<?xml version="1.0" encoding="utf-8" standalone="yes"?>
<TEI xmlns="http://www.tei-c.org/ns/1.0">
  <teiHeader>
    <fileDesc>
      <titleStmt>
        <title type="main" level="a">Conclusioni</title>
        <author>
          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0003-4031-3354" type="ORCID">
            <forename>Giuliana</forename>
            <surname>Albini</surname>
            <placeName type="affiliation">University of Milan, Italy</placeName>
          </persName>
        </author>
        <respStmt>
          <resp>This is a section of <title>Migrazioni, forme di inte(g)razione, cittadinanze nell’Italia del tardo medioevo</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0426-2</idno>) by </resp>
          <name>Gian Maria Varanini, Andrea Zorzi</name>
        </respStmt>
      </titleStmt>
      <publicationStmt>
        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0426-2.21</idno>
        <availability>
          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
          <licence source="text" target="https://creativecommons.org/licenses/by/4.0/legalcode">
            <p>Content licence CC BY 4.0</p>
          </licence>
          <licence source="metadata" target="https://creativecommons.org/publicdomain/zero/1.0/legalcode">
            <p>Metadata licence CC0 1.0</p>
          </licence>
        </availability>
      </publicationStmt>
      <sourceDesc>
        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
      </sourceDesc>
    </fileDesc>
    <encodingDesc>
      <appInfo>
        <application version="2.2" ident="Booksflow">
          <desc>Digital edition XML powered by Booksflow</desc>
        </application>
      </appInfo>
    </encodingDesc>
    <profileDesc>
      <abstract xml:lang="en">
        <p>The conclusions of the volume offer a synthetic look at the work with an eye to the future prospects of the studies.</p>
      </abstract>
    </profileDesc>
  </teiHeader>
  <text>
    <body>
      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0426-2.21<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0426-2.21" /></p>
      
      <div><head>Conclusioni<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1">*</hi></head><p rend="h1_author" ><hi rend="CharOverride-1">Giuliana Albini </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La lucida ed esaustiva introduzione di Andrea Zorzi ai lavori del Convegno mi consente di non richiamare il percorso storiografico che ha caratterizzato le ricerche in materia di migrazioni, cittadinanze, stranieri, negli ultimi quarant’anni, </hi><hi rend="CharOverride-1">percorso fatto di momenti importanti, ma anche di lunghi silenzi, e, spesso, di un disinteresse per questi temi. Nel 1983 si teneva a Siena un convegno internazionale, sui “Problemi di storia demografica nell’Italia medievale”, pubblicato l’anno seguente con il titolo </hi><hi rend="italic">Strutture familiari, epidemie, migrazioni nell’Italia medievale</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_25_289-298.html#footnote-027">1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, che evidenziava lo spazio dedicato dai relatori alle migrazioni, interesse che si andò spegnendo nei decenni successivi. Naturalmente vi sono state eccezioni, come gli studi su Venezia</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_25_289-298.html#footnote-026">2</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, e, più in generale, </hi><hi rend="CharOverride-1">il tema dei forestieri e dei migranti analizzato da un punto di vista assistenziale</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_25_289-298.html#footnote-025">3</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Tale mancanza di interesse si coniugava con la scarsa attenzione della medievistica agli studi sulla popolazione. Anche in questo caso non mancavano però lavori di grande rilievo, come la sintesi di Lucia Sandri e Maria Ginatempo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_25_289-298.html#footnote-024">4</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La scarsa disponibilità di fonti seriali può solo in parte giustificare </hi><hi rend="CharOverride-1">la scarsa attenzione per questi temi. In realtà, le fonti non mancano, anche se non si tratta di quelle usualmente adoperate negli studi di demografia storica per i secoli successivi (registrazioni delle nascite, delle morti, dei matrimoni, ecc.), solo raramente disponibili prima del Quattrocento. Si possono infatti, almeno per i secoli tardomedievali, utilizzare fonti suscettibili di</hi><hi rend="CharOverride-1"> interpretazioni demografiche. Come dimostrato durante i lavori congressuali ma come già molti studi avevano fatto in passato (e andrebbero riconsiderati, tra gli altri, i lavori di Antonio Ivan Pini</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_25_289-298.html#footnote-023">5</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">), i risultati non mancano. Tra i casi citati e presentati in questi giorni si pensi al caso di Treviso (relazione Scherman), ma anche di molte città della Terraferma veneta (relazione Varanini); o al Regno meridionale (relazione </hi><hi rend="CharOverride-1">Tricarico); o a Venezia (relazione Orlando); o a Bologna (relazione Ribani). E davvero molte sono le fonti che aspettano di essere studiate: fra tutte spiccano estimi e catasti, quasi inesplorati per gli studi sulle migrazioni; altrettanto poco utilizzate sono le concessioni di cittadinanza</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_25_289-298.html#footnote-022">6</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> così come le esenzioni fiscali. Ma più ci si spinge verso il pieno Quattrocento, più aumentano le tipologie documentarie: si pensi ai registri di battesimo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_25_289-298.html#footnote-021">7</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, poco analizzati nella prospettiva dei movimenti migratori</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_25_289-298.html#footnote-020">8</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, al pari delle informazioni che emergono dalle registrazioni dei morti</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_25_289-298.html#footnote-019">9</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. E mi fermo perché l’elenco sarebbe lungo, ma volevo approfittarne per richiamare i giovani ricercatori a riprendere, più in generale, gli studi sulla popolazione, senza farsi prendere dalla frenesia della statistica, ma ridando fiato, almeno per il tardo medioevo, a studi che meglio precisino il contesto</hi><hi rend="CharOverride-1"> demografico nel quale anche le dinamiche migratorie si inseriscono.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ma ora veniamo ai notevoli passi avanti che in questi giorni sono stati fatti su temi importanti per la comprensione della società tardomedievale. Mi ha davvero colpito la ricchezza delle prospettive dalle quali le migrazioni sono state osservate: del resto, già il titolo generale era promettente, così come i titoli delle singole relazioni. E mi ha colpito anche l’originalità con la quale i singoli aspetti </hi><hi rend="CharOverride-1">sono stati affrontati, sempre nel tentativo non solo di proporre ricerche specifiche, </hi><hi rend="CharOverride-1">ma di contemplare nella sua complessità tutto ciò che il fenomeno migratorio riassume in sé, senza cedere a stereotipi e a schemi interpretativi precostituiti. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È difficile, dunque, proporre un qualunque percorso conclusivo, data la ricchezza dei temi affrontati.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Mi limiterò quindi a sottolineare alcuni aspetti, trascurandone necessariamente molti altri, pure importanti e significativi, prendendo l’avvio da alcune considerazioni proprio sugli aspetti demografici.</hi></p><div><head><hi>1. Le dimensioni demografiche del </hi><hi>fenomeno migratorio</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Una considerazione appare preliminare: è necessario avere costantemente presente la varietà di situazioni con le quali ci si confronta avendo come riferimento la penisola italiana in età bassomedievale. Inutile forse richiamare come la ‘crisi del Trecento’ abbia ulteriormente acuito le differenze, incidendo diversamente sulle economie locali. Bisogna prestare attenzione a non generalizzare o meglio a non ricercare un’unica chiave di lettura di fenomeni, quali appunto l’emigrazione e l’immigrazione, che meritano di essere analizzati in stretta relazione con il contesto nel quale si inseriscono. Pur limitandosi ai secoli tardomedievali</hi><hi rend="CharOverride-1">, appare inoltre evidente la necessità di distinguere il Trecento, con le sue crisi demografiche, dal pieno Quattrocento, periodo in alcune aree di forte ripresa della popolazione, così come è fondamentale contestualizzare all’interno di situazioni che favorirono o al contrario limitarono la presenza di stranieri, sia in funzione delle caratteristiche economiche, sia delle </hi><hi rend="CharOverride-1">reti di comunicazione, sia delle politiche demografiche attuate. Al di là di riflessioni, pur rilevanti, su come la società si confrontava con l’inserimento di elementi estranei alla comunità, è necessario calare concretamente atteggiamenti mentali e culturali nei singoli contesti, evitando sottovalutazioni o sopravvalutazioni del fenomeno. Come ricordava Franco Franceschi, molti processi di integrazione/rifiuto sono collegati alla numerosità di presenze straniere. Su questo tema alcuni elementi importanti sono emersi in questi giorni dalle relazioni. Alle ipotesi di una scarsa rilevanza del fenomeno migratorio nelle dinamiche demografiche</hi><hi rend="CharOverride-1"> proposte, sul lungo periodo, da Gianpiero Della Zuanna e Irene Barbiera, si sono in qualche modo contrapposte molte altre letture, sostenute anche da dati seriali (in particolare fiscali) di diverse aree della penisola. </hi><hi rend="CharOverride-1">La relazione di Gabriella Tricarico ha citato il caso di Gravina di Puglia, dove su 1200 fuochi, 200 erano fuochi separati, ossia di “immigrati recenti”, circa il 17% della popolazione. E anche nella Repubblica di Venezia le fonti fiscali (relazioni Varanini</hi><hi rend="CharOverride-1"> e Scherman) indicano una fortissima presenza di immigrati, pur in una situazione diversificata tra Venezia (Ermanno Orlando parlava di un 30% di stranieri nella città multietnica) e altre realtà, che presentano comunque numeri rilevanti, come dimostrato dalla presenza di lombardi e bergamaschi. Nel caso di Vercelli (relazione Del Bo) la presenza di elementi forestieri si attestava intorno al 13% della popolazione, dato probabilmente sottostimato</hi><hi rend="CharOverride-1">, seconda la stessa Beatrice Del Bo. Credo, insomma, che sarebbe utile fare una riflessione su quanto emerge in aree e contesti diversi ed azzardare quantomeno un’ipotesi della rilevanza, anche solo numerica, del fenomeno nei secoli tardomedievali, tentando di costruire, sulla base dei dati che emergono da ricerche puntuali sulle fonti, un quadro demografico, che ancora oggi manca, dei fenomeni migratori. </hi></p></div><div><head><hi>2. Le ‘migrazioni economiche’</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In diverse relazioni </hi><hi rend="CharOverride-1">si sono colte motivazioni che possiamo definire in senso lato economiche che stanno alla base dell’emigrazione, a breve, a media, a lunga distanza. Ma con grande attenzione, diverse relazioni hanno allontanato lo stereotipo dell’emigrazione sostenuta solo dalla necessità di “trovare lavoro” da parte di persone in difficoltà, stereotipo che è frutto di una lettura eccessivamente monocorde della realtà economica tardomedievale, legata anche a una visione appiattita sulla crisi trecentesca. La società tardomedievale, come ben noto, è assai complessa nelle sue dinamiche economico-sociali: e la spinta ad allontanarsi dalla propria terra d’origine aveva molteplici cause e sortiva effetti diversi. Dunque, ciò che è ben emerso nelle due relazioni “parallele” sulle minoranze desiderate e indesiderate (Franceschi; Del Bo), i processi migratori erano originati da istanze diverse, che riguardavano persone di condizioni economico-sociali assai different</hi><hi rend="CharOverride-1">i tra loro. Vi erano indubbiamente coloro che si allontanavano dalle proprie terre d’origine spinti dallo stato di bisogno estremo, che li spingeva a una continua mobilità, ai limiti del vagabondaggio, e a comportamenti devianti; vi erano coloro che ricercavano occasioni di miglioramento economico, contando, ad esempio, sulle proprie abilità di artigiani; vi erano coloro che, già affermati da un punto di vista economico (pensiamo ai mercanti o agli artigiani del lusso), ambivano ad avere ancora di più, sino a salire ai vertici della società. All’immagine stereotipata di una società tardomedievale imbrigliata in una rete economico-sociale chiusa, gli studi contrappongono ormai una visione di una forte mobilità sociale, sia in ascesa, sia in discesa,</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_25_289-298.html#footnote-018">10</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> più o meno correlata con i fenomeni migratori. Si tenga anche presente che, pur avendo come punto di osservazione la penisola italiana, è necessario ampliare lo sguardo alla realtà europea, dal momento che tutt’altro che marginali (specie nella prospettiva di un approccio alle dinamiche dell’economia) sono le reti di circolazione di uomini a livello europeo. Molti anni fa ho studiato la presenza piacentina a Lisbona, fra Tre e Quattrocento</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_25_289-298.html#footnote-017">11</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">: ebbene, alcuni tra coloro che, appoggiandosi ai genovesi, si erano trasferiti da Piacenza a Lisbona oltre ai successi economici avevano conquistato ruoli di rilievo alla corte del sovrano; accanto ad essi artigiani e piccoli commercianti si erano stabilmente insediati nella città lusitana, pur mantenendo, in molti casi, stretti rapporti con la città di origine. Nel valutare il fenomeno migratorio, è necessario tenere presente</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’incidenza, sia a livello economico, sia nella percezione della figura dello “straniero”, di esperienze quali quella a cui si accennava, che coinvolgevano molti in molte città itaiane, e non solo un ristretto numero di mercanti, come spesso si è portati a considerare. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Tornando all’Italia, le situazioni così diverse che sono emerse da molte, quasi tutte le relazioni, ci propongono un quadro di un’emigrazione economica tanto composita</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_25_289-298.html#footnote-016">12</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> quanto interessante nelle sue modalità e nei suoi esiti: un elemento che non deve essere relegato a componente estranea e marginale dei processi economici in atto nella penisola, ma deve essere valutato come elemento strutturale.</hi></p></div><div><head><hi>3. Immigrazione/emigrazione: gli spazi urbani e i territori</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Una riflessione merita anche l’approfondimento del rapporto tra immigrazione e utilizzazione degli spazi urbani da parte degli stranieri</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_25_289-298.html#footnote-015">13</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> e dei “nuovi cittadini”. Anzitutto il rapporto non deve essere dato per scontato e si deve tenere presente che esisteva una mobilità che non si coniugava con una stabile residenza in città: da un lato vi erano coloro che ottenevano la cittadinanza come privilegio, anche in più città, senza alcun obbligo di abitarvi, così come persone che ricoprivano cariche che non si concretizzavano nel trasferimento nel luogo (si pensi ai </hi><hi rend="CharOverride-1">vescovi ricordati da Emanuele Curzel); dall’altro, al contrario, esistevano persone che vivevano e lavorano saltuariamente</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_25_289-298.html#footnote-014">14</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> o stabilmente, in città, ma ai suoi margini, rimanendo quasi invisibili e sfruttando rifugi di fortuna, senza una stabile dimora</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_25_289-298.html#footnote-013">15</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Esisteva invece una immigrazione che si concretizzava in una stabile collocazione del contesto urbano: ed è qui interessante valutare se (per obbligo o per libera scelta) l’immigrazione privilegiava alcuni quartieri, borghi, strade della città o dei sobborghi. Risposte a tali questi si possono trovare nei casi illustrati da Matthieu Scherman per Treviso, da Gian Maria </hi><hi rend="CharOverride-1">Varanini per Verona, ma anche nelle riflessioni più generali di Stefano Zaggia. Il rapporto tra immigrazione e spazi abitati (o riservati) agli immigrati è di notevole interesse. Vi contribuiscono molte questioni, a partire dalla massiccia immigrazione in città dalla campagna nei secoli della crescita economica per passare alla creazione di veri e propri quartieri alle nuove lottizzazioni, duecentesche ma anche trecentesche da parte dei comuni o di enti ecclesiastici di aree ai margini della città: insomma, è un aspetto intrigante quello dell’appropriazione degli spazi da parte di singoli o gruppi che giungono in città, appropriazioni legali e guidate, o spontanee aggregazioni, o occupazioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> illegali o quantomeno non regolamentate, come l’insediamento in aree urbane degradate da parte di gruppi di marginali. Proprio l’impossibilità di disporre di una casa di residenza (come ben ricordato da Franco Franceschi) rappresentava il discrimine, il tratto che caratterizzava il “vagabondo” rispetto all’immigrato, temporaneo e no. Chi si stabilisce in una nuova città, con l’intento di inserirsi stabilmente, trova nei rapporti di vicinato, come illustrato da Orlando, un ambiente, </hi><hi rend="CharOverride-1">una rete di relazioni che lo sostiene, spesso collegata a strutture confraternali, che sono strumento di superamento dell’isolamento e anche di barriere linguistiche (relazione Gazzini). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Altro aspetto interessante è collegare il processo di radicamento con una sorta di percorso interno agli spazi urbani, come dimostra il caso di Treviso: dai borghi ai quartieri periferici e poi, se si ha fortuna, ci si trasferisce verso i quartieri stabilmente abitati dalle famiglie di lunga tradizione cittadina, in un percorso che è spesso il riflesso di un’ascesa sociale.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">E al di fuori delle città? Un aspetto non del tutto approfondito (in particolare per l’Italia centro-settentrionale, ma oggetto di attenzione da parte di Tricarico) è il ruolo svolto dalla realtà “non urbana”. Mi riferisco non solo alle campagne e alle montagne, ma anche a quella fitta rete di centri minori che costituiva un elemento imprescindibile della realtà tardomedievale italiana.</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_25_289-298.html#footnote-012">16</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> Nella ridefinizione degli assetti insediativi ed economici, sarebbe interessante valutare più a fondo quanto il fenomeno migratorio abbia inciso sullo sviluppo o sulla crisi di realtà minori</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_25_289-298.html#footnote-011">17</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> e leggere le dinamiche di migrazione e integrazione in contesti di ridotta consistenza demografica e caratterizzati da una minor articolazione sociale</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_25_289-298.html#footnote-010">18</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Anche l’esperienza contemporanea lo suggerisce: l’immigrazione non si dirige solo verso il mondo urbano, ma, per ragioni diverse, anche verso il territorio. Il tema è aperto e merita di essere approfondito, dato che nella maggior parte delle relazioni è stata la città il </hi><hi rend="italic">focus</hi><hi rend="CharOverride-1"> principale. Fa eccezione l’analisi di Tricarico sul Regno Meridionale, che ha illustrato questa massiccia presenza di gruppi di immigrati </hi><hi rend="CharOverride-1">nei centri minori e nei casali. E nelle aree di montagna? Anche questo è un capitolo in larga parte da scrivere. Credo che la relazione Varanini abbia posto un tema interessante, quello delle migrazioni dalle valli (penso al Bergamasco) verso la pianura, e soprattutto verso le città. Se resta infatti confermato tale fenomeno, ciò che rimane dubbio è se ciò abbia ovunque generato una riduzione di popolazione e un impoverimento delle montagne. Il panorama è assai più variegato: spesso erano solo gli uomini che lasciavano il paese di residenza, lasciando la famiglia e mantenendovi beni e interessi, per fare ritorno, non appena possibile, nella terra d’origine</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_25_289-298.html#footnote-009">19</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Sentivamo anche nella discussione (Gianpiero Dalla Zuanna, Marina Gazzini) di situazioni assai differenti (spopolamento, sovrappopolamento)</hi><hi rend="CharOverride-1"> nelle aree di montagna, anche contermini: un approfondimento delle ricerche porterebbe a risultati interessanti.</hi></p></div><div><head><hi>4. Migrazione individuale e/o migrazione di gruppo</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Importanti sono gli aspetti, toccati da diversi relatori con prospettive assai diverse, non solo delle ragioni per cui si migrava, ma anche delle modalità con le quali avveniva l’inserimento nella nuova realtà. Ci si spostava da soli? </hi><hi rend="CharOverride-1">Emigravano solo gli uomini, lasciando la famiglia al paese d’origine? E le donne? Oppure si muovevano intere famiglie? O si formavano gruppi legati da interessi economici e di lavoro comuni</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_25_289-298.html#footnote-008">20</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">? </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un approfondimento</hi><hi rend="CharOverride-1"> aiuterebbe a evitare di considerare sotto la comune definizione di “migrazione” fenomeni non solo diversi tra di loro ma tali da generare impatti totalmente dissimili sulla società di accoglienza. Molti aspetti sono ancora da scoprire per restituire la giusta complessità alle dinamiche migratorie. Interessante l’accenno alla convivenza tra persone provenienti dalle stesse località che vivevano ‘ad uno pane et uno vino’, mettendo in comune, anche da un punto di vista fiscale, le proprie ricchezze. Un altro </hi><hi rend="CharOverride-1">aspetto che ha giustamente suscitato interesse è il matrimonio (relazione Orlando), anche nella prospettiva di leggere le migrazioni nelle prime e nelle seconde generazioni, nei rapporti tra culture e religioni diverse. Altrettanto stimolanti le riflessioni sui rapporti degli immigrati con le confraternite e le arti, come suggerito, anche in aspetti poco noti, dalla relazione Gazzini. A</hi><hi rend="CharOverride-1">lcuni elementi sono emersi anche dalla relazione Varanini, con riferimento alla partecipazione dei forestieri alle arti a Verona. Insomma, la dimensione familiare e sociale, i rapporti con chi rimane nella terra d’origine (altro tema importante) e i nuovi legami che si creano nel luogo di immigrazione: tutti elementi che ci consentono di meglio conoscere le dinamiche, personali e di gruppo, del fenomeno.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Uno sguardo interessante è stato offerto dalla relazione di Franco Franceschi sul</hi><hi rend="CharOverride-1">la complessità delle “minoranze indesiderate”</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_25_289-298.html#footnote-007">21</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, di quei gruppi di marginali che sono in realtà costituiti da singoli individui che, nonostante caratteristiche, sociali e di comportamento, assai diverse (dai lavoratori più umili agli oziosi, dalle prostitute ai falsi mendicanti) finiscono per essere accomunati nella categoria dei “marginali”</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_25_289-298.html#footnote-006">22</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Il mondo delle povertà, strutturali o congiunturali, spesso finisce per confondersi con le frange, più o meno ampie, delle migrazioni “per necessità”.</hi></p></div><div><head><hi>5. Fenomeni migratori e </hi><hi>fiscalità</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il rapporto migrazione/fiscalità è stato frequentemente ricordato in molte relazioni, per ragioni diverse e non solo nell’interessante relazione di Alma Poloni, specificamente dedicata al tema. Anzitutto, come accade per altri aspetti di storia della popolazione, alle fonti fiscali (già lo dicevamo) ci si rivolge per rintracciare informazioni sulla presenza di forestieri. Le diverse analisi proposte hanno evidenziato ancora una volta la necessità di tenere presente quanto sia delicato ma nello stesso tempo importante servirsi per questi secoli delle fonti fiscali, senza dimenticare che estimi, catasti, elenchi di fuochi si basavano su norme assai diverse da città a città. Non solo. Le procedure di redazione di un estimo duravano anni ed erano complesse. La documentazione che si è conservata spesso rappresenta uno solo dei diversi momenti dei censimenti: le denunce degli interessati, l’accertamento</hi><hi rend="CharOverride-1"> fiscale, la sintesi nella lira d’estimo, atti che possono registrare o meno presenze di persone identificabili come immigrati. Dall’esempio di Treviso presentato da Scherman, abbiamo avuto la chiara conferma che dalle fonti fiscali è possibile trarre numerose informazioni sull’immigrazione, anche relativamente a persone di scarsa disponibilità economica, in quanto alcune delle categorie ben analizzate da Franceschi trovano spazio anche negli estimi, ove spesso sono indicati come </hi><hi rend="italic">miserabiles</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_25_289-298.html#footnote-005">23</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Alcune relazioni hanno inoltre messo in evide</hi><hi rend="CharOverride-1">nza (in particolare Del Bo, Tricarico, Ribani, Vallerani, Poloni) la stretta relazione tra fiscalità e immigrazione. La politica demografica dei comuni si fondava in larga parte sullo strumento fiscale, sia per favorire l’afflusso di determinati gruppi sia per segnare la distanza tra </hi><hi rend="italic">cives</hi><hi rend="CharOverride-1"> e forestieri. Il riconoscimento della residenza, spesso inteso come primo livello per </hi><hi rend="CharOverride-1">acquisire il diritto di cittadinanza, comportava prestazioni militari e, soprattutto, il pagamento di imposte; contestualmente, però, se si voleva favorire l’immigrazione di gruppi o di singoli si ricorreva alla concessione per un periodo più o meno breve di esenzioni da tasse e tributi. Il mantenimento di un regime separato (si pensi ai casi delle comunità italiane all’estero o al caso degli immigrati nel Regno, delineato da Tricarico) era certamente uno strumento che sanciva una condizione di disuguaglianza, ma poteva </hi><hi rend="CharOverride-1">davvero essere un vantaggio, almeno temporaneo, soprattutto per chi non poteva aspirare alla piena cittadinanza. </hi></p></div><div><head><hi>6. Le concessioni della cittadinanza</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Farò un ultimo breve accenno a un tema che, come più volte ricordato, ha preso la scena negli studi degli ultimi anni, dopo che per molto tempo i punti di riferimento erano stati pochi, tra i quali il fondamentale saggio di Dina Bizzarri</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_25_289-298.html#footnote-004">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Alcuni temi che solo pochi anni fa apparivano ancora nebulosi nella loro definizione </hi><hi rend="CharOverride-1">sono oggi assai più chiari</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_25_289-298.html#footnote-003">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, altri sono stati posti in discussione (relazione Ribani). Quali vantaggi portava l’essere “cittadino”</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_25_289-298.html#footnote-002">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">? Chi e perché vi ambiva? Che senso aveva nel tardo medioevo, superato ormai il regime comunale, essere cittadino di una città rispetto all’essere inserito in un più ampio contesto politico-territoriale e all’essere suddito di un principe</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_25_289-298.html#footnote-001">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">? Quali</hi><hi rend="CharOverride-1"> erano i valori e i vantaggi, concreti e di prestigio, dell’essere cittadino? Come era normata la concessione delle cittadinanze</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP10149_xml_25_289-298.html#footnote-000">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">? E ancora, qual era la condizione di coloro che non godevano di un diritto di cittadinanza nel luogo dove vivevano, lavoravano, si sposavano e crescevano i loro figli? </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Con la pubblicazione degli atti avremo alcune </hi><hi rend="CharOverride-1">risposte a queste e ad altre domande, così come molte relazioni ci hanno suggerito.</hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_25_289-298.html#footnote-027-backlink">1</ref></hi><hi rend="notes_number CharOverride-2">*</hi><hi rend="CharOverride-1">	Si ripropongono le considerazioni esposte in occasione della Tavola rotonda conclusiva del Convegno, con l’aggiunta di alcune note bibliografiche.</hi></p><p rend="layout_notes" ><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="italic">Strutture familiari, epidemie, migrazioni nell’Italia medievale</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="italic">Atti del Convegno Internazionale (Siena, 28-30 gennaio 1983)</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di R. Comba, G. Piccinni e G. Pinto, Napoli 1984.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_25_289-298.html#footnote-026-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Alle ricerche di Reinhold Mueller si devono numerosi saggi, tra i quali </hi><hi rend="CharOverride-3">R. C. Mueller </hi><hi rend="CharOverride-1">e</hi><hi rend="CharOverride-3"> L. Molà,</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic">Essere straniero a Venezia nel tardo Medioevo: accoglienza e rifiuto nei privilegi di cittadinanza e nelle sentenze criminali</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">Le migrazioni in Europa, secc. XIII-XVIII</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di S. Cavaciocchi</hi><hi rend="CharOverride-1">, Firenze 1994, pp. 839-851 e, più recentemente, </hi><hi rend="CharOverride-3">R. C. Mueller</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Immigrazione e cittadinanza nella Venezia medievale,</hi><hi rend="CharOverride-1"> Roma 2010. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_25_289-298.html#footnote-025-backlink">3</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1" >Sino al recente convegno </hi><hi rend="italic">Hospitalité de l’étranger au Moyen Âge et </hi><hi rend="italic">à l’époque moderne: entre charité, contrôle et utilité sociale. Italie Europe</hi><hi rend="CharOverride-1" >, a cura di I. Taddei e N. Ghermani, «Mélanges de l’École française de Rome - Moyen Âge», CXXXI (2019), </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1" >https://journals.openedition.org/mefrm/5494</hi></ref><hi rend="CharOverride-1" > (05/2024).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_25_289-298.html#footnote-024-backlink">4</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-3">M. Ginatempo </hi><hi rend="CharOverride-1">e</hi><hi rend="CharOverride-3"> L. Sandri</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">L’ Italia delle città. Il popolamento urbano tra Medioevo e Rinascimento (secoli XIII-XVI)</hi><hi rend="CharOverride-1">, Firenze 1990.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_25_289-298.html#footnote-023-backlink">5</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Si vedano i saggi raccolti in </hi><hi rend="CharOverride-3">A. I. Pini,</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic">Città medievali e demografia storica. Bologna, Romagna, Italia (secc. XIII-XV)</hi><hi rend="CharOverride-1">, Bologna 1996.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_25_289-298.html#footnote-022-backlink">6</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Oltre al caso veneziano già citato, si vedano le ricerche raccolte in </hi><hi rend="italic">Cittadinanza e mestieri. Radicamento urbano e integrazione nelle città bassomedievali (s. XIII-XVI)</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di B. Del Bo, Roma 2014 e </hi><hi rend="italic">La cittadinanza e gli intellettuali (XIV-XV sec.). Con una sessione multidisciplinare (XVI-XX sec.)</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di B. Del Bo, Milano 2018.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_25_289-298.html#footnote-021-backlink">7</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Per un censimento di fonti disponibili si veda Porta Fidei. </hi><hi rend="italic">Le registrazioni pretridentine nei battisteri tra Emilia Romagna e Toscana.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic">Atti del Convegno di Modena (8 ottobre 2013),</hi><hi rend="CharOverride-1"> a cura di G. Zacché, Modena 2014.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_25_289-298.html#footnote-020-backlink">8</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Merita di essere ricordata la ricerca pionieristica sui registri battesimali di Pisa. Cfr. </hi><hi rend="CharOverride-3">M. Luzzati</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Per l’analisi degli elenchi battesimali del medioevo attraverso gli elaboratori elettronici. Pisa, i suoi sobborghi e il suo immediato contado</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">Informatique et histoire médiévale. Actes du colloque de Rome (20-22 mai 1975)</hi><hi rend="CharOverride-1">, Roma 1977, pp. 141-148. Si veda ora il sito </hi><hi rend="italic">I battesimi di Pisa dal 1457 al 1557</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-4">https://battesimi.sns.it/index.html</hi></ref><hi rend="CharOverride-4"> (05/2024).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_25_289-298.html#footnote-019-backlink">9</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Rilevante la documentazione milanese: </hi><hi rend="CharOverride-3">G. Albini</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">La mortalità in un grande centro urbano del ‘400: il caso di Milano</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">Strutture familiari, epidemie, </hi><hi rend="CharOverride-1">pp. 117-134. </hi><hi rend="CharOverride-3">F. Vaglienti</hi><hi rend="CharOverride-1">, Noluit ire ad visum</hi><hi rend="italic">:</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic">i segreti dei </hi><hi rend="CharOverride-1">Mortuorum Libri</hi><hi rend="italic"> di Milano da Francesco Sforza a Leonardo da Vinci (1452-1485)</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">La popolazione di Milano dal Rinascimento: fonti documentarie e fonti mate</hi><hi rend="italic">riali per un nuovo umanesimo scientifico</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di F. Vaglienti e C. Cattaneo, Milano 2013, </hi><hi rend="CharOverride-1">pp. 25-59.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_25_289-298.html#footnote-018-backlink">10</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Si tengano presenti i risultati del progetto PRIN </hi><hi rend="italic">La mobilità sociale nel medioevo italiano (secoli XII-XV)</hi><hi rend="CharOverride-1">, il cui convegno conclusivo ha prodotto il volume </hi><hi rend="italic">Social Mobility in Medieval Italy (1100-1500)</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di S. Carocci e I. Lazzarini, Roma 2018. Tra i volumi pubblicati all’interno del progetto si veda: </hi><hi rend="italic">La mobilità sociale nel Medioevo italiano. Vol. 2: Stato e istituzioni (secoli XIV-XV)</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di A. Gamberini, Roma 2017; </hi><hi rend="italic">La mobilità sociale nel Medioevo italiano. Vol. 4: Cambiamento economico e dinamiche sociali (secoli XI-XV</hi><hi rend="CharOverride-1">), a cura di S. M. </hi><hi rend="CharOverride-1">Collavini e G. Petralia, Viella, Roma 2020.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_25_289-298.html#footnote-017-backlink">11</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-3">G. Albini</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Famiglie piacentine nella società spagnola e portoghese dei secoli XIV e XV. Prime indagini</hi><hi rend="CharOverride-1">, «Studi di storia medioevale e di diplomatica», 8 (1984), pp. 101-109, </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-4">https://riviste.unimi.it/index.php/SSMD/article/view/9691</hi></ref><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1" >(05/2024).</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_25_289-298.html#footnote-016-backlink">12</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-3">B. Del Bo</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Immigrazione specializzata nelle città dell’Italia centro-settentrionale</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">Hospitalité de l’étranger au Moyen Âge et à l’époque moderne,</hi><hi rend="CharOverride-1"> pp. 495-504, </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-4">http://journals.openedition.org/mefrm/6001</hi></ref><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1" >(05/2024).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_25_289-298.html#footnote-015-backlink">13</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Tra i numerosi studi: </hi><hi rend="CharOverride-3">G. Pinto</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Forestieri e stranieri nell’Italia medievale: considerazioni sulle fonti documentarie</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">Forestieri e stranieri nelle città basso-medievali. Atti del Seminario Internazionale di Studio (Bagno a Ripoli-Firenze, 4-8 giugno 1984)</hi><hi rend="CharOverride-1">, Siena 1987, pp. 19-27. Per il caso di Roma </hi><hi rend="CharOverride-3">A. Esposito</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Un’altra Roma. Minoranze nazionali e comunità ebraiche tra Medioevo e Rinascimento</hi><hi rend="CharOverride-1">, Roma 1995.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_25_289-298.html#footnote-014-backlink">14</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-3">P. Corrao</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">La popolazione fluttuante a Palermo fra ‘300 e ‘400: mercanti, marinai, salariati</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">Strutture familiari, epidemie, migrazioni</hi><hi rend="CharOverride-1">, pp. 435-449.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_25_289-298.html#footnote-013-backlink">15</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-3" >E. Crouzet-Pavan</hi><hi rend="CharOverride-1" >, </hi><hi rend="italic">Espaces, pouvoirs et société à Venise à la fin du Moyen </hi><hi rend="italic">Â</hi><hi rend="italic">ge</hi><hi rend="CharOverride-1" >, Roma 1992.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_25_289-298.html#footnote-012-backlink">16</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="italic">I centri minori italiani nel tardo medioevo. Cambiamento sociale, crescita economica, processi di ristrutturazione (secoli XIII-XVI). Atti del XV Convegno di studi organizzato dal Centro di studi sulla civiltà del tardo medioevo, San Miniato (22-24 settembre 2016),</hi><hi rend="CharOverride-1"> a cura di F. Lattanzio e G. M. Varanini, Firenze 2018.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_25_289-298.html#footnote-011-backlink">17</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Si vedano le considerazioni di </hi><hi rend="CharOverride-3">M. Ginatempo</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">La popolazione dei centri minori dell’Italia centro-settentrionale nei secoli XIII-XV. Uno sguardo d’insieme,</hi><hi rend="CharOverride-1"> in </hi><hi rend="italic">I centri minori italiani nel tardo medioevo</hi><hi rend="CharOverride-1">, pp. 31-80, p. 61 ss.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_25_289-298.html#footnote-010-backlink">18</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Per un caso di studio: </hi><hi rend="CharOverride-3">G. Albini</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Tra politica demografica, necessità fiscali e vita economica: concessioni di cittadinanza e esenzioni ai forestieri a Crema (1450-1500</hi><hi rend="CharOverride-1">), in </hi><hi rend="italic">Seriane 85</hi><hi rend="CharOverride-1">, Crema 1985, pp. 167-199, ora ripubblicato in </hi><hi rend="CharOverride-3">Ead</hi><hi rend="CharOverride-1">., </hi><hi rend="italic">Una società instabile. Indagini sulla popolazione dell’Italia settentrionale tra XIII e XV secolo</hi><hi rend="CharOverride-1">, Milano 2020, pp. 311-341.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_25_289-298.html#footnote-009-backlink">19</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Si veda per la Bergamasca anche quanto illustrato da Andrea Addobbati sull’emigrazione a Livorno. Rimando inoltre a </hi><hi rend="CharOverride-3">G. Albini</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Contadini-artigiani in una comunità bergamasca: Gandino sulla base di un estimo della seconda metà del ’400</hi><hi rend="CharOverride-1">, «Studi di storia medioevale e di diplomatica»</hi><hi rend="italic">, </hi><hi rend="CharOverride-1">14 (1992), pp. 111-192, </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-4">https://riviste.unimi.it/index.php/SSMD/article/view/9734</hi></ref><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1" >(05/2024).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_25_289-298.html#footnote-008-backlink">20</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Per i rapporti di solidarietà tra stranieri, si veda </hi><hi rend="CharOverride-3">B. Del Bo</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Forme di solidarietà tra gli immigrati delle città italiane nel basso Medioevo,</hi><hi rend="CharOverride-1"> in</hi><hi rend="italic"> Il medioevo degli esclusi e degli emarginati. Tra rifiuto e solidarietà</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="italic">Atti del convegno di studio svoltosi in occasione della XXVII edizione del Premio internazionale Ascoli Piceno (Ascoli Piceno, Palazzo dei Capitani, 3-5 dicembre 2015)</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di I. Lori Sanfilippo e G. Pinto, Roma 2020, pp. 79-99.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_25_289-298.html#footnote-007-backlink">21</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Si veda il saggio di </hi><hi rend="CharOverride-3">A. Esposito</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Le minoranze indesiderate (corsi, slavi e albanesi) e il processo di integrazione nella società romana nel corso del Quattrocento</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">Cittadinanza e mestieri</hi><hi rend="CharOverride-1">, pp. 283-297.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_25_289-298.html#footnote-006-backlink">22</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Riferimento ovvio sono i lavori di Bronisław Geremek (a partire da </hi><hi rend="italic">Il pauperismo nell’età preindustriale (secoli XIV-XVIII)</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">Storia d’Italia Einaudi</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">I documenti</hi><hi rend="CharOverride-1">, V/1, Torino 1973, pp. 667-698), ampiamente ripresi e discussi nei decenni successivi.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_25_289-298.html#footnote-005-backlink">23</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Chi fossero coloro che venivano censiti come </hi><hi rend="italic">miserabiles</hi><hi rend="italic">/nichil habentes</hi><hi rend="CharOverride-1"> è questione rilevante per l’interpretazione. Per una sintesi </hi><hi rend="CharOverride-3">M. Gravela</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Contare nel catasto. Valore delle cose e valore delle persone negli estimi delle città italiane (secoli XIV-XV)</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">Valore delle cose e valore delle persone. </hi><hi rend="italic">Dall’Antichità all’Età moderna</hi><hi rend="CharOverride-1" >, a cura di M. Vallerani, Roma 2018, pp. 27</hi><hi rend="CharOverride-1" >1-294; </hi><hi rend="CharOverride-3" >M. Vallerani</hi><hi rend="CharOverride-1" >, </hi><hi rend="italic">La pauvreté et la citoyenneté dans les suppliques du XIV</hi><hi rend="italic">e</hi><hi rend="italic"> siècle</hi><hi rend="CharOverride-1" >, </hi><hi rend="CharOverride-1">«</hi><hi rend="CharOverride-1" >L’Atelier du Centre de recherches historiques</hi><hi rend="CharOverride-1">»</hi><hi rend="CharOverride-1" >, 13 (2015), </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-4" >https://journals.openedition.org/acrh/6547</hi></ref><hi rend="CharOverride-4" > </hi><hi rend="CharOverride-1" >(05/2024).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_25_289-298.html#footnote-004-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-3">D. Bizzarri</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Ricerche sul diritto di cittadinanza nella costituzione comunale</hi><hi rend="CharOverride-1">, Torino 1916, </hi><hi rend="CharOverride-1">estratto da «Studi senesi», vol. XXXII, 1-2, </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-4">http://www.rmoa.unina.it/4615/</hi></ref><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1" >(05/2024).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_25_289-298.html#footnote-003-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="italic">Cittadinanze medievali: dinamiche di appartenenza a un corpo comunitario</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di S. </hi><hi rend="CharOverride-1">Menzinger, Roma 2017, in particolare </hi><hi rend="CharOverride-3">M. Vallerani</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">La cittadinanza pragmatica: attribuzione e limitazione della </hi><hi rend="CharOverride-1">civilitas</hi><hi rend="italic"> nei comuni italiani fra XIII e XV secolo</hi><hi rend="CharOverride-1">, ivi, pp. 113-143.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_25_289-298.html#footnote-002-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-3">B. Del Bo</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">La cittadinanza milanese: premessa o suggello di un percorso di integrazione?</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">Cittadinanza e mestieri. Radicamento urbano e integrazione nelle città bassomedievali (s. XIII-XVI)</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Ead., Roma 2014, pp. 159-180.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_25_289-298.html#footnote-001-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-3">G. Albini</hi><hi rend="CharOverride-1">, Civitas tunc quescit et fulget cum virtutibus pollentium numero decoratur: </hi><hi rend="italic">le concessioni di cittadinanza in età viscontea tra pratiche e linguaggi politici</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">The Languages of Political Society, 14th-17th Century</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura d A. Gamberini, J. Ph. Genet, A Zorzi, Roma 2011, pp. 97-119. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP10149_xml_25_289-298.html#footnote-000-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-3">G. Petti Balbi</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Cittadinanza e altre forme di integrazione nella società genovese (secc. XIV-XV)</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">Cittadinanza e mestieri, </hi><hi rend="CharOverride-1">pp. 95-140.</hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author">Giuliana Albini, University of Milan, Italy, <ref target="https://www.fupress.com">giuliana.albini@unimi.it</ref>, <ref target="https://www.fupress.com">0000-0003-4031-3354</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices">Referee List (DOI 1<ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices">FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book">Giuliana Albini, <hi rend="italic">Conclusioni</hi>, © Author(s), <ref target="https://www.fupress.com">CC BY 4.0</ref>, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0426-2.21</ref>, in Gian Maria Varanini, Andrea Zorzi (edited by), <hi rend="CharOverride-6">Migrazioni, forme di inte(g)razione, cittadinanze nell’Italia del tardo medioevo. Atti del XVII Convegno di studi San Miniato 21-23 ottobre 2021</hi>, pp. -11, 2024, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0426-2, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0426-2</ref></p></div></div>
      
      <div>
        <listBibl>
          <head>References</head>
          <bibl n="156791">Albini, G., Civitas tunc quescit et fulget cum virtutibus pollentium numero decoratur: le concessioni di cittadinanza in et&amp;#224; viscontea tra pratiche e linguaggi politici, in The Languages of Political Society, 14th-17th Century, a cura di A. Gamberini, J. Ph. Genet, A. Zorzi, Roma 2011, pp. 97-119.</bibl>
          <bibl n="156849">Albini, G., Contadini-artigiani in una comunit&amp;#224; bergamasca: Gandino sulla base di un estimo della seconda met&amp;#224; del ’400, &amp;#171;Studi di storia medioevale e di diplomatica&amp;#187;, 14 (1992), pp. 111-192, &amp;lt;https://riviste.unimi.it/index.php/SSMD/article/view/9734&amp;gt; (06/2024).</bibl>
          <bibl n="157120">Albini, G., Famiglie piacentine nella societ&amp;#224; spagnola e portoghese dei secoli XIV e XV. Prime indagini, &amp;#171;Studi di storia medioevale e di diplomatica&amp;#187;, 8 (1984), pp. 101-109.</bibl>
          <bibl n="156814">Albini, G., La mortalit&amp;#224; in un grande centro urbano del &amp;#39;400: il caso di Milano, in Strutture familiari, epidemie, migrazioni nell’Italia medievale. Atti del Convegno Internazionale (Siena, 28-30 gennaio 1983), a cura di R. Comba, G. Piccinni, G. Pinto, Napoli 1984, pp. 117-134.</bibl>
          <bibl n="156765">Albini, G., Tra politica demografica, necessit&amp;#224; fiscali e vita economica: concessioni di cittadinanza e esenzioni ai forestieri a Crema (1450-1500), in Seriane 85, Crema 1985, pp. 167-199, ora ripubblicato in Ead., Una societ&amp;#224; instabile. Indagini sulla popolazione dell’Italia settentrionale tra XIII e XV secolo, Milano 2020, pp. 311-341.</bibl>
          <bibl n="157286">Bizzarri, D., Ricerche sul diritto di cittadinanza nella costituzione comunale, Torino 1916, estratto da &amp;#171;Studi senesi&amp;#187;, vol. XXXII, 1-2.</bibl>
          <bibl n="157508">Carocci, S., Lazzarini, I. (a cura di), Social Mobility in Medieval Italy (1100-1500), Roma 2018.</bibl>
          <bibl n="157149">Collavini, S.M., Petralia, G. (a cura di), La mobilit&amp;#224; sociale nel Medioevo italiano. Vol. 4: Cambiamento economico e dinamiche sociali (secoli XI-XV), Viella, Roma 2020.</bibl>
          <bibl n="157074">Comba, R., Piccinni, G., Pinto, G. (a cura di), Strutture familiari, epidemie, migrazioni nell’Italia medievale. Atti del Convegno Internazionale (Siena, 28-30 gennaio 1983), Napoli 1984.</bibl>
          <bibl n="156800">Corrao, P., La popolazione fluttuante a Palermo fra ‘300 e ‘400: mercanti, marinai, salariati, in Strutture familiari, epidemie, migrazioni nell’Italia medievale. Atti del Convegno Internazionale (Siena, 28-30 gennaio 1983), a cura di R. Comba, G, Piccinni, G. Pinto, Napoli 1984, pp. 435-449.</bibl>
          <bibl n="157551">Crouzet-Pavan, E., Espaces, pouvoirs et soci&amp;#233;t&amp;#233; &amp;#224; Venise &amp;#224; la fin du Moyen &amp;#194;ge, Roma 1992.</bibl>
          <bibl n="157295">Del Bo, B. (a cura di), Cittadinanza e mestieri. Radicamento urbano e integrazione nelle citt&amp;#224; bassomedievali (s. XIII-XVI), Roma 2014.</bibl>
          <bibl n="157287">Del Bo, B. (a cura di), La cittadinanza e gli intellettuali (XIV-XV sec.). Con una sessione multidisciplinare (XVI-XX sec.), Milano 2018.</bibl>
          <bibl n="156755">Del Bo, B., Forme di solidariet&amp;#224; tra gli immigrati delle citt&amp;#224; italiane nel basso Medioevo, in Il medioevo degli esclusi e degli emarginati. Tra rifiuto e solidariet&amp;#224;. Atti del convegno di studio svoltosi in occasione della XXVII edizione del Premio internazionale Ascoli Piceno (Ascoli Piceno, Palazzo dei Capitani, 3-5 dicembre 2015), a cura di I. Lori Sanfilippo e G. Pinto, Roma 2020, pp. 79-99.</bibl>
          <bibl n="156763">Del Bo, B., Immigrazione specializzata nelle citt&amp;#224; dell’Italia centro-settentrionale, in Hospitalit&amp;#233; de l’&amp;#233;tranger au Moyen &amp;#194;ge et &amp;#224; l’&amp;#233;poque moderne: entre charit&amp;#233;, contr&amp;#244;le et utilit&amp;#233; sociale. Italie Europe, &amp;#171;M&amp;#233;langes de l’&amp;#201;cole fran&amp;#231;aise de Rome - Moyen &amp;#194;ge&amp;#187;, CXXXI (2019), pp. 495-504, &amp;lt;http://journals.openedition.org/mefrm/6001&amp;gt; (06/2024).</bibl>
          <bibl n="156941">Del Bo, B., La cittadinanza milanese: premessa o suggello di un percorso di integrazione?, in Cittadinanza e mestieri. Radicamento urbano e integrazione nelle citt&amp;#224; bassomedievali (s. XIII-XVI), a cura di Ead., Roma 2014, pp. 159-180.</bibl>
          <bibl n="156795">Esposito, A., Le minoranze indesiderate (corsi, slavi e albanesi) e il processo di integrazione nella societ&amp;#224; romana nel corso del Quattrocento, in Cittadinanza e mestieri. Radicamento urbano e integrazione nelle citt&amp;#224; bassomedievali (secc. XIII-XVI), a cura di B. Del Bo, Roma 2014, pp. 283-297.</bibl>
          <bibl n="157438">Esposito, A., Un’altra Roma. Minoranze nazionali e comunit&amp;#224; ebraiche tra Medioevo e Rinascimento, Roma 1995.</bibl>
          <bibl n="157378">Gamberini, A. (a cura di), La mobilit&amp;#224; sociale nel Medioevo italiano 2, Stato e istituzioni (secoli XIV-XV), Roma 2017.</bibl>
          <bibl n="157262">Geremek, B., Il pauperismo nell&amp;#39;et&amp;#224; preindustriale (secoli XIV-XVIII), in Storia d’Italia Einaudi, I documenti, V/1, Torino 1973, pp. 667-698.</bibl>
          <bibl n="156751">Ginatempo, M., La popolazione dei centri minori dell’Italia centro-settentrionale nei secoli XIII-XV. Uno sguardo d’insieme, in I centri minori italiani nel tardo medioevo. Cambiamento sociale, crescita economica, processi di ristrutturazione (secoli XIII-XVI). Atti del XV Convegno di studi organizzato dal Centro di studi sulla civilt&amp;#224; del tardo medioevo, San Miniato (22-24 settembre 2016), a cura di Lattanzio, F., Varanini, G.M., Firenze 2018, pp. 31-80.</bibl>
          <bibl n="157310">Ginatempo, M., Sandri, L., L&amp;#39; Italia delle citt&amp;#224;. Il popolamento urbano tra Medioevo e Rinascimento (secoli XIII-XVI), Firenze 1990.</bibl>
          <bibl n="156961">Gravela, M., Contare nel catasto. Valore delle cose e valore delle persone negli estimi delle citt&amp;#224; italiane (secoli XIV-XV), in Valore delle cose e valore delle persone. Dall’Antichit&amp;#224; all’Et&amp;#224; moderna, Roma 2018, pp. 271-294.</bibl>
          <bibl n="156774">Lattanzio, F., Varanini, G.M. (a cura di), I centri minori italiani nel tardo medioevo. Cambiamento sociale, crescita economica, processi di ristrutturazione (secoli XIII-XVI). Atti del XV Convegno di studi organizzato dal Centro di studi sulla civilt&amp;#224; del tardo medioevo, San Miniato (22-24 settembre 2016), Firenze 2018.</bibl>
          <bibl n="156843">Luzzati, M., Per l&amp;#39;analisi degli elenchi battesimali del medioevo attraverso gli elaboratori elettronici. Pisa, i suoi sobborghi e il suo immediato contado, in Informatique et histoire m&amp;#233;di&amp;#233;vale. Actes du colloque de Roma (20-22 mai 1975), Roma 1977, pp. 141-148.</bibl>
          <bibl n="157421">Menzinger, S. (a cura di), Cittadinanze medievali: dinamiche di appartenenza a un corpo comunitario, Roma 2017.</bibl>
          <bibl n="157592">Mueller, R.C., Immigrazione e cittadinanza nella Venezia medievale, Roma 2010.</bibl>
          <bibl n="156883">Mueller, R.C., Mol&amp;#224;, L., Essere straniero a Venezia nel tardo Medioevo: accoglienza e rifiuto nei privilegi di cittadinanza e nelle sentenze criminali, in Le migrazioni in Europa, secc. XIII-XVIII, a cura di S. Cavaciocchi, Firenze 1994, pp. 839-851.</bibl>
          <bibl n="156887">Petti Balbi, G., Cittadinanza e altre forme di integrazione nella societ&amp;#224; genovese (secc. XIV-XV), in Cittadinanza e mestieri. Radicamento urbano e integrazione nelle citt&amp;#224; bassomedievali (secc. XIII-XVI), a cura di B. Del Bo, Roma 2014, pp. 95-140.</bibl>
          <bibl n="157468">Pini, A.I., Citt&amp;#224; medievali e demografia storica Bologna, Romagna, Italia (secc. XIII-XV), Bologna 1996.</bibl>
          <bibl n="156850">Pinto, G., Forestieri e stranieri nell’Italia medievale: considerazioni sulle fonti documentarie, in Forestieri e stranieri nelle citt&amp;#224; basso-medievali. Atti del Seminario Internazionale di Studio (Bagno a Ripoli-Firenze, 4-8 giugno 1984), Siena 1987, pp. 19-27.</bibl>
          <bibl n="156812">Taddei, I., Ghermani, N. (a cura di), Hospitalit&amp;#233; de l’&amp;#233;tranger au Moyen &amp;#194;ge et &amp;#224; l’&amp;#233;poque moderne: entre charit&amp;#233;, contr&amp;#244;le et utilit&amp;#233; sociale. Italie Europe, &amp;#171;M&amp;#233;langes de l’&amp;#201;cole fran&amp;#231;aise de Rome - Moyen &amp;#194;ge&amp;#187;, CXXXI (2019), &amp;lt;https://journals.openedition.org/mefrm/5494&amp;gt; (06/2024).</bibl>
          <bibl n="156779">Vaglienti, F., Noluit ire ad visum: i segreti dei Mortuorum Libri di Milano da Francesco Sforza a Leonardo da Vinci (1452-1485), in La popolazione di Milano dal Rinascimento: fonti documentarie e fonti materiali per un nuovo umanesimo scientifico, a cura di F. Vaglienti, C. Cattaneo, Milano 2013, pp. 25-59.</bibl>
          <bibl n="156956">Vallerani, M., La cittadinanza pragmatica: attribuzione e limitazione della civilitas nei comuni italiani fra XIII e XV secolo, in Cittadinanze medievali: dinamiche di appartenenza a un corpo comunitario, Roma 2017, pp. 113-143.</bibl>
          <bibl n="157048">Vallerani, M., La pauvret&amp;#233; et la citoyennet&amp;#233; dans les suppliques du XIV si&amp;#232;cle, &amp;#171;L’Atelier du Centre de recherches historiques&amp;#187;, 13 (2015), &amp;lt;https://journals.openedition.org/acrh/6547&amp;gt; (04/2024).</bibl>
          <bibl n="157140">Zacch&amp;#233;, G. (a cura di), Porta Fidei. Le registrazioni pretridentine nei battisteri tra Emilia Romagna e Toscana. Atti del Convegno di Modena (8 ottobre 2013), Modena 2014.</bibl>
        </listBibl>
      </div>
    </body>
  </text>
</TEI>