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        <title type="main" level="a">Introduzione. Libertas e libertates nel tardo medioevo. Tradizione ideologica e studi storici: qualche appunto introduttivo</title>
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          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0002-3245-2904" type="ORCID">
            <forename>Andrea</forename>
            <surname>Zorzi</surname>
            <placeName type="affiliation">University of Florence, Italy</placeName>
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          <resp>This is a section of <title>&lt;i&gt;Libertas&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;libertates&lt;/i&gt; nel tardo medioevo. Realtà italiane nel contesto europeo</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0382-1</idno>) by </resp>
          <name>Andrea Zorzi</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0382-1.03</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0382-1.03<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0382-1.03" /></p>
      
      <div><head>Introduzione</head></div><div><head><hi rend="italic">Libertas</hi> e <hi rend="italic">libertates</hi> nel tardo medioevo. <lb/>Tradizione ideologica e studi storici: <lb/>qualche appunto introduttivo</head><p rend="h1_author ParaOverride-1" >Andrea Zorzi</p><p rend="text_NOindent" >1. In una conferenza tenuta all’Istituto Universitario Europeo di Fiesole nel 1986 Norberto Bobbio, tracciando l’evoluzione della <hi rend="italic">Grandezza e decadenza dell’ideologia europea</hi>, osservò come da Erodoto di Alicarnasso fino a Georg Wilhelm Friedrich Hegel e a Benedetto Croce la storia d’Europa fosse stata attraversata da una specifica ideologia secondo la quale quella storia era storia della libertà, frutto delle lotte di uomini fondamentalmente liberi<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="03.html#footnote-025">1</ref></hi></hi>. Sempre a Fiesole una decina di anni fa maturò l’opera collettiva, guidata da Quentin Skinner e Martin van Gelderen, pubblicata sotto il titolo <hi rend="italic">Freedom and the Construction of Europe</hi>, con l’obiettivo di evidenziare la ricchezza, la varietà e la complessità del pensiero sulla libertà posto a fondamento della costruzione dell’Europa moderna<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="03.html#footnote-024">2</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >In un clima storico profondamente diverso da quello attuale, Bobbio esprimeva la consapevolezza di come le guerre mondiali, il nazismo e la decolonizzazione avessero corroso profondamente quell’“ideologia europea” che si era contrapposta alla storia dell’Oriente, intesa come storia del dominio del dispotismo e dell’asservimento delle masse, secondo uno schema bipolare – da una parte l’Europa, la libertà e il progresso, dall’altra l’Oriente, il dispotismo e l’arretramento – che nei decenni centrali del Novecento era servito a spiegare lo stalinismo e il predominio della burocrazia nel socialismo reale, spingendosi a interpretare l’Unione Sovietica nei termini di un nuovo principato di Moscovia. L’opera coordinata da Skinner e da van Gelderen si collocava invece nella cornice dell’esperienza fondatrice dell’Unione Europea, in un clima valoriale positivamente teso a riconoscere nella nuova costruzione politica continentale l’erede di una plurisecolare tradizione di libertà religiose e costituzionali e di libertà degli individui e degli stati. Un’eredità maturata nella contestazione dei significati premoderni del concetto di libertà, contrapposti a quelli di servitù, di tirannide e di supremazia, e nella definizione dei nuovi concetti di libertà come assenza di dipendenza e/o di un regime politico arbitrario.</p><p rend="text" >La crisi delle democrazie europee e occidentali negli ultimi decenni, per effetto della globalizzazione, della recessione economica e della riproposizione di movimenti come il sovranismo e il populismo, conferma la drammatica attualità del tema della libertà. E la necessità di indagarlo storicamente. Da qui la proposta di un convegno come quello organizzato dal Centro studi sulla Civiltà del tardo medio evo che ha visto riuniti alcuni dei maggiori storici del tardo medioevo e della prima età moderna per analizzare la varietà di declinazioni assunte dalle <hi rend="italic">libertates</hi> nelle realtà sociali e politiche italiane di quel periodo in un contesto europeo. Il presente volume ne raccoglie gli atti.</p><p rend="text_top" >2. La storia delle libertà politiche in Europa è stata a lungo declinata entro uno schema genealogico che interpreta la natura della libertà contemporanea a partire dalle sue origini remote. Ciò spiega l’adozione di un approccio teleologico che spesso ha segnato le ricerche: dalla libertà degli “antichi” a quella dei “moderni”; dalla libertà “positiva”, fondata sulla partecipazione collettiva alla decisione, a quella “negativa” fondata sulla non costrizione degli individui; dalla <hi rend="italic">libertas ecclesiae</hi> alla tolleranza religiosa, etc. La consapevolezza della crisi del grande racconto della libertà – incrinato dalle tragedie del Novecento e dalle attuali reazioni identitarie ai fenomeni originati dalla globalizzazione – invita ad allargare il campo d’analisi, rifiutando una storia lineare della nozione e delle sue espressioni, che si sta rivelando sempre meno capace di dare conto delle discontinuità e delle tensioni tra significati e modelli diversi. La proposta del nostro convegno è stata quella di reintegrare il tema della libertà nel quadro delle pratiche degli attori politici, prendendo in considerazione la pluralità di elaborazioni che ebbero per oggetto la libertà nel tardo medioevo.</p><p rend="text" >Sul piano storiografico ciò significa incrociare alcuni dei campi di ricerca attualmente più dinamici nell’ambito della storiografia medievistica e modernistica, in primo luogo le prospettive che hanno mutato il panorama delle conoscenze sui processi politici e sui meccanismi della legittimità nell’Europa di antico regime, come quelle emerse nei progetti su <hi rend="italic">La Genèse de l’Etat moderne</hi> e su <hi rend="italic">Le </hi><hi rend="italic">pouvoir symbolique en Occident (1300-1640)</hi> diretti da Jean-Philippe Genet<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="03.html#footnote-023">3</ref></hi></hi>, o – per limitarsi all’Italia – negli studi raccolti nel volume <hi rend="italic">The Italian Renaissance State</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="03.html#footnote-022">4</ref></hi></hi>. Peraltro, la revisione delle coordinate ordinarie della storia politica dell’Europa di antico regime è in pieno svolgimento ed è alimentata dall’irruzione della storia globale, dal declino dei sistemi di senso eurocentrici, dalla crisi dell’egemonia “occidentale” sul mondo. Rammento alcuni degli assi fondamentali di tale revisione.</p><p rend="text" >La sensibilità, maturata ormai da quasi mezzo secolo, nei confronti della dimensione linguistica dell’agire politico si è tradotta – come è noto – in un ripensamento profondo della tradizionale storia delle ideologie e delle forme stesse della politica. La messa in discussione della centralità della nozione di stato moderno e di sovranità ha proposto una nuova genealogia del repubblicanesimo e della libertà politica come modelli almeno in parte alternativi; essa abbraccerebbe, dopo una fondamentale genesi nel mondo greco-romano, un lungo arco di secoli che va dal basso medioevo (soprattutto italiano) alla piena modernità rivoluzionaria. I risultati più autorevoli di questo orientamento interpretativo – di cui sono esponenti autori come John Pocock e Quentin Skinner<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="03.html#footnote-021">5</ref></hi></hi> – hanno mantenuto tuttavia un profilo molto pronunciato di storia delle idee, finendo col ricostruire, sulla base di un’approfondita ricognizione dei testi, tradizioni intellettuali coerenti e immuni dalla “confusione” dei discorsi elaborati nelle azioni e nelle pratiche, e dalla complessità (non solo linguistica) delle congiunture politiche<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="03.html#footnote-020">6</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >La libertà può essere invece ripensata nelle sue contrastanti modalità: non solo come valore ed espressione discorsiva coerente dell’autonomia, ma anche come pratica rivendicativa e conflittuale, come prerogativa protetta dal diritto, come “positiva” affermazione di volontà. La recente attenzione ai “linguaggi” ha ampliato la conoscenza sulle modalità e sulle congiunture dei discorsi pubblici, ma è stata meno continua sulla questione della loro produzione contingente, sulle ambivalenze nel senso comune di termini-chiave come quello di “libertà”.</p><p rend="text" >Nel ripensamento in atto delle forme della politica moderna e del problema della loro genesi sta emergendo inoltre la sempre maggiore consapevolezza di quanto profondamente i vocabolari fossero informati dal repertorio culturale cristiano e dalla stratificata tradizione teologica. Viene affermandosi l’impossibilità di una distinzione astratta tra cultura religiosa e discorsività “laica” e, di conseguenza, risulta non più attuale un’idea di “modernizzazione” fondata sul progressivo affrancamento della seconda dalla prima. Il riferimento – oltre all’influenza esercitata da Ernst H. Kantorowicz e Harold J. Berman<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="03.html#footnote-019">7</ref></hi></hi> – è alle analisi fondamentali di Otto Gerhard Oexle, di Alain Boureau e di Giacomo Todeschini<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="03.html#footnote-018">8</ref></hi></hi>. In questo quadro si trasformano anche le immagini storiche della libertà, al di fuori dallo schema di una secolarizzazione lineare: tra i suoi dispositivi di senso infatti rimangono a lungo decisivi la questione della <hi rend="italic">libertas</hi> della Chiesa, il significato della cittadinanza cristiana, come pure il tema della finalità dell’azione di governo in un orizzonte di salvezza.</p><p rend="text" >Per quanto riguarda in particolare l’Italia, la messa in discussione dei modi tradizionali di pensare la statualità occidentale ha favorito l’esaurirsi della tradizionale narrazione di origine risorgimentale, ancora viva negli anni ‘80 del secolo scorso, centrata sul tema della decadenza (politica e morale) e della stagnazione (economica e sociale) a partire dal declino dei regimi comunali (ovvero dalla crisi della loro “libertà”). Anche il superamento delle tradizionali rappresentazioni dualistiche (Nord e Mezzogiorno) lascia emergere una geografia politica tanto variegata quanto attraversata – all’interno di una prospettiva non più nazionale ma quanto meno europea – da nodi comuni come quelli della legittimazione, dell’autonomia, della libertà politica, che si riproducono in modi che non seguono preventive delimitazioni regionali<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="03.html#footnote-017">9</ref></hi></hi>. Il panorama consolidatosi in tempi recenti – a partire da sintesi come quella dedicata alle <hi rend="italic">Origini dello Stato</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="03.html#footnote-016">10</ref></hi></hi>– vede come punto fermo la valorizzazione della continuità della dimensione cittadina nel lungo periodo<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="03.html#footnote-015">11</ref></hi></hi>: non più solo nell’Italia centro-settentrionale, ma anche in larga parte di quella meridionale<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="03.html#footnote-014">12</ref></hi></hi>; non più solo nelle grandi arene “repubblicane” ma anche nell’universo a direzione precocemente signorile<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="03.html#footnote-013">13</ref></hi></hi>, e nella variegata geografia dei centri minori e delle “piccole patrie”<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="03.html#footnote-012">14</ref></hi></hi>.</p><p rend="text_top" >3. A fronte di queste importanti prospettive di rinnovamento, gli studi condotti sulla storia della libertà non hanno conseguito significativi rinnovamenti di conoscenze fino a tempi recenti. Le ricerche si sono polarizzate intorno a due tipologie prevalenti, quasi sempre senza relazioni reciproche. </p><p rend="text" >Da un lato, si annoverano innumerevoli contributi di storia del pensiero politico, filosofico, teologico sulle nozioni di libertà elaborate da singoli autori (secondo uno schema consolidato: “la nozione di libertà in …”), che si inquadrano, di fatto, nell’alveo della storia dei concetti, e che hanno dato luogo a ricomposizioni secondo genealogie del pensiero. Ultima in ordine tempo, per esempio, è quella proposta da Skinner intorno a tre nozioni: la libertà come assenza di interferenza da agenti esterni o interni; la libertà come assenza di dipendenza (l’<hi rend="italic">homo liber</hi> di contro allo <hi rend="italic">status</hi> di schiavitù, etc.) e la libertà come autorealizzazione<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="03.html#footnote-011">15</ref></hi></hi>. I contributi sui singoli autori costituiscono un patrimonio prezioso, come mostra per esempio, per limitarsi all’arco cronologico che qui ci interessa, l’ampia silloge su <hi rend="italic">Il concetto di libertà nel Rinascimento</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="03.html#footnote-010">16</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >Dall’altro lato, si rilevano – in una dimensione quantitativa non comparabile con le indagini sul concetto – analisi dedicate a contesti territoriali locali, prevalentemente comunità urbane o religiose, di cui si sono studiate le rivendicazioni di libertà da poteri superiori, spesso in occasioni di ricorrenze centenarie (lo schema consolidato è in genere quello: “la libertà della abbazia/comunità di …”, “le origini delle libertà nella città di …”). Mi limito a ricordare in questa sede i contributi raccolti negli atti di convegno dedicati, su scala europea, a <hi rend="italic">Les origines des libertés urbaines</hi>, <hi rend="italic">Libertés et citoyenneté urbaines du</hi><hi rend="italic"> Moyen Âge à nos jours</hi>, e a <hi rend="italic">Libertad, autonomía y orden político a fines de la Edad Media</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="03.html#footnote-009">17</ref></hi></hi>. I testi normativi – ritenuti costitutivi di privilegi e diritti di libertà – hanno attirato un’attenzione specifica. La <hi rend="italic">Charta Libertatum</hi> concessa da Giovanni Plantageneto nel 1215 ai baroni e alla chiesa del regno d’Inghilterra, per esempio, è stata oggetto di rinnovata attenzione in occasione del recente centenario<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="03.html#footnote-008">18</ref></hi></hi>. A sua volta la normativa statutaria italiana è stata interpretata nel segno della libertà: penso al risalente studio di Francesco Calasso su <hi rend="italic">La legislazione statutaria dell’Italia meridionale</hi>, dal significativo sottotitolo <hi rend="italic">Le libertà cittadine dalla fondazione del regno all’epoca degli statuti</hi>, o agli studi raccolti in <hi rend="italic">La Libertà di decidere. Realtà e parvenze di autonomia nella normativa locale del Medioevo</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="03.html#footnote-007">19</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >Per l’arco cronologico che qui ci interessa, rari sono stati i tentativi di tenere insieme i due piani di indagine, quello della storia intellettuale del concetto di libertà e quello della sua rivendicazione nell’azione politica: a mia conoscenza solo i volumi collettanei su <hi rend="italic">The origins of </hi><hi rend="italic">modern freedom in the west</hi>, e su <hi rend="italic">Politische Freiheit und republikanische Kultur im alten Europa</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="03.html#footnote-006">20</ref></hi></hi>. La difficoltà di intrecciare le prospettive di analisi deriva in parte anche dalla difficoltà, per lo studio della storia dei concetti, di conseguire un soddisfacente equilibrio tra approccio onomasiologico e approccio semasiologico. Il primo – come è noto – muove da un’idea predeterminata ed esamina i vari modi con cui essa, nel tempo, ha trovato espressione nelle parole: è l’approccio che soggiace alla prospettiva genealogica del concetto di libertà, di cui si è voluto rintracciare, nel tempo, il campo di significato in una varietà di denominazioni. Il secondo si concentra invece sullo studio dei vari significati assunti da uno stesso segno linguistico (nel nostro caso il lemma “libertà”) in contesti storici diversi: tale approccio consente di sottrarsi in parte alle precomprensioni ideologiche, evitando di assumere un paradigma predefinito di significato del termine libertà.</p><p rend="text_top" >4. Rispetto a questo panorama degli studi, una discontinuità può venire spostando il campo d’analisi e la natura della documentazione. Si tratta, in primo luogo, di rifiutare una storia lineare della nozione di libertà e di prendere in considerazione la pluralità di elaborazioni che la assunsero a oggetto nel lungo periodo. Quanto alla documentazione, l’opzione di metodo è quella di allargare lo spettro delle fonti, con l’obiettivo di mettere in relazione e in dialogo i testi più frequentemente indagati per tali temi (letterari o dottrinari) con le fonti cosiddette della “pratica” (atti di governo, normativi, amministrativi, notarili), in una visione di insieme che integri e superi un’analisi centrata sulla mera elaborazione intellettuale e sui percorsi autoriali. In questa direzione si sono già mosse alcune recenti occasioni di studio dedicate alle libertà nella <hi rend="italic">societas</hi> cristiana dei secoli X-XIII e nelle città italiane comunali e signorili<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="03.html#footnote-005">21</ref></hi></hi>. Il convegno di San Miniato ha costituito un ideale completamento di tale percorso di riflessione sul lungo periodo che va dalla rivendicazione della <hi rend="italic">libertas ecclesiae</hi> fino alle declinazioni delle <hi rend="italic">libertates</hi> del tardo medioevo e della prima età moderna.</p><p rend="text" >I testi raccolti in questo volume si propongono di contribuire a scomporre uno spazio complesso di significati e di pratiche. Un primo nucleo di interventi indaga i campi di significato assunti dalla libertà nell’ambito delle istituzioni monarchiche – l’impero, il papato e i regni – che se ne resero garanti per le comunità a loro soggette, e che rivendicarono nei termini di una totale assenza di interferenze esterne e di principio dell’ordine politico. Un secondo esplora invece la varietà di condizioni di autonomia di cui godettero le comunità urbane e rurali e i gruppi sociali inquadrati negli spazi politici sovralocali. Un terzo gruppo di saggi punta a evidenziare, per un’epoca anteriore alla modernità in cui si tende in genere a non riconoscerne l’esistenza, le specificità degli spazi di libertà (giuridiche, economiche e religiose) dell’individuo. Un ulteriore gruppo di contributi affronta infine una delle precomprensioni ideologiche più granitiche della narrazione della libertà, vale a dire il suo nesso con la forma di governo repubblicana, sottoponendola a una più attenta verifica delle cronologie e dei linguaggi attraverso i quali l’autonomia politica cominciò effettivamente a coincidere, secondo i paradigmi degli attori politici del tardo medioevo e della prima età moderna, con una forma di governo non monarchica.</p><p rend="text" >L’obiettivo complessivo è quello di evidenziare le specificità e le torsioni delle “libertà” prima dei giusnaturalismi e delle cittadinanze di età moderna, e di individuare le discontinuità che segnarono l’alterità delle <hi rend="italic">libertates</hi> di antico regime rispetto ai significati moderni della libertà individuale e collettiva e dell’affermazione di una compiuta cultura dei diritti dell’uomo.</p><p rend="text_top" >5. Quella di libertà è infatti una nozione complessa da indagare ma per nulla sfuggente. Essa era infatti chiarissima a chi si batteva per conquistarla o per difenderla. Libertà era una parola pesante, “epigrafica”. Per dirla con le parole che Francesco Guicciardini affida a uno dei protagonisti del <hi rend="italic">Dialogo del reggimento di Firenze</hi>, Paolantonio Soderini, membro dei Dieci di libertà durante il regime savonaroliano seguito alla caduta dei Medici nel 1494: «non è manco scolpita ne’ cuori la libertà che sia scritta nelle nostre mura e bandiere»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="03.html#footnote-004">22</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >Semmai, la nozione di libertà era (ed è) certamente polisemica – come, per altro, ogni altra della tradizione politica occidentale. Limitandoci alle ricorrenze del lemma nella storia della lingua italiana, possiamo osservare come il <hi rend="italic">Dizionario della lingua italiana</hi> di Niccolò Tommaseo e Bernardo Bellini annoverasse 33 diverse accezioni, mentre il suo aggiornamento recente, il <hi rend="italic">Grande dizionario della lingua italiana</hi> diretto da Salvatore Battaglia, riproponga a sua volta una tassonomia di ben 33 varianti di significato<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="03.html#footnote-003">23</ref></hi></hi>. Ma anche stringendo il campo alle ricorrenze di ambito più schiettamente politico, Giulio Rezasco poté a sua volta raccogliere nella documentazione istituzionale e amministrativa degli archivi italiani addirittura 94 diverse accezioni del termine libertà nel suo <hi rend="italic">Dizionario del linguaggio italiano storico ed amministrativo</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="03.html#footnote-002">24</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >Se poi prendiamo in mano il primo vocabolario italiano-latino di cui si abbia fino a oggi notizia, quello redatto, probabilmente nel settimo decennio del secolo XV, da Nicodemo Tranchedini, personaggio di primo piano della Milano sforzesca, collaboratore e sodale di Francesco fin da prima della conquista del ducato da parte di quest’ultimo e poi suo attivo ambasciatore presso le corti italiane, il lemma <hi rend="italic">libertà</hi> riporta le seguenti possibili traduzioni: «libertas, impunitas, licentia, auctoritas, potestas»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="03.html#footnote-001">25</ref></hi></hi>. La fonte è di particolare importanza proprio per la sua natura “pratica” che riflette i diversi significati di libertà correnti nel linguaggio politico italiano del basso medioevo<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="03.html#footnote-000">26</ref></hi></hi>. Essa ci avverte come il termine rinviasse ancora, a quella altezza di tempo, sia al patrimonio di diritti, privilegi e immunità su cui si erano fondate per secoli le prerogative di autonomia delle città e delle comunità, sia alla titolarità di poteri, e in senso lato di amministrazione, che si poneva a garanzia dell’assenza di interferenza dall’esterno e dall’interno. La fonte è anche spia di come, perlomeno nelle cancellerie italiane, non circolasse una nozione di carattere valoriale, associata a una specifica forma – tanto meno repubblicana – di governo.</p><p rend="text" >Le ricerche future sulla storia di una nozione così poliedrica non potranno dunque non prediligere un approccio euristico e un’avvertita esegesi dei vari significati assunti nella documentazione dal lemma “libertà”.</p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="03.html#footnote-025-backlink">1</ref></hi>	<hi rend="CharOverride-2">N. Bobbio</hi>, <hi rend="italic">Grandezza e decadenza dell’ideologia europea</hi>, «Lettera internazionale», 3 (1986), pp. 1-5.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="03.html#footnote-024-backlink">2</ref></hi>	<hi rend="italic">Freedom and the construction of Europe</hi><hi>, a cura di Q. Skinner e M. van Gelderen, 2 voll., Cambridge 2013.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="03.html#footnote-023-backlink">3</ref></hi>	Sul primo, cfr. <hi rend="italic">L’État moderne: genèse. Bilans et perspectives</hi>, a cura di J.-Ph. Genet, Paris 1990; e <hi rend="CharOverride-2">Id</hi>., <hi rend="italic">La genèse de l’État moderne. </hi><hi rend="italic">Les enjeux d’un programme de recherche</hi>, «Actes de la Recherche en Sciences Sociales», 118 (1997), pp. 3-18. Sul secondo, cfr. i volumi raccolti nella collana <hi rend="italic">Le pouvoir symbolique en occident (1300-1640)</hi>, série dirigée par Id., Paris-Rome 2011–.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="03.html#footnote-022-backlink">4</ref></hi>	<hi rend="italic">The Italian Renaissance State</hi>, a cura di A. Gamberini e I. Lazzarini, Cambridge 2012.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="03.html#footnote-021-backlink">5</ref></hi>	<hi>Cfr. </hi><hi rend="CharOverride-2">J.G.A. Pocock</hi><hi>, </hi><hi rend="italic">The Machiavellian moment. Florentine political thought and the Atlantic republican tradition</hi><hi>, Princeton 1975; </hi><hi rend="CharOverride-2">Q. Skinner</hi><hi>, </hi><hi rend="italic">The foundations of modern political thought</hi><hi>, 2 voll., Cambridge 1978.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="03.html#footnote-020-backlink">6</ref></hi>	Cfr. le osservazioni di E.I. <hi rend="CharOverride-2">Mineo,</hi> <hi rend="italic">La repubblica come categoria storica</hi>, «Storica», 15 (2009), pp. 128-137.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="03.html#footnote-019-backlink">7</ref></hi>	<hi>Cfr. </hi><hi rend="CharOverride-2">E.H. Kantorowicz</hi><hi>, </hi><hi rend="italic">The king’s two bodies. A study in mediaeval political theology</hi><hi>, Princeton 1957; </hi><hi rend="CharOverride-2">H.J. Berman</hi><hi>, </hi><hi rend="italic">Law and revolution. The formation of the Western legal tradition</hi><hi>, Cambridge 1983.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="03.html#footnote-018-backlink">8</ref></hi>	<hi>Cfr. almeno, </hi><hi rend="CharOverride-2">O.G. </hi><hi rend="CharOverride-2">Oexle</hi><hi>, </hi><hi rend="italic">Geschichtswissenschaft im Zeichen des Historismus. </hi><hi rend="italic">Studien zu Problemgeschichten der Moderne</hi>, Göttingen 1996; <hi rend="CharOverride-2">A. </hi><hi rend="CharOverride-2">Boureau</hi>, <hi rend="italic">La religion de l’État. La construction de la République étatique dans le discours théologique de l’Occident médiéval</hi><hi rend="italic"> (1250-1350)</hi>, Paris 2006; e <hi rend="CharOverride-2">G. Todeschini</hi>, <hi rend="italic">Come l’acqua e il sangue: le origini medievali del pensiero economico</hi>, Roma 2021.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="03.html#footnote-017-backlink">9</ref></hi>	Cfr. <hi rend="CharOverride-2">F. Benigno, E.I. Mineo</hi>, <hi rend="italic">Introduzione. Discutere il canone nazionale</hi>, in <hi rend="italic">L’Italia come storia. Primato, decadenza, eccezione</hi>, a cura di F. Benigno e E.I. Mineo, Roma 2020, pp. 25-30 in particolare.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="03.html#footnote-016-backlink">10</ref></hi>	<hi rend="italic">Origini dello Stato. Processi di formazione statale in Italia fra medioevo ed età moderna</hi>, a cura di G. Chittolini, A. Molho e P. Schiera, Bologna 1994.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="03.html#footnote-015-backlink">11</ref></hi>	Sottolineata ancora da <hi rend="CharOverride-2">G</hi>. <hi rend="CharOverride-2">Chittolini</hi>, <hi rend="italic">‘Crisi’ e ‘lunga durata’ delle istituzioni comunali in alcuni dibattiti recenti</hi>, in <hi rend="italic">Penale, giustizia, potere. Metodi, ricerche, storiografie. Per ricordare Mario Sbriccoli</hi>, a cura di L. Lacché, Macerata 2007, pp. 125-154.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="03.html#footnote-014-backlink">12</ref></hi>	Cfr. <hi rend="italic">Città e contado nel Mezzogiorno tra medioevo ed età moderna</hi>, a cura di G. Vitolo, Salerno 2005.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="03.html#footnote-013-backlink">13</ref></hi>	Cfr. <hi rend="italic">Signorie cittadine nell’Italia comunale</hi>, a cura di J.-C. Maire Vigueur, Roma 2013.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="03.html#footnote-012-backlink">14</ref></hi>	Cfr. <hi rend="italic">I centri minori italiani nel tardo Medioevo: cambiamento sociale, crescita economica, processi di ristrutturazione (secoli XIII-XVI)</hi>, a cura di F. Lattanzio e G.M. Varanini, Firenze 2018.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="03.html#footnote-011-backlink">15</ref></hi>	<hi>Cfr. </hi><hi rend="CharOverride-2">Q. Skinner</hi><hi>, </hi><hi rend="italic">A genealogy of liberty, Una’s Lecture</hi><hi>, Berkeley 2008; </hi><hi rend="CharOverride-2">Id.</hi><hi>, </hi><hi rend="italic">A third concept of liberty</hi><hi>, «Proceedings of the British Academy», 117 (2002), pp. 237-268; </hi><hi rend="CharOverride-2">Id.</hi><hi>, </hi><hi rend="italic">Thinking about liberty. </hi><hi rend="italic">An historian’s approach</hi>, Firenze 2016.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="03.html#footnote-010-backlink">16</ref></hi>	<hi rend="italic">Il concetto di libertà nel Rinascimento</hi>, a cura di L. Secchi Tarugi, Firenze 2008.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="03.html#footnote-009-backlink">17</ref></hi>	<hi rend="italic">Les origines des libertés urbaines</hi>, Rouen 1990; <hi rend="italic">Libertés et citoyenneté urbaines du</hi><hi rend="italic"> Moyen Âge à nos jours</hi>, a cura di M. Pauly e A. Lee, Luxembourg 2015; <hi rend="italic">Libertad, autonomía y orden político a fines de la </hi><hi rend="italic">Edad Media</hi>, a cura di H.R. Oliva Herrer, «Edad Media. Revista de historia», 21 (2020).</p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="03.html#footnote-008-backlink">18</ref></hi>	Tra i molti titoli, cfr. N. <hi rend="CharOverride-2">Vincent</hi>, <hi rend="italic">Magna Carta. </hi><hi rend="italic">The foundation of freedom, 1215-2015</hi><hi>, London 2015; </hi><hi rend="italic">Magna Carta and its modern legacy</hi><hi>, a </hi><hi>cura di R. Hazell e J. Melton, New York 2015.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="03.html#footnote-007-backlink">19</ref></hi>	F. <hi rend="CharOverride-2">Calasso</hi>, <hi rend="italic">La legislazione statutaria dell’Italia meridionale: le base storiche. Le libertà cittadine dalla fondazione del regno all’epoca degli statuti</hi>, Roma 1929; <hi rend="italic">La libertà di decidere. Realtà e parvenze di autonomia nella normativa locale del medioevo</hi>, a cura di R. Dondarini, Cento 1995.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="03.html#footnote-006-backlink">20</ref></hi>	<hi rend="italic">The origins of modern freedom in the West</hi><hi>, a cura di R.W. Davis, Stanford 1995; </hi><hi rend="italic">Politische Freiheit und republikanische Kultur im </hi><hi rend="italic">alten Europa</hi><hi>, a cura di </hi>B. Kümin, Vitznau 2015. Centrato prevalentemente sulla storia bizantina e islamica è invece <hi rend="italic">La notion de liberté au moyen âge</hi><hi rend="italic">. </hi><hi rend="italic">Islam, Byzance, Occident</hi><hi>, a cura di G. Makdisi, D. Sourdel e J. Sourdel-Thomine, Paris 1985.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="03.html#footnote-005-backlink">21</ref></hi>	Cfr. <hi rend="italic">Libertas. Secoli X-XIII</hi>, a cura di N. D’Acunto e E. Filippini, Milano 2019; e <hi rend="italic">La libertà nelle città comunali e signorili italiane</hi>, a cura di A. Zorzi, Roma 2020.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="03.html#footnote-004-backlink">22</ref></hi>	<hi rend="CharOverride-2">Francesco Guicciardini</hi>, <hi rend="italic">Dialogo e Discorsi del reggimento di Firenze</hi>, a cura di R. Palmarocchi, Roma-Bari 1932, p. 18.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="03.html#footnote-003-backlink">23</ref></hi>	Cfr. N. <hi rend="CharOverride-2">Tommaseo</hi>, B. <hi rend="CharOverride-2">Bellini</hi>,<hi rend="italic"> Dizionario della lingua italiana</hi>, vol. II, Torino 1865, pp. 1839-1842; S. <hi rend="CharOverride-2">Battaglia</hi>, <hi rend="italic">Grande dizionario della lingua italiana</hi>, vol. IX, Torino 1975, pp. 21-27.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="03.html#footnote-002-backlink">24</ref></hi>	G. <hi rend="CharOverride-2">Rezasco</hi>, <hi rend="italic">Dizionario del linguaggio italiano storico ed amministrativo</hi>, Firenze 1881, pp. 565-569.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="03.html#footnote-001-backlink">25</ref></hi>	N. <hi rend="CharOverride-2">Tranchedini</hi>, <hi rend="italic">Vocabolario italiano-latino</hi>, a cura di F. Pelle, Firenze 2001, p. 96. Sull’autore, cfr. P. <hi rend="CharOverride-2">Sverzellati</hi>, <hi rend="italic">Per la biografia di Nicodemo Tranchedini da Pontremoli, ambasciatore sforzesco</hi>, «Aevum», 72 (1988), pp. 485-557.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="03.html#footnote-000-backlink">26</ref></hi>	Come rilevato da A. <hi rend="CharOverride-2">Gamberini</hi>, Tranquilla, rabiata, libera, aequa<hi rend="italic">. I volti della </hi>libertas<hi rend="italic"> tra Milano e Firenze nel primo Rinascimento</hi>, in <hi rend="italic">La libertà nelle città comunali e signorili italiane</hi>, pp. 230-231.</p></item>
				</list></div>
      
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          <bibl n="154969">Chittolini, G. ‘Crisi’ e ‘lunga durata’ delle istituzioni comunali in alcuni dibattiti recenti, in Penale, giustizia, potere. Metodi, ricerche, storiografie. Per ricordare Mario Sbriccoli, a cura di L. Lacch&amp;#233;, Macerata 2007.</bibl>
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          <bibl n="154974">Gamberini, A. Tranquilla, rabiata, libera, aequa. I volti della libertas tra Milano e Firenze nel primo Rinascimento, in La libert&amp;#224; nelle citt&amp;#224; comunali e signorili italiane, a cura di A. Zorzi, pp. 230-231. Roma 2020.</bibl>
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