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        <title type="main" level="a">Libertas florentina. Riflessioni sulla formazione di un’ideologia politica</title>
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            <forename>Laurent</forename>
            <surname>Baggioni</surname>
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          <resp>This is a section of <title>&lt;i&gt;Libertas&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;libertates&lt;/i&gt; nel tardo medioevo. Realtà italiane nel contesto europeo</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0382-1</idno>) by </resp>
          <name>Andrea Zorzi</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0382-1.18</idno>
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          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>The author focuses on Florentine libertas, identifying in the work of Coluccio Salutati the turning point between the polysemy of the notion in the previous ideological tradition of the city and the reorientation in a more openly hierarchical sense subsequently operated by Leonardo Bruni. In Salutati's vision, the freedom of the city is not only resolved in autonomy or self-government but also in the balance of the social components guaranteed by the supervision of the upper class of the "optimized", guarantors of good functioning through the repression of men's violent impulses the most virtuous by the most virtuous: this paradigm will give rise to a true conceptualization of the vita activa, placing the pursuit of freedom at the center of a project aimed at reviving the civic ethics of the Florentines.</p>
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            <item>Florence</item>
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            <item>Humanism</item>
            <item>Autonomy</item>
            <item>Civic ethics.</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0382-1.18<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0382-1.18" /></p>
      
      <div><head><hi rend="italic">Libertas florentina. </hi>Riflessioni sulla formazione <lb/>di un’ideologia politica</head><p rend="h1_author ParaOverride-1" >Laurent Baggioni</p><p rend="text" >La libertà ‘fiorentina’ ha acquisito particolare spessore nella storiografia grazie alle discussioni svolte intorno agli studi di Hans Baron e alla ricezione della sua opera maggiore, <hi rend="italic">The Crisis of the early Italian Renaissance: Civic Humanism and Republican Liberty in an Age of Classicism and Tyranny</hi><hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="19.html#footnote-053">1</ref></hi></hi>, posta sotto il segno dell’eccezionalità fiorentina. Baron aveva teorizzato questa eccezionalità in vari suoi saggi, affermando che l’umanesimo era ovunque opportunista, amorale e ‘sradicato’ (sulla base di una concezione dell’intellettuale presente nella sociologia contemporanea)<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="19.html#footnote-052">2</ref></hi></hi>, mentre solo a Firenze si era potuta stringere una ‘simbiosi’ tra la tradizione comunale della città e il nascente umanesimo. Molti anni dopo, Baron, esule negli Stati Uniti, intese dimostrare questa tesi con un ampio spettro di indagini filologiche. Secondo i risultati di tali indagini, l’umanesimo fiorentino si sarebbe cristallizzato durante la fase parossistica del conflitto tra Firenze e Milano, una crisi tra libertà e tirannide – magistralmente evocata nel sottotitolo <hi rend="italic">Civic humanism and republican liberty in an age of classicism and tyranny</hi> – che avrebbe agito come crogiuolo dell’umanesimo civile<hi rend="italic">.</hi> Nella visione di Baron, l’umanesimo fiorentino, interprete e difensore della plurisecolare libertà fiorentina, appariva dunque come un’anomalia nel quadro generale dell’umanesimo italiano, ma come un’anomalia feconda, un’eccezione alla regola che avrebbe trasmesso alla modernità, tramite Machiavelli, uno dei suoi ideali più potenti, il repubblicanesimo<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="19.html#footnote-051">3</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >Tale opera non mancò di suscitare critiche, un insieme di critiche più o meno acerbe che testimoniano una sorprendente influenza nella storia intellettuale della seconda metà del XX secolo: per ragioni politiche, di interesse per Firenze come centro precursore di una libertà ‘occidentale’, soprattutto nel mondo intellettuale anglofono; per ragioni anche intellettuali, legate al rinnovo della questione repubblicana, filone tutt’altro che trascurabile della filosofia politica contemporanea<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="19.html#footnote-050">4</ref></hi></hi>. Non credo di sopravvalutare l’influenza dell’opera di Baron, o piuttosto l’influenza di quell’eccezionalità fiorentina, nel reinvestimento della repubblica come oggetto di studi delle scienze umane e sociali<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="19.html#footnote-049">5</ref></hi></hi>. Non credo neppure di forzare l’interpretazione dei suoi studi, benché manchino indizi espliciti nei suoi scritti, affermando che l’esperienza repubblicana di Baron, dapprima a Weimar, e dopo negli Stati Uniti, in circostanze che sono state accuratamente studiate, abbia acuito lo sguardo con il quale aveva potuto osservare ciò che chiamava significativamente non il tardo medioevo ma «il primo Rinascimento italiano»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="19.html#footnote-048">6</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >I dibattiti circa la ricezione di Baron hanno lasciato in secondo piano la profonda rilevanza politica della retorica umanistica. Non che l’importanza della retorica agli occhi degli umanisti sia stata sottovalutata, ma essa è stata spesso concepita come inconciliabile con un’ispirazione sincera e autenticamente civile<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="19.html#footnote-047">7</ref></hi></hi>. In realtà, l’opera di Baron, come i commenti che ne sono stati proposti, risentivano di una vecchia opposizione tra l’umanesimo civile, volto verso la vita sociale e politica, e l’umanesimo classicista, visto come puro esercizio intellettuale richiuso su se stesso, indifferente alle contingenze della storia. Questa opposizione contribuiva a tramandare una visione restrittiva – e a volte anacronistica – della retorica, intesa come propaganda, e dunque come falsificazione e manipolazione di fatti. Gli studi condotti sulla retorica nel mondo comunale hanno invece dimostrato quanto essa costituisse un dato di fondo dell’esperienza politica italiana, e fosse parte integrante del linguaggio della politica, insieme al diritto, alla filosofia e alla teologia<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="19.html#footnote-046">8</ref></hi></hi>. Appare dunque ormai difficile riproporre la definizione meramente propagandistica dell’esaltazione della <hi rend="italic">libertas florentina</hi> da parte degli umanisti. Preme piuttosto tentare di circoscrivere il più precisamente possibile quale fosse stata l’inflessione data dal discorso politico fiorentino alla tradizione retorica maturata negli stati italiani tra il XIII e il XIV secolo. Se si considera pertanto il caso fiorentino con una prospettiva più larga di quella imposta dall’estrema esigenza analitica di Baron, l’eccezionalità di Firenze non scompare ma tende a sfumarsi, specialmente quando non si esagera la rottura tra civiltà comunale e nuovi assetti statuali<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="19.html#footnote-045">9</ref></hi></hi>. Detto ciò, la <hi rend="italic">libertas florentina </hi>fu una vera e propria ideologia politica, il nucleo del consenso e della coesione civica in un tempo di mutamenti politico-istituzionali, e la parola d’ordine dell’estensione territoriale dell’autorità cittadina, come hanno saldamente dimostrato molti lavori<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="19.html#footnote-044">10</ref></hi></hi>. Una questione rimane tuttavia aperta, quella del legame, che era proprio l’oggetto degli studi di Baron, tra esperienza politica (ovvero, nella fattispecie, il sentimento vissuto della libertà, o meglio il sentimento di una crisi della libertà)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="19.html#footnote-043">11</ref></hi></hi> ed evoluzione del pensiero politico, e più particolarmente il modo in cui questa evoluzione abbia arricchito la storia del pensiero – questione di lunga durata, tuttora ancora estremamente fertile. Prescindendo da ogni nuova ricostruzione del percorso intellettuale di Baron e da ogni nuova rivalutazione delle sue tesi, importa proseguire il dialogo con esse.</p><p rend="text" >Alla fine del XIV secolo e all’inizio del XV secolo, sotto la penna di ‘cancellieri-umanisti’ ma anche molto prima di loro, la costruzione dell’immagine retorica della città si attua tramite un linguaggio politico complesso che attinge abbondantemente a fonti molteplici – le sacre scritture, la tradizione giuridica, le lettere classiche, il passato comunale della città, la sua storia guelfa<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="19.html#footnote-042">12</ref></hi></hi> – con diverse configurazioni a seconda del livello retorico adoperato<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="19.html#footnote-041">13</ref></hi></hi>. Tra i vari elementi di questo linguaggio, spicca la parola «libertà» nel suo doppio senso di autogoverno e di autonomia, frutto di una lunga maturazione, dalle franchigie degli albori della storia comunale alle complesse vicende del rapporto con l’autorità imperiale o pontificia<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="19.html#footnote-040">14</ref></hi></hi>. Nel suo senso più generico, la parola <hi rend="italic">libertas</hi> indica l’indipendenza della città nei confronti di poteri esterni che ne richiedono la sottomissione. Alla fine del XIII e all’inizio del XIV secolo, la <hi rend="italic">libertas</hi> appare anche legata all’affermazione del popolo. Assente dal solenne proemio degli Ordinamenti di giustizia<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="19.html#footnote-039">15</ref></hi></hi>, compare in testi volti a garantire la protezione del popolo all’inizio del XIV secolo<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="19.html#footnote-038">16</ref></hi></hi>. Viene usata polemicamente per condannare avversari politici o atteggiamenti giudicati malvagi<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="19.html#footnote-037">17</ref></hi></hi>: la <hi rend="italic">libertas </hi>fa parte delle massime esigenze pubbliche in tempo di crisi, che richiedono misure o pene eccezionali, per esempio per punire coloro che si erano schierati dalla parte dell’imperatore durante l’assedio di Enrico VII di Lussemburgo<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="19.html#footnote-036">18</ref></hi></hi>. Dopo la caduta di Castruccio Castraccani e la cacciata del Duca d’Atene, acquisisce una coloritura antitirannica e antisignorile sempre più forte in relazione all’indipendenza della città. La narrazione di Giovanni e di Matteo Villani consolida questa varietà di sfumature in un chiaro paradigma ideologico che associa libertà fiorentina, libertà d’Italia e libertà della Chiesa. Poco prima della metà del secolo, la libertà fiorentina è vista come organicamente associata alle libertà delle città circostanti, e dunque come un concetto relativo all’ordine e alla stabilità regionale<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="19.html#footnote-035">19</ref></hi></hi>. Negli anni che più ci interessano, nell’arco di tempo che separa la guerra contro la Chiesa (1375-1378) e il consolidamento del governo albizzesco negli anni 1390, la libertà si arricchisce di connotati vari e molteplici. La cancelleria è senz’altro l’officina di un discorso ufficiale che cerca di conciliare l’attaccamento alla tradizione e i mutamenti politico-istituzionali in corso. Con eccezionale abilità retorica, il cancelliere Coluccio Salutati riesce a imporsi come il portavoce dell’identità cittadina e come una figura di autorità nel campo degli <hi rend="italic">studia humanitatis</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="19.html#footnote-034">20</ref></hi></hi>. Sotto la sua penna, la libertà assume volti diversi, che coloriscono e ravvivano i sensi tecnici sopraccitati: ad esempio, viene spesso evocata come il libero dispiegamento delle attività umane (la pratica della mercatura e l’esercizio popolare del potere) che è il fondamento di uno stato di felicità collettiva. I due sensi – interno ed esterno – della libertà ricevono altresì un’alta carica affettiva: la libertà va sempre difesa contro eventuali aggressori esterni. Questo stato di felicità collettiva oltrepassa, nelle missive della cancelleria, i confini della città e del territorio circostante per estendersi a un orizzonte regionale: la ‘libertà’ della città è intrinseca alle ‘libertà’ delle città vicine. L’esaltazione della libertà può talora, in base agli scopi retorici perseguiti, ricalcare un’antica intelaiatura ideologica ‘guelfa’ anche se il cancelliere sa bene, a seconda dei suoi scopi, prendere le distanze da essa<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="19.html#footnote-033">21</ref></hi></hi>. Nel contesto specifico delle guerre condotte dal comune fiorentino, prima contro la Chiesa (1375-1378), poi contro Milano (tra il 1389 e il 1402), quest’aspirazione alla ‘libertà’ può anche essere evocata come un soffio divino tramite l’uso di reminiscenze bibliche, e costituisce pertanto una parola d’ordine essenziale nella formulazione dell’identità cittadina e del ruolo che essa si prefigge nelle coordinate geografiche in cui si muove.</p><p rend="text" >Sarebbe forse vano voler cercare ad ogni costo una concezione coerente e sistematica della ‘libertà’ politica, tanti sono gli usi strumentali di tale nozione, tante le sue connotazioni politiche, morali o affettive<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="19.html#footnote-032">22</ref></hi></hi>. Si possono tuttavia individuare, se non modelli o paradigmi, almeno alcune configurazioni retoriche le cui tensioni interne possono servire da spie di un’impostazione veramente ‘ideologica’, ovvero di una volontà di spianare o di razionalizzare rapporti di potere per proiettare retoricamente un’immagine consensuale. Per esempio, durante la guerra contro la Chiesa, difendere la libertà significa molto spesso difendere l’integrità dei comuni contro un’aggressione esterna denunciata come tirannica: si tratta dell’argomento principale avanzato per far aderire le città toscane e quelle sottoposte all’autorità della Chiesa alla causa di Firenze. La <hi rend="italic">libertas </hi>di Firenze è presentata come un’istanza egemone, protettrice delle altre <hi rend="italic">libertates</hi>. Vi è dunque un’analogia tra la libertà di Firenze e quella delle altre città, ma quest’analogia non significa affatto che queste <hi rend="italic">libertates</hi> siano uguali tra di loro. Al contrario, la somiglianza socio-politica permette la loro messa in prospettiva gerarchica: Firenze rappresenta e incarna la libertà, ne è dunque naturalmente la potenza principale e l’unica garanzia<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="19.html#footnote-031">23</ref></hi></hi>. Alcuni anni dopo, la difesa della <hi rend="italic">libertas</hi> costituisce ancora un’importante posta in gioco intellettuale nel corso della guerra contro Milano: la cancelleria milanese si sforza di decostruire e di minare le fondamenta della pretesa fiorentina a voler garantire le <hi rend="italic">libertates</hi> delle altre città, come testimonia, all’inizio delle ostilità, la lettera mandata da Gian Galeazzo ai Fiorentini<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="19.html#footnote-030">24</ref></hi></hi> in cui denunciava «l’apparenza di libertà» (<hi rend="italic">libertatis specie</hi>) dei Fiorentini; l’attacco non mancava di sale, giacché si riappropriava di un’immagine simile alla <hi rend="italic">false libertatis trabea</hi> di dantesca memoria<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="19.html#footnote-029">25</ref></hi></hi>, richiamando implicitamente la figura dell’illustre esule fiorentino in una sfida alla sua città natale. Nel contempo, la cancelleria viscontea adottava una posizione polemica analoga a quella dell’autorità imperiale nei confronti delle <hi rend="italic">libertates</hi> dei ribelli<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="19.html#footnote-028">26</ref></hi></hi>. Questo nodo polemico sarà poi utilizzato da Antonio Loschi durante il conflitto e occasionerà, dopo la fine della guerra, la celebre risposta di Coluccio<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="19.html#footnote-027">27</ref></hi></hi>. In tali esempi, la <hi rend="italic">libertas</hi> di Firenze, che sia positivamente affermata dai Fiorentini o polemicamente negata dai loro avversari, funziona come un principio d’interpretazione di un orizzonte politico osservato dal punto di vista di una supremazia territoriale: un principio di strutturazione di un’autorità, verticale e gerarchica, che riflette e accompagna le ambizioni regionali dello stato fiorentino<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="19.html#footnote-026">28</ref></hi></hi>. Tale rappresentazione della ‘libertà’ fiorentina proietta dunque un ordine sovra-cittadino ma plurale, la cui pluralità non è certo egualitaria anche se importa conservarne il carattere molteplice. </p><p rend="text" >L’articolazione tra libertà come ordine territoriale e libertà ‘interna’ rimaneva un punto sensibile. La lettera di Gian Galeazzo sopraccitata ne offre una chiara testimonianza:</p><quote rend="quotation_b ParaOverride-2" >Non fu la vostra magnifica comunità, dalla quale non possiamo aspettarci niente del genere, ma un piccolo gruppo degli arciguelfi vostri che, per rabbia o per paura dovuta a uno stato malfondato e vacillante, tirannizzano la vostra fiorente città sotto un’apparenza di libertà, e hanno scelto la guerra piuttosto che la pace<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="19.html#footnote-025">29</ref></hi></hi>.</quote><p rend="text" >Molto prima del Guicciardini che discorrerà sulle contraddizioni tra la parola e la cosa<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="19.html#footnote-024">30</ref></hi></hi>, ma sulla scia di Dante<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="19.html#footnote-023">31</ref></hi></hi>, questa frecciata mira a smascherare l’ipocrisia del discorso ufficiale. Questa visione critica e polemica della libertà fiorentina emanante dalla cancelleria viscontea dimostra quanto fosse considerato necessario, in un contesto di guerra, contrastare il complesso discorso della cancelleria fiorentina<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="19.html#footnote-022">32</ref></hi></hi>. Ma l’attacco sembra voler colpire al cuore del regime: la libertà fiorentina non sarebbe altro che la tirannia di una piccola parte della città su di essa, piccola parte che dobbiamo identificare con i gruppi ristretti che avevano conquistato l’egemonia sulle istituzioni fiorentine dal 1382 in poi<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="19.html#footnote-021">33</ref></hi></hi>. E se l’attacco fosse davvero mirato a far vacillare il regime fiorentino, significa forse che il tema della ‘falsa libertà’ era uno dei punti deboli di tale regime. È difficile sostenere che esistesse un sentimento generale e diffuso di un degrado della libertà, ovvero di un allontanamento progressivo da uno stato di equilibrio istituzionale ereditato dalla tradizione. E anche se un simile sentimento fosse attestato nella documentazione, sarebbe difficile dimostrare che si trattasse di qualcosa di più di un’impressione soggettiva<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="19.html#footnote-020">34</ref></hi></hi>. Un passo della cronaca di Marchionne di Coppo Stefani ci offre un punto di vista interessante. Ricalcando un antico motivo della cronachistica tardomedievale, quello della condanna delle divisioni interne, Marchionne vi aggiunge tuttavia una sfumatura particolare: il lamento di tutta una parte della popolazione cittadina che si sente minacciata dalle mosse segrete dei grandi, in particolare dall’intesa tra Albizzi e Ricci. Tale lamento viene affidato dal narratore a un eminente cittadino, Filippo di Cionetto Bastari, che chiede ai signori di rimediare agli abusi e di dare ai cittadini «libertà»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="19.html#footnote-019">35</ref></hi></hi>. Questo passo ci dà la prova, molto prima di Machiavelli, che teorizzerà nei <hi rend="italic">Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio</hi> la libertà come assenza di dominio tra la nobiltà e la plebe, che la libertà potesse essere concepita come un equilibrio tra le diverse componenti della società cittadina e perciò usata per criticare una situazione di abuso dei più potenti sugli altri. Le <hi rend="italic">Consulte e Pratiche</hi> rivelano che questo discorso di Filippo di Cionetto Bastari, rielaborato dall’autore della cronaca, fu realmente pronunciato in consiglio<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="19.html#footnote-018">36</ref></hi></hi>. Per gli anni posteriori, i libri di ricordanze rivelano un senso di sfiducia nei confronti del potere, come i celebri ricordi di Giovanni di Pagolo Morelli: nei molti consigli di estrema prudenza che l’autore procura ai suoi figli (come proclamare la loro fedeltà alla parte guelfa e ai membri della classe dirigente) trapela un pragmatismo disilluso largamente utilizzato dagli storici, e in particolare da John Najemy, per illustrare gli effetti della «controrivoluzione» oligarchica<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="19.html#footnote-017">37</ref></hi></hi>. Tuttavia, nella lingua ufficiale, la libertà informa tutti gli atti: è nel nome della protezione e della conservazione della libertà che si formano le balìe con le quali il ceto dirigente impone le sue trasformazioni<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="19.html#footnote-016">38</ref></hi></hi>. La libertà è presentata come un’esigenza assoluta, una condizione di sopravvivenza che giustifica le decisioni, le estromissioni, gli esili: è nel nome della libertà che le pratiche di pacificazione o di esclusione furono attuate<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="19.html#footnote-015">39</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >Da questi elementi si può ricavare l’ipotesi plausibile di un sentimento di una crisi della libertà, fonte potenziale di malcontento e di dissenso. La storia intellettuale, non solo in quanto testimonianza di un’autonoma cultura dotta, ma in quanto laboratorio ideologico attraversato da esigenze sociali contrastanti, rivela l’esistenza di un tentativo per scongiurare tale sentimento. In quest’ottica, l’opera di Coluccio Salutati può essere oggetto di una nuova lettura. Si è sottolineata giustamente la dimensione tradizionale, e forse tradizionalista, della sua concezione della libertà espressa nelle lettere pubbliche<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="19.html#footnote-014">40</ref></hi></hi>, che è sicuramente da ricondurre entro i limiti di un paradigma comunale. Ciò non impedisce naturalmente che il cancelliere vi abbia impresso alcune particolari inflessioni. Nel suo epistolario ‘privato’ e nei suoi trattati, Coluccio svolge una ricerca letteraria e stilistica (la continuazione, in un certo senso, della strada aperta dal Petrarca) ma anche politica, mirante a rivivificare l’etica civica dei suoi contemporanei. Alcune delle lettere del suo carteggio privato hanno una valenza chiaramente politica, come la lettera a Francesco Guinigi<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="19.html#footnote-013">41</ref></hi></hi>, in cui Firenze è descritta come «fortezza della libertà» (<hi rend="italic">arx libertatis</hi>) e il popolo fiorentino come «il difensore della libertà di qualsiasi popolo, nella misura in cui difende così più facilmente la propria libertà»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="19.html#footnote-012">42</ref></hi></hi>, oppure la lettera al francescano Niccolò Casucchi da Girgenti, sostenitore della politica di papa Gregorio XI<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="19.html#footnote-011">43</ref></hi></hi>, dove Coluccio condanna il ricorso abusivo del pontefice alla <hi rend="italic">plenitudo potestatis</hi> per modificare l’assetto regionale. La libertà è per Coluccio l’autonomia municipale sempre esposta al pericolo del suo annientamento e polemicamente difesa sulla base di garanzie giuspubblicistiche. La sua originalità sta nell’impostazione esortativa, parenetica, fortemente morale sulla quale impernia il suo discorso politico: è ovvio che tutti i motivi della tradizione antitirannica sono richiamati dal cancelliere per edificare intellettualmente un ordine politico-territoriale fondato sulla preminenza di Firenze. Tale edificazione si realizza però a partire da una posizione didattico-morale che si muove nel campo del diritto e della ragione.</p><p rend="text" >Si tratta di un elemento importante per capire l’idea salutatiana della comunità civile. Negli anni che seguono il tumulto dei Ciompi e il ritorno della parte guelfa, Salutati ricorda nelle sue epistole morali il pericolo sempre incombente di una rivolta dei nemici interni per denunciare l’atteggiamento di alcuni cittadini che hanno lasciato la città in tempo di peste. È ignominioso, afferma il cancelliere, correre il rischio che una illustre città come Firenze, «libera e ovunque produttrice di libertà» (<hi rend="italic">liberam et libertatis undique genitricem</hi>) possa cadere nelle mani di facinorosi:</p><quote rend="quotation_b" >Se aveste visto, il 21 luglio scorso, con quanta smisurata sfiducia o con quale vigore, questa gente vile e sordida, con i vessilli eretti, si è impossessata di una così grande città nel silenzio della sera, e ha percorso la città tutta quanta, spingendo i poveri al saccheggio, capireste che né la virtù dei buoni cittadini che si trovano in patria né la forza militare sarebbero bastate a respingerli, ma sarebbe occorso, e occorrerà sempre, se un simile furore venisse a colpirci, combattere con tutte le forze degli ottimati e tutto il corpo della repubblica<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="19.html#footnote-010">44</ref></hi></hi>.</quote><p rend="text" >La libertà della città non è soltanto l’autonomia o l’autogoverno, è anche l’equilibrio gerarchico delle componenti sociali garantito dalla vigilanza e dall’operosità del ceto superiore, qui designato con la parola «ottimati». Il buon funzionamento della città implica la repressione degli impulsi violenti degli uomini più vili ad opera dei più grandi, che devono anche essere i più virtuosi. Si vede quanto la rappresentazione della comunità civile sia riconducibile a un paradigma morale: quello del potere della mente sulle passioni. È proprio questo paradigma che darà luogo, nei trattati più elaborati di Salutati, a una vera e propria concettualizzazione della <hi rend="italic">vita activa</hi>, modello di perfezione umana e traguardo ultimo degli <hi rend="italic">studia humanitatis</hi>, vista come vittoria dello spirito sul corpo. La fermezza di questa antropologia morale fondamentalmente dualistica rispecchia una polarizzazione altrettanto netta tra coloro che devono essere soggiogati e coloro che devono esercitare la loro autorità. Ben diversa sarà la visione machiavelliana della Roma antica, tesa tra due umori antagonisti, la voglia di dominare del patriziato e la voglia di non essere dominati della plebe, ma non per ciò meno dualistica di quella di Salutati. Nella visione di quest’ultimo, la comunità (il «corpo della repubblica», dice Salutati) diventa una totalità astratta<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="19.html#footnote-009">45</ref></hi></hi>, la cui coesione non può essere altro che un dominio di una parte sull’altra. Il posizionamento retorico del cancelliere non può essere però di mera accettazione dell’autorità dei più potenti, ma consiste in una severa esortazione che li invita a un più grande rigore etico, in virtù di una legislazione più alta della ricchezza e del potere<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="19.html#footnote-008">46</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >Una simile insistenza sulla moralizzazione del ceto dirigente è percepibile in un altro ramo della rivisitazione salutatiana della tradizione che lo precede: la rilettura di Dante. L’interesse particolare manifestato dal Salutati per Dante negli anni 1390 è già stato notato da Ronald G. Witt e attribuito a un tropismo religioso sempre più marcato. Vi è un altro motivo importante, politico più che spirituale: la riappropriazione dell’antifiorentinismo dantesco da parte della cancelleria viscontea ha verosimilmente spinto il cancelliere a rivendicare l’eredità di una figura importante del patrimonio culturale della città in un’epoca di ‘guerra culturale’, e a riaffermare nel contempo i fondamenti giuspubblicistici della libertà cittadina garantita dall’autorità imperiale nello spirito del pensiero dantesco<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="19.html#footnote-007">47</ref></hi></hi>. Sia il <hi rend="italic">De fato et fortuna</hi>, che contiene una potente difesa della dottrina del libero arbitrio esposta da Marco Lombardo nel canto XVI del <hi rend="italic">Purgatorio</hi>, sia il <hi rend="italic">De tyranno</hi> e la sua grande evocazione dell’autorità imperiale attraverso la difesa della condanna dantesca degli uccisori di Cesare e la relativa discolpa di quest’ultimo dall’accusa di tirannia, hanno un indirizzo etico-politico particolarmente spiccato: riaffermare i fondamenti della libertà rivitalizzando la lettura di una gloria letteraria municipale. La riappropriazione di Dante, tutt’altro che aneddotica, è parte integrante tanto di quell’ideologia della libertà<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="19.html#footnote-006">48</ref></hi></hi> che si trova al cuore del repubblicanesimo fiorentino, quanto dell’esaltazione delle lettere, e in particolare della storia e della poesia, come ricettacoli di una verità celata, essenziale per alimentare un’alta concezione dell’etica civile. Il <hi rend="italic">De laboribus Herculis</hi> non è solo una monumentale indagine mitografica fondata sulla lettura della poesia antica, ma costituisce anche una sentita difesa del valore politico della poesia, un’opera che può essere letta come un ‘trattato del buon governo’<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="19.html#footnote-005">49</ref></hi></hi>, in modo molto più chiaro di qualsiasi altro grande trattato mitografico, compreso l’illustre modello boccacciano delle <hi rend="italic">Genealogie deorum</hi>. Nel libro XIII, Salutati fornisce un’interpretazione originale del mito d’Issione e dei centauri in relazione con le nozze di Piritoo e Ippodamia: i centauri – variamente interpretati nel corso del XIV secolo dai commentatori di Dante (che ne fa i custodi del girone dei tiranni, nel canto XII dell’<hi rend="italic">Inferno</hi>) e dallo stesso Boccaccio<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="19.html#footnote-004">50</ref></hi></hi> – sono identificati con gli ottimati che perturbano, con la loro violenza, le «solennità di libertà» simboleggiate dalle nozze. Solo Ercole, figura dell’uomo perfetto, può vincere i centauri, ovvero ricondurre gli ottimati alla ragione con la potenza dei suoi argomenti<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="19.html#footnote-003">51</ref></hi></hi>. Nel cuore di questo grande esercizio di esegesi mitografica che è il <hi rend="italic">De laboribus Herculis</hi>, viene riaffermata la necessità per gli ottimati di sottoporsi alla ragione e alla legge. Vi è un’importante connessione tra questo monito contro la tirannide degli ottimati e l’esaltazione del diritto contenuta nel <hi rend="italic">De nobilitate legum et medicine</hi>.</p><p rend="text" >Strano modo di difendere un regime oligarchico, quello di denunciare la tirannia dei pochi. È però quello adoperato da Salutati: per il cancelliere del comune, l’autorità politica non può fondarsi che sul diritto. Il modo più sicuro di fornire un appoggio teorico all’evoluzione oligarchica del governo cittadino consiste nel ricordare che l’autorità politica non può avere come baricentro che il popolo, con l’esclusione della plebe e dei grandi. Nella famosa invettiva contro Antonio Loschi, il <hi rend="italic">Contra maledicum et obiurgatorem</hi>, composto dopo la fine della guerra contro Milano, Salutati tesse l’elogio del popolo fiorentino, <hi rend="italic">princeps populus</hi>, e porta alle estreme conseguenze la comprensione della libertà come principio gerarchico (per non dire sovrano): essere liberi significa essere sottoposti alla libertà fiorentina, allo <hi rend="italic">jugum libertatis</hi> o <hi rend="italic">frenum libertatis</hi>, con un evidente riuso della retorica pro-imperiale ampiamente adoperata da Dante e convocata dallo stesso Salutati nel suo <hi rend="italic">De tyranno</hi>. Con l’elogio dello <hi rend="italic">jugum libertatis</hi>, Salutati mina le pretese della signoria milanese di arrogarsi questa stessa autorità, giacché il dominio che essa esercita, <hi rend="italic">more regio</hi>, è molto più insofferente dell’altrui libertà che non il legittimo dominio del re di Francia, che garantisce un’autentica libertà. Tra le forme accettate di libertà figurano dunque la libertà popolare e la libertà reale. Una libertà ‘aristocratica’ – concepibile in regime aristotelico – non è considerata da Coluccio: si può perfino leggere una frecciata anti-aristocratica diretta contro il Loschi e i giovani al servizio del Visconti nell’evocazione dei giovani aristocratici romani ostili alla <hi rend="italic">libertas</hi> dopo la caduta dei re. L’invettiva, che è, se si vuole, un testo di propaganda anti-milanese, si può anche leggere come un testo destinato agli stessi Fiorentini: un testo di parenesi civile che esorta gli ottimati ad essere all’altezza delle alte missioni del popolo fiorentino, e a considerarsi rappresentanti e non dominatori del popolo. Salutati non designa mai Firenze come un <hi rend="italic">regimen </hi>o uno <hi rend="italic">status optimatum</hi>. La <hi rend="italic">libertas</hi>, per lui, non può essere che la libertà di un popolo. Si capisce bene che in questa tensione, o contraddizione, tra l’indirizzo oligarchico coevo e l’irrigidimento popolare della rappresentazione della ‘libertà fiorentina’, risiede un potente operatore di rilettura della storia di Roma, e che ci troviamo alla radice delle analisi contrapposte, condotte da Machiavelli, della repubblica romana e della repubblica fiorentina<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="19.html#footnote-002">52</ref></hi></hi>. La cerchia dei giovani umanisti gravitanti intorno al Salutati, tra i quali Iacopo da Scarperia, Pier Paolo Vergerio, sulla base delle lettere ciceroniane <hi rend="italic">Ad familiares</hi> riscoperte dal Salutati, riesamina le scelte politiche di Cicerone e intende rivedere il severo giudizio emesso dal Petrarca riabilitando un Cicerone ‘civile’. Cicerone diventa il pretesto per la disamina di un problema politico: in un contesto di guerra civile, è preferibile scegliere la tirannide di un uomo solo o quella dei pochi<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="19.html#footnote-001">53</ref></hi></hi>? L’esperienza di una crisi della libertà sembra effettivamente pesare sulle indagini condotte nell’ambito degli <hi rend="italic">studia humanitatis</hi> e condizionare un determinato indirizzo politico-letterario.</p><p rend="text" >La scrittura degli umanisti – la si chiami retorica se si vuole – comporta in se stessa le tensioni e le contraddizioni di una società allo stesso titolo di altre produzioni intellettuali, artistiche o letterarie, con le quali è d’altronde strettamente legata, e può dunque illuminare le idee politiche e il pensiero politico di un determinato periodo. L’ideologia della <hi rend="italic">libertas</hi> della fine del Trecento e del primo Quattrocento non è certo scindibile dalla contrapposizione politica tra Firenze e Milano, ma non è neanche comprensibile se non si tiene conto del tentativo svolto da Salutati di ricondurre l’evoluzione politico-istituzionale del comune all’interno di limiti etici e giuridici. In questo senso, la retorica umanistica non può essere la giustificazione spregiudicata e semplicistica di un potere di fatto, ma essa propone al contrario una riflessione sulle condizioni di accettabilità e di legittimità di una forma politica relativamente nuova. </p><p rend="text" >Nella generazione successiva, Leonardo Bruni, come si sa, avrebbe imposto un nuovo riorientamento al pensiero della libertà fiorentina. Molti studi hanno posto in rilievo la rottura teorica e stilistica introdotta dall’umanista aretino<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="19.html#footnote-000">54</ref></hi></hi>. Le altre grandi inflessioni date da Bruni a quello che sarebbe diventato l’asse fondamentale dell’identità politica fiorentina nella prima metà del Quattrocento consistono nel comporre i vari elementi aristocratici presenti nella tradizione e nel pensiero di Salutati in un percorso piuttosto coerente: dalla comprensione armonica dell’unità della città, ingegnosamente esposta nella <hi rend="italic">Laudatio florentine urbis</hi>, all’esaltazione di una libertà intesa come emersione dei migliori (<hi rend="italic">Oratio in funere Iohannis Strozzae</hi>); dalla teorizzazione dello stato fiorentino come un regime popolare e aristocratico, fino alla <hi rend="italic">mise en récit</hi> della storia fiorentina secondo linee di straordinaria coerenza, imperniata su una parenesi rivolta agli <hi rend="italic">optimates</hi>, sul legame necessario tra libertà e autorità degli uomini savi ed esperti – soprattutto in materia militare –, e su una stretta subordinazione degli strati inferiori della società al governo dei migliori. Molto rimane da capire sul rapporto tra la complessità retorica e intellettuale della ‘libertà’ e lo spessore storico dell’esperienza politica che essa doveva rispecchiare, o dissimulare. Molto rimane da capire anche sull’evoluzione del concetto di libertà da Salutati a Bruni. Entrambi i pensatori, fini osservatori del loro tempo, non potevano concepire la libertà senza ricondurre l’autorità dei grandi all’interno di limiti etici e giuridici. Il contributo di Salutati risiede soprattutto nell’aver contenuto l’ideologia della <hi rend="italic">libertas</hi> all’interno di un quadro antioligarchico fornito in parte dalla tradizione. Il Bruni non poté esimersi dalla poderosa scelta teorica effettuata dal maestro, né dal posizionamento parenetico fondato sull’autonomia – e il magistero – intellettuale conferitogli dagli <hi rend="italic">studia humanitatis</hi>, ma tende a muoversi in un senso nettamente più aristocratico. Se il suo pensiero appare anch’esso come il frutto di una lunga e antica tradizione retorico-politica, si presenta come l’esito di una delle sue formulazioni meno egualitarie e più apertamente gerarchiche.</p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="19.html#footnote-053-backlink">1</ref></hi>	Princeton, 2 voll., 1955 (2<hi rend="superscript CharOverride-1">e</hi> ed., 1 vol., 1966); trad. it. R. Pecchioli, <hi rend="italic">La crisi del primo Rinascimento italiano: umanesimo civile e libertà repubblicana in un’età di classicismo e di tirannia</hi>, Firenze 1970.<hi rend="italic"> </hi>Si deve tuttavia notare che si tratta di uno spessore ‘in chiaroscuro’, nella misura in cui gli studi sulla ‘libertà fiorentina’ ne hanno molto spesso sottolineato il carattere fittizio e duplice, a cominciare dallo stesso Baron che si stupiva che la vitalità del tema fosse contemporanea al tramonto della civiltà comunale: L. <hi rend="CharOverride-2">Bruni Aretino, </hi><hi rend="italic">Humanistisch-philosophische Schriften</hi>, a cura di H. Baron, Berlin-Leipzig 1928. Nell’ampia bibliografia sul modo in cui la lettura di Baron abbia potuto influire sugli studi riguardanti Firenze, cfr. J. H<hi rend="CharOverride-2">ankins, </hi><hi rend="italic">The ‘Baron Thesis’ after forty years and some recent studies of Leonardo Bruni</hi>, «Journal of the History of Ideas», LVI (1995), pp. 309-338, in particolare pp. 309-308; <hi rend="italic">Renaissance civic humanism: reappraisals and reflections</hi>, a cura di Id., Cambridge 2000; P. <hi rend="CharOverride-2">Gilli</hi>, <hi rend="italic">Le discours politique florentin à la Renaissance: autour de l’‘humanisme civique’</hi>, in <hi rend="italic">Florence et la Toscane, XIV</hi><hi rend="italic">e</hi><hi rend="italic">-XV</hi><hi rend="italic">e</hi><hi rend="italic"> siècles. Les dynamiques d’un État italien</hi>, a cura di J. Boutier, S. Landi e O. Rouchon, Rennes 2004, pp. 323-344; L. <hi rend="CharOverride-2">Baggioni, </hi><hi rend="italic">La repubblica nella storia: la questione dell’umanesimo civile</hi>, «Storica», XXXV-XXXVI (2009), pp. 25-43; <hi rend="italic">After Civic Humanism</hi>, a cura di B. Maxson e N. Scott-Baker,<hi rend="CharOverride-2"> </hi>Toronto 2015.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="19.html#footnote-052-backlink">2</ref></hi>	<hi rend="CharOverride-2">Baggioni</hi>, <hi rend="italic">La repubblica nella storia</hi>.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="19.html#footnote-051-backlink">3</ref></hi>	L’idea di un passaggio del pensiero politico fiorentino alla modernità è implicita fin dai primi scritti di Baron, il quale si muoveva in un mondo intellettuale che guardava all’Italia dei secoli XIV e XV come agli albori della modernità europea, sulla scia di Burckhardt. Per un quadro molto dettagliato delle coordinate intellettuali della storiografia tedesca del tempo, è d’obbligo il riferimento al magistrale studio di R. <hi rend="CharOverride-2">Fubini, </hi><hi rend="italic">Una carriera di storico del Rinascimento: Hans Baron</hi>, «Rivista storica italiana», CIV (1992), pp. 501-554. Per un ampliamento alla cultura letteraria e al contesto intellettuale, M. <hi rend="CharOverride-2">Ruehl</hi>, <hi rend="italic">The Italian Renaissance in the German historical imagination, 1860-1930</hi>, Cambridge 2015. Fondamentale per capire l’influenza di Baron su pensatori come John Pocock o Quentin Skinner è il saggio di Baron su Machiavelli, <hi rend="italic">Machiavelli: the republican citizen and the author of ‘The Prince’</hi>, «The English Historical Review», LXXVI (1961), 299, pp. 217-253.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="19.html#footnote-050-backlink">4</ref></hi>	Importa sottolineare che l’interesse per la libertà fiorentina espresso da parte degli storici della filosofia o delle idee sia stato plasmato da un’antica dicotomia, risalente all’Ottocento, tra libertà degli antichi e libertà dei moderni, formulata da Benjamin Constant e ripresa da Isaiah Berlin sotto la forma di un’opposizione tra <hi rend="italic">negative liberty</hi> e <hi rend="italic">positive liberty</hi>. Le varie concezioni della libertà repubblicana teorizzate da John Pocock, Quentin Skinner o Philip Pettit possono essere lette come riattualizzazioni di questa opposizione. Cfr. S. <hi rend="CharOverride-2">Audier</hi>, <hi rend="italic">Les théories de la république</hi>, Paris 2004. Per un’analisi della costruzione del mito di Firenze nella storiografia, cfr. J.-C. <hi rend="CharOverride-2">Maire</hi>-<hi rend="CharOverride-2">Vigueur</hi>, <hi rend="italic">Il problema storiografico: Firenze come modello (e mito) di regime popolare</hi>, in <hi rend="italic">Magnati e popolani nell’Italia comunale.</hi> <hi rend="italic">XV convegno di studi del centro italiano di studi di storia e d’arte (Pistoia, 1995)</hi>, Pistoia 1997, pp. 1-16.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="19.html#footnote-049-backlink">5</ref></hi>	Soprattutto nel mondo anglofono e francofono. La creazione del <hi rend="italic">Centre européen des études républicaines </hi>(CEDRE) nel 2016 ha confermato questa tendenza. Cfr. <hi rend="italic">Républiques et républicanismes. </hi><hi rend="italic">Les cheminements de la liberté</hi><hi>, a cura di O. Christin, Lormont 2019.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="19.html#footnote-048-backlink">6</ref></hi>	La ricostruzione più completa della vita e del pensiero di Baron è quella di K. <hi rend="CharOverride-2">Schiller</hi>, <hi rend="italic">Hans Baron’s Humanism</hi>, «Storia della storiografia», XXXIV (1998), pp. 51-99. Lo studio di riferimento sulla concezione del Rinascimento propria degli esuli tedeschi negli Stati Uniti rimane quello di A. <hi rend="CharOverride-2">Molho</hi>, <hi rend="italic">Gli storici americani e il Rinascimento italiano. Una ricognizione</hi>, in <hi rend="italic">Storici americani e Rinascimento italiano</hi>, a cura di G. Chittolini, «Cheiron», XVI (1992), pp. 9-26. Vedasi anche <hi rend="italic">Gli anglo-americani a Firenze: idea e costruzione del Rinascimento.</hi> <hi rend="italic">Atti del convegno (Fiesole, 19-20 giugno 1997)</hi>, a cura di M. Fantoni, Roma 2000; <hi rend="italic">Il Rinascimento italiano e l’Europa</hi>, a cura di M. Fantoni, vol. 1, <hi rend="italic">Storia e storiografia</hi>, Treviso-Costabissara 2005. <hi rend="CharOverride-2">L. Baggioni</hi>, <hi rend="italic">Renaissance et politique: la ‘redécouverte’ de Leonardo Bruni (1910-1928)</hi>, in <hi rend="italic">Renaissances 1. Construction et circulation d’une catégorie historiographique (XIX</hi><hi rend="superscript CharOverride-1">e</hi><hi rend="italic">-XXI</hi><hi rend="superscript CharOverride-1">e</hi><hi rend="italic"> siècle)</hi> a cura di V. Ferrer, J.-L. Fournel e Ch. Lucken, Genève, in corso di stampa.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="19.html#footnote-047-backlink">7</ref></hi>	Tale apprezzamento spregiativo appare ora esplicito ora implicito. Esplicita è la negazione dell’impegno civile in J. <hi rend="CharOverride-2">Seigel</hi>, <hi rend="italic">‘Civic Humanism’ or Ciceronian rhetoric? </hi><hi rend="italic">The Culture of Petrarch and Bruni</hi><hi >, «Past and Present», XXXIV (1966), pp. 3-48; </hi><hi rend="CharOverride-2" >Id</hi><hi >.,</hi><hi rend="CharOverride-2" > </hi><hi rend="italic">Rhetoric and Philosophy in Renaissance Humanism. The Unity of Eloquence and Wisdom, from Petrarch to Valla</hi><hi >, Princeton 1968. </hi>Implicita invece è la svalutazione del pensiero degli umanisti tramite la categoria di propaganda, di cui fanno uso sia <hi rend="CharOverride-2">P. </hi>H<hi rend="CharOverride-2">erde</hi>, <hi rend="italic">Politik und Rhetorik in Florenz am Vorabend der Renaissance</hi>, «Archiv für Kuturgeschichte», XLVII (1965), pp. 141-220, ripubblicato in I<hi rend="CharOverride-2">d</hi>., <hi rend="italic">Von Dante zum Risorgimento. Studien zur Geistes- und Sozialgeschichte Italiens</hi>, Stuttgart 1997, pp. 91-159, sia, per quanto riguarda la storiografia umanistica, G. <hi rend="CharOverride-2">Ianziti</hi>, <hi rend="italic">Writing History in Renaissance Florence. </hi><hi rend="italic">Leonardo Bruni and the Uses of the Past</hi><hi >, Cambridge Mass.-London 2012.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="19.html#footnote-046-backlink">8</ref></hi>	<hi rend="italic">Le forme della propaganda politica nel Due e nel Trecento.</hi> <hi rend="italic">Relazioni tenute al convegno internazionale (Trieste, 2-5 marzo 1993)</hi>, a cura di P. Cammarosano, Roma 1994, in particolare E. <hi rend="CharOverride-2">Artifoni</hi>, <hi rend="italic">Retorica e organizzazione del linguaggio politico</hi>, pp. 157-182; <hi rend="italic">Linguaggi politici</hi>, a cura di Id. e M.L. Pesante, Bologna 1999 («Quaderni storici», CII, 1999). Accanto all’oratoria, l’epistolografia costituisce un importante campo di osservazione della rilevanza politica della retorica: cfr. ad esempio B. <hi rend="CharOverride-2">Grévin, </hi><hi rend="italic">Rhétorique du pouvoir médiéval. </hi><hi rend="italic">Les lettres de Pierre de la Vigne et la transformation du langage politique européen (XIII</hi><hi rend="italic">e</hi><hi rend="italic">-XV</hi><hi rend="italic">e</hi><hi rend="italic"> siècles)</hi><hi>, Roma 2008; </hi><hi rend="italic">Art de la lettre et lettre d’art. </hi><hi rend="italic">Épistolaire politique III. Convegno di studio (Roma, 11-13 aprile 2013)</hi>, a cura di P. Cammarosano <hi rend="italic">et al.</hi>, Trieste-Roma 2016. Sulla curia pontificia come momento fondante della nuova retorica umanistica, cfr. C. Revest, <hi rend="italic">« Romam veni ». Humanisme et papauté à la fin du Grand Schisme</hi>, Ceyzérieu 2021.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="19.html#footnote-045-backlink">9</ref></hi>	All’interno di un paradigma comunale nuovamente investito come quadro d’interpretazione pertinente del nostro periodo, cfr. J.-C. <hi rend="CharOverride-2">Maire Vigueur</hi>, E. <hi rend="CharOverride-2">Faini</hi>, <hi rend="italic">Il sistema politico dei comuni italiani (secoli XII-XIV)</hi>, Milano 2010: «Resta il fatto, però che anche il più elitista o oligarchico dei governi, come appunto quello della Firenze degli Albizzi (1387-1434), conserva tutte le apparenze di un regime comunale e rientra quindi nel nostro campo di osservazione, allorché differisce profondamente, nel suo modo di funzionare, da altri regimi dove le organizzazioni popolari continuano a esercitare una certa influenza sul governo della città», p. 106. Per un’analisi molto fine del ‘congedo dal medioevo dei comuni’ e dei processi che conducono alla fine della civiltà comunale, cfr. L. <hi rend="CharOverride-2">Tanzini</hi>, <hi rend="italic">A consiglio. La vita politica nell’Italia dei comuni</hi>, Roma-Bari 2014, pp. 137-162, in particolare p. 159: «[…] l’uso di commissioni di savi, consigli ristretti e comitati speciali non era soltanto l’inizio della fine per quella civiltà politica che i regimi popolari avevano tentato di essere. Era contemporaneamente una formidabile palestra di attività politica per chi aveva la sorte di parteciparvi» e anche nel Quattrocento: «[…] nel consiglio si stava – e in fondo si era sempre stati – non tanto per decidere, quanto proprio per starci, per essere presenti nel luogo pubblico da cui tutto passa», p. 161.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="19.html#footnote-044-backlink">10</ref></hi>	G. <hi rend="CharOverride-2">Sasso</hi>, <hi rend="italic">‘Florentina libertas’ e Rinascimento italiano nell’opera di Hans Baron</hi>, «Rivista storica italiana», LXIX (1957), pp. 250-276; N. <hi rend="CharOverride-2">Rubinstein</hi>, Florentina libertas, «Rinascimento», s. II, XXVI (1986), pp. 3-26; J. <hi rend="CharOverride-2">Najemy</hi>, <hi rend="italic">Corporatism and Consensus in Florentine Electoral Politics, 1280-1400</hi>, Chapel Hill 1982; Riccardo Fubini ha stabilito l’esistenza di una rottura teorica tra una comprensione ‘comunale’ della <hi rend="italic">libertà</hi> presente in Salutati e una concezione del tutto nuova, plasmata dalla rivendicazione di una sovranità analoga a quella imperiale, apparsa sotto la penna di Bruni: cfr. R. <hi rend="CharOverride-2">Fubini</hi>, <hi rend="italic">La rivendicazione di Firenze della sovranità statale e il contributo delle ‘Historiae’ di Leonardo Bruni</hi>, in <hi rend="italic">Leonardo Bruni, Cancelliere della Repubblica di Firenze.</hi> <hi rend="italic">Convegno di studi (Firenze, 27-29 ottobre 1987)</hi>, a cura di P. Viti, Firenze 1990, pp. 29-62; A. <hi rend="CharOverride-2">Brown, </hi><hi rend="italic">Smascherare il repubblicanesimo rinascimentale</hi>, in <hi rend="italic">Politica e cultura nelle repubbliche italiane dal Medioevo all’età moderna: Firenze, Genova, Lucca, Siena, Venezia.</hi><hi rend="italic"> Atti del convegno (Siena, 1997)</hi>, a cura di S. Adorni Braccesi e M. Ascheri, Roma 2001,<hi rend="italic"> </hi>pp. 109-133<hi rend="CharOverride-2">; </hi>L. <hi rend="CharOverride-2">Baggioni, J.-C. Zancarini</hi>, <hi rend="italic">‘Dulcedo libertatis’</hi>.<hi rend="italic"> </hi><hi rend="italic">Liberté et histoire à Florence, XIV</hi><hi rend="italic">e</hi><hi rend="italic">-XVI</hi><hi rend="italic">e</hi><hi rend="italic"> siècles</hi><hi>, in</hi> <hi rend="italic">Libertés et libéralismes: formation et circulation des concepts</hi><hi>, a cura di J.-L. Fournel, J. Guilhaumou e J.-P. Potier, Lyon 2012, pp. 21-43; L. </hi><hi rend="CharOverride-2">Tanzini</hi><hi>, </hi><hi rend="italic">Autour de la ‘libertas’. Usage du passé et langage du pouvoir à Florence à l’époque de Coluccio Salutati</hi><hi>, in </hi><hi rend="italic">La politique de l’histoire en Italie. Arts et pratiques du réemploi (XIV</hi><hi rend="italic">e</hi><hi rend="italic">-XVII</hi><hi rend="italic">e</hi><hi rend="italic"> siècle)</hi><hi>, a cura di C. Callard, É. Crouzet-Pavan e A. Tallon, Paris 2014, pp. 97-111; L. </hi><hi rend="CharOverride-2">Piffanelli</hi><hi>, </hi><hi rend="italic">De part et d’autre de la ‘libertas’. Salutati, Bruni et le discours politique florentin à la Renaissance</hi><hi>, «Medioevo e Rinascimento», XXXII, n.s. XXIX (2018), pp. 1-71. Studiando l’evoluzione del concetto di libertà fino agli anni 1440, Piffanelli conclude infatti che la «</hi><hi rend="italic">libertas</hi><hi> représenta l’élément-clef du discours politique florentin, en constituant l’instrument et la raison des actions de la République», p. 71.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="19.html#footnote-043-backlink">11</ref></hi>	Si tratta forse della dimensione più originale degli studi di Baron: un’impostazione basata sulla messa in relazione di varie esperienze vissute, più che sull’analisi delle strutture sociali e politiche, alla stregua della visione della storia esposta da W. <hi rend="CharOverride-2">Dilthey</hi>, <hi rend="italic">Einleitung in die Geisteswissenschaften. </hi><hi rend="italic">Versuch einer Grundlegung für das Studium der Gesellschaft und ihrer Geschichte </hi><hi >(1883), in </hi><hi rend="CharOverride-2" >Id.</hi><hi >, </hi><hi rend="italic">Gesammelte Schriften</hi><hi >, vol. 1, Leipzig-Berlin 1922; </hi><hi rend="CharOverride-2" >Id</hi><hi >., </hi><hi rend="italic">Auffassung und Analyse des Menschen in 15. und 16. </hi><hi rend="italic">Jahrhundert</hi> (1891), ivi, vol. 2, Leipzig-Berlin 1914, pp. 1-89.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="19.html#footnote-042-backlink">12</ref></hi>	G. <hi rend="CharOverride-2">Tanturli</hi>, <hi rend="italic">Continuità dell’Umanesimo civile da Brunetto Latini a Leonardo Bruni</hi>, in <hi rend="italic">Gli Umanesimi medievali.</hi> <hi rend="italic">Atti del II Congresso dell’Internationales Mittellateinerkomitee (Firenze, 11-15 settembre 1995)</hi>, a cura di C. Leonardi, Firenze 1998, pp. 735-780.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="19.html#footnote-041-backlink">13</ref></hi>	Per l’epistolografia cancelleresca cfr.<hi rend="italic"> </hi>R.G. W<hi rend="CharOverride-2">itt</hi>, <hi rend="italic">Coluccio Salutati and his Public Letters</hi>, Genève 1976; <hi rend="italic">Die Staatsbriefe Coluccio Salutatis</hi>, Köln-Wien 1991; <hi rend="CharOverride-2">Tanzini</hi>, <hi rend="italic">Autour de la ‘libertas’.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="19.html#footnote-040-backlink">14</ref></hi>	<hi>P. </hi><hi rend="CharOverride-2">Gilli</hi><hi>, </hi><hi rend="italic">De la ‘res publica’ impériale à la ‘res publica civitatis’: les mots de la république au début du mouvement communal en Italie (XII</hi><hi rend="italic">e</hi><hi rend="italic"> siècle)</hi><hi>, in </hi><hi rend="italic">Medieval origins of the Republican Idea, 12</hi><hi rend="italic">th</hi><hi rend="italic">-15</hi><hi rend="italic">th</hi><hi rend="italic"> centuries</hi><hi>, a cura di T. Dutour, «Quaestiones medii aevi novae», XX (2015), pp. 93-110: «C’est sous l’invocation de la </hi><hi rend="italic">libertas</hi><hi> que se construisit alors l’expérience républicaine des cités italiennes, mais une </hi><hi rend="italic">libertas</hi><hi> entendue dans un sens parfois technique, celui de la liberté fiscale, autrement dit de l’exemption du </hi><hi rend="italic">tributum</hi><hi> de l’empereur», p. 100.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="19.html#footnote-039-backlink">15</ref></hi>	È tuttavia presente nel testo per indicare la facoltà degli artigiani di agire in modo autonomo entro i limiti della legge, facoltà minacciata dalle aggressioni dei magnati: cfr. <hi rend="italic">La legislazione antimagnatizia a Firenze</hi>, a cura di S. Diacciati e A. Zorzi<hi rend="CharOverride-2">, </hi>Roma 2013, p. 59 e p. 270.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="19.html#footnote-038-backlink">16</ref></hi>	La balìa concessa ai signori da una provvisione del 4 maggio 1300 menziona «multe novitates» che «emerserunt et emergunt cotidie», tra le quali l’inosservanza degli Ordinamenti di giustizia che fa correre il rischio di far perdere al popolo la propria libertà: «et eiusdem populi et comunis antiqua consueta et continuata libertas in servitudinem libertatis contrariam reddigi et submitti» (Archivio di Stato di Firenze, Provvisioni X, cc. 238, 240, cit. in D. <hi rend="CharOverride-2">Compagni, </hi><hi rend="italic">Cronica</hi>, a cura di I. Del Lungo, Città di Castello 1913, p. 69, n. 9).</p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="19.html#footnote-037-backlink">17</ref></hi>	Cfr. la famosa invettiva iniziale della <hi rend="italic">Cronica </hi>di Dino Compagni: «Piangano adunque i suoi cittadini sopra loro e sopra i loro figliuoli i quali per loro superbia e per la loro malizia e per gara d’ufici hanno così nobile città disfatta, e vituperate le leggi, e barattati gli onori in picciol tempo, i quali i loro antichi con molta fatica e con lunghissimo tempo hanno acquistato. E aspettino la giustizia di Dio, la quale per molti segni promette loro male siccome a colpevoli, i quali erano <hi rend="italic">liberi da non poter esser soggiogati</hi>»: <hi rend="CharOverride-2">Dino Compagni</hi>, <hi rend="italic">Cronica</hi>, a cura di D. Cappi, Roma 2000, p. 134 (il corsivo è mio).</p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="19.html#footnote-036-backlink">18</ref></hi>	Essi hanno agito «contra libertatem»: cfr. <hi rend="italic">Il libro del Chiodo</hi>, a cura di F. Ricciardelli, Roma 1998, p. 319.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="19.html#footnote-035-backlink">19</ref></hi>	«Noi non solamente per lo proprio stato, ma etiamdio per quello degli altri comuni di Toschana, i quali si vegghono in libertà e stato popolare et guelfo continuamente veghiamo sopra i rimedii utili et expedienti a preservare la nostra libertà e de’ predicti altri comuni», lettera a Paolo Vettori e Piero degli Albizzi, ambasciatori inviati ad Arezzo (Firenze, Archivio di Stato, Missive 13, c. 64v) sotto il cancellierato di Bonaventura Monachi (1340-1347). Vedasi gli altri esempi addotti da P. <hi rend="CharOverride-2">Viti</hi>, <hi rend="italic">La ‘Florentina libertas’ e l’ideologia antitirannica</hi>, in <hi rend="italic">Coluccio Salutati e Firenze: ideologia e formazione dello Stato</hi>, a cura di R. Cardini e P. Viti, Firenze 2008, pp. 151-214, in particolare pp. 151-157.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="19.html#footnote-034-backlink">20</ref></hi>	D. <hi rend="CharOverride-2">De Rosa,</hi> <hi rend="italic">Coluccio Salutati. Il Cancelliere e il pensatore politico</hi>, Firenze 1980; <hi rend="italic">Atti del convegno su Coluccio Salutati (Buggiano Castello, giugno 1980)</hi>, Buggiano 1981; R.G. <hi rend="CharOverride-2">Witt, </hi><hi rend="italic">Hercules at the Crossroad</hi>s. <hi rend="italic">The Life, Works and Thought of Coluccio Salutati</hi>, Durham (NC) 1983; <hi rend="italic">Atti del convegno Coluccio Salutati cancelliere e letterato (Buggiano Castello, 27 maggio 2006)</hi>, Buggiano 2007; <hi rend="italic">Novità su Coluccio Salutati. Seminario a 600 anni della morte</hi>, a cura di C. Bianca, «Medioevo e Rinascimento», n.s., XIX (2008); <hi rend="italic">Coluccio Salutati e Firenze: ideologia e formazione dello Stato. Catalogo della mostra</hi> <hi rend="italic">(Archivio di Stato di Firenze, 9 ottobre 2008-14 marzo 2009)</hi>, a cura di R. Cardini e P. Viti, Firenze 2008; <hi rend="italic">Coluccio Salutati e l’invenzione dell’umanesimo. Catalogo della mostra (Biblioteca Medicea Laurenziana, 2 novembre 2008-30 gennaio 2009)</hi>, a cura di T. De Robertis, G. Tanturli e S. Zamponi, Firenze 2008; <hi rend="italic">Coluccio Salutati e l’invenzione dell’umanesimo. Atti del convegno internazionale di studi (Firenze, 29-31 ottobre 2008)</hi>, a cura di C. Bianca, Roma 2010; <hi rend="italic">Le radici umanistiche dell’Europa: Coluccio Salutati cancelliere e politico. Atti del convegno internazionale</hi> <hi rend="italic">(Firenze-Prato, 9-12 dicembre 2008)</hi>, a cura di R. Cardini e P. Viti, Firenze 2012; L. <hi rend="CharOverride-2">Baggioni</hi>, <hi rend="italic">La Forteresse de la raison. </hi><hi rend="italic">Lectures de l’humanisme politique florentin d’après l’œuvre de Coluccio Salutati</hi><hi>, Genève 2015.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="19.html#footnote-033-backlink">21</ref></hi>	<hi >R.G. </hi><hi rend="CharOverride-2" >Witt</hi><hi >, </hi><hi rend="italic">In the footsteps of the Ancients: the origins of humanism from Lovato to Bruni</hi><hi >, Leiden-New York-Köln 2000.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="19.html#footnote-032-backlink">22</ref></hi>	<hi>Per esempio, l’uso della storia è particolarmente soggetto a variazioni, come dimostra </hi><hi rend="CharOverride-2">Tanzini</hi><hi>, </hi><hi rend="italic">Autour de la ‘libertas’</hi><hi>, p. 99: «Malgré les nombreuses occasions où Salutati utilise images et textes de l’Antiquité pour affermir l’argumentaire de sa lettre, la rhétorique de l’histoire passée, qu’il s’agisse de l’histoire sainte, grecque, romaine ou florentine, n’est pas une habitude constante et indifférenciée. Au contraire, il s’agit d’un outil rhétorique sélectif, utilisé avec une attention qui dépend des destinataires et de l’objet de la lettre».</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="19.html#footnote-031-backlink">23</ref></hi>	Si tratta di una configurazione che si percepisce chiaramente nelle missive pubbliche. Occorrerebbe paragonare tale concetto di ‘rappresentanza’ con le formulazioni attestate nelle alleanze, le leghe, i trattati ecc. Vi è forse qualche affinità con il modo di concepire la ‘rappresentanza’ nell’ambito cittadino: cfr. R. <hi rend="CharOverride-2">Fubini</hi>, <hi rend="italic">Dalla rappresentanza sociale alla rappresentanza politica. Alcune osservazioni sull’evoluzione politico-costituzionale di Firenze nel Rinascimento</hi>, «Rivista storica italiana», CII (1990), pp. 279-301.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="19.html#footnote-030-backlink">24</ref></hi>	Si tratta della lettera <hi rend="italic">Pacem italicam</hi> del 19 aprile 1390 composta da Pasquino Capelli, che si può leggere in <hi rend="italic">Die Staatsbriefe Coluccio Salutatis</hi>,<hi rend="italic"> </hi>pp. 255-256. Per una presentazione del discorso politico visconteo di quel tempo, cfr. C.M. <hi rend="CharOverride-2">Monti</hi>, <hi rend="italic">L’epistola come strumento di propaganda politica nella cancelleria di Gian Galeazzo Visconti</hi>, «Mélanges de l’École française de Rome – Moyen Âge», CXXVIII (2016), 1, &lt;<ref target="http://journals.openedition.org/mefrm/2985">http://journals.openedition.org/mefrm/2985</ref>&gt; (05/2024).</p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="19.html#footnote-029-backlink">25</ref></hi>	<hi rend="CharOverride-2">Dante</hi> <hi rend="CharOverride-2">Alighieri</hi>, <hi rend="italic">Epistolae</hi>, VI: «[…] et quo false libertatis trabeam tueri existimatis, eo vere servitutis in ergastula concidetis».</p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="19.html#footnote-028-backlink">26</ref></hi>	Cfr. La VI epistola dell’Alighieri scritta durante l’assedio di Firenze condotto da Enrico VII di Lussemburgo nel 1312, che attinge a una ricca tradizione epistolografica filo-imperiale ampiamente diffusa nella cultura del tempo, non fosse altro che nelle raccolte di lettere tramandate dalla tradizione dell’<hi rend="italic">ars dictaminis</hi>, come ad esempio quelle di Boncompagno da Signa.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="19.html#footnote-027-backlink">27</ref></hi>	S.U. <hi rend="CharOverride-2">Baldassarri, </hi><hi rend="italic">La vipera e il giglio: lo scontro tra Milano e Firenze nelle invettive di Antonio Loschi e Coluccio Salutati</hi>, Roma 2012.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="19.html#footnote-026-backlink">28</ref></hi>	«Il termine <hi rend="italic">libertas</hi>, quindi, veniva impiegato tanto nelle condizioni di dipendenza dettate dai sistemi di egemonia quanto nelle situazioni di netta subordinazione gerarchica determinate dalle formazioni territoriali pluricittadine»: F. <hi rend="CharOverride-2">Ricciardelli, </hi><hi rend="italic">Il linguaggio della subordinazione politica nelle repubbliche di Firenze, Siena e Lucca fra Duecento e Quattrocento</hi>, in <hi rend="italic">Uomini. Paesaggi. Storie. Studi di storia medievale per Giovanni Cherubini</hi>, a cura di D. Balestracci <hi rend="italic">et al.</hi>, vol. II, Siena 2012, pp. 1017-1032: 1023. Per la costituzione dello ‘stato’ fiorentino: <hi rend="italic">Lo stato territoriale fiorentino (secoli XIV-XV). Ricerche, linguaggi, confronti</hi>, a cura di W. J. Connell e A. Zorzi, Pisa 2001, in particolare A. <hi rend="CharOverride-2">Brown</hi>, <hi rend="italic">Il linguaggio dell’impero</hi>, pp. 255-270; <hi rend="italic">Florence et la Toscane</hi>; I. <hi rend="CharOverride-2">Lazzarini</hi>, <hi rend="italic">L’Italia degli stati territoriali. Secoli XIII-XV</hi>, Roma-Bari 2003.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="19.html#footnote-025-backlink">29</ref></hi>	«Maluit enim – non dicimus magnifica vestra communitas, de qua nihil tale opinari possemus – sed paucorum Arciguelforum vestrorum seu rabies seu diffidentia male fundati et tremuli stati qui florentem illam civitatem sub libertatis specie tirannizant, guerram quam pacem eligere […]», <hi rend="italic">Die Staatsbriefe Coluccio Salutatis</hi>, p. 255.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="19.html#footnote-024-backlink">30</ref></hi>	Nella famosa risposta di Bernardo del Nero a Pagolantonio Soderini: «Io ho considerato spesso che questo nome della libertà è molte volte preso più presto per colore e per scusa da chi vuole occultare le sue cupidità e ambizione, che in fatto si truovi così naturale negli uomini questo desiderio», F. <hi rend="CharOverride-2">Guicciardini</hi>, <hi rend="italic">Dialogo del reggimento di Firenze</hi>, a cura di G.M. Anselmi e C. Varotti, Torino 1994, p. 65 e p. 66: «Coloro che sono de’ primi gradi delle città non hanno tanto per obietto la libertà, quanto cercano sempre di ampliare la sua potenza e farsi superiori e singulari quanto possono». La ricerca della verità dei fatti o degli ‘effetti’ più che delle parole è tipica del pensiero politico delle guerre d’Italia: cfr. J.-L. <hi rend="CharOverride-2">Fournel, J.-C. Zancarini</hi>, <hi rend="italic">La grammaire de la république: langages de la politique chez Francesco Guicciardini</hi>, <hi rend="italic">1483-1540</hi>, Genève 2009.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="19.html#footnote-023-backlink">31</ref></hi>	Si veda sopra, nota 26. Si pensi anche all’invettiva antifiorentina in <hi rend="italic">Purgatorio</hi> VI, 130-132: «Molti han giustizia in cuore, e tardi scocca / per non venir sanza consiglio a l’arco; / ma il popolo tuo l’ha in sommo de la bocca».</p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="19.html#footnote-022-backlink">32</ref></hi>	Si tratta di un aspetto tra i più studiati della storia intellettuale di quegli anni. Oltre al classico studio di B<hi rend="CharOverride-2">aron, </hi><hi rend="italic">The Crisis</hi>, si veda A. <hi rend="CharOverride-2">Lanza</hi>, <hi rend="italic">Firenze contro Milano. Gli intellettuali fiorentini nelle guerre con i Visconti (1390-1440)</hi>, Anzio 1991; S.U. <hi rend="CharOverride-2">Baldassarri, </hi><hi rend="italic">Hard Times, Great Expectations, and Our Mutual Friend Cicero: The Loschi-Salutati Controversy</hi>, in <hi rend="italic">City, Court, Academy. Language Choice in Early Modern Italy</hi>, a cura di E. Del Soldato e A. Rizzi, Abingdon 2018, pp. 67-82.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="19.html#footnote-021-backlink">33</ref></hi>	È proprio con questo documento che S. <hi rend="CharOverride-2">Bertelli, </hi>ne <hi rend="italic">Il potere oligarchico nello stato-città medievale</hi>, Firenze 1978, illustra la tesi che l’umanesimo civile è una «copertura ideologica del dominio d’una fazione, che identificava il suo potere in idee universalmente valide, facendo tutt’uno della Parte e della patria» (p. 156). Lavori ulteriori hanno in sostanza confermato questa visione, illuminando la complessa costruzione istituzionale del consenso e il ruolo particolare svolto dagli umanisti. <hi >Cfr. J. </hi><hi rend="CharOverride-2" >Najemy</hi><hi >, </hi><hi rend="italic">Corporatism and Consensus in Florentine Electoral Politics, 1280-1400</hi><hi >, Chapel Hill 1982; R. </hi><hi rend="CharOverride-2" >Fubini</hi><hi >, </hi><hi rend="italic">Italia quattrocentesca. </hi><hi rend="italic">Politica e diplomazia nell’età di Lorenzo il Magnifico</hi>, Milano 1994. <hi>G</hi><hi rend="CharOverride-2">illi</hi><hi>, </hi><hi rend="italic">Le discours politique florentin:</hi><hi> «Contrairement aux affirmations baroniennes, le cœur de la doctrine n’est pas la défense du régime républicain face à la menace tyrannique, impérialiste, monarchique, viscontéenne. Il vise plutôt à justifier la transformation de la politique intérieure entre les années 1380 et les années 1430: ce sont des années d’intense mutation de l’assiette institutionnelle qui ont vu, comme par hasard, s’épanouir les discours sur l’humanisme civique», p. 334.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="19.html#footnote-020-backlink">34</ref></hi>	Le testimonianze saranno numerose nel Quattrocento: cfr. ivi, pp. 340-341.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="19.html#footnote-019-backlink">35</ref></hi>	<hi rend="CharOverride-2">Marchionne di Coppo Stefani</hi>, <hi rend="italic">Cronica fiorentina</hi>,<hi rend="italic"> </hi>a cura di N. Rodolico, Città di Castello 1903 (<hi rend="italic">Rerum Italicarum Scriptores</hi><hi rend="italic">2</hi>, XXX/1), rubrica 731: «Signori, egli è vero che circa cinquanta cittadini si ragunarono in San Piero Scheraggio, de’ quali io fui uno, a intenzione di fare quello che facemmo, di venire alla vostra Signoria a narrare la libertà, sotto che questa Terra è stata, e star dee, e starà per vostra virtù, e non sarà tanta di forza in certi malevoli, che si sono fatti capi di setta, a vendere gli altri come schiavi; perocchè chi non è di loro setta è incusato, molestato e disfatto, e chi è dell’una setta, e non è del tutto come schiavo, egli è mezzo abbandonato, e l’altre setta l’impronta addosso. Noi ci siamo ragunati per essere liberi; e, o Signori, dateci libertà», p. 281.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="19.html#footnote-018-backlink">36</ref></hi>	Nei registri dei consigli (<hi rend="italic">Consulte e Pratiche</hi>, 12, c. 11r, 16 marzo 1372) la parola «libertà» appare tuttavia solo riguardo alla politica estera: «[…] quod cives invicem uniantur ad conservationem libertatis comunis Florentie et ad non faciendum guerram vel imprehensam vel expensas». <hi >Cfr. G. </hi><hi rend="CharOverride-2" >Brucker</hi><hi >, </hi><hi rend="italic">Florentine Politics and Society</hi><hi >, Princeton 1962, p. 252.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="19.html#footnote-017-backlink">37</ref></hi>	<hi >J. </hi><hi rend="CharOverride-2" >Najemy</hi><hi >, </hi><hi rend="italic">A History of Florence</hi><hi >,</hi><hi rend="italic"> 1200-1575</hi><hi >, Malden 2006.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="19.html#footnote-016-backlink">38</ref></hi>	<hi >A. </hi><hi rend="CharOverride-2" >Molho, </hi><hi rend="italic">The Florentine Oligarchy and the “Balie” of the Late Trecento</hi><hi >, «Speculum», XLIII (1968), pp. 23-51.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="19.html#footnote-015-backlink">39</ref></hi>	A. <hi rend="CharOverride-2">Zorzi, </hi><hi rend="italic">L’amministrazione della giustizia penale nella Repubblica Fiorentina: aspetti e problemi</hi><hi rend="CharOverride-2">, </hi>Firenze 1988; <hi rend="CharOverride-2">Id.</hi>, <hi rend="italic">La trasformazione di un quadro politico. Ricerche su politica e giustizia a Firenze dal comune allo Stato territoriale</hi>, Firenze 2008;<hi rend="CharOverride-2"> </hi>F. <hi rend="CharOverride-2">Ricciardelli</hi>, <hi rend="italic">The Politics of Exclusion in Early Renaissance Florence</hi>, Turnhout 2007.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="19.html#footnote-014-backlink">40</ref></hi>	Cfr. <hi rend="CharOverride-2">Fubini, </hi><hi rend="italic">La rivendicazione della sovranità statale</hi>.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="19.html#footnote-013-backlink">41</ref></hi>	Datata 4 dicembre 1374, in <hi rend="CharOverride-2">Coluccio Salutati</hi>, <hi rend="italic">Epistolario</hi>, a cura di F. Novati, vol. 1, Roma 1891, pp. 190-198.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="19.html#footnote-012-backlink">42</ref></hi>	«Ex quo debet cuique facile persuaderi Florentinum populum libertatis cuiuslibet populi defensorem, in quibus et suam libertatem faciliori cura defendit», ivi, p. 195.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="19.html#footnote-011-backlink">43</ref></hi>	5 novembre 1375, ivi, pp. 213-218.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="19.html#footnote-010-backlink">44</ref></hi>	Lettera a Antonio di ser Chello, 21 agosto 1383, ivi, vol. 2, pp. 83-98, p. 86: «Si quanto animi magnitudine quantoque vigore XXI die mensis iulii proxime elapsi gens illa vilis et sordida, vexillis erectis, prime noctis silentio tantam urbem invaserit et totam peragrando civitatem pauperes ad predam invitaverit, vidissetis, non iam solum virtute bonorum civium, qui in patria sunt, aut militari potentia diceretis obsistendum satis esse, sed et tunc fuisse et semper fore, si similis furor ingruerit, omnium optimatum viribus et totius reipublice corpore dimicandum».</p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="19.html#footnote-009-backlink">45</ref></hi>	E.<hi>I. </hi><hi rend="CharOverride-2">Mineo</hi><hi>, </hi><hi rend="italic">Liberté et communauté en Italie (milieu du XIII</hi><hi rend="italic">e</hi><hi rend="italic"> siècle-début du XV</hi><hi rend="italic">e</hi><hi rend="italic"> siècle)</hi><hi>, in </hi><hi rend="italic">La République dans tous ses états. Pour une histoire intellectuelle de la république en Europe</hi><hi>, a cura di C. Moatti e M. Riot-Sarcey, Paris 2009, pp. 215-250, 348-357.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="19.html#footnote-008-backlink">46</ref></hi>	Per certi versi, l’autorità del pensatore è molto simile a quella del giurista: J. <hi rend="CharOverride-2">Kirschner</hi>, <hi rend="italic">‘Consilia’ as Authority in Late Medieval Italy: the Case of Florence</hi>, in <hi rend="italic">Legal Consulting in the Civil Law Tradition</hi>, a cura di M. Ascheri, I. Baumgärtner e J. Kirshner, Berkeley 1999, pp. 107-140, sul versante ufficiale e pubblico della produzione del cancelliere ha ravvisato una concezione della legalità degli atti pubblici analoga a quella di giuristi come Bartolo da Sassoferrato o Baldo degli Ubaldi. La legalità corrisponde a una conformità con norme superiori quali l’equità o il diritto naturale. Sul pensiero dei giuristi, D. <hi rend="CharOverride-2">Quaglioni</hi>, <hi rend="italic">Politica e diritto nel Trecento italiano: il «De Tyranno» di Bartolo da Sassoferrato, 1314-1357</hi>, Firenze 1983. Sull’importanza della tradizione giuridica per Salutati, cfr. <hi rend="CharOverride-2">De Rosa</hi>, <hi rend="italic">Coluccio Salutati</hi>.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="19.html#footnote-007-backlink">47</ref></hi>	D. <hi rend="CharOverride-2">Quaglioni, </hi><hi rend="italic">De tyranno:“a problematical book”</hi>, in <hi rend="italic">Coluccio Salutati e l’invenzione dell’umanesimo. Catalogo</hi>, pp. 165-167.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="19.html#footnote-006-backlink">48</ref></hi>	A. <hi rend="CharOverride-2">Zorzi</hi>, <hi rend="italic">La questione della tirannide nell’Italia del Trecento</hi>, in <hi rend="italic">Tiranni e tirannide nel Trecento italiano</hi>, a cura di Id., Roma 2013, pp. 1-36, in particolare p. 33. L’autore conclude: «ancora per buona parte del secolo XIV ciò che era contato per i cittadini era la qualità del rapporto tra governanti e governati più che la forma di governo. Il repubblicanesimo fiorentino si propose invece nel primo Quattrocento come esempio di un’esperienza di ‘libertà’ capace di opporsi al regime ‘tirannico’ visconteo», p. 35.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="19.html#footnote-005-backlink">49</ref></hi>	<hi>La formula è di J.-Y. </hi><hi rend="CharOverride-2">Tilliette</hi><hi>, </hi><hi rend="italic">Coluccio Salutati à la croisée des chemins. Structure, sources, méthodes et intentions du ‘De laboribus Herculis’</hi><hi>, «Polymnia», III (2017), pp. 148-185.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="19.html#footnote-004-backlink">50</ref></hi>	<hi rend="CharOverride-2">Baggioni</hi>, <hi rend="italic">La forteresse de la raison</hi>, pp. 289-301.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="19.html#footnote-003-backlink">51</ref></hi>	Ivi, pp. 302-310.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="19.html#footnote-002-backlink">52</ref></hi>	<hi rend="CharOverride-2">A. Salvo Rossi</hi>, <hi rend="italic">L’invenzione della repubblica. Storia e politica a Firenze (XV-XVI secolo)</hi>, Roma 2022.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="19.html#footnote-001-backlink">53</ref></hi>	Sulla scelta di campo pro-ottimatizia effettuata da Cicerone cfr. la lettera a Pellegrino Zambeccari, 27 aprile 1392 o 1394, in <hi rend="CharOverride-2">Salutati</hi>, <hi rend="italic">Epistolario</hi>, vol. 3, pp. 25-26. Vedasi anche la lettera a Cicerone di Pier Paolo Vergerio (amico e discepolo del Salutati) che fa l’apologia del suo impegno al servizio della libertà: <hi rend="italic">Epistolario di Pier Paolo Vergerio</hi>, a cura di L. Smith<hi rend="CharOverride-2">,</hi> Roma 1934, p. 443. Probabilmente sempre allo scopo di chiarire le vicende della guerra civile romana, Salutati chiede a Jacopo Angeli da Scarperia di tradurre la <hi rend="italic">Vita Bruti</hi> di Plutarco. Come sottolinea <hi rend="CharOverride-2">Viti</hi>, <hi rend="italic">La ‘Florentina libertas’</hi>, p. 155, questi lavori traducono «una mentalità che va ben oltre gli aspetti puramente letterari della questione».</p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="19.html#footnote-000-backlink">54</ref></hi>	Cfr. l’illuminante articolo di F. <hi rend="CharOverride-2">Klein</hi>, <hi rend="italic">Considerazioni sull’ideologia della città di Firenze tra Trecento e Quattrocento (Villani, Bruni)</hi>, «Ricerche storiche» X (1980), pp. 311-336;<hi rend="CharOverride-2"> Fubini</hi>, <hi rend="italic">La rivendicazione della sovranità statale</hi>; <hi rend="CharOverride-2">Tanzini</hi>, <hi rend="italic">Autour de la ‘libertas’</hi>. Più in generale, per un’ampia bibliografia su Bruni, cfr. L. <hi rend="CharOverride-2">Bernard-Pradelle</hi>, <hi rend="italic">Leonardo Bruni Aretino. </hi><hi rend="italic">Histoire, éloquence et poésie à Florence au début du Quattrocento</hi><hi>, Paris 2008; e più recentemente, un articolo pubblicato dopo la stesura del presente lavoro: E. I.</hi><hi rend="CharOverride-2"> Mineo</hi><hi>, </hi><hi rend="italic">Peuple et république à l’aube de l’humanisme : sur l’inconscient politique de Leonardo Bruni</hi><hi>, in «Astérion», 29 (2023), </hi><ref target="https://journals.openedition.org/asterion/10393"><hi>https://journals.openedition.org/asterion/10393</hi></ref><hi> (05/2024).</hi></p></item>
				</list></div>
      
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