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        <title type="main" level="a">Le minoranze ‘desiderate’: i mestieri specializzati</title>
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            <forename>Beatrice G.M.</forename>
            <surname>Del Bo</surname>
            <placeName type="affiliation">University of Milan, Italy</placeName>
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          <resp>This is a section of <title>Migrazioni, forme di inte(g)razione, cittadinanze nell’Italia del tardo medioevo</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0426-2</idno>) by </resp>
          <name>Gian Maria Varanini, Andrea Zorzi</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0426-2.11</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>The author focuses on minorities eager for their professional skills, in exchange for which the cities offered privileges and special treatments. The analysis focuses on what were the methods of insertion of these immigrants into the social and economic fabric and what were the tools adopted to encourage their transfer and consequent rooting.</p>
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            <item>Minorities</item>
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            <item>Italian cities</item>
            <item>Immigrants</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0426-2.11<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0426-2.11" /></p>
      
      <div><head>Le minoranze ‘desiderate’: i mestieri specializzati</head><p rend="h1_author" ><hi rend="CharOverride-1">Beatrice G.M. Del Bo</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nella variegata massa delle persone che emigravano nel Basso Medioevo, gli artigiani specializzati e gli uomini d’affari costituiscono una categoria specifica e minoritaria, spesso oggetto di un ‘trattamento speciale’ da parte delle autorità</hi><hi rend="CharOverride-1"> cittadine che avevano tutto l’interesse ad attirarli per sfruttare le loro capacità a supporto della crescita economica locale</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-062">1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Tra i secoli XIII e XV i governi, oltre a ‘premiare’ chi, dotato di tali caratteristiche, si trasferiva </hi><hi rend="italic">sua sponte</hi><hi rend="CharOverride-1">, promossero e incentivarono l’afflusso di queste persone, non soltanto per assecondare la domanda pubblica e privata </hi><hi rend="CharOverride-1">di beni e servizi, ma anche attuando vere e proprie iniziative di politica economica</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-061">2</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Non necessariamente le ‘proposte’ rivolte a questi personaggi coincisero con manovre generali di incentivo dell’immigrazione, </hi><hi rend="CharOverride-1">cioè consuonarono con i movimenti della politica demografica «ad elastico» nella classica definizione di Antonio I. Pini, poiché esse seguivano percorsi peculiari svincolati dalle necessità che scaturivano dal variare dei livelli demici</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-060">3</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Le mete quindi potevano essere centri dalle dimensioni demografiche varie, anche non in sofferenza demica, </hi><hi rend="CharOverride-1">con una forza di attrazione disomogenea e dotati di un </hi><hi rend="italic">hinterland</hi><hi rend="CharOverride-1"> migratorio più o meno vasto; in altre parole, qualsiasi centro</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-059">4</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’emigrazione artigiana fu un fenomeno numericamente consistente</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-058">5</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, ma riguardò comunque una </hi><hi rend="italic">élite</hi><hi rend="CharOverride-1"> che si distingueva dalla massa di coloro che, privi di conoscenze ‘</hi><hi rend="CharOverride-1">professionali’ particolari, si trasferivano nella speranza di trovare un lavoro migliore o, più semplicemente, un lavoro</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-057">6</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Rispetto ai lavoratori emigranti, gli «specializzati» costituivano</hi><hi rend="CharOverride-1"> un ulteriore e più ristretto segmento, composto per l’appunto dai ‘desiderati’ cioè da coloro che, specializzati nell’esercizio di un mestiere, e quindi socialmente utili, potevano contribuire all’incremento della ricchezza e del benessere del luogo d’approdo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-056">7</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Queste</hi><hi rend="CharOverride-1"> persone erano portatrici di </hi><hi rend="italic">know-how</hi><hi rend="CharOverride-1"> elevati nelle produzioni trainanti la domanda dell’epoca: nel settore tessile, drappieri, setaioli, sarti, tintori e tessitori; nel commercio locale, speziali e rivenditori specializzati in accessori di lusso; in quello finanziario, mercanti-banchieri; nell’artigianato del lusso, lavoratori di metalli preziosi, pittori, e carpentieri. L’analisi di questo peculiare fenomeno per </hi><hi rend="CharOverride-1">alcune realtà dell’Italia centrosettentrionale (Milano, Vercelli, Saluzzo, Novara, Genova, Venezia, Torino, Firenze, Pisa ecc.) consente di afferrarne le dinamiche generali. </hi></p><div><head><hi>1. Una pluralità di incentivi</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Quali furono dunque le strategie </hi><hi rend="CharOverride-1">messe in campo dai governi, quali gli strumenti adottati per invogliare al trasferimento ed eventualmente al radicamento quelle persone che avrebbero reso più ricca l’economia locale e contribuito a conferire maggior lustro alla località?</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il trasferimento fu stimolato dalle autorità pubbliche tramite la concessione di</hi><hi rend="CharOverride-1"> benefit di varia tipologia, riconducibili ad alcune categorie generali: agevolazioni fiscali sulle persone fisiche e sulle merci, in termini di sgravi daziari; prestiti gratuiti o a tassi agevolati; </hi><hi rend="CharOverride-1">elargizione di salari e/o sussidi in denaro; concessione di alloggi, botteghe e macchinari in usufrutto gratuito o con canoni d’affitto ridotti; concessione di monopoli e privative sul mestiere e sui prodotti; attribuzione di patenti di cittadinanza «preventive», in deroga alle prescrizioni statutarie</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-055">8</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Le autorità potevano inoltre allestire e predisporre provvedimenti </hi><hi rend="italic">ad personam</hi><hi rend="CharOverride-1"> in funzione delle caratteristiche e delle esigenze del singolo lavoratore.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Tutte le agevolazioni sopra menzionate potevano riguardare o essere ideate per una singola specifica </hi><hi rend="CharOverride-1">persona, e il suo </hi><hi rend="italic">staff</hi><hi rend="CharOverride-1">, oppure essere formulate per una pluralità anonima di destinatari. Storiograficamente parlando, la più nota delle iniziative ‘di massa</hi><hi rend="CharOverride-1">’, per così dire, è senz’altro quella intrapresa dal comune di Bologna negli anni 1230-31, che comportò un ingente investimento complessivo (9.000 lire), volto a favorire l’immigrazione di almeno 150 lavoratori della lana e della seta: a ciascuno di essi furono</hi><hi rend="CharOverride-1"> offerte 50 lire in prestito senza interessi, un alloggio e una bottega in uso gratuito per 8 anni, due telai e un tiratoio, 15 anni di esenzione fiscale e la concessione della cittadinanza</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-054">9</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. In pratica la gran parte del ventaglio di incentivi sopra descritti.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per quel che concerne provvedimenti rivolti a singoli fu esemplare, ed efficace, l’offerta che portò a Milano il maestro setaiolo fiorentino Piero di Bartolo, invitato a trasferirsi dal duca Filippo Maria Visconti, desideroso di impiantare l’industria serica nel capoluogo lombardo. L’esigenza</hi><hi rend="CharOverride-1"> di disporre di una manifattura </hi><hi rend="italic">in loco</hi><hi rend="CharOverride-1"> era divenuta pressante negli anni Quaranta del Quattrocento, considerata, oltre alla storica domanda di prodotti di questo genere espressa dalla piazza di Milano, la recente perdita del dominio su Genova, principale fornitrice di articoli serici per la capitale lombarda</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-053">10</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Aderendo alle «precise linee di sviluppo economico», come le definisce Rinaldo Comba</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-052">11</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, dettate dal governo, il maestro</hi><hi rend="CharOverride-1">, «in ipsa arte et laborerio … bene expertus ac doctus reque et fama probatus», si trasferì a Milano </hi><hi rend="CharOverride-1">a seguito di una proposta a parer mio irrefutabile. Con un provvedimento del 1° gennaio 1442 il duca concesse al fiorentino una esclusiva decennale per l’esercizio dell’arte – fatte salve le poche manifatture già attive sul territorio – l’esenzione decennale da imposte di qualsiasi ordine e grado, genere e tipo,</hi><hi rend="CharOverride-1"> e dai dazi per le materie prime impiegate nella produzione (seta greggia, materie tintorie, cremisi, grana, indaco, allume, galla, oro e argento filato), il preavviso di un anno in caso di espulsione dal ducato per ragioni di guerra o di appartenenza politica (una clausola che rende bene conto della incertezza politica di quel torno di tempo), un salario di 70 fiorini al mese e il conferimento della cittadinanza a lui, a tutti i familiari e lavoratori che lo avessero seguito</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-051">12</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="CharOverride-1">Per inciso, l’esito dell’operazione fu un clamoroso successo, poiché a seguito del suo trasferimento l’industria serica milanese decollò, ma, a livello personale, fu un fallimento poiché, dopo pochi anni, Bartolo lasciò la città oberato dai debiti.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Se quello offerto a Bartolo risulta essere un ‘pacchetto’</hi><hi rend="CharOverride-1"> straordinariamente completo per quanti elementi di vantaggio conteneva, altri invece comprendevano una soltanto tra le agevolazioni elencate, sortendo ugualmente effetto. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La più </hi><hi rend="CharOverride-1">gettonata era l’esenzione dalle imposte, poiché non comportava per i governi l’esborso diretto di denaro, di cui, come noto, gli Stati medievali erano costantemente sprovvisti. Coloro che venivano ritenuti ‘utili’ alla crescita economica cittadina potevano essere, per esempio, esentati </hi><hi rend="italic">a priori</hi><hi rend="CharOverride-1"> dai pagamenti. A Genova, nel 1408, il Comune aveva concesso al maestro nella lavorazione dei diamanti (</hi><hi rend="italic">magister adamantium</hi><hi rend="CharOverride-1">), Petruccio di Perugia</hi><hi rend="CharOverride-1">, di poter risiedere in città ed esercitare la propria arte per due anni con esenzione fiscale completa, un privilegio assai raro nella città ligure</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-050">13</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Si poteva beneficiare anche di un’esenzione </hi><hi rend="italic">ex post</hi><hi rend="CharOverride-1">, che, come tale, non appartiene ovviamente alla categoria degli incentivi ma costituisce </hi><hi rend="italic">e converso</hi><hi rend="CharOverride-1"> una testimonianza della considerazione di cui gli artigiani godevano in quei decenni e del</hi><hi rend="CharOverride-1">l’atteggiamento premiante delle autorità a cui si accennava. Dalla ricca documentazione di Vercelli emerge che dietro loro esplicita richiesta, nel 1379, alcuni immigrati furono sollevati dall’obbligo di pagare la «taglia», l’imposta diretta prelevata su base d’estimo. La </hi><hi rend="CharOverride-1">risposta del comune fu positiva e la motivazione addotta dall’officiale municipale preposto alla valutazione delle istanze e delle pratiche di annullamento fu proprio che l’esenzione veniva loro concessa «in quanto artigiani e/o commercianti». Così il sarto, Ubertino da Novate, e due merciai</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">(</hi><hi rend="italic">revenditores</hi><hi rend="CharOverride-1">), Pietro di Marcenasco e Giacomo di Robbio, che provenivano dal contado cittadino, non dovettero sborsare alcunché</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-049">14</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">A monte, invece, l’esenzione poteva essere prevista tanto come unico incentivo quanto nell’ambito di offerte articolate, predisposte per allettare al trasferimento. Sempre a Vercelli, la ripresa del controllo sulla città da parte di Filippo Maria Visconti determinò un suo intervento di politica demografica, ribadito nel 1432 dal duca Amedeo VIII, una volta che la città passò alla dominazione sabauda</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-048">15</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Nel solco dell’attenzione per la promozione delle attività economiche tipica di Filippo Maria – che a Milano era intervenuto con provvedimenti di vario genere, tra cui quello di Bartolo, e con un trattamento fiscale di favore nei confronti della borghesia artigianale e dei mercanti – </hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-047">16</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, nel 1424 Visconti </hi><hi rend="CharOverride-1">emanò un ordine di esenzione decennale onde favorire l’immigrazione nella città di S. Eusebio. Benché non specificamente destinata agli operatori economici, tale iniziativa risultò di grande efficacia proprio per questo segmento sociale, attirando una folta schiera di lavoratori e commercianti</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-046">17</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Con maggiore sforzo, poi, le autorità potevano concedere un prestito o un sussidio mensile per consentire l’avviamento dell’attività artigianale. Si è </hi><hi rend="CharOverride-1">accennato a Piero di Bartolo ma si possono ricordare anche i pisani Maggiolini, mercanti e banchieri attivi su piazze internazionali, che affiancavano la produzione con il commercio di prodotti serici e di lusso e la lavorazione dell’oro filato. A costoro il duca di Milano, nel 1443, concesse un salvacondotto e un sussidio mensile (50 fiorini) purché si trasferissero per «dirizarli [ai Milanesi] l’arte de li velluti e setta»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-045">18</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Certamente beneficiarono di ampie agevolazioni coloro che approdarono a Napoli, pure in questo caso per inaugurare l’industria serica. Nel 1473 al maestro tessitore, anch’egli fiorentino, Francesco di Nerone il re concesse «un’ampia prerogativa per la fabbricazione dei drappi auroserici», mentre il comune promosse l’immigrazione di artigiani del settore da Genova, Venezia e Firenze</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-044">19</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p></div><div><head><hi>2. Tipologie di emigrazione ‘specializzata’: Vercelli e Saluzzo come casi di studio</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’analisi dei flussi migratori professionalmente connotati costituisce una cartina al tornasole delle economie cittadine, del profilo sociale della popolazione,</hi><hi rend="CharOverride-1"> dello sviluppo del centro abitato, di esigenze, gusti, mode e nuovi stimoli produttivi, ossia delle «linee di sviluppo economico», alle quali si accennava.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Si possono </hi><hi rend="CharOverride-1">considerare, a titolo esemplificativo, due realtà medio piccole, entrambe appartenenti all’attuale Piemonte, ma all’epoca a due compagini statali distinte: Vercelli (dominata dai Visconti prima e da Savoia poi), una città che nella seconda metà del Trecento era abitata da circa 5.000 persone</hi><hi rend="CharOverride-1">, e Saluzzo, capoluogo dell’eponimo piccolo marchesato feudale nella zona sud-occidentale della regione, che contava una popolazione di circa un quarto rispetto a quella vercellese (1.500 abitanti verso il 1340; 6.000 ai primi del Cinquecento). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La prima, a</hi><hi rend="CharOverride-1">ssai vivace sotto il profilo commerciale e produttivo (nel 1387 si contavano, nelle oltre 850 posizioni fiscali censite, 194 lavoratori non qualificati e 158 artigiani specializzati), era stata meta di un intenso flusso migratorio già a cavallo fra XII e XIII secolo quando (1179-1223) vi erano approdate circa 600 persone. Nel 1419 il 13%, ma la cifra è sicuramente sottostimata, della popolazione registrata nei libri di Taglia era forestiera</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-043">20</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. L’</hi><hi rend="italic">hinterland</hi><hi rend="CharOverride-1"> migratorio era piuttosto ristretto, circa 20 km dalla città nella maggior parte dei casi.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Il fenomeno risulta in significativa crescita dopo la metà del Trecento e dopo la Peste Nera quando aumentò la presenza di immigrati specializzati nelle produzioni e nello smercio di manufatti di ‘lusso’: doratori, pittori, </hi><hi rend="italic">merzarii</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">frixarii</hi><hi rend="CharOverride-1">, speziali e carpentieri. Costoro soddisfacevano le rinnovate esigenze edilizie e suntuarie, conseguenza di quella che Richard Goldtwhaite, con riferimento alla metamorfosi della struttura sociale della ricchezza, ha definito «inquietudine spirituale»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-042">21</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Perfettamente in linea con questa tendenza risulta la presenza </hi><hi rend="italic">in loco</hi><hi rend="CharOverride-1"> di un </hi><hi rend="italic">dorerius</hi><hi rend="CharOverride-1"> – un artigiano esperto nella lavorazione dei metalli preziosi – originario di Lucca, la patria della manifattura della seta, del filo d’oro e d’argento e dei battiloro</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-041">22</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Pietro da Lucca, questo il nome del personaggio, in considerazione anche della sua provenienza ‘esotica’ - primo e unico lucchese attestato a Vercelli in età medievale -, induce a credere che il Comune ne avesse incentivato l’arrivo con misure </hi><hi rend="italic">ad hoc</hi><hi rend="CharOverride-1">, delle quali purtroppo non rimane alcuna traccia</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-040">23</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Lo spostamento di questi artigiani comportava non soltanto il trasferimento di competenze professionali ma anche </hi><hi rend="CharOverride-1">l’emigrazione vera e propria di parole legate ai mestieri: uno specialista nella rivendita di accessori di moda, il maestro Luchino di Giussate (1431), milanese, importò a Vercelli, oltre a sé stesso, una definizione di origine toscana, attestata già nella città di S. Ambrogio, tipica della sua attività commerciale, quella di </hi><hi rend="italic">frixarius</hi><hi rend="CharOverride-1"> documentata a Vercelli per la prima volta proprio con lui. </hi><hi rend="CharOverride-1">Egli vendeva nastri e bindelli di seta, cinture, borse e bottoni, puntaspilli, ma anche velluti e broccati d’oro, damaschi e </hi><hi rend="italic">satin</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-039">24</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Questi forestieri si inserivano in un folto gruppo di artigiani locali che beneficiava dell’ampliamento della domanda di abiti e accessori di moda di lusso, confezionati con stoffe auroseriche, ma soprattutto della fervente attività edilizia accompagnata da una committenza di oggetti d’arredo e artistici,</hi><hi rend="CharOverride-1"> oltre alla richiesta di foglia d’oro per pale, affreschi e vetrate. Pittori forestieri sono attestati dalla metà del Trecento, come Giacomolo da Milano, che affiancava gli almeno altri tredici locali, insieme a mastri carpentieri e muratori lombardi</hi><hi rend="CharOverride-1"> e doratori</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-038">25</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Per Vercelli quindi un </hi><hi rend="italic">hinterland</hi><hi rend="CharOverride-1"> migratorio abbastanza limitato, forse per la vicinanza con la metropoli ambrosiana, meta decisamente più attrattiva, che, tuttavia, non impediva l’afflusso di</hi><hi rend="CharOverride-1"> molti «desiderati», provenienti perlopiù dal settore del lusso. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per Saluzzo invece un bacino migratorio affatto diverso. Nel</hi><hi rend="CharOverride-1">la prima metà del XV secolo il piccolo borgo attirò un’immigrazione numericamente più esigua, per la gran parte composta da professionisti richiamati, da un lato, dalle esigenze artistiche e suntuarie della popolazione aristocratica – che beneficiava degli stimoli di </hi><hi rend="CharOverride-1">una corte principesca contraddistinta dai modi e dalla cultura cavalleresca di sapore e gusto francese – e, dall’altro, dalle esigenze amministrative del piccolo Stato che, nonostante le dimensioni, si giostrava sul palcoscenico internazionale con un piglio deciso, data la capacità bellica dei suoi signori e la posizione strategica del territorio</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-037">26</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Si contano almeno 82 immigrati dagli anni Venti del XV secolo</hi><hi rend="CharOverride-1"> agli anni Sessanta, di cui più della metà con una connotazione professionale riconducibile alle esigenze del marchese e della sua corte e provenienti da aree al di fuori del principato anche assai distanti (Milano, Valtellina, Vigevano, Lodi, Varenna, Valsesia, Lago di Como e Lago Maggiore, Genova, Savona, Biella, ma anche Francia e Germania, Bruges): sarti, commercianti di accessori di moda, orefici, scultori, pittori, notai e giuristi. Tra questi, il</hi><hi rend="CharOverride-1"> Comune (1439) concesse un mutuo </hi><hi rend="italic">gratis</hi><hi rend="CharOverride-1">, cioè senza interessi, di 400 genovini d’oro al </hi><hi rend="italic">magister draparius</hi><hi rend="CharOverride-1"> pinerolese Simondo Vola affinché si trasferisse a esercitare la sua </hi><hi rend="italic">ars draperie et lane</hi><hi rend="CharOverride-1"> nella piccola capitale del marchesato. Il maestro disponeva evidentemente di un certo potere contrattuale se riuscì a spuntare che un quarto di quel mutuo si trasformasse in una donazione</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-036">27</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Non si conosce la condizione di partenza di Simondo ma si può analizzare qualche testimonianza che ci consente di confermare che essa era in genere migliore rispetto a quella degli emigranti non specializzati: disponeva infatti di una abilità professionale che gli consentiva di contrattare le condizioni di trasferimento e di collocar</hi><hi rend="CharOverride-1">si sul mercato del lavoro meglio rispetto alla realtà di provenienza. </hi></p></div><div><head><hi>3. La forza contrattuale del mestiere</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il potere contrattuale degli emigrati specializzati costituisce una cifra distintiva, e attuale, di questa categoria di artigiani, come emerge dalla vicenda dei fratelli Cornaglia da</hi><hi rend="CharOverride-1"> Milano. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel 1427 il comune di Torino sponsorizzò l’arrivo di questi quattro drappieri che, pur essendo oriundi di Milano, provenivano, si badi, da Novara, dove si erano evidentemente trasferiti</hi><hi rend="CharOverride-1"> in una circostanza precedente, forse anche in quel caso dietro incentivo, allorché furono convinti a spostarsi nuovamente. Un prestito gratuito di 200 fiorini d’oro e un contributo annuo di altri 10, oltre alla fornitura dei macchinari </hi><hi rend="CharOverride-1">da parte del Comune, dovettero sembrare loro una motivazione sufficiente per lasciare Novara alla volta di Torino</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-035">28</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Alessandro Barbero a questo proposito scrive che le condizioni che furono loro riconosciute «rasentavano il monopolio»; pochi mesi dopo il loro arrivo in città, infatti, il drappiere di Vigevano, Giorgio Paglerio, fece richiesta di trasferimento anch’egli a Torino</hi><hi rend="CharOverride-1">. Il comune dichiarò che sarebbe stato disposto ad accoglierlo soltanto dopo aver consultato e ottenuto parere positivo dai Cornaglia. Non si conosce l’esito del tentativo di Paglerio, e nemmeno il parere espresso dai quattro fratelli </hi><hi rend="CharOverride-1">in proposito, ma è noto, invece, che i Cornaglia, una volta esauritosi il </hi><hi rend="italic">bonus</hi><hi rend="CharOverride-1"> fiscale concesso loro dalla città di Torino, non esitarono ad abbandonarla per un’altra meta: Chivasso</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-034">29</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Di forza contrattuale si può parlare pure a proposito dei fratelli San Giovanni, allorché, nel 1457, desiderarono trasferirsi </hi><hi rend="CharOverride-1">da Venezia a Milano. Essi avanzarono specifiche richieste che avrebbero favorito il loro spostamento: Giacomo, insieme ai suoi tre fratelli esperti nella manifattura serica, si sarebbe spostato solo se il duca avesse concesso loro un salvacondotto di dieci anni che li tutelasse dai creditori fuori dal ducato</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-033">30</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Pare del tutto logico che i governi, che avevano investito capitali e ritorno d’immagine su queste persone, provassero a trattenerle in città: Giovanni da Triadano, setaiolo genovese trasferitosi a Venezia, nel 1448 era in procinto di lasciarla per una nuova destinazione, Milano. Il governo della Serenissima dichiarò che avrebbe fatto di tutto per trattenerlo in considerazione dei benefici derivanti alla città dalla sua attività, poiché, come si legge nella disposizione</hi><hi rend="CharOverride-1">, «fa lavorare certamente più di 300 persone»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-032">31</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p></div><div><head><hi>4. Un’arma spuntata: la concessione di cittadinanza</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Strumento ritenuto utile e quindi impiegato dalle autorità per incentivare al trasferimento, e forse anche per garantire la permanenza </hi><hi rend="italic">in loco</hi><hi rend="CharOverride-1"> dell’immigrato,</hi><hi rend="CharOverride-1"> fu la concessione di cittadinanza. Come è già emerso a proposito dell’immigrazione ‘in massa’ a Bologna e di quella ‘singola’ di Piero di Bartolo a Milano, essa poteva essere </hi><hi rend="CharOverride-1">prevista tra le agevolazioni preventive ma poteva seguire anche un percorso proprio e disgiunto rispetto agli incentivi, concretizzandosi in un secondo tempo, a mo’ di ‘premio’, a suggello del rapporto fra committente politico e immigrato. Con tutta evidenza le autorità ritenevano che il conferimento della cittadinanza potesse, in un primo tempo, favorire l’immigrazione</hi><hi rend="CharOverride-1">, e, in un secondo, veicolare il radicamento </hi><hi rend="italic">in loco</hi><hi rend="CharOverride-1">, in virtù dei diritti che portava seco. Essa poteva essere rilasciata anche come suggello del reciproco </hi><hi rend="CharOverride-1">rapporto di fiducia tra lavoratore e municipalità. La cittadinanza proposta e concessa nell’ambito di tali operazioni derogava, e non poteva essere diversamente, dai requisiti previsti dagli Statuti per il suo ottenimento. Questa tipologia di naturalizzazione «preventiva» era volta a favorire </hi><hi rend="CharOverride-1">per l’appunto l’arrivo di persone che, vuoi per rango, vuoi per fama, derivante anche dalle capacità professionali, avrebbero reso più «illustre», nel senso proprio, la città</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-031">32</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Oltre a provvedimenti di massa che prevedevano questo benefit, come quello già citato per Bologna, e quello promosso dal governo di Siena (post 1338), che includeva per i lavoratori della lana immigrati la facoltà di diventare cittadini e membri dei consigli dopo soli 7 anni di residenza, la naturalizzazione poteva venir concessa anche a posteriori proprio in virtù dell’attività artigianale o come corroborante di altri incentivi in provvedimenti </hi><hi rend="italic">ad personam</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-030">33</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Di Borghesano da Lucca, che arrivò a Bologna nel 1272</hi><hi rend="CharOverride-1">, Giovanni Livi, che per primo nel 1881 studiò la vicenda, scrisse che ottenne «come in benemerenza di tanto beneficio apportato alla città, grandi onori e ricompense», tra i quali pare</hi><hi rend="CharOverride-1"> che vi fosse per l’appunto il conferimento della cittadinanza</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-029">34</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">A Milano, il mestiere era ritenuto una credenziale di grande importanza dalle commissioni municipali incaricate di valutare l’opportunità delle naturalizzazioni all’atto della richiesta da parte degli aspiranti cittadini. Si considerava, infatti, come si legge nelle lettere patenti, che una volta divenuti cittadini questi personaggi avrebbero contribuito alla crescita economica dello Stato e quindi si riteneva d’obbligo</hi><hi rend="CharOverride-1"> soprassedere eventualmente alla mancanza dei requisiti </hi><hi rend="italic">standard</hi><hi rend="CharOverride-1"> previsti</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-028">35</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Per fare soltanto un esempio, un mercante di primissimo piano, imprenditore nel settore della seta e fornitore di materia prima, associato all’impresa di Bartolo, il ricco genovese Filippo Spinola, trasferitosi a Milano nel 1430, ottenne la cittadinanza pochi mesi dopo il suo arrivo in deroga alle norme che prevedevano in quel momento almeno 10 anni di residenza</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-027">36</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nella realtà ambrosiana si può notare che</hi><hi rend="CharOverride-1">, nel settore della produzione della seta, la naturalizzazione suggellava spesso anche un effettivo radicamento, che, come accennato, non </hi><hi rend="CharOverride-1">era scontato</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-026">37</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Radicamento che in questi casi era stato forse veicolato dalle prospettive professionali aperte da una manifattura agli albori, con grandi </hi><hi rend="italic">chances</hi><hi rend="CharOverride-1"> di successo e di crescita, con possibilità di arricchimento per chi aveva avuto il merito e il coraggio di partecipare alle origini dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">impresa. Affinché incrementasse la lavorazione o fosse indotto a farlo, nel 1449, per esempio, fu concessa la cittadinanza a Bartolomeo Comezani di Cremona che esercitava l’arte serica almeno dal 1442</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-025">38</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Le molte cittadinanze erogate in quel torno di tempo a uomini impegnati a vario titolo in </hi><hi rend="CharOverride-1">tale produzione testimoniano l’uso strategico di questo strumento giuridico atto a salvaguardare la promettente, neonata manifattura caduta in una grave crisi a seguito della morte di Filippo Maria (1447)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-024">39</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La concessione della cittadinanza ad artigiani specializzati doveva essere una prassi diffusa e nota, forse propagandata, tanto che la conoscono persino gli scrittori di novelle, che, </hi><hi rend="CharOverride-1">per quanto non risultino interessati a distinguere nei loro testi fra cittadini e non, descrivono e ricordano le concessioni proprio come premi conferiti ad abili artigiani. Nel</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Nel </hi><hi rend="italic">Pecorone</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Ser Giovanni Fiorentino si incontra Bindo, </hi><hi rend="CharOverride-1">un uomo di Firenze trasferitosi a Venezia con la moglie e il figlio, rispondendo a un bando pubblicato dal doge per un maestro architetto che restaurasse il campanile di San Marco. Eseguito con velocità e precisione il lavoro, il doge «lo fece citadino</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Venegia» e gli affidò una nuova commessa per costruire un maestoso palazzo dove collocare la camera del tesoro del Comune</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-023">40</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p></div><div><head><hi>5. Diventare </hi><hi rend="italic">civis</hi><hi> conviene?</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Tuttavia la cittadinanza di per sé non garanti</hi><hi rend="CharOverride-1">va la permanenza dell’immigrato. Risulta esemplificativa la parabola di Piero di Bartolo, che più di altri sembrava avere tutti i requisiti per radicarsi nella nuova patria. Oltre alle agevolazioni sopra menzionate, egli aveva sposato Angela Lampugnani, figlia di Oldrado, uno dei più influenti consiglieri milanesi di Filippo Maria, finanziatore della imprenditoria serica alle origini, che gli aveva portato una bella dote di 600 fiorini. Tuttavia, </hi><hi rend="CharOverride-1">Bartolo, incapace di incassare i suoi crediti, vendette in fretta e furia i suoi attrezzi da lavoro e i mobili e, oberato dai debiti, nel 1455 lasciò la città e la consorte «senza lasarli unde vivere»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-022">41</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In altre circostanze invece gli immigrati si dichiaravano non interessati alla naturalizzazione. Così era stato per i lavoratori della lana, tessitori e tintori, studiati da Alma Poloni, trasferitisi a Pisa dalla Lombardia e da altre località della Toscana</hi><hi rend="CharOverride-1">, tra la fine del Duecento e i primi due decenni del Trecento, che si rifiutarono di sottomettersi ai pesanti oneri, non soltanto fiscali ma anche militari, che la condizione di </hi><hi rend="italic">civis</hi><hi rend="CharOverride-1"> pisano avrebbe portato con sé, senza un corrispettivo in termini di partecipazione politica</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-021">42</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Come scriveva</hi><hi rend="CharOverride-1">no già anni or sono Reinhold Mueller e Luca Molà, in effetti, la cittadinanza risulta tanto più interessante per gli immigrati quanto più essi appartengono ai livelli alti del segmento mercantile e artigianale della società: nuovi cittadini erano uomini dal livello e dagli interessi economici rilevanti che avrebbero potuto godere dei benefici di questo </hi><hi rend="italic">status</hi><hi rend="CharOverride-1"> che, è bene ricordarlo, portava con sé anche </hi><hi rend="CharOverride-1">oneri impegnativi. Non è casuale, e neppure una stortura determinata dalla quantità di studi esistente sull’argomento, che siano numerose le cittadinanze rilasciate a persone impegnate nel settore del lusso (seta, spezie, oreficeria, ecc.), della mercatura e della finanza, ossia a coloro che avrebbero potuto così beneficiare del trattamento fiscale, delle possibilità di investimento di capitali e di partecipazione politica, altrimenti precluse, e che siano invece poco numerose per le categorie meno specializzate dei lavoratori. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ciò nonostante, una parte di questi uomini </hi><hi rend="CharOverride-1">al vertice dell’economia sceglieva di non accedere alla naturalizzazione, pur disponendo di profili socio-economici perfettamente in linea per ottenerla in qualsiasi momento. In coloro che si trasferivano, soprattutto se ciò avveniva come conseguenza di circostanze politiche avverse, evidentemente restava vivo un sentimento nostalgico nei confronti della patria, che poteva pesare sulla opzione di naturalizzazione. </hi><hi rend="CharOverride-1">Tale sentimento, messo in luce dalla storiografia</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-020">43</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, lo si può cogliere anche narrato nelle </hi><hi rend="italic">Porretane</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Sabadino </hi><hi rend="CharOverride-1">degli Arienti, a proposito del trasferimento a Parigi dell’illustre medico fiorentino Aristotele de’ Conforti, ‘assunto’ dal re di Francia come suo medico personale. «Uomo de doctrina e de </hi><hi rend="CharOverride-1">prudenzia», proveniente da Bologna dove risedeva, egli si spostò alla corte del re, che lo fece sposare con una ricca dama aristocratica, da cui ebbe una figlia. Ma il ritratto che ci offre l’autore di questo emigrato ‘selezionato’ e di successo comprende anche il resoconto del sentimento malinconico</hi><hi rend="CharOverride-1"> che lo contraddistinse, scaturito dall’abbandono della «dolce patria» e dei «parenti e amici»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-019">44</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Forse proprio l’attaccamento alla natia Siena, </hi><hi rend="CharOverride-1">in un contesto politico altalenante</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-018">45</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, la volontà di mantenere aperta la possibilità di rientro in patria nella pienezza dei diritti e di mantenere i possessi immobiliari nella città d’origine, insieme alla posizione d’estimo, avevano indotto due grandi banchieri originari della città toscana, trasferitisi a Milano alla fine del XIV secolo, a non aver</hi><hi rend="CharOverride-1"> «animo di voler diventare milanesi»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-017">46</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, temporeggiando per anni.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Sigerio Gallerani e Mariano Vitali, questi i loro nomi, aspettarono ben 25 anni per fare richiesta di naturalizzazione, e di certo non avrebbero avuto difficoltà a ottenerla molto prima</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-016">47</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Che avessero atteso nella speranza di rientrare in patria? Che, per questa ragione, ambissero mantenere la condizione di cittadini senesi per poter un giorno esercitare i loro diritti politici laggiù? Che a Milano beneficiassero di condizioni in deroga che li avvicinavano ai </hi><hi rend="italic">cives</hi><hi rend="CharOverride-1"> a pieno titolo, almeno per quel che concerne le operazioni economiche, e che quindi non aspirassero a «divenire milanesi</hi><hi rend="CharOverride-1">»? Che preferissero rimanere schedati negli estimi della loro città d’origine poiché risultava più conveniente sotto ogni punto di vista? Eppure entrambi si erano ben radicati a Milano: Mariano si era sposato con una milanese appartenente a una delle famiglie di lunga tradizione, entrambi avevano figli inseriti nei gangli della finanza, del commercio e della corte, e figlie sposate a esponenti dell’aristocrazia. Le loro attività erano ben avviate e la mole d’affari avrebbe pienamente giustificato la richiesta di cittadinanza sin dai primissimi anni. La scelta, poiché tale doveva essere stata</hi><hi rend="CharOverride-1">, di non farsi cittadini di Milano tecnicamente avrebbe dovuto avere ricadute economiche penalizzanti su chi, come i personaggi in questione, gestiva una mole d’affari notevole. Significava non potersi immatricolare nella corporazione dei </hi><hi rend="italic">mercatores magni</hi><hi rend="CharOverride-1">, con tutti i vantaggi che comportava (tanto che </hi><hi rend="CharOverride-1">Sigerio Gallerani vi si iscrisse tre anni dopo aver acquisito la cittadinanza</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-015">48</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">); non potersi rivolgere al Tribunale della mercanzia locale per gestire le proprie cause; non poter acquistare immobili; non godere del trattamento daziario riservato ai cittadini (i forestieri pagavano due dazi sulle merci in ingresso e in uscita dalla città, anche se dopo un certo numero di anni, se risiedevano stabilmente, godevano di un’esenzione di fatto</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-014">49</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">); e non poter partecipare alla vita politica della città e dello Stato. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Certamente per alcuni di questi aspetti, soprattutto quelli fiscali legati al mestiere, essi potevano aver ottenuto speciali e personali esenzioni, di cui, tuttavia, non rimane traccia, e avevano certamente beneficiato del decreto del 1395 che prevedeva per i forestieri stabilitisi in città una esenzione da alcuni dazi e gabelle, a prescindere dalla cittadinanza</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-013">50</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ciò nonostante non si può trascurare che, in questo caso, diventare </hi><hi rend="italic">civis</hi><hi rend="CharOverride-1"> milanese avrebbe fatto decadere la cittadinanza nat</hi><hi rend="CharOverride-1">ia con tutte le conseguenze del caso.</hi></p></div><div><head><hi>6. Lavoratori specializzati e considerazione sociale nella novellistica</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Infine, potrebbe essere interessante riflettere sull’ipotesi di discriminazione nei confronti dei forestieri. E poi tutti i forestieri erano uguali o chi possedeva delle competenze professionali godeva di un trattamento sociale diverso? </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Non è facile rispondere a tali quesiti ma si possono proporre alcune considerazioni prendendo spunto dalle novelle coeve. Non è il caso di entrare nel merito dell’attendibilità storica di tale fonte, peraltro già confermata, in primo luogo, da Giovanni Cherubini, con riferimento non soltanto al </hi><hi rend="italic">Decameron</hi><hi rend="CharOverride-1">, laddove si illustra quanto questo genere letterario sia utile non alla ricostruzione dei fatti ma a quella della mentalità, dei ‘sentimenti’, e quindi a maggior ragione perfettamente adatta a indagare il tema della discriminazione</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-012">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Scorrendo le novelle scritte fra Tre e Quattrocento, si può rilevare la diffusione di un sentimento ostile nei confronti degli immigrati, veicolato da campanilismi politici e municipali. Oltre al tipico antagonismo cittadino </hi><hi rend="italic">vs</hi><hi rend="CharOverride-1"> rustico, la cosiddetta «satira contro il villano», le ostilità sembrano figlie soprattutto delle appartenenze cittadine</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-011">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Ne’ </hi><hi rend="italic">Il Pecorone</hi><hi rend="CharOverride-1"> si rileva l’astio di Salernitani contro Amalfitani, di Veneziani verso Genovesi, e di tutti contro i Fiorentini</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-010">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Al contempo emerge però una sorta di rispetto nei confronti degli emigrati che esercitano un mestiere. L’albergatore Basso della Penna, trasferitosi da Firenze a Ferrara, protagonista di alcune novelle di Franco Sacchetti, è «uomo di nuova e di piacevolissima condizione»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-009">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Bernardo Puccini è invece un ricco speziale fiorentino che, emigrato a Palermo, continua ad avere successo, nelle parole di Boccaccio</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-008">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="CharOverride-1">Nelle </hi><hi rend="italic">Porretane</hi><hi rend="CharOverride-1">, Marcasino Ottabuoni, mercante fiorentino – «com’è costume de’ fiorentini, li quali, più che altra nazione italica, per fugir el somno e l ’oziose piume, nimiche d ’ogni spirto gentile, se dàno a la mercanzia e ad altri lucrosi </hi><hi rend="CharOverride-1">exercizi» -, spostatosi a Bologna, dopo essere «per sinistri colpi de fortuna fallito de molte migliara de ducati», si riscatta grazie alle sue capacità professionali</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-007">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il mestiere dunque nobilitava e si faceva garante della probità della persona. </hi></p></div><div><head><hi>7. </hi><hi>Radicati di nome e di fatto?</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’acquisizione della cittadinanza non costituiva di per sé un sintomo di radicamento, tantomeno di integrazione, giacché, come accennato, poteva essere concessa in via preventiva oppure addirittura non comportare il trasferimento. Difficilmente si possono studiare tanto il radicamento quanto l’integrazione, si possono tuttavia individuare alcuni elementi sintomatici dell’uno e dell’altra: l’attestazione del nucleo familiare </hi><hi rend="italic">in loco</hi><hi rend="CharOverride-1"> nei decenni successivi; il persistere dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">attività economica di famiglia; esponenti della casata con incarichi pubblici; riflessi di onomastica cittadina in quella familiare. Gli ultimi due aspetti possono essere considerati anche sintomo di integrazione. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Una breve riflessione sull’onomastica, allorché quella cittadina si riflette in quella familiare. Che il setaiolo Borghesano da Lucca si fosse integrato a Bologna mi pare chiaro dal nome attribuito al figlio, Bolognino!, oltre che dal fatto che l’erede avesse fabbricato un secondo filatoio (1341)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-006">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Sulla base di questo criterio, integrati e riconoscenti alla nuova patria</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Vercelli) dovevano essere anche i Cazzani. Da Novara, Pietro, di professione speziale, vi si era trasferito negli anni Settanta del XIV secolo. Nella vicinia di Santa Maria, dove risiedeva, nel 1419 abitavano ancora i suoi nipoti, tra cui un Eusebio – un chiaro omaggio onomastico al santo patrono cittadino –, che proseguivano nella redditizia attività di famiglia, come indica la notevole cifra d’estimo attribuita loro in quello stesso anno</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-005">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">A proposito invece dell’inserimento nei ruoli politici, per alcuni percorsi biografici esso segnala un avvenuto radicamento: </hi><hi rend="CharOverride-1">Giovanni Galesio, detto Cimatore, tale inizialmente di nome e di fatto, e poi mercante, si era trasferito da Pinerolo a Torino agli inizi del Quattrocento, ma ancora nel 1425 non aveva ottenuto la cittadinanza («nunc commorans et habitator Taurini»). Fu quello forse l’anno della svolta, poiché egli partecipò al rilancio della manifattura tessile, grazie alla società stretta con altri due uomini e destinata a introdurre la lavorazione dei panni di Pinerolo, che aveva una sua nomea e specifica tecnica. Salì</hi><hi rend="CharOverride-1"> quindi i gradini della scala sociale entrando a far parte del consiglio di credenza nel 1434, poi fu addetto alle finanze comunali per la parte popolare e prese in appalto più volte l’officio di massaro</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-004">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Proveniente da Genova, il genovese Enrico Picheti, mercante e maestro nell’arte dei velluti, dopo aver abitato </hi><hi rend="italic">longo tempore</hi><hi rend="CharOverride-1"> in città, </hi><hi rend="CharOverride-1">divenne cittadino di Milano nel 1450. Morto Enrico, il figlio Nicolosio, vent’anni dopo (1 febbraio 1470), chiese ancora per sé e per i suoi fratelli Luigi e Giacomo la cittadinanza</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-003">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Quest’ultimo, oltre a essere riportato nell’elenco dei mercanti auroserici del 1461 (negli statuti dell’arte), </hi><hi rend="CharOverride-1">occupò una posizione eminente, controllando il titolo dell’oro</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-002">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. I pisani Maggiolini, a cui si è accennato, rimasero a Milano e vi si radicarono, rivestendo incarichi nell’amministrazione cittadina, nel governo dei decenni successivi (magistrato delle entrate straordinarie, senatore cesareo, decurione del patriziato), e mantenendo per secoli il loro impegno nel settore serico, dal momento che nel 1686 un Lorenzo Mazzolini era ancora tessitore di «</hi><hi rend="CharOverride-1">veli damascati con oro e argento» e beneficiava di alcuni sgravi fiscali</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-001">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">I Borromeo costituiscono l’esempio forse più clamoroso. Essi si trasferirono da San Miniato, una località equidistante da Pisa e da Firenze (40 km), a Milano dove ottennero la cittadinanza durante l’età di Gian Galeazzo Visconti (fine del Trecento). Si erano spostati carichi di capitali per sovvenzionare il potere visconteo con fiumi di denaro; sulla loro banca</hi><hi rend="CharOverride-1"> costruirono un impero finanziario, presto trasformato in patrimonio feudale. Nelle acque del Lago Maggiore, dove si estendevano i loro feudi e dove man mano si trasferirono, o, per meglio dire, si ritirarono, lavarono la loro immagine trasformandola da quella di ricchi banchieri toscani a quella di nobili feudatari viscontei e poi </hi><hi rend="CharOverride-1">sforzeschi. Su queste fondamenta ripulite dall’attività feneratizia poggiarono le loro carriere i due potentissimi arcivescovi di Milano e cardinali di famiglia: Carlo (1538-1584) e Federico (1564-1631) che segnarono in maniera indelebile la storia della Chiesa cattolica con la loro azione religiosa e politica. Nessuno nel XVI secolo, e nessuno oggi a dire il vero</hi><hi rend="CharOverride-1">, ricorda che le radici di questa famiglia non sono per nulla lombarde, sintomo di un percorso di radicamento e integrazione perfettamente riuscito</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-000">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Gli immigrati specializzati costituivano una categoria di forestieri apprezzata e, per l’appunto, “desiderata”</hi><hi rend="CharOverride-1">. Considerati i percorsi personali e familiari, si può davvero affermare che il lavoro nobilitasse l’uomo. </hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-062-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Per i principali riferimenti bibliografici sul tema si vedano quelli richiamati in B. </hi><hi rend="CharOverride-3">Del Bo</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">L’immigrazione «specializzata» a Vercelli fra Tre e Quattrocento</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">Medioevo vissuto. Studi per Rinaldo Comba fra Piemonte e Lombardia</hi><hi rend="CharOverride-1">, Roma 2016, pp. 103-120.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-061-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Sulle iniziative di stampo demografico, </hi><hi rend="CharOverride-1">vd. i classici R. </hi><hi rend="CharOverride-3">Comba</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">La popolazione in Piemonte sul finire del Medioevo. Ricerche di demografia storica</hi><hi rend="CharOverride-1">, Torino, 1977, a p. 82 riflessioni sulla politica economica; A.I. </hi><hi rend="CharOverride-3">Pini</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Città medievali e demografia storica a Bologna, Romagna, Italia (secc. XIII-XV)</hi><hi rend="CharOverride-1">, Bologna 1996. Si vedano gli esempi illustrati in B. </hi><hi rend="CharOverride-3">Del Bo</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Le concessioni di cittadinanza nel quadro dei provvedimenti di politica economica di Filippo Maria</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">Il ducato di Filippo Maria Visconti, 1412-1447. Economia, politica, cultura</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di F</hi><hi rend="CharOverride-1">. Cengarle e M.N. Covini, Firenze 2015, pp. 211-230. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-060-backlink">3</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-3">Pini</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Città medievali</hi><hi rend="CharOverride-1">, p. 111.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-059-backlink">4</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-3">Comba</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">La popolazione in Piemonte</hi><hi rend="CharOverride-1">, p. 82, dove si legge che nei centri più legati alla campagna immigrava la piccola nobiltà rurale, i professionisti del diritto e la bassa manovalanza.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-058-backlink">5</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	R. </hi><hi rend="CharOverride-3">Greci</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Immigrazioni artigiane a Bologna tra Due e Trecento</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">Demografia e società nell’Italia medievale. Secoli IX-XIV</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di R. Comba e I. Naso, Cuneo 1994, pp. 375-399, a p. 386: si fa riferimento ad almeno 6.500 persone forestiere iscritte alle compagnie bolognesi della Stella, dei Toschi e dei Lombardi nella seconda metà del Duecento. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-057-backlink">6</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1" >D. </hi><hi rend="CharOverride-3" >Jacoby</hi><hi rend="CharOverride-1" >, </hi><hi rend="italic">The</hi><hi rend="CharOverride-1" > </hi><hi rend="italic">migration of merchants and craftsmen: a mediterranean perspective (12</hi><hi rend="italic">th</hi><hi rend="italic">-15</hi><hi rend="italic">th</hi><hi rend="italic">), </hi><hi rend="CharOverride-1" >in </hi><hi rend="italic">Le migrazioni in Europa secc. </hi><hi rend="italic">XIII-XVIII</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di S. Cavaciocchi, Firenze 1994, pp. 533-560, p. 551: «sfuggire a condizioni di vita precarie, lavoro occasionale e irregolare, pressione fiscale, alla ricerca di un impiego più continuo, salari più alti e migliori condizioni di lavoro».</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-056-backlink">7</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-3">Jacoby</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">The migration</hi><hi rend="italic"> of merchants and craftsmen</hi><hi rend="CharOverride-1">, in particolare p. 538 ss.; B. </hi><hi rend="CharOverride-3">Del Bo</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Immigrazione specializzata nelle città dell’Italia centro-settentrionale. </hi><hi rend="italic">Incentivi al trasferimento e dinamiche di integrazione (secc</hi><hi rend="italic">. XIII-XV)</hi><hi rend="CharOverride-1" >, in </hi><hi rend="italic">Hospitalité de l’étranger au Moyen Âge et à l’époque moderne : entre charité, contrôle et utilité sociale. Italie Europe</hi><hi rend="CharOverride-1" >, </hi><hi rend="CharOverride-1">«</hi><hi rend="CharOverride-1" >M</hi><hi rend="CharOverride-1">élanges de l’École française </hi><hi rend="CharOverride-1" >de Rome», CXXXI (2019), 2, pp. 495- 504.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-055-backlink">8</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Su questa specifica tematica, si veda B. </hi><hi rend="CharOverride-3">Del Bo</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">La cittadinanza milanese: premessa o suggello di un percorso di integrazione?</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">Cittadinanza e mestieri. Radicamento urbano e integrazione nelle città bassomedievali (secc. XIII-XVI)</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di B. Del Bo, Roma 2014, pp. 159-180, specie pp. 169-173.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-054-backlink">9</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	M. </hi><hi rend="CharOverride-3">Fennell Mazzaoui</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">The </hi><hi rend="italic">Emigration of Veronese Textile Artisans to Bologna in the Thirteenth Century</hi><hi rend="CharOverride-1">, «Atti e memorie dell’Accademia di agricoltura scienze e lettere di Verona», ser. VI, XIX (1967-1968), pp. 275-321, </hi><hi rend="CharOverride-1">in particolare p. 279 ss.; cfr. F. </hi><hi rend="CharOverride-3">Franceschi</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">«E seremo tutti ricchi…». Lavoro, mobilità sociale e conflitti nelle città dell’Italia medievale</hi><hi rend="CharOverride-1">, Firenze 2012, pp. 86-87. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-053-backlink">10</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Su Bartolo, si veda </hi><hi rend="CharOverride-3">P. Grillo</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Le origini della manifattura serica in Milano (1400-1450)</hi><hi rend="CharOverride-1">, «Studi storici», XXXV (1994), p. 897-916; sulla cittadinanza B. </hi><hi rend="CharOverride-3">Del Bo</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Le concessioni di cittadinanza nel quadro dei provvedimenti di politica economica di Filippo Maria</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">Il ducato di Filippo Maria</hi><hi rend="CharOverride-1">, pp. 225-226.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-052-backlink">11</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-3">Comba</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">La popolazione in Piemonte</hi><hi rend="CharOverride-1">, p. 82.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-051-backlink">12</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-3">Grillo</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Le origini della manifattura</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">pp. 903-905.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-050-backlink">13</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-3">G. Petti Balbi</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Cittadinanza e altre forme di integrazione nella società genovese (secc. XIV-XV)</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">Cittadinanza e mestieri</hi><hi rend="CharOverride-1">, pp. 95-140, pp. 131-132.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-049-backlink">14</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	B. </hi><hi rend="CharOverride-3">Del Bo</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">L’immigrazione «specializzata» a Vercelli fra Tre e Quattrocento</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">Medioevo vissuto. Studi per Rinaldo Comba fra Piemonte e Lombardia</hi><hi rend="CharOverride-1">, Roma 2016, pp. 103-120, pp. 110-111.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-048-backlink">15</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-3">Del Bo</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">L’immigrazione «specializzata» a Vercelli</hi><hi rend="CharOverride-1">, p. 119.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-047-backlink">16</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-3">Del Bo</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Le concessioni di cittadinanza</hi><hi rend="CharOverride-1">, pp. 218-227; </hi><hi rend="CharOverride-3">Ead</hi><hi rend="CharOverride-1">., </hi><hi rend="italic">Mercanti e finanze statali nel ducato di Milano in età visconteo-sforzesca</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">Il governo dell’economia. Italia e Penisola Iberica nel basso Medioevo</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di L. Tanzini e S. Tognetti, Roma 2014, pp. 131-154, specie pp. 137-139.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-046-backlink">17</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-3">Del Bo</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">L’immigrazione «specializzata» a Vercelli</hi><hi rend="CharOverride-1">, pp. 118-119.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-045-backlink">18</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-3">G.P.G. Scharf</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Amor di patria e interessi commerciali: i Maggiolini da Pisa a Milano nel Quattrocento</hi><hi rend="CharOverride-1">, «Studi storici», XXV (1994), pp. 943-976, in particolare, pp. 958-962, pur non godendo di privilegi analoghi a quelli di Bartolo, giacché erano dotati di ingenti capitali; la citazione </hi><hi rend="italic">ivi</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="CharOverride-1">p. 956, da una supplica di Paolo Maggiolini a Francesco Sforza. Nell’ambito dell’accordo era, inoltre, compresa la gestione della tesoreria generale del ducato, che, tuttavia, si rivelò tutt’altro che un buon affare (ivi, p. 957). A proposito delle concessioni di offici a mercanti, si veda B. </hi><hi rend="CharOverride-3">Del Bo</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Mercanti e finanze statali</hi><hi rend="CharOverride-1">, pp. 143-148.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-044-backlink">19</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-3">G. Tescione</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Statuti dell’arte della seta a Napoli e legislazione della colonia di S. Leucio</hi><hi rend="CharOverride-1">, appendice al volume </hi><hi rend="italic">L’arte della seta a Napoli e la colonia di S. Leucio</hi><hi rend="CharOverride-1">, Napoli 1938; cfr. </hi><hi rend="CharOverride-3">G. Coniglio</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Il fondo dell’arte della seta nell’archivio di stato di Napoli</hi><hi rend="CharOverride-1">, «Notizie degli archivi di stato», VIII (1948), pp. 171-182; la fondazione dell’arte è del 1477. Cfr. anche </hi><hi rend="CharOverride-3">B. Dini</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">L’arte della seta a Firenze nei secoli XIV e XV</hi><hi rend="CharOverride-1">, Firenze 1999, p. 121.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-043-backlink">20</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-3">Del Bo</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">L’immigrazione «specializzata»</hi><hi rend="CharOverride-1">, pp. 108 sgg.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-042-backlink">21</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-3">R. Goldtwhaite</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Ricchezza e domanda nel mercato dell’arte in Italia dal Trecento al Seicento. La cultura materiale e le origini del consumismo</hi><hi rend="CharOverride-1">, Milano 1995 (ed. or. </hi><hi rend="italic">Wealth and the Demand for Art in Italy, 1300-1600</hi><hi rend="CharOverride-1" >, Baltimore-London, 1993), p. 87.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-041-backlink">22</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-3">I. Del Punta</hi><hi rend="CharOverride-1"> e </hi><hi rend="CharOverride-3">M.L. Rosati</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Lucca. Una città di seta</hi><hi rend="CharOverride-1">, Lucca 2017; </hi><hi rend="CharOverride-3">M. G. Muzzarelli</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Andare per le vie italiane della seta</hi><hi rend="CharOverride-1">, Bologna 2022, pp. 30-40.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-040-backlink">23</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-3">Del Bo</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Mercanti e artigiani</hi><hi rend="CharOverride-1">, p. 549 (Pietro da Lucca è attestato nel 1351). Non era, tuttavia, il solo doratore immigrato poiché di certo vi erano anche Antonio Cerruto di Confienza e Cristoforo di Arcore di Cairate (divenuto anche cittadino): </hi><hi rend="CharOverride-3">Ead.</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">L’immigrazione «specializzata»</hi><hi rend="CharOverride-1">, p. 115.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-039-backlink">24</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="italic">Ivi</hi><hi rend="CharOverride-1">, p. 119. Sui </hi><hi rend="italic">frixarii</hi><hi rend="CharOverride-1"> milanesi provenienti da Lucca, </hi><hi rend="CharOverride-3">M. Damiolini</hi><hi rend="CharOverride-1"> e B. </hi><hi rend="CharOverride-3">Del Bo</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Turco Balbani e soci: interessi serici lucchesi a Milano</hi><hi rend="CharOverride-1">, «Studi storici», XXXV (1994), pp. 977-1002.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-038-backlink">25</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-3">Del Bo</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">L’immigrazione «specializzata»</hi><hi rend="CharOverride-1">, pp. 116 e sgg.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-037-backlink">26</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Si veda </hi><hi rend="italic">Ludovico I marchese di Saluzzo. Un principe tra Francia e Italia (1416-1475)</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di R. Comba, Saluzzo 2003.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-036-backlink">27</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	B. </hi><hi rend="CharOverride-3">Del Bo</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Presenze forestiere nella Saluzzo di Ludovico I</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">ivi</hi><hi rend="CharOverride-1">, pp. 253-282;</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">per Simondo Vola si veda anche R. </hi><hi rend="CharOverride-3">Comba</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Contadini, signori e mercanti nel Piemonte </hi><hi rend="CharOverride-1">medievale, Roma-Bari, 1999, p. 132.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-035-backlink">28</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Id., </hi><hi rend="italic">Lo sviluppo delle attività artigianali e commerciali</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">Storia di Torino</hi><hi rend="CharOverride-1">, II, </hi><hi rend="italic">Il basso Medioevo e la prima età moderna (1280-1536)</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di R. Comba, Torino 1997, pp. 476-513, pp. 479-480 (gualchiera e </hi><hi rend="italic">cloverie</hi><hi rend="CharOverride-1">).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-034-backlink">29</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	A. </hi><hi rend="CharOverride-3">Barbero</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Un’oligarchia urbana. Politica ed economia a Torino fra Tre e Quattrocento</hi><hi rend="CharOverride-1">, Roma 1995, p. 145.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-033-backlink">30</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	E. </hi><hi rend="CharOverride-3">Verga</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Il Comune di Milano e l’arte della seta dal secolo decimoquinto al decimottavo</hi><hi rend="CharOverride-1">, Milano 1917, p. XII.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-032-backlink">31</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-3">Franceschi</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">«E seremo tutti ricchi…»</hi><hi rend="CharOverride-1">, p. 62.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-031-backlink">32</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Sull’arricchimento del </hi><hi rend="italic">decus</hi><hi rend="CharOverride-1"> cittadino, G. </hi><hi rend="CharOverride-3">Albini</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">«Civitas tunc quiescit et fulget cum </hi><hi rend="italic">pollentium numero decoratur». Le concessioni di cittadinanza in età viscontea tra pratiche e linguaggi politici</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">The Languages of political Society, Western Europe, 14th-17th centuries</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di A. Gamberini, J.-Ph. Genet e A. Zorzi, Roma 2011, pp. 97-119. Per la definizione di «</hi><hi rend="CharOverride-1">preventiva», </hi><hi rend="CharOverride-3">Del Bo</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">La cittadinanza milanese</hi><hi rend="CharOverride-1">, pp. 169-173.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-030-backlink">33</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-3">Jacoby</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Migration of merchants and craftsmen</hi><hi rend="CharOverride-1">, p. 555; </hi><hi rend="CharOverride-3">D. Balestracci</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">L’immigrazione di manodopera nella Siena medievale</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">Forestieri e stranieri nelle città basso-medievali</hi><hi rend="CharOverride-1">, Firenze 1988, pp. 163-180, pp. 173-174.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-029-backlink">34</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. G. </hi><hi rend="CharOverride-3">Livi</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">I mercanti di seta lucchesi in Bologna nei secoli XIII e XIV. Notizie e documenti</hi><hi rend="CharOverride-1">, «Archivio storico italiano», VII (1881), pp. 29-55, pp. 30-31, dove l’autore nota «altresì che la sua famiglia … per aver egli introdotto l’arte della seta in Bologna per un tempo si disse della Seta e poi de’ Bolognini»; si veda, </hi><hi rend="CharOverride-3">Greci</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Immigrazioni artigiane a Bologna</hi><hi rend="CharOverride-1">, p. 39.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-028-backlink">35</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-3">Del Bo</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Le concessioni di cittadinanza</hi><hi rend="CharOverride-1">, pp. 225-226.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-027-backlink">36</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="italic">Ivi</hi><hi rend="CharOverride-1">, pp. 217-218, 225-226 e </hi><hi rend="CharOverride-3">Scharf</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Amor di patria e interessi commerciali</hi><hi rend="CharOverride-1">, p. 957.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-026-backlink">37</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-3">Del Bo</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">La cittadinanza milanese</hi><hi rend="CharOverride-1">, pp. 159-163.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-025-backlink">38</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-3">Verga</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Il Comune di Milano</hi><hi rend="CharOverride-1">, p. X.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-024-backlink">39</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-3">P. Mainoni</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">La seta a Milano nel XV secolo: aspetti economici e istituzionali</hi><hi rend="CharOverride-1">, «Studi storici», XXV (1994), pp. 871-896; per la situazione economica durante il governo di Filippo Maria, </hi><hi rend="CharOverride-3">Ead.</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">La politica economica di Filippo Maria Visconti: i traffici, l’</hi><hi rend="CharOverride-1">Universitas mercatorum, </hi><hi rend="italic">le manifatture tessili e la moneta</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">Il ducato di Filippo Maria</hi><hi rend="CharOverride-1">, pp. 167-210.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-023-backlink">40</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-3">Ser Giovanni Fiorentino</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Il Pecorone nel quale si contengono cinquanta novelle antiche belle d’invenzione e di stile</hi><hi rend="CharOverride-1">, Milano 1804, giornata IX, novella I, pp. 164-178. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-022-backlink">41</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-3">Grillo</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Le origini della manifattura</hi><hi rend="CharOverride-1">, pp. 904, 915.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-021-backlink">42</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-3">A. Poloni</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">«Nec compelli possit effici civis pisanus»: sviluppo dell’industria laniera e immigrazione di maestranze forestiere a Pisa nel XIII e XIV secolo</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">Cittadinanza e mestieri. Radicamento urbano e integrazione nelle città bassomedievali (secc. XIII-XVI)</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di B. Del Bo, Roma, 2014, pp. 235-263, pp. 246-247: a Pisa nel 1324 fu emanata una norma in deroga agli statuti per la quale era previsto che si potesse non acquisire la cittadinanza e così non iscriversi all’estimo e sottostare agli obblighi, vivendo </hi><hi rend="italic">ut forensis</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-020-backlink">43</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-3">Comba</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Contadini, signori e mercanti</hi><hi rend="CharOverride-1">, pp. 93-97.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-019-backlink">44</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-3">Giovanni Sabadino degli Arienti</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Le Porretane</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di G. Gambarin, Bari 1914, novella XXVIII, pp. 167-172, citazione di p. 169. Sulla circolazione dei medici, G. </hi><hi rend="CharOverride-3">Albini</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Medici di corte, medici della città: concessioni di cittadinanza a Milano nell’età di Francesco Sforza</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">La cittadinanza e gli intellettuali (XIV-XV sec.), con una sessione multidisciplinare</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di B. Del Bo, Milano 2017, pp. 125-140.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-018-backlink">45</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Si veda, </hi><hi rend="CharOverride-1">G. </hi><hi rend="CharOverride-3">Piccinni</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Differenze socio-economiche, identità civiche e «gradi di cittadinanza» a Siena nel Tre e Quattrocento</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">Cittadinanza e disuguaglianze economiche : le origini storiche di un problema europeo (XIII-XVI secolo</hi><hi rend="CharOverride-1">), «Mélanges de l’École française de Rome. Moyen Âge»</hi><hi rend="CharOverride-1">, CXXV (2013), 2, </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-5">https://journals.openedition.org/mefrm/1304</hi></ref><hi rend="CharOverride-5"> (05/2024).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-017-backlink">46</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Citazione di </hi><hi rend="CharOverride-3">Giovanni Boccaccio</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Decameron</hi><hi rend="CharOverride-1">, introduzione, commenti e note a cura di A.E. Quaglio, giornata X, novella 1, pp. 838-841, a p. 841: Ruggieri de’ Figiovanni, soldato fiorentino, approdato in Spagna per cercare fama ed onori alla corte di re Alfonso, ha molto successo ma non viene beneficiato dal re, come invece altri, con terre e castelli, perché il re aveva compreso chiaramente che egli non aveva «animo di divenire spagnuolo».</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-016-backlink">47</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Su entrambi, si veda </hi><hi rend="CharOverride-3">B. Del Bo</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Banca e politica a Milano a metà Quattrocento</hi><hi rend="CharOverride-1">, Roma 2010. per Vitali, pp. 177-180, per Gallerani, ivi, pp. 144-145. Per il profilo biografico dettagliato di Vitali, </hi><hi rend="CharOverride-3">Ead</hi><hi rend="CharOverride-1">., </hi><hi rend="italic">Mariano Vitali da Siena. Integrazione e radicamento di un uomo d’affari nella Milano del Quattrocento</hi><hi rend="CharOverride-1">, «Archivio storico italiano», CLXVI (2008), pp. 453-493.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-015-backlink">48</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-3">Ead.</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Banca e politica a Milano</hi><hi rend="CharOverride-1">, p. 144.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-014-backlink">49</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-3">L. Frangioni</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Milano e le sue strade. Costi di trasporto e vie di commercio dei prodotti milanesi alla fine del Trecento</hi><hi rend="CharOverride-1">, Bologna 1983, pp. 50, 121-122, 126.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-013-backlink">50</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-3">G. Barbieri</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Economia e politica nel ducato di Milano</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">1386-1535</hi><hi rend="CharOverride-1">, Milano 1938, pp. 80-81; </hi><hi rend="CharOverride-3">Frangioni</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Milano e le sue strade</hi><hi rend="CharOverride-1">, pp. 50 e 121.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-012-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-3">G. Cherubini</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Il mondo contadino nella novellistica italiana dei secoli XIV e VX. Una novella di Gentile Sermini</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">Medioevo rurale. Sulle tracce della civiltà contadina</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di </hi><hi rend="CharOverride-3">V</hi><hi rend="CharOverride-1">. Fumagalli e G. Rossetti, Bologna 1980, pp. 417-435. </hi><hi rend="CharOverride-3">M. Miglio</hi><hi rend="italic">, La novella come fonte storica. Cronaca e novella dal Compagni al</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic">Pecorone</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">La novella italiana</hi><hi rend="CharOverride-1">, I, Roma 1989, pp. 173-190.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-011-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Da ultimo, </hi><hi rend="CharOverride-3">F. Ribani</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Cibi rustici per palati raffinati. Culture contadine e tavole aristocratiche nel Medioevo italiano</hi><hi rend="CharOverride-1">, Spoleto 2021, pp. 7-21</hi><hi rend="CharOverride-1">. Per il Sacchetti, si veda </hi><hi rend="CharOverride-3">M. Urbaniak</hi><hi rend="CharOverride-1">, Pauper superbus. </hi><hi rend="italic">Un caso di fallita migrazione rurale in città nelle Trecento Novelle di Franco Sacchett</hi><hi rend="CharOverride-1">i, in </hi><hi rend="italic">Il dialogo creativo. Studi per Lina Bolzoni</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di M. P. Ellero, M. Residori, M. Rossi e A. Torre, Lucca 2017, pp. 171-183, pp. 182-183.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-010-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-3">L. Ricotti</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">L’inclusione degli immigrati nelle parole dei novellieri italiani tra XIV e XV secolo</hi><hi rend="CharOverride-1">, Tesi di Laurea magistrale, a.a. 2020-2021, Università rel. B. Del Bo, corr. M. N. Covini, pp. 94-96.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-009-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-3">Franco Sacchetti</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Il Trecentonovelle</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di A. Lanza, Firenze 1984, novella VI, p. 64; ivi, novella XVIII, p. 64 («il piacevol uomo»); ivi, novella XIX, p. 66 («insino nell’ultimo della sua morte fu piacevolissimo»)</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-008-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-3">Boccaccio</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Decameron</hi><hi rend="CharOverride-1">, giornata X, novella VII.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-007-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-3">Sabadino degli Arienti</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Le Porretane</hi><hi rend="CharOverride-1">, pp. 11, 19-26.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-006-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-3">Livi</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">I mercanti di seta lucchesi</hi><hi rend="CharOverride-1">, pp. 32-33.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-005-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-3">Del Bo</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">L’immigrazione «specializzata» a Vercelli</hi><hi rend="CharOverride-1">, p. 117.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-004-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-3">Barbero</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Un’oligarchia urbana</hi><hi rend="CharOverride-1">, pp. 149-151: protagonista di un’integrazione unita a una progressione sociale notevole, sempre a Torino, fu anche un altro mercante imprenditore immigrato, Michele del Mollar, che in virtù della sua fama aveva ottenuto gratuitamente dal Comune la facoltà di poter costruire una gualchiera per panni che avrebbe contribuito alla diffusione della produzione. Anch’egli entrò nel consiglio di credenza e ricoprì più volte la carica di sindaco e «chiavaro». Egli fece, inoltre, parte di una commissione nominata per concordare le condizioni di trasferimento di alcuni artigiani che avrebbero dovuto introdurre l’arte serica in città. Sui panni di Pinerolo, si veda I. </hi><hi rend="CharOverride-3">Naso</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Una bottega di panni alla fine del trecento. Giovanni Canale di Pinerolo e il suo libro di conti</hi><hi rend="CharOverride-1">, Genova 1985.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-003-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-3">Verga</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Il Comune di Milano</hi><hi rend="CharOverride-1">, p. XI.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-002-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-3">Mainoni</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">La seta a Milano</hi><hi rend="CharOverride-1">, p. 893.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-001-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-3">Scharf</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Amor di patria e interessi commerciali</hi><hi rend="CharOverride-1">, p. 973.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_13_121-136.html#footnote-000-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Si rimanda alle voci biografiche contenute nel </hi><hi rend="italic">Dizionario Biografico degli Italiani</hi><hi rend="CharOverride-1">, vol. 13, Roma 1971.</hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author">Beatrice G.M. Del Bo, University of Milan, Italy, <ref target="https://www.fupress.com">beatrice.delbo@unimi.it</ref>, <ref target="https://www.fupress.com">0000-0002-6487-2604</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices">Referee List (DOI 1<ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices">FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book">Beatrice G.M. Del Bo, <hi rend="italic">Le minoranze ‘desiderate’: i mestieri specializzati</hi>, © Author(s), <ref target="https://www.fupress.com">CC BY 4.0</ref>, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0426-2.11</ref>, in Gian Maria Varanini, Andrea Zorzi (edited by), <hi rend="CharOverride-6">Migrazioni, forme di inte(g)razione, cittadinanze nell’Italia del tardo medioevo. Atti del XVII Convegno di studi San Miniato 21-23 ottobre 2021</hi>, pp. -17, 2024, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0426-2, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0426-2</ref></p></div></div>
      
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