride-1">(Natalini 2011) dove attraverso conigli, elefanti, cavallucci marini, orsi, canguri e altri animali vengono messe in scena un’ampia varietà di famiglie, tutte accomunate dall’affetto e dal rispetto per le scelte di vita. Il testo </hi><hi rend="CharOverride-1">recita: </hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">In famiglia… si può essere in tanti, in pochi o anche solo in due, ci sono quelli teneroni o quelli sempre pronti a difendersi, si può essere bianchi o neri, a macchie e tigrati, oppure coloratissimi… può capitare di stare vicini vicini o molto lontani, si è sempre pronti a collaborare ma è bello anche oziare, c’è chi cambia nido ogni stagione o chi abita nella stessa casa per tutta la vita, si può essere adottati oppure avere due mamme o due papà, si può stare sottosopra o sopra e sotto, si è accettati per quel che si è ma anche per quel che si vuole, non ci si vergogna di piangere ma si è anche sempre pronti a far festa, qualche volta si bisticcia o si litiga, ma il più delle volte ci si abbraccia.</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Sulla stessa linea e sempre con protagonisti animali si collocano anche </hi><hi rend="italic">Piccolo uovo </hi><hi rend="CharOverride-1">(Pardi e Altan 2011), </hi><hi rend="italic">Per fare una famiglia </hi><hi rend="CharOverride-1">(Pennacchio e Rosazza 2020) e </hi><hi rend="italic">Il libro delle famiglie speciali </hi><hi rend="CharOverride-1">(Vanderheiden 2013). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un’altra serie di albi propone invece narrazioni più complesse, con protagonisti umani, che spiegano – in certi casi in maniera didascalica – il pluralismo delle famiglie contemporanee. L’albo </hi><hi rend="italic">In famiglia!</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Maxeiner e Kuhl 2018) rappresenta in maniera esemplare la complessità e la varietà dei legami familiari e delle diverse forme di organizzazione delle famiglie: da quelle monoparentali con figli e figlie di genitori separati che vivono col padre o con la madre, a quelle numerose o con un solo figlio, dalle ‘</hi><hi rend="CharOverride-1">famiglie patchwork’ dove convivono, insieme alla nuova coppia, figli e figlie di precedenti unioni, alle famiglie arcobaleno formate da coppie gay o lesbiche con figli; ci sono poi le famiglie miste (i nuclei famigliari i cui membri appartengono almeno a due nazionalità diverse) e quelle con bambini e bambine adottate. Nell’albo </hi><hi rend="italic">In famiglia!</hi><hi rend="CharOverride-1"> però non ci si limita a parlare soltanto delle diverse composizioni familiari ma si toccano anche altri aspetti che differenziano le famiglie come, per esempio, il modo di comunicare tra genitori e figli (con un registro che va dal formale all’affettuoso) oppure il fatto di essere rumorose o silenziose, amanti del riposo o iperattive ecc. Il testo e le illustrazioni a fumetti riescono insieme a trasmettere in modo molto naturale che ogni famiglia è unica nel suo genere e che, nonostante ne esistano di diversi tipi, sono tutte valide. </hi><hi rend="CharOverride-1">Questo messaggio è estremamente utile e va a compensare quel vuoto nell’immaginario che viene presentato – tra gli altri – dai testi scolastici che invece tendono a trasmettere a bambini e bambine un’idea monolitica di famiglia costituita da un papà, una mamma e uno o più figli, spacciandola per ‘normale’ e unica (Biemmi 2010). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nella stessa area tematica si muovono gli albi </hi><hi rend="italic">Il Grande Grosso Libro delle Famiglie </hi><hi rend="CharOverride-1">(Hoffman e Asquith 2012), </hi><hi rend="italic">Quante famiglie! </hi><hi rend="CharOverride-1">(Floridi e Gatacre </hi><hi rend="CharOverride-1">2010), </hi><hi rend="italic">Tante famiglie tutte speciali </hi><hi rend="CharOverride-1">(Fuller 2011), </hi><hi rend="italic">Tante famiglie. Come sono, quante sono </hi><hi rend="CharOverride-1">(Harris e Wescott 2013), </hi><hi rend="italic">La mia famiglia </hi><hi rend="CharOverride-1">(Braghin e Nikolova 2015), </hi><hi rend="italic">Carte di famiglia</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">(Suozzo 2018) e </hi><hi rend="italic">Una famiglia è una famiglia… sempre! </hi><hi rend="CharOverride-1">(O’Leary e Leng 2017).</hi></p></div><div><head><hi>4.4 Le famiglie omogenitoriali</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nella maggior parte delle storie appena menzionate </hi><hi rend="CharOverride-1">la famiglia omogenitoriale compare all’interno di un ventaglio più ampio di modelli familiari, mentre in altri casi diventa la protagonista assoluta. Ci sono diversi albi illustrati che parlano di famiglie omogenitoriali con due papà:</hi><hi rend="italic"> I due papà di Fiammetta</hi><hi rend="CharOverride-3"> (</hi><hi rend="CharOverride-1">Chazerand e Souppart 2019), </hi><hi rend="italic">La bambina con due papà</hi><hi rend="CharOverride-3"> (</hi><hi rend="CharOverride-1">Elliott 2019), </hi><hi rend="italic">Perché hai due papà? </hi><hi rend="CharOverride-1">(Pardi 2014), </hi><hi rend="italic">Stella, babbo e papà</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Schiffer e Clifton-Brown 2016), </hi><hi rend="italic">E con Tango siamo in tre</hi><hi rend="CharOverride-3"> (</hi><hi rend="CharOverride-1">Richardson e Parnell 2010). La storia di Fiammetta, protagonista di </hi><hi rend="italic">I due papà di Fiammetta</hi><hi rend="CharOverride-1">, è una storia dolorosa: ambientata a scuola, racconta di atti di derisione e di vero e proprio bullismo che vengono messi in atto dai compagni della bambina protagonista quando scoprono che ha due papà.</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">A scuola non ho nemmeno un amico. Qualche tempo fa, Cecilia mi ha avvicinato e mi ha detto – La mia mamma mi ha rivelato il suo segreto e io lo dirò a tutti! Ehi, gente! Indovinate? Fiammetta ha due papà! Si tengono per mano e si danno i bacini! Alcuni hanno commentato con un “Bleah” e altri con “Che schifo!”. Altri ancora mi si sono avvicinati, come formiche attratte dal cioccolato. – Non hai la mamma? È pazzesco! – […] Il mio papà mi ha detto che se un uomo ama un altro uomo vuol dire che è malato! Tutti ridevano come matti. – Aiuto! Attenzione alla “</hi><hi rend="CharOverride-1">fiammettite”! È supercontagiosa! Come un virus! </hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Fiammetta troverà per fortuna un’alleata, Cecilia, una compagna di scuola alla quale farà conoscere i suoi due papà e grazie alla quale troverà consolazione e si sentirà meno sola. Questo albo illustrato è solo in parte consolatorio e rassicurante: racconta senza ipocrisia che viviamo ancora in una società omofoba, che non accoglie le diversità e che tende ad escludere chi vive in contesti familiari differenti. Un albo come questo è senz’altro utile per quei bambini e quelle bambine che devono affrontare le medesime difficoltà di Fiammetta ma anche – e soprattutto – per quei lettori e quelle lettrici che vivono in famiglie tradizionali ma che possono ‘assaggiare’ quanto sia frustrante e doloroso essere discriminati/e per la propria provenienza familiare, mettendosi nei panni dell’altro/dell’altra. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Altri albi non mettono in scena dolori e difficoltà ma propongono ritratti sereni di famiglie omogenitoriali. Si nota però uno squilibrio nelle rappresentazioni a favore di una maggiore visibilità delle famiglie con due papà; i ritratti di famiglie con due mamme sono più limitati. Ne sono </hi><hi rend="CharOverride-1">stati individuati soltanto tre: </hi><hi rend="italic">Più ricche di un re </hi><hi rend="CharOverride-1">(Barbero 2011), </hi><hi rend="italic">Perché hai due mamme? </hi><hi rend="CharOverride-1">(Pardi, Torelli e Sanmartino 2012), </hi><hi rend="italic">Ho 2 mamme </hi><hi rend="CharOverride-1">(Kramer e Panzini 2014a). </hi><hi rend="italic">Più ricche di un re </hi><hi rend="CharOverride-1">è un cartonato adatto anche alla fascia d’età dei più piccoli – bambine e bambini della scuola d’infanzia – e racconta con il tono lieve di una filastrocca la famiglia di Emma e delle sue due mamme:</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Emma è una bimba molto speciale, le piace ridere, correre, sognare. Le sue due mamme l’amano tanto e tutte e tre stanno un incanto. Giocano, cantano e sono felici. «Mamma, Mimì, ma che dico agli amici?». «Dì che hai due mamme, e che insieme noi tre, siam più felici e ricche di un re!». Emma saltella e conta tre sulle dita, soffia all’insù: che bel dono è la vita!</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Senza ipocrisia e senza drammi, viene raccontata con semplicità la storia di una famiglia che fa parte della realtà sociale contemporanea e al tempo stesso viene proposto un inno alla vita, alla gioia, all’infanzia e all’amore tra genitori e figli/figlie.</hi></p></div><div><head><hi>4.5 Le famiglie ricomposte e quelle con genitori separati</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un altro focus riguarda le famiglie ricomposte che vengono a crearsi progressivamente dopo la separazione e il divorzio, quando più nuclei familiari vengono costituiti dai genitori separati. La bambina protagonista del libro </hi><hi rend="italic">I papà bis</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Jacquet, Dupuy e Berbérian 2013) racconta del suo papà </hi><hi rend="CharOverride-1">– che non è il padre biologico della bambina ma il nuovo compagno della mamma – come se sentisse la necessità di descriverlo agli altri (per lei è semplicemente il suo papà). Ecco l’avvio della storia: «In ogni città si possono trovare delle mamme, dei papà, delle mamme bis e dei papà bis. Oggi vi parlerò di un papà bis». Il papà-bis in questione ha caratteristiche molto ordinarie: fa lunghe liste della spesa, gioca, fa le coccole, balla in modo buffo, accompagna i bambini a scuola, esattamente come gli altri papà.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Anche l’albo </hi><hi rend="italic">Dov’è il mio papà?</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Shin e Yoon 2008) racconta di un papà-bis e lo fa in maniera molto potente mettendo in scena protagonisti animali: un piccolo pinguino, una mamma pinguino e il nuovo marito della mamma, che è un orso polare. La scena iniziale del matrimonio tra la mamma-pinguino e l’orso polare crea subito uno spiazzamento visivo perché l’orso polare spicca nella sua diversità sia per il colore bianco che per la grossa corporatura rispetto a tutti gli altri pinguini (tutti uguali, dipinti blu e bianchi). L’albo racconta del lungo viaggio del piccolo pinguino che non accetta questo nuovo papà così differente da lui e va alla spasmodica ricerca del suo padre biologico. Alla fine del lungo viaggio scopre</hi><hi rend="CharOverride-1"> però che ciò che conta veramente è che il suo nuovo papà «è buono e gentile» e questo lo rende un papà perfetto: «Papà orso e Piccolo pinguino non si somigliano ma questo non li impedisce di volersi molto bene».</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ci sono poi racconti di genitori separati in cui i figli/le figlie vivono alternativamente in due case diverse, quella della mamma e quella del papà. </hi><hi rend="italic">Le mie due case: dalla mamma e dal papà </hi><hi rend="CharOverride-1">(Walsh 2014) è un albo cartonato adatto anche ai più piccoli che racconta una vicenda familiare comune a molti bambini e bambine: la mamma e il papà della giovane protagonista non abitano più insieme così la bambina vive a volte con la mamma e a volte con il papà. Il tema della separazione dei genitori viene trattato con un linguaggio semplice, caldo e familiare, anche grazie a soluzioni cartotecniche efficaci (come le grandi finestrelle che introducono l’elemento ludico nel flusso narrativo) che consentono di affrontare un </hi><hi rend="CharOverride-1">tema delicato e doloroso come il divorzio in modo naturale e non traumatico per chi legge. Il messaggio rassicurante che viene trasmesso è che se anche mamma e papà vivono in due case diverse, in ognuna delle due case c’è tantissimo amore. È il medesimo messaggio che viene comunicato nell’albo </hi><hi rend="italic">Mi chiamo Nina e vivo in due case </hi><hi rend="CharOverride-1">(De Smet e Talsma 2019). La bambina protagonista vive in maniera inizialmente dolorosa e disorientante la separazione dei genitori ma, con il passare del tempo si creano nuovi equilibri positivi tra la mamma e il papà e nel finale della storia c’è un lieto fine: </hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Mamma e papà non si amano più. Ma fortunatamente amano ancora me tantissimo! “Ti voglio bene…” mi dice la mamma con un sorriso. “Te ne vorremo sempre…” aggiunge il papà mandandomi tanti baci. Mi chiamo Nina. Vivo in due case. È un po’ strano. Ma dopotutto non è poi così male.</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">A</hi><hi rend="CharOverride-1">ltri due albi – </hi><hi rend="italic">Due nidi </hi><hi rend="CharOverride-1">(Anholt e Coplestone 2013),</hi><hi rend="italic"> Lilli tra due nidi </hi><hi rend="CharOverride-1">(Lund Sørensen 2018) – affrontano in maniera delicata e efficace il tema della separazione utilizzando come protagonisti animali, per rendere il messaggio ancora più morbido e adatto alla fascia delle lettrici e dei lettori più piccoli.</hi></p></div></div><div><head><hi>5. Riflessioni conclusive</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dall’indagine svolta emerge una grande prontezza della narrativa per l’infanzia nel dare rappresentazione e risonanza ai cambiamenti in atto offrendo un’ampia visuale dei diversi tipi di famiglia, ponendoli tutti su un piano di pari dignità e valore. La famiglia viene raccontata come un luogo d’amore e di </hi><hi rend="CharOverride-1">crescita individuale che può assumere varie vesti, tutte legittime, proprio perché non esiste un modello unico e idealizzato di famiglia a cui aspirare. Gli albi illustrati svolgono in questo senso un’operazione educativa e culturale di grande importanza affinché ogni bambino o bambina maturi l’idea che la propria famiglia – qualunque essa sia – va bene così com’è perché non esistono famiglie ‘migliori’ o ‘peggiori’ delle altre. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Scendendo maggiormente nei risultati dell’indagine un primo dato che emerge è che negli albi analizzati </hi><hi rend="CharOverride-1">prevale di gran lunga la rappresentazione dei nuovi modelli familiari plurali, con particolare riferimento alle famiglie omogenitoriali e ricomposte, mentre raramente si narra della trasformazione dei ruoli di genere all’interno di un contesto di famiglia tradizionale. Sono cioè assai più frequenti storie che narrano di famiglie due papà o due mamme e di nuovi nuclei famigliari plurinucleari che quelle che raccontano dinamiche rinnovate di relazione tra i coniugi nell’ambito di famiglie ‘tradizionali’. Pare cioè – per paradosso –più difficile scalfire l’idea della complementarità e non simmetria dei ruoli paterno e materno all’interno della famiglia di stampo tradizionale che proporre modelli del tutto inediti di famiglia. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un altro risultato da </hi><hi rend="CharOverride-1">constatare è che non sono emersi albi dedicati alle famiglie miste, in cui i genitori provengono da nazionalità diverse, e molto rare sono anche le rappresentazioni di famiglie provenienti da altre etnie e magari con colori della pelle differenti</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08963_xml_12_83-100.html#footnote-000">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Infine, un dato da sottolineare è che la stragrande maggioranza dei testi analizzati sono traduzioni italiane di libri prodotto in altri paesi (soltanto otto sono prodotti in Italia da autori/autrici, illustratori/illustratrici italiani/e). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Con uno sguardo d’insieme si può comunque affermare che gli albi illustrati dell’ultimo ventennio – dall’inizio del Duemila ad oggi – nell’editoria per l’infanzia italiana è avvenuta una piccola, grande rivoluzione culturale che pare particolarmente importante a livello educativo perché predispone le nuove generazioni al cambiamento, e all’ampliamento del concetto di famiglia e ad una cultura delle differenze. </hi></p></div><div><head><hi>Campione di albi illustrati analizzati</hi></head><p rend="text_list_number" ><hi rend="CharOverride-1" >Anholt, Laurence, e Jim Coplestone. </hi><hi rend="CharOverride-1">2013. </hi><hi rend="italic">Due nidi</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Lo Stampatello.</hi></p><p rend="text_list_number" ><hi rend="CharOverride-1" >Banks, Kate, e Tomek Bogacki. </hi><hi rend="CharOverride-1">2016. </hi><hi rend="italic">Arriva la mamma!</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Torino: Giralangolo.</hi></p><p rend="text_list_number" ><hi rend="CharOverride-1">Barbero, Cinzia. 2011. </hi><hi rend="italic">Più ricche di un re</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Lo Stampatello.</hi></p><p rend="text_list_number" ><hi rend="CharOverride-1">Browne, Anthony</hi><hi rend="CharOverride-1">. 2013. </hi><hi rend="italic">Il maialibro</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: Kalandraka Italia.</hi></p><p rend="text_list_number" ><hi rend="CharOverride-1">Bruno, Pep, e Mariona Cabassa. </hi><hi rend="CharOverride-1">2010. </hi><hi rend="italic">La famiglia C</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: Kalandraka Italia.</hi></p><p rend="text_list_number" ><hi rend="CharOverride-1">Chazerand, Emilie, e Gaelle Souppart. 2019. </hi><hi rend="italic">I due papà di Fiammetta</hi><hi rend="CharOverride-1">. Cornaredo (MI): La Margherita. </hi></p><p rend="text_list_number" ><hi rend="CharOverride-1" >Cooke, Trish, e Helen Oxenbury. </hi><hi rend="CharOverride-1">2019. </hi><hi rend="italic">Così tanto!</hi><hi rend="CharOverride-1">. Santarcangelo di Romagna: Pulce.</hi></p><p rend="text_list_number" ><hi rend="CharOverride-1">De Smet, Marian, e Nynke Mare Talsma. 2019.</hi><hi rend="italic"> Mi chiamo Nina e vivo in due case</hi><hi rend="CharOverride-1">. Cornaredo: Clavis.</hi></p><p rend="text_list_number" ><hi rend="CharOverride-1">Elliott, Mel. 2019. </hi><hi rend="italic">La bambina con due papà</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: DeAgostini.</hi></p><p rend="text_list_number" ><hi rend="CharOverride-1">Floridi, Pico, e Amelia Gatacre. 2010. </hi><hi rend="italic">Quante famiglie!</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Il Castoro.</hi></p><p rend="text_list_number" ><hi rend="CharOverride-1">Fuller, Rachel. 2011. </hi><hi rend="italic">Tante famiglie tutte speciali</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Gribaudo.</hi></p><p rend="text_list_number" ><hi rend="CharOverride-1" >Harris, Robie H., e Nadine B. Wescott. </hi><hi rend="CharOverride-1">2013</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="italic">Tante famiglie. Come sono, quante sono</hi><hi rend="CharOverride-1">. San Dorligo della Valle: Emme Edizioni.</hi></p><p rend="text_list_number" ><hi rend="CharOverride-1" >Hoffman, Mary, e Ros Asquith. </hi><hi rend="CharOverride-1">2012. </hi><hi rend="italic">Il Grande Grosso Libro delle Famiglie</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Lo Stampatello.</hi></p><p rend="text_list_number" ><hi rend="CharOverride-1" >Jacquet, Joseph, Dupuy Philippe e Charles Berbérian 2013. </hi><hi rend="italic">I papà bis</hi><hi rend="CharOverride-1">. Cornaredo: La Margherita. </hi></p><p rend="text_list_number" ><hi rend="CharOverride-1">Lund Sørensen, Jonna. 2018. </hi><hi rend="italic">Lilli tra due nidi</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Bologna: Picarona.</hi></p><p rend="text_list_number" ><hi rend="CharOverride-1"> Maxeiner, Alexandra e Anke Kuhl. 2018. </hi><hi rend="italic">In famiglia! Tutto sul figlio della nuova compagna del fratello della ex-moglie del padre … e altri parenti</hi><hi rend="CharOverride-1">. Cagli: Settenove. </hi></p><p rend="text_list_number" ><hi rend="CharOverride-1">Natalini</hi><hi rend="CharOverride-1">, Sandro. 2011. </hi><hi rend="italic">In famiglia</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: Fatatrac.</hi></p><p rend="text_list_number" ><hi rend="CharOverride-1">O’Leary, Sara, e Qin Leng. 2017. </hi><hi rend="italic">Una famiglia è una famiglia</hi><hi rend="italic">… sempre!</hi><hi rend="CharOverride-1">. Cornaredo (MI): La Margherita. </hi></p><p rend="text_list_number" ><hi rend="CharOverride-1">Pardi, Francesca, e Tullio Altan. 2011. </hi><hi rend="italic">Piccolo uovo</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: </hi><hi rend="CharOverride-1">Lo Stampatello.</hi></p><p rend="text_list_number" ><hi rend="CharOverride-1">Pardi, Francesca, Giulia Torelli e Annalisa Sanmartino. 2012. </hi><hi rend="italic">Perché hai due mamme?</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Lo Stampatello.</hi></p><p rend="text_list_number" ><hi rend="CharOverride-1">Pardi, Francesca, Giulia Torelli e Annalisa Sanmartino. 2014. </hi><hi rend="italic">Perché hai due papà?</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Lo Stampatello.</hi></p><p rend="text_list_number" ><hi rend="CharOverride-1">Pennacchio, Mario, e Richolly Rosazza. 2020. </hi><hi rend="italic">Per fare una famiglia</hi><hi rend="CharOverride-1">. Villa d’Agri: </hi><hi rend="CharOverride-1">Lavieri.</hi></p><p rend="text_list_number" ><hi rend="CharOverride-1" >Richardson, Justin, e Peter Parnell. </hi><hi rend="CharOverride-1">2010. </hi><hi rend="italic">E con tango siamo in tre</hi><hi rend="CharOverride-1">. Azzano San Paolo: Junior.</hi></p><p rend="text_list_number" ><hi rend="CharOverride-1">Roveda, Anselmo, e Paolo Domeniconi. 2014. </hi><hi rend="italic">Il trattore della nonna</hi><hi rend="CharOverride-1">. Torino: Giralangolo.</hi></p><p rend="text_list_number" ><hi rend="CharOverride-1">Ruiz Johnson, Mariana. 2016. </hi><hi rend="italic">Il viaggio della mamma</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: Kalandraka.</hi></p><p rend="text_list_number" ><hi rend="CharOverride-1" >Schiffer, Miriam B., e Holly Clifton-Brown. </hi><hi rend="CharOverride-1">2016</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="italic">Stella, babbo e papà</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: Gallucci.</hi></p><p rend="text_list_number" ><hi rend="CharOverride-1">Shin, Ji-Yum, e Mi-Suk Yoon. 2008. </hi><hi rend="italic">Dov’è il mio papà?</hi><hi rend="CharOverride-1">. Trieste: Editoriale Scienza.</hi></p><p rend="text_list_number" ><hi rend="CharOverride-1">Suozzo, Erika. 2018. </hi><hi rend="italic">Carte di famiglia</hi><hi rend="CharOverride-1">. Bologna: Passabao.</hi></p><p rend="text_list_number" ><hi rend="CharOverride-1">Vanderheiden, Thais 2013. </hi><hi rend="italic">Il libro delle famiglie speciali</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Clavis.</hi></p><p rend="text_list_number" ><hi rend="CharOverride-1">Walsh, Melanie. 2014.</hi><hi rend="italic"> Le mie due case: dalla mamma e dal papà</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze-Milano: Motta Junior.</hi></p></div><div><head><hi>Riferimenti bibliografici</hi></head><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Abbatecola, Emanuela, e Luisa Stagi. 2015. “L’eteronormatività tra costruzione e riproduzione.” </hi><hi rend="italic">About gender</hi><hi rend="CharOverride-1"> 4, 7: I-XXI. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Barbagli, Marzio. 1990. </hi><hi rend="italic">Provando e riprovando: matrimonio, famiglia e divorzio in Italia e in altri paesi occidentali</hi><hi rend="CharOverride-1">. Bologna: il Mulino.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Barbagli, Marzio, e Asher Colombo. 2001. </hi><hi rend="italic">Omosessuali moderni: gay e lesbiche in Italia</hi><hi rend="CharOverride-1">. Bologna: il Mulino.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Bauman, Zygmunt. 2011. </hi><hi rend="italic">Amore liquido: sulla fragilità dei legami affettivi</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: GLF Editori Laterza.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Balbo, Laura. 1978. “La doppia presenza.” </hi><hi rend="italic">Inchiesta</hi><hi rend="CharOverride-1"> 32: 3-6.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Biemmi, Irene. 2010. </hi><hi rend="italic">Educazione sessista. Stereotipi di genere nei libri delle elementari</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Torino: Rosenberg &amp; Sellier.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Blezza Picherle, Silvia, e Luca Ganzerla. 2012. “Narrativa illustrata. Proviamo a metterci ordine</hi><hi rend="CharOverride-1">.” </hi><hi rend="italic">Il Pepe Verde</hi><hi rend="CharOverride-1"> 51: 26-7.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Cambi, Franco. 1996. “La letteratura per l’infanzia tra complessità e ambiguità. Testo, superficie e profondità.” In </hi><hi rend="italic">Il bambino e la lettura. Testi scolastici e libri per l’infanzia</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Franco Cambi, e Giacomo Cives, 45-100. Pisa: ETS.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Campagnaro, Marnie</hi><hi rend="CharOverride-1">, e Marco Dallari. 2013. </hi><hi rend="italic">Incanto e racconto nel labirinto delle figure: albi illustrati e relazione educativa</hi><hi rend="CharOverride-1">. Trento: Erickson.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Carone, Nicola. 2021. </hi><hi rend="italic">Le famiglie omogenitoriali: teorie, clinica e ricerca</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Raffaello Cortina.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Finch, Janet e Dulcie Groves, a cura di. 1983. </hi><hi rend="italic">A Labour of Love. Women, Work and Caring</hi><hi rend="CharOverride-1" >. </hi><hi rend="CharOverride-1">London: Routledge.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Friedan, Betty. 1964. </hi><hi rend="italic">La mistica della femminilità</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Edizioni di Comunità [1963].</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Gigli, Alessandra, a cura di. 2011. </hi><hi rend="italic">Maestra, ma Sara ha due mamme? Le famiglie omogenitoriali nella scuola e nei servizi educativi</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Guerini scientifica.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Guilmaine, Claudette. 2019. </hi><hi rend="italic">Genitori al singolare: vincere la sfida quotidiana della monogenitorialità</hi><hi rend="CharOverride-1">. Trento: Erickson.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Mazzoni, Silvia, a cura di. 2002. </hi><hi rend="italic">Nuove costellazioni familiari: le famiglie ricomposte</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Giuffrè.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Melandri, Lea. 2011. </hi><hi rend="italic">Amore e violenza: il fattore molesto della civiltà</hi><hi rend="CharOverride-1">. Torino: Bollati Boringhieri.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Saraceno, Chiara. 2016. </hi><hi rend="italic">Coppie e famiglie: non è questione di natura</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Feltrinelli.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Terrusi, Marcella. 2012. </hi><hi rend="italic">Albi illustrati. Leggere, guardare, nominare il mondo nei libri per l’infanzia</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Roma: Carocci.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Zanatta, Anna Laura. 2008. </hi><hi rend="italic">Le nuove famiglie</hi><hi rend="CharOverride-1">. Bologna: il Mulino.</hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08963_xml_12_83-100.html#footnote-001-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Per approfondimenti si rimanda a Guilmaine (2019).</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08963_xml_12_83-100.html#footnote-000-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Costituisce una felice eccezione l’albo </hi><hi rend="italic">Così tanto </hi><hi rend="CharOverride-1">scritto dall’autrice americana Trish Cooke e illustrato da Helen Oxenbury, edito in edizione originale nel 1994 e tradotto in Italia da Pulce Edizioni nel 2019.</hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author">Irene Biemmi, University of Florence, Italy, <ref target="https://www.fupress.com">irene.biemmi@unifi.it</ref>, <ref target="https://www.fupress.com">0000-0002-7918-3860</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices">Referee List (DOI 1<ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices">FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book">Irene Biemmi, <hi rend="italic">Educare a nuovi immaginari di genere: le nuove famiglie rappresentate nei libri per l’infanzia</hi>, © Author(s), <ref target="https://www.fupress.com">CC BY-SA</ref> 4.0, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0362-3.11</ref>, in Irene Biemmi (edited by), <hi rend="CharOverride-4">Quanti generi di diversità? Promuovere nuovi linguaggi, rappresentazioni e saperi per educare alle differenze e prevenire l’omofobia e la transfobia</hi>, pp. -19, 2023, published by Firenze University Press and USiena PRESS, ISBN 979-12-215-0362-3, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0362-3</ref></p><p><graphic url="OP08963_xml_12_83-100-web-resources/image/trattore_nonna_n.1.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p><graphic url="OP08963_xml_12_83-100-web-resources/image/trattore_nonna_n.2.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p><graphic url="OP08963_xml_12_83-100-web-resources/image/trattore_nonna_n.3.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure" ><hi rend="CharOverride-1">Figure 1-3 – Anselmo Roveda, Paolo Domeniconi (2014), </hi><hi rend="italic">Il trattore della nonna</hi><hi rend="CharOverride-1">, EDT-Giralangolo. © 2014 EDT srl/Giralangolo - All rights reserved.</hi></p><p><graphic url="OP08963_xml_12_83-100-web-resources/image/Arriva_la_mamma_1.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p><graphic url="OP08963_xml_12_83-100-web-resources/image/Arriva_la_mamma_2.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p><graphic url="OP08963_xml_12_83-100-web-resources/image/Arriva_la_mamma_3.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure" ><hi rend="CharOverride-1">Figure 4-6 – Kate Banks, Tomek Bogacki (2016), </hi><hi rend="italic">Arriva la mamma!</hi><hi rend="CharOverride-1">, EDT-Giralangolo. © 2016 EDT srl/Giralangolo - All rights reserved.</hi></p><p><graphic url="OP08963_xml_12_83-100-web-resources/image/IN_FAMIGLIA_N.1.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p><graphic url="OP08963_xml_12_83-100-web-resources/image/IN_FAMIGLIA_N.2.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p><graphic url="OP08963_xml_12_83-100-web-resources/image/IN_FAMIGLIA_N.3.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p><graphic url="OP08963_xml_12_83-100-web-resources/image/IN_FAMIGLIA_N.4.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure" ><hi rend="CharOverride-1">Figure 7-10 – Sandro Natalini (2011), </hi><hi rend="italic">In famiglia</hi><hi rend="CharOverride-1">, Fatatrac. © 2011 Fatatrac - All rights reserved.</hi></p></div></div>
      
      
      
      <div>
        <listBibl>
          <head>References</head>
          <bibl n="152243">Abbatecola, Emanuela, e Luisa Stagi. 2015. “L’eteronormativit&amp;#224; tra costruzione e riproduzione.” About gender 4, 7: I-XXI.</bibl>
          <bibl n="152217">Barbagli, Marzio. 1990. Provando e riprovando: matrimonio, famiglia e divorzio in Italia e in altri paesi occidentali. Bologna: il Mulino.</bibl>
          <bibl n="152277">Barbagli, Marzio, e Asher Colombo. 2001. Omosessuali moderni: gay e lesbiche in Italia. Bologna: il Mulino.</bibl>
          <bibl n="152290">Bauman, Zygmunt. 2011. Amore liquido: sulla fragilit&amp;#224; dei legami affettivi. Roma: GLF Editori Laterza.</bibl>
          <bibl n="152336">Balbo, Laura. 1978. “La doppia presenza.” Inchiesta 32: 3-6.</bibl>
          <bibl n="152252">Biemmi, Irene. 2010. Educazione sessista. Stereotipi di genere nei libri delle elementari. Torino: Rosenberg &amp;amp; Sellier.</bibl>
          <bibl n="152240">Blezza Picherle, Silvia, e Luca Ganzerla. 2012. “Narrativa illustrata. Proviamo a metterci ordine.” Il Pepe Verde 51: 26-7.</bibl>
          <bibl n="152095">Cambi, Franco. 1996. “La letteratura per l’infanzia tra complessit&amp;#224; e ambiguit&amp;#224;. Testo, superficie e profondit&amp;#224;.” In Il bambino e la lettura. Testi scolastici e libri per l’infanzia, a cura di Franco Cambi, e Giacomo Cives, 45-100. Pisa: ETS.</bibl>
          <bibl n="152206">Campagnaro, Marnie, e Marco Dallari. 2013. Incanto e racconto nel labirinto delle figure: albi illustrati e relazione educativa. Trento: Erickson.</bibl>
          <bibl n="152289">Carone, Nicola. 2021. Le famiglie omogenitoriali: teorie, clinica e ricerca. Milano: Raffaello Cortina.</bibl>
          <bibl n="152278">Finch, Janet e Dulcie Groves, a cura di. 1983. A Labour of Love. Women, Work and Caring. London: Routledge.</bibl>
          <bibl n="152316">Friedan, Betty. 1964. La mistica della femminilit&amp;#224;. Milano: Edizioni di Comunit&amp;#224; [1963].</bibl>
          <bibl n="152191">Gigli, Alessandra, a cura di. 2011. Maestra, ma Sara ha due mamme? Le famiglie omogenitoriali nella scuola e nei servizi educativi. Milano: Guerini scientifica.</bibl>
          <bibl n="152246">Guilmaine, Claudette. 2019. Genitori al singolare: vincere la sfida quotidiana della monogenitorialit&amp;#224;. Trento: Erickson.</bibl>
          <bibl n="152283">Mazzoni, Silvia, a cura di. 2002. Nuove costellazioni familiari: le famiglie ricomposte. Milano: Giuffr&amp;#232;.</bibl>
          <bibl n="152292">Melandri, Lea. 2011. Amore e violenza: il fattore molesto della civilt&amp;#224;. Torino: Bollati Boringhieri.</bibl>
          <bibl n="152311">Saraceno, Chiara. 2016. Coppie e famiglie: non &amp;#232; questione di natura. Milano: Feltrinelli.</bibl>
          <bibl n="152253">Terrusi, Marcella. 2012. Albi illustrati. Leggere, guardare, nominare il mondo nei libri per l’infanzia. Roma: Carocci.</bibl>
          <bibl n="152334">Zanatta, Anna Laura. 2008. Le nuove famiglie. Bologna: il Mulino.</bibl>
        </listBibl>
      </div>
    </body>
  </text>
</TEI>