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        <title type="main" level="a">La cultura olivettiana negli anni della grande digitalizzazione</title>
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            <forename>Galileo</forename>
            <surname>Dallolio</surname>
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          <resp>This is a section of <title>Olivetti: una complessità virtuosa</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0459-0</idno>) by </resp>
          <name>Lorenzo Capineri</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0459-0.05</idno>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>Studies on Olivetti, a world leader in its sector for most of the twentieth century, are constantly increasing. The Company had in great consideration human and professional growth of workers as well as ethical, aesthetic and cultural values. To understand  the complexity of Olivetti is necessary to analyze  how thouse values and industrial politics where developed along its history.</p>
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            <item>Values</item>
            <item>Human Growth</item>
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            <item>Culture</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0459-0.05<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0459-0.05" /></p>
      
      <div><head>La cultura olivettiana negli anni della grande digitalizzazione</head><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Galileo Dallolio</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Chi legge la biografia di Adriano Olivetti e si documenta sull’industria Olivetti che raggiunse la leadership mondiale nella produzione delle attrezzature per il lavoro d’ufficio (macchine per scrivere, calcolatrici, telescriventi, mobili per ufficio, fotoriproduttori, personal computer…) e che realizzò nel 1959 il primo calcolatore al mondo usando la tecnologia del transistor, avverte la necessità di approfondire questa straordinaria realtà sorta nel 1908 a Ivrea e riconosciuta nel 2018 dall’Unesco ‘Città Industriale del XX secolo, Patrimonio dell’Umanità’. Insieme alla dimensione produttiva, la componente umanistica, costituita da orientamenti alla valorizzazione delle persone, alla sicurezza e al benessere sul lavoro, alla crescita culturale dei lavoratori, allo sviluppo della comunità, che diventa un tema che chiede di essere studiato in particolare in questi tempi, considerata la fase socio-economica che stiamo vivendo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È probabile che questa sia una delle ragioni per cui libri, riviste, inserti culturali, si occupano con grande frequenza di argomenti olivettiani. Su questi temi dal 1962 è attiva la Fondazione Adriano Olivetti</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-039">1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, fondata due anni dopo la morte di Adriano (1960) da familiari, amici e collaboratori e, dalla fine degli anni ’90, è presente l’Associazione Archivio Storico Olivetti</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-038">2</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> che opera attraverso l’acquisizione, la gestione e la divulgazione di storia e valori olivettiani. Va ricordato inoltre che dal 2001, nel primo centenario della nascita, per volontà di Laura Olivetti, figlia di Adriano e presidente della Fondazione Olivetti dal 1997, è iniziato un vasto programma di divulgazione del pensiero e dell’opera di Adriano Olivetti attraverso convegni, seminari, ‘lezioni olivettiane’, pubblicazioni, mostre internazionali, incontri nelle Scuole e nelle Università. Contemporaneamente si sono attivati gruppi di ex dipendenti e di cultori di storia olivettiana che hanno realizzato seminari pubblici e prodotto libri (Fasano 2011; La Rosa, Rebaudengo, Ricciardelli 2004; Novara, Rozzi, Garruccio 2005; Piccinini 2012; Renzi 2008; Silmo 2017) relativi ad esperienze di lavoro in Olivetti e di approfondimento su varie culture olivettiane. Inoltre, in parallelo, andava crescendo la presenza di temi olivettiani nel web, mentre l’incontro fisico e il dialogo tra persone si andava riducendo per poi fermarsi, causa covid, per un paio d’anni e stentare a riprendere. A tale proposito è probabile che il repertorio di informazioni, saggi, tesi di laurea, libri liberamente accessibili nel web, insieme alla diffusione sui media della complessità e della ricchezza dell’esperienza olivettiana, abbia generato nel pubblico una certa difficoltà di orientamento e di selezione. Fenomeno che si collega ad una contrazione della lettura che vede la quota dei lettori ad un livello più basso registrato negli ultimi 25 anni. Del resto, una ricerca sul web su alcune delle parole chiave olivettiane (Rebaudengo 2010), quali urbanistica, architettura, design, cultura, persona, comunità, territorio, impresa integrale e di concetti quali persona, estetica, visione, futuro, genera le risposte più varie in migliaia di pagine. </hi></p><div><head><hi>1. Il paradosso della digitalizzazione: la ‘duplicazione’ della complessità </hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Quelli che seguono sono brani di testi ricavati da libri e dal web, scelti per formare una scaletta-promemoria per un incontro pubblico sulla figura di Adriano Olivetti. Si tratta di materiali che favoriscono lo sviluppo della conversazione con i ‘nativi digitali’ (nati dopo il 1999) e con la ‘generazione Gutenberg’ (nati in tempi precedenti). </hi></p><p rend="text_top" ><hi rend="CharOverride-1">1 - Adriano Olivetti nei primi anni Trenta divenne Direttore generale e nel 1938 Amministratore delegato dell’Azienda fondata dal padre nel 1908. Fu considerato sovversivo dalla Questura di Aosta (fu un oppositore del regime fascista; partecipò con Carlo Rosselli, Ferruccio Parri, Sandro Pertini alla liberazione di Filippo Turati). Attraverso viaggi di studio negli Stati Uniti e in Europa, elaborazioni di temi filosofici e profonda attenzione ai valori della persona e alla cultura, capacità manageriali straordinarie, collaborazioni con poeti, scrittori, sociologi, psicologi, ricercatori, creò di fatto un’azienda che, se non fosse morto a 59 anni nel 1960, avrebbe potuto diventare «un modello d’impresa che non fosse rubricabile né all’interno del capitalismo né all’interno del socialismo. Un’impresa, cioè, che fosse sociale e pubblica senza appartenere allo Stato, in cui il metodo della ricerca dell’efficienza economica fosse coniugato con la salvaguardia degli interessi collettivi» (Berta 2017). </hi></p><p rend="text_top" ><hi rend="CharOverride-1">2 - Adriano Olivetti nel discorso del 1955 agli operai di Pozzuoli disse:</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">La nostra società crede nei valori spirituali, nei valori della scienza, crede nei valori della cultura, crede infine, che gli ideali di giustizia non possano essere estraniati dalle contese ancora non eliminate tra capitale e lavoro. Crede soprattutto nell’uomo, nella sua fiamma divina, nella sua possibilità di elevazione e di riscatto.</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Tra il 1947 e il 1960 progettò e realizzò in parte l’iniziativa politica ‘Movimento Comunità’ a Ivrea, a Matera e altrove. L’iniziativa piacque a Luigi Einaudi e ai laici, azionisti e ai primi federalisti Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi ed entrò nel dibattito dell’Assemblea Costituente. È nella fase che sta vivendo oggi l’Europa che diventa possibile una ripresa e un’attualizzazione del comunitarismo olivettiano. Il porre la persona e la cultura al centro del progetto imprenditoriale, spinse implicitamente i lavoratori a Il migliorare la qualità del proprio lavoro, ‘qualità’ diventata così uno dei cardini dell’eccezionale successo industriale della Olivetti (Renzi 2008; 2014).</hi></p><p rend="text_top" ><hi rend="CharOverride-1">3 - Alla fine del 1990, il Gruppo Olivetti comprendeva la casa madre, la ICO, e una costellazione di 260 imprese, industriali e commerciali, attive in 33 paesi diversi. Il personale occupato raggiungeva 53.679 unità. Le allocazioni industriali includevano Italia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Spagna, Brasile, Messico, Singapore e Stati Uniti (De Witt 2005). Diversi e importanti sono gli imprenditori che hanno applicato idee presenti nel ‘Paradigma Olivetti’. Grande e permanente è stata la notorietà di Olivetti, iniziata con una mostra leggendaria il 22 ottobre 1952 al Museum of Modern Art di New York e diventata poi itinerante in California, Canada, Georgia, Illinois, Massachusetts, Tennessee e Wisconsin. Ha rappresentato «un modello per l’industria americana relativo non solo alla progettazione, ma anche al riconoscimento dell’elemento umano nella produzione industriale» (Toschi 2018, 28). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Lo sviluppo di questi tre temi deve avvenire sul piano orale in quanto appellarsi a testi stampati o digitalizzati oggi costituisce un freno al desiderio di approfondire. Situazione che può essere modificata da una combinazione di titoli di libri che contengano una breve sequenza di citazioni.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Su Adriano Olivetti, molteplici interviste</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-037">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, biografie, ne fanno cogliere il profilo umano e culturale. </hi><hi rend="italic">Video library</hi><hi rend="CharOverride-1">, focus</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-036">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, i libri ‘intangibili’ e le edizioni di Comunità della Fondazione Adriano Olivetti, siti delle associazioni di ex dipendenti</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-035">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, gruppi ‘Olivetti’ nei canali social […] costituiscono un orizzonte in continua espansione. Considerata la vastità degli argomenti, chi ha intenzione di ‘farsi un’idea’ sul mondo Olivetti va incontro a un sovraccarico informativo che può dissuadere l’approfondimento.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La diffusione nel web di accessi facilitati a discipline complesse come matematica, finanza, fisica, economia, storia[…] insieme alla presenza di nuove forme di divulgazione scientifica</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-034">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, di giornalismo, di attività accademica</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-033">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, di associazioni</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-032">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">di festival culturali, tutti questi ambiti quando entrano nell’universo digitalizzato creano aspettative di semplificazione dell’avventura olivettiana. Inoltre, influencer, graphic novels, visual storytelling, rivolgendosi a nuovi pubblici possono produrre una sorta di riduzione della complessità che evoca le parole di Italo Calvino: </hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Quando le cose non sono semplici e non sono chiare, pretendere la chiarezza, la semplificazione a tutti i costi è faciloneria. E proprio questa pretesa obbliga i discorsi a diventare generici, cioè menzogneri. Invece lo sforzo di cercare di pensare e d’esprimersi con la massima precisione possibile proprio di fronte alle cose più complesse è l’unico atteggiamento onesto e utile (Calvino 1980).</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nell’epoca della grande digitalizzazione, con centinaia di migliaia di citazioni olivettiane, questa ricchezza può essere considerata inevitabilmente ‘complessa’. Da qui l’ipotesi di alcuni interventi, qui proposti in modo essenziale, ricavati da esperienze di comunicazione in diversi anni di incontri pubblici attraverso un certo uso della complessità olivettiana.</hi></p></div><div><head><hi>2. Quattro ipotesi di riduzione della complessità olivettiana</hi></head><div><head><hi>2.1. La conversazione a tema</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In Olivetti lo</hi><hi rend="italic"> spazio</hi><hi rend="CharOverride-1"> dove si svolgeva il lavoro e i </hi><hi rend="italic">linguaggi</hi><hi rend="CharOverride-1"> nelle sue varie specializzazioni e per i pubblici più diversi, sono temi ampiamente studiati. Il </hi><hi rend="italic">concetto di spazio</hi><hi rend="CharOverride-1">, ad esempio, riguarda la persona nell’ambiente di lavoro (in fabbrica, negli uffici, nei negozi, nelle case per dipendenti, nelle scuole di formazione interna), la progettazione di mobili per l’archiviazione e per l’arredamento dell’ufficio, lo spazio pubblico, l’architettura, l’urbanistica… </hi><hi rend="CharOverride-3">È</hi><hi rend="CharOverride-1"> facile immaginare l’estensione che può assumere il </hi><hi rend="italic">concetto</hi><hi rend="CharOverride-1"> di </hi><hi rend="italic">linguaggio</hi><hi rend="CharOverride-1"> in un’impresa che ha saputo parlare ad una vastissima gamma di pubblici, nei modi e nelle forme più diverse. Utilizzando una pubblicazione </hi><hi rend="italic">Identità Olivetti Spazi e Linguaggi </hi><hi rend="CharOverride-1">di 400 pagine con i testi e le immagini di tre giornate di convegno (Fornari, Turrini 2022) organizzate nel 2019 con oltre trentacinque relatori e riguardanti gli spazi – negozi, mostre – e i linguaggi – comunicazione visiva, design, attività  culturali e promozionali –, e trasformandola in criterio guida per altrettante giornate seminariali o di convegno per imprese, pubbliche amministrazioni e istituzioni culturali che abbiano negli spazi e nei linguaggi esigenze latenti o manifeste, si possono prevedere diversi vantaggi. Inoltre, l’esperienza olivettiana non venendo proposta come modello ma come esperienza di studio da parte di specialisti, offre un confronto più ‘operativo’.</hi></p><p><graphic url="OP08995_xml_7_43-79-web-resources/image/Immagine3.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure" ><hi rend="CharOverride-1">Figura 3 – Davide Fornari, Davide Turrini (a cura di). 2022. </hi><hi rend="italic">Identità Olivetti Spazi e linguaggi 1933-1983</hi><hi rend="CharOverride-1">, 400 pagine, 230 illustrazioni. Zurigo: Triest Verlag.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un discorso analogo, per persone con esigenze professionali riguardanti la gestione del territorio quali urbanisti, funzionari di pubbliche amministrazioni, politici, riguarda l’esperienza dei</hi><hi rend="italic"> Centri Comunitari e dell’Istituto per la ricostruzione urbana e rurale del territorio</hi><hi rend="CharOverride-1"> (I-RUR), trattati nel libro di Giuseppe Silmo nel 2023, insieme ai saggi e agli studi emersi nel riconoscimento, nel luglio 2018, di Ivrea città industriale del XX secolo patrimonio mondiale dell’Umanità da parte di Unesco, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Ivrea Città Industriale del XX secolo, e dell’esperienza olivettiana come Patrimonio dell’Umanità. Tutti questi aspetti offrono ampio materiale di studio. “La città industriale di Ivrea, infatti, rappresenta il manifesto delle politiche del Movimento Comunità, fondato a Ivrea nel 1947 e ispirato alle riflessioni di Adriano Olivetti su un ipotetico nuovo ordinamento politico e amministrativo basato sulla Comunità e su un modello economico caratterizzato da una visione collettiva delle relazioni tra lavoratori e imprese. La proposta di Olivetti si distingue nel panorama delle proposte comunitarie del XX secolo per la ricchezza dei riferimenti culturali alla base dell’idea di comunità, e per il ruolo assunto dalla fabbrica, a cui è affidato il compito di motore di ricchezza e fulcro delle relazioni sociali. La proposta si concretizzò grazie ai mezzi messi a disposizione dalla Olivetti e la città diventò il laboratorio sperimentale delle teorie e del dibattito urbanistico del XX secolo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-031">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></quote><p><graphic url="OP08995_xml_7_43-79-web-resources/image/Immagine4.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure ParaOverride-3" ><hi rend="CharOverride-1">Figura 4 – Giuseppe Silmo. 2022. </hi><hi rend="italic">Adriano Olivetti e il Territorio. Dai Centri Comunitari all’I-RUR</hi><hi rend="CharOverride-1">, 232 pagine. Genova: Plug-in.</hi></p></div><div><head><hi>2.2. Commenti e focus su personalità e strutture olivettiane</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Le realizzazioni olivettiane sono avvenute con persone che avevano trovato un’impresa che privilegiava l’inventiva e l’apporto soggettivo. Dal 1930 al 1960, selezionate da Adriano Olivetti e da collaboratori, assunti come dipendenti e come consulenti, erano persone che, con competenze tecnico-scientifiche e umanistiche, hanno contribuito in modo determinante alle realizzazioni dell’Olivetti.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’elenco parziale qui proposto segnala persone che hanno lavorato in Olivetti: </hi></p><list type="unordered">
				<item><hi rend="CharOverride-1">Gino Levi Martinoli, Giovanni Enriques, Giuseppe Pero, Guglielmo Jervis (la Olivetti nella Seconda Guerra Mondiale e nella Resistenza); </hi></item>
				<item><hi rend="CharOverride-1">Paolo Volponi, Geno Pampaloni, Franco Fortini, Ottiero Ottieri, Giovanni Giudici, Giorgio Soavi, Bobi Bazlen (servizi sociali, cultura e pubblicità); </hi></item>
				<item><hi rend="CharOverride-1">Guido Alessandri Ugo Galassi, Giovanni Enriques (formazione e vendite); </hi></item>
				<item><hi rend="CharOverride-1">Pietro Zveteremich, Leonardo Sinisgalli, Marcello Nizzoli, Giovanni Pintori (design e pubblicità); </hi></item>
				<item><hi rend="CharOverride-1">Luigi Figini, Gino Pollini, Luigi Cosenza, Gian Antonio Bernasconi, Carlo Scarpa, Marco Zanuso (architettura); </hi></item>
				<item><hi rend="CharOverride-1">Natale Capellaro, Mario Tchou, Pier Giorgio Perotto, Elserino Piol, Giovanni de Witt (tecnologia); </hi></item>
				<item><hi rend="CharOverride-1">Cesare Musatti, Francesco Novara, Renato Rozzi, Giancarlo Baussano … (psicologia del lavoro); </hi></item>
				<item><hi rend="CharOverride-1">Franco Ferrarotti, Luciano Gallino, Federico Butera (sociologia del lavoro); </hi></item>
				<item><hi rend="CharOverride-1">Renzo Zorzi (identità, linguaggi e comunicazione);</hi></item>
				<item><hi rend="CharOverride-1">Aree olivettiane che giustificano ricerche: </hi></item>
				<item><hi rend="CharOverride-1">Relazioni aziendali </hi></item>
				<item><hi rend="CharOverride-1">Formazione: CFM (Centro formazione meccanici), CISV (Centro Istruzione Specializzazione Vendite), Scuola manageriale di Burolo</hi></item>
				<item><hi rend="CharOverride-1">Centro Culturale e biblioteche di fabbrica </hi></item>
				<item><hi rend="CharOverride-1">Centro di Sociologia del lavoro </hi></item>
				<item><hi rend="CharOverride-1">Centro di Psicologia del lavoro</hi></item>
				<item><hi rend="CharOverride-1">Servizi sociali (scuole dell’infanzia, colonie estive -marine e montane-, trasporti collettivi ecc.)</hi></item>
				<item><hi rend="CharOverride-1">Consociate nel mondo </hi></item>
				<item><hi rend="CharOverride-1">Editoria</hi></item>
				<item><hi rend="CharOverride-1">Riviste e periodici</hi></item>
				<item><hi rend="CharOverride-1">Film industriali </hi></item>
				<item><hi rend="CharOverride-1">Mostre e restauri</hi></item>
				<item><hi rend="CharOverride-1">Urbanistica </hi></item>
				<item><hi rend="CharOverride-1">Architetture</hi></item>
			</list></div><div><head><hi>2.3. Ricerche attraverso la pratica digitale </hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il viaggio di auto-formazione era nei secoli passati, un modo per entrare nella complessità e nella ricchezza dell’esistenza attraverso una sorta di immersione nel mondo, dove non contava il punto d’arrivo ma la pratica del viaggio. Accanto ai turismi e alle escursioni culturali, la cui diffusione è in continuo aumento, le applicazioni digitali si prestano alla creazione di percorsi pluridisciplinari che simulano il viaggio nel tempo e nello spazio. Titoli come questi possono costituire itinerari praticabili: </hi></p><list type="unordered">
				<item><hi rend="CharOverride-1">L’invenzione del transistor in Usa nel 1948, per capire l’origine dell’elettronica di consumo (Sony) e dell’informatica (Olivetti). </hi></item>
				<item><hi rend="CharOverride-1">Il </hi><hi rend="italic">made in Italy </hi><hi rend="CharOverride-1">e la tradizione manifatturiera italiana. </hi></item>
				<item><hi rend="CharOverride-1">Esempi di pianificazione urbanistica, all’epoca di Adriano Olivetti presidente dell’INU, Istituto nazionale di urbanistica </hi></item>
				<item><hi rend="CharOverride-1">Intersezioni di culture scientifiche, politiche, artistiche ed economiche in Olivetti e nella cultura occidentale dal 1908 al 1960. </hi></item>
			</list><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il sito della Fondazione Adriano Olivetti offre una grande varietà di materiali che vanno da edizioni di libri a testi ‘intangibili’ scaricabili, a tesi di laurea, studi e ricerche su temi olivettiani; l’Associazione Archivio Storico Adriano Olivetti di Ivrea ha digitalizzato l’archivio e divulga importanti segmenti di storia d’impresa. A queste istituzioni olivettiane si aggiungono Treccani on line che contiene profili di personalità olivettiane, ad esempio</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-030">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> Emilio Renzi,</hi><hi rend="italic"> Camillo Olivetti</hi><hi rend="CharOverride-1"> e L’avventura</hi><hi rend="italic"> Olivetti </hi><hi rend="CharOverride-1">2013; Giuliana Gemelli,</hi><hi rend="italic"> Adriano Olivetti</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2013. Altre personalità olivettiane sono nel Dizionario</hi><hi rend="italic"> Biografico degli italiani. </hi><hi rend="CharOverride-1">Insieme a viaggi che possiamo chiamare </hi><hi rend="italic">razionali</hi><hi rend="CharOverride-1">, la rete offre all’utente l’opportunità di uscire dagli schemi e creare proprie ‘mappe’ all’interno dell’universo olivettiano. Realizzato in virtù del libero accesso a immagini, filmati, suoni, interviste, inserti vari, questo fermento di idee prodotte da procedimenti messi a disposizione dalla tecnologia, può creare un nuovo genere di comprensione. È utile ricordare che a metà Settecento in Inghilterra, dove erano risuonate nel 1626 le parole «La conoscenza allarga i confini del potere umano verso la realizzazione di ogni possibile obiettivo» (Francesco Bacone, Nuova Atlantide) ci fu chi immaginò un futuro che si presta al confronto con il nostro presente:</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Sarebbe utile creare un ‘registro universale’ in cui chiunque possa scrivere che cosa desidera comprare o vendere e che sia anche un mercato generale di intelligenza. Dovrà avere una buona reputazione escludendo frodi e censure. Sarà un luogo ove ogni onesta curiosità sarà soddisfatta; ove la ricchezza pecuniaria e intellettuale di un Paese sarà raccolta; ove ogni condizione umana troverà supporto e piacere. Meriterà l’attenzione del mercante, del filosofo, dell’uomo d’affari e di chi si diverte solo a seguire le attività e gli interessi degli altri. Mentre pensavo queste cose caddi nel sonno. Poi sognai una dea agile, impaziente, con l’occhio pronto – la Curiosità. Mi annunciò che il Registro Universale sarebbe stato mandato da Giove per raccogliere i desideri degli uomini e per riordinare il mondo. Nessuno si lamenterà più perché deve svolgere compiti per i quali non è qualificato o perché possiede abilità o virtù che nessuno richiede. La nuova educazione insegnerà a tutti le lingue, le scienze, la moda, le danze e i giochi. Saranno inventati fuochi che scaldino una città intera, veicoli per viaggiare su strada e sull’acqua, medicine universali per curare ogni male e prolungare la vita. Per ogni arte ci saranno 100 professori per ogni allievo. Poi la Curiosità mi chiese se avrei saputo realizzare queste meraviglie, ma non avevo risposta e mi svegliai</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-029">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></quote></div><div><head><hi>2.4. La riduzione della complessità con l’artificio della lista</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La creazione di liste</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-028">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, cataloghi, elenchi, e-book personali rientra nel grande tema della gestione della conoscenza, una disciplina la cui nascita, nella seconda metà del ’900, è attribuita all’accademico giapponese Ikujiro Nonaka; la sua applicazione riguarda sia le imprese sia l’organizzazione personale della conoscenza. Una vasta bibliografia, insieme a pratiche ed esperienze, è reperibile in rete alla voce </hi><hi rend="italic">knowledge management.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Elenchi di argomenti e ‘indici’ sono presenti nei libri che trattano vicende olivettiane. Un esempio (Renzi 2008) di notevole interesse ed utilità pratica è il seguente elenco:</hi></p><p rend="text_list" ><hi rend="CharOverride-1">1. 	Gli anni della formazione (1901-1924);</hi></p><p rend="text_list" ><hi rend="CharOverride-1">2. 	Gli anni della preparazione industriale e ideale (1925-1932); </hi></p><p rend="text_list" ><hi rend="CharOverride-1">3. 	Gli anni dell’industria nuova (1932-1938); </hi></p><p rend="text_list" ><hi rend="CharOverride-1">4. 	Gli anni della riflessione e della cospirazione (1939-1945); </hi></p><p rend="text_list" ><hi rend="CharOverride-1">5. 	L’Ordine politico delle comunità (1944-1945); </hi></p><p rend="text_list" ><hi rend="CharOverride-1">6. 	Gli anni della sconfitta nella politica (1945-1946); </hi></p><p rend="text_list" ><hi rend="CharOverride-1">7. 	Cultura, politica e industria. Gli anni della ripresa (1947-1953); </hi></p><p rend="text_list" ><hi rend="CharOverride-1">8. 	Industria, politica, cultura. Gli anni dell’espansione (1954-1957); </hi></p><p rend="text_list" ><hi rend="CharOverride-1">9. 	Gli anni dell’insuccesso e del successo (1958-1960); </hi></p><p rend="text_list" ><hi rend="CharOverride-1">10.	 Il resto della storia. L’olivetticidio, il legato di Adriano Olivetti.</hi></p></div></div><div><head><hi>3. Lista personale</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La scrive chi sente la necessità di disporre di un repertorio personale di appunti, idee, immagini, date… per sviluppare uno sguardo sinottico e realizzare comparazioni con altre vicende. La lista su Adriano Olivetti qui proposta, è un esempio di work in progress, un semilavorato, un diario di lavoro aperto a ripensamenti, integrazioni e modifiche su Adriano Olivetti. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nell’edizione domenicale de Il Sole 24 Ore col titolo </hi><hi rend="italic">La scrivania di Diderot, Vostra Maestà, io lavoro così</hi><hi rend="CharOverride-1">, si legge un brillante esempio di scrittura di lista da parte di Denis Diderot (1713-1784) uno degli autori della grande Encyclopédie (1751):</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Vostra Maestà mi ha chiesto quale fosse il mio modo di lavorare. Prima di tutto mi accerto che una certa cosa possa essere fatta meglio da me che da un altro e allora la faccio. Quando ho fatto la mia scelta, medito giorno e notte in casa mia, in società, per la strada, a passeggio; il mio compito mi assilla ovunque. Sul mio scrittoio ho un ampio foglio di carta sul quale getto un’annotazione di richiamo, un cenno dei miei pensieri, senza alcun ordine, d’impeto, come mi vengono in mente. Quando ho la mente esausta, mi riposo…Fatto questo, riprendo quei cenni di richiamo, quegli appunti di pensieri tumultuosi e slegati e li riordino a volte numerandoli. Quando sono giunto a questo punto, dico che il mio lavoro è compiuto. Allora scrivo tutto di filato, il mio animo si scalda di più scrivendo. Se mi si affaccia qualche nuova idea che non abbia posto se non più avanti, l’annoto in un foglio a parte. È raro che io riscriva, e i vari foglietti che Vostra Maestà ha nelle sue mani sono stati scritti una sola volta; vi rimangono certe negligenze, tutte le leggere scorrettezze della rapidità.</hi></quote><p rend="text_top" ><hi rend="CharOverride-4">1901</hi><hi rend="CharOverride-1">: Adriano Olivetti nasce a Ivrea da Camillo Olivetti (1868-1943), giovane imprenditore nel settore degli strumenti elettrici, socialista umanitario, di famiglia ebraica, e da Luisa Revel, figlia del pastore valdese di Ivrea. A 25 anni si laurea in ingegneria elettrotecnica con Galileo Ferraris, scopritore del campo magnetico rotante. Lo accompagna, in qualità di interprete, all’Esposizione universale di Chicago del 1893 e resta negli Stati Uniti per cinque mesi come docente di fisica all’Università di Stanford, appena inaugurata in California. Di notevole interesse le </hi><hi rend="italic">Lettere americane</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1893-1894 e 1908-1909) edite da Edizioni di Comunità. Molte lettere erano inviate alla madre, la modenese signora Elvira Sacerdoti. Camillo rimase orfano ad un anno di età e frequentò il Liceo classico presso il Collegio Calchi Taeggi di Milano. I sei fratelli Olivetti hanno avuto la prima formazione in famiglia e Adriano, il secondo nato, ebbe un’educazione valdese. Dirà il padre ad Adriano: «Tu hai preso in molte cose più dai Revel che dagli Olivetti. La tua mente è più portata alle ideologie che alle cose pratiche, al pensiero più che all’azione» (Ochetto 2015, 84).</hi></p><p rend="text_top" ><hi rend="CharOverride-4">1908</hi><hi rend="CharOverride-1">:</hi><hi rend="CharOverride-4"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Camillo Olivetti a quarant’anni cambia settore di attività: dagli strumenti elettrici (prodotti nella ‘fabbrica dai mattoni rossi’) passa alla produzione della prima macchina per scrivere italiana e la presenta nel 1911 all’Esposizione universale di Torino. Molti i brevetti e grande successo della macchina per scrivere M1. (Importante commessa dalla Marina italiana.)</hi></p><p rend="text_top" ><hi rend="CharOverride-4">1914</hi><hi rend="CharOverride-1">:</hi><hi rend="CharOverride-4"> </hi><hi rend="CharOverride-1">A 13 anni d’età, Adriano sperimenta il lavoro nella fabbrica paterna: «Una tortura per lo spirito, stavo imprigionato per delle ore che non finivano mai, nel nero e nel buio di una vecchia officina». Dal suo apprendistato, trae la convinzione che «occorre capire il nero di un lunedì nella vita di un operaio, altrimenti non si può fare il mestiere di manager, non si può dirigere se non si sa che cosa fanno</hi><hi rend="CharOverride-1"> gli altri» (Gemelli 2013).</hi></p><p rend="text_top" ><hi rend="CharOverride-4">1920</hi><hi rend="CharOverride-1">:</hi><hi rend="CharOverride-4"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Nel 1920 l’azienda aveva 150 dipendenti uomini, 80 donne e 12 ragazzi. A Ivrea, Camillo lancia nel 1922 la rivista </hi><hi rend="italic">Tempi nuovi</hi><hi rend="CharOverride-1"> e Adriano, che ha 21 anni, è in redazione.</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Federalismo, autonomie, scelta dei migliori per riformare la democrazia: idee di Camillo alle quali Adriano non resterà indifferente. […] Su ogni numero di Tempi Nuovi e di Rivoluzione liberale di Gobetti, è pubblicata la pubblicità della macchina per scrivere M20, la ‘rapidissima’ disegnata sullo sfondo di una vaporiera lanciata a tutta velocità (Ochetto 2015, 29).</hi></quote><p rend="text_top" ><hi rend="CharOverride-4">1924</hi><hi rend="CharOverride-1">: </hi><hi rend="CharOverride-1">Adriano Olivetti si laurea in ingegneria chimica al Politecnico di Torino; frequenta ambienti liberali e riformisti; è amico dei protagonisti della politica torinese Piero Gobetti e dei fratelli Rosselli; dopo il delitto Matteotti partecipa attivamente alla vita politica di Ivrea, dove il 50% vota per i socialisti.</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Dal 1919 al 1924, nei lunghi anni del Politecnico, assistei alla tragedia del fallimento della rivoluzione socialista. Vedo ancora il grande corteo del 1° maggio 1922 a Torino: duecentomila persone; sapevo che i tempi non erano ancora maturi, intuivo soprattutto che la complicazione dei problemi era tremenda e non vedevo nessuna voce levarsi a dominare con l’intelligenza la situazione e indicare una via perché il socialismo diventasse realtà; il fascismo aveva frantumato le mie aspirazioni al giornalismo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-027">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></quote><p rend="text_top" ><hi rend="CharOverride-4">1925</hi><hi rend="CharOverride-1">:</hi><hi rend="CharOverride-4"> </hi><hi rend="CharOverride-1">«La Olivetti ha 500 dipendenti e produce 8000 macchine per scrivere all’anno. Viene tenuto da Camillo Olivetti il primo corso di calcolo e di aggiornamento tecnico agli operai e agli impiegati. Viene costituita la OMO (Officina Meccanica Olivetti) che preparerà le macchine utensili e le attrezzature necessarie per la produzione in serie delle macchine per scrivere»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-026">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il primo viaggio in America di Adriano sarà alla base della decisione di entrare nell’azienda paterna. A 24 anni di età, la conoscenza di persone, fabbriche e ambienti americani, farà nascere in lui l’idea di rinnovare e ampliare l’azienda paterna e inserirla in un grande progetto sociale e politico. Dalle ‘lettere al padre’ possiamo estrarne due, in particolare: la prima, del 1925, illustra la determinazione e l’impegno nel conoscere, nella seconda, del 1927, spedita da Londra, è esplicito l’intenzione di entrare in azienda per rinnovarla. Nel mezzo di questa riflessione, partecipa con coraggio a un importante episodio politico, gravido di pericoli. </hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">New York, 16 settembre 1925</hi></quote><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">[…] Sono andato a trovare una seconda volta l’ing. Lieb che era stato assai gentile. Questa volta mi è stato estremamente utile. Mi ha dato una lettera per il vicepresidente del National Industrial Conference Board, una istituzione delle industrie manifatturiere americane per ricerche scientifiche, sociali e statistiche in campo industriale. Mi sono recato successivamente da costoro i quali per venerdì mi preparano una trentina di lettere di introduzione per una serie di ditte che abbiamo scelto insieme. Essa comprende, oltre alle tre principali fabbriche di macchine da scrivere (Und. Rem. Roy.), fabbriche di addizionatrici, sveglie, hardwares, macchine utensili ecc. In sostanza le città che credo utile e sufficiente visitare sono le seguenti: Connecticut (Stanford, Hartford, Bridgeport, New Britain, Torrington); Rhode Island (Providence, Pawtucket); New York St. (Schenechady, Ilion, Rochester, Niagara Falls); Ohio (Cincinnati, Cleveland, Dayton), Michigan (Detroit); Illinois (Chicago, Rockford); Pennsylvania (Pittsburg). [I nomi delle aziende da visitare sono 43, tra le quali Underwood (che rifiuterà l’incontro), General Electric, Remington, NCR National Cash Register, Burroghs, Ford, General Motors, Singer, Westinghouse..] […] Sto passando in rivista alla biblioteca della 42 St. e della Società degli Ingegneri Meccanici (ho fatto applicazione a socio, ma ci vorranno dei mesi prima di un’accettanza. Intanto però mi concedono l’uso della biblioteca) la letteratura riguardante le macchine per scrivere ci sono molte cose riguardanti la manifattura, interessanti sulle annate 1916-17-18 dell’American Machinist. Non so se l’abbiate viste a Ivrea. Ad ogni modo prendo nota delle cose interessanti (Olivetti 2016, 39).</hi></quote><p rend="text_top" ><hi rend="CharOverride-4">1926</hi><hi rend="CharOverride-1">: Adriano Olivetti partecipa da protagonista ad una rischiosa operazione politica per evitare l’arresto a Filippo Turati, segretario del Partito Socialista. «Serbo un ricordo vivissimo della parte che egli ebbe nell’organizzazione dell’espatrio di Turati nel 1926. Era un uomo coraggioso ed illuminato che, come il suo illustre genitore, possedeva un grande fascino che ne ha fatto una figura di imprenditore ed intellettuale che ha pochi riscontri nel nostro paese» così scrisse Sandro Pertini</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-025">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text_top" ><hi rend="CharOverride-4">1927</hi><hi rend="CharOverride-1">: Adriano Olivetti sposa Paola Levi, sorella di Gino Levi Martinoli, compagno di studi e futuro collaboratore, e di Natalia Levi Ginzburg. La coppia abita a Milano; nel 1928 nasce Roberto Olivetti.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La lettera che segue contiene la decisione di partecipare alla vita dell’azienda.</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Londra 16 marzo 1927 </hi></quote><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Carissimo papà</hi></quote><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">credo che il frutto più importante del mio viaggio in Usa sia stata l’osservazione pratica dell’ubi consistam e dell’enorme importanza dell’organizzazione del personale in un’azienda grande o che voglia ingrandire. Non basta, quantunque condizione necessaria, avere degli uomini di valore, ma occorre che siano organizzati in modo decentrato e funzionale […] Sono d’accordo nel ritenere necessario un aumento del numero dei capi reparti che dovrebbero essere 1 su 20-25 (in tesi generale). Ma anche se questo può essere realizzato sulle condizioni attuali di cricca (la parola è antipatica, ma pure è la verità come è stata dimostrata dalla vertenza sull’interessamento) dei vari dirigenti operai attuali, non risolve affatto altri e più importanti problemi.[ le sottolineatura sono dell’autore] […] Nella fabbrica m.p.s. uno schema che definisco subito essere per pure ragioni contingenti soltanto teorico- asintotico, derivato con poche modificazione da quelli Remington e Corona: (segue lo schema) Per un momento è bene pensare quanto diversa dall’attuale sarebbe la situazione generale sella produzione qualora in ciascuno dei rettangolini vuoti fossero persone: 1° animate di spirito di cooperazione e di progresso, 2° ciascuna capace di assolvere autonomamente (per propria interiore capacità e non per iniezione dall’alto) alle funzioni proposte. Questa è la situazione americana e alla quale, secondo me, è dovuta molta parte dell’efficienza produttiva (Olivetti 2016, 110-21). </hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dal 1927 al 1928 Adriano trasforma l’industria paterna e scrive sul mensile </hi><hi rend="italic">L’organizzazione scientifica del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">, organo dell’ENIOS (Ente Nazionale per l’Organizzazione Scientifica) «che è una pupilla di Gino Olivetti [</hi><hi rend="italic">non parente</hi><hi rend="CharOverride-1">], il fondatore della Confindustria, un ex deputato liberale </hi><hi rend="italic">rallié </hi><hi rend="CharOverride-1">al fascismo».</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">L’introduzione del taylorismo avviene tra il 1927-1928, parte dalle presse, raggiunge altre officine e arriva al montaggio con una interpretazione originale: l’introduzione della figura dell’allenatore e del cronometrista e l’incentivazione si arresta prima di toccare il massimo del cottimo.</hi></quote><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Negli articoli che pubblica sulla rivista dell’ENIOS delinea e approfondisce l’intuizione che ha avuto in America dell’industria progressiva, una industria dove il gruppo dei dirigenti non può limitarsi alla gestione delle attività normali ma deve accumulare un potenziale di esperienze e di idee per anticipare le esigenze nuove. Il progresso assumerà per loro iniziative un ritmo geometrico […] Alla fine, Adriano approderà negli anni Trenta alla concezione dell’industria complessa di massa, dove complessa significa una industria che non può esaurirsi nella produzione e nel profitto perché ha dei compiti e degli obblighi che si estendono verso l’ambiente circostante e la società (Ochetto 2015, 53-54).</hi></quote><p rend="text_top" ><hi rend="CharOverride-4">1928</hi><hi rend="CharOverride-1">: Nella gestione dell’azienda cresce il ruolo di Adriano Olivetti che, gradualmente, subentra al padre Camillo. La comunicazione pubblicitaria cambia stile: al posto dei disegni ingenui dei primi tempi, si ricorre a messaggi più raffinati, a immagini fotografiche, a rappresentazioni grafiche più elaborate.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il manifesto disegnato dal pittore Xanti Schawinsky per la MP1 riprende il tema della donna e della macchina: non più una segretaria come nelle ingenue immagini di Dudovich, ma un’elegante signora appoggiata alla MP1, sicura di sé e della sua macchina. Sparisce persino il logotipo, il nome Olivetti lo si legge solo sulla carrozzeria della portatile</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-024">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text_top" ><hi rend="CharOverride-4">1931</hi><hi rend="CharOverride-1">: Renato Zveteremich dirige gli Uffici Sviluppo Vendite e Pubblicità della Olivetti dal 1931 al 1938; la sua direzione artistica influenzerà in maniera duratura lo stile della comunicazione Olivetti. Fautore di un linguaggio moderno, adotta un approccio pluridisciplinare in cui agisce come coordinatore di un ampio ventaglio di progetti affidati a collaboratori: da Boggeri a Schawinsky, a Figini e Pollini, a Nizzoli, Modiano e Pintori, assurti nel tempo a icone del design moderno</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-023">-1</ref></hi>.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Adriano Olivetti va in URSS con una delegazione della Confederazione generale fascista degli industriali. Visita fabbriche, prevede uno sviluppo dell’industria sovietica; critica il sistema centralizzato. Apprezza il ministro per il commercio estero Arkadi Rosengolz, che sarà fucilato nel 1938, nel periodo dei processi staliniani.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La Questura di Aosta crea il dossier Adriano Olivetti di Camillo. Classifica: </hi><hi rend="italic">Sovversivo</hi><hi rend="CharOverride-1">. La direzione generale della polizia di Roma suggerisce «cauta e opportuna sorveglianza», come faranno le spie dell’OVRA (Opera Vigilanza Repressione Antifascismo), cioè la polizia politica del regime, organizzazione in cui militò anche Dino Segre (Pittigrilli). </hi></p><p rend="text_top" ><hi rend="CharOverride-4">1933</hi><hi rend="CharOverride-1">:</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Alla V Triennale di Milano Adriano aveva visto e ammirato la ‘Villa-studio per artista’ di Luigi Figini e Gino Pollini. I due architetti trentenni partecipavano con articoli e con le prime opere al moto di rinnovamento dell’architettura che Ludwig Mies van der Rohe, Valter Gropius, originariamente Le Corbusier, accendevano in Europa, in Italia, in un complesso rapporto con le edificazioni dell’epoca, divise tra razionalismo e il monumentalismo della reazione tradizionalistica (che l’ala innovativa del regime fascista appoggiava di contro all’ala innovativa del regime stesso). Alla Triennale era giunto perché ve lo aveva portato la moglie Paola, appassionata di arte. Nella loro casa in Piazza Castello [dove vivrà dal 1931 al 1934], invitava pittori, architetti; anche per questo aveva scelto Milano. Adriano commette a Figini un edificio industriale moderno 23mila mq. La ‘fabbrica dei mattoni rossi’ è inglobata nella nuova costruzione […] I manuali e le storie dell’architettura razionalistica italiana e mondiale la definiscono univocamente un capolavoro dell’architettura razionalistica e non solo industriale (Renzi 2008, 23).</hi></quote><p><graphic url="OP08995_xml_7_43-79-web-resources/image/Immagine5.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure" ><hi rend="CharOverride-1">Figura 5 – Stabilimento Olivetti ICO di Ivrea – Primo Ampliamento, arch. Luigi Figini e Gino Polini, 1930.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel 1933 la Olivetti ha conquistato il 50% del mercato italiano con il sostegno dell’autarchia, nel 1938 le esportazioni si avvicinano a un terzo del fatturato.</hi></p><p rend="text_top" ><hi rend="CharOverride-4">1934</hi><hi rend="CharOverride-1">:</hi><hi rend="CharOverride-4"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Si propone l’assistenza medica di fabbrica; nel 1935 anche un asilo infantile; nel 1936 sorge il Centro Formazione Meccanici «per dare poco a poco vita ad un complesso sistema atto ad assicurare ai vostri figli il più grande beneficio conforme al proprio talento e al proprio merito»</hi><hi rend="italic">.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Nel 1938 si apre la mensa e l’ALO (Assistenza lavoratrici Olivetti), «affinché nessuna madre, e qui diremo meglio nessuna operaia che sia madre, possa veder con invidia e con dolore quelle madri che hanno la gioia di tenere in una casa i primi mesi di vita del loro bambino». Nel 1934 finisce il matrimonio con Paola Levi; resteranno amici. Adriano Olivetti riconoscerà Anna, la figlia di Paola e di Carlo Levi. La divisione legale avverrà nel 1938. Adriano si rende conto che le macchine da calcolo sono una naturale diversificazione della sua produzione di macchine per scrivere e perciò già nel dicembre 1934 il Consiglio di amministrazione decide di avviare la costituzione di Olivetti Società Anonima Macchine per Operazioni Aritmetiche, grazie alla quale si avviano i primi studi per realizzare macchine da calcolo. In questa attività si distingue Natale Capellaro, un operaio ricco di ingegno e fantasia, entrato in azienda come apprendista nel 1916, a 14 anni. Pur non possedendo una solida base di studi (quando entra in Olivetti ha frequentato solo le elementari e due anni di scuole tecniche serali), completa la formazione sul posto di lavoro e riesce velocemente a percorrere tutte le tappe di una prestigiosa carriera aziendale fino ad essere nominato direttore generale tecnico e ricevere nel 1962 dall’Università di Bari la laurea </hi><hi rend="italic">honoris causa</hi><hi rend="CharOverride-1"> in ingegneria civile (Ochetto 2015, 134). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Le Corbusier a Roma ha esposto al ministro Giuseppe Bottai progetti con prefabbricati da fare nelle bonifiche pontine; incontra a Ivrea Adriano Olivetti e si autopropone per rivedere un progetto dei suoi amici allievi estimatori di Figini e Pollini, ma Adriano li preferisce. </hi></p><p rend="text_top" ><hi rend="CharOverride-4">1936</hi><hi rend="CharOverride-1">: Adriano Olivetti presenta su </hi><hi rend="italic">Casabella </hi><hi rend="CharOverride-1">il piano urbanistico di Ivrea, che insieme al piano creato per la Valle d’Aosta potrà inserirsi nel piano complessivo dell’economia nazionale. A Roma è ricevuto da Mussolini, attraverso un socialista poi diventato fascista, amico del padre. Le intenzioni di Adriano sono ambiziose: vuole esporre le proposte di un piano regolatore per l’economia italiana. È il momento di massimo consenso per il regime e «tutti gli architetti e gli urbanisti si considerano fascisti di sinistra». Nel 1934, Le Corbusier si offre come tecnico a Mussolini ed Emmanuel Mounier accetta l’invito a partecipare a un convegno sul corporativismo. Carlo Rosselli, da Parigi, consiglia di «cogliere quello che c’è di nuovo». Nel 1937 Adriano Olivetti pubblica la prima rivista specializzata in organizzazione industriale, </hi><hi rend="italic">Tecnica e Organizzazione</hi><hi rend="CharOverride-1">, che durerà fino al 1958. Il Piano urbanistico per la Valle d’Aosta viene esposto dal luglio del 1937 nella Confederazione Fascista Artisti e Professionisti. Conserva intatto il suo valore di anticipazione; per tutta la vita Adriano considererà l’Urbanistica come una disciplina superiore alle altre perché capace di organizzare attorno a sé tutti gli altri elementi del vivere sociale (sociologici, architettonici, demografici, ambientali). Il piano non si fece, già da allora Adriano guardava a </hi><hi rend="CharOverride-1">Roosevelt</hi><hi rend="CharOverride-1"> e all’esperienza della Tennessee Valley Authority, e nelle lettere al padre quando parlano di iniziative a favore dei dipendenti usano il termine </hi><hi rend="italic">welfare </hi><hi rend="CharOverride-1">(Ochetto 2015, 80).</hi></p><p rend="text_top" ><hi rend="CharOverride-4">1938</hi><hi rend="CharOverride-1">:</hi><hi rend="CharOverride-4"> </hi><hi rend="CharOverride-1">All’ufficio pubblicità, al posto di Zveteremich, che non va d’accordo con Camillo, subentra Leonardo Sinisgalli, ingegnere, poeta, matematico, grafico, che porta con sé i disegnatori della scuola d’arte di Monza, tra i quali Costantino Nivola. Con Giovanni Pintori progettano affiche nuove; Elio Vittorini scrive la presentazione della raccolta di 16 tavole; Adriano Olivetti decide per l’apertura di negozi e rinnova, con Gian Antonio Bernasconi, quello nella Galleria Vittorio Emanuele a Milano. Dice Giovanni Pintori di Adriano: «è un uomo pieno di intuizione, ha uno stile proprio, e benché non sappia concretarlo in nessuno dei campi che conosce, riesce a comunicarne il senso agli altri e giudicare i risultati»</hi><hi rend="italic">.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Geno Pampaloni lo chiama «dirigismo estetico»: dalla fabbrica investire e migliorare l’intera società. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Accanto a Capellaro, nel progetto delle macchine da calcolo, spesso lavora Marcello Nizzoli, che comincia il suo rapporto con la Olivetti nel 1938, prima come grafico e poi, dal 1940, come designer di prodotto. Sostiene Nizzoli: «è il meccanismo a suggerire la forma estetica». Progettò la Summa MC4S con Natale Capellaro. Dirà di essere rimasto sorpreso di come Adriano abbia scoperto in lui capacità che egli stesso non aveva sospettato di avere. E infatti lo utilizzerà come disegnatore di affiche per progetti di architettura, come grafico per riviste e pubblicazioni. Sarà destinato a diventare il principe del design dello stile Olivetti.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Le leggi razziali colpiscono Camillo Olivetti; al vertice dell’Azienda va Adriano e Camillo conserva la direzione della OMO. Abbraccerà la confessione unitariana che aveva conosciuto all’Università di Stanford, quaranta anni prima.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per la sua importanza industriale, la Olivetti può parare gli effetti più negativi delle leggi razziali ma viene descritta come «diretta dai più settari ebrei che esistono in Italia». Adriano Olivetti non ha mai partecipato alla vita della Comunità ebraica del Tempio. Dalle origini ebraiche proviene lo slancio profetico e la tensione visionaria. Dirà a Geno Pampaloni: «gli ebrei sono odiati perché sono ricchi di qualità invisibili, la tenacia, la fedeltà, il rispetto della parola data, il pudore, che gli altri non sanno prevedere e controllare».</hi></p><p rend="text_top" ><hi rend="CharOverride-4">1940</hi><hi rend="CharOverride-1">:</hi><hi rend="CharOverride-4"> </hi><hi rend="CharOverride-1">La gestazione del primo prodotto commerciale dell’area ‘calcolo’ è abbastanza lunga e la produzione inizia solo tra il 1940 e il 1941, quando esce l’addizionatrice MC4S Summa, seguita dalla MC4M Multisumma, capace di eseguire oltre all’addizione e sottrazione anche la moltiplicazione. Entrambe sono azionate elettricamente e stampano i risultati. È l’inizio di un nuovo business, alimentato dal rapido sviluppo di prodotto, quasi tutto ‘firmato’ dal binomio Capellaro-Nizzoli. Nel 1942 escono la Velosumma MC3 e la Simplisumma MC3, addizionatrice scrivente azionata manualmente mediante una manovella, pensata per il lavoro mobile o comunque per gli ambienti privi di elettricità (caso frequente in tempi di guerra).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel 1943 Capellaro assumerà le responsabilità dell’Ufficio Progetti Macchine da calcolo e la produzione di calcolatrici si impenna, sostenuta dall’uscita di nuovi modelli che offrono sempre maggiori prestazioni.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel 1946 uscirà l’addizionatrice </hi><hi rend="CharOverride-1">Elettrosumma MC14, seguita nel 1948 dalla Multisumma 14 e dalla Divisumma 14. Quest’ultima è la prima calcolatrice scrivente elettrica prodotta dalla Olivetti in grado di effettuare tutte e quattro le operazioni; in termini di prestazioni viene subito riconosciuta come la migliore su scala mondiale.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’Italia fascista entra in guerra, alleata con la Germania nazista e con il Giappone. L’attacco giapponese il 7 dicembre 1941 a Pearl Harbour trascina nella guerra l’America nella fase di massima espansione delle armate dell’Asse. </hi></p><p rend="text_top" ><hi rend="CharOverride-4">1941</hi><hi rend="CharOverride-1">: Adriano Olivetti incontra a Milano l’Agenzia letteraria internazionale ALI, creata da Augusto Foà e dal figlio Luciano, al quale si presenta come amico di Bobi Balzen</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-022">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">; propone di creare una casa editrice. Si sviluppano relazioni con una rete di giovani collaboratori, si acquistano diritti d’autore (tutto Freud) e nasce la NEI: Nuove edizioni Ivrea.</hi></p><p rend="text_top" ><hi rend="CharOverride-4">1942</hi><hi rend="CharOverride-1">:</hi><hi rend="CharOverride-4"> </hi><hi rend="CharOverride-1">La Olivetti ha 4.673 dipendenti; produce oltre 64.000 macchine per scrivere all’anno (in tre modelli), alle quali si affiancano 2.561 macchine da calcolo, un ramo ancora all’inizio ma che proprio nel periodo bellico si prepara al balzo. In quel periodo vengono consegnate 24 case agli operai, si costruiscono l’asilo nido e sette case a schiera per impiegati.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">(Nel 1942, la ditta Ducati di Bologna produce la calcolatrice meccanica Duconta e impiega 4200 dipendenti in varie produzioni: radioricevitori, micro-macchine fotografiche e diversi dispositivi elettromeccanici.)</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In seguito all’apertura delle edizioni NEI, a Ivrea si creò un gruppo di intellettuali, tra i quali il giovanissimo Erich Linder, che divenne in seguito l’agente letterario che rappresentò in Italia Ezra Pound, Thomas Mann, James Joyce, Franz Kafka, Philip Roth e molti altri. Restando in tema di libri, Umberto Campagnolo, laureato in filosofia a Padova e docente a Ginevra in filosofia del diritto, fu assunto per realizzare la prima Biblioteca nelle fabbriche Olivetti. In quel periodo Adriano Olivetti ebbe in Walther Rathenau l’ispiratore in politica economica. Prima di essere assassinato dai terroristi nazisti, Rathenau aveva scritto saggi su una nuova economia diversa dal capitalismo e dal comunismo. Franco Momigliano, allievo di Luigi Einaudi, tradusse il libro. Gli anni 1940-1945 vedono Adriano Olivetti esule in Svizzera dall’8 febbraio 1944, «cospiratore per la libertà» e autore de </hi><hi rend="italic">L’ordine politico delle Comunità</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Adriano Olivetti negli anni della Seconda guerra mondiale si muove lungo due linee apparentemente diverse e lontane e tuttavia, nella sua intenzionalità, intrecciate e convergenti. Si dedica a una opposizione attiva al fascismo; si dedica a molte e profonde letture. Letture che cerca soprattutto all’estero quindi per leggere e far leggere i libri cui tiene, fonda la sua casa editrice e diventa editore di libri di idee (Renzi 2008, 31).</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nell’estate del 1942 legge i programmi che i movimenti clandestini antifascisti facevano circolare e fa uno sforzo per sintetizzare tutti gli elementi in una formula nuova; così si fa «cospiratore per la libertà». </hi></p><p rend="text_top" ><hi rend="CharOverride-4">1943</hi><hi rend="CharOverride-1">:</hi><hi rend="CharOverride-4"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Il 25 luglio cade Mussolini e subentra il Maresciallo Badoglio. Adriano continua le iniziative per entrare in relazione con i suoi contatti in Svizzera. Ma la situazione precipita e Adriano è arrestato e incarcerato il 28 luglio. Dopo l’8 settembre la situazione diventa drammatica e rischia di cadere nelle mani dei tedeschi. Il 22 settembre viene liberato in extremis, finanzia con dieci milioni di lire la nascente resistenza romana e dopo travagli indicibili, tra i quali la morte del padre, riesce a raggiungere la Svizzera l’8 febbraio 1944 con l’opera alla quale sta lavorando l’Ordine politico delle Comunità. La fabbrica di Ivrea è gestita ed amministrata da Gino Levi Martinoli, Giovanni Enriques e Giuseppe Pero.</hi></p><p rend="text_top" ><hi rend="CharOverride-4">1945</hi><hi rend="CharOverride-1">: L’ordine politico delle comunità</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">La crisi della società contemporanea non nasce, secondo noi, dalla macchina, ma dal persistere, in un mondo profondamente mutato, di strutture politiche inadeguate. Tra i principali motivi di turbamento dell’ordine sociale possiamo elencare i seguenti: a) dissociazione tra etica e cultura e tra cultura e tecnica; b) conflitto tra stato e individuo; c) deformazione dello stato liberale ad opera dell’alto capitalismo e di sistemi rappresentativi insufficienti; d) mancanza di educazione politica, in generale e di una classe politica, in particolare; e) obsolescenza della struttura amministrativa dello stato; f) disconoscimento di un ordinamento giuridico che tuteli gli inalienabili diritti dell’uomo; g) incapacità dello Stato liberale ad affrontare le crisi cicliche e il problema della disoccupazione tecnologica; h) mancanza di misure giuridiche precise atte a proteggere i diritti materiali e spirituali della Persona contro il potere diretto e indiretto del denaro.</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’elenco fa parte del libro</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-021">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> che entrò in discussione nel primo dopoguerra con personalità che stavano lavorando per riorganizzare lo Stato italiano.</hi></p><p rend="text_top" ><hi rend="CharOverride-4">1947</hi><hi rend="CharOverride-1">:</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Si può essere capitalista e rivoluzionario? Si può proporre la società perfetta e intanto cominciare a correggere la realtà quotidiana? Alla prima domanda Adriano ha risposto con il tentativo di modificare radicalmente la base proprietaria dell’azienda e la sua stessa figura, alla seconda la risposta è la trasformazione del Canavese e di altre zone d’Italia in un laboratorio sperimentale, così da proporre un esempio di Comunità. La prima riunione del comitato centrale del Movimento Comunità avvenne a Milano il 10 luglio 1949 alla presenza di Ignazio Silone, Nicola Abbagnano, Guido Quazza, Enzo Paci, Leo Valiani, Eugenio Montale, Carlo Levi, Altiero Spinelli</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-020">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, Enzo Enriques-Agnoletti, Massimo Severo Giannini, Francesco Compagna, Paolo Volponi, Sergio Cotta, Enzo Forcella, Gino Giugni, Stefano Rodotà, Giovanni Russo. Nacque la terza serie della rivista Comunità, redattore capo Giorgio Soavi, impaginazione Egidio Bonfante. I Centri Comunitari raggiunsero la punta di 72 nei 118 comuni del Canavese e 14 sparsi in Italia […] Comunità, movimento che criticava la partitocrazia e proponeva un approccio culturale alla politica e un orizzonte di nuova civiltà, esercitava il suo fascino sugli eretici di ogni parte, in particolare il Partito d’Azione che nel 1947-1949 si raccoglieva attorno a ‘Italia Socialista’ quotidiano diretto da Aldo Garosci. Poi Riccardo Musatti, Umberto Serafini, Rigo Innocenti, Ludovico Quaroni, Renzo Zorzi, Rosario Assunto, Geno Pampaloni, Rosario Assunto, Franco Ferrarotti, Massimo Fichera, Lodovico Barbiano di Belgioioso, Albert Meister (Tutto era fluttuante… le idee traboccavano da tutte le parti, nulla era ancora stato fissato, tutto era movente)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-019">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></quote><p rend="text_top" ><hi rend="CharOverride-4">1949</hi><hi rend="CharOverride-1">:</hi><hi rend="CharOverride-4"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Enrico Fermi e 130 scienziati in visita alla Olivetti </hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Il 17 settembre 1949 Ivrea ha vissuto una delle sue più grandi giornate. Oltre 130 insigni sapienti della fisica tra i quali i premi Nobel Enrico Fermi e Sir Thomson, e gli autorevolissimi scienziati: Amaldi, Alvén, Clay, Segré, Colonnetti, Polvani, Alvian, Huner … reduci dal Congresso Internazionale di Como sulla fisica dei raggi cosmici, hanno visitato la Olivetti, ricevuti dall’ing. Dino anche a nome del fratello ing. Adriano trattenuto a Bari per la Fiera del Levante (dove la ditta ha un ammiratissimo stand). Ciascuno, ricevuto con cordiale signorilità, sostò prima nel giardino e nell’edificio del Nido Olivetti per l’infanzia interessandosi a fondo della bella istituzione e poi passò nei reparti della fabbrica percorrendoli tutti uno a uno. La Olivetti è una fabbrica molto interessante per la distribuzione e l’attrezzatura tecnica che la caratterizza, ma anche per le organizzazioni assistenziali in favore degli operai e degli impiegati di cui è dotata, organizzazione che la pongono all’avanguardia nel campo sociale [parole di Enrico Fermi]</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-018">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Credo sia utile leggere brevi profili dei partecipanti indicati dal giornalista: Edoardo Amaldi, 41 anni, l’anno dopo divenne il primo segretario generale del Cern di Ginevra; Hannes Alfvén, fisico svedese, 41 anni, premio Nobel nel 1970; Jacob Clay, olandese, 67 anni, scoprì che i raggi cosmici sono costituiti da particelle; Emilio Segré, 44 anni, premio Nobel nel 1959, partecipò con Enrico Fermi e Bruno Rossi al progetto Manhattan; Gustavo Colonnetti, torinese, 63 anni, ingegnere, matematico, esule in Svizzera dal 1943, fu autore con U. Nobile e G. Firrao, dell’art 9 della Costituzione (la Repubblica promuove la ricerca scientifica e tecnica), presidente onorario del CNR dal 1945 al 1956, diresse la sezione tecnica dell’UNRRA- Casas; Giovanni Polvani, fisico, 57 anni, presidente della Società italiana di fisica dal 1947 al 1961, fondò nel 1953 la scuola internazionale di fisica di Varenna; Enrico Fermi, 48 anni, leader dei ragazzi di Via Panisperna, a Roma progettò e costruì il primo reattore nucleare a fissione che produsse la prima reazione a catena controllata, fu uno dei direttori tecnici del progetto Manhattan, Nobel per la fisica nel 1938; George Paget Thomson, 57 anni, premio Nobel per la dimostrazione del dualismo onda-particella. Ricordo inoltre che Enrico Fermi fu anche ospite a Ivrea del suo amico di Università Giovanni Enriques, figlio del matematico Federigo, in Olivetti dal 1932 e dal 1945 al 1953 (direttore commerciale) e dal 1953 al 1956 direttore dell’Ipsoa, Istituto Post-Universitario per lo studio dell’Organizzazione Aziendale fondata da Adriano Olivetti, Vittorio Valletta e altri industriali piemontesi. </hi></p><p rend="text_top" ><hi rend="CharOverride-4">1949</hi><hi rend="CharOverride-1">:</hi><hi rend="CharOverride-4"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Dicembre – accordo tra Olivetti </hi><hi rend="CharOverride-1">e</hi><hi rend="CharOverride-4"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Compagnie des Machines Bull di Parigi.</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">La società Olivetti Bull spa è costituita a Milano il 7 dicembre 1949 tra la Compagnie des Machines Bull di Parigi e la Ing. C. Olivetti di Ivrea. La Olivetti aveva preso la rappresentanza delle apparecchiature Bull già nel lontano 1931 per iniziativa di Camillo Olivetti, ma è solo all’inizio degli anni Cinquanta, anche a causa dell’interruzione causata dal periodo bellico, che Olivetti e Bull decidono congiuntamente di fare concorrenza ad IBM nel promettente mercato italiano. È sicuramente ad Adriano Olivetti (ed in seguito a suo figlio Roberto) che va interamente ascritto il merito di avere compreso quanto importante per l’azienda fosse l’entrare nel mondo del trattamento avanzato dei dati andando oltre le ormai consolidate posizioni di Olivetti nel calcolo e nello scrivere ed intuendo che lo sviluppo della tecnologia verso una possibilità di impiego di impianti meccanografici, e successivamente elettronici, avrebbe aperto nuovi ed interessanti scenari” (Bordoli 2010-2011).</hi></quote><p rend="text_top" ><hi rend="CharOverride-4">1949</hi><hi rend="CharOverride-1">: Assunzione dell’ammiraglio Ottorino Beltrami (Beltrami 2004), che divenne amministratore delegato della Olivetti dal 1971 al 1978, negli anni della transizione dalla tecnologia meccanica a quella elettronica. Interessante il racconto della sua prima visita a Ivrea:</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Sono stato ospite di Adriano Olivetti a Ivrea e ho assistito ad una riunione nella biblioteca. Erano riunioni serali a cui intervenivano personalità di primo piano, che a quei tempi a me sembravano dei veri mostri sacri. Quella sera c’era Gaetano Salvemini e il tema era la ricostruzione del Paese e della democrazia. Dopo un breve intervento dell’ospite, iniziava la discussione che durava fino a tardi. Parlava Adriano Olivetti e parlavano gli operai; mi sorprese l’estrema libertà e democrazia con cui tutti interloquivano. Adriano parlava come se fosse uno dei tanti: lo interrompevano anche. Non ho mai visto un simile esempio di democrazia neppure in America: erano tutti eguali, una cosa emozionante, da far venire i brividi. Mi sembrava di essere entrato nella città dell’utopia. Me ne sono tornato a Roma più che mai convinto di aver fatto la scelta giusta accettando la proposta di entrare in Olivetti.</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nasce il Consiglio di Gestione (CdG) Olivetti:</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">In Olivetti, i comitati di impiegati e di operai nati spontaneamente nell’estate 1943, danno vita a una Commissione interna, organo di rappresentanza dei lavoratori previsto anche dal governo repubblichino. Dal giugno 1944 le forze della resistenza, molto attive in Olivetti, formano anche una Commissione interna clandestina che, finita la guerra, insieme al CLNA (Consiglio Liberazione Nazionale Aziendale) avvia nell’agosto del 1945 un concreto tentativo per costituire un CdG. Una proposta articolata in tal senso viene presentata alla Direzione aziendale in novembre. Inizia allora una faticosa trattativa; le controproposte dell’Azienda, riduttive in termini di poteri del CdG, non sono accettate dal CLNA; alla Officina Meccanica Olivetti (OMO) nasce un CdG provvisorio, ma il venir meno con l’elezione dell’Assemblea costituente (2 giugno 1946) di tutti i CLN le trattative entrano in fase di stallo fino a una sostanziale rottura. Con il ritorno di Adriano Olivetti alla presidenza il dibattito sul CdG viene ripreso seriamente nell’autunno 1947. Alla fine di gennaio 1948 le parti si accordano su una bozza di Statuto messa a punto da una commissione di studio costituita con la partecipazione del CdG provvisorio allargato a rappresentanti dei dirigenti. Lo Statuto, a cui lavora in particolare Franco Fortini, si rifà alle linee della proposta di legge Morandi del ministro dell’industria Rodolfo Morandi; è comunque uno dei più avanzati tra quelli adottati nelle altre Imprese, dove gli accordi stanno già entrando in crisi</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-017">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b3" ><hi rend="CharOverride-1">L’economista Franco Momigliano divenne responsabile delle relazioni sindacali in Olivetti e in collaborazione con Adriano Olivetti e Franco Fortini partecipò alla redazione dello statuto del Consiglio di Fabbrica, un organismo che vedeva coinvolti i lavoratori e le rappresentanze sindacali negli organismi aziendali. Nella seconda metà degli anni Cinquanta, Momigliano si scontrò con Olivetti, in quanto in Olivetti si era costituito il sindacato Comunità di Fabbrica, ala sindacale del Movimento Comunità. CGIL e CISL contestarono la legittimità sindacale della nuova formazione. La controversia fu risolta da Adriano Olivetti che invocò e ottenne un intervento di Giuseppe Di Vittorio, e la nuova formazione si presentò con il nome Autonomia Aziendale (Lavista 2011).</hi></quote><p rend="text_top" ><hi rend="CharOverride-4">1950</hi><hi rend="CharOverride-1">: Adriano Olivetti diventa presidente dell’INU, l’Istituto Nazionale di Urbanistica (a cui era iscritto da 1938, membro del direttivo dal 1948) trasformandolo in uno strumento di dibattito, di ideazione e di proposta. Nel 1949 fa rinascere la rivista Urbanistica i cui principali collaboratori furono Quaroni, Zevi, Astengo, che trattava un nuovo modello di crescita delle città: «lotta fra Dio e Mammona, come la definirà Adriano, tra le forze oscure e disordinate della speculazione e la luce del rigore e della bellezza». Entro l’azione prepolitica che Adriano conduce fra il 1947 e il 1955 si collocano le edizioni di Comunità le quali, nella cultura predominante dell’idealismo di Benedetto Croce, introducendo dosi massicce di sociologia, di sperimentalismo, spirito critico, ricerca della scienza […] Beniamino de’ Liguori Carino, che ha ricostruito il disegno culturale di Adriano attraverso l’analisi della rivista </hi><hi rend="italic">Comunità</hi><hi rend="CharOverride-1"> e delle Edizioni di Comunità, sintetizza il loro</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">volto caratteristico nell’unione tra la cultura laica e il retroterra culturale di ispirazione religiosa e poi nella volontà di cercare l’integrazione tra la cultura scientifica e la cultura umanistica. Sono circa 120 i titoli pubblicati lui vivo come Capitalismo, socialismo e democrazia di Joseph Schumpeter, Cultura delle città di Lewis Mumford (De’ Liguori Carino 2008). </hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La Lettera 22</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-016">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, fortemente voluta da Adriano Olivetti, fu disegnata da Marcello Nizzoli e progettata da Giuseppe Beccio, fu presentata al pubblico e premiata nel 1954 con il Compasso d’Oro.</hi></p></div><div><head><hi>4. Il Centro culturale: mostre, conferenze e spettacoli per tutti</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Attorno alla Biblioteca nel secondo dopoguerra nascono molte iniziative culturali che Geno Pampaloni riconduce nell’ambito di un Centro Culturale Olivetti. Il Centro comprende un settore interno, per le iniziative riservate a dipendenti e familiari, e uno esterno, aperto a tutti. Tra il 1950 e il 1964 si organizzano 249 conferenze, 71 concerti di musica da camera, 103 mostre d’arte, 52 altre manifestazioni (dibattiti, presentazione di libri ecc.). Al di là delle statistiche, ciò che sorprende nell’attività della Biblioteca e del Centro Culturale è la qualità dei contenuti. Con il passare degli anni la domanda degli utenti si sposta verso le opere più significative della letteratura contemporanea, verso i classici e la saggistica di storia, mentre sono molto frequentati gli incontri e conferenze organizzati dal Centro Culturale su temi impegnativi: la storia del movimento operaio, la questione razziale negli USA, la figura e le opere di Tolstoj, gli aspetti sociologici della rivoluzione industriale. Talvolta gli eventi si svolgono durante la pausa pranzo, che in quegli anni dura un paio d’ore, nei pressi degli stabilimenti (il «salone dei 2000») o della mensa, così da favorire una maggiore partecipazione. A Ivrea i dipendenti Olivetti possono visitare mostre di Guttuso, Rosai, Casorati, De Pisis, Metelli, ascoltare concerti, incontrare intellettuali di primo piano: G. Salvemini, C. Musatti, P. Sylos Labini, G. Friedmann, personaggi illustri del teatro e del cinema: V. Gassman, E. De Filippo, T. Buazzelli, D. Fo, C. Bene, scrittori e artisti: A. Moravia, P. P. Pasolini, G. Piovene, U. Eco, N. Salvaneschi. </hi></p></div><div><head><hi>5. Un diverso modo di promuovere la cultura</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Negli anni Sessanta, alcune iniziative più specifiche si distaccano dal Centro Culturale e diventano strutture operative autonome con programmi eccellenti: il cineclub, la società musicale, un circolo per il turismo culturale.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel 1965, in seguito all’improvvisa morte di Riccardo Musatti, responsabile della pubblicità e stampa, entra in Olivetti Renzo Zorzi, che oltre alle funzioni di Musatti assume il compito di coordinare il design industriale. Uomo di grande cultura e forte personalità, Renzo Zorzi accentua l’impegno della Olivetti nel campo dell’arte con la realizzazione di grandi mostre, interventi di restauro di opere famose e pubblicazioni raffinate ecc. Con le sue iniziative, l’immagine aziendale si impregna ancor più di cultura. Allo stesso tempo, la biblioteca, dal 1968 inserita nella Direzione Relazioni Aziendali, continua ad espandersi, ma con il passare degli anni, in presenza dell’accresciuto livello culturale delle nuove generazioni e di una più ricca offerta di iniziative da parte di enti e strutture pubbliche, il ruolo della Olivetti in questo campo si modifica, anche per vincoli di bilancio. Negli anni ’90 viene dapprima decisa la cessione dei volumi della sezione divulgativo-ricreativa alla Biblioteca Civica di Ivrea; poi, poco alla volta, anche le altre sezioni vengono smembrate e in gran parte cedute. Alcune attività del Centro Culturale sono affidate al GSRO (Gruppo Sportivo Ricreativo Olivetti), altre sono gestite in modo autonomo da associazioni che per qualche tempo ricevono un contributo dalla Olivetti, altre ancora – come le mostre d’arte – si esauriscono o assumono sempre più un carattere promozionale dell’immagine, abbandonando la funzione originaria di interventi mirati al progresso sociale e culturale dei dipendenti</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-015">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text_top" ><hi rend="CharOverride-4">1950</hi><hi rend="CharOverride-1">:</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Con l’apertura al numero 580 della Fifth Avenue di New York della Olivetti Corporation of America (OCA) guidata dal fratello di Adriano, Dino Olivetti, l’azienda inaugura il decennio dell’affermazione della Olivetti sulla scienza statunitense. Nel 1951 l’azienda comincia a collaborare, anche grazie al sociologo Friedrich G. Friedmann e a Guido Mazzucchelli, con le fondazioni Rockfeller e Ford nel progetto di risanamento dei Sassi di Matera promosso dal Comitato Amministrativo Soccorso ai Senzatetto UNRRA/CASAS, l’anno successivo apre a New Canaan, in Connecticut, il laboratorio per gli studi e le ricerche elettroniche della Olivetti. Il 1952 è l’anno della consacrazione pubblica dell’azienda italiana: il 22 ottobre si inaugura la mostra Olivetti: Design in Industry presso il Museum of Modern Art di New York. Il curatore è Leo Lionni, era giunto negli Stati Uniti nel 1939 per sfuggire alle leggi razziali … era direttore artistico della rivista Fortune e lavorava presso l’ufficio pubblicità dell’OCA (Toschi 2018, 21).</hi></quote><p rend="text_top" ><hi rend="CharOverride-4">1952</hi><hi rend="CharOverride-1">:</hi><hi rend="CharOverride-4"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Dino Olivetti e il laboratorio di Elettronica negli Stati Uniti</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Eppure, lontano da Ivrea, qualcosa si muove anche in casa Olivetti. L’ispiratore dell’iniziativa è Dino Olivetti</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-014">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> (1912-1976), il fratello più giovane di Adriano Olivetti, recatosi negli Usa per sfuggire alle leggi razziali. Studente al MIT si fa contagiare dall’entusiasmo per i calcolatori e in qualità di Direttore della Olivetti Corporation of America patrocina la costituzione di un Laboratorio elettronico. La struttura viene inaugurata nel 1952 a New Canaan nel Connecticut e affidata alla direzione di Michele Canepa, che sin dalla sua assunzione alla Olivetti nel 1949 segue a timidi passi da Ivrea il mondo dei calcolatori (Parolini 2015).</hi></quote></div><div><head><hi>6. «Vengo solo se posso occuparmi di calcolatrici elettroniche»</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un esempio dell’interesse di giovani laureati per il mondo Olivetti viene da Delfino Insolera (1920- 1987) e dal suo curriculum manoscritto: </hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">ingegneria Roma 1943, laurea in filosofia Milano 1951, esperienze di lavoro Siemens Milano 1949-1952, telefonia alta frequenza, Olivetti Ivrea 1952-1953 calcolatori elettronici. Esperienze d’insegnamento Ipsoa Torino 1953-1958, Isida Palermo 1959, Scuola Olivetti di Firenze 1960, Università di Padova 1961-1964, Istituto Superiore di Urbino 1971-1974 Mezzi e Metodi della comunicazione visiva. </hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Scrive Insolera:</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Ho conosciuto l’ingegnere Adriano Olivetti, il quale personalmente mi ha invitato ad andare a Ivrea. Io gli ho detto: guardi che non cerco un lavoro qualsiasi, perché un lavoro ce l’ho già, vengo solo se posso occuparmi di calcolatrici elettroniche. Lui mi ha detto: sì, sì, certamente, stiamo proprio cominciando. Solo che sono capitato in un momento in cui infuriava una lotta furibonda tra i ‘meccanici’ cioè i tecnici delle vecchie macchine calcolatrici, e gli ‘elettronici’ che volevano arrivare con le nuove. Erano ancora più forti i ‘meccanici’ e io non lo sapevo. Sono arrivato là come ‘elettronico’ e ho sbattuto contro questi, che tra l’altro tendevano a estromettere tutti quelli che venivano introdotti dall’ingegnere Adriano Olivetti (</hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">AA.VV</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">. 1997, 478).</hi></quote><p rend="text_top" ><hi rend="CharOverride-4">1953</hi><hi rend="CharOverride-1">:</hi><hi rend="CharOverride-4"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Nasce a Torino l’IPSOA,</hi><hi rend="CharOverride-4"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Istituto Post-Universitario per lo Studio dell’Organizzazione Aziendale, sorto a Torino nel 1953 è la «prima business school europea che adottò il modello americano di formazione manageriale. Una creazione simile fu l’Insead, Institut Européen d’Administration des Affairs, creato in Francia alcuni mesi dopo la firma del trattato di Roma del 1957» (Castagnoli 2012</hi><hi rend="CharOverride-1">, 139).</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Ipsoa fu voluta da due persone che ebbero nel modello americano della </hi><hi rend="italic">management education</hi><hi rend="CharOverride-1"> delle </hi><hi rend="italic">business schools </hi><hi rend="CharOverride-1">l’unico punto di convergenza nelle loro reciproche visioni aziendali: Adriano Olivetti amministratore delegato della Olivetti e Vittorio Valletta amministratore delegato della Fiat.</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Adriano che ha sempre considerato la capacità di continuo aggiornamento la prima qualità professionale di un dirigente, è scontento dei risultati dei numerosi viaggi di studio in America organizzati per ingegneri e amministratori. Anche per questo ha voluto fortemente la nascita dell’IPSOA, per avere una dépendance di Harvard alla soglia di casa […]. L’industria americana rimane il punto di riferimento e di confronto: Adriano lancia pubblicamente la sfida alle grandi corporazioni del settore, pur stimando che la nostra industria ha ancora un ritardo di quindici anni sulle punte più avanzate d’oltreoceano. Non è certo persona da rassegnarsi: l’elettronica, nella sua prospettiva, sarà l’occasione per bruciare le tappe, annullare il ritardo e contendere ad armi pari (Ochetto 2015, 212-13). </hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Giovanni Enriques, direttore generale dell’IPSOA nel 1953, fu il principale collaboratore di Adriano per le esportazioni, nome già famoso per il padre matematico e filosofo, era laureato in ingegneria elettrotecnica. Assieme a Pero e Gino Martinoli fu alla guida dell’Olivetti negli anni della guerra (con Martinoli fece parte segretamente del Comitato di liberazione nazionale).</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Nel 1953 lasciò l’incarico in Olivetti in contrasto con il disegno espansivo di Adriano che intendeva creare nuovi canali di mercato predisponendo un’organizzazione diretta delle vendite con la riduzione drastica del numero degli intermediari e gli subentrò Ugo Galassi […] Qualunque altra politica, secondo Adriano, avrebbe portato ineluttabilmente l’azienda verso «la decadenza e l’asservimento» alle multinazionali statunitensi. Da tempo Adriano aveva maturato l’idea che, per aprire una filiale, si dovesse disporre di un gruppo di persone ben preparate e motivate, superando il precedente modello organizzativo che affidava il difficile compito ad un unico dirigente inviato da Ivrea in loco. Perciò aveva deciso di promuovere «una grossa leva di gente nuova». Alla peggio – scriveva al fratello Dino – faremo una scuola per dirigenti commerciali a reclutamento internazionale</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-013">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Pietro Gennaro, classe 1921, laureato alla Bocconi, «era uno dei giovani talenti dell’Olivetti di quegli anni magici, che Adriano sapeva attrarre e valorizzare» (Vitale 2009); fu assistente di Giovanni Enriques, poi docente all’IPSOA. È uno dei protagonisti della «fase creativa di intensa sperimentazione di un nuovo modello formativo, interamente centrato sul general management e cioè su un’impostazione generale e non tecnicistica dei problemi aziendali e sulla metodologa attiva dell’insegnamento». La fase in cui il dominus della Scuola è Adriano Olivetti conclusa nel 1957 con il rimpasto organizzativo dovuto al ‘turno’ di Vittorio Valletta a capo dell’IPSOA. «L’effetto più negativo di tale processo è stato il delinearsi del general management come sottocultura, in un sistema dominato dalla forte sintonia dei modelli sociali e delle forme istituzionali della cultura universitaria e di quelle della grande impresa dinastica» (Gemelli 2013, 56).</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">L’IPSOA non rilascia papiri e non aspira a fare concorrenza alle scuole statali di cui riconosce l’utilità. Esso recluta i suoi allievi fra i laureati che hanno in tasca il papiro più rassicurante dal punto di vista del punteggio e dice a questi studenti o studiosi: «Avete studiato matematica e fisica, economia e commercio, ma quando entrerete a far parte di un’azienda industriale dovrete perdere sei o sette anni per dimenticare molte cose inutili e per apprendere nuove cognizioni che la scuola (la nostra scuola) non vi ha fornito. In America tale compito è affidato a Business School (ne esistono 40) che tengono corsi della durata di due anni. Il nostro corso durerà un anno, praticamente otto mesi; tenuto conto della maggior preparazione dello studente italiano il risultato non sarà inferiore». I corsi sono gratuiti; costano circa 750.000 lire per studente, ma l’Istituto ha fondi per sostenerli. Gli studenti dovranno solo provvedere alle loro spese di vitto e alloggio (Montale 1996). </hi></quote><p rend="text_top" ><hi rend="CharOverride-4">1954</hi><hi rend="CharOverride-1">: Nasce a Firenze il CISV, Centro Istruzione Specializzazione Vendite. È la prima volta che il lavoro del venditore è trasformato in una professione che prevede l’assunzione a tempo indeterminato come specialista nella gestione e sviluppo del dialogo con i clienti. Le scuole per venditori, professione molto diffusa che dette origine a un’opera teatrale come la Morte del commesso viaggiatore di Arthur Miller, esistevano da tempo negli Stati Uniti ed erano fondate sulla capacità di gestire la relazione con il cliente in una sorta di corpo a corpo dialettico. La riprogettazione del programma di formazione fu realizzata da olivettiani provenienti da due grandi esperienze: </hi></p><p rend="text_list" ><hi rend="CharOverride-1">1. 	Ugo Galassi, storico direttore commerciale che credeva nel ruolo del venditore dipendente e che era contrario all’opinione del precedente direttore commerciale Giovanni Enriques che credeva nella rete indiretta fatta di agenti e dealers; </hi></p><p rend="text_list" ><hi rend="CharOverride-1">2. 	Istruttori provenienti dall’esperienza Ipsoa (Pietro Gennaro, Paolo Braccialarghe, Delfino Insolera) e persone che avevano lavorato alle Edizioni Comunità o in ambienti culturali olivettiani quali Antonio Carbonaro, Aldo Carotenuto e altri. Ne derivò un progetto che rese il settore commerciale della Olivetti un cardine del suo successo aziendale nel mondo, con duplicazione della Scuola di Firenze negli Stati Uniti, Inghilterra e Germania.</hi></p><quote rend="quotations_quotation_b1" ><hi rend="CharOverride-1">Per dieci anni la Scuola contribuì, in maniera incisiva, al successo aziendale. Il suo modello fu esportato nelle principali consociate Olivetti; un’intera generazione di giovani (10.000 si stima, furono coloro che per varie ragioni frequentarono i corsi) fu in quegli anni formata ad uno stile di comportamento che divenne inconfondibile e rappresentò un marchio di garanzia per i clienti della società. Tutte le condizioni esistenti nella Scuola (l’ambiente, l’organizzazione dei corsi, le materie d’insegnamento, il costante rapporto fra allievi e docenti interni, provenienti da esperienze aziendali) favorirono quello che si potrebbe definire uno stile di apprendimento e di comportamento che segnò in modo profondo tutti coloro che uscirono dai corsi di formazione: forte senso di appropriazione dei valori e degli obiettivi aziendali; intima convinzione di far parte di un’organizzazione di successo con una indiscussa leadership internazionale; grande prestigio culturale del nome Olivetti che inorgogliva chi ne faceva parte. I corsi del Cisv non erano soltanto una fondamentale esperienza culturale e professionale ma erano, in certo senso, anche una scuola di vita</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-012">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></quote></div><div><head><hi>7. Il Centro di formazione di Firenze</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dal 1954 al 1963 a Firenze sono state formate 9.976 unità, di queste 5.168 erano nuovi venditori.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nella recensione di Paolo Rebaudengo a </hi><hi rend="italic">L’idioma Olivetti 1952-1979</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Caterina Toschi, edito da Quodlibet e NYU Florence</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-011">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, si colgono le ragioni di questo successo e si comprende come lo stile Olivetti, la dimensione culturale umanistica e la trasformazione di una professione che aveva avuto proprio a Firenze e in Toscana, nei secoli della ‘nobile arte della mercatura’, esempi luminosi, abbiano avuto dalla qualità degli istruttori oltre che dall’ampio parco, dalle ville rinascimentali con mobili d’epoca per la residenza degli allievi, una formidabile sottolineatura.</hi></p></div><div><head><hi>8. Assunzione di neolaureati e diplomati</hi></head><quote rend="quotations_quotation_b3" ><hi rend="CharOverride-1">Fare esperienza in fabbrica: Adriano Olivetti si convinse che anche chi sarebbe stato assunto in Olivetti per incarichi di responsabilità avrebbe dovuto passare almeno qualche mese in officina o meglio ancora al montaggio, avrebbe così conosciuto i prodotti, il processo produttivo, l’organizzazione del lavoro, i problemi dei lavoratori, l’ambiente di fabbrica, i problemi sindacali. Nessuno si sottrasse, anzi, a distanza di tempo, quella richiesta che era sembrata eccentrica veniva da tutti giudicata utile</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-010">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’altra esperienza riguardava la funzione commerciale. A Firenze si studiavano per oltre un mese, per otto ore al giorno, le caratteristiche delle macchine calcolatrici e per scrivere; poi, con il metodo dei casi</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-009">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, le esigenze potenziali di macchine per ufficio da parte di 14 tipologie di ambienti di lavoro (studi di ingegneri, architetti, geometri, avvocati, notai, commercianti, artigiani ecc.). Conclusa la formazione cominciava il lavoro nel territorio delle Filiali Olivetti, più esattamente in un segmento delle città, detta in gergo la ‘zona’, da cui ‘zonisti’ i venditori. Dopo avere imparato a dialogare, capire, proporre acquisti e, poiché era ben raro che gli acquisti avvenissero al primo contatto, era necessario predisporre ogni due mesi una nuova visita che comportava l’adozione di nuovi argomenti e questo comportava un esercizio di creatività continua. Inoltre nel programma di lavoro del venditore era prevista l’individuazione di nuovi clienti attraverso l’esplorazione (lo ‘scandaglio’) del territorio. Un ex dipendente Olivetti, Mario Sodi, ha scritto</hi><hi rend="italic"> Lo Zonista. Il dovere e l’amore al tempo della Olivetti</hi><hi rend="CharOverride-1">, Florence Art edizione 2017. Un dirigente Olivetti, Nicola Colangelo, già responsabile della Direzione Commerciale Italia ha scritto quanto segue: </hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Fui assunto e inviato al centro di formazione di Firenze, perché la terna</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-008">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> di cui facevo parte era destinata d’essere inserita, almeno inizialmente, nel settore commerciale. Tutti quelli che venivano assunti come ternisti [nel modello olivettiano i laureati venivano assunti a terne: umanisti, economisti e tecnici] erano avviati a una carriera di tipo commerciale […] Ai venditori al primo approccio con il mercato veniva affidato una fetta di un una città, e l’obbligo era quello di visitare casa per casa, numero civico per numero civico per cercare di vendere, ma soprattutto per capire chi stesse dietro quel numero civico, perché non tutti le ditte o gli studi, soprattutto quelli di piccole dimensioni, avevano una bella targhetta all’esterno o erano già classificate; in Olivetti si era costituito –come si direbbe oggi, un database di tutto rispetto</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-007">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></quote><p rend="text_NOindent" ><hi rend="CharOverride-4">1955</hi><hi rend="CharOverride-1">: Guglielmo Negri</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-006">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, dipendente Olivetti nella sede di Piazza di Spagna a Roma, consiglia ad Adriano di incontrare il suo compagno di scuola al Liceo Tasso, Mario Tchou.</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Wang Tchou era figlio di un diplomatico cinese presso il Vaticano. Si iscrisse, poco prima del sanguinoso biennio ’43-’44, al corso di ingegneria presso l’Università di Roma dove insegnava anche il fisico nucleare Edoardo Amaldi, e poi si specializzò con una borsa di studio alla New York University Polytechnic, School of Engineering, nel 1949. Negli Stati Uniti Tchou conobbe Adriano Olivetti, uno dei più illuminati imprenditori dell’epoca, con base a Ivrea. A metterli uno a fianco all’altro era stato Enrico Fermi, lo scienziato che già prima dell’anno 1950 cercava di convincere Olivetti a seguire l’elettronica ben oltre le macchine per scrivere. Confidando nelle sue idee, Olivetti affidò a Tchou il Laboratorio di Ricerche Elettroniche di Pisa. Le intuizioni dell’ingegnere italo-cinese attirano l’interesse dell’IBM, avversaria di Olivetti, e di molte altre aziende rivolte all’elettronica. Era facile osservare il suo metodo, in quanto insegnava alla Columbia University. Mario Tchou è stato un pioniere del computer […] un uomo che con il suo contributo di genio e impegno portò la Olivetti a diventare una vera e propria colonna dell’informatica mondiale e che morì, in circostanze tragiche, in un incidente d’auto nel 1961, quando aveva solo 37 anni. […] La seconda moglie Elisa Montessori non ha mai avuto modo di trovare prove convincenti sull’origine di quell’incidente. Resta il dubbio su ciò che avrebbe potuto apportare al mondo dei computer un uomo con tante intuizioni e voglia di esplorare, in un’epoca che ha preparato il terreno ai successivi Bill Gates e Steve Jobs</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-005">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Adriano Olivetti oltre che essere stato uno straordinario scopritore di talenti, era guidato dall’idea che la cultura diventasse patrimonio comune e queste sue parole ben esprimono questa visione: </hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Organizzando le biblioteche, le borse di studio e i corsi di molta natura in una misura che nessuna fabbrica ha mai operato abbiamo voluto indicare la nostra fede nella virtù liberatrice della cultura, affinché i lavoratori, ancora troppo sacrificati da mille difficoltà, superassero giorno per giorno una inferiorità di cui è colpevole la società italiana. Anche gli istruttori e i maestri e i giovani del nostro Centro Formazione Meccanici sanno che importa costruire degli uomini, forgiare dei caratteri senza i quali è vana l’istruzione e la cultura, perché il volto degli uomini onesti è così importante come il nodo divino che annoda tutte le cose del mondo (Olivetti 1960, 181).</hi></quote><p rend="text_top" ><hi rend="CharOverride-4">1956</hi><hi rend="CharOverride-1">:</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">La massa dei lavoratori Olivetti, e gli operai in particolare, pur avvedendosi che il riformismo del programma comunitario non era una chimera, continuava a scorgere nella Fiom lo strumento più adatto per contrattare da posizioni di forza con la direzione aziendale. Le cose dovevano cambiare tra il 1956 e il 1957. È alla svolta cruciale culminata con la seconda riduzione d’orario che va fatto risalire il mutato atteggiamento dei lavoratori di fronte al sindacato comunitario. Ma il 1956 era stato l’anno della grande affermazione del Movimento di Comunità nelle elezioni amministrative del Canavese, e il successo si tradusse in un potenziamento delle iniziative sociali olivettiane (Berta 2015, 163).</hi></quote><p rend="text_top" ><hi rend="CharOverride-4">1958</hi><hi rend="CharOverride-1">:</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Il 4 novembre 1958 Adriano sta partecipando a un’altra riunione, al settimo congresso dell’INU a Bologna. Giuseppe Motta esce a passeggiare sul sagrato di Piazza Maggiore e dalla gente che ascolta con l’orecchio premuto sulle radioline apprende che a Roma c’è stata fumata bianca, che il nuovo papa è il patriarca di Venezia. Subito rientra nel salone dove si tiene il congresso e Adriano, scorgendolo da lontano, scende dal palco delle autorità, gli viene incontro, con gli occhi più numerosi del solito, e dice «Hanno fatto papa Roncalli, non è vero?». La sera, felice come un ragazzo, accompagna Motta che parte dalla stazione, vuol restare a parlare con lui sino a che il treno si avvia (Ochetto 2015, 227).</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b3" ><hi rend="CharOverride-1">In un’altra atmosfera si colloca l’episodio della conoscenza del futuro papa Giovanni 23°. Dicembre 1956: Adriano si trova a Venezia. Chiede di essere ricevuto in visita di cortesia dal patriarca Angelo Maria Roncalli. Adriano va all’incontro pieno di speranza […] Il futuro papa Giovanni, ascolta quasi in silenzio, senza rivelare il suo pensiero, tanto che Adriano esce dal colloquio perplesso e deluso, come se avesse perso l’occasione di trovare un interlocutore benevolo a livello gerarchico. Soltanto molti anni dopo si saprà che il patriarca di Venezia è rimasto assai colpito da Adriano, che così ha giudicato: Mi è sembrato un uomo buono … da persone come lui abbiamo molto da imparare … ne avessimo tra i nostri (Ochetto 2015, 226).</hi></quote><p rend="text_top" ><hi rend="CharOverride-4">1959</hi><hi rend="CharOverride-1">:</hi><hi rend="CharOverride-4"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Domenica 8 novembre 1959: il Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi giunge a Milano dopo un viaggio notturno in treno. Alle 11:35 è in Via Clerici 4, l’indirizzo della gloriosa sede Olivetti. L’evento è importante: l’inaugurazione dell’Elea 9003, uno dei primi computer completamente a transistor commercializzati al mondo. L’Elea è innanzitutto il frutto della visione di Adriano Olivetti, che ha compreso che l’elettronica è un settore chiave per il futuro dell’umanità, ma anche della passione del figlio Roberto, delle capacità di Mario Tchou, del talento di Ettore Sottsass, autore del design rivoluzionario.</hi></p><p><graphic url="OP08995_xml_7_43-79-web-resources/image/Immagine8.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure" ><hi rend="CharOverride-1">Figure 6 – Lettera d’invito al Presidente Gronchi.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il Presidente Gronchi, laureato alla </hi><hi rend="italic">Scuola</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic">Normale Superiore</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Pisa, ha una spiccata sensibilità per le realizzazioni scientifiche e tecnologiche del Paese. Ha partecipato all’inaugurazione del sincrotrone di Frascati e del reattore nucleare di ricerca di Ispra, e non può certo rifiutare l’invito di Adriano Olivetti. Quella domenica mattina, ad attendere il Presidente, sono in molti: oltre ad Adriano Olivetti, appena rientrato dagli Stati Uniti, dove ha concluso l’acquisizione della </hi><hi rend="italic">Underwood</hi><hi rend="CharOverride-1"> (è la prima volta che una grande azienda americana viene rilevata da un’impresa straniera), ci sono il senatore Cornaggia Medici in rappresentanza del Senato, l’onorevole Targetti per la Camera, l’onorevole Togni per il Governo, il Prefetto, dottor Vicati, il Sindaco, professor Ferrari, e molte altre autorità e personalità della cultura, dell’industria e della finanza.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Prima della visita ai locali del Centro elettronico, l’onorevole Olivetti – l’anno precedente è stato l’unico eletto in Parlamento della lista </hi><hi rend="italic">Comunità</hi><hi rend="CharOverride-1"> – pronuncia un discorso in cui sottolinea il ruolo dell’elettronica per lo sviluppo dell’energia nucleare e dei programmi spaziali:</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">L’elettronica non solo ha reso possibile l’impiego dell’energia atomica e l’inizio dell’era spaziale, ma attraverso la moltiplicazione di sempre più complessi ed esatti apparati di automazione, sta avviando l’uomo verso una nuova condizione di libertà e di conquiste. Sottratto alla più faticosa routine, dotato di strumenti di previsione, di elaborazione e di ordinamento, prima inimmaginabili, il responsabile di qualsiasi attività tecnica, produttiva, scientifica, può ora proporsi nuove, amplissime prospettive. La conoscenza sicura, istantanea e praticamente illimitata dei dati, l’immediata elaborazione degli stessi, la verifica delle più varie e complesse ipotesi, consentono oggi di raggiungere obbiettivi teorici e pratici che fino a ieri sarebbe stato assurdo proporsi, e di dirigere e reggere con visione netta e lontana le attività più diverse.</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’ingegner Adriano rivendica con orgoglio il contributo che la Olivetti, con le produzioni elettroniche, potrà dare allo sviluppo dell’Italia: «In questo senso la creazione del calcolatore Elea, e la sua produzione realizzata industrialmente dalla nostra Società, ci sembrano possano recare un contributo reale non soltanto allo sviluppo tecnologico e all’equipaggiamento strumentale ed organizzativo dei Paese, ma anche al suo immancabile progresso sociale ed umano».</hi></p><p><graphic url="OP08995_xml_7_43-79-web-resources/image/Immagine10.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure" ><hi rend="CharOverride-1">Figura 7 – L’Elea 9003 della Olivetti.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La visita può iniziare. Al Presidente vengono presentati i programmi che la macchina è in grado svolgere. Giovanni Gronchi sceglie il più facile, indica due numeri, 180 e 421. Le cronache riportano che «immediatamente la macchina ne ha fatto la somma, il prodotto, il quoziente, la potenza, il logaritmo, sfornando a grande velocità i risultati su nastro scrivente». Il ricordo di alcuni dei progettisti della Olivetti è ancora nitido. Per tutti Lucio Borriello: «Sì, ricordo la concitazione per preparare l’evento. Noi tecnici eravamo in otto, allineati e in un ordine stabilito. Ci eravamo persino chiesti: cosa si può dire a un Presidente?».</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La visita del Presidente della Repubblica dura un’ora. Prima di accomiatarsi, manifesta il proprio apprezzamento per il lavoro della Olivetti: «La realizzazione del laboratorio elettronico, che ho avuto il piacere di visitare, rappresenta una nuova affermazione della tecnica e dei lavoro italiano che fa onore a quanti in ogni settore vi hanno collaborato».</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Alla fine della cerimonia Adriano Olivetti esprime un pensiero per i lavoratori di Ivrea, la città madre dove continuano le produzioni tradizionali che hanno consentito all’azienda di raggiungere la leadership tecnologica nel mondo nel settore macchine per ufficio. Levando il calice, formula l’augurio che i nuovi tecnici elettronici, così aperti e lanciati verso il futuro, non si dimentichino mai di Ivrea e del debito storico nei confronti dei quadri della produzione meccanografica.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il sogno della Olivetti è destinato a durare poco. Il 27 febbraio 1960 muore Adriano Olivetti. Il 9 novembre 1961, il giovane Mario Tchou – ha compiuto solo 37 anni – è vittima di un tragico incidente stradale. Nel 1964 il cosiddetto “Gruppo di Intervento” che è subentrato alla guida della Società (in particolare Vittorio Valletta ed Enrico Cuccia) decidono di vendere la Divisione Elettronica alla General Electric con la motivazione ufficiale che l’azienda non ha i mezzi economici per affrontare la sfida con gli Stati Uniti. Per chiunque voglia approfondire la storia dell’Informatica in Italia consigliamo i due volumi di PRISTEM/Storia: PRISTEM/Storia n.12-13, </hi><hi rend="italic">50 anni di informatica in Italia</hi><hi rend="CharOverride-1">;</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">PRISTEM/Storia n.21-22, </hi><hi rend="italic">L’IAC e l’affaire Unesco: i documenti</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">a cura di Angelo Guerraggio, Maurizio Mattaliano, Pietro Nastasi</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-004">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Adriano Olivetti è l’industriale che ha realizzato negli anni Cinquanta una celebre e ammirata impresa nel mondo. Il clima della ricostruzione, le innovazioni portate nella produzione, la visione internazionale che lo portò a realizzare consociate e fabbriche all’estero sono stati aspetti essenziali di questa impresa. Il passaggio dai 4.283 dipendenti del 1945 ai 45.000 del 1961 (22.000 in Italia e 25.000 nelle 18 consociate estere) rappresenta uno dei tanti risultati raggiunti.</hi></p><p rend="text_top" ><hi rend="CharOverride-4">1960</hi><hi rend="CharOverride-1">:</hi><hi rend="CharOverride-4"> </hi><hi rend="CharOverride-1">27 febbraio, morte di Adriano Olivetti.</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Rientrata la moltitudine che aveva accompagnato il corteo funebre, composta la bara nel piccolo campo contrassegnato da una semplice croce di legno e ornato con gli alberi di Villa Belliboschi, finite le commemorazioni ufficiali, cessati gli articoli sui giornali, sfumata infine la grande emozione, cominciò l’oblio.</hi></quote><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Come se un tacito comando avesse attraversato i corridoi e le stanze dei vari Palazzi, dalle sedi degli imprenditori a quelle dei sindacati, da quelle ministeriali e parlamentari a quelle delle amministrazioni locali e regionali: dimenticare!</hi></quote><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Vietato intitolargli una strada, una piazza, una fontana un monumento: e neppure </hi></quote><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">una borsa di studio, una scuola, un centro di ricerca, un progetto, un’iniziativa industriale. Parti e fazioni da sempre contrapposte trovarono in questo un accordo non dichiarato, ma duraturo: dimenticare</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-003">-1</ref></hi>.</hi></quote><p rend="text_NOindent" ><hi rend="CharOverride-4">2001</hi><hi rend="CharOverride-1">:</hi><hi rend="CharOverride-4"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Laura Olivetti (1950-2015) </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La scomparsa della Olivetti Spa è avvenuta alla fine del secolo scorso e in seguito il marchio fa parte del Gruppo industriale Tim. Dalla morte di Adriano (1960) alle fine degli anni ’90, i lavoratori e l’organizzazione produttiva e commerciale, pur all’interno di una trasformazione economica e sociale che aveva visto lo sviluppo di nuove tecnologie e di nuove e colossali imprese, mantenne lo stile Olivetti e raggiunse mete importanti. Ma la figura di Adriano Olivetti, la sua visione e le sue realizzazioni erano trattate da studiosi ed editori che difficilmente erano intercettate dal grande pubblico. Libri sul mondo Olivetti ne furono scritti diversi: </hi><hi rend="italic">Camillo e Adriano Olivetti</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Bruno Caizzi, Utet 1962; </hi><hi rend="italic">Informatica un’occasione perduta. La divisione elettronica dell’Olivetti nei primi anni del centro sinistra</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Lorenzo Soria, Einaudi 1979; </hi><hi rend="italic">Psicologia in fabbrica. La psicologia del lavoro negli stabilimenti Olivetti</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Cesare Musatti, Giancarlo Baussano, Francesco Novara, Renato A. Rozzi, Einaudi 1980; </hi><hi rend="italic">Fabbrica, comunità, democrazia</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Francesca Giuntella, Angela Zucconi, Fondazione Adriano Olivetti ed. 1984 (atti del convegno per i vent’anni dalla scomparsa di A.O.); </hi><hi rend="italic">Design Process Olivetti 1908-1983</hi><hi rend="CharOverride-1"> (per i 75 anni della Olivetti); </hi><hi rend="italic">Adriano Olivetti</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Valerio Ochetto, già citato. Questo elenco è una piccola parte della produzione editoriale del periodo considerato. Ma la memoria olivettiana era ben presente nei lavoratori e nelle maestranze ed era nel programma della Fondazione Adriano Olivetti, fondata nel 1962 e sulla sua attività si rimanda al sito </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-5">https://www.fondazioneadrianolivetti.it/la-fondazione/cosa-facciamo/</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La novità importante si ha con Laura Olivetti (1950-2015), figlia di Adriano, che con il fratello Roberto (1928-1985) nel 1979 provvedono ad organizzare l’Archivio Storico Olivetti. Dal 1997, con la presidenza di Laura Olivetti alla Fondazione, viene acquisito il marchio Edizioni Comunità, affidato al figlio Beniamino de’ Liguori Carino, e comincia un’intensa attività di studio e di diffusione di cultura olivettiana attraverso importanti convegni a Ivrea, Milano, Bologna, Firenze, Roma… per il centenario della nascita di Adriano Olivetti (1901-1960), e una rilevante diffusione editoriale. Oggi l’oblio è scomparso e appare in tutta la sua evidenza il patrimonio di idee e di realizzazioni di Adriano Olivetti, le quali, insieme alla città di Ivrea, dal 2018 sono inserite dall’Unesco nell’elenco dei patrimoni culturali dell’umanità.</hi></p></div><div><head><hi>9. Tre considerazioni su Adriano Olivetti</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Lo storico della scienza, l’amico poeta e l’ editore poeta, hanno ricordato Adriano Olivetti con accenti che meritano attenzione.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Tra gli scritti giunti a Ivrea da tutto il mondo per onorare la memoria di Adriano spicca quello del filosofo statunitense di matrice italiana Giorgio De Santillana. Con smagliante scrittura esso stringe la singolarità dell’uomo, le fatiche interiori e la gloria mondana, paradossalmente la finale e la più caduca. De Santillana ricorda una riunione organizzata al Quadrangle Club</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-002">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> di Chicago nei primi anni Cinquanta: </hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">cultori di scienze politiche, gente di primo piano, e lui tentava di spiegare loro le sue idee. Non vidi mai un uomo così solo, estremamente indifeso. Sapevano appena chi fosse- era molti anni fa. Ponevano domande tecniche taglienti, da gente scaltrita nel meccanismo di questa società esperta nel gioco della libertà, politicizzata da secoli. Egli rispondeva con calma, senza sbandarsi, ma sembrava un pastore di popoli venuto a raccontare certe cose sagge di casa sua, nobili e ingenue, usanze e visioni di fronte a questi moderni che parlavano di una società moderna, mobile e mobilitata, agile e pesante allo stesso tempo, come certe macchine scavatrici, insomma la democrazia qual è, il mostro dalle diecimila teste, e gli chiedevano come rimpiazzava lui questo ingranaggio o quella trasmissione senza di cui la macchina s’incaglia – ma che dico, in verità erano degli elettrotecnici che gli chiedeva come formava i circuiti della sua macchina teleologica e lui rispondeva con quelli che a loro sembravano pezzi di spago e colla cervione. Mi disse Paul Deutsch sulla porta: «Insomma niente». Non lo direbbe più oggi perché Olivetti era diventato uno dei trionfatori sulla scena economica e a Wall Street, si diceva in tono riverente. È quello che ha comprato la Underwood (Renzi 2008, 137).</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b3" ><hi rend="CharOverride-1">Dai miei incontri con Adriano Olivetti, infrequenti ma non pochi durante trent’anni di amicizia, ho riportato sempre un senso di ammirazione per la lotta da lui evidentemente sostenuta contro la folla solitaria ch’egli sentiva intorno a sé e soprattutto in sé. Al di là delle sue attuazioni comunitarie, che io non saprei giudicare, Olivetti era per me l’esemplare di un uomo nuovo che dovrebbe trovare continuatori, ammesso che in Italia ci sia davvero qualcosa che si sta formando e che meriti di essere proseguita</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-001">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È raro che un uomo possa eccellere in direzioni e modi così diversi come quelli in cui ebbe a segnalarsi Adriano Olivetti. Come industriale il suo nome è conosciuto in tutto il mondo, ma soltanto pochi fuori del suo paese conobbero l’uomo che stava dietro quel nome, il sociologo cristiano, l’editore. Fu la sua fede cristiana che lo spinse a scrivere e a fondare una casa editrice per pubblicare opere di altri scrittori. Pertanto, quando egli propose di pubblicare una traduzione in italiano del mio libro «L’idea di una società cristiana», io sentii che mi era stato tributato un altissimo riconoscimento. Egli aveva letto il mio libro e voleva farlo conoscere ai lettori italiani: non credo che ci siano mai stati altri motivi che questo ad ispirare la sua attività di editore. Ho incontrato Adriano Olivetti soltanto una volta, quando venne a farmi visita nel mio ufficio di Londra. Dopo che mi ebbe lasciato io dissi a me stesso: «È un uomo che mi piace e che desidero conoscere meglio». Ma non ci fu più l’occasione di approfondire la nostra reciproca conoscenza</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-000">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p></div><div><head><hi>Bibliografia </hi></head><p rend="bib_indx_bib" ><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">AA.VV</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">. 1997. </hi><hi rend="italic">Come spiegare il mondo, raccolta di scritti di Delfino Insolera</hi><hi rend="CharOverride-1">. Bologna: Zanichelli.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Beltrami, O. 2004. </hi><hi rend="italic">Sul ponte di comando dalla Marina Militare all’Olivetti</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Mursia.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Berta, G. 2015. </hi><hi rend="italic">Le idee al potere</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: Edizioni di Comunità.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Berta, G. 2017. “L’idea Olivetti e la riluttanza italiana.” </hi><hi rend="italic">Sole 24 Ore</hi><hi rend="CharOverride-1">, 1 agosto 2017. </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">Http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2017-07-31/l-idea-olivetti-e-riluttanza-italiana-205011.shtml?uuid=AEsJaa6B</hi></ref><hi rend="CharOverride-1"> (2024-08-08)</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Bonfantini, M. A., et al. (a cura di). 2001. </hi><hi rend="italic">Oggetti del Novecento</hi><hi rend="CharOverride-1">. Bergamo: Moretti e Vitali.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Bordoli, P. 2010-2011. </hi><hi rend="italic">Olivetti-Bull 1949-1964</hi><hi rend="CharOverride-1">. Tesi di laurea. Università di Modena e Reggio Emilia, Facoltà di Scienze delle Comunicazioni ed Economia.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Calvino, I. 1980. </hi><hi rend="italic">Una pietra sopra</hi><hi rend="CharOverride-1">. Torino: Einaudi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Castagnoli, A. 2012. </hi><hi rend="italic">Essere impresa nel mondo. L’espansione internazionale dell’Olivetti dalle origini agli anni Sessanta</hi><hi rend="CharOverride-1">. Bologna: Il Mulino.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Colizzi, A., Bazzani Zveteremich, R. 2021.”Renato Zveteremich e la fondazione dell’Ufficio Pubblicità Olivetti negli anni trenta.” In </hi><hi rend="italic">Identità Olivetti. Spazi e linguaggi 1933-1983</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Fornari, D., Turrini, D., 1-11. Zurigo: Triest.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">De Witt, G. 2005. </hi><hi rend="italic">Le fabbriche e il mondo. L’Olivetti industriale nella competizione globale 1950-1990</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: FrancoAngeli.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">De’ Liguori Carino, B. 2008. </hi><hi rend="italic">Adriano Olivetti e le Edizioni di Comunità 1946-1960</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: Fondazione Adriano Olivetti.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Eco, U. 2019. </hi><hi rend="italic">Vertigine della lista</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Bompiani.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Fasano, M. 2018. </hi><hi rend="italic">‘In me non c’è che futuro’ ritratto di Adriano Olivetti</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="CharOverride-1">2° ed. Bologna: Sattva film. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Feynman, R. 2000. </hi><hi rend="italic">Sei pezzi facili</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Adelphi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Fornari, D., Turrini, D. (a cura di). 2022. </hi><hi rend="italic">Identità Olivetti Spazi e Linguaggi 1933-1983</hi><hi rend="CharOverride-1">, Convegno internazionale di studi a cura di D. Fornari e D. Turrini, Ferrara 12.12.19 Università degli Studi di Ferrara, Dipartimento di Architettura; Venezia 13.12.19 Università Iuav di Venezia, Scuola di Dottorato; Bologna 14.12.19 Fondazione Innovazione Urbana. Zurigo: Triest Verlag für Architektur, Design und Typografie.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Gemelli, G. 2013. “Adriano Olivetti.” </hi><hi rend="italic">Dizionario Biografico degli Italiani</hi><hi rend="CharOverride-1"> - Volume 79. </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">Https://www.treccani.it/enciclopedia/adriano-olivetti_(Dizionario-Biografico-degli-Italiani</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">)</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">(2024-08-08)</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Giuntella, F., Zucconi, A. (a cura di) 1981. </hi><hi rend="italic">Fabbrica, Comunità, Democrazia, testimonianze su Adriano Olivetti e il Movimento Comunità</hi><hi rend="CharOverride-1">. Ivrea: Edizione della Fondazione Adriano Olivetti.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">La Rosa, M., Rebaudengo, P. A., Ricciardelli, C. (a cura di). 2004. </hi><hi rend="italic">Storia e storie delle risorse umane in Olivetti</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: FrancoAngeli.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Lavista, F. 2011. “Franco Momigliano.”</hi><hi rend="italic"> Dizionario Biografico degli Italiani</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">Treccani.it</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Maggio, G. </hi><hi rend="italic">I legati traditi di Adriano Olivetti</hi><hi rend="CharOverride-1">, https://olivettiana.it/i-legati-traditi-di-adriano-olivetti (2024-08-08)</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Montale, E. 1996. </hi><hi rend="italic">Il secondo mestiere. Prose 1920-1979</hi><hi rend="CharOverride-1"> (a cura di G. Zampa). Milano: Mondadori. In “La scuola che risparmia ai laureati sei anni di errori”, pp. 1570-73.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Novara, F., Rozzi, R., Garruccio, R. 2005. </hi><hi rend="italic">Uomini e Lavoro alla </hi><hi rend="CharOverride-1">Olivetti, postfazione di G. Sapelli. Milano: Bruno Mondadori.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Ochetto, V. 2015. </hi><hi rend="italic">Adriano Olivetti - La biografia</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: Edizioni di Comunità.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Olivetti, A. 1960. </hi><hi rend="italic">Città dell’uomo</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: Edizioni di Comunità.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Olivetti, A. 1970. </hi><hi rend="italic">L’ordine politico della comunità</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di R. Zorzi. Roma: Edizioni di Comunità.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Olivetti, A. 2016. </hi><hi rend="italic">Dall’America: lettera ai familiari (1925-26)</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: Edizioni di Comunità.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Parolini, G. 2015. </hi><hi rend="italic">Mario Tchou: ricerche e sviluppo per l’elettronica Olivetti</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Egea, Bocconi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Piccinini, M. (a cura di). 2014. </hi><hi rend="italic">Adriano Olivetti: il lascito. Urbanistica, Architettura, Design e Industria</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: INU.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Rebaudengo, P. A. 2010. “Le sette parole chiave della Olivetti</hi><hi rend="italic"> 1926-1978</hi><hi rend="CharOverride-1">.” </hi><hi rend="italic">Olivettiana, </hi><hi rend="CharOverride-1">10 settembre 2021. </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">Https://olivettiana.it/le-sette-parole-chiave-della-olivetti-1926-1978/</hi></ref><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">(2024-08-08)</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Renzi, E. 2008. </hi><hi rend="italic">Comunità concreta. Le opere e il pensiero di Adriano Olivetti</hi><hi rend="CharOverride-1">, prefazione di G. Galasso. Napoli: Guida ed.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Renzi, E. 2014. </hi><hi rend="italic">Persona. Una antropologia filosofica nell’età della globalizzazione</hi><hi rend="CharOverride-1">. Brescia: ATI Editore.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Silmo, G. 2017. </hi><hi rend="italic">Olivetti una storia breve</hi><hi rend="CharOverride-1">, prefazione di E. Renzi. Milano: Hever.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Torta, M. 2004. “In Storia e storie delle risorse umane in Olivetti.” In La Rosa, M., Rebaudengo, P. A., Ricciardelli, C. (a cura di), </hi><hi rend="italic">Storia e storie delle risorse umane in Olivetti</hi><hi rend="CharOverride-1">, 87 sgg. Milano: FrancoAngeli.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Toschi, C. 2018. </hi><hi rend="italic">L’idioma Olivetti 1952-1979</hi><hi rend="CharOverride-1">. Macerata-Firenze: Quodlibet-NYU Florence.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Vitale, M. 2009. “Ricordo di Pietro Gennaro.” </hi><hi rend="italic">Il Sole 24 Ore</hi><hi rend="CharOverride-1">, 8 aprile.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">http://spilleoro.altervista.org/</hi></ref><hi rend="CharOverride-1"> (2024-08-08)</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">https://focusadrianoolivetti.com/</hi></ref><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">(2024-08-08)</hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">https://matematica.unibocconi.eu/articoli/accadde-50-anni-fa</hi></ref><hi rend="CharOverride-1"> (2024-08-08)</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">https://muse.jhu.edu/document/1092The</hi></ref><hi rend="CharOverride-1"> Complete Prose of T.S. Eliot: The Critical Edition</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Vol. 8: Still and Still Moving, 1954-1965 (2024-08-08)</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">https://olivettiana.it/stile-olivetti/</hi></ref><hi rend="CharOverride-1"> (2024-08-08)</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">https://rinascimentoculturale.it/protagonisti/</hi></ref><hi rend="CharOverride-1"> (2024-08-08)</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">https://www.archiviostoricolivetti.it/associazione/</hi></ref><hi rend="CharOverride-1"> (2024-08-08)</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">https://www.doppiozero.com/olivetti-il-primo-computer-italiano</hi></ref><hi rend="CharOverride-1"> (2024-08-08)</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">https://www.festivalfilosofia.it/protagonisti/Vittorio-Marchis&amp;anno=2020</hi></ref><hi rend="CharOverride-1"> (2024-08-08)</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">https://www.fondazioneadrianolivetti.it/</hi></ref><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">(2024-08-08)</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">https://www.fondazioneadrianolivetti.it/bioadrianoolivetti/</hi></ref><hi rend="CharOverride-1"> (2024-08-08)</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">https://www.formulapassion.it/passioni/mario-tchou-l-italiano-che-spavento-lamerica-pc-cia-olivetti-incidente-auto</hi></ref><hi rend="CharOverride-1"> (2024-08-08)</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">https://www.olivettiana.it</hi></ref><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">(2024-08-08)</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">https://www.olivettiani.org</hi></ref><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">(2024-08-08)</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">https://www.storiaolivetti.it/articolo/11-la-biblioteca-aziendale-e-il-centro-culturale-o/</hi></ref><hi rend="CharOverride-1"> (2024-08-08)</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">https://www.storiaolivetti.it/articolo/52-la-partecipazione-nellimpresa-responsabile-il-c/</hi></ref><hi rend="CharOverride-1"> (2024-08-08)</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">https://www.storiaolivetti.it/articolo/70-pubblicita-delle-macchine-per-scrivere-olivetti/</hi></ref><hi rend="CharOverride-1"> (2024-08-08)</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">https://www.teche.rai.it/2021/04/ritratti-contemporanei-1961-adriano-olivetti/</hi></ref><hi rend="CharOverride-1"> (2024-08-08)</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">https://www.treccani.it/enciclopedia/l-avventura-olivetti_%28Il-Contributo-italiano-alla-storia-del-Pensiero</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">:-Tecnica%29/ (2024-08-08)</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">https://www.unesco.it/it/patrimoniomondiale/detail/543</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">; </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">https://whc.unesco.org/en/list/1538</hi></ref><hi rend="CharOverride-1"> (2024-08-08)</hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-039-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">https://www.fondazioneadrianolivetti.it/</hi></ref></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-038-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">https://www.archiviostoricolivetti.it/associazione/</hi></ref></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-037-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">https://www.teche.rai.it/2021/04/ritratti-contemporanei-1961-adriano-olivetti/</hi></ref></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-036-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">https://focusadrianoolivetti.com/</hi></ref></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-035-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	www. </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">olivettiana.it</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">; www. </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">olivettiani.org</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">; </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">http://spilleoro.altervista.org/</hi></ref></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-034-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Feynamann 2000. Queste sono le prime lezioni di Feynman – saranno seguite da </hi><hi rend="italic">Sei pezzi meno facili</hi><hi rend="CharOverride-1"> – e partono da zero. Si dice di cos’è fatta la materia, atomi in moto, che sotto la materia c’è dell’altro, il mondo quantistico e i suoi paradossi. L’autore riesce a dare il senso dell’evolversi della fisica nel secolo appena trascorso, mettendone in luce il legame con le altre scienze. «Ad ogni lettura cade una buccia della magica cipolla e si apre un nuovo affascinante scenario».</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-033-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">https://www.festivalfilosofia.it/protagonisti/Vittorio-Marchis&amp;anno=2020</hi></ref></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-032-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">https://rinascimentoculturale.it/protagonisti/</hi></ref></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-031-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-5">https://www.unesco.it/it/patrimoniomondiale/detail/543</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">; </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-5">https://whc.unesco.org/en/list/1538</hi></ref><hi rend="CharOverride-5"> </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-030-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">https://www.treccani.it/enciclopedia/l-avventura-olivetti_%28Il-Contributo-italiano-alla-storia-del-Pensiero</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">:-Tecnica%29/</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-029-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Samuel Johnson (1709-1784) in </hi><hi rend="italic">Rambler</hi><hi rend="CharOverride-1">, bollettino bisettimanale del 19 Marzo 1751 (tradotto, adattato e segnalato da Roberto Vacca in </hi><hi rend="italic">Focus Storia</hi><hi rend="CharOverride-1">, novembre 2015).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-028-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Eco 2019. Il testo, nato in occasione di una manifestazione al Museo del Louvre del 2009, offre una straordinaria avventura culturale sul tema delle liste.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-027-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	A. Olivetti, prefazione a </hi><hi rend="italic">Olivetti 1908-1958</hi><hi rend="CharOverride-1"> per ricordare i primi cinquant’anni dell’azienda.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-026-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="italic">Olivetti dal 1908</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">a cura dell’Associazione Spille d’Oro. Pubblicazione ideata e realizzata in occasione dei 40 anni di attività dell’Associazione; costituita nel 1946 per includere dipendenti con almeno 25 anni di anzianità, vedeva nel 1986 oltre 10.000 soci.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-025-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Giuntella, Zucconi 1981, XII. Il presidente Sandro Pertini ha inviato un messaggio di saluto ai convegnisti riuniti a Ivrea nell’ottobre del 1980.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-024-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">https://www.storiaolivetti.it/articolo/70-pubblicita-delle-macchine-per-scrivere-olivetti/</hi></ref></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-023-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Fornari, Turrini 2021: “Renato Zveteremich e la fondazione dell’Ufficio Pubblicità Olivetti negli anni Trenta” di A. Colizzi e R. Bazzani Zveteremich (186).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-022-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Bobi Bazlen, 1902-1965, dal 1934 per qualche mese lavorò in Olivetti presso l’Ufficio Pubblicità. Di formazione austriaca, fu un leggendario scopritore di talenti letterari. Ispiratore della casa editrice Adelphi, per Eugenio Montale era «una finestra aperta sul mondo». </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-021-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Olivetti 1970; si veda il capitolo “La rivoluzione possibile”.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-020-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	«Feci conoscenza con Adriano Olivetti, dagli occhi sognanti e dalla volontà di ferro, che pensava come un matematico e sentiva come un mistico. Anche lui era pescatore di uomini» A.S.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-019-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Si veda Ochetto 2015,</hi><hi rend="CharOverride-4"> </hi><hi rend="CharOverride-1">145-150 per i passi riferiti sia al 1945 sia al 1947.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-018-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="italic">La Sentinella del Canavese</hi><hi rend="CharOverride-1">, 23 settembre 1949, articolo di Mario Franchini, giornalista e noto animatore di eventi culturali, morto a 89 anni nel 2021. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-017-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">https://www.storiaolivetti.it/articolo/52-la-partecipazione-nellimpresa-responsabile-il-c/</hi></ref></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-016-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Alla lettera 22 è dedicato un capitolo in</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Bonfantini et al. 2001.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-015-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">https://www.storiaolivetti.it/articolo/11-la-biblioteca-aziendale-e-il-centro-culturale-o/</hi></ref></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-014-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Su </hi><hi rend="italic">Dino Olivetti, un protagonista sconosciuto</hi><hi rend="CharOverride-1"> si veda Silmo 2017, 191-92.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-013-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Castagnoli 2012, 146 e 147 (lettera riservata al fratello Dino il 16 dicembre 1952).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-012-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Torta 2004 (Torta è stato fra i più importanti progettisti e dirigenti della formazione in Olivetti).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-011-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">https://olivettiana.it/stile-olivetti/</hi></ref></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-010-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Le citazioni dei dirigenti Olivetti che hanno ricordato le esperienze inziali in fabbrica dimostrano l’efficacia di questo criterio di assunzione </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-009-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Sono studiate due culture organizzative e manageriali: quella di A. Olivetti e di V. Valletta (Fiat). Il metodo dei casi fu adottato nella fase di direzione dell’Istituto da parte del dirigente olivettiano Giovanni Enriques. La formazione dei futuri dirigenti industriali avveniva in inglese con docenti di Harvard e con assistenti italiani, selezionati da Adriano Olivetti. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-008-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Terna significava nel gergo aziendale tre tipi di laureati in discipline: tecnico-scientifiche, umanistiche, giuridico-commerciali. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-007-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Novara, Rozzi, Garruccio 2005, 488 (Nicola Colangelo, laureato alla Bocconi, assunto nel 1961, sarà capo Consociata in Cile, Canada, Inghilterra, e responsabile della Divisione Commerciale Italia, poi coordinatore di 22 su 36 consociate estere).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-006-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">https://www.doppiozero.com/olivetti-il-primo-computer-italiano</hi></ref></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-005-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">https://www.formulapassion.it/passioni/mario-tchou-l-italiano-che-spavento-lamerica-pc-cia-olivetti-incidente-auto</hi></ref></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-004-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">https://matematica.unibocconi.eu/articoli/accadde-50-anni-fa</hi></ref></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-003-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Così Mario Caglieris, direttore del personale del Gruppo Olivetti, </hi><hi rend="italic">La sentinella del Canavese</hi><hi rend="CharOverride-1">, 22 febbraio 1990 (Silmo 2017, 212).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-002-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Fondato nel 1893, il Quadrangle Club ha svolto, e continua a svolgere, un ruolo importante nel tessuto intellettuale e nella vita dell’Università di Chicago (dal sito del Club: </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">https://quadclub.uchicago.edu</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-001-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Eugenio Montale, Nobel per la letteratura, </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">https://www.fondazioneadrianolivetti.it/bioadrianoolivetti/</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08995_xml_7_43-79.html#footnote-000-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Thomas S. Eliot, Nobel per la letteratura, </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-5">https://muse.jhu.edu/document/1092The</hi></ref><hi rend="CharOverride-5"> Complete Prose of T.S. Eliot: The Critical Edition Vol. 8: Still and Still Moving, 1954-1965</hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author">Galileo Dallolio, Associazione Olivettiana, Italy, <ref target="https://www.fupress.com">galileo.dallolio@gmail.com</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices">Referee List (DOI 1<ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices">FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book">Galileo Dallolio, <hi rend="italic">La cultura olivettiana negli anni della grande digitalizzazione,</hi> © Author(s), <ref target="https://www.fupress.com">CC BY 4.0</ref>, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0459-0.05</ref>, in Lorenzo Capineri (edited by), <hi rend="italic">Olivetti: una complessità virtuosa</hi>, pp. -38, 2024, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0459-0, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0459-0</ref></p></div></div>
      
      <div>
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          <bibl n="159971">Berta, G. 2017. “L’idea Olivetti e la riluttanza italiana.” Sole 24 Ore, 1 agosto 2017. Http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2017-07-31/l-idea-olivetti-e-riluttanza-italiana-205011.shtml?uuid=AEsJaa6B (2024-08-08).</bibl>
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