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        <title type="main" level="a">«The metropolis of Great Britain»: Londra nelle lettere e nel dizionario di Giuseppe Baretti</title>
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          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0002-7019-2592" type="ORCID">
            <forename>Giovanni</forename>
            <surname>Iamartino</surname>
            <placeName type="affiliation">University of Milan La Statale, Italy</placeName>
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          <resp>This is a section of <title>&lt;i&gt;Baretti’s England&lt;/i&gt;</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0448-4</idno>) by </resp>
          <name>Elisa Bianco, Alessandra Vicentini</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0448-4.10</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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            <p>Content licence CC BY 4.0</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>Giuseppe Baretti was the most famous master of Romance languages in eighteenth-century London, where he spent two long periods, from 1751 to 1760, and from 1766 until his death in 1789. Given his temperament, social attitude, education and interests, as well as the native-like proficiency in English he soon acquired there, he became part of London’s cultural elite and an appreciated linguistic and cultural mediator between Britain and Italy. The present study focuses on the way Baretti described and commented on London – its cityscape, institutions, and inhabitants – in his published letters and the bilingual English-Italian and Italian-English dictionary he compiled.</p>
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            <item>Giuseppe Baretti</item>
            <item>London</item>
            <item>letter-writing</item>
            <item>bilingual lexicography</item>
            <item>Anglo-Italian relations</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0448-4.10<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0448-4.10" /></p>
      
      <div><head>«The metropolis of Great Britain»: Londra nelle lettere e nel dizionario di Giuseppe Baretti </head><p rend="h1_author ParaOverride-1" >Giovanni Iamartino</p><p rend="text" >La città di Londra – spazio urbano e architettonico, luogo di interazione sociale e personale, ambiente culturale e letterario – fu il contesto nel quale si svolse gran parte della vita ed ebbero ideazione e compimento molte delle opere di Giuseppe Baretti. Gli studi di carattere biografico e critico hanno ripercorso l’articolarsi dei suoi lunghi anni da ‘londinese’: dapprima, tra il 1751 e il 1760, il periodo in cui s’impegnò a padroneggiare l’inglese, a guadagnarsi il pane come maestro di lingua e ad acquisire reputazione attraverso una serie di pubblicazioni sulla lingua e la letteratura italiana; poi, dopo il ritorno in patria e l’infelice tentativo di imporsi come letterato attraverso la <hi rend="italic">Frusta Letteraria</hi>, il secondo e definitivo soggiorno londinese, ben accolto dalla cerchia di amici e conoscenti inglesi, con nuove opere critiche e didattiche, dal 1766 alla morte nel 1789<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="_10.html#footnote-023">1</ref></hi></hi>. </p><p rend="text" >Così, se è lecito affermare che il più importante di tali amici inglesi fu per lui Samuel Johnson, indiscusso e autorevole modello e maestro<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="_10.html#footnote-022">2</ref></hi></hi>, non si può non ricordare – pensando alla vita di Baretti a Londra – la celebre battuta del Johnson sessantottenne riportata dal suo biografo James Boswell: «when a man is tired of London, he is tired of life; for there is in London all that life can afford»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="_10.html#footnote-021">3</ref></hi></hi>. Una battuta, questa, a cui dovrebbero fare da opportuno contraltare il testo e i sentimenti espressi nella prima opera pubblicata da Johnson, a 29 anni e in forma anonima, ossia <hi rend="italic">London: A poem in imitation of the third satire of Juvenal </hi>(1738), che tratteggia un’immagine di Londra tutt’altro che positiva, deprecandone la violenta criminalità, l’estesa corruzione, e le squallide condizioni di vita dei poveri, per culminare con il chiaro riferimento autobiografico del v. 177: «Slow rises Worth, by Poverty deprest»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="_10.html#footnote-020">4</ref></hi></hi>. Pertanto, con tutti i distinguo del caso, si potrebbe argomentare che le vicende umane e professionali di Samuel Johnson e di Giuseppe Baretti a Londra mostrino delle significative corrispondenze. Per il primo, i sogni giovanili di diventare un grande studioso e un poeta neo-latino inserito nella tradizione umanistica europea svaniscono di fronte alla dura realtà di trovare un suo spazio di sopravvivenza nel mondo dei lettori e dei librai di Londra, dove Johnson giunge da Lichfield nel 1737, a 28 anni; tutta la sua carriera di scrittore è un compromesso tra il sogno dorato di una vita confortevole da studioso – protetto «under the shelter of academick bowers», come scriverà nella prefazione del suo <hi rend="italic">A </hi><hi rend="italic">dictionary</hi><hi rend="italic"> of the English Language </hi>(Johnson 1755, I, <hi rend="italic">Preface</hi>) – e la difficile realtà di chi si trova a dover scrivere – incessantemente, a tutti i costi – per vivere: ad esempio, nel 1756, l’anno successivo alla pubblicazione del dizionario, il grande e famoso Samuel Johnson, il legislatore linguistico dell’Inghilterra, l’apprezzato saggista e moralista del <hi rend="italic">Rambler</hi>, lo studioso che ha ricevuto una laurea ad honorem dall’università di Oxford, finisce in prigione per debiti – e non sarà l’unica volta! Non diversamente da Johnson, pure Baretti avrebbe voluto imporsi in patria come letterato, ed è proprio l’infrangersi di questo sogno che lo porta in Inghilterra, prima, a 32 anni, con la speranza di un soggiorno ‘formativo’ ma temporaneo, poi, più anziano e ormai deciso a voltare definitivamente le spalle all’Italia nella consapevolezza che Londra gli avrebbe nuovamente offerto la possibilità di vivere del suo lavoro intellettuale. Insomma, Londra fu per entrambi il terreno su cui costruire il proprio successo professionale, ma con fatica e difficoltà costanti<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="_10.html#footnote-019">5</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >Date queste premesse, non sorprende dunque trovare nelle opere di Baretti alcuni riferimenti alla città di Londra, riferimenti che vanno considerati secondo tre diverse prospettive: dal punto di vista cronologico, partono dal 1760, l’anno che Baretti riteneva il momento culminante, e non la fine temporanea, della sua esperienza di vita londinese; dal punto di vista della tipologia testuale, si ha a che fare con lessicografia ed epistolografia, ossia il suo dizionario bilingue inglese-italiano e le sue lettere, o piuttosto quello che di queste finisce stampato sulle pagine di <hi rend="italic">La frusta letteraria di Aristarco Scannabue</hi> (1763-1764) e delle sue raccolte di <hi rend="italic">Lettere familiari di Giuseppe Baretti a’ suoi tre fratelli Filippo, Giovanni e Amedeo </hi>(1762) e <hi rend="italic">Scelta di lettere familiari fatta per uso degli studiosi di lingua italiana </hi>(1779)<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="_10.html#footnote-018">6</ref></hi></hi>; infine, dal punto di vista dell’intento autoriale, è prioritaria la finalità informativa e didattica sottesa alla presentazione di questi riferimenti a Londra e al mondo, al contempo ideale e reale, rappresentato da «the metropolis of Great Britain» (Baretti 1760, II, s.v. <hi rend="italic">London</hi>).</p><p rend="text" >Il più dettagliato dei resoconti epistolari di Baretti relativi a Londra è indubbiamente la lettera «scritta nel mese di marzo 1751» e presentata nel 1764 come «un giro per Londra coll’immaginazione» ai lettori della <hi rend="italic">Frusta Letteraria</hi>; il medesimo testo, con alcune variazioni, verrà riproposto nella <hi rend="italic">Scelta di lettere familiari</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="_10.html#footnote-017">7</ref></hi></hi>. Rinviando all’ampia e dettagliata analisi che di questa lettera ha fornito Francesca Savoia (2010, 15 ss.), si sottolineeranno qui solamente alcuni aspetti. Innanzitutto, l’anonimo estensore (dietro cui si cela il Baretti giunto a Londra da poche settimane) dichiara di poter giudicare della città solo «per mezzo de’ sensi» in quanto «non intendo ancora un’acca di questa lingua quando si parla, scarsamente indovinando il senso di qualche sentenza quando leggo» (Baretti 1932, II, 97), esplicitando così il nesso fra lingua e cultura, fra competenza linguistica e interpretazione della realtà straniera, che è uno dei principi della pedagogia linguistica barettiana e della sua insistenza affinché gli italiani colti imparino la lingua inglese per avvalersi degli stimoli letterari e culturali che ne deriverebbero. La lettera poi si sviluppa dando ragione del fatto che Londra «è una vastissima città, piena di popolo, piena d’arti, piena di scienze, pienissima di ricchezze» (Baretti 1932, II, 97): si insiste in particolare sulla sua grandezza, in quanto «mi pare quattro e anche cinque volte più grande del vostro Milano» (Baretti 1932, II, 98), e poi lungamente «dell’immenso fracasso che tante persone, e tante ruote, e tante bestie fanno» (Baretti 1932, II, 97 e II, 103-4).</p><p rend="text" >Il nascere del rapporto tra Baretti e Londra è narrato in un passo della <hi rend="italic">Scelta di lettere familiari</hi>, dove non solo si riprende il concetto della vastità della città ma si mostra, con gusto che si potrebbe definire teatrale, come Baretti si dia da fare per venire a conoscere sia la città sia la sua lingua:</p><quote rend="quotation_b" >Io voglio ad ogni modo starmi in Londra un mezz’anno per lo meno; e se un poco di questa favella inglese mi s’appicca alla memoria in questi primi mesi, chi sa ch’io non ci stia un mezzo secolo per apprenderla tutta bene? Fatto sta che questa è una città grande smisuratissimamente, e che mi parrebbe cosa smisuratissimamente pazza e ridicola l’esserci venuto per tornarmene tosto via. Ci starò dunque un tempo discreto, onde poter ammucchiare almeno tante notizie, che mi bastino per cianciar poi un qualche migliaio di volte con voi e con gli altri amici di quanto avrò veduto e notato in essa. A questo effetto corro tutto dì per queste strade e per queste piazze, e barcheggio su questo fiume ed entro nelle chiese e mi ficco per le case e vado ai teatri, a’ giardini e agli altri luoghi dove le genti si ragunano per sollazzo o per faccenda, e mi caccio nelle botteghe e nelle officine, e parlo con chiunque intende il mio gergo franzese, poiché l’italiano mi serve di poco, e ascolto e noto a libro ogni cosa che vedo, che sento e che penso<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="_10.html#footnote-016">8</ref></hi></hi>.</quote><p rend="text" >Non è necessario citare altri frammenti delle lettere o della <hi rend="italic">Frusta</hi> in cui si accenna a Londra come metropoli immensa (ad esempio Baretti 1932, I, 361; II, 101; 1912, 73). Piuttosto, vanno considerati due diversi elementi di sicuro interesse per la vita di Baretti a Londra, ossia la rilevanza sociolinguistica della varietà d’inglese parlato a Londra dalle classi colte e abbienti – «la gente civile e ricca di tutto il regno si studia di parlare il principale elegante dialetto di Londra»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="_10.html#footnote-015">9</ref></hi></hi> – e le grandi opportunità almeno potenzialmente offerte da Londra a chi si propone di esercitare «il mestiero d’autore»: </p><quote rend="quotation_b" >È duopo dunque sapere che in Inghilterra, e particolarmente in Londra, lo scrivere de’ libri è una cosa ridotta così bene a mestiero, che gl’inglesi hanno comunissima la frase <hi rend="italic">the trade of an author</hi>, «il mestiero d’autore». […] L’ insaziabilissima ingordigia di leggere cose nuove, o cose che paian nuove, che tutti gl’inglesi hanno dal più gran milordo e dalla più gran miledi giù sino al più tristo artigianello ed alla più sciatta fantesca, ha bisogno di continuo pascolo. Quindi è, che quattro e più mila penne, in Londra solamente, hanno il comodo di somministrare quotidianamente quel pascolo a quella tanta ingordigia con più di trenta amplissime gazzette, sotto varî titoli, e con innumerabili panfletti, e magazzini, e fogli a imitazione dello <hi rend="italic">Spettatore</hi>, ed estratti di sacra scrittura, e di botanica, e di medicina; e dizionarî stampati a quinternetto a quinternetto, e giornali letterarî e critici, e satire, e libelli, e panegirici, e romanzi, e storie, e poesie, ed altre infinite cose: il tutto venduto a ritaglio di dì in dì, di settimana in settimana, o di mese in mese; senza contare assai voluminose opere che vanno di tanto in tanto pubblicandosi dentro l’anno; cosicché io crederei di non esagerare se dicessi che più si stampa in una sola settimana in Inghilterra, che non in tutta Italia in un anno<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="_10.html#footnote-014">10</ref></hi></hi>.</quote><p rend="text" >Spostarsi dalle lettere e dalla <hi rend="italic">Frusta</hi> al dizionario bilingue di Baretti implica qualche mutamento di prospettiva: solo limitatamente, dal punto di vista cronologico, perché la stesura del dizionario, già avviata nel 1757<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="_10.html#footnote-013">11</ref></hi></hi> e conclusa con la pubblicazione nel 1760, precede di pochi anni le altre opere citate, e in ogni caso l’uno e le altre si rifanno comunque, per quanto riguarda l’esperienza personale e culturale relativa a Londra, allo stesso periodo di vita di Baretti; in modo più significativo dal punto di vista testuale, sia perché il dizionario obbedisce a tutta una serie di convenzioni formali che gli sono proprie, sia perché quello che si presenta come il dizionario italiano-inglese e inglese-italiano di Giuseppe Baretti è in realtà, com’è noto, la revisione del bilingue pubblicato nel 1726-1727 da Ferdinando Altieri e rivisto nel 1749 da Evangelista Palermo. Nella prospettiva della presente indagine, quest’ultimo elemento sembra tuttavia poco rilevante, perché la ricerca degli ultimi decenni ha chiarito che gli interventi di Baretti sul testo dell’Altieri rivisto da Palermo sono sistematici a livello della microstruttura lessicografica, e saltuari ma significativi per la selezione e definizione del lessico<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="_10.html#footnote-012">12</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >Quanto segue presenta i dati più significativi di un sistematico spoglio del dizionario barettiano alla ricerca di tutti i contesti in cui compaiono nelle voci lessicografiche le parole <hi rend="italic">Londra</hi> e <hi rend="italic">London</hi>. Va tenuto presente che il dizionario è bipartito e bidirezionale – ossia non solo è composto da un vol. 1 italiano-inglese e un vol. 2 inglese-italiano, ma si propone come utile sia per un utente inglese che sta apprendendo l’italiano sia per un utente italiano che sta apprendendo l’inglese; questi due utenti, naturalmente, ricorreranno al medesimo volume per scopi diversi: ad esempio, il volume italiano-inglese potrà aiutare lo studente italiano nella produzione in lingua inglese, mentre servirà allo studente inglese per facilitare la comprensione della lingua italiana. Il fatto che il dizionario di Baretti sia stato pubblicato a Londra può far ipotizzare che egli pensasse soprattutto ai suoi studenti inglesi, ma quanto egli stesso scrive nella prefazione al volume 2 (nonché il fatto che edizioni del dizionario sostanzialmente identiche siano state successivamente pubblicate in Italia) lascia altrettanto spazio agli studenti italiani d’inglese<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="_10.html#footnote-011">13</ref></hi></hi>. Tuttavia, i risultati quantitativi della micro-analisi relativa alla presenza di <hi rend="italic">London</hi>/<hi rend="italic">Londra</hi> nel dizionario – 46 ricorrenze nel volume inglese-italiano, e solo 22 (di cui molte, come vedremo, poco significative) nel volume italiano-inglese – suggeriscono chiaramente che l’intento principale di Baretti, e di Altieri prima di lui, era quello di informare gli studenti italiani circa elementi lessicali e culturali relativi alla realtà della capitale inglese.</p><p rend="text" >Accantonate le occorrenze non rilevanti<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="_10.html#footnote-010">14</ref></hi></hi>, i culturemi relativi alla capitale britannica presenti nel dizionario possono essere ricondotti a tre ambiti principali: il contesto urbano, il contesto istituzionale e politico, e il contesto sociale<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="_10.html#footnote-009">15</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >Se dobbiamo credere al dizionario, lo spazio urbano di Londra è dominato dal fiume Tamigi, presente in molte voci, con piccole varianti: «London is seated upon the Thames, <hi rend="italic">Londra siede sulla ripa del Tamigi</hi>», s.v. <hi rend="italic">Upon</hi>; «The Thames waters the walls of London, <hi rend="italic">il Tamigi bagna le mura di Londra</hi>», s.v. <hi rend="italic">To Water</hi>; «Londra è allato d’un bel fiume, <hi rend="italic">London stands by or near a fine river</hi>», s.v. <hi rend="italic">Allato</hi>. Tralasciando altri esempi simili a quest’ultimo che ricorrono altrove nel volume italiano-inglese<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="_10.html#footnote-008">16</ref></hi></hi>, è invece opportuno commentare la voce <hi rend="italic">Pier</hi>, che si presenta così:</p><quote rend="quotation_b" >Pier, s. <hi rend="italic">pilastro su cui s’alza l’arco d’un ponte sovra un fiume</hi>.</quote><quote rend="quotation_b" >In one of the piers of London bridge there is a chapel, <hi rend="italic">Nell’interno d’uno de’ pilastri del ponte di Londra v’è una cappella.</hi></quote><p rend="text" >Ebbene, se la definizione di questa parola, che non è presente del dizionario di Altieri, è chiaramente influenzata dalla corrispondente voce johnsoniana («The columns on which the arch of a bridge is raised»), la frase illustrativa non si rifà a nessuna delle citazioni nel dizionario di Johnson, e si tratta dunque di un’informazione di natura culturale o enciclopedica che Baretti ha deciso di inserire, evidente frutto di una sua diretta conoscenza<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="_10.html#footnote-007">17</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >Altre frasi illustrative offrono ulteriori e interessanti informazioni sulla città: non tanto che «Londra è la capitale d’Inghilterra, <hi rend="italic">London is the capital of </hi><hi rend="italic">England</hi>» (s.v. <hi rend="italic">Capitale</hi>), ma piuttosto che «Tutti i luoghi attorno di Londra sono amenissimi, <hi rend="italic">all the places round about London are very pleasant</hi>» (s.v. <hi rend="italic">Attorno</hi>) e ancor di più che «La città di Londra avanza di giorno in giorno, <hi rend="italic">the city of London grows larger and larger every day</hi>» (s.v. <hi rend="italic">Avanzare</hi>), cosicché «Londra è d’assai più grande di Parigi, <hi rend="italic">London is a great deal bigger than Paris</hi>» (s.v. <hi rend="italic">Assai</hi>) e «Si compitano più anime in Londra che in Parigi, <hi rend="italic">‘tis reckoned there are more people in London than in Paris</hi>» (s.v. <hi rend="italic">Compitare</hi>).</p><p rend="text" >Quando ci si sposta dalla realtà urbana a quella istituzionale di Londra, definizioni ed esemplificazioni tendono a diventare approssimative: se sono chiari «The tower of London, <hi rend="italic">la torre di Londra</hi>» (s.v. <hi rend="italic">Tower</hi>), «The royal exchange of the city of London, <hi rend="italic">la borsa reale della città di Londra</hi>» (s.v. <hi rend="italic">Exchange</hi>) e, forse, «Guild-hall at London, <hi rend="italic">la casa della città di Londra</hi>» (s.v. <hi rend="italic">Hall</hi>)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="_10.html#footnote-006">18</ref></hi></hi>, dicono poco «The chamber of London, <hi rend="italic">la camera di Londra</hi>» (s.v. <hi rend="italic">Chamber</hi>) e «My lord mayor’s shew, <hi rend="italic">la festa del governatore della città di Londra</hi>» (s.v. <hi rend="italic">Shew</hi>) mentre in «[a principal court in London] <hi rend="italic">nome d’una delle principali corti della città di Londra</hi>» (s.v. <hi rend="italic">Hustings</hi>) e «[district or portion of the city of London, committed to the special charge of one of the aldermen] <hi rend="italic">una delle parti nelle quali si divide Londra</hi>» (s.v. <hi rend="italic">Ward</hi>) non viene proposto alcun equivalente italiano ma solo un’approssimativa traduzione della glossa che accompagna il termine inglese.</p><p rend="text" >Rimanendo nell’ambito delle istituzioni e dell’ufficialità, poco problematica è la resa italiana di una carica come «The chamberlain of London, <hi rend="italic">camerlingo o tesoriere di Londra</hi>» (s.v. <hi rend="italic">Chamberlain</hi>), mentre è di certo inefficace proporre il medesimo termine per due diverse cariche, come in «Constable of the tower of London, <hi rend="italic">governatore della torre di Londra</hi>» (s.v. <hi rend="italic">Constable</hi>) e «The lord mayor of London, <hi rend="italic">il governatore di Londra</hi>» (s.v. <hi rend="italic">Mayor</hi>). Si noti anche che Baretti trae dal dizionario di Johnson la voce <hi rend="italic">Chamberlainship</hi> definendola come «[the office of a chamberlain] <hi rend="italic">l’officio o dignità del camerlingo</hi>. J. Dict.»; tale voce era stata omessa da Altieri, nonostante fosse presente nella lingua inglese da metà Quattrocento<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="_10.html#footnote-005">19</ref></hi></hi>. Manca invece in Johnson la voce <hi rend="italic">Tronator </hi>che, secondo il modello di Altieri, è definita come «[officer whose business it was to weigh wool brought into the city of London] <hi rend="italic">ufficiale, il di cui ufficio era di pesare la lana portata nella città di Londra</hi>»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="_10.html#footnote-004">20</ref></hi></hi>. Curiosa, infine, la voce barettiana «Wardmote, or wardmote-court [a court kept in every ward of London] sorta di magistrato inglese»: inspiegabilmente, infatti, Baretti copia da Altieri la parola entrata e la glossa in inglese, mentre modifica quanto Altieri aveva correttamente spiegato con «corte di rione» senza neppure avvalersi dell’aiuto di Johnson che ancor più chiaramente definisce il termine, s.v. <hi rend="italic">Wardmote</hi>, come «A meeting; a court held in each ward or district in London for the direction of their affairs».</p><p rend="text" >Altre voci del dizionario di Giuseppe Baretti gettano una qualche luce su altri aspetti della vita nella Londra del Settecento: si fa riferimento a necessità pratiche quotidiane con «Water-house, <hi rend="italic">conservatojo o mulino, dal quale si distribuisce l’acqua per tutte le case di Londra</hi>» (s.v. <hi rend="italic">Water</hi>), mentre si accenna ad attività artigianali in «[a company of artificers in London, who make bits for bridles, spurs, and such like iron ware for horses] <hi rend="italic">una compagnia d’artefici in Londra, che fanno briglie, sproni, e simili strumenti per i cavalli</hi>» (s.v. <hi rend="italic">Lorimers/Loriners</hi>) e a lavori ben più gravosi in «[trave ficcata in terra alla quale se ne commette un’altra per il mezzo per far il contrapeso] <hi rend="italic">a swip which brewers and dyers use much in London, to draw water out of the Thames</hi>» (s.v. <hi rend="italic">Altalena</hi>). </p><p rend="text" >Si fa notare la presenza di voci relative a quelle figure che sembrano avere il compito di reprimere il disordine sociale più che tutelare l’ordine: «The warders of the Tower, <hi rend="italic">le guardie della Torre di Londra</hi>» (s.v. <hi rend="italic">Warders</hi>), «Warden of the Fleet, <hi rend="italic">il carceriere della prigione chiamata Fleet in Londra</hi>» (s.v. <hi rend="italic">Warden</hi>), «[an officer with the fleet who attends the court with a red staff] <hi rend="italic">bastoniere, mazziere, </hi>s.m.<hi rend="italic"> officiale d’una delle prigioni di Londra, chiamata </hi>Fleet» (s.v. <hi rend="italic">Baston</hi>), e «[birro, donzello] <hi rend="italic">a verger, a mace-bearer, a beadle, such varlets as attend the sheriffs of London, and at common executions wait upon the hangman</hi>» (s.v. <hi rend="italic">Berroviere</hi>). In quest’ambito, è probabilmente significativo il fatto che, mentre Altieri include all’interno del lemma <hi rend="italic">Bird</hi> l’espressione «A Newgate bird, <hi rend="italic">uno scelerato, una forca, un mascalzone</hi>», Baretti la riprende e completa la frase aggiungendovi «…<hi rend="italic">che merita di essere in Newgate che è nome d’una prigione, pe’ ladri e altra trista gente in Londra</hi>». Con un analogo atteggiamento di assoluto rifiuto della violenza e dell’insubordinazione, Baretti traduce dal dizionario di Johnson la voce <hi rend="italic">Mohock</hi> come «nome d’una nazione crudele in America, e dato a certi sgherani, che un tempo infestavano le vie di Londra», tralasciando però il tranquillizzante inciso johnsoniano «…who infested, or rather were imagined to infest, the streets of London». Inoltre, mentre Baretti copia da Altieri anche le voci <hi rend="italic">Counters</hi> «[two prisons of London so called] <hi rend="italic">nome di due prigioni in Londra così chiamate</hi>» e <hi rend="italic">Fleet</hi> «Fleet, <hi rend="italic">è il nome d’una prigione di Londra</hi>», egli si ispira al dizionario di Johnson per includere nel suo due ulteriori voci dello stesso tipo, <hi rend="italic">Bridewell </hi>«<hi rend="italic">casa di correzione in Londra</hi>. Spect.» e <hi rend="italic">Marshalsea</hi> «<hi rend="italic">nome d’una prigione vicina a Londra</hi>»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="_10.html#footnote-003">21</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >La ricerca storica sulla Londra del Settecento ha chiarito molto bene la correlazione fra la criminalità diffusa, la spesso eccessiva severità nella repressione da parte del potere costituito, e le difficili condizioni di vita delle classi sociali più umili. Nella misura in cui i contenuti di un dizionario possono essere indice dell’atteggiamento psicologico e del posizionamento ideologico del lessicografo, voci come <hi rend="italic">Podders</hi> «[poor people employ’d to gather peas] <hi rend="italic">così chiamano in Londra quella povera gente che colgono i piselli</hi>» e <hi rend="italic">Scruff </hi>«[little sticks, coals, &amp;c. which poor people gather by the Thames for fewel] <hi rend="italic">stecchi, carboni, e simili, che la povera gente va cogliendo nel Tamigi quando la marea è bassa, per accendere il fuoco</hi>» sembrano suggerire la compassione di Baretti nei confronti dei poveri<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="_10.html#footnote-002">22</ref></hi></hi>, il suo senso di superiorità intellettuale, il suo atteggiamento morale, la sua educazione e la sua estrazione sociale lo portano a riprendere da Altieri la voce <hi rend="italic">Cockney</hi>, e da Johnson la voce <hi rend="italic">Grubstreet</hi>, rispettivamente «[a nickname given to one who is born and bred in the city of London] <hi rend="italic">sopranome, che si da ad uno nato, ed allevato nella città di Londra, e vuol dire, un goffo, un gonzo</hi>» e «<hi rend="italic">nome d’una strada in Londra, in cui abitano molti autori per lo più di poco nome e valore, onde è che ogni cattiva e povera scrittura è in inglese chiamata</hi> grubstreet writing». Baretti va ben oltre Altieri e Johnson, però, con due altre definizioni che sono chiaro indice di un’inquietudine psicologica (forse anche dipendente dal suo vivere in terra straniera)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="_10.html#footnote-001">23</ref></hi></hi> e al contempo di una preoccupazione sociale e politica: <hi rend="italic">Billingsgate Language</hi> significa per Baretti «<hi rend="italic">parlar plebeo; parlar osceno, ingiurioso, e vile come parlano le Pesciajuole e altra bassa gente che vive nelle vicinanze di Billingsgate, che è una parte di Londra abitata da molta bassa gente, e specialmente da venditrici di pesce e venditrici d’ostriche</hi>. Swift», mentre<hi rend="italic"> To Mob</hi> è «[to harass or overbear by tumult] tumultuare, o assaltar tumultuosamente, come fa il popolaccio troppo spesso in Londra e in altre parti d’Inghilterra».</p><p rend="text" >Per concludere la panoramica sulle voci lessicografiche barettiane su Londra restano da citare quelle poche relative alla comunicazione pubblica e privata, in grande sviluppo nel Settecento. Anche in quest’ambito, luci e ombre perché, se la trasmissione delle notizie può passare attraverso «The London mercury [a news paper] <hi rend="italic">il mercurio di Londra, sorta di gazzetta</hi>» (s.v. <hi rend="italic">Mercury</hi>) e «Penny-post, s. <hi rend="italic">la posta d’un soldo che va per Londra e per alcune miglia attorno</hi>» (s.v. <hi rend="italic">Penny</hi>), è altrettanto vero che queste notizie includono anche «The weekly bill, <hi rend="italic">la lista de’ morti che si pubblica in Londra ogni settimana</hi>» (s.v. <hi rend="italic">Bill</hi>) e «Chrisoms, s. [infants that die within the month of birth, or at their wearing the chrisome cloth] <hi rend="italic">nella lista de’ morti, che si pubblica in Londra ogni settimana, si chiamano</hi> Chrisoms, <hi rend="italic">i bambini che muoiono prima ch’abbiano un mese, perché per lo spazio di questo mese sono soliti portare un panno lino bianco, che si chiama</hi>, Chrisom cloth» (s.v. <hi rend="italic">Chrism, or Chrisom Cloth</hi>) – a ricordare le sempre precarie condizioni di salute, per i ricchi e i privilegiati, così come per i poveri e gli sfortunati, di quel tempo.</p><p rend="text" >I dati testuali qui raccolti e presentati confermano l’intento didattico e divulgativo degli scritti di Giuseppe Baretti, ma trasmettono pure molto di lui, il suo raziocinio e le sue passioni, le sue conoscenze e i suoi pregiudizi. Baretti ama l’Inghilterra per gli ideali che questa rappresenta, e ama Londra per le possibilità che offre; al contempo, coglie i limiti nella realizzazione di quegli ideali e le contraddizioni inevitabilmente insite in una realtà complessa come quella della capitale d’Inghilterra. Anche per Baretti, come per Johnson, in Londra si può trovare tutto quanto la vita offre ma, refrattario come egli è all’ottimismo illuminista, non può dimenticare che il tutto contiene anche il male. Così, come Baretti si trova a scrivere il 25 agosto 1760 a bordo della nave che lo sta riportando sul Continente, significativamente sospeso tra due mondi, «Londra […] si può veramente chiamare il centro d’ogni virtù e d’ogni vizio»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="_10.html#footnote-000">24</ref></hi></hi>. </p><div><head>Bibliografia</head><p rend="bib_indx_bib" ><hi>Baretti, G. 1760. </hi><hi rend="italic">A Dictionary of the English and Italian Languages. By Joseph Baretti. Improved and Augmented with Above Ten Thousand Words, Omitted in the Last Edition of Altieri. To Which Is Added, an Italian and English Grammar</hi><hi>, 2 voll. London: C. Hitch e L. Hawes </hi><hi rend="italic">et alii</hi><hi>.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi>Baretti, G. 1911.</hi> <hi rend="italic">Lettere familiari</hi>, a cura di A. Simioni. Milano: Vallardi.</p><p rend="bib_indx_bib" ><hi>Baretti, G. 1912. </hi><hi rend="italic">La scelta delle lettere familiari</hi><hi>,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi>a</hi><hi rend="italic"> </hi><hi>cura di L. Piccioni. Bari: Laterza.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi>Baretti, G. 1932. </hi><hi rend="italic">La Frusta letteraria</hi><hi>, a cura di L. Piccioni, 2 voll. Bari: Laterza.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi>Boswell, J. 1953. </hi><hi rend="italic">Boswell’s Life of Johnson</hi><hi>. London-New York-Toronto: Geoffrey Cumberlege-Oxford University Press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi>Di Benedetto, A., Mattioda, E. (a cura di). 2022. </hi><hi rend="italic">Giuseppe Baretti scrittore europeo</hi><hi>. Bologna: Il Mulino.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi>Hitchcock, T. 2004. </hi><hi rend="italic">Down and Out in Eighteenth-Century London</hi><hi>. London-New York: Hambledon and London Ltd.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="italic">Oxford English Dictionary </hi><hi rend="italic">Online</hi><hi>. Oxford: Oxford University Press, </hi><ref target="http://www.oed.com"><hi>http://www.oed.com</hi></ref><hi>.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi>Iamartino, G. 1990. “The lexicographer as a biassed witness: social, political and religious criticism in Baretti’s English-Italian dictionary.” </hi><hi rend="italic">Aevum </hi><hi>64, 3: 435-44.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi>Iamartino, G. 2021. “Insegnare la lingua, introdurre a un mondo.” In </hi><hi rend="italic">Giuseppe Baretti lessicografo e lessicologo</hi><hi>, a cura di F. Savoia, 105-29. Pisa: Edizioni ETS.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi>Johnson, S. 1755. </hi><hi rend="italic">A Dictionary of the English Language</hi><hi>, 2 voll. London: J. and P. Knapton </hi><hi rend="italic">et alii</hi><hi>.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi>Johnson, S. 1971. “London: A Poem in Imitation of the Third Satire of Juvenal.” In S. Johnson, </hi><hi rend="italic">The Complete English Poems</hi><hi>, a cura di J.D. Fleeman, 61-68</hi><hi rend="italic">.</hi><hi> London: Penguin Books.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi>Marcheschi, D. (a cura di). 2021. </hi><hi rend="italic">Giuseppe Baretti. Lingua e stile</hi><hi>. Pisa: Edizioni ETS.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi>Meyers, J. 2008. </hi><hi rend="italic">Samuel Johnson. The Struggle</hi><hi>. New York: Basic Books.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi>O’Connell, Sh. (a cura di). 2003. </hi><hi rend="italic">London 1753</hi><hi>. London: The British Museum Press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi>Savoia, F. 2010. </hi><hi rend="italic">Fra letterati e galantuomini. Notizie e inediti del primo Baretti inglese</hi><hi>. Firenze: Società Editrice Fiorentina.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi>Savoia, F. 2021a. “Cronologia dettagliata della vita, dei viaggi e delle opere di Giuseppe Baretti.” In F. Savoia (a cura di), </hi><hi rend="italic">Giuseppe Baretti lessicografo e lessicologo</hi><hi>, 131-75</hi><hi rend="italic">. </hi><hi>Pisa: Edizioni ETS.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi>Savoia, F. 2021b. “Dàgli, dàgli, mi feci pure un nome: gli ultimi anni di Baretti.” </hi><hi rend="italic">Horizonte</hi><hi> 6: 76-116.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi>Shore, H. 2015. </hi><hi rend="italic">London’s Criminal Underworlds, c. 1720-c.1930. A Social and Cultural History</hi><hi>. Basingstoke-New York: Palgrave Macmillan.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi>Varney, A. 1989. “Johnson’s Juvenalian Satire on London: A Different Emphasis.” </hi><hi rend="italic">Review of English Studies</hi><hi> 40: 202-14.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi>Wall, C. 2011. “London.” In </hi><hi rend="italic">Johnson in Context</hi><hi>, a cura di J. Lynch, 243-50. Cambridge: Cambridge University Press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi>Weinreb, B. </hi><hi rend="italic">et alii</hi><hi> (a cura di). 2008. </hi><hi rend="italic">The London Encyclopedia</hi><hi>, terza edizione. London: Macmillan.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi>White, J. 2013. </hi><hi rend="italic">London in the Eighteenth Century: A Great and Monstrous Thing</hi><hi>. Cambridge (MA): Harvard University Press.</hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_10.html#footnote-023-backlink">1</ref></hi>	Focalizzando l’attenzione sulle più recenti acquisizioni critico-biografiche relative al Baretti «londinese», vanno assolutamente ricordati gli studi di Francesca Savoia (2010; 2021a; 2021b). Savoia 2021a è uno dei risultati scientifici legati alle iniziative del Comitato Nazionale per le Celebrazioni del Tricentenario della Nascita di Giuseppe Baretti, accanto a Marcheschi 2021. Pure imprescindibile, in relazione all’apertura internazionale di Baretti, Di Benedetto, Mattioda 2022. </p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_10.html#footnote-022-backlink">2</ref></hi>	Nel n. XXVII della <hi rend="italic">Frusta Letteraria</hi>, datato Trento, 15 aprile 1765, il Baretti/Aristarco dichiara polemicamente: «Cercatevi, don Luciano, degli altri scuolari, ché io mi contento d’esserlo stato d’un Tagliazucchi in Torino e d’un Johnson in Londra, i quali non si curarono mai d’essere riputati increduli e scostumati» (Baretti 1932, II, 300).</p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_10.html#footnote-021-backlink">3</ref></hi>	<hi>È interessante ricordare il contesto di questo motto spesso citato: «I [Boswell] suggested a doubt, that if I were to reside in London, the exquisite zest with which I relished it in occasional visits might go off, and I might grow tired of it. </hi><hi rend="CharOverride-2">Johnson</hi><hi>. ‘Why, Sir, you find no man, at all intellectual, who is willing to leave London. No, Sir, when a man is tired of London, he is tired of life; for there is in London all that life can afford» (Boswell 1953, 858-59).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_10.html#footnote-020-backlink">4</ref></hi>	<hi>Johnson 1971, 66. Una lettura ‘politica’ del poema è in Varney 1989.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="_10.html#footnote-019-backlink">5</ref></hi>	Fra le diverse biografie dedicate a Johnson quella che più chiaramente, fin dal titolo, sottolinea le difficoltà della sua vita, nonostante i successi e la fama, è Meyers 2008. Per Baretti, si vedano i riferimenti nella nota 1. Nell’ampia bibliografia relativa alla Londra del Settecento è opportuno consultare almeno <hi>O’Connell 2003; Wall 2011, 243-50; </hi>Weinreb 2008; White<hi> 2013.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_10.html#footnote-018-backlink">6</ref></hi>	Va qui ricordato che l’esigenza spesso pressante di pubblicare in tempi brevi porta Baretti, non solo a utilizzare la propria corrispondenza privata inventando mittenti e destinatari, ma anche a reimpiegare, con poche o nulle modifiche, lettere già pubblicate. Per le opere qui menzionate si farà riferimento alle seguenti edizioni: Baretti 1760; 1911; 1912; 1932.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_10.html#footnote-017-backlink">7</ref></hi>	Baretti 1932, XIX, Rovereto, 1° luglio 1764, II, pp. 97-104; Baretti 1911, 319-25.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_10.html#footnote-016-backlink">8</ref></hi>	<hi rend="italic">Lettera Diciasettesima di Domenico Balestrieri a Giancarlo Passeroni</hi>, in Baretti 1912, 75-76.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_10.html#footnote-015-backlink">9</ref></hi>	Baretti 1911, <hi rend="italic">Lettera IV</hi>, 23 agosto 1760, 34.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_10.html#footnote-014-backlink">10</ref></hi>	Baretti 1932, IX, 1° febbraio 1764, I, 245.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_10.html#footnote-013-backlink">11</ref></hi>	Di questo riferimento cronologico ci dà conferma lo stesso Baretti inserendo nel suo dizionario la voce <hi rend="italic">Moidore</hi>, assente sia in Altieri sia in Johnson, e che egli definisce così: «<hi rend="italic">moneta portoghese a’ tempi nostri</hi> [1757] <hi rend="italic">valutata a ventisette scellini moneta di Londra</hi>».</p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_10.html#footnote-012-backlink">12</ref></hi>	Si fa qui riferimento a Iamartino 2021, 106-7. Per l’ideologicamente attenta revisione barettiana del lavoro di Altieri, si veda anche Iamartino 1990.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_10.html#footnote-011-backlink">13</ref></hi>	Baretti apre la Prefazione al volume 2 esplicitando il proposito di scrivere «qui quattro parole della lingua di quest’Isola a fine d’incoraggiare i miei Paesani a studiarla a forza, e a farsene bravamente padroni» e la conclude con il seguente invito: «Voi dunque che ve la godete per quelle benedette spiagge d’Italia, studiate un poco il linguaggio degl’Inglesi, e siate certi senza ch’io vi dica di più, che da’ libri loro apprenderete cose che non vi possono essere insegnate da libri Greci o da libri Latini, e molto meno da libri Francesi. Valete, e a rivederci presto» (Baretti 1760, II, iii, v). Quanto alle diverse edizioni del dizionario, la prima del 1760 è seguita da due ristampe londinesi (W. Strahan <hi rend="italic">et alii</hi> 1771 e J. Nourse <hi rend="italic">et alii</hi> 1778) e da altrettante ristampe pubblicate a Venezia (Pezzana 1787 e 1795). A queste seguiranno edizioni rivedute e corrette, pubblicate sia a Londra sia a Firenze.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="_10.html#footnote-010-backlink">14</ref></hi>	Si tratta in questo caso di frasi illustrative in cui il riferimento a Londra non ha in sé alcuna rilevanza, e potrebbe essere tranquillamente sostituito da altri toponimi: si vedano ad esempio «He is accounted the best physician in London, <hi rend="italic">passa per il primo medico di Londra</hi>», s.v. <hi rend="italic">Accounted</hi>, «In the middle way from London,<hi rend="italic"> a mezza strada da Londra</hi>», s.v. <hi rend="italic">Middle</hi>, o «Dimorare a Londra, <hi rend="italic">to live in London</hi>», s.v. <hi rend="italic">A</hi>. Altri esempi s.v. <hi rend="italic">Citizen</hi>, <hi rend="italic">City</hi>, <hi rend="italic">Andare</hi>, <hi rend="italic">Da</hi>, <hi rend="italic">Tirata</hi>.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_10.html#footnote-009-backlink">15</ref></hi>	Per una ripartizione tipologica parzialmente diversa, ma sempre riferita ai culturemi nel dizionario barettiano, si veda Iamartino 2021, 109-12; in questo medesimo saggio le pagine 122-23 sono dedicate a commentare alcune voci relative a Londra, in qualche modo una brevissima anticipazione della presente ricerca.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_10.html#footnote-008-backlink">16</ref></hi>	S.v. <hi rend="italic">Bagnare</hi>, <hi rend="italic">Battere</hi>, <hi rend="italic">Sedere</hi>, <hi rend="italic">Stare</hi>, <hi rend="italic">Su</hi>.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="_10.html#footnote-007-backlink">17</ref></hi>	Nel già citato suo «giro per Londra coll’immaginazione», Baretti dimentica o trascura questo dettaglio e scrive: «Il ponte vecchio è quello di London, che ha gli archi gotici, ed è largo tanto che di qua e di là vi sono delle case assai grandi, assai alte e assai piene di gente. Il nuovo è il ponte di Westminster, forse troppo più massicciamente fabbricato che non era bisogno, ma degno per la sua dismisuratezza d’una tanto dismisurata capitale» (Baretti 1932, II, 101).</p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_10.html#footnote-006-backlink">18</ref></hi>	Va notato che nella descrizione di Londra proposta nella <hi rend="italic">Frusta</hi>, Baretti renderà Guild-hall con «palazzo della ragione» aggiungendo anche qualche notazione di tipo architettonico: «Guil-dhall (<hi rend="italic">sic!</hi>), o sia il palazzo della ragione, è di struttura gotica, grande molto; e quello del lord Mayor, cioè del primo magistrato di London, quantunque palazzo modernissimo, non è che uno sconcio cumulo di sassi» (Baretti 1932, II, 100).</p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_10.html#footnote-005-backlink">19</ref></hi>	<hi>Si veda </hi><hi rend="italic">Oxford English Dictionary Online</hi><hi>, s.v. </hi><hi rend="italic">Chamberlain</hi><hi>.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_10.html#footnote-004-backlink">20</ref></hi>	Non sorprende l’assenza di questa voce nel dizionario di Johnson quanto nell’<hi rend="italic">OED Online</hi>, che menziona come possibili varianti solo <hi rend="italic">Troner</hi>, <hi rend="italic">Tronager</hi>, <hi rend="italic">Tronour</hi>, sebbene la forma proposta da Altieri e Baretti si ritrovi in altri dizionari inglesi del Settecento.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_10.html#footnote-003-backlink">21</ref></hi>	Per mettere nella giusta prospettiva la posizione di Baretti è forse opportuna la lettura di una ricerca quale Shore<hi> 2015.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_10.html#footnote-002-backlink">22</ref></hi>	Sulla condizione dei più poveri in quel contesto spazio-temporale, si veda Hitchcock 2004. Nel suo «giro per Londra coll’immaginazione», Baretti dedica alcuni pensieri alle «tante migliaia di creature umane, che s’incontrano ad ogni passo per queste strade, avviluppate in lacerissimi stracci e cariche d’ogni sorta di putente sudiciume[?]. Voi non potreste credere, amico, quanti formicai di pezzenti v’abbia in questa città» (Baretti 1932, II, 102). </p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_10.html#footnote-001-backlink">23</ref></hi>	In una lettera ai fratelli, Baretti esplicita le sue difficoltà, in quanto straniero a Londra, per una pacifica convivenza: «Quanto più m’allontanavo dalla sua metropoli, tanto più trattabile trovavo il popolo minuto. Non mi ricordo che mi sia stato dato pur una volta del <hi rend="italic">French-Dog</hi> (Can francese) per capo da Salisbury sino a Falmouth, cosa che in Londra non m’accadeva di rado. La canaglia di Londra, subito che vede alcuno che sia o che abbia l’aria di straniero, lo chiama Can francese, se foss’anco un Turco con una barba lunga tre palmi al mento, e un turbante largo come un tamburo in testa» (Baretti 1911, <hi rend="italic">Lettera VI</hi>, 25 agosto 1760, 41). E in una successiva lettera dichiara di essere «stato avvezzo in Londra a soffrire ingiuriose parole e maledizioni senza fine dalla feroce canaglia, massimamente i primi anni e prima che potessi parlando farmi scambiare per nativo» (Baretti 1911, <hi rend="italic">Lettera XXIII</hi>, 6 settembre 1760, 101).</p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_10.html#footnote-000-backlink">24</ref></hi>	Baretti 1911, <hi rend="italic">Lettera VI</hi>, 25 agosto 1760, 45.</p></item>
				</list></div></div>
      
      <div>
        <listBibl>
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